Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la seconda seduta ordinaria del 2022 – la 61. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura di riunione il Dipartimento della sanità e della socialità ha illustrato la soluzione identificata per dare seguito a una mozione del 2013 in materia di servizi di primo intervento, che chiedeva tra l’altro l’aumento del contributo cantonale e una diversa ridistribuzione delle risorse.  
Per quel che concerne la riforma «Ticino 2020», è stato poi ricordato che sono in corso alcuni approfondimenti per garantire la neutralità finanziaria del progetto, cantonalizzando alcune risorse comunali e compensando il contributo comunale al finanziamento dei compiti cantonali. I Comuni saranno coinvolti in un’informazione consultiva nel corso dell’autunno. A inizio maggio sono inoltre iniziate le riunioni di un Gruppo di lavoro, composto da politici e tecnici, che dovrà giungere a un accordo sulla gestione del settore anziani. È stato poi comunicato che il Gruppo di lavoro dedicato al tema della perequazione finanziaria sta consolidando il modello per il contributo di livellamento, partendo da una base già in parte definita.  
In merito alle misure messe in atto per l’accoglienza dei profughi in fuga dalla guerra in Ucraina, il Governo ha colto l’occasione per ringraziare i Comuni per l’importante supporto che stanno assicurando al Cantone e ha informato su alcune misure intraprese dalle autorità cantonali.
Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi spiegato che il conflitto ha riattivato nella popolazione l’interesse per le strutture protette di Protezione civile. La Sezione del militare e della protezione della popolazione intende ora verificare lo stato dei rifugi pubblici e privati presenti negli edifici comunali, tenendo conto che l’attribuzione dei posti avviene solo in caso di necessità, ed è in ogni caso di competenza dei Comuni e delle organizzazioni di Protezione civile. Nei prossimi mesi, i collaboratori della sezione prenderanno contatto con le Amministrazioni comunali per pianificare un ciclo di sopralluoghi.  
Il Dipartimento delle istituzioni ha infine aggiornato su una serie di temi di propria competenza. Per quanto riguarda la riforma delle Autorità di protezione – con l’istituzione delle nuove Preture di protezione approvate dal Consiglio di Stato lo scorso 21 dicembre – è stato ricordato che nel caso in cui il Parlamento dovesse approvare il messaggio nel mese di giugno il popolo dovrà esprimersi in votazione popolare, trattandosi di una modifica costituzionale. Il Dipartimento intende organizzare una serie di momenti informativi sul territorio, coinvolgendo i Comuni e le Autorità regionali di protezione. Infine, in merito alla lotta alla violenza domestica, sono state ricordate le misure annunciate dal Consiglio di Stato nel novembre scorso, ed è stato anticipato che entro fine anno saranno organizzati degli incontri mirati con i Comuni.

La prossima seduta ordinaria della Piattaforma è prevista per martedì 13 settembre 2022.

Dichiarazione di fedeltà

Dichiarazione di fedeltà

Comunicato stampa

Quest’oggi l’avv. Sonia Giamboni, Pretore del Distretto di Leventina, eletta dal Parlamento quale giudice di appello, ha dichiarato fedeltà alla Costituzione e alle leggi davanti alla Presidente del Gran Consiglio Luigina La Mantia. Entrerà in funzione presso il Tribunale di appello, Prima Camera Civile, il 1° giugno prossimo.
L’entrata in funzione al 1. giugno prossimo ha richiesto l’intervento del Governo, giusta l’articolo 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria, in modo da garantire il funzionamento e l’operatività della Pretura del Distretto di Leventina nonché della Pretura penale, in attesa dell’elezione da parte del Parlamento, del/la futuro/a Pretore di Leventina.
La scorsa settimana, il Governo ha quindi designato – su proposta della Pretore titolare, condivisa dalla Presidente della Pretura penale, nonché dal Consiglio della Magistratura e con l’accordo del Gran Consiglio e della Commissione giustizia e diritti – l’avv. Simone Quattropani, attivo dal 2015 presso la Pretura di Leventina in qualità di Segretario assessore.
Dopo la dichiarazione di fedeltà della neo giudice di appello, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi in rappresentanza del Governo, ha quindi proceduto alla cerimonia del neo designato Pretore supplente che entrerà in funzione al 1. giugno 2022.
Il Parlamento e il Governo tengono a formulare i migliori auguri alla neo Giudice del Tribunale d’Appello Sonia Giamboni, ringraziando Simone Quattropani per la disponibilità ad assumere temporaneamente la carica di Pretore supplente della Giurisdizione di Leventina.
La cerimonia congiunta odierna conferma l’attenzione da parte del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio alle esigenze della Magistratura nel far fronte in tempi brevi a situazioni contingenti costituendo un esercizio di proficua collaborazione istituzionale, nell’ottica di garantire il buon funzionamento della giustizia cantonale.  

Da sinistra: Luigina La Mantia, Simone Quattropani, Sonia Giamboni, Norman Gobbi.

Vittoria di Oxana Baetscher ai Campionati cantonali juniores

Vittoria di Oxana Baetscher ai Campionati cantonali juniores

All’84esima edizione della Giornata cantonale del giovane tiratore a 300 m, successo della pregassonese davanti a Luca Veglio e Alex Patocchi

Si è tenuta sabato 21 maggio al poligono di Lugano l’84esima edizione della Giornata cantonale del giovane tiratore a 300 m. Dopo due anni d’interruzione a causa della pandemia, la Giornata è stata nuovamente organizzata e ritorna a Lugano per la prima volta dagli anni 60. Questo evento, che si svolge annualmente fin dal 1937, è al contempo festa di tiro dedicata ai giovani, Campionato cantonale di categoria nonché concorso di qualifica per finali cantonali e concorsi intercantonali. A fare gli onori di casa la Civici Carabinieri di Lugano, che ha accolto le sedici società partecipanti.
Ottima la presenza dei giovani provenienti da tutto il cantone: erano ben quasi in 130 al via assieme a una cinquantina di monitori e responsabili delle singole società.
Alla premiazione sono intervenuti anche il Consigliere di Stato Norman Gobbi e il municipale di Lugano, Tiziano Galeazzi che hanno portato il saluto delle autorità.
Nel concorso di sezione, al primo rango troviamo la società di casa della Civici Carabinieri con 88,49 punti di media, al secondo la Balernitana e al terzo la Unione Tiratori del Gottardo. Nel concorso individuale, si è imposta Oxana Baetscher, Pregassona davanti a Luca Veglio, Leontica e ad Alex Patocchi, Locarno. Nella gara riservata ai monitori, ottima prestazione della tiratrice di casa Barbara Bombelli che si impone con ottimi 95 punti (su un massimo di 100) su 38 partecipanti.
Al pomeriggio era in programma la qualifica al Campionato cantonale gruppi U17/20 con 26 gruppi in concorso, i migliori 14 hanno staccato il biglietto per la finale di fine agosto sempre al poligono di Lugano.
Progetti, conti, personale: Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del DI

Progetti, conti, personale: Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del DI

Comunicato stampa

Mercoledì 18 maggio si è tenuto il primo dei due pomeriggi annuali del Dipartimento delle istituzioni dedicati all’incontro tra il Direttore del Dipartimento e i suoi funzionari dirigenti. È stata l’occasione per un aggiornamento sul preconsuntivo 2022 e per parlare della necessità di poter reclutare validi dirigenti, nonché di come favorire la crescita professionale all’interno dell’Amministrazione cantonale.

Nella prima parte del pomeriggio, svoltosi ad Airolo, le collaboratrici e i collaboratori del Dipartimento delle istituzioni hanno potuto partecipare al tradizionale Tiro federale in campagna, gara con pistola e fucile d’ordinanza. Thomas Ferrari, ufficiale capo area della Polizia cantonale, si è aggiudicato il primo posto nella classifica con la pistola da 25 m, mentre Andrea Cucchiaro, ufficiale sempre della Polizia cantonale, è risultato il migliore nella gara con il fucile da 300 m. Tra le donne Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia, ha confermato la vittoria dello scorso anno.

L’incontro è proseguito con la visita a gruppi del cantiere per la costruzione della seconda canna della galleria autostradale del San Gottardo, accompagnata dai collaboratori di USTRA (Committente) e del Consorzio DL Bedrina (Direzione locale dei Lavori). È seguita la presentazione del progetto all’Infocentro di Airolo con l’intervento dell’ing. Stefano Pedrazzini dell’Ufficio federale delle strade. Un momento apprezzato per la possibilità di vedere dal vivo i lavori riguardanti le prime parti d’opera sotterranee: lo spostamento del SISto (cunicolo di servizio e delle infrastrutture) per fare posto al tracciato della futura seconda canna nella zona del portale sud e l’avvio dello scavo del cunicolo di accesso sud, con la fase di montaggio della fresatrice meccanica “Delia”.

Nel tardo pomeriggio ha preso la parola il Direttore Norman Gobbi, che ha dapprima presentato ai funzionari dirigenti la fotografia della situazione finanziaria del Dipartimento, consuntivo 2021 e preconsuntivo 2022 aggiornato a fine aprile, oltre ad alcuni aspetti puntuali concernenti le risorse umane. Sempre ragionando sul personale, ha voluto trasmettere alcune riflessioni sull’importanza di garantire dei dirigenti leader all’Amministrazione cantonale, in grado di adempiere con successo alle aspettative richieste dalla funzione. Un tema caro al Direttore per accrescere l’efficacia del lavoro svolto all’interno delle singole unità amministrative, rispettivamente per formare tempestivamente i futuri funzionari dirigenti del Dipartimento.  

Lotta al riciclaggio ‘Pane quotidiano’

Lotta al riciclaggio ‘Pane quotidiano’

Cristina Maderni (Ftaf) ricorda che la legge è vincolante per chi gestisce patrimoni

«Una parte dei fiduciari ticinesi ha sicuramente a che fare con i cittadini russi e si trova confrontata con le sanzioni decise dalle autorità federali. Il rispetto delle normative e delle decisioni del Consiglio federale è però imperativo e non ho motivo di pensare che questo non accada». Così Cristina Maderni, presidente della Federazione ticinese delle associazioni di fiduciari (Ftaf) a margine dell’Assemblea annuale svoltasi a Villa Negroni a Vezia. «Come associazione ci siamo attivati subito per comunicare ai nostri associati i contenuti delle direttive. Ciò avviene per tutte le novità legislative che riguardano la nostra professione, indipendentemente dalla situazione internazionale che oggi tocca la Russia e l’Ucraina», aggiunge Maderni che precisa che per i fiduciari, come per tutte le professioni che hanno a che fare con la gestione del patrimonio di terzi «vale la regola Kyc – Know your customer – ovvero ‘conosci il tuo cliente’ proprio per ottemperare alla Legge federale per contrastare il riciclaggio di denaro. Una legge che per i fiduciari finanziari è pane quotidiano».
Una legge che per alcuni presenta delle lacune che potrebbero essere usate per aggirare le sanzioni contro alcuni oligarchi vicini al regime di Putin tanto è vero che anche in sede Gafi, Gruppo di azione finanziaria dell’Ocse, è stato sollevato il problema. «Quella lacuna legislativa è stata sollevata un paio di anni fa quando le Camere federali hanno tentato di inasprire la Legge contro il riciclaggio che di fatto esclude dall’obbligo di comunicazione all’Mros, l’autorità federale che si occupa di questo tema, gli avvocati e i ‘consulenti aziendali’ che operano nella costituzione di strutture societarie. A mia conoscenza questi ‘consulenti’ non sono fiduciari autorizzati e se lo fossero dovrebbero sottostare comunque alla Legge sul riciclaggio e quindi obbligati alla comunicazione all’Mros delle operazioni sospette o alla Seco nel caso delle persone oggetto di sanzioni», afferma Cristina Maderni che si dice favorevole a un chiarimento legislativo in questo campo. «La lotta contro il riciclaggio – secondo il mio parere – dovrebbe essere una questione che tocca tutta l’economia e la società e non solo i settori più ‘delicati’», commenta. Insomma, non dovrebbero esserci zone d’ombra che lasciano spazi interpretativi. La parte pubblica dell’assemblea – la trentesima dalla fondazione –, con ospiti il consigliere di Stato Norman Gobbi e Giovanni Leonardi, presidente del Cda dell’Azienda elettrica ticinese (Aet), ha toccato il tema del futuro energetico che è diventato un’urgenza non solo ambientale ma anche economica. «Viviamo una situazione complessa. Sono ormai due anni che le imprese, compresi i fiduciari, lottano contro nemici subdoli: ieri la pandemia e la crisi sanitaria e oggi la guerra che la Ftaf – sottolinea Maderni – condanna e di cui non possiamo prevedere intensità e durata». C’è anche la questione della penuria di materie prime e le strozzature delle catene di approvvigionamento che mettono alle strette decine di Pmi anche in Ticino confrontate con costi al rialzo. «Fenomeni che inducono un trend di rimpatrio delle attività industriali capace di mettere in discussione la globalizzazione», ricorda ancora la presidente della Ftaf. «Come cittadini e come imprenditori siamo oggi esposti alla minaccia di buchi nella fornitura di energia, di costi crescenti e addirittura di rischi di blackout o di razionamenti», afferma Maderni che torna sulla bocciatura della Legge sul CO2. «Si è riaperto il dibattito sull’abbandono del nucleare deciso con un referendum nel 2017. Ci si chiede se quella decisione sia adeguata ai tempi e alle nuove tecnologie», continua Maderni che ricorda come la sfida energetica sia anche foriera di opportunità economiche per la categoria. «Si pensi solo alla creazione di nuovi strumenti finanziari per i gestori patrimoniali e alle mutate necessità di ristrutturazione per i fiduciari immobiliari», conclude Maderni.
Della revisione della legge cantonale sull’esercizio delle professioni fiduciarie ha parlato Norman Gobbi. «Il Parlamento ha approvato lo scorso autunno quasi all’unanimità modifiche che riprendevano la Legge federale sugli istituti finanziari e quella sui servizi finanziari e di fatto salvaguardando, attraverso il mantenimento delle norme cantonali, un settore particolarmente a rischio di illeciti e mala gestione». Gobbi ha ricordato le parole del procuratore generale della Confederazione Stefan Blätter in Ticino la scorsa settimana: «Il fenomeno delle mafie è reale e non tocca solo il Ticino». «Le attività mafiose rendono malato il nostro tessuto sociale ed economico. Per questo occorre una sensibilizzazione a tutti i livelli, anche nelle professioni che operano nel settore fiduciario e vigilare, invitandovi a segnalare situazioni non chiare, in ossequio ai vostri doveri e alla legge».

Professione ancora molto ambita
La professione di fiduciario si mantiene stabile e attrattiva, come dimostrato dal flusso di nuove autorizzazioni. Il rendiconto del Consiglio di Stato 2021 mostra come il numero dei fiduciari iscritti all’albo abbia toccato il massimo storico sia per i fiduciari commercialisti (saliti nel corso dell’anno da 694 a 705) che per i fiduciari immobiliari (da 241 a 258) e i fiduciari misti commercialisti e immobiliari (da 238 a 239). Se si sommassero anche i quasi 400 fiduciari finanziari – non presenti nella tabella in quanto oggi regolati dalla Finma – il numero totale dei fiduciari del cantone eccederebbe il livello di 1’527 registrato nel 2019. Per quanto riguarda la lotta contro l’esercizio abusivo della professione, nel corso del 2021 inoltre sono stati aperti, dall’autorità cantonale di vigilanza, 135 incarti.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 24 maggio 2022 de La Regione

****

«Scenari energetici del futuro, contano politica e geopolitica»
Nell’assemblea dei fiduciari toccati temi fondamentali per lo sviluppo economico in Svizzera Dopo il periodo della pandemia per le finanze cantonali si è aperta ora una nuova fase di incertezza

Gli scenari energetici, economici e professionali sono stati al centro dell’Assemblea FTAF-Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari, svoltasi a Vezia presso il Centro Studi di Villa Negroni. Giacomo Leonardi, presidente del CdA di AET-Azienda elettrica ticinese, ha analizzato quello che ha definito un insieme estremamente complesso, in cui il tema energetico è fortemente legato alla politica e, ora più che mai, alla geopolitica.
La Svizzera, con il suo 60% di fonte idroelettrica, può considerarsi in posizione migliore della media. Ma il piano governativo 20-50, con l’obiettivo del 53% idroelettrico e 40% di fotovoltaico mostra varie criticità, soprattutto alla luce delle scelte emotive in campo nucleare. A partire dal 2025 avremo un ammanco e per il 20% di energia si dipenderà dall’estero. Leonardi ha indicato un paradosso: con il binomio energia- politica si vuole troncare i ponti con i Paesi produttori di gas, carbone, petrolio, ma si dimentica che per la conversione in energia dalle cosiddette fonti «verdi» si debbono utilizzare metalli ed altri minerali per la massima parte prodotti in Cina o per i quali il gigante rosso detiene un quasi monopolio di lavorazione.

Quali soluzioni?
Le soluzioni più o meno futuribili e più o meno realizzabili in pratica? 100% elettrico; elettrico+idrogeno;elettrico + carburanti sintetici. Difficile prevedere anche l’evoluzione dei prezzi. Più ragionevole un mix fra idroelettrico, solare e «nuovo» nucleare, come quello che si sta realizzando a spron battuto in Cina ed in Francia.

Altro ospite dell’evento è stato Norman Gobbi, consigliere di Stato responsabile del Dipartimento delle istituzioni, che ha indicato come la pandemia abbia interrotto il processo di risanamento delle finanze cantonali. Se tuttavia queste non fossero state già relativamente sane le conseguenze della COVID sarebbero state ben peggiori. Il sistema ha tenuto, in termini di occupazione, ricorso all’assistenza ed altri ammortizzatori sociali. Ora, tuttavia, con la guerra in Ucraina, si apre una nuova fase incerta con conseguenze estese anche ad altri segmenti della società. L’incertezza si diffonde, aumentano i prezzi di energia ed altre materie prime, le prospettive sono negative e ciò, oltre ad un impatto concreto, ha anche un impatto psicologico di cui è difficile prevedere le conseguenze. Anche Gobbi ha commentato il quadro energetico affermando «come il tema sia stato sottovalutato, le mode non siano mai positive e rendano oggi la Svizzera più instabile e dipendente dall’estero». Riferendosi poi alle categorie di professionisti presenti all’Assemblea, ha anch’egli indicato un paradosso: mentre il Parlamento chiede azioni più decise contro la criminalità organizzata, da alcune parti si contesta la legge sui fiduciari perché troppo restrittiva. Ma la prevenzione è necessaria, creando anticorpi e filtri che si rivelano più che mai necessari soprattutto nel comparto immobiliare.

La relazione di Cristina Maderni, presidente della FTAF, ha toccato molti punti, fra cui le iniziative di formazione, il contributo alle azioni di sostegno durante la pandemia ed i contributi legislativi, i contatti con l’Organismo di vigilanza dei fiduciari e con la Divisione delle contribuzioni e l’attività delle varie Commissioni specializzate. Quanto al numero dei fiduciari attivi in Ticino, il rendiconto 2021 del Consiglio di Stato mostra come il dato abbia toccato il massimo storico sia per i fiduciari commercialisti (saliti da 694 a 705) sia per quelli immobiliari (da 241 a 258) e i fiduciari misti commercialisti e immobiliari (da 238 a 239). Sommando i quasi 400 fiduciari finanziari – oggi regolati dalla Finma il numero totale dei fiduciari del Cantone eccederebbe il livello di 1.527 registrato nel 2019.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 24 maggio 2022 del Corriere del Ticino

Saluto in occasione dell’Assemblea della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari (Villa Negroni, Vezia)  

Saluto in occasione dell’Assemblea della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari (Villa Negroni, Vezia)  

Gentili signore, egregi signori

nel portare il mio saluto alla vostra assemblea anche a nome del Consiglio di Stato desidero in primo luogo ringraziare la vostra associazione e la vostra presidente Cristina Maderni per la proficua collaborazione in questi anni tra il mio Dipartimento, attraverso la Direzione della Divisione della giustizia, e la FTAF.
La vostra federazione quest’anno festeggia i 30 anni di attività. Trent’anni in cui il mondo è decisamente cambiato. L’era digitale – quella che stiamo vivendo – ha provocato una serie di cambiamenti sociali, economici e politici che ci collocano oggi in una società dell’informazione, una società post-industriale. Tutti ne siamo immersi. Lo è anche l’agricoltore di montagna oppure il meccanico. Ancor di più chi è attivo nel terziario.
Un cambiamento che siamo stati in grado di gestire? Dico di sì, se penso alla continua crescita del Prodotto interno lordo nazionale e ticinese sino al 2019, con una flessione nel 2020 a causa dello scoppio della pandemia. Un evento eccezionale di portata planetaria che ha interrotto purtroppo anche il virtuoso sviluppo dei conti dello Stato. Quando eravamo riusciti a trovare la quadratura del cerchio, purtroppo – ripeto – la crisi legata al coronavirus ci ha fatto tornare indietro di almeno 4 anni.
La Svizzera e il Ticino sono riusciti però a tenere il colpo. Gli aiuti sociali – il nostro welfare – nel 2020, nel 2021 e in questa prima parte del 2022 non sono esplosi. Anzi: vi è una buona stabilità.
Per non farci mancare nulla, dopo la pandemia una delle superpotenze mondiali, la Russia, ha deciso di invadere militarmente l’Ucraina. Senza qui dare giudizi, risulta però evidente che questa guerra e le conseguenti reazioni a catena sul piano internazionale comportano ripercussioni su tutta l’economia mondiale. I costi di numerose materie prime sono aumentati, generando maggiori oneri di produzione e ripercuotendosi dunque anche sulle tasche dei cittadini e dello Stato! Le previsioni per i prossimi mesi non sono positive per molti settori.
In Ticino a fare eccezione a breve termine è il turismo e l’indotto da esso generato. Per gli altri rami saranno mesi difficili. Nel settore bancario – solo per fare un esempio comunque a voi vicino – stando ai dati dell’indagine congiunturale pubblicati a fine aprile dall’USTAT il numero di istituti che valutano negativamente la situazione degli affari è in aumento. Nei prossimi tre mesi le banche prevedono una crescita della domanda da parte della clientela nazionale privata, mentre rimane forte incertezza sull’evoluzione della domanda da parte delle imprese e calerà la domanda della clientela estera.
“Il mondo appartiene a quelli che hanno la maggiore energia”. Utilizzo questa frase del filosofo francese Alexis de Tocqueville per agganciarmi al tema toccato dal presidente del consiglio di amministrazione dell’AET, Giovanni Leonardi. Un’energia, in questo caso, che sta però a indicare la volontà, l’impegno e la tenacia che tutti, nei rispettivi campi, dobbiamo profondere per superare anche questa situazione di crisi. Un’energia positiva innanzitutto.
Qui mi ricollego allo spirito di collaborazione tra il mio Dipartimento e la FTAF. Questa collaborazione ha permesso di portare a buon fine la revisione della Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario, che di fatto era un mero adeguamento della legislazione cantonale all’introduzione delle nuove normative federali: la Legge federale sugli istituti finanziari e la Legge federale sui servizi finanziari. Il Gran Consiglio l’ha approvata quasi all’unanimità lo scorso mese di ottobre, chinandosi attentamente sulle riflessioni poste dal Consiglio di Stato in merito all’attualità e quindi all’esistenza della Legge e la sua efficacia. L’approvazione va letta quale volontà del Parlamento di tutelare gli interessi della cittadinanza che fa capo ai servizi fiduciari offerti dal migliaio di fiduciari commercialisti e immobiliari autorizzati e iscritti all’albo. Ma non solo, la volontà del Consiglio di Stato di non mettere in discussione la LFid, confermata dal Parlamento, è stata anche quella di voler salvaguardare, attraverso la Legge cantonale sui fiduciari, un settore particolarmente a rischio di agire illeciti e mala gestione, che potrebbe influenzare, in uno scenario più ampio, anche l’operato di altri settori della società e condizionare la percezione della piazza finanziaria ticinese.
Se il Ticino è l’unico Cantone a disporre di una legge sui fiduciari i motivi – che ho appena indicato – sono chiari ed è anche dal punto di vista legislativo che possiamo garantire un settore migliore a tutela della cittadinanza, in un contesto differente rispetto alle altre parti della Confederazione. Lo abbiamo sentito la scorsa settimana da parte del neo Procuratore generale della Confederazione, Stefan Blättler, che è venuto in Ticino anche in occasione dell’Assemblea degli impresari costruttori dove si è parlato di organizzazioni criminali: il fenomeno delle mafie è reale e non tocca solo il Ticino, anzi. Ma la presa di coscienza in Svizzera finalmente sta aumentando. Le attività mafiose, lo sappiamo, rendono malato il nostro tessuto sociale ed economico, con l’inserimento nel circolo economico svizzero, da parte di persone insospettabili e ben integrate, del denaro guadagnato in stragrande maggioranza all’estero tramite attività criminali. Occorre quindi una sensibilizzazione a tutti i livelli, anche nelle professioni che operano nel settore fiduciario e vigilare, invitandovi a segnare situazioni in ossequio ai propri doveri e alla legislazione.  
Nell’ottica della sensibilizzazione, saluto con favore la recente iniziativa della FTAF, unitamente all’Istituto di formazione delle professioni fiduciarie, che ha visto la collaborazione del mio Dipartimento per il tramite del Settore dei registri della Divisione della giustizia nel corso di formazione sul tema “Costituzioni qualificate di società e mantelli giuridici: rischi per fiduciari e clienti”. La complessità e la continua evoluzione del diritto societario impongono ai professionisti del settore fiduciario di essere costantemente aggiornati. Le ulteriori sfide che derivano da possibili abusi nelle operazioni svolte sono quindi delle tematiche attuali che dobbiamo condividere, sempre nell’ottica di proteggere la clientela che sa di poter contare su operatori formati e rispettabili. Tutto questo per mantenere attrattiva la nostra piazza finanziaria e gli attori che vi operano, quindi anche voi tutti fiduciari. La LFid contribuisce, non da sola, a favorire la sicurezza della nostra piazza finanziaria per renderla attrattiva. Uno strumento ben visto anche dal Ministero pubblico, nell’ambito della sua attività di contrasto ai reati finanziari, uno strumento apprezzato dai professionisti – l’abbiamo visto nella procedura di consultazione precedente al licenziamento del Messaggio del Governo – e dall’opinione pubblica che può contare sin dal 1985 su un settore fiduciario cantonale trasparente, coerente con la volontà del Legislatore federale.
Come avevo dichiarato nel corso del dibattito parlamentare in autunno, abbiamo fatto delle riflessioni in punto a una revisione totale della legge nell’ottica di adeguarla alle esigenze poste dalla nostra realtà economica e sociale in continua evoluzione. Le discussioni parlamentari hanno difatti sollevato alcuni aspetti da ritenere e che prossimamente saranno oggetto di discussione con la preposta Commissione parlamentare Costituzione e leggi che ha sollecitato in tal senso il Dipartimento che dirigo.
Quale Direttore del Dipartimento delle istituzioni, rammento spesso che la Giustizia è un cantiere in continua evoluzione, poiché espressione della nostra società. Anche la legislazione cantonale in materia di fiduciari segue questa ineluttabile evoluzione.
E nell’affrontare queste importanti sfide, tengo nuovamente a ringraziare la Federazione, per mezzo della sua Presidente, Cristina Maderni, per la sempre apprezzata disponibilità in ottica costruttiva e collaborazione con i servizi della Divisione della giustizia in particolare, ma anche l’Autorità di vigilanza.
Giungo al termine di questo mio intervento. Se il mondo appartiene a coloro che hanno la maggiore energie, allora il mondo può essere nostro. A condizione di impegnarci quotidianamente, con unità di intenti, per il benessere della nostra piazza economica e per il benessere di ogni cittadina e cittadino residente nel nostro magnifico Cantone. Grazie per la vostra attenzione e tanti auguri per i 30 anni della FTAF!  

Lega dei Ticinesi – Completato il Consiglio esecutivo

Lega dei Ticinesi – Completato il Consiglio esecutivo

Questo tardo pomeriggio nel Comune di Monteceneri si è tenuta l’Assemblea ordinaria della Lega dei Ticinesi.
Alla presenza di una quarantina di soci (gli aventi diritto di voto sono i rappresentanti del Movimento a livello federale, cantonale e i municipali) è stata, in particolare, definita la composizione del Consiglio esecutivo per il periodo 2021-2023.
Secondo lo statuto ne fanno parte di diritto il Consigliere nazionale Lorenzo Quadri, i Consiglieri di Stato Norman Gobbi e Claudio Zali, il Capogruppo in Gran Consiglio Boris Bignasca e come uditore il Presidente del Movimento Giovani Leghisti Stefano Tonini.
A loro si aggiungono quattro rappresentanti nominati all’unanimità dall’Assemblea: Sabrina Aldi per il Luganese, Massimiliano Robbiani per il Mendrisiotto, Patrizio Farei per il Bellinzonese e Alto Ticino, e Alessandro Mazzoleni per il Locarnese e Valli.
Al termine, l’Assemblea ha accolto la proposta del Consiglio esecutivo di nominare Rosanna Molteni, per lunghi anni segretaria amministrativa del Movimento e del Gruppo parlamentare, socia onoraria della Lega dei Ticinesi.

“Servono interventi a sostegno degli alpeggi”

“Servono interventi a sostegno degli alpeggi”

La carenza di precipitazioni può mettere in crisi la produzione di formaggio dell’alpe

La siccità che ha caratterizzato i primi quattro mesi dell’anno e soprattutto la scarsità di innevamento anche sopra i 1’500 metri d’altitudine rischia di provocare un danno all’economia alpestre ticinese. “In effetti è così – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi, molto sensibile a quanto avviene in Ticino anche nel settore primario. Proprio per questo motivo negli scorsi giorni ho voluto parlare di questo problema con il mio collega Christian Vitta, che in qualità di direttore del DFE è responsabile della Sezione dell’agricoltura. Un primo contatto che è però servito per avviare la ricerca di soluzioni a favore degli alpeggi ticinesi, che certamente soffriranno per la mancanza di acqua”.

Ricordiamo che la produzione di formaggi dell’alpe in Ticino rappresenta un settore molto interessante della nostra agricoltura, soprattutto per le regioni periferiche. “L’alpeggio è il fulcro del sistema d’allevamento alpino. Solo in alpe, durante l’estate, si producono formaggi di qualità, adatti alla vendita o alla conservazione, poiché si dispone di grandi quantità di latte e lo si affida a casari esperti. Lo scorso anno sono stati lavorati 4 milioni di litri di latte e prodotte 380 tonnellate di formaggio. Di queste, buona parte (280 tonnellate) hanno il marchio DOP, segno che la qualità continua a essere elevata. Nel 2021 le condizioni meteorologiche sono state favorevoli e anche le precipitazioni durante l’estate hanno dato una mano. Quest’anno le condizioni di partenza saranno invece negative. Vogliamo quindi cercare di introdurre dei provvedimenti che possano poi essere utili agli alpigiani, così da non sacrificare troppo la produzione di latte e quindi di formaggio”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Quali provvedimenti particolari ci si può aspettare? “Per ora abbiamo dato mandato di chinarsi sul problema. Saranno gli specialisti, in collaborazione con chi lavora sui nostri alpeggi, a proporre delle soluzioni. Il Dipartimento delle istituzioni spesso scende in campo per sostenere anche le attività di altri Dipartimenti in uno spirito di servizio alla popolazione ticinese. E qui ricordo quanto si è fatto e si fa in ambito dell’emergenza sanitaria per il coronavirus, oppure alle risposte che stiamo dando alla crisi legata ai profughi ucraini. Anche in questo caso vogliamo dare una mano concreta. Penso in particolare al sostegno che può dare la Sezione del militare e della protezione della popolazione, che collabora in modo proattivo sia con l’Esercito, sia con la Protezione civile, vera “riserva” di forze a favore della popolazione ticinese. Vedremo. Per ora è ancora troppo presto per dire quali saranno gli interventi. Ne riparleremo certamente”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

‘Nella lotta alla mafia bisogna fare di più’

‘Nella lotta alla mafia bisogna fare di più’

Il nuovo procuratore generale della Confederazione Stefan Blättler: il fenomeno esiste, ora dobbiamo cercare di trasformare gli elementi che raccogliamo in atti di accusa

«Che la mafia, nelle diverse forme, sia presente anche in Svizzera è fuori discussione. Ora però non basta più constatare l’esistenza del fenomeno, non basta più analizzare determinate situazioni. Bisogna anche lottare». E quindi «la sfida» per le autorità inquirenti federali e cantonali «consiste e consisterà nel trasformare gli elementi derivanti da indagini e analisi in atti d’accusa». Affinché le inchieste abbiano (anche) un epilogo processuale. Insomma, «possiamo e dobbiamo fare di più nel contrastare la mafia». Il nuovo procuratore generale della Confederazione Stefan Blättler è uno dei relatori della tavola rotonda organizzata, ieri pomeriggio, al Centro manifestazioni mercato coperto di Mendrisio, dalla Ssic-Ti, la sezione ticinese della Società svizzera impresari costruttori, al termine della propria assemblea. Con il pg ci sono la direttrice dell’Ufficio federale di polizia (Fedpol) Nicoletta della Valle, il consigliere di Stato e titolare del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi e Thomas Ferrari, responsabile in seno alla Cantonale della Polizia giudiziaria. Sono stati invitati dall’associazione a confrontarsi, sollecitati dalle domande del vicedirettore e consigliere nazionale Alex Farinelli, sul tema ‘La Svizzera e la lotta alla criminalità organizzata’. Una lotta che rappresenta «una priorità anche per gli impresari costruttori», sottolinea il direttore della Ssic-Ti Nicola Bagnovini introducendo la conferenza e ricordando che l’edilizia, qui come in altri paesi, è un settore a rischio infiltrazioni.
Tuttavia nessuna attività economica, osserva Blättler, può considerarsi completamente al riparo dai tentacoli mafiosi. «La criminalità organizzata – spiega il direttore del Ministero pubblico della Confederazione – investe o tenta di investire nel circuito legale denaro frutto di reati. Nel riciclare i soldi, la mafia cerca delle opportunità. Ebbene, l’intera economia può costituire un’opportunità». Per evitare che la mafia «diventi un cancro sociale, serve, ai fini di un’efficace azione di contrasto, l’impegno di tutti», evidenzia il pg. Di tutti: politici, operatori economici, semplici cittadini. ’Ndrangheta, Cosa Nostra e altre associazioni di stampo mafioso, non solo italiane, «agiscono in modo subdolo», avverte Ferrari. «È pertanto importante – aggiunge il capo della Polgiudiziaria ticinese – sensibilizzare la popolazione, in modo che sviluppi quel necessario spirito critico che possa portarla a diffidare di determinate proposte nel campo degli affari e a denunciare situazioni anomale».

‘La protezione dei dati non agevola la condivisione di informazioni necessarie’
Fondamentale dunque l’impegno di tutti. Fondamentale è la condivisione delle informazioni. «Più ne abbiamo, più analisi e indagini si possono fare», indica della Valle. In quest’ambito ci sono però in Svizzera, secondo la responsabile di Fedpol e Gobbi, ampi margini di miglioramento. Lo scambio di informazioni fra autorità amministrative, tra quest’ultime e quelle penali e fra Cantoni «è essenziale per contrastare la criminalità organizzata», annota il consigliere di Stato. «Purtroppo – constata il direttore del Dipartimento istituzioni – la protezione dei dati e una tutela eccessiva della privacy non agevolano questo scambio e questa condivisione di informazioni».

‘Urgente la banca dati nazionale’

C’è dell’altro. Afferma Blättler: «Abbiamo bisogno al più presto in Svizzera di una banca dati comune, nazionale, alla quale i poliziotti inquirenti di ogni cantone possano accedere e ottenere immediatamente informazioni su una persona ricercata o fermata». Per sapere se questa persona è già nota ad altre polizie cantonali e stabilire di conseguenza dei collegamenti tra gli illeciti che le vengono contestati. «Oggi è molto più facile ottenere informazioni per esempio da Strasburgo o da Bruxelles, che nel nostro paese», commenta il procuratore generale della Confederazione. La banca dati comune «è un’urgenza e non si cominci a discutere di protezione dei dati quando ci sono di mezzo dei criminali: ci sono informazioni che è indispensabile acquisire in tempo reale per contrastare con successo la criminalità, organizzata e non. Ciò nell’interesse della collettività». Sull’argomento è peraltro pendente un’interrogazione di Giorgio Galusero: il deputato del Plr ed ex ufficiale della Polizia cantonale chiede al Consiglio di Stato se non ritenga “urgente” attivarsi con i parlamentari ticinesi alle Camere per avviare il database nazionale.

La mafia, rammenta la direttrice di Fedpol della Valle, «è presente nel nostro paese da decenni. Un tempo vedevamo gli illeciti: traffico di armi, riciclaggio, reati economici e anche reati violenti. Oggi siamo in grado di stabilire legami fra i vari reati» e di attribuirne la paternità a questa o a quella organizzazione criminale. Non solo: «Emaniamo divieti di entrata in Svizzera nei confronti di persone condannate in Italia per mafia e ordini di espulsione». Un’attività di contrasto possibile anche grazie alla fattiva e preziosa collaborazione della Polizia cantonale ticinese. In altri cantoni non si è invece ancora pienamente consapevoli del pericolo di stampo mafioso. Per citare le parole del procuratore generale della Confederazione, occorre fare di più.

 

Gravi scenari di crisi, le prove di ‘Odescalchi 22’

Gravi scenari di crisi, le prove di ‘Odescalchi 22’

Un’operazione di collaborazione transfrontaliera

Da un incidente aereo con un grosso incendio nel Malcantone, a un importante inquinamento sul lago Ceresio, passando per un’esplosione a Maccagno, un impiego a supporto della Dogana Sud per il controllo delle frontiere, fino a giungere al trasporto di acqua dal lago di Lugano a Mendrisio con la necessità di renderla potabile. Si tratta di alcuni degli scenari emergenziali di esercitazione che saranno al centro dell’operazione Odescalchi 2022. Nell’arco di un’intera settimana – dal 13 al 19 giugno –, in Ticino e nelle regioni della provincia di Varese sul confine, saranno coinvolti militari attivi nei battaglioni della Divisione territoriale 3; donne e uomini delle Organizzazioni regionali della Protezione civile; agenti della polizia cantonale, pompieri e soccorritori della Federazione cantonale ticinese servizi ambulanze, in collaborazione con i loro omologhi italiani. L’esercitazione ha lo scopo di affinare le competenze e la conoscenza reciproca nell’ambito dell’aiuto militare e civile in caso di catastrofe. Una prima edizione si era già svolta nel 2016 nel Mendrisiotto e nella provincia di Como. Allora esercito e partner della protezione della popolazione svizzeri e italiani vennero sollecitati per il deragliamento sotto la galleria di Monte Olimpino 2 di un treno diretto a Milano con conseguente incidente chimico alla stazione di Chiasso, uno scenario con decine di morti e centinaia di feriti che vide l’impiego di una moltitudine di soccorritori.
Durante la presentazione avvenuta alla Centrale cantonale d’allarme a Bellinzona, il direttore del Dipartimento istituzioni partendo da fatti concreti come il vasto incendio boschivo divampato a fine gennaio sopra l’Alpe di Neggia, ha sottolineato come la possibilità di attivare in modo immediato la controparte su un versante o l’altro tra Svizzera e Italia in caso di catastrofe sia vitale per un intervento incisivo per proteggere la popolazione dei due Paesi. Dal canto suo il divisionario Lucas Caduff ha ricordato la possibilità del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (Ddps) di decidere, su richiesta del Dipartimento federale degli affari esteri, impieghi di soccorsi urgenti da parte di piccoli distaccamenti dell’esercito nell’ambito dell’aiuto in caso di catastrofe all’estero. Un’organizzazione performante e soldati allenati in grado di assolvere i compiti richiesti – ha evidenziato Caduff – si ottengono proprio con operazioni di questo tipo che presentano scenari verosimili su cui esercitarsi in modo appropriato per far fronte a situazioni di crisi che si possono verificare realmente.
Stefano Laffranchini, sostituto comandante della Divisione territoriale 3, e Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, hanno invece presentato nel dettaglio gli scenari di intervento e di collaborazione che saranno realizzati nel corso di tutta la settimana, specificando l’ingaggio della parte militare svizzera e italiana e quello di tutti i partner attivi sui due versanti del confine. L’imponente impiego di personale e mezzi – è stato annunciato – avrà pure una concretizzazione di carattere politico, ovvero la firma di un nuovo Protocollo d’intesa tra i Cantoni Ticino, Vallese, Grigioni e le Province italiane di confine nell’ambito di una sempre migliore pratica d’impiego italo-svizzera in caso di catastrofe. Il documento verrà sottoscritto venerdì 17 giugno a Pollegio.

Esposizione dell’esercito
Dal 15 al 19 giugno, in concomitanza con l’operazione Odescalchi 2022, le formazioni dell’esercito svizzero, gli enti di primo intervento e gli alpini dell’esercito italiano si presenteranno alla popolazione con un’esposizione all’aeroporto militare di Locarno-Magadino. Sarà possibile visitare i diversi stand espositivi, ma anche assistere all’esibizione della fanfara militare della Divisione territoriale 3, alle evoluzioni della pattuglia acrobatica PC-7 Team, dei paracadutisti dell’esercito e alle prestazioni dei cavalli e dei cani del centro di competenza del servizio veterinario e degli animali dell’esercito.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 18 maggio 2022 de La Regione

****

Odescalchi 2022, scenari di crisi e nuovo protocollo
Presentata l’operazione di esercitazione transfrontaliera in caso di catastrofi – In programma dal 13 al 19 giugno

Un incidente aereo con un grosso incendio nel Malcantone, un maxi-inquinamento del Ceresio e persino un’esplosione a Maccagno. Sono solo alcuni degli scenari emergenziali di esercitazione che saranno al centro dell’operazione Odescalchi 2022. Nell’arco di una settimana – dal 13 al 19 giugno -, in Ticino e nelle regioni della provincia di Varese sul confine, saranno coinvolti militari attivi nei battaglioni della Divisione territoriale 3; uomini della Protezione civile; agenti della polizia cantonale, pompieri e soccorritori della Federazione cantonale ticinese servizi ambulanze, in collaborazione con i loro omologhi italiani. Ieri, in occasione della presentazione dell’operazione, il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, partendo da fatti concreti come il vasto incendio boschivo divampato a fine gennaio sopra l’Alpe di Neggia, ha sottolineato come la possibilità di attivare in modo immediato la controparte su un versante o l’altro tra Svizzera e Italia in caso di catastrofe sia vitale per un intervento incisivo per proteggere la popolazione dei due Paesi. Dal canto suo il divisionario Lucas Caduff ha sottolineato: «Un’organizzazione performante e soldati allenati in grado di assolvere i compiti richiesti si ottengono proprio con operazioni di questo tipo che presentano scenari verosimili su cui esercitarsi in modo appropriato per far fronte a situazioni di crisi che si possono verificare realmente». Stefano Laffranchini, sostituto comandante della Divisione territoriale 3, e Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, hanno invece presentato nel dettaglio gli scenari di intervento e di collaborazione. L’imponente impiego di personale e mezzi è stato annunciato – avrà anche una concretizzazione di carattere politico, ossia la firma di un nuovo protocollo d’intesa tra Ticino, Vallese, Grigioni e le Province italiane di confine nell’ambito di «una sempre migliore pratica d’impiego italo-svizzera in caso di catastrofe».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 18 maggio 2022 del Corriere del Ticino

****

Ritornano gli scenari dell’operazione Odescalchi

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15336826

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 17 maggio 2022 de Il Quotidiano