«Ticino 2020, idea ambiziosa con resistenze dall’interno»

«Ticino 2020, idea ambiziosa con resistenze dall’interno»

Si chiama Ticino 2020, ma quando vedrà la luce? Ne parliamo con il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi

Ticino 2020, un nome, un programma avviato nel 2016. Peccato che siamo alle porte del 2022. In questo contesto non resta che chiedersi: che senso ha? Norman Gobbi, se lo chiede anche lei?
«Come ho già avuto modo di dire qualche tempo fa in Parlamento non commetterò più l’errore di inserire l’obiettivo temporale nel nome di un progetto. Soprattutto quando questo comporta cambiamenti significativi e culturali che impongono alle persone coinvolte di uscire dalle proprie zone di confort. Detto questo, l’opportunità di portare avanti la riforma Ticino 2020 è ancorata all’essenza stessa del nostro sistema federale e non ha alcuna data di scadenza».

L’obiettivo di fondo rimane dare maggiore autonomia politica e amministrativa ai Comuni, anche alla luce delle aggregazioni. L’impressione è che con il passare degli anni il progetto si è fatto meno ambizioso. Perché si tirano un po’ i remi in barca?
«Per mia natura cerco di trarre insegnamenti dalle esperienze. In questo caso abbiamo maturato la consapevolezza che salvaguardare l’autonomia comunale per i compiti di prossimità è e rimarrà sempre un obiettivo di fondo. Non si tratta di un obiettivo fine a sé stesso, ma è strettamente legato alla natura dei compiti. Mi spiego meglio: i compiti che negli anni ’60 erano di valenza comunale oggi sono di competenza cantonale, se non addirittura federale. Basti pensare alla protezione del minore e dell’adulto. Un compito di origine comunale, che oggi – la notizia e della scorsa settimana con la presentazione della riforma dell’Autorità di protezione – stiamo cantonalizzando in accordo con i Comuni per rispettare una legge federale sempre più esigente. Inoltre, non dimentichiamo che la pandemia ha creato un nuovo ostacolo. Non mi riferisco tanto alle difficoltà logistiche per organizzare le riunioni dei gruppi di lavoro che hanno un impatto sulla tempistica, ma alle conseguenze finanziarie per il Cantone. La regola dell’equilibrio dei conti cantonali impone infatti un’ulteriore riflessione».

Da sempre vale il detto: chi comanda paga e chi paga comanda. Anche in futuro sull’asse Cantone-Comuni sarà così?
«Il principio di equivalenza, a cui fa riferimento, è un principio sacrosanto se si vuole che le scelte politiche siano responsabili e commisurate alle risorse disponibili, qualsiasi sia il livello di governo interessato. Negli ultimi anni ho voluto instaurare un dialogo franco e diretto con i Comuni. Per questo motivo regolarmente organizzo degli incontri con i Municipi duranti i quali abbiamo la possibilità di discutere in maniera trasparente e informale dei cantieri portati avanti dal mio Dipartimento. Considero questi momenti un privilegio che mi permette di toccare con mano quali sono i sentimenti e le valutazioni degli enti locali. Nel 2019, infatti, uno dei temi che ho voluto approfondire era quello delle competenze in ambito di sicurezza e si è delineata una chiara volontà dei Comuni a voler assumere quei compiti di prossimità in ambito di polizia che nel corso invece delle discussioni sul progetto di polizia unica erano state contestate».

Pare di poter sostenere che l’idea di partenza era davvero esagerata. Forse semplicemente perché la politica e l’amministrazione tendono ad accentrare i compiti e le responsabilità più che a delegare a terzi. Condivide?
«Più che esagerata la definirei ambiziosa, anche e soprattutto per la natura dei compiti pensati in questa prima fase del progetto. Non dobbiamo dimenticare che ciò che Ticino 2020 vuol cambiare è il frutto di sessant’anni di politica cantonale, durante i quali, da un lato, i Comuni hanno spesso chiesto al Cantone di farsi carico di compiti che essi non erano in grado di assolvere e, dall’altro, il Parlamento ha deciso di assicurare su tutto il territorio le medesime prestazioni, al di là dalle preferenze locali. È anche vero che soprattutto durante la gestione delle fasi iniziali della pandemia il Comune ha assunto il compito di prossimità facendosi promotore di iniziative a favore dei cittadini che prima non voleva o non poteva assumersi. Sono fermamente convinto che nonostante le difficoltà le nostre realtà comunali abbiano riscoperto la loro vera essenza e questo mi infonde un certo ottimismo per lo sviluppo futuro del nostro Cantone».

Qual è la sollecitazione giunta dai Comuni che ritiene più pertinente e che ritiene imprescindibile del progetto?
«Personalmente, sento di condividere appieno la richiesta dei Comuni di avere, per i compiti di responsabilità politica condivisa con il Cantone, un potere decisionale commisurato al contributo finanziario da loro versato».

E qual è l’elemento che assolutamente non ritiene di avallare e che verrà rinviato al mittente?
«Su questo fronte ritengo di non aver nulla da rimproverare ai Comuni. Al contrario, mi sento invece di muovere una critica – e il mio intento è quello di essere evidentemente costruttivo – al Cantone. L’ho già ricordato nel corso del dibattito sul Consuntivo 2020 in Gran Consiglio: la resistenza maggiore al progetto è arrivata infatti dai servizi cantonali coinvolti. Lo dico con un certo rammarico, perché la paura di perdere una fetta di potere decisionale ha prevalso sull’opportunità di provare a costruire un nuovo assetto istituzionale del Ticino. È vero che non si può generalizzare: non tutti i servizi cantonali mettono dei freni, così come per taluni Comuni il cambiamento non s’ha da fare. Detto questo, non intendo far saltare il banco, ma porterò delle riflessioni a riguardo nelle future discussioni in Governo».

Il Dipartimento delle istituzioni viene considerato naturalmente come il fulcro del progetto. In realtà la responsabilità è del Governo. Questa condivisione funziona, oppure così si è finito per complicare un po’ tutto?
«In effetti è facile cadere in inganno perché quando si tratta di difendere il progetto – penso in particolar modo alle discussioni parlamentari – la faccia ce la mette il sottoscritto. Erroneamente agli occhi dell’opinione pubblica si attribuisce la paternità di Ticino 2020 al Dipartimento che dirigo, ma in realtà è del Consiglio di Stato. I temi trattati toccano, di fatto, tutti i Dipartimenti e ognuno è stato chiamato a dare il proprio contributo, sia nella ricerca delle soluzioni sia nella loro accettazione. Per quanto mi riguarda credo nella bontà e nei principi della riforma, che non fanno bene solamente al Cantone inteso come apparato statale, ma a tutta la popolazione, ai Comuni e a tutti gli enti locali e statali che operano sul nostro territorio. Perché alla resa dei conti quello che mi sta a cuore è il benessere del cittadino e ciò che voglio ottenere è una qualità di vita residenziale dei cittadini più elevata grazie all’erogazione di servizi e prestazioni più performanti».

Alla fine possiamo dire che con Ticino 2020 la montagna finirà per partorire un topolino?
«Non ho mai negato che Ticino2020 è un progetto sicuramente ambizioso. Al momento non è ancora possibile stabilirlo con certezza, ma forse non è tanto il topolino a dover essere messo in discussione, quanto la montagna, che durante la fase di avvio del progetto sembrava scalabile, ma che con il senno di poi possiamo affermare essersi rivelata di grado 7».

Quanto costerà al contribuente il tentativo di realizzare Ticino 2020?
«Attualmente sono stati spesi 2 dei 6 milioni preventivati che, tengo a ricordarlo, sono assunti pariteticamente da Cantone e Comuni. Dal profilo finanziario la conduzione del progetto si è dimostrata molto attenta, evitando costi inutili, pur fornendo tutte le risposte alle molte sollecitazioni e ai condizionamenti posti da entrambe le parti in corso d’opera. Il nostro Cantone sta affrontando un momento congiunturale non semplice causato dall’emergenza sanitaria e nonostante sia disposto a fare investimenti per il bene del nostro Ticino il progetto deve essere il più sostenibile possibile».

Intervista pubblicata nell’edizione di lunedì 27 dicembre 2021 del Corriere del Ticino

Ecco le Preture di protezione

Ecco le Preture di protezione

Preture di protezione, tocca al parlamento
Il Consiglio di Stato vara il messaggio sull’adozione del modello giudiziario

L’ossatura della riforma proposta dal Dipartimento istituzioni del settore tutele e curatele – con la ‘cantonalizzazione’ dello stesso tramite l’istituzione di Preture ad hoc, le Preture di protezione – supera indenne la consultazione. Ieri la riorganizzazione, incentrata sul passaggio dal vigente modello amministrativo a quello giudiziario, è stata così tradotta dal governo in un voluminoso messaggio destinato al Gran Consiglio.
Il cambiamento investirà anzitutto le attuali 16 Autorità regionali di protezione (Arp), del cui funzionamento e relativi costi sono responsabili i Comuni. Queste ultime, nelle intenzioni del Consiglio di Stato, dovrebbero sparire ed essere sostituite da quattro Preture di protezione. Il 2024 è indicato come anno ipotetico di entrata in vigore. «Una riforma condivisa dai due livelli istituzionali coinvolti, il Cantone e i Comuni, dopo una consultazione che ha toccato oltre duecento attori interessati», ha spiegato nell’incontro con i media il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. L’obiettivo è presto detto. «Migliorare la risposta dello Stato in un ambito molto delicato della società a tutela delle fasce più fragili della popolazione: anziani e giovani in una situazione di difficoltà», ha evidenziato Gobbi. L’autorità di protezione dei minori e degli adulti, è stato ricordato, interviene con misure di curatela, con ricoveri a scopo di assistenza, con la privazione dell’autorità parentale o del diritto di determinare il luogo di dimora, oppure con il collocamento in un istituto o in una famiglia affidataria. «È l’autorità più incisiva del nostro ordinamento, con un intervento importante sui diritti fondamentali delle persone, toccando la libertà personale, l’autonomia privata e la vita familiare, quando l’adulto o il genitore non possono o non riescono a provvedere alla protezione propria e dei figli», ha precisato il capo del Dipartimento. Un dato per capire quanto è ampia l’attività delle Arp sul territorio: ogni anno vengono emesse circa 12mila decisioni; alla fine del 2020, segnala il Consiglio di Stato, “nel Canton Ticino vi erano 6’224 misure di protezione in essere, che toccavano 4’810 adulti e 1’414 minori”. La cantonalizzazione permetterà anche di migliorare la qualità e la legittimità delle decisioni, soprattutto verso omologhe autorità estere.

Cosa cambierà
«Di fatto verrà istituita una nuova autorità giudiziaria autonoma e indipendente», ha indicato Frida Andreotti, direttrice della Divisione giustizia. «Per questa ragione bisognerà cambiare la Costituzione cantonale e la Legge sull’organizzazione giudiziaria. Le norme relative al funzionamento delle Preture di protezione e alla procedura saranno oggetto di una specifica legge», ha fatto ancora sapere Andreotti.
Nello specifico l’assetto organizzativo vedrà quattro Preture di protezione, dirette da altrettanti pretori che saranno affiancati da aggiunti e membri specialisti in ambito psicologico/pedagogico e in lavoro sociale. Le decisioni saranno prese da collegi giudicanti a tre (eletti, al pari degli altri magistrati, dal Gran Consiglio, ndr) coadiuvati dai servizi di supporto (giuridico, amministrativo e rendiconti). La vigilanza sull’applicazione del diritto di protezione continuerà a essere esercitata dal Tribunale d’appello. Per garantire la presenza territoriale la Pretura di protezione del distretto di Lugano e quella di Locarno-Vallemaggia avranno ulteriori sezioni affidate ai Pretori aggiunti. La riforma comporterà il trasferimento di competenze dai Comuni al Cantone, con un investimento previsto di quasi 20 milioni di franchi. Le quattro nuove Preture impiegheranno 90 unità di lavoro a tempo pieno. Per le collaboratrici e i collaboratori amministrativi delle attuali Autorità regionali di protezione è previsto, con il loro consenso, il passaggio dai Comuni al Cantone, che sarà regolato da un’apposita convenzione allestita in collaborazione tra Cantone e Comuni e con il coinvolgimento dei sindacati.
Ora l’esame del messaggio tocca alla Commissione giustizia e diritti, attraverso una sottocommissione creata ad hoc, poi al plenum del parlamento. Infine si dovrà passare dalle urne per la modifica costituzionale necessaria a istituire nell’ordinamento le future Preture di protezione.

Lardelli: grande passo avanti Dafond: Comuni, prevenzione
Di una riorganizzazione incisiva del settore tutele si parla da anni in Ticino. «Il tempo ha comunque permesso di migliorare il progetto di riforma, un progetto che tiene altresì conto delle modifiche intervenute a livello federale, tra cui quelle che hanno interessato il Codice civile: se si concretizzerà, questa riforma permetterà di compiere un grande passo avanti, nella giusta direzione», sottolinea, contattato dalla ‘Regione’, il giudice Franco Lardelli, presidente in seno al Tribunale d’appello della Camera di protezione, che nel sistema vigente delibera sui reclami contro le decisioni delle Arp, di cui è anche autorità di vigilanza. Il Consiglio di Stato prospetta dunque l’abbandono del modello amministrativo, basato sulle Autorità regionali di protezione, che fanno capo ai Comuni, a favore di quello giudiziario, con l’introduzione delle Preture di protezione, e quindi con la ‘cantonalizzazione’ del sistema. Preture ad hoc con pretori ad hoc. I pretori di protezione. Che saranno eletti dal Gran Consiglio. Le loro decisioni saranno impugnabili alla Camera di protezione, chiamata a verificare la (corretta) applicazione del diritto. Spiega il Consiglio di Stato nel messaggio: “Con l’istituzione delle Preture di protezione, i membri delle stesse sottostanno al potere disciplinare e di sorveglianza riservato al Consiglio della magistratura In tal senso, anche per il Consiglio della magistratura come per la Commissione d’esperti indipendenti per l’esame e il preavviso delle nuove candidature all’elezione dei magistrati occorrerà operare, parallelamente agli sviluppi della riforma, delle riflessioni circa la rispettiva composizione, nell’ottica di assicurare le competenze specialistiche necessarie per ossequiare in modo adeguato ai compiti di vigilanza attribuiti dalla legge”. Con l’odierno modello, peraltro, all’estero le autorità «faticano ad accettare di trovarsi di fronte a decisioni prese da un’autorità amministrativa e non giudiziaria», ricorda Lardelli, membro del gruppo di lavoro – diretto dalla Divisione giustizia (capoprogetto Cristoforo Piattini) – che ha messo a punto la riorganizzazione. «Il mio auspicio – dice il magistrato – è che questa riforma possa andare velocemente in porto. Il coinvolgimento anche dei cittadini e delle cittadine permetterà di lanciare un dibattito su un tema particolarmente importante e se questa riforma si realizzerà, la nuova autorità giudiziaria avrà una legittimazione ancora più forte».
Per il presidente dell’Associazione dei comuni ticinesi (Act), il sindaco di Minusio Felice Dafond, la riforma rappresenta «un passo necessario, anche perché a livello federale sono richieste in questa materia accresciute competenze specifiche, specialistiche. Capisco comunque le obiezioni di quei Comuni piccoli dove la prossimità è particolarmente marcata. Ciò detto, i Comuni in generale potrebbero concentrarsi sulla prevenzione: agli stessi sia però riconosciuta l’autonomia di organizzarsi in funzione del loro territorio e delle esigenze locali».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 dicembre 2021 de La Regione

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Ecco le Preture di protezione
Dopo la fase di consultazione il Consiglio di Stato ha dato luce verde alla riforma delle Autorità regionali di protezione (ARP)
La competenza, dopo oltre 200 anni, passerà dai Comuni al Cantone
Ora tocca al Gran Consiglio, ma l’ultima parola spetterà al popolo

La strada da fare è ancora lunga, ma la complessa riforma delle Autorità regionali di protezione (ARP) ha fatto un ulteriore passo avanti. Dopo la fase di consultazione che ha visto coinvolti oltre 200 enti, il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio che intende dare un nuovo assetto a questa autorità, da sempre tanto importante quanto discussa (e a volte criticata).
Le novità della riforma, presentata in conferenza stampa a Bellinzona, sono essenzialmente tre.

Le tre novità
La prima novità riguarda la creazione di una nuova autorità giudiziaria specializzata nel diritto di protezione. In sostanza, le ARP saranno sostituite dalle nuove Preture di protezione. Ma attenzione, non si tratta ‘‘solo’’ di un cambio di nome: da autorità di natura amministrativa (le attuali ARP) si passerà a delle vere e proprie autorità di natura giudiziaria ( le future Preture di protezione). Si tratta, insomma, della «giudiziarizzazione» del sistema.
La seconda importante novità riguarda il passaggio di competenze dai Comuni al Cantone. Un passaggio definito dallo stesso direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi come «storico». Già, basti pensare che la competenza in quest’ambito da parte degli Enti locali risale addirittura al 1803. Oltre a ciò, questo passaggio «storico» permetterà di uniformare l’attività delle Preture su tutto il territorio cantonale. Così facendo – ha spiegato in conferenza stampa la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti – si potrà evitare quella percezione secondo cui, se una tal persona fosse andata in un’altra ARP, avrebbe ricevuto un trattamente differente.
Oggi esistono infatti sedici ARP in tutto il Ticino. Con la riforma l’intenzione è di passare a quattro Preture di protezione, dirette da quattro pretori. Le quattro Preture, salvo quella del Mendrisiotto, avranno però delle Sezioni. E questo per continuare a garantire la prossimità alla cittadinanza. La Pretura del distretto di Lugano avrà tre Sezioni, quella di Locarno e Vallemaggia ne avrà due, così come quella di Bellinzona, Riviera, Blenio e Leventina.
La terza novità, infine, riguarda la «specializzazione» delle Preture di protezione. Oggi le ARP sono composte da un presidente di formazione giuridica, un membro permanente generalmente di formazione sociale, psicologica o pedagogica e un delegato comunale. In futuro la figura del delegato comunale non sarà più presente e il carattere specialistico del collegio giudicante sarà rafforzato: le Preture di protezione saranno infatti composte dal pretore di protezione (o il suo aggiunto) e due membri specialisti, uno in ambito psicologico-pedagogico e uno in ambito di lavoro sociale. Questo cambiamento, ha evidenziato Gobbi, è stato voluto per poter rispondere al meglio a una società sempre più complessa e frammentata.
Oltre a ciò, ha spiegato Andreotti, è previsto il potenziamento degli effettivi: se oggi le sedici ARP contano circa un’ottantina di dipendenti, si stima che in futuro le Preture avranno bisogno di circa 90 unità a tempo pieno. «Per i collaboratori amministrativi delle attuali ARP – ha precisato – è previsto, con il loro consenso, il passaggio dai Comuni al Cantone, che sarà regolato da un’apposita convenzione allestita in collaborazione tra Cantone e Comuni e con il coinvolgimento dei sindacati».

La parola al popolo
La strada è ancora lunga, si diceva all’inizio. Già, perché l’iter per attuare la riforma promossa dal Dipartimento delle Istituzioni è lungi dall’essere concluso. Ora il messaggio approvato dal Governo giungerà sui banchi della Commissione giustizia e diritti, la quale ha istituito una Sottocommissione ad hoc. In seguito, il rapporto che scaturirà dalla Commissione passerà al vaglio del Parlamento. E infine, dato che è necessario modificare la Costituzione cantonale per inserire le nuove Preture di protezione nell’ordinamento giudiziario ticinese, sarà il popolo ad avere l’ultima parola. Detto in soldoni, occorreranno perlomeno due o tre anni prima di arrivare alla votazione popolare. «Quello delle autorità di protezione – ha rimarcato più volte Gobbi durante la conferenza stampa – è un ambito estremamente delicato. E questo perché va a toccare direttamente i diritti fondamentali delle persone, la loro libertà ». Ed ecco che il «voto popolare sarà un esercizio democratico importantissimo anche alla luce della delicatezza dell’ambito su cui andiamo a intervenire. Quelle di protezione, anche se a volte un po’ sottovalutate, sono le autorità più incisive del nostro sistema: a volte devono intervenire in maniera pesante nella vita privata dei cittadini, nei nuclei famigliari, magari togliendo la custodia dei figli a genitori che non possono garantire la loro sicurezza». Insomma, come dire: «È una riforma storica ».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 dicembre 2021 del Corriere del Ticino

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“Una riforma al passo coi tempi”

Nuove ARP, positivi i commenti dell’Associazione dei comuni ticinesi e dell’Associazione genitori non affidatari – “Maggiore autorevolezza”

La riforma delle Autorità regionali di protezione ticinesi sembra convincere. Le prime reazioni in generale sono infatti improntate alla soddisfazione.
“È un’evoluzione dei tempi, che tiene conto anche della complessità dei casi che giungono a questa autorità. Nel complesso tiene anche conto del fatto di una maggiore mobilità, di modo che le decisioni prese dalle nostre autorità possono essere riconosciute anche all’estero.”  Insomma, una maggiore autorevolezza sul piano internazionale. È questo uno dei punti sottolineati da Felice Dafond, il presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi in relazione alla riforma presentata oggi (mercoledì) dal governo ticinese.  
E sono proprio i comuni, dopo oltre 200 anni di gestione più o meno diretta della protezione dei minori e degli adulti, a vivere in maniera più rivoluzionaria il cambiamento. Ma c’è consenso, così come la ricerca di un nuovo ruolo: “I comuni mantengono uno spazio legato alla prossimità e quindi alla prevenzione – prosegue Dafond. Uno spazio che, a dipendenza delle diversità, utilizzeranno nel pieno rispetto della loro autonomia, ma soprattutto al servizio della popolazione e in base ai loro bisogni”.

Vanetti (AGNA): “Necessario il passaggio al giudiziario”
Dai poteri istituzionali all’impegno associativo, i motivi di approvazione sono simili, come spiega ai microfoni della RSI il presidente dell’Associazione genitori non affidatari Pietro Vanetti: “Il passaggio principale, dal nostro punto di vista, è quello dall’amministrativo al giudiziario: così l’autorità di protezione acquisisce maggiore autorevolezza. Nel giudiziario, anche in caso di cambio di domicilio infatti il giudice competente rimane lo stesso e questo influisce positivamente sulla qualità delle prestazioni. Un altro punto positivo è la maggiore attenzione sull’uniformità nel metodo di lavoro, anche perché attualmente le 16 ARP lavorano ognuna un po’ come meglio crede…”
Per Vanetti i motivi di preoccupazione sono quindi unicamente rivolti al futuro: “A preoccuparmi sono i tempi ancora lunghi necessari all’implementazione: ci vorranno alcuni anni e ancora diversi dibattiti in Gran Consiglio e votazioni popolari, cosa che rischia di rallentare o annacquare certe misure.”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/%E2%80%9CUna-riforma-al-passo-coi-tempi%E2%80%9D-14965896.html

Da www.rsi.ch/news

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ARP, la riforma è servita
Presentato il messaggio governativo sull’attesa nuova organizzazione della autorità di protezione – “Cantonalizzazione” del servizio con 4 Preture di protezione

Il Governo ticinese ha approvato oggi (mercoledì) l’atteso messaggio sullla nuova e futura organizzazione delle Autorità di protezione (ARP). Si tratta di uno dei tasselli di maggiore peso della riforma della giustizia nel Canton Ticino. Il testo è stato presentato in conferenza stampa a Bellinzona dal Dipartimento delle Istituzioni.
Il messaggio arriva dopo una consultazione che ha coinvolto, oltre a Cantone e comuni, oltre 200 attori interessati. L’obbiettivo è quello di “migliorare la risposta dello Stato in un ambito molto delicato della nostra società a tutela delle fasce più fragili della popolazione: anziani e giovani in situazione di difficoltà” si legge in una nota. Dopo la discussione del messaggio in Gran Consiglio, la riforma delle ARP dovrà essere avallata dal popolo, attraverso un voto che modificherà la Costituzione ticinese con la creazione delle nuove Preture di protezione.

Nascono le “Preture di Protezione”
L’autorità di protezione dei minori e degli adulti interviene incisivamente nell’ordinamento giuridico, di norma toccando la libertà personale, l’autonomia privata e la vita famigliare quando  l’adulto o il genitore non possono o non riescono a provvedere alla protezione propria e dei figli. Attualmente tali decisioni sono esercitate dalle 16 Autorità di protezione presenti sul territorio cantonale, con un’organizzazione amministrativa di tipo comunale e intercomunale. “La proposta che il Governo cantonale oggi sottopone al Parlamento è quella di istituire una nuova Autorità giudiziaria specializzata nel diritto di Protezione, ossia le Preture di Protezione” si legge ancora nel comunicato.
Nel corso di una conferenza stampa, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha evidenziato come l’istituzione delle Preture di protezione comporterà il trasferimento di competenze dai Comuni al Cantone. In questo senso la riforma è inserita in principio in “Ticino 2020” e l’onere netto a carico del Cantone è stimato a 19,6 milioni di franchi.

Quattro le nuove Preture
In concreto verranno create quattro Preture di protezione, dirette da quattro Pretori di protezione, distribuite sul territorio cantonale tramite delle Sezioni dislocate. In questo modo – ha sottolineato in conferenza stampa la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti – si mira a “garantire un servizio oltre che di qualità, anche di prossimità al cittadino”. Secondo il Dipartimento istituzioni le future Preture di protezione avranno bisogno in totale di 90 unità di lavoro a tempo pieno.
Le decisioni saranno prese tramite i collegi giudicanti composti da tre persone: il Pretore di protezione o il suo aggiunto e due membri specialisti, uno in ambito psicologico/pedagogico e uno in ambito di lavoro sociale.
“Per le collaboratrici e i collaboratori amministrativi delle Autorità regionali di protezione è previsto, con il loro consenso, il passaggio dai Comuni al Cantone, che sarà regolato da un’apposita convenzione allestita in collaborazione tra Cantone e Comuni e con il coinvolgimento dei sindacati” conclude la nota.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/ARP-la-riforma-%C3%A8-servita-14965128.html

Da www.rsi.ch/news

Approvata dal Governo la Riforma dell’organizzazione delle Autorità di protezione

Approvata dal Governo la Riforma dell’organizzazione delle Autorità di protezione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato – su proposta del Dipartimento delle istituzioni – ha approvato nella sua seduta odierna il messaggio riguardante la Riforma dell’organizzazione delle Autorità di protezione (ARP). Una riforma condivisa dai due livelli istituzionali coinvolti, il Cantone e i Comuni, dopo una consultazione che ha toccato oltre 200 attori interessati e che vuole raggiungere l’obiettivo di migliorare la risposta dello Stato in un ambito molto delicato della nostra società a tutela delle fasce più fragili della popolazione: anziani e giovani in situazione di difficoltà. Dopo la discussione del messaggio in Gran Consiglio, la riforma delle ARP dovrà essere avallata dal popolo, attraverso un voto che modificherà la Costituzione ticinese con la creazione delle nuove Preture di protezione. Un passo storico, se si pensa che l’attuale organizzazione discende ancora dalla Legge organica sulle municipalità del 1803.

L’autorità di protezione dei minori e degli adulti è l’autorità più incisiva del nostro ordinamento, con un intervento importante sui diritti fondamentali delle persone, toccando la libertà personale, l’autonomia privata e la vita famigliare, allorquando l’adulto o il genitore non possono o non riescono a provvedere alla protezione propria e dei figli. In tal caso l’autorità interviene con misure di curatela, con misure ambulatoriali, con ricoveri a scopo di assistenza, con la privazione dell’autorità parentale o del diritto di determinare il luogo di dimora, oppure con il collocamento in un istituto o in una famiglia affidataria. Attualmente tali decisioni sono esercitate dalle 16 Autorità di protezione presenti sul territorio cantonale, con un’organizzazione amministrativa di tipo comunale e intercomunale. La proposta che il Governo cantonale oggi sottopone al Parlamento è quella di istituire una nuova Autorità giudiziaria specializzata nel diritto di Protezione, ossia le Preture di Protezione.

Per capire la delicatezza di questo ambito e dunque la necessità di garantire la massima professionalità ed equità di trattamento su tutto il territorio ticinese bastano alcune cifre: le ARP prendono complessivamente 12 mila decisioni all’anno; alla fine del 2020 nel Canton Ticino vi erano 6’224 misure di protezione in essere, che toccavano 4’810 adulti e 1’414 minori. Le 16 ARP hanno sempre operato e operano con impegno e responsabilità in questo settore. Un’autorità tutoria il cui funzionamento è garantito in modo encomiabile dai Comuni.

Obiettivi e modalità d’azione
Nel corso di una conferenza stampa, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti hanno presentato nel dettaglio gli obiettivi e le modalità con cui si intende implementare la riforma. In particolare il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha evidenziato come l’istituzione delle Preture di protezione comporterà il trasferimento di competenze dai Comuni al Cantone. In questo senso la riforma è inserita di principio in “Ticino 2020” e dal profilo finanziario ossequia i dettami sanciti dal progetto nell’ottica della neutralizzazione dei costi nell’ambito della revisione generale delle competenze e dei flussi finanziari tra Cantone e Comuni. L’onere netto a carico del Cantone con questa riforma è stimato a 19,6 milioni di franchi.

Come ha sottolineato la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, verranno create 4 Preture di protezione, dirette da 4 Pretori di protezione, distribuite sul territorio cantonale tramite delle Sezioni dislocate, per garantire un servizio anche di prossimità al cittadino. La ponderazione fatta dal Dipartimento delle istituzioni porta a ritenere che le future 4 Preture di protezione avranno bisogno in totale di 90 unità di lavoro a tempo pieno. Le decisioni saranno prese tramite i collegi giudicanti composti da 3 persone: il Pretore di protezione o il suo aggiunto e due membri specialisti, uno in ambito psicologico/pedagogico e uno in ambito di lavoro sociale. Per le collaboratrici e i collaboratori amministrativi delle Autorità regionali di protezione è previsto, con il loro consenso, il passaggio dai Comuni al Cantone, che sarà regolato da un’apposita convenzione allestita in collaborazione tra Cantone e Comuni e con il coinvolgimento dei sindacati.

Dal Parlamento al Popolo
Il nuovo messaggio sarà ora sottoposto all’esame parlamentare e verrà discusso prima dalla Commissione giustizia e diritti che ha già costituito una Sottocommissione ad hoc e in seguito dal plenum del Parlamento. L’approvazione della riforma, come detto, comporterà una votazione popolare per modificare la Costituzione cantonale con l’introduzione delle Preture di protezione nell’ordinamento giudiziario ticinese. Un passo, quello del voto popolare, che rappresenta un importante esercizio democratico nell’ambito della riforma della giustizia ticinese.

Cerimonia di consegna dell’arma a Giubiasco

Cerimonia di consegna dell’arma a Giubiasco

Comunicato stampa

Oggi presso il Centro formazione di Polizia del V circondario di Giubiasco, alla presenza del Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi e del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, si è tenuta la cerimonia di consegna dell’arma agli aspiranti della Scuola di polizia 2021. Hanno seguito la cerimonia in streaming i Comandanti delle Polizie comunali, il responsabile della formazione di base degli aspiranti della Polizia militare ed il responsabile Regione sud della Polizia dei trasporti. Dopo un percorso formativo impegnativo, comprensivo di allenamenti pratici e di approfondimenti normativi sull’uso della pistola d’ordinanza, 16 aspiranti della Polizia cantonale, 8 aspiranti delle Polizie comunali,  2 aspiranti della Polizia dei trasporti e 2 aspiranti della Polizia militare hanno così ricevuto ufficialmente la pistola d’ordinanza. Gli aspiranti sono ora pronti per un periodo di stage nei posti di polizia, ulteriore importante tassello della formazione che li porterà – con il superamento degli esami di professione nel corso del mese di febbraio del 2023 – al conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di Polizia. 

Montagne sicure: al via la stagione invernale

Montagne sicure: al via la stagione invernale

Comunicato stampa

Anche durante questo inverno le previsioni ci dicono che le nostre montagne saranno ben frequentate dalla popolazione locale e dagli ospiti. Per questo motivo il Dipartimento delle istituzioni ripropone la campagna di prevenzione e sensibilizzazione invernale del progetto Montagne sicure. La priorità sarà data all’attività sul terreno, subordinatamente alle misure di prevenzione divulgate attraverso i canali di comunicazione del progetto e dei partner, che in numero sempre maggiore hanno aderito alla campagna, mettendo a disposizione le loro competenze settoriali a favore della sicurezza di chi frequenta la montagna.

Come già successo lo scorso anno, le limitazioni negli spostamenti imposte dalle norme di protezione Covid-19 hanno accresciuto l’interesse della popolazione locale e di quella delle regioni limitrofe verso il nostro territorio alpino, sia per la pratica dello sci, sia – soprattutto – per escursioni spesso con le ciaspole.
La campagna di prevenzione invernale assume quindi maggiore rilevanza, perché vuole sensibilizzare le persone che frequentano soltanto occasionalmente la montagna. L’obiettivo è quello di attenuare i rischi e gli incidenti, che a volte possono purtroppo avere esito letale.
Per una maggiore efficacia alla Commissione Montagne sicure presieduta da Alessandro Lava e composta da una decina di persone con competenze settoriali e di prevenzione è stata abbinata una Commissione tecnica invernale, formata da esperti che vivono e conoscono al meglio la montagna e quindi possono indicare tutti quei comportamenti da assumere nella pratica in sicurezza dello sport lungo le piste o “fuori pista”. In questo gruppo sono rappresentati i Club Alpini in Ticino, la Federazione Alpinistica Ticinese, il Soccorso alpino, il Gruppo Ricerche e Constatazioni della Polizia cantonale, il Gruppo valanghe cantonale, le capanne alpine e MeteoSvizzera.
Proprio la collaborazione diretta con e tra i principali partner presenti nel nostro Cantone consente alla campagna di sensibilizzazione e di prevenzione Montagne sicure di pilotare i messaggi più appropriati e di raggiungere un numero sempre più alto di persone.
La messa in rete di tutte queste collaborazione è stata un obiettivo voluto dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, al fine di rendere la campagna sempre più efficace ed efficiente. “Oggi Montagne sicure – sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi – riesce a proporre un’azione coordinata, ottimizzando l’impegno dei numerosi attori presenti sul territorio che spesso operano su base volontaria con grandi competenze settoriali”.

Pianificare un’escursione
valutando tutti i rischi
Con il gruppo di specialisti la Commissione Montagne sicure ha elaborato una campagna che insiste sull’importanza di pianificare un’uscita, un’escursione o qualsiasi altra attività in montagna. Grazie alle conoscenze di Massimo Bognuda, rappresentante delle Guide alpine Ticino e a Mattia Soldati, coordinatore del Gruppo valanghe cantonale, la campagna lancia messaggi di sensibilizzazione che richiamano a una corretta valutazione dei rischi, legati alla meteo e alle valanghe. Un altro fattore importante da tenere sempre in considerazione è quello costituito dalle fonti da consultare prima di un’uscita. È inoltre sempre bene affidarsi a quelle ufficiali: i canali social talvolta contengono informazioni soggettive, imprecise e non attuali su una determinata escursione. In questo senso, si ricorda il sito internet www.montagnesicure.ch e la pagina Facebook Ticino sicuro, che informa pure sugli altri progetti di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni.
Sempre in un’ottica di prevenzione, il contributo del presidente del Soccorso alpino Ticino, Tiziano Schneidt, e quello di Stefano Mariani responsabile del Gruppo Ricerche e Constatazioni (GRC) della Polizia cantonale, si rileva determinante per i consigli nel caso di richiesta di soccorso per perdita dell’orientamento o infortuni, ma pure per conoscere dalla loro esperienza la tipologia di errori ricorrenti e lavorare così d’anticipo.
Infine un ruolo fondamentale lo rivestono pure le scuole svizzere di sci che contribuiscono a migliorare il livello tecnico (e di conseguenza la sicurezza personale) e i vari gremi degli sport invernali, all’interno dei quali, grazie alla collaborazione con Ticino Snowsports presieduto da Nedy Sbardella, saranno veicolati gli importanti messaggi di prevenzione del progetto. Si parla, solo per il Ticino, di circa 400 maestri e 8 scuole di sci. In questo contesto di formazione si inserisce pure l’attività impostata dal presidente della commissione e capo dell’Ufficio dello sport Alessandro Lava durante i corsi base di Gioventù e sport, rispettivamente durante i corsi di perfezionamento. Un lavoro importante che permetterà di sensibilizzare un folto numero di appassionati degli sport invernali, in particolare i giovani.
Le misure previste nelle prossime settimane inglobano in particolare l’attività sul terreno. Verrà pure riproposto, dopo il successo della versione estiva, un sondaggio per valutare le competenze delle persone che frequentano la montagna. Tale sondaggio permetterà soprattutto di dimensionare le priorità dei nuovi messaggi di sensibilizzazione da veicolare. La campagna si svilupperà prioritariamente sul terreno con alcune giornate di sensibilizzazione proposte in collaborazione con i partner di progetto (quasi una decina quelle pianificate che saranno comunicate a breve), senza però dimenticare l’utilizzo dei canali multimediali, la realizzazione di un libretto per una montagna vissuta in sicurezza e, più in generale, un’immagine coordinata che mira ad attirare l’attenzione sui temi principali: tra questi sicuramente lo sport fuori pista, la meteo, il bollettino valanghe, la segnaletica e l’orientamento, la corretta preparazione fisica e il giusto equipaggiamento. 

Bilancio di fine anno sul carcere: “Il mio grazie agli agenti di custodia”

Bilancio di fine anno sul carcere: “Il mio grazie agli agenti di custodia”

“Nel corso della pandemia dimostrato un buon grado di civiltà”

Si chiude un anno ed è tempo di bilanci. All’interno delle attività del Dipartimento delle istituzioni diretto dal Consigliere di Stato Norman Gobbi vi è un’organizzazione della quale si parla poco sui media, ma che rimane centrale per la sicurezza del nostro “sistema-paese”. Stiamo parlando delle Strutture carcerarie cantonali, ossia quell’insieme di attività legate alla detenzione, ma anche al recupero delle persone condannate per reati più o meno gravi. “Un tempo si diceva che se si parla poco di carceri voleva dire che le stesse erano ben gestite. È ancora vero oggi, pur con qualche distinguo”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Ad esempio negli ultimi due anni anche il penitenziario e tutto ciò che vi ruota attorno è stato confrontato non solo con l’attività “normale”, ma pure con i problemi che la pandemia può porre all’interno di una comunità come quella carceraria. E qui mi piace subito dar merito al direttore Stefano Laffranchini e a tutti i suoi collaboratori per essere riusciti a gestire una situazione molto difficile in modo a mio giudizio ottimale. Sui problemi che il COVID-19 poteva porre al Penitenziario i giornali, le radio e le televisioni hanno dato conto con alcuni servizi giornalistici. Il virus ha così acceso i riflettori su una realtà che spesso, come detto, viene poco pubblicizzata. Da tutti questi servizi è emerso che la gestione della pandemia nelle strutture carcerarie è stato fatto con oculatezza e attenzione nei confronti dei detenuti stessi, a protezione della loro salute. Voltaire diceva che “la civiltà di un Paese si misura osservando le condizioni delle sue carceri”: in questo senso si può dire che dimostriamo un buon grado di civiltà”.
Come nel resto della Svizzera, anche nelle strutture ticinesi il numero dei detenuti è diminuito nel 2021. “È una delle (poche) conseguenze positive che la pandemia – per ora – ci lascia in eredità. Questo fatto ha così dato un po’ di respiro, dopo anni in cui le capacità della Farera (il carcere giudiziario), della Stampa (il carcere penale) e dello Stampino (la sezione aperta del carcere penale) sono stati messi a dura prova. Inoltre ci ha permesso, attraverso la Divisione della Giustizia, di ripensare una nuova soluzione per le detenute, che oggi conoscono condizioni non al passo con l’evoluzione dei tempi.
L’attività investigativa di Polizia e magistratura – prosegue Gobbi – negli ultimi mesi ha comunque portato in carcere un numero elevato di nuovi detenuti. A conferma che la criminalità in una regione di frontiera qual è il Ticino si è presa una pausa solo durante i mesi del lockdown, quando le frontiere erano chiuse, o comunque maggiormente sorvegliate. Ma a conferma pure che non è mai diminuita un’efficace azione di contrasto delle forze dell’ordine”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
“Ci avviciniamo al Natale e alle feste di fine Anno. Vorrei quindi ringraziare tutte e tutti gli agenti di custodia che saranno impegnati anche in questi giorni, come lo sono 365 giorni all’anno, nella loro attività di sorveglianza in momenti emotivamente forti anche per i detenuti. Un ruolo delicato, che troppo spesso viene poco riconosciuto. Non da parte mia, consapevole dell’impegno che giornalmente occorre profondere affinché le nostre Strutture carcerarie cantonali assolvano al meglio i loro compiti”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.      

 

«Diventa sempre più difficile far convivere la popolazione con queste limitazioni» 

«Diventa sempre più difficile far convivere la popolazione con queste limitazioni» 

Il consigliere di Stato Norman Gobbi fa notare qualche incongruenza nelle nuove restrizioni proposte da Berna.
E, rispetto alla situazione epidemiologica in Ticino si dice ottimista: «Non siamo messi così male come molti dipingono».

Oggi X, domani Y – Non tutte le disposizioni proposte sono infatti state appoggiate dal Governo ticinese. «L’obbligo del telelavoro», che ha raccolto il favore della maggior parte dei Cantoni in consultazione, «diventa un problema, perché non è l’ideale per tutte le posizioni», commenta Gobbi. Per quanto concerne invece l’estensione del 2G, il certificato Covid valido solo per vaccinati e guariti, il direttore del Dipartimento istituzioni evoca qualche incoerenza: «Fino a l’altro giorno si diceva che grazie ai test si depistava tutto, oggi si passa invece dal 3G al 2G. Diventa sempre più difficile far convivere la popolazione con queste limitazioni». 
I migliori della classe – Riguardo invece all’aspetto sanitario, Gobbi ridimensiona il quadro epidemiologico ticinese: «In Ticino non siamo messi così male come molti dipingono. Stiamo assistendo a un appiattimento della crescita dei casi e siamo in una posizione migliore rispetto al resto del Paese». Questo, secondo Gobbi, perché abbiamo avuto più contagi durante la prima e la seconda ondata della crisi sanitaria e grazie all’alto tasso di vaccinazione.
Questione di letti – A livello svizzero ci sono invece delle problematiche strutturali da prendere in considerazione, specifica il consigliere di Stato. «Per fare un esempio, il Canton Neuchâtel ha dichiarato di avere già le cure intense piene. Questo cantone ha circa la metà della nostra popolazione e ha 11 letti in terapia intensiva, mentre noi ne abbiamo 47». Ci sarebbe quindi «un problema di dotazioni e infrastrutture sanitarie».
Cosa ci aspetta domani – «La variante più probabile è quella del 2G, senza il plus», prevede Gobbi su quanto dirà il Governo domani, «perché quello diventa anche difficile da applicare. Non arrivasse niente di più, per il Canton Ticino non vedrei dei grossi problemi». E, interrogato su quando la pandemia avrà finalmente fine: «Le previsioni parlano dell’estate 2022. Con la speranza che le vaccinazioni e le guarigioni, possibilmente con decorso lieve, diano i loro effetti. Io stesso ho contratto il virus e non me ne ero mai reso conto, me ne sono accorto facendo il test sierologico».

Trentatré nuovi ufficiali di Protezione civile

Trentatré nuovi ufficiali di Protezione civile

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha il piacere di comunicare la promozione di 33 nuovi ufficiali di Protezione civile.
Lo scorso 15 dicembre 2021 si è tenuta, presso il Centro cantonale di istruzione della Protezione civile di Rivera, una breve quanto significativa cerimonia. Alla presenza dei Comandanti, dei Capi istruzione e del pool degli istruttori professionisti delle sei Regioni di Protezione civile, il Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, col SMG Ryan Pedevilla, si è rivolto ai nuovi ufficiali, ringraziandoli per l’impegno e la disponibilità a favore della cittadinanza e per l’ottimo livello di formazione raggiunto. Ha in seguito consegnato i diplomi di riconoscimento.

I neo promossi sono:

Regione PCi 3 Valli
tenente  Bognuda Joel
tenente  Bullo Kent
tenente  Gianora Graziano
tenente  Lunini Francesco
tenente  Minotti Nicolas
tenente  Sibilio Domenico
tenente  Tognali Benat

Regione PCi Bellinzonese
tenente  Eglin Andrea
tenente  Leonardi Rocco
tenente  Raso Andrea
tenente  Rende Marco
tenente  Roncelli Evaristo

Regione PCi Locarno e Vallemaggia
tenente  Cecchettin Dario
tenente  Dadò Manuele
tenente  Foresti Enos
tenente  Maselli Maurizio

Regione PCi Lugano-Campagna
capitano Schürch Roberto
tenente  Corti Alex
tenente  Grubenmann Luca 
tenente  Guscetti Filippo
tenente  Marioni Oliver
tenente  Meier Samuele
tenente  Naghiero Stefano

Regione PCi Lugano-Città
tenente  Burgener Athos       
tenente  Cadario Diego
tenente  Costa Damiano                                                                
tenente  Gentilini Stefano
tenente  Gutersohn Riccardo                                                        
tenente  Leray Benoit Jacques Joseph
tenente  Longhi Alessandro
tenente  Maccagni Alessio
tenente  Vanoni Alessandro

Regione PCi Mendrisiotto
tenente  Quadranti Elia

Stato civile: ad Acquarossa la sede principale dei tre uffici delle Tre Valli  

Stato civile: ad Acquarossa la sede principale dei tre uffici delle Tre Valli  

Comunicato stampa

A partire da lunedì 20 dicembre 2021 i Sevizi circondariali dello stato civile di Blenio, Leventina e Riviera saranno unificati nella sede di Acquarossa. Si tratta dell’ultimo tassello della riorganizzazione del Dipartimento delle istituzioni presentata il 26 gennaio 2017 e voluta per garantire la presenza dei servizi dell’Amministrazione cantonale nelle regioni periferiche.

Con questa riforma il Dipartimento delle istituzioni, oltre a mantenere una presenza capillare su tutto il territorio cantonale, è riuscito a razionalizzare le risorse, attraverso un’accresciuta efficienza ed efficacia del servizio fornito alla cittadinanza in risposta alle esigenze di una società in continuo mutamento.
L’Ufficio di Acquarossa sarà raggiungibile telefonicamente (091 816 37 41), via corrispondenza postale (Servizio circondariale dello stato civile di Blenio, Leventina e Riviera; Pretorio; C. P. 87; 6716 Acquarossa) e tramite mail (statocivile.3valli@ti.ch) dal lunedì al venerdì dalle 08:45 alle 11:45 e dalle 14:00 alle 16:00.
Per garantire una prestazione puntuale e appropriata lo sportello è accessibile su appuntamento. Pure su appuntamento restano poi attive il lunedì la sede di Biasca (stabile del Patriziato in via Tognola 1) per la popolazione residente in Riviera e il giovedì la sede di Faido (stabile del Pretorio in Piazza Stefano Franscini 3B) per la popolazione residente in Leventina.
Si avvisa l’utenza che a causa del trasloco durante i giorni 17, 20, 21 e 22 dicembre potranno esserci malfunzionamenti nel servizio, in particolare per quanto riguarda la linea telefonica. In caso di necessità si invita gentilmente a voler inoltrare le proprie richieste tramite invio postale o mail; oppure eccezionalmente di contattare il Servizio circondariale dello stato civile di Bellinzona al numero 091 814 52 81. 

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Negli scorsi giorni presso il Tribunale penale federale di Bellinzona si è svolta, come da tradizione, la cerimonia annuale della Polizia cantonale. Presenti all’evento il Presidente del Gran Consiglio Nicola Pini, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, la Presidente del Tribunale penale federale Sylvia Frei, il sostituto Procuratore Generale Moreno Capella  e il Direttore dell’Istituto Svizzero di Polizia (ISP) Stefan Aegerter.

È stata l’occasione per presentare i nuovi assunti, sia uniformati sia amministrativi, come pure per sottolineare i traguardi raggiunti da chi ha seguito specifici percorsi formativi. Durante gli interventi è stato sottolineato l’impegno profuso da tutti gli appartenenti al Corpo della Polizia cantonale, che si trova ad affrontare costantemente nuovi e impegnativi compiti a garanzia della salvaguardia della protezione di ogni cittadino.
Nel suo intervento il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ricordato la centralità della sicurezza per il nostro ordinamento democratico e per la costruzione del nostro benessere, sottolineando come l’anno che ci stiamo lasciando alle spalle ha visto impegnata la Polizia cantonale ad accompagnare la comunità ticinese nel lungo cammino per ritrovare una “nuova normalità”. Ha poi ringraziato gli agenti di polizia per i successi ottenuti anche quest’anno nell’ambito del contrasto alla criminalità, con un accenno particolare poi all’azione in prima fila contro la violenza domestica.
Il Comandante Matteo Cocchi ha dal canto suo evidenziato il ruolo sempre più centrale di coordinamento dellla Polizia cantonale, anche in contesti che in passato non l’avrebbero sfiorata. Infatti, il passato ci insegna che il lavoro di agente è permeabile alle molteplici mutazioni della società e dell’ambiente. “Siamo sempre stati in prima linea nel captare e affrontare umori e problemi che affliggono la popolazione. Flessibilità e capacità di adattamento che poche Istituzioni riescono a mettere in azione con poco preavviso e con spirito di iniziativa rivolto al risultato finale. Il risultato di garantire la sicurezza, anche quella sanitaria, ai nostri Cittadini” ha infine rilevato il Comandante.
Dal canto suo il Direttore dell’ISP Stefan Aegerter ha sottolineato il ruolo centrale e innovatore della Polizia cantonale a livello nazionale. “La Polizia cantonale ticinese ha infatti profondamente influenzato alcuni importanti sviluppi, come la creazione della nuova formazione di base su due anni e la definizione del Piano di formazione di polizia. Rispetto ad altri Corpi di polizia, le quote dei vostri partecipanti ai corsi dell’ISP e dei relativi istruttori sono al di sopra della media. Noi non possiamo che esserne lieti: la Polizia cantonale ticinese è un partner affidabile e competente sotto ogni punto di vista, su cui poter sempre contare”.