“Ci aspetta un lavoro immane”

“Ci aspetta un lavoro immane”

Casse malati, il presidente del Governo ticinese ha indicato i prossimi passi dopo il doppio sì: “Nei prossimi giorni convocheremo gli iniziativisti”
I tempi? “Non li detta la collega Carobbio”

“Quello che ci aspetta è un lavoro immane”. Parola del presidente del Governo ticinese Norman Gobbi che, intervistato lunedì sera da Reto Ceschi a 60Minuti, ha parlato delle “difficoltà di implementazione” delle due iniziative cantonali sulle casse malati, approvate domenica. Non sarà facile, ha detto il consigliere di Stato, “trovare il finanziamento per l’iniziativa socialista del 10% e anche cercare di calmierare l’effetto sulle finanze comunali dell’iniziativa della Lega per le deduzioni fiscali dei premi di cassa malati”.
L’esito del voto, al di là dei proclami della vigilia, non ha sorpreso Gobbi: “Dopo l’ennesimo annuncio, da parte della Confederazione, su un aumento dei premi in Ticino superiore rispetto a quanto prospettato fino a qualche mese fa, era molto più probabile un doppio sì”.
Secondo il presidente del Consiglio di Stato “quello di domenica è stato un voto contro un sistema che non riesce a rispondere alla necessità, da un lato, di prendersi cura di sé attraverso un sistema sanitario di qualità, dall’altro, di un equilibrio dal punto di vista soprattutto dei costi”.
Ora, ha proseguito Gobbi, per il governo si tratta di trovare un “doppio equilibrio, dopo un doppio sì che è abbastanza contraddittorio, proprio perché l’iniziativa socialista chiede di aumentare fortemente le uscite attraverso un potenziamento dei sussidi. Quella della Lega di ridurre le imposte con un prelievo fiscale inferiore”.
Il sistema (di finanziamento dei costi della salute, ndr), ha ribadito Gobbi, “ormai ha raggiunto il suo limite ed è questo uno dei compiti che cercheremo di assumerci, assieme a quello di far una quadra tra le due posizioni”.
Nel corso dell’intervista, il presidente del Governo ha pure evidenziato che le “posizioni sono molto distanti e contrapposte” in materia, tra i sindacati e i rappresentanti dell’economia. Il prossimo passo, per il Consiglio di Stato sarà “avere un dialogo. Questo mercoledì, in seduta, formalmente decideremo di convocare proprio nei prossimi giorni gli iniziativisti per ascoltare le loro argomentazioni, le loro ipotesi di soluzioni. Questo ci permetterà di avere le carte sul tavolo per affrontare la costruzione di una soluzione condivisa. La Svizzera è la Repubblica del compromesso, che oggi sembra quasi una bestemmia. Però fa parte della cultura politica del nostro Paese trovare un minimo comun denominatore tra le parti nell’interesse del bene comune, che oggi spesso dimentichiamo, difendendo più le singole bandierine”.
Chiamato a commentare le parole della direttrice del DECS, che domenica ha detto che “occorre fare in fretta”, Gobbi ha risposto che “i tempi non li detta la collega Carobbio, così come non li detta il Consiglio di Stato. Sono tempi che devono essere maturi per una condivisione delle soluzioni. Poi si passerà comunque sempre attraverso una votazione del Gran Consiglio e molto probabilmente ancora attraverso una votazione popolare. Questo evidentemente è il percorso democratico”.

La ricandidatura: “Dipenderà… ma sono ancora a disposizione”
Un percorso che rischia di accavallarsi con le elezioni cantonali del 2027. Gobbi si ricandiderà? A domanda diretta, così ha risposto: “Questo dipenderà da quello che capiterà ancora nei prossimi mesi. Però ho già detto che sono ancora a disposizione proprio perché ho l’entusiasmo”. 

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Gobbi-%E2%80%9CCi-aspetta-un-lavoro-immane%E2%80%9D–3155611.html

 

Discorso in occasione dell’incontro con le Sindache e i Sindaci dei Comuni ticinesi

Discorso in occasione dell’incontro con le Sindache e i Sindaci dei Comuni ticinesi

– Fa stato il discorso orale – 

Stimate Sindache e Stimati Sindaci,
Stimate Vicesindache e stimati Vicesindaci,
Stimato signor Presidente del Gran Consiglio,
Stimate Gran Consigliere, Stimati Gran Consiglieri,
Cara collega Consigliera di Stato, Cari colleghi Consiglieri di Stato,
Gentili signore e signori,

è un grande piacere per me accogliervi qui oggi a Locarno, insieme alla collega e ai colleghi, per una giornata speciale che il Governo ha fortemente voluto organizzare.
La nostra idea è che oggi ci troviamo qui, tutti insieme, per un momento che vuole andare oltre la semplice celebrazione – e, soprattutto, non vuole affatto trasformarsi in un’auto-celebrazione.
È un atto simbolico, quindi, ma è soprattutto l’occasione per assumerci tutte e tutti insieme un impegno concreto – quello di costruire un federalismo più autentico, all’altezza della nostra Storia e del futuro che vogliamo, fondato su una collaborazione leale tra Cantone e Comuni. 
Nel mese di aprile di quest’anno, il Ticino ha raggiunto un traguardo importante: per la prima volta nella nostra storia i Comuni sono esattamente 100. Un numero tondo, che racconta i cambiamenti avvenuti negli ultimi 25 anni – dai 245 Municipi del 2000 alla situazione di oggi – e che ci ricorda quanto sia cambiata la trama delle istituzioni che amministrano il nostro territorio.
Se i numeri cambiano, la sostanza però resta la medesima – in Svizzera i Comuni sono stati e saranno sempre il volto dello Stato sul territorio, là dove le politiche smettono di essere principi generici e diventano servizi, risposte e vicinanza alle cittadine e ai cittadini.
Certo, siamo tutti consapevoli che la realtà attorno a noi sta cambiando, e velocemente. Il nostro federalismo sta attraversando una fase complessa della sua lunga e gloriosa storia – qualcuno lo ritiene ormai troppo lento o complicato per i ritmi forsennati dell’epoca digitale. Io credo invece che proprio questa sua capacità di radicarsi nei territori e di adattarsi nel tempo sia la chiave per renderlo più vivo e attuale che mai.
Non possiamo ignorare le difficoltà che in questi anni hanno segnato il nostro dialogo. L’esperienza di Ticino 2020, oggi in una fase di impasse, ne è una dimostrazione evidente. Lo stesso vale per il delicato dossier della polizia ticinese: spesso, dopo un lungo lavoro di ricerca di soluzioni condivise, le stesse decisioni vengono rimesse in discussione da chi le aveva volute.
Questo meccanismo di avanzare e poi ritrattare non rafforza né il Cantone né i Comuni: al contrario, rischia di indebolire entrambi.
L’Associazione dei Comuni ticinesi e l’ERS-Luganese hanno svolto in questi anni un ruolo importante per cercare di federare le realtà comunali ticinesi. Ma proprio per questo è necessario che oggi si dotino di strumenti e strutture che coordinino la pluralità delle realtà locali, così che la voce di tutti i Comuni possa trovare spazio in modo coeso ed equilibrato, in processi decisionali che siano rapidi e condivisi.
Dobbiamo quindi imparare a lavorare meglio insieme, con maggiore chiarezza e fiducia reciproca. La responsabilità di un federalismo che funziona non appartiene a una sola parte: richiede l’impegno condiviso e il rispetto delle decisioni assunte.
Come sindache e sindaci, vicesindache e vicesindaci, e municipali, vivete ogni giorno gli effetti concreti di queste tensioni. In un contesto sociale fragile – con le famiglie sempre più sotto pressione, costi della vita in crescita, e la fiducia reciproca che rischia di venire meno – i Comuni sono spesso il primo punto di riferimento per la popolazione.
Lo sapete voi e lo sappiamo noi: per svolgere davvero questo ruolo, sempre più delicato, quel che serve sono strumenti adeguati, chiarezza di intenti e il giusto riconoscimento dalle istanze superiori.
È con questo spirito che oggi vogliamo sottoscrivere una dichiarazione d’intenti.
Una dichiarazione che ha scopi e finalità precise: offrire una nuova base di dialogo che superi la vecchia piattaforma Cantone-Comuni, e che rilanci in modo più strutturato e leale il confronto tra i nostri due livelli istituzionali.
Il sentimento che ci anima è quello di chi si accinge a gettare le basi per un percorso verso il futuro. Quella che firmiamo, insomma, è una lettera d’amore al federalismo svizzero nella sua versione ticinese – una lettera d’amore che non vuole restare uno svolazzo di inchiostro sulla carta, ma ambisce a ispirare un’azione politica e istituzionale.
I principi fondamentali di questa intesa sono tre: 

Il primo principio è un’autonomia vera e riconosciuta.
Come sa bene chi va in montagna, il primo passo è sempre il più importante: nel nostro caso, si tratta di inserire nella Costituzione, in maniera chiara e operativa, il principio dell’autonomia comunale. Non si tratta solo di una dichiarazione di principio, ma di un modo per dare fondamento concreto al nostro assetto istituzionale.
L’obiettivo del Consiglio di Stato è duplice: migliorare il riconoscimento e chiarire meglio la ripartizione dei compiti, secondo i principi di sussidiarietà ed equivalenza fiscale.
È giunto il tempo di passare dalle parole ai fatti: perciò proporremo al Gran Consiglio e poi al Popolo ticinese una modifica costituzionale che va in questa direzione.

Il secondo principio è un dialogo strutturato e continuo.
La Piattaforma Cantone-Comuni è stata un’esperienza di crescita per tutte e tutti i partecipanti: un’esperienza che ha fatto il suo tempo. Oggi serve un vero spazio politico di confronto, a cadenza regolare e con uno spirito di franchezza: il modello al quale ci ispiriamo è la Conferenza dei governi cantonali. Vogliamo un organo che dia ai Comuni una voce autorevole e univoca nei rapporti con il Cantone: solo così possiamo rafforzare la fiducia reciproca e costruire insieme soluzioni condivise.
Per rendere ancora più operativo questo dialogo, è mia intenzione proporre al Consiglio di Stato di introdurre una novità concreta: in ogni Dipartimento sarà designato un referente stabile per i rapporti con i Comuni. Una figura che fungerà da punto di contatto, capace di accompagnare le pratiche, chiarire i nodi e dare continuità al confronto quotidiano.

Il terzo principio è un impegno morale e simbolico.
Il Governo sa che la dichiarazione che firmiamo oggi non ha valore vincolante, ma è convinto che ne abbia uno ancora più importante: è un impegno morale, per ognuna e ognuno di noi, a nome delle cittadine e dei cittadini che rappresentiamo. Nella Città che 100 anni fa ha ospitato la firma di un trattato internazionale di pace, in una fase storica tesissima a livello mondiale, nel nostro piccolo scegliamo di dire a voce alta che la forza è nella collaborazione e non nel conflitto, nel dialogo e non nel «muro contro muro».

Oggi celebriamo una tappa importante, ma non un punto d’arrivo. I 100 Comuni sono una conquista di tutte e tutti noi, ma soprattutto la premessa per un Ticino più forte, più coeso e più attento ai bisogni delle sue comunità. Continuiamo quindi questo cammino fianco a fianco, con la convinzione che solo unendo le forze potremo garantire al nostro Cantone un futuro prospero e solido.
A partire da domani, la nostra promessa è che questa dichiarazione non resti soltanto un atto simbolico. Quel che seguirà è un percorso concreto e operativo: il Consiglio di Stato proporrà, dopo gli approfondimenti e la condivisione necessaria con i Comuni, un messaggio all’attenzione del Gran Consiglio per proporre una modifica della Costituzione cantonale, che rafforzi in modo chiaro l’autonomia dei Comuni.
Per concretizzare la riforma della Piattaforma di dialogo politico tra Cantone e Comuni, è necessario – nel dialogo con il Cantone – che i Comuni ticinesi si dotino di una struttura capace di rappresentare la pluralità comunale, e di coordinare le posizioni e le proposte dei 100 enti comunali. A livello intercantonale, e per questo saluto l’intervento che seguirà da parte di Thomas Minger, lo facciamo da oltre un trentennio. Tramite la Conferenza dei governi cantonali, i Cantoni sono riusciti a dimostrarsi partner affidabili e ad avere un dialogo strutturato con il Consiglio federale su numerosi temi, preservando il sistema federalistico elvetico.
Il percorso che vi sto descrivendo è istituzionale, politico e morale: lo stiamo imboccando perché sentiamo che è giusto dare nuovi strumenti ai Comuni, consolidare la collaborazione e il dialogo tra i due livelli di governo e rafforzare il federalismo ticinese – un federalismo che funzioni davvero, vicino alle persone e rispettoso dello spirito dei luoghi e delle regioni.
Per dimostrarvi il nostro impegno, abbiamo voluto dare una dimensione tangibile al passo formale che compiamo con la dichiarazione d’intenti di oggi. Sul palco vedete qui accanto i piccoli alberi da frutto allevati nel vivaio cantonale di Lattecaldo. Sono il simbolo di questo percorso.
Questi alberi da frutto saranno consegnati prossimamente a ciascun dei 100 Comuni ticinesi.
Sono alberi autoctoni, che con il tempo, nel terreno fertile che troveranno presso i vostri Comuni, porteranno i loro frutti. Così dovrà essere anche il nostro cammino comune: fondato su radici solide, orientato alla crescita condivisa e capace di dare frutti che appartengano a tutta la comunità ticinese.
Care sindache e cari sindaci, vicesindache e vicesindaci, e municipali, la collaborazione tra Cantone e Comuni non è solo auspicabile – è necessaria. Non possiamo permetterci di restare fermi, né tantomeno di assistere in modo passivo al venire meno della fiducia reciproca. Siamo state e stati eletti per decidere nell’interesse della popolazione, e nel rispetto di questo mandato abbiamo il dovere di rilanciare un federalismo che funzioni – che sia vicino alle persone, rispettoso delle diversità locali e capace di dare risposte ai bisogni reali delle ticinesi e dei ticinesi.
Con la firma di questa dichiarazione, vogliamo celebrare il coraggio di credere insieme nel Ticino, nelle nostre comunità, nella capacità delle cittadine e dei cittadini e dei Comuni di costruire un futuro migliore. Vogliamo celebrare l’impegno di chi come voi, ogni giorno, si dedica alla cosa pubblica con passione e responsabilità – rendendo il nostro Cantone un luogo più giusto, prospero e dinamico.
Come il piccolo albero da frutto indigeno che vi regaliamo oggi, le nostre azioni hanno radici profonde e frutti che verranno raccolti dalle generazioni future. Lo dice anche un proverbio che magari avete sentito: «solo uno sciocco pianta un albero per sé stesso». Lo facciamo per chi verrà dopo di noi, nella speranza che questo albero cresca sano e forte, come simbolo del lavoro condiviso, della fiducia e della speranza nel futuro – e nella speranza che chi verrà dopo di noi, quando noi non ci saremo più, ci ricordi come buoni antenati.
Fieri del nostro passato, consapevoli delle sfide del presente, guardiamo insieme al futuro del Ticino con determinazione e orgoglio: questo Paese è fatto delle sue persone, dei suoi Comuni e di una comunità che a ogni occasione dimostra di sapere cooperare, proteggere le proprie radici e coltivare i propri frutti.
Firmando questa dichiarazione, oggi scriviamo un nuovo capitolo nella storia del Ticino. Un capitolo che parla di collaborazione, di federalismo autentico e di futuro. E insieme, siamo pronti a scriverlo con coraggio, responsabilità e passione.

Grazie di cuore per l’impegno che mettete ogni giorno al servizio delle vostre cittadine, dei vostri cittadini e del Ticino.

Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato

Verso l’unione fra IRB e IOR «La politica non ci lasci soli»

Verso l’unione fra IRB e IOR «La politica non ci lasci soli»

L’Istituto di ricerca in biomedicina e quello oncologico stanno valutando la possibilità di un «matrimonio» così da crescere ulteriormente: insieme conterebbero 300 collaboratori – Gendotti: «Gli aiuti federali e cantonali stagnano»

La ricerca scientifica genera sapere. E quest’ultimo è la chiave del futuro. Innovazione. Formazione. Collaborazioni. Conoscenza. Scoperte. L’Istituto di ricerca in biomedicina (IRB) di Bellinzona è un’eccellenza ticinese. Sabato ha soffiato sulle 25 candeline con una cerimonia alla quale hanno preso parte numerose autorità e personalità accademiche. È stata l’occasione per ripercorrere i traguardi raggiunti e, soprattutto, per guardare al futuro. Perché l’obiettivo – come ci avevano spiegato nella lunga intervista pubblicata il 29 agosto scorso il presidente Gabriele Gendotti ed il direttore Davide Robbiani – è quello di crescere. E per farlo servono altri finanziamenti e, con ogni probabilità, l’unione con l’Istituto oncologico di ricerca (IOR) che dovrebbe avvenire entro pochi anni. Complessivamente si arriverebbe a 300 collaboratori e a 22 gruppi di ricerca.

La capitale ha messo 20 milioni
«Oggi, nella piccola Bellinzona, giungono ricercatori da tutto il mondo, talenti in grado di cimentarsi in discipline che guardano lontano, osservano elementi infinitamente piccoli, interpretano e leggono segni della vita, invisibili agli occhi e inintelligibili alle menti dei più. E, attraverso questo faticoso e ingegnoso processo di indagine, contribuiscono ad aprire nuovi orizzonti di speranza a tante persone affette da malattie debilitanti ». Uno degli assi strategici della Bellinzona aggregata era, e rimane tuttora, il rafforzamento del polo biomedico. Il sindaco Mario Branda ha ricordato l’impegno della capitale, anche finanziario, con investimenti che hanno oramai superato i 20 milioni.
Il presidente Gabriele Gendotti, dal canto suo, ha sottolineato che la ricorrenza ti costringe a «capire come e in che misura vogliamo e possiamo crescere, come vogliamo posizionarci nei prossimi 10-20 anni, come possiamo contribuire allo sviluppo del sistema della formazione accademica e della ricerca scientifica della Svizzera italiana». I progetti di ricerca complessivamente ottenuti in questo quarto di secolo ammontano ad oltre 170 milioni di franchi.

«Vittime del nostro successo»
Più ricerca significa più entrate. Ma i finanziamenti degli enti pubblici (Confederazione e Cantone) «stagnano e non tengono conto dell’evoluzione dei costi. Alla politica chiediamo dunque di incrementare i finanziamenti di base». In prospettiva, inoltre, «bisogna individuare nuovi strumenti di raccolta fondi e nuovi partner per ottenere maggiori risorse. Si può quasi affermare che l’IRB è vittima del suo successo ». Un successo che lo accomuna allo IOR. I due istituti potrebbero unirsi «dopo una seria valutazione dei pro e dei contro». Auspicio condiviso dal presidente dello IOR Franco Cavalli, il quale attende il via libera di Berna alla nuova sede da quasi 60 milioni (prevista vis-à-vis l’IRB ed impreziosita da un auditorio) che «spero possa essere pronta all’inizio del 2029». Uno dei capifila del Ticino della conoscenza è il dottor Giorgio Noseda, presidente onorario dell’IRB. Il professore ha un sogno: «Da anni il Ticino chiede la creazione di un terzo Politecnico federale nella Svizzera italiana. I laboratori potrebbero trovare spazio nell’innovativo quartiere che sorgerà alle ex Officine FFS in città». Il direttore Davide Robbiani ha osservato che per progredire vanno «attirati e trattenuti i talenti e occorre accedere ad infrastrutture e tecnologie altamente avanzate. Questa è per noi una grande sfida, tutt’altro che facile».

La punta di diamante
Secondo il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi l’IRB di Bellinzona è «uno dei più grandi successi ai quali il Canton Ticino abbia assistito nella sua storia contemporanea. Siete la punta di diamante. Una storia di scienza e di imprenditoria, certo, ma anche di curiosità, coraggio, lungimiranza e tenacia. Tutte qualità di cui il nostro Paese ha un grande bisogno per affrontare le sfide interne ed esterne che questo strano momento storico porta con sé». Il consigliere di Stato ha infine puntualizzato che l’istituto dev’essere un esempio per il Ticino di domani, affinché possa nascere «un sistema di progresso integrato fatto di arricchimento umano, culturale, sociale prima ancora che economico. Un sistema che, per collegarmi a un tema di stretta attualità, rappresenta anche la migliore risposta possibile ai timori sulla ‘fuga di cervelli’».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 8 settembre 2025 del Corriere del Ticino

Ancora profondo rosso

Ancora profondo rosso

Fervono i lavori del Consiglio di Stato per allestire il Preventivo 2026
Si delinea un deficit attorno ai 100 milioni di franchi
Gobbi: «Il disavanzo è rilevante, per le misure di rientro terremo conto delle indicazioni del Parlamento»

Per avere la conferma, servirà ancora qualche settimana. Ma, stando a quanto inizia a trapelare, anche il preventivo per il prossimo anno si preannuncia da profondo rosso. Il disavanzo per le finanze del Cantone si aggirerebbe, infatti, attorno ai 100 milioni di franchi. Ieri il Governo ha incontrato i presidenti dei principali partiti, indicando a grandi linee le cifre del Preventivo 2026.
«Come abbiamo fatto con le associazioni del personale, i Comuni e l’economia, abbiamo fornito un quadro generale del futuro Preventivo 2026 anche ai presidenti dei partiti», spiega il presidente del Governo Norman Gobbi. «Per ora – aggiunge – abbiamo presentato solo le macro-cifre e le misure principali, in modo da poter orientare preventivamente tutti gli attori coinvolti », prosegue Gobbi, sottolineando comunque che « il deficit è rilevante ». Già, ma come intende muoversi allora l’Esecutivo? «Affineremo nei prossimi giorni le misure, ma nel farlo terremo conto delle indicazioni politiche arrivate dal Gran Consiglio lo scorso anno, soprattutto per quanto riguarda i settori da toccare meno nell’ambito della manovra di rientro». Tuttavia, precisa ancora il presidente del Governo, «andrà cercato un equilibrio tra entrate e uscite: se da una parte aumentano i bisogni, dall’altra bisogna essere consapevoli che questi devono essere coperti in qualche modo». Insomma, la coperta resta corta.

Al vaglio le misure di rientro
Tornando al Preventivo 2026, per ora, oltre all’ammontare del disavanzo d’esercizio – che ricalca quello di quest’anno -, va detto che il Consiglio di Stato, nell’allestire il documento, non ha previsto alcuna quota della Banca nazionale svizzera (BNS). Dunque, in caso di distribuzione dei proventi ai Cantoni, la situazione finanziaria potrebbe migliorare significativamente. Anche perché le entrate fiscali avrebbero retto. Restano invece ancora da definire con precisione le misure di rientro che il Governo intende attuare per mitigare il deficit. Secondo quanto abbiamo potuto apprendere, l’Esecutivo starebbe lavorando su provvedimenti che riguardano la mancata sostituzione del personale partente nell’Amministrazione cantonale, mentre altre misure di risparmio riguarderebbero la scuola, anche se è stato chiarito di non volerne in alcun modo intaccare la qualità. Per contro, sul fronte delle entrate, il Consiglio di Stato potrebbe agire sulle stime immobiliari, ritoccandole verso l’alto in attesa della prospettata riforma, che però richiederà anni.

Evitare il copione del 2024
Come spiegato da Gobbi, il Governo avrebbe comunque deciso di fare tesoro delle indicazioni emerse durante il dibattito in Gran Consiglio sul Preventivo 2025. E questo per evitare che si ripeta quanto accaduto lo scorso anno, quando il Parlamento aveva deciso di stralciare alcune delle misure di risparmio e aggravi presentati dal Governo, peggiorando il deficit dello Stato.
Una delle variabili da tenere in considerazione sarà anche l’eventuale aumento dei premi di cassa malati per il prossimo anno. Nel caso di una nuova impennata, anche le uscite per i sussidi RIPAM aumenterebbero. Andando quindi a «pesare» sul preventivo. Ma anche l’esito delle votazioni del 28 settembre potrebbe giocare un ruolo rilevante. Proprio domani, il Consiglio di Stato presenterà la propria posizione sui temi al voto e Gobbi non nasconde la propria preoccupazione: «I timori, da parte nostra, sono forti. Se passassero sia le iniziative cantonali sulle casse malati, sia la riforma federale sul valore locativo, l’effetto per il Cantone sarebbe di quasi mezzo miliardo di franchi ». In caso di un sì alle urne alle due iniziative, il Governo ha comunque la facoltà di far «slittare» la loro entrata in vigore, evitando così di rimettere mano al preventivo.

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Incontro UP-Governo

«Toni più civili nella discussione»
Rapporti da migliorare

Il Consiglio di Stato e l’Ufficio presidenziale (UP) del Gran Consiglio si sono incontrati lunedì sera a Gentilino per una riunione politica, seguita da un momento conviviale «Da un lato – spiega il presidente del Governo Norman Gobbi – l’obiettivo è di migliorare i rapporti con incontri regolari, rivedendo anche le modalità di interazione tra Legislativo ed Esecutivo, ad esempio istituzionalizzando delle riunioni con i presidenti delle commissioni e anche con l’UP, nell’ottica di un migliore dialogo». Tutto, però, deve partire da un rapporto di fiducia, aggiunge Gobbi: «Senza quello, un dialogo è difficile».

Evasione dei messaggi
Il passo successivo sarà però anche «condividere la priorità di evasione dei messaggi ancora pendenti nelle Commissioni».
Infine, sottolinea Gobbi, l’auspicio espresso in occasione dell’incontro con l’UP «è che la discussione abbia toni più civili».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 3 settembre 2025 del Corriere del Ticino

Comuni ticinesi: Il DI guarda al futuro con nuove prospettive di collaborazione

Comuni ticinesi: Il DI guarda al futuro con nuove prospettive di collaborazione

Comunicato stampa

Perequazione, aggregazioni e dialogo istituzionale: sono questi i tre fronti su cui il Dipartimento delle istituzioni sta concentrando la propria azione in ambito comunale. Guidato dal Presidente Norman Gobbi, ha concluso a inizio estate il ciclo di incontri con i Municipi ticinesi, mentre nel Locarnese entra nel vivo il prestudio aggregativo che coinvolge cinque Comuni attorno a Locarno. Il 10 settembre, infine, tutti i sindaci si riuniranno a Locarno per un confronto diretto con il Governo, nel quadro del nuovo mandato affidato a Gobbi dal Consiglio di Stato per rafforzare i legami con cittadini e territorio.

Perequazione finanziaria e riforma Ticino2020
Gli incontri con i Municipi hanno evidenziato la necessità condivisa di superare l’attuale modello di redistribuzione basato unicamente sulla capacità fiscale dei Comuni, per approdare a un sistema più aderente ai compiti effettivamente assunti a livello locale. L’orientamento espresso dal territorio è chiaro: procedere verso una «perequazione per ambiti», legata a prestazioni pubbliche concrete come trasporti, scuola, servizi sociali e cultura.  

«Il sistema perequativo deve tornare a essere uno strumento di coesione e di responsabilità condivisa, capace di valorizzare il ruolo e le specificità di ogni Comune», afferma Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali.  

Il futuro della perequazione dipenderà dall’evoluzione della riforma Ticino2020. Le indicazioni raccolte durante gli incontri saranno la base per elaborare una proposta di revisione entro il 2026, con l’obiettivo di riportare il progetto su un binario operativo e condiviso.  

Aggregazioni nel Locarnese
Sul fronte delle aggregazioni comunali, entra nel vivo il prestudio aggregativo legato allo scenario «Urbano» del Locarnese, che coinvolge Locarno, Losone, Brione Sopra Minusio, Orselina, Minusio, Tenero-Contra e Mergoscia.
Il percorso parte dal basso, con il coinvolgimento diretto della popolazione: a partire da settembre sarà lanciato un sondaggio per rilevare come cittadine, cittadini e aziende percepiscono la qualità della vita nei rispettivi Comuni, affiancato anche da una serie di serate informative nei quartieri. Questa fase di «bilancio partecipato» ha lo scopo di scattare una fotografia della realtà attuale: punti di forza, criticità, bisogni quotidiani e aspettative di chi vive e lavora sul territorio. I dati raccolti offriranno ai Comuni una base concreta per valutare se proseguire o meno con l’elaborazione di un progetto aggregativo, assicurando che ogni scelta sia radicata nelle esperienze reali della popolazione.  

Incontri con i sindaci a Locarno
Il dialogo con i Comuni proseguirà a livello cantonale il prossimo 10 settembre a Locarno, dove il Governo incontrerà le sindache e i sindaci ticinesi. Sarà l’occasione per un confronto diretto sui principali dossier aperti e per rafforzare il rapporto di collaborazione istituzionale, nel solco del federalismo cooperativo che caratterizza il nostro Cantone.  

Un mandato per rafforzare i legami con il territorio
Infine, si rammenta che il Consiglio di Stato, lo scorso mese di giugno, ha affidato al Presidente Norman Gobbi un mandato specifico per intensificare le relazioni tra Amministrazione cantone, cittadini e tessuto economico. L’obiettivo è valorizzare le peculiarità del territorio ticinese e rafforzare la fiducia reciproca tra istituzioni e società civile, con un approccio pragmatico e vicino alla realtà quotidiana delle persone.   «Questi diversi percorsi – dalla perequazione alle aggregazioni, fino al dialogo diretto con i sindaci – rispondono a una stessa visione: costruire un Cantone più coeso, dove istituzioni e comunità collaborano per il bene comune», sottolinea Norman Gobbi.  

 

Amministrazione: cerimonia di fine apprendistato

Amministrazione: cerimonia di fine apprendistato

Comunicato stampa

L’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona ha ospitato mercoledì 27 agosto 2025 la tradizionale cerimonia per la chiusura del ciclo di formazione degli apprendisti dell’Amministrazione cantonale. L’evento ha permesso di onorare l’impegno delle giovani e dei giovani che hanno svolto il loro tirocinio nei diversi Dipartimenti, e di sottolineare l’impegno di tutti i servizi coinvolti nel mettere a disposizione un ambiente di lavoro stimolante e orientato alla crescita personale.

La cerimonia, organizzata per concludere simbolicamente l’ultimo anno di apprendistato, ha visto la partecipazione del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, del Caposezione delle risorse umane, Raniero Devaux, del Presidente dell’Associazione dei pensionati dello Stato, Pierre Spocci – oltre che di un numeroso pubblico formato da genitori, parenti, responsabili della formazione e funzionari in rappresentanza dei diversi settori di attività del Cantone.

Nei loro interventi, i relatori hanno sottolineato il ruolo attivo dell’Amministrazione cantonale nella formazione dei giovani, e la volontà di mettere a disposizione delle giovani generazioni un ambiente di lavoro stimolante. Ai giovani presenti è stato rivolto l’invito a considerare l’attestato di fine tirocinio come un traguardo intermedio, da arricchire con l’esperienza professionale e – soprattutto – tramite un approccio orientato alla formazione individuale permanente.  

Di seguito, la lista dei 74 apprendisti e stagisti hanno terminato con successo il loro tirocinio, suddivisi nelle varie categorie professionali:  

  • apprendista addetto alle attività agricole CFP: Eros Cacciola
  • apprendista agricoltore AFC: Tristan Taddei
  • apprendisti/e cuochi/e AFC: Matilde Domeniconi, Tommaso Scarpa
  • apprendista geomatico AFC: Amel Zekan
  • apprendisti/e gestori/trici delle informazioni e della documentazione AFC: Elia Anghinoni, Samuel Columpsi, Nolween Kümin, Simona Soldati, Jamila Zanoli
  • apprendisti/e impiegati/e di commercio AFC: Nelson Almeida Vieitos, Gioele Arnaboldi, Giada Conforti, Alice Dellatorre, Edina Hrnic, Ivan Jozak, Nicolò Manfrina, Carlos Mina, Martino Musso, Mattia Novaresi, Raffaele Pedrioli, Roberta Praino, Sebastian Scaramella, Tommaso Taccogna, Yasemin Top
  • apprendista impiegata di commercio CFP: Elisa Daniele
  • apprendista impiegato in logistica AFC: Gjulian Dujaka
  • apprendista operatore di edifici e infrastrutture AFC: Milo Cavallo
  • apprendisti informatici AFC: Leonardo Calamaro, Noé Conti, Marco Grebac, Marco Merlini, Sascha Nasciuti, Fabio Pirro
  • apprendista interactive media designer AFC: Lara D’Argenio
  • apprendista laboratorista in biologia AFC: Alan Ciarpelli
  • apprendista meccatronico AFC: Theo Jaquet-Richardet
  • apprendisti operatori informatici AFC: Angelo Berva, Gregory Delcev
  • apprendista operatrice socioassistenziale AFC: Aylin Cömertpay
  • apprendista polydesiger 3D AFC: Matilde Baiardi
  • stagisti/e per il conseguimento della maturità professionale commerciale: Elisa Antonioletti, Martina Beltraminelli, Luigi Benincasa, Matteo Bricalli, Samir Youssef Camponovo, Giovanna Cardoso Giglio, Amélie Crivelli, Sandra Cvetkova, Katarina Jovcic, Nicole La Rocca, Michele Lanini, Cassandra Marra, Alan Metral, Elisa Natali, Martino Novaresi, Ludovico Olivieri, Andrea Pinesi, Christian Raia, Stefano Rappazzo, Bennan Saliji, Saranghi Sivasangaran, Sophia Städler, Matteo Thoma, Samuel Viggiano
  • stagista per il conseguimento dell’attestato federale di capacità quale impiegato di commercio AFC: Anna Pandini, Mayra Pisano, Ambra Rodoni, Elisa Sperolini, Michel Steyaert, Monica Tedone

Il premio speciale dell’Associazione dei pensionati dello Stato, destinato a chi si è distinto particolarmente durante il tirocinio, è stato attribuito a Matilde Baiardi (polydesigner 3D), Giada Conforti (impiegata di commercio), Matilde Domeniconi (cuoca), Theo Jaquet-Richardet (meccatronico), Marco Merlini (informatico aziendale), Simona Soldati (gestrice delle informazioni e della documentazione).  

Sessione autunnale delle Camere federali – Il Consiglio di Stato incontra la Deputazione ticinese

Sessione autunnale delle Camere federali – Il Consiglio di Stato incontra la Deputazione ticinese

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi la Deputazione ticinese alle Camere federali per la tradizionale riunione in vista della sessione parlamentare autunnale, in programma dall’8 al 26 settembre.

Durante la sessione autunnale delle Camere federali verranno trattati diversi oggetti di particolare interesse per il Cantone Ticino, dei quali Consiglio di Stato e Deputazione alle Camere federali hanno discusso durante il tradizionale incontro di preparazione.
Per quanto concerne i temi relativi alla mobilità, Consiglio di Stato e Deputazione hanno dapprima discusso dell’attuale e futura gestione operativa dei due tunnel autostradali al San Gottardo, successivamente è stato tematizzato il credito d’impegno stanziato dal Consiglio federale per quanto concerne l’offerta di trasporto del traffico regionale viaggiatori, giudicato insufficiente dal Governo per rapporto agli obiettivi e alla copertura del fabbisogno dei Cantoni. Governo e Deputazione hanno colto l’occasione per un aggiornamento reciproco in merito alla situazione di FFS Cargo e all’impatto sul Cantone.
La discussione si è in seguito spostata sulla situazione finanziaria della Confederazione e sulle misure di risparmio federali, di prossima trattazione, nonché dei diversi progetti che saranno verosimilmente destinati a subire le conseguenze, come ad esempio gli annunciati tagli legati al Programma Gioventù+Sport.
Per quanto concerne i temi relativi al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, l’attenzione è stata rivolta in maniera particolare alla trattazione congiunta dell’Assemblea federale di numerosi atti parlamentari dedicati alla promozione della formazione professionale.
In ambito di politica sanitaria è stata discussa la situazione relativa ai costi della salute, con particolare riferimento alle due iniziative cantonali per ridurre la spesa per i medicamenti a carico dell’assicurazione malattia, presentate dal Consiglio di Stato lo scorso 9 luglio tramite il messaggio governativo numero 8597.
Durante l’incontro l’accento è stato posto anche su dossier con potenziali importanti ripercussioni finanziarie per il Cantone, quali la perequazione finanziaria nazionale, e sull’impatto derivante dall’entrata in vigore dei dazi statunitensi nei confronti della Svizzera e del Ticino.
A margine dell’incontro con il Consiglio di Stato, la Deputazione ticinese alle Camere federali ha tenuto la sua riunione ordinaria, presieduta dalla Consigliera nazionale Greta Gysin.
Nel pomeriggio sono previsti i festeggiamenti per la Presidente della Deputazione nel Comune di Val Mara.
Il programma di incontri della Deputazione ticinese a Berna durante la sessione autunnale prevede un incontro con il Consigliere federale Ignazio Cassis e con i vertici di Swisscom.

Il Cantone acquista l’ex Infocentro Alptransit di Pollegio

Il Cantone acquista l’ex Infocentro Alptransit di Pollegio

Il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha firmato oggi l’atto legale che completa l’acquisizione, da parte del Cantone, dello stabile e del terreno sul quale è edificato l’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio. Come noto, l’operazione di salvataggio dello stabile – che oggi viene utilizzato come Centro di formazione – era uno dei tasselli legati al progetto per la realizzazione del futuro ospedale regionale di Bellinzona, in zona Saleggina, e alla parallela rinaturazione del fiume Ticino.

L’acquisizione dell’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio – che finora era detenuto dal Cantone con la formula del diritto di superficie – era stata avviata nel gennaio 2022, con la firma di un atto di compravendita fra il Cantone e la Confederazione, rappresentata dall’ente militare armasuisse Immobili SA. Dal 2022 viene utilizzato dal Cantone quale centro di formazione per le attività legate alla protezione della popolazione.

La firma del contratto aveva segnato l’avvio di due progetti di interesse cantonale per i quali il Gran Consiglio aveva votato – nella primavera del 2021 – un credito da 16 milioni di franchi. Da un lato, la pianificazione ai Saleggi quale sede per il futuro Ospedale regionale di Bellinzona, unita alla rinaturazione del fiume Ticino; dall’altro, la contemporanea acquisizione da parte del Cantone dell’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio che occupa una superficie di circa 2.800 m2. Il costo dell’acquisto ammonta a 135 mila franchi.

Con il passaggio di proprietà sottoscritto oggi, la trattativa giunge a conclusione. Il lungo periodo di attesa, che durava dall’inizio del 2022, è stato motivato dall’esigenza di attendere la conclusione dei lavori di bonifica ambientale su un’ex area militare di 10.000 m2 nel terreno della Saleggina a Bellinzona, risanamento che restituisce un ettaro di terreno agricolo di alta qualità, ossia una cosiddetta superficie per l’avvicendamento delle colture (SAC).

 

Il Mendrisiotto porta in sé una forza vitale vibrante

Il Mendrisiotto porta in sé una forza vitale vibrante

Saluto del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, in occasione della Festa Nazionale, Chiasso, 1. agosto 2025

Caro Sindaco, Cari Municipali, Gentili signore, egregi signori
Amiche ed amici,

vi ringrazio di cuore per questo invito.
È un vero onore per me essere qui oggi a portarvi il mio saluto e quello del Consiglio di Stato, in un giorno che per il nostro Paese è diverso da tutti gli altri.

Essere invitati a tenere un discorso per il Primo agosto è come un regalo di Natale, per qualunque politico svizzero.
Non importa quante volte siamo invitati – l’emozione è sempre la stessa, e anche la voglia di essere all’altezza della sfida.

Questo è il momento dell’anno nel quale ci ricordiamo (anche i meno patriottici fra noi) che questo è pur sempre un Paese speciale – e che rituali civici come questa Festa nazionale fanno parte della formula di quel collante che ci tiene uniti, nonostante tutte le differenze e contraddizioni di un Paese multilingue, multiculturale e geograficamente complesso come il nostro.

Voglio quindi dirvi una volta ancora «grazie», dal profondo del cuore, per questo invito.

Il mio compito per i prossimi minuti sarà di onorarlo con qualche riflessione all’altezza di questa festa nazionale – che è sempre il giorno nel quale la Svizzera coglie l’occasione per guardarsi allo specchio, e per riflettere sull’immagine che lo specchio ci restituisce.

«Non mi parlate della Svizzera – il suo turno arriverà!».
Questa frase, lugubre e minacciosa, ha da poco compiuto ottantacinque anni. Fu pronunciata nel mese di luglio del 1940, dall’uomo che aveva ormai in pugno tutta l’Europa continentale – e si sentiva ormai sicuro che sarebbe presto riuscito a piegare anche l’ultima resistenza, invadendo la Gran Bretagna.
In quel momento niente sembrava ancora in grado di fermare la forza militare della Germania – soprattutto dopo la caduta della Francia, avvenuta al termine di un’operazione militare che aveva scioccato il mondo per la sua velocità.
Forte dei suoi alleati in Italia e in Spagna, il Reich tedesco sembrava insomma avere già chiuso la partita per il dominio del Continente.
Il suo Führer poteva quindi permettersi di rimandare più avanti nel tempo il momento in cui si sarebbe occupato della «questione svizzera» – evitando insomma di sprecare energie, in quel 1940, per combattere frontalmente un Paese piccolo ma tenace e geograficamente molto più complicato di quelli che le armate tedesche avevano affrontato fino a quel momento.

Questo era il clima politico, in quell’estate di 85 anni fa – e pur con tutte le difficoltà che noi viviamo oggi, il minimo che possiamo dire è che le cose ci stanno tutto sommato andando meglio che agli svizzeri dell’epoca…
Mettere le cose in prospettiva, come sempre, è un grande aiuto per ritrovare equilibrio nei nostri giudizi.

Tornando a quell’estate del 1940, il nostro Paese era in preda a un disorientamento molto comprensibile.
Lo stesso Consiglio federale si era fino a quel momento mostrato tentennante, e fra la popolazione si faceva largo la sensazione che non ci fosse più molto da fare. Presto o tardi, avremmo capitolato.

Una testimonianza dell’epoca riassume quello stato d’animo, a posteriori, con queste parole.
Il Paese sembrava scoraggiato, preoccupato e dava qualche segno di abbandono.
«A che scopo?» dicevano molti civili ai soldati che alloggiavano nelle loro case.
«A che serve?» chiedevano le famiglie ai militi in licenza.
«Che senso ha difendersi, visto che la guerra è già finita nei Paesi vicini? Grandi eserciti sono già stati sconfitti – e, se fossimo attaccati a nostra volta, non avremmo più alcuna possibilità di salvarci; e allora, non sarebbe il caso di evitare sacrifici inutili?»

Con un umore del genere ad aleggiare sul Paese, la capitolazione della Svizzera sembrava solo una questione di tempo.
Per nostra fortuna, però, una voce si levò sopra il rumore di fondo e si distinse per risolutezza – trovando le parole giuste per motivare alla resistenza gli ambienti militari e, più tardi, anche la popolazione.

È una storia che molti di voi ricordano sicuramente, magari dai tempi della scuola, e che nel tempo è entrata a fare parte dei nostri miti nazionali.
Con una battuta un po’ dissacrante, oggi la descriveremmo come un evento di «team building» destinato a entrare nella leggenda.
La storia è quella di un giorno come oggi, il 1. agosto del 1940, in cui il generale Guisan prese con sé circa 400 ufficiali e li portò con sé per una gita in battello sul Lago dei Quattro Cantoni, facendoli sbarcare sul praticello del Grütli.
Una volta arrivati lì, nella culla della Confederazione, il comandante dell’Esercito prese la parola per un discorso che non ci è arrivato nella sua versione originale, ma che nelle sue mille rievocazioni è stato tramandato fino a noi nel suo spirito.

Non è possibile tenere duro ripetendo a se stessi «A che serve difendersi? Qualsiasi cosa facciamo, saremo in grado di resistere solo per pochi giorni!» Parlare in questo modo significa venire meno al dovere – e significa ignorare la forza naturale del nostro Paese.

E poi, un affondo indimenticabile:
Lo dico ad alta voce, affinché lo sentano tutti oggi, su questo praticello del Grütli – affermazioni del genere sono crimini, e non avete il diritto di pronunciarle. Rimaniamo fedeli a noi stessi e alle nostre tradizioni.
La Svizzera vuole vivere la sua vita.

«La Svizzera vuole vivere la sua vita».
È un messaggio fortissimo, che non invecchierà mai – era attuale nel 1940, con la guerra mondiale letteralmente alle porte del Paese, come è attuale in questo 2025, con la sua complicata situazione geopolitica.

Non avrebbe senso negare le difficoltà del presente, o tentare di sminuirle al cospetto delle tragedie della Storia passata.
L’importante però, nonostante le difficoltà, è mantenere vivo il desiderio di restare fedeli a noi stessi, e di essere solo noi gli artefici delle nostre scelte – liberi e svizzeri.
A questo proposito, qualche mese fa ho partecipato alle commemorazioni per i 150 anni della nascita del Generale Guisan e ho scelto un passaggio di un altro suo discorso – pronunciato sempre in questo periodo ma cinque anni più tardi del precedente: nel 1945, al termine della Seconda guerra mondiale.

«L’immaginazione è un dono raro», disse allora il Generale ai suoi soldati, mentre li congedava dal servizio attivo: «La stragrande maggioranza del nostro popolo non sarà propensa a chiedersi, negli anni a venire… se il Paese potrebbe essere nuovamente minacciato, o come. Quello che abbiamo fatto… può sempre essere rifatto».

Questo invito a rimanere preparati, a considerare sempre «il peggio» come uno scenario possibile, dobbiamo considerarlo come il regalo di un caro amico – è un pezzo di mentalità elvetica che per decenni, in tempo di pace, non ci ha abbandonati, e che oggi siamo chiamati a riattivare per confrontarci a un mondo che non è più quello della fine del secolo scorso.

Con questa attitudine positiva, fedele al nostro ingegno e alla lungimiranza di chi ci ha preceduto, sapremo sicuramente rispondere in modo positivo alle avversità che il destino ha in serbo per il Paese – e continueremo a scrivere nuove pagine nella storia di questo Paese libero e democratico.

Se questi sono i pensieri che rivolgiamo alla Patria, nel giorno che le è dedicato, è vero che parlare di Svizzera – del nostro essere svizzeri – significa anche riflettere sulla nostra ticinesità, e sul posto che ci spetta nel contesto confederale.

Quando noi Consiglieri di Stato incontriamo ospiti che vengono dalle altre parti della Svizzera, spesso cerchiamo di spiegare loro le particolarità del Ticino spiegando che il nostro Cantone è come «un laboratorio».

Molte cose tendono a succedere prima a sud delle Alpi, anticipando dinamiche che poi interesseranno il resto del Paese.
L’esempio più clamoroso, negli ultimi anni, è stata la pandemia – con il Ticino che ha dovuto affrontare l’emergenza come prima regione svizzera, subito dopo la Lombardia.

Se questo ruolo di «laboratorio» appartiene al Ticino, nel suo rapporto con il resto della Svizzera, è altrettanto vero che il Mendrisiotto vive per certi versi una dinamica analoga, rispetto al resto del nostro Cantone.
Se il Ticino assomiglia a un cuneo di Svizzera infilato nell’Europa, e nel Nord Italia con i suoi 10 milioni di abitanti, è altrettanto vero che il Mendrisiotto è un triangolino al vertice di questo nostro cuneo.

Il rapporto con la dimensione di frontiera, che determina molte delle dinamiche che rendono unico il Ticino nel contesto svizzero, nel caso del Mendrisiotto è esasperato, nel bene e nel male.
Le dinamiche che voi conoscete, e i problemi che dovete affrontare, sono diversi da quelli di chi vive più a nord di voi – ed è giusto impegnarsi per fare in modo che siamo considerati di pertinenza di tutto il Cantone, e non di una sola regione.
Lo vediamo bene in queste settimane con la ristrutturazione della divisione Cargo di FFS, o con il dibattito sul futuro dell’autostrada – lo abbiamo visto negli ultimi anni con le discussioni sul mercato del lavoro, sui flussi migratori, sulla mobilità ferroviaria e sulla qualità dell’aria.

Ma il Mendrisiotto non è solo politica, e i temi politici non esauriscono la vivacità e l’interesse della vostra regione per il resto del Cantone.

Proprio in questo giorno di festa nazionale, l’idea che vorrei condividere con voi è che nel Mendrisiotto ci sia ancora un’energia vitale che il resto del Cantone ha spesso perduto di vista – e che sarebbe bello che ci aiutaste a reimparare.

Un paio di mesi fa il vostro redivivo Football club si è giocato la promozione in Seconda divisione.
Alla partita di spareggio che si è giocata a Sementina non è un’esagerazione dire che si è vista riunita metà della popolazione di Chiasso, sindaco compreso…
Non è una cosa che sarebbe successa per nessun’altra Città del nostro Cantone.
Non è un dettaglio, e non è solo calcio.

Il tessuto sociale del Mendrisiotto porta in sé una forza vitale vibrante, che si esprime in molti modi – dai carri allegorici per il carnevale, che ogni anno fanno ovunque incetta di premi, alle vivaci sezioni scout, dalla vita culturale alle sagre di paese, fino al panorama dei bar di quartiere.
È una forza profondamente svizzera, perché è animata dalla voglia delle singole persone di mettere a disposizione della collettività il meglio che hanno – il loro tempo, le loro energie, la loro esperienza e anche, perché no, un po’ del loro denaro.
In queste espressioni della vita comunitaria vediamo l’anima dello spirito di milizia che è all’opera in ogni elemento dell’identità svizzera – dalla politica all’esercito, dallo sport alla cultura.

Per i prossimi mesi e anni, auguro quindi con tutto il cuore al Mendrisiotto di conservare questa forza, fatta di persone e gruppi in cui queste persone si riuniscono per lavorare insieme.

E vi auguro anche di riuscire a esportare, a tutto il resto del nostro Cantone, un po’ di questa energia – per riscoprirci davvero comunità, e per mettere a frutto tutto il bello e il buono che c’è in Ticino.

Siamo un pezzo della Svizzera, felice di essere Svizzera.
Ma siamo anche e prima di tutto un Cantone magnifico, fatto di persone magnifiche.
Un Cantone che ha davanti a sé un futuro radioso, se tutti insieme continueremo ad aiutarci a vicenda a costruire ciò che va costruito, a migliorare ciò che va migliorato, e a riparare ciò che va riparato.

Grazie a tutti per la vostra presenza a questa festa nazionale.
Viva la Svizzera, viva il Ticino – e viva il Mendrisiotto!

Norman Gobbi

Pianificazione del comparto della Giustizia del Luganese: i lavori proseguono

Pianificazione del comparto della Giustizia del Luganese: i lavori proseguono

Comunicato stampa

Nella seduta dello scorso 2 luglio, il Consiglio di Stato ha approvato i contenuti del Rapporto di valutazione del preposto Comitato guida in merito alla pianificazione logistica del comparto della Giustizia del Luganese. Gli scenari identificati sul territorio della Città di Lugano a seguito della grida pubblica saranno approfonditi e valutati nel dettaglio, unitamente a ulteriori scenari frattanto identificati a livello cantonale. Il Rapporto finale è atteso nell’autunno 2025.

Il Consiglio di Stato ha approvato i contenuti del Rapporto di valutazione allestito dal preposto Comitato guida – presieduto dalla Direttrice della Divisione della giustizia e che vede la partecipazione di rappresentanti del Dipartimento delle istituzioni, del Dipartimento delle finanze e dell’economia e del Consiglio della magistratura –, concernente la pianificazione logistica del comparto della Giustizia del Luganese, prontamente attivato dopo l’esito della votazione del 9 giugno 2024 sul nuovo Palazzo di giustizia di Lugano.

Le valutazioni, svolte dal Comitato guida d’intesa con la Sezione della logistica, si sono basate sugli indirizzi strategici approvati dal Governo nell’autunno 2024 per il comparto della Giustizia del Luganese, con in particolare la definizione di 4 blocchi di Autorità e Uffici interessati dalla pianificazione, nonché sulle risultanze della pubblica raccolta di offerte di spazi in locazione o di acquisto di spazi o terreni indetta il 29 novembre 2024.  

Il Governo ha approvato gli scenari identificati dal Comitato guida sul territorio della Città di Lugano, unitamente a ulteriori scenari frattanto identificati a livello cantonale, demandando gli approfondimenti e le valutazioni di dettaglio degli stessi. Il Consiglio di Stato ha quindi autorizzato la Sezione della logistica a informare i partecipanti alla grida pubblica, sia in relazione alle proposte d’offerta che non saranno tenute in considerazione, sia con riferimento alle proposte oggetto delle ulteriori valutazioni.  

Viste le valutazioni promosse nei prossimi mesi e il coinvolgimento dei partecipanti alla grida pubblica, non verranno rilasciate altre informazioni, rimandando alla comunicazione ufficiale del Governo a fronte del Rapporto finale atteso entro il 31 ottobre 2025.