La riorganizzazione non è ancora finita

La riorganizzazione non è ancora finita

Intervista pubblicata all’interno dell’edizione di lunedì 4 marzo 2019 del Corriere del Ticino

Una panoramica sui locali centri di asilo e rinvio, tra chiusure mancate e nuove aperture

I centri di registrazione e rinvio della regione stanno per affrontare una nuova fase di cambiamenti. Negli scorsi mesi, il Cantone ha annunciato che il centro di Rancate, la cui chiusura era prevista nel 2018, rimarrà operativo pure quest’anno e probabilmente anche oltre. Allo stesso tempo, si è saputo che la struttura federale di Pasture, al confine tra Novazzano e Balerna, aprirà i battenti già nel 2019. A Chiasso, il centro di registrazione avrebbe dovuto abbassare le serrande nel 2023 ma la Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) ci ha poi ripensato. Con il capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, affrontiamo il tema da un punto di vista regionale e allarghiamo il discorso alla sicurezza nel distretto.

Quando nel Mendrisiotto si parla di migrazione, più che della situazione globale spesso ci si riferisce alle singole – per quanto diverse – strutture: il centro d’asilo di Chiasso, quello unico temporaneo di Rancate e ora anche il futuro centro federale di Pasture. Quest’ultimo ha suscitato molto clamore per la propria ubicazione, per la vastità del progetto e, non da ultimo, per le polemiche sorte in occasione della serata informativa lo scorso settembre. Tenendo in considerazione questi aspetti e il delicato ruolo di intermediario del Cantone tra Comuni e Confederazione, come vede lo sviluppo della situazione?

«Ormai, da parte della Confederazione il dado è tratto visto che le procedure per la creazione del centro federale sono state avviate. La realtà è che il Ticino, anche per la sua posizione geografica, doveva essere protagonista del riassetto del settore dell’asilo entrato in vigore da pochi giorni, facendosi carico di un nuovo centro di registrazione e procedura in sostituzione di quello di Chiasso. La Svizzera centrale ha invece messo a disposizione una località in cui far nascere un centro federale di allontanamento, ospitando coloro la cui richiesta è stata negata e sono quindi in attesa abbandonare il Paese. Credo che le discussioni sorte attorno a Pasture siano state montate ad arte da alcuni rami della sinistra, anche perché le leggi sono state votate dal popolo oltre che dal Parlamento federale. L’impegno di tutti – Consiglio di Stato e Comuni – è ora quello di fare in modo che questa nuova struttura federale abbia il minor impatto possibile sulla popolazione residente».

Dopo i periodi di maggiore calca nel 2016 e vedendo i bassi numeri di affluenza odierni, è mai stata considerata l’eventualità di integrare il Cento unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione di Rancate, gestito dal Cantone, nel centro di Pasture, risparmiando così sui costi di gestione (circa 660 mila franchi annui)?

«A suo tempo lo avevamo proposto alla Confederazione che ha però rifiutato perché sono due tipologie completamente differenti di ospiti. Chi arriverà a Pasture, come chi arriva oggi a Chiasso, tendenzialmente ha già superato le verifiche di sicurezza e la sua domanda d’asilo verrà avviata regolarmente. Chi viene ospitato a Rancate non chiede l’asilo ma entra illegalmente e viene quindi rispedito in Italia. Nel centro federale d’asilo, rispettando determinati orari, la gente può entrare e uscire liberamente, cosa che non avviene invece nella struttura di Rancate. Quindi ci sarebbe una difficoltà nel distinguere un tipo di migrante dall’altro e due località differenti aiutano sia a non fare confusione che dal punto di vista della gestione operativa delle strutture».

È anche vero che chi viene ospitato a Rancate, di solito, è per una o due notti e si tratta di cinque, sei, al massimo una decina di persone alla volta…

«Nell’ottica di ottimizzare i processi, l’eventuale chiusura della struttura di Rancate e la conseguente concentrazione delle attività in un altro centro è in effetti un’opzione che discuteremo nelle prossime settimane insieme alle autorità federali. In particolare, là dove oggi sorge il centro chiassese di via Motta, in prossimità della stazione, potremmo riunire tutte le procedure legate alla fase iniziale del percorso: il controllo dei migranti al loro arrivo e l’identificazione. Seguirebbe poi il loro eventuale accompagnamento verso Pasture nel caso volessero depositare una domanda d’asilo oppure, nel caso dovessero essere rispediti in Italia, potrebbero sostare in quella stessa struttura in via Motta in attesa del rinvio, approfittando così della vicinanza della frontiera e della gendarmeria».

L’ipotesi quindi di mantenere dei posti letto a Chiasso anche dopo l’entrata in funzione di Pasture è ancora attuale?

«Certo. E verrebbero così risparmiati i costi di trasporto da e per Rancate oltre a tutti i costi di gestione della struttura».

Rispetto al futuro centro di Pasture, il discorso che sembra maggiormente preoccupare Comuni e residenti è quello della sicurezza. È un problema reale?

«Se il numero di richiedenti l’asilo rimane stabile rispetto a oggi, il problema non si pone. Anche quando ci sono state crisi più importanti come nel periodo delle rapine del 2011-2012 o quello dell’onda migratoria del 2016, siamo sempre riusciti a garantire un ripristino celere della sicurezza. In questo caso, a maggior ragione, il dialogo tra Cantone e Comuni è stretto visto che potenziali situazioni di questo tipo vanno gestite insieme, evitando impatti negativi sulla popolazione locale e puntando su altre misure come la video sorveglianza».

Restando in tema di sicurezza, quella percepita dagli abitanti del distretto è migliorata parecchio rispetto a un decennio fa e lo dimostrano anche i bilanci delle polizie comunali e di quella cantonale. Tuttavia si torna comunque spesso a parlare della chiusura notturna dei valichi secondari. Lei cosa pensa al riguardo?

«Partendo dalla mozione presentata da Roberta Pantani su questo tema, la Confederazione ha deciso di optare, anche in questo caso, per un potenziamento della video sorveglianza. Credo sia una risposta più moderna a una necessità che effettivamente c’era. Una chiusura dei valichi, specialmente in zone come Marcetto o Pedrinate, sarebbe psicologicamente più rassicurante perché si trovano praticamente sulla porta di casa. Dall’altra parte, però, i sistemi odierni di video sorveglianza monitorano i veicoli in transito e, quando serve, aiutano ad identificarli e poi fermarli. Le telecamere sono quindi più efficaci ed è anche grazie a queste apparecchiature che si è riusciti a ridurre se non a debellare per esempio il fenomeno dei furti o delle rapine nelle case oppure quello dei passatori. La mozione Pantani ha tematizzato una preoccupazione che si è poi cercato di placare con altri accorgimenti; il Cantone non aveva però sottovalutato la portata del problema avendo cominciato a muoversi già nel 2011, periodo in cui erano stati messi in piedi tutti i dispositivi mobili coordinati tra polizia cantonale e guardie di confine per presidiare del territorio. Da lì si è iniziato a lavorare assiduamente in questo ambito arrivando poi alla riorganizzazione della gendarmeria, all’aumento degli effettivi e ad altre misure che hanno portato all’aumento della sicurezza percepita da cui siamo partiti nella domanda».

 

Il Dipartimento delle istituzioni in visita al Comune di Castel San Pietro

Il Dipartimento delle istituzioni in visita al Comune di Castel San Pietro

Comunicato stampa

Il dialogo, la conoscenza reciproca e l’approfondimento dei principali cantieri in corso sono al centro degli incontri organizzati dal Dipartimento delle istituzioni con alcuni Comuni del Cantone per rafforzare la vicinanza tra la realtà cantonale e quella comunale. Iniziata nel giugno 2018 con Stabio, la serie è proseguita – dopo 11 tappe – venerdì 1° marzo con Castel San Pietro.

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha aperto la riunione sottolineando senso e scopo: “Vogliamo sentire dalla viva voce di chi si mette a disposizione della collettività con spiccato senso civico ciò che va bene e ciò che va meno bene. È la conferma dell’importanza che il mio Dipartimento conferisce a tutte le realtà comunali per stabilire e mantenere un contatto diretto, sul campo, che poggi sullo scambio di informazioni senza mediazione. Il tutto ci permetterà di capire con maggiore precisione cosa sia il Comune ticinese e quale ruolo può avere e deve assumere nel prossimo futuro”.

Castel San Pietro è tra i Comuni ticinesi protagonista di un’aggregazione. Sono ormai già passati 15 anni (si era nella primavera del 2004) da quando Castel San Pietro si unì con gli ex Comuni di Monte e Casima e con la frazione Campora di Caneggio, posta sulla sponda destra della Valle di Muggio. Castello ha una realtà territoriale molto vasta, arrivando sino in vetta al Generoso, ospita alcune ottime aziende, e fonda la sua forza sulla qualità residenziale che può offrire ai suoi abitanti.

Ma qual è la posizione del Municipio sull’ipotesi inserita nel Piano Cantonale delle Aggregazioni (PCA) che prospetta un Comune unico per tutto il Mendrisiotto? E quali sono le criticità nei rapporti Cantone-Comune che emergono dall’esperienza diretta vissuta amministrando Castel San Pietro? Due domande dirette poste dal direttore del Dipartimento Norman Gobbi e dal capo della Sezione degli enti locali, Marzio Della Santa, alla quale i municipali presenti hanno risposto con franchezza e in maniera diretta. “Per ora – è la sintesi fatta dalla sindaca Alessia Ponti – crediamo che Castel San Pietro sia un Comune con buone potenzialità e progettualità e che non ha bisogno di aggregarsi con altri. Possiamo offrire ai nostri cittadini buoni servizi e una qualità di vita invidiabile. Il Comune unico potrebbe rappresentare, in questo momento, una realtà troppo grande, che ci farebbe perdere le nostre peculiarità: essere un Comune accogliente, vivibile e con un buona qualità di vita”.

Quali sono invece le critiche che il Municipio di Castel San Pietro si sente di muovere al Cantone, inteso come entità politica, e ai servizi dell’amministrazione cantonale? Domande, ha spiegato il capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, che servono per definire meglio i futuri rapporti tra Cantone e Comuni. “Sostanzialmente – ha sottolineato la sindaca Ponti – ci rendiamo conto che abbiamo sempre meno margine per fare politica, visto che l’80 per cento della spesa corrente viene assorbita da compiti imposti dal Cantone o dalla Confederazione. Ci sentiamo un po’ lo sportello del Cantone”. Ma come allora migliorare questa situazione? Per il Municipio di Castel San Pietro il Cantone dovrebbe sì definire il quadro generale di un compito, senza però stabilire per filo e per segno tutte le modalità e i processi che portano a espletare tale compito. Le esemplificazioni dell’Esecutivo hanno toccato, per esempio, la legge edilizia, la pianificazione, la legge sulle commesse pubbliche, la scuola e l’azione a favore degli anziani.

“Si è trattato di un incontro molto positivo e schietto. È proprio ciò che vogliamo, per capire meglio come saranno i Comuni ticinesi di domani”, ha concluso il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di dichiarazione di fedeltà Scuola cantonale di Polizia 2018

Discorso pronunciato in occasione della cerimonia di dichiarazione di fedeltà Scuola cantonale di Polizia 2018

2 marzo 2019

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signori, egregi signore,
Orgoglioso, felice, consapevole. Tre aggettivi che definiscono i miei sentimenti, oggi, davanti a voi, al termine di questo anno di formazione, che vi ha portati a diventare a tutti gli effetti agenti di polizia, donne e uomini differenti rispetto a 12 mesi fa, donne e uomini con davanti un compito, un impegno essenziale, direi decisivo per la nostra società.

Sono orgoglioso di voi. So che avete sin qui affrontato una formazione impegnativa. Che avete superato momenti belli, ma pure momenti difficili che vi hanno anche messo in crisi, che vi hanno messo alla prova.
Però oggi potete dire di aver raggiunto il primo, importante, traguardo che vi porterà ad operare nelle differenti regioni del Ticino per garantire la sicurezza di tutti noi.
Come capo del Dipartimento delle istituzioni, come responsabile politico di questa Scuola, mi inorgoglisce la consapevolezza di ritrovare oggi, qui, in questa sala donne e uomini pronte e formate. Sono quindi felice per il buon esito complessivo di questa Scuola, ma soprattutto per i risultati che ognuno di voi ha saputo raggiungere. In questi mesi avete potuto fare“squadra”, avete operato in team, avete lavorato fianco a fianco, avete imparato acollaborare, consapevoli che da soli non si raggiunge alcun risultato. Ma per fare ciò, individualmente, avete dovuto profondere il massimo impegno.
Su questo siete stati giudicati. Su questo i vostri formatori hanno ritenuto che voi foste pronti ad affrontare questo importante lavoro.

Sono nello stesso tempo però consapevole che la cerimonia di oggi con la promessa di fedeltà al termine della Scuola cantonale di Polizia 2018 rappresenti solo un momento –bello e gratificante – della vostra carriera professionale.
Da oggi avrete modo di mettere in pratica quanto imparato, sapendo che ogni giorno vi porterà ad assumere nuove conoscenze, ad arricchire il vostro bagaglio professionale, a capire come meglio affrontare le varie situazioni di intervento, i rapporti con il cittadino, con i colleghi, con i superiori.
E sono pure consapevole della responsabilità che siete chiamati ad assumere e a dimostrare.
La divisa che portate è un segno distintivo che vi caratterizza nel lavoro quotidiano. Dice immediatamente chi siete e che cosa fate. Vi dà dei poteri, certo, dei quali però mai dovrete abusare.
Anzi, sempre sarete chiamati a operare con responsabilità e umiltà proprio per la divisa che portate.

Assieme ai vostri colleghi, siete inseriti in quel “sistema sicurezza” che abbiamo costruitoper il Ticino. La regionalizzazione della Gendarmeria avvenuta nel 2015 è un tassello importante diquesto sistema e ci permette una conduzione delle attività in modo regionalizzato sull’arco delle 24 ore, secondo il principio “un capo, un settore, un compito”.

Dopo questo anno, durante il quale già avete maturato esperienza sul campo e importanti nozioni sui banchi di scuola, entrate a tutti gli effetti nel Corpo della Polizia. Un Corpo che ha bisogno di voi per muoversi, agire, operare, intervenire, prevenire, reprimere.

Un Corpo che negli ultimi anni ha rinnovato i ranghi, grazie alle annuali scuole cheriescono a far progredire le capacità delle nostre forze dell’ordine, siano esse laCantonale, le Comunali o la polizia dei trasporti ferroviari.
Oggi la Polizia cantonale ha una dotazione di 678 unità di lavoro a tempo pieno.

Gli agenti delle polizie comunali in totale sono 411. Dal 2011 sino al 2018, le 8 scuole per aspiranti poliziotti hanno formato 369 giovani, che sono così andati a compensare le partenze per i pensionamenti e a mantenere gli effettivi ottenuti con il potenziamento. È facile e immediato capire come il Corpo della Polcantonale e quelli delle Polizie comunali beneficino di un forte ricambio di forze.
Da qui anche la necessità di avere però sempre una conduzione efficace, coordinata, forte e sicura per il Corpo di Polizia cantonale. In questo senso permettetemi dunque di rinnovare il mio ringraziamento e la mia stima a tutto il Comando: dal comandante Matteo Cocchi, agli ufficiali dello Stato maggiore con il responsabile vice comandante Lorenzo Hutter; dalle Gendarmerie con il capo area Decio Cavallini, ai tre reparti della Polizia giudiziaria con il capo area Flavio Varini, sino a giungere al Centro comune di cooperazione di polizia e doganale tra Svizzera e Italia Christophe Cerinotti.
Ho lasciato per ultimo, ma non certo per importanza, la Sezione della formazione che organizza e coordina la Scuola di Polizia del V Circondario.
E qui il ringraziamento va al direttore Cristiano Nenzi e a tutti gli ufficiali e docenti che si sono alternati nelle lezioni.
Se il livello di sicurezza in Ticino ha raggiunto un grado di soddisfazione elevato è anche grazie alla formazione che viene impartita agli aspiranti.
Così come – e non lo dimentico – all’importanza della formazione continua e dellaformazione esterna e di mantenimento.

I miei non sono ringraziamenti di rito. Nella mia attività politica ho messo un accento deciso sulla sicurezza. Sono convinto – e con me il Consiglio di Stato – che il benessere del nostro Cantone passa indiscutibilmente anche – se non soprattutto – dal grado di sicurezza che si riesce a raggiungere a favore delle persone e dei nostri beni. Vivere in un paese sicuro, in un paese che è garante delle leggi rappresenta un fattore, se non il fattore, che qualifica il paese stesso. Lo è per i suoi cittadini, che possono così godere di una qualità di vita elevata. Lo è per chi opera nel tessuto economico: dagli artigiani, passando per i piccoli e grandi imprenditori, sino a giungere al mondo della finanza, senza dimenticare chi investe nelle nuove tecnologie. Un paese attrattivo in cui vivere, investire o passare del tempo per scoprirne le bellezze paesaggistiche e culturali.

Ecco quindi che la sicurezza si trasforma in un volano per migliorare il benessere di tutta la collettività. E voi siete e rappresentate un tassello decisivo in questo contesto. Bisogna esserne coscienti, perché il vostro importante lavoro quotidiano ha un riverbero non solo immediato ma anche a lungo termine.

Di recente, mi ha fatto piacere sentire – in occasione della consegna degli spazi grezzi che ospiteranno a Mendrisio la Gendarmeria – il municipale del capoluogo Samuel Maffiribadire l’alto livello di sicurezza oggettiva raggiunto nel Mendrisiotto, ciò che ha permessodi generare un positivo senso di sicurezza soggettiva tra la popolazione. È l’obbiettivo a cui tendere. È il lavoro che pazientemente facciamo tutti assieme!

Prima di congedarmi, voglio fare un’ultima riflessione: in questa SCP le donne sono sei.È un bel numero, se confrontato con le cifre degli anni scorsi.
Ma vorrei che in futuro le donne fossero più numerose. Un auspicio, una speranza, che vorrei realizzare. Forse anche attraverso nuove attività di sensibilizzazione, così come stiamo però già facendo non solo per la Polizia, ma per tutto il Dipartimento. Vedremo. Intanto oltre a voi, saluto idealmente le vostre 102 colleghe, di cui 64 agenti impegnate sul terreno. Ma oggi per voi deve essere un momento di festa.
Una festa da condividere sì con i vostri colleghi e con chi vi ha seguito in questi mesi, ma soprattutto con i vostri familiari, che saluto con estremo piacere.
Posso solo immaginare la soddisfazione e l’orgoglio che può provare una mamma o unpapà, una compagna, o un compagno, o una moglie o un marito a vivere con il proprio familiare questo momento.
La consapevolezza di affidare la persona forse più cara o comunque più vicina a un compito di grande rilevanza, accompagnandolo nel corso degli anni nella professione di agente di polizia.
Vedo i vostri occhi lucidi: è un’emozione che sento dentro anch’io.

Ho scambiato con voi, con ognuno di voi, la stretta di mano. È l’espressione, anche fisica,del patto che avete – che abbiamo! – sottoscritto oggi. Responsabilità, onestà, fiducia,umiltà, collaborazione e tenacia vi guidino sempre sull’arco della giornata lavorativa, maanche nella vostra vita privata. Voi rappresentate le leggi e le fate rispettare: per tutti i cittadini da questo momento sarete un esempio, un modello. Siate sempre onorati di indossare questa divisa! Onorate sempre la divisa che indossate!

18. Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

18. Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Il punto sullo stato dei lavori inerenti il progetto “Polizia ticinese”, sulla Legge sulla polizia e sui costi relativi alla Scuola di polizia sono stati i temi al centro della 18. Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, che ha avuto luogo oggi pomeriggio a Bellinzona.
L’incontro odierno ha come di consueto permesso un confronto fra i principali attori istituzionali incaricati di garantire la sicurezza nel nostro Cantone. Alla riunione hanno partecipato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, i municipali responsabili in materia di polizia dei Comuni-Polo e i rappresentanti delle forze dell’ordine, cantonale e comunali. Da notare l’entrata nella Commissione del Procuratore generale Andrea Pagani, in sostituzione dell’uscente Antonio Perugini.
È stato poi proposto l’aggiornamento del progetto “Polizia ticinese”. Nel prossimo futuro, ci si occuperà della ridefinizione della suddivisione dei compiti in base ai nuovi principi che sono allineati a quelli di Ticino2020.
I partecipanti alla riunione sono poi stati informati sullo stato di avanzamento della Legge sulla polizia: attualmente in consultazione interna, dovrebbe approdare in Consiglio di Stato e successivamente in Gran Consiglio entro fine 2019.
È stato fatto il punto anche per quanto attiene alla Legge sulle attività private di investigazione e di sorveglianza. Attualmente il disegno di legge e il regolamento sono in consultazione interna.
Infine, è stato affrontato il tema dei costi degli agenti comunali alla Scuola di polizia (SCP), confermato a 50’000 franchi per ogni aspirante alle stesse condizioni come per le SCP 2018 e 2019. A partire dalla SCP 2020 la durata della formazione sarà di 2 anni, con il secondo anno posto sotto la responsabilità dei Corpi di appartenenza.
La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi venerdì 18 ottobre 2019.

A2: proseguono i lavori per il Centro di controllo e l’area multiservizi

A2: proseguono i lavori per il Centro di controllo e l’area multiservizi

Da www.tio.ch

Confermata la messa in esercizio entro la fine del 2022, con un investimento totale di circa 250 milioni di franchi

Procedono come da programma i lavori per la realizzazione del Centro di controllo veicoli pesanti (CCVP) e dell’area multiservizi a Giornico che nei mesi invernali sono proseguiti all’esterno dell’autostrada, con la realizzazione delle opere necessarie alla costruzione delle nuove bretelle dello svincolo e con il risanamento di parte dei terreni inquinati dalle attività industriali precedenti.

Nel frattempo, in questi giorni riprendono i lavori in autostrada sulla carreggiata Nord-Sud. Analogamente a quanto svolto durante il 2018 sulla carreggiata opposta, nel corso dei prossimi mesi saranno eseguiti tutti gli interventi per l’adeguamento del tratto autostradale alla nuova infrastruttura, unitamente alla continuazione dei lavori per la realizzazione dei nuovi sottopassi.

Per permettere la realizzazione di tali opere e per ridurre al minimo possibili disagi, la conduzione del traffico prevede un regime di conduzione denominato “5+0”, ossia il traffico circolerà sulla carreggiata Sud-Nord con due corsie in direzione Sud e due in direzione Nord con l’aggiunta di una corsia di dosaggio dei veicoli pesanti in direzione Nord. Il dosaggio del traffico pesante non verrà più quindi anticipato come lo scorso anno in zona Lodrino, ma rimarrà nella sua configurazione originaria a Giornico.

Proseguiranno anche le opere di risanamento dei sedimi inquinati adiacenti all’autostrada (“ex-parco rottami”) e la formazione dei rilevati.

I lavori per la realizzazione dell’area di stoccaggio e del centro di controllo dei veicoli pesanti di Giornico (CCVP) procedono quindi speditamente nel rispetto dello scadenziario programmato che prevede la messa in esercizio entro la fine del 2022, con un investimento totale di circa 250 milioni di franchi.

Durante tutte le fasi di cantiere, USTRA invita l’utenza alla prudenza e al rispetto della segnaletica di cantiere.

(Foto: Tio)

Delegazione del Principato del Liechtenstein in visita a Bellinzona

Delegazione del Principato del Liechtenstein in visita a Bellinzona

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri, ha ricevuto a Palazzo delle Orsoline una delegazione del Principato del Liechtenstein.
Si è tenuto ieri, giovedì 28 febbraio 2019, a Bellinzona un incontro tra il Consigliere di Stato Norman Gobbi e una delegazione del Principato del Liechtenstein composta dall’ambasciatrice Doris Frick, dal Procuratore Generale Robert Wallner e dal Comandante della Landespolizei Jules Hoch. Per il Canton Ticino erano presenti il Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri, il Procuratore Generale Andrea Pagani e il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi.
L’appuntamento, pianificato da tempo, è servito ad allineare le conoscenze reciproche delle due realtà istituzionali anche in ragione degli ottimi rapporti già consolidati da tempo soprattutto all’interno della Conferenza dei Comandanti delle Polizie cantonali, di cui la Landespolizei fa parte.
Questa riunione ha permesso in primo luogo di confermare i buoni rapporti esistenti e di instaurare per il prossimo futuro una maggiore collaborazione nell’ambito di giustizia e sicurezza.
La delegazione, in un primo momento, è stata accolta presso il Comando della Polizia cantonale dal Comandante Matteo Cocchi e dal Procuratore Generale Andrea Pagani. Entrambi hanno presentato l’organizzazione delle rispettive istituzioni e la delegazione ha in seguito visitato la Centrale Comune d’Allarme (CECAL) e i locali a disposizione dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC). Infrastruttura apprezzata dagli ospiti, che hanno riconosciuto la modernità e la funzionalità della nuova struttura.
Molto apprezzato è stato anche lo scambio di esperienze inerente la gestione di persone pericolose, attività che in Ticino negli ultimi anni ha conosciuto un’importante specializzazione e che ha permesso di raggiungere importanti successi operativi.
La visita è poi proseguita al Palazzo delle Orsoline, dove il Consigliere di Stato Norman Gobbi e il Cancelliere Arnoldo Coduri hanno accolto gli ospiti del Principato del Liechtenstein discutendo di tematiche inerenti la giustizia e la collaborazione internazionale. Per la terza piazza finanziaria più importante della Svizzera è interessante poter avere un confronto bilaterale con il Liechtenstein e con le sue autorità giudiziarie.
L’occasione ha permesso di rafforzare quanto intrapreso da anni dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni, nell’ambito di un costante confronto e scambio di conoscenze e strategie anche al di fuori dei confini cantonali e nazionali. Attività che consentono alle nostre istituzioni di mostrare la propria professionalità e farsi conoscere come partner affidabile, creando una sempre più ampia rete di contatti e di collaborazione, permettendo così di rispondere in maniera puntale alle nuove sfide della società moderna.

Il Federalista.ch: sondaggio sulle votazioni cantonali

Il Federalista.ch: sondaggio sulle votazioni cantonali

Da Il Federalista.ch

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A trentasette giorni dal voto cosa ci racconta il nostro sondaggio? Innanzitutto la plausibilità di un sottosopra annunciato. Le aspirazioni dei liberali alla riconquista del secondo seggio in Governo (‘#facciamolo’ è il loro slogan) non erano vanterie infondate. E, di converso, la tremarella dei socialisti per l’incubo di rimanerne esclusi non era affatto un espediente per far cassetta elettorale. Se questa prima proiezione del mago Pisani non mente (e perché dovrebbe, dopo anni di prospezioni azzeccate?), il quadro politico ticinese potrebbe subire uno scossone. La seconda storia che il sondaggio ci racconta ha per tema il cavalleresco torneo interno alla lista dei popolari democratici. L’argo-nauta Beltraminelli ce la farà a riacciuffare il vello d’oro del seggio in Consiglio di Stato? E’ un po’ presto per assegnare trofei (in questa prima proiezione non quantificheremo ancora le posizioni dei candidati), ma la navigazione tormentatissima dell’uscente consigliere PPD sembra poterlo condurre ancora in porto. Ma incominciamo dai partiti e diamo uno sguardo alla tabella numerica.

Come vedete, per ogni partito abbiamo riportato due valori, uno minimo e uno massimo (la cosiddetta “forchetta”). Il PLR è l’unico partito che segna una progressione (rispetto ai risultati del 2015) su entrambi i parametri. E’ dunque il partito che sembra godere di miglior salute. Sufficiente per soffiare il seggio ai socialisti? Per il momento no. Ma i giochi non sono fatti. Prendiamo i valori medi della forchetta: 27,8% al PLR e 14,5% al PS. Sarebbe sufficiente un’ulteriore piccola progressione dei liberali, poniamo dello 0,3% (28,1%), e una corrispondente ulteriore flessione dei socialisti dell’0,5% (14%) per ribaltare la situazione attuale che vede il quinto seggio ancora assegnato ai socialisti.

Il PS, allo stato attuale dei rilevamenti, non sembra affatto avviato a una rovinosa caduta di consensi (-0,3% nel valore medio), ma il valore minimo della forchetta (13,4%) segnala che uno smottamento fatale è nell’ordine delle possibilità. Staremo a vedere.
Più marcato è lo smottamento del PPD, che si aggira attorno al punto percentuale stando al valore medio, con la possibilità addirittura di un -2% se prendiamo il valore inferiore della forchetta. Ai popolari rimane comunque un “margine di sicurezza” di circa 1-2 punti percentuali per non vedersi estromessi dalla compagine di Governo. Di che far dormire sonni più tranquilli al presidente Dadò, quantunque l’erosione costante dei consensi, di quadriennio in quadriennio, non è certo motivo di euforia per il partito.

Che dire di Lega e UDC che, come sappiamo, hanno optato all’ultimo minuto per la lista unica nella corsa al CdS? Certamente Gobbi, che ne è stato il fautore indefesso, potrà vantare un titolo di merito. Senza i voti democentristi infatti il compito di mantenere i due seggi in Governo sarebbe stato arduo, se non impossibile. Nella fotografia di questa proiezione rimangono alla lista Lega-UDC tre punti di margine sul PLR onde garantirsi lo status quo, ossia la maggioranza leghista in CdS. Per il momento si registrano lievi erosioni sia per l’UDC che per la Lega.
I Verdi dovrebbero fare un passo avanti, che probabilmente si rivelerà più lungo quando si conteranno le schede per il Gran Consiglio. Marginalmente infatti si notano casi di voto disgiunto, ovvero di elettori verdi che dichiarano di scegliere la lista PS per il CdS.
Per le altre formazioni, indicate collettivamente nella tabella come “altri”, purtroppo il sondaggio non è in grado, data l’esiguità delle indicazioni raccolte, di operare una proiezione attendibile.

E’ tutt’altro che secondario il balzo in avanti delle schede senza intestazione, dal 16% al 22%. Si tratta di cittadini che manifestano sfiducia e stanchezza verso i partiti e preferiscono costruirsi il loro quintetto di consiglieri di Stato à la carte. O anche di elettori che non hanno il tempo di dedicarsi ad approfondimenti su liste e programmi e si affidano piuttosto alle sensazioni destate dai candidati più in vista, adocchiati qua e là, specie nelle trasmissioni televisive. Ovviamente i consiglieri uscenti, che hanno goduto lungo l’intero quadriennio di un’importante visibilità, fanno man bassa di preferenze su questa lista “fai da te”, che può regalare i soccorsi più pregiati e forse anche decisivi ai candidati in difficoltà.

Candidati.
E’ troppo presto per quantificare numericamente le posizioni interne alle liste. Lo faremo con la seconda proiezione, prevista per il 14 marzo. Al momento si possono ravvisare alcune tendenze. Vediamole, partito per partito, precisando che i dati finora raccolti ci permettono di cogliere, con valori attendibili, solo le prime due posizioni di ogni lista, in qualche caso anche la terza. Alle altre ci potremo avvicinare con la seconda proiezione.

Lega-UDC
Claudio Zali appare finora in vantaggio su Norman Gobbi che riduce però il distacco rispetto alle elezioni di quattro anni fa. Quanto ai candidati UDC, Piero Marchesi sembra potersi collocare in terza posizione di lista.

Per PLR
Christian Vitta non ha rivali, ma Alex Farinelli è solidamente nella posizione che potrebbe consentirgli di entrare in CdS qualora il suo partito ottenesse il secondo seggio.

PPD
Potremmo dire, con allegoria ciclistica, che Paolo Beltraminelli sembra al momento in fuga, riuscendo a distanziare i rivali di lista grazie ai voti ricevuti dalla scheda senza intestazione e dalle schede di altri partiti (Lega e PLR in particolare). Lo insegue Raffaele De Rosa, con lieve vantaggio sugli altri tre candidati, che pedalano in gruppo compatto.

PS
Manuele Bertoli guida la classifica e tra i rivali di lista è Amalia Mirante l’unica che potrebbe “impensierirlo”. La candidata dei giovani Laura Riget sembra avere un lieve vantaggio sugli colleghi di lista.

Consegnato il rapporto d’attività dell’Ufficio della migrazione

Consegnato il rapporto d’attività dell’Ufficio della migrazione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, nella sua seduta di mercoledì 27 febbraio 2019, ha preso atto del rapporto presentato dal Dipartimento delle istituzioni relativo al primo anno di attività dell’Ufficio della migrazione nel nuovo assetto organizzativo attuato nell’ambito della sua riorganizzazione ultimata a dicembre 2017. Il rapporto è stato ora sottoposto alla Commissione della Gestione e Finanze del Gran Consiglio che prenderà visione degli effetti dei cambiamenti messi in atto e dei risultati raggiunti per migliorare questo importante servizio dell’Amministrazione cantonale.

La riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione è il frutto del lavoro di uno speciale gruppo interno all’Amministrazione durato 24 mesi e approvato dal Consiglio di Stato il 1° febbraio 2017. A seguito dell’apertura dell’inchiesta penale nota come caso “permessi falsi” l’implementazione della riforma è stata sospesa dal Consiglio di Stato il quale – in accordo con la Commissione della Gestione e Finanze – ha incaricato l’ex giudice e presidente del TRAM avv. Lorenzo Anastasi di effettuare una perizia sui processi operativi all’interno dell’Ufficio. Dopo le risultanze del lavoro di Anastasi, che hanno dissipato i dubbi relativi all’organizzazione a suo tempo in vigore presso l’Ufficio della migrazione e salutato positivamente le modifiche pianificate, il Governo, sempre in accordo con la Commissione della Gestione e Finanze, ha riattivato la riforma dell’Ufficio della migrazione, che è partita il 19 giugno 2017 per quanto riguarda l’attuazione della procedura guidata per i permessi “G” (lavoratori frontalieri) e il 4 dicembre dello stesso anno con l’implementazione dell’assetto organizzativo definitivo e l’introduzione della procedura guidata per tutti i tipi di permesso.

Cambiamento epocale
La riorganizzazione ha rappresentato un cambiamento epocale sia per l’unità amministrativa sia per i suoi numerosi utenti, ossia tutti i titolari di un permesso per stranieri in Ticino, i datori di lavoro e le autorità a livello federale, cantonale e comunale toccate dalle pratiche per l’ottenimento di un permesso. L’obiettivo posto dal Dipartimento delle istituzioni di migliorare e approfondire l’esame delle pratiche viene pienamente soddisfatto dalla creazione del “Servizio nuove entrate” che incarna al meglio la filosofia della riorganizzazione: un colloquio personale con l’utente, preceduto dall’esame preliminare della domanda e della documentazione, compreso il controllo di autenticità del documento d’identità.

Comuni meglio informati
La nuova procedura introdotta a seguito della riforma prevede inoltre un’informazione tempestiva ai Comuni delle domande di soggiorno presentate dai nuovi cittadini stranieri che si stabiliscono in Ticino, ciò che permette di ottimizzare il monitoraggio del territorio e favorire la segnalazione puntuale degli eventuali casi critici.

Ottimizzazione dei flussi di lavoro
Oltre a una maggiore efficacia d’esame delle pratiche, la procedura rappresenta un indubbio miglioramento per l’utenza, che interagisce con l’autorità su appuntamento (risolvendo anche l’annosa questione delle lunghe attese agli sportelli degli ex Servizi regionali) e nell’ambito di un colloquio già finalizzato all’esame della domanda e non solo per l’incameramento della stessa, come avveniva in passato. Di notevole importanza anche la riorganizzazione del “Servizio cancelleria”, con i settori di “ricezione e registrazione” della corrispondenza (che si occupa principalmente della raccolta, della verifica di completezza e della digitalizzazione delle circa 14’000 pratiche che giungono mensilmente all’Ufficio), e il “Contact center”, il punto di contatto per l’interazione con l’utenza: in media 900 telefonate giornaliere, contro le 566 mediamente ricevute ed evase prima della riorganizzazione.

Frontalieri, verifica dell’identità
Il “Servizio comunitari” oggi esamina ed evade in particolare le domande di rilascio, di rinnovo e di modifica dei permessi di lavoro (dipendente) per frontalieri, oltre a quelle di domicilio, di dimora e di dimora temporanea. Per quanto riguarda i frontalieri, attraverso la nuova organizzazione è stata introdotta, come detto, un’importante misura di controllo dei documenti d’identità dei richiedenti, i quali, prima di formalizzare l’istanza, sono tenuti a presentarsi ai preposti Servizi della Polizia cantonale per ottenere una dichiarazione di autenticità del proprio documento. Il “Settore giuridico”, infine, nel 2018 ha rivisto i flussi e i parametri decisionali, in modo da favorire una più rapida presa a carico delle segnalazioni rispetto al loro grado di rischio. Le segnalazioni – annualmente sono circa 15’000 – riguardano decisioni emanate dalle Autorità giudiziarie cantonali e federali, rapporti di polizia, comunicazioni dai Comuni soprattutto su possibili residenze fittizie, possibili casi di abuso in ambito di prestazioni sociali, aziende e attività fittizie e segnalazioni da privati cittadini.

Controllo interno
Grande attenzione è stata posta, in ogni processo operativo e decisionale, alla riduzione dei rischi che potrebbero prodursi in fattispecie sensibili come quelle legate al rilascio dei permessi per stranieri. Un gruppo di lavoro ad hoc si è occupato di mappare i possibili rischi per l’Ufficio allo scopo di analizzare la necessità di introdurre una serie di misure organizzative, logistiche, informatiche, comunicative e di risorse umane. Fra queste si segnala l’introduzione di un sistema di controllo interno che va a toccare le decisioni positive o annullate emesse dai Servizi, ritenuto che quelle negative sottostanno invece al controllo delle istanze di ricorso. Un controllo a campione, le cui procedure sono state sviluppate in collaborazione con il Centro Servizi Informativi (CSI) del Cantone, e che permette di contrastare i potenziali rischi o i possibili errori. Sono inoltre state progressivamente introdotte ulteriori misure di sicurezza riguardanti la gestione del materiale e dei documenti sensibili e i collaboratori dell’Ufficio sono regolarmente sensibilizzati sull’importanza della confidenzialità dei dati e di un corretto utilizzo degli applicativi in dotazione.

Organico potenziato
Per far fronte alla grande mole di lavoro dell’Ufficio della migrazione, come si ricorderà il Consiglio di Stato aveva accolto la proposta della Commissione della Gestione e Finanze atta a congelare – eravamo nel 2017 – la misura di risparmio sulla riduzione del personale. Tenuto inoltre conto delle criticità legate al ricorso di personale avventizio (programmi occupazionali o personale occupato nell’ambito di attività di utilità pubblica) per lo svolgimento dell’attività ordinaria, il Governo il 6 giugno 2018 ha autorizzato il Dipartimento delle istituzioni ad assumere, con effetto immediato, 14 collaboratori amministrativi ausiliari (non avventizi) per la gestione corrente. Entro fine maggio 2020 il DI dovrà presentare un rapporto in cui avanzerà la proposta definitiva di adeguamento e consolidamento dell’organico. Su questo punto, il rapporto dell’Ufficio della migrazione evidenzia come nel 2018 le nuove procedure implementate, così come la maggior stabilità delle risorse impiegate abbiano permesso di sbrigare le nuove pratiche con tempestività, senza accumulare nuovi ritardi e a maggiore soddisfazione dell’utenza. Il recupero degli arretrati, uno degli obiettivi principali dell’Ufficio della migrazione per il 2019, prosegue a ritmi incoraggianti, riducendo, settimana dopo settimana, il numero delle pratiche in sospeso.

Il 2018 in cifre
Anche nel 2018 l’Ufficio della migrazione è risultato una delle unità amministrative più sollecitate dell’Amministrazione cantonale. Esso ha infatti incamerato 159’180 pratiche; le telefonate evase dal Contact center sono state 142’968; ogni collaboratore del Servizio comunitari ha trattato durante lo scorso anno in media 6’000 domande di permesso; al Settore giuridico sono invece pervenute 13’947 nuove segnalazioni. Una importante e crescente mole di lavoro: dal 2002 al 2017 vi è stato un aumento del 120% per quanto riguarda le domande di permessi G trattate e un +150% di domande di permessi B. Il tutto senza alcun potenziamento delle risorse a disposizione dell’Ufficio. Inoltre, nel raffronto tra Cantoni paragonabili in termini di genere e numero di utenti, l’Ufficio della migrazione del Canton Ticino è quello che dispone del minor numero di risorse umane in rapporto al numero di stranieri presenti sul proprio territorio (dati 2017: 177’519 permessi attivi a fronte di 64,1 unità a tempo pieno).

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la prima seduta ordinaria del 2019 – la 49. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.
La riunione si è aperta con una discussione sul progetto di riforma delle relazioni istituzionali «Ticino 2020». La Sezione degli enti locali ha presentato i risultati di un sondaggio demoscopico su funzione e ruolo del Comune, svolto su un campione di 825 cittadini, e ha illustrato gli esiti del simposio organizzato lo scorso 14 febbraio a Castione. L’Associazione Comuni ticinesi e l’Ente regionale di sviluppo del Luganese hanno a loro volta illustrato le prime conclusioni di una consultazione alla quale ha aderito l’80% dei 115 Comuni ticinesi, e spiegato che i dati raccolti saranno ora approfonditi. In generale, è stata espressa la comune volontà di proseguire alla concretizzazione del progetto «Ticino 2020», i cui principi di fondo sono condivisi.

È stata poi discussa la proposta, avanzata dall’Associazione dei Comuni ticinesi, di avviare una revisione completa della Legge organica comunale. Il Dipartimento delle Istituzioni ha confermato l’intenzione di iniziare i lavori durante la Legislatura comunale 2020/2024, una volta condivisa la prima tappa del progetto «Ticino 2020» e completate le riflessioni che la Sezione degli enti locali sta svolgendo sul Comune di domani.

Il Dipartimento delle istituzioni ha poi informato anche su alcune decisioni del Consiglio di Stato in materia di riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto. È stato spiegato che entro il mese di giugno sarà consegnato il rapporto finale su costi e ricavi finanziari delle attuali 16 Autorità regionali di protezione. Entro la fine di settembre, il Gruppo di progetto presenterà poi la propria proposta finale al Governo.

Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha in seguito fornito alcune informazioni in materia di fiscalità. A proposito di imposizione delle imprese, è stato spiegato che il Consiglio di Stato intende essere pronto con la propria riforma all’inizio della prossima Legislatura, in attesa della votazione del 19 maggio che determinerà le prospettive a livello federale. Per quanto riguarda invece il tema delle tasse di soggiorno, è stato confermato l’avvio di un dialogo con i gestori del sito web AirBnb, affinché chi affitta camere in Ticino tramite la piattaforma sia soggetto a un prelievo alla fonte. È stato infine presentato il progetto «e-Trasloco», che intende permettere ai cittadini che si trasferiscono in un altro Comune di sbrigare automaticamente le pratiche amministrative per il cambio di domicilio.
La prossima riunione della Piattaforma è prevista per mercoledì 22 maggio 2019.