Violenza domestica, presentato il bilancio dell’ultimo anno

Violenza domestica, presentato il bilancio dell’ultimo anno

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, il Dipartimento della sanità e della socialità e il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport hanno presentato nel corso di una conferenza stampa il bilancio d’attività sul fronte della lotta alla violenza domestica nel corso dell’ultimo anno. I Consiglieri di Stato Norman Gobbi, Raffaele De Rosa e la Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti nei rispettivi ambiti di loro competenza hanno sottolineato quanto sia importante un’azione comune e coordinata a tutti i livelli: sul piano federale, sul piano cantonale, su quello comunale, assieme alla società civile.

È dal 2021, con un aggiornamento e un affinamento nel 2022, che il Canton Ticino si è dotato del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica. Un documento programmatico, con una ottantina di misure concrete, voluto dal Consiglio di Stato e inserito nei suoi obiettivi di legislatura, sia per il 2019/2023, sia per il quadriennio in corso.

Dal livello nazionale al livello cantonale
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, proprio ieri, lunedì, ha partecipato in rappresentanza dei Cantoni al primo Dialogo nazionale su violenza di genere e discriminazione organizzato dalla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, assieme alle Città. È stato presentato il rapporto intermedio sul piano d’azione nazionale per l’attuazione della Convenzione di Istanbul. Agganciandosi a questo incontro e sottolineando gli obiettivi posti a livello nazionale, Norman Gobbi ha ricordato i quattro assi definiti dal Piano d’azione cantonale. La Prevenzione, con 32 misure realizzate, sul totale di 36 (2 sono in fase di sviluppo e 2 sono state sospese); la Protezione, con 21 misure realizzate su 24 e 3 in fase di sviluppo; il Perseguimento, con 12 misure realizzate su 13 e l’asse delle Politiche coordinate, con 6 misure su 7 realizzate e 1 in fase di sviluppo.
Un bilancio positivo, quindi, quello che si può tracciare per il Piano d’azione cantonale: 71 misure attivate su 80 e il tutto senza finanziamenti specifici per questo scopo. Decisivo è stato il contributo del coordinamento istituzionale, garantito dalla Divisione della Giustizia. Anche sull’asse “Perseguimento”, di specifica competenza del DI, Gobbi ha dato un giudizio molto positivo, grazie al primo anno di attività dalla sua introduzione del Centro di competenza violenze presso la Polizia cantonale e alla presentazione della revisione totale della legge sulla Polizia (Messaggio al vaglio del Gran Consiglio) tra le cui novità figurano la base legale per il processo di gestione delle minacce e la proroga dagli attuali 10 a 30 giorni dell’allontanamento dal domicilio dell’autore di violenza. In conclusione il Direttore del DI ha sottolineato come la creazione del primo Istituto di medicina legale del Canton Ticino – una misura ulteriore rispetto alle 80 inserite nel Piano d’azione cantonale – sostenga la Magistratura nella determinazione della dinamica dei fatti e della raccolta delle prove, grazie alle visite sulle persone che hanno subito violenza e sviluppa dinamiche positive nell’ambito della lotta alla violenza domestica, come l’avvio del primo CAS in infermieristica forense, iniziatosi proprio stamattina.

Politiche coordinate e messa in rete
Il Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, Raffaele De Rosa, ha messo l’accento sull’unità d’intenti come strumento per consolidare ulteriormente la lotta alla violenza domestica, ricordando come la violenza domestica sia una piaga sociale e un fallimento collettivo nella capacità di garantire equità, protezione e dignità all’interno delle relazioni umane. Da qui l’importanza di rafforzare politiche coordinate tra i vari servizi e con gli enti e le associazioni attive sul territorio, come anche il lavoro in rete. Nell’asse strategico della Prevenzione occorre mettere in campo campagne informative nazionali e cantonali, oltre a sensibilizzare la popolazione e promuovere la formazione, con un focus su giovani, scuola e professionisti in ambito sociale, sanitario e giuridico. De Rosa ha ricordato che il DSS si occupa in particolare della prevenzione e della protezione e contribuisce all’asse delle politiche coordinate. Tra le azioni concrete, da sottolineare a livello federale l’introduzione del numero unico centrale nazionale, che, come ricordato ieri a Berna, si prevede sarà attivo a partire da fine del 2025/inizio 2026.
Da ricordare inoltre la realizzazione, sempre a livello nazionale, della Guida per l’esame e l’organizzazione delle relazioni personali dei minori in caso di violenza domestica (CSVD). Il Direttore del DSS ha menzionato anche “Liberati dal silenzio”, un progetto realizzato dal Servizio per l’aiuto alle vittime: sette video animati creati da artisti e artiste svizzeri sulla base di testimonianze di donne vittime di violenza domestica. Lo stesso è stato arricchito da una guida con proposte di attività specifiche sul tema della violenza che coinvolge le giovani coppie e da un indirizzario di servizi a cui è possibile rivolgersi per ricevere informazioni, consulenza, aiuto. A livello cantonale il DSS, tra le altre cose, ha sviluppato un protocollo di presa a carico delle vittime nei Pronto soccorso dell’EOC; partecipa assieme ad altri rappresentanti istituzionali e della società civile ad  azioni di sensibilizzazione i medici di famiglia; per il tramite dell’Ufficio del farmacista cantonale ha collaborato alla creazione di una formazione specifica destinata a farmacisti e aiuto farmacisti, oltre ad aver attivato un monitoraggio del tasso di occupazione di strutture protette. Non da ultimo il “Progetto oltre”, che offre un alloggio transitorio a madri e figli (già accolti nelle case protette) e che necessitano di accompagnamento e condizioni adeguate per ricostruire un progetto di vita autonomo.

Scuola, terreno importante per la prevenzione
La Direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, Marina Carobbio Guscetti, ha sottolineato con soddisfazione l’avvio, lo scorso ottobre, della consultazione da parte del Consiglio federale sulla revisione parziale della legge federale concernente l’aiuto alle vittime. Questa iniziativa si basa su una mozione da lei presentata durante il suo mandato come Consigliera agli Stati, oltre che su due mozioni promosse dalle consigliere nazionali Funiciello e De Quattro. L’obiettivo della modifica è di ridurre al minimo le barriere all’accesso alle cure primarie per le vittime di violenza. In questo contesto, è necessario che sia garantita la presenza di centri di crisi per vittime di violenza sessuale, domestica e di genere in ogni Cantone o tramite centri regionali condivisi. Uno dei punti cardine per rafforzare la protezione contro la violenza domestica è anche assicurare la formazione specifica per i professionisti e le professioniste che intervengono in prima linea: personale sanitario, forze dell’ordine, operatori sociali, personale scolastico, giuristi. Oltre a ricordare quanto si sta facendo a livello nazionale, la Direttrice del DECS ha evidenziato quanto si sta muovendo in Ticino. L’apertura ufficiale proprio questa mattina, citata dal Consigliere di Stato Gobbi, del CAS in infermieristica forense della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI). Ma anche il recentemente incontro con i responsabili della Facoltà di medicina dell’Università della Svizzera italiana (USI) e l’Istituto di medicina legale per valutare l’introduzione di moduli per il Master di medicina, finalizzati alla formazione per la presa a carico delle vittime di violenza domestica e sessuale già negli studi di medicina. Non si deve agire tuttavia solo in ambito specialistico, ha ricordato Carobbio Guscetti: la scuola rappresenta un terreno importante per prevenire la violenza domestica e sessualizzata, attraverso l’educazione e la sensibilizzazione, favorendo una società più paritaria. Tra i progetti, Marina Carobbio Guscetti ha voluto ricordare “Batticuore. Amicizia, amore e sessualità senza violenza”, avviato in via sperimentale nell’anno scolastico 2023/2024 e in corso anche quest’anno. Altre iniziative, come le direttive sui comportamenti inadeguati in ambito scolastico, emanate nel giugno 2023, e la formazione degli ispettori e delle ispettrici di tirocinio, aiutano a creare un contesto più sicuro e inclusivo per le giovani generazioni.    

In conclusione il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha presentato il programma coordinato dalla Divisione della giustizia con tutti i partner pubblici e privati nell’ambito della campagna “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, (vedi allegato) e ha ricordato la serata pubblica del 5 dicembre a Mendrisio “Violenza domestica: combatterla è responsabilità di tutti!”.

 
Alcune cifre del 2023

In Svizzera:
19’918 reati di violenza domestica (vie di fatto, minacce, ingiurie e lesioni semplici, …) su 523’000 ca. complessivi: 25 omicidi (47,2% di tutti gli omicidi consumati registrati); 147 lesioni gravi e 368 reati per violenza carnale (in aumento del 20% rispetto al 2022); 70.1% vittima è donna, 29.9% è uomo.

In Ticino:
Su 1’037 interventi in ambito di disagio familiare: 63 allontanamenti da domicilio ordinati dalla Polizia; 202 allontanamenti dal domicilio volontario dell’autore; 110 autori/autrici incontrati dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa; 38 donne vittime di violenza domestica e 35 bambini sono stati ospitati dalle due Case protette.

“Le donne non sono al sicuro nel nostro Paese”

“Le donne non sono al sicuro nel nostro Paese”

La consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider fa il punto sulla lotta alla violenza di genere. Focus su cause, protezione e formazione.

Nella lotta alla violenza di genere, la Confederazione è sulla buona strada, ma ci sono ambiti dove è necessario intervenire di più: cause, protezione e formazione continua degli specialisti. È quanto emerge dal rapporto intermedio sul piano d’azione nazionale per l’attuazione della Convenzione di Istanbul 2022-2026, presentato oggi dalla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider.
“Le donne non sono al sicuro nel nostro Paese”, ha affermato la ministra davanti ai media. “È un problema sociale grave, triste e rivoltante, e l’indifferenza è inaccettabile”, ha aggiunto, esprimendosi nel quadro del primo Dialogo nazionale su violenza, genere e discriminazione. A Zurigo la polizia interviene 20 volte al giorno per casi di violenza domestica e ogni mese in Svizzera almeno una donna viene uccisa in questo contesto, ha proseguito la consigliera federale, auspicando un “cambiamento di paradigma”. Il consigliere di Stato Norman Gobbi (Lega), membro di comitato della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia, ha spiegato che negli ultimi due anni sono stati fatti molti progressi. I reati di violenza contro le donne e le ragazze sono ormai un aspetto importante nella formazione della polizia e dei pubblici ministeri, poiché le vittime devono poter contare sul loro lavoro.

Tre ambiti d’azione
Entro il 2026 devono essere compiuti progressi sostanziali in tre ambiti messi a fuoco da Confederazione, Cantoni e Comuni. Per quanto riguarda le cause, spesso riconducibili a stereotipi di genere, alla fine del 2025 sarà lanciata una campagna nazionale di prevenzione. Parallelamente verrà introdotto in tutta la Svizzera un numero telefonico di consulenza per le vittime, gratuito e disponibile 24 ore al giorno. Si intende poi promuovere maggiormente il comportamento non violento nelle scuole e nello sport. Sarà inoltre necessario migliorare la formazione e la consapevolezza delle persone coinvolte nei settori della sanità, dell’istruzione e della giustizia. A tal fine, l’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo (Ufu) sta elaborando standard minimi per la formazione iniziale e continua in 15 settori professionali. Infine, sarà posta al centro dell’attenzione anche la protezione contro la violenza sessualizzata. Le misure previste includono campagne di sensibilizzazione mirate, lo sviluppo di standard per i programmi rivolti agli autori di violenza e una migliore accessibilità alle offerte di assistenza medica e medico-legale. Quest’ultima misura è anche oggetto della revisione parziale della legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati, attualmente in consultazione. Quest’ultimo aspetto è anche al centro di una revisione della legge sull’aiuto alle vittime, annunciata recentemente dal suo collega di governo Beat Jans. La collaborazione con i Cantoni, le Città e i Comuni è essenziale in questa lotta, ha sottolineato Baume-Schneider. Le vittime devono avere fiducia nelle autorità giudiziarie e nella polizia.

Molte vittime reticenti
Presente anch’essa in conferenza stampa, la consigliera di Stato zurighese Jacqueline Fehr, che fa parte della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia, ha da parte sua auspicato un cambiamento nelle modalità di presentazione delle denunce. Oggi sono troppo poche le vittime che si fanno avanti e quindi molti casi di violenza non vengono scoperti. Le donne socialiste non hanno tardato a reagire chiedendo maggiori risorse. La sensibilizzazione al sostegno per le vittime è una buona notizia, ma “porterà inevitabilmente a un aumento della domanda”, hanno scritto in un comunicato, ricordando che rifugi e centri di consulenza per le vittime sono già al limite. È necessario un solido finanziamento per questi servizi, hanno ribadito.

Da www.laregione.ch

Tre cifre da comporre contro la violenza di genere

Tre cifre da comporre contro la violenza di genere

Nella lotta alla violenza di genere, la Confederazione è sulla buona strada, ma ci sono ambiti dove è necessario intervenire. È quanto emerge dal rapporto intermedio sul piano d’azione nazionale per l’attuazione della Convenzione di Istanbul 2022-2026 (PAN CI), presentato oggi dalla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, in occasione del primo Dialogo nazionale su violenza, genere e discriminazione, tenutosi a Berna.
La consigliera di Stato Jacqueline Fehr e il consigliere di Stato Norman Gobbi, membri del comitato direttivo della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP), la consigliera di Stato e vicepresidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS) Marianne Lienhard e la vicepresidente dell’UCS Corine Mauch, sindaca di Zurigo, hanno presentato, insieme alla consigliera federale, i progressi compiuti nella prevenzione e nella lotta alla violenza di genere, sessualizzata e domestica in Svizzera.
Il rapporto intermedio mostra che l’attuazione del PAN CI è sulla buona strada. Confederazione, Cantoni e Comuni hanno analizzato le necessità di intervento che sussistono ancora in tre aree prioritarie (informazione e sensibilizzazione della popolazione, formazione di base e continua di specialisti e volontari, prevenzione e lotta contro la violenza sessualizzata) e definito in quali ambiti vi è una necessità di intervento particolare. In questi ambiti dovranno essere compiuti progressi sostanziali entro il 2026.

1. Focalizzazione sulle cause della violenza
Nei prossimi anni il PAN IC si focalizzerà sulla lotta alle cause della violenza, spesso riconducibili a stereotipi di genere, e sulla promozione di forme di comportamento e strutture improntate alla non violenza. Alla fine del 2025, sarà svolta per la prima volta una campagna nazionale di prevenzione, nell’ambito della quale verrà divulgato un nuovo numero di telefono a tre cifre unico per tutta la Svizzera che offrirà consulenza 24 ore su 24 a persone vittime di violenza. Inoltre, si intende promuovere maggiormente il comportamento non violento nelle scuole e nello sport.

2. Necessità di una campagna di formazione continua
Un’altra priorità del PAN IC sarà rafforzare la formazione continua degli specialisti e dei volontari in materia di violenza di genere, sessualizzata e domestica. In particolare, si tratterà di formare e sensibilizzare maggiormente gli specialisti nei settori della sanità, della pedagogia e delle autorità giudiziarie. L’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo sta sviluppando a tal fine standard minimi per la formazione di base e continua in 15 settori professionali.

3. Protezione dalla violenza sessualizzata
La violenza sessualizzata è una delle forme più gravi di violenza di genere. La protezione da questo tipo di violenza costituisce la terza priorità del PAN IC nei restanti anni fino al 2026. Le misure previste includono campagne di sensibilizzazione mirate, lo sviluppo di standard per i programmi rivolti agli autori di violenza e una migliore accessibilità alle offerte di assistenza medica e medico-legale. Quest’ultima misura è anche oggetto della revisione parziale della legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati, attualmente in consultazione.

La roadmap “Violenza domestica”
La roadmap “Violenza domestica”, avviata nel 2021, è un’iniziativa realizzata con il sostegno della Confederazione e dei Cantoni e coordinata dal Dipartimento federale di giustizia e polizia ed è incentrata specificamente sulla lotta alla violenza domestica e sessualizzata. La roadmap copre settori chiave quali la gestione delle minacce, la sorveglianza elettronica dei casi di violenza domestica e l’assistenza alle vittime, oltre a varie misure, tra cui l’istituzione di un numero di telefono centrale per le vittime di violenza. Si concluderà nel 2026.

In coordinamento con i lavori conclusivi della roadmap, nel 2026 verrà stilato anche un bilancio finale dell’attuazione del piano nazionale.

La Fondazione Nizzola incentiva una società e un’economia più sostenibile

La Fondazione Nizzola incentiva una società e un’economia più sostenibile

Comunicato stampa

Sabato 23 novembre sono stati conferiti dalla Fondazione Nizzola per mano del Consigliere di Stato Norman Gobbi, presidente della Fondazione, i tre premi annuali nell’ambito della cerimonia di consegna dei Diplomi Master del Dipartimento tecnologie innovative (DTI) della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI).

Per il terzo anno consecutivo la Fondazione Nizzola, costituita all’inizio del 2021 con lo scopo di stimolare l’eccellenza studentesca ticinese nel campo dei Master tecnici a livello della SUPSI e delle Scuole Politecniche Federali di Zurigo (ETHZ) e di Losanna (EPFL), ha assegnato tre premi ad altrettanti diplomati del Master of Science in Engineering del DTI. Un incentivo per i futuri quadri industriali ticinesi, individuando nuove opportunità che i lavori di diploma possono dare in un prossimo futuro al tessuto imprenditoriale del nostro Cantone.
I tre lavori di diploma premiati sono stati scelti dal Consiglio di Fondazione e selezionati tra i più meritevoli  segnalati dai Professori. I criteri per l’attribuzione dei premi sono stati:   

  • originalità scientifica della ricerca svolta;
  • ricadute socio-economiche del lavoro di tesi;
  • attenzione prestata ai temi della sostenibilità e dell’economia circolare;
  • impatto su salute, benessere e sicurezza delle persone;
  • contributo fornito alla digitalizzazione della società;
  • contrasto ai cambiamenti climatici e mitigazione dei loro effetti.  

Tra questi criteri è stato dato particolare rilievo ai lavori che spiccano per l’innovazione e l’originalità scientifica e per il loro contributo in termini di sviluppo sostenibile e a livello di economia circolare.

1. Primo premio di 3’000.- franchi va all’ingegnere Samuele Chiesa di Bellinzona, diplomato Master of Science in Engineering con profilo in Energy and Environment Nel suo eccellente lavoro di Master, l’ing. Chiesa ha progettato un innovativo dispositivo focalizzato sull’ottimizzazione dell’efficienza energetica, introducendo un metodo avanzato per il monitoraggio continuo dei pannelli fotovoltaici, consentendo interventi tempestivi in caso di calo delle prestazioni, migliorandone così l’efficienza complessiva. Questa soluzione consente di incrementare la produttività degli impianti e promuovere l’utilizzo di energie “pulite”. Il suo lavoro rappresenta un contributo significativo al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi della Strategia energetica 2050 e della politica climatica della Confederazione, oltre a essere un modello ispiratore per altri studenti ticinesi.  

2. Secondo premio di 2’000.- franchi va all’ingegnera Tatiana D’Onofrio di Lugano, diplomata Master of Science in Engineering con profilo in Data Science Il suo ottimo lavoro, realizzato in collaborazione con una nota ditta dell’alta moda, ha sviluppato un modello che consente all’azienda di moda di prevedere la quantità ideale di tessuto necessaria per un certo capo di abbigliamento. Il lavoro della sua tesi, basato su modelli di machine learningallo stato dell’arte, ha raggiunto risultati predittivi che l’azienda partner cercava da tempo, rispondendo così a un’esigenza cruciale nel processo di approvvigionamento delle materie prime.  

3. Terzo premio di 1’000.- franchi va all’ingegnere Yosef Cassarà di Pregassona, diplomato Master of Science in Engineering con profilo in Energy and Environment L’obiettivo principale del suo interessante lavoro di diploma si è focalizzato sull’ottimizzazione della conversione dei reflui zootecnici in biogas, un prezioso vettore energetico. Questo processo, fortemente attuale, si colloca nel contesto dell’economia circolare, poiché consente di recuperare e valorizzare la sostanza organica degli scarti zootecnici trasformandola in metano. Il metano prodotto, una volta immesso nella rete esistente, contribuisce alla mitigazione dei cambiamenti climatici riducendo il consumo di combustibili fossili. Questo approccio rappresenta una soluzione sostenibile e innovativa per affrontare le sfide energetiche e ambientali del nostro tempo.

Ricordiamo che la Fondazione Nizzola elargisce anche borse di studio ai migliori studenti ticinesi dei Politecnici federali di Zurigo e di Losanna. La prossima borsa di studio verrà consegnata nel mese di gennaio a Zurigo con la presenza del rettore del Politecnico e del Consiglio di Fondazione.

La Fondazione Nizzola è nata dalla fusione della Fondazione ticinese di soccorso ing. Nizzola e dalla Fondazione Agostino Nizzola, che dal 1930, rispettivamente dal 1939, hanno elargito contributi per danni della natura non assicurabili a persone poco abbienti e borse di studio a meritevoli studenti del Canton Ticino.

www.fondazione-nizzola.ch 

“Gh’è scià la guèra? No, ma dobbiamo informare”

“Gh’è scià la guèra? No, ma dobbiamo informare”

Norman Gobbi annuncia la prossima pubblicazione di uno speciale opuscolo

Nei passati giorni la stampa ha sottolineato l’iniziativa della Svezia, che sta distribuendo 5 milioni di brochure a tutti i fuochi dal titolo: Om krisen eller kriget kommer (In caso di crisi o di guerra). Un opuscolo che riporta consigli pratici su quali scorte tenere in casa, liste e istruzioni per affrontare diverse situazioni di crisi. Sono presenti anche varie raccomandazioni in caso di guerra.

In Svizzera che cosa si sta facendo? Lo abbiamo chiesto al Consigliere di Stato, Norman Gobbi, che è pure membro del Comitato della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP). “Il tema di realizzare una brochure di questo genere è stato tematizzato proprio la scorsa settimana durante i lavori della CG MPP. Nel 2025 la nostra Conferenza prevede di realizzare una pubblicazione di questa natura in collaborazione con la Confederazione. Lo scopo è quello di aiutare la popolazione a meglio prepararsi in caso di crisi e in caso di una guerra. Siamo convinti che occorra aumentare la resilienza della nostra società e promuovere una presa di coscienza della popolazione su eventuali crisi e un’eventuale guerra. Certo, mai vorremmo che scoppiasse un conflitto armato che coinvolga la Svizzera, ma la situazione geo-politica internazionale sempre più instabile consiglia di prendere provvedimenti. In questo caso si tratta di misure legate alla comunicazione, che rimane un asse di prevenzione molto importante. Il Comitato della Conferenza intercantonale ha inoltre deciso di raccomandare all’Ufficio federale della protezione della popolazione di realizzare una nuova rubrica chiamata “Guerra” da inserire nell’app “Alertswiss” entro il test delle sirene previsto nel febbraio del 2025”, fa sapere il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Quanto fatto dalla Svezia non è una novità. Anche la Norvegia ha distribuito un opuscolo simile alle famiglie, mentre un volantino digitale è scaricabile in pdf in Finlandia e in Danimarca. Ritengo che l’informazione a tutti i livelli sia essenziale e quindi su questo fronte anche in Svizzera dobbiamo essere attivi e propositivi. Le situazioni di crisi sono diverse. Pensiamo solo alle catastrofi naturali legate anche alla meteorologia, oppure ai possibili attacchi informatici che possono mettere in crisi il nostro sistema. Inoltre le condizioni di sicurezza in Europa ci obbligano a informare e ad aggiornare le nostre concittadine e i nostri concittadini. Gh’è scià la guèra? Non necessariamente e non si vuole nemmeno fare dell’allarmismo inutile, ma scartare questa ipotesi sarebbe una mancanza grave sul fronte della sicurezza interna”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

Matrioska: crisi istituzionale

Matrioska: crisi istituzionale

Questo il titolo dell’ultima puntata di Matrioska. Gli ospiti di Marco Bazzi: Karin Valenzano Rossi, municipale Plr di Lugano e Presidente della Conferenza regionale consultiva sulla sicurezza della Regione III del Luganese; Giorgio Galusero, già ufficiale della Polizia cantonale; Sergio Morisoli, capogruppo Udc; Raoul Ghisletta, segretario Vpod e municipale Ps di Lugano; Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni.

https://www.teleticino.ch/matrioska/matrioska-191124-7147

 

Sono l’assistente virtuale, come posso aiutarla?

Sono l’assistente virtuale, come posso aiutarla?

Da alcuni mesi chi chiama la Sezione della circolazione si sente rispondere da un voicebot, cioè da un sistema di Intelligenza artificiale, che capisce pure il dialetto ticinese

Se si compone il numero della Sezione della circolazione per chiedere un’informazione ci si sente rispondere: «Sono l’assistente virtuale. Come posso aiutarla?». Da settembre è infatti in corso un progetto pilota che introduce l’Intelligenza artificiale (IA) in un contact center dell’Amministrazione cantonale. Il voicebot – come viene definito in gergo il sistema – è in grado di capire la voce parlata e di rispondere in modo pertinente. Al termine della conversazione, se chiamato da un cellulare, invia per SMS il link che porta direttamente alla pagina del sito internet relativa alle risposte ricercate. Quando invece non riesce a soddisfare la richiesta, collega l’utente con un operatore. È attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e capisce pure il dialetto ticinese. Implementato in stretta collaborazione con il Centro Sistemi Informativi del Cantone e un’azienda svizzera specializzata, il voicebot della Sezione della circolazione sta facendo continui progressi, poiché il sistema si alimenta e si affina man mano che viene utilizzato. Elia Arrigoni, capo della Sezione della circolazione, è fiducioso sugli obiettivi del progetto: aumentare la qualità e la rapidità del servizio ai cittadini senza intervenire sul numero di collaboratori.

All’inizio qualche critica e presa in giro non sono mancate. «Eravamo consapevoli che far accettare un simile cambiamento sarebbe stata una sfida», afferma Elia Arrigoni, precisando che «questo sistema è già in uso, oltre che in ditte operanti in Ticino, in altre Sezioni della circolazione in Svizzera come ad esempio in quella del Canton Argovia». Per la strategia di digitalizzazione del Cantone Ticino questo progetto è un tassello importante. La scelta di effettuare la sperimentazione nella Sezione della circolazione corrisponde al preciso intento di sfruttare la massa di chiamate che questa unità amministrativa riceve. La grande quantità di dati è infatti un principio chiave del funzionamento dell’IA. Il capo Sezione chiarisce anche la questione relativa alle aspettative: «In genere queste ultime sono molto elevate, ma è necessario capire che non è possibile ricevere risposte su tutto. Il ruolo degli operatori è ancora essenziale; grazie al voicebot possono ora concentrarsi maggiormente sulle questioni più complesse formulate dagli utenti, accorciando i tempi di attesa».

Alcuni dati contribuiscono a spiegare la portata del servizio fornito dalla Sezione della circolazione. L’anno scorso sono stati registrati oltre 96’000 utenti e circa 445’000 pratiche. Telefonate e mail sono state rispettivamente oltre 245’000 e 18’000. Sempre secondo i dati del 2023, il numero di veicoli (326’063) ha quasi raggiunto quello degli abitanti (355’841). Calcolando i giorni lavorativi nei quali è operativo il contact center si arriva a oltre 940 telefonate quotidiane. «Questo significa – spiega il capo Sezione– che non è sempre possibile per i collaboratori rispondere in modo immediato alla chiamata in entrata». Quali i primi risultati ottenuti con il voicebot? Risponde sempre Elia Arrigoni: «Se paragoniamo il mese di settembre a quello di giugno, siccome luglio e agosto sono condizionati dalle vacanze estive, osserviamo una diminuzione del 26% delle chiamate a quello che noi definiamo il primo livello. Fino a fine agosto questo settore accoglieva tutte le telefonate, trasmettendo le richieste più complesse al secondo livello. Sgravando l’attività del primo livello grazie all’introduzione del voicebot, è già stato possibile assegnare un collaboratore di questo stadio a quello superiore ottimizzando quindi le risorse e riducendo nel contempo i tempi di attesa degli utenti che necessitano di risposte più elaborate. Va inoltre precisato che per alcune pratiche la comunicazione scritta su carta o tramite il sito è comunque sempre necessaria, sia che l’istruzione venga trasmessa tramite un collaboratore o tramite il voicebot. Seguire le indicazioni fornite da quest’ultimo tramite SMS è pertanto molto utile». Per valutare l’operato del voicebot e il suo sviluppo è prevista una riunione settimanale fra tutti i partner interessati. Elia Arrigoni stima che entro la fine dell’anno il sistema sarà stabilizzato. «In questi primi mesi – aggiunge – abbiamo registrato un aumento del numero di mail che monitoriamo. Pensiamo infatti che sia in parte dovuto all’introduzione del voicebot. Per quanto attiene alle recensioni, la maggior parte degli utenti è soddisfatta dei nostri servizi, ma resta silenziosa, contrariamente agli scontenti che manifestano pubblicamente il loro disappunto».

Il sistema è orientato alla quantità, ciò significa che è e sarà allenato a rispondere alle domande più frequenti e non a quelle più difficili. Già il primo mese il sistema ha contato quasi 29’000 chiamate in entrata, di cui circa 16’000, quindi oltre la metà, evase. «Le restanti – precisa il capo della Sezione della circolazione – sono state trasferite a operatori del contact center. Da segnalare che le chiamate senza la formulazione di una richiesta sono state circa 6500 e quelle ricevute fuori orario poco più di 1500». Per quanto riguarda i settori della Sezione più sollecitati dai cittadini, si possono citare la modifica della licenza di circolazione, l’immatricolazione dei veicoli, l’iter degli allievi conducenti, la conversione della licenza di condurre estera, la licenza di condurre internazionale, le modifiche concernenti il collaudo dei veicoli e informazioni su questo tipo di controllo, ai quali si aggiungono lo spostamento degli esami pratici di guida e gli aspetti contabili legati all’imposta di circolazione.

Elia Arrigoni ricorda infine il ruolo pilota del progetto voicebot, volto a fornire pure gli elementi utili per valutare un’eventuale introduzione dell’assistenza vocale presso altri contact center dell’Amministrazione cantonale. «I dati dei primi mesi di utilizzo – spiega – dimostrano che l’impiego del voicebot va letto come occasione di miglioramento del servizio all’utenza. Siamo ancora in una fase iniziale di applicazione di questi sistemi, per cui chi desidera raccogliere la sfida, come ha fatto la Sezione della circolazione, sa che agisce da pioniere con tutte le possibili critiche provenienti dall’esterno e il costante impegno interno per migliorare lo strumento, aspetto questo svolto dalla Sezione unitamente alle aziende che collaborano dal punto di vista tecnico e dell’IA e al Centro Sistemi Informativi». Il progetto vede quindi coinvolti due Dipartimenti: il Dipartimento delle istituzioni dal quale dipende la Sezione della circolazione e il Dipartimento delle finanze e dell’economica al quale fa capo il Centro Sistemi Informativi.

Indipendentemente da come è percepita dalla popolazione, vale a dire quale opportunità di progresso oppure con scetticismo o avversione, l’Intelligenza artificiale sta in ogni caso entrando nella vita quotidiana dei cittadini come dimostra questa iniziativa. La prima ticinese di un assistente vocale virtuale per i servizi amministrativi cantonali ha superato lo scoglio iniziale e rimarrà un’iniziativa pilota fino a quando sarà oggetto di una valutazione complessiva.

Da www.azione.ch

San Martino, “festa dei mille incontri”

San Martino, “festa dei mille incontri”

Mendrisio: si rinnova la tradizione. Alcune considerazioni di Norman Gobbi

Secondo gli scritti dello storico Mario Medici di Mendrisio la Fiera di San Martino quest’anno ha compiuto 340 anni. Risalgono infatti al 1684 i primi documenti che attestano l’organizzazione di una sagra sui prati attorno alla chiesetta romanica dedicata appunto al santo. “San Martino a Mendrisio è un’occasione unica di incontro, di festa, di allegria e di amicizia”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi che anche quest’anno non ha voluto mancare al tradizionale appuntamento. “Il bel tempo – che ha confermato il detto dell’estatella di San Martino – ha favorito un’affluenza eccezionale durante le 4 giornate. Lunedì 11 novembre, giorno in cui si festeggia il santo, ho potuto passare alcune ore al mattino tra i vari grottini, tendine e capannoni, senza dimenticare una visita all’interno della chiesetta. Grazie all’impegno di professionisti del settore primario e a tanti collaboratori San Martino mantiene la sua caratteristica rurale. E per questo motivo salvaguardia e rinnova le nostre tradizioni e diventa porta bandiera dei prodotti tipici del nostro territorio, quali salumi, formaggi, senza parlare dei nostri vini. 

“Ma San Martino – prosegue il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi – dà la possibilità di fare mille incontri e di rivedere amici e conoscenti. Alcuni li si incontra quasi solo quel giorno, con altri invece la frequentazione è ricorrente durante tutto l’anno. Per il sottoscritto, poi, la visita alla Fiera è pure l’occasione per tastare un po’ il polso della nostra popolazione. Molti concittadini, seppur in un ambito di festa, mi presentano i loro problemi, ma anche i loro successi nel campo professionale o famigliare. Si intrecciano quindi tante storie, che creano il vissuto della nostra società. A San Martino puoi vedere persone di una certa età, così come tanti giovani e tante famiglie. Poi c’è, come detto, tutto il còté dei piccoli produttori che presentano e vendono quanto da loro realizzato. Sono poi molte le associazioni che usufruiscono della fiera di San Martino per raccogliere i fondi indispensabili per portare avanti le proprie attività a favore dei giovani, ma non solo. Ogni anno ritrovo lo spirito genuino della nostra comunità: gente che lavora, che si impegna in ogni ambito professionale e che dedica almeno qualche ora per godersi momenti di allegria. Una festa – al pari di San Provino ad Agno – che vive anche grazie all’impegno delle autorità locali e delle amministrazioni locali. Un plauso e un ringraziamento dunque da parte mia anche al Municipio di Mendrisio, alle collaboratrici e ai collaboratori dell’amministrazione comunale, senza dimenticare il lavoro degli agenti di polizia. E come sempre: arrivederci all’anno prossimo!”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 17 novembre 2024 de Il Mattino della domenica

Andamento delle finanze cantonali – Aggiornamento intermedio del preventivo 2024 al 30 settembre 2024

Andamento delle finanze cantonali – Aggiornamento intermedio del preventivo 2024 al 30 settembre 2024

Comunicato stampa

In base al rendiconto intermedio a fine settembre 2024, il Consiglio di Stato ha preso conoscenza dell’andamento delle finanze cantonali. L’aggiornamento delle principali voci di spesa e ricavi determina un disavanzo stimato di -104.2 milioni di franchi, sostanzialmente allineato al precedente preconsuntivo (-104.4 milioni).

L’aggiornamento dell’andamento delle finanze cantonali a fine settembre 2024 è in linea con il risultato del precedente preconsuntivo riferito ai primi sei mesi dell’anno. Rispetto al preventivo 2024, l’aggiornamento del disavanzo d’esercizio evidenzia da un lato maggiori spese per 68.4 milioni di franchi e dall’altro maggiori ricavi per complessivi 95 milioni di franchi. Per i dettagli concernenti i principali scostamenti rimandiamo al rapporto allegato che riporta il confronto dei dati con il preventivo.

Per quanto attiene alle spese l’aumento previsto è determinato in particolare, per quanto concerne i contributi, dalla spesa non preventivata di 40.7 milioni di franchi relativa ai contributi per persone con statuto S (profughi ucraini; compensati da contributi federali), da maggiori contributi nel settore dell’asilo per 13.9 milioni di franchi a seguito dell’aumento di rifugiati e da un incremento di 4 milioni di franchi delle prestazioni complementari AVS/AI. Si segnala poi un incremento ad oggi quantificabile in 10 milioni di franchi della spesa del personale conseguente alla crescita della spesa per il personale docente (+2.5% rispetto alla cifra a preventivo) e di 6.7 milioni dei riversamenti a titoli di computo globale d’imposta e di 6.6 milioni delle spese per interessi. Diminuiscono d’altro canto di 10 milioni di franchi i contributi per la partecipazione al premio assicurazione malattia (15 milioni in meno per la partecipazione al premio assicurazione malattia per beneficiari PC AVS/AI, ai quali si contrappongono  5 milioni in più per la Ripam ordinaria) e di 4.5 milioni di franchi ciascuno sia i contributi comunali, a seguito della mancata proroga della riduzione del coefficiente d’imposta cantonale, sia i contributi per l’accordo universitario intercantonale.

Sul fronte dei ricavi si evidenzia, considerate le ultime previsioni congiunturali del mese di ottobre e l’avanzamento delle tassazioni emesse, un miglioramento dei gettiti fiscali per 51.5 milioni di franchi (10.5 milioni in più rispetto al precedente preconsuntivo), maggiori entrate dalle imposte alla fonte (+5 milioni), della quota IFD sull’anno corrente (+3 milioni) e dall’imposta sugli utili immobiliari (+2 milioni).

Crescono poi, a seguito delle spese non preventivate indicate in precedenza, di 38.6 milioni di franchi i contributi della Confederazione per il settore dell’asilo (46.8 milioni considerando solo i contributi per persone con statuto S). Si segnala infine un incremento di 4.8 milioni di franchi delle devoluzioni allo Stato, di 2.7 milioni di franchi delle imposte sulle automobili, di 2.4 milioni di franchi della ripresa dai Comuni sul contributo di livellamento, di 2 milioni delle tasse degli uffici di esecuzione e fallimento, di 1.4 milioni i recuperi di stipendi e di 1.2 milioni di franchi della partecipazione sulla tassa sul traffico pesante. Diminuiscono d’altro canto di 10 milioni di franchi le imposte di successione e donazione e di 7.5 milioni di franchi le tasse d’iscrizione al registro fondiario. Si riducono poi di complessivi 4.9 milioni i contributi federali per spese d’esercizio nei settori delle strade nazionali e della formazione professionale, di 2.6 milioni di franchi i contributi comunali alle imprese di trasporto e di 2 milioni quelli per l’assistenza.

I dati presentati con questo preconsuntivo sono da considerare con cautela, non solo perché provvisori, ma anche in relazione alle incertezze e alla volatilità del momento. Gli stessi mostrano che il risultato prospettato per il 2024, salvo importanti eventi favorevoli, sarà negativo.

Detenuti sempre più difficili affollano il carcere ticinese

Detenuti sempre più difficili affollano il carcere ticinese

Dopo il sovraffollamento dei mesi scorsi, oggi si discute del crescente numero di persone con disturbi psichiatrici o con comportamenti aggressivi
Manca una struttura ad hoc che possa ospitarli – La politica intende affrontare il tema

Se prima nelle strutture carcerarie ticinesi il problema era il sovraffollamento, che lo scorso anno aveva raggiunto livelli allarmanti, ora a impensierire è il comportamento dei detenuti. A confermarlo è lo stesso direttore Stefano Laffranchini, il quale spiega: «Stiamo assistendo a una recrudescenza di casi molto difficili da gestire. Casi di detenuti con spiccate problematiche caratteriali o psichiatriche che finiscono per sollecitare oltre misura anche il servizio medico-psichiatrico del carcere, oltre agli agenti di custodia ». In pratica, nella stragrande maggioranza dei casi, «si tratta di persone che affiancano alle problematiche psichiatriche l’abuso di sostanze stupefacenti». Le cui ripercussioni si fanno sentire soprattutto sul personale, accrescendone il livello di stress e di pressione. Il tutto aggravato dal fatto che in Ticino attualmente manca un centro chiuso per il trattamento terapeutico dei detenuti sottoposti a misure. «I cantoni romandi – spiega Laffranchini hanno a disposizione la struttura Curabilis. Noi disponiamo di cinque posti lì ma, come sappiamo, scontare una misura stazionaria fuori cantone non è la soluzione ottimale per via della lingua e per la distanza dai familiari».

In arrivo i container
La situazione, racconta il direttore, al momento è gestibile: «Soprattutto perché, per fortuna, un anno fa abbiamo aperto il comparto di sicurezza, che ci permette di gestire questi casi. Altrimenti, ora ci troveremmo in seria difficoltà ». All’interno del comparto di sicurezza, una sorta di carcere nel carcere creato nel 2023, sono disponibili nove posti. «Troppo pochi rispetto alle nostre esigenze. Anche perché oltre ai detenuti considerati più pericolosi trovano posto lì anche persone che necessitano di una presa a carico continuativa, che può essere garantita solo in quella sezione». Per alleviare la pressione, il prossimo anno dovrebbero arrivare in Ticino quattro o cinque container che troveranno posto proprio nel comparto di sicurezza. «Al suo interno – spiega Laffranchini – troveranno posto altrettante persone: sia prevenuti, sia detenuti con accresciuti bisogni di tipo psichiatrico ».

Servono altri agenti
Per alleviare il carico di lavoro delle guardie carcerarie e, soprattutto, per cercare di reperire più personale, la Divisione della giustizia nei mesi scorsi ha messo in campo una serie di misure. Da un lato, sgravando gli agenti di custodia dai compiti di sicurezza all’esterno del carcere, affidando il mandato a società di sicurezza esterne. D’altro canto, nel tentativo di reperire nuovi agenti, negli scorsi mesi è stato aperto un concorso per reclutare personale. «Siamo riusciti a trovare sette nuovi agenti, ma non sono abbastanza. Ne servirebbero almeno altri sette, quindi riapriremo a breve un altro concorso », dice Laffranchini. Soprattutto perché almeno sei agenti saranno necessari in vista dell’apertura della nuova sezione femminile, i cui lavori dovrebbero partire a gennaio. «La nostra intenzione è rendere operativa la nuova sezione dedicata alle donne entro la fine del 2025, ma tutto dipenderà dalla possibilità di riuscire a trovare il personale necessario. Confidiamo quindi nel nuovo concorso».

Lettera alla Giustizia e diritti
I problemi di organico, ma anche il tema dei detenuti con problemi psichiatrici, sono stati affrontati venerdì scorso, in occasione di una riunione con la Commissione parlamentare di sorveglianza delle condizioni di detenzione. «Un incontro – spiega il presidente commissionale Patrick Rusconi (PLR) – voluto per capire quale sia il clima di lavoro all’interno delle strutture carcerarie ticinesi e dal quale è emersa la grande stanchezza da parte degli agenti di custodia, alle prese con detenuti che talvolta si comportano in modo molto violento, con insulti e persino sputi». Nella riunione, prosegue Rusconi, è anche emersa la problematica della gestione di detenuti con problemi psichiatrici. «Attualmente alla Stampa c’è solo una figura specifica, impiegata all’80%. A nostro avviso andrebbe fatto qualcosa di più». Per tentare di smuovere le acque, la Commissione di sorveglianza delle condizioni di detenzione scriverà a breve ai colleghi della Commissione Giustizia e diritti. «In primis chiederemo di riflettere sul potenziamento dell’organico, cercando anche di capire come rendere più attrattiva la professione degli agenti di custodia. Inoltre, intendiamo sottolineare l’esigenza di capire che cosa fare con i detenuti psichiatrici, che ormai rappresentano quasi il 20% della popolazione carceraria, magari creando una sezione ad hoc».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 12 novembre 2024 del Corriere del Ticino