Lavorare insieme per il bene del Ticino

Lavorare insieme per il bene del Ticino

Anche per chi come me ha l’onore di presiedere il Consiglio di Stato, salutare il nuovo Presidente del Gran Consiglio significa rivolgersi a colui che, come sapete, ha l’onore ancora più grande di essere chiamato «il primo cittadino» di questo Cantone.

Questo discorso è quindi anzitutto un gesto dovuto, di rispetto e di deferenza, verso la persona che è stata scelta per incarnare il vero sovrano di queste nostre terre: quel Popolo che il sistema svizzero, il nostro sistema di democrazia diretta, ha scelto di mantenere al centro del proprio universo politico.

La cerimonia per l’elezione del Presidente del Parlamento dovrebbe quindi essere molto più di un semplice atto formale, e mai ridursi a una banale alternanza di colori partitici. La sedia sulla quale il vostro concittadino e sindaco Luca Pagani siederà durante i prossimi dodici mesi non è solo quella con lo schienale più alto di tutta l’Aula del Gran Consiglio; è quella alla quale tutto il Ticino guarderà, in attesa delle risposte che questa classe politica ha il dovere di fornire.

Ecco perché, caro Luca, soprattutto nel primo anno della nuova Legislatura avrai il compito di ricordare a tutti il vero motivo della loro presenza a Palazzo delle Orsoline. Siamo stati eletti, Governo e Parlamento, non per mettere in scena una guerra dei poteri; non per sfidarci o per cercare visibilità; non per sprecare tempo in discussioni interminabili – e nemmeno per giocare a “solitario” sui nostri computer portatili, in attesa del nostro turno per parlare.

Siamo stati eletti perché il popolo ticinese, il nostro Sovrano, ci ha dato fiducia nella convinzione che sapremo collaborare – Esecutivo e Legislativo – per cercare e possibilmente trovare, insieme, soluzioni a problemi che tutti conosciamo fin troppo bene.
Voglio ripetere la parola insieme, perché quella che si sta aprendo dovrà essere la Legislatura della maturità per la politica di questo Cantone. La Legislatura del lavoro comune e concertato, che sappia superare i personalismi e i ragionamenti di fazione. Dovremo dimostrare, ai molti cittadini ticinesi che stanno soffrendo, che siamo capaci di accantonare le nostre ambizioni personali per dare la priorità ai loro bisogni.

Non voglio esagerare con l’enfasi, ma fuori dall’Aula del Gran Consiglio, a Bellinzona, sono collocati i busti di otto personaggi che hanno costruito il Ticino moderno, tutti accomunati dall’esperienza di membri del Gran Consiglio. Non è un caso e nemmeno uno scherzo che l’architetto abbia voluto posizionarli con gli occhi rivolti verso l’aula dove si svolgono i lavori parlamentari. Il messaggio è chiaro: illustri predecessori ci hanno affidato in eredità un Paese da amministrare con cura, e giudicano il nostro operato anche dal silenzio della pietra. Ognuno di noi sa benissimo se stia onorando la memoria dei loro sforzi.
Allo stesso modo, anche i ticinesi che verranno dopo di noi esprimeranno un giudizio sul nostro operato, con la differenza che in questo caso potremmo avere la fortuna – o la sfortuna… – di sentire questo giudizio direttamente dalla loro voce.

A nome del Consiglio di Stato voglio quindi esprimere l’intenzione di consacrare il nostro massimo impegno alla ricerca di soluzioni politiche concordate, per il bene del Ticino. Spero che anche dai banchi di questo Gran Consiglio sia questo l’intento con il quale si apre la Legislatura 2015/2019.
Da questo punto di vista, voglio esprimere – con il massimo rispetto per la separazione dei poteri dello Stato – tutta la mia soddisfazione per la decisione di questo Gran Consiglio. Scegliendo Luca Pagani il Parlamento ha voluto premiare una persona che spicca per senso civico e attivismo sociale, e che rappresenta una realtà del nostro Cantone nella quale emergono – in tutta la loro dimensione – i problemi e le opportunità che il Ticino ha di fronte a sé.

Il Mendrisiotto nel quale ci troviamo oggi è la regione di frontiera di un Cantone di frontiera, e più di tutte le altre regioni del nostro Cantone sta vivendo le contraddizioni legate agli avvenimenti politici ed economici degli ultimi anni. Che parliamo di sicurezza, pianificazione del territorio, sviluppo economico oppure mobilità, sappiamo che il Mendrisiotto sta chiedendo l’attenzione e l’aiuto del Cantone per progettare un futuro migliore.

Non si tratta di caldeggiare favoritismi locali, perché sappiamo tutti che il compito di Governo e Parlamento è di progettare globalmente il futuro di questo Cantone. Tuttavia, la possibilità di spostare l’attenzione – a rotazione – sulle diverse micro-realtà del nostro territorio è una delle forze del sistema elvetico, non solo a livello cantonale. Ben venga, quindi, la possibilità di avere un’attenzione particolare per chi ha pagato probabilmente più di altri per le scelte politiche che non sono sempre state effettuate con la giusta considerazione per il nostro Cantone.

La consapevolezza di essere uniti da qualcosa che è più grande delle nostre diversità è ciò che ha costruito la Confederazione e, più in piccolo, anche questo Cantone. Un Cantone tanto diverso quanto unito dalle relazioni umane. Se pensiamo alle vacanze in Leventina del nostro nuovo «primo cittadino» e alla forte relazione, anche sportiva, tra queste due terre ticinesi poste agli estremi, questi elementi costituiscono la felice sintesi di questa condivisione e di questo voler vivere insieme. Con piacere ricordo, caro Luca, l’appello fatto lo scorso novembre al tradizionale pranzo della società di tiro La Balernitana, dove ci ripromettevamo – sotto l’egida del presidente societario Roberto Scotti – di ripresentarci entrambi da Presidenti. Ecco, ci siamo!

Da leventinese sono perciò doppiamente felice di essere qui con voi a Balerna, oggi, per portare a un «primo cittadino» momò il mio saluto e gli auguri del Governo; perché solo se manterremo forte il desiderio di restare uniti potremo portare l’aiuto della politica e del Cantone a tutti i concittadini che ne hanno bisogno.

Discorso pronunciato dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in occasione della cerimonia per l’elezione del Presidente del Gran Consiglio Luca Pagani
18 maggio 2015

Gran Consiglio tenuto a battesimo

Gran Consiglio tenuto a battesimo

Da CDT.CH l A Palazzo delle Orsoline la cerimonia ufficiale d’insediamento dei novanta deputati eletti il 19 aprile – Primo cittadino: Luca Pagani (PPD). A un mese esatto dalle elezioni cantonali per la legislatura 2015-2019, questo pomeriggio a Bellinzona, dalle 14.30, è in corso la cerimonia d’insediamento del nuovo Gran Consiglio, scaturito dalle urne lo scorso 19 aprile e che segue l’insediamento del nuovo Consiglio di Stato dello scorso 23 aprile (vedi suggeriti).

Nell’aula parlamentare, oltre ai novanta deputati, sono presenti i rappresentanti del Consiglio di Stato (Manuele Bertoli direttamente dall’Expo di Milano, dove era in mattinata per la giornata svizzera), parenti, amici e numerosi cittadini, i quali hanno trovato posto sulle tribune per essere presenti all’occasione solenne. Folta, come di consueto, anche la presenza dei giornalisti, fotografi e cameramen. Primo cittadino del Cantone è stato nominato il popolare-democratico Luca Pagani, sindaco di Balerna, alla cui festa, prevista oggi stesso alle 18.30 a Balerna, figura la presenza del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Primo vicepresidente Fabio Badasci (Lega), secondo Walter Gianora (PLR, con piccola polemica: vedi suggeriti)

Il discorso introduttivo è invece stato letto dal decano dei granconsiglieri, il leghista Silvano Bergonzoli, come già nel 2011, scherzando che, se allora lo lesse in qualità di decano, stavolta lo farà in qualità di matusa. Nel suo conciso discorso, Bergonzoli ha ricordato la qualità ultima del politica: l’umiltà, che permette di rapportarsi con gli altri, di superare gli steccati e di saper ascoltare i bisogni della popolazione.

Una volta designato presidente anche Pagani ha tenuto un breve discorso introduttivo, citando Papa Francesco, invitando all’unità e alla pace in un periodo storico difficile: “Occorre recuperare il senso etico nel nostro procedere, superando la logica della contrapposizione e ritrovando la concezione del servizio nel nostro impegno politico. È questa la misura alta della politica. È necessario che tutti noi ci sforziamo di mantenere sempre un comportamento giusto, degno della carica e rispettoso delle persone, anche di quelle che la pensano diversamente. Voglio credere e sperare che si possa dare avvio a un nuovo modo di fare politica e che questo possa avvenire anche senza richiami da parte mia, anche se resterò vigile”, ha concluso.

Pagani ha infine congedato la prima seduta, ricordando a tutti la festa in programma a Balerna e dando appuntamento a tutti per l’8 giugno, primo giorno di seduta “vera” del Gran Consiglio edizione 2015-2019.

http://www.cdt.ch/ticino/politica/131061/gran-consiglio-tenuto-a-battesimo.html

Estratto del casellario giudiziale, oltreconfine c’è qualcuno che strilla allo scandalo?

Estratto del casellario giudiziale, oltreconfine c’è qualcuno che strilla allo scandalo?

Dal Mattino della domenica l E’ ovvio che dal sacrosanto provvedimento del leghista Gobbi non si retrocede di un millimetro. E, se il governo non eletto della vicina Penisola dovesse fare un cip, blocco immediato dei ristorni!

Ma guarda un po’, un $indakalista italiano UIL ha pensato bene di mettersi a sproloquiare contro la decisione del ministro leghista Norman Gobbi di chiedere sistematicamente l’estratto del casellario giudiziale e il certificato dei carichi pendenti anche ai cittadini UE che chiedono un permesso B o G: niente documenti, niente permessi. Lo sproloquio è poi confluito in un’interrogazione al governo italiano da parte di tre parlamentari, naturalmente di $inistra. Uhhhh, che pagüüüüüraaaa!, avrebbe detto il Nano.

Manna elvetica

E’ chiaro che ad essere toccati dal provvedimento deciso dal direttore leghista del Dipartimento delle Istituzioni, come detto in più occasioni, sono solo quelli che hanno qualcosa da nascondere. E’ quindi palese che a costoro non si rilascia alcun permesso. Né la richiesta di produrre la documentazione sulla propria situazione penale può essere ritenuta scandalosa: i cittadini svizzeri sono tenuti ad ottemperarla in svariate occasioni. Ma evidentemente oltreconfine qualcuno si è abituato alla manna degli svizzerotti fessi che discriminano i “loro” per avvantaggiare gli stranieri. Ebbene, la ricreazione è finita: a sud di Chiasso faranno bene a prenderne atto.

Idee confuse

A dimostrazione poi che – come spesso accade a $inistra – il blaterante $indakalista UIL ed i suoi parlamentari di servizio in cerca di visibilità hanno “poche idee ma ben confuse”, costoro strillano alla violazione degli Accordi di Schengen. Che con la richiesta di certificati penali c’entrano un tubo. Infatti la questione è semmai regolata dall’articolo 5 dell’allegato I all’accordo sulla devastante libera circolazione delle persone.

Si potrebbe comunque rilevare che “violare” o sospendere gli Accordi di Schengen per la Svizzera non sarebbe certo “uno scandalo”, come farneticano gl’italici kompagni. Sarebbe un dovere morale. Questi fallimentari accordi ci costano 14 volte di più di quanto aveva dichiarato il Consiglio federale nelle sue frottole pre-votazione. Il conto a carico del contribuente ammonta a 100 milioni di Fr all’anno. Pagati per cosa? Per sfasciare la nostra sicurezza.

Difendere i delinquenti?

Gl’italici kompagni dovrebbero altresì rendersi conto – se del caso si può sempre fare un disegnino – che, visto quanto sopra, solo i delinquenti che pensano di entrare allegramente in Svizzera grazie alla devastante libera circolazione delle persone (perché tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente, e se per caso dovessero alzare la cresta basta pronunciare le paroline magiche “xenofobia e razzismo” che subito rientrano nei ranghi con la coda tra le gambe) avrebbero motivo di preoccuparsi della nuova prassi stabilita da Gobbi. Ergo, il signor $indakalista ed i suoi parlamentari di servizio difendono i delinquenti. Ne sono consapevoli o non ci arrivano?

Accordi di Dublino

Visto poi che vengono tirati in ballo a sproposito gli Accordi di Schengen, ricordiamo agli amici a sud in cerca di visibilità che l’Italia viola alla grande i paralleli Accordi di Dublino. Infatti indirizza verso Nord i clandestini senza registrarli, per non doverseli poi riprendere. La richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale non riguarda però Schengen, bensì la libera circolazione delle persone. E l’Italia – ma tu guarda i casi della vita – è proprio la prima ad applicare (o a non applicare) questo accordo in modo unilaterale a proprio vantaggio. Non solo: l’Italia inserisce la Svizzera su black list illegali; pretende di inserire clausole contro il voto popolare del 9 febbraio nella trattativa sui ristorni dei frontalieri (che andrebbero azzerati); si guarda bene dall’aprire il suo mercato alle ditte svizzere; è del tutto inadempiente sulla Stabio-Arcisate per la quale il contribuente elvetico ha stanziato 200 milioni (100 dei quali ticinesi); eccetera. Vogliamo proprio vedere con che “lamiera” il governo non eletto di Roma oserebbe aprire il becco contro la decisione ticinese sull’estratto del casellario.

E se da Berna…

Nel caso in cui ad avere qualcosa da dire fosse invece Berna, e in particolare la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, si risponderà semplicemente che, poiché la Confederazione non mantiene le promesse di aiutare il Ticino, ma anzi alla prova dei fatti fa proprio il contrario, il Ticino si aiuta da solo. Chi fa da sé… Nel caso in cui da oltreconfine dovesse arrivare anche un solo “cip” sulla questione della richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale, è comunque ovvio che la prima conseguenza dev’essere il blocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. Giugno è vicino. Ed è evidente che dal sacrosanto provvedimento introdotto da Gobbi – che, assieme a Zali, sta finalmente infrangendo la vergognosa logica del “sa pò fa nagott” – non si retrocede. Ma nemmeno di un millimetro!

LORENZO QUADRI

Dal Governo 2 “no” e 2 “sì”

Dal Governo 2 “no” e 2 “sì”

Da RSI.CH l L’Esecutivo ticinese invita ad accettare la modifica della legge federale sulla radiotelevisione (LRTV). Il Consiglio di Stato ha presentato mercoledì la propria posizione sugli oggetti cantonali e federali in votazione il prossimo 14 giugno.

Temi cantonali: un “no” e un “sì”

L’iniziativa lanciata dai Verdi “Salviamo il lavoro in Ticino” non convince: sarebbe difficile fissare limiti salariali minimi diversificati per i vari settori. Inoltre, in alcuni di essi, questi rischierebbero di essere inferiori ai 3’000 franchi mensili.

L’Esecutivo ticinese invita la popolazione ad accettare invece la revisione della legge sulle imposte e tasse di circolazione dei veicoli a motore proposta lo scorso novembre, e contro la quale è stato lanciato il referendum.

Federali: nessuna raccomandazione per due dei quattro temi

Per quanto riguarda gli oggetti federali, viene raccomandato il “sì” alla modifica della legge federale sulla radiotelevisione e il “no” all’iniziativa “Tassare le eredità milionarie per finanziare l’AVS”.

Mancano le raccomandazioni di voto per l’iniziativa riguardante la diagnosi pre-impianto, come pure quella per le borse di studio. “Non vogliamo esprimerci sui temi federali che non hanno rilevanza per il Cantone” ha dichiarato il presidente del Governo Norman Gobbi.

CSI/mrj$

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Dal-Governo-2-no-e-2-s%C3%AC-4755415.html

Permessi: il Ticino tiene duro e non si ferma!

Non sarà di certo l’interrogazione sottoscritta da alcuni parlamentari italiani del Partito democratico a fermare l’importante misura adottata dal mio Dipartimento a inizio aprile, relativa al rilascio e al rinnovo dei permessi B (dimora) e G (frontalieri). Una misura che si giustifica, visti i casi emersi negli ultimi mesi e sfociati nella rapina di Novazzano di fine marzo, dove, tra i presunti autori, vi erano anche alcuni stranieri beneficiari di un permesso B. Una decisione più che necessaria per tutelare la sicurezza e l’ordine pubblico del nostro Cantone.

La richiesta dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti non viola l’Accordo di Schengen, cosa che viene invece messa in dubbio dall’interrogazione dei parlamentari italiani. Questo Accordo si riferisce infatti al passaggio fisico delle persone alle frontiere; un aspetto che non viene assolutamente toccato dal provvedimento varato dal Canton Ticino, come ha giustamente rimarcato Michele Rossi, delegato delle associazioni economiche ticinesi a Berna e a Milano e già negoziatore degli Accordi bilaterali. La misura introdotta dal mio Dipartimento rappresenta invero un provvedimento straordinario per salvaguardare la sicurezza del nostro Cantone e si giustifica dai fatti concreti degli ultimi mesi. La minaccia che costituiscono personaggi come quelli della rapina di Novazzano per la nostra sicurezza è difatti reale, come constatato anche da altri partiti politici.

Questa mia decisione coraggiosa va oltre i limiti restrittivi della libera circolazione delle persone, oltre i molti “no, non si può fare”; una decisione in linea con il voto del 9 febbraio 2014. Ho sempre messo al centro del mio operato la sicurezza del Canton Ticino e di ogni singolo cittadino; ed proprio per questo che non posso permettere che alcune persone con precedenti penali significativi anche in corso, sfruttino l’ampia libertà concessa loro dagli accordi internazionali per venire nel nostro Paese a commettere dei reati, come pure ad abusare della nostra ospitalità. Il provvedimento straordinario da me voluto, è un atto di rispetto non solo nei confronti dei Ticinesi ma anche di tutti i cittadini onesti di altri Paesi che intendono dimorare o lavorare in Svizzera. Per questi motivi, continuerò a difendere la necessità della misura introdotta dal mio Dipartimento, che, unitamente a tutte quelle altre già implementate presso la Sezione della popolazione, permetterà di rafforzare la sicurezza sul nostro territorio.

Norman Gobbi

Giudici di pace a metà del guado

Giudici di pace a metà del guado

Da LaRegione l Bilancio e riflessioni all’assemblea di Cadro in attesa del progetto di riforma “Giustizia 2018”. In costante diminuzione le cause degli ultimi tre anni: 9’165 i dossier riferiti all’anno scorso e 115 i reclami al Tribunale d’Appello.

Sebbene il 2014 sia stato un anno «tutto sommato tranquillo» per le giudicature di pace in Ticino, secondo Alfio Indemini , presidente dell’Associazione ticinese dei Giudici di pace, rimangono comunque alcuni temi importanti da sviluppare per contribuire a una migliore razionalizzazione del lavoro di questo settore della magistratura. Questo è principalmente quanto è emerso in occasione dell’assemblea ordinaria generale che si è svolta sabato scorso nella ex sala del Consiglio comunale di Cadro.

L’incontro, a cui hanno partecipato anche il direttore della Divisione giustizia Giorgio Battaglioni, la municipale di Lugano Cristina Zanini Barzaghi e il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, è stato aperto dal presidente dell’associazione il quale ha puntualizzato che la categoria è in attesa delle decisioni del Consiglio di Stato in merito alle proposte formulate dal Gruppo di studio ‘Giudicature di pace’ presentate nei mesi passati. Al centro dell’incontro di sabato infatti le proposte contenute nel progetto ‘Giustizia 2018’ che dovrebbe apportare importanti novità anche nelle suddivisione territoriale delle cause affidate al giudice di pace. In particolare nella sua presentazione dei lavori, Alfio Indemini ha rammentato la proposta di riduzione del numero delle giudicature di pace, portandole dalle attuali 38 a 19 per tutto il cantone con 26 giudici, definendo nuovi comprensori.

Sottolineando l’importanza del principio della formazione continua dei giudici, in particolare in caso di avvicendamenti nei diversi distretti, il presidente dell’associazione, sostenuto anche da alcuni interventi dei presenti in sala, ha evidenziato un altro punto cardine delle proposte messe sul tavolo dal gruppo di lavoro, riguardo il sistema retributivo per i giudici di pace che dovrebbe mantenere il principio dell’onorario, costituito da una parte definita in base alle dimensioni del comprensorio e un’altra determinata sulla base del carico di lavoro. Queste proposte e gli altri suggerimenti portati avanti dal gruppo di lavoro consentirebbero un risparmio per le casse del Cantone di circa 730’000 franchi.

Dopo il moderato aumento registrato nel 2011, negli ultimi tre anni le cause portate davanti al giudice di pace sono in costante diminuzione e lo scorso anno sono state 9’165, mentre i reclami inoltrati nel 2014 al Tribunale d’Appello sono stati 115, di cui accolti (o parzialmente accolti) solo 29. Segno questo della bontà del lavoro dei giudici di pace nel nostro cantone. Nel suo intervento a conclusione dell’assemblea, Norman Gobbi ha evidenziato quanto debba essere «immutata la peculiarità propria del giudice di pace quale magistrato di nomina popolare, unica figura dell’ordine giudiziario ancora designata dal corpo elettorale». Infine, il Consigliere di Stato ha sostenuto che «sembra inevitabile, attesi gli scompensi e le differenze evidenziate, un ripensamento radicale del numero e dell’estensione dei comprensori delle giudicature di pace». A conclusione dei lavori, i presenti si sono quindi dati appuntamento al prossimo anno, in occasione dell’Assemblea del 2016 che si terrà a Malvaglia.

di Dibbi Emmer

Volantini Gobbi-Göring e scontri all’USI, tutto da rifare

Volantini Gobbi-Göring e scontri all’USI, tutto da rifare

Da TIO.CH l Noseda si appella al proscioglimento dell’ex docente. I fatti risalgono al 2012, giudice, in entrambe i casi, era Mauro Ermani, il primo si concluse con una condanna simbolica, il secondo con un nulla di fatto motivato dall’ipotesi che vi fosse stato uno scambio di persona.

Tutto da rifare nelle due vicende giudiziarie che riguardarono l’ex docente autore dei volantini “Norman Gobbi-Göring” e dei disordini No-Tav avvenuti all’USI. Giudice, in entrambe i casi, era Mauro Ermani, il primo si concluse con una condanna simbolica, il secondo con un proscioglimento.
A far riavvolgere il nastro è proprio quest’ultima sentenza, contro cui, come riporta il Corriere del Ticino, il procuratore generale John Noseda ha deciso di appellarsi. Il legale di Norman Gobbi, Aron Camponovo, potrebbe inoltre, come sembra intenzionato a fare, presentare un appello adesivo, ossia un appello incidentale e aggiuntivo a quello del PG, contro la sentenza che vide l’uomo condannato solo per diffamazione e non anche per ingiuria.

Perciò, come detto: tutto da rifare, si torna in aula. I fatti risalgono al 2012, da un lato c’è la vicenda con al centro il ministro Norman Gobbi, paragonato al gerarca nazista Hermann Göring. Alla comparsa del volantino, appeso all’ospedale Civico, Gobbi sporse denuncia portando all’identificazione dell’autore: l’ex docente, che si scoprì in seguito aver preso anche parte ai disordini dell’USI.

Gobbi aveva chiesto un risarcimento di mille franchi, da devolvere in beneficenza, ma la pretesa venne giudicata eccessiva e la vicenda giudiziaria si concluse con una condanna simbolica: il pagamento di un franco di risarcimento e 10 aliquote da 100 franchi (sospese per 2 anni). Sentenza che il giudice Mauro Ermani giustificò sottolineando la tiratura limitata del volantino e l’attitudine del partito di appartenenza del bersaglio del volantino, la Lega, non proprio “immacolato” in quanto ad attacchi.

Parallelamente, l’ex docente era finito in aula anche per i disordini scoppiati all’USI durante una conferenza del procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, che alcuni giorni prima aveva ordinato l’arresto di una ventina di manifestanti No-TAV. L’uomo era infatti stato individuato dal Pg Noseda, anche sulla base delle testimonianze di alcuni agenti, come uno degli autori della manifestazione che degenerò poi in scontri con la polizia accusandolo di sommossa e violenza contro le autorità. Il riesame dei filmati portò il giudice Ermani a notare delle incongruenze rispetto alla versione fornita dagli agenti. Il giudice decise quindi di prosciogliere l’ex docente ritenendo vi fosse stato uno scambio di persona.

http://www.liberatv.ch/articolo/29587/volantini-gobbi-g%C3%B6ring-e-scontri-all%E2%80%99usi-tutto-da-rifare-noseda-si-appella-al

Gobbi: “Berna non ci ascolta? E allora i problemi ce li risolviamo da soli”

Gobbi: “Berna non ci ascolta? E allora i problemi ce li risolviamo da soli”

Da TIO.CH l Nonostante il “no” alla mozione di Quadri, resterà l’obbligo per i cittadini italiani di presentare l’estratto del casellario giudiziale per ottenere un permesso B o G in Ticino.

Lorenzo Quadri, nella sua mozione parlamentare in cui chiedeva la richiesta sistematica di un estratto del casellario giudiziale per i cittadini dell’Unione europa, che intendono risiedere o lavorare in Svizzera, aveva ricordato il caso di Raffaele Sollecito. Il giovane pugliese aveva ottenuto un permesso di dimora “B” in Ticino, nonostante l’accusa di omicidio di una studentessa inglese, Meredith Kercher, avvenuto a Perugia il 1° novembre del 2007. Nel frattempo Sollecito è stato prosciolto da ogni accusa, mentre nel nostro cantone, recentemente, è entrato in vigore l’obbligo di presentare un estratto del casellario giudiziale per gli stranieri che intendono richiedere il rilascio di un permesso di tipo “B” o “G”.

In Ticino il tema riguardante il rilascio di permessi di soggiorno a persone con precedenti penali o sotto inchiesta giudiziaria è molto sentito. Prova ne sono le numerosi interrogazioni parlamentari susseguitesi nel corso di questi ultimi anni. Atti pubblici che non si limitano al caso Sollecito (si ricorda l’interrogazione del deputato leghista Daniele Caverzasio). Anche quello di Michele Antonio Varano, ricercato in Italia per contrabbando internazionale di sigarette, costituitosi lo scorso dicembre a Genova, aveva suscitato dubbi sul fatto che viveva in Ticino con regolare permesso di soggiorno grazie all’aiuto sociale elargito dallo Stato consistente in 90mila franchi di contributi sociali. E che dire del “frontaliere della ‘ndrangheta”, l’ex operaio delle officine FFS di Bellinzona sospettato dalla procura distrettuale antimafia di Milano di essere a capo di una cellula locale dell’associazione criminale calabrese?

Il tema della sicurezza e della lotta alla criminalità, come detto, è molto sentito in Ticino e l’emersione dei casi citati ha sollevato strascichi polemici sfociati in quello che alcuni media ticinesi avevano definito “i permessi facili”. Anche il gruppo parlamentare del PLRT chiedeva ad inizio 2015, di migliorare, rendendola più severa, la procedura di rilascio dei permessi di dimora, in particolare quelli “B” e quelli per i frontalieri “G”.

A dire la verità la richiesta risale già al settembre del 2013 e nel dicembre del 2014 il Governo cantonale rispondeva, sostanzialmente, che l’obbligo di presentare il casellario giudiziale per gli stranieri che chiedono permessi dimora (B) o di lavoro (G) non era possibile. Tuttavia, su decisione del direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, per ottenere il rilascio o il rinnovo del permesso di dimora o di lavoro per frontalieri, da inizio aprile 2015 è d’obbligo il casellario giudiziale.

Un obbligo che vige unicamente per i cittadini italiani. La bocciatura del Nazionale alla mozione del consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi, Lorenzo Quadri, quindi non riguarderà il canton Ticino.

Norman Gobbi: “Abbiamo preso questa decisione perché, nonostante i proclami fatti a Berna, i problemi del Ticino non vengono presi in considerazione. E quindi non ci resta altro che risolverli da soli, a livello cantonale”.

http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1030003/Gobbi-Berna-non-ci-ascolta-E-allora-i-problemi-ce-li-risolviamo-da-soli/

Permessi: “Dopo il no di Berna, per il Ticino non cambia nulla”

Da TICINONEWS.CH l Dopo il no di Berna alla mozione leghista, Gobbi prende posizione, e si toglie pure qualche sassolino dalla scarpa.

Il Consiglio Nazionale oggi ha respinto la mozione di Lorenzo Quadri che chiedeva le verifiche dei precedenti penali e il controllo del casellario giudiziale per i cittadini dell’Unione Europea che richiedono un permesso B o G.

Un provvedimento simile invece è stato già applicato nelle scorse settimane in Ticino dal Dipartimento delle Istituzioni. Il direttore Norman Gobbi da noi contattato ci dice che “la decisione di Berna non cambia nulla a livello ticinese. La misura dell’introduzione del controllo del casellario giudiziale resta” e aggiunge “il voto del Nazionale dimostra che i problemi del Canton Ticino siano, nonostante tutti i proclami dei partiti nazionali, ancora incompresi”.

“Infatti” aggiunge il Consigliere di Stato “non tutti i consiglieri nazionali ticinesi l’hanno votata, e alcuni si sono furbescamente astenuti. Fintanto che non si farà fronte unito, si uscirà perdenti”.

Tutti i dettagli nel servizio TG di TeleTicino del 05.05.2015