Progetto di sistemazione del fiume Cassarate Lotto 1 NQC: avvio lavori

Progetto di sistemazione del fiume Cassarate Lotto 1 NQC: avvio lavori

Comunicato stampa

Il Dipartimento del territorio (DT), in collaborazione con il Consorzio Valle del Cassarate e golfo di Lugano (CVC) e l’Agenzia Nuovo Quartiere Cornaredo (NQC), comunica che nella giornata odierna si è tenuta la cerimonia di avvio lavori di sistemazione del fiume Cassarate Lotto 1 NQC. L’evento, svoltosi in riva al fiume presso la Sede Scout Lugano 1915, è stato introdotto dai saluti del Presidente del CVC Urs Luechinger, del membro del Consiglio dell’Agenzia NQC Michele Armati, della Municipale della Città di Lugano Karin Valenzano Rossi, e ha visto la partecipazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi, di Katharina Edmaier della Divisione prevenzione dei pericoli dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), nonché di diversi ospiti e cittadini. Per illustrare la parte tecnica è intervenuto Samuele Bonacina dello studio d’ingegneria Comal.ch SA, in rappresentanza dei progettisti. Nel contesto dell’evento è avvenuta la posa dell’installazione artistica realizzata in collaborazione con il Centro scolastico per le industrie artistiche (CSIA).

L’intervento interessa il tratto compreso tra Ponte di Valle e lo stadio di Cornaredo, nei territori di Canobbio, Lugano e Porza, e rappresenta una tappa fondamentale del più ampio progetto di riqualifica del Cassarate.
La necessità di intervenire sul fiume Cassarate è emersa in seguito ai significativi eventi di piena verificatisi nel 2002 e nel 2003, che hanno evidenziato l’esigenza di migliorare la sicurezza idraulica del comparto. Parallelamente, l’evoluzione della legislazione federale e cantonale in materia di protezione delle acque e dei pericoli naturali, unita allo sviluppo dei grandi progetti urbanistici e viari del Luganese, ha portato a concepire una sistemazione fluviale moderna, capace di integrare sicurezza, qualità ambientale e valorizzazione dello spazio pubblico.
Su mandato del DT, nel 2006 è stato elaborato il progetto di massima per la sistemazione del Cassarate dalla confluenza con il Franscinone fino alla foce del Cassarate a Lugano. L’intervento è stato successivamente suddiviso in più tappe: la riqualificazione del Piano della Stampa, realizzata dal CVC tra il 2010 e il 2014, gli interventi alla foce del Cassarate, eseguiti dalla Città di Lugano tra il 2014 e il 2015, e infine il tratto urbano, suddiviso nei Lotti 1 e 2. Il Lotto 1 NQC costituisce quindi il naturale proseguimento di un percorso di riqualificazione iniziato ormai oltre quindici anni fa.
Nel 2016 il DT ha affidato la progettazione definitiva del Lotto 1 a un pool multidisciplinare, mentre il CVC ha assunto il ruolo di committente dell’opera. La domanda di costruzione è stata inoltrata nel 2019; il successivo iter autorizzativo e i tempi per le trattative espropriative hanno comportato un significativo prolungamento dei tempi prima di poter giungere alla fase esecutiva.
Il progetto coniuga la protezione contro le piene con la riqualificazione ecologica e paesaggistica del corso d’acqua. Oltre agli interventi di messa in sicurezza idraulica, prevede infatti la realizzazione della nuova “Piazza sul fiume”, la riapertura a cielo aperto e la rinaturazione del riale Ligaino, il miglioramento degli habitat acquatici a favore della fauna ittica, il collegamento con la rete ciclopedonale regionale, nuove piantumazioni di specie autoctone e un importante programma di contrasto alle neofite invasive, in particolare al poligono del Giappone. L’obiettivo è trasformare il Cassarate in un’infrastruttura verde capace di coniugare sicurezza, biodiversità, qualità paesaggistica e fruizione da parte della popolazione.
Con l’avvio della progettazione esecutiva nell’autunno 2025 si sono create le condizioni per l’apertura del cantiere, la cui conclusione è prevista entro la fine del 2028. La giornata odierna segna quindi l’inizio dei lavori di questa importante opera, che giunge alla fase realizzativa dopo un iter progettuale e procedurale lungo e complesso.
Il costo complessivo degli interventi è di circa 13 milioni di franchi, con un importante contributo da parte di Cantone e Confederazione nella misura dell’83%, mentre CVC e Agenzia NQC finanziano la rimanenza secondo una chiave di riparto prestabilita. I lavori dovrebbero concludersi entro la fine del 2028.
Anziché la posa della prima pietra, si è proceduto all’inaugurazione di un’installazione artistica sul tema del littering. Il progetto nasce dalla collaborazione tra il CVC e il CSIA, con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sul tema del littering attraverso il linguaggio dell’arte. Gli studenti hanno trasformato una riflessione personale sull’abbandono dei rifiuti nell’ambiente in un bassorilievo che invita il visitatore a interrogarsi sul rapporto tra l’essere umano, la natura e la società dei consumi. L’opera, la prima di quattro che verranno progressivamente installate nel comprensorio consortile, vuole essere non solo un elemento artistico, ma anche uno strumento di educazione e di consapevolezza, capace di stimolare comportamenti più rispettosi nei confronti dell’ambiente.

Val Colla e strada chiusa fino al 2028. Primo incontro pubblico

Val Colla e strada chiusa fino al 2028. Primo incontro pubblico

La frana del Lavinone non può essere fermata. La soluzione scelta è quella di convivere con un versante in movimento e ricostruire la strada sul tracciato attuale. La mobilità resta difficoltosa.

In Val Colla la strada cantonale tra Insone e Scareglia è chiusa al traffico da maggio 2025, a causa della frana del Lavinone. La mobilità nella regione resta quindi difficoltosa.
La riapertura è prevista per il 2028 e i prossimi passi sono stati illustrati dal Cantone alla popolazione mercoledì, nel corso di una serata pubblica a Tesserete.

Il primo incontro pubblico
Sono 15 mesi che la strada cantonale che collega la Capriasca e il quartiere di Val Colla a Lugano è interrotta e in 15 mesi questa è la prima volta che il Cantone, insieme alla città di Lugano e al Comune di Capriasca, incontra la popolazione. La strada è chiusa al traffico ma aperta a pedoni e ciclisti.

La frana non si può fermare
Quello che è emerso durante la serata, alla quale hanno partecipato una cinquantina di persone, è che la frana del Lavinone non può essere fermata. Questo è stato accertato. La soluzione scelta è quella di convivere con un versante in movimento e ricostruire la strada sul tracciato attuale. Costo dell’operazione 3,5 milioni di franchi, un costo interamente coperto dal Cantone. Questo progetto era già stato illustrato a fine giugno, quando si parlava di una riapertura tra la primavera e l’estate 2028.

Gobbi: “Tempistiche confermate”
“Le tempistiche sono confermate – ha dichiarato al Quotidiano della RSI il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, direttore incaricato della Divisione delle costruzioni -. Fortunatamente abbiamo anche iniziato le opere di consolidamento dell’area. Quello che volevamo fare questa sera non era dire “faremo”, ma “stiamo facendo”, proprio nell’ottica di garantire questa apertura per la primavera-estate 2028 – ha detto Gobbi -. Volevamo anche illustrare quelle che possono essere le soluzioni che già oggi possono essere praticate per raggiungere la Val Colla dalla Capriasca, visto che sul fondovalle comunque il collegamento esiste. È più lungo, lo sappiamo, chiede qualche minuto in più di percorrenza alla popolazione. Questa serata serve a dare una prospettiva positiva sul collegamento”.

Disagi e petizioni
E su quelli che sono i disagi per la popolazione si è parlato comunque in queste settimane, in questi mesi, perché prima della riapertura ci sono ancora due anni da affrontare e la viabilità alternativa, comunque, dà qualche problema. Il patriziato di Scareglia ha inviato anche una petizione per chiedere più collegamenti con AutoPostale. C’è poi la casa anziani a Colla.
Dal canto suo, Silvano Campana, presidente della Commissione di quartiere della Val Colla, ha dichiarato alla RSI che c’è malcontento anche per i trasporti pubblici. “Anche se hanno cercato di adeguare gli orari, la popolazione deve comunque fare un giro più lungo per scendere verso Tesserete”.

Le misure adottate
E i disagi sono emersi anche durante la serata pubblica. Norman Gobbi ha dichiarato al Quotidiano che sono state adottate diverse misure. “Da un lato ho discusso con AutoPostale, che mantiene i collegamenti esistenti, pur evidentemente con le difficoltà del collegamento pedonale fino a Scareglia. Dall’altra parte le strade di servizio che collegano Scareglia al fondovalle sono più difficoltose, ma qui, con la città di Lugano, interverremo per migliorare lo scambio dei veicoli lungo questi assi. Le tempistiche date sono precise, perché cercheremo di avere una procedura d’urgenza, in maniera straordinaria, per ripristinare un collegamento che, come ho detto questa sera, permette di garantire un collegamento stradale sicuro”.

La frana continua a muoversi
Intanto la frana continua a muoversi, 3-5 centimetri ogni anno. Jean Frédéric Kauffmann, geologo della sezione forestale, ha spiegato che i drenaggi “sono ancora in corso di realizzazione. Ci troviamo in un periodo di siccità prolungata. Abbiamo avuto temporali molto intensi negli ultimi giorni, anche a fine agosto, ma non sono i temporali che mettono in movimento la frana. L’efficacia dei drenaggi non è ancora stata provata. È stata osservata, durante le ultime precipitazioni, acqua che usciva dalle teste dei drenaggi”.

Il Monitoraggio
“La strada si muoverà con la frana – ha aggiunto Kauffmann -. Verranno adottati provvedimenti per mantenerla, per correggere le forze degli ancoraggi e comunque sarà monitorata”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Val-Colla-e-strada-chiusa-fino-al-2028.-Primo-incontro-pubblico–4071796.html

 

“Il cantiere che farà cambiare marcia a Lugano”

“Il cantiere che farà cambiare marcia a Lugano”

Sono entrati nel vivo i lavori del nuovo e moderno comparto urbano di Besso

Chi transita da Besso oggi vede ruspe in movimento, deviazioni stradali e un cantiere che viaggia a pieno regime. Da alcune settimane sono infatti entrati nel vivo i lavori del nuovo comparto. Un intervento che nel giro di qualche anno è destinato a rivoluzionare la mobilità di Lugano. Il progetto prevede una nuova rotonda, un autosilo, un sottopassaggio e soprattutto un nodo intermodale nel quale confluiranno 15 linee di autobus. Il tutto a pochi metri dai binari della stazione FFS e, in prospettiva, dalla futura rete tram-treno. «Questo progetto mostra concretamente cosa significa pianificare il territorio con uno sguardo rivolto al futuro» , sottolinea il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore incaricato della Divisione delle costruzioni del Dipartimento del territorio. «Stiamo ridisegnando un intero comparto strategico di Lugano creando un nodo in cui convergeranno ferrovia, autobus, traffico privato e, in futuro, il tram-treno. Un intervento destinato a cambiare profondamente la mobilità della città» .

Un nuovo cuore della mobilità
Besso si trova infatti al centro di alcuni dei principali assi di mobilità del Luganese: la ferrovia nord-sud, gli accessi da Besso e Sorengo e, in futuro, la rete tram-treno che collegherà la Valle del Vedeggio e il Malcantone. «La forza di quest’opera sta nella sua visione d’insieme» , spiega Gobbi. «Il bus deve dialogare con il treno, il trasporto privato con quello pubblico e ciò che costruiamo oggi deve integrarsi con le infrastrutture di domani». Una trasformazione che permetterà a tutta l’area di fare un salto di qualità liberandosi da colonne e traffico e parallelamente valorizzando il territorio. «Le grandi infrastrutture – precisa Gobbi – devono anche migliorare il contesto in cui si inseriscono. Besso è una delle porte di Lugano e l’obiettivo è renderla più accessibile e vivibile. Al termine dei lavori avremo un intero comparto urbano completamente ridisegnato, più moderno e meglio integrato nella città».

Costruire oggi pensando al futuro
La dimensione dell’opera emerge anche da quello che non è immediatamente visibile. Nella progettazione è stata infatti integrata la futura discenderia che consentirà di collegare direttamente la stazione di Lugano alla rete tramtreno. Per Gobbi è proprio questo uno degli aspetti più significativi dell’intervento. «Quando il Cantone realizza un investimento di questa portata deve essere lungimirante. Integrare già ora infrastrutture che serviranno tra diversi anni significa evitare di rincorrere gli sviluppi e soprattutto utilizzare bene le risorse pubbliche» .

La sfida del cantiere
I prossimi anni richiederanno inevitabilmente pazienza alla cittadinanza e all’utenza. Gobbi non lo nasconde, ma invita a guardare al risultato finale. «I cantieri non piacciono a nessuno e sappiamo bene che comportano disagi per chi vive, lavora e transita nella zona. Il nostro compito è limitarli il più possibile attraverso una pianificazione rigorosa. Ma è importante anche guardare a ciò che stiamo costruendo. Tra alcuni anni sarà difficile riconoscere quest’area: avremo un nodo moderno, efficiente e completamente integrato nella città. Oggi affrontiamo inevitabilmente i disagi di una grande trasformazione; domani resterà un’infrastruttura pensata per accompagnare Lugano nei prossimi decenni. È un patrimonio che lasceremo alle future generazioni » .

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 6 settembre 2026 de Il Mattino della domenica

Riaprirà la strada tra Corticiasca e Scareglia

Riaprirà la strada tra Corticiasca e Scareglia

Il Cantone imbriglia il Lavinone. La strada verrà ripristinata.

L’unica soluzione praticabile per riaprire il tratto tra Corticiasca e Scareglia dopo la chiusura causa rischio frana è il recupero del collegamento esistente con un intervento strutturale: il ponte verrà demolito e ricostruito Le ha analizzate tutte, il Dipartimento del territorio, le alternative per riaprire nel minor tempo possibile la strada cantonale tra Corticiasca e Scareglia dopo la chiusura, ormai tredici mesi fa (era il 14 maggio 2025), a causa di un aggravamento delle criticità geologiche nella zona del Lavinone. Un anno dedicato a monitorare la montagna, studiarla e tentare di capirla. Ed è emerso che il franamento non può essere arrestato, ma solo rallentato. Il morale della favola è che bisognerà quindi conviverci con l’instabilità del terreno. E l’unico scenario possibile e finanziariamente sostenibile, tra tutti quelli passati al setaccio, è il ripristino del collegamento stradale esistente con un intervento strutturale al ponte, che verrà demolito parzialmente e poi ricostruito prolungandolo di una quarantina di metri verso Insone. La prima fase dei lavori inizierà settimana prossima con dei drenaggi profondi al terreno tramite perforazioni. La cantonale tra
Corticiasca e Scareglia sarà riaperta, salvo imprevisti, nella primavera estate 2028. Fino a quel momento, il collegamento rimane percorribile unicamente da pedoni e ciclisti, mentre Scareglia è raggiungibile da Bogno e, per veicoli fino a 12 tonnellate, da Maglio di Colla.

Un ventaglio di scenari scartati
L’iter che ha portato a questa soluzione è stato spiegato in conferenza stampa dal consigliere di Stato e direttore incaricato della Divisione delle costruzioni, Norman Gobbi, dal geologo della Sezione forestale, Jean Frédéric Kauffmann, e dal capo dell’Ufficio della gestione dei manufatti, Marco Frangi. Prima di tutto, i servizi cantonali hanno analizzato e infine scartato per criticità alcuni tracciati alternativi esistenti già suggeriti nella petizione sottoscritta da oltre 1.400 cittadini che chiedeva al Governo soluzioni urgenti, come ad esempio la strada cantonale Insone-Mulini di
Randera oppure il collegamento comunale Maglio di Colla-Signôra. In seguito, è anche stato valutato se non si potesse bypassare l’area interessata dalla frana, costruendo ad esempio un nuovo tracciato a monte dell’attuale oppure addirittura un nuovo ponte dalla lunghezza di 270 metri. Niente da fare per entrambi gli scenari: troppe criticità anche in questo caso. Senza contare sia il tempo impiegato nella costruzione (almeno 6 anni) sia l’importante esborso economico per il nuovo manufatto, pari a circa 18 milioni di franchi, che comunque poggerebbe su un terreno in movimento. Per dirla con le parole di Gobbi, sarebbe come costruire «un gigante dai piedi di argilla: sicuramente utile a collegare, ma sarebbe instabile e la sicurezza verrebbe compromessa».
Convivere con l’instabilità Tutte le strade, quindi, hanno portato al recupero del collegamento attuale grazie a un intervento strutturale che consenta la «convivenza» con l’instabilità del terreno, perché «il Lavinone era, è e sarà in movimento ». Quindi, come e quando procedere? Ebbene, come accennato la prima fase dei lavori prenderà il via lunedì 22 giugno con il drenaggio profondo del pendio e durerà tre mesi. La seconda fase del progetto, con l’avvio delle opere del genio civile, scatterà nella primavera del 2027, e prevede la demolizione parziale del ponte esistente, la rimozione di vecchi blocchi di consolidamento e ancoraggi non più attivi, la ricostruzione del semiponte esistente con prolungamento dello stesso di circa 40 metri in direzione Insone e la ricostruzione del muro di controriva. Le nuove opere saranno fondate su micropali e munite di ancoraggi attivi da 35-40 metri. La riapertura del tratto stradale, come detto, è stato ipotizzato dal Cantone per la primavera estate 2028. E l’investimento complessivo per questa serie di opere ammonta a circa 3,5 milioni di franchi. È in corso l’elaborazione del messaggio governativo, che verrà sottoposto al Gran Consiglio con la clausola d’urgenza. Il Lavinone, lo ricordiamo, lancia segnali della sua instabilità da ben prima della costruzione della strada (in alcune immagini d’epoca risalenti al 1925 era già visibile lo scivolamento della massa rocciosa). Un fatto noto, tanto che da una quindicina d’anni i movimenti franosi del versante destro della valle di Scareglia sono sottoposti a monitoraggi
regolari, poi divenuti continui. E il principale fattore che alimenta il fenomeno sono le scarse qualità geotecniche della roccia e l’azione dell’acqua che penetra nel sottosuolo

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 19 giugno 2026 del Corriere del Ticino

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https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3831317

Il nuovo ponte di Visletto sarà agibile entro fine anno

Il nuovo ponte di Visletto sarà agibile entro fine anno

Visita al cantiere con le autorità, Gobbi: “Tempi e costi rispettati”

A meno di due anni dall’alluvione che ha duramente colpito la Vallemaggia, il Consigliere di Stato Norman Gobbi e gli ingegneri della Divisione delle costruzioni hanno incontrato il Municipio di Cevio per fare il punto sullo stato dei lavori nel cantiere per la costruzione del nuovo ponte di Visletto. Un momento di aggiornamento istituzionale, ma anche un segnale di continuità e vicinanza alla Valle, che è ormai entrata pienamente nella fase di ricostruzione. Il manufatto militare sta svolgendo il suo compito e, da luglio 2024, permette la viabilità verso l’Alta Vallemaggia, ma comporta una serie di importanti limitazioni, oltre a essere un collegamento provvisorio.

Un segnale concreto di ritorno alla normalità
La ricostruzione del nuovo ponte è stata fin da subito una priorità per il Consiglio di Stato e il Dipartimento del territorio. I lavori sono iniziati a luglio 2025 e procedono spediti. “L’alluvione del giugno 2024 è una ferita ancora aperta per tutti – ha commentato il Consigliere di Stato incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi –. Il Governo è stato presente fin dall’inizio nella gestione della crisi, dimostrando la propria vicinanza alla Vallemaggia sia nella fase emergenziale sia in quella di ricostruzione. Arrivati a questo punto era importante confermare che il cantiere sta procedendo come previsto e discutere insieme i prossimi interventi. Questo dialogo ci permette di guardare al futuro con fiducia e di dare un segnale di ottimismo alle autorità e alla popolazione.”

Ponte: pronto a novembre 2026
Il nuovo ponte di Visletto verrà consegnato alla popolazione nei tempi previsti, a novembre 2026. Durante l’incontro, che si è svolto nella Casa Comunale di Cevio, i tecnici della Divisione delle costruzioni hanno illustrato la tabella di marcia. Allo stato attuale, tutte le principali opere di fondazione sono terminate. Da gennaio sono in corso i lavori di posa della carpenteria metallica e, a partire da maggio, seguirà l’esecuzione della sovrastruttura del ponte, vale a dire la parte portante destinata ad accogliere la pavimentazione stradale, le finiture e tutte le componenti funzionali. L’opera garantirà anche il funzionamento ottimale delle infrastrutture essenziali, come le condotte per l’evacuazione delle acque luride, la rete di approvvigionamento di acqua potabile, la fornitura di energia elettrica e i sistemi di comunicazione. L’investimento complessivo ammonta a 8.9 milioni di franchi – di cui 8.45 milioni per il manufatto e i raccordi stradali e 450 mila franchi.

Aiuti dalla Confederazione, le tempistiche bernesi…
Intanto scadrà a breve la consultazione del Consiglio federale con la proposta di stanziare un aiuto straordinario di 17 milioni, da suddividere tra le zone più duramente colpite dal maltempo nell’estate del 2024. Da Berna, per la ricostruzione dell’Alta Vallemaggia, dovrebbero arrivare circa 10 milioni di franchi aggiuntivi. Il Consiglio di Stato ha già risposto alla consultazione che scadrà il 12 marzo. “Metteremo nero su bianco le nostre ragioni – commenta Gobbi – e il Ticino chiederà di poter ottenere qualcosa in più. Quello che mi lascia una certa amarezza sono le tempistiche. Questa decisione sarebbe potuta arrivare molto prima, senza farci aspettare oltre due anni.” Fortunatamente la ricostruzione non segue le tempistiche bernesi e il ponte di Visletto sta prendendo forma e garantirà, entro la fine del 2026, la piena ricucitura dell’Alta Vallemaggia con il resto del Cantone.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 1 marzo 2026 de Il Mattino della domenica

Circonvallazione Agno-Bioggio

Circonvallazione Agno-Bioggio

Il Cantone ha fatto il punto sul progetto dopo un incontro con il DATEC – Gobbi: “La novità è stata data dal DATEC, che ha aperto al finanziamento di grandi opere per i piani di agglomerato” 

Il Cantone, sulla circonvallazione Agno-Bioggio, sta pensando di “procedere a tappe”. Lo ha comunicato martedì il Dipartimento del territorio ticinese in una conferenza stampa per fare il punto sul progetto dopo un incontro con il DATEC. La variante presentata nel giugno del 2025, e avversato dai Comuni del Malcantone, prevedeva un tracciato interamente in superficie (dopo la rinuncia per motivi finanziari alla parte sotterranea), per un costo di 338 milioni di franchi. Quel messaggio viene ora ritirato.
A Palazzo delle Orsoline a Bellinzona era presenti per l’occasione il consigliere di Stato incaricato della divisione delle costruzioni Norman Gobbi, il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali ed il direttore della divisione delle costruzioni Diego Rodoni.
“La principale novità è stata data dal DATEC, che ha aperto al finanziamento di grandi opere per i piani di agglomerato”, ha premesso Gobbi. “E per il mese di giugno è attesa una valutazione sui piani di agglomerato che potranno essere finanziati da Berna”, ha aggiunto.
“L’apertura in una linea teorica di un finanziamento da parte di Berna ci pone di fronte ad un bivio. Sta maturando una riflessione: l’ipotesi è quella di procedere a tappe. L’idea è quella di contenere al massimo i costi di una prima tappa. Con la prospettiva di realizzare più avanti, una seconda tappa (dalla Piodella di Muzzano al Vallone di Agno, .ndr), che è quella più interessante per tutti”, ha poi precisato Zali.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Zali-%E2%80%9CL%E2%80%99ipotesi-%C3%A8-quella-di-procedere-a-tappe%E2%80%9D–3495043.html

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Si aggira prima Bioggio, poi Agno

La Circonvallazione Agno-Bioggio (Cab) sarà scorporata e realizzata in tappe. Lo ha deciso il Dipartimento del territorio (Dt), dopo aver incontrato a Berna il 20 gennaio due rappresentanti del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (Datec). Si congela quindi il messaggio licenziato nel giugno del 2025, che potrebbe venir ritirato e poi riscritto oppure semplicemente integrato. Il Consiglio di Stato presenterà questo nuovo messaggio entro la fine dell’anno e riguarderà unicamente la tappa 1 dell’opera, ovvero l’aggiramento del nucleo di Bioggio. Questo progetto, assieme a una valutazione più generica sulla tappa 2 – l’aggiramento di Agno, la parte più controversa – verrà poi inserito per una richiesta di finanziamento nel Programma di agglomerato del Luganese di sesta generazione (Pal6).

Valutazioni sul Pal5 cruciali
Questo in estrema sintesi il contenuto dell’infopoint convocato a Palazzo delle Orsoline da Claudio Zali e Norman Gobbi per aggiornare sul tribolato iter dell’attesa opera, attesa da decenni e che dovrebbe contribuire a ridurre il traffico nel Malcantone. Una conferenza stampa convocata dopo aver incontrato la Delegazione delle autorità, ovvero i rappresentanti dei Comuni (Agno, Bioggio, Muzzano, Lugano) e della Commissione regionale dei trasporti del Luganese. «La principale novità scaturita dall’incontro con il Datec è l’apertura sul finanziamento di grandi opere d’agglomerato. Questo cambiamento di paradigma, non indifferente – ha spiegato Gobbi – è dovuto alla maturità che i programmi d’agglomerato stanno raggiungendo in Svizzera. Questo è evidentemente positivo, ma a fronte di un deficit informativo: non sono ancora chiare le regole di approvazione, si sa solo che devono essere virtuosi e di qualità. Entro giugno avremo le valutazioni sul Pal5, da queste capiremo come impostare il Pal6».

‘La mentalità a Lugano deve cambiare’
«È un’apertura in linea teorica ad alcuni progetti – smorza Zali –, la concorrenza con quaranta programmi di agglomerato sarà molto agguerrita e per essere finanziati sarà necessario rientrare sul podio nel confronto con gli altri. Se dalle valutazioni sul Pal5 uscirà una sufficienza o peggio, è difficile pensare che riusciremo a diventare i primi della classe con il Pal6. È chiaro che occorre un cambio di mentalità, in una città che boccia le zone 30, che non vuole rinunciare al traffico veicolare sul lungolago e che dà un peso così forte al trasporto su gomma». La frecciatina del consigliere è chiaramente rivolta alla Città di Lugano. In una situazione di tale incertezza è stato dunque deciso di scorporare il progetto. Un’ipotesi che, a nostra domanda lo scorso giugno – quando era già emerso il malcontento di Agno per una variante integralmente a cielo aperto –, il direttore del Dt aveva escluso, spiegando che non avrebbe risposto agli obiettivi principali del progetto, ossia sgravare il nucleo di Agno dal traffico. «Qualunque sia il destino della parte più costosa (quella di Agno, dalla Piodella al Vallone, ndr), riteniamo corretto proseguire con la parte settentrionale, meno problematica».

Costi contenuti per la fase 1
A settembre erano state agendate delle serate pubbliche e una votazione consultiva. Questa procedura non verrà riproposta, proprio perché la parte di Bioggio è ritenuta meno divisiva. «Ai Municipi è stato chiesto di esprimersi nuovamente», ha tuttavia precisato Gobbi, aggiungendo che già durante l’incontro odierno i Comuni hanno chiesto delucidazioni e garanzie. Agno in particolare. «Le preoccupazioni locali sono comprensibili, ma la Confederazione entrerebbe in materia solo valutando entrambe le tappe. Quindi abbiamo dato questa garanzia e non ci deve essere la preoccupazione che si voglia fare solo la prima». La procedura scelta, hanno spiegato i due consiglieri di Stato leghisti, sarebbe vantaggiosa anche dal profilo finanziario, in quanto un primo credito per la Cab è stato già approvato nel 2011 e per realizzare la prima tappa – sostanzialmente costruire una strada che costeggi aeroporto e fiume e in zona Piodella si ricongiunga con la Cantonale – sarebbe sufficiente aggiornare i costi. Il messaggio attualmente, ricordiamo, stima in quasi 338 milioni i costi per la Cab, interamente a carico di Cantone e Comuni, ma pur sempre meno degli oltre 500 milioni che verrebbe a costare la parte interrata.

Errore di valutazione? Zali: ‘Possibilità che farà fatica a concretizzarsi: è vera gloria?’
Sulla questione ha sollevato diverse perplessità l’Udc, sottolineando che il Dt avrebbe dovuto inserire la Cab nel Pal5 per chiedere una parte dei finanziamenti per la variante più costosa, ritenuta migliore da entrambi i Comuni. Alla luce di questa decisione, non ritiene il Dt di aver fatto un errore di valutazione un anno fa? «La Cab interrata è certamente meritevole – premette Zali –. La prospettiva per questo progetto è di 700 milioni, Berna ci coprirebbe circa il 30%. Rimarrebbe una fattura a carico di Cantone e Comuni che rischia di essere insopportabile, laddove sottoposta a un voto popolare di referendum finanziario obbligatorio. Per rispondere alla domanda: è vera gloria aver ottenuto una teorica possibilità di finanziamento che farà fatica a esplicitarsi nella pratica?».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 febbraio 2026 de La Regione

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Circonvallazione, si cambia
Dopo aver ricevuto, il 20 gennaio, rassicurazioni da Berna su un possibile cofinanziamento dell’opera si procederà passo dopo passo, iniziando dalla tratta Bioggio/Piodella – Gobbi: «C’è stato un importante cambio di paradigma» – Zali: «Sì, ma non sarà scontato farsi sussidiare»

Per la circonvallazione di Agno-Bioggio si procederà a tappe, a partire dal tratto Bioggio– Piodella, così da cercare di ricevere un finanziamento federale. È questa la novità forse più concreta sull’opera infrastrutturale del Malcantone emersa ieri a Bellinzona sulla scorta di un incontro avuto lo scorso 20 gennaio con il segretario generale del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle telecomunicazioni (DATEC), Yves Bichsel e il vice direttore dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale, Ulrich Seewer. Ad aggiornare la situazione sono stati il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, il direttore del Dipartimento del territorio (DT), Claudio Zali e il direttore della Divisione delle costruzioni del DT, Diego Rodoni. «Quello del DATEC e dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale è un cambio di paradigma non indifferente – ha spiegato Gobbi -; questo perché c’è ora la disponibilità ad entrare in materia di un finanziamento federale per le grandi opere infrastrutturali, che possono essere inserite nei Programmi di agglomerato. Non abbiamo ancora tutti gli elementi tecnici, ma l’apertura c’è ed è positiva».
Una delle prime conseguenze di questo cambio di paradigma è il ritiro del messaggio del DT all’indirizzo del Gran Consiglio – presentato lo scorso giugno – che non prevedeva finanziamenti federali e immaginava la realizzazione della circonvallazione con un tracciato tutto in superficie per un costo di 338 milioni di franchi. Messaggio che aveva cercato di trovare «un compromesso tra le esigenze finanziarie del Cantone sempre più ristrette e le aspettative dei Comuni», ha specificato ieri Zali, senza però trovare, appunto, la convergenza completa tra questi ultimi, dato che favorevole si era detto soltanto Bioggio.

Messaggio entro fine anno
Questa è comunque musica del passato, perché da oggi, come detto, per la circonvallazione (un progetto di cui si parla da decenni) si entra in una nuova fase. «Il primo passo sarà quello di contenere al massimo i costi della prima tappa che si andrà a realizzare con il credito già approvato nel 2011 integrandolo con un credito aggiuntivo di entità ragionevole, di sicuro inferiore ai 100 milioni», ha proseguito il direttore del DT, prima di precisare che per questa prima tratta non contestata, quella tra Bioggio e Piodella, l’intenzione è quella di presentare un messaggio all’attenzione del Gran Consiglio entro la fine dell’anno.
Dal profilo tecnico sarà per questa prima tappa che verrà richiesto un finanziamento federale nell’ambito del sesto Piano di agglomerato del Luganese (PAL). Anche se, ha puntualizzato Rodoni, «nel PAL 6 indicheremo anche quello che vogliamo realizzare successivamente, ovvero la seconda e la terza tappa della circonvallazione », così da presentare un progetto il più possibile organico e strutturato. Guardando indietro, l’esito dell’esame del PAL 5,
che contempla tutta una serie di altre misure e interventi di mobilità, è atteso invece per il mese di giugno di quest’anno. Il PAL, lo ricordiamo, è lo strumento attraverso il quale la regione del Luganese, per il tramite dell’omonima Commissione regionale dei trasporti (CRTL) e del Cantone Ticino, quale ente responsabile della sua attuazione, sottopone alla Confederazione una richiesta di cofinanziamento di misure infrastrutturali nel settore dei trasporti volte a migliorare il quadro complessivo delle condizioni di mobilità all’interno dell’agglomerato.

Coinvolti i Comuni
Oltre ad aver incontrato la stampa per fare il punto della situazione ieri Gobbi e Zalli hanno incontrato nel pomeriggio anche i rappresentanti dei Comuni coinvolti, è stato spiegato. Comuni ai quali, «attraverso i loro Municipi chiederemo di esprimersi anche sulla prima tappa», ha specificato il presidente del Governo. Solo dopo, è stato indicato, verrà allestito il messaggio che sarà presentato entro la fine dell’anno. Di sicuro, oltre a raccogliere le indicazioni dei Comuni coinvolti, ovvero Agno, Bioggio e Muzzano, il DT dovrà anche studiare come portare a termine la prima tappa della circonvallazione dal punto di vista tecnico. «Dovremo fare degli approfondimenti », ha chiarito Rodoni.

Obiettivo salire sul podio
Approfondimenti li dovrà però fare anche la Confederazione, che dovrà decidere se finanziare o meno il primo tratto della circonvallazione, una volta che avrà ricevuto la candidatura del Cantone. « Non sarà semplice arrivare sul podio » . Zali ieri, a margine della conferenza stampa, non si è fatto troppe illusioni. «Bisogna capire che a essere finanziati saranno pochi progetti, questo a fronte di decine di iniziative che arriveranno sul tavolo di Berna ». Sembra di capire che per riuscire nell’intento, il Cantone dovrà dimostrare di aver impostato la sua domanda di finanziamento anche su criteri più ambientali rispetto a quelli attuali. « Occorre un cambio collettivo di mentalità », si è lasciato sfuggire il direttore del DT.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 febbraio 2026 del Corriere del Ticino

La Maggia (in miniatura) in un capannone di Iragna

La Maggia (in miniatura) in un capannone di Iragna

Il modello permetterà di testare la portata del fiume. I risultati aiuteranno a pianificare gli interventi naturalistici e di messa in sicurezza nel tratto del nuovo ponte di Visletto a Cevio, distrutto dall’alluvione del 2024

Un chilometro in 25 metri: il fiume Maggia all’altezza di Cevio, in scala ridotta. Una riproduzione fedele non solo nella lunghezza ma anche e soprattutto nelle componenti fisiche. Ogni masso è posizionato con precisione. L’hanno realizzata in poche settimane gli esperti del Laboratorium 3D a Iragna. “Come ogni progetto che possiamo portare in laboratorio, l’idea è di riprodurre la realtà in condizioni controllate, studiarne i fenomeni per poi trovare soluzioni concrete ai problemi che abbiamo durante la progettazione e sui cantieri”, spiega alle telecamere del Quotidiano della RSI Christian Tognacca, contitolare di Laboratorium 3D.
Questo modello permette di simulare le piene del fiume. Quel che si vuole osservare è la risposta dell’alveo, degli argini e delle infrastrutture presenti in un tratto stravolto dall’alluvione del 2024. “Il Cantone fa un monitoraggio regolare dei rischi naturali e quindi anche quello che attiene alle infrastrutture, come i ponti, ma anche alla protezione dei nostri nuclei abitati. In quest’ottica i modelli informatici possono rispondere ma talvolta ci vogliono anche dei modelli fisici, come quello che oggi qui presentiamo a Iragna, proprio nell’ottica di capire come la natura si comporta in caso di grandi eventi”, spiega il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore incaricato della Divisione delle costruzioni.
Trecentomila franchi di mandato cantonale per ottenere delle risposte rapidamente, perché la costruzione del nuovo ponte di Visletto prosegue. “Fondamentalmente abbiamo due obiettivi: uno è la riqualifica ambientale e l’altro è la stabilizzazione dell’alveo in questo tratto del fiume Maggia, che globalmente si presenta con un trend erosivo molto importante già da decenni. E qui, proprio in corrispondenza dei due ponti, del ponte nuovo e della passarella ciclopedonale, dobbiamo ricreare il punto fisso che è collassato nel 2024”, spiega dice Christian Tognacca.
Sicurezza ed ecologia. La Vallemaggia aspetta i risultati, frutto di un team di ricerca ancorato al territorio da Biasca al Comune di Riviera. “Crea e genera posti di lavoro di grande qualità e poi rafforza l’immagine del Comune a livello proprio di tecnologia applicata e innovazione concreta”, dice Cristiano Triulzi, sindaco di Riviera.
Innovazione chiamata a produrre soluzioni entro giugno. I primi test inizieranno venerdì.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/La-Maggia-in-miniatura-in-un-capannone-di-Iragna–3429285.html

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La Maggia in miniatura per studiare i rischi in zona Visletto

Inaugurato ad Iragna il centro di ricerche idrauliche trasferito da Biasca. In funzione anche il modello fluviale della Maggia a Visletto per testare il comportamento del fiume in caso di eventi estremi.
Studiare il comportamento dei fiumi per affrontare il rischio di piene ed esondazioni. È questo l’obiettivo del nuovo laboratorio di ricerche idrauliche, inaugurato oggi a Iragna, dove è stata trasferita l’attività precedentemente svolta a Biasca.
 
In funzione il modello della Maggia a Visletto
Contestualmente è stato messo ufficialmente in esercizio anche il modello fluviale della Maggia a Visletto, che consente di analizzare in laboratorio il comportamento del fiume in caso di eventi estremi. «Serve a studiare le condizioni idrodinamiche e morfologiche, così da sviluppare e ottimizzare le misure di stabilizzazione dell’alveo e di riqualifica ecologica», spiega a Ticinonews Christian Tognacca, direttore di Laboratorium 3D. Nel laboratorio arriveranno anche altri modelli. «Siamo un gruppo di ingegneri, glaciologi, idrologi ed esperti di idraulica fluviale e morfologia», precisa Tognacca. «Ci occupiamo di risanamenti dei corsi d’acqua e di opere di premunizione contro i pericoli naturali, studiando i fenomeni su modelli ridotti in un ambiente controllato».
 
Il ruolo del Cantone e il caso Visletto
Alla doppia inaugurazione (modello e laboratorio) ha partecipato anche il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento del territorio Norman Gobbi. «Il Cantone monitora costantemente i pericoli naturali. Sul ponte di Visletto vogliamo testare come la natura reagisce a eventi futuri importanti, per garantire collegamenti sicuri con l’alta Valle Maggia». Il nuovo ponte, con piloni più profondi rispetto a quello crollato nel 2024, è già oggi più resistente.
 
Un valore aggiunto per Riviera
Soddisfazione anche a livello locale. «È una grande opportunità», afferma il sindaco di Riviera Cristiano Triulzi. «Porta posti di lavoro qualificati e rafforza il profilo innovativo del nostro Comune».
Rete Tram-Treno, si parte: “Una mobilità più integrata”

Rete Tram-Treno, si parte: “Una mobilità più integrata”

Gobbi e Zali hanno difeso il credito supplementare plebiscitato dal Parlamento

Rete Tram – Treno del Luganese (RTTL): via libera del Parlamento al credito supplementare di 87,3 milioni di franchi relativo alla tappa prioritaria.
Finalmente si può avviare la fase realizzativa di un progetto fondamentale che collegherà il Malcantone e la Bassa Valle del Vedeggio al centro di Lugano.
Giovedì si è assistito a un largo sostegno da parte del Gran Consiglio a questo importante progetto; in sede di voto si è infatti sfiorata l’unanimità in termini di consensi. E in aula si è vista anche una Lega dei Ticinesi compatta come non la si vedeva da tempo, schierata con i suoi due Consiglieri di Stato che hanno difeso a spada tratta il progetto: il presidente del Governo e direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi e il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali.
Sul tema a inizio settimana si era espresso anche il sindaco di Lugano Michele Foletti, fortemente preoccupato per un eventuale battuta d’arresto del dossier, dal momento in cui in relazione a questo progetto il principio era già stato approvato dal Parlamento.
Ora il Cantone Ticino, dopo un iter durato oltre 16 anni e 6 sessioni parlamentari dedicate a questo progetto, può finalmente accedere a un’opera viaria fondamentale, finanziata per quasi due terzi dalla Confederazione. La Rete Tram-Treno del Luganese entra così ufficialmente nella sua fase esecutiva. Il cantiere verrà infatti avviato tra poco più di un anno. La RTTL è uno dei progetti strategici del DT che, grazie ai tempi di percorrenza drasticamente ridotti e a una frequenza di collegamenti intensificata offrirà una valida alternativa per gli spostamenti in tutta la regione.

Norman Gobbi: “Guardiamo a una mobilità sempre più integrata”
“Prima dell’apertura, nel 2020, della Galleria di Base del Monte Ceneri, muoverci in Canton Ticino, spostandosi da un centro all’altro nel giro di dodici-quindici minuti era quasi inimmaginabile” – ha evidenziato il presidente del Consiglio di Stato e direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi in occasione nel suo intervento in aula, aggiungendo che “questo è quello che succederà con l’apertura della Rete Tram – Treno del Luganese. Le opere di miglioramento, di minor impatto ambientale, di minor impatto sulla circolazione anche stradale e oltretutto di inserimento nell’ambito della rete urbana, rispettivamente con la rete di collegamento ferroviario nazionale – e penso in particolar modo con la stazione sotterranea di Lugano, rispettivamente con il pozzo di collegamento che unirà le due infrastrutture – sono dei grandissimi cambi di paradigma e soprattutto rappresentano un’integrazione moderna in una mobilità che è sempre più integrata oltre che sostenibile. Ed è uno degli sforzi che il DT sta compiendo da anni nell’ottica di sviluppare la rete di trasporto pubblico ma anche, sempre di più, di integrare i vari vettori.” Il Presidente del Consiglio di Stato ha successivamente ricordato che la Confederazione finanzia con quasi cinquecento milioni di franchi “un’opera interamente ticinese. Si tratta quindi di un riconoscimento dell’ottimo lavoro svolto dai vari servizi del Dipartimento prima e da RTTL SA poi. Ciò significa che la qualità del lavoro svolto è stata riconosciuta.”
Norman Gobbi ha infine sottolineato che “questa infrastruttura darà avvio a un cantiere epocale che permetterà soprattutto di riunire il Luganese migliorando la mobilità, cambiando sì i paradigmi ma anche le nostre abitudini; un cambio di mentalità e anche di modalità di vivere la mobilità. Sicuramente sarà un passo per la sostenibilità e una maggior coesione del nostro territorio.”

Claudio Zali: “Il più grande progetto infrastrutturale promosso dal Cantone negli ultimi 100 anni”
Il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali nel corso del suo intervento ha evidenziato, riferendosi alla Rete Tram – Treno del Luganese, come si tratti del “più grande progetto infrastrutturale, in termini di costo d’investimento, promosso dal Cantone negli ultimi cento anni (e magari nell’intera storia del Canton Ticino), cruciale, atteso da decenni, per alleviare i problemi di mobilità della città di Lugano, di un’intera regione – il Malcantone – e la Bassa Valle del Vedeggio.”

Il progetto
La RTTL ambisce a ridefinire in modo importante l’intero agglomerato urbano. Un solo esempio quanto ai tempi di percorrenza: in soli sette minuti da Bioggio a Lugano. Essa prevede, oltre al mantenimento in esercizio della linea esistente tra Ponte Tresa e Bioggio, la creazione di due nuovi collegamenti, verso Manno-Suglio e verso il centro di Lugano, attraverso la realizzazione di una galleria di 2,2 chilometri che connetterà la piana del Vedeggio con la Stazione FFS di Lugano e il centro città. L’opera permetterà di dimezzare i tempi di percorrenza e porterà dunque a vivere il territorio in modo più efficace e sostenibile.

Le fasi salienti dal 2023 ad oggi
Conformemente alle esigenze espresse dall’Ufficio federale dei trasporti (UFT), per poter beneficiare del finanziamento del programma di sviluppo strategico dell’infrastruttura ferroviaria (PROSSIF), il 26 ottobre 2023 viene costituita la RTTL SA, società interamente di proprietà di Ferrovie Luganesi SA (FLP), per la realizzazione della tappa prioritaria del progetto RTTL. L’organizzazione di progetto (governance) della fase esecutiva è stabilita da un’apposita convenzione sottoscritta da Cantone, FLP e RTTL SA e prevede che quest’ultima assuma il ruolo di committente per l’esecuzione dell’opera. Tra i primi compiti di RTTL SA vi è quello di consolidare con la Confederazione la convenzione di attuazione PROSSIF. Ad inizio 2025, RTTL SA completa le verifiche sul preventivo e informa FLP, Cantone e Confederazione circa la necessità di un aggiornamento delle basi del finanziamento. In data 23 giugno 2025 l’UFT dà luce verde alla versione finale della Convenzione di attuazione, con la quale di fatto sancisce il definitivo via libera al finanziamento federale PROSSIF e garantisce che la Confederazione assumerà la propria quota parte del finanziamento del progetto. La Convenzione di attuazione viene sottoscritta da RTTL SA il 14 luglio 2025. Il 18 luglio 2025 l’UFT autorizza RTTL SA a procedere con la fase di realizzazione. RTTL SA ha nel frattempo già messo a concorso e aggiudicato importanti mandati per la progettazione esecutiva dell’opera. Il 27 agosto 2025, l’UFT approva in via definitiva, con la propria sottoscrizione, la convenzione di attuazione. L’approvazione del credito aggiuntivo, giunta giovedì scorso, ha consentito di completare le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione della tappa prioritaria.

I prossimi passi
Con i consorzi di progettazione sono state avviate tutte le necessarie verifiche volte ad individuare eventuali ottimizzazioni, soprattutto per quanto concerne la concatenazione delle diverse attività. La durata complessiva della fase di cantiere è stimata in 8 anni, con inizio dei lavori nel 2027 e la messa in esercizio della tappa prioritaria della RTTL prevista nel 2035.

Costi e finanziamento
Il preventivo complessivo per la realizzazione della tappa prioritaria della Rete Tram-Treno del Luganese ammonta a poco più di 765 milioni di franchi. Dedotti i finanziamenti federali PROSSIF e PAL (due terzi della spesa complessiva a carico della Confederazione) e le partecipazioni dei Comuni di Bioggio e Manno, l’importo restante è suddiviso fra Cantone (58%) e Comuni della CRTL (42%). Come già accennato, per quanto concerne la quota parte di finanziamento a carico della Confederazione, nel frattempo tutti i passi formali sono stati espletati.

Per maggiori informazioni sul progetto: www.rttl.ch

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 21 dicembre 2025 de Il Mattino della domenica

“Lugano entra in una nuova dimensione”

“Lugano entra in una nuova dimensione”

Inaugurato il sottopasso pedonale di Lugano-Besso, aperto ai viaggiatori stamattina

Il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso è ufficialmente aperto da oggi (come previsto dal cambio orario, introdotto questa notte) ma è stato inaugurato giovedì: un’intera giornata dedicata alla popolazione – alla presenza di autorità cantonali e comunali, oltre ai vertici di FFS – che ha potuto visitare in anteprima un tunnel moderno e all’avanguardia.
La strategia che il Cantone ha promosso negli ultimi anni – come evidenzia il Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni Norman Gobbi – “consiste nel realizzare e migliorare tutti gli spazi del trasporto pubblico. Da un lato, con l’apertura del tunnel di base del San Gottardo prima e del Monte Ceneri poi, si sono aperti nuovi orizzonti che sono stati sviluppati in seguito ampliando l’offerta del trasporto pubblico, in particolar modo con TiLo. Si necessitava, però, anche di infrastrutture moderne; si è pertanto investito su tutte le stazioni ferroviarie, da Chiasso fino a Biasca e oggi Lugano che con questa ulteriore opera entra in una nuova dimensione.
Con i suoi oltre 100 metri di lunghezza distribuiti su 2 livelli, 11 metri di larghezza e puntualmente anche 5 metri di altezza, il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso si distingue per la sua modernità e per la generosità degli spazi che consentono una percezione immediata e ordinata dei volumi e degli ambienti – che permetteranno di accogliere fino a 15’000 utenti al giorno. Inoltre l’abbondante apporto di luce naturale e le aperture verso l’esterno rendono l’attraversamento ancora più funzionale e confortevole. Nella parte che si affaccia sulla città sono stati inseriti tre spazi commerciali: un chiosco e due attività di ristorazione da asporto. Il costo dell’opera, pari a circa 60 milioni di franchi, è stato finanziato dal Cantone, dalla Città di Lugano, dai Comuni della Commissione regionale dei trasporti del Luganese e dalla Confederazione, secondo la chiave di riparto dei Programmi d’agglomerato di prima generazione per un totale di 50 milioni di franchi; 10 milioni di franchi sono inoltre stati garantiti dalle FFS, per le parti di propria competenza.
Alla cerimonia ufficiale di inaugurazione sono intervenuti: il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Sindaco di Lugano Michele Foletti, la Direttrice FFS SA Regione Sud Roberta Cattaneo e il Presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann. Presente anche il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali.

Pianificazione e investimenti
Grazie alla sua posizione, il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso permette di unire la parte alta della città (Besso alta) con la sua parte bassa (parco del Bertaccio), garantendo inoltre l’accesso diretto, tramite nuove scale e comodi lift, ai marciapiedi della stazione FFS di Lugano, al nuovo nodo d’interscambio dei bus, all’autosilo di Besso e, in particolare, alla futura fermata sotterranea della Rete tramtreno del Luganese.
Nel corso del suo intervento in occasione dell’inaugurazione di giovedì, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricordato, in particolare, che la stazione FFS di Lugano è “uno dei principali nodi della mobilità in Ticino e da anni oggetto di una pianificazione sostenuta da importanti investimenti cantonali promossi dal Dipartimento del territorio per una mobilità più moderna e sostenibile. I progetti, sviluppati in sinergia con la Città di Lugano, le FFS e la Commissione regionale dei trasporti del Luganese, mirano a riorganizzare il nodo intermodale e la viabilità attorno alla stazione, potenziando il trasporto pubblico e rafforzando il ruolo di Lugano quale polo urbano attrattivo per l’intera regione”. Dal canto suo, il Sindaco di Lugano, Michele Foletti ha evidenziato come “Il nuovo sottopasso non rappresenti un punto di arrivo, ma un tassello fondamentale per il futuro della mobilità dell’agglomerato. Grazie al collegamento con la futura stazione sotterranea del tram-treno, esso costituisce un elemento centrale del nodo di interscambio della stazione di Lugano, garantendo un accesso coordinato ed efficiente alla rete FFS e al trasporto pubblico su gomma. Oggi il sottopasso ricongiunge Besso e Lugano, ricucendo la parte alta e quella bassa della città. Ciò che nel XIX secolo aveva diviso, oggi diventa il luogo di un nuovo passaggio, più comodo e più accessibile. Questo passaggio non appartiene solo a chi viaggia in treno. È un’infrastruttura al servizio dei passeggeri e dei pendolari, di chi da Besso vorrà raggiungere il centro a piedi, di quanti lo attraverseranno per andare al lavoro o a scuola e di tutti coloro che lo integreranno nel loro percorso quotidiano.

Un ampio cantiere
La Direttrice di FFS SA Regione Sud, Roberta Cattaneo ha invece colto l’occasione per ricordare come per le FFS la stazione di Lugano è la stazione principale per numero di passaggi giornalieri. Ha poi aggiunto “Siamo orgogliosi di poter dire che, in questi quattro anni e quattro mesi di lavori, treni e viaggiatori hanno continuato a transitare quasi senza accorgersi dell’ampio cantiere sottostante. E da oggi la stazione si presenta ancora più bella, accessibile e moderna – anche grazie al nuovo tabellone orario posato da poco nell’atrio principale. Infine, il Presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann ha ricordato che “La nuova infrastruttura si inserisce nell’ambito del più ampio progetto di rinnovo del Comparto stazione che prevede, accanto ad altre opere in via di realizzazione, il collegamento diretto alla fermata Lugano della Rete Tram-Treno del Luganese, uno dei progetti strategici principali promossi dal Cantone Ticino per il futuro della mobilità”.
I lavori di realizzazione del sottopasso hanno richiesto un impegno considerevole sotto il profilo tecnico e ingegneristico. Durante tutte le fasi di cantiere sono state realizzate importanti opere provvisorie, indispensabili per garantire la viabilità ferroviaria, stradale e del trasporto pubblico su gomma, limitare al massimo i disagi e consentire la continuità delle attività. Come, per esempio il ponte provvisorio su via Maraini che ha permesso di lavorare alle opere di scavo senza intralciare il transito dei bus e dei veicoli di servizio su Piazzale Stazione. Sempre per poter procedere con i lavori di scavo, nell’estate del 2022 è stato inoltre spostato di 40 metri un edificio di servizio di oltre 600 tonnellate, protetto per la sua importanza storica e architettonica. Importanti successi, questi, che sono stati raggiunti grazie all’impegno e alla professionalità delle maestranze.

Sinergie fra partner
Va infine sottolineato come la stazione FFS di Lugano rappresenti uno dei principali nodi della mobilità in Ticino. Da diversi anni l’area circostante è infatti oggetto di un’intensa pianificazione, con numerosi progetti interconnessi e sviluppati in sinergia tra diversi partner, tra cui il Dipartimento del territorio, la Città di Lugano e le FFS. In particolare, il progetto StazLu1 prevede la riorganizzazione della viabilità nell’area della stazione FFS di Lugano, con l’obiettivo di adeguare le infrastrutture di mobilità alle esigenze di un moderno e attrattivo nodo del trasporto pubblico. Nei prossimi anni si prevedono ulteriori interventi: un autosilo interrato, un nodo intermodale per tutte le linee regionali e comunali, un nuovo sottopasso stradale e opere inerenti alla mobilità stradale per migliorare l’accesso alla stazione.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 15 dicembre 2025 de Il Mattino della domenica

Inaugurato il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso

Inaugurato il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso

Comunicato stampa

Il Dipartimento del territorio (DT), le Ferrovie federali svizzere (FFS SA), la Città di Lugano e la Commissione regionale dei trasporti del Luganese (CRTL) comunicano che è stato inaugurato questa mattina, presso la Stazione FFS di Lugano, il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso.

Alla cerimonia ufficiale di inaugurazione sono intervenuti il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore incaricato della Divisione delle costruzioni, Norman Gobbi, il Sindaco di Lugano, Michele Foletti, la Direttrice di FFS SA Regione Sud, Roberta Cattaneo e il Presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann.
Per l’occasione l’accesso all’infrastruttura è stato aperto a tutta la popolazione che ha la possibilità di visitare l’infrastruttura in anteprima fino alle 20.00 di oggi. Il sottopasso sarà in seguito accessibile dal cambio orario del 14 dicembre prossimo.
Grazie alla sua posizione, il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso permette di unire la parte alta della città (Besso alta) con la sua parte bassa (parco del Bertaccio), garantendo inoltre l’accesso diretto, tramite nuove scale e comodi lift, ai marciapiedi della stazione FFS di Lugano, al nuovo nodo d’interscambio dei bus, all’autosilo di Besso e, in particolare, alla futura fermata sotterranea della Rete tram-treno del Luganese.
Nel corso del suo intervento in occasione dell’inaugurazione odierna, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricordato che la stazione FFS di Lugano è “uno dei principali nodi della mobilità in Ticino e da anni oggetto di una pianificazione sostenuta da importanti investimenti cantonali promossi dal Dipartimento del territorio per una mobilità più moderna e sostenibile. I progetti, sviluppati in sinergia con la Città di Lugano, le FFS e la Commissione regionale dei trasporti del Luganese, mirano a riorganizzare il nodo intermodale e la viabilità attorno alla stazione, potenziando il trasporto pubblico e rafforzando il ruolo di Lugano quale polo urbano attrattivo per l’intera regione”.  
Dal canto suo, il Sindaco di Lugano, Michele Foletti ha evidenziato come “Il nuovo sottopasso non rappresenti un punto di arrivo, ma un tassello fondamentale per il futuro della mobilità dell’agglomerato. Grazie al collegamento con la futura stazione sotterranea del tram-treno, esso costituisce un elemento centrale del nodo di interscambio della stazione di Lugano, garantendo un accesso coordinato ed efficiente alla rete FFS e al trasporto pubblico su gomma. Oggi il sottopasso ricongiunge Besso e Lugano, ricucendo la parte alta e quella bassa della città. Ciò che nel XIX secolo aveva diviso, oggi diventa il luogo di un nuovo passaggio, più comodo e più accessibile. Questo passaggio non appartiene solo a chi viaggia in treno. È un’infrastruttura al servizio dei passeggeri e dei pendolari, di chi da Besso vorrà raggiungere il centro a piedi, di quanti lo attraverseranno per andare al lavoro o a scuola e di tutti coloro che lo integreranno nel loro percorso quotidiano.”
La Direttrice di FFS SA Regione Sud, Roberta Cattaneo ha invece colto l’occasione per ricordare come per le FFS la stazione di Lugano è la stazione principale per numero di passaggi giornalieri. Ha poi aggiunto “Siamo orgogliosi di poter dire che, in questi quattro anni e quattro mesi di lavori, treni e viaggiatori hanno continuato a transitare quasi senza accorgersi dell’ampio cantiere sottostante. E da oggi la stazione si presenta ancora più bella, accessibile e moderna – anche grazie al nuovo tabellone orario posato da poco nell’atrio principale.”
Infine, il Presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann ha ricordato che “La nuova infrastruttura si inserisce nell’ambito del più ampio progetto di rinnovo del Comparto stazione che prevede, accanto ad altre opere in via di realizzazione, il collegamento diretto alla fermata Lugano della Rete Tram-Treno del Luganese, uno dei progetti strategici principali promossi dal Cantone Ticino per il futuro della mobilità.”  

Il nuovo sottopasso pedonale di Lugano – Besso
Con i suoi oltre 100 metri di lunghezza distribuiti su 2 livelli, 11 metri di larghezza e puntualmente anche 5 metri di altezza, il nuovo sottopasso si distingue per la sua modernità e per la generosità degli spazi – che consentono una percezione immediata e ordinata dei volumi e degli ambienti – che permetteranno di accogliere fino a 15’000 utenti al giorno. Inoltre l’abbondante apporto di luce naturale e le aperture verso l’esterno rendono l’attraversamento ancora più funzionale e confortevole. Nella parte che si affaccia sulla città sono stati inseriti tre spazi commerciali: un chiosco e due attività di ristorazione da asporto, che apriranno i battenti il 14 dicembre prossimo.
I lavori di realizzazione, della durata di poco più di quattro anni, hanno richiesto un impegno considerevole sotto il profilo tecnico e ingegneristico. Durante tutte le fasi di cantiere sono state realizzate importanti opere provvisorie, indispensabili per garantire la viabilità ferroviaria, stradale e del trasporto pubblico su gomma, limitare al massimo i disagi e consentire la continuità delle attività. Come, per esempio il ponte provvisorio lungo 40 metri e largo 6,5 metri a sbalzo su via Maraini che ha permesso di lavorare alle opere di scavo senza intralciare il transito dei bus e dei veicoli di servizio su Piazzale Stazione. Sempre per poter procedere con i lavori di scavo, nell’estate 2022 è stato inoltre spostato di 40 metri un edificio di servizio di oltre 600 tonnellate protetto per la sua importanza storica e architettonica. Importanti successi, che sono stati raggiunti grazie all’impegno e alla professionalità delle maestranze.

Costi e finanziamento
Il costo dell’opera, pari a circa 60 milioni di franchi, è stato finanziato dal Cantone, dalla Città di Lugano, dai Comuni della Commissione regionale dei trasporti del Luganese e dalla Confederazione, secondo la chiave di riparto dei Programmi d’agglomerato di prima generazione per un totale di 50 milioni di franchi; 10 milioni di franchi sono inoltre stati garantiti dalle FFS, per le parti di propria competenza.

Il progetto StazLu1
La stazione FFS di Lugano è uno dei principali nodi della mobilità in Ticino. Da diversi anni l’area circostante è oggetto di un’intensa pianificazione, con numerosi progetti interconnessi e sviluppati in sinergia tra diversi partner, tra cui il Dipartimento del territorio, la Città di Lugano e le FFS. In particolare, il progetto StazLu1 prevede la riorganizzazione della viabilità nell’area della stazione FFS di Lugano, con l’obiettivo di adeguare le infrastrutture di mobilità alle esigenze di un moderno e attrattivo nodo del trasporto pubblico. Segnatamente, nei prossimi anni si prevedono ulteriori interventi: un autosilo interrato, un nodo intermodale per tutte le linee regionali e comunali, un nuovo sottopasso stradale e opere inerenti alla mobilità stradale per migliorare l’accesso alla stazione.