Lavinone: Cantone e Città di Lugano si impegnano per migliorare da subito la viabilità

Lavinone: Cantone e Città di Lugano si impegnano per migliorare da subito la viabilità

Gobbi: «Soluzioni rapide in attesa di riaprire la strada»

La frana del Lavinone ha cambiato la quotidianità dell’alta Capriasca e della Val Colla. Il movimento del versante, che interessa un’enorme massa di materiale e continua ancora oggi, ha imposto la chiusura preventiva al traffico veicolare della strada cantonale tra Corticiasca e Scareglia, interrompendo uno dei collegamenti principali della valle.
Gli approfondimenti tecnici hanno chiarito che la frana può essere solo rallentata e non fermata. Per questo il Dipartimento del territorio ha scelto di intervenire sul collegamento esistente con una soluzione strutturale che permetta alla strada di “convivere” con l’instabilità del versante, garantendo al contempo la sicurezza. L’intervento è complesso e richiederà quasi due anni per completarlo.
Nel frattempo, la chiusura della strada cantonale ha inevitabilmente modificato gli spostamenti di chi vive e si muove in Val Colla. Una parte importante del traffico si è così orientata sulla viabilità alternativa e, in particolare, sulla strada comunale tra Signôra e Maglio di Colla, diventata un collegamento essenziale.

Una risposta subito per la strada comunale
Proprio in relazione a questo collegamento, mercoledì scorso durante una serata pubblica, il consigliere di Stato incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi ha preso un impegno concreto: Cantone e Città di Lugano lavoreranno insieme per migliorare la strada comunale, valutando in particolare la realizzazione di piazze di scambio nei punti più critici.
«La popolazione della Val Colla sta sopportando disagi importanti e non possiamo semplicemente chiederle di aspettare il 2028. Per questo, d’intesa con la Città di Lugano, ci siamo impegnati a intervenire anche sulla strada comunale, individuando le misure che possono migliorarne la percorribilità», sottolinea Gobbi.
L’intervento risponde anche alle richieste arrivate dal territorio. La strada Signôra–Maglio di Colla non può naturalmente sostituire la cantonale, ma in questa fase deve poter assorbire meglio il traffico locale.
«Quando una situazione eccezionale si protrae nel tempo bisogna essere pragmatici. Non conta se una strada è cantonale o comunale: conta trovare una soluzione per chi la utilizza ogni giorno. Il Cantone è quindi pronto a fare la sua parte insieme alla Città».

I lavori sono già iniziati
Intanto sul terreno proseguono i lavori preliminari, con le opere di drenaggio e consolidamento del versante. L’investimento complessivo previsto ammonta a circa 3,5 milioni di franchi, interamente a carico del Cantone, mentre l’avvio del cantiere principale è previsto nella primavera del 2027. Per accorciare il più possibile i tempi, il Cantone farà ricorso alla procedura d’urgenza.
«L’obiettivo è chiaro: fare tutto il possibile per restituire questo collegamento alla popolazione al più presto, lavorando nel frattempo a soluzioni che possano rendere meno pesante l’attesa», conclude il consigliere di Stato incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi.
La serata informativa di mercoledì scorso è stata l’occasione per un confronto diretto con la popolazione, durante il quale le autorità e i tecnici hanno illustrato lo stato dei lavori, i prossimi passi e le soluzioni allo studio per accompagnare il territorio fino alla riapertura del collegamento.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 13 settembre 2026 de Il Mattino della domenica

Insieme più pronti alle sfide del futuro

Insieme più pronti alle sfide del futuro

Gor­dola e Laver­tezzo avan­zano spe­diti verso l’annun­ciato matri­mo­nio, che in “dono” por­terà tra le altre cose un mol­ti­pli­ca­tore al mas­simo all’88 per cento, uno spor­tello garan­tito nel più pic­colo dei due paesi e nuovi ser­vizi per gio­vani e anziani. Sono infatti alcuni dei con­te­nuti del rap­porto pre­li­mi­nare ela­bo­rato dalla Com­mis­sione di stu­dio rela­tiva al pro­getto di aggre­ga­zione tra i due Comuni, pre­sen­tato mer­co­ledì sera ai rispet­tivi Con­si­gli comu­nali riu­niti con­giun­ta­mente.
Ricor­diamo che la pos­si­bi­lità di un’unione tra le due realtà del Piano di Maga­dino ha ini­ziato a con­cre­tiz­zarsi in seguito al nau­fra­gio dell’istanza pre­ce­dente pre­sen­tata nell’otto­bre 2023 da Laver­tezzo con la Città di Locarno. Un pro­getto abban­do­nato nel giu­gno ’25 (sulla scia del ribal­tone poli­tico andato in scena nel pic­colo Comune alle ele­zioni del 2024) susci­tando con­tro tale deci­sione un ricorso pre­sen­tato da alcuni cit­ta­dini di Laver­tezzo. Ricorso che il Gran Con­si­glio ha respinto lo scorso feb­braio, ren­dendo defi­ni­tiva (a marzo) la deci­sione di chiu­sura della pro­ce­dura aggre­ga­tiva con la Città e dando di fatto il via libera all’avvio dell’iter con Gor­dola, attra­verso l’isti­tu­zione della Com­mis­sione di stu­dio com­po­sta da tre mem­bri per ogni Comune e che ha la pos­si­bi­lità di avva­lersi del sup­porto di con­su­lenti esterni e di costi­tuire gruppi di lavoro su temi spe­ci­fici.

Tappa impor­tante dopo mesi di lavoro
Secondo quanto indi­cato dalla stessa Com­mis­sione pre­sie­duta dai due sin­daci Damiano Vignuta (Gor­dola) e Andrea Berri (Laver­tezzo), la pre­sen­ta­zione agli Ese­cu­tivi del rap­porto pre­li­mi­nare segna “un’impor­tante tappa del per­corso aggre­ga­tivo avviato dai due Muni­cipi”. Si tratta infatti di un lavoro “frutto di mesi di appro­fon­di­menti e ana­lisi”, che nei pros­simi mesi “verrà ulte­rior­mente appro­fon­dito e com­ple­tato sulla base delle osser­va­zioni rac­colte”, fino alla ste­sura della ver­sione defi­ni­tiva, che sarà suc­ces­si­va­mente illu­strata in una serata pub­blica aperta alla popo­la­zione, prima dell’avvio delle suc­ces­sive fasi pre­vi­ste dall’iter aggre­ga­tivo. Un per­corso che secondo i pro­mo­tori por­terà alla “costru­zione di un Comune capace di affron­tare con mag­giore effi­ca­cia le sfide dei pros­simi decenni, garan­tendo ser­vizi di qua­lità, una strut­tura ammi­ni­stra­tiva moderna e solide pro­spet­tive di svi­luppo”. La Com­mis­sione indi­vi­dua infatti come obiet­tivi prio­ri­tari “il raf­for­za­mento della capa­cità d’inve­sti­mento, il miglio­ra­mento dei ser­vizi alla popo­la­zione, la valo­riz­za­zione della pros­si­mità con i cit­ta­dini e una gestione finan­zia­ria solida e soste­ni­bile”.

Il nome sarà Gor­dola, situa­zione finan­zia­ria posi­tiva
Lo stu­dio pro­pone che il nuovo ente assuma il nome di Comune di Gor­dola, man­te­nendo la sede ammi­ni­stra­tiva nell’attuale casa comu­nale di quest’ultimo. Al tempo stesso viene garan­tita la pre­senza di uno spor­tello comu­nale a Laver­tezzo, “assi­cu­rando così la neces­sa­ria vici­nanza dei ser­vizi ai cit­ta­dini del com­pren­so­rio”.
Tra gli ele­menti di mag­giore rilievo figura inol­tre l’obiet­tivo di man­te­nere il mol­ti­pli­ca­tore poli­tico d’impo­sta al mas­simo all’88%, cor­ri­spon­dente all’attuale livello di Gor­dola… “Si tratta di un ele­mento par­ti­co­lar­mente signi­fi­ca­tivo, reso pos­si­bile dalla posi­tiva situa­zione finan­zia­ria del nuovo Comune e dalle pro­spet­tive eco­no­mi­che”, con la Com­mis­sione che parla di un “patri­mo­nio solido, risul­tati d’eser­ci­zio posi­tivi e una cre­scente capa­cità d’inve­sti­mento. Que­ste basi con­sen­tono di guar­dare al futuro con fidu­cia e di affron­tare con mag­giore forza le sfide che atten­dono gli enti locali”.

Ser­vizi poten­ziati e una Casa delle Asso­cia­zioni
Par­ti­co­lare atten­zione è dedi­cata anche ai ser­vizi per la popo­la­zione. Il pro­getto pre­vede infatti nuove oppor­tu­nità per fami­glie e gio­vani, attra­verso il poten­zia­mento del ser­vi­zio pre- e dopo­scuola, la pos­si­bi­lità di svi­lup­pare nuovi spazi desti­nati agli asili nido e la valo­riz­za­zione delle infra­strut­ture spor­tive e ricrea­tive esi­stenti. Per la popo­la­zione anziana è invece pre­vi­sta la crea­zione di un Cen­tro diurno, in col­la­bo­ra­zione con gli enti che già ope­rano sul ter­ri­to­rio del nuovo Comune. Per le asso­cia­zioni del ter­ri­to­rio è inol­tre pre­vi­sta la crea­zione di una Casa delle Asso­cia­zioni (ubi­cata negli spazi dell’attuale muni­ci­pio di Laver­tezzo), con l’obiet­tivo di soste­nere i tanti enti che ope­rano sul ter­ri­to­rio.

Un Comune più forte per tutto il com­pren­so­rio
“L’aggre­ga­zione non nasce sol­tanto dall’esi­genza di unire due ammi­ni­stra­zioni – con­clude la Com­mis­sione –, ma dalla volontà di costruire un Comune più forte, capace di man­te­nere e miglio­rare i ser­vizi pub­blici, rispon­dere alle nuove esi­genze della popo­la­zione e garan­tire una mag­giore capa­cità di inve­sti­mento per le future gene­ra­zioni. Si tratta di un passo rite­nuto neces­sa­rio per assi­cu­rare fun­zio­na­lità, effi­cienza e pro­spet­tive di svi­luppo a tutto il com­pren­so­rio”. Con­cetti riba­diti ai con­si­glieri comu­nali dai sin­daci Vignuta e Berri, i quali, oltre a espri­mere sod­di­sfa­zione per il lavoro svolto dalla Com­mis­sione, hanno sot­to­li­neato come il pro­getto sia il risul­tato di un con­fronto appro­fon­dito e costrut­tivo, fon­dato sulla volontà comune di offrire ai cit­ta­dini un’ammi­ni­stra­zione moderna, vicina al ter­ri­to­rio e in grado di affron­tare con sere­nità le sfide dei pros­simi decenni.

Sin­daci sod­di­sfatti e fidu­ciosi
«Sono molto sod­di­sfatto di vedere che il pro­getto aggre­ga­tivo sta pren­dendo forma e che il per­corso pro­cede con­cre­ta­mente verso l’obiet­tivo di arri­vare alla vota­zione popo­lare entro la fine del pros­simo anno – aggiunge inter­pel­lato da laRe­gione Andrea Berri –. Per­so­nal­mente è una grande sod­di­sfa­zione, per­ché ho cre­duto fin dall’ini­zio in que­sto per­corso e nelle oppor­tu­nità che può offrire ai nostri Comuni. Vedere oggi che il pro­getto è a buon punto mi dà ancora più ener­gia e con­vin­zione per con­ti­nuare a lavo­rare con entu­sia­smo, insieme a tutte le per­sone coin­volte, per costruire qual­cosa di posi­tivo e dura­turo per il nostro ter­ri­to­rio».
Dal canto suo Damiano Vignuta sot­to­li­nea come «il lavoro svolto dalla Com­mis­sione di stu­dio con­ferma che l’unione dei due Comuni per­met­terà di creare una realtà solida in grado di rispon­dere meglio ai cre­scenti biso­gni della popo­la­zione e di man­te­nere un’ele­vata capa­cità d’inve­sti­mento in nuovi pro­getti, quali il nuovo magaz­zino ed eco­cen­tro o l’amplia­mento della scuola dell’infan­zia ubi­cata a Laver­tezzo. Il futuro Comune con­terà oltre 6mila abi­tanti e sarà l’undi­ce­simo per dimen­sioni in Can­ton Ticino; gra­zie alle siner­gie sarà pos­si­bile offrire nuovi ser­vizi, pen­sati in par­ti­co­lare per le gio­vani fami­glie e la terza età, e con­ti­nuare a soste­nere le nume­rose asso­cia­zioni pre­senti sul ter­ri­to­rio».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 11 settembre 2026 de La Regione

Sicurezza nazionale: il Ticino contribuirà alla futura Unità d’informazione sui passeggeri

Sicurezza nazionale: il Ticino contribuirà alla futura Unità d’informazione sui passeggeri

Comunicato stampa

Si è tenuto negli scorsi giorni a Bellinzona un incontro della Conferenza dei direttori e delle direttrici di polizia della Svizzera centrale (ZPDK), alla quale il Canton Ticino è formalmente associato. La riunione ha permesso di fare il punto sui principali temi di interesse comune e di approfondire una collaborazione intercantonale consolidata. In questo contesto, il Ticino metterà a disposizione una risorsa della Polizia cantonale per la futura Unità d’informazione sui passeggeri (UIP) dell’Ufficio federale di polizia (fedpol).

Il Canton Ticino ha ospitato la seduta estiva della Conferenza dei direttori e delle direttrici di polizia della Svizzera centrale (ZPDK). Alla riunione, che si è svolta a Palazzo delle Orsoline, ha preso parte il Consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
L’incontro si inserisce nella consolidata collaborazione con i Cantoni della Svizzera centrale in materia di sicurezza, sviluppata sia a livello politico sia operativo. Il Ticino è infatti membro associato alla Conferenza dei direttori di polizia della Svizzera centrale (ZPDK) e partecipa regolarmente ai suoi lavori.
Tra i temi affrontati durante la seduta figura la futura Unità d’informazione sui passeggeri (UIP) dell’Ufficio federale di polizia (fedpol), che permetterà alle autorità di perseguimento penale di trattare i dati dei passeggeri aerei (Passenger Name Record, PNR) per contrastare il terrorismo e le forme gravi di criminalità. Queste informazioni potranno contribuire in particolare a localizzare persone ricercate, identificare soggetti che rappresentano un rischio e individuare reti criminali attive a livello internazionale, consentendo alla polizia di predisporre più rapidamente le misure necessarie.
Il Canton Ticino darà il suo contributo alla nuova Unità d’informazione sui passeggeri già dalla sua entrata in servizio, prevista nel primo trimestre del 2027, mettendo a disposizione una risorsa della Polizia cantonale che sarà distaccata a Berna. Come stabilito dalla relativa Convenzione, a regime l’Unità conterà 30 collaboratori: 15 della Confederazione e 15 provenienti dalle Polizie cantonali.
La partecipazione ticinese costituisce un ulteriore esempio concreto delle sinergie sviluppate con i Cantoni della Svizzera centrale e con le autorità federali, mettendo competenze e risorse della Polizia cantonale al servizio della sicurezza nazionale.

Nella foto: I Consiglieri di Stato membri della Conferenza delle Direttrici e dei Direttori di Polizia della Svizzera centrale e la Segretaria della Conferenza della ZPDK.

Val Colla e strada chiusa fino al 2028. Primo incontro pubblico

Val Colla e strada chiusa fino al 2028. Primo incontro pubblico

La frana del Lavinone non può essere fermata. La soluzione scelta è quella di convivere con un versante in movimento e ricostruire la strada sul tracciato attuale. La mobilità resta difficoltosa.

In Val Colla la strada cantonale tra Insone e Scareglia è chiusa al traffico da maggio 2025, a causa della frana del Lavinone. La mobilità nella regione resta quindi difficoltosa.
La riapertura è prevista per il 2028 e i prossimi passi sono stati illustrati dal Cantone alla popolazione mercoledì, nel corso di una serata pubblica a Tesserete.

Il primo incontro pubblico
Sono 15 mesi che la strada cantonale che collega la Capriasca e il quartiere di Val Colla a Lugano è interrotta e in 15 mesi questa è la prima volta che il Cantone, insieme alla città di Lugano e al Comune di Capriasca, incontra la popolazione. La strada è chiusa al traffico ma aperta a pedoni e ciclisti.

La frana non si può fermare
Quello che è emerso durante la serata, alla quale hanno partecipato una cinquantina di persone, è che la frana del Lavinone non può essere fermata. Questo è stato accertato. La soluzione scelta è quella di convivere con un versante in movimento e ricostruire la strada sul tracciato attuale. Costo dell’operazione 3,5 milioni di franchi, un costo interamente coperto dal Cantone. Questo progetto era già stato illustrato a fine giugno, quando si parlava di una riapertura tra la primavera e l’estate 2028.

Gobbi: “Tempistiche confermate”
“Le tempistiche sono confermate – ha dichiarato al Quotidiano della RSI il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, direttore incaricato della Divisione delle costruzioni -. Fortunatamente abbiamo anche iniziato le opere di consolidamento dell’area. Quello che volevamo fare questa sera non era dire “faremo”, ma “stiamo facendo”, proprio nell’ottica di garantire questa apertura per la primavera-estate 2028 – ha detto Gobbi -. Volevamo anche illustrare quelle che possono essere le soluzioni che già oggi possono essere praticate per raggiungere la Val Colla dalla Capriasca, visto che sul fondovalle comunque il collegamento esiste. È più lungo, lo sappiamo, chiede qualche minuto in più di percorrenza alla popolazione. Questa serata serve a dare una prospettiva positiva sul collegamento”.

Disagi e petizioni
E su quelli che sono i disagi per la popolazione si è parlato comunque in queste settimane, in questi mesi, perché prima della riapertura ci sono ancora due anni da affrontare e la viabilità alternativa, comunque, dà qualche problema. Il patriziato di Scareglia ha inviato anche una petizione per chiedere più collegamenti con AutoPostale. C’è poi la casa anziani a Colla.
Dal canto suo, Silvano Campana, presidente della Commissione di quartiere della Val Colla, ha dichiarato alla RSI che c’è malcontento anche per i trasporti pubblici. “Anche se hanno cercato di adeguare gli orari, la popolazione deve comunque fare un giro più lungo per scendere verso Tesserete”.

Le misure adottate
E i disagi sono emersi anche durante la serata pubblica. Norman Gobbi ha dichiarato al Quotidiano che sono state adottate diverse misure. “Da un lato ho discusso con AutoPostale, che mantiene i collegamenti esistenti, pur evidentemente con le difficoltà del collegamento pedonale fino a Scareglia. Dall’altra parte le strade di servizio che collegano Scareglia al fondovalle sono più difficoltose, ma qui, con la città di Lugano, interverremo per migliorare lo scambio dei veicoli lungo questi assi. Le tempistiche date sono precise, perché cercheremo di avere una procedura d’urgenza, in maniera straordinaria, per ripristinare un collegamento che, come ho detto questa sera, permette di garantire un collegamento stradale sicuro”.

La frana continua a muoversi
Intanto la frana continua a muoversi, 3-5 centimetri ogni anno. Jean Frédéric Kauffmann, geologo della sezione forestale, ha spiegato che i drenaggi “sono ancora in corso di realizzazione. Ci troviamo in un periodo di siccità prolungata. Abbiamo avuto temporali molto intensi negli ultimi giorni, anche a fine agosto, ma non sono i temporali che mettono in movimento la frana. L’efficacia dei drenaggi non è ancora stata provata. È stata osservata, durante le ultime precipitazioni, acqua che usciva dalle teste dei drenaggi”.

Il Monitoraggio
“La strada si muoverà con la frana – ha aggiunto Kauffmann -. Verranno adottati provvedimenti per mantenerla, per correggere le forze degli ancoraggi e comunque sarà monitorata”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Val-Colla-e-strada-chiusa-fino-al-2028.-Primo-incontro-pubblico–4071796.html

 

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la seconda del 2026 e la 77. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La riunione si è aperta con una discussione dedicata alle attese dei Comuni nei confronti del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale. Sono state in particolare fornite alcune indicazioni preliminari in vista dell’adattamento del sistema fiscale, dopo l’abolizione del valore locativo decisa a livello federale e la prevista creazione della nuova imposta cantonale sulle residenze secondarie. È già operativo un gruppo di lavoro misto che si sta occupando della questione.
Il Consiglio di Stato e i Comuni hanno poi fatto il punto della situazione sul progetto «Ticino 2020». Una riunione di aggiornamento è prevista entro fine anno.
Il Dipartimento delle istituzioni ha infine informato sull’avanzamento dei lavori per la riforma delle Autorità regionali di protezione (ARP), dopo che il Gran Consiglio ha approvato le norme relative alla creazione e all’assetto organizzativo delle nuove Preture di protezione. Dopo i passi portati a termine nel corso degli ultimi mesi, è ora prevista una serie di incontri con il personale delle attuali ARP.
La prossima seduta della Piattaforma si svolgerà mercoledì 2 dicembre 2026.

‘Dati su for­ma­zione e lavoro, un onere troppo grande’

‘Dati su for­ma­zione e lavoro, un onere troppo grande’

Ben venga la volontà di voler inte­grare social­mente ed eco­no­mi­ca­mente la popo­la­zione migrante che arriva nel nostro Paese per ricon­giun­gersi con i pro­pri fami­liari. L’inte­gra­zione deve infatti essere al cen­tro delle poli­ti­che migra­to­rie. Que­sto, però, non deve avere riper­cus­sioni eco­no­mi­che e orga­niz­za­tive ecces­si­va­mente one­rose per Can­tone e Comuni. È quanto sostiene il Con­si­glio di Stato tici­nese che, rispon­dendo alla con­sul­ta­zione nazio­nale sulla modi­fica della legge fede­rale sugli stra­nieri e la loro inte­gra­zione, mette qual­che pun­tino sulle ‘i’.
“Con­di­vi­diamo l’obiet­tivo finale del pro­getto – si legge nella mis­siva indi­riz­zata al Dipar­ti­mento fede­rale di giu­sti­zia e poli­zia – ma auspi­chiamo un approc­cio più pru­dente con una nor­ma­tiva meno vin­co­lante che pre­veda la pos­si­bi­lità e non l’obbli­ga­to­rietà di tra­smet­tere i dati per­so­nali”. Per fare un esem­pio con­creto: “L’arti­colo 57 capo­verso 3bis non dovrebbe pre­ve­dere che la segna­la­zione com­prenda i dati rile­vanti la for­ma­zione e l’espe­rienza pro­fes­sio­nale delle per­sone stra­niere; essa dovrebbe invece essere limi­tata alla tra­smis­sione dei dati per­so­nali e dei loro reca­piti tele­fo­nici ed elet­tro­nici”.
La pro­po­sta messa in con­sul­ta­zione vuole, in buona sostanza, incen­ti­vare mag­gior­mente l’inse­ri­mento di chi arriva in Sviz­zera per un ricon­giun­gi­mento fami­liare e non ha quindi ancora un posto di lavoro nel nostro Paese. I Can­toni dovranno per esem­pio segna­lare all’orien­ta­mento pro­fes­sio­nale que­ste per­sone prive di pro­spet­tive per un posto di lavoro o di for­ma­zione. Gra­zie a que­sta segna­la­zione, secondo il Con­si­glio fede­rale, si potranno aiu­tare i migranti arri­vati in Sviz­zera senza un impiego a entrare nel mondo del lavoro for­nendo loro infor­ma­zioni det­ta­gliate sulle pos­si­bi­lità d’inte­gra­zione pro­fes­sio­nale e sui rela­tivi requi­siti.
Il Con­si­glio di Stato, per avere un qua­dro più chiaro della situa­zione, ha sot­to­po­sto la modi­fica di legge anche all’Uffi­cio della migra­zione, alla Sezione della popo­la­zione, come pure al Ser­vi­zio per l’inte­gra­zione degli stra­nieri. Ebbene, tutti hanno con­cor­dato sul fatto che que­sta pro­po­sta si spinge troppo in là. È stato in par­ti­co­lare fatto notare che all’Uffi­cio della migra­zione spetta il com­pito di: rac­co­gliere e tra­smet­tere la valu­ta­zione del livello lin­gui­stico e l’espe­rienza pro­fes­sio­nale delle per­sone che richie­dono un per­messo nell’ambito del ricon­giun­gi­mento fami­liare. Oltre, a ciò, l’Auto­rità migra­to­ria sarebbe tenuta a effet­tuare una valu­ta­zione, sele­zio­nando quali cit­ta­dini stra­nieri neces­si­tano una con­su­lenza in mate­ria di inte­gra­zione pro­fes­sio­nale, in modo che solo tali per­sone siano segna­late al pre­po­sto ser­vi­zio.
Scrive l’Ese­cu­tivo can­to­nale: “Que­sta revi­sione desta alcune per­ples­sità sotto il pro­filo ope­ra­tivo. Le infor­ma­zioni richie­ste risul­tano infatti, nella sostanza, estra­nee ai pre­sup­po­sti legali che disci­pli­nano il rila­scio del per­messo di dimora per ricon­giun­gi­mento fami­liare. La loro rac­colta com­por­te­rebbe per­tanto un aggra­vio ammi­ni­stra­tivo e un ine­vi­ta­bile ral­len­ta­mento delle pro­ce­dure di eva­sione delle domande, senza che vi siano garan­zie in merito alla com­ple­tezza e cor­ret­tezza dei dati tra­smessi né circa la valu­ta­zione dei pro­fili sele­zio­nati. Que­sti aspetti dovreb­bero in ogni caso essere suc­ces­si­va­mente ancora appro­fon­diti e valu­tati dai ser­vizi com­pe­tenti in mate­ria di orien­ta­mento e for­ma­zione pro­fes­sio­nale”. Il governo can­to­nale fa poi notare un altro pro­blema: l’Auto­rità migra­to­ria non ha le com­pe­tenze per esa­mi­nare e valu­tare for­ma­zione e qua­li­fi­che pro­fes­sio­nali. Non si può nem­meno pre­ten­dere che que­ste com­pe­tenze ven­gano acqui­site, trat­tan­dosi di mate­ria molto tec­nica e spe­ci­fica”. C’è poi il tema dei costi. Non è chiaro quale sarebbe l’entità di spesa aggiun­tiva che que­ste modi­fi­che com­por­te­reb­bero. È invece chiaro che il costo rica­drebbe, quasi total­mente, sulle spalle del Can­tone.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 8 settembre 2026 de La Regione

Cassette arancioni per le vittime di violenza domestica

Cassette arancioni per le vittime di violenza domestica

L’iniziativa coinvolge autorità e cittadini per sensibilizzare sul fenomeno e favorire la riflessione sulle strategie di aiuto.

Il 10 settembre alle 16, alla Cantina Angelo Delea di Losone, sarà presentato “Cassette Arancioni”, progetto promosso dall’Associazione MI-TI-CI Against Abuse per offrire strumenti di prevenzione e sostegno alle vittime di violenza domestica.
L’iniziativa, definita dagli organizzatori «una forma silenziosa per aiutare le vittime di violenza domestica», sarà presentata alle autorità, al mondo politico e alla cittadinanza.Si tratta di cassette di tipo “postale”, pensate come primo canale di contatto silenzioso e sicuro per chi vive una situazione di violenza o disagio. L’obiettivo è creare un momento di riflessione sul fenomeno e fornire strumenti utili alla prevenzione e al supporto delle vittime.
All’incontro interverrà il consigliere di Stato Norman Gobbi, insieme ad altre figure del mondo politico e imprenditoriale locale. Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno finanziario dell’Associazione Una goccia nel mare.
«Non possiamo e non dobbiamo voltarci dall’altra parte. La presentazione di questo progetto, che ha visto la luce grazie al sostegno finanziario dell’Associazione Una goccia nel mare, vuole essere un segnale forte per dire alle vittime che non sono sole e che uscire dalla violenza è possibile», dichiara Manga, presidente dell’associazione MI-TI-CI Against Abuse.
Il programma prevede alle 16 l’accoglienza e la registrazione degli ospiti, seguite alle 16.30 dai saluti di benvenuto e dalla presentazione istituzionale. Alle 16.45 è previsto il saluto delle autorità presenti, mentre alle 17 il presidente dell’associazione MI-TI-CI presenterà il progetto. Alle 17.15 seguiranno i ringraziamenti ai partner che hanno contribuito alla sua realizzazione e alle 17.30 un rinfresco di ringraziamento
Melide festeggia la piazza e il nucleo rinnovati

Melide festeggia la piazza e il nucleo rinnovati

All’inaugurazione di opere che migliorano e abbelliscono il paese, il sindaco Emiliano Delmenico ha ricordato la scelta che fece la differenza

«Oggi celebriamo una piazza rinnovata, una rete energetica nuova, un monumento che torna al centro della nostra comunità. Ma soprattutto celebriamo una scelta: quella di credere in Melide, nella sua storia e nel suo futuro». È con queste parole che il sindaco di Melide Emiliano Delmenico ha concluso il suo discorso, ieri sera, in occasione dell’inaugurazione di piazza Domenico Fontana e del nucleo centrale. Un discorso che il sindaco ha cominciato parlando del verbo scegliere, «il verbo più potente che l’essere umano possieda. Non esiste giorno della nostra vita che non sia attraversato da una scelta. Possiamo scegliere di costruire, oppure di lasciare che le cose si consumino da sole. Possiamo scegliere di tacere, o di dire ciò che pensiamo anche quando è scomodo. Ogni scelta, piccola o grande, disegna chi siamo e chi diventeremo».

Sotto, la rete di teleriscaldamento
Quel verbo non è stato usato a caso da Delmenico, proprio perché la celebrazione è il risultato di un lungo percorso e di una scelta: «Non una scelta calata dall’alto, ma una scelta fatta insieme, da noi, cittadine e cittadini di Melide. Il 31 gennaio del 2021 i melidesi sono stati chiamati alle urne per pronunciarsi su un credito di 6,9 milioni di franchi destinato alla riqualifica del nostro nucleo storico. Non era una scelta scontata: significava accettare anni di cantieri, di disagi, di strade chiuse e di pazienza. Eppure la popolazione ha scelto di guardare oltre il disagio del presente, per investire nel futuro del proprio paese. Ha scelto Melide». E gli aventi diritto hanno votato a favore del progetto che ha comportato grossi lavori, come sottolineato dal sindaco: «Sotto le pietre che oggi calpestiamo è stata realizzata un’opera che i nostri occhi non vedono, ma che le prossime generazioni di melidesi sentiranno ogni giorno: una rete di teleriscaldamento che permetterà di abbandonare progressivamente un combustibile fossile a favore di un vettore energetico virtuoso, alimentato da una centrale termica approvvigionata da acqua di falda. È una scelta di responsabilità, verso l’ambiente e verso chi verrà dopo di noi. Sopra quelle sottostrutture abbiamo rifatto la pavimentazione del nostro nucleo, in pietra naturale, granito e porfido, restituendo dignità e bellezza ai vicoli e alla piazza dove generazioni di melidesi si sono incontrate, hanno lavorato, hanno festeggiato».

Il monumento tornato al suo posto
C’è un altro aspetto dell’opera che più di ogni altro sta a cuore a Delmenico: «Il monumento dedicato al nostro illustre concittadino Domenico Fontana. Con questi lavori, l’obelisco a lui dedicato è tornato a occupare il posto che merita, nella piazza che porta il suo nome, e non più ai margini come negli ultimi decenni. Permettetemi qui una nota di colore, una coincidenza che ho scoperto preparando questo discorso e che mi ha commosso. È stata l’illustre concittadina Alice Moretti – cittadina onoraria di Melide – a raccontarci questa storia sul sito domenicofontana.ch: quel monumento fu inaugurato il 6 settembre 1908, e per Melide, con le sue parole, fu “una giornata davvero memorabile”. Sono passati 118 anni esatti. Oggi, 6 settembre, ci troviamo esattamente nello stesso giorno, a rendere nuovamente omaggio a Domenico Fontana. Come se questa piazza avesse scelto, essa stessa, di ricordarcelo».

‘Non è stato un percorso scontato’
Il sindaco ha concluso il suo intervento ringraziando le imprese, i progettisti e tutte le maestranze, ma anche i residenti del nucleo, gli esercenti, e chi ha dovuto adattare le proprie abitudini quotidiane per i lavori. Dal canto suo, anche il consigliere di Stato Norman Gobbi, come il sindaco, ha rimarcato che, «dopo tre anni di lavori, oggi Melide raccoglie il risultato di una scelta importante. La riqualifica del nucleo restituisce alla popolazione un centro più vivibile e attrattivo. Da qui parte un messaggio che vale per tutto il Ticino: investire nei nostri paesi significa investire nel futuro del Cantone. I Comuni sono i primi custodi del territorio: conoscono la sua popolazione e le sue esigenze. Prendersi cura dei nostri nuclei e degli spazi pubblici significa preservarne l’identità e creare luoghi nei quali le comunità possano continuare a riconoscersi». Eppure, ha detto il direttore incaricato della Divisione delle costruzioni, «non è stato un percorso scontato. Il progetto ha fatto discutere, si è arrivati a un referendum e alla fine sono stati i cittadini a decidere, con una partecipazione particolarmente alta. La maggioranza ha scelto di andare avanti e oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti. Un ringraziamento particolare va alla cittadinanza per la pazienza dimostrata in questi tre anni. I cantieri non piacciono a nessuno, ma sono necessari per costruire i paesi e le città di domani».

Infine, Gobbi ha voluto parlare anche del comparto di Besso, «dove i lavori comporteranno inevitabilmente dei disagi, ma permetteranno di trasformare profondamente la mobilità di Lugano. Oggi quella pazienza viene ripagata. Melide può contare su un nucleo riqualificato e su spazi pensati per essere vissuti dalla popolazione negli anni a venire. Il ringraziamento va al Comune di Melide e a tutti coloro che hanno contribuito a raggiungere questo risultato. È da interventi come questo che passa la cura del nostro territorio: investire nei nostri paesi significa mantenerli vivi, rafforzarne l’identità e costruire oggi il Ticino che vogliamo lasciare alle prossime generazioni».

https://www.laregione.ch/cantone/luganese/1948319/possiamo-popolazione-paesi-scelta-risultato

****

Obelisco, pietra e luci… Piace il nuovo arredo a Melide

I cittadini di Melide, che nel gennaio del 2021 votarono il progetto, hanno accolto con un applauso la piazza e il nucleo storico del paese, di cui sono stati rinnovati la pavimentazione e l’arredo urbano. L’obelisco dedicato a Domenico Fontana è stato ricollocato nella sua posizione originale.

In realtà, come ha rilevato il sindaco Emiliano Delmenico aprendo, domenica 6 settembre, la cerimonia d’inaugurazione, gran parte dell’opera è nel sottosuolo. Nella sua fase iniziale, il cantiere ha infatti toccato le sottostrutture e solo in un secondo tempo si è provveduto al rinnovo della pavimentazione, alla posa dell’arredo urbano, dell’illuminazione e alla sistemazione del parco giochi. Ma soprattutto – come ha sottolineato il progettista, l’architetto Jean Pierre Antorini – l’obelisco dedicato a Domenico Fontana è stato ricollocato al centro della piazza che ne porta il nome. Nelle vicinanze, ai piedi di un olmo secolare, una panchina circolare invita a sedersi in un luogo tranquillo e ombreggiato. 
Con le maestranze, che hanno curato la realizzazione dell’opera, e l’amministrazione pubblica, che ha seguito e accompagnato lo svolgimento dei lavori, i cittadini sono stati i protagonisti di questo delicato e storico intervento: con la loro massiccia partecipazione alla cerimonia inaugurale, ma soprattutto con il loro voto, espresso il 31 gennaio 2021, dando il loro consenso alla realizzazione del progetto. «Una scelta vincente» ha dichiarato il consigliere di Stato Norman Gobbi, felicitandosi per l’esito dell’intervento. Parte del progetto è la rete di teleriscaldamento. Il cuore dell’impianto è la centrale termica, che estrae il calore dall’acqua di falda per distribuirlo agli utenti. «Un vettore energetico virtuoso», ha detto il sindaco, che pone Melide all’avanguardia in campo energetico. 
L’architetto Antorini ha svelato una curiosa coincidenza: l’obelisco in memoria di Domenico Fontana fu eretto il 6 settembre del 1908 (nel terzo centenario dalla morte del grande architetto): le cronache dell’epoca parlano di evento memorabile come quello – 118 anni più tardi – di domenica scorsa, 6 settembre, la presentazione della piazza.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 11 settembre 2026 de La Rivista di Lugano

“Il cantiere che farà cambiare marcia a Lugano”

“Il cantiere che farà cambiare marcia a Lugano”

Sono entrati nel vivo i lavori del nuovo e moderno comparto urbano di Besso

Chi transita da Besso oggi vede ruspe in movimento, deviazioni stradali e un cantiere che viaggia a pieno regime. Da alcune settimane sono infatti entrati nel vivo i lavori del nuovo comparto. Un intervento che nel giro di qualche anno è destinato a rivoluzionare la mobilità di Lugano. Il progetto prevede una nuova rotonda, un autosilo, un sottopassaggio e soprattutto un nodo intermodale nel quale confluiranno 15 linee di autobus. Il tutto a pochi metri dai binari della stazione FFS e, in prospettiva, dalla futura rete tram-treno. «Questo progetto mostra concretamente cosa significa pianificare il territorio con uno sguardo rivolto al futuro» , sottolinea il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore incaricato della Divisione delle costruzioni del Dipartimento del territorio. «Stiamo ridisegnando un intero comparto strategico di Lugano creando un nodo in cui convergeranno ferrovia, autobus, traffico privato e, in futuro, il tram-treno. Un intervento destinato a cambiare profondamente la mobilità della città» .

Un nuovo cuore della mobilità
Besso si trova infatti al centro di alcuni dei principali assi di mobilità del Luganese: la ferrovia nord-sud, gli accessi da Besso e Sorengo e, in futuro, la rete tram-treno che collegherà la Valle del Vedeggio e il Malcantone. «La forza di quest’opera sta nella sua visione d’insieme» , spiega Gobbi. «Il bus deve dialogare con il treno, il trasporto privato con quello pubblico e ciò che costruiamo oggi deve integrarsi con le infrastrutture di domani». Una trasformazione che permetterà a tutta l’area di fare un salto di qualità liberandosi da colonne e traffico e parallelamente valorizzando il territorio. «Le grandi infrastrutture – precisa Gobbi – devono anche migliorare il contesto in cui si inseriscono. Besso è una delle porte di Lugano e l’obiettivo è renderla più accessibile e vivibile. Al termine dei lavori avremo un intero comparto urbano completamente ridisegnato, più moderno e meglio integrato nella città».

Costruire oggi pensando al futuro
La dimensione dell’opera emerge anche da quello che non è immediatamente visibile. Nella progettazione è stata infatti integrata la futura discenderia che consentirà di collegare direttamente la stazione di Lugano alla rete tramtreno. Per Gobbi è proprio questo uno degli aspetti più significativi dell’intervento. «Quando il Cantone realizza un investimento di questa portata deve essere lungimirante. Integrare già ora infrastrutture che serviranno tra diversi anni significa evitare di rincorrere gli sviluppi e soprattutto utilizzare bene le risorse pubbliche» .

La sfida del cantiere
I prossimi anni richiederanno inevitabilmente pazienza alla cittadinanza e all’utenza. Gobbi non lo nasconde, ma invita a guardare al risultato finale. «I cantieri non piacciono a nessuno e sappiamo bene che comportano disagi per chi vive, lavora e transita nella zona. Il nostro compito è limitarli il più possibile attraverso una pianificazione rigorosa. Ma è importante anche guardare a ciò che stiamo costruendo. Tra alcuni anni sarà difficile riconoscere quest’area: avremo un nodo moderno, efficiente e completamente integrato nella città. Oggi affrontiamo inevitabilmente i disagi di una grande trasformazione; domani resterà un’infrastruttura pensata per accompagnare Lugano nei prossimi decenni. È un patrimonio che lasceremo alle future generazioni » .

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 6 settembre 2026 de Il Mattino della domenica

Un’Accademia… in Salute

Un’Accademia… in Salute

Lo storico Grotto di Massagno premiato col Diploma di Buona Cucina

La Delegazione della Svizzera Italiana dell’Accademia Italiana della Cucina ha riunito i suoi accademici per celebrare le eccellenze del territorio – Il riconoscimento al Grotto della Salute, il Premio Giovanni Nuvoletti al giornalista Alberto Dell’Acqua e un brindisi ai 50 anni della Cantina Monti di Cademario
Una serata speciale per l’Accademia Italiana della Cucina e per i suoi Accademici, chiamati a celebrare chi, attraverso la cucina e il racconto enogastronomico, contribuisce a custodire e valorizzare la cultura del territorio. La Delegazione della Svizzera Italiana si è ritrovata martedì al Grotto della Salute di Massagno per uno degli appuntamenti più significativi dell’anno: la consegna dei suoi riconoscimenti. Il Diploma di Buona Cucina 2026 è andato proprio allo storico locale massagnese, mentre il Premio Giovanni Nuvoletti è stato assegnato al giornalista e scrittore Alberto Dell’Acqua. A completare la serata, la celebrazione dei cinquant’anni della Cantina Monti di Cademario insieme a Ivo Monti.
«Questa sera parleremo di cucina, vino, territorio e persone», ha sintetizzato il delegato Emilio Casati accogliendo gli ospiti, tra i quali il consigliere di Stato Norman Gobbi. «In fondo credo che sia proprio questo il senso delle nostre conviviali: stare bene insieme attorno a una tavola, certamente, ma anche conoscere meglio le persone, le storie e le tradizioni che fanno parte della nostra cultura gastronomica».
E il luogo scelto per la conviviale rappresentava già una parte importante di questo racconto. Il Grotto della Salute affonda le proprie radici nel 1893, quando il piccolo edificio immerso tra i grandi platani di Massagno accoglieva i pellegrini. Oltre 130 anni più tardi, la sua vocazione all’ospitalità è rimasta, mentre attorno è cambiato inevitabilmente il modo di intendere un grotto e la sua cucina.
Proprio questa capacità di attraversare il tempo senza perdere la propria identità è tra le ragioni che hanno portato l’Accademia ad assegnargli il Diploma di Buona Cucina. «Il Grotto della Salute ha saputo mantenere negli anni un forte legame con la tradizione, accompagnandolo però con una cucina attuale, attenta alla qualità della materia prima e alla stagionalità», ha spiegato Casati. Un equilibrio che, secondo il delegato, interpreta anche la missione dell’Accademia: «Conservare e valorizzare la tradizione, sapendo nello stesso tempo accompagnarne l’evoluzione».
Una questione che diventa molto concreta quando si entra in cucina. Perché aggiornare un grotto significa inevitabilmente confrontarsi con un’identità gastronomica che in Ticino possiede codici ben riconoscibili. Lo chef Fabio Barbaglini ha scelto di non rinnegarli. «Abbiamo rieditato un po’ quella che era l’impostazione di un grotto storico, dove si cerca di valorizzare i prodotti del territorio. È chiaro che gli anni passano e quindi cerchiamo anche di tenerci al passo con i tempi, dando un tocco di contemporaneità».
Il limite che Barbaglini si è imposto è altrettanto chiaro. «Teniamo sempre un menu alla carta con i piatti storici, però affianchiamo anche una carta un po’ più stagionale dove rielaboriamo qualcosa in maniera diversa. Di certo non andiamo a proporre un’offerta troppo complessa, troppo complicata, perché questo andrebbe a snaturare la vera essenza, la vera anima di un grotto».
Per la conviviale dell’Accademia lo chef ha mostrato anche il volto più contemporaneo di questa filosofia. Il percorso è iniziato con foie gras d’anatra alle spezie dolci, crema fredda di fichi, levistico ed erbe, per proseguire con un uovo caramellato ai semi di papavero accompagnato da maionese calda ai funghi, salsa di soia, porcini crudi e nepitella. Poi il risotto mantecato al rafano e Castelmagno con riduzione di miele e aceto e l’anatra in crépinette cotta nella foglia di fico. In chiusura, cremoso al cioccolato bianco e timo limone con fichi in due consistenze, capperi canditi e polline.
«Vogliamo fare qualcosa in più, vogliamo stare al passo con il tempo, però non vogliamo stravolgere», ha ribadito Barbaglini. «La linea è chiara, le idee le abbiamo in testa molto chiaramente e vogliamo andare avanti in questa direzione».
 
Il premio ad Alberto Dell’Acqua
Se il Diploma di Buona Cucina ha premiato chi la cultura gastronomica la porta nel piatto, il Premio Giovanni Nuvoletti ha riconosciuto chi da anni la racconta. A riceverlo è stato Alberto Dell’Acqua, giornalista, scrittore ed editor di Gastronomie & Tourisme – Vins Magazine, per il lungo lavoro dedicato alla divulgazione dell’enogastronomia e alla valorizzazione dei territori e dei loro protagonisti.
«Il suo lavoro unisce ricerca, scrittura e capacità divulgativa e ha contribuito a far conoscere anche molte eccellenze del nostro territorio», ha ricordato Casati introducendo il riconoscimento. «Un premio che riconosce non soltanto una carriera, ma anche un modo serio e appassionato di raccontare la cultura enogastronomica».
Dell’Acqua non ha nascosto l’emozione: «Grazie a tutti voi per questo premio, che mi commuove». Un riconoscimento che ha voluto dedicare a Paolo Grandi, scomparso nel 2022. Poi un ricordo ha riportato il discorso proprio al vino servito quella sera: uno dei primi articoli scritti da Dell’Acqua circa trent’anni fa era dedicato a Sergio Monti, il fondatore della Cantina Monti celebrata proprio in questa serata con un titolo che ancora ricorda, Il banchiere vignaiolo: «In un certo senso è come se fosse un cerchio che si chiudesse e che rende ancora più speciale questa cerimonia».
 
Cinquant’anni tra le vigne di Cademario
Quel cerchio di cui sopra si è così chiuso con l’altro anniversario celebrato a Massagno. La Cantina Monti di Cademario compie cinquant’anni: fondata nel 1976, è arrivata oggi alla terza generazione. I suoi vini hanno accompagnato l’intero menu, dal Malcantone Bianco di Cademario DOC 2025 al Rovere Merlot del Ticino DOC 2024, fino al Seda Negra, vino liquoroso del Ticino DOC.
«La Cantina Monti è una piccola realtà di famiglia, è sempre stato un hobby», ha raccontato Ivo Monti. «Siamo arrivati alla terza generazione, mia figlia, che è la prima professionista. Prima noi lo facevamo per una passione che ci ha preso un po’ la mano». Una passione cresciuta attraverso collaborazioni con ricercatori e università e concentrata in appena cinque ettari, sui quali convivono tredici vitigni differenti.
Alcune parcelle raggiungono pendenze del 70%, tanto che Monti parla senza esitazioni di «viticoltura eroica». L’impossibilità di meccanizzare ha conservato anche un rapporto quasi personale con il vigneto: «Ogni pianta la conosci, qualcuna ha addirittura un nome». E dietro sperimentazioni e tecniche di vinificazione rimane un principio molto semplice: «Qual è il segreto dei vini di alta qualità? Produrre poco. La qualità viene dal vigneto».
Anche Norman Gobbi ha ricondotto la serata al rapporto tra gastronomia e territorio, ricordando il ruolo dell’Accademia nel valorizzare una cultura capace di superare i confini. Ma soprattutto il consigliere di Stato si è soffermato su ciò che accade quando ci si siede insieme: «Attorno a una tavola diventiamo tutti molto più vicini, condividiamo momenti, gusti e sapori, magari con opinioni diverse». Ed è proprio questa diversità, ha aggiunto, che permette «anche di crescere assieme». Una serata di premi, dunque, ma soprattutto di storie che attraverso strade differenti finiscono per incontrarsi attorno alla stessa tavola. Come ha riassunto Casati prima dei saluti: «Questa sera abbiamo premiato l’eccellenza, celebrato il territorio e, soprattutto, condiviso il piacere di stare insieme. Credo sia questo il significato più bello della convivialità».