“L’Esercito è essenziale anche in tempo di pace”

“L’Esercito è essenziale anche in tempo di pace”

“Ci sono importanti aspetti che spesso sfuggono all’analisi della gente di fronte a questa emergenza sanitaria. Penso in particolare all’organizzazione che permette di far funzionare tutto il sistema sanitario. Il grande lavoro di riorientamento delle strutture ospedaliere, per esempio, è stato sostenuto in modo importante dai militi della Protezione civile e dell’Esercito”. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi a poco più di due mesi ormai dall’inizio della crisi sanitaria esprime il suo ringraziamento a due istituzioni che fanno grande la Svizzera. “È l’occasione per sottolineare l’apporto dato da Esercito, Protezione civile e Servizio civile nell’affrontare tutte le situazioni nuove che si sono create. In tutta la Svizzera e in Ticino in particolare l’impiego ha dimostrato la validità di queste istituzioni a favore della protezione della popolazione. Soprattutto il nostro modello di milizia si è dimostrato vincente e ha permesso il coinvolgimento attivo di parecchie donne e uomini che generosamente hanno risposto presente, contribuendo ad affrontare la crisi”, sottolinea il direttore del Dipartimento delle Istituzioni.

Ma si può quantificare questo impegno? “L’Esercito ha messo a disposizione una compagnia sanitaria, che opera a livello cantonale. Possiamo dire che circa 200 soldati hanno e stanno svolgendo i loro compiti, soprattutto legati all’ambito sanitario. Per quanto riguarda la Protezione civile impegnata nella logistica, nei trasporti, nei controlli e che impiega per meno giorni i militi, il numero aumenta e ci attestiamo attorno alle 800 unità. I civilisti presenti nelle strutture socio-sanitarie sono una sessantina”, precisa Norman Gobbi.

Si può dunque dire che Esercito e Pci hanno risposto presente alle richieste di sostegno giunte in questa situazione. “In effetti, prosegue il Consigliere di Stato Norman Gobbi, la crisi ha dimostrato che il nostro Paese è dotato di strumenti efficaci per affrontare anche le situazioni più impegnative. Il nostro sistema di milizia, poi, è un valore aggiunto, perché permette di coinvolgere donne e uomini che trovano motivazioni supplementari legate allo spirito volontaristico. Mettersi a disposizione per il bene comune – e in questo caso per dare una mano in una circostanza che ha risvolti drammatici o comunque molto pesanti sulla vita quotidiana – fa crescere e maturare tutta la società civile. Per questo motivo non posso che ringraziare tutti i militi che si sono impegnati sino a oggi e che continueranno a farlo anche nelle prossime settimane, assieme alle persone che li guidano per svolgere al meglio i loro compiti”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“L’apertura dei ristoranti ci ha colto di sorpresa”

“L’apertura dei ristoranti ci ha colto di sorpresa”

Da www.ticinonews.ch

Il direttore del DI ha chiesto chiarimenti a Berna in vista della riapertura degli esercizi pubblici l’11 maggio

In piena emergenza coronavirus il Consigliere di Stato Norman Gobbi aveva lanciato un appello in svizzero tedesco, esortando i confederati a non recarsi in Ticino per le vacanze di Pasqua. Ora, alla luce della conferenza stampa di ieri a Bellinzona con la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, durante la quale gli svizzero tedeschi sono stati invitati nuovamente a recarsi a Sud delle Alpi, i colleghi di Teletiicino hanno chiesto al ministro ticinese se questo ritorno di turisti lo preoccupa. 

“Già in queste settimane abbiamo visto un leggero aumento di traffico nord-sud da parte di confederati o privati che scendono in Ticino per occuparsi delle proprie proprietà, soprattutto case di vacanza” spiega Norman Gobbi. “Ora si tratta di gestire i mesi che arriveranno. Sarà importante che tutta l’offerta del Ticino possa accogliere il maggior numero di ospiti, ma nelle possibilità di questo numero e sempre nel rispetto delle distanze sociali e delle misure accresciute di igiene. Sarà importante aspettare quelle che saranno le disposizioni federali per l’ambito della ristorazione. Sappiamo che accanto all’alloggio, il Ticino è famoso per la propria gastronomia e accoglienza”.

Come vede questa accelerazione delle aperture dettata da Berna? “L’apertura degli esercizi pubblici ci ha colto di sorpresa poiché non era preventivata in questo momento, ma al mese di giugno. Come autorità cantonale, che è responsabile dei controlli, abbiamo sollevato diversi quesiti all’autorità federale proprio perché non c’è chiarezza. Abbiamo visto diverse incongruenze tra quanto dichiarato in conferenza stampa e quanto prodotto a livello di ordinanza federale. Abbiamo quindi chiesto questi chiarimenti poiché per riattivare gli esercizi pubblici è necessario un tempo di adeguamento e l’allestimento di singoli piani di protezione. E questo non si può fare dall’oggi al domani. Vogliamo evitare un crash, che ha un impatto dal punto di vista economico per chi opera nel settore e dal punto di vista della salute pubblica”.