La votazione consultiva sull’aggregazione tra Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate si svolgerà il 29 novembre 2026

La votazione consultiva sull’aggregazione tra Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate si svolgerà il 29 novembre 2026

Comunicato stampa

La cittadinanza di Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate si esprimerà in votazione consultiva domenica 29 novembre 2026 sul progetto di aggregazione che coinvolge i quattro comuni malcantonesi. Il Consiglio di Stato ha infatti approvato il rapporto preparato dall’apposita Commissione di studio e ha fissato la data della consultazione.

La procedura aggregativa è stata avviata nell’autunno 2021 con l’approvazione delle istanze formulate dai quattro municipi e l’istituzione di una Commissione di studio incaricata di presentare una proposta di unione tra Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate.  
La Commissione ha sottoscritto il proprio rapporto, realizzato con l’accompagnamento di un consulente esterno, nel novembre 2025 per poi trasmetterlo al Consiglio di Stato lo scorso 13 febbraio 2026, accompagnato dai preavvisi favorevoli dei quattro municipi e dei rispettivi consigli comunali (Aranno, Neggio e Vernate all’unanimità, a Bioggio 18 favorevoli, 6 contrari e 4 astenuti).  
Il Comune aggregato, che conterà una popolazione di circa 4’100 abitanti, prenderà il nome di “Bioggio” e verrà guidato nella prima legislatura da un Municipio di 7 membri e da un Consiglio comunale composto da 30 persone; successivamente, la composizione degli organi sarà stabilita dal regolamento del nuovo Comune. L’aggregazione consentirà una composizione più equilibrata delle componenti del gettito, in particolare tra persone fisiche e giuridiche, riducendo l’eccesso di dipendenza dall’uno o dall’altro e l’esposizione alle fluttuazioni congiunturali. Il moltiplicatore politico coordinato massimo prospettato nello studio è del 75%.  
Il rapporto individua una serie di investimenti strategici e azioni in linea con l’obiettivo di rendere Bioggio un Comune attrattivo per la residenza di nuove famiglie e rispondere alle esigenze dettate dall’evoluzione demografica. Per favorire la nascita del nuovo Comune, il Consiglio di Stato si è impegnato tra l’altro a chiedere al Gran Consiglio un contributo di 0,2 milioni per la riorganizzazione amministrativa e di 0,8 milioni per investimenti di sviluppo.  
Come auspicato dalla Commissione di studio, per poter assicurare un’adeguata informazione pubblica la votazione consultiva è stata fissata per domenica 29 novembre 2026, data già riservata per eventuali votazioni federali.

Un tuffo nella prevenzione: giornata dedicata alla sicurezza in acqua

Un tuffo nella prevenzione: giornata dedicata alla sicurezza in acqua

Sabato 14 marzo 2026, dalle ore 12.00 alle ore 18.00, Splash e Spa Tamaro ospiterà la seconda edizione di “Sicuri in acqua – Un tuffo nella prevenzione”, un’iniziativa dedicata alla promozione della sicurezza in acqua e alla sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione degli incidenti acquatici.
L’evento nasce dalla collaborazione tra Splash e Spa Tamaro, Croce Verde Lugano, Polizia cantonale, la campagna di prevenzione Acque Sicure e la Società di Salvataggio Paradiso, con l’obiettivo di diffondere una cultura della sicurezza acquatica attraverso attività pratiche e momenti informativi rivolti a bambini, famiglie e adulti.
Nel corso della giornata, il pubblico potrà assistere a simulazioni di salvataggio, partecipare a laboratori didattici e attività educative pensate per diverse fasce d’età, oltre a confrontarsi direttamente con professionisti del settore, a disposizione per fornire consigli utili e approfondimenti sulla prevenzione e sulla gestione delle situazioni di emergenza in acqua.
In occasione dell’evento sarà inoltre proposta una tariffa agevolata per l’ingresso Splash di 4 ore, acquistabile esclusivamente online in prevendita entro il 13 marzo.
Sicuri in acqua – Un tuffo nella prevenzione” rappresenta un’importante occasione di sensibilizzazione su un tema di grande rilevanza per la comunità, grazie al coinvolgimento di istituzioni ed esperti del settore.

https://www.splashespa.ch/it/altro/news-e-promozioni/marzo/un-tuffo-nella-prevenzione/

Donne nell’esercito svizzero, 40 anni di storia

Donne nell’esercito svizzero, 40 anni di storia

Livia Trojani è primo tenente, Sybille Freudweiler-Haab colonnello: due esperienze di una presenza ancora minoritaria, ma in crescita.

Oggi Livia Trojani è primo tenente dell’esercito svizzero. Il suo grado e la sua funzione sono uguali a quelli di altri ufficiali; le armi che ha in dotazione sono le stesse dei suoi commilitoni. “È logico”, si potrebbe pensare. E invece non è così: è il risultato di un lungo percorso.
La presenza femminile per l’esercito affonda le radici nel secolo scorso, tra associazioni e strutture parallele. L’ultima di queste, il servizio complementare femminile (SCF), è rimasto attivo fino al 1986. Da lì, il cambiamento è stato progressivo: prima la trasformazione in servizio militare femminile, poi (nel 1995) la nascita del servizio donne dell’esercito.
Con la riforma Esercito XXI, nessuna funzione è preclusa alle donne: stessa durata di servizio, stesso armamento, stesse missioni all’estero. Un solo elemento distingue ancora il percorso femminile: l’arruolamento, che rimane volontario.

Quando il reclutamento non è un dovere
Nei primi due corsi di ripetizione del 2026, su 15’432 militari tra reclute e quadri, 377 erano donne: il 2,4%. Una percentuale in linea con l’anno precedente, quando si attestava al 2,6%. Una presenza ancora minoritaria, ma in lenta e stabile crescita.
Tra le donne, troviamo anche il primo tenente Livia Trojani, ospite a Prima Ora. La scelta non era scontata: “Fino ai vent’anni non ci avevo nemmeno pensato. Poi un’amica è andata a fare la soldata. È la prima volta che mi sono detta: «perché non io?»”. A convincerla, anche il contesto — la voglia di qualcosa di diverso, durante la pandemia — e una domanda più profonda sul ruolo delle donne nella difesa del Paese: “Volevo farmi una mia opinione, anche di me stessa, e mi son detta: «Mi butto e vediamo»”. 
Una strada intrapresa anni prima anche da Sybille Freudweiler-Haab, colonnello. “Sono cresciuta in una famiglia dove fare il servizio militare era completamente normale: mia mamma aveva fatto servizio militare, mio padre, mio fratello…”, spiega. “Ero giovane, era interessante provare qualcosa di nuovo e quindi ho detto «sì», e ho partecipato con grande piacere”.
Non solo hanno deciso di entrare nelle forze armate, ma anche di avanzare. “Mi sono trovata bene nel sistema. Avevo un ruolo, avevo sempre più responsabilità e questo mi faceva sentire bene”, racconta Trojani. “Poi ho incontrato tantissima gente con lingue e origini diverse. Ho visitato la Svizzera”, scoprendo posti piccoli e nascosti, “che adesso conosco benissimo”.

La discriminazione
Il cammino, però, non è privo di ostacoli. La discriminazione esiste, anche se spesso si manifesta in forme sottili. “Non sono cose frontali”, ammette Trojani. “Sono piuttosto commenti, battute che possono sembrare piccole, ma quando le senti ogni giorno hanno comunque un effetto”. A cui si aggiunge la necessità di dimostrare il proprio valore: “Gli uomini ci vedono arrivare da donna, da tenente, si dicono: «vediamo cosa vale». Hanno sentito cose e magari hanno dei pregiudizi”.
Una dinamica confermata da Freudweiler-Haab, che ha vissuto la propria carriera prima dell’era MeToo: “La discriminazione c’è nell’esercito come nella società. L’esercito ne è sempre uno specchio”.
Sul valore aggiunto portato dalle donne, entrambe sono caute ma concordi: uomini e donne pensano in modo complementare. “Hanno un modo diverso di pensare, di reagire, di valutare una situazione: se lavorano insieme il risultato è sempre molto buono”, osserva Freudweiler-Haab. “Spesso non si risponde alla stessa cosa allo stesso modo”, aggiunge Trojani. “Penso che sia un buon indicatore che non si pensa allo stesso modo”.

La giornata informativa
Un nodo rimane aperto: la giornata informativa. Oggi le donne che vogliono informarsi sul servizio militare devono farlo quasi “di nascosto”, osserva Freudweiler-Haab: “Una donna oggi, per partecipare alla giornata informativa, deve chiedere congedo al suo datore di lavoro o alla scuola”.
Una situazione che entrambe vorrebbero cambiare. Per Trojani la risposta è semplice: “Abbiamo tutte il diritto di avere informazioni. Una giornata informativa obbligatoria avrebbe senso già solo per questo”. E non si tratta solo dell’esercito: “C’è anche la protezione civile, che ha la sua utilità nella società”. L’idea non è necessariamente rendere obbligatorio il servizio, ma abbattere la soglia d’accesso all’informazione.

https://www.rsi.ch/info/svizzera/Donne-nell%E2%80%99esercito-svizzero-40-anni-di-storia–3545842.html

(nella foto Livia Trojani)

«Vivere la montagna in sicurezza»: prevenzione valanghe ad Airolo-Pesciüm

«Vivere la montagna in sicurezza»: prevenzione valanghe ad Airolo-Pesciüm

Polizia cantonale e Soccorso Alpino in campo per sensibilizzare sci-escursionisti e ciaspolatori su rischi, formazione e uso dell’Artva.

Vivere la montagna in sicurezza, con la giusta formazione e la giusta esercitazione. È quanto si è cercato di fare con la giornata di prevenzione dei rischi legati alle valanghe, proposta nel quadro della campagna Montagne Sicure ad Airolo-Pesciüm. Sul posto erano presenti Gruppo ricerche e constatazioni della polizia cantonale e Soccorso Alpino Svizzero, per sensibilizzare su rischi e buone pratiche in materia di sci-escursionismo e racchettate. Ticinonews si è recata sul posto per saperne di più. 

La giornata
«È una giornata di prevenzione che effettuiamo periodicamente qui a Pesciüm. Qui c’è una piccola formazione teorica, e poi abbiamo installato un campo d’allenamento che simula i sepolti sotto la neve», ci spiega Stefano Mariani, responsabile del Gruppo ricerche e constatazioni. La seconda fase, di esercitazione pratica, si è svolta nel Centro di formazione sulle valanghe, uno spazio appositamente pensato per questo tipo di esercitazioni. Qui gli interessati hanno potuto sperimentare l’utilizzo dell’Artva, la sonda di rilevamento che viene utilizzata per individuare chi dovesse rimanere sepolto dalle valanghe. «Qui si testa con mano il proprio apparecchio, si simulano dei sepolti con delle piastre. L’utente arriva e cerca queste piastre. Una volta trovato deve sondare, sondando, con tre colpi sulla piastra. La stessa dà poi l’esito della ricerca», ci dice Matteo Umiker, caposoccorso della stazione di Lugano del Soccorso Alpino Svizzero.

Sensibilizzazione
La sensibilizzazione ha un ruolo particolarmente prezioso nel periodo del cambiamento climatico, che può rendere più pericoloso un pendio innevato. A maggior ragione, dal momento che si constata un aumento degli appassionati di sport di montagna. D’altra parte, ci sono diversi accorgimenti che permettono di vivere la montagna in sicurezza. «È fondamentale fare periodicamente corsi di formazione con degli esperti, guide alpine ed associazioni. È anche molto importante avere il materiale adeguato, come anche consultare il bollettino meteo. Del giorno della gita ma anche dei giorni precedenti», spiega ancora Mariani. Gli interessati potranno approfittare della prossima giornata di formazione che si terrà ad Airolo-Pesciüm, prevista il prossimo 8 marzo.

Balerna: stop al centro per migranti problematici a Pasture

Balerna: stop al centro per migranti problematici a Pasture

L’incontro tra la SEM, il Cantone e i rappresentanti di alcuni Comuni del Mendrisiotto ha portato a sospendere il piano per creare un’area separata – Si lavora su modifiche legali per limitare la libertà di movimento

Passo indietro, almeno provvisoriamente, da parte della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) che mercoledì mattina, dopo un incontro con il canton Ticino e i rappresentanti di alcuni Comuni del Mendrisiotto, ha annunciato il congelamento del progetto di una sezione separata al centro Pasture di Balerna destinato ai richiedenti asilo problematici.
Il cambiamento di rotta è stato anticipato alla RSI dal consigliere di Stato Norman Gobbi. “Questo incontro ha permesso di riattivare un dialogo che è mancato nell’intenzione loro di creare questo progetto pilota”, ha spiegato il direttore del Dipartimento delle istituzioni. Il progetto è stato congelato in attesa di approfondimenti legali e dell’avvio delle procedure edilizie di competenza comunale.
La preoccupazione principale riguarda la libertà di movimento. “Il centro è federale, ma è inserito in un territorio, quello del Basso Mendrisiotto e del Ticino”, ha sottolineato il consigliere di Stato. “Se all’interno si possono capire le motivazioni di avere un reparto separato, dall’altra parte bisogna tener conto che una volta usciti, questi impattano sul territorio in cui vengono ospitati”.
Un elemento positivo emerso dall’incontro, spiega Norman Gobbi, è la possibile modifica della legge federale per limitare la libertà di movimento dei richiedenti asilo problematici. Attualmente possono muoversi liberamente sul territorio creando disturbo.
I numeri del progetto parlano di meno di dieci posti, ma il problema non è quantitativo. “Una sola persona recentemente ha più volte fatto irruzione in un’azienda vicina al centro rubando direttamente dai furgoni, con dentro anche l’autista”, ha riferito il direttore del DI, citando circa trenta interventi di polizia in due mesi. “Queste persone devono avere un regime chiaro di disciplina ma soprattutto poi di una rapida espulsione”.
Soddisfatto della decisione di congelare il progetto il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni, che ai microfoni della RSI ha tuttavia espresso “la decisione di approfondire la tematica nelle prossime settimane”. Quanto a Balerna, “quello che noi abbiamo sempre contestato era il mantenimento sul territorio in modo duraturo” di persone che “per legge devono invece essere trasferite verso dei centri speciali, che oggi non esistono”, osserva il sindaco Luca Pagani, sottolineando che si tratta di persone che “delinquono sul territorio in modo ripetuto”: l’ultimo caso segnalato a Berna, aggiunge, è quello di “un richiedente l’asilo che ha richiesto più di 30 interventi della polizia”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Balerna-stop-al-centro-per-migranti-problematici-a-Pasture–3522346.html

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Pasture, sospeso il progetto per i migranti indisciplinati

È l’esito dell’incontro di mercoledì mattina a Chiasso. «È un passo nella giusta direzione»
La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha deciso di congelare, almeno temporaneamente, il progetto di una sezione separata per richiedenti asilo problematici al centro Pasture di Balerna. La comunicazione è giunta mercoledì mattina dopo un incontro tra i funzionari federali, le autorità cantonali – rappresentate dai Consiglieri di Stato Norman Gobbi e Raffaele De Rosa – e alcuni Comuni del Mendrisiotto, ovvero Chiasso, Novazzano e Balerna.
Secondo il direttore del Dipartimento delle istituzioni, che aveva anticipato la decisione alla Rsi, l’incontro ha permesso di riaprire un dialogo che era mancato nella fase iniziale del progetto pilota. Il congelamento servirà ad approfondire gli aspetti legali e ad avviare le necessarie procedure edilizie di competenza comunale.
Al centro delle preoccupazioni resta la libertà di movimento. Il centro è federale, ma inserito in un territorio abitato: se all’interno si può comprendere la logica di un reparto separato, all’esterno l’impatto sul territorio rimane un nodo sensibile. Da qui l’ipotesi, emersa come elemento positivo, di una modifica della legge federale per limitare la libertà di movimento dei richiedenti asilo problematici, attualmente liberi di spostarsi sul territorio.
I posti previsti sarebbero meno di dieci, ma il problema non è nei numeri. Gobbi cita una trentina di interventi di polizia in due mesi ed episodi ripetuti di furti in un’azienda vicina, compiuti dallo stesso individuo. «Queste persone devono avere un regime chiaro di disciplina ma soprattutto poi di una rapida espulsione».
Il sindaco di Balerna Luca Pagani, interpellato dal Corriere del Ticino, ritiene che questo sia un passo che va «nella giusta direzione». I tre sindaci dei comuni Momò avevano chiesto di «abbandonare il progetto» ma, al termine di un confronto «schietto e diretto» si è trovata una soluzione intermedia: stop al progetto pilota di sei mesi e valutazione di soluzioni che contemplino la gestione dei migranti indisciplinati anche all’esterno della struttura di Pasture.

https://www.tio.ch/ticino/cronaca/1905473/pasture-sospeso-il-progetto-per-i-migranti-indisciplinati

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Pasture, stop al centro per migranti problematici

Al test pilota del reparto securizzato di Pasture di Balerna-Novazzano per richiedenti l’asilo problematici è stato tirato il freno in partenza. Il progetto della Segreteria di Stato della migrazione (Sem) è stato congelato in favore di un approfondimento e del ripristino di un coinvolgimento che le istituzioni locali (Balerna, Chiasso e Novazzano) e il Cantone accusano essere mancato. È questo l’esito dell’incontro tenutosi al Centro federale d’asilo (Cfa) a Chiasso alla presenza del Segretario di Stato Vincenzo Mascioli, di Micaela Crippa, direttrice del Cfa di Chiasso, dei tre sindaci e del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e del suo collega di governo Raffaele De Rosa. La Sem lo definisce “un incontro produttivo”. Finalmente ora si dicono soddisfatte anche le autorità cantonali e comunali. Ad aprile – mese in cui doveva prendere avvio il nuovo modello – è previsto il prossimo incontro. L’obiettivo dichiarato, a livello federale, lo ricordiamo, era quello di sperimentare sul campo la creazione di una “area separata” al pianterreno di Pasture da riservare alle persone che “compromettono” il buon funzionamento delle strutture. Un nuovo “modello di alloggio”, così lo si definisce, immaginato proprio con l’intento, da un lato, di “agevolare la gestione dei Centri”, dall’altro, si chiarisce, di “rendere meno rigido il funzionamento degli ambienti comuni”. Alla ricerca di una formula efficace di convivenza all’interno delle realtà federali d’asilo, la Sem non ha fatto in tempo a dare voce ai suoi piani che sulla proposta, messa nero su bianco in una nota, si scatenava il dibattito. Cantone e Comuni, in estrema sintesi, oltre a lamentare di non essere stati consultati tempestivamente, hanno mal attutito il colpo della chiusura del Centro di Les Verrières, deputato fino a poco tempo fa ad alloggiare chi mostrava comportamenti in contrasto con la sicurezza e l’ordine pubblico, venendo meno alla legislazione vigente.

Un incontro ‘vivace’ durato un paio d’ore
Non nasconde la propria soddisfazione il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni perché si è giunti a un accordo, dopo un incontro durato circa due ore, che lui ha definito «vivace». Il progetto pilota per migranti problematici è stato contestato per il fatto «che qui sulla frontiera c’è già molta pressione. Però si è giunti a una conclusione: approfondire la tematica con anche la costituzione di una task force e per ora l’ipotesi Pasture è rinviata». Una buona notizia per voi? «Sì, la Sem ha compreso le nostre perplessità e ha garantito di non trasferire altri migranti problematici da altri centri a Pasture», risponde Arrigoni. La nota della Sem conferma: “Ricordiamo che il trasferimento di richiedenti l’asilo problematici da altri Cfa o regioni d’asilo a Pasture rimane assolutamente escluso. Questo nuovo concetto di alloggio è una misura operativa che si applica esclusivamente all’interno dei Cfa”. Qual è la criticità principale? «Il fatto che internamente è stata concepita una sezione separata per chi crea problemi, un numero tutto sommato ridotto, tra le 4 e le 6 unità, che però possono uscire dalla struttura – sostiene il sindaco di Chiasso –. Questo, dal nostro punto di vista, è già un primo controsenso ed è un grosso problema noto anche a livello federale e oggetto di almeno un paio di atti parlamentari, perché mancano le basi legali. Una nuova legge dovrebbe essere dibattuta nei prossimi mesi in Parlamento affinché chi non si comporta bene possa essere richiamato o sanzionato in qualche modo. Questo aspetto è stato riconosciuto da ambedue le parti». Per chiarire, Arrigoni cita un caso emblematico capitato di recente: «È successo che la stessa persona sia entrata tre volte a rubare in un’azienda e ogni volta è stata chiamata la polizia che l’ha fermata e riportata al centro di Pasture. Questi episodi vanno a sfavore del 99% di migranti che si comportano bene».

Balerna: ‘Manca coerenza’
«La decisione – lamenta Luca Pagani, sindaco di Balerna – era stata presa unilateralmente. Con questo incontro abbiamo cercato di ripristinare il mancato dialogo e di colmare la lacuna di fiducia che si era creata tra le autorità nei confronti della Sem». A preoccupare le istituzioni comunali «era il mantenimento duraturo sul territorio di persone che per legge dovrebbero essere trasferite in strutture speciali per problemi di ordine pubblico». Strutture che, indica Pagani, «attualmente non esistono, ma che la Legge prevede». In Svizzera «dovrebbero esserci 120 posti a disposizione per i richiedenti l’asilo problematici. Oggi non ce n’è neanche uno». Sono questi, secondo il sindaco, «i problemi che vanno affrontati e a livello nazionale». Nel progetto pilota «manca coerenza: è un controsenso voler separare le persone all’interno per poi lasciarle uscire con la stessa libertà di movimento di chi si comporta bene». Il Mendrisiotto «è una regione accogliente ma è chiaro che ci vogliano delle regole per garantire un’accoglienza che non entri in conflitto con il territorio e la popolazione. Vedremo se troveremo una soluzione condivisa», conclude Pagani. Sulla stessa lunghezza d’onda Sergio Bernasconi, sindaco di Novazzano: «Il nostro messaggio è passato». Bernasconi afferma l’esigenza di «trovare provvedimenti adatti e più incisivi in caso di infrazioni da parte dei richiedenti l’asilo. Se dentro può funzionare come concetto, fuori è il contrario». Altrimenti, aggiunge «sono i Comuni a dover gestire lamentele e preoccupazioni da parte dei cittadini». La chiusura del Centro di Les Verrières «desta preoccupazione. La Legge prevede uno o più centri del genere».

‘Occorrono strumenti concreti ed efficaci’
I tre Municipi intravedono, insomma, due violazioni alla LAsi, la Legge dell’asilo. Anche perché, si ricorda, al momento l’articolo 24a della LAsi “prescrive chiaramente il collocamento in Centri speciali, che può essere accompagnato da particolari misure restrittive della libertà di accesso al territorio”. Rispetto alla questione sicurezza, il comunicato della Sem ricorda che la competenza “è della polizia cantonale. La Confederazione sostiene i Cantoni con pattugliamenti all’esterno dei Cfa e con il pagamento di un importo forfettario (forfait di sicurezza) a sostegno del personale di sicurezza e di polizia. La sicurezza della popolazione nei dintorni dei centri federali d’asilo è una questione di fondamentale importanza”. Dal canto suo, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi parla di «un incontro necessario a seguito di una decisione unilaterale adottata dalla Sem senza il dovuto coinvolgimento delle autorità locali. Il dialogo è stato riattivato, e questo costituisce un elemento importante. Il progetto pilota è stato sospeso e attendiamo ora ulteriori approfondimenti sotto il profilo legislativo. Il confronto ha permesso di esprimere nuovamente con chiarezza le preoccupazioni di Comuni e Cantone e di sottolineare la necessità di disporre di strumenti concreti ed efficaci per la gestione dei richiedenti l’asilo problematici. Più in generale, abbiamo richiamato l’attenzione sulle criticità che il Ticino affronta quotidianamente nel settore dell’asilo».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 febbraio 2026 de La Regione

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Sospeso il progetto pilota

Riunite nella cittadina, autorità comunali, cantonali e federali hanno deciso di congelare il test che prevedeva la creazione di un’area separata per i migranti problematici all’interno del Centro federale d’asilo – Ora spazio ad approfondimenti, coinvolgendo i Municipi di Balerna, Chiasso e Novazzano che chiedono un approccio più ampio.

Migranti indisciplinati: tutto da rifare, o quasi. Detto in altre parole: non sarà creata un’area separata per i migranti problematici all’interno del Centro federale d’asilo (CFA) di Pasture. Almeno, non subito come era stato annunciatolo scorso dicembre. Perché il progetto pilota della Segreteria di Stato della migrazione è congelato, come si suol dire in questi casi. È stato deciso ieri mattina a Chiasso, durante l’incontro che vedeva seduti attorno a un tavolo il segretario di Stato della migrazione Vincenzo Mascioli, Michela Crippa, responsabile in seno alla SEM della regione Ticino e Svizzera centrale, i sindaci di Balerna, Chiasso e Novazzano e i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Raffaele De Rosa. Un incontro chiesto a gran voce dal Basso Mendrisiotto (e dal Cantone, vedi CdT del 30 dicembre), regione dove la preoccupazioni e reticenze per quanto prospettava la SEM erano emerse immediatamente.

Fiducia da ricostruire
«Il progetto è stato congelato, in attesa di approfondimenti. È un passo nella giusta direzione », riassume ed esordisce il sindaco di Balerna Luca Pagani. La richiesta iniziale avanzata dai tre sindaci, sostenuti dai consiglieri di Stato, ci viene spiegato, è stata di «abbandonare del tutto il progetto». Dopo un confronto «schietto e diretto» – aggiunge Pagani – si è trovato il compromesso: sospendere il test (che doveva durare sei mesi e iniziare in estate) per studiare insieme soluzioni che contemplino anche la gestione all’esterno del centro di Pasture dei richiedenti d’asilo che creano problemi. Abbiamo scritto «insieme » perché una delle critiche mosse alla SEM è stata, sin da subito, l’aver preso una decisione unilaterale senza coinvolgere le autorità locali. Un modo di agire che si cercherà ora di correggere. Un nuovo incontro tra le parti è già stato messo in agenda.
«Alle autorità federali abbiamo voluto far capire che il problema è il mantenimento duraturo sul territorio di persone che per legge andrebbero trasferite verso centri speciali, centri che però non ci sono anche se per legge dovrebbero esistere – prosegue Pagani riferendosi ai richiedenti l’asilo indisciplinati -. Il problema c’è e bisogna risolverlo, negarlo non serve. Se vogliamo risolverlo con il dialogo siamo i primi ad essere felici, altrimenti sarà un muro contro muro». Il sindaco di Balerna in questo caso si riallaccia alla decisione di attuare il progetto pilota a Pasture (così come a Flumenthal), presa senza interpellare i Municipi del Basso Mendrisiotto. Non per niente, non nega ancora Pagani, ieri mattina si è cercato anche di riallacciare dei rapporti che si erano un po’ incrinati: «Abbiamo cercato di riaprire il dialogo che era mancato quando la SEM ha preso una decisione unilaterale senza consultarci. Si è quindi cercato anche di risolvere una crisi di fiducia che era intervenuta tra autorità».

Dentro e fuori dai Centri
Con la decisione presa si volta quindi, per così dire, pagina. Partendo da un foglio bianco su cui, insieme, autorità comunali, cantonali e federali dovranno tratteggiare le misure da attuare per gestire quei migranti che infrangono le regole, dentro e fuori i Centri federali d’asilo. E la gestione della sicurezza all’esterno dei CFA è un punto fondamentale per le autorità locali. Una delle questioni da approfondire è quella dei Centri speciali, ma in generale delle «misure che possono essere prese a tutela del territorio».

Timori e «strumenti concreti»
Le richieste e le rivendicazioni del Basso Mendrisiotto sono state, come anticipato, sostenute dal Consiglio di Stato, rappresentato da Norman Gobbi e Raffaele De Rosa. «L’incontro ha rappresentato un passaggio necessario a seguito di una decisione unilaterale adottata dalla SEM senza il dovuto coinvolgimento delle autorità locali. Il dialogo è stato riattivato, e questo costituisce un elemento importante – reagisce il presidente del Governo Gobbi –. Il progetto pilota è stato sospeso e attendiamo ora ulteriori approfondimenti sotto il profilo legislativo. Il confronto ha permesso di esprimere nuovamente con chiarezza le preoccupazioni di Comuni e Cantone e di sottolineare la necessità di disporre di strumenti concreti ed efficaci per la gestione dei richiedenti l’asilo problematici. Più in generale, abbiamo richiamato l’attenzione sulle criticità che il Ticino affronta quotidianamente nel settore dell’asilo».

La visione della SEM
Il dialogo quindi è riaperto, come conferma anche la stessa SEM, a cui abbiamo chiesto un bilancio dell’incontro di ieri. Le posizioni delle parti sembrano in ogni caso sempre piuttosto lontane. «È stato un incontro produttivo», esordisce il portavoce della SEM Nicolas Cerclé, confermando che sarà seguito da «un secondo incontro alla fine di aprile per discutere nuovamente le prossime fasi del progetto pilota». A rimanere disallineate sembrano in particolare le posizioni sulla gestione della sicurezza fuori dai Centri: «La sicurezza all’esterno dei Centri federali d’asilo è di competenza della polizia cantonale. La Confederazione sostiene i Cantoni con pattugliamenti all’esterno dei CFA e con il pagamento di un importo forfettario (forfait di sicurezza) a sostegno del personale di sicurezza e di polizia. La sicurezza della popolazione nei dintorni dei Centri è una questione di fondamentale importanza per la SEM». Infine una precisazione sulla gestione di chi infrange le regole: «Il trasferimento di richiedenti l’asilo problematici da altri CFA o regioni d’asilo al CFA Pasture rimane assolutamente escluso. Questo nuovo concetto di alloggio è una misura operativa che si applica esclusivamente all’interno dei CFA». Ma questa per Pasture è eventuale musica del futuro.

I dettagli

Il piano annunciato e le reazioni politiche

Sei mesi di prova
La sperimentazione, della durata di sei mesi, implicava, lo ricordiamo, la separazione in una zona distinta del Centro di quei migranti (solo uomini e maggiorenni) che per via del loro comportamento sopra le righe rischiano di compromettere il funzionamento dell’intera sede (ad esempio chi si rende autore di comportamenti violenti nei confronti di altri richiedenti l’asilo e dei collaboratori del Centro o chi si è reso protagonista di atti di vandalismo). A Balerna l’area era prevista all’interno del CFA stesso.

Interrogativi al Governo
Del tema si è interessato anche il mondo politico, ad esempio il Gran Consiglio con un’interrogazione interpartitica sottoscritta da vari eletti del Mendrisiotto (primo firmatario Stefano Tonini) che avevano sottolineato i rischi per la sicurezza e la coesione sociale del mantenere sul territorio i richiedenti l’asilo con profili problematici.

Tentativo di truffa phishing a nome della Polizia cantonale

Tentativo di truffa phishing a nome della Polizia cantonale

Comunicato stampa

La Polizia cantonale informa che nelle scorse ore sono state inviate delle e-mail a privati cittadini, istituzioni e aziende nelle quali il destinatario viene falsamente accusato di aver commesso un reato grave. Nel messaggio viene richiesto di contattare le autorità entro 72 ore, con l’obiettivo di esercitare pressione e indurre a rispondere attraverso il link presente nel testo. Per rendere la truffa più credibile vengono indebitamente utilizzati il nome della Polizia cantonale e i riferimenti di funzionari di polizia. Si tratta di un tentativo di phishing.

Come proteggersi:

 – Non rispondere e non fornire dati personali o sensibili
 – Non cliccare su link e non aprire allegati
 – Verificare sempre attentamente l’indirizzo del mittente

Si rinnova l’invito a essere diffidenti in caso di e-mail che esortano a fornire dati personali e che affermano che se non si procede in tal senso vi saranno conseguenze (ad esempio perdite di denaro, denuncia penale, blocco delle carte).
Le persone che hanno ricevuto queste e-mail fraudolente sono invitate a inviare una segnalazione alla Polizia cantonale all’indirizzo prevenzione@polca.ti.ch.

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Finti poliziotti truffano in rete

https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/finti-poliziotti-truffano-in-rete?urn=urn:rsi:video:3518992

 

‘Carceri sovraffollate, situazione senza precedenti’

‘Carceri sovraffollate, situazione senza precedenti’

Sul fronte dell’occupazione – meglio, del sovraffollamento – delle prigioni ticinesi è ormai allarme rosso. Sono sempre più piene di detenuti.
“La situazione registrata dall’inizio dell’anno appare senza precedenti, toccando peraltro tutta la Svizzera, e richiede la valutazione di misure straordinarie per quanto ci riguarda”, avverte la direttrice, in seno al Dipartimento istituzioni, della Divisione giustizia Frida Andreotti in una comunicazione all’intero Consiglio di vigilanza – allargato – sulle strutture carcerarie cantonali, nel quale è pure rappresentata quasi tutta la magistratura penale.
Una comunicazione fatta venerdì “a nome del presidente” del citato organo, il capo del Dipartimento Norman Gobbi. I vertici delle Strutture carcerarie e della Divisione, con il coinvolgimento dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa e del Servizio di medicina penitenziaria, scrive Andreotti, “stanno esaminando interventi organizzativi immediati per alleviare la pressione”. Si sta valutando fra l’altro “il reintegro di personale di custodia e la possibilità di affidare compiti accessori ad agenzie di sicurezza privata”. I posti letto, aggiunge la responsabile della Divisione giustizia, “hanno dovuto essere aumentati, con tutte le conseguenze negative del caso. Trasferimenti oltre Gottardo e senza consenso nei Paesi d’origine delle persone sono al vaglio”.

Così venerdì scorso
I dati contenuti nella lettera indicano in maniera chiara l’estrema criticità della situazione. Si riferiscono all’occupazione delle strutture detentive nello stesso giorno della comunicazione, cioè venerdì 13 febbraio. Carcere penale La Stampa, destinato alle persone condannate a una pena privativa della libertà: “Tasso di occupazione superiore al 105%. Tale situazione incide direttamente sulla gestione del Carcere giudiziario, poiché, dal momento dell’autorizzazione dell’esecuzione anticipata della pena (oltre 20 persone in attesa), le tempistiche di trasferimento alla Stampa risultano dilatate per carenza di posti disponibili”. Carcere giudiziario La Farera, destinato alla carcerazione preventiva: “Tasso di occupazione del 110%. Per far fronte all’aumento della presenza si sta facendo puntualmente capo alla riconversione delle celle di rigore in celle ordinarie. La presenza di oltre 20 persone di sesso maschile in esecuzione anticipata della pena, di principio trasferibili alla Stampa, evidenzia l’effetto ‘collo di bottiglia’ determinato dalla sovraoccupazione del Carcere penale”. Sezione aperta Lo Stampino: “Tasso di occupazione attorno al 50%”. Celle di polizia (Cantonale) di Lugano e Mendrisio: “Occupazione pressoché al 100%”. Clinica psichiatrica cantonale: “Due persone collocate in camere securizzate per ragioni mediche”. Rileva Andreotti: “Nel complesso per le strutture chiuse si può parlare di un’occupazione totale prossima al 110%”.
Si registra dunque un “forte e persistente” sovraffollamento. Una situazione, di cui il Consiglio di Stato “ha preso atto”, che da un lato “ha ritardato i lavori per la completazione della nuova Sezione femminile al Carcere penale, lavori che verranno avviati per la fase conclusiva in questi giorni”, e dall’altro “rende necessario il collocamento temporaneo di persone in stato di carcerazione preventiva nelle celle di Polizia di Lugano e Mendrisio oltre i termini di omologazione delle celle”.

‘Conseguenze’ e ‘forte preoccupazione’
Il 2025, si ricorda nella recente missiva, è stato caratterizzato “da livelli di occupazione costantemente prossimi alla capacità massima e, in diversi periodi, superiori alla stessa, con conseguente aumento della complessità gestionale e del carico operativo”. L’inizio del 2026 “presenta un ulteriore peggioramento della situazione”. Annota la responsabile della Divisione giustizia: “Il numero significativo di persone attualmente in esecuzione anticipata della pena lascia verosimilmente presagire un protrarsi della pressione su tutta la catena penale e da ultimo sulle Strutture carcerarie cantonali”. Questa situazione “incide in maniera significativa sull’operatività quotidiana e sul carico di lavoro di tutto il personale operante all’interno delle Strutture carcerarie – agenti di custodia, capi arte, servizi amministrativi, operatrici e operatori sociali, nonché il Servizio di medicina penitenziaria – che continua a garantire professionalità, senso di responsabilità e qualità nell’adempimento dei propri compiti anche in un contesto particolarmente gravoso”.
Insomma, c’è “una forte preoccupazione”, anche “per l’evoluzione della situazione”, si legge nella comunicazione al Consiglio di vigilanza. Eloquenti le parole pronunciate lo scorso giugno in Gran Consiglio dal deputato del Plr Patrick Rusconi, autore del rapporto sull’attività tra il maggio 2024 e il maggio 2025 della commissione parlamentare che sorveglia sulle condizioni detentive in Ticino: il sovraffollamento è “ormai cronico”, il sistema penitenziario “non può reggere questa pressione, il rischio è il collasso”. Nel resto della Svizzera non si sta meglio: da un’indagine di Keystone-Ats, pubblicata ieri, emerge che “praticamente tutti i cantoni” hanno prigioni sovraffollate.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 16 febbraio 2026 de La Regione

Sovraffollamento delle carceri, in cerca di una soluzione

Sovraffollamento delle carceri, in cerca di una soluzione

In Ticino, come negli altri Cantoni, gli spazi per i detenuti sono al limite – Norman Gobbi: “I processi logistici, purtroppo, richiedono tempi più lunghi rispetto alle necessità o alle emergenze”

Le carceri ticinesi sono sovraffollate, e non è una novità. Sia alla Stampa sia alla Farera, il carcere preventivo, lo spazio a disposizione non è più sufficiente e, nelle ultime settimane, si è raggiunto il record di presenze. In alcuni casi è necessario l’utilizzo delle celle di fermo della polizia come celle di detenzione preventiva.
È dunque urgente trovare una soluzione. Il tema, del resto, è sul tavolo dal 2024: si discute, infatti, della possibilità di installare alla Stampa dei container prefabbricati per creare nuove celle. Soluzione che, secondo Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato ticinese, potrebbe applicarsi d’urgenza senza passare dal Gran Consiglio.
“Ci sono delle limitazioni”, spiega Gobbi ai microfoni di SEIDISERA: “I processi logistici, purtroppo, richiedono tempi più lunghi rispetto alle necessità o alle emergenze. Inizialmente, durante il Covid, si pensava ad un momento transitorio, legato all’aumento dei traffici di droga. Oggi constatiamo che c’è anche un’elevata presenza di persone che, a seguito dei controlli svolti al confine, finiscono nelle nostre carceri”.
E lo Stampino? La sezione aperta in semi-prigionia del carcere penale potrebbe offrire degli spazi da destinare a celle chiuse? “Attualmente è sottoccupato ed è una misura di emergenza che stiamo valutando”, continua Gobbi. “Essendo una struttura aperta, prevede delle regole di impiego diverse: richiede degli accorgimenti logistici e un impegno di personale superiore. Stiamo lavorando con i collaboratori e stiamo discutendo con i sindacati per capire come possiamo affrontare queste sfide”.

Una situazione non soltanto ticinese
Non solo le carceri ticinesi, ma in generale quelle svizzere soffrono e sono sovraffollate. Non è infatti possibile, allo stato attuale, trasferire i detenuti in altri cantoni. Anche il personale è sotto pressione e per questo è stata approvata una nuova edizione della scuola di formazione di agenti di custodia, il cui bando verrà pubblicato prossimamente.

Verso il nuovo carcere femminile
Nel frattempo, è in fase di realizzazione il nuovo carcere femminile. Attualmente le detenute sono collocate alla Farera, ma con l’apertura della nuova area si potrebbero liberare diversi posti. “I lavori sono in fase conclusiva. Quando saranno terminati, potremo trasferire le donne attualmente ospitate alla Farera con l’espiazione anticipata in espiazione di pena presso la nuova sezione. Questo servirà a sgravare l’occupazione elevata al carcere preventivo”.
Resta il fatto che il sovraffollamento persiste ormai da due anni. Ai microfoni di SEIDISERA interviene anche Giulia Petralli, presidente della Commissione di sorveglianza delle condizioni di detenzione in seno al Gran Consiglio ticinese: “La soluzione di emergenza presuppone anche delle soluzioni alternative. Per noi sarà importante garantire ai detenuti delle condizioni di detenzione dignitose anche in questi luoghi non adibiti al 100% per una detenzione”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Sovraffollamento-delle-carceri-in-cerca-di-una-soluzione–3498577.html

Aperto il concorso per l’assunzione di nuovi Agenti di custodia in formazione

Aperto il concorso per l’assunzione di nuovi Agenti di custodia in formazione

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha pubblicato il concorso per l’assunzione di Agenti di custodia in formazione. La professione unisce compiti di sicurezza, gestione operativa e accompagnamento delle persone detenute nel loro percorso di reinserimento. Le candidate e i candidati selezionati seguiranno una Scuola di 8 mesi a tempo pieno, a partire dall’autunno 2026, al termine della quale – previo superamento degli esami – entreranno nel Corpo degli Agenti di custodia delle Strutture carcerarie cantonali, subordinate alla Divisione della giustizia. Una serata informativa è prevista il 24 febbraio. Il termine per le candidature è fissato al 31 marzo.

Il concorso rappresenta un’importante opportunità sia per chi si affaccia al mondo del lavoro, sia per chi ha già maturato esperienza e desidera inserirsi in un contesto dinamico e ricco di sfide, contribuendo attivamente alla sicurezza e alla gestione delle istituzioni penitenziarie del nostro Cantone, nonché al percorso di reinserimento sociale delle persone detenute.
Sono ammessi al concorso candidate e candidati tra i 21 e i 48 anni. Per rispondere alle esigenze del personale e favorire la conciliabilità tra lavoro e famiglia, già dallo scorso anno è stata introdotta la possibilità di un’assunzione a tempo parziale, al termine del percorso formativo svolto a tempo pieno e una volta superati gli esami.  

Una professione attrattiva
La professione di Agente di custodia è cambiata nel tempo ed oggi comprende una gamma più ampia di compiti e responsabilità, che spaziano dalla sicurezza alla gestione operativa, fino alla dimensione relazionale del ruolo.
La sicurezza resta un elemento centrale, ma non si limita più al solo controllo fisico delle strutture. Le agenti e gli agenti sono chiamati a monitorare e gestire sistemi tecnologici avanzati, come telecamere di sorveglianza, dispositivi di accesso controllato e strumenti per la gestione dei flussi di persone, oltre a interagire quotidianamente con le persone detenute.
Questa funzione richiede la capacità di instaurare relazioni professionali basate sul rispetto e sull’assenza di discriminazioni, nonché una predisposizione ad accompagnare le persone detenute nella gestione della quotidianità. Viene altresì promosso un clima sereno e costruttivo, nel giusto equilibrio tra il rispetto delle regole e l’ascolto delle necessità individuali. Le agenti e gli agenti rivestono dunque un ruolo fondamentale nel processo di rieducazione e reinserimento delle persone detenute, favorendo comportamenti responsabili e sostenendo le attività formative o lavorative intraprese durante la detenzione.
Per svolgere al meglio questa funzione è prevista una formazione iniziale a tempo pieno, seguita da un ampio programma di aggiornamento continuo a livello cantonale e nazionale, che conduce al conseguimento di un Attestato federale. Un titolo che garantisce un solido bagaglio di conoscenze e una preparazione sempre aggiornata, elementi fondamentali per affrontare una professione impegnativa e al contempo gratificante. 

Serata informativa
Per conoscere meglio la professione, il percorso formativo e le modalità di partecipazione al concorso, è prevista una serata informativa presso il Centro di istruzione della Protezione Civile a Rivera, martedì 24 febbraio 2026. L’evento potrà essere seguito anche in streaming all’indirizzo www.ti.ch/multimedia o successivamente sul canale YouTube Repubblica e Cantone Ticino. 
Il bando completo e tutte le informazioni necessarie sono disponibili sul sito www.ti.ch/concorsi
Il termine per l’inoltro delle candidature è fissato al 31 marzo 2026.  

Flyer – Serata informativa agenti di custodia

Carceri ticinesi oltre il limite, un problema ormai strutturale

Carceri ticinesi oltre il limite, un problema ormai strutturale

La Stampa e la Farera non hanno più posti a disposizione e le autorità sono sempre più spesso costrette a trovare soluzioni «alternative» In arrivo il credito sui prefabbricati – A mancare, oltre gli spazi, sono però anche le risorse umane: si aprirà (di nuovo) il concorso per agenti di custodia

Il sovraffollamento delle carceri ticinesi è ormai un tema ricorrente da diversi anni. «Carcere sovraffollato: se la soluzione è ‘creativa’», titolavamo ad esempio un articolo del 2 gennaio 2024, nel quale riportavamo dell’utilizzo delle «cellette» provvisorie della Polizia cantonale per ovviare alla mancanza di posti alla Farera, il carcere giudiziario per le detenzioni preventive. «Cellette» che, rispetto a quelle normali, non garantiscono lo stesso livello di diritti per i detenuti. Proprio in questi giorni, l’utilizzo di queste celle provvisorie (teoricamente omologate ‘solo’ per 72 ore) è tornato al centro dell’attenzione pubblica grazie alla segnalazione dell’avvocata Elisa Travella, dello Studio Nievergelt & Stoehr. L’uomo difeso dalla legale, infatti, è rimasto ben oltre le 72 ore consentite nelle celle di rigore, portando l’avvocata, appunto, a parlare di «condizioni al limite della dignità umana». Una puntuale situazione, ora rientrata, che rende bene l’idea delle conseguenze concrete di un sistema carcerario che ha ormai raggiunto il suo limite. Come confermatoci dalla direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, da questo punto di vista i dati (aggiornati a ieri mattina) parlano chiaro: il tasso d’occupazione alla Stampa è del 110% (con circa 145 posti disponibili), alla Farera del 107% (con 88 posti). Insomma, le due strutture ticinesi sono già oltre il loro limite. E all’orizzonte, nel breve periodo, non si intravvedono miglioramenti legati a previste scarcerazioni. «Mi risulta essere il caso più lungo che abbiamo avuto, legato a una serie di sfortunate circostanze», afferma Andreotti riguardo all’uomo detenuto nelle «cellette » di polizia per otto giorni. «In ogni caso, la visita medica nelle prime 24 ore viene sempre garantita», rassicura la direttrice, spiegando che «il tema dell’integrità fisica e psichica dei detenuti rimane importantissimo ». Anche se, conferma, «a causa del sovraffollamento alla Farera in casi puntuali bisogna ricorrere a queste soluzioni. Cerchiamo comunque di fare tutto il possibile per garantire condizioni dignitose, malgrado il contesto».

In tutto il Paese
Ora, guardando al di là del caso puntuale, Andreotti rileva che il tema del sovraffollamento non riguarda unicamente il Ticino, ma un po’ tutta la Svizzera, «con un aumento delle carcerazioni del 7% nel 2024 – confermato dal nostro punto di vista anche nel 2025 – e un’occupazione che si aggira attorno al 95%». Non è un caso, da questo punto di vista, che a inizio febbraio una rivolta – che ha coinvolto 32 detenuti per circa 3 ore – sia scoppiata nel carcere Bellechasse a Sugiez (Canton Friburgo). Una protesta, appunto, legata proprio alle condizioni di prigionia. Ma non solo. Sempre la scorsa settimana, anche le autorità retiche hanno parlato di una «situazione tesa» nelle carceri grigionesi, anch’esse ormai prossime al limite strutturale in termini di posti a disposizione. Una problematica diffusa, dunque, che non aiuta certo il Ticino: se anche le carceri del resto del Paese sono sovraffollate, i trasferimenti (che non riguardano però le carcerazioni preventive) diventano ovviamente più difficili.

Alla ricerca di soluzioni
Tornando al contesto ticinese, Andreotti spiega anche quali potrebbero essere le potenziali soluzioni per alleviare un po’ la situazione. Sul corto termine, come abbiamo già avuto modo di riferire lo scorso anno, dovrebbero giungere per il carcere della Stampa i cosiddetti «moduli abitativi-detentivi». Ossia, dei prefabbricati che permetterebbero perlomeno di aggiungere qualche posto al carcere penale. Su questo fronte, spiega Andreotti, «abbiamo già ricevuto il nullaosta dall’Ufficio federale e stiamo dunque preparando la richiesta di credito all’indirizzo del Governo e quindi del Gran Consiglio», che dovrebbe giungere nei prossimi mesi. Per quanto riguarda il carcere giudiziario, invece, la situazione potrebbe migliorare leggermente sul medio termine quando sarà ultimata la sezione femminile, il cui cantiere (come abbiamo riferito nell’edizione di sabato) è nelle fasi finali. Ciò, infatti, permetterà di portare le detenute alla Stampa, liberando qualche posto alla Farera.
Sul lungo (se non lunghissimo) termine, invece, sono ancora nelle fasi preliminari le discussioni per il futuro carcere della Stampa, la cui attuale struttura ha ormai concluso il suo ciclo di vita. Su questo fronte, spiega la direttrice, «la prossima settimana è previsto un incontro con il gruppo di lavoro chiamato a valutare il fabbisogno per le misure terapeutiche stazionarie». Anche per queste misure, infatti, i posti in Svizzera e in Ticino mancano da tempo. E, anche in questo caso, malgrado siano disposte dai giudici non sempre si riesce effettivamente a effettuarle a causa della mancanza di strutture dedicate.

Una questione di risorse
Detto ciò, resta un ultimo tema importante riguardo ai limiti strutturali delle carceri ticinesi: la mancanza, cronica, di nuovi agenti di custodia. Come dire: non è solo una questione di spazi, ma anche di risorse umane. Negli scorsi anni più e più volte sono stati aperti dei concorsi per agenti di custodia. Ma il problema, spiega Andreotti, non è ancora risolto e per questo motivo proprio domani sarà aperto un ulteriore concorso. Il messaggio della direttrice, da questo punto di vista, è chiaro: «Fatevi avanti».

Sotto la lente dei deputati
Del tema del sovraffollamento, va infine detto, si occupa da tempo anche la Commissione (del Gran Consiglio) di sorveglianza delle condizioni di detenzione. Nell’ultimo rapporto, stilato nel maggio dello scorso anno, un intero capitolo era infatti dedicato alla problematica. E, va da sé, anche quest’anno il tema farà capolino nel rapporto annuale della Commissione. «Partecipiamo regolarmente alle riunioni del Consiglio di vigilanza» riguardanti il sovraffollamento, «e il tema ci è dunque noto», spiega la presidente del gremio, la deputata Giulia Petralli (Verdi). Ma, alla luce della problematica, la commissione ha recentemente sollecitato un incontro con la Divisione della giustizia e con il consigliere di Stato Norman Gobbi per fare il punto della situazione. Riunione che, spiega Petralli, «si terrà nelle prossime settimane». Anche se, rileva la presidente, «sappiamo che purtroppo di alternative non ce ne sono molte» e anche che «la Commissione non può fare molto per risolvere la situazione, se non sensibilizzare tutti i colleghi (ndr. del Gran Consiglio) sulla necessità di investire più risorse» nel settore.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 10 febbraio 2026 del Corriere del Ticino