Il Governo approva la modifica della Legge sulle imposte e tasse di circolazione per i veicoli a motore

Il Governo approva la modifica della Legge sulle imposte e tasse di circolazione per i veicoli a motore

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio che modifica la Legge sulle imposte e tasse di circolazione dei veicoli a motore e ha di conseguenza adottato una nuova formula di calcolo che definisce l’imposta di circolazione per il 2024 e per gli anni successivi, tenendo conto della volontà espressa dalla maggioranza dei votanti il 30 ottobre 2022.

L’imposta di circolazione in vigore quest’anno ha validità solo per il 2023, perché introdotta con un decreto legislativo urgente (che decade dopo 12 mesi, appunto) dal Parlamento il 15 dicembre 2022 in seguito alla citata votazione popolare. Tale decreto si era reso necessario per scongiurare le conseguenze negative non previste e non volute dall’iniziativa e dal testo conforme posto in votazione. Ci si ricorderà, a questo proposito, le lunghe discussioni nate attorno ai differenti cicli di omologazione delle vetture immatricolate (ciclo WLTP e ciclo NEDC) che avrebbero quale conseguenza una disparità di trattamento svantaggiosa per le auto più moderne e, quindi, normalmente più ecologiche. Qualora non venisse adottata una modifica, dal 2024, entrerebbe in vigore la formula conforme che enfatizzerà gli effetti negativi citati.

Come si è proceduto
Il compito di individuare una nuova formula per il calcolo dell’imposta di circolazione per il 2024 e per gli anni successivi è stato affidato a uno speciale gruppo di lavoro. A questi professionisti del settore è stato chiesto di elaborare una formula che rispettasse i principi (in particolare ecologici e di competenza) proposti con l’iniziativa popolare generica. Inoltre, si è chiesto che nel suo complesso l’imposta fosse equa per gli automobilisti. Sempre basandosi sullo spirito dell’iniziativa, con la nuova formula si doveva garantire anche la copertura dei costi per il mantenimento dell’infrastruttura stradale per un ammontare indicato nell’opuscolo informativo che accompagnava il voto popolare di 91,5 milioni di franchi per il 2024. Al tavolo tecnico si sono seduti, coordinati dai responsabili della Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni, rappresentanti di UPSA (Unione professionale svizzera dell’automobile, sezione Ticino), TCS, ACS, CarrosserieSuisse (Ticino) e della Divisione dell’ambiente del Dipartimento del territorio. Gli approfondimenti hanno portato a elaborare una formula che garantisce un’effettiva e concreta correttezza del sistema di calcolo, nel rispetto della volontà popolare espressa lo scorso ottobre, senza modificare il risultato complessivo del gettito, ma assicurando la dovuta parità di trattamento.

Tra i vantaggi della proposta si possono in particolare evidenziare i seguenti punti:

  • La formula si basa su valori caratteristici che non rischiano di variare nel tempo, come invece fu il caso per i cicli di omologazione con la “formula 2023”.
  • A veicoli con caratteristiche simili vengono applicate imposte di circolazione coerenti e analoghe.
  • Viene considerato il fattore CO2 legato al vettore energetico, così da debitamente rispettare la volontà espressa dal popolo in occasione della votazione del 30 ottobre 2022.
  • Si tratta di una formula facile da calcolare (senza esponente) e senza cifre o fattori di calcolo aleatori.

Con il messaggio sulla modifica della Legge sulle imposte e tasse di circolazione dei veicoli a motore il Consiglio di Stato propone nello stesso tempo al Gran Consiglio di respingere l’iniziativa parlamentare elaborata del 22 maggio 2023 (dei deputati del Gruppo il Centro + Giovani del Centro Fiorenzo Dadò e Marco Passalia). La proposta chiede di mantenere a tempo indeterminato il regime di deroga fissato nell’art. 11 cpv. 3 del decreto legislativo urgente del 15 dicembre 2022. Tale iniziativa propone in sostanza di prorogare la moratoria inserita nel citato decreto per i possessori di veicoli immatricolati prima del 1. gennaio 2009, “al fine di tutelare in particolare le persone anziane e delle fasce più deboli della popolazione che fanno fatica a cambiare l’automobile”.

Come detto, però, l’articolo che si vuole modificare con l’iniziativa decadrà il 31 dicembre 2023, poiché introdotto a titolo provvisorio dal Gran Consiglio con il Decreto legislativo urgente del 15 dicembre 2023. Non avrà quindi alcuna validità a partire dal 2024. A mente del Consiglio di Stato la nuova formula di calcolo assicura la parità di trattamento tra tutti i detentori di veicoli, tiene conto dell’iniziativa votata dal popolo il 22 ottobre 2022, permette di far fronte ai costi di costruzione e manutenzione delle strade in Ticino e tutela anche i possessori di veicoli ante 2009 e le persone anziane e le fasce più deboli della popolazione che fanno fatica a cambiare l’automobile.

Sindaco di Massagno – Sospensione dalla carica

Sindaco di Massagno – Sospensione dalla carica

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha deciso la sospensione dalla carica di membro di Municipio e di Sindaco del Comune di Massagno del signor Giovanni Bruschetti, accogliendo la sua richiesta in questo senso. Il signor Bruschetti sarà sostituito in seno al collegio da un supplente municipale. La conduzione del collegio è affidata al Vice-Sindaco.

Con notifica del 13 ottobre 2023 secondo l’art. 200 LOC il Procuratore Generale sostituto ha informato il Consiglio di Stato dell’apertura di un procedimento penale a carico del signor Giovanni Bruschetti, Sindaco di Massagno, indicando che il reato penale che si prospetta è l’infedeltà nella gestione pubblica (art. 314 CP) e che alternativamente il fatto potrebbe configurare i reati di amministrazione infedele aggravata (art. 158 cifra 1 cpv. 3 CP) o truffa (art. 146 cpv. 1 CP). Il procedimento riguarda l’acquisto da parte del Sindaco per conto del Comune di un dipinto; danneggiato dall’agire in questione sarebbe il Comune nella misura di CHF 400.–.  

A sua volta il signor Giovanni Bruschetti – con scritto al Consiglio di Stato del 12 ottobre 2023 – ha chiesto espressamente di essere sospeso dalle sue funzioni, data la pendenza dell’esposta procedura penale e fino al chiarimento della medesima.  

Secondo l’art. 198 cpv. 1 LOC se un membro del Municipio è perseguito per crimini o delitti contrari alla dignità della carica, il Consiglio di Stato può sospenderlo dalle sue funzioni. La sospensione in base a questo articolo non è una sanzione in senso stretto, bensì ha natura essenzialmente cautelare e ha lo scopo di proteggere gli interessi del Comune e la dignità della carica dai pregiudizi che possono derivare dall’apertura e dalla pendenza di procedimenti penali a carico di membri dell’Esecutivo comunale.  

Visto che le ipotesi di reati nel procedimento penale in corso si riferiscono a fatti direttamente attinenti allo svolgimento della carica pubblica, come richiesto dall’interessato si è ritenuta appropriata la sospensione del signor Bruschetti dalla carica di membro del Municipio e di Sindaco del Comune di Massagno, fino al chiarimento definitivo della sua situazione a livello penale. Ciò salvaguardata la presunzione di innocenza a suo favore.

«In Svizzera la minaccia resta elevata»

«In Svizzera la minaccia resta elevata»

L’intelligence elvetica: «Al momento non siamo a conoscenza di alcuna pianificazione concreta di tali atti nella Confederazione» In Ticino ci sarà un rafforzamento delle misure di sicurezza e di controllo

«La minaccia terroristica per la Svizzera rimane elevata». A confermarlo è il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), gli «007 elvetici» che si occupano – tra le altre cose – della lotta contro il terrorismo e dello spionaggio.
«L’attentato a Bruxelles conferma l’attuale valutazione della minaccia terroristica », ci spiega Isabelle Graber, capo della comunicazione del SIC. Tale minaccia è influenzata in particolare da simpatizzanti dello «Stato islamico» o da individui ispirati dalla propaganda jihadista. La Svizzera potrebbe dunque essere un bersaglio degli estremisti islamici? «Lo scenario terroristico più plausibile è un attacco a sfondo jihadista commesso da un individuo isolato», continua Graber, secondo cui questo tipo di attentato sarebbe rivolto a «obiettivi poco protetti» – ad esempio gli assembramenti di persone – e necessita di poche risorse logistiche e organizzative. «Tuttavia, il SIC non è a conoscenza di alcuna pianificazione concreta di tali atti in Svizzera», precisa la funzionaria del servizio di intelligence.

Mondo ostile all’Islam
«Agli occhi dei jihadisti, la Svizzera appartiene al mondo occidentale, che considerano ostile all’Islam e quindi un obiettivo legittimo per le azioni terroristiche». Tuttavia, secondo le valutazioni dell’intelligence elvetica, sono altri Paesi ad essere obiettivi prioritari, in particolare quelli che partecipano militarmente alle coalizioni internazionali contro lo «Stato Islamico» oppure quelli che sono percepiti dai jihadisti come particolarmente ostili all’Islam.

Prevenire, non imporre
In ogni caso, il servizio di intelligence non può imporre misure per contrastare il terrorismo. I suoi compiti principali sono la prevenzione e la valutazione della situazione all’attenzione degli organi decisionali politici, ma può appoggiare i Cantoni nella salvaguardia della sicurezza interna. «Il SIC non ha competenza per definire misure, né tantomeno per imporle ai Cantoni», ribadisce Graber. Ciò significa che non c’è una risposta coordinata a livello nazionale per la lotta al terrorismo: ogni Cantone è quindi chiamato a definire e attuare per conto proprio le misure.

Il Ticino già negli scorsi giorni ha deciso di rafforzare le misure di sicurezza
e di controllo sul territorio. «La Polizia cantonale, in base all’analisi dei rischi effettuata dai servizi interni relativa all’aggravarsi del conflitto israelo-palestinese, ha disposto un generale rafforzamento dei pattugliamenti, nonché una sorveglianza più stretta degli obiettivi sensibili sul nostro territorio», indica Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Nessun caso di intolleranza
In Ticino la competenza delle misure di sicurezza – in assenza di rappresentanze diplomatiche – è della Polizia cantonale, «che coordina il dispositivo in collaborazione con i partner della sicurezza». Nonostante il rafforzamento delle misure, per il momento non sono stati segnalati casi concreti di violenze. «In Ticino sinora non sono stati riscontrati episodi di intolleranza nei confronti delle comunità toccate dall’accentuarsi della crisi », sottolinea il consigliere di Stato, aggiungendo che «la situazione è costantemente monitorata e rivalutata con l’obiettivo, qualora fosse necessario, di incrementare le misure adottate a tutela della sicurezza».

Bocche cucite al confine
A collaborare con le autorità ticinesi è anche l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC). I recenti avvenimenti in Francia e in Belgio hanno portato a un innalzamento dell’allerta terrorismo in tutta Europa. La Svizzera non sta a guardare, ma mantiene la bocca cucita sulle misure concrete messe in atto. L’UDSC, dal canto suo, si limita a rispondere che i controlli ai confini vengono effettuati sulla base dell’analisi del rischio. «Per motivi tattici non possiamo fornire ulteriori dettagli», taglia corto Nadia Passalacqua, portavoce per la Svizzera italiana.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 18 ottobre 2023 del Corriere del Ticino

Preventivo 2024 del Cantone Ticino e primo pacchetto di misure di riequilibrio finanziario

Preventivo 2024 del Cantone Ticino e primo pacchetto di misure di riequilibrio finanziario

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il preventivo 2024 del Cantone che prevede un disavanzo d’esercizio di 95.7 milioni di franchi. Unitamente al preventivo viene presentato un primo pacchetto di misure di rientro finanziario per un ammontare di circa 134 milioni di franchi. I dati relativi al Piano finanziario della gestione corrente 2025-2027 mostrano la necessità, peraltro già programmata, di una seconda fase di riequilibrio nell’ambito dell’allestimento del preventivo 2025.

Dal 2020 l’economia mondiale è entrata in una fase economica instabile: la pandemia, l’avvio della Guerra in Ucraina e le tensioni geopolitiche, hanno portato a un rallentamento economico, a una forte pressione inflazionistica, a un rialzo dei tassi di interesse e a importanti flussi migratori verso l’Europa. Questi fattori, a cui si aggiungono i risultati negativi della BNS nel 2022, incidono negativamente anche a livello locale sulle finanze cantonali, portando a una maggiore divaricazione tra spese e ricavi.

Per correggere progressivamente questa situazione e ritrovare il pareggio dei conti nel 2025, il piano di azione del Governo prevede un primo intervento con il preventivo 2024 e, come già annunciato, un secondo intervento con il preventivo 2025. Per il 2024 il Consiglio di Stato ha operato agendo su tre livelli: correggendo le tendenze relative all’evoluzione della spesa; rivedendo i meccanismi e i parametri alla base di alcune prestazioni in un’ottica strutturale; sfruttando i margini di manovra, comunque ridotti, a disposizione sul fronte delle entrate.

Con il preventivo 2024 sono presentate misure di rientro finanziario per un ammontare di circa 134 milioni di franchi, in parte di competenza del Governo, in parte di competenza del Parlamento. Le misure toccano tutti gli ambiti, dal personale, ai beni e servizi, ai trasferimenti, riservati gli ambiti esclusi dal decreto legislativo sul preventivo 2023. Esse sono da considerare complessivamente nell’ottica di un’equa partecipazione di tutti i settori al risanamento dei conti cantonali. È quindi importante che un eventuale scostamento rispetto alle proposte contenute nel preventivo sia compensato con misure di pari importo così da confermare il difficile percorso di riequilibrio intrapreso.

Il preventivo 2024 prevede un disavanzo d’esercizio di 95.7 milioni di franchi, che rispetta il vincolo previsto dal freno ai disavanzi. Rileviamo che, considerando l’attuale situazione dei mercati e la riserva per distribuzioni future negativa, il Consiglio di Stato ha deciso di non prevedere alcuna quota sugli utili della BNS nel preventivo e di prevederne due nel piano finanziario. Questa scelta ha portato da -40 a -95.7 milioni di franchi il disavanzo per il 2024. La differenza corrisponde sostanzialmente ai versamenti della BNS di cui il Cantone ha beneficiato annualmente in media negli ultimi 10-20 anni.

L’autofinanziamento si attesta a 122.5 milioni di franchi, mentre il grado di autofinanziamento è del 40.8%. Considerato un onere netto per investimenti, che si mantiene a livelli importanti, di 300.2 milioni di franchi, il disavanzo totale ammonta nel 2024 a 177.6 milioni di franchi e il debito pubblico a fine 2024, considerando i dati del preconsuntivo 2023, potrebbe superare i 2.7 miliardi di franchi mentre il capitale proprio potrebbe superare i -390 milioni di franchi.

La spesa corrente (spese totali, dedotti i contributi da riversare e gli addebiti interni) cresce dell’1.5% rispetto al preventivo 2023 (+59.3 milioni di franchi), quindi a un tasso contenuto, mentre i ricavi correnti (ricavi totali, dedotti i contributi da terzi da riversare e gli accrediti interni), nonostante non siano previste quote sugli utili della BNS, aumentano dell’1.1% rispetto al preventivo 2023 (+42.7 milioni di franchi).

Assieme al preventivo 2024, il presente messaggio contiene il piano finanziario 2025-2027. I dati di piano finanziario evidenziano la necessità, peraltro già programmata, di una seconda fase di riequilibrio nell’ambito dell’allestimento del preventivo 2025 e questo per correggere ulteriormente il disavanzo che permane nel 2024.

Qualora non venisse intrapreso questo primo pacchetto di misure di rientro, il rischio è che già nel 2025 i parametri del meccanismo al freno ai disavanzi previsti nella Costituzione non siano rispettati. È fondamentale che la politica riesca a far fronte comune e ad affrontare in modo responsabile un tema basilare quale quello del riequilibrio dei conti dello Stato. Questa è la sfida che tutti gli attori devono saper affrontare e superare nell’interesse del Cantone e della cittadinanza. Essa presuppone dialogo, collaborazione e senso di responsabilità collettiva da parte di tutti gli attori.

Risposte alle interpellanze durante la seduta di Gran Consiglio del 16 ottobre 2023

Risposte alle interpellanze durante la seduta di Gran Consiglio del 16 ottobre 2023

Interpellanza: “La Ticiconsult era in regola ??”

Gentile Presidente,
Gentili ed Egregi deputati,

il 10 ottobre 2023 i deputati Sara Beretta Piccoli e Massimo Mobiglia per i Verdi Liberali ticinesi hanno presentato un’interpellanza al Consiglio di Stato invitando a fare chiarezza sulla società Ticiconsult Sagl nella quale sono attivi, a vario titolo, Marco Chiesa, Piero Marchesi e l’avv. Pierluigi Pasi e questo  «alla luce della confusione che si è creata in queste settimane sui media e soprattutto alla luce del fatto che si tratta di personalità pubbliche di primo rilievo della politica cantonale e federale».
Giova premettere che l’autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario è, per legge, autonoma e indipendente da ogni autorità amministrativa nella sorveglianza dell’attività di questa categoria professionale e non è sottoposta alle istruzioni del Consiglio di Stato (cfr. art. 18 cpv. 2 e 3 della Legge sull’esercizio della professione dei fiduciari-LFid). In simili circostanze, l’ossequio dei predetti principi impone al Consiglio di Stato il rispetto del proprio ruolo e di conseguenza di non prendere posizione in merito a casi specifici.
Stante questi limiti, in risposta parziale ai 3 quesiti posti vi leggo la nota allestita dall’autorità di vigilanza, che rimarco ancora una volta è autonoma e indipendente.
Nel mese di novembre 2022 l’Autorità di vigilanza è venuta a conoscenza – a seguito di due segnalazioni – che la società Ticiconsult Sagl era priva di un fiduciario autorizzato, per l’uscita di una persona abilitata. Da qui l’AV ha proceduto con le sue incombenze: anzitutto è stato inviato uno scritto all’attenzione della diretta interessata per accertare la sua posizione professionale, la quale non essendo più attiva nel ramo fiduciario è stata, su sua richiesta, stralciata dall’Albo cantonale (procedura di accertamento terminata nel mese di dicembre 2022).
Nel frattempo, anticipando l’intervento dell’AV che sarebbe giunto di lì a poco, i rappresentanti della società (in particolare la persona di Marco Chiesa), si sono fatti parte attiva per chiedere delucidazioni sull’applicazione della LFid al loro caso concreto e sono tenuti presso l’AV due incontri per le spiegazioni del caso (di prassi nel modus operandi dell’Autorità che mira, in primo luogo, a far sanare la posizione della società in questione).
La sanatoria è giunta poi con l’ingresso di un nuovo fiduciario autorizzato che ha sostituito la precedente uscente.
Da tale cronistoria della vicenda si può evincere un atteggiamento collaborativo delle parti interessate e una buona fede circa la volontà di conformarsi ai parametri legali vigenti nel nostro Cantone in ordine all’esercizio di attività fiduciarie, considerato che il tema sull’esercizio dell’attività fiduciaria da parte di avvocati iscritti nel Registro cantonale professionale può destare confusione sull’ambito di applicazione legale (ed è difatti spesso oggetto di richieste di parere).
Per questo, ancora in un recente comunicato, l’Autorità di vigilanza sui fiduciari ha tenuto a precisare che, a titolo generale, vige il principio secondo il quale l’attività fiduciaria è ammessa solo a condizione che sia svolta sotto la responsabilità di un fiduciario autorizzato. La legge ammette tuttavia in casi particolari, da verificarsi secondo la specifica fattispecie, che l’attività fiduciaria possa essere esercitata da un avvocato. È compito dell’autorità di vigilanza esaminare ogni domanda di assoggettamento alla LFid e compiere le verifiche circa il rispetto delle norme in vigore.
Tenuto conto del vigente segreto d’ufficio, sul caso concreto non vengono rilasciate dichiarazioni specifiche.

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Interpellanza “Junge Tat in Ticino, un segnale preoccupante!” 

Gentile Presidente,
Gentili ed Egregi deputati,
L’atto parlamentare in questione si riferisce all’azione dimostrativa effettuata da almeno 4 membri del gruppo Junge Tat, sabato 30 settembre 2023 a Bellinzona, i quali con i volti coperti dal passamontagna hanno azionato fumogeni rossi e srotolato uno striscione dalla Torre di Castelgrande con una scritta in inglese e in italiano “migranti a casa”. Il Municipio di Bellinzona ha ritenuto che non vi fossero le premesse giuridiche per intentare un’azione legale nei confronti del movimento.
Fondato attorno al 2021, Junge Tat ha come principale scopo quello di attirare l’attenzione mediatica attraverso azioni pubbliche (16 sin dalla sua fondazione) prevalentemente in Svizzera tedesca, preparate con efficienza e professionalità. I loro video vengono promossi attraverso i canali social con lo scopo di attirare l’attenzione del pubblico e reclutare nuovi membri.
Conta tra i 10 e i 20 membri permanenti, ma ha più di 6800 persone iscritte al proprio canale Telegram. Non è da escludere che vi siano ulteriori simpatizzanti sui social media.
Prima di entrare nel merito delle domande poste, va premesso che per contrastare fenomeni di radicalizzazione ed estremismo violento in Ticino come in altri Cantoni è attiva la Piattaforma cantonale di prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo violento. Essa si inserisce nel Piano d’azione nazionale (PAN) per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento coordinato dalla Rete integrata Svizzera per la sicurezza.
La Piattaforma è stata creata nel 2018 e comprende rappresentanti di vari Dipartimenti e Uffici, della Città di Lugano, nonché della Polizia cantonale. La Piattaforma si focalizza sulla prevenzione – organizzando formazioni e momenti di sensibilizzazione – e collabora strettamente con gli organi competenti nei vari Cantoni. Sono monitorate varie tipologie di estremismo, quali l’estremismo di destra, l’estremismo di sinistra e il jihadismo. Recentemente è stata introdotta una nuova categorizzazione – l’estremismo monotematico – che prende in considerazione estremismi che rifiutano alcuni aspetti dei fondamenti della democrazia e dello Stato di diritto. Spesso più temi e forme di estremismo si sovrappongono e coesistono.
Questo sembra essere il caso di alcuni membri attivi di Junge Tat, le cui biografie segnalano percorsi ideologici con radici sia nell’estrema destra (con connotazioni neo-naziste) sia nell’estremismo monotematico. Tuttavia, fintanto che l’azione non risulta violenta, in Svizzera non è possibile intervenire dal punto di vista legale.
Nell’interpellanza viene espressa giustamente preoccupazione per “la pubblicità e l’eco dell’azione del gruppo di estrema Junge Tat”.
Il Consiglio di Stato desidera tuttavia far notare che, per quanto sia importante approfondire la tematica e verificare l’operato dello Stato per contrastare estremismi di ogni tipo, è anche vero che bisogna riflettere sullo spazio che viene dato ad azioni dimostrative e polarizzanti come quella avvenuta a Bellinzona. Il lavoro di prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo va affrontato in modo trasversale, coinvolgendo istituzioni, strutture ordinarie, enti ed associazioni del territorio, e l’intera società civile. In questo contesto è altresì importante rafforzare delle visioni positive di tematiche quali l’integrazione, la partecipazione e la tutela dalle discriminazioni: un lavoro importante a cui contribuiscono più Dipartimenti e Uffici.
All’interno del Dipartimento delle istituzioni, il Servizio per l’integrazione degli stranieri – attraverso la Delegata cantonale all’integrazione – svolge un lavoro importante di prevenzione in collaborazione con numerosi enti del territorio, lavoro che, favorendo la coesione sociale, contribuisce anche alla prevenzione della radicalizzazione e degli estremismi.

In risposta alle domande formulate, va detto quanto segue:

  1. Ci sono segnali di una intensificazione dei fenomeni di estremismo, in particolare da parte del gruppo Junge Tat?
    In merito all’evoluzione del fenomeno degli estremismi, e più specificatamente quello dell’estrema destra, l’ultimo rapporto del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) “La sicurezza della Svizzera 2023” conferma che il potenziale di violenza degli ambienti dell’estremismo di destra nei prossimi anni rimarrà stabile. In prospettiva il SIC prevede che: “La loro motivazione a impiegare tale potenziale aumenterà però ancora come conseguenza delle numerose denunce e di alcuni attacchi alla loro integrità fisica. Inoltre il potenziale di reclutamento e le attività cresceranno grazie alla propaganda effettuata da alcuni gruppi in modo professionale ed efficiente. Nell’estremismo violento di destra, le persone che si sono radicalizzate online e si muovono al di fuori delle strutture costituiscono la minaccia maggiore e, nel contempo, la sfida più grande per i servizi di intelligence”. (fine citazione)
    Quindi stando al rapporto del SIC sembrerebbe che non sono tanto le forme organizzate come Junge Tat a preoccupare le autorità di polizia, quanto piuttosto l’azione di singoli elementi al di fuori di organizzazione più strutturate.
    Junge Tat è noto SIC che lo cita due volte nel rapporto 2023: per danni materiali, e per la strumentalizzazione di temi di attualità per le proprie azioni nello spazio pubblico.
    Sempre l’ultimo rapporto del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) “La sicurezza della Svizzera 2023” informa sul numero di eventi di matrice estremista violenta. Quelli compiuti dall’estremismo di destra nel 2022 sono stati in totale 36, di cui 5 eventi violenti. Quelli compiuti dall’estremismo di sinistra, sempre nel 2022, sono stati 220 (6 volte di più rispetto a quelli compiuti dall’estremismo di destra), di cui 89 eventi violenti[. “Nei prossimi anni – si legge nel rapporto citato – le manifestazioni e gli atti di vandalismo resteranno le principali forme di azione dell’estremismo di sinistra. Inoltre è lecito attendersi azioni – con o senza l’uso della violenza – contro persone da essi ritenute di estrema destra. Quest’aspettativa contrasta con l’esperienza degli scorsi anni in cui vi è stata reticenza a usare la violenza direttamente contro le persone. Ma gli ambienti dell’estremismo violento di sinistra continueranno a sentirsi provocati, poiché alcune parti degli ambienti dell’estremismo di destra sono sempre motivate a rivendicare spazio nella sfera pubblica e nei dibattiti sociali. Gli ambienti dell’estremismo di sinistra potrebbero di conseguenza suscitare interesse in favore dell’antifascismo in ampie fasce della popolazione e, in caso estremo, convincere alcune persone a preparare e commettere atti di violenza soprattutto contro altre persone”, (fine citazione).
  1. Come vengono tenuti sotto controllo i social media e i canali di questi gruppi di estrema destra, che sfruttano le nuove forme di comunicazione per diffondere messaggi di odio, razzismo e omofobia?
    In Svizzera esiste una norma penale contro la discriminazione e l’incitamento all’odio (articolo 261bis del Codice penale), la quale punisce atti discriminatori sulla base dell’appartenenza culturale o etnica, della religione e dell’orientamento sessuale. Tali atti risultano punibili tuttavia solo se commessi in pubblico.
    I discorsi d’odio sono un problema sociale. Le manifestazioni di ostilità e le discriminazioni feriscono le persone nella loro dignità, scatenano paure e possono portare alla violenza. Secondo le circostanze, chi commette queste azioni si rende punibile.
    I messaggi di odio e di discriminazione vengono monitorati nell’ambito di vari progetti, sia a livello federale che cantonale, e oggetto di un rapporto di analisi annuo. Nel 2022, la Rete di consulenza per le vittime del razzismo ha documentato e analizzato 708 casi di discriminazione razziale, ossia 78 in più rispetto all’anno precedente. Questo aumento delle segnalazioni dimostra la maggiore disponibilità della popolazione svizzera a impegnarsi attivamente contro il razzismo. A tal fine, la Commissione federale contro il razzismo (CFR) ha pure creato una Piattaforma di segnalazione dei discorsi d’odio razzisti online, mentre in Ticino è attivo il Centro per la Prevenzione delle Discriminazioni (CPD), che collabora con il Servizio integrazione degli stranieri (SIS) del Dipartimento delle istituzioni.
  1. Come avviene lo scambio di informazioni con la polizia federale, che ha messo sotto osservazione il gruppo Junge Tat?
    Il monitoraggio e l’attività preventiva nell’ambito degli estremismi violenti sono una competenza del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), al quale sono sottoposte anche le Autorità d’esecuzione cantonali. L’eventuale perseguimento penale, di regola, è competenza della Polizia giudiziaria federale secondo le direttive del Ministero Pubblico della Confederazione. Le Autorità federali, in occasione di reati di competenza cantonale, informano e delegano alle Autorità cantonali di perseguimento penale.
  1. Ci sono elementi che permettono di escludere che persone residenti nel nostro Cantone sono legate a questo gruppo?
    Per quanto riguarda legami diretti tra residenti in Ticino e Junge Tat vi sono al momento elementi che escludono un’appartenenza a Junge Tat, al di là dell’iscrizione al loro canale Telegram. Il gruppo è infatti attivo soprattutto in Svizzera tedesca. Sia i contenuti del sito, sia i video sono infatti solo in lingua tedesca. Le azioni intraprese al Castelgrande e una precedente alla frontiera di Chiasso fanno presumere che la scelta dei luoghi sia stata fatta per la loro importanza a livello simbolico nella narrativa del gruppo (Bellinzona: fortezza; Chiasso: frontiera). Mentre varie inchieste hanno mostrato dei legami con singole persone in Svizzera romanda, per ora come detto, non vi è evidenza circa legami accertati con il Ticino. Non si può tuttavia escludere che vi siano in Ticino simpatizzanti del gruppo, attivi in particolare nei social media.

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Interpellanza “Quale futuro per gli Uffici di esecuzione nelle Valli?”

  1. Premessa

Prima di entrare nel merito delle domande poste con l’interpellanza in oggetto, tengo a sottolineare a titolo di premessa come l’equa distribuzione delle autorità e dei servizi sul territorio cantonale rappresenti un caposaldo delle politiche promosse dal sottoscritto a contare dal 2011 in qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni. Un principio che persegue il duplice obiettivo di garantire la prossimità dei servizi dello Stato alla cittadinanza e di rafforzare la presenza delle Istituzioni nelle regioni periferiche del Cantone.

Prova ne sono i progetti concreti che sono stati intrapresi negli anni, a iniziare dal trasferimento dell’Ufficio del registro di commercio da Lugano a Biasca, la cui decentralizzazione, rammento, aveva generato delle critiche che sono state superate dall’ottimo servizio sempre reso dall’Ufficio, come certificato lo scorso anno dall’Ufficio federale di giustizia nel corso della prima ispezione svolta.
Un progetto voluto e difeso dal sottoscritto, a cui è seguita ad esempio la creazione dei Centri di competenza cantonali dell’Ufficio di esecuzione – Contact center e Centro precetti esecutivi –, situati a Faido, l’acquisizione del Cantone dell’Infocentro di Pollegio utilizzato negli ambiti di attività della Sezione del militare e della protezione della popolazione, così come la riforma delle Autorità di protezione al vaglio del Parlamento, che assicura la presenza capillare delle autorità sul territorio. Aggiungo che il sottoscritto è presente in rappresentanza del Cantone nel Consiglio di fondazione della Fondazione Alpina per le Scienze della Vita di Olivone, in cui opera l’Istituto Alpino di Chimica e di Tossicologia, che, nel settore della medicina legale, assicura quotidianamente delle prestazioni essenziali a livello della tossicologia forense ai fini dell’attività in particolare del Ministero pubblico.

Tutti progetti concreti che dimostrano la volontà del Dipartimento delle istituzioni di promuovere e rafforzare le regioni periferiche del Cantone, anche con la presenza fisica delle autorità e dei servizi dello Stato che avvicinano le Istituzioni alla cittadinanza, nel rispetto dell’efficienza e dell’efficacia organizzativa dei servizi interessati.

 

  1. Contesto di attività del settore esecutivo e fallimentare

Permettetemi pure, prima di fornire le risposte ai quesiti puntuali posti con l’interpellanza, di meglio contestualizzare l’attività dell’Ufficio di esecuzione e dell’Ufficio dei fallimenti, citati nell’atto parlamentare, portando alla vostra attenzione i dati di attività riferiti all’anno 2022 di cui al Rendiconto annuale del Consiglio di Stato nonché alla raccolta regolare svolta dagli uffici.

Riassumo qui oralmente le considerazioni generali rispetto ai dati di attività riportati nelle due tabelle relative all’Ufficio di esecuzione e all’Ufficio dei fallimenti che trasmetterò quindi in seguito per completezza all’attenzione degli interpellanti.

[Tabelle di dettaglio circa le statistiche di attività trasmesse in seguito agli interpellanti]

Dati di attività 2022 dell’Ufficio di esecuzione

 

Attività Mendrisio Lugano Bellinzona Locarno Vallemaggia Riviera Blenio Leventina
Pignoramenti 12’430 32’203 15’814 14’795 959 4’252 1’385 2’656
Realizzazioni 20 109 3 15 1 2 1 2
Procedure giornaliere medie per collaboratore 19 18 34 22 4 10 6 12
Utenza giornaliera media allo sportello 20 70 25 25 <1 3 <1 6

* Il dato di Locarno e Mendrisio sulle realizzazioni comprende le realizzazioni immobiliari rispettivamente del Sopraceneri e del Sottoceneri, centralizzate presso tali uffici.

Dati di attività 2022 dell’Ufficio dei fallimenti

 

Attività Mendrisio Lugano Bellinzona Locarno Vallemaggia Riviera Blenio Leventina
Fallimenti aperti 234 703 136 177 7 24 3 20
Realizzazioni 46 136 38 45 2 15 4 2
Liquidazioni 155 651 134 118 4 24 7 13

 Utenza giornaliera: Apertura su appuntamento (sin dal 2015, come indicato nel seguito)

 

Considerazioni generali

Per quanto attiene all’Ufficio di esecuzione, i dati di attività mostrano la naturale differenza in termini quantitativi dell’attività tra le varie sedi del medesimo. Segnalo in particolare le procedure giornaliere medie per collaboratore, che se per le sedi di Mendrisio, Lugano, Bellinzona e Locarno si avvicinano, e in alcuni casi superano, le 20 procedure, per le agenzie di Cevio, Biasca e Acquarossa si attestano rispettivamente a circa 4, 10 e 6 unità.

A livello dell’utenza allo sportello, l’affluenza presso le sedi di Cevio e Acquarossa risulta alquanto limitata rispetto alle altre sedi dell’ufficio, situandosi in una media giornaliera attorno a un’unica persona che si presenta allo sportello. Una tendenza legata anche alla digitalizzazione dei servizi per i quali la cittadinanza può usufruire – come avviene in altri settori del Dipartimento delle istituzioni, penso alla Sezione della popolazione e alla Sezione della circolazione in particolare – delle procedure online (ad esempio per l’estratto esecutivo), che hanno portato a utilizzare sempre meno la funzione dello sportello fisico degli uffici. Nello specifico, l’utenza delle agenzie dell’Ufficio di esecuzione richiede le seguenti prestazioni: per il 50% estratti esecutivi, per il 40% consulenze di vario genere e per circa il 10% pignoramenti e consegna documenti.

Per quanto concerne l’Ufficio dei fallimenti, l’apertura su appuntamento delle agenzie è in uso sin dall’introduzione del circondario unico avvenuta nel 2015. La tipologia di procedura è infatti ben diversa da quella di pignoramento, in cui il debitore gioca un ruolo attivo durante tutta l’esecuzione forzata, al contrario di quanto avviene nella procedura di fallimento. In tale procedura il ruolo del dominus è assunto dall’amministrazione del fallimento, quindi dall’Ufficio dei fallimenti che gestisce tutti gli averi del fallito. Il debitore viene convocato dall’Ufficio fallimenti a dipendenza delle esigenze procedurali. Nel settore fallimentare non vi è praticamente utenza allo sportello, in quanto le comunicazioni tra l’ufficio, i creditori e i debitori avvengono in forma cartacea, fatta eccezione per l’interrogatorio del fallito e le assemblee dei creditori.

A fronte di queste doverose considerazioni preliminari, rispondo come segue ai quesiti posti:

 

  1. Può il Consiglio di Stato aggiornarci in merito ai timori sul futuro degli Uffici di esecuzione nelle Valli? Quali rassicurazioni può darci? Condivide l’importanza del mantenimento dell’UE nelle Valli?

L’ubicazione delle sedi e delle agenzie dell’Ufficio di esecuzione e dell’Ufficio dei fallimenti è sancita dall’articolo 1 della Legge cantonale di applicazione della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento (LALEF). In tale contesto, i timori espressi dagli interpellanti risultano infondati, visto che tutte le eventuali modifiche alle disposizioni di legge devono essere avallate dal Parlamento, come avvenuto a suo tempo con la riorganizzazione del settore esecutivo e fallimentare di cui al Messaggio governativo n. 7371 dell’11 luglio 2017.

In quest’ottica, tengo comunque a rassicurare che la presenza delle agenzie dell’Ufficio di esecuzione nelle regioni periferiche del Cantone è confermata dal Dipartimento che dirigo e dalla Divisione della giustizia. L’importanza delle agenzie nel contesto del settore esecutivo cantonale è indiscutibile. Le attuali aperture parziali delle agenzie di Cevio, Biasca e Acquarossa dell’Ufficio di esecuzione garantiscono un adeguato servizio all’utenza, ritenuto che molte prestazioni possono essere richieste telefonicamente, tramite il Contact Center di Faido o tramite i servizi
online. I creditori non si interfacciano praticamente mai allo sportello, mentre i debitori si rivolgono allo sportello solo se sono stati convocati, per ricevere informazioni di carattere generale o per effettuare pagamenti.

Riprendo qui l’estratto della risposta del Consiglio di Stato all’interrogazione dell’anno 2020 riportata dagli interpellanti con riferimento alla situazione della Vallemaggia, in cui il Governo rimarcava in risposta alla domanda 1, cito, “quanto all’apertura parziale dello sportello di Cevio, va avantutto precisato che non si tratta di un ridimensionamento rilevante, (…) ma di un mero adeguamento alle esigenze di pochi utenti dell’ufficio. Come visto nelle statistiche che vi trasmetterò, meno di un utente al giorno!

La flessibilità nell’organizzazione di tali servizi, in particolare mediante le aperture parziali, risulta quindi fondamentale proprio per giustificare la presenza delle agenzie rispetto all’attività che contraddistingue le sedi riferite ai centri urbani del Cantone. Ciò a fronte delle statistiche di attività che a prima vista potrebbero cozzare con l’efficienza dei servizi dell’Amministrazione cantonale, oggetto altresì di un recente atto parlamentare promosso dal Partito liberare radicale che – come me – promuove peraltro la digitalizzazione che di fatto, riduce ad esempio l’utenza presso gli uffici.

L’obiettivo del Dipartimento delle istituzioni, e per esso della Divisione della giustizia, è di continuare a mantenere tali presidi dello Stato nelle regioni periferiche, ricercando delle modalità organizzative flessibili e rispettose della parità di trattamento dei funzionari dello Stato, come già oggi in atto – e lo vedremo in seguito quando tematizzerò la questione legata alle Preture di Valle. Modalità organizzative che consentono di giustificare la presenza del servizio con una gestione efficiente, efficace e parsimoniosa delle risorse a disposizione, come peraltro imposto a noi tutti dalla Legge sulla gestione e sul controllo finanziario dello Stato, assicurando le prestazioni e un servizio di qualità in favore della popolazione, nei tempi e modi adeguati alle esigenze di una società che vieppiù usufruisce di prestazioni digitali.

 

  1. Più in generale, oltre al mantenimento nelle Valli di questi importanti servizi, quali visioni ha il Consiglio di Stato sulla delocalizzazione di servizi cantonali, anche considerando una digitalizzazione sempre più presente nell’amministrazione cantonale?

Riprendo in entrata anche in questa sede l’indicazione del Consiglio di Stato in risposta al già citato atto parlamentare del 2020: “La dislocazione di altri servizi e la creazione di nuovi impieghi a sostegno delle zone periferiche è sempre un tema di attualità per lo scrivente Governo che reputa che tutti i Dipartimenti debbano fare degli sforzi in tal senso”.

Personalmente, condivido l’importanza del tema della digitalizzazione menzionato dagli interpellanti. In generale, tutte le autorità e tutti i servizi dello Stato e dell’Amministrazione cantonale saranno chiamati in futuro a operare delle riflessioni dal profilo organizzativo. Non tanto sulla presenza fisica degli stessi sul territorio, quanto sulla loro prossimità alla cittadinanza intesa nella capacità di rispondere in modo efficiente, efficace e tempestivo ai nuovi bisogni della popolazione, garantendo le prestazioni previste dalla legge. Un aspetto che deriva sia dall’evoluzione della nostra società sia dalla digitalizzazione in atto, traversale in tutti i settori, che richiede una ridefinizione dei processi di lavoro interni.

Questo cambiamento potrà rappresentare un’opportunità per le regioni periferiche, al fine di accrescerne l’attrattiva quale luogo di vita privilegiato, e per l’Amministrazione cantonale nel rivalutare l’organizzazione dei propri servizi e dunque eventuali dislocazioni. Ciò che comunque richiede alla base una volontà politica nel voler rafforzare la presenza dello Stato nelle Valli, così come una flessibilità da parte dei funzionari, a cui si aggiunge una ponderazione fondata su un’oculata gestione delle finanze pubbliche, più che mai essenziale nel momento storico che sta vivendo il nostro Cantone. Un principio che, come detto, ho fatto e farò proprio nell’affrontare le riorganizzazioni promosse all’interno del Dipartimento che dirigo.

 

  1. Quali sono le concrete ipotesi di occupazione dei Pretori nelle Valli?

L’organizzazione delle Preture civili delle Valli, situate nei Distretti di Riviera, Blenio, Leventina e Vallemaggia, rappresenta un esempio virtuoso di quella flessibilità gestionale evidenziata nelle risposte ai quesiti precedenti.

I cosiddetti “Pretori di Valle” infatti oggi operano a tempo parziale nelle Preture civili, con relativa presenza fisica solo alcuni giorni della settimana, fungendo nel contempo da giudici presso la Pretura penale, con sede a Bellinzona e con giurisdizione sull’intero territorio del Cantone ai sensi dell’articolo 39 della Legge sull’organizzazione giudiziaria. Un’operazione lungimirante promossa a suo tempo con la creazione della Pretura penale, che ha consentito da un lato di salvaguardare l’esistenza delle Preture civili delle Valli, che altrimenti non si sarebbe potuta giustificare a fronte delle statistiche di attività profondamente differenti da quelle delle Preture degli altri Distretti del Cantone; dall’altro, di valorizzare le risorse e le competenze altamente qualificate già presenti nella Magistratura ticinese, sempre in un’ottica di parità di trattamento, pensando al carico di lavoro.

Tale impostazione, sottolineo anche qui sancita dalla legge e una cui eventuale modifica è di competenza del Parlamento, è confermata. Ciò visto che questa impostazione ha permesso e permette di assicurare in modo flessibile le competenze attribuite dalla legge alle Preture di Valle e alla Pretura penale, rimarcando qui come l’organico di quest’ultima sarà oggetto di una proposta di rafforzamento da parte del Consiglio di Stato, vista l’evoluzione dell’attività.

Per quanto riguarda le prospettive future delle Preture di Valle, così come per tutte le Autorità giudiziarie cantonali, occorre evidenziare il progetto nazionale di digitalizzazione della Giustizia denominato “Justitia 4.0”, volto alla digitalizzazione e alla trasformazione della Giustizia in campo penale, civile e amministrativo federale, implicando la sostituzione degli incarti cartacei con i dossier elettronici, lo scambio di atti giuridici per via elettronica e la visualizzazione elettronica degli atti. Il Consiglio federale ha licenziato in data 15 febbraio 2023 il Messaggio concernente il rispettivo disegno di legge, che prevede l’obbligo di comunicare in digitale per le Autorità giudiziarie che applicano il Codice di procedura penale, il Codice di procedura civile e la procedura amministrativa federale, comprese quindi le Giudicature di pace e le Autorità di protezione. Un obbligo valido anche per gli Uffici di esecuzione e dei fallimenti nella comunicazione con le Autorità giudiziarie interessate.

Tale cambiamento radicale nel modo di lavorare delle Autorità giudiziarie e degli uffici coinvolti comporterà la trasformazione delle organizzazioni e dei processi interni di lavoro interni. Un cambiamento che richiederà una valutazione anche a livello dell’equilibrio dei carichi di lavoro sul territorio cantonale. Un progetto epocale di cambiamento che vuole rafforzare la già citata prossimità delle Istituzioni alla cittadinanza intesa nella capacità di rispondere in modo efficiente, efficace e tempestivo ai bisogni della popolazione, sottolineando che la Giustizia costituisce un elemento fondamentale di democrazia e coesione sociale nonché un fattore competitivo determinante per un territorio. Una Giustizia che si vuole moderna, in tutte le regioni della Svizzera e in tutti i Distretti della Repubblica e Cantone Ticino.

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Interpellanza “Simonetta Perucchi Borsa e Consiglio della magistratura: il circo ricomincia….”

Gentile Presidente,
Gentili ed Egregi deputati,

il 3 ottobre 2023 i deputati Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi per MPS-Indipendenti hanno presentato un’interpellanza al Consiglio di Stato sulla recente auto-sospensione dal Consiglio della Magistratura del suo membro avv. Simonetta Perucchi Borsa.
Come ampiamente riferito anche dagli organi di stampa (in specie dal quotidiano “La Regione”), negli scorsi giorni l’avv. Perucchi Borsa, in seguito all’avvio di un procedimento penale nei suoi confronti, ha inoltrato al Presidente del Consiglio della magistratura giudice Damiano Stefani la sua auto- sospensione temporanea dalla carica in attesa dell’esito delle indagini.
Fatta questa premessa, risponderò ora come segue ai quesiti posti, con tuttavia una debita premessa quale Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Dipartimento al quale afferisce il Potere giudiziario dal punto di vista generale dell’amministrazione della giustizia.
Avrete letto l’interpellanza dalla quale emerge una grave, quanto immotivata sfiducia nel sistema giudiziario ticinese, riportando locuzioni di pericolosa superficialità (“cane non mangia cane”) e tentando di strumentalizzare un caso giudiziario per fini difficilmente comprensibili. Nel rispetto dei reciproci ruoli, tengo a far notare ai firmatari dell’interpellanza, i principi fondamentali dello Stato di diritto, quali la presunzione di innocenza e la separazione dei poteri, applicabili anche nel caso dell’avv. Perucchi Borsa, come meglio preciserò nelle risposte ai quesiti posti che vado ora ad esporre.

  1. La direzione del Dipartimento Istituzioni ha discusso o intende discutere con il Consiglio della Magistratura dell’autosospensione della signora Simonetta Perucchi Borsa?
    Tra i valori cardine del nostro Stato di diritto vi sono il principio della separazione dei poteri e dell’indipendenza della Magistratura. In simili circostanze, il rispetto di predetti principi, come pure la certezza del diritto, impongono al Dipartimento delle istituzioni, che è parte dell’Esecutivo cantonale, il rispetto del proprio ruolo e di conseguenza di non prendere posizione in merito al caso specifico, tantomeno di esprimersi su procedimenti giudiziari ancora in corso dei quali si è peraltro preso conoscenza da parte dei media, o di prendere contatto con il Consiglio della Magistratura.   
  2. Condivide la valutazione secondo la quale le attuali disposizioni di Legge non contemplano il concetto di concetto, né la possibilità, di “un’autosospensione” dal Consiglio della magistratura?
    La Costituzione cantonale sancisce che il Consiglio della Magistratura si compone di sette membri: quattro eletti dal Gran Consiglio e tre dall’assemblea dei magistrati a tempo pieno, secondo le modalità stabilite dalla legge. La Legge sull’organizzazione giudiziaria non prevede l’autosospensione di un membro del Consiglio della Magistratura laico, eletto quindi dal Parlamento, com’è qui il caso. La precedente prassi del Consiglio della Magistratura – pure concernente un membro laico eletto dal Parlamento – l’ha comunque già accettata.
    Il Consiglio della Magistratura sta approntando un suo regolamento che colmerà questa lacuna. Nello stesso senso, si segnala che è al vaglio del Consiglio di Stato (Divisione della giustizia) un’iniziativa parlamentare generica della Commissione giustizia e diritti che chiede l‘introduzione all’articolo 79 della LOG di un capoverso che menzioni espressamente il regolamento del Consiglio della Magistratura.
  3.  Intende, ai sensi dell’articolo 81 della Legge sull’organizzazione giudiziaria, chiedere al Consiglio della Magistratura, d’avviare un procedimento nei confronti della signora Simonetta Perucchi Borsa?
    L’articolo 81 capoverso 1 della Legge sull’organizzazione giudiziaria prevede che “il procedimento disciplinare è avviato dal Consiglio della magistratura d’ufficio o su segnalazione motivata di un’autorità o di un terzo”. Ora, ribadito quanto risposto alla domanda 1, una richiesta del Consiglio di Stato di avviare una procedura disciplinare sulla scorta di fatti non ancora accertati in sede giudiziaria, quali sono attualmente quelli a conoscenza di questo Consiglio e dell’opinione pubblica più generale, non solo sarebbe inopportuna, ma anche lesiva dei più elementari principi su cui si fonda uno Stato di diritto, e in primo la presunzione di innocenza. Qualora la procedura a carico dell’avv. Perucchi Borsa dovesse concludersi con una sua condanna, evidentemente sarà compito del Consiglio della Magistratura procedere nelle sue incombenze di legge, anche di natura disciplinare. Se invece le indagini dovessero concludersi con l’accertamento che i fatti non sussistono, ne risulterebbe per l’interessata un grave danno qualora fosse avviata un’inopportuna quanto prematura inchiesta disciplinare.

Un Tiro Storico da record!

Un Tiro Storico da record!

La quindicesima edizione del Tiro Storico del San Gottardo ha accolto ad Airolo 755 tiratrici e tiratori alle due distanze. Incoronati Re del Tiro sono Fabrizio Bozzetto alla pistola 25m e Renzo Lombardi al fucile 300m.

Vista l’alta partecipazione alle ultime edizioni, il 15esimo Tiro Storico del San Gottardo si è tenuto per la prima volta su due giorni. Scelta vincente dato che i partecipanti sono stati in totale 755, ossia 75 in più rispetto al 2022, con un’edizione da record: 427 al fucile 300m (+31) e 328 alla pistola 25m (+44). Le sezioni in gara sono state 56 e le competizioni avvengono solo con armi d’ordinanza.

Alla pistola 25m Fabrizio Bozzetto della Civici Carabinieri di Lugano si laurea Re del Tiro con 143 punti (su 150), primeggiando sui numerosi concorrenti. Classe 1990 Bozzetto centra il risultato dopo una stagione ricca di soddisfazioni sportive. Miglior giovane è Oxana Baetscher della Civici Carabinieri di Lugano con 135 punti, il basilese Markus Aebischer della SG Liestal con 136 risulta essere il miglior veterano, mentre l’argoviese Sarah Hostettler della Combat Leage Aarau è la migliore attiva con 139 punti.

Nelle sezioni ticinesi alla pistola 25m vince la Civici Carabinieri di Lugano – trainati dal Re del Tiro – con 1042 punti. Secondo rango per la locale Unione Tiratori del San Gottardo con 1028 punti e terza La Mendrisiense con 995 punti, che si aggiudica pure il premio unico della vetrata raffigurante il postiglione del San Gottardo offerta da Vanni Donini. Nelle sezioni ospiti la Combat League di Aarau-Wildegg ha vinto alla sua prima partecipazione allo Storico con 1074 punti, fissando il miglior risultato sezionale della giornata. Segue al secondo posto la Schützengesellschaft Liestal con 1033 punti e terza la Schützengesellschaft der Stadt Zürich con 979 punti; seguono altre 10 sezioni.

Al fucile 300m il titolo di Re del Tiro è stato assegnato sugli appoggi nelle serie; sono stati due i tiratori a centrare il risultato massimo di 75 punti. Grazie ad un colpo centrale di 99 su cento nell’ultima serie, Renzo Lombardi della Carabinieri Faidesi viene incoronato Re del Tiro 2023. Classe 1937 e già Re del Tiro nel 1983 al predecessore Tiro Storico dei Sassi Grossi di Giornico, Lombardi è il primo Re a vincere sparando con il moschetto 31 dopo diversi anni in cui i vincitori hanno gareggiato con il Fass57 modello 03. Pur centrando 75 punti ma con un 94 quale miglior colpo centrale, Ivo Cattaneo della Tiratori del Lucomagno di Ponto Valentino si classifica miglior tiratore Elite della giornata. Miglior giovane è Daniel Marchetti dell’Unione Tiratori del San Gottardo con 74 punti e Jonin Melcher della SG Stadt Luzern è il miglior veterano in gara pure con 74 punti.

Nelle sezioni ticinesi al fucile 300m la locale Unione Tiratori del San Gottardo vince con 570 punti, seguita dai Tiratori del Lucomagno di Ponto Valentino e la Civici Carabinieri di Lugano entrambe con 568 punti. I tiratori bleniesi si aggiudicano il premio unico di sezione; seguono altre 17 sezioni. Nelle sezioni ospiti la bernese Feldschützen Mörigen vince il concorso alla sua prima partecipazione con 565 punti e si aggiudica il premio speciale. Al secondo rango si piazza l’appenzellese Stoss-Schützenverband con 564 punti, mentre terza è la Schützengesellschaft der Stadt Luzern con 562 punti; seguono altre 7 sezioni.

Presenti al tiro, anche quali partecipanti, il divisionario Maurizio Dattrino e il presidente della nazionale FST Luca Filippini. Alla parte ufficiale hanno preso la inoltre la parola il Dr. Ueli Augsburger (presidente Tiratori Storici Svizzeri) e Doriano Junghi (presidente della FTST). Nel pomeriggio si è poi tenuto un momento commemorativo con la formazione d’onore del Canton Berna e il picchetto d’onore della Polizia cantonale ticinese davanti al monumento di Vincenzo Vela in stazione ad Airolo.

Da https://tirostorico.ch/

La Fondazione Nizzola a sostegno dell’innovazione e della sostenibilità

La Fondazione Nizzola a sostegno dell’innovazione e della sostenibilità

Comunicato stampa

Sabato 14 ottobre 2023 sono stati conferiti dall’arch. Anna Nizzola, vicepresidente della Fondazione, i tre premi annuali della Fondazione Nizzola nell’ambito della cerimonia di consegna dei diplomi di Master del Dipartimento tecnologie innovative e del Dipartimento ambiente, costruzioni e design della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI), svoltasi presso la Sala Polivalente del Campus Est di Lugano-Viganello.

La Fondazione Nizzola, presieduta dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, è stata costituita all’inizio del 2021 con lo scopo di stimolare l’eccellenza studentesca ticinese nel campo dei Master tecnici a livello della SUPSI e delle Scuole Politecniche Federali di Zurigo (ETHZ) e di Losanna (EPFL), elargendo borse di studio e premi ai migliori studenti, così da aumentare l’eccellenza dei futuri quadri industriali ticinesi e di individuare nuove opportunità che i lavori di diploma possono dare in un prossimo futuro al tessuto industriale e imprenditoriale del nostro Cantone.

I tre lavori di diploma premiati sono stati scelti dal Consiglio di Fondazione che ha ricevuto una selezione di 7 lavori di diploma segnalati dai Professori e considerati come i più illustri.

I criteri per l’attribuzione dei premi sono stati:   

  • originalità scientifica della ricerca svolta;
  • ricadute socioeconomiche del lavoro di tesi;
  • attenzione prestata ai temi della sostenibilità e dell’economia circolare;
  • impatto su salute, benessere e sicurezza delle persone;
  • contributo fornito alla digitalizzazione della società;
  • contrasto ai cambiamenti climatici e mitigazione dei loro effetti.  

Tra questi criteri è stato dato particolare rilievo ai lavori che spiccano per l’innovazione e l’originalità scientifica e per il loro contributo in termini di sviluppo sostenibile e a livello di economia circolare.

1. Primo premio di 3’000.- CHF va all’ingegnere Daniele Duzzi.
La sua eccellente tesi, svolta in collaborazione con l’Ufficio della gestione dei manufatti del Dipartimento del territorio nell’ambito del Master in Ingegneria civile del Dipartimento ambiente, costruzioni e design, ha permesso di sviluppare una strategia di gestione efficace e pratica per la conservazione sostenibile dei ponti e dei viadotti del Canton Ticino. Oltre agli aspetti prettamente tecnici, il lavoro ha altresì tenuto in considerazione gli impatti socio-economici e ambientali che queste opere possono avere per la popolazione residente.

2. Secondo premio di 2’000.- CHF va all’ingegnere Lorenzo Bazzolo.
Il suo ottimo lavoro effettuato presso il Dipartimento tecnologie innovative e con la ditta Innovascom SA, ha permesso di definire un test preclinico in vitro e di valutazione per le protesi endovascolari. La tesi è stata valutata particolarmente originale e innovativa dalla giuria e con un grande potenziale per il futuro della medicina e di riflesso per la nostra salute.

3. Terzo premio di 1’000.- CHF va all’ingegnere Andrea Marino.
L’obiettivo principale della sua ragguardevole tesi dal profilo scientifico è stata la progettazione, nell’ambito del Dipartimento tecnologie innovative e in partenariato con l’Università di Basilea, e la realizzazione di un’apparecchiatura da laboratorio che simula un fiume in miniatura in grado di riprodurre e analizzare il comportamento di particelle trascinate da acqua corrente. Questo studio risulta di fondamentale importanza nella gestione delle risorse idriche e nella conservazione degli ecosistemi fluviali del nostro territorio, oltre ad avere un enorme potenziale per lo studio di sistemi a gravità ridotta.

Nel corso del mese di novembre la Fondazione Nizzola compirà un nuovo importante traguardo, assegnando le prime due borse di studio ad altrettanti studenti ticinesi al Politecnico di Zurigo.
La Fondazione Nizzola è nata dalla fusione della Fondazione ticinese di soccorso ing. Nizzola e dalla Fondazione Agostino Nizzola, che dal 1930, rispettivamente dal 1939, hanno elargito contributi per danni della natura non assicurabili a persone poco abbienti e borse di studio a studenti del Canton Ticino.

Per maggiori informazioni: www.fondazione-nizzola.ch   

Mondiale maxibasketball Fimba 2025

Mondiale maxibasketball Fimba 2025

A Bellinzona, Locarno e Lugano attesi fino a 8mila cestisti di tutte le età; sarà anche una preziosissima vetrina di promozione turistica per la regione.

Sarà un’autentica invasione pacifica del Canton Ticino quella che accompagnerà l’edizione numero 17 dei Mondiali di maxibasketball Fimba, riservati ai veterani dai 30 agli 80 anni, in programma a cavallo di giugno e luglio del 2025 e presentata nella tarda mattinata di giovedì a Bellinzona. Per l’evento, che al mondo è quello che vede impegnati più atleti in assoluto a livello amateur, sono infatti attese nella capitale, a Locarno e a Lugano diverse decine di migliaia di persone provenienti un po’ da tutto il pianeta. «Il Mondiale Fimba è fra gli eventi più attesi da tutti gli appassionati di basket del mondo intero», ha detto Omar Ulrich, presidente Fimba Svizzera. «Siamo fieri di essere riusciti a portare qui da noi un simile evento, che si disputa ormai dal 1991 e che vedrà in campo addirittura 7-8mila atleti distribuiti su una trentina di campi da basket del Ticino. Si tratta di un numero impressionante, tenuto conto che alle Olimpiadi invernali, ad esempio, partecipano soltanto 3mila atleti. In 9 giorni, dal 27 giugno al 6 luglio 2025, verranno giocate da 350-400 squadre la bellezza di 1’200 partite». Numeri davvero enormi: del resto, a partire dai 30 anni per le donne e dai 35 per gli uomini, ci sono svariate categorie d’età, fino agli over 80. Il più vecchio partecipante, finora, è stato un cestista 87enne. «Dobbiamo ovviamente ringraziare i nostri volontari e tutti gli sponsor», ha riconosciuto Daniel Weber, che è a capo dell’organizzazione dell’evento. «Tutti i partecipanti vivranno un’esperienza unica e potranno scoprire le numerose meraviglie del Ticino».
Per l’intera durata del torneo, in ognuna delle tre città coinvolte saranno allestiti appositi ‘Fimba villages’, che offriranno musica dal vivo, spettacoli e ristorazione e che saranno punto d’incontro per tutte le parti in causa: atleti, familiari e appassionati.
Il budget della manifestazione – alla quale le squadre formate da ex campioni olimpici come da dilettanti assoluti si iscrivono liberamente e senza dover superare alcuna qualificazione – è stimato a circa 2 milioni di franchi, che gli organizzatori pensano di recuperare interamente dagli sponsor e dalle tasse d’iscrizione. A contorno del torneo ci sarà pure un evento eccezionale, il Legends Game, una partita che dovrebbe riuscire a riunire diversi giocatori del Dream Team statunitense e della Nazionale croata che si sfidarono alle Olimpiadi di Barcellona del 1992.
«Lo sport non è solo d’élite, c’è anche quello amatoriale, che è qualcosa di essenziale per la coesione sociale, per la promozione della salute e anche per gli incontri e gli scambi internazionali che un Mondiale di questo tipo può certamente favorire». Lo ha detto al termine della presentazione dell’evento Norman Gobbi, consigliere di Stato e responsabile del Dipartimento delle istituzioni. «E poi una simile manifestazione è molto importante dal punto di vista turistico, perché arriveranno in Ticino squadre da tutto il mondo, e sarà per noi l’occasione di far conoscere questo magnifico triangolo di terra ai quattro angoli del Globo. Il Cantone e le sue istituzioni daranno al torneo tutto il sostegno che merita, anche perché lo sport è veicolo di pace. Personalmente, seguivo molto la Sav Vacallo nel suo periodo migliore. Spero che i Mondiali Fimba del 2025 spingeranno i ticinesi a riavvicinarsi un po’ al basket, disciplina che un tempo era più seguita rispetto a oggi».

Notevole indotto
«Si tratta di una manifestazione importantissima», ha ribadito anche Juri Clericetti, direttore dell’Organizzazione turistica regionale Bellinzona e Valli. «Abbiamo visto di recente, con la Festa federale della musica popolare, che le ricadute economiche sono davvero enormi. Abbiamo calcolato che il ritorno sia stato di circa 10-15 milioni, che corrisponde a quanto varrà l’indotto – secondo le stime – anche per il Mondiale di basket per veterani del 2025. E poi questo torneo darà all’intero cantone grande visibilità, che non sarà limitata al resto della Svizzera come nel caso della Festa della musica, ma raggiungerà il mondo intero. Sarà un ottimo veicolo per farsi vedere su mercati lontani, che vanno dunque al di là di quello interno, che è comunque assai importante, visto che copre il 70% dei nostri pernottamenti. Il Mondiale sarà anche l’occasione per mostrare la nostra regione come possibile sede di ritiri sportivi e soggiorni prolungati di squadre di alto livello di diverse discipline».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 13 ottobre 2023 de La Regione

(Immagine: La Regione)

Conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza

Conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza

Collaborazione tra Polizie cantonale e comunali, stato di avanzamento del progetto «Polizia ticinese», norme su gradi e stipendi, utilizzo di bodycam da parte di agenti di polizia. Sono alcuni fra i temi discussi ieri pomeriggio a Bellinzona, durante il 14. incontro della Commissione cantonale consultiva sulla sicurezza.

La 14. Conferenza consultiva cantonale ha visto riunirsi, ieri pomeriggio a Bellinzona, i principali attori istituzionali incaricati di garantire la sicurezza sul territorio ticinese. Alla riunione, coordinata dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, hanno partecipato i municipali dei Comuni-Polo in materia di polizia e rappresentanti delle forze dell’ordine, cantonale e comunali.

Il centro della discussione è stato occupato dall’attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie, entrata pienamente in vigore dal 1. settembre 2015 nelle otto Regioni istituite sul territorio cantonale. Il bilancio della riorganizzazione è finora positivo, secondo tutti i partner coinvolti. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha in particolare ricordato ai presenti che nel corso del 2018, secondo quanto indica la legge, saranno in parte da aggiornare dalle Polizie dei Comuni-polo gli accordi di coordinamento con i Corpi strutturati delle rispettive regioni; sarà così possibile coordinare al meglio le attività di sicurezza sul rispettivo territorio.

Il Dipartimento delle istituzioni ha in seguito informato il Gruppo di lavoro sullo stato di avanzamento del progetto «Polizia ticinese». Una prima serie di risultati sarà sottoposta al Dipartimento delle istituzioni entro la fine del 2017; la discussione proseguirà poi in Consiglio di Stato, prima di venir estesa alla Conferenza consultiva cantonale.

I presenti sono stati infine orientati sullo studio che la Polizia della Città di Zurigo ha condotto sull’utilizzo di videocamere portatili (bodycam) da parte di agenti in servizio. Nel corso del 2018 un rapporto sarà sottoposto alla Conferenza dei Comandanti delle Polizie cantonali svizzere, insieme alla decisione finale delle autorità zurighesi in merito al consolidamento di questa nuova tecnologia.

La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi giovedì 20 aprile 2018.

«Strade sicure» – Festeggiare in sicurezza grazie a Nez Rouge

«Strade sicure» – Festeggiare in sicurezza grazie a Nez Rouge

Anche durante le prossime festività natalizie, il Dipartimento delle istituzioni si impegnerà per sensibilizzare gli automobilisti ticinesi sulla pericolosità della guida in stato di ebrezza; si rinnoverà a questo proposito, per il quindicesimo anno, la collaborazione con l’associazione Nez Rouge, nell’ambito del programma di prevenzione «Strade sicure».

Come in passato, anche durante le prossime festività l’associazione Nez Rouge sarà molto presente sul territorio ticinese, con la consueta offerta dedicata a chi desidera festeggiare senza la preoccupazione di rimettersi al volante in condizioni non ottimali. Durante tutto il mese di dicembre, i volontari saranno in servizio ogni venerdì e sabato sera – dalle 22.00 alle 2.00 di notte – e domenica 31 dicembre, da mezzanotte alle 6.00. Le modalità di intervento sono quelle ormai conosciute: basterà chiamare il numero di telefono 0800.820.208 per mettersi in contatto con la centrale, che assegnerà un equipaggio incaricato di accompagnare a casa in tutta sicurezza l’utente e il suo veicolo, in assoluta discrezione e gratuitamente.

Per attirare l’attenzione degli automobilisti di tutto il Cantone su questa preziosa offerta, grazie al programma di prevenzione «Strade sicure», a partire da quest’anno – durante tutto il periodo natalizio – anche i pannelli luminosi a segnaletica variabile dell’autostrada A2 forniranno un promemoria in merito alla possibilità di rivolgersi al servizio di Nez Rouge Ticino.

Il Dipartimento delle istituzioni coglie l’occasione per ricordare che all’incirca un quarto degli incidenti mortali registrati in Svizzera sono provocati da conducenti che guidano sotto l’effetto di alcool, e che questa percentuale supera il 50% durante le notti del fine settimana o in occasione delle festività. Per combattere il fenomeno, dal 1. ottobre 2016 è stato introdotto a livello federale un nuovo test di misurazione dell’alcolemia: il nuovo accertamento – che ha valore probatorio – misura la concentrazione di alcol nell’aria espirata, rendendo superflui i controlli del sangue. Si rende attenti che quest’ultimo cambiamento rappresenta unicamente una modifica a livello tecnico del sistema di misurazione mentre non cambia il rapporto tra il quantitativo di alcool che si può consumare e il limite consentito dalle norme.