Ufficio di esecuzione: apertura a Faido di un nuovo contact center

Ufficio di esecuzione: apertura a Faido di un nuovo contact center

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Sono circa 1’200 le telefonate che quotidianamente giungono nei vari Uffici di esecuzione di Acquarossa, Bellinzona, Biasca, Cevio, Faido, Mendrisio, Locarno, Lugano. In generale negli ultimi anni si è registrato un aumento di contatti con l’utenza in tutti gli ambiti (sportello, telefono, posta elettronica e posta cartacea). L’incessante crescita delle sollecitazioni su tutti i fronti ha reso difficoltosi la reperibilità dei servizi, l’attività di sportello e l’evasione delle pratiche.

Per garantire un servizio più celere ed efficace ai cittadini ticinesi, il Dipartimento delle istituzioni metterà in funzione a partire da lunedì 3 ottobre 2016 un nuovo contact center che permetterà di gestire il traffico telefonico e la posta elettronica in entrata in modo ottimale e fluido.

Di cosa si tratta? Il contact center altro non è che l’evoluzione del più noto call center. Il contact center, infatti, integra funzionalità di comunicazione telefonica con sistemi informativi, aggiungendo all’utilizzo del mezzo telefonico anche altri canali di comunicazione come, tra gli altri, la posta elettronica, il sito internet e la posta cartacea.

Sulla base delle esperienze positive riscontrate alla Sezione della popolazione e alla Sezione della circolazione, che da quasi due anni hanno adottato questo sistema per la gestione delle telefonate e delle richieste in entrata presso i propri servizi, il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto deciso di estendere il progetto a un altro suo settore particolarmente sollecitato.

L’utente, dopo un filtro iniziale garantito da un operatore in grado di rispondere a informazioni di carattere generale e fornire di principio risposte esaustive alle sue domande, sarà collegato, in caso di necessità, direttamente con un funzionario che potrà evadere le richieste più specifiche consultando la sua pratica.

Dal 3 ottobre 2016 il nuovo contact center dell’Ufficio di esecuzione ubicato negli spazi del Pretorio di Faido sarà raggiungibile nei giorni feriali (08.00 – 12.00 e 13.30 – 17.00) ai seguenti recapiti:
• Numero generale Ufficio di esecuzione: 091 816 63 00
• Numero fax: 091 814 81 29
• Indirizzo email: di-ue@ti.ch

Questo nuovo progetto del Dipartimento delle istituzioni si inserisce nella strategia di rafforzamento delle regioni periferiche voluta dal Consigliere di Stato Norman Gobbi. Presso il medesimo saranno attivi sette collaboratori ai quali, nel corso del prossimo anno, se ne aggiungeranno di ulteriori che opereranno nel futuro Centro cantonale per i precetti esecutivi, ubicato anch’esso a Faido.

Il Dipartimento delle istituzioni informa infine che prossimamente sarà organizzato un
incontro con gli organi d’informazione per visitare la nuova struttura.

Gobbi ricevuto da Papa Francesco: «Ho trattenuto a stento le lacrime»

Gobbi ricevuto da Papa Francesco: «Ho trattenuto a stento le lacrime»

Da Tio.ch | Visita due giorni fa in Vaticano del Consigliere di Stato Norman Gobbi e di una delegazione ticinese

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stato ricevuto martedì, 27 settembre, in Vaticano da Papa Francesco.

Attraverso un messaggio pubblicato su Facebook, Gobbi ha descritto brevemente la sua grande emozione e la sua profonda stima nei confronti del Santo Padre.

«Mi sono emozionato», ha scritto il Consigliere ticinese, ammettendo di «avere trattenuto a stento le lacrime».

Papa Francesco è stato definito «l’uomo più straordinario del mondo»: «Le sue parole profonde, i suoi messaggi semplici ma diretti, la sua grande umiltà e umanità, mi hanno toccato molto e confermato la sua grandezza di uomo».

Gobbi ha infine espresso gratitudine «di avere avuto questo incontro privilegiato con Sua Santità».

«Grazie Papa Francesco», ha concluso il ministro ticinese.

Un cavo fatale al SuperPuma

Un cavo fatale al SuperPuma

Da laRegione | Petrini: regole di manutenzione molto severe, aspettiamo l’esito dell’inchiesta

Tre gravi incidenti nell’arco di pochi mesi: un 2016 nero per l’aviazione militare svizzera. «Una tragica sequenza, ma faccio veramente fatica a individuare una causa comune», afferma Silvano Petrini, membro del comitato della sezione svizzero-italiana della Società degli ufficiali delle Forze aeree (Avia). «Da quello che ho letto e sentito, la sciagura sul Passo del Gottardo – aggiunge – sarebbe dovuta al contatto tra l’elicottero e un filo dell’alta tensione. I cavi in genere sono all’origine di almeno la metà degli incidenti d’elicottero degli ultimi vent’anni. Sarà poi l’inchiesta a fare piena luce sull’accaduto e a dirci se altri fattori hanno eventualmente avuto un ruolo».

Già, la causa. O le cause. Al momento certezze non ce ne sono. «Non dobbiamo dimenticare – riprende Petrini – che i piloti sono i primi a voler rientrare a casa la sera sani e salvi. E di norma sono militari professionisti, con un elevato grado di preparazione». L’uomo. E la macchina? «In Svizzera, e questo è riconosciuto anche a livello internazionale, la manutenzione di tutto ciò che vola viene svolta con molta cura, le regole sono assai severe – sottolinea Petrini –. E comunque i velivoli sono fatti per avere una durata operativa molto più lunga di un’automobile o di un camion. Gli aeromobili vengono costantemente aggiornati, sono costruiti con sistemi modulari, cosa che permette di sostituire alcune componenti, pensiamo per esempio all’avionica, con altre moderne. Ma, ripeto, occorre aspettare i risultati dell’inchiesta. Che mi auguro possa essere condotta in tempi ragionevolmente brevi, questo del resto è anche nell’interesse dell’Esercito e della sua immagine: si tratta di rispondere ai legittimi interrogativi dei cittadini».

Il cavo toccato dalla coda dell’elicottero militare era di una linea Aet a media tensione e stava funzionando a 8 Kilovolt, spiega alla ‘Regione’ il direttore dell’Azienda elettrica ticinese Roberto Pronini. La linea elettrica coinvolta è una delle due che salgono sul Passo del San Gottardo (una aerea, l’altra lungo la cantonale) per alimentare strada e ospizio.

Nel tardo pomeriggio sono giunti sul posto tecnici Aet per verificare i danni e per ripristinare la corrente: grazie alla presenza
dell’altro elettrodotto è stato possibile scongiurare il blackout elettrico nella galleria della strada cantonale e all’ospizio. Le Forze aeree svizzere colpite dunque da una nuova tragedia. Per il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, il grave incidente «è una fatalità: la professionalità dei piloti non deve essere messa in dubbio. L’inchiesta chiarirà la dinamica e la causa della tragedia». Gobbi esprime intanto «il cordoglio dell’autorità cantonale alle famiglie dei due piloti che hanno perso la vita nello schianto».

Il segretario comunale: un tassello essenziale

Il segretario comunale: un tassello essenziale

Dal Corriere del Ticino | L’opinione

Cent’anni fa nasceva l’Unione segretari comunali ticinesi. L’anniversario perfetto per soffermarsi su una figura centrale per i nostri enti locali, ma non solo: il segretario comunale. Un ruolo che si è trasformato nel tempo e non poteva essere altrimenti. Infatti, la società ticinese ha conosciuto negli ultimi decenni un’evoluzione economica, sociale, culturale e tecnologica che ha investito la quotidianità di cittadini e istituzioni. Cambiano le abitudini dei cittadini e l’amministrazione pubblica – quindi anche quella comunale – deve stare al passo con i tempi. Una profonda mutazione che ha imposto nuove sfide cruciali ai Comuni e a coloro che si occupano del loro corretto funzionamento. Un federalismo sano è un federalismo moderno, che non subisce l’evoluzione ma l’accompagna e, nel limite del possibile, l’anticipa. Non mi stancherò mai di ribadire che il Comune è un tassello fondamentale del nostro federalismo: rappresenta il primo contatto fra cittadino e istituzioni, tra la quotidianità concreta e pratica di ciascuno e le autorità. Queste ultime, in un Paese come il nostro, sono chiamate a essere al servizio del cittadino, tutelandone la libertà e assicurando l’efficienza dei servizi offerti. La centralità dei Comuni non è retorica, ma si tratta di un’esigenza concreta che si riflette nell’attività dei segretari comunali.

Il Comune del passato rappresentava il punto di riferimento più che altro amministrativo per i cittadini. Gli enti locali erano di dimensioni ridotte, e assicuravano solo alcuni servizi basilari. In questo contesto il segretario comunale era a capo di strutture amministrative tutto sommato modeste, dove i compiti assegnati ai Comuni e le problematiche sociali non erano – perlomeno giuridicamente – troppo complesse. Il responsabile dell’amministrazione comunale si occupava quindi sia di aspetti generali, sia di questioni pratiche e amministrative più spicciole.

Il Comune di oggi invece è in piena fase di transizione. Le aggregazioni comunali hanno aiutato gli enti locali a risolvere i molteplici problemi che nel corso dell’evoluzione sociale si erano acutizzati. In quest’ottica vi erano ad esempio le differenze tra la funzionalità amministrativa e la vitalità democratica, l’autonomia politica e finanziaria ridotta, le numerose collaborazioni intercomunali per assicurare servizi sempre più richiesti o la pianificazione che rispondeva agli interessi particolari anziché a una visione coerente e lungimirante. Il Comune attuale sta risolvendo sempre meglio questi problemi e il segretario comunale è chiamato a gestire e contribuire alla metamorfosi del proprio Comune, a dotare delle risorse e competenze necessarie l’amministrazione comunale affinché sia in grado di assumere compiti e ruoli sempre più complessi. Una figura centrale che assicura un supporto fondamentale ai Municipi che, per essere progettuali, devono poter contare su una struttura performante. Una figura che funge da punto di riferimento per i cittadini. Una figura che rappresenta l’interlocutore privilegiato con gli altri enti pubblici.

Il Comune di domani sta quindi prendendo forma, grazie anche al Piano cantonale delle aggregazioni e alla riforma Ticino 2020 che intendono riorganizzare non solo la geografia locale, ma anche i compiti e i flussi dei vari livelli istituzionali. Si tratta di dotare il federalismo di Comuni funzionanti e funzionali, che sappiano – tanto nelle valli come nei centri urbani – assicurare un notevole standard di servizi ai cittadini. Il segretario comunale sarà più che mai il perno di questa evoluzione (e per certi rivoluzione) locale che ci porterà a definire il Ticino di domani.

I tempi cambiano, si richiede sempre più capacità gestionale, abilità nel razionalizzare le risorse e capacità di condotta del proprio personale. Ma per l’autorità comunale la stella polare da seguire è la salvaguardia di un’autentica prossimità tra cittadino e Comune. Una sfida secolare i cui primi protagonisti sono proprio le nostre e i nostri segretari comunali, a cui desidero formulare un particolare augurio e ringraziamento per l’inestimabile servizio che svolgono lì, vicino a casa nostra a stretto contatto con tutti noi cittadini.

Fusioni: «Se non ci fosse Capolago…»

Fusioni: «Se non ci fosse Capolago…»

Dal Giornale del Popolo | Vertice tra sindaci del Mendrisiotto sul Piano cantonale delle aggregazioni. Difficile trovare un’intesa, ma il Cantone propone un unico polo con 17 Comuni

Finita l’estate e dopo aver lasciato assestare i Municipi a seguito delle elezioni comunali, il direttore del Dipartimento
delle istituzioni Norman Gobbi ha ripreso in mano il dossier del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Un dossier che ieri è stato ricordato ai 17 sindaci dei Comuni del Mendrisiotto e Basso Ceresio (assente Mendrisio) che si sono incontrati a Rancate. Norman Gobbi ed Elio Genazzi, caposezione degli Enti locali, erano presenti alla riunione che – scrive il Cantone – si è svolta in un clima «costruttivo» mettendo a tema gli scenari del PCA.

Quali scenari sul tavolo? Quello di creare in una prima fase due Comuni, uno della Val Mara e Basso Ceresio (Arogno, Rovio, Bissone, Maroggia e Melano) e il secondo con la Grande, anzi, Grandissima Mendrisio, prima a 12 poi a 17 Comuni. Difficile realizzare un altro scenario, con un grande Comune a lago. Da un lato per la fusione dell’ex Comune di Capolago con Mendrisio, che ha privato i Comuni sul lago di una continuità amministrativo geografica. Dall’altro per alcune perplessità espresse proprio dai due Comuni rimasti “tagliati fuori”, quali Brusino Arsizio e Riva San Vitale. Infatti le ragioni per cui difficilmente si potrà creare un grande Comune del lago con i Comuni del Basso Ceresio sono molteplici. Come ci dice – a titolo personale – un rassegnato sindaco di Riva San Vitale Fausto Medici, presente ieri mattina a Rancate: «Inizialmente lo studio prevedeva il Comune del Mendrisiotto e poi i Comuni della Val Mara a cui Riva San Vitale, nel 2014, guardava come una possibilità di aggregazione. Noi però negli ultimi due anni e mezzo abbiamo avuto già esperienza di cosa significherebbe farne parte, con una direttrice delle scuole che ha dovuto occuparsi anche delle scuole della montagna, con grande dispendio di tempo ed energie. Il territorio diverso è già una prima discriminante, la seconda è il fatto che – non me ne vogliano – nessuno dei Comuni, Riva compreso, ha la forza economica e organizzativa per fare da capofila nell’aggregazione della Val Mara. Terzo fattore è il deficit di Capolago, che non farebbe parte di questo Comune sul lago e toglie la continuità territoriale. Non si può tornare indietro su Capolago da quando l’allora sindaco decise di andare con Mendrisio. Già lì si è rotto tutto il concetto del Comune a lago. Lì il Cantone si sarebbe dovuto esprimere, ma non disse nulla. Andare con Mendrisio? Per forza. I Comuni come Riva San Vitale non avranno più scelta. Noi subiamo questo processo». Scettico invece il sindaco di Brusino Gianfranco Poli, il quale, seppure avrebbe visto con favore la creazione di un grande Comune del lago «magari con Melide e Morcote», definisce il suo Comune una “enclave”. «Personalmente mi sembrano eccessive queste fusioni… Vogliamo fare un unico Comune Ticino e poi il Comune Svizzera? E non sono nemmeno così sicuro che alla fine si risparmi. Sarebbe stato turisticamente interessante fare un Comune del lago. Io credo che ci siano delle situazioni in cui l’aggregazione sia la cosa migliore da fare, ma in altri contesti occorre tenere conto della storia e della geografia. Noi ad esempio, siamo un Comune fuori dal mondo che non ha nessun legame con il Mendrisiotto. Siamo un territorio spezzettato, di cui bisogna tener conto».

Di pensiero diverso invece il sindaco di Melano Daniele Maffei, invitato insieme agli altri quattro Comuni della Val Mara e Basso Ceresio dal caposezione Enti locali Genazzi a concretizzare la fusione della nuova realtà territoriale a “cinque”. «Il primo passo sarà il nuovo Comune – spiega al GdP -, a realtà consolidata si procederà in un secondo tempo alla fusione con Mendrisio ». Possibile allargare alle altre realtà affacciate sul Ceresio? «Per quanto riguarda Capolago, a domanda diretta, ieri mi è stato risposto che sarebbe fattibile, ma a tal proposito dovrebbero esprimersi i cittadini di Mendrisio. Quindi non è uno scenario impossibile».

Altro caso “speciale” è Stabio, il cui sindaco Simone Castelletti per ora, senza essersi confrontato con il Municipio, non si esprime. Difficilmente il Comune cambierà posizione rispetto a quanto già detto nel 2014 a commento del PCA, quando vennero espresse molte perplessità sugli scenari aggregativi di Stabio. E poi c’è Chiasso, che da anni sostiene una fusione del Basso Mendrisiotto. Il sindaco Bruno Arrigoni: «Noi siamo aperti alle soluzioni, ma personalmente vedo prima la creazione di un Comune del Basso Mendrisiotto e poi un secondo step. Se andassimo subito sul Comune unico sarebbe la scusa per trascinare il progetto per i prossimi vent’anni. I Comuni vicini non sono così entusiasti di fare una fusione del Basso Mendrisiotto. Però questa è la volontà politica: mi chiedo cosa ne pensi la popolazione. Io sono convinto che occorra una fusione per avere una visione futura. Oggi per poter fare dei progetti pianificatori importanti bisogna ragionare per agglomerati».

In vista di una prossima fase, ora i Municipi potranno approfondire il tema e – entro fine ottobre – comunicare le proprie osservazioni al Cantone. Anche se, qualcuno già commenta, si farà “copia e incolla” di quanto già detto nel 2014.