Rete Tram-Treno, si parte: “Una mobilità più integrata”

Rete Tram-Treno, si parte: “Una mobilità più integrata”

Gobbi e Zali hanno difeso il credito supplementare plebiscitato dal Parlamento

Rete Tram – Treno del Luganese (RTTL): via libera del Parlamento al credito supplementare di 87,3 milioni di franchi relativo alla tappa prioritaria.
Finalmente si può avviare la fase realizzativa di un progetto fondamentale che collegherà il Malcantone e la Bassa Valle del Vedeggio al centro di Lugano.
Giovedì si è assistito a un largo sostegno da parte del Gran Consiglio a questo importante progetto; in sede di voto si è infatti sfiorata l’unanimità in termini di consensi. E in aula si è vista anche una Lega dei Ticinesi compatta come non la si vedeva da tempo, schierata con i suoi due Consiglieri di Stato che hanno difeso a spada tratta il progetto: il presidente del Governo e direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi e il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali.
Sul tema a inizio settimana si era espresso anche il sindaco di Lugano Michele Foletti, fortemente preoccupato per un eventuale battuta d’arresto del dossier, dal momento in cui in relazione a questo progetto il principio era già stato approvato dal Parlamento.
Ora il Cantone Ticino, dopo un iter durato oltre 16 anni e 6 sessioni parlamentari dedicate a questo progetto, può finalmente accedere a un’opera viaria fondamentale, finanziata per quasi due terzi dalla Confederazione. La Rete Tram-Treno del Luganese entra così ufficialmente nella sua fase esecutiva. Il cantiere verrà infatti avviato tra poco più di un anno. La RTTL è uno dei progetti strategici del DT che, grazie ai tempi di percorrenza drasticamente ridotti e a una frequenza di collegamenti intensificata offrirà una valida alternativa per gli spostamenti in tutta la regione.

Norman Gobbi: “Guardiamo a una mobilità sempre più integrata”
“Prima dell’apertura, nel 2020, della Galleria di Base del Monte Ceneri, muoverci in Canton Ticino, spostandosi da un centro all’altro nel giro di dodici-quindici minuti era quasi inimmaginabile” – ha evidenziato il presidente del Consiglio di Stato e direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi in occasione nel suo intervento in aula, aggiungendo che “questo è quello che succederà con l’apertura della Rete Tram – Treno del Luganese. Le opere di miglioramento, di minor impatto ambientale, di minor impatto sulla circolazione anche stradale e oltretutto di inserimento nell’ambito della rete urbana, rispettivamente con la rete di collegamento ferroviario nazionale – e penso in particolar modo con la stazione sotterranea di Lugano, rispettivamente con il pozzo di collegamento che unirà le due infrastrutture – sono dei grandissimi cambi di paradigma e soprattutto rappresentano un’integrazione moderna in una mobilità che è sempre più integrata oltre che sostenibile. Ed è uno degli sforzi che il DT sta compiendo da anni nell’ottica di sviluppare la rete di trasporto pubblico ma anche, sempre di più, di integrare i vari vettori.” Il Presidente del Consiglio di Stato ha successivamente ricordato che la Confederazione finanzia con quasi cinquecento milioni di franchi “un’opera interamente ticinese. Si tratta quindi di un riconoscimento dell’ottimo lavoro svolto dai vari servizi del Dipartimento prima e da RTTL SA poi. Ciò significa che la qualità del lavoro svolto è stata riconosciuta.”
Norman Gobbi ha infine sottolineato che “questa infrastruttura darà avvio a un cantiere epocale che permetterà soprattutto di riunire il Luganese migliorando la mobilità, cambiando sì i paradigmi ma anche le nostre abitudini; un cambio di mentalità e anche di modalità di vivere la mobilità. Sicuramente sarà un passo per la sostenibilità e una maggior coesione del nostro territorio.”

Claudio Zali: “Il più grande progetto infrastrutturale promosso dal Cantone negli ultimi 100 anni”
Il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali nel corso del suo intervento ha evidenziato, riferendosi alla Rete Tram – Treno del Luganese, come si tratti del “più grande progetto infrastrutturale, in termini di costo d’investimento, promosso dal Cantone negli ultimi cento anni (e magari nell’intera storia del Canton Ticino), cruciale, atteso da decenni, per alleviare i problemi di mobilità della città di Lugano, di un’intera regione – il Malcantone – e la Bassa Valle del Vedeggio.”

Il progetto
La RTTL ambisce a ridefinire in modo importante l’intero agglomerato urbano. Un solo esempio quanto ai tempi di percorrenza: in soli sette minuti da Bioggio a Lugano. Essa prevede, oltre al mantenimento in esercizio della linea esistente tra Ponte Tresa e Bioggio, la creazione di due nuovi collegamenti, verso Manno-Suglio e verso il centro di Lugano, attraverso la realizzazione di una galleria di 2,2 chilometri che connetterà la piana del Vedeggio con la Stazione FFS di Lugano e il centro città. L’opera permetterà di dimezzare i tempi di percorrenza e porterà dunque a vivere il territorio in modo più efficace e sostenibile.

Le fasi salienti dal 2023 ad oggi
Conformemente alle esigenze espresse dall’Ufficio federale dei trasporti (UFT), per poter beneficiare del finanziamento del programma di sviluppo strategico dell’infrastruttura ferroviaria (PROSSIF), il 26 ottobre 2023 viene costituita la RTTL SA, società interamente di proprietà di Ferrovie Luganesi SA (FLP), per la realizzazione della tappa prioritaria del progetto RTTL. L’organizzazione di progetto (governance) della fase esecutiva è stabilita da un’apposita convenzione sottoscritta da Cantone, FLP e RTTL SA e prevede che quest’ultima assuma il ruolo di committente per l’esecuzione dell’opera. Tra i primi compiti di RTTL SA vi è quello di consolidare con la Confederazione la convenzione di attuazione PROSSIF. Ad inizio 2025, RTTL SA completa le verifiche sul preventivo e informa FLP, Cantone e Confederazione circa la necessità di un aggiornamento delle basi del finanziamento. In data 23 giugno 2025 l’UFT dà luce verde alla versione finale della Convenzione di attuazione, con la quale di fatto sancisce il definitivo via libera al finanziamento federale PROSSIF e garantisce che la Confederazione assumerà la propria quota parte del finanziamento del progetto. La Convenzione di attuazione viene sottoscritta da RTTL SA il 14 luglio 2025. Il 18 luglio 2025 l’UFT autorizza RTTL SA a procedere con la fase di realizzazione. RTTL SA ha nel frattempo già messo a concorso e aggiudicato importanti mandati per la progettazione esecutiva dell’opera. Il 27 agosto 2025, l’UFT approva in via definitiva, con la propria sottoscrizione, la convenzione di attuazione. L’approvazione del credito aggiuntivo, giunta giovedì scorso, ha consentito di completare le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione della tappa prioritaria.

I prossimi passi
Con i consorzi di progettazione sono state avviate tutte le necessarie verifiche volte ad individuare eventuali ottimizzazioni, soprattutto per quanto concerne la concatenazione delle diverse attività. La durata complessiva della fase di cantiere è stimata in 8 anni, con inizio dei lavori nel 2027 e la messa in esercizio della tappa prioritaria della RTTL prevista nel 2035.

Costi e finanziamento
Il preventivo complessivo per la realizzazione della tappa prioritaria della Rete Tram-Treno del Luganese ammonta a poco più di 765 milioni di franchi. Dedotti i finanziamenti federali PROSSIF e PAL (due terzi della spesa complessiva a carico della Confederazione) e le partecipazioni dei Comuni di Bioggio e Manno, l’importo restante è suddiviso fra Cantone (58%) e Comuni della CRTL (42%). Come già accennato, per quanto concerne la quota parte di finanziamento a carico della Confederazione, nel frattempo tutti i passi formali sono stati espletati.

Per maggiori informazioni sul progetto: www.rttl.ch

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 21 dicembre 2025 de Il Mattino della domenica

Le debolezze del Ticino fotografate dal BAK: “Ma non siamo cicale”

Le debolezze del Ticino fotografate dal BAK: “Ma non siamo cicale”

Le reazioni del Governo allo studio del Bak

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3368616

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Secondo lo studio i costi per abitante sono più alti del 5% rispetto alla media svizzera, come pure gli svantaggi strutturali: “Il margine di manovra per il Cantone è ridotto all’1%”, ha detto Gobbi

Lo studio è del BAK Economics sui dati del 2022 e ha lo scopo di valutare e identificare riduzioni di costi e una diminuzione inadeguata del livello dei servizi.
A volere questo genere di approfondimento, che è stato presentata giovedì a Bellinzona, sono stati il Gran Consiglio e il Governo.
Tra gli aspetti, interessanti, emersi spicca il fatto che il Cantone ribalta più oneri sui Comuni rispetto alla media svizzera. C’è una minor centralizzazione nella ripartizione dei compiti rispetto agli altri Cantoni.
Altro dato: a sud delle Alpi i costi per abitante sono del 5% superiori rispetto alla media nazionale. Ma bisogna anche considerare degli svantaggi strutturali pari al 4%, indipendenti dalla volontà della politica, come ha detto durante la presentazione alla stampa il presidente del Governo Norman Gobbi: “Si tratta quindi di un margine di manovra per il Cantone ridotto all’1% e questo dovrebbe farci pensare che determinate narrazioni in cui il Ticino è la cicala all’interno di una Confederazione fatta da tanti Cantoni-formiche, forse, tanto vera non è”.
Il BAK fa inoltre notare che tra le voci di spesa che mostrano costi superiori alla media svizzera ci sono i “Contributi alla riduzione dei premi dell’assicurazione malattia”, ma anche i “Trasporti pubblici”, gli “Anziani”, le “Scuole pedagogiche e le scuole universitarie professionali” e il “Sostegno sociale”. È in questi ambiti dunque – stando all’istituto di ricerca economica di Basilea – che si potrebbe intervenire. Eppure la politica e anche la popolazione, hanno recentemente deciso di aumentare semmai la spesa di diverse di queste voci. Pensiamo ai premi di cassa malati.
Le indicazioni del BAK sono dunque indicazioni. A scegliere sarà la politica, ha sottolineato Gobbi: “Questa che abbiamo ricevuto oggi è una fotografia, con delle affermazioni. Dovremo fare le nostre deduzioni dal punto di vista delle analisi, anche di quelle che sono le volontà popolari espresse, e poi trarne delle conclusioni”.
Uno strumento appunto, lo studio del BAK, che ora la politica potrà – se vorrà – tenere in considerazione.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Le-debolezze-del-Ticino-fotografate-dal-BAK-%E2%80%9CMa-non-siamo-cicale%E2%80%9D–3367326.html

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Spesa sopra la media, ma c’è poco margine
Presentata l’analisi dei conti rispetto al resto della Svizzera. Il nostro Cantone ha svantaggi strutturali che spiegano le maggiori uscite. Gobbi: ‘Possibilità limitate’

Si spende di più, ma (anche) perché c’è bisogno. Soprattutto nella riduzione dei premi di cassa malati e nei trasporti. E i margini di intervento sono ridotti a circa 100 milioni di franchi. Sono questi in estrema sintesi gli elementi principali che emergono dallo studio sull’analisi della spesa del Canton Ticino confezionato dall’istituto di ricerca Bak Economics di Basilea. Un rapporto – che si concentra sull’esame sistematico dei costi sostenuti dal Canton Ticino per l’erogazione delle prestazioni pubbliche nei diversi ambiti operativi – sollecitato dall’iniziativa parlamentare elaborata ‘Per la revisione della spesa dello Stato’, presentata il 5 febbraio dello scorso anno dalla commissione ‘Gestione e finanze’ del Gran Consiglio e approvata insieme al Preventivo 2024 dalla maggioranza del plenum. Si tratta in altre parole di una valutazione del bilancio finanziario del Ticino, attraverso un confronto con gli altri Cantoni. L’esito dello studio è stato presentato ieri mattina in conferenza stampa dal Comitato guida per la revisione della spesa, composto da membri del Consiglio di Stato e della ‘Gestione’, e dovrebbe servire alla politica per indirizzare le sue scelte future.

‘Sui dati è possibile trovare terreni comuni’
A introdurre la presentazione a nome del Comitato guida è il presidente della ‘Gestione’, il socialista Fabrizio Sirica. E lo fa prendendo la rincorsa: «Questo studio è il risultato di una volontà che parte da lontano, già da alcune indicazioni del Preventivo 2023 da cui è scaturito il famoso studio Idheap, considerato però in commissione un documento un po’ troppo grezzo». Ovvero, «una comparazione intercantonale che non ci permetteva di entrare nelle peculiarità del Canton Ticino. Da qui l’auspicio della ‘Gestione’ e la creazione del Comitato guida». La presentazione di ieri – «immediatamente dopo l’approvazione del Preventivo 2026» – è, secondo Sirica, «simbolica, ma non voluta». E spiega: «Questo strumento guarda al medio-lungo termine. Analizzarlo in riferimento ai conti del prossimo anno avrebbe avuto poco senso». Il presidente della ‘Gestione’ conclude il suo intervento con alcune considerazioni personali: «Partendo da dati concreti, il documento del Bak ci permette di analizzare un tema politicamente molto divisivo. È nell’analisi il più oggettiva possibile che si può trovare un terreno comune su cui lavorare insieme».

Le fasi analitiche, spiegate
I dettagli tecnici sono stati illustrati dal responsabile dello studio Sebastian Schulze e dal capo della Sezione delle finanze del Dipartimento finanze ed economia Roberto Bevacqua.
L’analisi, basata su dati del 2022, si focalizza su ventinove ambiti operativi verso cui lo Stato indirizza le proprie spese. Tra i primi elementi a emergere, il fatto che la partecipazione finanziaria del Cantone ai costi cantonali complessivi è inferiore alla media svizzera. “Il Canton Ticino – si legge nel documento – presenta una minore centralizzazione nella ripartizione dei compiti rispetto agli altri Cantoni”. Il che si traspone in un sostegno da parte del Cantone del 72% dei costi, mentre il restante 28% grava sui Comuni. E quindi: “L’Amministrazione cantonale ticinese contribuisce in misura inferiore al finanziamento cantonale complessivo rispetto alla media degli altri Cantoni svizzeri (77%)”. Tradotto: in Ticino il Cantone riversa gli oneri sugli Enti locali più di quanto non avvenga nel resto della Svizzera.
Cinque le fasi analitiche che caratterizzano lo studio, riassunte da Bevacqua: «L’analisi parte dai costi standard, quindi i costi netti di ogni ambito operativo suddivisi pro capite sul totale della popolazione. Ai costi standard viene applicata una correzione per tenere conto degli effetti strutturali. Ripuliti dai fattori strutturali, i costi standard confluiscono nei costi unitari che vengono confrontati a livello intercantonale. I costi unitari vengono rappresentati con un indice a base 100, che costituisce la media dei Cantoni di riferimento. Un valore superiore a 100 rappresenta costi superiori alla media e viceversa. Infine, i costi superiori alla media vengono tramutati in un valore monetario per isolare i differenziali di costo». Semplice no?

Quattro messaggi chiave e cinque potenziali campi d’azione
Cinque le fasi analitiche, quattro i messaggi chiave dell’analisi. Il primo: i costi standard per abitante sono superiori alla media degli altri Cantoni. “In totale undici dei ventinove ambiti operativi presentano costi standard superiori alla media”, indica il Bak. Più precisamente, le uscite nette per abitante sono superiori del 5% rispetto alla media degli altri Cantoni, soprattutto, come detto, nella riduzione dei premi e nei trasporti. Ma anche nel settore anziani e sport e attività ricreative. I settori meno sostenuti sono, secondo il Bak, quelli della protezione delle specie e del paesaggio, della scuola dell’obbligo e delle scuole speciali, dell’esecuzione delle pene e del sostegno sociale. Questi dati vanno però relativizzati. A farlo ci pensa il secondo messaggio chiave, quello della correzione per i costi strutturali. In Ticino, viene messo in evidenza dall’istituto di ricerca, ci sono diversi svantaggi strutturali. I dati indicano infatti che “il Canton Ticino presenta complessivamente strutture meno favorevoli rispetto alla media degli altri Cantoni”. Rimarca il Bak: “A causa di fattori strutturali, il Cantone deve sostenere complessivamente costi superiori del 4% per fornire alla popolazione un livello medio di prestazioni”. Sono diversi i settori in cui lo studio individua degli svantaggi strutturali. In particolare nell’istruzione, nella salute e nel sociale. Non solo svantaggi, ma anche vantaggi strutturali, situati dal Bak negli ambiti operativi ‘Scuola dell’obbligo e scuole speciali’ e ‘Sostegno sociale’.
Arriviamo quindi al terzo messaggio chiave, concernente i costi unitari, che sancisce: “Al netto degli svantaggi strutturali, i costi influenzabili sono solo dell’1% superiori alla media dei Cantoni di riferimento, ma con forti disparità tra gli ambiti”. Insomma, in aggregato, il Ticino è molto vicino alla media dei Cantoni strutturalmente simili. Non da ultimo, il quarto messaggio chiave che isola i cinque ambiti operativi con un significativo differenziale di costo e un’elevata quota cantonale delle uscite nette. “Per ciascun ambito operativo – chiarisce il Bak – viene calcolato un valore monetario (differenziale di costo), che indica se, e in quale misura, i costi unitari del Cantone superano la media dei costi dei Cantoni appartenenti al gruppo di riferimento”. E in altre parole è possibile determinare di quanto, in termini monetari, andrebbero ridotti i costi nell’ambito considerato per raggiungere la media dei rispettivi gruppi di riferimento, cioè gli altri Cantoni simili. Le categorie che presentano un indice di costi unitari significativamente superiore alla media e con un volume importante sono: il trasporto pubblico, la riduzione dei premi, gli anziani, le scuole universitarie professionali e il sostegno sociale. La somma dei differenziali di costo di questi cinque ambiti operativi, che rappresentano il 95% del potenziale identificato, sono 92,1 milioni di franchi. Quasi 100 milioni suddivisi in 47,5 milioni generati dalla riduzione dei premi, 34,3 milioni dai trasporti pubblici, 4,9 milioni dal settore anziani, 3,1 milioni dalle scuole pedagogiche e universitarie professionali e 2,3 milioni dal sostegno sociale. Tenendo conto di ogni ambito operativo si arriva a un potenziale di ottimizzazione di 96,7 milioni di franchi a carico del Cantone, per un totale di 159,5 milioni (Cantone + Comuni).

Gobbi: ‘Non è una lista della spesa’
Ed è su questi margini che si concentra il presidente del governo Norman Gobbi. Che si toglie subito qualche sassolino. «Dai dati esposti – osserva – emerge che il margine di manovra per il Cantone è ridotto all’1%. La narrazione secondo cui il Ticino è una cicala all’interno di una Confederazione fatta da tanti Cantoni formiche, forse, tanto vera non è». Non mancano poi ulteriori steccate. «Alcuni elementi strutturali – evidenzia il consigliere di Stato – non sono influenzabili dalla politica, penso alla nostra conformazione territoriale, come pure alla nostra demografia. Elementi che influenzano diversi ambiti, tra cui i sussidi di cassa malati». Il ‘ministro’, poi, non ha dubbi: «I potenziali campi d’azione individuati dal Bak non sono una lista della spesa dei settori in cui intervenire. Lo sappiamo, ridurre o sopprimere dei servizi ha sempre delle conseguenze». Ciò detto, afferma, «trarremo le dovute conclusioni per portare avanti delle misure di riequilibrio da una parte e di riorientamento della spesa pubblica dall’altra. La votazione del 28 settembre sui premi di cassa malati ha per esempio dato dei chiari segnali sulle priorità dei ticinesi». Difficile quindi pensare di intervenire sugli aiuti nella riduzione dei premi, una decisione chiara è uscita anche dal parlamento con l’avallo dell’emendamento di Ps e Mps per lo stralcio dei tagli alla Ripam nel Preventivo 2026. Insomma, per Gobbi l’importante ora è veleggiare verso «scelte condivise strategicamente e politicamente. Un dialogo che parta da dati oggettivi per poi attuare delle misure concrete nel medio-lungo termine».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 19 dicembre 2025 de La Regione

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Tutte le pieghe della spesa pubblica Spendiamo di più ma non siamo cicale

I costi procapite in Ticino risultano più alti, ma il cantone è penalizzato da una serie di svantaggi strutturali – Cinque gli ambiti in cui si concentrano i potenziali margini di manovra – Gobbi: «Documento oggettivo da cui partire» – Sirica: «Non si risparmia sui sussidi RIPAM»

Partiamo dalle conclusioni, saltando a piedi pari, almeno per un istante, la teoria. Secondo l’analisi del BAK, sono cinque gli ambiti della spesa pubblica cantonale che presentano un indice dei costi «significativamente superiore» alla media intercantonale. In ordine di importanza e peso troviamo: l’ambito dei sussidi di cassa malati (RIPAM), i trasporti pubblici, gli anziani, le scuole pedagogiche e universitarie professionali, e, infine, il sostegno sociale.
Ma quanto incidono maggiormente questi ambiti rispetto agli altri cantoni? Secondo lo studio, il cosiddetto «differenziale di costo» del Canton Ticino per questi settori, ossia il potenziale di ottimizzazione affinché la spesa rientri nei parametri intercantonali, è di 92,1 milioni di franchi. La parte del leone è rappresentata dalle prestazioni nell’ambito «delle riduzioni dei premi di cassa malati», dove il differenziale di costo è di 47,5 milioni di franchi; seguono i trasporti pubblici (34,3 milioni); gli anziani (4,9 milioni); le scuole pedagogiche e universitarie professionali (3,1 milioni) e il sostegno sociale (2,3 milioni).
Per inciso, questi 5 ambiti, da soli, rappresentano il 95% del potenziale di ottimizzazione del Canton Ticino, stimato complessivamente attorno a 96,7 milioni di franchi. Va detto, per altro, che questa spesa esclusivamente cantonale si accompagna della quota a carico dei Comuni, per ulteriori 62,8 milioni di franchi.
Altri ambiti operativi, invece, presentano un indice dei costi unitari inferiore al confronto intercantonale. Tra queste voci troviamo categorie come: ospedali, prevenzione della salute, scuole di formazione generale, cliniche psichiatriche, scuole universitarie, protezione del paesaggio e, infine, i costi dell’Esecutivo. Qui spendiamo meno.

Costi strutturali e unitari
Ma come si è arrivati a queste cifre? Il primo aspetto da considerare è che l’analisi del BAK ha differenziato i costi strutturali (non influenzabili perché legati per esempio alla demografia o alla topografia del Ticino) dalle componenti influenzabili politicamente, i cosiddetti costi unitari. In questo senso, stringendo all’osso, lo studio ha messo in evidenza 3 dati chiave. Il primo riguarda la spesa pro-capite, che in Ticino risulta del 5% più alta rispetto alla media svizzera. Il secondo dato riguarda il peso dei costi strutturali. In altre parole, a causa della struttura peculiare del Ticino, alcune voci costano «strutturalmente » di più. Quanto? Il BAK ha stimato l’onere strutturale aggiuntivo attorno al 4%. La conclusione, politicamente, è molto interessante: il Ticino spende «solo» l’1% in più rispetto al resto della Svizzera.

Formiche e cicale
E proprio su questa considerazione che è intervenuto il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, smentendo la narrazione di un Ticino spendaccione e cicala: «Il Ticino, nonostante le numerose sfide di carattere demografico e socioeconomico, è riuscito a mantenere sotto controllo le finanze. È vero che siamo maggiormente esposti, sotto il profilo dei costi, ad alcune criticità, ma questo non ci deve impedire di riflettere su come rispondere alle nuove sfide che ci sono state affidate, in particolare dopo il voto del 28 settembre».
Il nodo, effettivamente, è questo, perché da una parte il BAK ha mostrato che i sussidi RIPAM rappresentano l’ambito con un potenziale di intervento maggiore, dall’altra però il messaggio uscito dalle urne va esattamente nella direzione opposta, ossia verso un potenziamento di questa spesa. Insomma, il margine di azione risulta piuttosto risicato: «Inevitabilmente si porrà la questione politica su come riorientare le priorità della spesa», ha commentato Gobbi. «Questo dato deve indurre tutti a riflettere, spingendo a superare posizioni puramente difensive».
Eppure, trovare la quadratura del cerchio non sarà tanto semplice. Anzi, il dibattito rischia persino di acuirsi, tenuto conto che lo studio del BAK ha mostrato che la quota parte cantonale, rispetto a quella comunale, risulta inferiore alla media svizzera. In altre parole, i Comuni – nel nostro cantone – pagano mediamente di più rispetto al resto del Paese. Il Cantone Ticino sostiene il 72% dei costi (vs. 77%), mentre il 28% grava sui Comuni. Per Gobbi, l’analisi del BAK rappresenta comunque un documento da cui partire per costruire un dialogo che porti, sul medio e lungo termine, a una revisione della spesa condivisa e matura. «I dati sono neutri e permettono di avere un’oggettività che talvolta manca».

Il topolino e la montagna
Per il presidente della Commissione della gestione, Fabrizio Sirica, lo studio «rappresenta uno strumento certamente valido, ma non è una bussola». In altre parole, le scelte resteranno politiche: potranno senz’altro essere orientate da questa «cartina», che indica la posizione del Ticino nel confronto intercantonale, ma non saranno determinate automaticamente dai suoi risultati. Sirica ha tuttavia accolto con grande favore l’oggettività dei dati e la raffinatezza dello strumento, che ha consentito di fare chiarezza anche su alcune voci di spesa ritenute, a torto, sopra la media. È il caso, ad esempio, della Polizia: «Si tratta effettivamente di un dato interessante – ha osservato – che andrebbe però ponderato, ad esempio, con la questione salariale». Che dire, invece, del risicato margine di manovra? Risparmiare su RIPAM e trasporto pubblico non è possibile. «Effettivamente la montagna ha partorito un topolino. Avevamo grandi aspettative su questo strumento per riorientare la spesa nel medio e lungo termine; tuttavia, oggettivamente, vi sono voci di spesa che risultano bloccate, a cominciare dai premi di cassa malati e dal trasporto pubblico». Come intervenire, dunque? «C’è un’immagine emblematica nello studio: una bilancia con troppo poche entrate. Il Ticino presenta costi strutturali superiori alla media, ma dispone di entrate inferiori rispetto alla media intercantonale. Viene quindi naturale pensare che un riequilibrio debba avvenire tra entrate e uscite».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 19 dicembre 2025 del Corriere del Ticino

Cerimonia di Fine Anno Bellinzona: una serata all’insegna di riflessione, condivisione e allegria

Cerimonia di Fine Anno Bellinzona: una serata all’insegna di riflessione, condivisione e allegria

Mercoledì 17 dicembre al Teatro Sociale la Città di Bellinzona ha proposto la tradizionale Cerimonia di Fine Anno. Protagoniste sono state riflessione, condivisione e allegria, grazie anche alle esibizioni dei giovani danzatori della Diamonds Dance Company di Giubiasco.
Sul palco davanti a un Teatro affollato sono saliti pure coloro che il Municipio ha voluto premiare per i successi raggiunti in vari ambiti e nella loro veste di rappresentanti di Bellinzona, i quali hanno poi dialogato con la presentatrice della serata, la cantautrice e speaker radiofonica Julie Meletta.
Il Premio per la cultura è stato assegnato al fotografo Massimo Pacciorini-Job, che con impegno e passione ha dedicato tutta la carriera a raffigurare la sua città natale, e non solo. Il Premio per il miglior sportivo è andato quest’anno a Matteo Gervasoni, giovane giocatore di Ticino Unihockey e delle Nazionali rossocrociate giovanili. La Menzione speciale per il 2025 è stata conferita alla Società dei Commercianti di Bellinzona quale riconoscimento per il costante impegno a favore del commercio e della comunità locale, ma soprattutto per la presenza irrinunciabile del Mercato del sabato.
Durante la Cerimonia – tradotta nella lingua dei segni – gli auguri ufficiali di fine anno sono stati portati dal Sindaco di Bellinzona Mario Branda, dalla Presidente del Consiglio comunale Martina Malacrida Nembrini e dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.
La serata è proseguita con un apprezzato aperitivo a Palazzo Civico sulle note della Filarmonica di Monte Carasso-Sementina.

Comunicato stampa (Città di Bellinzona)

Valutazione della spesa pubblica del Cantone Ticino: lo studio dell’istituto BAK Economics

Valutazione della spesa pubblica del Cantone Ticino: lo studio dell’istituto BAK Economics

Comunicato stampa

Il Comitato guida per la revisione della spesa, composto da membri del Consiglio di Stato e della Commissione gestione e finanze del Gran Consiglio, ha presentato oggi i principali risultati dello studio sulla spesa pubblica del Cantone Ticino effettuata dagli specialisti dell’istituto di ricerca BAK Economics di Basilea. I dati raccolti mostrano che il Ticino, per finanziare le stesse prestazioni alla popolazione, registra costi leggermente superiori rispetto agli altri Cantoni (circa l’1%) – con un differenziale di costo che si attesta a circa 96,7 milioni di franchi.

Nell’ambito della discussione sul Preventivo 2024 del Cantone, il Gran Consiglio aveva approvato l’iniziativa parlamentare «Per la revisione della spesa dello Stato». In risposta a questo mandato, il Comitato guida per la revisione della spesa – composto da membri del Consiglio di Stato e della Commissione parlamentare gestione e finanze – si è rivolto all’istituto di ricerca BAK Economics di Basilea, commissionando uno studio dettagliato sulla spesa pubblica del Cantone.  
L’analisi si è concentrata sull’esame sistematico dei costi sostenuti dallo Stato per l’erogazione delle prestazioni pubbliche, in 29 ambiti operativi. La metodologia del benchmarking intercantonale ha permesso di tenere distinte le componenti di costo strutturali – che sono difficilmente influenzabili, in quanto legate a fattori demografici o geografici – dai costi unitari, che sono frutto di decisioni politiche.  
L’analisi, basata sui dati relativi al 2022, ha mostrato che le uscite nette per abitante (i cosiddetti «costi standard») del Cantone Ticino sono superiori del 5% rispetto alla media degli altri 25 Cantoni svizzeri. Tuttavia, lo studio ha riscontrato che il Cantone Ticino presenta significativi svantaggi strutturali, a causa di alcuni fattori non influenzabili a livello politico. Di conseguenza, per garantire alla sua popolazione un livello di prestazioni paragonabile a quello di altri Cantoni, il Ticino deve sostenere costi del 4% superiori alla media intercantonale. Questi svantaggi strutturali sono riscontrati in particolare nei settori dell’istruzione, della salute e della socialità (le voci di spesa «ospedali», «anziani» e «invalidità»).  
Concentrando l’attenzione sulle componenti di spesa politicamente influenzabili (i cosiddetti «costi unitari»), i ricercatori del BAK Economics hanno così evidenziato che la spesa in Ticino risulta essere dell’1% superiore rispetto alla media dei Cantoni strutturalmente simili. 
A livello metodologico, va sottolineato che il benchmarking intercantonale non ha lo scopo di indicare potenziali di risparmio garantiti o realizzabili nel corto termine. Si tratta invece di uno strumento di supporto e orientamento per i decisori politici, che punta ad assisterli nelle riflessioni strategiche e, eventualmente, nell’elaborazione di misure concrete. Qualsiasi conclusione sull’effettivo potenziale di risparmio per il Cantone Ticino dovrà tenere conto dei contesti istituzionali e politici. Inoltre, va ricordato che un livello di costi superiore alla media in un determinato ambito potrebbe essere il risultato di precise scelte politiche.  
I lavori del Comitato guida per la revisione della spesa proseguiranno e terranno conto dei risultati dello studio, che può essere consultato, nella sua versione integrale, collegandosi alla pagina web www.ti.ch/finanze-cantonali.

Richiedenti problematici: i sindaci della regione non ci stanno

Richiedenti problematici: i sindaci della regione non ci stanno

Progetto SEM per un’area separata nel centro Pasture: “Sono mesi che chiediamo di trovare delle migliori soluzioni”, sottolinea il sindaco di Balerna Luca Pagani; irritato anche Norman Gobbi

Dalla prossima estate al centro per richiedenti l’asilo di Pasture sarà così creata un’area separata per gli individui considerati problematici. La struttura di Balerna è stata scelta dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) per implementare un progetto-pilota, che manda però su tutte le furie i sindaci della regione.
A essere qualificati come problematici sono i richiedenti l’asilo che hanno comportamenti violenti o minacciosi nei confronti del personale o degli altri ospiti dei centri federali: stando alla SEM, poche decine di persone su un totale di 6’000 ospitati. Quanto a Pasture si tratterebbe, citiamo, di “poche unità”. Qui avranno un regime separato con maggiore sicurezza: un test che verrà implementato anche a Flumenthal, nel canton Soletta. Il progetto pilota “durerà 6 mesi a partire dall’estate del 2026”, spiega il portavoce della SEM Nicolas Cerclé: ci si aspetta quindi “di capire se questa nuova soluzione possa portare maggiore tranquillità all’interno del Centro federale d’asilo” (CFA).
Pasture è stato scelto perché non necessita di interventi di ristrutturazione. Non sono previsti trasferimenti da un centro all’altro e, se il test funzionerà, questi regimi verranno implementati in tutti i centri. Fino al mese scorso, i richiedenti problematici venivano trasferiti nel centro neocastellano di Verrières, poi chiuso su insistenza del Comune per problemi di sicurezza. Problemi che già vivono Balerna, Chiasso e Novazzano, i quali dicono di essere delusi e sentirsi abbandonati. 
“Sono mesi che chiediamo di trovare delle migliori soluzioni per il territorio rispetto a questi richiedenti che creano problemi. Abbiamo scritto due volte al consigliere federale Beat Jans e l’unica risposta che riceviamo è questa, che peggiora nettamente la nostra situazione”, afferma il sindaco di Balerna Luca Pagani, sottolineando che “la SEM pensa solo a quello che avviene all’interno dei centri e non a quello che avviene fuori sul territorio”. E intanto, aggiunge, “noi siamo doppiamente penalizzati”. In primo luogo “chi crea problemi non potrà più essere trasferito altrove. Ed è facile pensare che chi è potenzialmente problematico” verrà inviato nei centri securizzati. E queste persone “potranno continuare a uscire liberamente come avviene oggi”.
Su questo punto il portavoce della Segreteria rileva che “la libertà d’uscita dei richiedenti l’asilo problematici non sarà limitata” in quanto la SEM “non ha queste competenze in materia penale”. Concretamente queste persone saranno spostate “dalla zona non problematica dei CFA” in una zona dedicata, “dove avranno comunque a loro disposizione i servizi normali del CFA, ma verranno separati dagli altri richiedenti l’asilo, in modo “da evitare che possano causare problemi”, spiega Cerclé, precisando che si parla “solo di richiedenti l’asilo maschi e maggiorenni”.
Intanto, afferma Pagani, “è incredibile che non si voglia capire che” queste persone “gettano una pessima luce su tutti i richiedenti l’asilo” e che “mandano letteralmente alle ortiche tutti gli sforzi che facciamo per un’integrazione e per una pacifica convivenza con la popolazione. Quanto al Cantone, “sarebbe bello capire da che parte sta”, aggiunge il sindaco, parlando di un “rimpallo di responsabilità fra Cantone e Confederazione” e di Comuni che “vengono lasciati soli a gestire le problematiche”.
Per parte sua Norman Gobbi si dice arrabbiato, visto che la comunicazione è arrivata solo ieri. Il presidente del Consiglio di Stato parla di una “decisione unilaterale” presa dalla Confederazione. “Abbiamo subito espresso le nostre criticità”, spiega, “proprio perché in passato” l’Esecutivo aveva più volte sottolineato l’esigenza, per la gestione dei “richiedenti l’asilo renitenti”, che “creano problemi sul territorio”, di “misure amministrative e non solo dei centri di contenimento”. Quanto al numero ristretto di migranti, Gobbi rileva che “sono pochi sì” ma “creano dei grossi problemi di disagio”, riferendosi soprattutto a “molestie” e problemi “di ordine pubblico sul territorio”. Territorio che dalla prossima estate sarà così messo alla prova. E solo allora si potrà dire se questa fase test verrà superata.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Richiedenti-problematici-i-sindaci-della-regione-non-ci-stanno–3366303.html

Strutture carcerarie: sette agenti di custodia ticinesi tra i neodiplomati

Strutture carcerarie: sette agenti di custodia ticinesi tra i neodiplomati

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni comunica che il 5 dicembre scorso ha avuto luogo a Friborgo l’annuale cerimonia di consegna dei diplomi di Agente di custodia, con attestato professionale federale, organizzata dall’Organo responsabile degli esami federali per il personale dell’esecuzione delle sanzioni penali (efsp, www.epjv.ch), in collaborazione con il Centro svizzero di competenze in materia d’esecuzione di sanzioni penali (www.skjv.ch), responsabile per la formazione di base.
Sono 163 le neo diplomate e i neo diplomati, tra cui vi sono sette ticinesi attivi alle Strutture carcerarie cantonali: Rusca Marika, Becatti Mattia, Canonica Alef, D’Addazio Daniele, Jornod Marc André, Quaresima Mirko e Lanfranchini Claudio, che è intervenuto davanti alle oltre 500 persone presenti, autorità e famigliari, condividendo in particolare il significato dei principi appresi nell’ambito del percorso formativo e lavorativo.
Gli agenti di custodia – che sono la colonna portante degli stabilimenti penitenziari, dove svolgono al contempo attività di sicurezza e inquadramento – rappresentano nelle strutture detentive la dignità e la legalità dello Stato.
Il rispetto della dignità umana e la tutela dei diritti fondamentali costituiscono i principi guida nel lavoro con persone in detenzione. 
Il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si unisce alla Direzione della Divisione della giustizia e alla Direzione delle Strutture carcerarie cantonali, augurando alla neo diplomata e ai neo diplomati una carriera ricca di soddisfazioni e successi professionali.
Il Dipartimento delle istituzioni comunica che, dopo la conclusione della procedura di selezione, nel corso del mese di febbraio 2026 per nove aspiranti Agenti di custodia prenderà avvio una nuova edizione della scuola di formazione interna delle Strutture carcerarie cantonali.  

A 80 km/h sull’A2, ‘non si prevede un trasferimento del traffico sulle strade cantonali’

A 80 km/h sull’A2, ‘non si prevede un trasferimento del traffico sulle strade cantonali’

Il Governo risponde alle preoccupazioni di Isabella (Centro) e cofirmatari: ‘Un limite non fisso, ma variabile a seconda delle condizioni del traffico’

“Il limite non sarà fissato a 80 chilometri orari, bensì sarà variabile a seconda delle condizioni del traffico”. Mette i puntini sulle ‘i’ la risposta del Consiglio di Stato all’interrogazione presentata dal deputato del Centro Claudio Isabella. L’atto parlamentare prendeva spunto da una comunicazione dell’Ustra, l’Ufficio federale delle strade, sul tema della congestione autostradale. Un fenomeno che, secondo l’Ustra, viene combattuto non aumentando la velocità, ma rendendola più uniforme. Tradotto: abbassando temporaneamente il limite a circa 80 chilometri orari, i flussi diventano più stabili e si riducono le code. Isabella e cofirmatari (tutti del Centro) temono però che un “limite di 80 chilometri all’ora, anche se applicato solo in certi periodi, rischi di ridurre la funzionalità dell’autostrada A2 a quella di una semplice strada cantonale, compromettendo così l’efficienza della principale arteria di collegamento del cantone”. E che anzi “si tratta di un intervento che non affronta la causa principale, cioè l’eccessiva domanda rispetto alla reale capacità della strada”.

‘Renderemo attenta l’Ustra delle criticità’
Il sistema introdotto dall’Ustra, premette nella sua risposta il governo, “si chiama SDinSP, sfrutta algoritmi e dati in tempo reale ed è già in funzione su circa 1’015 chilometri della rete nazionale, nonché su circa 46 chilometri della rete nazionale nella zona Ticino-Grigioni. Per raggiungere l’obiettivo di ridurre entro il 2030 del 25% le ore di coda annue rispetto al 2015, l’Ustra intende ora estendere questo principio a ulteriori tratti autostradali, tra cui l’intera tratta A2 su territorio ticinese. Di questa intenzione il Consiglio di Stato non è stato informato direttamente e coinvolto nelle fasi di analisi”. Nel merito delle domande di Isabella, “assunto che abbassando progressivamente la velocità massima consentita da 120 a 100 o 80 chilometri orari sia possibile ridurre le differenze di andatura fra i veicoli e rendere più uniforme e scorrevole la circolazione su un determinato tratto, ciò permette – evidenzia il governo – anche di aumentare la sicurezza e la capacità di trasporto complessiva dell’autostrada, contribuendo a ritardare la formazione di code e a contenere gli ingorghi in generale”. Tuttavia, “nell’ambito dell’attuazione e informazione che avremo con l’Ustra sull’estensione di questa misura, il Consiglio di Stato renderà attente le autorità federali che la misura rischia di essere penalizzante per la nostra realtà locale, anche se oggettivamente il traffico di transito (quindi non locale o transfrontaliero) è fortemente aumentato negli ultimi anni”, scrive l’Esecutivo.

‘Maggiore sicurezza e capacità di trasporto’
Rispetto alle preoccupazioni dei parlamentari, il Consiglio di Stato dà rassicurazioni: “L’obiettivo della misura è proprio quello di evitare il riversamento del traffico dall’autostrada alle strade cantonali. Infatti, generalmente il traffico si trasferisce sulle strade cantonali quando quello autostradale è bloccato”. In poche parole, “siccome le misure messe in atto mirano a evitare preventivamente il crearsi di blocchi del traffico, non ci si attende un trasferimento del traffico sulle strade cantonali”. Anche perché “le misure intraprese dall’Ustra in tutta la Svizzera sono il frutto di analisi e sperimentazioni sul campo con dati reali, che hanno dimostrato nel resto del Paese come la capacità massima sia raggiungibile con una riduzione della velocità pari a circa 85 chilometri orari”. E quindi: “Pur essendo criticata, la misura, tecnicamente già oggi applicata, permette di aumentare la capacità di transito sui tratti interessati e migliorare anche la sicurezza”.
Il sistema, ricorda in ultima battuta il Consiglio di Stato, è già attivo sul tratto Lugano Nord-Chiasso (in entrambe le direzioni), tra Quinto e Airolo (solo verso nord) e lo sarà da novembre tra Bellinzona Sud e Bellinzona Nord (due direzioni). Anche se “il Cantone Ticino non è stato direttamente coinvolto, si presume che lo sarà in futuro, attraverso una consultazione”.

Da www.laregione.ch

23 nuovi ufficiali di Protezione civile

23 nuovi ufficiali di Protezione civile

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni accoglie con soddisfazione la promozione di 23 nuovi ufficiali di Protezione civile, tra i quali figurano anche un nuovo istruttore professionista e due donne.

Lo scorso 12 dicembre 2025, presso il Centro cantonale di istruzione della Protezione civile di Rivera, si è svolta una breve ma significativa cerimonia. 
Alla presenza dei Comandanti, dei Capi istruzione, dei collaboratori della Sezione del militare e della protezione della popolazione e di alcuni ospiti – tra cui due funzionari della Direzione generale e sicurezza di Protezione civile Regione Lombardia – il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, si è rivolto ai nuovi ufficiali ringraziandoli per l’impegno e la disponibilità dimostrati a favore della cittadinanza, nonché per l’elevato livello di formazione raggiunto.
In seguito, ha proceduto alla consegna dei diplomi di riconoscimento.
I neo promossi sono:

Regione PCi 3Valli
tenente Frusetta Florin
tenente Maroni Steve

Regione PCi Bellinzonese
capitano Ducoli Matteo
tenente Paris Christian
tenente Pellegrini Andrea
tenente Ruchonnet Patrick

Regione PCi Locarno e Vallemaggia
tenente Knobel Russel
tenente Maggini Michele
tenente Mancini Christian
tenente Martinoni Filippo

Regione PCi Lugano Campagna
tenente Campana Ruben
tenente Canonica Danilo
tenente Gianinazzi Aramis
tenente Tami Jordan
tenente Vos Robin

Regione PCi Lugano Città                                           
tenente Brasser Jessica
tenente Fuoti Sacha
tenente Manser Loris
tenente Marano Andrea
tenente Pelloni Federico
tenente Prati Emanuele

Regione PCi Mendrisiotto
tenente Caccialanza Giorgio

Sezione del militare e della protezione della popolazione
tenente Pennino Anna                                                                

“Lugano entra in una nuova dimensione”

“Lugano entra in una nuova dimensione”

Inaugurato il sottopasso pedonale di Lugano-Besso, aperto ai viaggiatori stamattina

Il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso è ufficialmente aperto da oggi (come previsto dal cambio orario, introdotto questa notte) ma è stato inaugurato giovedì: un’intera giornata dedicata alla popolazione – alla presenza di autorità cantonali e comunali, oltre ai vertici di FFS – che ha potuto visitare in anteprima un tunnel moderno e all’avanguardia.
“La strategia che il Cantone ha promosso negli ultimi anni” – come evidenzia il Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi – “consiste nel realizzare e migliorare tutti gli spazi del trasporto pubblico. Da un lato, con l’apertura del tunnel di base del San Gottardo prima e del Monte Ceneri poi, si sono aperti nuovi orizzonti che sono stati sviluppati in seguito ampliando l’offerta del trasporto pubblico, in particolar modo con TiLo. Si necessitava, però, anche di infrastrutture moderne; si è pertanto investito su tutte le stazioni ferroviarie, da Chiasso fino a Biasca e oggi Lugano che con questa ulteriore opera entra in una nuova dimensione.”
Con i suoi oltre 100 metri di lunghezza distribuiti su 2 livelli, 11 metri di larghezza e puntualmente anche 5 metri di altezza, il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso si distingue per la sua modernità e per la generosità degli spazi che consentono una percezione immediata e ordinata dei volumi e degli ambienti – che permetteranno di accogliere fino a 15’000 utenti al giorno. Inoltre l’abbondante apporto di luce naturale e le aperture verso l’esterno rendono l’attraversamento ancora più funzionale e confortevole. Nella parte che si affaccia sulla città sono stati inseriti tre spazi commerciali: un chiosco e due attività di ristorazione da asporto. Il costo dell’opera, pari a circa 60 milioni di franchi, è stato finanziato dal Cantone, dalla Città di Lugano, dai Comuni della Commissione regionale dei trasporti del Luganese e dalla Confederazione, secondo la chiave di riparto dei Programmi d’agglomerato di prima generazione per un totale di 50 milioni di franchi; 10 milioni di franchi sono inoltre stati garantiti dalle FFS, per le parti di propria competenza.
Alla cerimonia ufficiale di inaugurazione sono intervenuti: il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Sindaco di Lugano Michele Foletti, la Direttrice FFS SA Regione Sud Roberta Cattaneo e il Presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann. Presente anche il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali.

Pianificazione e investimenti
Grazie alla sua posizione, il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso permette di unire la parte alta della città (Besso alta) con la sua parte bassa (parco del Bertaccio), garantendo inoltre l’accesso diretto, tramite nuove scale e comodi lift, ai marciapiedi della stazione FFS di Lugano, al nuovo nodo d’interscambio dei bus, all’autosilo di Besso e, in particolare, alla futura fermata sotterranea della Rete tramtreno del Luganese.
Nel corso del suo intervento in occasione dell’inaugurazione di giovedì, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricordato, in particolare, che la stazione FFS di Lugano è “uno dei principali nodi della mobilità in Ticino e da anni oggetto di una pianificazione sostenuta da importanti investimenti cantonali promossi dal Dipartimento del territorio per una mobilità più moderna e sostenibile. I progetti, sviluppati in sinergia con la Città di Lugano, le FFS e la Commissione regionale dei trasporti del Luganese, mirano a riorganizzare il nodo intermodale e la viabilità attorno alla stazione, potenziando il trasporto pubblico e rafforzando il ruolo di Lugano quale polo urbano attrattivo per l’intera regione”. Dal canto suo, il Sindaco di Lugano, Michele Foletti ha evidenziato come “Il nuovo sottopasso non rappresenti un punto di arrivo, ma un tassello fondamentale per il futuro della mobilità dell’agglomerato. Grazie al collegamento con la futura stazione sotterranea del tram-treno, esso costituisce un elemento centrale del nodo di interscambio della stazione di Lugano, garantendo un accesso coordinato ed efficiente alla rete FFS e al trasporto pubblico su gomma. Oggi il sottopasso ricongiunge Besso e Lugano, ricucendo la parte alta e quella bassa della città. Ciò che nel XIX secolo aveva diviso, oggi diventa il luogo di un nuovo passaggio, più comodo e più accessibile. Questo passaggio non appartiene solo a chi viaggia in treno. È un’infrastruttura al servizio dei passeggeri e dei pendolari, di chi da Besso vorrà raggiungere il centro a piedi, di quanti lo attraverseranno per andare al lavoro o a scuola e di tutti coloro che lo integreranno nel loro percorso quotidiano.”

Un ampio cantiere
La Direttrice di FFS SA Regione Sud, Roberta Cattaneo ha invece colto l’occasione per ricordare come per le FFS la stazione di Lugano è la stazione principale per numero di passaggi giornalieri. Ha poi aggiunto “Siamo orgogliosi di poter dire che, in questi quattro anni e quattro mesi di lavori, treni e viaggiatori hanno continuato a transitare quasi senza accorgersi dell’ampio cantiere sottostante. E da oggi la stazione si presenta ancora più bella, accessibile e moderna – anche grazie al nuovo tabellone orario posato da poco nell’atrio principale.” Infine, il Presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann ha ricordato che “La nuova infrastruttura si inserisce nell’ambito del più ampio progetto di rinnovo del Comparto stazione che prevede, accanto ad altre opere in via di realizzazione, il collegamento diretto alla fermata Lugano della Rete Tram-Treno del Luganese, uno dei progetti strategici principali promossi dal Cantone Ticino per il futuro della mobilità”.
I lavori di realizzazione del sottopasso hanno richiesto un impegno considerevole sotto il profilo tecnico e ingegneristico. Durante tutte le fasi di cantiere sono state realizzate importanti opere provvisorie, indispensabili per garantire la viabilità ferroviaria, stradale e del trasporto pubblico su gomma, limitare al massimo i disagi e consentire la continuità delle attività. Come, per esempio il ponte provvisorio su via Maraini che ha permesso di lavorare alle opere di scavo senza intralciare il transito dei bus e dei veicoli di servizio su Piazzale Stazione. Sempre per poter procedere con i lavori di scavo, nell’estate del 2022 è stato inoltre spostato di 40 metri un edificio di servizio di oltre 600 tonnellate, protetto per la sua importanza storica e architettonica. Importanti successi, questi, che sono stati raggiunti grazie all’impegno e alla professionalità delle maestranze.

Sinergie fra partner
Va infine sottolineato come la stazione FFS di Lugano rappresenti uno dei principali nodi della mobilità in Ticino. Da diversi anni l’area circostante è infatti oggetto di un’intensa pianificazione, con numerosi progetti interconnessi e sviluppati in sinergia tra diversi partner, tra cui il Dipartimento del territorio, la Città di Lugano e le FFS. In particolare, il progetto StazLu1 prevede la riorganizzazione della viabilità nell’area della stazione FFS di Lugano, con l’obiettivo di adeguare le infrastrutture di mobilità alle esigenze di un moderno e attrattivo nodo del trasporto pubblico. Nei prossimi anni si prevedono ulteriori interventi: un autosilo interrato, un nodo intermodale per tutte le linee regionali e comunali, un nuovo sottopasso stradale e opere inerenti alla mobilità stradale per migliorare l’accesso alla stazione.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 15 dicembre 2025 de Il Mattino della domenica

“Calcolato l’aumento dell’utenza”

“Calcolato l’aumento dell’utenza”

Inaugurato il sottopasso di Besso «Un tassello della futura mobilità»
Dopo 4 anni di lavori e un investimento complessivo di 60 milioni di franchi ha preso forma il primo elemento di una lunga serie di infrastrutture destinate a riorganizzare il trasporto pubblico – Foletti: «Oggi è un giorno di festa» – Gobbi: «Capitolo importante»

Non un punto di arrivo, ma un tassello, anzi, un tassello tra i più importanti della futura mobilità luganese. È stata questa una delle definizioni usate ieri all’inaugurazione del nuovo sottopasso di Besso, che dopo 4 anni di lavori e un investimento di 60 milioni di franchi, non solo ha sostituito il vecchio sottopassaggio pedonale, ma permetterà, da domenica 14 dicembre, al quartiere posto a Nord della stazione, Besso appunto, di essere di nuovo collegato con la Città e allo stesso tempo di formare uno dei pilastri del nuovo sistema della mobilità del Luganese. Un sistema sostenuto, ha ricordato il presidente del Consiglio di Stato e direttore incaricato della Divisione delle costruzioni del Dipartimento del territorio (DT), Norman Gobbi, da importanti investimenti cantonali promossi dal Dipartimento del territorio per una mobilità più moderna e sostenibile. Investimenti che si traducono in particolare in progetti «sviluppati in sinergia con la Città di Lugano, le FFS e la Commissione regionale dei trasporti del Luganese, che mirano a riorganizzare il nodo intermodale e la viabilità attorno alla stazione, potenziando il trasporto pubblico e rafforzando il ruolo di Lugano quale polo urbano attrattivo per l’intera regione ». Progetti come il nuovo sottopasso Genzana (che dopo una disputa legale può procedere secondo i tempi, vedi articolo a lato), il nuovo autosilo interrato e il nuovo nodo intermodale della rete Tram treno in piazzale di Besso (ex Pestalozzi).

Commerci e l’effetto «piazza»
Grandi spazi e tanta luce. È questa la prima impressione che si ricava percorrendo gli oltre 100 metri di lunghezza del nuovo sottopasso, che con i suoi 11 metri di larghezza e 5 metri di altezza, non permette solo un passaggio pedonale, ma invita anche alla sosta, grazie alla presenza di tavoli e panchine realizzati con il legno di castagno del Malcantone, ma anche grazie alla presenza di tre superfici commerciali: un chiosco e due offerte gastronomiche takeaway. Spazi commerciali che si affacciano su una grande « finestra » dalla quale si può ammirare il golfo di Lugano. A colpire, camminando nel sottopasso rivestito dal granito di Cresciano, è che non sembra di camminare, appunto, in un sottopassaggio. Gli spazi generosi, la luce naturale che filtra dall’alto, contribuiscono a creare quell’«effetto piazza» fortemente voluto e concretizzato dal team di architetti capeggiati da Lorenzo Felder.

«Un elemento centrale»
Del resto da qui è previsto che passeranno 16 mila persone al giorno. Pendolari, certo. Ma anche cittadini. Perché, con questa nuova opera appena inaugurata, la cesura tra Besso e il centro città è stata eliminata. E in futuro visto che si tratta, come detto poc’anzi, di un tassello tra i più importanti della futura mobilità luganese, andrà inoltre a comporre il nuovo volto della Città e del Luganese. «Grazie al collegamento con la futura stazione sotterranea del Tram-treno – ha precisato il sindaco di Lugano, Michele Foletti all’inaugurazione, parlando di un giorno di festa – il nuovo sottopasso di Besso costituisce un elemento centrale del nodo di interscambio della stazione di Lugano, garantendo un accesso coordinato ed efficiente alla rete FFS e al trasporto pubblico su gomma ». Con questa opera, ha aggiunto, Besso e Lugano, ovvero la parte alta e quella bassa della città, sono ricongiunte. Ciò che nel XIX° secolo aveva diviso, oggi diventa il luogo di un nuovo passaggio, più comodo e più accessibile. «Un passaggio che non appartiene solo a chi viaggia in treno. È un’infrastruttura – ha continuato Foletti – al servizio dei passeggeri e dei pendolari, di chi da Besso vorrà raggiungere il centro a piedi, di quanti lo attraverseranno per andare al lavoro o a scuola e di tutti coloro che lo integreranno nel loro percorso quotidiano».

Tra regali e sfide tecniche
A parlare di un «capitolo importante per Lugano» è stato anche Gobbi, che ha definito la nuova struttura efficiente e sostenibile, pensata all’interno di un sistema di trasporto che mira a riorganizzare le infrastrutture per renderle al passo coi tempi e alle esigenze di mobilità della popolazione. Ma essere portato a termine è stato anche uno sforzo non da poco. A sottolinearlo è stata ieri anche la direttrice di FFS SA Regione Sud, Roberta Cattaneo. «Per le Ferrovie federali svizzere la stazione di Lugano è la più importante per numero di passeggeri della Regione Sud. A dimostrarlo sono anche le cifre. Se nel 2016 i passeggeri giornalieri erano 16 mila, oggi sono diventati 34 mila ». Portare a termine il nuovo sottopasso non è stato inoltre semplice, ha ricordato Cattaneo. Questo perché la circolazione dei treni non è mai stata fermata. Non trascurabile è stata anche la complessità tecnica degli interventi, raggiunta grazie al grande livello di professionalità dimostrato da tutti quelli che hanno lavorato al cantiere, dagli architetti agli operai. A congratularsi ieri alla cerimonia di inaugurazione è stato anche il presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann. « Questo è il secondo regalo di Natale sotto l’albero per Lugano, dopo l’avvio dei lavori del ponte Spada », ha detto, prima di portare il sostegno del Legislativo al rinnovo del comparto stazione che prevede, accanto ad altre opere in via di realizzazione, «il collegamento diretto alla fermata Lugano della rete Tram-treno del Luganese, uno dei progetti strategici principali promossi dal Cantone Ticino per il futuro della mobilità, che spero possa ricevere il via libera settimana prossima dal Gran Consiglio », ha sottolineato.
La cerimonia di inaugurazione è poi proseguita con lo svelamento della targa originale del sottopasso ricollocata all’entrata Sud, lato parco del Bertaccio e con la distribuzione di una zuppa sociale, tè caldo e panettone a tutta la popolazione a cura del Gruppo Grott Mobil e dei collaboratori della Fondazione Francesco (Centro Sociale Bethlehem). Nel pomeriggio hanno invece fatto visita all’infrastruttura i bambini delle scuole elementari e i primi cittadini che da domenica potranno camminare di nuovo sotto la stazione e ammirare i nuovi spazi moderni, funzionali e sostenibili appena inaugurati. I primi di una lunga serie.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 12 dicembre 2025 del Corriere del Ticino

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Luce e accessibilità: il sottopasso si presenta
La struttura costata 60 milioni di franchi collega Besso, Bertaccio e tutti i binari della stazione di Lugano. Domenica aprirà ufficialmente al pubblico

Non mancherà la luce nel nuovo sottopasso di Besso. Tra lucernari e un’ampia finestra con vista sul monte Brè, i turisti e i pendolari diretti a Lugano potranno immergersi in uno spazio che si distingue per la sua modernità e per gli ambienti generosi, capaci di accogliere fino a 15mila utenti al giorno. Per rendere più attrattiva l’area inaugurata ieri mattina – ma ufficialmente accessibile a tutti da domenica 14 dicembre – nella parte affacciata verso Bertaccio sono stati inseriti anche tre spazi commerciali. A tagliare il nastro di quest’opera architettonica costruita con le pietre di Caprino, il granito di Cresciano e il legno di castagno del Malcantone erano presenti diverse autorità cantonali, comunali e delle Ffs, che hanno illustrato questa struttura lunga oltre cento metri e inserita nel progetto StazLu1.

Oltre 34mila passaggi giornalieri
Il primo a prendere la parola è stato il sindaco di Lugano, Michele Foletti, che ha sottolineato come l’opera rappresenti un passo importante verso la mobilità lenta e il ricongiungimento tra la parte alta e quella bassa della città. Dopo aver ripercorso la storia della stazione, inaugurata nel 1874, Foletti ha precisato che «la sostituzione del vecchio sottopasso pedonale di Besso rappresenta un intervento necessario e strategico. L’opera si inserisce infatti nella visione di un nodo di interscambio moderno, integrato e capace di collegare in modo efficiente la rete ferroviaria, tranviaria e il trasporto pubblico su gomma (oltre al tram che, secondo il Cantone, sarà inaugurato nel 2035; nell’area ex Pestalozzi è prevista anche una pensilina nella quale transiteranno una quindicina di linee di trasporto pubblico, ndr)».
Roberta Cattaneo, direttrice Ffs Regione Sud, ha snocciolato le cifre del nuovo collegamento pedonale, costato circa 60 milioni di franchi e finanziato dal Cantone, dalla Città di Lugano, dai Comuni della Commissione regionale dei trasporti del Luganese e dalla Confederazione secondo la chiave di riparto dei Programmi d’agglomerato di prima generazione, per un totale di 50 milioni di franchi; gli altri 10 sono stati garantiti direttamente dalle Ffs. «Lugano è la stazione più rilevante a sud delle Alpi per numero di frequenze, che si attestano a oltre 34mila passeggeri giornalieri. Un dato impressionante se pensiamo che nel 2016 erano circa 16mila. Questa crescita testimonia una mobilità in aumento e un territorio sempre più connesso. Ed è proprio per rispondere a questa evoluzione che la stazione è al centro di una profonda trasformazione». Dopo il sottopasso, prosegue Cattaneo, «nel 2026 è previsto il risanamento dello stabile a sud della stazione, dove si trovano diversi spazi commerciali. Stiamo inoltre lavorando alla sistemazione dell’edificio di servizio (stabile protetto che è stato letteralmente sollevato e spostato per permettere i lavori senza subire danni, ndr), dove saranno previste ulteriori attività». Tornando al nuovo spazio appena inaugurato, largo 11 metri e alto fino a 5 metri, Cattaneo sottolinea che «grazie ai nuovi ascensori, alle scale mobili e alle rampe d’accesso, la struttura è priva di barriere architettoniche e garantisce maggiore comodità per tutti. Grazie ai lavori conclusi quest’estate con l’innalzamento del marciapiede centrale, sia a nord sia a sud, l’intera stazione è ora conforme alla legge sui disabili». A rendere la stazione ancora più moderna, proprio nei giorni scorsi è stato installato un nuovo tabellone orario nell’atrio principale.

Gobbi: calcolato ‘l’aumento dell’utenza’
Per la politica cantonale sono intervenuti Fabio Schnellmann, presidente del Gran Consiglio, e Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato. Il primo ha ricordato che i cantieri non termineranno qui: nell’area sono previsti anche il sottopassaggio stradale di Genzana, il nodo intermodale, un autosilo e, soprattutto, il tramtreno, la quale discenderia sarà direttamente collegata con il sottopasso. Nonostante l’Udc abbia chiesto il rinvio della trattanda relativa al credito aggiuntivo da 87 milioni di franchi, Schnellmann ha auspicato che «la settimana prossima il Gran Consiglio entri in materia e approvi questo nuovo e importante credito per realizzare la rete tram-treno del Luganese». Gobbi, invece, ha spiegato che «con queste opere il Dipartimento del territorio mira a organizzare l’intero nodo viario dell’area della stazione, con l’obiettivo di adeguare le infrastrutture alle esigenze di un moderno e attrattivo centro del trasporto pubblico, con una visione rivolta al futuro e un approccio sempre più orientato alla sostenibilità». In merito alle critiche emerse negli scorsi giorni, secondo cui l’infrastruttura non sarebbe in grado di servire l’utenza prevista nel 2035, Gobbi ha tenuto a precisare che «la pianificazione tiene conto dell’aumento dell’utenza legato allo sviluppo del sistema ferroviario Tilo e del costante potenziamento dell’infrastruttura ferroviaria, così come della futura realizzazione della rete tram-treno».
Con questi lavori si è inoltre colta l’occasione per rinnovare il verde pubblico della città. In particolare, i carpini nell’aiuola di via Maraini schermano la vista della strada e contribuiscono all’assorbimento acustico. Inoltre, il progetto verde del Bertaccio garantirà un’alternanza di fioriture e fruttificazioni dall’inizio della primavera fino all’autunno inoltrato.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 12 dicembre 2025 de La Regione

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Ecco il nuovo sottopasso della stazione di Lugano
Il collegamento pedonale aprirà ufficialmente al pubblico il 14 dicembre, insieme a tre nuovi spazi commerciali

È stato inaugurato oggi, giovedì, il nuovo sottopasso pedonale della stazione di Lugano, che sarà ufficialmente accessibile dal cambio orario del 14 dicembre. L’opera unisce Besso col Bertaccio, garantendo inoltre l’accesso diretto, tramite scale e lift, alla stazione FFS di Lugano e alle future strutture dei trasporti (il nodo d’interscambio dei bus, l’autosilo di Besso e la fermata sotterranea del tram-tremo del Luganese).
Lungo 100 metri, largo 11 e distribuito su 2 livelli, il sottopasso accoglierà fino a 15’000 utenti al giorno. Nella parte che si affaccia sul centro cittadino sono stati inseriti tre spazi commerciali: un chiosco e due attività di ristorazione da asporto.
La realizzazione – costata 60 milioni di franchi – è iniziata più di quattro anni fa. Durante le fasi di cantiere sono state realizzate opere provvisorie, indispensabili per garantire la viabilità ferroviaria, stradale e del trasporto pubblico su gomma, limitare al massimo i disagi e consentire la continuità delle attività.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Ecco-il-nuovo-sottopasso-della-stazione-di-Lugano–3347162.html