Gobbi con gli studenti dell’Elvetico

Gobbi con gli studenti dell’Elvetico

Non è tornato sui banchi di scuola, ma tra i banchi di scuola. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi martedì 26 novembre ha dato la sveglia, nel vero senso della parola, agli studenti dell’Istituto Elvetico di Lugano.
Infatti prima dell’entrata in aula, tutti i ragazzi che frequentano le III e IV Medie e il Liceo all’Elvetico si sono riuniti nella grande palestra, dove il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha rivolto loro il saluto del mattino.
Un momento durante il quale Gobbi ha insistito sul ruolo della formazione per la realizzazione personale di ogni individuo. In seguito, Gobbi ha incontrato i più piccoli: si tratta dei ragazzi di I e II Media. Con loro, assieme al docente Angelo Elia, ha passato quasi un’ora, in cui gli allievi hanno potuto conoscere il consigliere di Stato non solo sotto il profilo politico, ma anche sotto l’aspetto umano.
Un momento aperto dal canto dell’Inno Svizzero, cosa che ha fatto particolarmente piacere.
Uno scambio tra Gobbi e i giovanissimi studenti, piacevole, ma, come detto, anche arricchente. Poi, via di corsa per la riunione extra muros al Conservatorio della Svizzera italiana a Lugano Besso.

 

 

 

“Lugano diventa capitale della Giustizia”

“Lugano diventa capitale della Giustizia”

Il Consigliere di Stato dopo la decisione di acquistare l’ex Banca del Gottardo

È un passo decisivo quello fatto dal Consiglio di Stato: la proposta di acquistare per 80 milioni di franchi l’immobile ex Banca del Gottardo, firmato Mario Botta, oggi di proprietà di EFG Bank SA, in centro Lugano, nonché di programmare la completa ristrutturazione dell’attuale Palazzo di Giustizia permetterà di realizzare il Polo logistico delle autorità giudiziarie ticinesi. “Siamo giunti a una soluzione ottimale, dopo un lungo iter fatto di analisi, di possibili soluzioni, di proposte alternative – afferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Oggi mettiamo sul tavolo la visione definitiva di quelli che saranno gli spazi necessari alla magistratura per funzionare al meglio. Da un lato avremo una sede prestigiosa, come è doveroso che sia, grazie all’edificio progettato dall’architetto Botta, e dall’altro lato ci assicuriamo la possibilità di avere per i prossimi decenni il necessario spazio a disposizione per questi servizi essenziali per la collettività.”

A Lugano si concentreranno così le Autorità inquirenti (Ministero pubblico, Magistratura dei minorenni, Polizia), le Autorità giudiziarie (Tribunale d’appello, Pretura civile di Lugano, Tribunale d’espropriazione, Uffici del giudice dei provvedimenti coercitivi, Pretura penale e Consiglio della Magistratura), altri servizi amministrativi cantonali (Servizio nuove entrate dell’Ufficio della migrazione, Ufficio dell’incasso e delle pene alternative), nonché altri servizi amministrativi del Luganese, sempre del Dipartimento delle istituzioni (e qui intendo l’Ufficio del registro fondiario, dell’Ufficio di esecuzione, dell’Autorità di prima istanza LAFE, dell’Ufficio dei fallimenti, dell’Ufficio dello Stato civile, della messaggeria e verosimilmente delle Autorità regionali di protezione). “Andiamo a realizzare – sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi – ciò che la nostra Costituzione prevede. Se Bellinzona è capitale politica del Cantone, Lugano è la capitale della Magistratura. Senza però dimenticare che sarà assicurata in ogni regione la presenza di quelle autorità di maggior prossimità ai cittadini, ad esempio le Preture e le future Autorità di protezione una volta cantonalizzate. Il lavoro per portare a tetto questa impostazione è purtroppo ancora lungo. Ne sono cosciente. Però come politici abbiamo il dovere di trovare soluzione durature. Nel settore delle infrastrutture, che come Stato dobbiamo mettere a disposizione della Giustizia, oggi abbiamo tracciato una direzione chiara. Certamente ne beneficia la Città di Lugano e la sua popolazione, ma il servizio garantito in stabili dignitosi e rappresentativi darà quell’immagine positiva che la Giustizia merita anche dal punto di vista architettonico, che andrà a rafforzare il suo ruolo – già oggi percepito positivamente – nella popolazione ticinese tutta”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

La “frittata” della tassa militare

La “frittata” della tassa militare

Da www.rsi.ch/news

I vertici della protezione civile di Lugano denunciano gli effetti perversi delle nuove norme – Il bilancio del 2019

Militi che hanno finito l’assoggettamento con la vecchia legge devono continuare a pagare con la nuova: è il pasticcio, che riguarda centinaia di persone in tutta la Svizzera, denunciato ancora una volta venerdì in occasione dell’annuale rapporto degli ufficiali della protezione civile del consorzio di Lugano Città.

Per effetto di una mancata coordinazione fra il Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport e quello delle finanze, da un lato la riforma dell’obbligo di servizio, che prevede un totale di 245 giorni da svolgere in modo flessibile fra i 19 e i 37 anni di età, non è ancora stata approvata dalle Camere e non sarà in vigore prima del 2021. Dall’altro, però, è già scattato il ricalcolo della tassa militare. Prima si faceva di anno in anno fino al 30mo o 32mo, mentre il nuovo meccanismo è cumulativo fino al 37mo, con la conseguenza che coloro che con il precedente sistema avevano effettuato relativamente pochi giorni di servizio si ritrovano confrontati a fatture salate per non aver toccato il traguardo di 245, un obbligo… che ancora non c’è. Fatture salate, oltre tutto, anche perché calcolate sulla base del reddito attuale. “Non si raggiunge così lo scopo di motivare il cittadino a prestare servizio volontario”, secondo il comandante Aldo Facchini, e se non è un sistema per far cassetta “allora bisogna fare retromarcia”.

“Questa misura ha creato una chiara iniquità che deve essere contrastata. L’autorità federale fiscale non voleva entrare in discussione, ma ha dovuto sedersi al tavolo”, spiega il consigliere di Stato Norman Gobbi, “dovranno essere fatti dei conguagli a tutela dei militi trovatisi in questa situazione che danneggia loro, ma anche l’immagine della PC”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-frittata-della-tassa-militare-12475635.html

Discorso pronunciato in occasione della Cerimonia di consegna dell’arma SCP 2019

Discorso pronunciato in occasione della Cerimonia di consegna dell’arma SCP 2019

Giubiasco – 28 novembre 2019

– Fa stato il discorso orale –

Care e cari aspiranti,
sono passate poco più di due settimane dal nostro incontro nella sala del Gran Consiglio, quando ho avuto il piacere di conoscervi e di presentarvi – rispondendo alle vostre domande – alcune linee guida della politica di sicurezza, ma soprattutto del lavoro che sarete chiamati a svolgere al termine della vostra Scuola cantonale di Polizia. Già allora avevo potuto introdurre il discorso sulla responsabilità di cui siete e sarete investiti. Una responsabilità che oggi diventa effettiva al cento per cento, con la consegna dell’arma. All’interno del vostro percorso di formazione questo è il momento ufficiale di maggiore rilevanza. Da oggi siete agenti a tutti gli effetti.  Non è un caso se viene data così tanta rilevanza a questo momento. Non è un caso se l’autorità di nomina – il Consiglio di Stato e per esso il capo del Dipartimento delle istituzioni – abbia voluto sottolineare con una specifica cerimonia l’atto che sto per compiere, consegnandovi l’arma che vi accompagnerà durante tutta la vostra carriera all’interno del Corpo di Polizia che avete scelto. Una cerimonia che anche per me ha un significato profondo. Certo, alla fine del vostro anno di formazione, quando avrete superato gli esami, ci sarà la cerimonia di consegna degli attestati e sarò ancora io a formalizzare la riuscita del vostro impegno di formazione. Quello sarà però soprattutto un momento di festa, di gioia per il passo che avete compiuto e per gli sforzi che avete sostenuto. Oggi invece nelle vostre mani riceverete ufficialmente l’arma. Da oggi potrebbe capitare che quest’arma sarete costretti ad usarla. E che da quest’arma potrebbe partire un colpo, se la situazione lo dovesse imporre.
In questi mesi di formazione i vostri “maestri” (poi ritornerò su questo termine) vi hanno portato a comprendere quando l’uso dell’arma può essere indispensabile. Sapete che sarà l’ultima ratio che vi resta per risolvere una situazione di grande pericolo, per voi e per altre persone eventualmente coinvolte. Vi hanno insegnato a leggere le situazioni di conflitto e di pericolo. Vi hanno insegnato a mantenere la concentrazione, a mantenere il sangue freddo. Attraverso la formazione, ne sono convinto, saprete affrontare con la giusta capacità di scelta anche le situazioni più difficili. Quelle che richiedono una decisione in pochissimi istanti. E sarete voi a scegliere l’opzione migliore, più adeguata, più proporzionata alla minaccia che vi si presenta davanti o al conflitto che sarete chiamati a risolvere. Con voi 20 giorni fa commentavo la decisione del Procuratore pubblico Moreno Capella di emanare un decreto d’abbandono nei confronti dell’agente della cantonale che 2 anni fa a Brissago si vide costretto a impugnare l’arma e a sparare, uccidendo un richiedente l’asilo di 38 anni. La perizia e le indagini, affidate agli specialisti della Polizia di Zurigo proprio per essere al di sopra di ogni sospetto, hanno appurato che quell’agente agì in modo proporzionato, corretto. A lui non si può imputare nulla. Una conclusione che riabilita l’agente, la modalità del suo intervento, ma che dà credibilità all’intero Corpo.
Una conclusione che dimostra inoltre l’alto grado di preparazione a cui gli agenti sono sottoposti. È notizia di pochi giorni fa: l’avvocato che fa gli interessi dei famigliari della vittima ha deciso di ricorrere contro la decisione del procuratore pubblico. Legittimo, anche se di fronte a queste tragedie ritengo che perseverare nel voler ottenere una ragione non concessa dopo un lavoro meticoloso di indagine può sfociare in un accanimento. In un impoverimento della credibilità.
Ma – lo sappiamo bene – il tentativo di delegittimare tutto i tutti per un mero interesse di parte è ormai sport nazionale. Lo dicevo già ai vostri colleghi lo scorso anno: se le vostre azioni saranno proporzionate alla situazione, sappiate che potrete sempre contare sul sostegno del Corpo, del Comandante e del sottoscritto. Siate coscienti che in un modo o nell’altro qualsiasi scelta che farete sarà importante e che dovrete sempre avere l’umiltà e l’intelligenza di lasciarvi guidare da chi ha più esperienza di voi. E qui mi ricollego al termine “maestro”: ecco, in questi mesi di scuola avete avuto diversi insegnanti che hanno dato il meglio per prepararvi ad affrontare un lavoro tanto affascinante, quanto di grande responsabilità. Ma al termine della scuola anche se non saranno più questi stessi docenti avrete sempre dei “maestri”: sono quei colleghi che giorno dopo giorno vi aiuteranno a crescere, a migliorare, ad affinare le vostre competenze personali. Non perdete mai l’occasione di imparare da loro. Fatene sempre tesoro e abbiate anche l’umiltà di vedere e riconoscere eventuali vostri errori. Solo così diventerete con il tempo non solo dei buoni agenti, ma degli eccellenti agenti e delle ottime persone. Abbiate sempre la consapevolezza di fare parte di un gruppo, di un team. Non per nulla si dice “Corpo di Polizia”. Dovrete sempre collaborare con i vostri colleghi. Oltre a essere il miglior sistema per risolvere un caso, per seguire un’inchiesta, è anche il miglior modo per crescere personalmente. Quest’arma che ricevete oggi non dovrà mai spaventarvi. Ma, come detto, aumenta la vostra responsabilità. Sono sicuro – e con me i vostri istruttori – che ne saprete fare l’uso migliore. Questa pistola vi assegna un nuovo status di fronte alle cittadine e ai cittadini. Siatene sempre coscienti. Siatene sempre responsabili, affinché in Ticino si possa continuare a fare una buona prevenzione, un’ottima repressione con i risultati positivi che stiamo raccogliendo in questi ultimi anni. Forza e coraggio! Con gli Auguri per gli ultimi mesi di formazione che vi vedranno spesso impegnati sul campo. Poi ci rivedremo il 28 febbraio per la cerimonia di fedeltà alla costituzione e alle leggi!

 

 

Cerimonia di Consegna dell’arma per la Scuola di polizia del V° circondario

Cerimonia di Consegna dell’arma per la Scuola di polizia del V° circondario

Comunicato stampa

Oggi a Giubiasco presso il Centro formazione di polizia si è tenuta la cerimonia di Consegna dell’arma agli aspiranti della Scuola di polizia del V° circondario. All’evento, diretto dal cap Cristiano Nenzi, sono intervenuti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il Comandante della Polizia cantonale col Matteo Cocchi. Pure presenti tutti i Comandanti, o loro rappresentanti, dei Corpi di polizia con aspiranti in formazione. 

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi nel suo discorso ha sottolineato l’importanza di questo momento, la fiducia riposta dai cittadini nei confronti dei futuri agenti di polizia, il ruolo della formazione che dovrà continuare in un aggiornamento costante anche dopo la fine della Scuola di polizia e la responsabilità che ogni agente si assume, nel rispetto delle leggi e attraverso un comportamento professionale e privato all’altezza del compito a cui ognuno sarà chiamato.

Nel suo intervento il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha dal canto suo evidenziato come con la cerimonia odierna sia terminato per tutti gli aspiranti un importante tassello della loro formazione di base e che da questo momento tocca ad ognuno di loro dare prova sul terreno di quanto appreso sui banchi di scuola e sulle piazze di tiro.

Dopo un percorso di formazione impegnativo, comprensivo di allenamenti pratici e di approfondimenti normativi sull’uso della pistola d’ordinanza, 29 aspiranti agenti della Polizia cantonale (di cui 23 aspiranti gendarmi e 6 aspiranti ispettori), 15 aspiranti agenti delle Polizie comunali (rispettivamente di Bellinzona, Lugano, Mendrisio, Biasca, Chiasso, Ceresio Nord, Intercomunale Gordola), 2 aspiranti della Polizia dei trasporti, 3 aspiranti della Polizia cantonale dei Grigioni e 1 aspirante della Polizia militare, hanno così ricevuto ufficialmente la pistola d’ordinanza. I 50 aspiranti totali, fra cui si contano 11 donne, sono ora pronti per il completamento della loro formazione, che prevede un periodo di stage nei posti di polizia e presso i propri comandi di appartenenza. Questo ulteriore e fondamentale passo porterà loro al conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia, con il superamento degli esami federali di professione il pr ossimo mese di febbraio.

Al posto della banca il Palazzo di giustizia

Al posto della banca il Palazzo di giustizia

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 28 novembre 2019 del Corriere del Ticino

Stabile Botta – Il Cantone intende comprarlo per 80 milioni e trasferici tribunali e Procura Un’epoca che si chiude: per decenni è stato uno dei simboli della forza della Lugano finanziaria EFG rassicura: «Restiamo legati al Ticino e rinnoveremo gli edifici di nostra proprietà in centro»

Ottanta milioni: a tanto ammonta l’investimento del Cantone per acquistare lo stabile EFG di viale Franscini (ex Banca del Gottardo) a Lugano. Insieme all’attuale Palazzo di giustizia in via Pretorio, l’immobile costruito da Mario Botta andrà a costituire un polo per la giustizia ticinese «assicurandole così – si legge in una nota del Consiglio di Stato – per i prossimi cinquant’anni spazi adeguati e coerenti dal punto di vista della funzionalità del lavoro». Il messaggio, approvato ieri dal Governo e che ora verrà trasmesso al Gran Consiglio, contiene pure la richiesta di un credito di quasi 6,5 milioni di franchi per la progettazione della ristrutturazione e dell’adeguamento dello stabile EFG, ma anche per uno studio di fattibilità e per la progettazione degli spazi destinati alla sede provvisoria necessaria al momento del cantiere al Palazzo di giustizia. Infatti, nei prossimi anni verranno intrapresi anche i lavori di rimessa a nuova dello stabile di via Pretorio (il costo preventivato ammonta a 83 milioni) e nel frattempo il Ministero pubblico verrà trasferito nella sede di via Bossi. Si tratta di lavori importanti e di cifre altrettanto importanti: sono quasi 224 i milioni di franchi che verranno investiti nel periodo 2020/2032 per completare il nuovo polo della giustizia.

Un luogo centralissimo
«Negli ultimi anni alla ricerca di uno spazio per la giustizia – spiega il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi – abbiamo valutato molte varianti, ma una delle condizioni poste era di poter disporre di uno stabile che fosse rappresentativo e degno del terzo potere» (il palazzo ex Banca del Gottardo sarà sede del Tribunale d’appello, che rappresenta il terzo potere del sistema democratico cantonale, n.d.r.). A far propendere il Cantone ad acquistare lo stabile, la disponibilità di metri quadri, la posizione centrale così come pure il suo essere un simbolo. Il palazzo è stato infatti per anni uno dei veri cuori della Lugano finanziaria. È stato la sede della Banca del Gottardo negli anni della sua massima espansione e ha poi vissuto, nel 2008, la fusione con la BSI e infine l’assorbimento in EFG.

La ripartizione e i tempi
Nella sede di viale Franscini saranno sotto lo stesso tetto tribunali e uffici, compreso il Tribunale d’appello che attualmente si trova a Locarno, il Tribunale penale cantonale e la Corte d’appello e di revisione penale, la Pretura penale e il Tribunale di espropriazione. Nel Palazzo di giustizia ristrutturato troveranno spazio invece Ministero pubblico unificato (sedi di Lugano e Bellinzona), Magistratura e Polizia. L’accordo con l’istituto bancario prevede che EFG occupi per i prossimi tre anni il palazzo Botta, dove i lavori di ristrutturazione partiranno nel 2024. Nel 2032 saranno invece terminati quelli che riconsegneranno il «vecchio» Palazzo di giustizia al Ministero pubblico.

Secondo il direttore Gobbi, «l’acquisto del palazzo EFG rappresenta non solo un miglioramento a livello logistico, ma anche un investimento per il futuro. Di immobili importanti realizzati da Mario Botta il Cantone non ne possiede molti: questo è anche un riconoscimento dell’autorità cantonale nei confronti del maestro».

Cornaredo resta un’opzione
La Città di Lugano aveva chiesto formalmente al Cantone di portare Palazzo di giustizia (o almeno una parte di esso) in una delle future due torri la cui realizzazione è prevista al nuovo polo sportivo degli eventi. Ipotesi a questo punto non più realizzabile. «Era un’opzione – spiega il capodicastero Roberto Badaracco – che abbiamo sempre tenuto in considerazione. Il Cantone però, nonostante diverse sollecitazioni, non ci ha mai fatto sapere le sue intenzioni. Le nostre porte restano comunque aperte». Ma la perdita del Cantone rischia di compromettere il progetto (che verrà tra l’altro presentato oggi)? «No», risponde il sindaco Borradori. «Una torre sarà occupata dagli uffici della città e l’altra ospiterà contenuti abitativi. Esiste ancora la possibilità che il Cantone porti degli uffici a Cornaredo. In questo caso potrebbero utilizzare parte dello stabile che sorgerà di fronte ai Pompieri». Come spiega dal canto suo Gobbi, «la variante di uno spostamento a Cornaredo era ipotizzabile per le attività amministrative, ma non certo per la giustizia». In ogni caso, conclude, «il discorso non è ancora completamente chiuso visto che abbiamo ancora altri servizi da riposizionare».

Che farà l’istituto?
EFG ha fatto sapere in una nota di «rimanere legata al Ticino» e che si concentrerà sugli stabili già di sua proprietà, come lo storico Palazzo Riva.

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Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 27 novembre 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12467643

Il Cantone acquista lo stabile ex Banca del Gottardo e definisce la pianificazione delle sedi delle autorità giudiziarie

Il Cantone acquista lo stabile ex Banca del Gottardo e definisce la pianificazione delle sedi delle autorità giudiziarie

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, nella sua seduta di mercoledì 27 novembre 2019, ha approvato il messaggio con la richiesta di un credito di 80 milioni di franchi per l’acquisto dell’immobile ex Banca del Gottardo dell’arch. Mario Botta a Lugano di proprietà di EFG Bank SA, e di un credito di 6.44 milioni di franchi per la progettazione della relativa ristrutturazione e adeguamento logistico. Tale credito servirà pure per uno studio di fattibilità e per la progettazione degli spazi destinati alla sede provvisoria, necessaria al momento della ristrutturazione del Palazzo di giustizia di Lugano (PGL).

È un passaggio decisivo, quello siglato dal Governo, per l’amministrazione della Giustizia nel Canton Ticino. Oltre ad entrare in possesso di uno degli stabili amministrativi di maggior prestigio nel centro di Lugano, a meno di 300 metri dall’attuale Palazzo di giustizia, il Consiglio di Stato ha definito l’assetto logistico e infrastrutturale del futuro delle Autorità inquirenti (Ministero pubblico, Magistratura dei minorenni, Polizia), delle Autorità giudiziarie (Tribunale d’appello, Pretura civile di Lugano, Tribunale d’espropriazione, Uffici del giudice dei provvedimenti coercitivi, Pretura penale e Consiglio della Magistratura), di altri servizi amministrativi cantonali (Servizio nuove entrate dell’Ufficio della migrazione, Ufficio dell’incasso e delle pene alternative), nonché di altri servizi amministrativi del Luganese (e qui si parla dell’Ufficio del registro fondiario, dell’Ufficio di esecuzione, dell’Autorità di prima istanza LAFE, dell’Ufficio dei fallimenti, dell’Ufficio dello Stato civile, della messaggeria e verosimilmente delle Autorità regionali di protezione). Alcune modifiche nell’occupazione e assegnazione degli spazi, segnala il messaggio, potrebbero intervenire in corso d’opera, anche perché l’arco temporale per completare questa importante ristrutturazione si sviluppa dal 2020 al 2032.

Un Polo per la Giustizia ticinese
Con questa decisione il Consiglio di Stato creerà a Lugano – nelle due sedi scelte, ossia nell’attuale Palazzo di giustizia completamente ristrutturato e nello stabile ex Banca del Gottardo – un polo per la Giustizia ticinese, trasferendovi anche le autorità di prima istanza penale, quando queste precedentemente erano previste a Bellinzona nel ristrutturando Pretorio. Ma a Bellinzona si rafforzerà la presenza del Tribunale penale federale, le cui esigenze di nuovi spazi legati all’istituzione di una Corte di Appello federale indipendente decisa dall’Assemblea federale il 17 marzo 2017 saranno soddisfatte con l’assegnazione di un intero piano nel futuro Pretorio, che ospiterà pure la Polizia cantonale (con Gendarmeria e Polizia giudiziaria), la Pretura civile di Bellinzona e le Strutture carcerarie cantonali con celle per la carcerazione preventiva.

Il valore dell’immobile
Il Consiglio di Stato sottolinea l’ottima collaborazione con i vertici di EFG Bank SA. Il Cantone, dopo aver valutato attentamente diverse alternative, ha individuato nello stabile costruito dall’arch. Mario Botta ed inaugurato nel 1988 la struttura potenzialmente migliore per dare alla Giustizia ticinese oltre che una sede di prestigio, anche un immobile rispondente a tutte le necessità di spazio. A questo punto EFG Bank SA si è dimostrata disponibile ad entrare in materia sulla vendita. Per stabilire il prezzo dello stabile, il Consiglio di Stato – attraverso la Sezione della logistica – ha fatto esperire dettagliate perizie, che hanno portato in ultima analisi a stabilire un valore di 80 milioni di franchi per un edificio definito in eccellente stato e composto da 6 piani fuori terra e da 3 piani interrati, suddiviso in 4 blocchi, per una superficie totale di 24’862 metri quadrati, di cui 9mila ad uso uffici, 3mila per l’autorimessa da 106 posti auto, 4’800 per archivi e 2mila per i servizi tecnici. Il 22 novembre scorso le due parti – CdS e EFG Bank SA – hanno firmato una lettera d’intenti che, riservate le competenze del Parlamento, stabilisce i termini dell’acquisto. In particolare EFG Bank potrà rimanere nello stabile per un periodo indicativo di 3 anni dal momento dell’acquisto.

Fasi del progetto, operatività e costi
Per garantire l’operatività della Magistratura ticinese nel corso di tutte le fasi di ristrutturazione, in particolare del Palazzo di giustizia di Lugano, è stata individuata una sede provvisoria nello stabile di via Bossi, che – debitamente ristrutturato per una spesa preventivata in 5 milioni di franchi – permetterà di far spazio a quei servizi, soprattutto il Ministero pubblico, che dovranno traslocare per i lavori al PGL. Gli uffici ospitati nell’edificio di via Bossi, ossia la Pretura civile di Lugano, il Tribunale delle espropriazioni e l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, entreranno invece nei nuovi spazi dell’ex Banca del Gottardo. Le varie fasi dei lavori si svilupperanno dal 2024, con la ristrutturazione dell’immobile progettato dall’architetto Botta, al 2032, quando il PGL sarà definitamente ristrutturato e consegnato al Ministero pubblico. Le uscite totali d’investimento per l’acquisto dell’ex Banca del Gottardo (80 milioni di franchi), per la sua ristrutturazione e adeguamento (55.9 milioni di franchi), per la ristrutturazione e adeguamento del Palazzo di giustizia di Lugano (83 milioni di franchi), nonché per l’adeguamento della sede provvisoria nello stabile di via Bossi (5 milioni di franchi) ammontano quindi a 223.95 milioni di franchi, che verranno investiti nel periodo 2020/2032. Al termine di un lungo iter, fatto di proposte, di analisi, di possibili soluzioni il Consiglio di Stato è convinto di presentare al Parlamento una proposta lungimirante, realistica e fattibile, che assicura alla Giustizia ticinese dei prossimi 50 anni spazi adeguati e soprattutto coerenti da un punto di vista della funzionalità del lavoro.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita nei Comuni di Ascona e di Brissago

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita nei Comuni di Ascona e di Brissago

Comunicato stampa

Continua la serie di incontri tra il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e i Comuni ticinesi. All’ordine del giorno degli appuntamenti con i Municipi di Ascona e di Brissago la collaborazione tra la Polizia cantonale, la riorganizzazione del settore della protezione del minore e la riforma «Ticino 2020». Iniziata nel giugno del 2018 a Stabio, la terza serie di incontri proseguirà nelle prossime settimane per concludersi il 18 dicembre a Lumino.

Si sono svolti lunedì scorso i due incontri tra il Consigliere di Stato Norman Gobbi e una delegazione dei Municipi di Ascona e di Brissago. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha rammentato in apertura di entrambi i momenti che «l’obiettivo di questi incontri è quello di rafforzare la collaborazione tra Cantone e Comuni, partendo da un dialogo diretto e trasparente».
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha posto in entrambe le occasioni una serie di domande puntuali per conoscere le aspettative e gli spunti raccolti serviranno a completare le riflessioni delle tre riforme in corso.
Il Comune di Ascona ha ospitato il primo dei due appuntamenti. La discussione è avvenuta in un clima disteso e sereno e i rappresentanti del Municipio presenti hanno potuto esprimere le loro aspettative e le loro preoccupazioni. In particolare, il Sindaco di Ascona Luca Pissoglio ha espresso la disponibilità del Municipio a intavolare un dialogo sui dossier, e ha ribadito il ruolo di prossimità con i cittadini che giocoforza i Comuni devono mantenere sia in materia di sicurezza che per quanto concerne la protezione del minore e dell’adulto.
Dal canto suo il sindaco di Brissago Roberto Ponti ha espresso soddisfazione per questo incontro e auspica che possa fare da apripista a una serie di riunioni anche con altri Consiglieri di Stato.
Gli incontri proseguiranno nelle prossime settimane con Melide, Paradiso, Massagno, Vezia, Monteggio, Caslano, Magliaso, Mendrisio, Chiasso, Gordola, Cugnasco, Bellinzona e Lumino. Al termine di questa tornata verrà stilato un bilancio in occasione di un incontro informativo con gli organi d’informazione che sarà organizzato prossimamente. 

Divisione della giustizia: nominata la coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica

Divisione della giustizia: nominata la coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica

Comunicato stampa

Il Governo ha nominato nella sua ultima seduta la Signora Chiara Orelli Vassere quale coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica presso la Direzione della Divisione della giustizia. Una nuova figura voluta dal Dipartimento delle istituzioni cui è stata attribuita la gestione istituzionale di questa importante tematica.

Classe 1965, domiciliata nella Città di Lugano, Chiara Orelli Vassere ricopre attualmente la carica di Direttrice di SOS Ticino – Soccorso Operaio Svizzero – e vanta una solida e comprovata esperienza dal profilo istituzionale anche a livello di tematiche sociali.
La Signora Orelli Vassere implementerà, d’intesa con la Direttrice della Divisione della giustizia, la nuova figura di coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica, predisponendo in particolare il piano di azione cantonale e i vari progetti volti alla messa in atto della Convenzione di Istanbul e delle leggi federali in materia.
Oltre alla rappresentanza istituzionale in gruppi di lavoro e conferenze nazionali e inter-cantonali, questa nuova figura coordinerà altresì la comunicazione, le campagne di sensibilizzazione nonché la formazione sul tema, garantendo e promuovendo i contatti con tutti i partner del settore sul piano cantonale, inter-cantonale e federale.
La nomina di questa importante figura è resa nota oggi proprio in concomitanza con la ventesima Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e vuole segnare la risposta delle Istituzioni alla necessità di avvalersi di un punto di riferimento proprio in questo ambito. Un fenomeno, quello della violenza domestica, che già oggi nel nostro Cantone vede impegnati diversi servizi pubblici e molteplici enti sul territorio, che in questo periodo hanno promosso diverse lodevoli iniziative allo scopo di sensibilizzare la popolazione sull’argomento e promuovere la consapevolezza nei confronti della violenza tra le mura di casa, che non va assolutamente sottovalutata.

“Non si può scherzare sulla sicurezza della gente”

“Non si può scherzare sulla sicurezza della gente”

L’importanza di esercitare le capacità di affrontare le minacce

Più di 2’000 persone coinvolte in tutta la Svizzera, 70 stati maggiori di condotta attivati in tutti i Cantoni: è questo in estrema sintesi il quadro dell’esercitazione della Rete integrata svizzera per la sicurezza, che ha avuto il suo culmine nelle giornate dall’11 al 13 novembre scorso. “Immaginate un attacco terroristico, scenario che Nazioni a noi vicine hanno dovuto subire e che purtroppo non possiamo escludere che si verifichi anche in Svizzera. Ecco, l’operazione svoltasi anche qui in Ticino era proprio incentrata su una tale simulazione” – afferma il consigliere di Stato Norman Gobbi che giovedì a Berna, in qualità di presidente della conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri, nonché responsabile della Piattaforma politica della Rete di sicurezza, è intervenuto nella giornata di chiusura, dopo aver seguito, passo passo nei mesi scorsi l’organizzazione. “Poter verificare e allenare ai più alti livelli e in simulazioni realistiche le capacità di risposta e di intervento contro potenziali grandi rischi – come lo è sicuramente il terrorismo – risulta decisivo per garantire una elevata capacità di intervento, se dovessero verificarsi casi reali, e quindi poter dare la massima protezione alla nostra gente. In particolare, assieme a tutti gli altri enti coinvolti, questo tipo di esercitazione – che è la più importante che si tiene ogni due anni nel nostro Paese – permette di verificare l’interazione tra polizia ed esercito nelle situazioni di minaccia. L’esercito svolge un ruolo cruciale come partner della protezione della popolazione nell’ambito degli impieghi sussidiari di sicurezza, ad esempio per la protezione di infrastrutture sensibili. Per entrare in aspetti più tecnici, il coordinamento di tutte le nostre capacità di risposta alle crisi è un fattore essenziale. La gestione delle crisi spinge gli esseri umani ai limiti delle loro capacità prestazionali. Di fronte a una crisi, specialmente coloro che occupano una posizione di comando, possono sentirsi sopraffatti dall’urgenza, dall’incertezza e dai problemi di informazione. È dunque fondamentale che possano appoggiarsi su processi conosciuti e collaudati. Non si può scherzare di fronte alle minacce. Non si può scherzare quando avvengono sciagure e tragedie. Formare le persone per rispondere al bisogno di protezione della popolazione è un compito dunque essenziale: un’assicurazione sulla nostra vita”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.
Ma come viene valutato questo esercizio, durato 52 ore ininterrotte e che ha visto anche il Consiglio di Stato ticinese coinvolto direttamente, visto che una delle minacce principali era costituita da un possibile attacco al Tribunale penale federale di Bellinzona? “La valutazione finale deve ancora essere fatta nei suoi aspetti più tecnici. Ciò che possiamo dire è che l’esercitazione è stata un successo completo, nella consapevolezza che tali esercizi devono essere effettuati anche in futuro”, conclude Norman Gobbi.