Quando la lobby dei garantisti fa il gioco della criminalità

Quando la lobby dei garantisti fa il gioco della criminalità

Le Camere federali nella sessione estiva hanno bocciato definitivamente una proposta fatta propria dal Consiglio federale che dava seguito alle richieste dei Cantoni, dei Ministeri pubblici cantonali e del Ministero pubblico della Confederazione. Parlo della modifica dell’articolo 147 del Codice di procedura penale che voleva limitare la partecipazione di tutte le parti durante la fase istruttoria, proposta nel messaggio del Consiglio federale del 28 agosto 2019 (Foglio federale 2019 55395540). Grave? Certamente sì perché era una modifica che mirava a evitare collusione e complicare le indagini degli inquirenti per un vario ordine direati. La proposta bocciata dai parlamentari federali, dopo un lungo iter legislativo, mirava a limitare il «diritto di partecipazione » nell’interesse di garantire una maggiore efficienza e celerità dei procedimenti penali. La regolamentazione proposta prevedeva che i diritti di partecipazione potessero essere limitati, se si temeva che l’imputato potesse adeguare le sue dichiarazioni a quelle dell’interrogato (in particolare se questi era un coimputato o un testimone). Nella realtà questo pericolo sussiste soprattutto finché il coimputato o il testimone non è ancora stato interrogato in merito ai fatti in questione, e quindi il rischio è quello di inquinare le prove e rallentare le indagini. Il motivo di questa richiesta dei Cantoni, fatta propria dal Consiglio federale, è figlia del potenziamento dei diritti di parte e di partecipazione all’assunzione delle prove rispetto alla precedente situazione giuridica e che costituisce una compensazione voluta dal legislatore federale al rafforzamento (anch’esso voluto) della posizione del Pubblico ministero nella procedura preliminare nel nuovo CPP. Questo equilibrio tra le parti perseguito dal legislatore va mantenuto, benché oggi non sia dato, come ebbi a scrivere alcuni mesi or sono, poiché garantisce maggiori diritti agli imputati e limita significativamente l’azione del perseguimento penale.
Una decisione poco comprensibile se pensiamo alle varierichieste che le stesse Camere federali hanno di recente formulato. Infatti, una parte del Parlamento federale (nell’arearossoverde) vedeva in particolare un rischio per le proprie manifestazioni politiche violente, ormai frequenti nella capitale federale ma non solo, poiché non facendo partecipare tutte le parti agli interrogatori, sarebbe riuscito più facile identificare gli autori e perseguirli correttamente; lo stesso effetto si esplicita sul fronte del perseguimento dei violenti a margine di manifestazioni sportive (hooliganismo). In altre aree politiche invece la lobby di taluni garantisti avrà come effetto di rallentare le procedure penali nell’ambito dei reati economico-finanziari, che già per loro natura sono molto onerosi e lunghi a livello di verifiche probatorie. Senza poi parlare dei reati di natura sessuale o contro la persona, dove la vittima potrebbe doversi confrontare con l’autore in presenza uditoria… Se da un lato è sì vero che non modificando il Codice di procedura penale si rimane allo status quo, gli effetti ipotizzati dagli addetti ai lavori sono nefasti: oltre alla già citata dilatazione della durata delle istruttorie e delle procedure, si rischia di dover aumentare le risorse a favore del perseguimento penale con un aumento dei costi a carico della collettività, senza tuttavia poter raggiungere quell’efficacia e quell’efficienza auspicata dai Cantoni e sostenuta dal Consiglio federale. La norma bocciata non era liberticida, bensì mirava ad evitare che – ad esempio – durante un’inchiesta in ambito di organizzazioni criminali tutti fossero allo stesso tavolo e quindi la posizione del «capobanda» diventasse poi la versione di tutti i partecipanti al procedimento, annullando così la capacità di acclarare i fatti penalmente perseguibili e i responsabili di tali atti. 
Questa battaglia l’ha vinta la lobby dei garantisti, creando quello che da più parti viene descritto come una «collusione istituzionalizzata», a detrimento dell’efficacia e dell’efficienza del perseguimento penale!

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 2 luglio 2022 del Corriere del Ticino

“Affinché la montagna sia sempre un piacere”

“Affinché la montagna sia sempre un piacere”

Norman Gobbi presenta la campagna di prevenzione e di sensibilizzazione dell’estate ‘22

“Montagne sicure” fa parte delle cinque campagne di prevenzione e sensibilizzazione pensate e gestite dal Dipartimento delle istituzioni per garantire più sicurezza alle e ai ticinesi e ai numerosi turisti che frequentano le nostre montagne, che trovano beneficio sui nostri laghi e fiumi o che percorrono le nostre strade. “Anche quest’anno le nostre montagne, che presentano percorsi allettanti per l’escursionista, saranno ben frequentate. Il caldo che ci ha accompagnato già durante il mese di giugno ci porta ad approfittare delle temperature più fresche che si registrano al di sopra dei mille metri. Ecco allora che le gite in montagna diventano frequenti. Un’attività che ha conosciuto una buona ripresa, anche come conseguenza della pandemia e quindi con la necessità di vacanze local invece che uscite esotiche. Fornire una capillare informazioni a tutti gli escursionisti, affinché la gita sia sempre un’esperienza di piacere, evitando il più possibile i pericoli, diventa indispensabile”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“La campagna Montagne sicure – prosegue il Direttore del Dipartimento delle istituzioni – si avvale oggi di una fitta rete di collaborazioni. Si tratta di partner legati in un modo o nell’altro alla montagna. Penso per esempio alla Sezione ticinese del Soccorso alpino svizzero, alle Sezioni del Club Alpino Svizzero (CAS) e della Federazione alpinistica ticinese (FAT); oppure ancora alle capanne Ticino e al Gruppo ricerche e constatazioni (GRC) della Polizia cantonale. Ma vi sono altre collaborazioni. Tutto questo ci permette da un lato di identificare meglio i temi su cui puntare per rendere attenti gli escursionisti e dall’altro di amplificare – tramite queste collaborazioni – i messaggi di prevenzione. Si tratta per noi di rendere il nostro lavoro più efficace e più efficiente, ottimizzando le (poche) risorse finanziarie a disposizione”.

“Affinché la montagna sia sempre un piacere”, recita lo slogan principale della campagna. “E per raggiungere questo obiettivo – sottolinea il nostro interlocutore – quest’anno, in aggiunta ai tradizionali campi di intervento, l’attenzione è stata posta sulla segnaletica dei sentieri (e i differenti gradi di difficoltà), sulla problematica dei cani da protezione delle greggi, su quella delle vacche nutrici, ed è stato affrontato il tema della MTB (e delle E-Bike) in ragione del forte sviluppo di questo settore. Accanto all’abilità richiesta, in particolare, per la conduzione di biciclette elettriche (che rendono gli itinerari “più accessibili” non senza qualche controindicazione) è stato affrontato il tema del rispetto e della convivenza quando sul sentiero si incontrano gli escursionisti. L’impegno e l’entusiasmo di che segue queste campagne di prevenzione sono una sorta di garanzia per la riuscita del progetto. Per questo tengo a ringraziare tutti coloro che si mettono a disposizione per far sì che davvero la montagna sia sempre un piacere. Con un invito finale di buona estate sui nostri monti e montagne, ma sempre con quell’attenzione e quella prudenza che la montagna richiede a tutti noi, esperti o escursionisti della domenica”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.  

La sicurezza per l’URC è a pieno regime

La sicurezza per l’URC è a pieno regime

Alla CECAL tutto è pronto per la conferenza sull’Ucraina

Manca ormai pochissimo alla Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina (URC), evento che avrà luogo a Lugano e che ha messo in moto una grande operazione per poterne garantire la sicurezza, operazione gestita dalla Centrale comune d’allarme (CECAL).

Un impegno condiviso
Il dispositivo di sicurezza è suddiviso in più stanze, definite cellule, all’interno delle quali lavorano i rappresentanti dei diversi corpi di polizia. Un grande impegno organizzativo, come ci riferisce il tenente colonnello Lorenzo Hutter. “È un compito in costante mutamento, e una delle sfide principali è coordinare le diverse forze (polizia, esercito e dogane, ndr), anche perché non si trovano tutte nello stesso posto ma sono sparse per la Svizzera.”

Lugano sotto controllo
All’interno della cellula dove viene gestita l’intelligence sembra un po’ di trovarsi sul set di un film, con sistemi di sorveglianza all’avanguardia e monitor che mostrano le parti della città sorvegliate dalle telecamere.
“Questa cellula la chiamiamo P2,” riferisce Hutter “ed è la cellula preposta alla raccolta di informazioni, sia locali che dall’esterno, che poi ci vengono trasmesse per eventualmente cambiare il nostro dispositivo. In ogni caso il servizio ordinario della polizia rimane una nostra priorità, e per garantirlo abbiamo disposto una cellula straordinaria rispetto allo standard.”

Presente anche l’esercito
A garantire la sicurezza dell’evento è presente anche l’esercito svizzero, con circa 1500 militi.
“Un compito al quale siamo già abituati.” ha dichiarato il divisionario Lucas Caduff “Tra i nostri compiti vi sono in primis la protezione dello spazio aereo, compito che svolgiamo insieme all’Italia data la vicinanza.”
“Tra gli altri obiettivi vi sono anche la protezione di luoghi e oggetti, nonché il supporto alla polizia mediante distaccamenti speciali, e garantire la sicurezza alle persone e ai mezzi durante i trasporti” ha concluso Caduff.

Da www.ticinonews.ch

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La polizia si prepara alla conferenza sull’Ucraina
Tutto pronto alla centrale comune d’allarme di Bellinzona per coordinare il lavoro delle forze dell’ordine impiegate a Lugano – Occhi puntati su manifestazioni e possibili atti di sabotaggio

Alla centrale comune d’allarme di Bellinzona è tutto pronto per monitorare e coordinare le forze dell’ordine dispiegate in occasione della conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina, prevista a Lugano lunedì e martedì. Oggi, sabato, durante un incontro con la stampa, sono stati date alcune informazioni sul dispositivo di controllo, ma senza troppo svelare in merito al numero effettivo di forze della polizia cantonale, comunale e – in parte minore – di quella federale.
La sala più importante, qui, è il centro operativo tattico, chiamato TOC, dove una ventina di persone coordinano il tutto. “L’obiettivo è avere i responsabili delle varie cellule in un luogo dove è possibile coordinare tutta l’attività – spiega Lorenzo Hutter, sostituto comandante della polizia cantonale ticinese –. Il concetto di stato maggiore è questo: avere un posto per coordinare le attività che si svolgono all’esterno”.
Si tratta di un’organizzazione alquanto particolare e per la quale la polizia cantonale ed esercito possono prendere ispirazione da eventi passati come il WEF a Davos oppure l’inaugurazione del tunnel ferroviario del Gottardo nel 2016.
La conferenza ha destato qualche malumore e si prevede quindi di monitorare anche le proteste. “Le autorizzazioni soggiacciono alle autorità comunali – spiega Renato Pizolli, portavoce della polizia cantonale –, evidentemente lo stato maggiore valuta l’impatto che possono avere sullo svolgimento delle attività e pone laddove necessario dei rimedi. Il diritto all’espressione delle proprie idee non viene assolutamente minato, ma è chiaro che tutto si deve conciliare con un un’organizzazione che è abbastanza complicata”.

Presente anche l’esercito
In questa operazione ci sono anche le forze militari, per ora sono un migliaio i militi dispiegati. Il divisionario Lucas Caduff gestisce le operazioni; ai microfoni della RSI spiega: “Le minacce riguardano eventuali disturbi, atti di sabotaggio, disturbi sul terreno ma anche via internet”.
È da ottobre che il dispositivo è stato programmato. Oggi è parzialmente operativo, da domani, quando arriverà il primo ministro e la delegazione ucraina lo sarà completamente.

Da www.rsi.ch/news

Montagne sicure estate 2022

Montagne sicure estate 2022

Comunicato stampa  

È iniziata la stagione estiva del progetto di prevenzione “Montagne sicure” promosso dal Dipartimento delle istituzioni. I temi sono stati rivisti e arricchiti con alcune priorità: la segnaletica dei sentieri, la problematica dei cani da protezione delle greggi e delle vacche nutrici, oltre ai suggerimenti per chi pratica escursioni in MTB e E-Bike. La preziosa collaborazione con i numerosi partner settoriali favorisce la diffusione capillare dei messaggi.  

In questi giorni si concluderà la distribuzione del materiale di sensibilizzazione realizzato nell’ambito del progetto di prevenzione “Montagne sicure” promosso dal Dipartimento delle istituzioni nel 2018. La campagna si rivolge soprattutto a coloro che frequentano la montagna soltanto occasionalmente e per questa ragione è importante che lo facciano in sicurezza “affinché la montagna sia sempre un piacere” come recita lo slogan principale.
Dallo scorso anno il progetto è stato riorganizzato con la creazione della Commissione Montagne sicure e delle sottocommissioni tecniche (estate e inverno) composte da esperti di montagna attivi nelle principali realtà alpine del Cantone: tra queste la Sezione ticinese del Soccorso alpino svizzero, le Sezioni del Club Alpino Svizzero (CAS) e della Federazione alpinistica ticinese (FAT), le capanne Ticino e il Gruppo ricerche e constatazioni (GRC) della Polizia cantonale.
“Oltre alla collaborazione e alle conoscenze a favore del progetto, questi e altri interlocutori – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – compongono una solida rete di riferimento e, soprattutto, facilitano la diffusione dei messaggi di prevenzione, generando un interessante effetto moltiplicatore. A tutti loro va un sentito ringraziamento per il lavoro spesso svolto su base volontaria”.    
Quest’anno, in aggiunta ai tradizionali campi di intervento, l’attenzione è stata posta sulla segnaletica dei sentieri (e i differenti gradi di difficoltà), sulla problematica dei cani da protezione delle greggi, su quella delle vacche nutrici ed è stato affrontato il tema della MTB (e delle E-Bike) in ragione del forte sviluppo di questo settore. Accanto all’abilità richiesta, in particolare, per la conduzione di biciclette elettriche (che rendono gli itinerari “più accessibili” non senza qualche controindicazione) è stato affrontato il tema del rispetto e della convivenza quando sul sentiero si incontrano degli escursionisti.
Tra le attività di sensibilizzazione con i classici supporti (cartacei, multimediali e social), si segnalano la seconda edizione del libretto “Consigli e informazioni per una montagna sicura” ottenibile scrivendo all’indirizzo di-montagnesicure@ti.ch. L’attività sarà completata da azioni sul terreno in collaborazione con i partner. Informazioni a riguardo verranno fornite puntualmente.
Non resta che augurarsi che l’impegno di molti sia premiato da un’estate tranquilla per la popolazione locale e per gli ospiti dal punto di vista degli infortuni e degli incidenti.

Concorso per l’assunzione di nuovi agenti di custodia

Concorso per l’assunzione di nuovi agenti di custodia

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni comunica che è stato pubblicato oggi il concorso per l’assunzione di agenti di custodia (femminili e maschili) presso le Strutture carcerarie cantonali. Il concorso resterà aperto fino al 31 agosto. 

Il ruolo dell’agente di custodia è cambiato profondamente rispetto all’immaginario collettivo, che aveva il focus unicamente sugli aspetti legati alla sicurezza, gestita attraverso il controllo delle barriere fisiche.
Per far conoscere meglio la professione nella sua particolarità, agli interessati ma non solo è prevista una presentazione, organizzata in collaborazione con la Città dei mestieri.
Negli ultimi anni la tecnologia ha permesso di sviluppare sofisticati meccanismi e procedure all’interno delle Strutture carcerarie, per la cui gestione anche l’agente di custodia necessita di essere sempre aggiornato. Oltre a ciò, grazie ad un indispensabile lavoro in team, l’agente di custodia opera a contatto con persone detenute stabilendo con quest’ultime una relazione professionale, in particolare non discriminatoria, e le sostiene nel gestire la quotidianità. Grazie a competenze interpersonali di rilievo l’agente si fa altresì promotore di un comportamento sociale, ciò che presuppone una notevole capacità di riflessione, un elevato grado di maturità e la capacità di valutare correttamente situazioni complesse.
La formazione di base e continua offerte sia a livello cantonale che federale in tale ambito garantiscono le necessarie competenze e l’aggiornamento fondamentale per svolgere al meglio una professione di estrema responsabilità e allo stesso tempo arricchente.  
La serata di presentazione della professione e del percorso formativo e professionale avrà luogo il 20 luglio 2022 dalle 20.00 presso il Centro di istruzione della Protezione Civile a Rivera.
L’evento potrà essere seguito anche in streaming all’indirizzo www.ti.ch/multimedia o successivamente sul canale YouTube Repubblica e Cantone Ticino.
Maggiori informazioni ed iscrizioni all’indirizzo www.cittadeimestieri.ch Per le informazioni relative al concorso e per partecipare consultare il sito www.ti.ch/concorsi.

Occhi sulla strada e zero distrazioni per viaggiare in tutta sicurezza

Occhi sulla strada e zero distrazioni per viaggiare in tutta sicurezza

Comunicato stampa

La distrazione alla guida è una delle principali cause di incidente sulle nostre strade. Sempre più spesso infatti, l’attenzione di chi guida è rivolta altrove e questo determina un significativo aumento del rischio di incorrere in un incidente. L’uso del telefonino (ma non solo) mentre si è al volante, può causare un importante rallentamento delle reazioni, che in caso di imprevisti o di situazioni improvvise che si verificano sulla carreggiata possono portare a conseguenze anche gravi. Il progetto di prevenzione Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale tornano quindi nuovamente a sensibilizzare i conducenti sui pericoli derivanti da un atteggiamento distratto alla guida e annuncia che verranno effettuati puntuali controlli, segnatamente sull’utilizzo non corretto del cellulare alla guida.  

In Svizzera sono numerose le campagne di sensibilizzazione che negli anni hanno affrontato il tema della distrazione alla guida. L’attenzione si focalizza in particolare sull’utilizzo scorretto del telefono cellulare, che è fonte di disattenzione e di un conseguente aumento tangibile del rischio d’incidente. A titolo d’esempio basti pensare che per la lettura di un messaggio, che può richiedere all’incirca 7 secondi con lo sguardo lontano dalla strada, si percorrono circa 100 metri completamente al buio! In questi casi la differenza la può fare solo il conducente che si comporta in modo corretto.
Nel 2020 a livello svizzero la disattenzione e la distrazione sono state la causa degli incidenti gravi più spesso registrati dalla polizia. Infatti il 28% dei ferimenti gravi sono imputabili a vittime di incidenti dovuti alla distrazione di un altro utente della strada.
Per quanto riguarda le statistiche relative al Canton Ticino, nel 2021 si sono registrati un totale di 3’656 incidenti della circolazione stradale, nel 2019 3’714 e nel 2018 3’752. Di questi, circa un incidente su dieci ha quale causa principale la disattenzione e la distrazione.
Per questo motivo il progetto Strade sicure e la Polizia cantonale proseguono l’attività di prevenzione e annunciano che verranno effettuati puntuali controlli, con particolare attenzione dedicata all’uso non corretto del cellulare alla guida.
Essere alla guida richiede concentrazione: occhi sulla strada e zero distrazioni per viaggiare in tutta sicurezza.

Maggiori informazioni consultando il sito internet di Strade sicure:  
https://www4.ti.ch/di/strade-sicure/mobilita-motorizzata/quattro-ruote/distratti-mai/

«C’è chi dice che la conferenza sull’Ucraina sia un regalo avvelenato»

«C’è chi dice che la conferenza sull’Ucraina sia un regalo avvelenato»

A Lugano la prossima settimana si farà, per la prima volta, politica a livello mondiale, ma in vista dell’evento si sentono soprattutto le critiche alla conferenza sull’Ucraina.
Il consigliere di Stato Norman Gobbi mostra comprensione, ma non sa ancora quali saranno i partecipanti.

Signor Gobbi, nella nostra ultima conversazione ha detto che il vertice sull’Ucraina sarebbe stato una sfida perché non si era mai tenuto un evento politico così importante a Lugano. Qual è la più grande da affrontare?
Per la popolazione della città, la mobilità sarà una sfida. Il blocco del traffico sul Lungolago è previsto per motivi di sicurezza, e già oggi la situazione del traffico a Lugano – come in tutte le città – è complicata. Per il Cantone, la questione della sicurezza è ovviamente centrale. La grande sfida è che non abbiamo ancora ricevuto l’elenco definitivo dei partecipanti alla conferenza. Si tratta di una variabile che influenza l’intero sistema di sicurezza.

Quando riceverete l’elenco dei partecipanti?
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) dovrebbe compilarlo nei prossimi giorni.

Questo significa che non sapete ancora se il presidente ucraino Volodymyr Zelensky verrà?
No, non lo so ancora.

La conferenza è un regalo al Ticino da parte del consigliere federale Ignazio Cassis?
La Svizzera ha sempre fatto regali a Ginevra. Vi ricordo i milioni che la Confederazione versa ogni anno al Canton Ginevra per la sua importanza come città internazionale.

Ma quindi non è in disaccordo sull’affermazione che la conferenza è un regalo?
Alcuni in Ticino dicono che è un dono avvelenato. Dicono che ci sono molte sfide e che una parte della città sarà bloccata. Io, invece, dico che è anche un’opportunità per dimostrare che il Canton Ticino è in grado di organizzare e ospitare una conferenza internazionale di questo tipo.

Il municipale di Lugano Filippo Lombardi si aspetta poco di concreto dalla conferenza, ritenendo che abbia più che altro un valore simbolico. Lei è più ottimista?
Non sono un esperto di politica estera, sono responsabile della sicurezza. Per me è fondamentale che tutto vada come previsto. La dimensione politica è di competenza del Consiglio federale e del Dipartimento degli affari esteri. Ma naturalmente la guerra è ancora in corso e le esigenze dell’Ucraina riguardano più la fornitura di armi che la ricostruzione.

Nella stessa intervista, Lombardi ha affermato che i ticinesi sono più interessati alle restrizioni nella vita quotidiana che alla politica mondiale. Cosa dovranno affrontare oltre ai blocchi stradali?
Faccio sempre il paragone con Davos. Davos è chiusa ogni anno per il World Economic Forum, e non piace né alla popolazione né ai turisti. Sarà così anche a Lugano: la gente non viene in città perché vi si tengono i congressi, ma perché Lugano è un bel posto.

Il leader dell’UDC Marco Chiesa ha dichiarato in un’intervista di non vedere l’utilità di tenere la conferenza. I ticinesi sono contenti?
Come ho detto, è un’opportunità. Non vogliamo arrivare al punto in cui è arrivata Ginevra l’anno scorso, quando il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e quello russo Vladimir Putin si sono incontrati. A quel tempo, alcuni residenti non potevano nemmeno aprire le tende, intere strade erano chiuse. Non avremo nulla del genere. Forse alcuni datori di lavoro consiglieranno il telelavoro per problemi di mobilità, ma staremo a vedere.

Il sindaco di Lugano, Michele Foletti, ritiene che la soluzione preferita sarebbe che i capi di Stato e di governo arrivassero solo martedì, in modo da non avere problemi di alloggio. È questo il piano?
Gli arrivi saranno fatti gradualmente: alcuni arriveranno domenica, altri lunedì mattina.

Come spiega il fatto che ci siano così tante critiche ancor prima della conferenza?
Spero solo che a posteriori prevalga un atteggiamento positivo. Ci sono anche effetti positivi, come la grande visibilità a livello mondiale. La conferenza si terrà sul Lago di Lugano, uno degli angoli più belli della città, e le persone di tutto il mondo vedranno queste immagini. Spero che questo abbia anche un’utilità turistica, simile a quella del Tour de Suisse.

Ci si deve aspettare anche delle dimostrazioni?
Per quanto ne so, sono state presentate un paio di domande per piccole dimostrazioni. Ma non so se sono state approvate.

Il Ticino, ma anche Lugano, è una sede importante per l’industria delle materie prime. Anche le aziende russe vi sono attive. La conferenza comporterà problemi con i russi?
Non credo. È interessante notare che dall’inizio della guerra non abbiamo assistito a tensioni tra russi e ucraini in Ticino, sebbene entrambi i gruppi di popolazione siano ben rappresentati. Già prima della guerra in Ticino vivevano 1.200 russi e 800 ucraini, soprattutto nel sud del Cantone, tra Lugano e Chiasso. Tuttavia, non ci sono mai stati problemi.

https://www.bluewin.ch/it/attualita/regionali/in-ticino-ce-chi-dice-che-e-un-regalo-avvelenato-1280389.html

Da Blue News

Giornata di formazione finisce in tragedia

Giornata di formazione finisce in tragedia

Precipita veicolo militare usato dall’Associazione truppe motorizzate. Muoiono due ticinesi

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‘Dolore e costernazione per i camerati’
Il comitato e l’associazione hanno comunicato la vicinanza alle famiglie dei due uomini e a tutti i camerati. Al cordoglio si unisce anche il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni, Dipartimento da cui dipende anche la Sezione cantonale del militare. «Come ex ufficiale auto sono associato all’Associazione ticinese truppe motorizzate e sono costernato da un lato e triste dall’altro per la perdita di due camerati, alle cui famiglie sono, in questo doloroso momento, vicino – dichiara Gobbi, interpellato da ‘laRegione’ –. Un pensiero va anche ai camerati e alle camerate che hanno partecipato al corso di sabato e che erano presenti sul luogo di questa tragedia». Il capo del Dipartimento istituzioni ricorda poi che «l’autorità cantonale riconosce le attività fuori servizio con contributi minimi alle associazioni militari in base al loro programma, il grosso del sostegno arriva però dalla Confederazione che mette a disposizione mezzi e infrastrutture». L’Associazione ticinese truppe motorizzate collabora, fra l’altro, con manifestazioni come il Military Cross e la Corsa di orientamento notturna.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 giugno 2022 de La Regione

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Camion militare nel dirupo

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Il cordoglio di Norman Gobbi
«Sono costernato per l’accaduto ed esprimo la mia vicinanza ai familiari e ai colleghi dei due camerati che hanno perso la vita», è il cordoglio espresso da Norman Gobbi – direttore del Dipartimento delle istituzioni e colonnello delle truppe di trasporto, a sua volta associato all’ATTM – da noi raggiunto telefonicamente.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 giugno 2022 del Corriere del Ticino

Autorità di protezione, una riforma storica

Autorità di protezione, una riforma storica

Le Autorità regionali di protezione – già Delegazioni tutorie comunali e Commissioni tutorie regionali, nel gergo comune meglio conosciute semplicemente come «tutorie» – saranno a tutti gli effetti una nuova Autorità giudiziaria indipendente e autonoma, inserita nell’ordinamento giudiziario cantonale. Questa la direzione che il Parlamento ha approvato praticamente all’unanimità, a soli sei mesi dalla presentazione del relativo messaggio governativo e trovando l’adesione delle principali forze politiche, condividendo il principio cardine della riforma delle Autorità di protezione presentata dal Consiglio di Stato su proposta del Dipartimento delle istituzioni che dirigo. Un passaggio storico per il Canton Ticino, visto che il funzionamento delle Autorità in materia di protezione dei minori e degli adulti è di competenza dei Comuni dal 1803, sancito nella Costituzione cantonale.
Le Autorità di protezione sono l’autorità più incisiva del nostro ordinamento, con un intervento importante sui diritti fondamentali delle persone, toccando la libertà personale, l’autonomia privata e la vita familiare. La sfera di competenza di queste autorità è ampia e può interessare tutta la vita di una persona, dalla nascita sino alla sua morte. L’ottica della riforma è quella di cogliere l’evoluzione naturale delle Autorità di protezione verso il modello giudiziario, già ipotizzato in passato a livello federale e cantonale, accrescendone l’indipendenza, l’autorevolezza e il riconoscimento, anche nei riguardi degli Stati esteri. Una riforma tesa a rafforzare l’organizzazione delle Autorità di protezione e a uniformare l’attività su scala cantonale, ai fini di migliorare la risposta dello Stato in questo ambito delicato della nostra società a tutela delle fasce più fragili della popolazione, tra cui anziani e giovani in situazioni di difficoltà.
La riforma promossa dal Dipartimento delle istituzioni e coordinata dalla Divisione della giustizia è frutto di un percorso costruttivo e partecipato, che ha visto il coinvolgimento di molteplici attori, istituzionali e della società civile, a cui va un sentito ringraziamento per l’apporto fornito e che assicureranno a questo rilevante quanto laborioso progetto, per il quale tengo a ringraziare anche la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti nonché i suoi collaboratori Cristoforo Piattini e Ljence Milani, per il lavoro sin qui svolto. Un riconoscimento da estendere a chi assicura l’attività delle attuali Autorità regionali di protezione con responsabilità e impegno e in particolare ai Comuni, competenti per il funzionamento delle stesse.
La modifica della Costituzione cantonale approvata dal Parlamento volta all’istituzione della nuova Autorità giudiziaria specializzata nel diritto di protezione, le future Preture di protezione, sarà quindi sottoposta nell’autunno prossimo in votazione popolare. Un esercizio democratico necessario in termini formali che personalmente reputo oltremodo positivo e salutare per la nostra società in quanto metterà in primo piano la Giustizia del nostro Cantone coinvolgendo attivamente la cittadinanza, consentendo la legittimazione di questa nuova Autorità giudiziaria in caso di approvazione della riforma da parte delle cittadine e dei cittadini ticinesi.

Opinione pubblicata nell’edizione di giovedì 23 giugno 2022 del Corriere del Ticino

Verso l’unione a due in alta valle

Verso l’unione a due in alta valle

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza aggregativa dei Comuni di Prato e Quinto C’è soddisfazione in quanto «il progetto risponde agli orientamenti cantonali in tema di fusioni»

Primo deciso passo verso la fusione fra Prato Leventina e Quinto. Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza formulata dai due Municipi a fine maggio istituendo la Commissione di studio incaricata di elaborare il progetto aggregativo. Parallelamente viene a cadere la procedura aggregativa tra Airolo e Quinto avviata il 14 ottobre 2009. Il Governo «valuta positivamente l’iniziativa dei Comuni di Prato Leventina e Quinto, che si inserisce in modo coerente nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (Pca), approvato nel dicembre 2018 dal Consiglio di Stato e attualmente al vaglio del Gran Consiglio. Il Pca è infatti impostato quale strumento a favore delle iniziative promosse dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione comunale e dei servizi alla cittadinanza, in linea quindi con l’ipotesi aggregativa presentata dai due Comuni leventinesi. Che, già molto uniti da legami territoriali e amministrativi, appartengono al medesimo comprensorio definito nello scenario ‘Alta Leventina’ del Pca. Il progetto risponde pertanto pienamente agli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni».

L’aiuto dei consulenti esterni
La Commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta dal sindaco Davide Gendotti, dal presidente della Commissione della gestione Enzo Celio e dalla segretaria comunale Maria Rita Fransioli per Prato nonché dal sindaco Aris Tenconi, dal presidente della Gestione Curzio Guscetti e dal segretario comunale Nicola Petrini per Quinto. Il consesso «potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali», specifica il Governo in un comunicato.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 giugno 2022 del Corriere del Ticino

(immagine: www.tiquinto.ch)