“Troppo veloce il passaggio a 300 persone”

“Troppo veloce il passaggio a 300 persone”

Da www.ticinonews.ch

Il Consiglio di Stato ha espresso i suoi timori a Berna per le manifestazioni: “Controlli più difficili”. E sulle frontiere: “Non siamo noi i cattivoni”
Per il 6 giugno la Confederazione ha optato per un imponente allentamento. Le autorità ticinesi sembrano essere un po’ scettiche di fronte a questa prospettiva. Teleticino ne ha parlato con il presidente del Governo Norman Gobbi per capire quali sono le prossime mosse. “Dovendo prendere decisioni per l’intero territorio nazionale, il Consiglio federale ha ponderato soprattutto gli interessi del resto del paese. La percezione della popolazione oltralpe è diversa rispetto a qui. Quello che ci lascia perplessi è il passaggio veloce da 5 a 30 persone per assembramenti spontanei e quello di 300 persone per le manifestazioni. Si poteva essere più graduali come lo si è stati in fase di chiusura”.
Timori che il Governo ha fatto presente a Berna, così come gli organi di polizia che sono chiamati a far rispettare le nuove disposizioni, spiega Gobbi. “Se il numero di 5 è facilmente controllabile, 30 o 300 diventa un po’ più complicato. La fattibilità dei controlli può essere messa in discussione. Inoltre si caricano molto di oneri gli organizzatori di eventi visto che devono garantire la tracciabilità”.
Per le autorità cantonali è comunque ancora possibile chiedere un margine di manovra, precisa Gobbi. “Possiamo ancora limitare quello che sono le tipologie di eventi. Elementi che dobbiamo ancora ponderare, confrontandoci con gli altri Cantoni”. Se il limite di 30 non crea grossi problemi, “gli assembramenti sopra i 50 cominciano già essere un po’ più complicati” aggiunge il ministro, ricordando che tutte le manifestazioni su suolo pubblico devono comunque essere autorizzate. “È un tema su cui stiamo riflettendo per gestire con efficacia anche i controlli”.

Riapertura con l’Italia? “Non siamo noi i cattivoni…”
Con Gobbi si è affrontato anche il tema caldo delle frontiere. Se la riapertura con l’Austria, la Germania e la Francia è prevista per il 15 di giugno, ancora nulla si sa di cosa succederà con l’Italia. La data del 3 giugno fissata da Roma è stata giudicata prematura dalle autorità federali. Colloqui in questo senso sono in corso, ha sottolineato Gobbi, togliendosi pure qualche sassolino dalla scarpa dopo che ieri, in conferenza stampa, sembrava che la decisione dipendesse dalle autorità ticinesi. “Quando si parla di controlli alla frontiera sono abbastanza severo” sottolinea il Consigliere di Stato. “Lo dimostra la situazione di queste settimane. La criminalità è scomparsa, così come la presenza indesiderata di padroncini o lavoratori in nero. Dall’altra parte abbiamo visto delle decisioni unilaterali che hanno attizzato grandi attese nelle persone che vogliono riabbracciare i propri cari dall’altra parte del confine. Ma attizzando queste attese si è creato malumore, cosa che è anche comprensibile. Quando il Governo italiano ha dichiarato la riapertura il 3 di giugno ha detto una data che non è stata concertata né con la Svizzera né con i partner europei. Ad oggi le limitazioni sono soprattutto dall’altra parte del confine e non in Svizzera. Un cittadino lombardo non può andare in Piemonte o Veneto, ma può spostarsi solo all’interno della sua regione. In Svizzera invece possiamo spostarci liberamente negli altri Cantoni. Quando si crede che siamo noi i cattivoni, varrebbe la pena guardare dall’altra parte del confine e vedere cosa è possibile fare”.

Accessi per l’Italia
Gobbi ha poi risposto a una serie di domande. In vista di una fantomatica riapertura dell’Italia il 3 giugno, un residente in Ticino può andare a trovare un parente o fidanzato in Italia o commette un reato? “In Svizzera non vige il divieto di uscita, quindi se l’Italia aprirà le proprie frontiere anche in maniera unilaterale, il cittadino svizzero può andare oltre confine” risponde Gobbi. Per quanto riguarda il rientro la quarantena non è ora prevista in Svizzera, precisa Gobbi, ma è una misura che le autorità federali stanno valutando. Per i proprietari di case secondarie che vogliono recarsi in Italia, bisogna seguire le raccomandazioni delle autorità della vicina Penisola, spiega ancora il ministro. “Se faccio il paragone su quello che è successo in maniera coordinata in Svizzera, Austria e Germania, questa libertà di movimento oggi è garantita per chi ha proprietà immobiliari nell’altro paese. Questo vale anche per il ricongiungimento famigliare, fondato su un legame diretto di figlianza, genitoriale o di marito e moglie”.
Il blocco delle frontiere elvetico riguarderebbe quindi i residenti in Italia che verrebbero in Svizzera per piacere. “Ma vale anche per il nord” aggiunge Gobbi”. Ci sono diversi cittadini svizzeri che, pensando che la frontiera fosse già aperta con la Germania, volevano andare a fare la spesa oltre confine. Oggi questo non è possibile con Svizzera, Austria e Francia. Il turismo degli acquisti dovrà essere ancora discusso con l’Italia”.

Le riaperture decise da Berna lasciano dubbi

Le riaperture decise da Berna lasciano dubbi

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 29 maggio 2020 del Corriere del Ticino

Gobbi: «Non tutte le scelte sono lineari»
De Rosa: «Preferivo cautela»
Nessuna chiarezza sui ricongiungimenti

All’indomani della notizia dei grandi allentamenti di inizio giugno decisi dal Consiglio federale, il governo ticinese ha voluto prendere posizione. La comunicazione è stata presa positivamente, sì, eppure non mancano alcune zone d’ombra. «Visti i dati sanitari siamo soddisfatti, dopo molti giorni bui questo raggio di sole scalda l’anima e ci permette di guardare con maggiore positività all’estate» il commento di Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato, durante l’infopoint a Bellinzona. «Dal 4 maggio siamo allineati alle disposizioni federali che stanno vivendo una rapida evoluzione, soprattutto per quanto riguarda le aperture. Ma non tutte le decisioni di Berna sono lineari». Le autorità mettono l’accento sugli assembramenti: l’asticella è stata alzata fino a un massimo di 30 persone, 300 per quanto riguarda le manifestazioni. Ancora Gobbi: «Cambia tutto a partire dal 30 maggio, ma le accortezze sono le solite. Il virus non è svanito, nella fase acuta della crisi i cittadini hanno dato prova di grande responsabilità e hanno dato fiducia alle autorità rispettando le normative. Ora in questa terza fase sono le autorità che devono dare fiducia ai cittadini affidandosi ai loro comportamento individuale e collettivo».

Misure di distanziamento sociale e di igiene devono dunque essere sempre al centro delle attenzioni dei cittadini. Intanto, nonostante la situazione a livello nazionale passerà da «straordinaria» a «particolare», il Consiglio di stato manterrà almeno fino al 30 giugno lo stato di necessità in Ticino. Poi, il nuovo slogan della fase 3: «Distanti ma vicini, proteggiamoci ancora». La parola è quindi passata al direttore del DSS Raffaele De Rosa. «I dati sui nuovi contagi continuano a rimanere incoraggianti anche a fronte delle nuove aperture, però dobbiamo essere molto prudenti. Il Consiglio federale mercoledì ha cambiato il registro della situazione, ma preferivo quando Berna si appellava alla modestia e alla cautela».

Per quanto riguarda il tema delle frontiere, ancora non ci sono chiarimenti circa i ricongiungimenti familiari in Italia. «La situazione non è chiara» dice Gobbi. «C’è una discussione interna all’Italia che non ha ancora ripristinato gli spostamenti tra Regioni. Dobbiamo attendere le decisioni sul lato italiano e le discussioni della prossima settimana». Ma dal 3 giugno, quando riaprirà l’Italia, i cittadini ticinesi potranno andare a Como o Milano? «Non c’è la base legale per vietare l’uscita dei nostri cittadini» chiarisce il presidente del governo. «Ma le condizioni di rientro potranno essere differenti in base alla situazione epidemiologica. Chi rientra potrebbe ad esempio dover fare la quarantena»

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 28 maggio 2020 de Il Quotidiano

Un’estate all’insegna dei controlli

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