Aggregazione della Tresa – fissata la data della votazione consultiva

Aggregazione della Tresa – fissata la data della votazione consultiva

Il Consiglio di Stato ha approvato la proposta per la creazione di un nuovo Comune denominato “Tresa” fra i Comuni di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa, che risponde pienamente agli obiettivi cantonali definiti nel Piano cantonale delle aggregazioni. I cittadini delle quattro realtà comunali saranno chiamati a esprimersi in votazione consultiva domenica 25 novembre 2018.

Lo scorso 25 maggio gli Esecutivi dei Comuni coinvolti hanno sottoscritto i propri preavvisi favorevoli e trasmesso il rapporto finale al Governo sull’istituzione del nuovo Comune di Tresa, nonostante il preavviso contrario espresso di stretta misura dal Consiglio comunale di Ponte Tresa. In questo senso i quattro Municipi ritengono il progetto aggregativo importante per valorizzare e consolidare le rispettive identità locali, innalzare la qualità di vita del territorio, offrire migliori e nuovi servizi, migliorare l’organizzazione amministrativa e garantire nuove prospettive in termini di progettualità e sviluppo al comprensorio. In caso di esito positivo della votazione consultiva – prevista per il prossimo 25 novembre – l’entrata in funzione della nuova entità comunale dovrebbe avvenire in concomitanza con le elezioni comunali generali, nella primavera del 2020.

Per la nascita del nuovo Comune, il Consiglio di Stato si è impegnato a riconoscere un contributo alla riorganizzazione amministrativa di 0,7 milioni di franchi, un contributo per investimenti di sviluppo pari a 1 milione, l’applicazione delle aliquote massime di sussidio per la realizzazione di servizi o strutture a carattere sociale (ad esempio la realizzazione di un asilo nido o di un centro diurno per anziani) fino a 1 milione di franchi. Inoltre, per consentire al nuovo ente locale di adattarsi a livello finanziario, nel primo quadriennio il contributo di livellamento sarà calcolato in modo separato per ogni Comune, applicando per il primo anno i rispettivi moltiplicatori e in seguito il nuovo moltiplicatore.

La nuova realtà locale che si intende costituire sarà gestita da un Municipio composto da cinque membri nonché da un Consiglio comunale formato da 25 persone, dovrà amministrare circa 3’300 abitanti e offrirà 2’000 posti di lavoro. La situazione finanziaria sarà equilibrata grazie all’applicazione di un moltiplicatore d’imposta massimo dell’85% e sviluppando una potenzialità di investimento di circa 1.5 milioni di franchi all’anno.

Imposta di circolazione – Ridotto di 5 milioni l’importo fatturato

Imposta di circolazione – Ridotto di 5 milioni l’importo fatturato

Il Consiglio di Stato – accogliendo parzialmente la proposta del Dipartimento delle istituzioni – ha deciso di modificare il preventivo 2019 del Cantone, riducendo di cinque milioni di franchi il previsto ricavo dell’imposta di circolazione; i detentori di veicoli immatricolati in Ticino riceveranno di conseguenza una riduzione media di quasi il 5% sull’importo dovuto per il 2019. La correzione è destinata a rimanere in vigore in modo duraturo sui prossimi anni.

Dopo che la Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello aveva parzialmente accolto tre ricorsi contro le imposte di circolazione per gli anni 2017 e 2018, il Dipartimento delle istituzioni aveva proposto al Consiglio di Stato di restituire gli importi versati in eccesso non solo ai ricorrenti, ma a tutti gli automobilisti ticinesi confrontati allo stesso problema. Nella seduta della scorsa settimana – dedicata all’analisi di alcuni dossier finanziari – il Consiglio di Stato ha analizzato nel dettaglio la questione, e ha deciso di dare seguito parzialmente alla richiesta del Dipartimento.

Dopo aver analizzato le possibili modalità di restituzione, alfine di garantire la stabilità a lungo termine delle finanze cantonali, il Governo ha deciso di ridurre di cinque milioni di franchi l’importo totale prelevato ogni anno tramite l’imposta di circolazione delle automobili. A preventivo per il 2019 saranno quindi inseriti 107,5 milioni di franchi, al posto di i 112,5 milioni inizialmente previsti. Ne consegue che i detentori di veicoli immatricolati in Ticino riceveranno una riduzione media di quasi il 5% sull’importo dovuto per il 2019.

Il Consiglio di Stato sottolinea infine che la diminuzione di cinque milioni di franchi del prelievo sarà inserita nel Preventivo 2019 tramite un apposito decreto di legge; la modifica è inoltre destinata a confluire nel controprogetto – che sarà presentato nei prossimi mesi – del Consiglio di Stato alle due iniziative popolari pendenti che riguardano l’imposta di circolazione.

“La visione è quella di un Mendrisiotto unico. Quando sarà? Questo lo decideranno i momò”

“La visione è quella di un Mendrisiotto unico. Quando sarà? Questo lo decideranno i momò”

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 luglio de La Regione

Vuoi mettere dirsi le cose… in faccia, guardandosi negli occhi? Altro che freddi e formali scambi epistolari. ‘On tour’ nei Comuni ticinesi, il Dipartimento delle istituzioni è riuscito ad accorciare le distanze con le municipalità locali: dalle periferie alle zone urbane. La decima tappa della prima fase del giro di visite ‘porta a porta’ di Norman Gobbi – partito peraltro da Stabio e dal Mendrisiotto a inizio giugno –, ieri, è stata la Città di Mendrisio. Ancora una volta a dare il la alla chiacchierata sono stati due temi forti del Di: le aggregazioni e i rapporti Cantone-Comuni (in due parole, la riforma Ticino 2020). Del resto, l’esigenza di dialogare è comune a entrambe le istituzioni (cantonale e comunale); e non lo si nasconde. «Dobbiamo pur capire cosa sarà il Comune 2.0», esplicita il sindaco Samuele Cavadini, che con i colleghi ha accolto «favorevolmente» (parola di Gobbi), il direttore del Dipartimento, e con lui il neocapo della Sezione enti locali Marzio Della Santa. L’esperienza, insomma, è servita a tutti. Ma andiamo ai punti. Sul processo aggregativo il Mendrisiotto ha le idee chiare. «In questo ‘tour’ abbiamo sentito anche Chiasso e Stabio. Certo – ammette Gobbi –, c’è chi dichiara di voler avviare la discussione (come Chiasso), chi, come Mendrisio, sta consolidando il processo aggregativo (ormai è la terza Città del cantone per numero di abitanti e supera quasi Locarno), e chi, come Stabio, sente di bastare a se stesso. Nel nostro Piano (delle aggregazioni, ndr) c’è la visione di un distretto unico. Come raggiungerlo? Dovranno deciderlo gli stessi momò, sia a livello di Comuni che di popolazione; procedendo per tappe di avvicinamento». La necessità progettuale di immaginare un Mendrisiotto unito, quindi, resta evidente per Gobbi. I tempi, quelli, se li darà la regione. Un altro ‘Leitmotiv’ nei dibattiti consiliari (e non solo) – a Mendrisio, almeno, è così – sono gli oneri dovuti al Cantone; che pesano, e non poco, sui bilanci e sulla politica locale e riducono gli spazi di autonomia finanziaria. E non lo si manda a dire. Sul tavolo il progetto Ticino 2020, oggi questo confronto aperto con le municipalità saprà smussare le spigolosità nel rapporto fra enti locali e governo centrale? «Una delle prime opere ‘virtuose’ attuate da Ticino 2020 – ci ricorda il capodipartimento – consiste nel fatto di non più riversare oneri da parte del Cantone sui Comuni. E questo perché, grazie a un ‘gentlemen agreement’ fra le parti, negli ultimi anni queste circostanze non si sono ripresentate. Penso alla presentazione dei preventivi: in agosto rappresentava un momento di conflitto, proprio sulla scia delle nostre richieste di contributi a favore del risanamento delle finanze cantonali. Adesso – ribadisce Gobbi – quello che vogliamo è evitare che vi siano fatture per conti e menu non scelti dai Comuni. L’obiettivo è quello di ridare la competenza, sia strategica che operativa, laddove necessario e opportuno, ai Comuni, ma in maniera differenziata. Ci siamo resi conto, infatti, che non tutti gli enti locali intendono l’autonomia allo stesso modo. C’è chi vorrebbe avere indicazioni più chiare dal Cantone e chi rivendica di essere grande a sufficienza per autodeterminarsi. E qui sta la vera sfida: dare una autonomia differenziata in base alle capacità amministrative del singolo Comune di rispondere ai propri cittadini». Marzio Della Santa è fiducioso: aggregazioni e Ticino 2020? Sono missioni possibili, ci assicura. Ciò che conta, annota, è il buon senso, anzi il «senso pratico», degli attori in campo. Dal territorio sono salite preoccupazioni o richieste particolari? «La criticità maggiormente segnalata nei confronti del Cantone è, forse, quella di una presenza a volte troppo vincolante, troppo stretta – ci dice il capo degli Enti locali –. Si percepisce quindi la volontà di poter assumere pienamente una responsabilità progettuale anche su tematiche, assunte dal Consiglio di Stato ma di valenza prettamente comunale. Ho trovato molta curiosità e voglia di fare, e in quasi tutte le realtà visitate; e questo è un segnale positivo, oltre che significativo».

 

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 10 luglio de Il Quotidiano
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Centro migranti, ‘aperto’

Centro migranti, ‘aperto’

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 luglio 2018 de La Regione

La struttura di Rancate resterà temporanea fino al 2019 (forse 2020). “Ci dà libertà di manovra”.
Il capo del Di spiega le ragioni. Questione di ‘spinta migratoria’ ma pure di opportunità finanziaria.

Il ‘bagno’ di caldo, umidità e ozono di Norman Gobbi a Mendrisio, ieri, aveva una duplice finalità. Chiusa la prima parte del ‘tour’ che sta portando il capo del Dipartimento delle istituzioni in giro per i Comuni ticinesi, sul tavolo della discussione, lì nella sala del Municipio della Città, si è messo il Centro di Rancate. Struttura che non chiuderà i battenti come previsto alla fine dell’anno. In effetti, l’intenzione di prorogare l’apertura di quello che è diventato il punto d’appoggio (seppur temporaneo) per i migranti in… transito – quindi destinati a essere riconsegnati (in procedura semplificata) alle autorità italiane – era già nell’aria. Ieri, però, la decisione ha assunto i crismi dell’ufficialità, con il sigillo del Consiglio di Stato e l’accordo del Municipio locale. Il Centro, insomma, resterà operativo per tutto il 2019, con una opzione anche sul 2020. Sarà questa la risposta alla “costante presenza della spinta migratoria al confine sud”. Una scelta dettata dal quadro internazionale, dunque, ma anche da ragioni di opportunità finanziaria. Tant’è che, adottate “una serie di misure”, si sono dimezzati i costi fissi. Sta di fatto che i numeri, quelli delle presenze di migranti a Rancate, nel 2017 si sono rivelati in calo; anche le entrate illegali sono diminuite. Lo stesso Di nella sua nota di ieri ribadisce che l’anno scorso non si sono ripetuti i numeri del 2016. Però non si cambia strategia, tenendo aperto l’orizzonte (e forse anche il Centro) fino al 2020. «È per garantirci la libertà di manovra – spiega il direttore Norman Gobbi –. Abbiamo fatto un’analisi delle spese di attivazione delle strutture di Protezione civile (PCi) e delle spese logistiche. E alla fine gli spazi di PCi, peraltro inseriti in territori urbani, in prossimità di scuole, impianti sportivi e abitati, hanno lo stesso costo; con alcuni punti di frizione in più con la popolazione locale. Rancate, invece, ha dimostrato di non essere problematico, anche dal profilo dell’accoglienza da parte dei cittadini del posto». In effetti, la stessa Commissione nazionale per la tortura – “che ha visitato senza preavviso il Centro” – non ha rilevato “criticità insormontabili”. «Non solo – prosegue il capodipartimento – la struttura ha funzionato bene dal profilo della sicurezza, dimostrandosi altresì in grado di alloggiare pochi migranti (come in questo periodo), e allo stesso tempo tante persone, come negli ultimi anni. Quindi meglio avere una struttura flessibile e capace di assorbire anche numeri importanti, piuttosto che dover riattivare le Protezioni civili con costi maggiori per l’operatività del Cantone». Per il futuro si è prospettata l’intenzione di cercare delle alternative stabili, pur non spostandosi dal Mendrisiotto. «Le alternative arriveranno a tempo debito», annota Gobbi. Ci si sta ragionando? «Sì, assieme all’autorità federale: si tratta di un compito congiunto Cantone-Confederazione», ci concede ancora. Nella comunicazione da Palazzo si confermerà poi che “parallelamente alla costruzione del nuovo Centro federale d’asilo si valuteranno possibili ubicazioni del Centro unico per migranti in procedura di riammissione semplificata, al fine di trovare una soluzione logistica definitiva». Per il momento si cominciano a mettere le basi per l’apertura prolungata: la settimana prossima sarà, infatti, pubblicato il bando per designare l’agenzia privata che si occuperà della sicurezza. Il mandato attuale scade a dicembre.


Servizio all’interno dell’edizione di martedì 10 luglio de Il Quotidiano

(parte finale del servizio)
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