Rapporti tra Cantone e Comuni: aperte le iscrizioni al 2. Simposio

Rapporti tra Cantone e Comuni: aperte le iscrizioni al 2. Simposio

Comunicato stampa

Avrà luogo martedì 4 febbraio 2020 al Palazzo dei Congressi di Lugano la seconda edizione del Simposio sui rapporti tra il Cantone e i Comuni. L’evento è rivolto ai Municipali, ai Consiglieri comunali, alle autorità politiche cantonali e ai funzionari dell’amministrazione cantonale e di quelle locali. La partecipazione al pomeriggio di studio è gratuita ed è possibile iscriversi compilando il modulo online sul sito www.ti.ch/eventisel entro il 29 gennaio 2020.
Al giorno d’oggi cosa significa fare politica a livello locale? Come stanno evolvendo – o evolveranno – le amministrazioni comunali per rimanere al passo con i tempi? Le realtà locali riescono ancora a soddisfare i bisogni dei propri cittadini? Nei nuovi enti locali, figli dei processi aggregativi, i nuovi quartieri fungono da fulcro per la vita comunitaria o stanno divenendo solamente dormitori per cittadini?
Queste e altre domande sul ruolo che il Comune ricopre nel contesto istituzionale odierno saranno al centro del dibattito che animerà la seconda edizione del Simposio sui rapporti tra il Cantone e i Comuni. Un momento privilegiato di scambio tra gli attori dei due livelli istituzionali – quello cantonale e quello comunale – per provare a definire insieme il perimetro di quello che potrebbe essere il Comune ticinese di domani.
Il pomeriggio sarà strutturato in due parti. Inizialmente i partecipanti potranno seguire uno dei seguenti quattro seminari:
1. Autonomia comunale: aspettative contraddittorie
2. Organizzazioni sempre meno locali, ma sempre più regionali
3. Modalità di coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali
4. Quartieri dormitorio o incubatori di comunità?

Dopo un momento di pausa, i lavori riprenderanno dapprima con l’assegnazione del premio per l’edizione 2019 del Comune innovativo e in seguito le riflessioni emerse in ogni gruppo verranno discusse durante una tavola rotonda alla quale parteciperanno una delegazione del Consiglio di Stato e alcuni municipali presenti alla giornata di studio. Il programma dettagliato dell’evento è consultabile sul portale www.ti.ch/eventisel.
Per ragioni organizzative gli interessati a partecipare sono pregati di iscriversi entro il 29 gennaio 2020 compilando il formulario online sul sito www.ti.ch/eventisel.

Sicurezza a 360 gradi tra pubblico e privato

Sicurezza a 360 gradi tra pubblico e privato

Opinione pubblicata nell’edizione di giovedì 9 gennaio 2020 del Corriere del Ticino

Iniziamo dalla notizia: il Consiglio di Stato ha approvato la nuova legge sulle prestazioni private di sicurezza (LPPS), che andrà a sostituire, nelle nostre intenzioni, l’attuale legge sulle attività private di investigazione e di sorveglianza (LAPIS). Ora il messaggio è stato trasmesso al Gran Consiglio. Nell’ambito della gestione della sicurezza per le persone e per i loro beni questa legge incide notevolmente, in senso positivo, perché le agenzie private contribuiscono in modo fattivo ad aumentare il livello di protezione. Grazie alle loro specificità, le agenzie private consentono pure di sgravare da determinati compiti la polizia, sia essa cantonale o comunale. Ciò permette alla polizia di concentrare le forze in quei campi – penso alla criminalità organizzata, alla lotta agli stupefacenti, alle truffe oggi sempre più «Cyber» – che necessitano di un impegno molto importante.

Non è un caso che negli anni tra il 2011 e il 2016 vi sia stato un aumento più rapido degli effettivi delle forze di sicurezza nel settore privato (+20,5%) rispetto a quello del settore pubblico (+8%).
Oggi, circa il 70 per cento delle persone che in Svizzera lavorano nell’ambito della sicurezza dipende dal settore pubblico, mentre il restante 30 per cento da quello privato. Coordinare al meglio queste potenzialità rappresenta un obiettivo politico e operativo.

La nuova legge cantonale sulle prestazioni private di sicurezza si inserisce in questo quadro. Lo scopo è quello di avere agenzie private all’altezza dei compiti a cui vengono chiamate.

In Ticino, anche se in generale possiamo contare su agenzie che osservano gli standard qualitativi richiesti, il caso Argo 1 ha fatto emergere delle criticità, a cui oggi vogliamo rispondere proprio con questa nuova legge. Un esercizio, tra l’altro, richiesto anche dal Gran Consiglio con una serie di mozioni (ben tre), figlie del caso Argo 1.

Tra le principali novità, è stato introdotto un nuovo regime autorizzativo, che rimane la misura più efficace a disposizione dell’autorità per esercitare la sorveglianza sul settore della sicurezza privata. Inoltre sono state definite in modo più chiaro e dettagliato le attività di sorveglianza e si è rivista la formazione, imponendo ai responsabili standard più elevati sia per quanto riguarda i requisiti personali, sia per quelli professionali. Infine, anche per rispondere alle critiche che giungono puntuali da alcune forze politiche, sono stati precisati formalmente i compiti che l’ente pubblico potrà delegare alle agenzie o agli indipendenti.

Il tema delle agenzie di sicurezza private è stato discusso pure a Berna nell’ultima sessione invernale delle Camere federali. Gli Stati hanno respinto la mozione Seiler Graf che voleva disciplinare a livello nazionale le prestazioni di sicurezza private.

Capisco la reticenza della maggioranza dei senatori, perché le particolarità cantonali possono sconsigliare un regime nazionale. In Ticino ci siamo mossi tenendo conto delle nostre esigenze, anticipando anche i tempi. Non per essere i primi della classe, ma per rispondere con sollecitudine ai problemi e offrire così un sistema sicurezza efficace per la nostra gente, in una società che nasconde molti rischi, come possiamo spesso constatare e come abbiamo toccato con mano anche in questi giorni con il fatto di sangue di Viganello.

Aggiornamento dello studio strategico sui Patriziati ticinesi

Aggiornamento dello studio strategico sui Patriziati ticinesi

Comunicato stampa

A dieci anni dalla sua pubblicazione, il Dipartimento delle istituzioni – con il coinvolgimento attivo dell’Alleanza patriziale ticinese (ALPA) – ha dato avvio all’aggiornamento dello studio strategico sui patriziati «Visioni e prospettive per il Patriziato ticinese». L’obiettivo è quello di fornire delle indicazioni e delle risposte alle nuove evoluzioni e alle sfide con le quali tutte le amministrazioni patriziali si trovano confrontate. I risultati definitivi dello studio saranno resi pubblici nel corso del mese di marzo del 2020.

Nel 2009 la Sezione enti locali, in collaborazione con l’ALPA, ha pubblicato per la prima volta lo studio strategico sugli gli enti patriziali ticinesi intitolato «Visioni e prospettive per il Patriziato ticinese». Tenuto conto dell’evoluzione del contesto socio-economico cantonale degli ultimi anni, il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto deciso di procedere con un aggiornamento dello studio del 2009 alfine di individuare una strategia per valorizzare ulteriormente i Patriziati ticinesi.

Partendo dai risultati dello studio condotto dieci anni fa, la Sezione degli enti locali ha avviato un approfondito lavoro di raccolta, elaborazione, interpretazione ed analisi di dati, sia quantitativi che qualitativi. In una prima fase si è cercato di coinvolgere tutti i Patriziati e i loro partner di lavoro attraverso la compilazione di un questionario, l’organizzazione di alcune serate informative, la realizzazione di una serie di interviste e di seminari.

Facendo tesoro degli importanti risultati emersi, si potrà passare nel corso dei prossimi mesi all’ultima e più importante fase di definizione della strategia di valorizzazione degli enti patriziali: in particolare, si tratterà di fornire una chiave di lettura per una differenziazione strategica in base alla situazione in cui si trova il Patriziato stesso e di indicare gli scenari futuri di valorizzazione dell’Ente patriziale.

Lo studio sarà concluso entro il mese di marzo del 2020 e poi reso pubblico.

“Quante volte abbiamo lasciato che un amico…”

“Quante volte abbiamo lasciato che un amico…”

Da www.liberatv.ch

Le riflessioni tra privato e politico del ministro delle Istituzioni: “Disattenzione, velocità e spesso alcol: dobbiamo fare di tutto per richiamare in modo forte che la guida comporta responsabilità!”

Dopo la strage della strada in Val Pusteria, esprimo qui un paio di riflessioni. La prima è quella più personale: la tragedia di sei giovani vite spezzate da un folle ubriaco mi fa pensare alla fragilità della persona umana; un giovane uomo apparentemente tranquillo si mette alla guida con un tasso di alcol nel sangue tale da annullare ogni capacità. Una persona fragile e incosciente, senza rispetto in primo luogo per la propria vita, ma soprattutto per quella degli altri.
Un abisso quello in cui si è trovato l’autore della strage, che rivela l’incapacità spesso di molte persone di avere una responsabilità individuale in grado di sconsigliare derive del genere.

Cosa possiamo fare di fronte a questo? Forse chiederci quante volte abbiamo lasciato che un amico o un’amica guidasse in condizioni non idonee e capire che in quelle circostanze avremmo dovuto responsabilmente intervenire. E farlo ancora prima che l’amico assumesse un quantitativo smisurato di alcol.

La seconda riflessione – quella di politico responsabile della sicurezza in Ticino – tocca invece l’ambito della sensibilizzazione e della prevenzione verso tali comportamenti in auto. L’ho sempre detto e oggi non posso che ripeterlo: ogni morte sulle strade è una morte di troppo. Disattenzione, velocità e spesso alcol: dobbiamo fare di tutto per richiamare in modo forte che la guida comporta responsabilità!

In questo senso le campagne condotte in Ticino cercano di aumentare questa responsabilità individuale. Il Consiglio di Stato ha sempre dato appoggio alle mie richieste di investimenti su campagne stradali e sull’impegno della nostra Polizia su questo fronte. Sarà così anche in futuro. Ognuno di noi può fare qualcosa. Come politico ne tengo conto giornalmente.

 

 

Bando di concorso aspiranti 2021

Bando di concorso aspiranti 2021

Comunicato stampa

La Polizia cantonale comunica che oggi è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di nuovi aspiranti ispettori/trici di Polizia giudiziaria per la Polizia cantonale, nuovi aspiranti gendarmi per la Polizia cantonale, di nuovi aspiranti agenti per le Polizie comunali di Ascona, Bellinzona, Biasca, Ceresio Sud, Chiasso, Locarno, Lugano, Mendrisio, Minusio e Muralto nonché per la Polizia dei trasporti. I candidati seguiranno la Scuola di Polizia a partire dal 1. marzo 2021. La formazione di polizia richiede un percorso formativo e certificativo di base su due anni: il primo presso una scuola di polizia riconosciuta (per il Ticino la Scuola di Polizia del V° circondario) e un secondo anno di formazione pratica presso il Corpo di appartenenza. Gli esami federali di professione sono previsti al termine del secondo anno.Come di consueto, l’idoneità dei candidati sarà verificata mediante prove fisiche, di cultura generale, psicologiche, coll oqui di motivazione e verifiche mediche. La decisione sull’assunzione degli aspiranti giungerà entro tre mesi dall’inizio della formazione.Le candidature vanno inoltrate entro il 03.02.2020. Il bando di concorso e i formulari possono essere scaricati dal sito internet della Polizia cantonale, all’indirizzo www.ti.ch/polizia. Inoltre, è in programma un incontro informativo il 17.01.2020, dalle 19:00, presso il Centro d’istruzione della Protezione civile in via Ravello a Rivera. 

Flyer

Con i Comuni per costruire un Ticino più forte

Con i Comuni per costruire un Ticino più forte

 
Sedici Comuni visitati in questi mesi autunnali. In ordine sparso: Bellinzona, Mendrisio, Chiasso, Ascona, Massagno, B reggia, Serravalle, Brissago, Cugnasco, Melide, Paradiso, Vezia, Caslano, Magliaso, Gordola, Lumino. In totale nell’ultimo anno più di 30 Municipi incontrati. “Un tour molto gratificante, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi, anche perché il contatto diretto con le autorità comunali è il modo migliore per parlare dei temi concreti. Un “viaggio” voluto perché credo – e con me tutto il Consiglio di Stato – nell’importanza del Comune, l’ente più vicino ai cittadini e che meglio può rispondere – curando anche il dettaglio – ai bisogni della gente. Più il Comune sarà forte in futuro e più aumenterà la qualità di vita di tutti noi”. Ma cosa significa forte? “Un Comune lo si può definire forte, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni,  quando esprime una capacità propositiva molto elevata; quando riesce a offrire ai propri cittadini tutti i servizi di cui necessitano; quando permette alle aziende di trovare soluzioni insediative ottimali, ma sa anche creare un ambiente residenziale attrattivo per i cittadini. Una serie di elementi – e l’elenco non si esaurisce qui – che definiscono un ottimo rapporto tra l’autorità comunale e tutti i cittadini. Non è certo facile, anche perché occorre stabilire i giusti rapporti con il Cantone, per sfruttare al meglio le risorse finanziarie che i cittadini e le aziende mettono a disposizione attraverso le imposte. Da qui la sfida – che si chiama Ticino 2020 – di ridefinire le competenze tra Comuni e Cantone, perché sappiamo che determinate cose il Comune può farle meglio del Cantone, grazie alla sua maggior vicinanza con la popolazione”. Di cosa concretamente ha parlato in questi incontri? “Due i temi prioritari: da un lato la riforma delle Autorità regionali di protezione (ARP) e dall’altro lato di “Polizia ticinese”, ossia il progetto che si prefigge di coordinare al meglio le attività della Polizia cantonale e delle Polizie comunali”. Ma il Consigliere di Stato Norman Gobbi non vuole concludere questo suo ultimo intervento dell’anno sul Mattino senza un augurio: “Certo, non voglio mancare l’occasione per augurare a tutti un felice Natale e un buon Nuovo Anno. Il mio auspicio è che queste festività riescano a portare serenità. Poi da gennaio si tornerà a pensare al 2020, che politicamente ci vedrà molto impegnati con le elezioni comunali. AUGURI!!!”
Polizia e tutorie fra le priorità dei Comuni

Polizia e tutorie fra le priorità dei Comuni

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 20 dicembre 2019 de La Regione

I due progetti di riforma sono i temi di discussione con il Dipartimento delle istituzioni

Il progetto ‘Polizia ticinese’ e la futura riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto sono state al centro delle discussioni che il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha avuto con i rappresentanti dei 16 Comuni visitati negli ultimi mesi. «Un momento privilegiato di incontro per un aggiornamento reciproco sulle principali riforme e sui progetti in corso volti a ridefinire i flussi e i compiti tra i due livelli istituzionali», ha affermato Norman Gobbi durante un infopoint con la stampa.
Sia il tema della ‘Polizia ticinese’ (un progetto in divenire per definire meglio i rapporti di collaborazione tra la Cantonale e le varie Comunali), sia quello della riorganizzazione del settore tutele e curatele, a detta di Norman Gobbi hanno incontrato il favore delle autorità comunali. Per i Comuni, è emerso dagli incontri, è fondamentale precisare in modo chiaro e complementare ruoli e compiti in materia di sicurezza: al Comune i compiti di ‘prossimità’; al Cantone il coordinamento operativo e tutto ciò che esula dalla ‘prossimità’. Il cantiere polizia è ancora in corso, come è in corso quello di riorganizzazione delle Autorità regionali di protezione (Arp) anche se si intravvede la direzione in cui si andrà. Come è noto il Consiglio di Stato ha designato nei mesi scorsi un Gruppo di progetto con il compito di ridefinire ruolo e competenze delle strutture pubbliche che si occupano di protezione del minore e dell’adulto. L’intenzione è quella di arrivare a una sorta di cantonalizzazione delle attuali Arp (Autorità regionali di protezione) con uno sgravio finanziario per il Comuni interessati pari a una quindicina di milioni di franchi. Cifre ancora ipotetiche, comunque. Si parla però anche di un abbandono dell’attuale modello amministrativo per arrivarne a uno di tipo giudiziario. All’estero, infatti, le decisioni delle Arp non vengono riconosciute proprio in quanto autorità amministrative. Lo scorso 3 dicembre (cfr. laRegione) Frida Andreotti, capo della Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni, confermava che era allo studio l’istituzione di nuove Preture specializzate su tutto il territorio cantonale e un organo che le coordini. Entro gennaio i due modelli verranno sottoposti al governo.

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 19 dicembre 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12554691

Après les minarets, la burqa?

Après les minarets, la burqa?

Servizio all’interno della puntata di Infrarouge/RTS di mercoledì 18 dicembre 2019

Dix ans après le choc des minarets, c’est l’interdiction de la burqa, du niqab et de toute forme de dissimulation du visage qui commence à enflammer le débat en Suisse. A l’initiative lancée par la droite dure, le parlement oppose un contre-projet, qui obligerait seulement à dévoiler son visage devant les autorités. Alors faut-il bannir de nos rues la burqa et ce qu’elle représente? Ou ce texte est-il la mauvaise réponse à un non problème? Après les minarets, la burqa?

https://www.rts.ch/play/tv/emission/infrarouge?id=404386

(dal minuto 27.40)

Tutto sulla Città in una ‘app’

Tutto sulla Città in una ‘app’

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 18 dicembre 2019 de La Regione

Mendrisio diventa il primo ‘comunemio’ del cantone e apre la strada a un progetto pilota.
È tutta momò la piattaforma che mira ad avvicinare il cittadino all’amministrazione. Obiettivo ‘contagiare’ il Paese.

Cambia lo sguardo
Anche i Comuni, ormai, si sono lasciati prendere nella… rete. L’era digitale è una realtà e l’amministrazione pubblica non può restare alla finestra. Così, quando a Mendrisio è stato proposto di essere parte integrante di un progetto pilota che aspira a ‘conquistare’ (quasi) tutti i Comuni non solo del Ticino bensì della Svizzera intera, non ha faticato a rispondere di ‘sì’. La Città sarà, insomma, protagonista di una ‘app’ (un’applicazione per dirla tutta) già definita “futuristica” e gratuita. Chi l’ha immaginata – ovvero localsearch, marchio di Swisscom directories – ha voluto ribattezzarla ‘comunemio’, in modo da rimarcare la volontà di traslare nell’universo locale un’attitudine che è globale. E la scelta di prendere il ‘la’ dal Mendrisiotto, coinvolgendo altresì un’azienda momò – la Dos group – per sviluppare l’operazione, è stata voluta. Del resto, il capoluogo ha già fatto il salto nel digitale, decidendo di diventare una città ‘smart’.

La missione dell’‘app’, concretizzata in un anno di lavoro, è chiara: essere utile al cittadino. Su questa piattaforma di comunicazione si metteranno, infatti, in contatto l’utente con l’amministrazione comunale e le istituzioni e associazioni culturali e sportive presenti sul territorio. Come dire che si può animare la vita comunale anche da un telefonino. Stefano Santinelli, Ceo di localsearch, non nasconde le ambizioni dell’iniziativa. «L’obiettivo è quello di digitalizzare 2mila Comuni, 40-50mila associazioni e raggiungere così 5-6 milioni di cittadini. Questa app – rilancia – ha un grande potenziale». In più, ha fatto capire, sarà alla portata pure dei piccoli Comuni, svantaggiati a fronte delle possibilità (anche finanziarie) dei grossi centri. D’altro canto, l’applicazione è quanto mai legata alla territorialità, come ha tenuto a osservare Stefano Doninelli, Ceo di Dos group. Tanto più che ‘comunemio’ darà l’opportunità di personalizzare le informazioni nel solco degli interessi dell’utente che la consulta. Dunque i diversi calendari (dal proprio Comune al sodalizio) non avranno più segreti, al pari dei servizi e, al contempo, non ci si lascerà sfuggire più nessuna a manifestazione. «La piattaforma permette di essere più vicini alla nostra realtà – ha constatato il sindaco di Mendrisio Samuele Cavadini –. Non solo, di conoscere ciò che accade sotto l’aspetto delle attività sociali e culturali».

Una Città già ‘smart’
La Città, d’altra parte, aveva già intrapreso questa strada. «In effetti, anche Mendrisio sta andando in quella direzione, per valorizzare altresì il patrimonio che possiede. Ad esempio, la nostra è stata la prima città in Ticino, al suo fianco la Supsi, a entrare a far parte del Concetto Smart City». Il passo successivo, ci ha fatto capire il sindaco, sarà quello di portare piu servizi sullo sportello elettronico. «Ma senza – ha precisato subito – dimenticare il contatto umano». Nel Distretto, del resto, il capoluogo non è il solo a misurarsi col mondo digitale. A Morbio Inferiore, come in altri Comuni del cantone, si è deciso di provare l’esperienza dell’e-cittadino, favorendo lo scambio di informazioni fra palazzo (comunale) e abitanti. In fondo, ha reso attenti dal canto suo il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, «dall’albo comunale all’‘app’ sul cellulare oggi il passo è breve». Riconosciuto il ritardo sulla digitalizzazione dell’apparato statale, resta l’ineluttabilità di un cambiamento in atto. «E come dipartimento – ha ribadito – è da anni che ci stiamo muovendo in questa direzione, proprio per migliorare la relazione fra cittadino-utente e servizi dello stato».

Una ‘app’ che dà una mano, quindi, serve sempre.

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 17 dicembre 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12546513