Un po’ di mare, tanta montagna e… telefonino sempre acceso

Un po’ di mare, tanta montagna e… telefonino sempre acceso

I consiglieri di Stato ticinesi raccontano dove andranno in vacanza

Anche i ministri vanno in vacanza. Archiviata l’ultima seduta governativa, i consiglieri di Stato ticinesi si preparano a godersi alcuni giorni di relax e di tranquillità insieme alle loro famiglie. Quest’anno trascorreranno le loro ferie senza staccare totalmente la spina: sul tavolo di chi ci governa ci sono diverse emergenze da sorvegliare da vicino. Il costo dell’energia che si impenna, il virus che sta rialzando la testa, gli effetti della guerra in Ucraina e la siccità che perdura, sono problematiche che non permettono certo di tenere il telefonino spento in vacanza a chi siede nella stanza dei bottoni.

Norman Gobbi
«Farò una settimana al mare con la famiglia. Quest’anno abbiamo scelto come meta la Grecia», racconta Norman Gobbi. «Sarò comunque sempre sull’attenti, i fronti aperti sono tanti, a partire dalle ripercussioni dirette ed indirette della guerra in Ucraina», puntualizza il consigliere di Stato. Nel resto dell’estate ci sarà tanta montagna per il ministro: «Al mare ci andiamo soprattutto per far felici i nostri figli. Io sono un tipo da montagna: in queste settimane ho già inaugurato due capanne, quindi… sarò spesso in alta quota, urgenze permettendo», conclude Gobbi.

Manuele Bertoli
«Non potrei immaginare un’estate senza il mare, quindi quest’anno non faremo eccezione: andremo in Corsica», dichiara Manuele Bertoli. «Una volta, quando eravamo più giovani, sceglievamo mete più lontane ma ora per le nostre vacanze preferiamo le spiagge del Mediterraneo», spiega il direttore del dipartimento Educazione Cultura e Sport. E poi c’è il Ticino: «La montagna è bellissima e rappresenta un patrimonio ticinese che va fruito d’estate ed inverno; neve permettendo ovviamente». In genere il consigliere di Stato socialista si reca volentieri in Valle di Blenio, «ma tanto dipende dalle varie incombenze famigliari: i figli hanno sempre molte cose da fare e noi genitori dobbiamo adeguarci».

Christian Vitta
«Passerò alcuni giorni al mare in Liguria», racconta Christian Vitta. Il direttore del dipartimento Finanze ed Economia dedicherà pure alcuni giorni alla visita di un luogo in Svizzera. «Io e la mia famiglia dobbiamo ancora decidere quale», spiega il ministro liberale, ricordando che quella che stiamo vivendo è un’estate particolare. «Proprio ora mi trovo nel Mendrisiotto per toccare con mano gli effetti nefasti della siccità sul territorio. Per il resto, abbinerò un po’ di lavoro con momenti di relax nel nostro Cantone, che offre molte belle opportunità per dei momenti di svago», chiosa Vitta.

Claudio Zali
«Mi recherò per qualche giorno in Italia», confessa il consigliere di Stato Claudio Zali. Il quale alla domanda «Mare o montagna?» taglia corto: da sempre il direttore del Dipartimento del Territorio è uno strenuo difensore dalla sua privacy. «Mi riserverò di fare dell’altro ma non ho programmi precisi», conclude il ministro, ricordando che, dal profilo istituzionale, il Consiglio di Stato si riunisce sempre nei primi giorni di agosto per fare il punto della situazione.

Raffaele De Rosa
Raffaele De Rosa è un tipo da mare e da montagna: «Mi piacciono tutti e due!», racconta il ministro. «Quest’anno andremo a visitare la Toscana, una regione con un mare splendido e un entroterra meraviglioso, senza parlare della gastronomia», aggiunge il consigliere di Stato del Centro che conta di organizzare anche qualche visita culinaria. Il direttore del dipartimento Sanità e Socialità dedicherà alle vacanze massimo dieci giorni. «Ormai le estati non sono più le stesse. Crisi acute e profonde come quelle legate alla guerra in Ucraina e l’emergenza Covid ci obbligano ad essere sempre reperibili, tenendo il telefonino acceso giorno e notte», puntualizza

Caro Marco, ci manchi!

Caro Marco, ci manchi!

Un pensiero nell’imminenza del primo anniversario della scomparsa di Marco Borradori
Passeggiando nelle vie della sua Lugano, credo ogni volta di poterlo ancora incrociare. È passato un anno da quando Marco non è più con noi. Quelle interminabili ore in cui speravamo tutti potesse salvarsi, in molti abbiamo pregato per il nostro Marco: un maestro di gentilezza, molto apprezzato.
La nostra conoscenza risale al 1995, quando da fresco diciottenne partecipavo alle feste leghiste e il 02.04.1995 festeggiai l’elezione di Marco quale primo leghista in Governo. La conoscenza divenne poi amicizia, anche se nel lavoro parlamentare non sempre la Lega era allineata alle posizioni di Marco, ma andava benissimo così. “Lega di Governo e di barricata” come amava dire il dottor Salvadé. Poi nel 2011 festeggiammo in Piazza della Riforma il raddoppio leghista e due anni dopo la sua elezione a Sindaco della Città di Lugano.
L’animo gentile celava anche grande determinazione. Determinato nei progetti e nelle idee. Questo pregio lo ha portato a realizzare numerosi progetti di interesse cantonale e locale, ma un’opera cantonale – la galleria Vedeggio-Cassarate che festeggia i suoi 10 anni di messa in esercizio – è sicuramente la realizzazione più importante per la vita dei ticinesi e luganesi.
Quando era convinto delle idee si rischiava anche di discutere con forza, come mi è capitato di fare con lui, ma poi tutto si aggiustava gentilmente.
La sua impronta al Cantone Ticino, alla Città di Lugano e anche alla Lega resta indelebile.
E mi piace pensare che un giorno, da dietro l’angolo di via Pessina, sbuchi di nuovo col suo inconfondibile sorriso e possiamo abbracciarci ancora una volta.
Ciao Marco, manchi a tutti noi!
Norman
“Sui permessi per gli ucraini teniamo alta la guardia!”

“Sui permessi per gli ucraini teniamo alta la guardia!”

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni scrive a Berna segnalando alcuni abusi e auspica misure concerete e incisive.

Non è tutto oro ciò che luccica. Sebbene sia la popolazione che le autorità ticinesi si sono dimostrate solidali e pronte (meglio di altri Cantoni!) nell’affrontare gli importanti flussi migratori verso la Svizzera a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina, occorre vigilare attentamente affinché la protezione e gli aiuti vengano accordati solo a chi ne ha realmente diritto. Lo sa bene il Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi, il quale ha recentemente scritto una lettera alla Consigliera federale Karin Keller Sutter, segnalando alcuni abusi commessi da cittadini ucraini che hanno chiesto – e ottenuto – il fatidico “Permesso S”.
 “Sin dal primo giorno abbiamo effettuato dei controlli e riscontrato casi di cittadini ucraini che avevano chiesto il Permesso S benché non si trovassero in Ucraina allo scoppio del conflitto armato. Tra queste vi erano diverse persone si di nazionalità ucraina, ma residenti da tempo in Italia con un regolare permesso di soggiorno, i quali hanno richiesto il Permesso S unicamente per avere un accesso facilitato al nostro mercato del lavoro. Un abuso che non può essere tollerato: sia nei confronti di chi ha realmente diritto ad un Permesso S e bisogno di assistenza, sia nei confronti della popolazione residente in Ticino che fatica a trovare un impiego!”
Il tema dell’accesso al mercato del lavoro è in effetti particolarmente sentito tra i ticinesi. Su questo fronte com’è la situazione? “Oltremodo sospetta. Se consideriamo che su oltre 1’400 cittadini ucraini titolari di Permesso S potenzialmente in età lavorativa presenti in Ticino sono solo poco più di 70 quelli ufficialmente attivi professionalmente, ecco che sorge qualche perplessità. Anche questo è stato segnalato alla Consigliera federale.” – afferma il Consigliere di Stato.
“D’altro canto – prosegue Norman Gobbi – diversi cittadini ucraini presenti in Ticino non si registrano per non essere “controllati” dalle autorità o per evitare di essere assegnati ad un altro Cantone, ma così facendo i loro bambini non vengono scolarizzati, non essendo correttamente annunciati. Allo stesso modo alcune persone che hanno chiesto il Permesso S dopo qualche tempo diventano irrintracciabili, talvolta perché rientrati in patria o trasferitisi altrove, il che pone alcune domande sulla reale necessità – per queste persone – dello statuto di protezione.”
La domanda ora sorge spontanea: quale misure avete adottato e cosa hanno risposto da Berna? “La Consigliera federale ha espresso gratitudine per ogni segnalazione che abbiamo fatto e che faremo, impegnandosi a revocare il Permesso S in caso di abusi, adottando inoltre diverse misure per ridurre i rischi. Noi dal canto nostro stiamo per introdurre un sistema di controllo per il quale ogni mese il titolare di Permesso S deve presentarsi presso le autorità per attestare la sua presenza sul territorio. Nel caso in cui qualcuno non si renda più reperibile in maniera definitiva – conclude Norman Gobbi –  non avrà più diritto agli aiuti economici.”

«Fate attenzione al terreno»

«Fate attenzione al terreno»

In un mese e mezzo sulle montagne ticinesi sono morte cinque persone – Per gli esperti vale sempre la responsabilità individuale Massimo Bognuda (guida alpina): «Il cambiamento climatico? Fattore minimo» – Arturo Rothen (SAV): «Troppa pubblicità all’escursionismo è nociva»

«Difficile trovare una spiegazione. Quello che è certo è che, negli ultimi due casi, le persone erano preparate, equipaggiate e con esperienza. Anche perché a quelle quote l’escursionista alle prime armi non ci arriva di sicuro. Il cambiamento climatico? Direi che occorre prestare attenzione, piuttosto, alla conformazione del terreno, a trovare la traccia giusta…». Massimo Bognuda è una guida alpina provetta e membro della Commissione del progetto di prevenzione «Montagne sicure» promosso dal 2018 dal Dipartimento delle istituzioni. Martedì sera vi è stato l’ennesimo infortunio con esito letale nelle valli ticinesi, per la precisione a Cevio, nella zona del Pizzo Cristallina, ad oltre 2.800 metri di altitudine. È purtroppo già il quinto decesso in un solo mese e mezzo: Frasco (7 giugno), Cresciano (18 giugno), Blenio (9 luglio) e Verzasca (17 luglio). Le statistiche ci ricordano che, negli ultimi anni, hanno perso la vita 4 persone nel 2021, 5 nel 2020, 7 nel 2019, addirittura 11 nel 2018, 4 nel 2017, una nel 2016 e 9 nel 2015.

Quella pioggia primaverile
Dietro il numero nudo e crudo vi sono le cause, che solo l’inchiesta di polizia può stabilire con certezza. Disattenzione, stanchezza, malore. «In montagna ci vuole prudenza. Questo è il messaggio che deve passare forte e chiaro. In Ticino, come in ogni attività, si trova ogni tipologia di escursionista anche sui nostri sentieri. Prima di partire occorre sincerarsi della meteo e del proprio stato di salute, scegliere un itinerario che va bene per le proprie capacità, avere l’attrezzatura adatta, essere equipaggiati», afferma Massimo Bognuda. La tragedia della Marmolada ha portato nuovamente sotto i riflettori il tema del riscaldamento globale, del deterioramento ambientale e dell’anomala situazione climatica. Le temperature si alzano. I ghiacciai sono fragili. Alle nostre latitudini come siamo messi? «Nella regione dei ghiacciai, quindi penso al Basodino, al Tencia e all’Adula, si notano dei cambiamenti. Ovviamente certe salite, con la neve e con il ghiaccio, sono più facili da affrontare. Se mancano l’accesso è difficoltoso. Ma più che altro, a sud delle Alpi, va prestata attenzione alla conformazione del terreno. I forti temporali primaverili hanno di sicuro avuto delle conseguenze. A ciò si sono aggiunti delle frane e degli scoscendimenti in alcuni punti, che non vanno sottovalutati», puntualizza il nostro interlocutore, coordinatore di Guide Alpine Ticino. Passo sicuro e massima concentrazione su dove si mettono i piedi, insomma. Le cadute sono le cause più frequenti degli infortuni in montagna. Ognuno deve procedere al proprio ritmo, soprattutto per non stancarsi, e non uscire dai sentieri.

Sempre più persone in quota
«La fatalità può sempre capitare: un malore, la stanchezza, un attimo di disattenzione possono tramutarsi in tragedia. E con l’aumento esponenziale di escursionisti sulle nostre montagne al quale stiamo assistendo da qualche anno a questa parte cresce, oserei dire inevitabilmente, anche il numero di incidenti». Giorgio Matasci, presidente della Federazione alpinistica ticinese e della Società escursionistica verzaschese, lo constata pressoché quotidianamente percorrendo i sentieri d’alta quota: le vette ticinesi non sono più una meta per pochi, bensì luoghi molto frequentati sia dai turisti sia dai residenti. La prevenzione, secondo Matasci, è diventata dunque più che mai importante. «Collaboriamo con il Cantone nell’ambito della campagna “Montagne sicure”, però poi sta al singolo seguire regole e consigli per evitare problemi durante un’escursione.
Le società alpinistiche, inoltre, organizzano delle gite con personale esperto e promuovono corsi di formazione. Ma poi, ribadisco, è una questione di responsabilità individuale». Detto in altri termini, un’escursione non va mai improvvisata, ma sempre preparata a puntino studiando il percorso, le condizioni meteo e, soprattutto, non sopravvalutando le proprie capacità fisiche. Sono le regole minime per evitare brutte sorprese che in montagna sono sempre dietro l’angolo. E che possono trasformare in tragedia una giornata di attività all’aria aperta.

«Oggi è un bene di consumo»
Sulle responsabilità individuali insiste anche Arturo Rothen, presidente della Società alpinistica valmaggese (SAV), per il quale il problema principale consiste però nel cambiamento culturale ed economico al quale si sta assistendo negli ultimi anni. «La montagna è diventata un bene di consumo. Escursionismo e arrampicata vengono sempre più pubblicizzati alla stregua di tanti altri prodotti. E questo è un grande errore». Certo, rileva Rothen, le cause degli incidenti possono essere molteplici, ma alla base di tutto c’è il comportamento dell’escursionista. «Chi pianifica un’escursione, specialmente ad alta quota, non lo deve fare sulla base della pubblicità che viene diffusa a più livelli, bensì tenendo contro della propria preparazione atletica e delle proprie capacità tecniche».
Alla stregua di Matasci, il presidente della SAV Rothen sottolinea l’importanza della campagna di prevenzione e sensibilizzazione «Montagne sicure» promossa dal Dipartimento delle istituzioni. «È decisamente un’ottima iniziativa, ma ci sarà sempre chi affronta i sentieri delle nostre montagne senza seguire le basilari regole di sicurezza mettendo a repentaglio la propria incolumità».

Sensibilizzazione e prevenzione
Il Cantone in prima fila

«Montagne sicure», campagna lanciata nel 2018 dal Dipartimento delle istituzioni, ha fra gli obiettivi principali «la sensibilizzazione e il sostegno a progetti legati alla sicurezza ad alta quota in tutte le stagioni dell’anno e all’indirizzo di tutti i suoi frequentatori». I dettagli su www4.ti.ch/di/montagnesicure.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 21 luglio 2022 del Corriere del Ticino

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La prevenzione su quattro stagioni
Da alcuni anni a questa parte in Ticino vengono condotte campagne di prevenzione per ‘Montagne sicure’. Gli obiettivi principali – come ci spiega il responsabile Sacha Gobbi – sono «la sensibilizzazione e il sostegno a progetti legati alla sicurezza ad alta quota in tutte le stagioni dell’anno e all’indirizzo di tutti i suoi frequentatori». Informazioni dettagliate (sono facilmente scaricabili gli opuscoli ricchi di consigli) si trovano sul sito ti.ch/montagnesicure: «È in funzione la collaborazione con gli enti interessati e attivi nel settore, allo scopo di espandere il più possibile le nozioni fondamentali di sicurezza nel particolare ambito della montagna». Gobbi ricorda che i dépliant, stampati quest’anno in circa 5-6mila esemplari, vengono distribuiti tramite le associazioni del settore, nelle capanne alpine, nei negozi specializzati e in altri punti frequentati da chi pratica escursionismo per diletto. «Aggiorniamo costantemente le nostre indicazioni. Quest’anno, ad esempio, abbiamo dato spazio pure a chi pratica la mountain bike, anche quella elettrica. Lo scopo è quello di evitare conflitti con chi si sposta a piedi (questi ultimi hanno la precedenza). Abbiamo pure svolto un sondaggio, dal quale emergono diversi dati interessanti. Fra questi, il fatto che talvolta chi sale in quota stenta a capire quali possano essere, e di quale gravità, le conseguenze di comportamenti sbagliati». Non mancano neppure le attività sul terreno per spiegare come muoversi in sicurezza e quali siano i comportamenti corretti.
Per concludere, un consiglio agli escursionisti che in queste settimane di canicola si cimentano sui sentieri ticinesi? «Oltre a quelli che valgono normalmente, aggiungerei di non dimenticare di portare con sé dell’acqua da bere: infatti alcuni riali in alta montagna attualmente potrebbero essere in secca e quindi non è garantita la possibilità di dissetarsi alle fonti naturali».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 19 luglio 2022 de La Regione

Gobbi a Mendrisio per il Primo agosto

Gobbi a Mendrisio per il Primo agosto

Terrà un’orazione ai festeggiamenti per il Natale della Patria

Anche quest’anno la Città di Mendrisio, assieme alla Società Benefica Risotto Urano, invita la popolazione a riunirsi il primo agosto per celebrare la Festa nazionale svizzera. Si tratta, in effetti, di un momento rievocativo che permette alle persone di radunarsi e riscoprire la solidarietà e la vicinanza che le caratterizza. Ospite della manifestazione sarà il consigliere di Stato Norman Gobbi, che alle 20.45 terrà un’orazione commemorativa. I festeggiamenti inizieranno alle 19 con una cena alla griglia, che sarà seguita a partire dalle 21 dal concerto della Civica Filarmonica di Mendrisio. La serata si concluderà con musica e ballo accompagnati dalla Saverio Masolini Band. Da segnare in agenda anche le date del 30 e 31 luglio, perché il divertimento non mancherà pure in queste due occasioni: il 30 luglio, a partire dalle 20, si potrà assistere a un DJ set con Maxi B e godere di una ricca buvette e panini caldi, mentre la sera successiva si terrà la Country Night, dove si avrà l’occasione di passare una serata in compagnia degli Acusticom e della Country Street Dancers mangiando polletto e patatine country a partire dalle 19.

Presentazione della professione di Agente di custodia

Presentazione della professione di Agente di custodia

Una professione di cura, custodia e controllo.

Serata di presentazione per conoscere la professione e il percorso formativo e professionale di Agente di custodia APF, per il concorso che scade il 31 agosto 2022.
L’Agente di custodia è una professione stimolante, interessante e variata, che offre diverse possibilità di impiego e differenti specializzazioni.
Il Direttore delle strutture carcerarie, dopo il saluto del Responsabile della Città dei Mestieri, illustrerà nel dettaglio gli aspetti salienti della professione di Agente di custodia.

Mercoledì 20 luglio 2022 dalle ore 20.00 alle 21.30 circa
Centro di istruzione della Protezione civile, Rivera
oppure in streaming* al link www.ti.ch/multimedia

Iscrizioni e info www.cittadeimestieri.ch/lagenda

Informazioni sul concorso e candidature www.ti.ch/concorsi

 

Turista in uniforme

Turista in uniforme

Resoconto di due emozionanti visite al centro di allarme CECAL di Bellinzona e al carcere La Stampa di Lugano.

 di Bruno Coda

Da sempre amo le divise: polizia, pompieri, piloti d’aerei, guardie di dogana, agenti di sicurezza, medici e… dottoresse.
Il caso ha voluto che mia sorella Claudia, giudice nelle competizioni di nuoto, ne parlasse un giorno con Andrea Martinella, vice al centro d’allarme CECAL di Bellinzona e anch’egli giudice di nuoto, il quale è subito corso dal Comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi, per chiedergli il permesso di visitare il centro in cui lavora. Ipso facto, mi hanno convocato. I miei genitori erano un po’ preoccupati, pensavano che volessero interrogarmi o anche peggio perché, lo ammetto, di marachelle ne faccio parecchie. Mio papà ha preso una cardio-aspirina e il 17 marzo mi ha accompagnato con Claudia nella mia visita.
Subito dopo l’uscita di Bellinzona sud, l’agente Mattia Da Dalt ha fermato la nostra auto ed è venuto a controllare di persona che fossi presente. Poi con la sua moto ci ha scortati fino alla struttura. Mio papà sudava freddo, pensava davvero di non rivedermi più. Arrivati al centro siamo stati accolti da Cocchi, Martinella, Gianluigi Da Dalt e da tanti altri agenti. Che emozione!
Il centro è spettacolare. C’è una grande sala con enormi schermi sui quali polizia e corpo delle guardie di confine hanno tutto sotto controllo. Anzi, hanno detto che mi terranno d’occhio quando passerò ancora il confine, ma non so perché, in fondo sono un bravo ragazzo… Finito il giro, ci hanno offerto da bere e io ne ho approfittato per scattare alcune foto.
Sempre scortati dalla moto di Mattia, ci siamo spostati a Camorino per una visita al centro della polizia stradale. Appena entrati ho visto subito molte moto e vetture speciali. Ad un tratto, quel poliziotto della scorta che sembrava tanto gentile mi dice: “Bruno, ora però per te è finita!” e, detto fatto, mi ha sbattuto in una cella. Beh, ho capito subito che si trattava di uno scherzo, ma mio papà è svenuto ed ha avuto bisogno dei sali per rinvenire. Povero papà, così anziano e ancora così ingenuo!
Questa giornata è stata così memorabile che ho deciso di scrivere all’onorevole Norman Gobbi, che è a capo di tutti questi servizi. Sono rimasto di stucco quando Norman (sì, Norman, siamo diventati amiconi) mi ha invitato a visitare il carcere La Stampa a Lugano. Anche in questo caso mio papà ha avuto bisogno di soccorso e ricordo bene le parole che ha proferito a mia mamma: “Renata, questa è la volta buona, Bruno lo mettono in gabbia!”
Mia zia Silvia Beyer (eh, sì, mia mamma dice di essere brasiliana, ma è tedesca) appena l’ha saputo è saltata sul primo aereo pur di essere presente. Per una maggiore sicurezza, ho chiesto a mio fratello Mauro di accompagnarmi. In fondo, lui è un gigante che non ha paura di nessuno (tranne della mamma e della sua fidanzata).
Il 2 maggio, alle nove di mattina, ci siamo presentati davanti all’imponente muro del carcere. Subito la porta a sbarre si è aperta e ad attenderci abbiamo trovato il capo sorvegliante, Loris Rigolli. Appena ho visto la divisa ho avuto molto piacere, un po’ meno mio padre, ma sorvoliamo. Una volta entrati, ci ha accompagnati in una grande sala e ci ha chiesto di aspettare. Dopo poco chi vedo arrivare? Norman Gobbi in carne ed ossa! Nessuno ci credeva, è stato di una gentilezza incredibile ed è rimasto con noi per ben due ore e per tutta la durata della visita.
La struttura è davvero impressionante, con imponenti misure di sicurezza fatte di infinite porte e sbarre e videocamere di sorveglianza. L’organizzazione è perfetta, le celle sono ben tenute e dotate di televisione, l’area di ricreazione è molto ampia, e poi ci sono i laboratori di lavoro, le strutture accessorie e molto altro ancora. Forse perché influenzato dai film, pensavo di imbattermi in un ambiente teso e squallido, controllato da persone con i fucili sotto il braccio. Al contrario, ho percepito un clima persino amichevole, a dimostrazione del fatto che in Svizzera il nostro sistema sociale funziona bene.
Nel laboratorio di recente allestimento, dotato di macchinari per la stampa di tessuti e per incisioni laser, ho ricevuto tre regali molto belli: una camicetta con il mio nome e anno di nascita; una penna di legno, anch’essa con il mio nome e racchiusa in una custodia di legno a chiusura magnetica; una tavoletta di rara fattura e incisa con il laser, raffigurante il mio cantante preferito, Freddy Mercury (una volta ogni due mesi riguardo il film sulla sua vita).
Alla fine di questo giro, ho scattato altre foto che porterò nel cuore e che appenderò in stanza assieme a quelle della mia visita al CECAL. Per chiudere in bellezza, sono arrivati altri regali da parte del direttore, Stefano Laffranchini, di Loris Rigolli e di Norman Gobbi: grazie, ragazzi, vi tengo stretti nel cuore.
Confesso che, quando ce ne siamo andati, mio fratello Mauro ha pronunciato una frase un po’ inopportuna all’indirizzo di Loris: “Ciao, spero di non rivederti mai più!”

Articolo pubblicato nella rivista “Semi di bene” della Fondazione Otaf

Revisione della legge sulla polizia: “Passo decisivo per la sicurezza”

Revisione della legge sulla polizia: “Passo decisivo per la sicurezza”

Norman Gobbi commenta il nuovo testo legislativo posto in consultazione sino al 30 settembre

A supporto dell’attività di polizia ci sarà presto una nuova legge, voluta per assicurare la tutela dei cittadini e delle cittadine e per offrire una migliore operatività nel contrasto al crimine, adattandosi ai cambiamenti in ambito sociale, tecnologico e tecnico. È questo lo scopo dichiarato dalla revisione totale della Legge e del Regolamento sulla Polizia. Un testo legislativo che è stato ora mandato in consultazione a tutti gli interessati, che avranno tempo sino al 30 settembre per rispondere e fare le loro osservazioni. “La revisione totale della legge era necessaria – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Basti pensare che l’attuale legge risale al 1989 ed è quindi stata pensata quando parecchi fenomeni erano ancora sconosciuti, così come l’era di internet era ancora agli albori. Ci sono state nel corso degli anni molte modifiche del testo originale, proprio per adattare la legge all’evoluzione della situazione. Non si potevano però più mettere pezze e rattoppi. Occorreva una revisione totale, per dare omogeneità al testo legislativo. È ciò che abbiamo fatto, dopo un iter che ha ripreso i contenuti di gruppi di lavoro che hanno operato negli ultimi10 anni. Oggi possiamo dire di proporre una legge al passo con i tempi e questo anche a beneficio di tutte le cittadine e di tutti i cittadini”.

Questa revisione totale della legge sulla polizia arriva in un momento in cui ferve il dibattito sulla polizia unica. “La revisione totale della Legge sulla Polizia non va in contrasto con quanto si sta discutendo a livello parlamentare e nemmeno con il lavoro del gruppo “Polizia ticinese” che sta definendo competenze e compiti dei futuri corpi della cantonale e delle comunali. La nuova revisione è stata impostata per contenere unicamente i fondamenti indispensabili. Per cui anche i cambiamenti che dovessero intervenire rientrano nel testo legislativo così come impostato”, specifica il Direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Il disegno di legge conta 81 articoli e il regolamento è composto di 72 articoli. “Nel nuovo testo si precisano i cambiamenti voluti in questi ultimi anni dal Consiglio di Stato e dal Gran Consiglio. Un esempio: nell’azione di contrasto alla violenza domestica questa revisione attribuisce all’ufficiale di polizia la facoltà di allontanare l’autore o l’autrice dall’abitazione per 30 giorni, contro i 10 giorni oggi codificati. La revisione tiene conto anche della decisione del 2021 del Tribunale federale circa le inchieste mascherate e la custodia di polizia. Sentenze che avevano dato ragione al Governo e al parlamento. Una revisione, ripeto, necessaria e utile per consolidare l’attività della polizia nei prossimi decenni. Un passo in avanti per la sicurezza del nostro Cantone, dei cittadini e delle aziende”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Giornata sulla sicurezza alla Capanna Piansecco

Giornata sulla sicurezza alla Capanna Piansecco

La Sezione Bellinzona e Valli del Club Alpino Svizzero (CAS), in collaborazione con il progetto “Montagne sicure” del Dipartimento delle istituzioni propone una giornata di informazione sulla sicurezza.
L’evento si terrà domani, sabato 16 luglio 2022, alla Capanna Piansecco in Val Bedretto (10.00-15.00) ed è rivolto a tutte le persone che si recano in montagna, in particolare a coloro la frequentano soltanto occasionalmente per escursioni o attività sportive.
È prevista la presenza di monitori qualificati pronti a suggerire utili consigli su temi prioritari (meteo, grado di difficoltà dei sentieri, segnaletica, comportamento in caso di allarme, applicazioni a supporto, …) e a rispondere ad eventuali domande.
La partecipazione è gratuita e senza iscrizione. 
Per maggiori informazioni, chiamare direttamente in capanna: +41 (0)91 869 12 14

www.capanneti.ch/it/capanne/piansecco

www.montagnesicure.ch