Governo, la radiografia del voto: così De Rosa ha stracciato Beltraminelli. Zali: 14’000 crocette in meno

Governo, la radiografia del voto: così De Rosa ha stracciato Beltraminelli. Zali: 14’000 crocette in meno

Da www.liberatv.ch

Il ministro PPD sconfitto perde oltre 10’000 preferenziali. Farinelli meglio di Bertoli nel voto personale

Quasi 11’000 voti di distacco, 10’810 per la precisione. Un oceano di preferenze separa Raffaele De Rosa da Paolo Beltraminelli. Il che si traduce in un trionfo per il neo Consigliere di Stato e in una bocciatura senza appello per il ministro uscente. Il giudizio dei ticinesi, insomma, è stato durissimo nei confronti di Beltraminelli. Assai più severo, in rapporto a un paragone richiamato da molti nelle ultime ore, di quello che fu emesso nei confronti di Marina Masoni, quando venne estromessa dal Governo a favore di Laura Sadis.

Raffaele De Rosa, come certifica il distacco, ha battuto il suo avversario in ogni casa politica. A cominciare da quella pipidina, dove l’ex deputato ha vinto con 2’309 voti rispetto all’uscente. Abissale anche il distacco nelle preferenze esterne: 16’107 a 7’606. Totale: 8’501 voti di vantaggio. Così suddivisi nei principali bacini di voti. De Rosa ha staccato Beltraminelli di quasi 2’000 voti in casa Lega, di’1’700 nel PLR, di 1’300 dai socialisti. Circa 3’000 voti in più rispetto al rivale gli sono arrivati dalla scheda senza intestazione.

Al netto del lieve calo della partecipazione, l’ormai ex ministro Beltraminelli, se guardiamo le preferenze secche, nel 2015 aveva ottenuto 25’868 voti, mentre ieri le preferenze totali sono state 15’427: ovvero 10’441 crocette in meno.

L’altra notizia di giornata riguarda il caso Zali. Il ministro del Territorio, arrivato primo quattro anni fa, è stato battuto sia dal collega di lista Norman Gobbi che dal liberale radicale Christian Vitta.

Il distacco complessivo tra Gobbi e Zali è stato di 4’623 voti. Il ministro delle istituzioni ha costruito il suo vantaggio dalla lista Lega-UDC, dove il divario tra i due è di 2’211 preferenze (e qui si può supporre che siano soprattutto voti democentristi, il secondo partito di Gobbi). Più o meno lo stesso distacco lo si registra sul totale dei voti esterni: 2’412.

Gobbi ha battuto Zali con i preferenziali del PLR (+1’110 voti rispetto al collega), con quelli del PPD (+866) e quelli della scheda senza intestazione (+948). Il ministro del Territorio ha superato Gobbi – ma di troppi pochi voti – nel PS (321 voti) e nei Verdi (167).

Interessante il raffronto rispetto a quattro anni fa. Sempre tenendo presente il calo dei votanti e il risultato negativo della lista Lega-UDC, se consideriamo i preferenziali secchi, si nota come Gobbi abbia ottenuto lo stesso numero di crocette, 42’050 nel 2015, contro i 42’184 di ieri. Zali, per contro, quattro anni fa aveva totalizzato 51’817 voti, mentre domenica si è fermato a 37’561. Ballano oltre 14’000 preferenziali in meno.

Un’ultima curiosità legata ai voti personali: a livello di crocette Alex Farinelli batte Manuele Bertoli con 25’927 voti contro i 23’008 del ministro socialista.

Per quanto riguarda, infine, le liste gli elettori più generosi sono stati quelli del PLR con 25’941 voti dati all’esterno, seguiti dai leghisti con 22’501, dai socialisti 19’940 e dai pipidini con 16’615.

La domenica elettorale

La domenica elettorale

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 8 aprile 2019 del Corriere del Ticino

SuperNorman dalla dieta ai fornelli

Nella legislatura passata il leghista Norman Gobbi ha perso ben 30 chili. C’è chi sostiene che proprio la sua nuova immagine fisica abbia contribuito ad attirargli simpatie e a fargli incassare il maggior numero di voti tra i candidati al Governo. Può essere: aspirazioni, frustrazioni e tormenti del sovrano sono a volte insondabili. Un’altra teoria sostiene che alleggerito possa correre come una gazzella: la dieta sarebbe quindi stata studiata con malvagio anticipo per bruciare il compagno di lista Claudio Zali. Ora che gli obiettivi sono stati centrati qualche nostalgia del ristorante del nonno a Piotta inizia a venire a SuperNorman. Già ieri, nella sua cucina di Nante, mentre leggeva con soddisfazione i primi risultati elettorali, non ha resistito alla passione per i fornelli. Dai, prepari un buon pranzo anche a Zali.

 
 

 

«Dipartimento poco simpatico, ma ci resto»

«Dipartimento poco simpatico, ma ci resto»

Intervista pubblicata nell’edizione di lunedì 8 aprile 2019 del Corriere del Ticino

«Io il più votato? Un riconoscimento per il lavoro svolto negli ultimi otto anni»

Quattro anni fa aveva dovuto attendere fino all’ultimo per sapere se avrebbe conservato il seggio, e il collegato Claudio Zali l’aveva staccato di diecimila voti. Questa tornata elettorale,invece, per Norman Gobbi si è rivelata essere quasi l’esatto opposto. Una rielezione tranquilla e più preferenziali del collega, il quale forse deve ringraziarlo per essere stato riconfermato. Infatti Gobbi è stato tra i principali fautori dell’unione delle liste con l’UDC per la corsa in Governo, una scelta che ha concesso ai due una rielezione tranquilla.

Dopo Claudio Zali e Marco Borradori, c’è una nuova locomotiva nella Lega?
«Nella Lega tutti sono motrici, più che locomotive. Perché la Lega è uno stato di emozioni di momenti. Evidentemente ci sono momenti in cui va più un tema, o una personalità».

È soddisfatto della sua votazione?
«Mi sono impegnato fortemente in prima persona in questa campagna e i risultati personali li abbiamo lì da vedere. Questo perché credevo fortemente nella congiuzione di liste per il Consiglio di Stato con l’UDC e in questo senso sarebbe stato poco corretto fare una campagna elettorale sottotono, limitandosi a dare per scontata la rielezione. Con l’impegno sono riuscito a raccogliere sostegni dal profondo sud dal Ticino al profondo nord. Credo anche che sia un riconoscimento per il lavoro fatto negli ultimi otto anni sul territorio, malgrado guidi un Dipartimento (ndr. quello delle istituzioni) percepito come poco simpatico, visto che non eroghiamo molti crediti, diamo multe e togliamo permessi. Dall’altra parte però diamo anche un senso di sicurezza e di ordine, e penso che questo elemento sia stato recepito».

Al netto del buon risultato personale, la Lega ha però vissuto un netto calo rispetto a quattro anni fa.
«Nonostante Giuliano Bignasca sia scomparso ormai sei anni fa, la Lega continua continua a essere una forza importante. Magari oggi ha più difficoltà che in passato a trovare il suo modo di essere, che non è più quello di vent’anni fa, né quello di dieci. Ma questo è nello stato delle cose: dobbiamo trovare la nostra forma,e una via è proprio l’alleanza con l’UDC. Mi dispiace comunque un po’ per il risultato di squadra, visto che abbiamo subito una flessione. Flessione marcata da un lato dalla minor partecipazione, e dall’altro dal non aver avuto un vero avversario da combattere per il seggio in Governo. i liberali hanno detto che puntavano al seggio dei socialisti, e per il PS era di conseguenza una battaglia di esistenza. Per il PPD era invece una battaglia interna per cambiare il cavallerizzo che correva per loro. Tutto ciò sommato credo che questo sia stato un po’ un handicap per noi in questa battaglia, visto che sia la rielezione di Claudio che la mia erano date quasi per assodate fin dall’inzione».

L’alleanza con l’UDC ha quindi messo in cassaforte il secondo seggio?
«A mio modo di vedere sì, anche se non abbiamo ancora la controprova numerica. Ma sono convinto che senza questa congiunzione avremmo avuto molte difficoltà in più a ottenere entrambe le riconferme. Congiunzione che per me è naturale, perché l’UDC e la Lega rappresentano un’area politica simile – pur con delle sfumature differenti – e sui temi cari ai ticinesi siamo veramente allineati».

Ci sarà un volto nuovo in Governo all’insediamento di mercoledì: cosa si attende da Raffaele De Rosa?
«Conosco Raffaele ormai da diversi anni. Giocavamo assieme nella squadra di calcio del Gran Consiglio, e siamo parte dello stesso club enogastronomico, che adesso diventerà il più potente del Ticino (ride, ndr.)! Ma alla fine a prevalere sarà la capacità mettersi al tavolo e affrontare temi e problemi per quel che sono, con l’obiettivo di trovare soluzioni nell’interesse del Ticino e dei ticinesi».

Con De Rosa crescono i rappresentati del Sopraceneri in Governo.
«Se guardo i risultati di De Rosa e i miei posso vedere come la barriera del Ceneri – che è una barriera psicologica – pian pianino si sta alzando. Si alzerà completamente con l’apertura del tunnel ferroviario nel 2020 che metterà a un quarto d’ora di distanza il centro di Lugano da quello di Bellinzona. Sono dati che dimostrano come i ticinesi ormai scelgono i loro rappresentanti indipendentemente dal territorio di provenienza. Credo che sia un cambio di mentalità importante per il nostro Cantone».

Nel suo futuro c’è ancora il Dipartimento delle istituzioni o ha voglia di cambiare?
Qualora venissi eletto come più votato del Consiglio di Stato e malgrado, come detto, quello delle istituzioni sia il Dipartimento meno simpatico, chiederei di tenerlo. Fare altrimenti sarebbe ingiusto soprattutto nei confronti dell’elettorato. Ma anche nei confronti dei miei collaboratori, che mi hanno sostenuto in questi ultimi otto anni».

Gobbi batte Zali. Anche a Lügan

Gobbi batte Zali. Anche a Lügan

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 8 aprile 2019 de La Regione

La lista unica tra Lega e Udc perde il 4,3 per cento rispetto a quattro anni fa, quando si presentarono da sole, fermandosi al 27,8%. Confermati i due consiglieri di Stato uscenti, e in via Monte Boglia si festeggia comunque: ‘Siamo ancora i più votati’.
Dopo la locomotiva Borradori e la locomotiva Zali… la locomotiva Gobbi

Quattro anni dopo, anzi otto – è entrato in governo nel 2011 – e «42 chili» in meno. Persi «in un paio d’anni», aggiunge. Scendere di peso fa bene fisicamente. Ed elettoralmente. Sì, perché qui in alta Leventina a casa di Norman Gobbi i primi dati di una domenica speciale vedono il consigliere di Stato leghista, in corsa per la terza legislatura, in testa alla lista per l’Esecutivo frutto del matrimonio fra il movimento di via Monte Boglia e i democentristi. È il più votato in diverse località sia del Sopraceneri sia, e per certi versi inaspettatamente, del Sotto (persino a Lugano come si saprà in serata). Piazzandosi quindi davanti a Claudio Zali, definito dopo l’esito della tornata del 2015 la nuova macchina di voti della Lega. Marco Borradori, l’ex giudice e ora lui. Stavolta a condurre la macchina è il già “4X4 della politica della sicurezza”, per citare lo slogan usato nella campagna per le precedenti ‘cantonali’. E anche lo slogan ha perso… parole: semplicemente “Pronti!”.
A Nante, frazione di Airolo, 1’400 metri circa sopra il livello del mare, la temperatura non è proprio primaverile in questo pomeriggio elettorale. Impossibile non riconoscere la dimora, stile chalet, del ministro, praticamente a inizio paese: bandiera svizzera, quella del Ticino, drappo dell’Hcap, una sorta di scultura in legno nel prato raffigurante la mostrina degli autisti in grigioverde («L’ha fatta e me la regalata nel 2001 una mia recluta, quando ero comandante di compagnia») e soprattutto, per sciogliere ogni dubbio, il manifesto elettorale su cui campeggiano “Pronti!” e la foto sorridente del consigliere di Stato per otto anni e verosimilmente per i prossimi quattro alla testa del Dipartimento istituzioni («Andare a dirigerne un altro? Non vedo alcun motivo. Siamo una squadra fortissima!»). A Nante ha radunato per il pranzo e per l’attesa dei risultati una ventina di amici stretti. Oggi tutti da Norman e dalla sua famiglia: la moglie Elena e i figli Gaia e William. Fuori la colonnina di mercurio indica 5 gradi. Ad alzarla ci pensano i piatti del cuoco Gobbi: per l’occasione affettati, minestra di zucca e costine. «Tutta produzione propria», puntualizza alludendo alla carne ricavata da «due miei maiali». La precedenza sempre e comunque ai nostri, anche con i suini. Ma a Nante ad alzare la temperatura ci pensano soprattutto le proiezioni che si susseguono durante la giornata. Passano le ore e il padrone di casa risulta il candidato più gettonato (alla fine racimolerà 71’312 voti: il primo della lista, il primo in assoluto). «Gobbi dimagrisce, ma cresce!». La battuta del consigliere di Stato è senz’altro azzeccata. «Sono ovviamente soddisfatto della performance personale, perlomeno finora – dice verso le 16 al cronista della ‘Regione’ –. E questo pur dirigendo un Dipartimento difficile, considerato non di rado come dispensatore di multe: alla luce di questo risultato credo però che sia percepito anche e soprattutto come un dispensatore di sicurezza». I radar anti-velocità, le multe, le imposte di circolazione. Ma anche il dossier aggregazioni comunali non rende sempre agevole la direzione del Dipartimento istituzioni. Eppure chi dal 2011 ne ha in mano le redini è oggi il più votato. Come se lo spiega, Gobbi? «Forse la gente è più matura di alcuni rappresentanti politici, è un po’ quello che ha dimostrato il recente sondaggio della Sezione enti locali dove la predisposizione verso le aggregazioni è spesso più forte nella popolazione che nei municipi». Mauro, locarnese, uno degli amici del ministro presenti a Nante, sostiene che il successo elettorale di Gobbi sia da ricondurre anche ad altri fattori. «Mi aspettavo questo risultato – racconta –. Norman è uno molto alla mano, è concreto, schietto e nello stesso tempo umile. Sono qualità che la gente apprezza». Prima di scendere a Lugano, nel quartier generale leghista di via Monte Boglia, il riconfermato Gobbi commenta: «Il risultato del movimento è per taluni aspetti sotto le aspettative». E preannuncia: «Molto probabilmente come governo usciremo con un messaggio per l’introduzione del maggioritario per gli esecutivi. Ormai si votano soprattutto le persone». Se lo dice il più gettonato…

Ecco il nuovo volto del Governo ticinese

Ecco il nuovo volto del Governo ticinese

Da www.tio.ch

Si è concluso lo scrutinio delle schede provenienti dai 115 Comuni ticinesi. Confermati Gobbi, Zali, Vitta e Bertoli. De Rosa scalza Beltraminelli

I ticinesi, chiamati oggi alle urne per eleggere Governo e Parlamento, hanno riconfermato quattro dei cinque consiglieri di Stato uscenti: 2 della Lega-UDC e 1 a testa di PLR e PS. Il membro del PPD nell’Esecutivo sarà Raffaele De Rosa e non più Paolo Beltraminelli.
Questo in estrema sintesi l’esito dell’elezione per il Consiglio di Stato in Ticino. Come quattro anni fa, tutti gli eletti in Governo sono uomini. Solo uno di loro proviene dal Sottoceneri.
Stando ai risultati definitivi dei 115 Comuni scrutinati pubblicati sul sito della Cancelleria di Stato, il tandem Lega-UDC è risultato il primo partito col 27,86% delle preferenze. Seguono il PLR (24,49%), il PPD (18,23%) e il PS (17,06%).
Il Partito socialista ha quindi riconfermato agevolmente il proprio rappresentante nell’Esecutivo, Manuele Bertoli (42’070 voti), responsabile del Dipartimento dell’educazione.
Non hanno avuto problemi neppure gli uscenti Norman Gobbi (il più votato in assoluto, 71’312), Claudio Zali (66’689) e Christian Vitta (66’819). Anziché l’uscente Paolo Beltraminelli (33’838), per il PPD è stato eletto il granconsigliere uscente e sindaco di Riviera Raffaele De Rosa (44’648).
In totale, 13 partiti, con 53 candidati, erano in corsa per l’esecutivo, mentre 757 persone, suddivise tra 18 partiti, aspirano ad occupare un seggio nel Gran Consiglio, i cui risultati saranno resi noti domani.
Con lo scrutinio di Locarno si è chiusa una lunga giornata elettorale. Una tornata che ha visto la piena riconferma delle forze partitiche in Governo (2 Lega, 1 PLR, 1 PPD, 1 PS), ma non dei loro rappresentanti.
Se Norman Gobbi, Claudio Zali, Christian Vitta e Manuele Bertoli torneranno a Palazzo delle Orsoline per altri quattro anni, così non sarà per Paolo Beltraminelli. L’ex direttore del DSS è infatti stato battuto del granconsigliere e sindaco di Riviera Raffaele De Rosa.

Ecco i risultati dei cinque consiglieri di Stato per la legislatura 2019-23:

Norman Gobbi: 71’312
Claudio Zali: 66’689
Christian Vitta: 66’819
Raffaele De Rosa: 44’648
Manuele Bertoli: 42’070