Il lavoro politico inizia con l’ABC

Il lavoro politico inizia con l’ABC

La politica più vicina ai cittadini, essere consiglieri comunali tra sfide e soddisfazioni

Era il 14 aprile 1996 quando Norman Gobbi muoveva i primi passi nella vita politica, entrando in Consiglio comunale a Quinto per la Lega dei Ticinesi. Appena diciannovenne aveva deciso di mettersi a disposizione della propria comunità, partendo dal livello più vicino ai cittadini, là dove la politica assume un volto concreto e quotidiano. « Ero rimasto colpito dalle idee del Nano », ricorda. « Ho visto nella Lega un movimento che lottava per la difesa degli interessi del Canton Ticino, con un forte desiderio di preservare l’identità del nostro territorio. Non è stato facile all’inizio, avevo appena raggiunto la maggiore età e mi sono trovato confrontato con colleghi navigati ». Un ingresso precoce, ma già l’anno successivo, nel 1997, Gobbi assume la presidenza del Consiglio comunale e nel 2008 viene eletto Municipale alla guida del Dicastero sicurezza ed economia pubblica. «Non era evidente fare il leghista nelle valli a quei tempi», osserva. « C’era un confronto diretto, talvolta troppo acceso, ma è stata una vera palestra politica ». Un cammino iniziato in un piccolo Comune di valle che richiama anche oggi il valore dell’impegno personale: mettersi a disposizione della propria comunità, con spirito di servizio e concretezza.

Segnali da cogliere
Impegnarsi in prima persona nella vita pubblica richiede tempo, dedizione e capacità di assumersi responsabilità. Chi lo fa mette in conto ore di preparazione, di discussione e inevitabilmente qualche mal di pancia. Emblematico quanto accaduto lo scorso dicembre in Consiglio comunale a Bellinzona. A seguito della dimissione di un consigliere comunale per motivi di salute, la lista dei subentranti è stata spulciata come non era mai successo prima. La prima subentrante ha detto no. Idem il secondo e il terzo. I motivi erano diversi, da questioni personali a professionali o di studio. La quarta papabile aveva invece nel frattempo cambiato domicilio. Anche a Chiasso la complicata sostituzione di una consigliera comunale ha riacceso i riflettori su un tema complesso: la difficoltà nel reperire candidati.

Una guida accessibile
Per sostenere chi decide di intraprendere questo cammino e fornire gli strumenti necessari fin dall’inizio, la Sezione degli Enti locali del Dipartimento delle Istituzioni ha pubblicato la nuova edizione dell’ABC del Consigliere comunale. Si tratta di una guida chiara e accessibile che accompagna passo dopo passo nella comprensione dei meccanismi istituzionali e nel ruolo di chi si mette al servizio della collettività. La pubblicazione è disponibile online sul sito internet www.ti.ch/sel e offre una panoramica completa sul funzionamento dei Consigli comunali, sui diritti e doveri delle consigliere e dei consiglieri, e sugli strumenti di partecipazione politica. La nuova edizione introduce importanti novità: grazie a link e codici QR, è possibile accedere a mini corsi digitali, video e risorse didattiche attraverso una piattaforma formativa dedicata. Un passo deciso verso una formazione più accessibile, concreta e al passo con i tempi.

Mettersi a disposizione
« Con questa nuova edizione dell’ABC compiamo un passo importante verso una formazione più moderna che risponde ai bisogni concreti di chi opera nei nostri Comuni», sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni. «È anche un modo per incentivare l’assunzione di cariche pubbliche e facilitare il compito a chi decide di intraprendere questo percorso». E tornando indietro cosa direbbe oggi il Consigliere di Stato al Norman Gobbi diciannovenne appena eletto in Consiglio comunale a Quinto? «Gli direi di essere coraggioso, lo preparerei a un viaggio sulle montagne russe. Gli direi che dev’essere fiero di impegnarsi per il suo Cantone e per il suo Comune e che dopo 30 anni avrà qualche capello bianco ma ancora lo spirito degli albori».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 aprile 2026 de Il Mattino della domenica

Aggregazione Gordola e Lavertezzo: istituita la Commissione di studio

Aggregazione Gordola e Lavertezzo: istituita la Commissione di studio

Comunicato stampa

Dando seguito all’istanza dei due Municipi, il Consiglio di Stato ha formalizzato l’avvio della procedura aggregativa tra Gordola e Lavertezzo istituendo la Commissione di studio incaricata di elaborare una proposta di aggregazione in un unico Comune.

Lo scorso 29 settembre 2025 i Municipi di Gordola e Lavertezzo hanno sottoscritto e trasmesso al Consiglio di Stato un’istanza congiunta per l’avvio di una procedura di aggregazione tra i loro Comuni. Qualche mese prima, il 25 giugno 2025, il Governo aveva deciso la chiusura del progetto aggregativo tra il Comune di Lavertezzo e quello di Locarno, decisione contro la quale alcuni cittadini di Lavertezzo hanno presentato ricorso al Gran Consiglio. Quest’ultimo ha respinto il ricorso nella seduta del 23 febbraio 2026 e a fine marzo la decisione di chiusura della procedura aggregativa che coinvolgeva anche Lavertezzo è infine divenuta definitiva.
Il Governo si è quindi ora pronunciato sulla richiesta di Lavertezzo e Gordola, approvando l’istanza e nominando una Commissione di studio che ha il compito di preparare un progetto di Comune aggregato. Va ricordato che da tempo i due Comuni hanno comunque già intrapreso concreti passi per approfondire l’ipotesi di una loro unione.
Il progetto si inserisce in modo coerente nell’approccio promosso dal Cantone, che predilige le iniziative promosse dal livello locale, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione e del servizio alla cittadinanza. La proposta coinvolge due Comuni confinanti appartenenti al medesimo comprensorio definito nel PCA ed è pertanto pienamente in linea con gli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni.
La Commissione di studio, composta da tre membri per Comune designati dai rispettivi Municipi, è così composta:
– per Gordola: Damiano Vignuta, Sindaco, René Grossi, Vicesindaco e Nicola Domenighetti, Municipale
– per Lavertezzo: Andrea Berri, Sindaco, Mehmet Göksungur, Vicesindaco e Claudio Zanierato, Municipale  

La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(Immagine: gordola.ch)

Nuova edizione dell’ABC del Consigliere comunale

Nuova edizione dell’ABC del Consigliere comunale

Comunicato stampa

È disponibile l’edizione aggiornata al 2026 dell’ABC del Consigliere comunale. La pubblicazione in formato digitale, completamente rivista, integra importanti novità, tra cui contenuti multimediali e percorsi di autoformazione accessibili online. Il manuale – disponibile tramite il sito internet www.ti.ch/sel – è destinato alle consigliere e ai consiglieri comunali, ma rappresenta uno strumento utile anche per funzionarie, funzionari e cittadine e cittadini interessati al funzionamento delle istituzioni locali.

L’ABC del Consigliere comunale è da anni un punto di riferimento per chi opera all’interno dei legislativi comunali. La nuova edizione 2026 è completa e sostituisce integralmente la versione del 2012 e i successivi aggiornamenti, offrendo un testo adattato alle più recenti modifiche legislative, in particolare della Legge organica comunale (LOC), del relativo regolamento di applicazione (RALOC) e del Regolamento sulla gestione finanziaria e sulla contabilità dei Comuni (RGFCC), nonché di altre normative rilevanti.
La struttura della pubblicazione – da qualche anno disponibile unicamente online – rimane invariata e si articola in capitoli introduttivi accompagnati da schede di approfondimento. Essa fornisce le nozioni di base sul funzionamento del Consiglio comunale, sui diritti e sugli obblighi delle consigliere e dei consiglieri comunali e sugli strumenti di partecipazione a loro disposizione. Il manuale tratta inoltre temi quali regolamenti comunali, ordinanze municipali, convenzioni, referendum e iniziative comunali, nonché gli elementi essenziali della gestione finanziaria e della perequazione intercomunale.

Nuovi contenuti multimediali
Un’ulteriore novità della nuova edizione 2026 è rappresentata dall’integrazione di contenuti multimediali. Grazie a link e codici QR inseriti nel testo, è possibile accedere a minicorsi digitali, corredati da filmati e risorse didattiche, che illustrano in modo pratico e concreto alcuni aspetti del funzionamento dei consigli comunali. I contenuti sono disponibili accedendo al sito della Sezione degli enti locali alla piattaforma digitale www.formativa.org, sviluppata nell’ambito del progetto Interreg RigeneraTI-VA, volto a sperimentare nuove modalità di sviluppo delle competenze nel settore degli enti locali. L’accesso alla piattaforma è gratuito, ma è necessario registrarsi.
Questa evoluzione si inserisce nell’impegno del Dipartimento delle istituzioni volto a mettere a disposizione dei Comuni strumenti sempre più moderni, accessibili ed efficaci. In particolare, la Sezione degli enti locali è attivamente impegnata nel promuovere lo sviluppo delle competenze di chi opera nei Comuni e nei patriziati, anche attraverso l’utilizzo di canali digitali innovativi e percorsi di formazione continua. In questo contesto si inserisce anche il lavoro in corso per rafforzare gli strumenti del dialogo istituzionale tra Cantone e Comuni. In particolare, è stato avviato un gruppo di lavoro misto con l’obiettivo di migliorare la qualità, la tempestività e la circolazione delle informazioni, attraverso lo sviluppo di strumenti digitali moderni, facilmente accessibili e realmente utili nella gestione quotidiana delle attività amministrative.

Un supporto concreto per chi opera nei Comuni
«Con questa nuova edizione dell’ABC compiamo un passo importante verso una formazione più accessibile, aggiornata e vicina ai bisogni concreti di chi opera nei nostri Comuni», sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «L’integrazione di contenuti multimediali e lo sviluppo di strumenti digitali rientrano in una visione più ampia: rafforzare le competenze, migliorare la circolazione delle informazioni e sostenere un dialogo istituzionale sempre più efficace tra Cantone e Comuni. Allo stesso tempo, vogliamo facilitare il compito di chi si avvicina alla vita pubblica, contribuendo a contrastare le difficoltà che oggi toccano le istituzioni e incentivando l’assunzione di cariche pubbliche».
Attraverso questa nuova edizione dell’ABC, il Dipartimento delle istituzioni intende facilitare l’accesso alle informazioni tecniche di base e sostenere le consigliere e i consiglieri comunali nell’esercizio consapevole del loro ruolo, contribuendo così a rafforzare la qualità dei processi decisionali a livello locale e a favorire un rinnovato coinvolgimento nella vita istituzionale.

La pubblicazione e i contenuti multimediali sono accessibili gratuitamente nella fase pilota sulla piattaforma indicata. Per accedere ai minicorsi è necessario creare un account personale. Le indicazioni per registrarsi alla piattaforma www.formativa.org sono disponibili sul sito della Sezione degli enti locali www.ti.ch/sel nella pagina «Sviluppo delle competenze» del menu «Comuni».

Cantone e Comuni insieme per affrontare le sfide climatiche

Cantone e Comuni insieme per affrontare le sfide climatiche

Comunicato stampa

Come possono Cantone e Comuni affrontare insieme le sfide poste dai mutamenti climatici? È questa la domanda al centro della settima edizione del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni, in programma giovedì 23 aprile 2026, dalle 13.30 alle 18.30, presso l’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona. L’evento riunirà rappresentanti del mondo politico, istituzionale, tecnico e accademico per discutere strumenti, esperienze e prospettive legate all’adattamento ai mutamenti climatici.

Giunto alla sua settima edizione, il Simposio – promosso dal Dipartimento delle istituzioni e dal Dipartimento del territorio, con la partecipazione di MeteoSvizzera – si conferma quale momento privilegiato di incontro e dialogo tra Cantone e Comuni. In un contesto in cui il Cantone sta rafforzando la comunicazione e la collaborazione con gli enti locali, l’obiettivo è sviluppare modalità di lavoro sempre più efficaci, concrete e orientate ai risultati, capaci di rispondere alle trasformazioni in atto sul territorio.
L’edizione 2026 sarà dedicata al tema dell’adattamento ai mutamenti climatici, una tematica che riguarda sempre più da vicino il Ticino e le sue comunità. L’evento è organizzato congiuntamente dalla Sezione degli enti locali (SEL) e dall’Ufficio del clima e della decarbonizzazione (UCD), in collaborazione con MeteoSvizzera, che presenterà in questa occasione i nuovi scenari climatici nazionali «Clima CH2025».
Nel corso del pomeriggio si alterneranno momenti di approfondimento e spazi di confronto. Particolare rilievo sarà dato ai laboratori tematici, concepiti come momenti di lavoro partecipativi e orientati alla pratica, che permetteranno alle partecipanti e ai partecipanti di entrare in contatto diretto con esperte ed esperti dei diversi ambiti e di individuare interlocutrici e interlocutori di riferimento. In questo senso, il Simposio intende favorire non solo la condivisione di contenuti, ma anche la costruzione di relazioni, nella consapevolezza che la collaborazione passa anche attraverso la conoscenza.
In parallelo ai laboratori rivolti ai Comuni, è prevista una sessione dedicata di laboratori riservata agli ospiti di MeteoSvizzera, organizzata su un percorso specifico. Ad aprire i lavori sarà il Consigliere di Stato Claudio Zali, mentre nella seconda parte del pomeriggio interverrà il Consigliere di Stato Norman Gobbi. La giornata si concluderà con una tavola rotonda dedicata alle prospettive future della collaborazione tra Cantone e Comuni.  
L’invito è rivolto a politiche e politici comunali e cantonali, quadri e funzionarie e funzionari delle amministrazioni pubbliche, tecniche e tecnici comunali, nonché a partner esterni attivi nei settori energetico, climatico e della governance territoriale.

La partecipazione è gratuita, con iscrizione obbligatoria entro il 16 aprile 2026 tramite il modulo disponibile sul sito www.ti.ch/eventisel, dove è possibile consultare anche il programma dettagliato dell’evento.

Sovraffollamento delle carceri, il nodo dei rimpatri

Sovraffollamento delle carceri, il nodo dei rimpatri

La Svizzera supera di gran lunga la media europea – I trasferimenti nei Paesi d’origine sono complessi e i costi elevati con circa 380 franchi al giorno in Ticino

La Svizzera è uno dei Paesi nel continente europeo con più stranieri in carcere. In questa classifica si posiziona dietro a solo tre Paesi molto piccoli. Con il 72% di stranieri, supera di molto nazioni come la Germania, l’Italia e la Francia e la media europea del 25%.
Il trasferimento nel Paese d’origine per espiare la pena, dunque, ritorna un tema d’attualità. “Scontare la pena nel Paese d’origine è sempre la miglior soluzione per reinserire il detenuto nel suo Stato di provenienza. Quindi, a prescindere dal sovraffollamento delle carceri i trasferimenti tramite l’Ufficio federale di giustizia si fanno perché è un atto tra Stati”, spiega ai microfoni del Quotidiano Frida Andreotti, direttrice delle Divisione della giustizia Ticino.
Non solo un problema di sovraffollamento ma anche di costo per la collettività. In Ticino, il costo per detenuto è di 380 franchi al giorno. In un anno sono quasi 140’000 franchi. In casi particolari, come i minorenni, l’importo è ancora più alto.

I trasferimenti dal Ticino
Il Ticino è uno dei cantoni che trasferisce più detenuti con il loro consenso. “Nel corso degli anni abbiamo visto erodere il numero di persone che hanno beneficiato dei trasferimenti nel loro Stato d’origine, passando da 16 persone nel 2017 a 5 quest’anno”, continua Frida Andreotti.
“Ci sono stati casi in cui dei detenuti italiani hanno chiesto di espiare la propria pena nel Paese d’origine” racconta Norman Gobbi, Direttore del dipartimento delle istituzioni. “In passato, il Ticino si era fatto promotore di una richiesta quando c’era il problema con i criminali provenienti dalla Romania. La risposta ricevuta dall’Ufficio federale di giustizia, ma anche dal Dipartimento federale degli affari esteri, è stata negativa perché, in questo momento, non è possibile attuare questo tipo di misure”.
Il Partito liberale radicale queste misure le vorrebbe. Con una mozione chiede al Consiglio di Stato ticinese di fare pressione a Berna per negoziare accordi con gli Stati da cui provengono gli stranieri che hanno commesso reati in Svizzera, in particolare i Paesi del Nord Africa. Con le nazioni europee, una convenzione sul trasferimento esiste già, ma ha dei limiti. “Bisogna capire se il Paese d’origine del detenuto è disposto a prendere a carico il detenuto e capire il consenso del detenuto: alcuni decidono di scontare la pena qua per motivi di strutture, accoglienza e di presa a carico”, spiega Patrick Rusconi, granconsigliere.

Le tempistiche sono rallentate
Le tempistiche si sono allungate. “Soprattutto da parte dell’Italia, che era uno Stato dove venivano trasferiti diversi detenuti” spiega Andreotti. “Inoltre, dobbiamo calcolare che la pena del condannato sia sufficientemente lunga per permettere alle procedure di fare il loro corso: se ci sono stati in cui la lingua non è l’italiano, bisogna procedere a delle traduzioni e ci vuole del tempo. Le procedure richiedono tempo e si possono fare anche quando il detenuto non è d’accordo. Esiste un protocollo e proprio quest’anno abbiamo avviato le prime procedure senza il volere del condannato. Siamo nella fase iniziale, l’esito lo darà l’Ufficio federale di giustizia”.
Quali sono le condizioni per cui si può provare a fare una riammissione? Andreotti racconta che “gli Stati devono aver aderito a questo protocollo addizionale e il condannato deve avere una misura di espulsione o allontanamento dalla Svizzera”.

I rimpatri
I detenuti sono un costo e ogni Cantone paga per le sue carceri. Con il rimpatrio degli stranieri le cose cambiano. “Lo Stato medesimo che si assume l’esecuzione della pena, e decide di farlo, si assume i relativi costi”, aggiunge Andreotti.
Su circa 7’000 detenuti, nel 2004, solo una cinquantina sono stati rimpatriati. Gli accordi esistono, con quasi tutti i Paesi europei, ma spesso i trasferimenti sono solo su richiesta del detenuto e le carceri sono piene anche all’estero. “Con i Paesi extraeuropei è più difficoltoso. Il problema più grande del Ticino sono i detenuti del Maghreb: lì non ci sono degli accordi tra Paesi. Dobbiamo incarcerarli qui fino a espiazione della pena”, aggiunge Rusconi.
Intanto, per contrastare il sovraffollamento delle carceri, una soluzione d’urgenza è quella di mettere a disposizione dei prefabbricati con celle nel terreno della Stampa.

Il prezzo della discriminazione

Il prezzo della discriminazione

Quanto costa alla Svizzera la discriminazione? “Fino a 35 miliardi”

Parte da questo dato la Settimana contro il razzismo 2026, dedicata quest’anno alla gestione della diversità nel mondo del lavoro – In media lo stipendio di uno straniero è del 24% più basso di quello di uno svizzero

“Vorrei iniziare con una domanda apparentemente semplice: quanto costa la discriminazione? La discriminazione nel mondo del lavoro è una perdita di potenziale. Significa persone che non possono sviluppare pienamente le proprie competenze. Persone costrette a lavorare al di sotto delle loro qualifiche, persone ostacolate in modi diversi al momento dell’assunzione, nelle carriere. Vittime anche di disparità salariali non spiegabili”, così Michela Trisconi, delegata cantonale all’integrazione degli stranieri.
In Svizzera la discriminazione può costare fino a 35 miliardi di franchi, secondo la stima della delegata cantonale all’integrazione. E il mondo del lavoro è il contesto in cui avviene, nella maggior parte dei casi, il 52%.
“Io rappresento un settore che esporta oltre l’80%, quindi un settore aperto a livello internazionale, dove questi temi piano piano sono già entrati nei discorsi aziendali. Avremo sempre meno manodopera a disposizione, quindi è necessario veramente potenziare questi discorsi e anche altri”, dice alle telecamere del Quotidiano della RSI Stefano Modenini, direttore dell’Associazione Industrie Ticinesi.
Invecchiamento demografico e calo delle nascite rendono l’integrazione non più solo una scelta ma una necessità per il mercato del lavoro. Un caso virtuoso è l’Ikea, che nel proprio organico di 3’500 dipendenti, conta 103 nazionalità diverse e 310 rifugiati. “Il nostro obiettivo economico è quello di soddisfare la maggior parte delle persone, quindi c’è una forte diversità anche nel nostro gruppo di clienti. E avere una diversità interna significa specchiarci nella società che poi serviamo. E questo ha un beneficio indubbiamente economico”, dice Stefano Santinelli, Employee Experience Manager Ikea. L’integrazione, insomma, è una scelta strategica aziendale. “Viviamo sicuramente i valori nel momento in cui assumiamo le persone dall’esterno. Dopodiché abbiamo un codice di condotta dove tutte le persone della nostra organizzazione vengono formate annualmente. Sulla discriminazione, ad esempio, abbiamo zero tolleranza”.
A dimostrare quanta strada resti da fare un dato su tutti: in media lo stipendio di uno straniero è del 24% più basso di quello di uno svizzero.
“Lavoriamo alacremente per cercare di sensibilizzare da un lato i lavoratori o possibili vittime di razzismo rispetto ai loro diritti e come comportarsi in altre situazioni e come agire. E dall’altra parte cerchiamo di lavorare anche con le associazioni datoriali per cercare di elaborare anche dei documenti che possano portare a una maggior sensibilizzazione nelle aziende rispetto al tema del razzismo e delle discriminazioni razziali”, spiega Igor Cima, segretario sezione Sopraceneri UNIA.

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3612888

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3617706

 

Violenza contro le donne: il Consiglio d’Europa valuta i progressi di Svizzera e Ticino

Violenza contro le donne: il Consiglio d’Europa valuta i progressi di Svizzera e Ticino

Comunicato stampa

Mercoledì 11 marzo il Consiglio di Stato ha accolto in Ticino una delegazione del Gruppo indipendente di esperte ed esperti sull’azione contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica del Consiglio d’Europa (GREVIO). L’incontro si è svolto nell’ambito della visita in Svizzera volta al monitoraggio dell’attuazione della Convenzione di Istanbul.

La Svizzera figura tra i Paesi che hanno ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Per verificarne l’attuazione, l’organo indipendente incaricato dal Consiglio d’Europa – il GREVIO – effettua periodicamente dei monitoraggi nei diversi Stati aderenti. Nel Canton Ticino l’implementazione della Convenzione viene garantita per il tramite del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica con un coordinamento dei lavori affidato alla Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni. Completano l’attività in tal senso una serie di strategie cantonali parallele tra cui il Piano d’azione cantonale per le pari opportunità e il Programma cantonale di protezione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione di bambini e giovani.
Nell’ambito della recente visita in Svizzera, lo scorso 11 marzo una delegazione del GREVIO – ricevuta dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, dalla direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport Marina Carobbio Guscetti e dal direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa – ha incontrato oltre alle rappresentanti e ai rappresentanti delle associazioni della Società civile, diversi professionisti istituzionali confrontati al tema della violenza nei confronti delle donne, sessualizzata e di genere. Presenti in particolare, accanto alla Divisione della giustizia – che ha organizzato e coordinato la giornata –, rappresentanti del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati, la Polizia cantonale rappresentanti del potere giudiziario civile e penale e delle Autorità di protezione, l’Istituto di medicina legale, l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa e la Delegata per le pari opportunità. Oltre che sul tema della protezione rivolta nell’ambito di una procedura penale o civile alle persone toccate da queste forme di violenza, il GREVIO ha posto l’accento sull’attività di prevenzione e di promozione delle pari opportunità proposta nelle scuole, sull’attività di sensibilizzazione della popolazione unitamente a quella di formazione delle professioniste e dei professionisti confrontati a questi delicati temi.

Le iniziative a livello cantonale
La violenza domestica e la violenza di genere sono un grave problema che coinvolge l’insieme della società. Con il raggiungimento degli obiettivi presentati dal Consiglio di Stato nel Piano cantonale d’azione sulla violenza domestica (2021 e 2022) prosegue l’attività volta a prevenire la violenza, sostenere coloro che ne sono colpiti e perseguire le persone che commettono violenza. Nell’attesa della presentazione della nuova strategia nazionale – prevista per la fine del 2026 –molteplici nuove misure sono già state individuate dal Coordinamento istituzionale in ambito violenza domestica della Divisione della giustizia, in collaborazione con la rete di professioniste e professionisti attivi sul territorio. Collaborazioni che negli anni si rafforzano ed estendono vieppiù dai servizi essenziali, ai Comuni ticinesi e anche a enti, associazioni e servizi locali, al fine di garantire una diffusione capillare delle informazioni e soprattutto facilitare l’accesso agli aiuti a chi lo necessita.
Da un primo bilancio della visita, il GREVIO si è rallegrato di aver appreso, in diverse occasioni e pure per il nostro Cantone, che l’entrata in vigore della Convenzione di Istanbul in Svizzera ha segnato una svolta importante nel contrasto a queste forme di violenza, constatando i notevoli progressi realizzati in tempi brevi, dal 2022 ad oggi, data della precedente visita di controllo. Sulla base delle informazioni raccolte durante la missione, il GREVIO elaborerà una valutazione aggiornata. Il rapporto finale è atteso per l’autunno 2026 e conterrà nuove raccomandazioni rivolte alla Svizzera per rafforzare ulteriormente le politiche di prevenzione e di contrasto alla violenza nei confronti delle donne, sessualizzata e domestica.

Emergenze, predisposti 160 punti di raccolta in Ticino

Emergenze, predisposti 160 punti di raccolta in Ticino

Predisposti da inizio anno, i centri sono destinati a fornire assistenza alla popolazioni in situazioni straordinarie – L’elenco e il luogo dei rifugi sul portale della Confederazione

Da inizio anno sono stati predisposti sul territorio ticinese i punti di raccolta d’urgenza (PRU), destinati a fornire assistenza e informazioni ufficiali in caso di catastrofi o interruzioni dei servizi. Queste zone sicure sono nate dalla collaborazione tra autorità cantonali, Comuni ticinesi e l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP).
La rete ticinese conta ora 160 postazioni distribuite nei Comuni, solitamente in prossimità di strutture pubbliche. Questi centri vengono attivati quando i normali canali di comunicazione risultano compromessi, come durante blackout prolungati o eventi naturali estremi. La loro posizione è consultabile sul sito cantonale e sul geoportale della Confederazione.
“Le PRU servono principalmente per garantire la comunicazione d’urgenza con gli enti primo intervento: pompieri, ambulanze o polizia”, ha spiegato Ryan Pedevilla, capo della sezione del militare e della protezione della popolazione. Attraverso i punti di raccolta si avrà “una rete sicura che permetterà di comunicare anche qualora la rete pubblica non fosse garantita”. Qui il riferimento è ai dispositivi radio Polycom, in grado di garantire il collegamento con le autorità anche in assenza di telefonia o internet. La gestione operativa fa capo ai Comuni.
Con questa misura, il Ticino si allinea agli standard di protezione della popolazione già adottati dagli altri Cantoni svizzeri. L’apertura dei PRU sarà annunciata, in caso di necessità, tramite i media, la piattaforma Alertswiss e i canali comunali.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Emergenze-predisposti-160-punti-di-raccolta-in-Ticino–3597408.html

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3597954

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Nuovi punti dove andare in caso di emergenza

Cantone e Comuni presentano i 160 PRU (Punti raccolta d’urgenza) che saranno attivati dalle autorità in caso di necessità per fornire informazioni – Norman Gobbi: «Un posto sicuro dove poter ricevere rassicurazioni e una prima assistenza».
Si chiamano Pru – Punti di raccolta d’urgenza – e hanno il compito di fornire un primo appoggio sicuro per ricevere informazioni tempestive e assistenza in caso di situazioni speciali. Dal 1° gennaio di quest’anno in Ticino ne sono presenti 160, distribuiti in maniera capillare su tutto il territorio in modo che la popolazione possa raggiungerli nel più breve tempo possibile dal proprio domicilio. «Durante le situazioni straordinarie i normali canali di comunicazione potrebbero risultare compromessi o non funzionare. Ecco perché è importante avere un punto fisico, in prossimità di strutture pubbliche conosciute, dove la popolazione può recarsi per ricevere tutte le informazioni necessarie per gestire la situazione o altri tipi di assistenza», afferma il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. «Il principio alla base di questa iniziativa è semplice, non andiamo a inventare nulla di nuovo. Anzi potremmo parlare di riproporre un sistema ‘di una volta’ con gli accorgimenti tecnici necessari per rispondere alle situazioni attuali: un posto dove andare per sapere come comportarsi in situazioni critiche». Continua Gobbi: «Si tratta di un ulteriore tassello a favore della sicurezza. Ora però è importante che la popolazione si informi su dove si trova il punto più vicino a casa sua». Posizione geografica dei Pru che è consultabile sulla pagina www.ti.ch/pru. «Il 100% dei Comuni ha almeno un punto. Siamo completamente pronti e, in caso di bisogno, operativi».
I Pru non saranno in esercizio tutto l’anno, ma verranno attivati solo in caso di crisi o situazione d’emergenza su base comunale, regionale o cantonale a dipendenza del problema. Già, ma in quali casi potrebbero essere attivati? Durante la conferenza stampa di presentazione di questo nuovo servizio sono stati forniti alcuni esempi concreti: i blackout, che tolgono la corrente e mettono in difficoltà alcuni tipi di comunicazione (come quella attraverso la televisione); le siccità o i casi di catastrofe, come la tragica alluvione in Vallemaggia del giugno 2024. «Proprio quel caso – afferma Gobbi – ci ha dimostrato la necessità di avere una rete d’intervento capillare e in grado di raggiungere rapidamente la popolazione. Il crollo del ponte di Visletto ha tagliato il canale delle comunicazioni e di approvvigionamento. La popolazione, in questi casi, ha bisogno di sapere che c’è un posto sicuro dove poter ricevere rassicurazioni e una prima assistenza».

Informazioni, ma non solo
«Ogni Punto avrà almeno un responsabile comunale che si occuperà di fornire le informazioni ufficiali, gestire le chiamate di emergenza e dare aiuto», spiega il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla. L’apertura di un Pru sarà comunicata tramite l’applicazione Alertswiss, i canali ufficiali delle autorità e i media. Ogni punto sarà dotato di cartello di segnalazione, radio Polycom per garantire comunicazioni affidabili tra gli operatori attivi e gilet bianchi per riconoscere le persone a cui rivolgersi. Le postazioni potranno inoltre essere dotate di allacciamento elettrico, registri di controllo abitanti cartaceo e spazi operativi per la centralizzazione di beni di prima necessità. «A gestire i Pru saranno principalmente i responsabili comunali e non la Protezione civile», sottolinea Pedevilla. Un’altra funzione di questi punti può essere quella di “catalizzatore”. Dichiara il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione: «I volontari che si attivano in caso di necessità possono essere convocati e partire dai Pru. In questo modo è garantito un coordinamento efficace». Altri possibili impieghi di questi nuovi punti sono la distribuzione di materiale di prima necessità, come acqua o mascherine igieniche». Insomma, I Pru saranno adattati a dipendenza della situazione e delle necessità che si presentano. Uno strumento in più che va ad aggiungersi alla catena di pronto intervento.

Lo slancio arriva da Argovia
A dare il là all’implementazione dei Punti di raccolta d’urgenza, che sono presenti in tutta la Svizzera con oltre 2’900 sedi, è stato il Canton Argovia. Confrontate con la necessità di disporre di una rete efficace di intervento e informazione, vista la presenza di diverse centrali nucleari, le autorità argoviesi si erano attivate con la Confederazione. L’Ufficio federale della protezione della popolazione ha però deciso di estendere il concetto a tutto il territorio nazionale. «La confederazione fornisce le basi legali e le linee guida, il Cantone garantisce il materiale necessario e l’attuazione, i Comuni attivano e gestiscono i Punti. Un esempio concreto di come funziona il federalismo in Svizzera», riprende Gobbi.

L’esempio di Monteceneri
Cento Comuni, centosessanta Pru. Questo perché, complici anche le fusioni, un Punto solo non basta per un intero comune. Monteceneri, dove si è tenuta la presentazione ai media del nuovo servizio, ne è un esempio. «Abbiamo cinque quartieri indipendenti tra loro. Per garantire a tutti i cittadini di raggiungere facilmente un Pru era quindi necessario averne più di uno. Ne abbiamo quindi creati quattro», dichiara il segretario comunale di Monteceneri Curzio Sasselli. Trovate le ubicazioni si è poi passati al personale. «Attualmente abbiamo otto responsabili comunali, figure trovate all’interno del Comune che hanno seguito la formazione specifica. Un lavoro nel complesso non facile, ma un servizio importante per la popolazione».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 17 marzo 2026 de La Regione

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Ecco i punti di raccolta d’urgenza Gobbi: «Almeno uno in ogni Comune»

Sono in funzione da gennaio e possono aiutare la popolazione in caso di catastrofe.
Dal primo gennaio 2026 il Ticino dispone di una rete capillare di 160 punti di raccolta d’urgenza ( PRU): è quanto è stato sottolineato dal Dipartimento delle istituzioni durante una conferenza stampa al Centro diurno di Rivera. I siti, distribuiti su tutto il territorio cantonale e attivabili in caso di catastrofi naturali, black-out prolungati come altre emergenze diffuse, permetteranno ai cittadini di ricevere informazioni, assistenza oppure indicazioni operative direttamente da personale formato.

Notizie aggiornate e supporto
«Il cento per cento dei comuni ticinesi dispone di centri PRU», ha sottolineato il direttore DI, Norman Gobbi. «Questi luoghi sono un tassello fondamentale per la sicurezza del nostro Cantone». Infatti, in situazioni straordinarie, dalle frane alle interruzioni delle comunicazioni, la popolazione potrà recarsi nei centri per avere notizie aggiornate e supporto. La rete ticinese aderisce a un progetto nazionale promosso dall’Ufficio federale della protezione della popolazione. In questo modo, il Cantone si allinea agli standard già adottati nel resto della Svizzera. In totale, nella Confederazione sono oltre 2.900 i punti previsti. «Non inventiamo nulla di completamente nuovo – ha osservato Gobbi – ma riprendiamo e adattiamo alle esigenze attuali un sistema di sicurezza già esistente ». I siti rappresentano un ulteriore tassello a favore della sicurezza. «Per ora il sistema di allerta prevede sirene d’allarme, AlertSwiss, Radio FM e il dispositivo d’emergenza ICARO. In futuro vorremmo l’introduzione del Cell Broadcast, un sistema con il quale si viene avvisati via telefono con una notifica push», conclude Gobbi. Lo scopo dei centri PRU è quello di diramare informazioni ufficiali, dare e ricevere aiuto. Oltre a questo, l’eventuale apertura dei siti è indicata tramite l’applicazione per smartphone AlertSwiss, canali ufficiali e attraverso i media. Ogni centro di raccolta è dotato dell’apposito cartello di segnalazione e di una radio Polycom: «Quest’ultima garantisce il collegamento con le autorità anche quando i mezzi convenzionali non funzionano», ha ricordato da parte sua Ryan Pedevilla, Capo della sezione del militare e della protezione della popolazione. Per l’aspetto operativo, la responsabilità diretta spetterà ai Comuni, che attiveranno i centri solo quando necessario. «L’apertura avviene in caso di crisi – ha precisato Pedevilla – quando la situazione richiede un contatto diretto con la popolazione». E la Protezione Civile? «Ha compiti differenti, ad esempio in una situazione in cui le antenne per la telefonia mobile hanno bisogno di essere riparate con urgenza, gli sforzi dei militi sarebbero interamente dedicati ad esse», spiega Pedevilla.

Monteceneri fiore all’occhiello
Presente all’incontro con la stampa anche il segretario comunale di Monteceneri, Curzio Sasselli. Il Comune, nato da diverse aggregazioni, è un esempio di come i centri PRU possano essere diffusi sul territorio. Monteceneri, infatti, dispone di ben 4 siti e di 8 responsabili comunali formati. «Abbiamo scelto luoghi facilmente raggiungibili, anche a piedi», ha spiegato Sasselli. E non sempre sarà necessario aprirli tutti: «Se il problema riguarda solo una zona, si attiverà il punto più vicino». Come detto, il Comune dispone di 4 centri, «ma non vi è un minimo o massimo di centri, la decisione spetta ai vari Municipi», aggiunge ancora Pedevilla.
Oltre all’infrastruttura, è stata curata la preparazione del personale e l’informazione alla cittadinanza. «Lo scopo finale è offrire un posto dove trovare informazioni affidabili e un contatto diretto con l’autorità», ha concluso Sasselli.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 17 marzo 2026 del Corriere del Ticino

 

Cocchi: «La gente è sempre più nervosa»

Cocchi: «La gente è sempre più nervosa»

Il comandante della Polizia cantonale, in veste di presidente della CCPCS, commenta la situazione in Svizzera fra sicurezza e criminalità: «In dieci anni è cambiato molto, la gente è più sotto pressione e i social…»

Eventi tragici ed eccezionali, come l’incendio avvenuto a Crans-Montana (VS) o il più recente rogo di un’autopostale a Kerzers (FR), mostrano quanto situazioni improvvise possano mettere sotto pressione non solo il sistema di sicurezza e soccorso, ma anche l’intera società.
A commentare questi casi, in intervista con i quotidiani del gruppo CH Media, è il comandante della polizia ticinese Matteo Cocchi, nella sua veste di presidente della Conferenza delle e dei comandanti delle polizie cantonali (CCPCS).
In casi come questo – con elevati numeri di vittime, ma anche un forte impatto emotivo sulla popolazione – la chiave di volta è la cooperazione intercantonale, a tutti i livelli.
Una sinergia, questa, che diventa sempre più importante anche considerando un contesto – quello svizzero – che con gli anni è mutato, senza addolcirsi: «La gente è più nervosa», spiega Cocchi. Secondo lui, «ci sono più situazioni delicate rispetto a dieci anni fa».
Pur non trattandosi di un aumento uniforme di tutta la criminalità, si registra una crescita della disponibilità alla violenza e dei reati violenti.
Secondo lui, infatti, «le persone si arrabbiano più velocemente e reagiscono in modo più aggressivo».
Questo fenomeno è legato a diversi fattori sociali, tra cui l’aumento della pressione lavorativa e delle tensioni nella vita quotidiana. A ciò si aggiunge, secondo il comandante, un progressivo «indebolimento del rispetto reciproco tra le persone».
Un ruolo importante è svolto anche dai social media. Come spiega Cocchi, «con i social media è diventato molto facile insultare o minacciare qualcuno».
In passato chi voleva offendere o minacciare qualcuno doveva esporsi direttamente, nella pubblica piazza. Oggi, invece, molte persone si sentono più forti dietro uno schermo (e a una tastiera) e agiscono senza percepire immediatamente le conseguenze delle proprie parole. Questo, conferma sempre il ticinese, si traduce in un aumento statistico delle minacce.
Parlando di criminalità la percezione generale può divergere dalla realtà. Per certi versi la Svizzera è più sicura: «I furti negli ultimi anni sono diminuiti».
Tuttavia, altri fenomeni stanno aumentando, in particolare la violenza domestica, la propensione alla violenza e i reati violenti. Cocchi evidenzia che «questa è una tendenza che si è sviluppata soprattutto dopo la pandemia di Covid» e che riguarda l’intera Confederazione, «bisogna fare di più, soprattutto con la prevenzione».

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1911451/cocchi-la-gente-e-sempre-piu-nervosa

Punti di raccolta d’urgenza: i luoghi per la popolazione in caso di situazioni straordinarie

Punti di raccolta d’urgenza: i luoghi per la popolazione in caso di situazioni straordinarie

Comunicato stampa

Dal 1° gennaio 2026 sul territorio ticinese sono stati predisposti 160 punti di raccolta d’urgenza (PRU) destinati alla cittadinanza. La loro funzione principale è di offrire un primo punto di riferimento sicuro per ricevere informazioni tempestive e assistenza in caso di situazioni straordinarie. Questi luoghi, distribuiti in maniera capillare, sono il frutto di una stretta collaborazione tra le autorità cantonali, i Comuni ticinesi e l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP).

Durante le situazioni straordinarie, i normali canali di comunicazione potrebbero risultare compromessi o funzionare solo parzialmente. Per garantire un collegamento costante e diretto tra le autorità e la popolazione, il Cantone Ticino, in collaborazione con i Comuni ticinesi e l’UFPP, hanno organizzato 160 punti di raccolta d’urgenza (PRU) che saranno attivati in caso di eventi eccezionali come catastrofi naturali, interruzioni prolungate della corrente elettrica, o in generale in presenza di situazioni che comportano un pericolo diffuso. In questi luoghi, la cittadinanza potrà ottenere informazioni ufficiali aggiornate.
I punti di raccolta d’urgenza sono distribuiti all’interno dei confini comunali e si trovano in prossimità di strutture pubbliche. La posizione geografica di tutti i PRU è consultabile tramite la pagina www.ti.ch/pru oppure sul geoportale ufficiale della Confederazione.
In caso di situazione straordinaria, l’apertura dei punti di raccolta d’urgenza viene comunicata tempestivamente tramite i media tradizionali (come radio e televisione) dalla piattaforma Alertswiss (www.alertswiss.ch) e dai canali di comunicazione ufficiali del proprio Comune. La prontezza operativa e la gestione dei PRU sono riprese dai Comuni, che hanno designato un responsabile per la protezione della popolazione.
Tra il 16 e il 18 marzo 2026, presso il Centro d’istruzione della protezione civile di Rivera, ai responsabili comunali verrà consegnata una radio POLYCOM. Questo dispositivo, che fa parte della dotazione base di ogni PRU, garantisce la comunicazione d’urgenza anche quando i mezzi di comunicazione convenzionali non funzionano. A margine della consegna è previsto un momento di istruzione curato dai responsabili della Sezione del militare e della protezione della popolazione e dai servizi tecnici della Polizia cantonale. 
Con l’introduzione di questa rete, il Ticino si allinea agli altri Cantoni svizzeri, completando così l’implementazione a livello nazionale di una misura fondamentale di protezione della popolazione. Sebbene l’apertura dei PRU sia subordinata a situazioni straordinarie, i centri rimarranno presenti fisicamente sul territorio e costituiranno un tassello strategico della gestione delle emergenze e delle crisi a livello comunale, cantonale e federale.  

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito: www.ti.ch/pru.