Primo parto in una cella della Farera «Il piccolo aveva fretta di nascere»

Primo parto in una cella della Farera «Il piccolo aveva fretta di nascere»

La donna, una detenuta in attesa di giudizio, ha avvertito forti contrazioni e non c’è stato il tempo di trasferirla in ospedale.
Il direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini: «È avvenuto tutto molto velocemente, una grande emozione anche per gli agenti»

«Una cosa simile, qui dentro, non era mai successa». È ancora emozionato, il direttore delle strutture carcerarie ticinesi Stefano Laffranchini quando ripensa a quanto avvenuto una manciata di giorni fa. Come anticipato dalla RSI, nel carcere giudiziario della Farera, una prevenuta straniera ossia una detenuta in attesa di giudizio per furto – ha dato alla luce un bambino. «La donna – racconta il direttore – si trova in carcere da poco più di un mese. Il termine del parto sarebbe stato tra due settimane. Invece, improvvisamente, giovedì scorso ha avvertito le contrazioni, molto ravvicinate. Sono intervenuti immediatamente il servizio medico con gli infermieri, insieme agli agenti di custodia, e in un attimo il piccolo è nato». Tutto si è svolto in pochissimo tempo – prosegue Laffranchini – tanto che non è neppure stato possibile trasferire la futura mamma in ospedale, come si fa di solito, per farla partorire. Così, il suo piccolo è nato lì, in cella. «Una prima assoluta », evidenzia il direttore. «Normalmente, infatti, un paio di giorni prima del termine spostiamo la detenuta in ospedale. Invece, questa volta, il piccolo ha avuto fretta di venire al mondo».

Tutto in pochi attimi
Dopo qualche giorno passato in ospedale per tutte le visite, ieri la donna è tornata alla Farera. «Insieme al servizio medico e ai servizi esterni abbiamo predisposto tutto il necessario per poterla accogliere insieme al bebè, in modo che non le manchi nulla. Nel carcere giudiziario c’è una cella più grande, che in passato abbiamo già utilizzato per le mamme incarcerate con il proprio bambino, in modo che possano avere più spazio a disposizione ». L’evento, racconta il direttore, è stato accolto da tutti con una grande commozione: «È il miracolo della vita che si ripropone, nonostante il contesto di costrizione del carcere. Per gli agenti di custodia, poi, chiamati ad aiutare con il parto, è stata un’esperienza straordinaria».

Starà in cella con la mamma
La legge, nel caso in cui venga incarcerata una donna con un figlio, prevede che il bambino possa stare in cella con la madre fino all’età di tre anni. «La decisione di far rimanere il bambino dietro le sbarre, però, non è automatica: spetta all’autorità regionale di protezione decidere cosa sia meglio per il bambino». Nelle strutture ticinesi, comunque, si tratta di un evento piuttosto raro. «Negli ultimi sette anni, solo in tre occasioni è stata incarcerata una donna con figli». In questi casi, si cerca di far passare al bambino la maggior parte della giornata fuori dalla struttura carceraria. «In un caso – ricorda Laffranchini – il bambino passava la giornata all’esterno, insieme ai nonni, rientrando in carcere la sera. Nell’altro caso, invece, insieme ai servizi sociali avevamo predisposto tutta una serie di attività per garantire al piccolo di passare gran parte della giornata all’esterno della struttura».

A settembre il messaggio
Con l’apertura di una nuova sezione femminile è prevista anche una cella appositamente pensata per mamma e figlio. Due mesi fa, evidenzia il direttore, le donne incarcerate in Ticino erano 27. «Ora, invece, questo numero è leggermente più basso: sono 19 le donne detenute. Tuttavia, la creazione di una nuova sezione rimane fondamentale e l’obiettivo rimane di poterla aprire entro la fine del 2023». Attualmente, infatti, il Consiglio di Stato sta allestendo il messaggio, che dovrebbe arrivare tra settembre e ottobre. Poi la palla passerà al Gran Consiglio. «Il Parlamento si è sempre mostrato molto sensibile sul tema, quindi confido che il messaggio possa essere trattato con una certa velocità». Nel frattempo, è stato aperto il concorso per reclutare nuovi agenti di custodia (tutti i dettagli si trovano sul sito del Cantone, all’indirizzo www.ti.ch/concorsi). «Per la sola sezione femminile ne serviranno nove, possibilmente donne». Il termine per le iscrizioni è il 31 agosto, mentre il 20 luglio (alle 20 al Centro di istruzione della Protezione Civile a Rivera) si terrà una serata di presentazione. L’evento potrà essere seguito anche in streaming su www.ti.ch/multimedia e su YouTube.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 5 luglio 2022 del Corriere del Ticino

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È nato un bambino in carcere alla Farera
È una prima assoluta per le strutture carcerarie ticinesi – La madre è una prevenuta accusata di furto

Lieto evento al carcere giudiziario la Farera: una giovane in attesa di giudizio in prigione con l’accusa di furto ha partorito in cella un maschietto, giovedì scorso. Si tratta di una prima assoluta per le strutture carcerarie ticinesi, conferma alla RSI il direttore Stefano Laffranchini.
La madre, una cittadina straniera, è stata incarcerata poche settimane fa ed era dunque già incinta (in Svizzera lo stato di gravidanza non è ritenuto incompatibile con la prigione). Il bambino è però nato prematuro di un paio di settimane, cogliendo tutti un po’ alla sprovvista.
Oggi, mamma e bambino tornano alla Farera e avranno a disposizione una cella più grande. Nella nuova sezione femminile in allestimento alla Stampa, ricorda il direttore delle strutture carcerarie cantonali, verrà allestita una speciale cella mamma-bambino. La donna, spiega Laffranchini, è stata assistita da personale carcerario e sanitario e attualmente viene seguita dal servizio medico interno e da servizi esterni.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/%C3%88-nato-un-bambino-in-carcere-alla-Farera-15452995.html

«Abbiamo dimostrato di saper gestire eventi così importanti»

«Abbiamo dimostrato di saper gestire eventi così importanti»

Il bilancio provvisorio del comandante Cocchi è positivo: «Il momento più delicato è stato l’arrivo delle delegazioni: doveva andare tutto come previsto» «L’importante è che il sacco dell’esperienza sia un po’ più pieno di prima». Il sacco della Polizia cantonale, per restare nella metafora usata dal comandante Matteo Cocchi, lo è. Il bilancio provvisorio della Conferenza a livello di sicurezza è positivo: nessun problema particolare. «Ogni operazione va analizzata alla fine e ci saranno sicuramente dei correttivi da adottare per il futuro – precisa Cocchi – ma abbiamo dimostrato che anche il Ticino è in grado di gestire eventi di questa portata». Eventi – pensiamo al forum di Davos – a cui di solito la Polizia cantonale partecipa fornendo i suoi agenti, come hanno fatto in questo caso le polizie di altri cantoni. Un’esperienza di base dunque c’era, ma l’evento è comunque un unicum e ha dovuto essere studiato da zero. Le situazioni più delicate? «L’arrivo e l’accompagnamento delle personalità istituzionali: tutto deve andare come pianificato. È poi Matteo Cocchi importante tenere i contatti con tutte le forze coinvolte e avere sempre una visione d’insieme sul dispositivo». A quello messo in atto a Lugano hanno collaborato diversi corpi, oltre alle polizie cantonali: la Comunale, la Fedpol, l’Esercito, la Polizia dei trasporti, la Protezione civile e le Guardie di confine, con una presenza rafforzata ai valichi. Uno spiegamento di forze che forse, come descritto nell’articolo sopra, ha contribuito a «svuotare » la città. «Sono stupito che non ci siano stati problemi di traffico – osserva il comandante della Cantonale – anche se dobbiamo considerare che è inizio luglio, che pioveva e che e le scuole sono chiuse. Grazie anche ad una comunicazione puntuale, ognuno ha potuto scegliere il percorso e la soluzione che ha ritenuto più congeniale per le proprie esigenze. Inoltre, un aspetto positivo è che abbiamo potuto lavorare meglio e non ci sono stati problemi».

Saluto durante la cena ufficiale della URC 2022

Saluto durante la cena ufficiale della URC 2022

Saluti protocollari

È un grande piacere e un onore rivolgervi oggi il saluto del Governo del Cantone e Repubblica Ticino e della Città di Lugano nell’ambito di questa conferenza dedicata alla ricostruzione dell’Ucraina, paese amico, che sta vivendo una terribile ed ingiustificata aggressione militare.
Desidero inoltre trasmettere alle Autorità e al popolo dell’Ucraina la solidarietà di tutto il Cantone e quella della Città, che in questi terribili mesi di guerra si sono prodigati per accogliere al meglio ed assistere le popolazioni che fuggono il conflitto.
Lo sforzo di garantire sicurezza e accoglienza agli illustri ospiti della URC 2022 rappresenta un nostro piccolo contributo alla stabilizzazione e alla sicurezza del nostro Continente.
Il Cantone Ticino è storicamente una terra di transito situata ai piedi del Gottardo, unico Cantone interamente di lingua italiana, e per sua vocazione ponte culturale e economico tra il Nord e il Sud dell’Europa. Questa sua collocazione ne ha fatto una terra di accoglienza sensibile e attenta alla coesistenza pacifica tra i popoli e ai diritti delle minoranze. E  qui a Lugano, proprio Villa Ciani è stata il fulcro da cui i fratelli Giacomo e Filippo Ciani – rifugiati politici milanesi – diedero un contributo determinante alla riforma democratica.
Ed è proprio in questo contesto che il nostro Cantone ha avuto già l’onore di ospitare due importanti conferenze internazionali con l’obiettivo di favorire la coesistenza pacifica tra i popoli.
Mi riferisco alla Conferenza di Locarno nel 1925, che rappresentò un momento di distensione nell’Europa straziata dal primo conflitto mondiale, ma anche alla riunione della Società delle Nazioni che si svolse nel 1928 proprio qui a Lugano.
Desidero inoltre ricordare i forti legami storici e culturali che uniscono il Ticino e l’Ucraina. Mi riferisco in particolare a quegli artigiani ed architetti illustri – dei quali avrete forse visto in città dei cartelloni illustrativi – che hanno offerto le proprie competenze al servizio dell’Ucraina nei secoli passati, ed in particolare alla bellissima città di Odessa, tramite la realizzazione di importanti edifici storici.
Concludo formulando a tutte le delegazioni presenti, a nome del Governo cantonale e dell’Esecutivo cittadino, i migliori auguri per una fruttuosa conferenza coronata da successo e ringrazio le Autorità federali e la Città di Lugano per l’eccellente collaborazione nell’organizzazione di questo importante evento che, lo auspichiamo fortemente, possa contribuire in modo decisivo a definire un progetto, all’insegna della pace durature, di ricostruzione e di sviluppo per l’Ucraina e il suo popolo.  

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It’s with great pleasure and honor that we welcome you today on behalf of the Government of the Canton and Republic of Ticino and the Municipality of the City of Lugano in the context of this conference dedicated to the reconstruction of Ukraine, a friendly country that is experiencing a terrible and unjustified military aggression.
I would also like to convey to the Authorities and the people of Ukraine the solidarity of the entire Canton, as well as of the City of Lugano, which in these terrible months of war have done their best to welcome and assist the people fleeing the conflict.
The effort to ensure safety and welcome to the distinguished guests of URC 2022 represents a small contribution from Ticino and Lugano to the stabilization and security of our Continent.
Canton Ticino is historically a land of transit located at the foot of the Gotthard, the only entirely Italian-speaking canton, and by its vocation a cultural and economic bridge between northern and southern Europe. Its location has made Ticino a land of welcome, responsive and attentive to peaceful coexistence among peoples and to minority rights. Villa Ciani, right here in Lugano, represents the fulcrum from which the Ciani brothers Giacomo and Filippo – political refugees from Milan – made crucial contributions to the reform of the democratic process.
And it is precisely in this context that our canton has already had the honor of hosting two important international conferences with the aim of fostering peaceful coexistence among peoples.
I am referring to the Locarno Conference in 1925, which represented a moment of détente in a Europe torn apart by the First World War. Not to mention the meeting of the League of Nations that took place in 1928 right here in the beautiful city of Lugano.
I would also like to point out the strong historical and cultural ties that unite our Region and Ukraine. I am referring in particular to those distinguished Ticino craftsmen and architects – whose illustrative posters you may have seen in the city – who, in the past centuries, have offered their skills in the service of Ukraine. A special dedication goes to all the important historic buildings constructed in the beautiful city of Odessa.
In name of the Government of the Canton and Republic of Ticino and the Municipality of the City of Lugano, I would like to conclude by extending to all delegations present best wishes for a fruitful and successful conference. I would like to thank the Federal Authorities and the City of Lugano for their excellent cooperation in the organization of this important event, which, we strongly hope can contribute decisively to defining a project, under the banner of longstanding peace, reconstruction and development for Ukraine and its people.

(Immagine: Swiss Federal Department of Foreign Affairs)

 
Quando la lobby dei garantisti fa il gioco della criminalità

Quando la lobby dei garantisti fa il gioco della criminalità

Le Camere federali nella sessione estiva hanno bocciato definitivamente una proposta fatta propria dal Consiglio federale che dava seguito alle richieste dei Cantoni, dei Ministeri pubblici cantonali e del Ministero pubblico della Confederazione. Parlo della modifica dell’articolo 147 del Codice di procedura penale che voleva limitare la partecipazione di tutte le parti durante la fase istruttoria, proposta nel messaggio del Consiglio federale del 28 agosto 2019 (Foglio federale 2019 55395540). Grave? Certamente sì perché era una modifica che mirava a evitare collusione e complicare le indagini degli inquirenti per un vario ordine direati. La proposta bocciata dai parlamentari federali, dopo un lungo iter legislativo, mirava a limitare il «diritto di partecipazione » nell’interesse di garantire una maggiore efficienza e celerità dei procedimenti penali. La regolamentazione proposta prevedeva che i diritti di partecipazione potessero essere limitati, se si temeva che l’imputato potesse adeguare le sue dichiarazioni a quelle dell’interrogato (in particolare se questi era un coimputato o un testimone). Nella realtà questo pericolo sussiste soprattutto finché il coimputato o il testimone non è ancora stato interrogato in merito ai fatti in questione, e quindi il rischio è quello di inquinare le prove e rallentare le indagini. Il motivo di questa richiesta dei Cantoni, fatta propria dal Consiglio federale, è figlia del potenziamento dei diritti di parte e di partecipazione all’assunzione delle prove rispetto alla precedente situazione giuridica e che costituisce una compensazione voluta dal legislatore federale al rafforzamento (anch’esso voluto) della posizione del Pubblico ministero nella procedura preliminare nel nuovo CPP. Questo equilibrio tra le parti perseguito dal legislatore va mantenuto, benché oggi non sia dato, come ebbi a scrivere alcuni mesi or sono, poiché garantisce maggiori diritti agli imputati e limita significativamente l’azione del perseguimento penale.
Una decisione poco comprensibile se pensiamo alle varierichieste che le stesse Camere federali hanno di recente formulato. Infatti, una parte del Parlamento federale (nell’arearossoverde) vedeva in particolare un rischio per le proprie manifestazioni politiche violente, ormai frequenti nella capitale federale ma non solo, poiché non facendo partecipare tutte le parti agli interrogatori, sarebbe riuscito più facile identificare gli autori e perseguirli correttamente; lo stesso effetto si esplicita sul fronte del perseguimento dei violenti a margine di manifestazioni sportive (hooliganismo). In altre aree politiche invece la lobby di taluni garantisti avrà come effetto di rallentare le procedure penali nell’ambito dei reati economico-finanziari, che già per loro natura sono molto onerosi e lunghi a livello di verifiche probatorie. Senza poi parlare dei reati di natura sessuale o contro la persona, dove la vittima potrebbe doversi confrontare con l’autore in presenza uditoria… Se da un lato è sì vero che non modificando il Codice di procedura penale si rimane allo status quo, gli effetti ipotizzati dagli addetti ai lavori sono nefasti: oltre alla già citata dilatazione della durata delle istruttorie e delle procedure, si rischia di dover aumentare le risorse a favore del perseguimento penale con un aumento dei costi a carico della collettività, senza tuttavia poter raggiungere quell’efficacia e quell’efficienza auspicata dai Cantoni e sostenuta dal Consiglio federale. La norma bocciata non era liberticida, bensì mirava ad evitare che – ad esempio – durante un’inchiesta in ambito di organizzazioni criminali tutti fossero allo stesso tavolo e quindi la posizione del «capobanda» diventasse poi la versione di tutti i partecipanti al procedimento, annullando così la capacità di acclarare i fatti penalmente perseguibili e i responsabili di tali atti. 
Questa battaglia l’ha vinta la lobby dei garantisti, creando quello che da più parti viene descritto come una «collusione istituzionalizzata», a detrimento dell’efficacia e dell’efficienza del perseguimento penale!

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 2 luglio 2022 del Corriere del Ticino

“Affinché la montagna sia sempre un piacere”

“Affinché la montagna sia sempre un piacere”

Norman Gobbi presenta la campagna di prevenzione e di sensibilizzazione dell’estate ‘22

“Montagne sicure” fa parte delle cinque campagne di prevenzione e sensibilizzazione pensate e gestite dal Dipartimento delle istituzioni per garantire più sicurezza alle e ai ticinesi e ai numerosi turisti che frequentano le nostre montagne, che trovano beneficio sui nostri laghi e fiumi o che percorrono le nostre strade. “Anche quest’anno le nostre montagne, che presentano percorsi allettanti per l’escursionista, saranno ben frequentate. Il caldo che ci ha accompagnato già durante il mese di giugno ci porta ad approfittare delle temperature più fresche che si registrano al di sopra dei mille metri. Ecco allora che le gite in montagna diventano frequenti. Un’attività che ha conosciuto una buona ripresa, anche come conseguenza della pandemia e quindi con la necessità di vacanze local invece che uscite esotiche. Fornire una capillare informazioni a tutti gli escursionisti, affinché la gita sia sempre un’esperienza di piacere, evitando il più possibile i pericoli, diventa indispensabile”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“La campagna Montagne sicure – prosegue il Direttore del Dipartimento delle istituzioni – si avvale oggi di una fitta rete di collaborazioni. Si tratta di partner legati in un modo o nell’altro alla montagna. Penso per esempio alla Sezione ticinese del Soccorso alpino svizzero, alle Sezioni del Club Alpino Svizzero (CAS) e della Federazione alpinistica ticinese (FAT); oppure ancora alle capanne Ticino e al Gruppo ricerche e constatazioni (GRC) della Polizia cantonale. Ma vi sono altre collaborazioni. Tutto questo ci permette da un lato di identificare meglio i temi su cui puntare per rendere attenti gli escursionisti e dall’altro di amplificare – tramite queste collaborazioni – i messaggi di prevenzione. Si tratta per noi di rendere il nostro lavoro più efficace e più efficiente, ottimizzando le (poche) risorse finanziarie a disposizione”.

“Affinché la montagna sia sempre un piacere”, recita lo slogan principale della campagna. “E per raggiungere questo obiettivo – sottolinea il nostro interlocutore – quest’anno, in aggiunta ai tradizionali campi di intervento, l’attenzione è stata posta sulla segnaletica dei sentieri (e i differenti gradi di difficoltà), sulla problematica dei cani da protezione delle greggi, su quella delle vacche nutrici, ed è stato affrontato il tema della MTB (e delle E-Bike) in ragione del forte sviluppo di questo settore. Accanto all’abilità richiesta, in particolare, per la conduzione di biciclette elettriche (che rendono gli itinerari “più accessibili” non senza qualche controindicazione) è stato affrontato il tema del rispetto e della convivenza quando sul sentiero si incontrano gli escursionisti. L’impegno e l’entusiasmo di che segue queste campagne di prevenzione sono una sorta di garanzia per la riuscita del progetto. Per questo tengo a ringraziare tutti coloro che si mettono a disposizione per far sì che davvero la montagna sia sempre un piacere. Con un invito finale di buona estate sui nostri monti e montagne, ma sempre con quell’attenzione e quella prudenza che la montagna richiede a tutti noi, esperti o escursionisti della domenica”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.  

La sicurezza per l’URC è a pieno regime

La sicurezza per l’URC è a pieno regime

Alla CECAL tutto è pronto per la conferenza sull’Ucraina

Manca ormai pochissimo alla Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina (URC), evento che avrà luogo a Lugano e che ha messo in moto una grande operazione per poterne garantire la sicurezza, operazione gestita dalla Centrale comune d’allarme (CECAL).

Un impegno condiviso
Il dispositivo di sicurezza è suddiviso in più stanze, definite cellule, all’interno delle quali lavorano i rappresentanti dei diversi corpi di polizia. Un grande impegno organizzativo, come ci riferisce il tenente colonnello Lorenzo Hutter. “È un compito in costante mutamento, e una delle sfide principali è coordinare le diverse forze (polizia, esercito e dogane, ndr), anche perché non si trovano tutte nello stesso posto ma sono sparse per la Svizzera.”

Lugano sotto controllo
All’interno della cellula dove viene gestita l’intelligence sembra un po’ di trovarsi sul set di un film, con sistemi di sorveglianza all’avanguardia e monitor che mostrano le parti della città sorvegliate dalle telecamere.
“Questa cellula la chiamiamo P2,” riferisce Hutter “ed è la cellula preposta alla raccolta di informazioni, sia locali che dall’esterno, che poi ci vengono trasmesse per eventualmente cambiare il nostro dispositivo. In ogni caso il servizio ordinario della polizia rimane una nostra priorità, e per garantirlo abbiamo disposto una cellula straordinaria rispetto allo standard.”

Presente anche l’esercito
A garantire la sicurezza dell’evento è presente anche l’esercito svizzero, con circa 1500 militi.
“Un compito al quale siamo già abituati.” ha dichiarato il divisionario Lucas Caduff “Tra i nostri compiti vi sono in primis la protezione dello spazio aereo, compito che svolgiamo insieme all’Italia data la vicinanza.”
“Tra gli altri obiettivi vi sono anche la protezione di luoghi e oggetti, nonché il supporto alla polizia mediante distaccamenti speciali, e garantire la sicurezza alle persone e ai mezzi durante i trasporti” ha concluso Caduff.

Da www.ticinonews.ch

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La polizia si prepara alla conferenza sull’Ucraina
Tutto pronto alla centrale comune d’allarme di Bellinzona per coordinare il lavoro delle forze dell’ordine impiegate a Lugano – Occhi puntati su manifestazioni e possibili atti di sabotaggio

Alla centrale comune d’allarme di Bellinzona è tutto pronto per monitorare e coordinare le forze dell’ordine dispiegate in occasione della conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina, prevista a Lugano lunedì e martedì. Oggi, sabato, durante un incontro con la stampa, sono stati date alcune informazioni sul dispositivo di controllo, ma senza troppo svelare in merito al numero effettivo di forze della polizia cantonale, comunale e – in parte minore – di quella federale.
La sala più importante, qui, è il centro operativo tattico, chiamato TOC, dove una ventina di persone coordinano il tutto. “L’obiettivo è avere i responsabili delle varie cellule in un luogo dove è possibile coordinare tutta l’attività – spiega Lorenzo Hutter, sostituto comandante della polizia cantonale ticinese –. Il concetto di stato maggiore è questo: avere un posto per coordinare le attività che si svolgono all’esterno”.
Si tratta di un’organizzazione alquanto particolare e per la quale la polizia cantonale ed esercito possono prendere ispirazione da eventi passati come il WEF a Davos oppure l’inaugurazione del tunnel ferroviario del Gottardo nel 2016.
La conferenza ha destato qualche malumore e si prevede quindi di monitorare anche le proteste. “Le autorizzazioni soggiacciono alle autorità comunali – spiega Renato Pizolli, portavoce della polizia cantonale –, evidentemente lo stato maggiore valuta l’impatto che possono avere sullo svolgimento delle attività e pone laddove necessario dei rimedi. Il diritto all’espressione delle proprie idee non viene assolutamente minato, ma è chiaro che tutto si deve conciliare con un un’organizzazione che è abbastanza complicata”.

Presente anche l’esercito
In questa operazione ci sono anche le forze militari, per ora sono un migliaio i militi dispiegati. Il divisionario Lucas Caduff gestisce le operazioni; ai microfoni della RSI spiega: “Le minacce riguardano eventuali disturbi, atti di sabotaggio, disturbi sul terreno ma anche via internet”.
È da ottobre che il dispositivo è stato programmato. Oggi è parzialmente operativo, da domani, quando arriverà il primo ministro e la delegazione ucraina lo sarà completamente.

Da www.rsi.ch/news

Montagne sicure estate 2022

Montagne sicure estate 2022

Comunicato stampa  

È iniziata la stagione estiva del progetto di prevenzione “Montagne sicure” promosso dal Dipartimento delle istituzioni. I temi sono stati rivisti e arricchiti con alcune priorità: la segnaletica dei sentieri, la problematica dei cani da protezione delle greggi e delle vacche nutrici, oltre ai suggerimenti per chi pratica escursioni in MTB e E-Bike. La preziosa collaborazione con i numerosi partner settoriali favorisce la diffusione capillare dei messaggi.  

In questi giorni si concluderà la distribuzione del materiale di sensibilizzazione realizzato nell’ambito del progetto di prevenzione “Montagne sicure” promosso dal Dipartimento delle istituzioni nel 2018. La campagna si rivolge soprattutto a coloro che frequentano la montagna soltanto occasionalmente e per questa ragione è importante che lo facciano in sicurezza “affinché la montagna sia sempre un piacere” come recita lo slogan principale.
Dallo scorso anno il progetto è stato riorganizzato con la creazione della Commissione Montagne sicure e delle sottocommissioni tecniche (estate e inverno) composte da esperti di montagna attivi nelle principali realtà alpine del Cantone: tra queste la Sezione ticinese del Soccorso alpino svizzero, le Sezioni del Club Alpino Svizzero (CAS) e della Federazione alpinistica ticinese (FAT), le capanne Ticino e il Gruppo ricerche e constatazioni (GRC) della Polizia cantonale.
“Oltre alla collaborazione e alle conoscenze a favore del progetto, questi e altri interlocutori – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – compongono una solida rete di riferimento e, soprattutto, facilitano la diffusione dei messaggi di prevenzione, generando un interessante effetto moltiplicatore. A tutti loro va un sentito ringraziamento per il lavoro spesso svolto su base volontaria”.    
Quest’anno, in aggiunta ai tradizionali campi di intervento, l’attenzione è stata posta sulla segnaletica dei sentieri (e i differenti gradi di difficoltà), sulla problematica dei cani da protezione delle greggi, su quella delle vacche nutrici ed è stato affrontato il tema della MTB (e delle E-Bike) in ragione del forte sviluppo di questo settore. Accanto all’abilità richiesta, in particolare, per la conduzione di biciclette elettriche (che rendono gli itinerari “più accessibili” non senza qualche controindicazione) è stato affrontato il tema del rispetto e della convivenza quando sul sentiero si incontrano degli escursionisti.
Tra le attività di sensibilizzazione con i classici supporti (cartacei, multimediali e social), si segnalano la seconda edizione del libretto “Consigli e informazioni per una montagna sicura” ottenibile scrivendo all’indirizzo di-montagnesicure@ti.ch. L’attività sarà completata da azioni sul terreno in collaborazione con i partner. Informazioni a riguardo verranno fornite puntualmente.
Non resta che augurarsi che l’impegno di molti sia premiato da un’estate tranquilla per la popolazione locale e per gli ospiti dal punto di vista degli infortuni e degli incidenti.

Concorso per l’assunzione di nuovi agenti di custodia

Concorso per l’assunzione di nuovi agenti di custodia

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni comunica che è stato pubblicato oggi il concorso per l’assunzione di agenti di custodia (femminili e maschili) presso le Strutture carcerarie cantonali. Il concorso resterà aperto fino al 31 agosto. 

Il ruolo dell’agente di custodia è cambiato profondamente rispetto all’immaginario collettivo, che aveva il focus unicamente sugli aspetti legati alla sicurezza, gestita attraverso il controllo delle barriere fisiche.
Per far conoscere meglio la professione nella sua particolarità, agli interessati ma non solo è prevista una presentazione, organizzata in collaborazione con la Città dei mestieri.
Negli ultimi anni la tecnologia ha permesso di sviluppare sofisticati meccanismi e procedure all’interno delle Strutture carcerarie, per la cui gestione anche l’agente di custodia necessita di essere sempre aggiornato. Oltre a ciò, grazie ad un indispensabile lavoro in team, l’agente di custodia opera a contatto con persone detenute stabilendo con quest’ultime una relazione professionale, in particolare non discriminatoria, e le sostiene nel gestire la quotidianità. Grazie a competenze interpersonali di rilievo l’agente si fa altresì promotore di un comportamento sociale, ciò che presuppone una notevole capacità di riflessione, un elevato grado di maturità e la capacità di valutare correttamente situazioni complesse.
La formazione di base e continua offerte sia a livello cantonale che federale in tale ambito garantiscono le necessarie competenze e l’aggiornamento fondamentale per svolgere al meglio una professione di estrema responsabilità e allo stesso tempo arricchente.  
La serata di presentazione della professione e del percorso formativo e professionale avrà luogo il 20 luglio 2022 dalle 20.00 presso il Centro di istruzione della Protezione Civile a Rivera.
L’evento potrà essere seguito anche in streaming all’indirizzo www.ti.ch/multimedia o successivamente sul canale YouTube Repubblica e Cantone Ticino.
Maggiori informazioni ed iscrizioni all’indirizzo www.cittadeimestieri.ch Per le informazioni relative al concorso e per partecipare consultare il sito www.ti.ch/concorsi.

Occhi sulla strada e zero distrazioni per viaggiare in tutta sicurezza

Occhi sulla strada e zero distrazioni per viaggiare in tutta sicurezza

Comunicato stampa

La distrazione alla guida è una delle principali cause di incidente sulle nostre strade. Sempre più spesso infatti, l’attenzione di chi guida è rivolta altrove e questo determina un significativo aumento del rischio di incorrere in un incidente. L’uso del telefonino (ma non solo) mentre si è al volante, può causare un importante rallentamento delle reazioni, che in caso di imprevisti o di situazioni improvvise che si verificano sulla carreggiata possono portare a conseguenze anche gravi. Il progetto di prevenzione Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale tornano quindi nuovamente a sensibilizzare i conducenti sui pericoli derivanti da un atteggiamento distratto alla guida e annuncia che verranno effettuati puntuali controlli, segnatamente sull’utilizzo non corretto del cellulare alla guida.  

In Svizzera sono numerose le campagne di sensibilizzazione che negli anni hanno affrontato il tema della distrazione alla guida. L’attenzione si focalizza in particolare sull’utilizzo scorretto del telefono cellulare, che è fonte di disattenzione e di un conseguente aumento tangibile del rischio d’incidente. A titolo d’esempio basti pensare che per la lettura di un messaggio, che può richiedere all’incirca 7 secondi con lo sguardo lontano dalla strada, si percorrono circa 100 metri completamente al buio! In questi casi la differenza la può fare solo il conducente che si comporta in modo corretto.
Nel 2020 a livello svizzero la disattenzione e la distrazione sono state la causa degli incidenti gravi più spesso registrati dalla polizia. Infatti il 28% dei ferimenti gravi sono imputabili a vittime di incidenti dovuti alla distrazione di un altro utente della strada.
Per quanto riguarda le statistiche relative al Canton Ticino, nel 2021 si sono registrati un totale di 3’656 incidenti della circolazione stradale, nel 2019 3’714 e nel 2018 3’752. Di questi, circa un incidente su dieci ha quale causa principale la disattenzione e la distrazione.
Per questo motivo il progetto Strade sicure e la Polizia cantonale proseguono l’attività di prevenzione e annunciano che verranno effettuati puntuali controlli, con particolare attenzione dedicata all’uso non corretto del cellulare alla guida.
Essere alla guida richiede concentrazione: occhi sulla strada e zero distrazioni per viaggiare in tutta sicurezza.

Maggiori informazioni consultando il sito internet di Strade sicure:  
https://www4.ti.ch/di/strade-sicure/mobilita-motorizzata/quattro-ruote/distratti-mai/

«C’è chi dice che la conferenza sull’Ucraina sia un regalo avvelenato»

«C’è chi dice che la conferenza sull’Ucraina sia un regalo avvelenato»

A Lugano la prossima settimana si farà, per la prima volta, politica a livello mondiale, ma in vista dell’evento si sentono soprattutto le critiche alla conferenza sull’Ucraina.
Il consigliere di Stato Norman Gobbi mostra comprensione, ma non sa ancora quali saranno i partecipanti.

Signor Gobbi, nella nostra ultima conversazione ha detto che il vertice sull’Ucraina sarebbe stato una sfida perché non si era mai tenuto un evento politico così importante a Lugano. Qual è la più grande da affrontare?
Per la popolazione della città, la mobilità sarà una sfida. Il blocco del traffico sul Lungolago è previsto per motivi di sicurezza, e già oggi la situazione del traffico a Lugano – come in tutte le città – è complicata. Per il Cantone, la questione della sicurezza è ovviamente centrale. La grande sfida è che non abbiamo ancora ricevuto l’elenco definitivo dei partecipanti alla conferenza. Si tratta di una variabile che influenza l’intero sistema di sicurezza.

Quando riceverete l’elenco dei partecipanti?
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) dovrebbe compilarlo nei prossimi giorni.

Questo significa che non sapete ancora se il presidente ucraino Volodymyr Zelensky verrà?
No, non lo so ancora.

La conferenza è un regalo al Ticino da parte del consigliere federale Ignazio Cassis?
La Svizzera ha sempre fatto regali a Ginevra. Vi ricordo i milioni che la Confederazione versa ogni anno al Canton Ginevra per la sua importanza come città internazionale.

Ma quindi non è in disaccordo sull’affermazione che la conferenza è un regalo?
Alcuni in Ticino dicono che è un dono avvelenato. Dicono che ci sono molte sfide e che una parte della città sarà bloccata. Io, invece, dico che è anche un’opportunità per dimostrare che il Canton Ticino è in grado di organizzare e ospitare una conferenza internazionale di questo tipo.

Il municipale di Lugano Filippo Lombardi si aspetta poco di concreto dalla conferenza, ritenendo che abbia più che altro un valore simbolico. Lei è più ottimista?
Non sono un esperto di politica estera, sono responsabile della sicurezza. Per me è fondamentale che tutto vada come previsto. La dimensione politica è di competenza del Consiglio federale e del Dipartimento degli affari esteri. Ma naturalmente la guerra è ancora in corso e le esigenze dell’Ucraina riguardano più la fornitura di armi che la ricostruzione.

Nella stessa intervista, Lombardi ha affermato che i ticinesi sono più interessati alle restrizioni nella vita quotidiana che alla politica mondiale. Cosa dovranno affrontare oltre ai blocchi stradali?
Faccio sempre il paragone con Davos. Davos è chiusa ogni anno per il World Economic Forum, e non piace né alla popolazione né ai turisti. Sarà così anche a Lugano: la gente non viene in città perché vi si tengono i congressi, ma perché Lugano è un bel posto.

Il leader dell’UDC Marco Chiesa ha dichiarato in un’intervista di non vedere l’utilità di tenere la conferenza. I ticinesi sono contenti?
Come ho detto, è un’opportunità. Non vogliamo arrivare al punto in cui è arrivata Ginevra l’anno scorso, quando il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e quello russo Vladimir Putin si sono incontrati. A quel tempo, alcuni residenti non potevano nemmeno aprire le tende, intere strade erano chiuse. Non avremo nulla del genere. Forse alcuni datori di lavoro consiglieranno il telelavoro per problemi di mobilità, ma staremo a vedere.

Il sindaco di Lugano, Michele Foletti, ritiene che la soluzione preferita sarebbe che i capi di Stato e di governo arrivassero solo martedì, in modo da non avere problemi di alloggio. È questo il piano?
Gli arrivi saranno fatti gradualmente: alcuni arriveranno domenica, altri lunedì mattina.

Come spiega il fatto che ci siano così tante critiche ancor prima della conferenza?
Spero solo che a posteriori prevalga un atteggiamento positivo. Ci sono anche effetti positivi, come la grande visibilità a livello mondiale. La conferenza si terrà sul Lago di Lugano, uno degli angoli più belli della città, e le persone di tutto il mondo vedranno queste immagini. Spero che questo abbia anche un’utilità turistica, simile a quella del Tour de Suisse.

Ci si deve aspettare anche delle dimostrazioni?
Per quanto ne so, sono state presentate un paio di domande per piccole dimostrazioni. Ma non so se sono state approvate.

Il Ticino, ma anche Lugano, è una sede importante per l’industria delle materie prime. Anche le aziende russe vi sono attive. La conferenza comporterà problemi con i russi?
Non credo. È interessante notare che dall’inizio della guerra non abbiamo assistito a tensioni tra russi e ucraini in Ticino, sebbene entrambi i gruppi di popolazione siano ben rappresentati. Già prima della guerra in Ticino vivevano 1.200 russi e 800 ucraini, soprattutto nel sud del Cantone, tra Lugano e Chiasso. Tuttavia, non ci sono mai stati problemi.

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Da Blue News