Il diritto di sentirsi sicuri, anche tra le mura di casa

Il diritto di sentirsi sicuri, anche tra le mura di casa

Le statistiche federali registrano una diminuzione complessiva di reati, accompagnata da un incremento delle fattispecie più gravi

«La violenza domestica è un fenomeno preoccupante e trasversale che deve stimolare una riflessione a fronte delle conseguenze negative che ha sull’intera società». Con queste parole il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi pone al centro dell’attenzione una delle sfide più delicate e complesse. Reati che si consumano spesso nel silenzio delle mura di casa e che il Cantone sta affrontando con una strategia a 360 gradi. Una realtà che in molti casi si intreccia anche con dinamiche di violenza di genere, rendendo il fenomeno ancora più delicato da affrontare.

Il quadro che emerge dalla Statistica criminale di Polizia 2025, pubblicata il 23 marzo dall’Ufficio federale di statistica, è articolato. Nel complesso, il numero dei reati in Svizzera è diminuito dell’1,5%, con un calo del 3,5% di quelli commessi contro il patrimonio. Un segnale incoraggiante, che testimonia l’efficacia del lavoro svolto. Accanto a questi elementi positivi, si conferma però una tendenza che richiede attenzione: i reati violenti gravi sono aumentati dell’8,1%, unitamente a un incremento del 4,4% dei reati legati alla violenza domestica. «Sono dati che ci obbligano a fare i conti con la realtà», sottolinea Gobbi. «La violenza domestica non è un fenomeno marginale: è presente e richiede una risposta concreta e coordinata».

Il Piano d’azione cantonale: una risposta strutturata
In Ticino, la lotta alla violenza domestica si fonda su un approccio strutturato, definito dal Piano cantonale d’azione. Uno strumento che ha permesso di rafforzare in modo concreto le misure di prevenzione, di sostegno alle vittime e di perseguimento degli autori di violenza. Il lavoro è coordinato dalla Divisione della giustizia del DI, in collaborazione con il DSS e il DECS, e si basa su una rete sempre più ampia che coinvolge servizi cantonali, Comuni, enti, associazioni e professionisti attivi sul territorio. Questo approccio integrato consente non solo di intervenire nell’ambito dei singoli casi, ma anche di diffondere informazioni in modo capillare e facilitare l’accesso agli aiuti per chi ne ha bisogno. «La forza del nostro sistema sta nella capacità di fare rete», evidenzia Gobbi. «Solo attraverso una effettiva collaborazione tra tutti gli attori possiamo garantire una presa a carico efficace e tempestiva».

Infermieristica forense: una risposta concreta
Tra le misure più innovative messe in campo dal Dipartimento delle istituzioni vi è lo sviluppo della figura dell’infermiere forense, tassello fondamentale di collegamento tra l’ambito sanitario e la giustizia, in particolare nei casi di violenza sessualizzata e di genere. La scorsa settimana sono stati consegnati i diplomi alle prime professioniste e professionisti che hanno concluso il CAS SUPSI in infermieristica forense. Si tratta di operatori capaci di unire rigore scientifico, sensibilità umana e consapevolezza giuridica nella gestione dei casi di violenza. «L’introduzione di questa figura e della formazione rappresentano una risposta concreta a un bisogno reale», sottolinea Gobbi. «Permette di riconoscere meglio i segnali di violenza, di documentare in modo corretto le lesioni e di accompagnare le vittime nel delicato passaggio tra presa a carico sanitaria e tutela della giustizia». Il percorso formativo rafforza le competenze del personale in un contesto in cui sanità e giustizia sono sempre più chiamate a lavorare insieme. Un risultato reso possibile anche grazie alla presenza dell’Istituto cantonale ticinese di medicina legale, sviluppato sotto la guida della Divisione della giustizia diretta da Frida Andreotti.

Il monitoraggio internazionale: la visita del GREVIO
L’impegno del Cantone si inserisce in un quadro più ampio, che vede la Svizzera coinvolta nell’attuazione della Convenzione di Istanbul, trattato che stabilisce degli standard per combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica. In questo contesto, lo scorso 11 marzo il Consiglio di Stato ha accolto in Ticino una delegazione del GREVIO, il gruppo indipendente del Consiglio d’Europa incaricato di monitorare i progressi dei Paesi aderenti. Durante la visita, la delegazione ha incontrato rappresentanti delle istituzioni e della società civile attivi nella prevenzione e nel contrasto alla violenza. Il confronto ha permesso di mettere in luce il lavoro svolto in Ticino, sia sul piano della protezione delle vittime sia su quello della prevenzione e della formazione. Da un primo bilancio, il GREVIO ha espresso apprezzamento per i progressi compiuti negli ultimi anni, riconoscendo come l’entrata in vigore della Convenzione abbia contribuito a rafforzare in modo significativo le politiche di contrasto alla violenza.

Un impegno che prosegue
Il rapporto finale del GREVIO, atteso per l’autunno 2026, fornirà ulteriori indicazioni per rafforzare le misure esistenti. Nel frattempo, il lavoro prosegue con determinazione, nella consapevolezza che la lotta alla violenza domestica richiede continuità, competenze e collaborazione. «La sicurezza si costruisce anche così», conclude Gobbi. «Affrontando i problemi senza nasconderli e mettendo in campo strumenti concreti per proteggere le persone più vulnerabili. Ma soprattutto, garantendo ciò che dovrebbe essere naturale e scontato per tutti: sentirsi al sicuro tra le mura di casa».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 29 marzo 2026 de Il Mattino della domenica