“Asilanti, ho parlato con Salvini e…”

“Asilanti, ho parlato con Salvini e…”

Da www.ticinonews.ch

Il Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi ha risposto alle domande dei lettori in diretta Facebook su Ticinonews

Continua il viaggio di Ticinonews tra i Consiglieri di Stato. Questa volta è il turno di Norman Gobbi. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha raccontato al caporedattore Mattia Sacchi i lavori fatti durante questa legislatura e ha risposto in diretta alle domande dei lettori.

Partendo dalla corsa al Consiglio federale nel 2015, Gobbi ha immancabilmente parlato del suo rapporto con l’UDC a poche settimane dal ‘divorzio elettorale’ (vedi articolo suggerito). “I dadi sono ormai quasi tratti, non si è giunti a una quadratura del cerchio e personalmente mi è dispiaciuto”.

Il direttore del DI ha inoltre tracciato un bilancio della sua seconda legislatura, definita “tortuosa” per quel che riguarda i rapporti tra il Parlamento e il Consiglio di Stato. “Questo Governo può fare bene”. Con il ministro dell’Interno Matteo Salvini, inoltre, Gobbi ha discusso di migrazione.

Verso le elezioni

Verso le elezioni

Da www.teleticino.ch

«L’intesa Lega-UDC andava sottoscritta» Anche Gobbi rilancia.

A «La domenica del Corriere» si è gettato uno sguardo anche alle elezioni cantonali. E se Branda ha parlato di «battaglia non facile» per il PS e del senso di unità «di cui la sinistra avrebbe bisogno come l’aria», Borradori si è soffermato sul mancato matrimonio tra Lega e UDC: «L’alleanza sarebbe stata buona cosa. Soprattutto perché certe elezioni si possono giocare sul mezzo punto. In questo senso ero dalla parte di Norman Gobbi». Gobbi che, come da noi anticipato, ha rilanciato sul «Mattino della domenica». «Dipendesse da me, direi ovviamente di sì. Tuttavia, un percorso di questo genere avrebbe un senso solo se potesse contare sul convinto sostegno di tutti. Il motto “l’unione fa la forza” anche in politica» ha sottolineato Gobbi in una lunga intervista. Dopo la corsa al Consiglio federale con la casacca UDC, per Gobbi un accordo «sarebbe l’ulteriore dimostrazione che le due anime possono coesistere». Secondo il consigliere di Stato «la Lega ha una forte anima locale mentre l’UDC è il primo partito nazionale. Sono due movimenti di destra ma che riescono anche a garantire una certa complementarietà».

Hooligan «Cari club, ora servono dei progressi»

Hooligan «Cari club, ora servono dei progressi»

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 3 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

Dispositivi elettronici per l’identificazione dei tifosi ospiti: richiamati all’ordine HCAP e HCL

Misure anti-hooligan: il Dipartimento delle istituzioni ha richiamato all’ordine l’Hockey club Ambrì Piotta e l’Hockey club Lugano, rei di non aver fatto «alcun progresso» a quanto richiesto a metà luglio.
Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha scritto ai vertici dei club mercoledì, all’indomani dunque dei 39 decreti d’accusa emessi dal Ministero pubblico per gli scontri della Valascia dello scorso gennaio.
Nel dettaglio alle società era stata richiesta l’introduzione di dispositivi elettronici in grado di identificare i tifosi, ma solo nel settore ospiti. Il tutto prendendo quale riferimento il modello applicato nella pista dello Zugo. Strumenti, questi, che il Dipartimento delle istituzioni invitava a implementare entro marzo ma per i quali ora, come riferito dalla RSI, il termine è stato prorogato alla fine del campionato.
«I buoni risultati avuti dal punto di vista della sicurezza in questa prima metà di campionato di calcio e di hockey non deve far sottovalutare un problema che è ancora latente» ha affermato in merito Gobbi. Per poi precisare: «Di grossi problemi sinora non ce ne sono stati e questo credo sia anche merito dei club che hanno preso delle misure ma pure dei messaggi politici dati».
Le raccomandazioni giunte durante l’estate avevano diviso le società, le quali non avevano mancato di sottolineare diverse criticità a livello pratico e finanziario. Finiti nel mirino, HCAP e HCL continuano a restare prudenti. Se la direzione del club leventinese non ha voluto commentare, confermando però che discuterà della lettera a breve, per il Lugano a prendere posizione è stato il managing director Jean-Jacques Aeschlimann: «L’impianto di Zugo è collegato a tutto il sistema di videosorveglianza interna. E quindi da questo lato si ha a che fare con un investimento molto più alto. Poi è chiaro, se il Dipartimento ci chiede di fare un certo tipo di lavoro dobbiamo chinarci sulla problematica e dare delle risposte concrete. Ma solo quando avremo a disposizione tutti i dati per poter decidere».
L’introduzione di un dispositivo elettronico per il riconoscimento facciale dei tifosi era stato chiesto in via principale ad HCAP e HCL.
Detto ciò, il Dipartimento si era riservato di ritornare sulla richiesta di dotare anche lo stadio Cornaredo di un sistema di identificazione dei tifosi nel settore ospiti qualora la situazione non fosse migliorata. Un compromesso, insomma, che Gobbi aveva commentato così: «Si tratta di un atto di fiducia nei confronti delle società sportive, alle quali è stato richiesto uno sforzo minore rispetto a quanto ipotizzato inizialmente. Una fiducia che dovrà essere confermata nei fatti, altrimenti saranno da rivedere le misure di sicurezza all’interno degli stadi. In ogni caso – aggiunge – si vuole andare nella direzione di una maggiore responsabilizzazione dei club sul fronte della sicurezza. Mi auguro che questa proposta di compromesso possa trovare l’adesione e la comprensione da parte delle società, che penso abbiano capito che sulla sicurezza non si scherza, visti i possibili pericoli che anche una partita».