San Gottardo, Gobbi: «Da quella tragedia si è imparato»

San Gottardo, Gobbi: «Da quella tragedia si è imparato»

Incidente del 2001: il ruolo del Ticino nelle indagini e l’evoluzione della sicurezza.

«Ricordo ancora quel fumo nero, denso, che usciva dal camino di ventilazione del San Gottardo. È un’immagine che, anche dopo venticinque anni, non ho dimenticato». Norman Gobbi aveva 24 anni ed era un giovane deputato del Gran Consiglio quando, il 24 ottobre 2001, un incendio devastante si sviluppò all’interno della galleria autostradale del San Gottardo. Appena appresa la notizia, raggiunse Airolo, al portale sud del tunnel.
«Sul posto arrivarono rapidamente i soccorritori, le autorità e i giornalisti. In poco tempo erano presenti televisioni da tutto il mondo. Ricordo la conferenza stampa organizzata in quelle ore, in una sala gremita, e soprattutto la sensazione che si respirava: si percepiva che era accaduto qualcosa di estremamente grave, anche se le dimensioni della tragedia dovevano ancora emergere completamente».
Venticinque anni dopo, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni è tornato con il pensiero a quella mattina in occasione della commemorazione organizzata ad Airolo, alla quale ha partecipato in rappresentanza del Consiglio di Stato.

Dallo shock alla risposta delle istituzioni
Undici persone persero la vita nell’incendio, provocato dalla collisione tra due mezzi pesanti all’interno della galleria. Una tragedia che sconvolse il Ticino e l’intera Svizzera, mettendo in evidenza la vulnerabilità di un’infrastruttura fondamentale per i collegamenti tra il nord e il sud del Paese.
La gravità dell’accaduto impose una riflessione approfondita sui sistemi di prevenzione, sulle procedure di emergenza e sulla capacità di intervento dei servizi di soccorso. L’incendio del San Gottardo segnò un punto di svolta nella gestione della sicurezza delle gallerie.
«Alla drammaticità di quelle ore seguì una risposta importante da parte delle istituzioni», ricorda il Consigliere di Stato. «Furono analizzate le criticità, riviste le procedure e introdotte nuove misure di sicurezza. Da quella tragedia abbiamo tratto insegnamenti concreti, che hanno cambiato il modo di affrontare i rischi legati al transito nelle gallerie. Perché anche dalla crisi più dolorosa si può, e si deve, imparare».

Il contributo della magistratura e della Polizia scientifica ticinese
Tra gli aspetti meno conosciuti di quella tragedia figura il lavoro svolto dalle autorità giudiziarie e dalla Polizia cantonale ticinese. L’allora procuratore pubblico Antonio Perugini assunse la direzione di un’inchiesta particolarmente complessa, affiancato dagli specialisti della Polizia scientifica, chiamati a operare in condizioni estreme per raccogliere e analizzare gli elementi necessari alla ricostruzione dell’incidente.
Su iniziativa di Perugini furono coinvolti anche esperti svizzeri ed europei, incaricati di approfondire le cause dell’incendio e le modalità di propagazione del fumo. Il lavoro investigativo e scientifico permise così di acquisire conoscenze fondamentali per individuare nuove misure di prevenzione.
«Il Ticino seppe mettere a disposizione competenze importanti, assumendo un ruolo attivo nell’analisi della tragedia e nella ricerca di soluzioni per il futuro», evidenzia Gobbi. «Da quell’inchiesta emersero elementi che andarono ben oltre l’accertamento delle responsabilità e contribuirono a migliorare la sicurezza delle gallerie.»
Parallelamente, vennero rafforzate la preparazione degli operatori e la capacità di risposta alle emergenze, attraverso un migliore coordinamento tra i servizi di intervento. Negli anni successivi fu inoltre istituito il Centro d’intervento del San Gottardo, una struttura specializzata a presidio di uno degli assi di transito più importanti della Svizzera.

Una ferita che ha lasciato insegnamenti
A venticinque anni di distanza, il ricordo delle undici vittime rimane al centro della commemorazione. Accanto alla memoria, resta la consapevolezza di quanto sia cambiato nella gestione della sicurezza delle gallerie e nella preparazione dei servizi di intervento.
«La perdita di undici vite umane resta una ferita dolorosa. Dalla tragedia sono nate una presa di coscienza e interventi che hanno contribuito a rendere più sicure le nostre gallerie», conclude Gobbi. «La sicurezza assoluta non esiste, ma abbiamo il dovere di prevenire e mitigare i rischi, imparare dalle esperienze e continuare a migliorare. È anche così che onoriamo la memoria delle vittime e la responsabilità che abbiamo verso le generazioni future».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 25 ottobre 2026 de Il Mattino della domenica

ARGEALP, sottoscritte tre risoluzioni in linea con la politica cantonale

ARGEALP, sottoscritte tre risoluzioni in linea con la politica cantonale

Comunicato stampa

Energia, acqua e agricoltura di montagna: sono i temi delle tre risoluzioni sottoscritte dalle regioni ARGE ALP nel Vorarlberg. Per il Consiglio di Stato i testi danno una dimensione transfrontaliera a politiche che il Ticino porta avanti da tempo. La presidenza passa alla Baviera.

Si è svolta oggi, 23 ottobre 2026 a Bregenz, nel Land austriaco del Vorarlberg, la Conferenza dei Capi di Governo della Comunità di lavoro delle regioni alpine ARGE ALP, che conclude l’anno di presidenza del Land austriaco. Il Cantone Ticino era rappresentato dal Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Durante la conferenza, i Capi di Governo hanno sottoscritto tre risoluzioni, che affrontano le principali sfide strategiche per lo sviluppo sostenibile dell’arco alpino.
La prima risoluzione intitolata “Transizione energetica nelle regioni ARGE ALP – un contributo all’indipendenza energetica dell’Europa”, punta ad allineare le regioni alpine agli obiettivi di neutralità climatica entro il 2050 (con il traguardo vincolante dell’UE di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040). L’obiettivo fondamentale è garantire la sicurezza dell’approvvigionamento, la stabilità dei prezzi e la sovranità energetica, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili. Come sottolineato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Cantone Ticino sostiene questa risoluzione, i cui contenuti ricalcano in buona parte quelli del Piano energetico e climatico cantonale (PECC), approvato dal Gran consiglio. La risoluzione conferisce dunque una dimensione transfrontaliera a quanto il Cantone sta già facendo.
Anche la seconda risoluzione, dal titolo “Resilienza dell’approvvigionamento idrico nell’arco alpino” è in linea con la politica cantonale: il testo chiede di garantire la sovranità sulle risorse idriche nazionali e di tutelare le competenze decisionali e operative delle autorità nazionali, regionali e locali. Questi contenuti rispecchiano la posizione di Consiglio di Stato e Gran consiglio in vista della riversione dei grandi impianti idroelettrici ticinesi, che tra il 2035 e il 2048 porterà nelle mani del Cantone e dell’Azienda Elettrica Ticinese il controllo della quasi totalità della forza idrica del territorio. La risoluzione definisce inoltre i principi della cooperazione interregionale: coordinamento e pianificazione preventiva tra territori devono rispettare l’autonomia regionale e i principi di sussidiarietà e di solidarietà. In questo contesto, Gobbi ha sottolineato l’importanza della cooperazione transfrontaliera nelle situazioni di emergenza, come avvenuto la scorsa estate con la regolazione del deflusso delle acque dal Ceresio al Verbano per mantenere i livelli minimi di navigazione e la necessità di disporre di convenzioni che disciplinino anche questi casi.
È coerente con la strategia agricola cantonale anche la terza risoluzione sottoscritta, dal titolo “Futuro dell’agricoltura di montagna nell’arco alpino”. In Ticino circa l’80% delle aziende agricole si trova infatti in zone di montagna o di collina, dove le condizioni di gestione di alpeggi e pascoli è spesso impegnativa. La risoluzione chiede che vengano date garanzie politiche forti, in particolare per l’agricoltura di montagna, attraverso programmi autonomi per lo sviluppo rurale, la priorità d’intervento per le regioni montane e la sicurezza di pianificazione a lungo termine per le aziende. Chiede in particolare la conferma a lungo termine delle indennità compensative per le zone svantaggiate e dei pagamenti diretti, ad esempio con un sostegno specifico all’attività d’alpeggio e alla trasformazione dei prodotti in loco, e il mantenimento degli incentivi per l’allevamento di bovini, ovini e caprini. Il testo sollecita infine misure di promozione a favore del ricambio generazionale e della semplificazione delle procedure amministrative per incentivare le microimprese.
Resta centrale la sensibilizzazione delle aziende agricole sulla necessità di un uso sostenibile dell’acqua sugli alpeggi. A questo scopo, è stata formalmente approvata la continuazione di un progetto promosso dal Cantone Ticino durante il suo anno di presidenza, volto a sensibilizzare concretamente le aziende agricole su questa tematica.
La Conferenza dei Capi di Governo si è infine conclusa con la cerimonia ufficiale del passaggio della presidenza dal Vorarlberg alla Baviera.

Cybersicurezza: una responsabilità condivisa

Cybersicurezza: una responsabilità condivisa

Comunicato stampa

Il direttore dell’Ufficio federale della cibersicurezza Florian Schütz interverrà il 10 novembre a Bellinzona, in una serata pubblica organizzata dal Dipartimento delle istituzioni nell’ambito delle attività promosse dalla piattaforma Cyber Sicuro.

La minaccia cyber evolve e riguarda tutti: istituzioni, aziende e cittadini. Per fare il punto su tendenze, sfide e prospettive, il Dipartimento delle istituzioni organizza un evento pubblico che si terrà martedì 10 novembre 2026 alle 18.00, presso l’Auditorium BancaStato di Bellinzona.  
Ospite della serata è Florian Schütz, direttore dell’Ufficio federale della cibersicurezza (UFCS). Nella sua relazione illustrerà come cambia la minaccia e quale ruolo spetta alla Confederazione, ai Cantoni e alla cittadinanza. Segue una tavola rotonda con Florian Schütz, Angelo Consoli, docente-ricercatore dell’Istituto sistemi informativi e networking della SUPSI e Silvano Petrini, direttore del Centro sistemi informativi del Cantone Ticino.
«La sicurezza è un compito condiviso, e nel mondo digitale lo è ancora di più: Confederazione, Cantone, enti locali, aziende e cittadini devono fare ciascuno la propria parte», sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Da anni Cyber Sicuro informa, sensibilizza e mette in rete gli attori del territorio. Questa serata ne è un esempio concreto».
La serata si concluderà con un aperitivo. La partecipazione è gratuita, con posti limitati. È richiesta l’iscrizione online all’indirizzo www.ti.ch/eventicyber.  

Flyer

Controversie sugli affitti

Controversie sugli affitti

Comunicato stampa

Quasi sette procedure di conciliazione su dieci si chiudono senza intervento di un giudice

Si è svolta negli scorsi giorni la riunione plenaria degli Uffici di conciliazione in materia di locazione del Canton Ticino. Un’occasione per richiamare le cifre dell’attività: nel 2025 sono state concluse 1’211 procedure. Nel 68% dei casi non è stato necessario proseguire davanti a un giudice. Un risultato che conferma l’importanza della conciliazione nella risoluzione delle controversie tra inquilini e proprietari, contribuendo a ridurre il carico di lavoro delle Preture.

Aumenti delle pigioni, contestazioni delle spese accessorie, difetti degli immobili: sono alcune delle questioni all’origine dei contenziosi tra inquilini e proprietari. Distribuiti sul territorio cantonale, gli undici Uffici di conciliazione offrono un servizio di prossimità che favorisce la ricerca di soluzioni condivise evitando, quando possibile, il ricorso alla giustizia ordinaria.
L’attività degli Uffici e le prospettive sono state presentate negli scorsi giorni in occasione della riunione plenaria che si è svolta a Bellinzona in presenza del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, dei rappresentanti della Divisione della giustizia, autorità cantonale di vigilanza, e degli Uffici di conciliazione in materia di locazione.

Quasi sette procedure su dieci si chiudono senza un processo
Nel 2025 sono state avviate 1’279 procedure, di cui 1’211 portate a termine. Tra queste, il 45% si è concluso con un’intesa tra le parti o con l’accettazione di una proposta di giudizio. Un ulteriore 23% è stato chiuso attraverso altre modalità, tra cui ritiri e stralci. Solo nel 30% dei casi è stata rilasciata un’autorizzazione ad agire davanti alla Pretura civile.
«I risultati confermano l’importanza dell’attività svolta dagli Uffici di conciliazione in materia di locazione nella risoluzione delle controversie. Quasi sette procedure su dieci si sono concluse senza ricorrere al giudice, contribuendo così a sgravare in maniera importante l’attività delle Preture», ha sottolineato Frida Andreotti, Direttrice della Divisione della giustizia.

Un servizio vicino ai cittadini
Durante l’incontro, il Consigliere di Stato Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha ringraziato i circa cento professionisti coinvolti nell’attività degli Uffici, sottolineando l’importanza del loro lavoro a favore della popolazione.
«Le questioni legate agli affitti toccano da vicino la vita quotidiana dei cittadini e delle famiglie ticinesi. – ha commentato Gobbi – Grazie al lavoro degli Uffici di conciliazione, la popolazione può contare su un servizio accessibile e radicato sul territorio, che permette di risolvere le controversie in tempi ragionevoli, evitando procedure lunghe e costose. Una giustizia che funziona deve anche saper dare risposte concrete ai problemi di tutti i giorni».

InOltre: 20 anni di formazione e reinserimento di detenuti

InOltre: 20 anni di formazione e reinserimento di detenuti

Comunicato stampa

La Scuola InOltre celebra vent’anni di attività nelle Strutture carcerarie cantonali con un programma di iniziative che valorizzano il ruolo della formazione nei percorsi di crescita personale e di reinserimento sociale di persone detenute. Il programma del ventennale è stato presentato questa mattina, presso il Centro professionale tecnico (CPT) di Lugano-Trevano, dalla Presidente del Consiglio di Stato e Direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) Marina Carobbio Guscetti e dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi, assieme al Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini, al capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa Siva Steiner e alla Direttrice del CPT di Lugano-Trevano e responsabile della Scuola InOltre, Cecilia Beti.

Sostenuta con un impegno interdipartimentale – dal DECS, attraverso la Divisione della formazione professionale, e dal DI, attraverso la Divisione della giustizia – la Scuola InOltre, che fa capo al CPT di Lugano-Trevano, festeggia nel 2026 i suoi primi vent’anni di attività al servizio della formazione delle persone detenute nelle Strutture carcerarie cantonali.
Dal 2006 la Scuola InOltre offre percorsi educativi e formativi alle persone detenute, promuovendo l’acquisizione di competenze, la crescita culturale e il reinserimento nella società. In questi vent’anni alcune migliaia di persone [SG1] hanno potuto accedere a proposte formative che hanno favorito nuove opportunità personali e professionali. Solo nello scorso giugno sono stati consegnati gli attestati di frequenza ai corsi 2025/2026 a una trentina di detenute e a quasi 230 detenuti.
L’anniversario rappresenta l’occasione per ripercorrere questa esperienza, valorizzare il lavoro svolto e sensibilizzare la popolazione sull’importanza della formazione anche in ambito carcerario, quale strumento di responsabilizzazione, risocializzazione e prevenzione della recidiva.

Formazione come diritto, opportunità di crescita e strumento per costruire nuove prospettive  
“È indispensabile che il diritto all’istruzione sia garantito a tutte e a tutti, indipendentemente dall’età, dalla provenienza, dalla condizione sociale e anche dal luogo in cui ci si trova. La scuola pubblica parte proprio da questo principio: offrire a ogni persona gli strumenti per imparare e, allo stesso tempo, costruire il proprio percorso. La Scuola InOltre porta questo diritto anche all’interno delle strutture carcerarie, nell’ambito di un’importante collaborazione tra Dipartimenti e servizi interessati”, ha dichiarato in conferenza stampa la Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti. “Come Direttrice del DECS, il mio compito è sostenere questa esperienza, valorizzarla e contribuire affinché possa continuare a crescere e a rispondere ai bisogni delle persone che la frequentano, a vantaggio dei singoli e della società tutta”.
“L’esecuzione della pena è una responsabilità dello Stato che va oltre la custodia e la sicurezza”, ha aggiunto in conferenza stampa il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Significa anche creare le condizioni affinché chi ha commesso un reato possa reinserirsi nella società. Con la Scuola InOltre, il Ticino ha sviluppato un modello unico in Svizzera, portando la scuola pubblica all’interno del carcere. Una scelta concreta e lungimirante, perché investire nella formazione e nel reinserimento significa anche prevenire la recidiva e rafforzare la sicurezza del nostro territorio e della collettività”.

Progetto pionieristico
La Scuola InOltre rappresenta un progetto pioneristico e di grande valore del Canton Ticino, che si è distinto nel panorama svizzero del settore dell’esecuzione delle pene e delle misure, nato da una collaborazione virtuosa tra il DECS e il DI. A tenere i corsi nelle Strutture carcerarie sono docenti attivi presso il CPT di Lugano-Trevano e altre sedi scolastiche. L’offerta formativa si rivolge a donne e uomini, anche minorenni. Comprende insegnamenti di cultura generale, conoscenze professionali, lingue (italiano, inglese, francese e tedesco), informatica ed educazione fisica. Sono inoltre proposte attività pratiche e creative, tra cui mediazione artistica e atelier di giornalismo, cura del verde, cura della casa, cucina e cucito… Particolare attenzione è riservata alla possibilità di acquisire competenze riconosciute e certificabili. Tra i riconoscimenti figurano i certificati e gli attestati federali di capacità nell’ambito della legatoria, una certificazione informatica riconosciuta a livello europeo e i certificati cantonali di lingua. È inoltre prevista la possibilità di sostenere l’esame di certificazione in cultura generale. A tutte le partecipanti e a tutti i partecipanti che raggiungono una frequenza superiore al 30% viene rilasciato un attestato di frequenza.

Programma ad hoc per marcare l’anniversario
Per celebrare il traguardo è stato sviluppato un programma che accompagnerà l’anno scolastico 2026/2027, coinvolgendo persone detenute, scuole professionali, istituzioni e società civile.

“20 anni, 20 voci”: le testimonianze di chi ha vissuto la scuola
Tra le iniziative del ventennale figura il progetto “20 anni, 20 voci”, che raccoglie venti testimonianze di persone che, con ruoli ed esperienze differenti, hanno contribuito alla storia della Scuola InOltre o ne hanno incrociato il percorso: persone che hanno vissuto l’esperienza della detenzione, docenti, agenti di custodia, collaboratrici e collaboratori e rappresentanti delle istituzioni. Le testimonianze sono state raccolte dalle persone in formazione nel settore dell’elettronica multimediale della Scuola professionale artigianale e industriale (SPAI) di Lugano-Trevano, in uno studio di registrazione allestito presso la sede. Ne nascerà una serie di podcast, che saranno pubblicati sul sito del CPT di Lugano-Trevano. Una memoria sonora dei primi vent’anni di attività.
Prima della conferenza stampa è pure stato possibile visitare una mostra di opere realizzate dai detenuti nell’ambito dell’atelier di mediazione artistica con il docente e curatore Elia Gobbi, a testimonianza del valore dell’espressione artistica nei percorsi educativi e di crescita personale. Sono tra l’altro stati allestiti al primo piano del CPT di Lugano-Trevano quattro grandi murales permanenti con opere create da persone detenute.

Progetto sulla Giustizia riparativa: un ponte tra scuola e realtà carceraria
Tra le iniziative del ventennale trova spazio anche un progetto scolastico sulla giustizia riparativa, sviluppato nel corso dell’anno con alcune classi del CPT di Lugano-Trevano e del CPT di Mendrisio. Il progetto ha permesso alle persone in formazione di approfondire la conoscenza del sistema giudiziario svizzero, delle attività della Scuola InOltre e delle sfide legate al reinserimento sociale, anche attraverso l’incontro e il confronto con persone che hanno vissuto un periodo di detenzione. Il progetto culminerà con un’esperienza particolare: venti persone in formazione entreranno nelle Strutture carcerarie cantonali per proporre alcune ore di lezione, preparate durante il percorso scolastico, alle persone detenute.

«Porte socchiuse»: il teatro apre al dialogo con il territorio  
A settembre 2026 ha preso avvio un corso di teatro rivolto a persone detenute, uomini e donne, che avrà come tema centrale la Scuola InOltre, le opportunità formative e il valore dello scambio tra partecipanti e formatrici e formatori. ll lavoro svolto confluirà nell’evento «Porte socchiuse», in programma giovedì 21 gennaio 2027, dalle 14 alle 16, presso le Strutture carcerarie cantonali. L’iniziativa offrirà a rappresentanti delle istituzioni, del mondo politico, del corpo docente e dei media l’opportunità di assistere a una restituzione teatrale realizzata dalle persone detenute coinvolte nel progetto.  

Contributo a una società più responsabile e sicura  
Vent’anni di impegno, con lo sguardo rivolto al futuro. Le celebrazioni della ricorrenza si svilupperanno durante tutto l’anno scolastico con ulteriori azioni sul territorio volte a sensibilizzare la popolazione sull’importanza della formazione in carcere e sul ruolo che essa svolge nel favorire percorsi di responsabilizzazione e risocializzazione delle persone detenute. Attraverso questo programma, la Scuola InOltre intende non soltanto celebrare un importante traguardo, ma anche richiamare l’attenzione sul valore della formazione come diritto, opportunità di crescita e strumento per costruire nuove prospettive. “Investire nella formazione delle persone detenute significa investire nelle loro possibilità di reinserimento e, al tempo stesso, contribuire a una società più responsabile e sicura”, ha concluso la Direttrice del DECS, Marina Carobbio Guscetti. Un ringraziamento particolare va a tutte le persone che hanno contributo, dagli esordi ad oggi, con notevole impegno e grande motivazione alle attività della Scuola InOltre”. 

Sicurezza: “Occhi puntati su stazioni e luoghi di aggregazione”

Sicurezza: “Occhi puntati su stazioni e luoghi di aggregazione”

Il Crime Survey 2025 fotografa le nuove sfide della sicurezza in Svizzera e in Ticino

Il Crime Survey 2025 è uno studio che fotografa in 61 pagine la criminalità e la percezione della sicurezza in Svizzera. L’indagine, realizzata dalla Scuola universitaria professionale di Zurigo e dall’Università di San Gallo, ha coinvolto 13’499 persone tra i 16 e gli 80 anni. Il documento raccoglie le esperienze di chi ha subito reati, compresi quelli mai denunciati alla polizia, e analizza il senso di sicurezza della popolazione.
I risultati richiamano l’attenzione sulle nuove sfide in materia di sicurezza. A livello nazionale diminuisce la quota di persone che si sente sicura dopo il tramonto. Aumenta invece quella di chi ritiene insufficiente la presenza della polizia negli spazi pubblici.
Anche dalla Svizzera italiana emergono dati significativi. Le persone che dichiarano di aver subito una truffa o un tentativo di truffa sono passate dal 6% al 15% rispetto alla precedente rilevazione. Un’evoluzione che conferma quanto le forme di criminalità stiano cambiando e quanto sia importante adeguare le risposte.

Più attenzione alla sicurezza negli spazi pubblici
Uno dei dati più significativi riguarda la presenza della polizia sul territorio. Nel 2022 il 28,9% degli intervistati la considerava insufficiente negli spazi pubblici. Nel 2025 la percentuale è salita al 37,9%. La fiducia nelle forze dell’ordine rimane tuttavia elevata e la Svizzera continua a essere percepita come un Paese sicuro. I risultati richiamano l’importanza di una presenza visibile della polizia e di un’attività di prevenzione vicina alle esigenze della popolazione.

Stazioni e luoghi di aggregazione: massima attenzione
In Ticino, il Dipartimento delle istituzioni sta valutando con attenzione il tema della sicurezza nelle zone più sensibili. L’attenzione si concentra in particolare sulle stazioni ferroviarie, sulle piazze e sui luoghi di aggregazione. Spazi frequentati ogni giorno da migliaia di persone, dove la sicurezza deve essere garantita e percepita. « Vogliamo dare risposte concrete, in particolare per le stazioni e i luoghi di maggiore aggregazione », anticipa il Consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. « L’obiettivo è rafforzare la presenza sul territorio e intervenire dove emergono situazioni di insicurezza. Sono in corso delle riflessioni e stiamo lavorando ad alcune proposte ». La cronaca regionale ha più volte riportato episodi di degrado e situazioni problematiche in alcune zone delle città ticinesi, contribuendo ad alimentare il dibattito sulla sicurezza negli spazi pubblici.

Un Cantone di frontiera, sfide particolari
Alle esigenze di sicurezza della vita quotidiana si aggiungono quelle legate alla posizione geografica del Ticino. Il nostro Cantone è il presidio a sud della Svizzera, attraversato ogni giorno da importanti flussi di persone e merci e confrontato con fenomeni criminali che possono assumere una dimensione transfrontaliera. Una realtà che richiede una presenza capillare delle forze dell’ordine e una collaborazione efficace tra i diversi corpi di polizia. « La sicurezza dei cittadini rimane una priorità e i recenti episodi di cronaca devono farci riflettere su come organizzarci al meglio per garantirla anche in futuro », sottolinea Gobbi. « In questi anni il dispositivo si è consolidato. Ora dobbiamo valutare, dialogando e confrontandoci con tutti gli attori coinvolti, come garantire un impiego sempre più efficace delle risorse a disposizione ». Il messaggio è chiaro: il Ticino dispone di un sistema solido, ma questo non significa fermarsi. Le nuove sfide richiedono capacità di adattamento e risposte concrete, a cominciare dai luoghi della quotidianità dove ogni cittadino ha il diritto di sentirsi sicuro.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 18 ottobre 2026 de Il Mattino della domenica

SMEPI 2026: concluse le esercitazioni per la gestione delle emergenze

SMEPI 2026: concluse le esercitazioni per la gestione delle emergenze

Comunicato stampa

Un incendio, un problema di ordine pubblico e un’emergenza legata al maltempo: sono gli scenari affrontati da circa 80 operatori degli enti di primo intervento. Quattro giornate di formazione a Biasca e Giornico per rafforzare il coordinamento e la capacità di risposta alle emergenze.

Nel corso del 2026, le Tre Valli hanno ospitato quattro edizioni del corso per gli Stati maggiori degli enti di primo intervento (SMEPI), organizzato sotto la supervisione della Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione (CT istr PP). Complessivamente, circa 80 operatori hanno partecipato alle esercitazioni svolte nei Comuni di Biasca e Giornico.
L’obiettivo della formazione è rafforzare la capacità di gestire situazioni d’emergenza complesse, che richiedono l’intervento simultaneo di più enti. Attraverso simulazioni pratiche, i partecipanti si allenano a valutare rapidamente le situazioni, assumere decisioni, coordinare gli interventi e applicare le procedure operative comuni.
Alle attività hanno preso parte responsabili della Polizia, dei Corpi pompieri e dei Servizi autoambulanza, affiancati da quadri della Protezione civile e specialisti dei Servizi tecnici cantonali.
Tre gli scenari simulati: un incendio al Centro di controllo dei veicoli pesanti di Giornico, un problema di ordine pubblico presso la Centrale dei servizi industriali dell’EOC a Biasca e un’emergenza legata al maltempo alla Casa anziani leventinese di Giornico.
Guidati da istruttori esperti e con il supporto dei gestori delle infrastrutture coinvolte, i partecipanti hanno potuto esercitare concretamente i rispettivi ruoli all’interno dello SMEPI, mettendo alla prova il coordinamento tra i diversi servizi e la capacità di attivare un dispositivo d’urgenza.
La formazione proseguirà nel 2027 in un’altra regione del Cantone, con nuovi scenari e ulteriori partecipanti, per consolidare la preparazione e la collaborazione tra gli enti di primo intervento.

Samuel Flury nominato Capoufficio del Centro cantonale polivalente

Samuel Flury nominato Capoufficio del Centro cantonale polivalente

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni comunica che il Consiglio di Stato ha nominato Samuel Flury quale nuovo Capoufficio del Centro cantonale polivalente della Sezione del militare e della protezione della popolazione a partire dal 1° gennaio 2027. Flury sostituirà Federico Chiesa, che ha lasciato l’Amministrazione cantonale per cogliere una nuova sfida professionale in qualità di comandante della Polizia Città di Lugano.

Samuel Flury, classe 1981, sposato e padre di due figli, ha conseguito il Bachelor of Science SUP in Economia aziendale e il Master of Advanced Studies SUP in Diritto Economico e Business Crime. Dopo aver fondato e gestito per dieci anni un’azienda di servizi informatici aziendali, dal 2011 al 2019 ha lavorato nell’ambito del risk profiling in seno all’amministrazione federale; dal 2019 è alle dipendenze della Fondazione per l’Orchestra della Svizzera italiana (FOSI) dove, dal 2022, ricopre il ruolo di co-direttore. Per oltre cinque anni è stato anche docente presso la SUPSI per il corso di Human Risk Assessment nell’ambito del MAS in Diritto Economico e Business Crime.

Nel corso della sua carriera Samuel Flury ha maturato una significativa esperienza nell’ambito del management. In seno all’Amministrazione federale ha contribuito alla creazione e al consolidamento del servizio di risk profiling presso il Centro di reclutamento del Monteceneri; successivamente, presso la FOSI, ha guidato il processo di trasformazione organizzativa e finanziaria conseguente al distacco dalla Radiotelevisione svizzera (RSI). Il nuovo direttore avrà il compito di assicurare la conduzione del Centro secondo gli obiettivi della Sezione e del Dipartimento.

Il Dipartimento delle istituzioni formula i migliori auguri a Samuel Flury per la sua nuova attività professionale e coglie l’occasione per esprimere a Federico Chiesa i propri ringraziamenti per il prezioso lavoro svolto con impegno e competenza al servizio dell’Amministrazione cantonale.  

Presentata la nuova sezione femminile del Penitenziario cantonale La Stampa

Presentata la nuova sezione femminile del Penitenziario cantonale La Stampa

Comunicato stampa

Il Penitenziario cantonale apre un nuovo comparto dedicato alle donne in esecuzione di pena. La sezione, operativa dal 12 ottobre, conta undici posti, tra cui una cella madre-bambino, e spazi dedicati al lavoro e alle attività quotidiane. La struttura garantisce condizioni più adeguate alle donne in esecuzione di pena e risponde all’evoluzione dei bisogni della popolazione carceraria.

Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato la nuova sezione femminile del Penitenziario cantonale La Stampa. Realizzata attraverso la ristrutturazione e la riconversione di una sezione esistente, dispone di undici posti, tra cui una cella concepita per accogliere una madre con un bambino fino ai tre anni di età. Il comparto include inoltre spazi propri per il passeggio e le attività quotidiane, così come di un laboratorio destinato alle attività lavorative.
La nuova sezione rientra in un progetto più ampio di adeguamento delle Strutture carcerarie cantonali, per il quale il Gran Consiglio aveva approvato nel giugno 2023 un credito di circa 3 milioni di franchi complessivi, suddivisi tra interventi edilizi e risorse operative. I lavori hanno interessato anche gli spazi destinati alla presa a carico di detenuti anziani e di persone con disabilità fisica o motoria, tenendo conto dell’evoluzione dei bisogni della popolazione carceraria.

Un’esigenza cresciuta negli anni
La realizzazione della nuova sezione risponde al progressivo aumento della popolazione detenuta femminile registrato negli ultimi anni a livello svizzero. Una situazione che, in Ticino, si inserisce in un contesto più generale di forte occupazione delle strutture carcerarie, con periodi di sovraoccupazione che hanno interessato in particolare il Carcere giudiziario.
Fino all’apertura della sezione dedicata, le detenute erano collocate alla Farera oppure, per l’esecuzione di pene di maggiore durata, trasferite in strutture fuori Cantone. Una soluzione che comportava un onere finanziario significativo e presentava inevitabilmente dei limiti. La Farera è infatti una struttura destinata alla detenzione preventiva e offre un regime differente rispetto a quello previsto per l’esecuzione della pena. Questa situazione si traduceva, in particolare, in un accesso ridotto alle attività lavorative e formative.

Una sezione pensata per l’esecuzione della pena
La nuova sezione nasce per superare questi limiti e offrire condizioni più adeguate all’esecuzione della pena. Il progetto tiene conto delle specificità della detenzione femminile e dei principi riconosciuti a livello internazionale, tra cui le Regole di Bangkok delle Nazioni Unite, che pongono particolare attenzione ai bisogni delle donne private della libertà.
Questa impostazione si riflette anche nell’organizzazione degli spazi. La presenza di un laboratorio permette di ampliare le possibilità di lavoro, mentre gli spazi dedicati consentono di organizzare le attività quotidiane all’interno della sezione. La cella madre-bambino risponde inoltre alle particolari esigenze legate alla maternità.

Solari, Quadri e Huber, regina e re del tiro al San Gottardo

Solari, Quadri e Huber, regina e re del tiro al San Gottardo

Si è conclusa sabato 10 ottobre la 18ª edizione del Tiro Storico del San Gottardo.Sono stati 688 i partecipanti alla 18ª edizione del Tiro Storico del San Gottardo, che si è svolta venerdì 9 e sabato 10 ottobre ad Airolo. Di questi, 273 hanno gareggiato nella disciplina della pistola a 25 metri e 415 in quella del fucile a 300 metri.
Tra i partecipanti anche due tiratori arrivati dalla California meridionale, membri del Monterey County Swiss Rifle Club, a conferma della dimensione internazionale della manifestazione.
 
II re del tiro
Nella competizione alla pistola a 25 metri, Stefania Solari Quadri, dell’Unione Tiratori del Gottardo di Airolo, ha conquistato il titolo di regina del tiro con 142 punti. La società di casa ha ottenuto anche il riconoscimento per il miglior giovane grazie a Luca Gabutti, che ha totalizzato 133 punti.Il titolo di miglior veterano è andato a Markus Aebischer, della SG Liestal, con 136 punti, mentre Pirmin Käslin, della Pistolenschützen Sarnen, si è imposto nella categoria élite con 141 punti.
Al fucile a 300 metri, il protagonista è stato Thomas Huber, dello Stoos-Schützenverband Appenzell AR, che ha conquistato il titolo di re del tiro con 75 punti. È stato l’unico concorrente a raggiungere il punteggio massimo.
Tra i giovani si è distinto Enea Franceschini, dei Tiratori di campagna Contone-Quartino, con 72 punti. Andrea Bonoli, dell’Unione Tiratori del Gottardo di Airolo, ha ottenuto il riconoscimento di miglior veterano con 74 punti, mentre Romano Luiselli, dell’Unione Tiratori Locarno, si è aggiudicato quello di miglior élite, sempre con 74 punti.
 
Le classifiche alla pistola
Nella competizione a squadre alla pistola a 25 metri, tra le nove sezioni ospiti, la SG Liestal ha conquistato il primo posto con 1035 punti. Alle sue spalle si sono piazzate la Pistolenschützen Sarnen, con 1000 punti, e la SG Stadt Zürich, con 967. A quest’ultima è stato assegnato il premio di sezione.
Tra le dieci sezioni ticinesi, il miglior risultato è stato ottenuto dalla Mendrisiense, che ha totalizzato 1047 punti. Secondo posto per l’Unione Tiratori del Gottardo di Airolo, con 1025 punti, seguita dal Tiro Sportivo Bedano, con 999. Il premio di sezione è stato attribuito ai Carabinieri della Città di Bellinzona.
 

Nella disciplina del fucile a 300 metri, lo Stoos-Schützenverband Appenzell ha dominato la classifica delle nove sezioni ospiti, conquistando il primo posto con 566 punti e aggiudicandosi anche il premio di sezione.Al secondo posto si è classificata la SG der Stadt Zürich, con 557 punti, mentre il Glarner Kantonalschützenverein ha completato il podio con 548 punti.

Tra le 21 sezioni ticinesi, l’Unione Tiratori del Gottardo di Airolo ha ottenuto il punteggio più alto, raggiungendo quota 567. Alle sue spalle si sono piazzate La Mendrisiense, con 563 punti, e i Tiratori Biaschesi, con 559. A questi ultimi è andato il premio di sezione.
 
Le autorità presenti
La manifestazione è stata accompagnata dagli interventi di Norman Gobbi, presidente del Tiro Storico del San Gottardo, Luca Filippini, presidente della Federazione sportiva svizzera di tiro, e Doriano Junghi, intervenuto in rappresentanza della Federazione ticinese delle società di tiro.
 
(Immagine: ATSSG)