Rinnovo del mandato alla Pretore supplente di Leventina

Rinnovo del mandato alla Pretore supplente di Leventina

A partire dalla fine del mese di dicembre la Pretura del Distretto di Leventina riprenderà ad essere diretta dalla Pretore titolare Sonia Giamboni, congiuntamente alla Pretore supplente Elettra Orsetta Bernasconi Matti. L’avvocato Elisa Bianchi Roth terminerà quindi la sua attività di Pretore supplente.

L’avvocato Bernasconi Matti, unitamente all’avvocato Elisa Bianchi Roth, sono state designate dal Consiglio di Stato nell’ottobre del 2016, Pretori supplenti della Pretura del Distretto di Leventina nella misura del 50% ciascuna, in sostituzione della Pretore titolare Sonia Giamboni, assente per un congedo maternità. Il mandato assegnato loro è stato ripartito in base alle rispettive competenze, ovverosia l’avvocato Bianchi Roth con sede presso la Pretura civile di Faido e l’avvocato Bernasconi Matti presso la Pretura penale a Bellinzona.

La Pretore titolare Sonia Giamboni rientrerà in funzione a tempo parziale presso la Pretura civile di Faido a fine dicembre. A fronte della decisione del Consiglio della Magistratura di concederle un congedo non pagato nella misura del 50%, il Governo ha quindi proceduto a rinnovare il mandato quale Pretore supplente del Distretto di Leventina all’avvocato Bernasconi Matti con un grado di occupazione a metà tempo fino alla fine del mese di dicembre del 2018. Quest’ultima continuerà quindi la propria attività giudicante presso la Pretura penale.

Il Governo tiene a ringraziare sentitamente l’avvocato Elisa Bianchi Roth per il lavoro svolto con professionalità, impegno e serietà presso la Pretura di Leventina, rimarcando altresì come questa prima esperienza di condivisione di una carica giudiziaria, che ha comportato lo svolgimento a tempo parziale di una funzione giudiziaria, sia risultata positiva sotto vari aspetti. Un tema che verrà approfondito e discusso nel corso del prossimo anno da parte della Divisione della giustizia, nell’ottica di una maggior flessibilità in termini di tempo di lavoro dei Magistrati.

Imposte di circolazione 2018: prevista una diminuzione

Imposte di circolazione 2018: prevista una diminuzione

I correttivi introdotti a inizio 2017 nel meccanismo dell’imposta di circolazione hanno portato a un saldo positivo bonus-malus superiore di circa un milione di franchi, rispetto a quanto preventivato: in base al principio della neutralità finanziaria del programma cantonale di ecoincentivi, questo importo sarà ridistribuito nel 2018 agli automobilisti ticinesi. L’operazione comporterà dunque una leggera diminuzione delle imposte di circolazione, principalmente per la categoria più penalizzata lo scorso anno (121-130 grammi di CO2/km), ma anche per le altre categorie colpite da malus.

L’attuale sistema di calcolo per l’imposta di circolazione si basa sul principio degli ecoincentivi, che premia le automobili più efficienti. La crescita del numero di veicoli in circolazione nel nostro Cantone – che aveva portato con sé un aumento dei beneficiari degli «ecobonus» – aveva tuttavia reso sempre più difficile per il Cantone rispettare il principio della neutralità finanziaria del sistema di sovvenzioni, sancito nella Legge sulle tasse e imposte di circolazione. All’inizio del 2017 era quindi stato necessario intervenire – secondo le prescrizioni di legge – e adeguare i coefficienti che stabiliscono l’importo che ogni conducente è tenuto a pagare; questo aveva comportato un aumento dell’importo per alcune categorie di vetture.

Poiché nel 2018 il meccanismo dell’imposta di circolazione si baserà ancora sul principio degli ecoincentivi, nella seduta di ieri il Consiglio di Stato ha approvato una modifica del Regolamento di applicazione della legge sulle imposte e tasse di circolazione dei veicoli a motore. Questa decisione permetterà di azzerare il saldo positivo registrato dal sistema: le eccedenze accumulate nel 2017, pari a circa un milione di franchi, saranno infatti redistribuite agli automobilisti del Canton Ticino, garantendo la neutralità finanziaria prevista dalla legge.

A beneficiare della compensazione finanziaria nel 2018 saranno in particolare i veicoli colpiti lo scorso anno da un forte aumento dell’imposta di circolazione, quali i veicoli con emissione di CO2 compresa fra 121 e 130 grammi di CO2/km. In questo caso il coefficiente di moltiplicazione passa da 1 a 0.95. Leggera riduzione anche per i veicoli colpiti da malus (emissione di CO2 superiore a 140 grammi): in questi casi il coefficiente di moltiplicazione viene ridotto di 0.02.

Il Consiglio di Stato ha inoltre confermato che per l’anno 2019 intende rivedere l’attuale formula di calcolo per le imposte di circolazione, dando seguito al progetto avviato nel 2016 dal Dipartimento delle istituzioni, con il coinvolgimento di tutti i principali attori del settore. Il Governo presenterà prima dell’estate del 2018 il messaggio destinato a tradurre in realtà la proposta finale del Gruppo di lavoro che è stato incaricato di sviluppare il nuovo meccanismo, proposta che cercherà ovviamente di tener conto dell’esito della passata consultazione e delle iniziative popolari pendenti.

Nominato il Capo dell’Ufficio tecnico della Sezione della circolazione

Nominato il Capo dell’Ufficio tecnico della Sezione della circolazione

Il Consiglio di Stato, nella seduta de 20 dicembre 2017, ha nominato il signor Christian Cattaneo quale Capo dell’Ufficio tecnico della Sezione della circolazione.

Nato il 20 febbraio 1974 a Lugano, Christian Cattaneo è cresciuto a Melide; coniugato con Barbara e papà di Nicole, nel 1998 ha conseguito la laurea in informatica e matematica presso l’Università di Friburgo.

Dopo una prima esperienza presso una società di consulenza di Ginevra, Christian Cattaneo ha assunto nel 2000 il ruolo di relationship manager presso il Centro sistemi informativi fino al 2010, anno in cui è entrato nel Dipartimento delle istituzioni presso la Segreteria generale per la conduzione di progetti strategici tra i quali l’implementazione della rete radio di sicurezza nazionale Polycom utilizzata dalla Polizia cantonale e dagli altri enti di primo intervento nonché l’edificazione della nuova centrale comune di allarme e parallelamente l’adozione del nuovo sistema integrato di condotta utilizzato dalle principali forze dell’ordine attive sul territorio cantonale.

Nella sua funzione di capo progetto ha avuto modo di affinare le sue competenze nella pianificazione, nella gestione, nella conduzione, nel coordinamento e nel controllo delle attività dei progetti, nonché sviluppare buone capacità decisionali, di analisi e di sintesi. Inoltre la lunga esperienza presso l’Amministrazione cantonale gli ha permesso di acquisire una completa conoscenza delle procedure, questo garantirà quindi la possibilità di entrare in funzione dal 1° gennaio 2018. Nel suo nuovo ruolo Christian Cattaneo sarà inoltre chiamato a completare l’importante progetto di riorganizzazione in atto presso l’Ufficio tecnico e nel contempo garantire la direzione dell’Ufficio.

Infine il Consiglio di Stato coglie l’occasione per esprimere un pensiero di gratitudine all’attuale capo ufficio Alfio Ghidossi per l’impegno e la dedizione profusi durante la sua pluriennale esperienza professionale e per rivolgergli i migliori auguri di un sereno pensionamento e formula i propri auguri a Christian Cattaneo per la nuova sfida che lo attende all’interno dell’Amministrazione cantonale.

Nominato l’addetto stampa del Ministero pubblico

Nominato l’addetto stampa del Ministero pubblico

Maggiore sinergia e nuova struttura fra Ministero pubblico e Polizia cantonale nell’ambito della comunicazione sui fatti giudiziari: Giovanni Mariconda è il nuovo addetto stampa del Ministero pubblico.

Nella seduta odierna il Consiglio di Stato ha nominato Giovanni Mariconda (39 anni, laureato in scienze della comunicazione e attualmente capo edizione e caporedattore delle cronache regionali, della cronaca nera e giudiziaria del Corriere del Ticino) quale nuovo addetto stampa del Ministero Pubblico, e opererà in seno al Servizio Comunicazione media e prevenzione della Polizia cantonale. Egli curerà in modo specifico i contatti con i media del Ministero Pubblico, nell’ottica di fornire una continuità al lavoro svolto sino ad oggi da Saverio Snider che il prossimo mese d’aprile andrà in pensione.

Nel corso degli anni Ministero pubblico e Polizia cantonale hanno vissuto diverse riforme nel loro assetto e nella loro struttura. Anche gli aspetti legati alla comunicazione, che assumono una sempre maggiore importanza, non sono immuni da un necessario adeguamento. Infatti, l’operato dell’apparato della Giustizia, in particolare Magistratura inquirente e Polizia cantonale, è sempre più sotto i riflettori mediatici, in un mondo dove l’informazione circola a ritmi ormai divenuti frenetici. Per rispondere in modo adeguato alle esigenze di disponibilità, tempestività e continuità del flusso d’informazione e per assicurare un punto di riferimento sia ai media sia ai cittadini, sulla base di un’intenzione comune del Procuratore Generale John Noseda e del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, è stata decisa la creazione di questo nuovo assetto del Servizio comunicazione media e prevenzione della Polizia cantonale, che nella fattispecie operativa, costituisce pure una prima a livello svizzero.

La scelta relativa all’addetto stampa del Ministero pubblico è caduta su un giornalista, laureato in scienze della comunicazione, di provata esperienza anche nell’ambito specifico della cronaca giudiziaria: egli, grazie alle sue sicure competenze, potrà offrire un contributo significativo e costruttivo alla giusta attenzione che si deve dare ad un settore per molti versi assai delicato e in continua evoluzione e trasformazione.

Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per ringraziare Saverio Snider, attivo al Ministero dal 2011 quando entrò in vigore il nuovo Codice di procedura penale, per il lavoro svolto in questi anni con dedizione e sensibilità. Al neo assunto addetto stampa del Ministero pubblico Giovanni Mariconda il Governo formula i migliori auguri per la nuova e stimolante sfida professionale che lo attende.

Polizia cantonale: nominati due nuovi Ufficiali e adeguato l’effettivo del Corpo

Polizia cantonale: nominati due nuovi Ufficiali e adeguato l’effettivo del Corpo

Nel contesto del progetto «Visione 2019» della Polizia cantonale – che ha sino ad oggi dato prova della sua bontà e che ha quale obiettivo primario quello dell’accrescimento della sicurezza dei cittadini attraverso l’adeguamento degli effettivi, la pianificazione logistica e l’ammodernamento dei sistemi informatici – il Consiglio di Stato ha nominato due nuovi Ufficiali di polizia. La loro entrata in funzione è prevista nel corso dei prossimi mesi. Oltre a queste nomine, è stato ulteriormente implementato l’adeguamento degli effettivi con ulteriori sei unità a tempo pieno, già deciso nel 2013 e che prevedeva un graduale aumento degli effettivi, pari a 50 agenti.

Andrea Wehrmüller dirigerà il I° Reparto di Gendarmeria del Mendrisiotto con il grado di capitano e subentrerà al capitano Edy Gaffuri che andrà al beneficio della pensione nel corso del prossimo anno. Classe 1971, Wehrmüller è entrato a far parte del Corpo di Polizia nel 1999. Durante la sua carriera ha lavorato nei ranghi della Gendarmeria e dal 2003 è entrato a far parte della Polizia giudiziaria. Attualmente ricopre la funzione di capo staff della Giudiziaria con il grado di commissario capo. Nella sua nuova funzione sarà chiamato a dirigere il Reparto che comprende i posti di principali di Chiasso e Mendrisio e ad assicurare la collaborazione operativa con le Guardie di confine della Regione IV e le polizie comunali dei Poli 1 e 2. La collaborazione transfrontaliera, vista il settore d’impiego degli agenti della Gendarmeria del Mendrisiotto, costituirà un ulteriore tassello della sua attività.

Alessio Lo Cicero dirigerà, in qualità di ufficiale subalterno con il grado di tenente, la nuova Centrale cantonale d’allarme (CECAL) subordinata allo Stato Maggiore Operativo della Polizia cantonale. Questa funzione sarà introdotta a partire dal 2018 nei nuovi organigrammi della Polizia cantonale, anche in previsione del trasloco e dell’entrata in funzione presso il nuovo stabile della CECAL, situato sul sedime dell’ex-arsenale a Bellinzona. Nuovo edificio che vedrà operare sotto lo stesso tetto agenti della Polizia cantonale e delle Guardie di confine della Regione IV, oltre ad ospitare gli uffici della Federazione Cantonale Ticinese dei Corpi Pompieri. Lo Cicero, classe 1985, ha ottenuto un Bachelor in economia aziendale presso la SUPSI nel 2007 ed in seguito un Master presso la facoltà di diritto e scienze criminali dell’Università di Losanna nel 2011. Dal 2013 opera in qualità di collaboratore scientifico presso la Polizia giudiziaria, ricoprendo diversi incarichi, in particolare legati allo sviluppo di nuovi progetti attinenti all’attività inquirente.

Queste nomine, così come l’adeguamento degli effettivi e la messa in funzione della nuova CECAL, sono un ulteriore passo verso il completamento della strategia adottata dal Dipartimento delle istituzioni e dal Comando della Polizia cantonale. Visione 2019 che ha portato, nel corso degli anni, risultati concreti quali l’ottimizzazione delle strutture, l’affinamento delle attività di prevenzione e operative, una maggiore collaborazione anche al difuori dei confini cantonali, migliorando l’efficacia e la qualità del servizio a tutela della sicurezza del nostro Cantone.

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Come tradizione da ormai alcuni anni oggi presso il Tribunale penale federale a Bellinzona si è tenuta la cerimonia annuale della Polizia cantonale. Presenti all’evento il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il presidente del Gran Consiglio Walter Gianora, il sindaco di Bellinzona Mario Branda, e il presidente del Tribunale Penale Federale Daniel Kipfer. Nel corso dell’appuntamento istituzionale è stato ringraziato per l’impegno profuso nell’arco di una vita lavorativa chi si appresta a passare al beneficio della pensione. Sono state inoltre sottolineate le promozioni all’interno del Corpo, il superamento con successo di corsi di formazione ed è stata pure l’occasione per presentare i nuovi assunti sia uniformati che amministrativi.

Durante gli interventi è stato sottolineato l’impegno profuso da tutti gli appartenenti al Corpo della Polizia cantonale che si trova a dover affrontare costantemente nuovi e impegnativi compiti legati alla sicurezza del cittadino e del territorio. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ringraziato il Corpo di Polizia che garantisce quotidianamente la sicurezza del territorio e dei cittadini, non solo a livello cantonale, ma anche a livello nazionale e internazionale, in ragione della collocazione geografica del Ticino. Nel 2017 infatti abbiamo conosciuto, anche alle nostre latitudini, la realtà della radicalizzazione, degli estremismi e abbiamo avuto modo di comprendere che la minaccia terroristica non è molto distante da noi ha rilevato il direttore del Dipartimento delle istituzioni. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi che ha sottolineato come la Polizia cantonale “ha risposto presente, ha dimostrato di lavorare bene e, senza voler “distribuire medaglie”, di essere veramente efficace nella salvaguardia della sicurezza del nostro territorio. Avete dimostrato ancora una volta, che il nostro Corpo può primeggiare a livello nazionale, senza nessun complesso di inferiorità”.

I Ticinesi e la Lega salvarono la Svizzera

I Ticinesi e la Lega salvarono la Svizzera

A 25 anni dal NO allo Spazio economico europeo

L’allora Consigliere federale PLR vodese Jean-Pascal Delamuraz definì la domenica 6 dicembre 1992 una “domenica nera per la Svizzera”. Un giudizio arrogante nei confronti del Popolo elvetico che – in quel memorabile momento storico – decise di salvaguardare la Svizzera e la sua indipendenza politica dalla fagocitante eurofrenesia che aveva pervaso i maggiori partiti storici svizzeri e l’intero Consiglio federale. Ad un quarto di secolo da quello storico giorno, val la pena ripercorrere un po’ di storia recente della Confederazione e del nostro Cantone.

L’inizio degli Anni Novanta corrisponde al momento storico della caduta del Muro di Berlino e quindi la fine dell’Unione sovietica. In parallelo all’implosione dell’impero comunista stava crescendo il Leviatano europeo che – sostenuto dagli euroturbo Mitterand e Kohl – iniziava a gettare la basi per quella che è l’odierna Unione europea, rigida e incapace di gestire le diversità dalla Lapponia al Mediterraneo.

Tra euroturbo e nazionalconservatori

Gli euroturbo svizzeri, rappresentati dai partiti storici PLR, PPD e PS, in quel periodo portarono il Consiglio federale ad inoltrare la richiesta d’adesione alla precorritrice dell’UE – la Comunità economica europea CEE – e far avallare dall’Assemblea federale l’adesione allo Spazio economico europeo SEE, con il CF socialista René Felber quale capofila. In parallelo all’eurofilia dilagante di parte del mondo politico svizzero, nasceva in ampie fette della popolazione svizzera la voglia di contrapporsi a questi moti demolenti del principio di sovranità; lo spirito nazional-conservatore trovò terreno fertile e vide la nascita – su spinta di Christoph Blocher e altri politici liberal-conservatori – l’Associazione per la Svizzera neutrale e indipendente “ASNI”, così come l’assunzione di un ruolo politico in questo spirito dell’UDC zurighese e della Lega dei Ticinesi a Sud delle Alpi.

Il voto del 6 dicembre 1992

Dopo l’avallo del parlamento federale nell’ottobre 1992, i mesi di campagna sul contrastato decreto d’adesione allo SEE furono infuocati. Dopo molti anni di calma piatta, la politica elvetica trovava un tema che scaldasse gli animi di cittadine e cittadini, con posizioni tanto marcate quanto in contrasto tra di loro.

Se a nord del Gottardo Christoph Blocher fu la figura di spicco sul fronte contrario, in Ticino Giuliano Bignasca e Flavio Maspoli assunsero un ruolo decisivo; Nano in particolar modo in Ticino, mentre Flavio funse da megafono – grazie alle sue doti dialettiche e capacità linguistiche – in tutta la Svizzera di quel mal di pancia dei nazional-conservatori nei confronti delle scellerate scelte politiche dei partiti storici. Memorabili i dibattiti di Flavio Maspoli nelle fumose sale conferenze o sulle reti radio-televisive nelle tre lingue nazionali. In particolare ricordo una sala gremitissima a Lavorgo, dove Flavio battagliò con il socialista Werner Carobbio; durò alcune ore con un confronto fermo e duro, con molti interventi da parte dei presenti in sala, che palesavano quanto il malessere nazional-conservatore fosse presente anche nelle nostre Valli.

I Ticinesi e la Lega difesero la Svizzera

L’attesa era grande, come la partecipazione al voto, in Svizzera come in Ticino con oltre il 3 elettori su 4 che si recarono alle urne. L’edizione del “Mattino della domenica” del 6 dicembre 1992 dava per sicuro il NO delle elettrici e degli elettori Ticinesi. E così fu. Grazie al grande lavoro sul terreno della Lega dei Ticinesi e dei suoi fondatori, il NO in Ticino prevalse con il 61.5% e 85’582 voti contro i 53’488 di sì. Insomma, il movimento politico nato appena 22 mesi prima – la Lega dei Ticinesi – vinse un voto storico per il Ticino e per il Paese, grazie al fatto di aver saputo interpretare i sentimenti della gente in materia di politica estera. Il voto ticinese sorprese i commentatori nazionali, in quanto fu l’unico Cantone latino a votare contro in quello spaccato politico che venne definito “Röstigraben”, e ai fini del conteggio dei voti per l’opposizione popolare i voti contrari provenienti dal Ticino furono decisivi al NO svizzero. Possiamo quindi affermare che i Ticinesi e la Lega, quella domenica di 25 anni fa, decisero il futuro in libertà e indipendenza della nostra amata Svizzera.

Norman Gobbi

Violenza sulle donne, non stiamo a guardare

Violenza sulle donne, non stiamo a guardare

Dal Corriere del Ticino l In tutto il mondo, quest’oggi, viene celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un appuntamento che merita la giusta attenzione, su una piaga ancora presente nella nostra società. Un disagio che si manifesta all’interno dei nuclei famigliari e sfocia negli atti di violenza fisica e sessuale ma anche in quelli di violenza psicologica – che spesso logora le donne più di quella che lascia ferite ben visibili – e quella economica. I fatti di cronaca degli ultimi mesi purtroppo ci ricordano che la violenza tra le mura domestiche è una realtà anche alle nostre latitudini. E i dati della Polizia cantonale lo confermano: se nei primi sei mesi del 2016 gli interventi per lite domestica erano 399, nei primi sei del 2017 erano 529. 130 in più.

Per sconfiggere questo male, il primo passo è uscire allo scoperto: bisogna parlarne e denunciare questi vili episodi. Per questo motivo non posso che incoraggiare le iniziative in corso oggi e in questi giorni sul nostro territorio per sensibilizzare e discutere del problema. Ma poi ovviamente, non bisogna restare con le mani in mano. E infatti con i servizi del mio Dipartimento, in particolare grazie alla Divisione della giustizia, ci stiamo muovendo. A inizio primavera di quest’anno, il mio Dipartimento ha formulato al Consiglio di Stato una serie di proposte per accrescere la sicurezza delle persone vittime di episodi di violenza domestica. In questo senso abbiamo postulato una modifica della legge sulla polizia,  cercando di snellire le procedure burocratiche per accelerare i tempi e tutelare maggiormente le vittime. Oltre a ciò, abbiamo chiesto di prevedere la trasmissione automatica della decisione di allontanamento all’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che si occuperà in questo modo di prendere contatto con tutti gli autori di violenza domestica per offrire loro supporto e consulenza. Il Parlamento ha fatto sue queste proposte vidimate il marzo scorso dal Governo e di recente ha approvato all’unanimità le modifiche legislative, che entreranno in vigore all’inizio del prossimo anno.

Ma non è tutto. Grazie alla sensibilità e alla determinazione del mio Dipartimento, e nello specifico della Direttrice della Divisione della giustizia, ancor prima che la violenza domestica tornasse al centro del dibattito pubblico – evidenziando in ogni caso il pieno sostegno sul tema da parte del Parlamento – stiamo agendo anche su altri fronti, con il supporto della Commissione permanente in materia di violenza domestica. In quest’ottica stiamo elaborando una legge specifica sulla violenza domestica, su modello delle esperienze maturate negli altri Cantoni, proprio per intervenire legislativamente su questo importante problema sociale che merita la giusta rilevanza a livello normativo. Una legge che si prefigge altresì un riordino legislativo, con l’introduzione di nuovi strumenti volti a migliorare la protezione delle vittime, tenendo conto del diritto federale e della sua evoluzione, segnatamente la ratifica da parte del nostro Paese il prossimo anno della “Convenzione sulla prevenzione della violenza contro le donne e la lotta contro la violenza domestica” sottoscritta ad Istanbul il 15 maggio 2011. A titolo di esempio, forti dell’esperienza maturata attraverso il progetto pilota nazionale per la sorveglianza elettronica, intendiamo proporre l’uso di questa tecnologia anche come forma di prevenzione per evitare la recidiva di chi ha già commesso violenze, una proposta che nel frattempo è divenuta parte integrante del Messaggio licenziato dal Governo federale l’ottobre scorso che prevede delle modifiche del diritto penale e civile volte a salvaguardare le vittime di violenza domestica e stalking. Le Istituzioni si stanno quindi adoperando per arginare la violenza domestica. Ma per essere davvero efficaci, ognuno deve fare la propria parte. Prima di essere un Consigliere di Stato e il responsabile della sicurezza ticinese, sono un marito e un padre di famiglia. Mi rivolgo quindi a tutte le donne che hanno subito o che subiscono violenze ma anche a chi è vicino alle vittime: non abbiate paura, rivolgetevi alle Autorità. A livello politico ci siamo mossi e ci stiamo muovendo per migliorare il nostro ordinamento giudiziario alfine di tutelare le vittime. La violenza sulle donne non è un fatto privato. Tocca le famiglie, il nucleo della nostra società minandone la coesione. Dobbiamo reagire, non dobbiamo rimanere in disparte come spettatori inerti. Facciamo sentire la nostra voce e denunciamo gli atti di violenza sulle donne. Non stiamo a guardare ma agiamo. Facciamolo per il bene di tutta la nostra comunità.

Norman Gobbi,

Direttore del Dipartimento delle istituzioni

“Il santo è valso la candela: è una questione di valori”

Dal Corriere del Ticino l Intervista ad un anno dell’introduzione del divieto di dissimulazione del volto. Di Massimo Solari. 

A un anno dall’entrata in vigore delle nuove leggi sulla dissimulazione del volto e sull’ordine pubblico qual è il suo bilancio?

Come responsabile della sicurezza in Ticino sono pienamente soddisfatto di questo primo anno trascorso dall’entrata in vigore delle nuove disposizioni legislative per quel che concerne l’ordine pubblico e la dissimulazione del volto. In quest’ultimo caso tengo a sottolineare e a ricordare che siamo stati il primo Cantone ad avere introdotto una legge ad hoc, che non ha suscitato crisi diplomatiche ma che è stata recepita positivamente anche dai turisti in visita. Un risultato raggiunto anche e in particolar modo grazie al lavoro di squadra con le Autorità federali e i partner attivi nel settore turistico e alberghiero. Ma il merito va anche ai Corpi di polizia – cantonale e comunali – che si sono impegnati con professionalità e determinazione a far rispettare le nuove disposizioni.

Guardando i numeri relativi alle infrazioni emergono i pochissimi procedimenti avviati nei confronti di donne velate. Il santo, e quindi la legge, è valso la candela?

Da quando i cittadini e le cittadine ticinesi hanno votato a favore dell’iniziativa popolare che chiedeva di introdurre il divieto di nascondere il viso, sapevamo che si trattava di una questione di valori e non di grandi cifre. È stato chiaro fin da subito che non era il numero di persone che giravano a volto coperto sul nostro territorio il problema. La Legge sulla dissimulazione del volto, infatti, è stata introdotta per una questione di principio: da un lato per tutelare maggiormente la nostra sicurezza e dall’altra per salvaguardare quei valori e quelle peculiarità legate alle nostre tradizioni e alla nostra cultura. Per rispondere alla sua domanda quindi sì, il santo è valso la candela soprattutto perché come Autorità politica abbiamo attuato la volontà del Popolo ticinese.

Insistiamo. Ma il fatto che si sia assistito a così poche infrazioni è perché la legge ha avuto un effetto deterrente e di sensibilizzazione o semplicemente perché affronta un non problema?

L’ho sempre ribadito: l’obiettivo della nuova legge non era quello di sanzionare. A questo proposito abbiamo lavorato molto sull’informazione preventiva e sulla sensibilizzazione grazie soprattutto alla collaborazione con il Dipartimento federale degli affari esteri in contatto costante con le rappresentanze diplomatiche dei Paesi dell’area musulmana. Un lavoro d’informazione avvenuto anche a livello locale grazie all’ottimo lavoro dei rappresentanti del settore turistico e alberghiero del nostro Cantone che hanno contatti diretti con i turisti provenienti da queste regioni. In fondo, le cifre diffuse dal settore turistico di recente mostrano che i turisti provenienti dai Paesi di fede musulmana sono in aumento. Ciò dimostra che i turisti sono disposti ad accettare le nostre regole e a mostrare il volto, rispettando le nostre tradizioni e i nostri valori.

Alla luce di questa esperienza annuale, e visto il dibattito in corso sul piano nazionale, consiglierebbe alla Confederazione di adottare un dispositivo legislativo sulla dissimulazione del volto come quello ticinese?

Quello ticinese si è dimostrato un modello vincente ed efficace. Nei miei numerosi incontri Oltre Gottardo mi capita spesso di spiegare ai colleghi responsabili della sicurezza negli altri Cantoni le peculiarità del nostro caso. In fondo non vogliamo discriminare nessuno ma vogliamo tutelare la sicurezza del nostro territorio ma soprattutto i nostri valori.

Sul fronte dell’ordine pubblico spiccano i dati legati all’accattonaggio. C’è un allarme in Ticino?

Assolutamente no. La legge sull’ordine pubblico doveva essere modificata poiché era una delle più vecchie del nostro ordinamento giuridico: era, infatti, stata adottata dal Governo cantonale nel 1941. In più di ottanta anni – e la storia ce lo ricorda – il nostro modo di vivere e la situazione politica non solo locale ma mondiale ha subito dei grandi cambiamenti: siamo passati dalla seconda guerra mondiale, alla caduta del muro di Berlino e al crollo delle Torri gemelle – per citare solo alcuni degli eventi che hanno segnato indelebilmente la nostra era. Era necessario quindi dotarsi di una legge dinamica e adatta al Ticino dei nostri giorni, per questo motivo siamo intervenuti colmando una serie di lacune. E il fenomeno dell’accattonaggio – che ha un effetto diretto sulla percezione della nostra sicurezza – doveva essere gestito e controllato in maniera più rigida e definita. Grazie alle nuove disposizioni contro gli accattoni sono diminuite le segnalazioni dei cittadini a dimostrazione della bontà e dell’efficacia della nuova legge.

Un aiuto sul territorio

Un aiuto sul territorio

Da rsi.ch | I 30 agenti in arrivo in Ticino in caso di aumento delle entrate illegali non sarebbero impiegati sul confine

Il servizio al Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Un-aiuto-sul-territorio-9288409.html

Sono 30 gli agenti provenienti dal resto della Svizzera su cui potrà contare la polizia ticinese tra metà luglio e metà settembre in caso di forte aumento delle entrate illegali. Il loro impiego non dipenderà da un superamento di soglie di allarme ma scatterà su richiesta delle autorità.Le misure presentate a Berna sono adeguate alle necessità dei cantoni, secondo il consigliere di Stato Norman Gobbi, mentre il comandante della polizia cantonale ticinese, Matteo Cocchi, sottolinea che le eventuali forze di supporto non sarebbero impiegate lungo la frontiera, di competenza delle guardie di confine.
Gli agenti andrebbero infatti a sostenere gli sforzi di controllo lungo gli assi di penetrazione, come strade, treni e stazioni, così come altre missioni già attive sul territorio cantonale.