Intervento in occasione della serata “Uomini normali. Maschilità e violenza nell’intimità” alla Biblioteca cantonale di Bellinzona

Intervento in occasione della serata “Uomini normali. Maschilità e violenza nell’intimità” alla Biblioteca cantonale di Bellinzona

– Fa stato l’intervento orale – 

Gentili signore, egregi signori,

alle prime ore del mattino, per iniziare la giornata lavorativa, guardo la rassegna stampa sui fatti del giorno prima proposta dai principali canali televisivi.
Questa mattina volevo capire come in Italia era stato letto il voto svizzero sulla legge Covid. Ma è stata un’altra notizia a colpirmi, pensando anche a questa serata sulla violenza contro le donne. Una giornalista, mentre effettuava il suo collegamento, è stata impunemente palpeggiata da più uomini che si trovavano nelle vicinanze. Scioccante!
Giustamente il fatto è stato ripreso da molte testate, perché si tratta di una assoluta mancanza di rispetto e di considerazione della donna. Un atteggiamento maschilista e pericoloso.
Gli studi e gli approfondimenti sulla violenza contro la donna ci hanno ormai dimostrato come un certo tipo di cultura che banalizza simili comportamenti è il preludio per innescare atti gravi di violenza domestica. L’attenzione va quindi sempre tenuta elevata e riuscire ad affermare che “il problema della violenza sulle donne è un problema degli uomini” ci fa capire dove e come mettere il focus sull’intervento, che deve essere prima di tutto di carattere culturale.
Un cambiamento che tocca certamente il mondo maschile, ma che riguarda anche l’universo femminile. Da una parte facendo progredire la cultura del rispetto e dall’altra dando strumenti e voce alle donne di denunciare la violenza. Non per creare una società che si divide, ma per rafforzare gli anticorpi contro la violenza.
Il Dipartimento che dirigo, competente per le politiche coordinate a livello cantonale in ambito di violenza domestica, ha deciso di porre oggi l’attenzione su quegli uomini violenti ‘”senza rispetto e senza cuore”; su quella che ancora oggi troppo spesso rimane una figura poco visibile e poco conosciuta nella dinamica violenta.
Come ha detto Sveva Magaraggia, nostra ospite lo scorso anno, in un suo studio sulla comunicazione pubblicitaria e il genere, “Per assumere uno sguardo sul maschile quando si parla di violenza di genere bisogna in primo luogo iniziare a nominare gli uomini nel discorso sulla violenza contro le donne. Dobbiamo chiederci chi sia l’innominato di questa storia”. 
Non potevamo avere ospite migliore, dunque, questa sera, che Cristina Oddone, che ha dedicato a questi temi ricerche ampie e accuratissime, confluite nel volume di cui discuteremo a breve. “Uomini nomali. Maschilità e violenza nell’intimità” ci aiuterà a capire come gli uomini violenti percepiscono il loro agire e per quale ragione ancora oggi e malgrado le azioni di contrasto alla violenza messe in atto si sentano socialmente legittimati a compiere azioni violente. Non si tratta di comprendere questi aspetti unicamente dal profilo teorico.  
L’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del Dipartimento delle istituzioni segue dal 2011 gli autori di violenza domestica, e da luglio di quest’anno ha attivato programmi collettivi per i medesimi in base a quanto disposto dalla Legge federale per il miglioramento della protezione delle vittime del 14 dicembre 2018. Li sentiremo a proposito della loro esperienza. Ma anche altri soggetti istituzionali incontrano nella loro attività uomini violenti. Essi transitano nelle aule di giustizia; discutono con i giudici civili dei diritti genitoriali rispetto ai figli a seguito delle procedure di divorzio o separazione; sono coinvolti nelle indagini del gruppo prevenzione negoziazione della polizia cantonale, un nucleo essenziale nella prevenzione delle minacce; sono pazienti di servizi per le dipendenze, e molto altro.
Nella politica di contrasto alla violenza domestica – che proprio in questi giorni ha trovato nuovo e strutturato impulso con la promulgazione del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica, presentato alla vigilia del 25 novembre – il perseguimento degli autori, la gestione delle minacce, il lavoro con gli autori è un tassello chiave.
È dunque importante sentire la parola degli esperti, verificare e confrontare con essi il proprio agire, e questa serata è un’occasione preziosa per procedere in questa direzione. Sono lieto di salutare le relatrici e il relatore di questa sera, che ringrazio, dando volentieri loro la parola.  

 
“Ogni atto violento è uno schiaffo a tutti noi”

“Ogni atto violento è uno schiaffo a tutti noi”

Presentato il Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica26

“Se pensiamo che in Ticino mediamente ogni giorno agenti della Polizia intervengono 3 volte per arginare episodi di violenza domestica e proteggere le vittime, in particolare donne, allora capiamo l’ampiezza che ha assunto pure da noi il fenomeno e la necessità di un coordinamento e di una collaborazione a 360 gradi tra istituzioni e attori privati per contenere la violenza in ambito domestico”. Parole del Consigliere di Stato Norman Gobbi, che attraverso soprattutto l’azione trascinatrice della Divisione della giustizia con la sua direttrice Frida Andreotti e la delegata istituzionale Chiara Orelli Vassere, ha assunto un ruolo propulsivo su questo tema non solo in Ticino, ma pure in ambito intercantonale, essendo il Direttore del DI uno dei referenti in materia per il comitato della Conferenza dei direttori e delle direttrici dei Dipartimenti di Giustizia e Polizia.

Il Governo ticinese nel suo programma di legislatura ha inserito la gestione delle persone violente tra gli obiettivi. Da raggiungere attraverso l’allestimento di un Piano d’azione cantonale. “Il documento è stato presentato questa settimana. Si tratta di una fotografia di quanto abbiamo già in campo per sensibilizzare e agire contro la violenza domestica, divenuta un fatto sociale e non più un atto privato. A questa fotografia si aggiungono gli assi strategici di intervento legati alla prevenzione, alla protezione, al perseguimento e alle politiche coordinate”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Un Piano che ha il grande merito di far capire almeno due cose: da un lato che già oggi a livello istituzionale e a livello di società civile gli strumenti ci sono; dall’altro lato che la collaborazione e il coordinamento sono essenziali per raggiungere migliori risultati. Con questo Piano si indica pure la direzione in cui si vuole andare per adottare nuove misure, sia per la presa a carico delle vittime, sia per la presa a carico degli autori di atti violenti”.

La competenza a livello cantonale in questi due ambiti (presa a carico delle vittime e presa a carico degli autori) è suddivisa tra il Dipartimento della sanità e della socialità e il Dipartimento delle istituzioni. Rimaniamo allora “in casa” DI. “Fare in modo che chi si è reso protagonista di un atto violento non debba rifarlo è essenziale per diminuire i casi di violenza domestica. I servizi del mio Dipartimento sono molto impegnati su questo terreno. Senza dimenticare il grande lavoro che svolge la Polizia cantonale ogniqualvolta è chiamata a intervenire nelle case, quando esplode la violenza. Sul fronte della prevenzione occorre promuovere una cultura del rispetto e della tutela del minore, riconoscendo i segnali di violenza e intervenendo tempestivamente. Bisogna assicurare un sistema integrato di gestione delle minacce. Lo scambio di informazioni tra tutti i servizi e enti attivi sul territorio è essenziale. Solo così si potrà dare maggiore efficacia al nostro intervento. C’è ancora molto da fare, lo sappiamo, ma con questo Piano d’azione oggi abbiamo dei cartelli indicatori chiari, che ci faranno continuare a seguire la giusta strada per arginare questo odioso fenomeno, che interpella tutta la nostra società”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.  

Conferenza dei Capi di governo Arge Alp

Conferenza dei Capi di governo Arge Alp

Comunicato stampa

La 52esima conferenza dei Capi di Governo delle regioni della Comunità di lavoro alpina Arge Alp ha avuto luogo oggi a Chiavenna. Nel corso della stessa, oltre ad una riflessione sulle future strategie di Arge Alp, sono state sottoscritte delle dichiarazioni di collaborazione in tema di sviluppo sostenibile ed economia circolare, sport e grandi eventi, cooperazione nelle emergenze.

«I monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi». Questa citazione di J. W. Goethe è stato il motto della 52esima Conferenza dei Capi di Governo di Arge Alp, tenutasi oggi a Chiavenna, nella Sala dell’Assemblea della Comunità Montana Valchiavenna.  

La Regione Lombardia, che ha concluso la presidenza di turno in un anno particolarmente difficile e segnato dalla pandemia, ha sottolineato come questa situazione di crisi abbia ulteriormente evidenziato l’importanza del rafforzamento di una più stretta collaborazione fra regioni per favorire una visione comune. A tale proposito sono state condivise, discusse e approvate tre importanti dichiarazioni di collaborazione:

  • sulla cooperazione per una regione alpina più forte e resiliente alle emergenze
  • sullo sport come opportunità di ripartenza, crescita, valorizzazione e interconnessione del territorio montano
  • sul ruolo delle regioni alpine nell’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (o transizione verde) e nello sviluppo dell’economia circolare

Con la prima risoluzione si concorda di cooperare per una più forte e migliore condivisione di informazioni, eventi formativi e dati, anche tramite piattaforme digitali, per facilitare una più efficace risposta alle emergenze, promuovere, dove possibile, procedure armonizzate per la comunicazione preventiva e la condivisione di protocolli operativi in emergenza anche alla luce del COVID-19.

Con la seconda dichiarazione si riconosce allo sport e alle grandi manifestazioni – quali le Olimpiadi Invernali 2026 – un elemento propulsore della cooperazione nell’area alpina, dello sviluppo di una pratica sportiva qualificata e dello sviluppo sostenibile di tutto l’arco alpino di lunga durata per uno stile di vita sano e anche per favorire iniziative imprenditoriali dei giovani. Con la terza dichiarazione i territori di Arge Alp, da sempre sensibili e attivamente impegnati rispetto agli obiettivi di sviluppo sostenibile, si propongono come laboratorio/bacino di sperimentazione, sviluppo e attuazione di un “modello alpino di economia verde e circolare”, ponendosi una serie di azioni ed obiettivi concreti.

Nel corso dei lavori i Capi di Governo e i Capi Delegazione hanno inoltre approfondito gli obiettivi futuri della strategia Arge Alp che per il prossimo triennio si concentreranno su:

  • protezione dell’ambiente, adattamento al cambiamento climatico e gestione dei rischi naturali
  • economia nella regione alpina, con particolare attenzione all’innovazione tecnologica e alla digitalizzazione, al turismo sostenibile e all’agricoltura di montagna
  • giovani, istruzione e sport, con l’intento di creare delle opportunità di istruzione, occupazione e partecipazione.

Il Cantone Ticino è stato rappresentato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi. Nel corso del suo intervento ha sottolineato l’importanza della cooperazione fra le regioni in ambito di gestione dei rischi naturali e di scambio di informazioni durante le crisi, senza tralasciare la prospettiva futura, legata anche ai rischi tecnologici e alla preparazione congiunta nella delicata fase di transizione energetica. Ha inoltre sottolineato l’importanza di sviluppare maggiormente la connettività fra i territori. Oltre le grandi pietre miliari nella mobilità sostenibile, le trasversali alpine, saranno infatti fondamentali degli investimenti infrastrutturali a nord di Milano al fine di sviluppare maggiormente la connettività fra i territori. Ciò permetterebbe di dare un impulso anche all’economia ticinese, e di raggiungere in modo sostenibile il nostro cantone anche da sud. Da ultimo ha insistito sul coordinamento in ambito di stazioni sciistiche, non solo durante la pandemia per avere comprensori sciistici aperti e piani di protezione comuni anche in zone transfrontaliere, ma anche per sviluppare strategie per incentivare gli sport invernali.  

Durante la conferenza è stato inoltre sottolineato, in particolare dal Consigliere di Stato del Canton Grigioni Christian Rathgeb, l’importanza degli scambi transfrontalieri. La pandemia ha infatti mostrato l’importanza dei buoni uffici e della collaborazione fra le regioni di frontiera, in particolare per quanto riguardava, durante le fasi pandemiche acute, la salvaguardia del traffico di frontalieri impiegati in attività essenziali nei cantoni svizzeri di frontiera con le regioni Arge Alp.  

La conferenza ha anche segnato il passaggio di testimone della presidenza, che sarà assunta dal Tirolo proprio nell’anno del giubileo del 50° dalla fondazione di Arge Alp. Per celebrare questo anniversario il Governatore Günther Platter ha presentato il programma della nuova presidenza, che si concentrerà sulla “Protezione del clima nella regione alpina”, sottolineando il contributo di Arge Alp alla riduzione dell’impronta di CO2. Il programma comprende una serie di iniziative concrete a beneficio della popolazione della regione alpina, come azioni a sostegno dei giovani e del turismo, della mobilità sostenibile, dell’agricoltura montana e della protezione del suolo, della produzione regionale, della gestione dei grandi carnivori e della risposta alla pandemia di COVID-19.    

“I controlli alle frontiere danno più sicurezza a tutti”

“I controlli alle frontiere danno più sicurezza a tutti”

Chi meglio di Norman Gobbi – al suo terzo mandato all’interno del Governo cantonale di Bellinzona, titolare del Dipartimento delle Istituzioni e da metà settembre di nuovo presidente (di turno) della Regio Insubrica – può conoscere le dinamiche di confine. Dinamiche che inevitabilmente abbracciano più ambiti, incluso quello riguardante la tematica dei frontalieri (74199 quelli impiegati in Ticino al 30 settembre scorso). Il focus della lunga chiacchierata con il ministro ticinese – di sicuro il personaggio politico più conosciuto (insieme al compianto Marco Borradori) – è incentrato sul tema sensibile della criminalità transfrontaliera, che passa anche attraverso un maggiore controllo notturno dei valichi minori, ricordando i sei mesi di stop ai transiti nelle ore notturne imposti da Berna nell’aprile 2017 a tre dogane minori, due delle quali ricadenti sul Comasco. 

I dati del 2020 – a causa anche del lockdown – danno i numeri di furti e rapine in Ticino in netto calo. Qual è la situazione attuale?
“Anche i dati del 2021 confermano una tendenza alla diminuzione di furti e una stabilità su valori contenuti per quanto concerne le rapine. La minor mobilità tra regioni e Stati e un maggior controllo esercitato sulle frontiere ha questo effetto positivo. Assistiamo però sempre di più a truffe in ambito finanziario ai danni di cittadini stranieri, in particolare italiani, compiuti da loro connazionali attivi per il tramite di società elvetiche costituite ad hoc. Un comportamento delittuoso, che appare ancora più odioso perché praticato tra connazionali. L’altra faccia della medaglia è invece costituita da un aumento di truffe online e più in generale sfruttando l’accresciuto uso dei supporti elettronici. Per questi atti criminali non vi sono frontiere o controlli sul territorio che tengano”.

Ci sono state due nuove rapine ai distributori di confine (in un caso si è proceduto a due arresti). E’ un tema sempre centrale quello del controllo delle zone a ridosso del confine, soprattutto nelle ore notturne?
“Al centro di ogni attività – sia di repressione sia di prevenzione – vi è la sicurezza del cittadino. Sicurezza delle persone e dei beni delle persone. Per questo motivo il controllo del territorio anche a ridosso del confine – in ogni momento – è uno strumento per raggiungere questa sicurezza. In Ticino il sentimento soggettivo di sicurezza dei cittadini negli ultimi anni è aumentato e questo grazie a una capillare presenza sul territorio di pattuglie della polizia, al loro aumentato grado di intervento e a una accresciuta tempestività nel risolvere le situazioni potenzialmente pericolose. Ciò ha portato a una diminuzione di furti e rapine e quindi a condizioni di sicurezza oggettiva molto migliore”.

E’ sempre in essere una collaborazione con le forze di polizia italiane? E con le istituzioni?
“La collaborazione tra forze di Polizia è essenziale in una società e in un territorio in cui le relazioni e gli scambi anche di carattere economico sono sempre più importanti. Questa collaborazione trova la sua casa nel Centro comune di cooperazione di polizia e doganale tra Svizzera e Italia che ha sede a Chiasso. Una struttura che permette sinergie importanti tra le autorità di controllo Svizzere e Italiane. A conferma di scambi regolari, posso pure segnalare l’incontro che ho avuto proprio a Chiasso con il prefetto di Como Andrea Polichetti il 4 ottobre scorso”.   

Esiste un problema legato alla “criminalità transfrontaliera”?
“Il fenomeno della criminalità transfrontaliera è ben noto da anni ormai. Sul Ticino la pressione di bande pericolose attive anche nel Nord Italia è costante. Le inchieste lo dimostrano. La prova – anzi la controprova – dell’esistenza di questo problema l’abbiamo avuta proprio durante il periodo del lockdown della primavera del 2020: la chiusura delle frontiere e i divieti di movimento hanno quasi del tutto annullato i reati di furto e le rapine”.  

Che potere hanno i Cantoni nel controllo del confine?
“La competenza del controllo delle frontiere è federale. L’Amministrazione federale delle dogane si è data un nuovo nome, diventando «Ufficio federale delle dogane e della sicurezza dei confini (UDSC)». Una denominazione che nelle intenzioni chiarisce ancora meglio ruolo e compiti dell’autorità federale. L’autorità di Polizia cantonale svolge il suo mandato all’interno del territorio svizzero”.  

Berna ha ritardato la consegna dei nuovi droni, ufficialmente adibiti a monitorare il confine sul “tema migranti”. Può essere una soluzione anche per arginare episodi di criminalità?
“La competenza in materia è federale. Per quanto di mia conoscenza è l’Esercito che acquista i droni, mettendo poi a disposizione anche delle guardie di confine questi apparecchi per i controlli di loro pertinenza”.

La Regio Insubrica ha nella sua agenda il dibattuto argomento del controllo o di iniziative sinergiche per il controllo del confine?
“Con riferimento alla mozione della deputata Roberta Pantani che chiedeva la chiusura notturna dei valichi secondari, la Regio Insubrica si attivò nel 2016 organizzando una riunione con i rappresentanti dei Comuni di frontiera di Svizzera e Italia con l’obiettivo di trovare una soluzione condivisa che potesse fornire una risposta tangibile agli intenti dell’atto parlamentare. Si decise infine di proporre al Dipartimento federale delle finanze, responsabile per le dogane, una fase sperimentale di chiusura notturna di 3-4 valichi. Prendendo spunto dall’iniziativa della Regio il Consiglio federale diede il via alla sperimentazione notturna di tre valichi (Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga). Quale risultato dell’esperimento si ottenne il rafforzamento permanente di un sistema di videosorveglianza”.

I sindaci comaschi dei Comuni a ridosso del Ticino hanno più volte rimarcato l’assenza di dialogo con la Svizzera, trovandosi le dogane chiuse senza preavviso. D’accordo che la competenza è di Berna, ma si può aprire tramite la Regio Insubrica un canale di dialogo?
“La Regio Insubrica svolge regolarmente il suo ruolo di portavoce delle esigenze del territorio di frontiera nei confronti delle Autorità svizzere e italiane di riferimento. Recentemente, ad esempio, ha riunito le competenti Autorità centrali, regionali e Provinciali, oltre a quelle del Canton Ticino, sul tema sensibile della mobilità transfrontaliera con riferimento particolare alla preventivata chiusura della variante Tremezzina della Strada regina e della parziale chiusura della A9 nei pressi del Monte Olimpino. Il canale di dialogo c’è”.

Ci sono iniziative per il contrasto alla criminalità in agenda per il 2022?
“La Polizia cantonale quotidianamente mette in atto misure di contrasto alla criminalità. Nell’ambito della prevenzione, come ogni anno, ha programmato attività specifiche in particolare nel contesto di furti e di rapine. Ma la lotta alla criminalità non si limita al lavoro di prevenzione, infatti sarà ulteriormente rafforzata la collaborazione con le forze dell’ordine italiane con l’introduzione di una formazione congiunta, che permetterà in occasione di specifiche emergenze di collaborare in maniera ancor più stretta ed efficace”.

Da: La Provincia di Como (25.11.2021)

Violenza contro le donne: una serata pubblica alla Biblioteca cantonale di Bellinzona  

Violenza contro le donne: una serata pubblica alla Biblioteca cantonale di Bellinzona  

Comunicato stampa

Nell’ambito delle iniziative per celebrare il 25 novembre 2021, data della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il Dipartimento delle istituzioni promuove lunedì 29 novembre 2021 alle ore 18:00 alla Biblioteca cantonale di Bellinzona una serata pubblica in cui si pone l’attenzione sugli autori di atti e comportamenti violenti contro le donne.  

Nella dinamica violenta tra vittima e autore di violenza domestica vi è una sovra rappresentanza delle donne tra le vittime e degli uomini tra gli autori riconosciuta dalle analisi statistiche e dalla ricerca scientifica. Nelle riflessioni e nella presa a carico delle violenze relazionali è essenziale considerare l’insieme del sistema, senza ometterne alcuna componente. Allargare il campo visivo per includere, oltre le vittime, anche gli autori di violenza permette di superare la concezione – tuttora difficile da sradicare – secondo cui la violenza è principalmente un problema delle vittime, e dunque prevalentemente delle donne. In altri termini, non vi possono essere reali progressi nella risoluzione della violenza senza intervenire anche presso gli autori, così come indicato dalla Convenzione di Istanbul, all’articolo 16.

Dopo avere già proposto momenti di riflessione sulle dinamiche relazionali disfunzionali e sulla violenza nella cultura dei media, il Dipartimento delle istituzioni prosegue il ciclo informativo sul tema della violenza domestica in collaborazione con il Centro di documentazione sociale della Biblioteca cantonale di Bellinzona cercando di comprendere la figura degli uomini violenti e il rapporto tra violenza e costruzione della maschilità.

Lo spunto è offerto dal volume di Cristina Oddone Uomini normali. Maschilità e violenza nell’intimità (Torino, Rosenberg & Sellier, 2020). La discussione sarà aperta dal Consigliere di Stato Norman Gobbi e coinvolgerà l’autrice dello studio, Cristina Oddone, docente e ricercatrice all’Università di Strasburgo e collaboratrice della Violence against Women Division del Consiglio d’Europa per il monitoraggio dell’applicazione della Convenzione di Istanbul, e Siva Steiner e Marlène Masino, capoufficio e caposervizio dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del Dipartimento delle istituzioni, impegnato da tempo nella presa a carico di autori di violenza domestica.

L’accesso è consentito secondo le norme vigenti unicamente ai possessori del certificato Covid; è consigliata la prenotazione all’indirizzo bcb-cultura@ti.ch.   

Coronavirus – Il Cantone alza il livello di guardia

Coronavirus – Il Cantone alza il livello di guardia

Comunicato stampa

La situazione epidemiologica in Svizzera e in Ticino, da alcune settimane, è caratterizzata da un aumento dei contagi da coronavirus e delle ospedalizzazioni, con una tendenza in netto peggioramento negli ultimi giorni. Le autorità cantonali ritengono perciò necessario rafforzare la sensibilizzazione tornando a innalzare il livello di allerta, tramite la modifica dal blu all’arancione della campagna «Distanti ma vicini». Si invita pertanto la popolazione ad applicare scrupolosamente le misure di protezione personale utilizzando la mascherina, rispettando la distanza fisica, curando l’igiene delle mani, sottoponendosi al test al minimo sintomo e vaccinandosi. Alle persone con 65 o più anni, che hanno ricevuto la vaccinazione di base da più di 6 mesi, è fortemente raccomandato di annunciarsi per la dose di richiamo.

La presenza di una variante più contagiosa e letale del virus e l’arrivo dei mesi freddi, più favorevoli alla diffusione del virus, stanno nuovamente facendo crescere i contagi: dall’inizio del mese di novembre, in Svizzera i nuovi contagi giornalieri e le ospedalizzazioni raddoppiano ogni due settimane. Anche a livello internazionale la situazione è considerata critica, con diversi Paesi europei che hanno adottato severe misure di restrizione.

Benché la situazione epidemiologica in Ticino rimanga migliore rispetto a quella degli altri Cantoni, anche a sud delle Alpi la situazione tende a peggiorare. Per questo motivo, dopo cinque mesi caratterizzati dal colore blu, la campagna di sensibilizzazione «Distanti ma vicini» torna al colore arancione: questo indica una fase di allerta accresciuta, e intende richiamare l’attenzione della popolazione sulle misure di protezione personale (mascherina, igiene delle mani, rispetto della distanza nei luoghi affollati, test al minimo sintomo, anche per i vaccinati), e sull’importanza della scelta di vaccinarsi.

Proprio la vaccinazione si sta rilevando in questa fase della pandemia uno strumento particolarmente efficace, di fronte a una variante del virus più contagiosa e letale. Il tasso di somministrazioni in Cantone Ticino, più elevato rispetto al resto della Svizzera, ha finora contenuto la circolazione del virus, ma non è sufficiente per escludere un nuovo sovraccarico delle strutture ospedaliere durante i mesi invernali.

Alle persone con 65 o più anni che hanno ricevuto la seconda dose da più di 6 mesi viene raccomandato di prenotarsi al più presto per ricevere il richiamo vaccinale («booster»). Questa dose permette di aumentare nuovamente il proprio grado di protezione, che in questa fascia di popolazione tende a diminuire più rapidamente con il passare del tempo. La prenotazione può avvenire tramite telefono (0800 128 128, tutti i giorni dalle 8:00 alle 17:30) e tramite la piattaforma online presente su www.ti.ch/vaccinazione.

Le autorità cantonali ricordano infine che la vaccinazione di base e il richiamo – insieme alle altre misure di protezione personali – sono essenziali per frenare la diffusione del coronavirus, e in questa fase della pandemia invitano a prestare la massima prudenza nei contatti con le persone più vulnerabili ed esposte al rischio di decorsi gravi della malattia.

‘La violenza domestica non è un fatto privato’

‘La violenza domestica non è un fatto privato’

Chi fa cosa e nuove misure: il Consiglio di Stato vara il Piano cantonale per meglio contrastare in Ticino il ‘preoccupante’ fenomeno. E per ribadire che serve l’impegno ‘di tutti’.

Una «fotografia» aggiornata «degli enti e dei servizi» che sul territorio ticinese si occupano a vario titolo del fenomeno: una fotografia che «permetterà» di consolidare le misure rivelatesi efficaci e di svilupparne altre, allo scopo di rendere «strutturali e coordinate» prevenzione e repressione della violenza domestica. È, nelle parole del direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, il ‘Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica’, che recepisce principi e raccomandazioni del trattato del Consiglio d’Europa ‘sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica’, meglio nota come Convenzione di Istanbul, entrata in vigore per la Svizzera nell’aprile 2018. Approvato e presentato ieri dal Consiglio di Stato, alla vigilia della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Piano – 120 pagine scaricabili all’indirizzo www.ti.ch/ violenza – è stato elaborato dalla Divisione giustizia del Dipartimento istituzioni in collaborazione con la Divisione dell’azione sociale e delle famiglie del Dss, Dipartimento sanità e socialità, e con il Gruppo permanente di accompagnamento in materia di violenza domestica designato dal governo. Ma alla confezione del corposo documento hanno partecipato anche organizzazioni private.

‘Non è un fatto privato’
I numeri sulle dimensioni in Ticino della «piaga», per citare le parole del titolare del Dss Raffaele De Rosa, parlano da soli. L’anno scorso gli interventi della polizia per violenza domestica sono stati 1’105: «Tre interventi al giorno», evidenzia il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli. Sempre nel 2020 le forze dell’ordine hanno disposto, in ottantadue casi, l’allontanamento delle persone autrici di violenza. E ancora: ventisette donne vittime e ventidue bambini sono stati ospitati dalla Casa delle donne e da Casa Armònia. Sono alcune cifre di un fenomeno «preoccupante» che, aggiunge il direttore del Dipartimento educazione cultura e sport, va affrontato «con un intervento ad ampio raggio». Un fenomeno dalle dimensioni preoccupanti in Ticino e, limitandoci al nostro Paese, nel resto della Svizzera. A livello nazionale lo scorso anno i reati commessi in ambito domestico, ricorda il Consiglio di Stato, sono stati 20’123: nel “72 per cento” dei casi la vittima era una donna, nel 28 per cento un uomo. «In un anno oltre ventimila casi di violenza domestica in Svizzera, ma si ritiene che questa cifra rappresenti soltanto il 20/30 per cento della dimensione effettiva di questo triste fenomeno», sottolinea De Rosa. Avverte il responsabile del Dipartimento sanità e socialità: la violenza domestica – che, oltre che fisica, può essere verbale, psicologica o economica (la o il partner cui l’altro/a non passa i necessari mezzi finanziari) – «non è un fatto privato, è una ferita all’interno della società». Occorre quindi «un’assunzione di responsabilità da parte di tutti». Per arginare il fenomeno, rilancia Gobbi, non basta l’intervento delle istituzioni, serve pure l’impegno della «società civile». Un aspetto, questo, su cui si sofferma anche il Piano appena varato.

Le quattro P
Un Piano con il quale, si spiega nello stesso documento, il Consiglio di Stato “intende proporre obiettivi e misure di azione e di contrasto alla violenza domestica a breve e medio termine, valorizzando e strutturando in un quadro coerente le politiche intraprese, anche a livello cantonale, nel corso degli anni per lottare contro la violenza di genere e integrandovi gli elementi di novità sollecitati dall’evoluzione globale della società”. E ancora: “L’obiettivo principale che si prefigge il Consiglio di Stato nella lotta alla violenza domestica è quello di rendere strutturale il sistema di prevenzione e di contrasto al fenomeno, migliorando così la risposta alla violenza e favorendo di conseguenza il suo decrescere”. Il conseguimento di tale obiettivo “sarà possibile agendo” fondamentalmente “sui quattro assi d’intervento già identificati dalla Convenzione di Istanbul, cioè Prevenzione, Protezione, Perseguimento e Politiche coordinate, e declinati nel contesto cantonale: l’informazione e la sensibilizzazione, la formazione dei professionisti, la gestione delle minacce – con un lavoro parallelo a tutela delle vittime e di gestione degli autori – e la cura particolare e globale della posizione dei minori nelle dinamiche di violenza domestica”. Il Piano, prosegue il documento, “evidenzia le possibili intersezioni e sinergie con strategie contigue e parallele, ad esempio con altri Piani cantonali in essere o in corso di elaborazione (Piano d’azione cantonale per l’uguaglianza tra uomo e donna, Programma cantonale di promozione dei diritti dei bambini, di prevenzione della violenza e di protezione di infanzia e gioventù, Programma integrazione stranieri ecc.)”.

Il Piano d’azione cantonale non nasce nel deserto. In questi anni il Cantone ha già attivato misure negli ambiti menzionati: prevenzione, protezione, perseguimento e politiche coordinate. Come la formazione di base e continua degli agenti della Cantonale e delle polizie comunali, nonché degli operatori sociali. Come la consulenza ai genitori, ad associazioni ed enti. Come la promozione di campagne di sensibilizzazione, utili per richiamare anche numeri di telefono importanti: per esempio il gratuito 0800 866 866 del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati (Dipartimento sanità e socialità). Altre misure. Come la presa a carico degli autori e delle autrici di violenza da parte dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (Dipartimento istituzioni): nel 2020, indica il governo, sono state 118 le persone segnalate dalla Polizia cantonale delle quali si è occupato l’Ufficio. Una decina sinora, fa sapere la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti, i casi per i quali il magistrato (procuratore pubblico) ha ordinato il trattamento terapeutico, sospendendo per tot mesi il procedimento penale. Casi anche questi seguiti dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Altre misure. Come la nomina da parte del Consiglio di Stato, nel novembre 2019, della coordinatrice istituzionale del dossier sulla violenza domestica: carica ricoperta da Chiara Orelli Vassere, operativa in seno alla Divisione giustizia. Il Piano cantonale dunque non nasce nel deserto, tuttavia bisogna fare di più, sostengono i tre consiglieri di Stato.

Braccialetto elettronico: messaggio varato
Nei giorni scorsi intanto il governo ha varato, all’attenzione del Gran Consiglio, il messaggio per conferire la base legale cantonale all’introduzione, dal prossimo 1° gennaio, della nuova disposizione del Codice civile sulla sorveglianza elettronica per tutelare maggiormente le vittime di violenza domestica e di stalking. Si tratta in pratica dell’applicazione – disposta da un giudice civile, che in Ticino sarà il pretore, su istanza della potenziale vittima – di un braccialetto elettronico/cavigliera elettronica alla persona potenzialmente violenta per verificare, ma a posteriori, se ha rispettato, come spiegato a suo tempo da Berna, il divieto di contatto o di accesso a una determinata area intimatole dal magistrato. È la sorveglianza cosiddetta passiva o differita. Sia a livello federale che a livello cantonale si pensa però già alla sorveglianza in tempo reale, possibile una volta affinata la tecnologia.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 25 novembre 2021 de La Regione

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Quattro assi contro la violenza domestica

Il Consiglio di Stato ticinese ha presentato il piano d’azione cantonale che si basa su prevenzione, protezione, perseguimento e politiche coordinate

Il Governo ticinese ha approvato il piano d’azione cantonale per combattere la violenza domestica. Un fenomeno definito “preoccupante” dal presidente dell’Esecutivo, Manuele Bertoli, che durante una conferenza stampa ha ricordato come il tema sia una delle priorità all’interno dell’agenda governativa, e che è stato inserito nel programma di legislatura 2019-2023.

Il piano fa parte dell’attuazione della Convenzione di Istanbul sulla protezione delle donne, che riguarda anche il livello nazionale. In Ticino, l’obiettivo principale che si prefigge il Consiglio di Stato è quello di “rendere strutturale il sistema di prevenzione e di contrasto alla violenza domestica, migliorando così la risposta al fenomeno e favorendo di conseguenza il suo decrescere”.

Un obiettivo che il Governo intende perseguire agendo sui quattro assi d’intervento (prevenzione, protezione, perseguimento e politiche coordinate), attraverso le misure già concretizzate o avviate e le ulteriori misure che verranno identificate. La prevenzione, come ha spiegato il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, Raffaele De Rosa, riguarda sia la formazione di professionisti, sia la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, anche attraverso campagne mirate.

Per quanto riguarda il perseguimento degli autori di violenza, l’obiettivo è mettere in atto una presa a carico che possa abbassare sempre di più la recidiva, come ha osservato il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, anticipando che il Ticino prevede di rivalutare tutte le basi legali, pensando a una legge onnicomprensiva. Per comprendere meglio il fenomeno e quindi combatterlo, è prevista anche un’implementazione della raccolta dati.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Quattro-assi-contro-la-violenza-domestica-14889723.html

Da www.rsi.ch/news

Inaugurata la nuova Scuola d’infanzia di Rodi-Fiesso

Inaugurata la nuova Scuola d’infanzia di Rodi-Fiesso

La sezione diventa inclusiva e ospita bambini provenienti da tutta la media e alta Leventina

Nuova vita per il vecchio edificio della scuola dell’infanzia di Rodi-Fiesso (Comune di Prato Leventina) la cui ristrutturazione è stata recentemente inaugurata alla presenza della popolazione e delle autorità comunali e cantonali. L’intervento di risanamento e ampliamento garantirà una struttura consona ad assicurare anche in futuro un servizio di prossimità fondamentale per le famiglie locali. L’intero stabile è inoltre ora adeguato allo standard di risparmio energetico. Il progetto e la direzione lavori sono stati affidati all’architetto Paolo Rossetti di Ambrì, mentre l’investimento ha potuto beneficiare di contributi cantonali e federali come pure di contributi da parte di terzi e del Patronato svizzero per i Comuni di montagna (Patenschaft), i cui benefattori “hanno con molto entusiasmo sostenuto il progetto”, sottolinea il Municipio in un comunicato. Grazie alla consapevolezza dimostrata dalla Sezione cantonale delle scuole comunali è inoltre stato possibile trasformare la sezione in scuola dell’infanzia inclusiva, atta a ospitare bambini in età prescolare provenienti da tutta la media e alta Leventina, i quali in un ambiente moderno e con misure di accompagnamento possono meglio superare la fase d’inserimento scolastico. All’inaugurazione erano presenti il consigliere di Stato Norman Gobbi, il capo della Sezione scuole comunali Rezio Sisini, la direttrice dei Servizi dell’educazione precoce speciale Monica Maggiori e l’ispettore aggiunto dell’Ispettorato scolastico Bellinzonese e Tre Valli Ariano Belli e la popolazione.

Da www.laregione.ch

(Foto: La Regione)

Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica

Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato nella seduta odierna il Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, che definisce la strategia di contrasto a questo fenomeno, mostrando per la prima volta il sistema d’intervento e di sostegno cantonale nella lotta contro la violenza domestica. Il Ticino è un Cantone attivo nella lotta alla violenza domestica e l’obiettivo del Governo è di migliorare ulteriormente la risposta a questa problematica sociale – che ha ormai assunto una dimensione pubblica, non limitandosi a un fatto privato – attraverso le misure già concretizzate o avviate e le misure che verranno identificate. Misure unite dalla convinzione che la violenza domestica può essere contrastata in modo efficace solo attraverso un’azione congiunta delle Istituzioni e della società civile.

La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul), entrata in vigore in Svizzera il 1° aprile 2018, mira a prevenire e combattere la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica quali violazioni dei diritti umani. Un’ampia parte dei contenuti della Convenzione, la cui attuazione a livello federale è stata affidata all’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo, è di competenze dei Cantoni. In tal senso, l’elaborazione di un Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica è sancita nel Programma di legislatura del Consiglio di Stato 2019-2023, in cui il contrasto alla violenza domestica è assunto come compito prioritario da parte del Governo.

Il Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica approvato dal Consiglio di Stato nella seduta odierna definisce quindi la strategia di contrasto del Governo a questo fenomeno. Un documento che mostra per la prima volta il sistema d’intervento e di sostegno cantonale nella lotta contro la violenza domestica, promuovendo la rete territoriale attiva nel Canton Ticino, che negli anni ha agito con impegno e professionalità per prevenire la violenza domestica e per proteggere le vittime.

L’obiettivo principale che si prefigge il Consiglio di Stato è quello di rendere strutturale il sistema di prevenzione e di contrasto alla violenza domestica, migliorando così la risposta al fenomeno e favorendo di conseguenza il suo decrescere. Un obiettivo che il Governo intende perseguire agendo sui quattro assi d’intervento già identificati dalla Convenzione di Istanbul (Prevenzione, Protezione, Perseguimento e Politiche coordinate), attraverso le misure già concretizzate o avviate e le ulteriori misure che verranno identificate.

Alla conferenza stampa odierna di presentazione del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica erano presenti il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, Manuele Bertoli, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi e il Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, Raffaele De Rosa.

Violenza domestica, “bisogna fare di più”

Violenza domestica, “bisogna fare di più”

Frida Andreotti, direttrice della Divisione giustizia del DI: “Istituzioni impegnate a combattere questa piaga sociale. Emerge solo il 20-30% dei reati”

Il Consiglio di Stato ticinese presenta oggi (mercoledì) il piano d’azione cantonale contro la violenza domestica. Lo scopo è combattere una piaga sociale che fa registrare numeri ancora troppo alti. La RSI ne ha parlato con Frida Andreotti, direttrice della Divisione giustizia del Dipartimento delle Istituzioni:

Questo piano risponde effettivamente alle aspettative?
“Sì. Quello che fa (e per la prima volta) è esporre una fotografia di tutti gli attori nel settore della violenza domestica attivi nel Canton Ticino”.

In Svizzera ogni due settimane avviene un femminicidio, ogni settimana un tentato femminicidio. I reati denunciati ogni anno sono 20’000, e sono cifre in aumento. Per quanto riguarda il Ticino, la polizia registra ogni giorno, in media, tre interventi per violenza domestica. Sono numeri impressionanti e, tra l’altro, siamo di fronte alla punta dell’iceberg…
“Sì, i reati che emergono sono solo il 20/30%, non solo in Svizzera, ma anche in tanti Stati europei. Questa è la percentuale. E deve essere uno stimolo a fare di più. Proprio per questo è stato ideato il piano d’azione”.

In occasione della recente conferenza nazionale sulla violenza di Berna, la consigliera federale Karin Keller-Sutter ha detto che, con la sola legge, non si possono evitare i reati e la violenza. Servono miglioramenti nelle collaborazioni tra le autorità, nel riconoscimento tempestivo della minaccia e nella sua gestione. Come si riconosce la minaccia?
“La consigliera federale si riferiva al tema della gestione della minaccia, che è anche uno degli assi del Piano d’azione cantonale, è quello che è gestito dagli specialisti, anche la polizia cantonale del Ticino, tramite il gruppo di prevenzione ed educazione, si occupa di seguire i casi di persone pericolose, anche autori di violenza domestica”.

E se invece ci mettiamo nei panni di quelle donne che devono riconoscere la minaccia?
“Mi sento di dire alle donne che vivono il tema della violenza domestica, di non sottovalutare certi segnali, che vengono da parte della persona che hanno accanto. E dico loro anche che le istituzioni ci sono, sono presenti, per ascoltarle, per sostenerle e faremo in modo di farle conoscere ancora più di oggi, grazie anche al piano d’azione cantonale”.

Quanto accaduto recentemente a Solduno ha riaperto diversi interrogativi. La vittima, giovanissima (22 anni), aveva segnalato le minacce e aveva anche detto che era seguita dal suo aggressore. Era stato emesso un ordine restrittivo nei confronti dell’uomo. Dal primo gennaio le autorità potranno decidere di applicare un braccialetto elettronico agli autori di violenza domestica è stalking. Quali sono i limiti e le opportunità di un braccialetto elettronico di questo tipo?
“Allora va subito detto che ci troviamo in ambito civile e non penale. Significa che è una misura per controllare la posizione di una persona, non per evitare che succeda qualcosa. La vittima non è tutelata, perché il braccialetto ha una sorveglianza “non attiva”, la polizia non interviene nell’immediato. Quando suonerà un allarme non interverrà nessuno. Quindi in caso di pericolo questo braccialetto non verrà dato”.

Allora perché non pensare a una situazione attiva, in cui è la donna che aziona il braccialetto elettronico, come avviene in Spagna? Perché non si può introdurre anche da noi?
“Attualmente in Svizzera per legge è possibile solo la sorveglianza passiva. In futuro potrà essere aperta la sorveglianza attiva. A gennaio vi sarà una visita di una delegazione del Dipartimento per la giustizia in Spagna, proprio per valutare il loro sistema. Oggi non è possibile non solo perché non c’è una legge che lo permette, ma anche perché abbiamo sistemi elettronici per l’uso di questo tipo di braccialetto che non lo permettono. Questo non vuol dire che in futuro non si potrà cambiare”.

Secondo uno studio pubblicato un paio di settimane fa e realizzato dall’organizzazione mantello delle Case per donne maltrattate, la metà degli intervistati (circa 3’500) ha detto di non conoscere i consultori presenti sul proprio cantone e il servizio di aiuto alle vittime. Come istituzioni come leggete questo dato? Le strutture ci sono e la gente non le conosce. Manca la comunicazione?
“Dobbiamo fare di più. E con questo piano d’azione, che fa una fotografia di tutti i servizi e gli attori presenti a livello cantonale che lottano contro le violenza domestica, intendiamo procedere con la comunicazione, per fare in modo che le persone sappiano a chi rivolgersi in base alle necessità che hanno. Dobbiamo anche valorizzare tutte le persone che da anni si occupano del tema”.

Io ricordo volentieri che il numero di telefono per il servizio per l’aiuto alle vittime di reati è lo 0800 866 866. Da molto tempo però si chiede che venga istituito un numero a tre cifre, più veloce, immediato e magari che risponda H24. Perché non si fa?
“Si farà, per una decisione presa dal Dipartimento federale di giustizia e polizia, unitamente ai direttori dell’ambito della sanità e socialità e giustizia e polizia. Non si sa ancora quando. Va però detto, a chi ha bisogno, che in ogni Cantone ci sono numeri ad hoc per le vittime che sono a disposizione durante la giornata e la sera, i consultori delle case delle donne, in Ticino “La casa delle donne” e “Casa Armònia”, che forniscono anche una consulenza telefonica, quindi ci sono tante persone a disposizione per ascoltare chi ha bisogno”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Violenza-domestica-bisogna-fare-di-pi%C3%B9-14888889.html 

Da www.rsi.ch/news