Blocco dei ristorni: la posizione della Lombardia

Blocco dei ristorni: la posizione della Lombardia

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Il dialogo prosegue, le posizioni sui ristorni non cambiano
È il bilancio di uno dei temi sul piatto della comunità di lavoro che riunisce il Ticino e le province di Varese, Lecco, Como, Novara e Verbano Cusio-Ossola.

I rapporti tra Svizzera e Italia, e soprattutto a ridosso della frontiera, non sono stati semplici negli ultimi mesi. D’altra parte, le discussioni non si fermano. Ieri mattina la Comunità di lavoro Regio Insubrica si è riunita a Mezzana. Diversi i temi sul tavolo, tra blocco dei ristorni, infrastruttura e grandi predatori.
 
Il possibile blocco dei ristorni ai frontalieri
«Quella che viene definita ‘tassa’ per noi è un’imposta»,  spiega il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Questo è un elemento di carattere tecnico-giuridico che ha un effetto politico. Per noi si tratta di chiarire questa divergenza di opinioni che abbiamo con Berna, ma anche con la regione Lombardia. Si tratta però anche di difendere gli interessi del Canton Ticino, e questo è il compito del Consiglio di Stato. Difendere il Ticino e le finanze ticinesi». Una visione ancora opposta a quella di parte lombarda: «Per noi non è una tassa, è un contributo», replica il presidente di Regio Insubrica e assessore della regione Lombardia Massimo Sertori. «Da questo punto di vista ci sono visioni giuridicamente diverse tra Italia, e Ticino in particolare. Vedremo dove approderanno queste situazioni. Detto questo i provvedimenti attuativi noi li faremo a settembre – ricordando che è una norma italiana, e noi siamo tenuti a rispettare le norme italiane». Da parte del Piemonte, che aveva deciso di non introdurre la misura decisa da Roma, c’è prudenza: «Quello che contesto io ai funzionari romani è ‘dovevate dirlo tre anni fa’, a lato della modifica dell’accordo, perché farlo dopo che ci si è accorti che manca questa contribuzione è una manovra tutta italiana. Rispetto, da federalista convinto, le scelte di regione Lombardia. Del resto loro hanno numeri ben diversi dai nostri, hanno 80’000 frontalieri, noi 7-8’000. Però quello che va tutelato sono i rapporti tra i paesi e i ristorni dei frontalieri», conclude il sottosegretario alla presidenza di regione Piemonte Alberto Preioni.
 
Infrastrutture, territorio e collaborazione
La questione della tassa – o imposta – sulla salute dei frontalieri, a seconda delle interpretazioni, non era l’unico tema sul tavolo di Regio Insubrica. A Mezzana si è parlato anche di territorio, tra gestione delle acque lacustri e regolamento dei grandi predatori. Per quest’ultimo tema, nello specifico, c’è una lettera ai rispettivi ministeri e dipartimenti per istituire un tavolo di lavoro. «Ad oggi c’è un disallineamento tra norme svizzere ed europee-italiane, in particolar modo per i lupi ibridi, che sono protetti in Italia, mentre in Svizzera possono essere abbattuti con meno formalità», illustra Norman Gobbi. Non solo però: a Mezzana si è parlato anche di infrastrutture. Più precisamente del potenziamento di AlpTransit sull’asse nord-sud, tema che verrà anch’esso portato di fronte ai rispettivi governi. Tutte questioni per cui Regio Insubrica non vuole rinunciare alla collaborazione, nonostante le difficoltà che hanno caratterizzato i rapporti tra Svizzera e Italia di recente.

https://www.ticinonews.ch/ticino/il-dialogo-prosegue-le-posizioni-sui-ristorni-non-cambiano-434521

Studio dell’Aggregazione tra Bedano, Cadempino, Gravesano e Lamone

Studio dell’Aggregazione tra Bedano, Cadempino, Gravesano e Lamone

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione presentata dai Municipi di Bedano, Cadempino, Gravesano e Lamone, istituendo la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i quattro comuni.

Dando seguito alle istanze per l’avvio di uno studio di aggregazione formulate ai primi di maggio 2026 dai Municipi di Bedano, Cadempino, Gravesano e Lamone, il Consiglio di Stato ha nominato l’apposita Commissione di studio incaricata di allestire la proposta di Comune aggregato.  

L’iniziativa promossa dai quattro Comuni si inserisce nell’approccio cantonale che predilige le iniziative provenienti dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione e del servizio alla cittadinanza. La proposta coinvolge Comuni confinanti che, pur non appartenendo al medesimo comprensorio definito nel Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), presentano molteplici collegamenti e interrelazioni. Il PCA stesso prevede che possano essere avviati progetti aggregativi promossi dalle collettività locali anche qualora divergenti dagli scenari proposti, posto che non ne derivino conseguenze determinanti sull’impostazione complessiva della pianificazione e sull’insieme degli scenari, ciò che è il caso per il progetto di Bedano, Cadempino, Gravesano e Lamone. L’istanza è stata pertanto accolta e il PCA potrà essere adattato una volta che l’aggregazione dovesse concretizzarsi  

La Commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta da:

  • per il Comune di Bedano: Dario Fraschina (Sindaco) e Daniele Cairoli (Vicesindaco);
  • per il Comune di Cadempino: Tom Cantamessi (Sindaco) e Juri Bonizzi (Vicesindaco);
  • per il Comune di Gravesano: Maurizio Anghileri (Sindaco) e Tiziano Cremona (Vicesindaco);
  • per il Comune di Lamone: Daniele Franzoni (Sindaco) e Matilde Ribolzi (Municipale).   

La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

Aggregazioni nel Locarnese – presentati i risultati dei laboratori partecipativi

Aggregazioni nel Locarnese – presentati i risultati dei laboratori partecipativi

Comunicato stampa

Qualità di vita elevata, ma anche sfide sempre più complesse legate a mobilità, alloggi, sviluppo territoriale e competitività regionale. È il quadro che emerge dal rapporto finale elaborato al termine del percorso promosso dai sette Comuni coinvolti – Locarno, Losone, Brione sopra Minusio, Orselina, Minusio, Tenero-Contra e Mergoscia – con il coordinamento della Sezione degli enti locali del Dipartimento delle istituzioni. I risultati sono stati presentati giovedì 20 maggio in una serata pubblica che ha visto un’ottima partecipazione di popolazione. Toccherà ai Municipi decidere se, e in che modo, dare seguito agli spunti emersi dal percorso partecipativo.

Nel corso della serata, il Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa ha presentato i principali risultati emersi dal lavoro svolto nelle scorse settimane, che ha coinvolto autorità comunali, rappresentanti della società civile e mondo economico in un ampio esercizio di riflessione sullo sviluppo futuro del comprensorio e sui possibili scenari istituzionali della regione. È seguito un momento di dialogo aperto con la popolazione, durante il quale i rappresentanti dei sette Comuni hanno potuto rispondere alle domande e raccogliere osservazioni e spunti.
Dal rapporto emerge come il Locarnese presenti oggi un livello di qualità di vita generalmente elevato, grazie in particolare alla qualità del territorio, dei servizi e dell’offerta culturale, sociale ed economica presenti nel comprensorio. Allo stesso tempo, i lavori hanno evidenziato alcune importanti sfide future legate in particolare all’evoluzione demografica, all’accesso all’alloggio, alla mobilità, alla capacità progettuale del territorio e al mantenimento della competitività regionale.
I laboratori partecipativi, che si sono svolti il 6 e 7 marzo a Locarno, avevano l’obiettivo di individuare le principali misure necessarie per affrontare queste sfide nei prossimi anni e di valutare quale assetto istituzionale potesse risultare maggiormente idoneo a sostenerle in modo efficace e sostenibile. In questo senso, per numerosi ambiti emersi durante i lavori – tra cui pianificazione territoriale, mobilità, politiche giovanili, sviluppo economico e coordinamento dei servizi – i partecipanti hanno ritenuto che uno scenario aggregativo possa offrire maggiori capacità di coordinamento e di sviluppo.
Nel corso della presentazione è stato inoltre sottolineato come il laboratorio non avesse l’obiettivo di prefigurare decisioni politiche o imporre soluzioni istituzionali, bensì quello di mettere a disposizione dei Municipi e della popolazione elementi concreti di riflessione sul futuro del comprensorio. Il rapporto precisa, infatti, che i risultati emersi non costituiscono in alcun modo una decisione aggregativa formale, ma rappresentano una base di valutazione a disposizione dei Comuni.
Con la serata pubblica di Minusio si conclude il lavoro di accompagnamento svolto dalla Sezione degli enti locali nell’ambito di questo percorso. Nel pieno rispetto dell’autonomia comunale, spetterà ora ai sette Municipi determinarsi sui possibili passi successivi.

 
 
 
Sessione estiva delle Camere federali – Il CdS incontra la Deputazione ticinese

Sessione estiva delle Camere federali – Il CdS incontra la Deputazione ticinese

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi la Deputazione ticinese alle Camere federali per la tradizionale riunione in vista della sessione parlamentare estiva, in programma dal 1° al 19 giugno.

Consiglio di Stato e Deputazione ticinese alle Camere federali hanno colto l’occasione, oltre che per uno scambio sui principali oggetti che saranno trattati nella sessione estiva, per discutere di varie questioni di stretta attualità.
Per quanto concerne i temi relativi alla mobilità, Consiglio di Stato e Deputazione hanno discusso del progetto “Trasporti ‘45”, il quale verrà posto a breve in consultazione, e delle opere infrastrutturali previste per il Ticino, concordando nel giudicare insufficiente la proposta attuale e sottolineando la necessità di maggiori investimenti sul territorio cantonale.
La discussione si è in seguito spostata sui temi di carattere finanziario: Governo e Deputazione si sono aggiornati in merito alla proposta di modifica dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria, respinta dal Consiglio federale, nonché sui lavori dedicati al prossimo rapporto sull’efficacia della perequazione finanziaria. Successivamente l’attenzione è stata rivolta alle misure con impatto significativo per i Cantoni previste sia nell’ambito del pacchetto di misure di sgravio adottato dal Parlamento nella sessione primaverile, sia nel progetto “Dissociazione 27”, attualmente in consultazione, che mira ad una nuova ripartizione dei compiti e delle responsabilità finanziarie tra Confederazione e Cantoni. Il progetto, condivisibile negli obiettivi, presenta tuttavia misure che rischiano di penalizzare ulteriormente quei Cantoni già attualmente svantaggiati nel contesto perequativo.
Per il settore dell’asilo è stato tematizzato il passaggio da permesso S a permesso B (per il periodo 2027 – 2032) previsto dal Consiglio federale e il relativo significativo impatto finanziario per i Cantoni, mentre per il settore della sanità l’attenzione è stata rivolta a diverse mozioni, di prossima trattazione, dedicate al tema dei familiari curanti.
Durante l’incontro l’accento è stato posto anche su dossier di carattere internazionale, quali le relazioni con l’Italia, il pacchetto di accordi tra Svizzera ed Europa, attualmente al vaglio delle commissioni parlamentari, con particolare riferimento al settore universitario e alle misure compensatorie previste.
A margine dell’incontro con il Consiglio di Stato, la Deputazione ticinese alle Camere federali ha tenuto la sua riunione ordinaria, presieduta dal Consigliere nazionale Bruno Storni. Nel corso della seduta, la Deputazione ha ricevuto per degli scambi una delegazione dell’associazione ESI Elettricità Svizzera Italiana – che raggruppa le aziende di produzione e/o distribuzione del settore – e una delegazione della Società Navigazione del Lago di Lugano. Durante la sessione estiva a Berna, il programma della Deputazione ticinese prevede incontri con il Consigliere federale Ignazio Cassis, con la Consigliera federale Karin Keller-Sutter e con la direzione delle Ferrovie federali svizzere.

 
 
 
Visita di cortesia del Consiglio di Stato del Canton San Gallo

Visita di cortesia del Consiglio di Stato del Canton San Gallo

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha ricevuto il Governo del Canton San Gallo, nell’ambito dei tradizionali incontri confederali. La visita di due giorni a sud delle Alpi ha offerto l’occasione per un confronto su svariati temi di interesse comune e per una serie di visite a realtà imprenditoriali e culturali del Locarnese.

Il Consiglio di Stato, guidato dal Presidente Claudio Zali, ha accolto ieri pomeriggio alla stazione ferroviaria di Locarno il Governo sangallese, guidato dal Presidente Beat Tinner. Le due delegazioni hanno poi visitato l’azienda agricola Terreni alla Maggia di Ascona.  
Nella giornata di oggi, venerdì, il Governo ha accompagnato i colleghi e le colleghe sangallesi alla scoperta di alcune realtà culturali del Locarnese. In mattina è stato visitato il Museo Castello San Materno di Ascona, seguita da un incontro conviviale con il Municipio del Borgo. I due Governi si sono poi trasferiti sulle Isole di Brissago, per una visita del giardino botanico.

Concorso per la nomina della Direttrice o del Direttore del Controllo cantonale delle finanze

Concorso per la nomina della Direttrice o del Direttore del Controllo cantonale delle finanze

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato informa che è stato pubblicato oggi il bando di concorso per la sostituzione del Direttore del Controllo cantonale delle finanze, Giovanni Cavallero, che passerà al beneficio della pensione a partire dal 1° aprile 2027.

Il Controllo cantonale delle finanze (CCF) è l’organo superiore del Cantone in materia di controllo finanziario, dotato di autonomia e indipendenza. Riconosciuto quale perito revisore a livello federale, verifica annualmente i conti e il bilancio dello Stato e svolge attività di revisione nell’Amministrazione cantonale e gli enti esterni designati dal Consiglio di Stato. Opera nel rispetto delle basi legali e degli standard professionali, fornendo inoltre supporto e consulenza al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio nell’ambito delle rispettive funzioni.  
La funzione di Direttore/Direttrice del Controllo cantonale delle finanze è un ruolo dirigenziale di primo piano e rappresenta una figura chiave per garantire il corretto funzionamento, la trasparenza e l’efficacia della gestione finanziaria dell’Amministrazione cantonale.  
Il Direttore/la Direttrice del Controllo cantonale delle finanze è responsabile della conduzione operativa e tecnica del Servizio, assicurandone la gestione amministrativa, finanziaria e delle risorse umane. Coordina le attività di revisione interna ed esterna nel rispetto delle normative e degli standard professionali, assicurando il raggiungimento degli obiettivi strategici. Collabora con il Gran Consiglio nell’ambito dell’alta vigilanza e fornisce consulenza qualificata al Consiglio di Stato, partecipando anche a gruppi di lavoro interni ed esterni all’Amministrazione cantonale.  
Per occupare questa posizione strategica sono richieste una pluriennale esperienza nella revisione contabile, o in alternativa nella gestione finanziaria. Sono inoltre indispensabili solide capacità decisionali e organizzative, così come un’elevata attitudine ad assumersi responsabilità e a operare con efficacia in contesti complessi.  
Tutti i dettagli su compiti e requisiti così come sulle modalità di candidatura sono disponibili sulla pagina web www.ti.ch/concorsi.  
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per ringraziare, già sin d’ora, Giovanni Cavallero per l’impegno, la dedizione e la grande professionalità dimostrata in seno all’Amministrazione cantonale nell’arco di oltre trent’anni di attività e gli augura il meglio per il suo futuro.

Aggregazione Gordola e Lavertezzo: istituita la Commissione di studio

Aggregazione Gordola e Lavertezzo: istituita la Commissione di studio

Comunicato stampa

Dando seguito all’istanza dei due Municipi, il Consiglio di Stato ha formalizzato l’avvio della procedura aggregativa tra Gordola e Lavertezzo istituendo la Commissione di studio incaricata di elaborare una proposta di aggregazione in un unico Comune.

Lo scorso 29 settembre 2025 i Municipi di Gordola e Lavertezzo hanno sottoscritto e trasmesso al Consiglio di Stato un’istanza congiunta per l’avvio di una procedura di aggregazione tra i loro Comuni. Qualche mese prima, il 25 giugno 2025, il Governo aveva deciso la chiusura del progetto aggregativo tra il Comune di Lavertezzo e quello di Locarno, decisione contro la quale alcuni cittadini di Lavertezzo hanno presentato ricorso al Gran Consiglio. Quest’ultimo ha respinto il ricorso nella seduta del 23 febbraio 2026 e a fine marzo la decisione di chiusura della procedura aggregativa che coinvolgeva anche Lavertezzo è infine divenuta definitiva.
Il Governo si è quindi ora pronunciato sulla richiesta di Lavertezzo e Gordola, approvando l’istanza e nominando una Commissione di studio che ha il compito di preparare un progetto di Comune aggregato. Va ricordato che da tempo i due Comuni hanno comunque già intrapreso concreti passi per approfondire l’ipotesi di una loro unione.
Il progetto si inserisce in modo coerente nell’approccio promosso dal Cantone, che predilige le iniziative promosse dal livello locale, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione e del servizio alla cittadinanza. La proposta coinvolge due Comuni confinanti appartenenti al medesimo comprensorio definito nel PCA ed è pertanto pienamente in linea con gli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni.
La Commissione di studio, composta da tre membri per Comune designati dai rispettivi Municipi, è così composta:
– per Gordola: Damiano Vignuta, Sindaco, René Grossi, Vicesindaco e Nicola Domenighetti, Municipale
– per Lavertezzo: Andrea Berri, Sindaco, Mehmet Göksungur, Vicesindaco e Claudio Zanierato, Municipale  

La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(Immagine: gordola.ch)

Perequazione: “la decisione mette in discussione la coesione nazionale”

Perequazione: “la decisione mette in discussione la coesione nazionale”

L’intervista alla RSI del presidente del Consiglio di Stato ticinese, dopo che il Consiglio federale ha deciso di non modificare l’ordinanza sulla perequazione finanziaria fino almeno al 2030

In Ticino il governo è deluso, lo dice ufficialmente dopo la decisione del Consiglio federale di non modificare l’ordinanza sulla perequazione finanziaria fino almeno al 2030. Al centro della questione c’è il calcolo dei redditi dei frontalieri.

La decisione del Consiglio federale
La perequazione finanziaria intercantonale, al momento, va bene così. È questa, in sintesi, la parafrasi della lettera che il Consiglio federale ha fatto avere martedì ai 26 cantoni svizzeri. Una decisione a sorpresa, perché da parte di tutti ci si aspettava che la revisione della relativa ordinanza fosse imminente e che i nuovi calcoli fra cantoni ricchi che pagano e poveri che ricevono, potessero entrare in vigore già con l’anno prossimo. Ma appunto, non sarà così: una modifica delle regole avverrà, al più presto, nel 2030. Per il Ticino, questo significa dover rinunciare a 9 milioni di franchi supplementari all’anno.

“Una decisione che mina la coesione nazionale”
Anni di lavoro a tutti i livelli non sono serviti. Oggi per il Canton Ticino, a dispetto delle temperature quasi estive, è il giorno del gelo. Un “C’è posta per te da Berna” atteso. Ma l’amore, invece di trovare nuovo slancio, si è ulteriormente incrinato, tanto che nel comunicato del Consiglio di Stato ticinese si parla apertamente di decisione “che mina la coesione nazionale”, come sottolinea anche il presidente del Consiglio di Stato ticinese, Norman Gobbi, al programma radiofonico della RSI, SEIDISERA: “La decisione del Consiglio federale è motivo di forte delusione, perché mette in discussione la coesione nazionale, non recependo una richiesta del Canton Ticino che da anni perora. E mette anche in difficoltà il principio di solidarietà su cui si fonda la perequazione finanziaria; il Canton Ticino non viene correttamente riconosciuto”.

I 9 milioni persi
Eppure una modifica delle perequazione finanziaria intercantonale era attesa e secondo calcoli e prospettive, al Ticino avrebbe potuto portare 9 milioni di franchi in più all’anno, quasi il 10% in più, se prendiamo come riferimento i 98 milioni di franchi del versamento del 2026. E invece, almeno fino al 2030, non se ne farà nulla. Il Consiglio federale, infatti, ha comunicato oggi ai Cantoni di non voler procedere adesso con una modifica dell’ordinanza che disciplina i flussi di denaro fra Confederazione e tra Cantoni.
C’era anche una maggioranza dei Cantoni scaturita dalla Conferenza cantonale, quindi questo per voi è motivo di ancora maggior sorpresa di questo stop di Berna?
“Noi davamo quasi per scontato, proprio perché i risultati della consultazione davano una netta maggioranza a favore della modifica dell’ordinanza e una maggioranza a favore anche di una entrata in vigore già al 1 gennaio 2027. Quindi questa decisione di procrastinare il tema al 2029 con effetto al 2030 da parte del Consiglio federale lo ritengo davvero uno schiaffo al Canton Ticino ma anche ai cantoni tutti che si sono espressi, proprio perché se i cantoni si esprimono e danno una loro indicazione, il Consiglio federale non può nascondersi dietro dei tecnicismi”, dice Norman Gobbi.

Il nodo dei frontalieri
Per il Ticino, insieme agli altri cantoni di frontiera, uno dei parametri più penalizzanti è quello legato ai frontalieri. Quanti sono? Quanto contribuiscono al prodotto interno lordo e quanto se ne tiene conto nei calcoli perequativi?
“Questo era soprattutto l’obiettivo del calmierare il computo del benessere generato dal punto di vista finanziario dalla presenza dei lavoratori frontalieri, perché evidentemente questo poi penalizza il Canton Ticino, proprio perché la forza finanziaria viene misurata unicamente in base alla popolazione residente, quindi è un sistema che è scorretto: sembriamo molto più ricchi di quello che effettivamente siamo. Se faccio un paragone anche con altri cantoni simili al nostro, che potrebbe essere il Canton Friborgo, dal punto di vista territoriale e di popolazione, riceve quasi sei volte di più di perequazione intercantonale ma il Canton Friborgo è stretto tra la Berna federale e il lago Lemano con Losanna, quindi è davvero una situazione completamente diversa. Noi siamo da soli a gestire la frontiera Sud con delle sfide socio-economiche non paragonabili al resto del Paese”.

Le prossime mosse
A questo punto l’inciampo, la delusione… ma come si va avanti o come voi intendete andare avanti?
“Quello del Consiglio federale è uno schiaffo non tanto al Consiglio di Stato ma al Canton Ticino. Quindi dovremo davvero fare un’azione coordinata, condivisa, tra istituzioni ma anche con la popolazione. Una delle ipotesi era già stata buttata là nelle scorse settimane, per esempio in tema di ristorni. Però dovremmo davvero avere un’azione più coordinata, più forte per far capire alla Berna federale che il Canton Ticino, se vuole rimanere in Svizzera, deve sentirsi svizzero”.

La risposta del Dipartimento federale delle finanze
E dopo la comunicazione del Consiglio federale ai cantoni attraverso una lettera, lo stesso Consiglio federale ha comunicato anche qualcosa in più sulla perequazione finanziaria intercantonale. Il Dipartimento federale delle finanze (DFF) ha risposto con una presa di posizione a quanto detto dal Consiglio di Stato del Canton Ticino: “Il 1° aprile 2026, il Consiglio federale ha esaminato i risultati della consultazione relativa all’adeguamento dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria. La maggioranza dei Cantoni sostiene in linea di principio l’adeguamento proposto in merito alla ponderazione dei redditi dei frontalieri nel potenziale di risorse ma – viene sottolineato nel comunicato – non esiste una posizione unanime per quanto riguarda il momento dell’attuazione: certi Cantoni considerano che gli adeguamenti sostanziali dell’ordinanza devono essere effettuati nell’ambito del rapporto periodico sull’efficacia, come da prassi attuale, al fine di garantire la coerenza e la stabilità del sistema e di tenere adeguatamente conto dei diversi interessi dei Cantoni. Di conseguenza, il Consiglio federale, che sostiene il contenuto dell’adeguamento proposto, ha deciso di prevedere un’attuazione nell’ambito del prossimo rapporto sull’efficacia, con una possibile entrata in vigore nel 2030.  Il Consiglio federale prende atto del fatto che alcuni Cantoni non sono soddisfatti della situazione attuale. Allo stesso tempo, il sistema di perequazione finanziaria e degli oneri persegue l’obiettivo di garantire una perequazione equilibrata a livello nazionale”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Perequazione-Gobbi-la-decisione-mette-in-discussione-la-coesione-nazionale–3652131.html

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‘Schiaffo al Ticino da parte di Berna’
Perequazione, il governo critica duramente il rinvio della revisione

Il Consiglio federale non vuole mettere il tema della perequazione finanziaria intercantonale al centro dell’agenda politica e il Consiglio di Stato ticinese va su tutte le furie. «Siamo delusi dalla decisione di non procedere almeno fino al 2030 alla modifica dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria. Il Consiglio federale ha dato uno schiaffo al Ticino. C’era la possibilità di fare un primo passo concreto nella giusta direzione e invece non è stata presa in considerazione la nostra situazione socioeconomica e geografica». Non usa il manuale della diplomazia pacata il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Quella di Berna è una decisione che mina la coesione nazionale e lo spirito di solidarietà svizzero». Anche perché, rincara il consigliere di Stato leghista, la situazione è sotto gli occhi di tutti: «Un Cantone simile al nostro per dimensioni e popolazione, come Friborgo, inserito nell’Altopiano e situato tra Berna e Losanna, riceve quasi sei volte quanto viene versato al Ticino, che si trova invece a gestire da solo la frontiera sud». Dritto al punto anche il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta, che su Instagram scrive: “È una decisione inaccettabile quella del Consiglio federale. Ora è necessaria una decisa reazione collettiva”. Opinione condivisa anche dal Plr cantonale che in una presa di posizione parla di “autentica ingiustizia. Questo rinvio condanna il Ticino a subire per altri quattro anni un meccanismo che sovrastima la sua forza finanziaria e non riconosce adeguatamente il peso dei frontalieri”. La perequazione, va ricordato, è un meccanismo di redistribuzione della ricchezza tra Cantoni e Confederazione. I Cantoni “facoltosi” versano i soldi in un fondo (alimentato anche dalla Confederazione) dal quale attingono i Cantoni “bisognosi” in base a criteri complessi. Proprio questi criteri sono contestati dal Ticino, che chiede una loro modifica per avere un sistema più equo. La modifica della quale si stava discutendo riguardava il calcolo dei redditi dei frontalieri e avrebbe portato al Ticino 9 milioni di franchi in più.
Le distorsioni d’altra parte sono palesi. In una classifica che mette in fila i Cantoni “bisognosi” – i dati sono riferiti al 2025 –, Berna riceve 1,4 miliardi di franchi, il Vallese 877 milioni, Friborgo 604 milioni. Al Ticino sono riconosciuti solo 106 milioni di franchi. Una disparità evidente se si tiene conto che il principio alla base della perequazione dovrebbe essere quello di aiutare chi ha maggiori difficoltà economiche. La modifica che era stata messa in consultazione, quella della quale si stava discutendo, riguardava l’introduzione di un nuovo meccanismo per la ponderazione del reddito dei frontalieri nel potenziale delle risorse. Detto altrimenti: oggi i frontalieri vengono considerati per calcolare la ricchezza prodotta in Ticino, ma quando questa ricchezza viene “divisa” tra la popolazione cantonale di loro non si tiene conto. Da qui il dato (ma non è l’unico) che penalizza il nostro cantone. “La revisione avrebbe permesso al sistema di considerare in modo meno iniquo le specificità dei cantoni di frontiera”, fa notare il Consiglio di Stato.
Dalle parole ai fatti, il governo cantonale si è detto pronto a “ulteriori passi” dopo che il Consiglio federale “ha dimostrato la mancanza di sensibilità politica”. Già ma cosa? «Un blocco parziale dei ristorni è una delle ipotesi sul tavolo del Consiglio di Stato ma vogliamo procedere con un’azione coordinata e condivisa tra più livelli istituzionali e con tutti gli attori coinvolti», spiega Gobbi. Sempre a proposito dell’Esecutivo federale: «Ha ignorato le indicazioni non solo del Ticino, ma della maggioranza dei governi cantonali che, nell’ambito della consultazione, hanno sostenuto l’adeguamento dell’ordinanza già dal 1° gennaio 2027. In ogni caso – rimarca il presidente del Consiglio di Stato – intendiamo muoverci fin da subito a difesa degli interessi del Ticino». Anche perché «se venissero riconosciute le peculiarità del Ticino e se il calcolo fosse finalmente equo, sarebbe sicuramente più facile affrontare le grandi sfide finanziarie con cui il nostro Cantone sarà confrontato nei prossimi anni».

‘Manteniamo la calma’. ‘Si riduca la spesa’
«Chiaramente è una decisione che fa male, non parlerei però di coesione nazionale minata, quando fino a poco fa c’era chi voleva tagliare i fondi alla Ssr che riversa il 22% del canone in Ticino – afferma il presidente della deputazione ticinese alle Camere Bruno Storni –. Evidentemente la situazione particolare del nostro cantone, fino a pochi anni fa la terza piazza finanziaria della Svizzera e adesso con 80mila frontalieri e un Pil pro capite vicino a quello del Canton Zurigo ma con stipendi nettamente più bassi, non era stata considerata nel complesso meccanismo della nuova perequazione finanziaria e della ripartizione dei compiti tra la Confederazione e i Cantoni. Quando ero in Gran Consiglio – ricorda il deputato socialista al Nazionale – avevo chiesto nel 2013 al Consiglio di Stato con una mozione di evitare penalizzazioni per il nostro Cantone: mi si rispose che la mozione era accolta nel merito e già realizzata nella pratica… Dovremo continuare a insistere in vista della prossima revisione del 2030». Perentorio il consigliere agli Stati del Centro Fabio Regazzi: «È uno schiaffo che ci poteva essere risparmiato. Penso che sia tutti coscienti, Consiglio federale compreso, che c’è un’iniquità evidente in questo sistema perequativo, nel quale il Ticino è chiaramente penalizzato. Capisco che per modificare la legge bisogna aspettare il 2030, che è la prossima scadenza e che forzare adesso una sua revisione sarebbe stato oggettivamente chiedere troppo. Però modificare l’ordinanza, ovvero un suo semplicissimo parametro, quello riguardante i frontalieri, un punto su cui la stragrande maggioranza dei cantoni non aveva sollevato obiezioni, anzi si era dichiarata d’accordo, mi sembrava un gesto quasi dovuto e un segnale verso il nostro cantone, quello di un primo passo per attenuare questa disuguaglianza di trattamento. Un gesto che avrebbe contribuito a stemperare le tensioni tra il Consiglio di Stato e il governo federale. Questa decisione rischia invece di esacerbare ulteriormente gli animi».
La deputata dei Verdi al Nazionale Greta Gysin parla di una decisione «deludente e sorprendente, poiché pareva che la modifica dell’ordinanza federale fosse imminente. Adesso si tratta di mantenere la calma: se vogliamo che qualcosa cambi nella perequazione, dobbiamo essere consapevoli che ciò avviene solo nel dialogo con Berna e con la solidarietà e la responsabilità degli altri Cantoni. Reazioni «troppo forti potrebbero metterci ancor più in difficoltà». Rileva il consigliere nazionale dell’Udc Piero Marchesi: «La risposta del Consiglio federale non fa certo piacere: evidentemente si confidava nell’arrivo in tempi brevi di quei nove milioni di franchi all’anno in più. A ogni modo non è con questo importo che si risanano i conti del Canton Ticino. Nove milioni su 4,3 miliardi di budget del Cantone corrispondono infatti a circa lo 0,21%. Se vogliamo mettere a posto i conti bisogna ridurre i costi e gli sprechi». Da Berna, continua Marchesi, «occorre continuare a pretendere che questi nove milioni ci vengano dati, ma nel frattempo il Cantone non deve rimanere con le mani in mano e non agire sulla spesa pubblica». Costi da ridurre da un lato, ma dall’altro mancati introiti a causa degli sgravi fiscali… «Ci sono Cantoni che hanno fatto sgravi ben più pesanti e che hanno le casse in ordine. E che sono più competitivi. In Ticino il problema è che si spende troppo e male».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 8 aprile 2026 de La Regione

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Governo deluso da Berna «È uno schiaffo ai ticinesi»

Il Consiglio federale ha deciso di non rivedere la formula della perequazione intercantonale, bocciando così la richiesta del Ticino di smussare il «peso» dei frontalieri che svantaggia il nostro cantone – Il Consiglio di Stato in queste settimane valuterà eventuali risposte.

La scorsa settimana, su queste colonne il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi era stato chiaro: il Cantone da Berna attendeva «una piccola risposta», che avrebbe però rappresentato «un segnale politico importante di attenzione e rispetto nei confronti del Ticino». Risposta che, come vedremo, non è arrivata, provocando «grande delusione» da parte del Governo cantonale.
Parliamo della modifica del complesso sistema di calcoli che stabilisce la perequazione finanziaria intercantonale. Per la precisione del nuovo meccanismo per la ponderazione del reddito dei frontalieri in queste formule matematiche. Il Ticino si reputa infatti penalizzato poiché a causa della presenza di frontalieri viene essenzialmente considerato più «ricco» di quanto non lo sia veramente. E, di conseguenza, riceve meno soldi da Berna.
Da tempo, dunque, il Cantone sollecitava un cambiamento. Che, va detto, a questo giro sembrava potesse finalmente arrivare. Tantoché il Cantone aveva messo la misura a preventivo (per circa 9 milioni di franchi in più all’anno dalla già citata perequazione). Anche perché la maggioranza dei Cantoni, nella procedura di consultazione, si era detta favorevole. Tuttavia, il Consiglio federale ieri ha comunicato al Consiglio di Stato che qualsiasi decisione su questo fronte verrà presa non prima del 2029 (con effetto al 2030), in coincidenza della revisione del «rapporto sull’efficacia» della perequazione.

Toni perentori
Senza troppi giri di parole – e con toni perentori e inusuali per l’Esecutivo cantonale – il Consiglio di Stato ha parlato di una decisione che «mina la coesione nazionale e lo spirito di solidarietà svizzero». E ha quindi espresso «profondo rammarico e incomprensione» per la scelta del Consiglio federale che, sempre secondo il Governo cantonale, «contribuisce ad ampliare la distanza tra il Cantone Ticino e le istituzioni federali ».
Concetti, questi, ribaditi al Corriere del Ticino dal presidente del Governo, Norman Gobbi: «È uno schiaffo. Non tanto al Governo, quanto ai ticinesi. Ma è anche uno schiaffo alla coesione nazionale e al principio di solidarietà, che sta alla base della perequazione». Per Gobbi, infatti, il Consiglio federale «si nasconde dietro a tecnicismi per rimandare tutto a dopo il 2029, ma la lettura politica di questa scelta è ben diversa: il Canton Ginevra, l’unico con un’importante presenza di frontalieri che sarebbe stato leggermente penalizzato da questa modifica, ha avuto un peso determinante sulla consigliera federale (ndr. Karin Keller-Sutter) e sul Consiglio federale».
In tal senso, anche il direttore del DFE, Christian Vitta, afferma: «Sull’altare di giochi di potere è stata ulteriormente indebolita la solidarietà nazionale, che a parole viene tanto decantata da Berna». Le autorità federali, dunque, «per non urtarsi contro realtà più ‘‘grandi’’ del Ticino, hanno preferito lo status quo». Una scelta che secondo Vitta «perpetua una situazione di profonda ingiustizia » e che, ribadisce anche il direttore del DFE, «riteniamo inaccettabile in quanto i presupposti tecnici e politici per apportare un cambiamento vi erano tutti». Ma il Governo, aggiunge il consigliere di Stato, «non intende demordere» perché «non possiamo attendere il 2030» di fronte a un sistema, quello della perequazione intercantonale, che «non funziona e contiene evidenti distorsioni » e che per il Ticino «è altamente iniquo». A dimostrarlo, ricorda Vitta, sono le cifre stesse, con il Vallese che riceve oltre 800 milioni, Friburgo circa 600 milioni, oppure i Grigioni circa 200 milioni, a fronte dei 100 milioni ricevuti dal Ticino. Cifre che, sottolinea il consigliere di Stato, «non rispecchiano quella che è la necessità e la realtà dei vari Cantoni che è sotto gli occhi di tutti ». In tal senso, per Vitta «sarà necessaria una reazione decisa e collettiva».
Quali piste vengono valutate come contromisura? Per Gobbi, «essendo uno schiaffo a tutto il Ticino, la reazione dovrà essere coordinata e condivisa. Dalle istituzioni, ovviamente, ma anche dalla popolazione, che è la prima a subire le conseguenze di questa situazione ». Anche perché, ricorda Gobbi, «siamo il Cantone maggiormente esposto al rischio di povertà». Una «situazione figlia della nostra posizione geografica». Ora, concretamente, «tra le misure ipotizzabili vi è quella di cui abbiamo già accennato nelle scorse settimane, ossia di un decurtamento dei ristorni». Ma non solo: «Dovremo prevederne altre, in maniera concertata». Insomma, nelle prossime settimane i toni del Ticino nei confronti della Berna federale potrebbero alzarsi.

Le spiegazioni di Berna
Da noi contattato, il Dipartimento federale delle finanze ha spiegato che «il 1. aprile 2026 il Consiglio federale ha esaminato i risultati della consultazione relativa all’adeguamento dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria», confer mando che «la maggioranza dei Cantoni sostiene in linea di principio l’adeguamento proposto in merito alla ponderazione dei redditi dei frontalieri nel potenziale di risorse». Tuttavia, ha precisato il Dipartimento, «non esiste una posizione unanime per quanto riguarda il momento dell’attuazione: alcuni Cantoni considerano che gli adeguamenti sostanziali dell’ordinanza debbano essere effettuati nell’ambito del rapporto periodico sull’efficacia (ndr. quello nel 2029), come da prassi attuale, al fine di garantire la coerenza e la stabilità del sistema e di tenere adeguatamente conto dei diversi interessi dei Cantoni». Apparentemente, dunque, il Governo federale per poter prendere una decisione simile si aspettava l’unanimità da parte dei Cantoni anche riguardo alle tempistiche. Una chimera, verrebbe da dire, soprattutto per un tema come quello della perequazione, che se da un altro premia qualcuno, dall’altro svantaggia qualcun altro.
Sia come sia, da Berna confermano che qualcosa in futuro cambierà, ma solo dal 2030. Il Dipartimento ha infatti spiegato che, di fronte a questa mancata unanimità, «il Consiglio federale, che sostiene il contenuto dell’adeguamento proposto, ha deciso di prevedere un’attuazione nell’ambito del prossimo rapporto sull’efficacia, con una possibile entrata in vigore nel 2030». E riguardo alla presa di posizione del Governo ticinese, il Dipartimento ha aggiunto che «il Consiglio federale prende atto del fatto che alcuni Cantoni non sono soddisfatti della situazione attuale», ma rileva che «allo stesso tempo, il sistema di perequazione finanziaria e degli oneri persegue l’obiettivo di garantire una perequazione equilibrata a livello nazionale». Come dire: non solo quella di singoli Cantoni.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 8 aprile 2026 del Corriere del Ticino07

Modifica dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria intercantonale

Modifica dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria intercantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha preso atto con grande delusione della decisione del Consiglio federale di non procedere almeno fino al 2030 alla modifica dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria. Questa decisione esprime una chiara mancanza di riconoscimento per la realtà del nostro Cantone, che continuerà a essere penalizzato in modo ingiusto rispetto al resto della Svizzera. Secondo il Consiglio di Stato, si tratta di una decisione che mina la coesione nazionale e lo spirito di solidarietà svizzero. Va ricordato che la modifica posta in consultazione – sostenuta dalla maggioranza dei Cantoni – verteva sull’introduzione di un nuovo meccanismo per la ponderazione del reddito dei frontalieri nel potenziale delle risorse, elemento di primaria importanza per il Ticino. Tale meccanismo avrebbe permesso al sistema di considerare in modo meno iniquo le specificità dei Cantoni di frontiera, il cui mercato del lavoro è caratterizzato da un alto numero di lavoratori frontalieri e da salari inferiori alla mediana nazionale.

Negli ultimi anni, il nostro Cantone si è impegnato con determinazione e in modo costruttivo per sostenere le proprie richieste di revisione del meccanismo di perequazione finanziaria intercantonale, anche attraverso il dialogo con l’Amministrazione federale delle finanze e mediante l’azione coordinata con la Deputazione ticinese alle Camere federali e gli altri Cantoni coinvolti dalla modifica. Il Consiglio di Stato esprime quindi profondo rammarico e incomprensione per la decisione del Consiglio federale – comunicata in data odierna – che contribuisce ad ampliare la distanza tra il Cantone Ticino e le istituzioni federali; un progressivo peggioramento dei rapporti che, a lungo termine, porterebbe a un degrado della coesione nazionale.  
Le richieste ticinesi si inseriscono in un contesto storico ben definito, caratterizzato da sfide strutturali legate alla posizione di frontiera, e sono supportate da diversi studi scientifici. Nonostante gli sforzi profusi per evidenziare queste particolarità e nonostante l’espressione di sostegno garantita dalla maggioranza dei Cantoni durante la procedura di consultazione, la decisione rappresenta un chiaro mancato riconoscimento della realtà del nostro Cantone, che in ambito perequativo rimarrà nei prossimi anni ancora ingiustamente penalizzato rispetto al resto della Svizzera.  
Nonostante l’esito negativo, l’impegno del Cantone Ticino proseguirà senza esitazioni anche in vista del prossimo rapporto sull’efficacia della perequazione finanziaria, previsto per il 2030. In particolare, il Consiglio di Stato manterrà alta l’attenzione sul tema del reddito dei frontalieri nel potenziale delle risorse, nonché sui fattori geo-topografici e socio-demografici, con l’obiettivo di ottenere un sistema perequativo più equo e aderente alla realtà ticinese e che possa efficacemente contribuire a ridurre le crescenti disparità a livello intercantonale.  
Inoltre, alla luce della mancanza di sensibilità politica dimostrata dal Consiglio federale con la decisione comunicata oggi, il Consiglio di Stato intraprenderà ulteriori passi a salvaguardia degli interessi del Cantone Ticino che saranno comunicati nelle prossime settimane.