Servizio all’interno dell’edizione di sabato 16 maggio 2020 de Il Quotidiano
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Servizio all’interno dell’edizione di sabato 16 maggio 2020 de Il Quotidiano
Da www.rsi.ch/news
Svizzera-Italia, Gobbi: “Preoccupati”
L’Italia vuole aprire i confini il 3 giugno. I timori del presidente del Governo sono sulle conseguenze che potrebbe avere sulla situazione epidemiologica nel Cantone
Sul fronte ticinese l’ipotesi di una riapertura delle frontiere italiane è una sorpresa solo in parte. Il presidente del Governo, Norman Gobbi, è preoccupato per le conseguenze che questa apertura potrebbe avere sulla situazione epidemiologica nel cantone. “La situazione non è chiara. Non abbiamo ancora il testo definitivo del decreto. E dovremo capire quale tipo di misure mantenere al confine. Perché in Italia la situazione si sta calmando, ma è ancora molto più calda rispetto a quella di Svizzera, Austria o Germania”, dice ai microfoni della RSI.
La Svizzera, che sabato ha aumentato gli allentamenti con Germania e Austria e che prevede l’apertura totale delle frontiere anche con la Francia il 15 giugno prossimo, ha fatto sapere che saranno necessari nuovi colloqui bilaterali. “Conosciamo bene la difficoltà a ricostruire i contatti in caso di nuovi contagi e questo evidentemente ci preoccupa”, aggiunge.
Per l’Italia non si tratta ancora di un provvedimento definitivo, perché manca ancora l’approvazione ufficiale del Decreto della presidenza del Consiglio, a cui spetta illustrare tutti i dettagli, specificando ad esempio se l’apertura del 3 giugno varrà solo per stati UE, se comprenderà i Paesi Schengen o se si intende aprire a nazioni anche fuori dall’Europa.
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Svizzera-Italia-Gobbi-Preoccupati-13044186.html
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Da www.tio.ch
Reazioni contrastanti alla riapertura della frontiera italiana. Il governo prende tempo. Dalla Lega voci critiche: «Non si riapre niente». Gobbi: «Non abbiamo ancora visto il decreto»
Chi esulta, e chi si preoccupa. La notizia della riapertura della frontiera italo-svizzera (solo da parte italiana, per ora) sta suscitando reazioni ed emozioni contrastanti in Ticino.
La data del 3 giugno, va detto, è da prendere con le pinze in assenza di un’intesa bilaterale tra Berna e Roma. Ma le prese di posizione non sono tardate ad arrivare, da questa parte del confine.
La consigliera federale Keller Sutter ha subito messo le mani avanti, precisando che la decisione è stata «presa in modo autonomo dall’Italia» e che la Svizzera «deciderà autonomamente se consentire il rientro di persone provenienti dall’Italia».
Come non detto. Sui social è scattato il giubilo di quanti scalpitano per recarsi oltre confine a fare acquisti, o a visitare familiari e affetti (su Facebook si sono costituiti anche dei gruppi ad hoc). Ma non manca chi esprime preoccupazione per un possibile aumento dei contagi. Tra questi, sui social spicca il consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega). «La Svizzera non deve in alcun modo piegarsi o farsi influenzare» scrive il municipale luganese su Facebook. «Non si apre niente, ed anzi bisogna ridurre il flusso di frontalieri selezionando chi può entrare e chi no».
Toni più pacati – ma sulla stessa linea – dal consigliere di Stato leghista Norman Gobbi, che alla Rsi si è detto «preoccupato» per le conseguenze epidemiologiche in Ticino. «In Italia la situazione si sta calmando, ma è ancora molto più calda rispetto a quella di Svizzera, Austria o Germania» ha ricordato. Il Ticino andrà coinvolto nella ricerca di una soluzione, ha assicurato il Consiglio federale. E al momento dal governo di Bellinzona – di cui Gobbi è presidente di turno – arriva un invito alla prudenza. «La situazione non è chiara» ha aggiunto il direttore del Dipartimento istituzioni. «Non abbiamo ancora il testo definitivo del decreto. E dovremo capire quale tipo di misure mantenere al confine».
Dichiarazioni esultanti invece arrivano dall’Italia. Il senatore del PD Alessandro Alfieri, varesino, ha parlato di «una buona notizia per tante famiglie che vivevano da mesi separate dal confine Italo svizzero e per l’economia di frontiera, duramente colpita dal lockdown». Le prime avvisaglie di una spinta italiana alla riapertura erano già arrivate giovedì, in realtà. E a calmare gli animi ci ha pensato, ieri, la Segreteria di Stato della migrazione (Seco), che ha precisato come da questa settimana sono possibili – a seguito di accordi bilaterali – spostamenti in Germania e Austria, ma «soltanto per andare a trovare parenti o familiari». Quindi non per turismo o per acquisti. Ulteriori aperture sono previste verso Francia, Germania e Austria a partire dal 15 giugno. Ma l’Italia – e il Ticino – resta un capitolo a parte.
Intervista a Matteo Cocchi, Capo dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta, pubblicata nell’edizione di sabato 16 maggio 2020 del Corriere del Ticino
Matteo Cocchi è tornato a parlare ieri: lo ha fatto nell’infopoint di Bellinzona, dove in qualità di capo dello SMCC ha snocciolato i dati aggiornati dell’attività di controllo e monitoraggio del territorio, e lo ha fatto con il Corriere del Ticino, dando una lettura più personale su questo lungo periodo di emergenza.
Comandante, la curva epidemiologica si è quasi appiattita e conferma sia la bontà delle misure messe in atto nel cantone sia il senso di responsabilità dei ticinesi: un motivo di soddisfazione anche per lei.
«A quasi tre mesi dall’inizio della crisi, in qualità di Capo dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC) posso dirmi sostanzialmente soddisfatto. In generale, abbiamo infatti notato che la popolazione ha compreso la gravità della situazione reagendo in maniera adeguata, seguendo i consigli di prevenzione e adattando i propri comportamenti alle disposizioni federali e cantonali. Quella che ci troviamo ad affrontare è un’emergenza sanitaria senza precedenti nella storia recente e sebbene i dati recenti appaiano confortanti, il messaggio non deve cambiare: è fondamentale mantenere alta la guardia. La crisi non è ancora terminata sia da un punto di vista sanitario (non sappiamo infatti come evolveranno nei prossimi mesi i contagi) sia da un punto di vista economico (con le sicure ripercussioni nell’ambito sociale e istituzionale)».
Dopo le riaperture, come prosegue l’attività di controllo e monitoraggio del rispetto delle regole sul territorio?
«Dall’inizio del mese di maggio si conta in totale un migliaio di controlli. Questi hanno riguardato principalmente la verifica a livello di distanze e assembramenti e posso dire che le contravvenzioni, da inizio mese, sono state un centinaio. Si è intervenuti sul suolo pubblico, ma anche all’interno di aziende, cantieri, strutture ricettive e attività commerciali: in questi ultimi ambiti non si sono riscontrate grosse infrazioni o situazioni fortemente problematiche. Nelle settimane a venire, si proseguirà con l’attività di prevenzione e verifica puntuale delle disposizioni, sanzionando comportamenti scorretti, laddove necessario».
Quanti sono i controlli effettuati dopo la riapertura delle singole attività e quante le segnalazioni ricevute sul mancato rispetto delle norme?
«Faccio un esempio: nella sola giornata di lunedì si sono contati oltre cento controlli negli esercizi pubblici. L’attività ha visto in particolare gli agenti impegnati nella verifica delle misure di protezione all’interno di bar e ristoranti. Il grosso del lavoro si è concentrato sulla sensibilizzazione e consulenza, procedendo ad individuare alcune misure di dettaglio che andavano meglio implementate. In generale il dialogo e la collaborazione con gli esercenti, sempre per quanto riguarda la prima giornata, è risultato positivo e all’insegna della collaborazione. A più riprese gli agenti sono stati pure ringraziati dagli esercenti in quanto hanno potuto fare chiarezza su particolari che non erano stati compresi in maniera corretta. Anche qui, come per tutti i controlli, la parola d’ordine rimane il dialogo e solo in casi palesi o reiterati si interviene con una sanzione».
Una linea di intervento adottata fin dal primo giorno di emergenza che intendete mantenere anche nelle settimane a venire.
«Riprendendo quanto appena indicato posso affermare che, in queste settimane di emergenza, la Polizia ticinese ha messo in campo un dispositivo capillare con numerose pattuglie chiamate a garantire un controllo accresciuto del territorio e un contatto diretto con la popolazione. Questo al fine di far rispettare le direttive federali e cantonali: dal divieto di assembramenti, al controllo delle autorizzazioni, passando per il rispetto delle prescrizioni igieniche, fino ad arrivare alla sensibilizzazione dei gruppi vulnerabili. Fondamentale in tal senso, e per le prossime settimane, è il richiamo alla responsabilità individuale. Solo rispettando le prescrizioni di igiene e distanza accresciuta, sarà possibile ripartire».
Alcuni parchi giochi hanno riaperto, altri sono ancora sigillati: in questo caso viene lasciata libertà di decisione ai singoli Municipi?
«Sì, in effetti per questo genere di questioni, la decisione rientra nelle competenze dei Municipi. Fatto salvo il rispetto di quanto stabilito dall’ordinanza sui provvedimenti per combattere il coronavirus».
Di posti di blocco se ne vedono ancora parecchi sulle strade cantonali. Qual è il motivo di questo continuo monitoraggio?
«La graduale ma evidente ripresa di svariate attività e del movimento all’interno del territorio ha come logica conseguenza anche il riattivarsi di alcuni fenomeni, che nella “fase uno” si sono verificati con un’intensità quasi minima. Il dispositivo di pattugliamento e controllo del territorio non si concentra e concentrerà unicamente sulla problematica della pandemia. Occorre essere vigili e pronti a reagire per tutto lo spettro delle attività di prevenzione e repressione che caratterizzano il lavoro di tutti i giorni».
Lo Stato di necessità proseguirà almeno fino a fine mese: è presumibile che la cellula di crisi venga in seguito smantellata?
«No, l’apparato di supporto dello SMCC non smobilita! Rimarrà attivo soprattutto nell’analisi con l’obiettivo di anticipare cambiamenti a seguito dell’evolversi della situazione epidemiologica. Nelle prossime settimane verranno però adeguati i ritmi di condotta, vale a dire le attività puntuali messe in campo durante la fase acuta per permettere un graduale ritorno alla normalità. Questo anche per chi si è trovato a dover operare in prima linea nella gestione della crisi nel suo specifico settore di competenza. Per quanto riguarda lo Stato di necessità, il Governo valuterà se prolungarlo ma è ancora prematuro esprimersi in merito».
Nel Corpo di polizia, ad oggi, quanti casi di contagio sono stati registrati?
«Da inizio crisi ad oggi, nel Corpo della Cantonale e nelle polizie comunali, abbiamo registrato una quindicina di casi positivi alla COVID-19. È un numero molto ridotto. Le misure di protezione e di salvaguardia della salute del personale ci hanno permesso di farci trovare adeguatamente pronti, qualsiasi fosse stato lo scenario con il quale il Cantone avrebbe dovuto confrontarsi e che, in situazioni critiche per il sistema sanitario, avrebbero potuto richiedere anche un maggiore intervento delle Forze dell’Ordine».
E Matteo Cocchi come ha vissuto, a livello personale, questi due mesi abbondanti d’emergenza?
«Come già ribadito, l’attuale crisi non ha precedenti nella storia recente. Le incognite sono state – e restano – tante, ma le autorità cantonali e comunali così come la cittadinanza, hanno dato prova di saper reagire nel migliore dei modi. Dal profilo personale mi sono confrontato con un contesto di emergenza che ha richiesto tante energie, tante lunghe giornate di lavoro per far fronte alle innumerevoli sollecitazioni. In questo frangente a farne le spese, come è stato il caso per molti altri, è stata in primis la famiglia alla quale dico grazie per la comprensione e il sostegno. Ricordo però alcuni momenti impegnativi e piacevoli allo stesso tempo, come il ruolo di maestro di scuola elementare e di scuola dell’infanzia nei pochi momenti liberi trascorsi tra le mura domestiche… Ritornando all’organizzazione della struttura di intervento, posso sottolineare con grande soddisfazione e riconoscenza che il gioco di squadra resta fondamentale in situazioni come quella che stiamo vivendo: e a tal proposito, ognuno ha dato il massimo che si poteva esigere. Le nuove conoscenze e le amicizie che si instaurano in momenti come questi, risulteranno sicuramente importanti anche in futuro. Senza dimenticare che, nel corso degli anni, ci siamo esercitati più volte con scenari complessi: un lavoro che ci ha permesso di affrontare la crisi in corso su solide basi soprattutto nell’ambito della condotta. Oltre a ciò, gli adattamenti legislativi relativi all’organizzazione dello SMCC e gli investimenti logistici hanno permesso di poter contare su una struttura moderna e adatta ai tempi. Tengo a sottolineare che grazie alla piena fiducia riposta dal Governo nello SMCC e nel sottoscritto, sia stato possibile nell’urgenza lavorare in maniera dinamica e orientata alla celere soluzione dei problemi. Fatta questa precisazione, il messaggio non deve cambiare: è fondamentale mantenere alta la guardia. Con gli spostamenti e le riaperture delle attività, aumentano infatti i contatti sociali ed è ancora più importante proteggersi e proteggere gli altri».
La sensazione è che da «front man», almeno nella fase più acuta, lei sia passato man mano ad un ruolo «dietro le quinte»: questo fino a ieri, quando è riapparso davanti ai giornalisti e alla popolazione. Ci spiega cosa è cambiato per lei?
«Il mio ruolo è uno solo, quello di Capo dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta. Ogni singola fase di una crisi, a seconda del contesto e della situazione, ha le sue particolarità e necessità a livello di conduzione, di presenza (anche mediatica) o di puro lavoro di analisi e di pianificazione. Da questo punto di vista, non è cambiato nulla, semplicemente mi sono adattato alle diverse fasi di questa emergenza».
Ultima domanda: ripeterebbe quel famoso termine «letargo» riferito agli anziani per il quale è stato anche aspramente criticato?
«Quelle dichiarazioni andavano e vanno inserite nel contesto in cui sono state formulate. Mi limito a ricordare che in Ticino ci sono stati, nel mese di marzo, picchi di oltre 270 contagi giornalieri e ripetutamente si contavano ben oltre dieci decessi al giorno».
Intervista pubblicata nel’edizione di venerdì 15 maggio 2020 della Tessiner Zeitung
Soeben hat Norman Gobbi (Lega) das Amt des Tessiner Regierungspräsidenten übernommen.
Im Interview äussert er sich zur aktuellen Situation
Herr Gobbi, Sie übernehmen dieses Amt in einer für den Kanton Tessin besonders schwierigen Zeit. Nach fast zwei Monaten Lockdown befinden wir uns in der Phase der Wiederaufnahme vieler Aktivitäten, die obligatorischen Schulen sind teilweise wieder geöffnet worden. Mit welchem Bewusstsein gehen Sie diese Phase 2 an?
Im Bewusstsein, dass wir vor einer sehr schwierigen Aufgabe stehen, weil die Situation wirklich aussergewöhnlich ist. Die politische Klasse – von der Regierung bis zum Parlament, von der Tessiner Deputation in Bern bis zu den Gemeinden – ist aufgerufen, kohärent zu handeln, auf der Suche nach dem Gemeinwohl. Der Zusammenhalt und das Verantwortungsgefühl, die sich in der akuten Phase der Krise bewährt haben, muss auch diese zweite Phase bestimmen. Dies ist mein Wunsch.
Stimmt es, dass Sie einen langsameren Neustart vorgezogen hätten?
Der von den Bundesbehörden vorgesehene Zeitplan sah eine stufenweise Öffnung für diverse Branchen vor. Dies hätte eine genauere Analyse ermöglicht, welche Öffnungen welche Konsequenzen haben, wie auch der Kantonsarzt Giorgio Merlani betonte. Daher hoffe ich, dass die von Bern gewünschte Beschleunigung keine negativen Folgen für das Tessin haben wird, das eine dramatischere Situation erlebt hat als viele andere Schweizer
Kantone.
Viele kleine Geschäftsleute quälen grosse Sorgen, befürchten einen Konkurs, einige Gastrobetriebe werden nicht mehr öffnen. Welche Zukunft sehen Sie für die Wirtschaft im Tessin?
In Bezug auf das Gaststättengewerbe befürchte ich, dass einige Betriebe wohl definitiv schliessen werden. Der Tourismus, eine der Schlüsselbranchen unserer Wirtschaft, wird unter dieser Situation stark leiden. Ganz allgemein: Wir müssen wichtige Massnahmen zur Unterstützung unserer Wirtschaft ergreifen; diese muss aber auch Eigeninitiative zeigen. Ich kann die Zukunft nicht vorhersehen. Jeder ist aufgerufen, seinen Beitrag zu leisten. Wir müssen auch den nationalen und internationalen Kontext berücksichtigen und vielleicht Produkte, die den Binnenhandel befriedigen, wiederentdecken und aufwerten.
Ein Blick zurück auf die akute Phase: Das Einkaufsverbot für über 65-Jährige wurde sehr kontrovers diskutiert. Diese Massnahme musste zurückge-nommen werden, auch weil sie mit dem übergeordneten Bundesrecht unvereinbar war. War dieses Verbot ein Fehler?
Es war insofern kein Fehler, als die Gruppe von Personen, die am stärksten vom Virus betroffen und am stärksten schutzbedürftig ist, die Risiken verstanden hat, die der Kontakt mit anderen Menschen mit sich bringt, vielleicht sogar mit asymptomatischen Personen. Das Verbot wurde in eine Empfehlung umgewandelt, weil die Gemeinden und viele Freiwillige eine lobenswerte Bereitschaft zeigten, für unsere älteren Menschen einkaufen zu gehen. Es ist kein Zufall, dass gegen die wenigen älteren Menschen, die das Verbot übertreten haben, keine Geldstrafe verhängt wurde. Die Massnahme war dreieinhalb Wochen in Kraft (vom 20. März bis 14. April), bis das morgendliche Zeitfenster für die über 65-Jährigen eingeführt wurde. Wir sind uns bewusst, dass wir ein grosses Opfer verlangt haben, aber es verfolgte einen Zweck, der zu Gunsten der älteren Menschen selbst war.
Zu Ostern wurde die Botschaft an die Deutschschweizer, nicht ins Tessin zu kommen, immer wieder wiederholt. Mehrere Touristiker befürchten, dass diese Botschaft negative Folgen für künftige Gäste jenseits des Gotthards haben wird. Wurde da nicht übertrieben?
Nein, denn die Botschaft war immer begleitet von der klaren und starken Bereitschaft des Tessins und der Tessiner Bevölkerung, Gäste von ennet des Gotthards zu empfangen, sobald die Notlage beendet ist. Zu Ostern waren wir in Not.
Man kann wieder zum Friseur und ins Nagelstudio gehen, aber nicht zur Messe in die Kirche. Gottesdienste bleiben bis zum 8. Juni verboten. Sehen Sie eine Chance, diesen Termin vorzuziehen?
Ich habe mich gemeinsam mit dem kantonalen Krisenstab verpflichtet, mit Bern Gespräche zu führen, um die Öffnung der Kirchenfür Gottesdienste im Beisein der Gläubigen zu beschleunigen. Ich glaube, dass wir mit den notwendigen Vorkehrungen zur Messe zurückkehren können. Wir werden sehen.
Haben wir in den letzten Wochen genug für unsere «spirituelle und mentale Gesundheit » getan?
Was die spirituelle Gesundheit betrifft, so kann jeder selbst eine Antwort geben. Für die psychische Gesundheit hat der Krisenstab eine Expertengruppe eingerichtet, die den Bürgern in schwierigen Zeiten hilft. Auch im Bereich des Schutzes häuslicher Gewalt haben unsere «Ableger » im Territorium – vor allem unsere Polizei – gute Arbeit geleistet.
Immer noch sind einige Grenzübergänge geschlossen, was für Grenzgänger lange nfahrtswege bedeuten kann. Können Sie die Kritik aus Italien an dieser Massnahme verstehen?
Ich kann diese in gewisser Weise nachvollziehen. Aber ich kann nicht verstehen, warum gewisse wirtschaftliche und politische Akteure in Italien fordern, dass die Schweiz ihre Grenzen noch mehr öffnen sollte, während der italienische Staat seine Grenzen vollständig geschlossen hält. In beiden Fällen handelt es sich um Massnahmen zum Schutz vor einer Ausbreitung der Ansteckung mit dem Virus. Jedes Land entscheidet über die besten Lösungen. Die Grenzgänger sollten sich nicht beschweren – und ich glaube, das tun sie auch nicht -, wenn sie etwas länger warten müssen. Denn so werden Kontrollen gewährleistet, die letztlich auch ihnen zugutekommen, aber vor allem der Bevölkerung des Tessins und damit dem Gebiet, das ihnen Arbeit gibt,
Die Coronakrise hat deutlich gemacht, wie wichtig die Präsenz von Grenzgängern für das Gesundheitssystems im Tessin ist. Welche Auswirkungen wird diese Krise auf das Verhältnis zwischen den Tessinern und den Grenzgängern haben?
Wenn jemand auf diese Notlage warten musste, um zu verstehen, dass das schweizerische Gesundheitssystem – und nicht nur das Tessiner – stark vom Ausland abhängig ist, hat er offenbar in denletzten 30 Jahren nicht in der Schweiz gelebt. Ich hoffe einfach, dass diese Krise viele Menschen dazu bringt, unser Verhältnis zu den Grenzgängern zu überdenken. Ist der Grenzgänger immer unentbehrlich? Gibt es keine Einwohner im Tessin, welche eine Stelle von Grenzgängern besetzen könnten?
Im September werden wir über die SVP-Begrenzungsinitiative abstimmen. Glauben Sie, dass die Coronakrise Auswirkungen auf diese Abstimmung auf das Abstimmungsverhalten der Tessiner haben wird?
Ich denke, sie wird Konsequenzen für die ganze Schweiz haben. Wir sollten die Tessinerinnen und Tessiner nicht immer als eine separate Einheit sehen, die sich vom Rest unserer Schweizer Mitbürger unterscheidet. Eine Krise legt den Fokus auf die Stärke der einzelnen Länder, auf die Autonomie und Fähigkeit, das Wohl der eigenen Bürgerinnen und Bürger zu fördern und zu garantieren. Sie hinterfragt die – positiven und negativen – Folgen einer massiven Präsenz von Ausländern in der Schweiz und die Wirksamkeit unseres Sozial- und Wirtschaftssystems. Die Belastbarkeit eines Systems hängt auch von seiner Fähigkeit ab, die Einwanderung zu steuern und nicht zu sehr von Dritten abhängig zu sein. Welche Ziele haben Sie sich für Ihr Präsidentschaftsjahr gesetzt?
Das ganze Jahr über werden wir mit den Folgen der Coronakrise konfrontiert sein, die nach der gesundheitlichen eine wirtschaftliche, soziale und finanzielle Krise ausgelöst hat. Die Förderung der Zusammenarbeit und des Dialogs zwischen den institutionellen Ebenen wird von entscheidender Bedeutung sein. Heute bauen wir unsere Zukunft auf. Ich werde hart daran arbeiten, das Engagement der Regierung in allen Bereichen zu koordinieren. Ich will die Schwierigkeiten nicht verstecken; wir müssen alle gemeinsam Reife und Verantwortung zeigen. Wir fordern dies und haben es von unseren Mitbürgern gefordert: Deshalb müssen wir als erste ein Beispiel geben.
Zur Person
Norman Gobbi (43) wurde im April 2011 erstmals zum Staatsrat des Kantons Tessin gewählt. Seither leitet er das Kantonale Departement für Inneres, Justiz und Polizei (Dipartimento delle istituzioni). Er ist Exponent der Bewegung Lega dei Ticinesi. Im November 2015 wurde er von der SVP Schweiz offiziell als Bundesratskandidat lanciert, unterlag aber bei den Wahlen im Dezember 2015 Guy Parmelin. Gobbi ist verheiratet, hat zwei Kinder und lebt mit seiner Familie in Airolo.
Internet: www.normangobbi.ch
Comunicato stampa
La Sezione del militare e della protezione della popolazione, Comando di circondario, a seguito della decisione dell’esercito conferma che il reclutamento per il servizio militare e per la Protezione civile riprenderà a partire da lunedì 25 maggio 2020 nel rispetto delle norme igieniche accresciute e di distanza sociale. Pertanto tutti i convocati al reclutamento che hanno previsto di svolgere la scuola reclute nell’estate del 2020 verranno contattati personalmente nei prossimi giorni per informarli della nuova data prevista. Per evitare incomprensioni i convocati al reclutamento ai quali è stata annullata la convocazione riceveranno un’informazione personale e sarà loro trasmessa una nuova convocazione.
Comunicato stampa
Oggi, giovedì 14 maggio, alla Caserma del Monte Ceneri, si è svolta la cerimonia della resa della bandiera della compagnia sanitaria 2 che oggi verrà liberata dal servizio. Alla cerimonia, svoltasi in forma ridotta nel rispetto delle norme igieniche accresciute, hanno preso parte, tra gli altri, il Presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi e il divisionario Lucas Caduff, comandante della divisione territoriale 3.
Tra le prime truppe chiamate a far fronte all’emergenza Coronavirus, la compagnia sanitaria 2 (cp san 2) del capitano Marco Spacio è entrata in servizio sulla piazza di mobilitazione di Ambrì il 17 marzo 2020. Da allora, acquartieratasi nella caserma del Monte Ceneri, ha fornito il suo sostegno alle autorità del Canton Ticino rilevando le truppe delle Scuole sanitarie 42 di Airolo che dai primi giorni della crisi avevano offerto spontaneamente il loro aiuto. Dopo un breve periodo di formazione specifica all’impiego per il COVID-19, il 21 marzo, quale primo compito, i soldati della cp san 2 hanno montato una tenda sanitaria militare davanti all’ospedale Civico.
Svariate le attività svolte dagli uomini del capitano Spacio, per la maggior parte concentrate su compiti d’appoggio agli ospedali: triage dei pazienti, monitoraggio dei parametri vitali, supporto logistico e trasporto di materiale sanitario tra i nosocomi. Non sono mancati anche compiti più impegnativi: ad esempio, alcuni soldati hanno prestato servizio nei reparti di chirurgia, medicina, oncologia e in pronto soccorso. Fino a un massimo di 60 militari sono stati impiegati contemporaneamente; a loro vanno aggiunti inoltre tutti i militi il cui lavoro in cucina, magazzino ed ufficio ha garantito il buon funzionamento della compagnia. Oltre agli ospedali Beata Vergine (Mendrisio), Italiano, Civico (Lugano), San Giovanni (Bellinzona) e La Carità (Locarno), anche la clinica Moncucco, la fondazione Madonna di Re, la Clinica Santa Chiara e la Clinica Malcantonese di Castelrotto così come i centri per richiedenti l’asilo di Chiasso e Balerna hanno usufruito del sostegno dei militari.
“La compagnia sanitaria 2 si è fatta trovare pronta e il duro lavoro svolto nei corsi di ripetizione passati ha dato i propri frutti. Nelle varie strutture sanitarie e in caserma avete lavorato in maniera professionale e diligente dando sempre il massimo delle vostre capacità. Sono consapevole del fatto che avete vissuto delle situazioni difficili. Non si è mai abbastanza pronti a confrontarsi con il dolore e la morte dell’essere umano. Ho un profondo rispetto del lavoro svolto e di come avete gestito le varie situazioni.” Sono le parole che il capitano Spacio ha rivolto ai suoi uomini. Hanno inoltre preso la parola il comandante del battaglione d’ospedale 5, il cappellano e un soldato. Il divisionario Lucas Caduff, comandante della divisione territoriale 3 responsabile dell’impiego militare in Canton Ticino, nel ringraziare tutti i militari per lo straordinario impegno dimostrato, si è detto orgoglioso di come ognuno abbia prontamente risposto alla chiamata mettendosi a disposizione con professionalità e spirito di sacrificio in questo difficile momento. Ha infine preso la parola il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi che, nel ringraziare i militari per il servizio reso al Ticino e ai Ticinesi, ha affermato: “L’impiego coordinato di tutte le nostre migliori forze di primo intervento predisposto dallo SMCC ha dimostrato le ottime capacità del Canton Ticino di affrontare un’emergenza tanto subdola come quella legata al virus Covid-19. E in questo contesto l’Esercito ha prestato un contributo sussidiario di prim’ordine. Voi soldati avete dato tanto a favore dei vostri concittadini ticinesi. Sono convinto che abbiate ricevuto un equivalente ritorno di benefici in quanto a esperienza e motivazione. Fatene tesoro per la vostra vita quotidiana”.
Domani, venerdì 15 maggio, dopo 60 giorni di servizio, la compagnia sanitaria 2 verrà licenziata, ma non tutti i suoi uomini torneranno subito a casa: un distaccamento di volontari si è offerto di continuare il lavoro restante. Questi militari verranno attribuiti pertanto alle Scuole sanitarie 42 di Airolo che oggi hanno rilevato la compagnia sanitaria 2 nell’adempimento delle richieste cantonali che restano pendenti: l’appoggio sanitario al centro richiedenti l’asilo di Balerna e il rinforzo al servizio ambulanze.
Didascalia:
Immagine 1: La compagnia sanitaria 2 al completo.
Immagine 2: Il presidente del Governo Norman Gobbi consegna al capitano Spacio (e in seguito a tutti i militi) una bottiglia di Merlot di Mezzana con etichetta commemorativa e firmata in ricordo dell’impiego in Ticino della cp san 2.
Immagine 3: Un momento dell’intervento del presidente del Governo Norman Gobbi.
Immagine 4: Il comandante della divisione territoriale 3 Lucas Caduff in primo piano al momento del Salmo Svizzero. Alle sue spalle il capo dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta Matteo Cocchi.
Comunicato stampa
Nelle scorse settimane il Consiglio di Stato, quale Autorità di vigilanza sui Comuni, ha sanzionato con un ammonimento i membri del Municipio di Gambarogno. La sanzione è da ricondurre all’agire del Municipio relativamente ad un sorpasso di spesa di 810 mila franchi per l’ampliamento e la manutenzione del Centro sportivo comunale, non approvato dal Consiglio comunale. La risoluzione non è ancora diventata definitiva, essendo aperti i termini di ricorso al TRAM.
Nel 2014 il Consiglio comunale di Gambarogno ha approvato un credito pari a 2,8 milioni di franchi per ampliare ed eseguire una serie di lavori di manutenzione straordinaria al Centro sportivo comunale.
Durante l’esecuzione dei lavori sono subentrate modifiche progettuali, che hanno comportato maggiori oneri. Sono stati disposti interventi non originariamente previsti nel progetto iniziale e integrati altri che il Consiglio comunale aveva deciso di non realizzare. Infine non è stata rispettata la tempistica prevista dalla legge per sottoporre a posteriori al Consiglio comunale la richiesta di credito suppletorio.
Interpellato a posteriori, in una seduta del giugno 2019, il Consiglio comunale non ha avallato l’agire municipale e non ha pertanto ratificato i maggiori oneri di fr. 810’000.–.
Nel frangente l’operato municipale non è stato in linea con le disposizioni della Legge organica comunale. Il Consiglio di Stato ha quindi deciso di emanare un ammonimento nei confronti di tutti i membri del Municipio, pur sottolineando che gli interventi non erano stati criticati dal profilo della qualità e dell’opportunità e che le relative spese sono sostenibili finanziariamente per il Comune.
L’Esecutivo è stato invitato a essere in futuro rigoroso e coerente nel rispettare le procedure previste dalla Legge organica comunale che coinvolgono il Consiglio comunale.
Con una risoluzione di questi giorni il Governo ha infine concluso la pratica, approvando parzialmente d’ufficio il credito suppletorio e rinviando alcune spese non ancora effettuate ad una nuova eventuale decisione del Consiglio comunale.
Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 13 maggio 2020 de Il Quotidiano