Firmate la petizione a favore del casellario giudiziale

Firmate la petizione a favore del casellario giudiziale

La Lega dei Ticinesi ha lanciato una petizione a sostegno della misura del Consigliere di Stato Norman Gobbi riguardo la richiesta del casellario giudiziale per tutti gli stranieri che richiedono un permesso di dimora o di lavoro transfrontaliero (permessi B e G). Misura osteggiata da Berna e da Roma, ma ampiamente condivisa dalla popolazione ticinese.

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PETIZIONE A SOSTEGNO DELLA MISURA INTRODOTTA DAL CONSIGLIERE DI STATO NORMAN GOBBI
Obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (dimora) e G (frontalieri)

Il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha introdotto nel mese di aprile la misura oggetto della presente petizione. Quest’ultima si è resa necessaria dopo diversi episodi gravi verificatisi in Ticino, come ad esempio quello relativo alla rapina di Novazzano dello scorso marzo, dove, tra gli autori, vi erano alcuni stranieri beneficiari di un permesso B. Una misura quindi più che giustificata, che persegue l’obiettivo di evitare che alcune persone malintenzionate approfittino della situazione per entrare nel nostro Paese mettendo a repentaglio la sicurezza di tutti i cittadini.

I sottoscritti cittadini chiedono quindi al Consiglio federale, per il tramite del Consiglio di Stato del Canton Ticino, che la misura introdotta dal Ministro Norman Gobbi relativa alla richiesta dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora B e per lavoratori frontalieri G, venga mantenuta.
I sottoscritti cittadini ritengono la misura più che necessaria per continuare a garantire l’ordine pubblico del Cantone, dato il contesto difficile cui il Ticino è confrontato, e chiedono pertanto che le Autorità federali non si pieghino alle pressioni delle Autorità italiane ed europee, mettendo al centro la sicurezza e il rispetto di tutti i cittadini.


 

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http://www.activism.com/it_IT/petizione/obbligo-di-presentazione-dell-estratto-del-casellario-giudiziale-e-del-certificato-dei-carichi-pendenti-per-il-rilascio-e-il-rinnovo-dei-permessi-b-dimora-e-g-frontalieri/65796

 

Osco, una festa in dialetto

Osco, una festa in dialetto

Da RSI.CH l Il consigliere di Stato Norman Gobbi in Leventina. “Apertura condizionata a principi ben saldi”, questo è stato l’inizio del messaggio del consigliere di Stato Norman Gobbi nel suo discorso in dialetto tenuto sotto una pioggia battente nella piazza del Municipio di Osco.

Il presidente del Governo ha ribadito, nel suo intervento a braccio, che bisogna portare rispetto a coloro che hanno lavorato prima per rendere la Svizzera, il Ticino e le valli stesse quello che sono. Un rispetto che devono tutti quelli che qui vogliono venire, in un paese che deve spronare i propri cittadini ad anelare a libertà, indipendenza, responsabili del proprio destino.

Per vedere il discorso alla festa di Osco: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Osco-una-festa-in-dialetto-5838916.html

La democrazia diretta ai nostri giorni

La democrazia diretta ai nostri giorni

Vi porgo il saluto del Consiglio di Stato e vi ringrazio per l’invito. Da quando sono stato eletto in Governo è la prima volta che vesto i panni del Presidente del Consiglio di Stato durante la celebrazione della nostra festa nazionale.

È un grande piacere presenziare questa sera ai festeggiamenti per il Natale della Patria nell’incantevole e suggestiva piazza del Comune di Caslano affacciata sul Ceresio. Un Comune, il vostro, ricco di storia e tradizione.
Tradizioni come il corteo patriottico per le vie del vostro nucleo storico al quale abbiamo appena preso parte, che emozionano e rendono fieri, una volta di più, di essere cittadini svizzeri.

Sono passati 724 anni dal 1. Agosto del 1291, il giorno che sancì la nascita del nostro Paese con la sottoscrizione del Patto del Grütli. I valori che spinsero i Padri fondatori della nostra patria a unirsi, con l’intento di tutelare l’autonomia regionale nonché la sicurezza interna ed esterna, sono più che mai attuali. Mi piace riassumere il patto del 1291 con il motto “Uno per tutti e tutti per uno”, perché ognuno di noi ha bisogno di riconoscersi e identificarsi nella realtà federale, ma deve anche fare la sua parte.

Per quel che concerne la sicurezza, essendo a Capo del Dipartimento delle istituzioni chiamato, tra le varie attività, a gestire la Polizia cantonale e gli aspetti regionali legati al militare e alla protezione civile, vi posso garantire che lavoriamo instancabilmente e con impegno per offrire a tutti i Ticinesi un luogo in cui vivere protetto e difeso. I cantieri aperti sono molti nella nostra Confederazione. E noi facciamo la nostra parte, rispettando lo spirito confederale che ci contraddistingue.

Negli ultimi mesi il Ticino ha dovuto affrontare situazioni critiche come l’ondata migratoria. Siamo la porta di accesso al nord delle alpi e quindi al resto dell’Europa e ci siamo trovati in prima persona a dover reagire e trovare soluzioni per gestire l’importante flusso di persone in entrata nel nostro Paese. Soluzioni che poi hanno portato benefici non solo al nostro cantone ma anche al resto della Svizzera.

Spesso, proprio per la sua ubicazione geografica a ridosso del confine, il Ticino deve affrontare situazioni particolari soprattutto nelle relazioni con altri Stati. Dobbiamo essere proattivi e a volte anche audaci.
Come lo siamo stati per la questione del casellario giudiziale: in Ticino deve essere presentato da tutti gli stranieri che richiedono un permesso B o G. Si tratta di una decisione presa per tutelare gli interessi dei Ticinesi.

Vogliamo evitare di concedere permessi a persone che hanno già commesso dei reati all’estero con il rischio di recidiva sul nostro territorio. Ed è un segnale forte e concreto mandato oltre Gottardo: noi siamo pronti a fare la nostra parte.

D’altronde la campagna elettorale che ci siamo lasciati alle spalle qualche mese fa non è mai stata per il sottoscritto un momento per apparire, per pronunciare promesse vuote o sbandierare proclami ai quattro venti.
Tutt’altro: è stata l’occasione per riassumere il lavoro di un quadriennio e per definire gli obiettivi politici da raggiungere nei prossimi quattro anni per il bene di tutti noi, cittadini svizzeri residenti nel nostro Ticino.
Era, e lo è tuttora, una mia priorità dimostrare ai molti ticinesi che stanno soffrendo, che siamo in grado di accantonare le nostre ambizioni personali per dare la priorità ai loro bisogni.
Tra i cantieri in ambito sicurezza ce ne sono alcuni che vi toccano da vicino. Infatti, tra qualche settimana entrerà definitivamente a regime la legge sulla collaborazione tra la polizia cantonale e la polizia comunale.
Si tratta di un importante progetto che abbiamo concretizzato nei primi anni del mio mandato in Consiglio di Stato. Il vostro Comune ha creduto nell’iniziativa e la collaborazione tra i corpi di polizia della vostra regione è diventata realtà.
Il Malcantone, dove ci troviamo oggi, è una delle regioni di frontiera di un Cantone di frontiera, toccato dalle contraddizioni legate agli avvenimenti politici ed economici degli ultimi anni. Il Corpo di Polizia Intercomunale chiamato Malcantone Ovest opererà sul territorio per garantire a tutta la popolazione un’adeguata sicurezza.
Le forze di Polizia potranno quindi operare in modo capillare e coordinato. In questo contesto “l’unione fa la forza”.
La consapevolezza di essere uniti da qualcosa che è più grande delle nostre diversità è ciò che ha costruito la Confederazione e, più in piccolo, anche questo Cantone. Ed è con questo spirito che ho promosso in prima persona il progetto, che traccia le basi per quello che sarà il Ticino di domani. Un Ticino unito e forte che usa con coscienza e cognizione le risorse che ha disposizione, per il bene della comunità.

Anche le istituzioni, lo ripeto, fanno la loro parte: ci impegniamo costantemente per difendere i nostri valori e cerchiamo di dare attenzione e valorizzare anche le regioni periferiche. Ai giorni nostri, però, anche tutti i ticinesi devono fare la propria parte. Il nostro assetto politico, basato sui principi democratici permette ai cittadini di avere un ruolo centrale e aggiungerei anche fondamentale nella gestione della cosa pubblica.
La democrazia diretta offre al popolo la possibilità di essere protagonista, di dire la sua, e di partecipare attivamente alla gestione del nostro Paese. Si tratta di un principio essenziale e centrale e ritengo sia importante ricordare, oggi, quello che possiamo fare per il nostro Stato durante la celebrazione del Natale della patria.
Gli strumenti della democrazia diretta sono molteplici: la petizione, il referendum, la proposta di revoca e il diritto d’iniziativa, così come la partecipazione alle urne in caso di votazione o elezione ci permettono di fare la nostra parte. Ci rendono liberi e artefici del nostro destino.
Si tratta di un grande privilegio che non è concesso in tutti i paesi del mondo. Allora mi raccomando non sottovalutiamoli, ma sfruttiamoli. Prendiamo parte al processo decisionale, non restiamo in disparte a guardare.
Informiamoci sui temi che sono oggetto di referendum o che sono in votazione, rechiamoci alle urne oppure utilizziamo il voto per corrispondenza. Mi impegnerò sempre per tutelare gli interessi del nostro Ticino.

La cronaca recente ci mostra come la situazione internazionale sia tesa e difficile. I problemi degli altri Paesi che ci circondano però, non devono minacciare il benessere che abbiamo costruito nel corso degli anni nel nostro Cantone.

I Ticinesi hanno da sempre mostrato due aspetti del nostro carattere. Talvolta l’estrema voglia di libertà e i corsetti ci sono sempre andati stretti; penso a quando più volte le truppe federali scesero in Ticino per rappacificarci, poiché il nostro animo fin troppo libero ci portava a forti confronti interni. A fronte di questa voglia di libertà, un senso profondo di lealtà ci ha sempre contraddistinto; a 70 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale val la pena ricordare che nessun ticinese fu condannato per tradimento.
Questi due tratti, libertà e lealtà, li troviamo poi nel motto fondante del nostro Cantone e dei Ticinesi, che vogliono essere “liberi e svizzeri”. Prima liberi, poi svizzeri. Questa stessa lealtà ora l’attendiamo da chi deve portare avanti le decisioni del Popolo, attraverso un’applicazione del 9 febbraio nei termini previsti e che sappia riconoscere al Ticino misure preventive a tutela del nostro territorio e della nostra popolazione.
Continuerò a fare la mia parte e chiedo anche a voi, cittadine e cittadini ticinesi, di fare la vostra parte di cittadini attivi. 
Per il nostro bene.
Per il bene del Ticino e della Svizzera.
Per la nostra libertà.
Viva il Ticino.
Viva la Svizzera.

Discorso pronunciato dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in occasione dei festeggiamenti per il Natale della Patria 2015
1. agosto 2015 – Caslano – Fa stato il discorso orale –

Entre Rome et le Tessin, le conflit sur les frontaliers se durcit

Entre Rome et le Tessin, le conflit sur les frontaliers se durcit

Da letemps.ch l Le canton exige un extrait du casier judiciaire des candidats à l’obtention d’un permis B ou G (frontalier). Pour Rome, cette décision est discriminatoire. L’Italie a convoqué l’ambassadeur de Suisse
La tension entre l’Italie et le Tessin est à son paroxysme depuis quelques jours. Pour Rome, la décision de Bellinzone d’exiger un extrait du casier judiciaire des candidats à l’obtention d’un permis B ou G (frontalier) est discriminatoire. Le président du Conseil d’Etat, Norman Gobbi (Lega) – à l’origine de cette demande –, minimise: «Aucune discrimination, une simple mesure de sécurité, qui ne s’adresse pas uniquement aux travailleurs italiens!»

«Deux éléments de discorde ont créé la tension», explique jeudi Norman Gobbi, contacté par Le Temps sur les monts de la Léventine où il passe ses vacances. «Premièrement, l’approbation, le 5 novembre dernier par le Grand Conseil de la hausse du multiplicateur communal des impôts prélevés à la source aux frontaliers, de 78 à 100% – une mesure destinée à combattre le dumping salarial –, et ensuite la demande de l’extrait du casier judiciaire pour toute personne désirant obtenir un permis B ou G.»

Le président du gouvernement tessinois et directeur du Département de la justice précise: «La requête du casier judiciaire ne concerne pas seulement les Italiens mais quiconque fait la demande d’un tel permis de travail. Je l’ai introduite le 2 avril à la suite de graves épisodes de violence, dont une attaque à main armée commise fin mars à Novazzano (sud du canton, ndlr) et dont certains des auteurs se sont avérés être au bénéfice d’un permis B, échu pour l’un d’eux! La mesure a aussi pour but de contrer l’infiltration de membres de la’Ndrangheta notamment [mafia calabraise] au Tessin.»

Norman Gobbi insiste sur un point: «Il va de soi que le canton ne va pas refuser d’octroyer un permis à une personne qui a de petits antécédents pénaux. Preuve en est que le nombre des frontaliers (60 000 au Tessin) n’a pas diminué depuis l’introduction de la mesure, au contraire. La demande d’un extrait du casier judiciaire se fait communément en Suisse, que ce soit pour briguer un emploi ou louer un appartement, et il en va de même en Italie.»

Rome ne l’entend pas de cette oreille: en signe de protestation, l’ambassadeur de Suisse, Giancarlo Kessler, a été convoqué mardi par le secrétaire général de la Farnesina (Ministère des affaires étrangères), Michele Valensise, qui a évoqué une «violation de l’accord sur la libre circulation des personnes de 1999».

Le président du Conseil d’Etat tessinois rétorque: «Pour l’heure, aucun recours n’a été déposé contre notre décision. Notre délégué pour les relations avec l’Italie nous a avertis de la convocation, mais nous n’avons encore reçu aucune prise de position formelle de la part de Rome ou de Berne.» Norman Gobbi est d’avis que «l’Italie a voulu faire pression sur la Suisse. Nous attendons désormais la réaction officielle de la Confédération.»

Stefano Modenini, directeur de l’Association des industries du canton du Tessin (AITI), approuve la mesure cantonale pour des raisons de sécurité territoriale, explique-t-il. Il se demande toutefois si, «juridiquement, il s’agit seulement d’une formalité ou plutôt d’une décision qui viole le principe de la libre circulation des personnes. Aucun de nos associés n’a réagi à cette nouvelle exigence du canton. J’estime personnellement que l’Italie, un pays connu pour ses lourdeurs bureaucratiques aurait pu éviter d’enfler la polémique à ce point.»

La députée de Forza Italia au Parlement européen Lara Comi ne mâche en revanche pas ses mots: «Je soumettrai la question à Bruxelles», a-t-elle dit mercredi dans la presse italienne. «Les décisions du canton du Tessin sur les frontaliers sont inacceptables: le gouvernement doit revenir sur ses pas, il s’agit d’une question de bon sens et de respect de l’accord européen sur la libre circulation des personnes.»

http://www.letemps.ch/Page/Uuid/2b0e8fba-36eb-11e5-a242-ec54c1dd3068/Entre_Rome_et_le_Tessin_le_conflit_sur_les_frontaliers_se_durcit

Tessin geht beim Grenzgänger-Streit auf Konfrontationskurs

Da SRF.CH l Italienische Grenzgänger müssen einen Strafregisterauszug vorweisen, wenn sie im Tessin arbeiten wollen. Mit dieser Vorgabe werde die Personenfreizügigkeit in Europa missachtet, empören sich italienische Politiker. Sie verlangen, dass Brüssel und Bern eingreifen. Das Tessin zeigt sich unbeeindruckt.

Die Kritik aus Italien lässt den Tessiner Regierungspräsidenten Norman Gobbi (Lega) kalt. Die Regelung mit dem Strafregisterauszug ist sein Wahlkampf-Versprechen und soll das Tessin sicherer machen. Gobbi will sich von niemandem reinreden lassen: «Wir sind der Meinung, dass der Grosse Rat und mein Departement Entscheide gefällt haben, die in unseren Kompetenzen liegen – und nicht in denjenigen von Bern oder Brüssel.»

Regierungspräsident Norman Gobbi bleibt beim Beschluss des Grossen Rats und seinem Departement. Keystone
Auf die Frage, ob das Vorlegen eines Strafregisterauszugs diskriminierend sei, antwortet Gobbi: «Diejenigen, die direkt betroffen sind – also Ausländer, die eine B-Bewilligung und einen Grenzgänger-Ausweis beantragen – haben nie Rekurs eingelegt oder ein Verfahren angestrengt.»

«Wir haben keine Angst vor Italien»

Die Grenzgänger wehren sich nicht gegen die einzigartige Regel im Tessin. Für den Regierungspräsidenten Beweis genug, dass die Regel rechtens ist. In den sozialen Medien findet sie tatsächlich kein Widerhall – umso mehr aber bei italienischen Politikern. Einer von ihnen äusserte sich kürzlich, die 60’000 Grenzgänger, die täglich ins Tessin arbeiten gehen, sollten einfach einen Tag zuhause bleiben. So werde man die Tessiner schon in die Knie zwingen.

Eine Drohung, aber in den Ohren von Regierungspräsident Gobbi reine Polemik: «Wir haben keine Angst. Italien ist bereits in einer finanziellen Notlage. Monatlich belaufen sich die Löhne auf etwa 200 Millionen Euro – dieses Geld haben die Region Lombardei und Italien nicht.»

Auch Bundesbern ist düpiert

Aus Sicht des Lega-Politikers ist klar: Die reiche Schweiz, das verhältnismässig reiche Tessin, sitzt am längeren Hebel, weil hier Arbeitsplätze vorhanden sind, die in Italien fehlen. Gobbi betont, er habe keine Angst. Auch nicht von allfälligen Massnahmen des Bundes. Dieser ist gar nicht erfreut über diese eigenwillige Tessiner Sonderregel.

Im Gegenteil: Sie verletze das Personenfreizügigkeits-Abkommen mit der EU und sollte darum eingestellt werden. «Wir stehen mit Bern im Dialog», sagt Gobbi. Der Regierungspräsident macht aber klar, dass das Tessin nicht klein beigeben wird.

http://www.srf.ch/news/schweiz/tessin-geht-beim-grenzgaenger-streit-auf-konfrontationskurs

“Il Ticino si difenda da solo”

“Il Ticino si difenda da solo”

Da RSI.CH l La raccolta di firme partirà nei prossimi giorni. Rapporti con l’Italia, la Lega lancia una petizione e denuncia: Berna non ha spiegato le nostre ragioni.

La convocazione alla Farnesina dell’ambasciatore svizzero, e soprattutto la mancata difesa della posizione ticinese da parte di quest’ultimo, irritano la Lega dei Ticinesi, che denuncia la “debolezza elvetica nei confronti dell’Italia” e lancia una petizione.

“Invece di scusarsi”, si legge in un comunicato, “Kessler avrebbe dovuto difendere le motivazioni che hanno portato il consigliere di Stato Norman Gobbi ad introdurre l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per gli stranieri che vogliono vivere o lavorare in Ticino.

La raccolta di firme partirà nei prossimi giorni e sarà volta a esprimere sostegno al contestato provvedimento: “il Ticino si deve difendere da solo”, tuona il movimento di Via Monte Boglia.

L’UDC, “Italia inadempiente”: Sulla vicenda ha preso posizione anche l’UDC, a “a bocca aperta” per il passo diplomatico intrapreso da Roma e “interdetta” per l’atteggiamento di Berna, “sempre più in balia delle minacce di uno Stato inadempiente su svariati dossier”.

Ticino a rischio terrorismo? Aumentano i contributi

Ticino a rischio terrorismo? Aumentano i contributi

La vicinanza con Milano e la migrazione sono tra i principali fattori della decisione presa dal SIC. Il Ticino è tra i maggiori beneficiari dell’aumento dei contributi sulla “sicurezza dello Stato”. Grazie all’aumento saranno creati’ 20 nuovi posti nelle varie polizie. I Cantoni riceveranno quest’anno 10,4 milioni di franchi da Berna, due in più rispetto a finora. La ripartizione dei milioni supplementari, rivelata oggi da “Blick”, è stata confermata all’ats da Isabelle Graber, portavoce del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), i servizi segreti svizzeri.

200mila franchi in più per il Ticino – Il nostro Cantone otterrà 200’000 franchi supplementari, così come Basilea Città, Friburgo, Vaud e San Gallo, arrivando a un budget di 720’000 franchi. “Il Ticino fa parte dei ‘posti caldi’, è una valutazione del SIC”, ha detto al “Blick” il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Un motivo – ha aggiunto – sono le vie della migrazione che passano per il Cantone, con il pericolo che “vengano anche persone che perseguono obiettivi terroristici”. Un altro punto è la vicinanza con Milano, “potenziale hotspot del fondamentalismo” islamico. “Si investe dove può succedere qualcosa” conclude Gobbi.

Zurigo, Berna e Ginevra i cantoni più a rischio – Solo la metà dei cantoni riceverà più soldi, destinati, secondo quanto annunciato il 5 marzo scorso dallo stesso SIC, soprattutto a fronteggiare il terrorismo islamico jihadista. Il maggior beneficiario dell’aumento è Zurigo, con 300’000 franchi supplementari. Il suo budget “sicurezza dello stato” passa così a 1,54 milioni, corrispondenti a circa 15 posti a tempo pieno (inclusa la Città), superando così Berna, che riceverà solo 100’000 franchi in più, (arrivando a 1,37 milioni), come Ginevra, numero tre della classifica, che sale a 1,3 milioni.

272 posti a tempo pieno e un budget di circa 65 milioni – Il SIC contava 266 posti a tempo pieno a fine 2014. Dopo l’attacco al settimanale satirico “Charlie Hebdo” a Parigi del 7 gennaio scorso si è rafforzato con sei posti supplementari, passando a 272, per un budget di circa 65 milioni di franchi. Di questi, 84 erano inclusi nella “struttura di polizia dei Cantoni”, finanziati dalla Confederazione. Il Consiglio federale ha inoltre destinato 2 milioni di franchi supplementari ai Cantoni per la lotta al terrorismo. Con i 20 posti supplementari i poliziotti cantonali e comunali che si occupano di sicurezza dello Stato supereranno ora il centinaio.

La nuova ripartizione non è ancora definitiva, piccoli adattamenti sono ancora possibili, precisa la portavoce del SIC Graber.

ATS

Frontalieri, l’Italia alza la voce

Frontalieri, l’Italia alza la voce

Da RSI.CH l La Farnesina convoca l’Ambasciatore svizzero: “Profonda insoddisfazione”. Gobbi replica sul casellario: “Finora nessun ricorso”

Il Segretario Generale della Farnesina, Michele Valensise, ha convocato martedì l’Ambasciatore svizzero Giancarlo Kessler per esprimergli la viva preoccupazione italiana per le misure introdotte dalle autorità cantonali ticinesi a carico dei lavoratori frontalieri italiani, in particolare per la richiesta del casellario giudiziale per il rilascio dei permessi di dimora e di lavoro e per il moltiplicatore d’imposta. Lo rende noto la Farnesina.
In una nota, il ministero degli esteri ricorda che “si tratta di misure in violazione dell’accordo europeo sulla libera circolazione delle persone del 1999, palesemente discriminatorie nei confronti di cittadini italiani e in contraddizione con l’eccellente stato delle relazioni bilaterali”. Il Segretario Generale – si aggiunge – “ha chiesto un sollecito, rinnovato impegno delle autorità di Berna per porre termine a una situazione che suscita profonda insoddisfazione in Italia”.

Secondo la Farnesina, “Kessler ha confermato che le autorità federali svizzere considerano tali misure incompatibili con gli obblighi derivanti dall’accordo e ha assicurato che avrebbe tempestivamente informato le sue autorità sul crescente rilievo della questione per l’Italia e sulle aspettative di una sua rapida soluzione”.

“Faccio notare semplicemente due cose”, commenta al sito della RSI il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi. “La prima: da quando è stata introdotta la richiesta del casellario nessuno ha mai interposto ricorso. La seconda: l’Italia dovrebbe comunque porsi la domanda sul perché ogni giorno, nonostante tutto, 60’000 lavoratori frontalieri vengono a lavorare in Ticino, e, annualmente, migliaia di italiani scelgono il Ticino come dimora”.

ansa/joe.p.

Flüchtlingssituation im Tessin: «Nicht dramatisch, aber kritisch»

Flüchtlingssituation im Tessin: «Nicht dramatisch, aber kritisch»

Da NZZ.CH l Das Tessin erlebte im Juni einen grossen Ansturm von Asylsuchenden. Nun hat sich die Situation leicht entspannt – aber für Regierungspräsident Norman Gobbi ist eine Grenzschliessung nicht vom Tisch.

Peter Jankovsky, Bellinzona

Das Tessin ist eine Art Einfallstor: Die Hälfte aller Flüchtlinge, die 2014 in die Schweiz wollten, kamen in Chiasso an. Heuer war die Situation von Januar bis Ende Mai ähnlich, als insgesamt 3150 Asylsuchende gezählt wurden. Dann spitzte sich die Lage zu: Laut dem Tessiner Justiz- und Polizeidepartement registrierte man im April 613 Flüchtlinge – und im Juni deren 1766. Die Zahl habe sich fast verdreifacht, hält Departementschef Norman Gobbi (Lega) fest. Die Asylzentren in Chiasso, Losone und Biasca waren am Anschlag, zeitweise wurden die Zivilschutzanlagen von Chiasso und Stabio geöffnet. Schliesslich erwog Gobbi Ende Juni die Schliessung der Südgrenze .

Auch das Staatssekretariat für Migration (SEM) spricht von einem steilen Anstieg im Mai und vor allem Mitte Juni. Insgesamt aber habe sich die Zahl der Asylgesuche bisher gemäss den Prognosen für 2015 entwickelt, so die SEM-Sprecherin Léa Wertheimer. Nun habe sich die Situation leicht entspannt; ein weiterer Anstieg sei zurzeit wenig wahrscheinlich. Laut Gobbi kamen letzte Woche 25 Asylsuchende pro Tag im Tessin an, also weniger als im Juni. «Die Situation ist nicht dramatisch, aber kritisch.» Eine Grenzschliessung bleibt daher für Gobbi eine Option – sollten Frankreich und Österreich weiter ihre Grenzen blockieren und der Andrang von Flüchtlingen aus Italien anhalten.