La Lega è in crisi? “Dobbiamo lavorare più convinti”

La Lega è in crisi? “Dobbiamo lavorare più convinti”

Il consigliere di Stato leghista Norman Gobbi risponde alle critiche di Michele Foletti: “Dimissioni del Consiglio esecutivo? Ci rimettiamo davanti all’assemblea”

“Diciamo che negli ultimi anni chi è entrato nella Lega si è abituato a essere in alto nella classifica. Come ci insegna lo sport, una stagione non è mai come l’altra: possiamo avere la stessa squadra, ma un risultato sportivo completamente diverso. Lo sport e la politica sono molto simili. Se vogliamo vincere la partita, qualche body check dobbiamo darlo”.
Sono le parole del consigliere di Stato leghista Norman Gobbi, sollecitato dalla RSI sulle pesanti parole di Michele Foletti: alla luce dell’ennesimo calo di consensi della Lega alle elezioni federali, ai microfoni di Teleticino il sindaco di Lugano ha invitato il Consiglio esecutivo del movimento a dimettersi. “Non so dire se la Lega ha fatto il suo tempo, però il fervore che c’era trent’anni fa non c’è più” ha detto Foletti.
Da parte sua, Gobbi parla di un risultato elettorale “sicuramente non soddisfacente”. Ma sottolinea che “può essere visto con un occhio positivo, visto l’investimento che è stato fatto: la campagna della Lega è costata circa 50’000 franchi”.
Fatto sta che il movimento non inverte la tendenza, che lo ha visto perdere anche alle Cantonali dello scorso aprile e pure a quelle del 2019. “L’obiettivo rimane lo stesso: difendere il Ticino e i ticinesi” dice ancora Gobbi. “Dobbiamo farlo in maniera più convinta, con una lavoro che sta ripartendo dal gruppo parlamentare, ma non solo”.
Michele Foletti chiede però le dimissioni, come detto, del Consiglio esecutivo del movimento, nel quale siede anche Gobbi. “Credo che la sua uscita sia soprattutto volta a stimolare la gente a fare di più per il bene della Lega, del Ticino e dei ticinesi” commenta il consigliere di Stato. E aggiunge: “Questa proposta è stata fatta anche alcuni mesi fa, nell’ambito dell’assemblea. Assemblea che ha scelto di confermare il membri del Consiglio esecutivo”.
Il Consiglio esecutivo – assicura – “si metterà davanti all’assemblea per un nuovo giudizio, nell’ottica anche di una nuova Lega, più democratica rispetto a quella dei tempi del Nano, in cui lui decideva per tutti”.
E se dai tempi del Nano si fosse oramai passati a quelli per una fusione con la rampante UDC? “Credo che l’alleanza abbia dato i suoi risultati. L’importante è che la Lega ritrovi un po’ la sua anima, pertanto credo che in questo momento parlare di un’eventuale fusione sia prematuro, se non inopportuno” conclude Gobbi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/La-Lega-%C3%A8-in-crisi-%E2%80%9CDobbiamo-lavorare-pi%C3%B9-convinti%E2%80%9D–1972126.html

Da www.rsi.ch/info

In diminuzione gli annegamenti su laghi e fiumi ticinesi

In diminuzione gli annegamenti su laghi e fiumi ticinesi

Comunicato stampa

Una semplice cerimonia di premiazione da parte del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi della fortunata vincitrice del concorso di “Acque sicure” ha chiuso la stagione della campagna di prevenzione che punta a sensibilizzare turisti e residenti sui rischi legati allo svago e alle pratiche sportive sui laghi e sui fiumi ticinesi. È tempo di bilanci.

La commissione “Acque sicure”, le cui attività sono sostenute finanziariamente dagli introiti legati alla vendita all’asta delle targhe, traccia il bilancio stagionale e ancora una volta fortunatamente i dati degli annegamenti sono in diminuzione: nel 2023 sono 4 purtroppo le vittime, di cui 3 nel lago Ceresio e uno nel canyon del Cenzo, in Riviera. Ricordiamo che nel 2022 i morti furono 6 e nel 2021, 9. Si chiude quindi con dati incoraggianti il quadriennio 2019-2023, “anche se ogni disgrazia è una disgrazia di troppo”, ricorda Norman Gobbi. Da segnalare che quest’anno si è verificata per la prima volta la tragedia di un doppio annegamento nel lago, con il marito che si è tuffato in acqua per aiutare la moglie, purtroppo senza successo per entrambi i coniugi.

La stagione è stata caratterizzata ancora una volta da un’intensa attività preventiva, attraverso l’utilizzo dei media tradizionali e dei canali social di “Ticino Sicuro”, oltre alla presenza a manifestazioni e al pattugliamento sui fiumi Maggia e Verzasca e nelle zone più pericolose della Foce del Cassarare in collaborazione con la Città di Lugano. E la collaborazione è un elemento centrale del lavoro della Commissione, in particolare con la Società Svizzera di Salvataggio, Sezione Ticino, con i Comuni, con le organizzazioni turistiche, con gli alberghi e con tutti i portatori d’interesse. Senza dimenticare tutte le misure organizzative e di prevenzione per ridurre gli incidenti nell’ambito del canyoning, ritenuto che il Ticino resta una meta prediletta a livello internazionale e registra la presenza di circa 25’000 torrentisti all’anno. Al termine della stagione Dipartimento e Commissione tengono a ringraziare tutti i partner per questo proficuo e reciproco sostegno, anche da parte di volontari, che va a potenziare il messaggio volto alla prudenza. Come recita lo slogan principale della campagna: la prudenza fa la differenza!

Per il nuovo quadriennio 2024-2027 la Commissione dovrà chinarsi su come migliorare ulteriormente la sensibilizzazione e l’informazione ai residenti e in particolari ai turisti, principali vittime degli annegamenti e degli infortuni gravi. La prevenzione resta la misura più efficace per evitare l’annegamento. Sono fondamentali in primis le competenze della persona (saper nuotare, essere capaci di tuffarsi, ecc.), ma anche considerare le altre cause principali dell’annegamento come la disattenzione, l’alcool, la stanchezza, il proprio stato di salute e l’attitudine a compiere atti temerari. “La prevenzione consiste nella diffusione di informazioni, di interventi e comportamenti virtuosi che evitano o riducono all’origine l’insorgenza di un incidente. I risultati ottenuti in questo quadriennio sono da stimolo per continuare su questa strada”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Per terminare ecco i vincitori del concorso che consisteva in un gioco interattivo di  sensibilizzazione: il primo premio (uno stand up paddle) è stato vinto da Blanka Cavanak di Tenero-Contra (nella foto assieme al Consigliere di Stato Norman Gobbi); 2° premio a Marco Riva; 3° a Deidra Anaretti; premiati pure Alessandro Veletta; Christian Gambetta; Carolina Simona; Gianna Sappracone; Marika Schütz; Jia Lei Barilati e Diana Tonelli.  

Faccia a faccia tra Giorgetti e Norman Gobbi

Faccia a faccia tra Giorgetti e Norman Gobbi

Varese al centro del dialogo italo-svizzero tra futuro dell’Ue e Olimpiadi.
Lunedì 6 novembre una giornata di lavori a palazzo estense a Varese. Il focus dell’incontro sarà il ruolo fondamentale delle autorità locali e regionali nel futuro dell’Unione Europea

Lunedì 6 novembre, Varese diventerà il fulcro di un importante dialogo che coinvolgerà rappresentanti istituzionali a livello locale, regionale, nazionale ed europeo.
L’evento, promosso dal Comitato Europeo delle Regioni e patrocinato da ANCI Lombardia, si inserisce nel programma del Festival Glocal e avrà luogo presso il Palazzo Estense (Comune di Varese dalle ore 8.30).
Il focus dell’incontro sarà il ruolo fondamentale delle autorità locali e regionali nel futuro dell’Unione Europea, con un occhio di riguardo alle strategie di promozione dei territori in vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 e all’importanza della cooperazione transfrontaliera.

Il faccia a faccia tra Giorgetti e Norman Gobbi
Uno dei momenti salienti della giornata sarà il dialogo tra il Ministro dell’Economia della Repubblica Italiana, Giancarlo Giorgetti, e il Consigliere di Stato della Repubblica del Canton Ticino, Norman Gobbi. Questo confronto italo-svizzero offrirà spunti di riflessione sui temi della sussidiarietà e delle opportunità che le Olimpiadi del 2026 porteranno ai comuni italiani.

Al convegno le istituzioni nazionali e regionali
La giornata inizierà con i saluti istituzionali di Davide Galimberti, Sindaco di Varese, Marco Magrini, Presidente della Provincia di Varese, e Raffaele Cattaneo, Sottosegretario di Regione Lombardia con delega alle Relazioni Internazionali. Seguirà una sessione dedicata alla promozione dei territori di confine e al ruolo degli enti locali nel futuro dell’Europa, con interventi di Roberto Pella, Vicepresidente Vicario di ANCI e Deputato, e di vari parlamentari, tra cui Alessandro Alfieri, Stefano Candiani e Andrea Pellicini.
Il dibattito regionale vedrà la partecipazione dei consiglieri regionali Samuele Astuti ed Emanuele Monti. La sessione pomeridiana sarà dedicata alle istituzioni europee e agli stakeholder territoriali, con interventi di Antonio Marano, della Fondazione Milano-Cortina 2026, Vincenzo Salvatore, dell’Università dell’Insubria, e Isabella Tovaglieri, del Parlamento europeo.

I giovani amministratori locali
La giornata proseguirà con un focus sui giovani amministratori locali, tra cui Stefano Angei, Maria Paola Cocchiere, Cristine Grosso e Helin Yildiz, che avranno l’opportunità di esprimere la loro prospettiva sulla valorizzazione delle nuove generazioni in ambito internazionale. L’evento si concluderà con l’intervento di Matteo Bianchi, Consigliere comunale di Varese e Coordinatore del Dipartimento Europa di ANCI Lombardia.

In un momento storico di grandi cambiamenti e sfide, l’incontro di Varese rappresenta un’occasione unica per riflettere sul futuro dell’Europa e sulle opportunità che le Olimpiadi 2026 potranno offrire al territorio.

Il programma della giornata

Ore 9 Saluti istituzionali
Davide Galimberti – Sindaco di Varese
Marco Magrini – Presidente Provincia di Varese
Raffaele Cattaneo – Sottosegretario di Regione Lombardia con delega alle Relazioni Internazionali

Ore 9:30 “Road to Mi-Cortina 2026” nei territori di confine ed il ruolo degli EE.LL. nel futuro dell’Europa
Norman Gobbi – Consigliere di Stato della Repubblica del Canton Ticino
Giancarlo Giorgetti – Ministro dell’Economia della Repubblica Italiana

Ore 10:30 I Comuni ed i Sindaci come interlocutori per intercettare le ricadute dei grandi eventi sportivi
Ore 10:45 Il ruolo del Parlamento nella valorizzazione delle autonomie locali nel contesto europeo
Ore 11:30 Il dibattito regionale sul ruolo della Lombardia in Europa
Ore 12:30 Le Istituzioni europee e gli stakeholder territoriali come volano per la sussidiarietà
Ore 13 Pausa pranzo
Ore 14:30 La prospettiva dei giovani amministratori locali e la valorizzazione delle nuove generazioni in ambito internazionale
Ore 15:30 Chiusura dell’Evento

Da www.varesenews.ch

(Immagine: www.mef.gov.it)

Protezione della popolazione – Formazione “SMEPI 23”

Protezione della popolazione – Formazione “SMEPI 23”

Comunicato stampa

Il Locarnese ha ospitato, nel corso del corrente anno, due edizioni del corso per gli stati maggiori degli enti di primo intervento «SMEPI». Si è trattato di una formazione pratica destinata ai responsabili delle operazioni nelle organizzazioni ticinesi di primo intervento: polizia, pompieri e servizi d’autoambulanza. Per la prima volta hanno partecipato pure dei quadri professionisti delle Regioni di protezione civile. Le attività si sono svolte nei Comuni di Locarno e di Tenero-Contra.

La Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione (CT istr PP) propone, ormai da anni, moduli formativi per esercitare le capacità di gestione, coordinamento e risoluzione di situazioni che necessitano l’attivazione di uno Stato maggiore degli enti di primo intervento (SMEPI).
L’edizione 2023 ha visto impegnati circa cinquanta operatori degli enti di primo intervento (EPI) su due giornate di esercitazioni, durante le quali i professionisti del primo intervento e della protezione civile, hanno avuto la possibilità di consolidare le loro conoscenze grazie ad una serie di applicazioni pratiche, coadiuvate da un team d’istruttori esperti.
Gli scenari proposti hanno simulato: un incidente all’interno della galleria Mappo-Morettina, un problema di ordine pubblico all’interno del Castello Visconteo e una situazione di maltempo che ha toccato la zona dei campeggi di Tenero.
I partecipanti hanno così avuto la possibilità di esercitare in modo pratico la propria funzione, chi a capo dello SMEPI, chi di responsabile del proprio servizio chiamato ad intervenire. Durante le simulazioni hanno dovuto allenare l’attivazione e il coordinamento di un dispositivo d’urgenza, come pure l’applicazione dei vari protocolli di condotta.
Gli aspetti logistici sono stati gestiti dal Centro di soccorso cantonale dei pompieri di Locarno e dal Centro sportivo della gioventù di Tenero (CST), con la supervisione della Commissione tecnica istruzione protezione della popolazione (CT istr PP). Nelle singole piazze di lavoro ci si è pure avvalsi delle competenze dei partner specializzati per le singole simulazioni (proprietari e gestori delle infrastrutture e il Centro meteorologico Regione Sud di Meteo Svizzera).
Nel corso del 2024, altre quattro edizioni (due in aprile e due in ottobre) permetteranno ad ulteriori cento operatori di cimentarsi in questa formazione continua.  

Il Ticino presidente nel 2024 della Comunità di lavoro alpina Arge Alp

Il Ticino presidente nel 2024 della Comunità di lavoro alpina Arge Alp

Comunicato stampa

La 54a conferenza dei rappresentanti dei Governi delle regioni della Comunità di lavoro alpina Arge Alp ha avuto luogo oggi a Bad Ragaz. Nel corso della stessa, oltre alla sottoscrizione di due risoluzioni di collaborazione, è avvenuto il passaggio di consegne: il Cantone Ticino assumerà la presidenza per il 2024.

Oggi, venerdì 20 ottobre 2023 si è tenuta a Bad Ragaz la 54a riunione dei rappresentanti dei Governi della comunità di lavoro Arge Alp. Durante i lavori è stata più volte sottolineata l’importanza della collaborazione transfrontaliera fra le regioni dell’arco alpino, in particolare in momenti, come quelli attuali, così carichi di sfide geopolitiche. A tale proposito sono state condivise, discusse e approvate due importanti dichiarazioni di collaborazione:

  1. Rafforzamento della cooperazione transfrontaliera Eusalp. Il Canton San Gallo ha sfruttato la sua funzione di Cantone ospite e la sua presidenza di Arge Alp per rafforzare le reti tra le due istituzioni alpine EUSALP, la Strategia Macroregionale dell’Unione Europea per lo Spazio Alpino e Arge Alp, approvando già il giorno precedente, in concomitanza con la chiusura dell’anno di presidenza svizzero di EUSALP, una risoluzione in questo senso.
  2. Politica di protezione del clima orientata al futuro per la regione alpina, con particolare riferimento allo sviluppo dell’approvvigionamento energetico con fonti di energia rinnovabile, come l’idrogeno, al fine di rafforzare la cooperazione nell’approvvigionamento energetico. A questo proposito sono state formulate proposte per garantire la connessione alla rete di approvvigionamento di idrogeno di livello superiore (dorsale dell’idrogeno) e l’armonizzazione del quadro normativo.

Al termine della Conferenza dei rappresentanti dei Governi è avvenuto il passaggio ufficiale della presidenza di Arge Alp fra il Canton di San Gallo e il Cantone Ticino. Da oggi e fino al prossimo 25 ottobre 2024 il Cantone Ticino assumerà infatti il coordinamento delle dieci regioni alpine. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha presentato il programma della presidenza ticinese. Il tema principale verterà sul tema dell’acqua e in particolare sulla carenza idrica e sull’uso parsimonioso di questa essenziale risorsa. In linea con le tre priorità strategiche di Arge Alp per il quadriennio 2021-2024 (protezione dell’ambiente, adattamento al cambiamento climatico e gestione dei rischi naturali), il Cantone Ticino approfondirà l’impatto che sta avendo il cambiamento climatico sulla gestione della risorsa “acqua” per l’agricoltura di montagna.

Nel corso dell’anno saranno organizzati diversi incontri a livello tecnico su tutto il territorio ticinese, che culmineranno il 25 ottobre 2024 con la 55° Conferenza dei responsabili dei Governi Arge Alp.

Sul nostro territorio, fra le varie attività previste, sarà inoltre organizzato un terzo convegno tecnico sul tema del lupo per dare continuità alla gestione transfrontaliera coordinata di questo grande predatore, in linea con i contenuti della risoluzione già sottoscritta nel 2022.

La conferenza, con il corollario di incontri e scambi istituzionali, ha nuovamente sottolineato la necessità di avere delle istituzioni solide e stabili, che collaborano al di là dei confini cantonali e regionali.  

Della Comunità di Lavoro delle Regioni Alpine (ARGE ALP) fanno parte 26 milioni di abitanti delle seguenti regioni, cantoni e province di Germania, Austria, Svizzera e Italia: Baviera, Salisburgo, Tirolo, Vorarlberg, Lombardia, Alto Adige, Trentino, S. Gallo, Ticino e Grigioni.

Il Dipartimento delle istituzioni incontra i Giudici di pace e i Giudici di pace supplenti  

Il Dipartimento delle istituzioni incontra i Giudici di pace e i Giudici di pace supplenti  

Comunicato stampa

Nell’aula magna della Scuola cantonale di Commercio di Bellinzona si è svolto giovedì 12 ottobre 2023 l’annuale incontro organizzato dal Dipartimento delle istituzioni con la Giustizia di pace. Un’occasione per il Consigliere di Stato Norman Gobbi di ribadire l’importanza della figura del Giudice di pace quale primo tassello di giudizio a stretto contatto con il cittadino e per ricordare le sfide con le quali l’istituto del giudice di pace dovrà confrontarsi nei prossimi anni. Un’occasione pure per ringraziare in particolare l’avv. Emanuela Colombo Epiney, al termine di una proficua e prolungata collaborazione in qualità di consulente giuridica a favore dei giudici di pace e dei giudici di pace supplenti, che spesso non sono giuristi di formazione.

Digitalizzazione nel segno di Justitia 4.0; formazione giuridica e formazione al ruolo per giudici laici/non di carriera; ridefinizione dello statuto del giudice di pace; raggruppamento delle giudicature – oggi suddivise in 38 Circoli – anche alla luce dell’importante impegno e onere formativo, come quello attuale in corso alla SUPSI: queste sono solo alcune delle sfide con le quali l’Istituto del Giudice di pace dovrà confrontarsi nei prossimi mesi e anni, ha affermato nel suo intervento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.
Il tutto si concretizzerà da inizio anno con un gruppo di lavoro che vedrà il coinvolgimento attivo delle diverse istanze interessate – con l’obiettivo di rafforzare – nel segno della continuità – il ruolo del Giudice di pace.  

Dopo il saluto di Emma Crugnola, Presidente dell’Associazione dei giudici di pace, la direttrice della Divisione della giustizia, avv. Frida Andreotti, ha tracciato un rendiconto sull’attività della Giustizia di pace per il 2022: i nuovi incarti sono stati 7’241 e quelli evasi sull’arco dei 12 mesi assommano a 7’289. Ricordando il ruolo di supporto della Divisione della giustizia a favore dei Giudici di pace, Frida Andreotti si è in particolare soffermata sulla formazione, pilastro indispensabile per mantenere e far crescere la qualità e la professionalità dei Giudici di pace e dei Giudici di pace supplenti, per poi sottolineare i passi che dovranno portare alla riforma della Giustizia di pace, l’avvio del progetto nazionale Justitia 4.0 e i prossimi cambiamenti del Codice di procedura civile che, a partire dal 1° gennaio 2025, toccheranno in parte anche il lavoro dei Giudici di pace. Il tema della formazione è stato approfondito in seguito dall’Aggiunta alla Direzione della Divisione della Giustizia, Monica Bucci, che ha sviscerato i contenuti del percorso formativo intrapreso in collaborazione con la SUPSI e quanto previsto per il nuovo anno in tale ambito. È poi seguita un’interessante relazione sul tema della “Decisione giudiziaria” tenuta dall’avv. Emanuela Colombo Epiney. La già giudice del Tribunale d’appello, che termina quest’anno la sua preziosa collaborazione di consulenza a favore dei Giudici di pace e Giudici di pace supplenti, è stata altresì sentitamente ringraziata per l’impegno e la disponibilità mostrata in questi anni.

‘Possibile nuova sede nel Sottoceneri’

‘Possibile nuova sede nel Sottoceneri’

Il capo della Sezione della circolazione Elia Arrigoni: ‘Fondamentale continuare a investire in nuove infrastrutture per smaltire i ritardi nei collaudi’

Ritardi nelle convocazioni al collaudo della propria vettura, con attese anche di un anno. Questo è quanto segnalatoci da diversi lettori nelle ultime settimane. I controlli tecnici delle vetture sono effettuati in linea di principio a Camorino dall’Ufficio tecnico della Sezione della circolazione e a Rivera dal Touring club svizzero (Tcs). Come spiega il sito del Dipartimento delle istituzioni, di cui la ‘Circolazione’ fa parte, il tema è importante per diversi motivi: “La sicurezza stradale e la protezione dell’ambiente – si legge infatti online – esigono che i veicoli in circolazione rispettino dei precisi requisiti”. Ne abbiamo parlato con Elia Arrigoni, capo della Sezione della circolazione, il quale ci assicura che «la situazione è costantemente monitorata e che numerose iniziative sono state recentemente introdotte, mentre altre sono attualmente allo studio per ottimizzare ulteriormente le tempistiche».

Ci sono effettivamente dei ritardi nei collaudi? Se sì, in quale misura e a cosa sono dovuti?
Sì, in effetti a livello svizzero vi sono dei ritardi nei collaudi. In Ticino, al momento, un veicolo viene convocato per il collaudo tra i dodici e i quattordici mesi dopo il termine previsto per legge. I ritardi sono principalmente il risultato dell’incremento dell’età media delle vetture in circolazione e, in parte, dell’aumento del parco veicoli. Questa situazione ha portato alla necessità di svolgere un numero maggiore di collaudi per rispettare la periodicità prevista nell’Ordinanza sulle esigenze tecniche dei veicoli. Le automobili e i motoveicoli vengono collaudati secondo la periodicità 5-3-2 (cinque anni la prima volta, successivamente dopo tre anni e in seguito ogni due anni). Attualmente i ritardi costituiscono una sfida significativa per l’Ufficio tecnico, costantemente monitorata e affrontata.

I ritardi concernono solo i controlli tecnici o anche altri settori?
Al momento i ritardi sono principalmente circoscritti ai collaudi di veicoli e non si estendono ad altri settori. Come dicevo, sono essenzialmente correlati all’alto numero di veicoli da sottoporre a collaudo e all’invecchiamento del parco veicoli.

Quali conseguenze comporta tale situazione, anche a livello di sicurezza della circolazione?
I ritardi nei collaudi possono in effetti avere delle implicazioni per la sicurezza stradale. Va però precisato che gli incidenti stradali dovuti a difetti tecnici dei veicoli sono rari. Ciononostante è comunque un aspetto che richiede la massima attenzione e un intervento tempestivo per garantire il mantenimento degli standard di sicurezza. La tematica è costantemente discussa a livello intercantonale, proprio perché la gran parte dei Cantoni, come detto, deve far fronte a questi ritardi. Da parte sua la Sezione della circolazione si adopera per implementare ogni soluzione atta a ridurre i tempi d’attesa.

Sono previste delle misure per venirne a capo? Se sì, con quali tempistiche?
La Sezione della circolazione ha già intrapreso misure significative per migliorare l’efficienza nell’ambito dei collaudi veicoli, come l’introduzione delle conferme di riparazione e l’installazione di nuovi lift. Queste iniziative hanno permesso al Canton Ticino di migliorare la propria posizione nel confronto intercantonale. Tuttavia, per affrontare appieno la questione, è fondamentale continuare a investire in nuove infrastrutture. Al riguardo si sta approfondendo la possibilità di creare una nuova sede della Sezione della circolazione nel Sottoceneri, ciò che rappresenterebbe un passo centrale per ridurre ulteriormente i ritardi e migliorare la qualità del servizio offerto ai cittadini.

Nel frattempo, quali altre soluzioni esistono?
Altre soluzioni per ridurre i ritardi nei collaudi vengono regolarmente introdotte. È stata promossa per esempio la possibilità per i professionisti del settore automobilistico di prenotare gli appuntamenti online mediante un sistema dedicato, grazie al quale garage e carrozzerie possono facilmente riservare degli appuntamenti anche all’ultimo minuto, contribuendo così a ottimizzare l’impiego delle risorse. Altre misure in fase di valutazione includono inoltre il trasferimento di alcune responsabilità attualmente gestite dagli esperti della circolazione al settore amministrativo, come la gestione degli esami di guida teorici e le ispezioni presso le aziende con targhe professionali. Inoltre, il Dipartimento delle istituzioni ha recentemente stipulato una convenzione con Carrosserie Suisse per il riconoscimento delle ispezioni svolte dall’associazione, liberando in questo modo delle risorse per i collaudi. Allo stesso modo, un accordo è stato raggiunto con il Tcs per l’impiego condiviso di strutture per lo svolgimento degli esami teorici. Come la precedente, anche questa misura consente di recuperare risorse da dedicare ai collaudi.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 20 ottobre 2023 de La Regione

‘Formula più equa’ ma sale il gettito totale

‘Formula più equa’ ma sale il gettito totale

Alla voce entrate anche il calcolo che considera, oltre alle emissioni, peso e potenza del veicolo. L’incasso globale di 91,5 milioni, tira però aria di referendum

Una nuova formula di calcolo «più equa» per stabilire l’imposta di circolazione a partire dal 2024. È quanto ha presentato il Consiglio di Stato, che conta di incassare da questa voce di spesa 91,5 milioni di franchi il prossimo anno. I 9,5 milioni in più rispetto al 2023 sono inoltre inseriti tra le misure di riequilibrio finanziario. Una delle poche voci di ‘entrata’. «Vogliamo stabilizzare la formula, togliendo le disparità di trattamento che sussistono con il calcolo attuale», afferma Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni (Di). Il messaggio sarà ora sottoposto al Gran Consiglio e «mira a trovare una soluzione che possa durare nel corso degli anni». Per il 2023 infatti, al termine di un lungo valzer politico, si era arrivati a un Decreto legislativo urgente della durata di un anno. «Un decreto – ricorda Gobbi – necessario per scongiurare le conseguenze negative non previste e non volute dall’iniziativa e dal testo conforme messo in votazione popolare». Un calcolo, quello del 2023, più complesso e articolato che genera alle casse del Cantone entrate per circa 82 milioni di franchi. È inoltre in vigore anche una moratoria annuale per i veicoli immatricolati prima del 2009, che il governo suggerisce di non rinnovare, come invece chiede un’iniziativa parlamentare del Centro. Un aumento delle entrate per le casse pubbliche attraverso le imposte di circolazione che il direttore del Di spiega così: «È l’ammontare indicato nell’opuscolo informativo che accompagnava il voto popolare, e quindi approvato dai cittadini».

Un coefficiente cantonale per regolare il gettito
In ogni caso l’ultima parola spetta al parlamento, che avrà la possibilità di pilotare le entrate finali modificando il ‘coefficiente cantonale K’, un nuovo elemento inserito all’interno della nuova formula. Il calcolo tiene inoltre conto della massa a vuoto del veicolo, della potenza e, ovviamente delle emissioni di CO2 tramite il vettore energetico. «Sono valori caratteristici che non rischiano di variare nel tempo e che sono facilmente consultabili», spiega Elia Arrigoni , capo della Sezione della circolazione. «Considerare i fattori di massa e potenza permette di rendere stabile nel tempo il gettito dell’imposta, visto che sono valori costanti». Le emissioni, come è stato spiegato, dipendono invece dai cicli di omologazione. Un problema che è all’origine delle disparità presenti quest’anno. «Non cambia il risultato, ovvero un’imposta più giusta ed equa, ma solo il metodo di calcolo». Tornando al gettito complessivo, questo «deve coprire i costi delle infrastrutture stradali, come prevede la legge. La media dei costi annui sostenuti – precisa Gobbi – negli ultimi sette anni ha superato i 106 milioni di franchi».

Meno differenze tra elettrico e benzina
Durante l’incontro con i media è stata illustrata anche una serie di esempi concreti: una Fiat Punto del 2005 pagherà meno dell’imposta attuale (ovvero la moratoria) e di quello che prevederebbe la formula votata. Questo poiché si prenderebbero in considerazione peso e potenza. Una Tesla del 2021 vedrebbe invece raddoppiare la propria imposta, che sarebbe però comunque inferiore alla media intercantonale. «Nessun vettore (elettrico o a benzina, ndr) sarà palesemente favorito o sfavorito – dice Arrigoni –. Le auto elettriche pesanti e potenti pagheranno un’imposta di circolazione più elevata rispetto alle auto elettriche piccole ed economiche. Insomma, a veicoli con caratteristiche simili verranno applicate imposte di circolazione coerenti e analoghe».

Presente alla conferenza stampa – in qualità di attento spettatore – anche Fiorenzo Dadò, ‘padre insieme al collega del Centro Marco Passalia, dell’iniziativa popolare ‘Per un’imposta di circolazione più giusta’ depositata nel 2017. Iniziativa che aveva raccolto oltre 12mila firme (ne bastavano 7mila) ed è stata accolta dal popolo lo scorso 30 ottobre con il 60,3% dei consensi. «In diciassette anni che faccio politica cantonale non ho mai visto che venisse disattesa in questo modo la volontà popolare. Il popolo ha deciso chiaramente e questo cambio di rotta ci sorprende». È perentorio il presidente cantonale del Centro. E continua: «L’aumento di 10 milioni dell’imposta di circolazione per noi è inaccettabile». Con il nuovo messaggio il Gran Consiglio avrà comunque l’ultima parola sulle eventuali modifiche del ‘coefficiente cantonale K’. «Non è nulla di nuovo – ribatte Dadò –. Che il parlamento avesse voce in capitolo era già previsto dall’iniziativa». La palla passa dunque di nuovo alla Commissione e poi al Gran Consiglio. «Noi confidiamo nel buon senso dei partiti – afferma il granconsigliere – di rispettare la volontà popolare». Ma avverte: «Se il parlamento dovesse aderire a questo messaggio, è verosimile che ci sarà un referendum». Contraria “alla prospettiva di un aumento delle entrate cantonali tramite imposte di circolazione” si è detta anche la Lega, movimento del direttore del Di Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 ottobre 2023 de La Regione

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«Una nuova formula più equa»

«Non cambia il risultato, ma solo il metodo di calcolo». Presentata ieri la modifica della “Legge sulle imposte e tasse di circolazione dei veicoli a motore” approvata dal Governo. «Quella attualmente in vigore ha i suoi limiti – ha commentato il direttore del DI Norman Gobbi – inoltre, ha validità solo per il 2023 perché introdotta da un decreto legislativo urgente. Il gruppo di lavoro per la nuova imposta aveva fra i suoi obiettivi il rispetto della volontà popolare ed evitare una disparità di trattamento».
Come spiegato dal capo della Sezione della circolazione Elia Arrigoni, il nuovo sistema è stato predisposto dopo aver «raccolto e analizzato i dati del parco veicoli ticinese, valutate le
criticità e coinvolti gli specialisti». L’obiettivo è raggiungere «la stabilità negli anni e la parità di trattamento».
Il risultato è una formula che tiene conto della “massa a vuoto” e della potenza, oltre a un coefficiente cantonale K. La palla passerà al Parlamento.

Da www.20minuti.ch

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Un nuovo calcolo per l’imposta di circolazione

Nel messaggio sul preventivo è scritto chiaro e tondo: «Il Governo presenterà a breve una proposta per una revisione del calcolo dell’imposta di circolazione». L’importo di incasso previsto? 91,5 milioni di franchi pari, a mente dell’Esecutivo, a quello votato un anno fa dal popolo ticinese. Detto, fatto: poche ore dopo le comunicazioni sulla dolorosa manovra di rientro, l’Esecutivo ha illustrato una nuova formula per calcolare l’imposta.

La soluzione
Già, ma perché dopo meno di 12 mesi dal voto bisogna scrivere un nuovo capitolo nella storia «infinita» di questa imposta? È Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, a chiarirlo. «Questa ulteriore modifica stabilizza la formula attualmente in vigore, che ha mostrato i suoi limiti». Una formula, della validità di un anno (per il 2023), resasi necessaria da un decreto urgente seguito alla votazione popolare. Il tutto per evitare le disparità di trattamento svantaggiose per i veicoli più moderni e più ecologici, causate dai differenti cicli di omologazione impiegati (ricorderete le lunghissime discussioni sui cicli WLTP e NEDC). «Senza questa modifica di legge, entrerà in vigore la formula conforme che enfatizzerà gli effetti negativi» delle disparità di trattamento, ricorda il Governo. Di qui la necessità di trovare il modo di riequilibrare il calcolo e, soprattutto, di renderlo equo. La soluzione trovata, di concerto con UPSA, TCS, ACS e CarrosserieSuisse, tiene conto della massa a vuoto del veicolo, della sua potenza e delle emissioni di CO2. A questi fattori viene applicato un coefficiente (chiamato «K») che sarà di competenza della politica, dunque del Gran Consiglio. «Così facendo si supera l’aspetto di vetustà, applicando parametri generali per tutto il parco veicoli ticinese», nota ancora Gobbi. «Il coefficiente K dà la responsabilità al Parlamento di decidere qual è il gettito totale», rileva da parte sua Elia Arrigoni, Capo della Sezione della circolazione. «La formula sarà equa e corretta per ogni genere di veicolo, mentre il gettito generato spetterà alla politica». Secondo il Governo, la nuova base di calcolo offre numerosi vantaggi. I valori caratteristici non rischiano di variare nel tempo, sono facilmente reperibili, mentre i valori di massa e potenza rendono stabile il gettito nel tempo. Inoltre, nessun vettore energetico viene favorito o sfavorito, mentre le auto elettriche verranno comunque avvantaggiate dal calcolo complessivo. Con delle differenze: «Se ho un’auto elettrica piccola e leggera, pagherò meno rispetto a chi ha un modello grande e pesante», chiarisce Arrigoni. «Al momento il fattore K è stato fissato a 1,13, in modo da rispondere a quanto votato dal popolo che prevedeva un prelievo di 91,5 milioni di franchi nel 2024», aggiunge Gobbi. Toccherà come detto al Parlamento stabilire il coefficiente, «per decidere quanto sarà il prelievo tenendo conto di una visione globale. È anche compito del Gran Consiglio, non solo del Governo, avere una visione d’insieme». Infine, nel messaggio, il Governo ha chiesto al Legislativo di respingere l’iniziativa parlamentare del Centro, che vuole prorogare la moratoria prevista nel decreto legislativo urgente per i possessori di veicoli immatricolati prima del 2009.

Tutto bene? Non proprio
Tutto bene? Non proprio. Anzi. Fiorenzo Dadò, presidente del Centro, non ci sta. «La prima criticità è il prelievo di 10 milioni di franchi in più rispetto a quello attuale», dice. «A un anno dalla votazione, non possiamo lasciar passare un aumento dell’imposta a tutti i ticinesi. Il nuovo calcolo andrà valutato, ma dovrà rispettare quanto deciso dai cittadini. La nostra iniziativa? Volevamo preservare le fasce meno abbienti e gli anziani. Confidiamo nel buon senso di tutti i partiti in Parlamento: che nessuno alzi l’imposta di circolazione ai ticinesi. In caso contrario, siamo pronti al referendum». Il Centro avrà sicuramente un alleato: la Lega, infatti, «si batterà per ottenere l’abbassamento del calcolo che determina l’imposta di circolazione nell’ambito della nuova formula», scrive il movimento di via Monte Boglia in un comunicato. La battaglia è assicurata.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 ottobre 2023 del Corriere del Ticino

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https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/il-quotidiano?urn=urn:rsi:video:1897312

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 18 ottobre 2023 de Il Quotidiano

Gobbi: ‘C’è chi chiede più spesa, chi meno uscite e tutto il Cantone ne va di mezzo’ 

Gobbi: ‘C’è chi chiede più spesa, chi meno uscite e tutto il Cantone ne va di mezzo’ 

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Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi dal canto suo dice le cose come stanno senza tanta poesia: «Spesso come governo dobbiamo confrontarci con visioni dicotomiche: da un lato c’è chi chiede di ridurre le entrate, dall’altro chi di rallentare le uscite. Il Consiglio di Stato non può rimanere statico, dobbiamo far funzionare una macchina che eroga servizi in molti ambiti, e questa e altre politiche si fanno con gli investimenti». Queste misure, continua Gobbi, «correggono alcune tendenze e rimodulano alcune spese, sapendo però che ci sono bisogni crescenti in ogni ambito e una società sempre più fragilizzata che ha bisogno di reti di protezione». Per questo anche lui dice che «dobbiamo lavorare insieme», ma ribadendo una seconda volta che «se ci si ferma a chi vuole più spesa e chi meno entrate si è in una situazione di stallo e paga le conseguenze tutto il Cantone, cittadinanza e aziende comprese». Ma anche i dipendenti pubblici, visto che il Cantone è il primo datore di lavoro in Ticino. Le misure per il personale non rischiano di compromettere l’attrattività del lavoro in seno all’Amministrazione pubblica e anche la qualità dei servizi erogati dal Cantone? A prendere la parola è ancora Gobbi, che risponde come «le misure prese sul personale sono sicuramente dolorose, ma abbiamo voluto evitare di adottarne di più dolorose come il blocco degli scatti. C’è consapevolezza – aggiunge Gobbi – che anche il personale debba essere parte della sfida che ci troviamo ad affrontare. La misura che abbiamo deciso non avrà un impatto strutturale sugli avanzamenti di carriera». Gobbi, lo ricordiamo, si era opposto fin dall’inizio a un eventuale blocco degli scatti.

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 ottobre 2023

Violenza domestica: nuova prevenzione

Violenza domestica: nuova prevenzione

Al via il progetto Vido+: approccio e presa a carico innovativi di quei casi di disagio familiare che non sfociano in reato penale, ma potrebbero farlo

“A casa tutto bene?”. Una domanda diventata quasi un intercalare della nostra quotidianità, nonché il motto scelto per l’ultimo progetto promosso dalla Città di Lugano per combattere la violenza domestica. Una lotta che si vuol fare giocando d’anticipo. ‘Vido+’, questo il nome dell’iniziativa, avrà infatti il compito principale di intervenire in situazioni di disagio familiare, lavorando molto sulla prevenzione affinché situazioni delicate un domani non sfocino in casi di violenza domestica e dunque di rilevanza penale.

Nuovi gruppo di lavoro e protocollo
«L’obiettivo è quello di intercettare quegli indizi che poi potrebbero sfociare in un reato» conferma la capodicastero Sicurezza della Città Karin Valenzano Rossi. Per farlo, gli agenti della Polizia comunale potenzieranno le proprie competenze, ossia quelle delle prossimità, senza entrare nel campo di quelle della Polcantonale. «È stato costituito un nuovo gruppo interno alla Polcom e anche un nuovo protocollo d’azione» spiega la municipale. Sostanzialmente, in quei casi di disagio familiare che non sfociano in reato, gli agenti intervenuti segnaleranno al nuovo team le singole situazioni. Questi agenti specificatamente formati approcceranno poi a loro volta le persone toccate dal disagio, con l’obiettivo primario di informare sui servizi di supporto attivabili.

L’appoggio del Cantone
Ma come faranno gli agenti a identificare precocemente i fattori di rischio? Grazie a uno screening, denominato ‘piramide del rischio’ e che peraltro è una prima svizzera a livello di polizie, introdotto dal Centro competenza violenza della Polizia cantonale diretto dalla psicologa Marina Lang proprio appositamente per la Polcantonale e per la Polcom luganese. Tutti i poliziotti hanno quindi una formazione di base e tutti sapranno, se necessario, informare le persone nei propri interventi. Una volta effettuato il primo approccio – «accogliente e non aggressivo» sottolinea Valenzano Rossi –, le persone verranno informate dell’esistenza del progetto Vido+ nonché degli altri strumenti esistenti, fra i quali la possibilità di un accompagnamento del disagio basato sulla presenza e l’ascolto. Nel mentre, il Centro cantonale di competenza analizzerà i risultati della piramide del rischio e accompagnerà la procedura dando indicazioni al team.

L’importanza della collaborazione
Il progetto nasce dunque da una forte collaborazione fra autorità cantonali e comunali, come sottolineato anche dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che ha evidenziato come quasi il 60% di tutti gli omicidi consumati in Svizzera nel 2021 fossero stati commessi nella sfera domestica e che in generale il 40% di tutti i reati registrati nel Paese sia classificato come violenza domestica. Il Cantone ha pertanto accolto la richiesta arrivata dalla Città di sostenere il progetto, con l’intento poi eventualmente di estenderne l’attuazione nel resto del Ticino, a cominciare quantomeno dai centri urbani. Ma la cooperazione non è solo fra le due polizie. «Quel che è davvero cambiato negli ultimi quindici anni circa – osserva il consigliere di Stato – è che la reciproca diffidenza e le barriere che esistevano fra i vari attori coinvolti nel contrasto alla violenza domestica stanno sempre più affievolendosi, a beneficio di tutta la comunità».

Consultorio in prima linea
E tra gli attori certamente più coinvolti sul territorio ticinese, vi è il Consultorio familiare con le sue sedi di Lugano e Bellinzona. Proprio quest’ente, come spiega la direttrice Federica Invernizzi Gamba, partecipa al progetto Vido+ offrendo la possibilità alle persone che lo desidereranno di essere accompagnate per cercare di risolvere le problematiche. «Rappresentiamo la parte forse più operativa all’interno del progetto – spiega – proprio perché offriamo un luogo preposto al lavoro sulle dinamiche relazionali all’interno delle famiglie: relazioni di coppia, questioni educative, gestione e risoluzione di conflitti, aspetti finanziari e altro ancora». Per favorire la presa a carico di situazioni ancora ritenute precoci e non sfociate in altre più gravi, la Città coprirà i costi dei primi tre incontri con il Consultorio.

Aiuto anche finanziario dalla Città
A finanziare queste consulenze sarà la Divisione socialità: «Per noi è fondamentale offrire un accompagnamento ed essere presenti nell’ottica della prossimità», spiega il capodicastero Lorenzo Quadri, ricordando che i costi del Consultorio in ogni caso sono basati sul reddito. Il progetto verrà avviato il 21 ottobre e già il 28 in piazza Dante ci sarà una giornata di sensibilizzazione volta a promuovere, anche in modo giocoso quando si tratta di bambini, consigli per la prevenzione della violenza domestica. Una volta che sarà ben avviato e che ci saranno sufficienti elementi per valutarlo, Vido+ sarà anche analizzato dalla Supsi, in modo da – conclude Valenzano Rossi – apportare eventuali accorgimenti.
Capitolo cifre, infine. Di tutti i reati legati alla violenza domestica in Ticino, un quinto avviene a Lugano. In città, gli interventi legati all’ambito domestico sono piuttosto frequenti: 201 nel 2022 (quasi 4 a settimana), dei quali 46 sfociati in reati d’ufficio. L’obiettivo del progetto è inserirsi proprio in questi 4/5 di casi senza reati penali, cercando di risolvere le tensioni affinché non degenerino.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 ottobre 2023  del Corriere del Ticino