Violenza da brivido, giovani molto tesi

Violenza da brivido, giovani molto tesi

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 19 gennaio 2021 de La Regione

Tre interventi al giorno della polizia solo la punta dell’iceberg.
Le strategie del Cantone.

Terapia obbligatoria e bracciale ai violenti
Ogni due settimane una donna viene uccisa in Svizzera tra le mura domestiche. Cifre allarmanti che purtroppo non rendono giustizia alla reale piaga della violenza domestica: la polizia interviene in Ticino in media ben tre volte al giorno. Gli agenti, nel 2019, hanno allontanato dal contesto familiare ben 183 uomini. In qualche raro caso ad alzare le mani sono le donne, ma di regola a subire botte, insulti, umiliazioni, minacce, violenze sessuali sono madri, mogli, compagne, sorelle. La violenza coniugale uccide più del tabacco e della strada. “Sono cifre elevate, eppure stiamo parlando solo della punta dell’iceberg di una violenza davvero molto più diffusa, a emergere attraverso i dati di polizia sono di regola circa un terzo dei casi effettivi”, spiega Chiara Orelli Vassere. Da poco meno di un anno è la coordinatrice istituzionale per la violenza domestica al Dipartimento delle istituzioni e sta lavorando a un piano di azione cantonale.

L’obiettivo è individuare un ventaglio di misure per prevenire, sensibilizzare e contrastare questa piaga sociale a più livelli, attraverso un lavoro collettivo, creando una rete coesa e funzionale che sappia dare risposte tempestive e adeguate. La prima fase di mappatura quantitativa e qualitativa della problematica è quasi terminata. C’è insomma una prima fotografia per definire reali bisogni ed effettive necessità di intervento. Molto è stato fatto, non si parte certo da zero, molto si deve ancora fare.

Più formazione per individuare le vittime
Emergono diverse piste, poi andranno fatte delle scelte: “La formazione specifica, ad esempio, è importante. Soprattutto i punti di primo contatto con le vittime, decisivi per l’individuazione del maltrattamento e la sua successiva sanzione (ad esempio in ambito sanitario, ma anche giudiziario) devono saper riconoscere i segnali di una violenza che non di rado è anche, o esclusivamente, psicologica; occorrerà verificare l’adeguatezza di protocolli di presa a carico, pensare a figure formate e di riferimento per la tematica all’interno delle strutture. Ne stiamo discutendo con un gruppo di esperti in cui ci sono rappresentati anche i medici di famiglia e dell’Ente ospedaliero cantonale e della composita realtà della giustizia”, precisa Orelli.

Più giovani sotto stress
Altro punto, le statistiche. “Sarà utile avere dati condivisi tra i vari attori, affiancando ai dati oggi disponibili quelli deducibili dall’importante lavoro svolto ad esempio dai consultori familiari, da Telefono amico, dal 147 di Pro Juventute, da ulteriori fonti”. “Anche i giovani saranno al centro della nostra attenzione”, aggiunge Orelli. Proprio i giovani, durante questa seconda ondata pandemica stanno mostrando una maggiore insofferenza. “Registriamo un aumento dei casi di conflittualità in famiglia che coinvolgono i giovani, sia tra genitori e figli, sia nelle giovani coppie, dove emergono situazioni di sopraffazione e prevaricazione. Gli osservatori territoriali segnalano con una certa frequenza situazioni di controllo ossessivo, ad esempio del cellulare e degli spostamenti del partner, che rischiano di degenerare ed esplodere in violenze. Per contrastare questa tendenza sarebbero opportune ad esempio azioni di sensibilizzazione a scuola su modelli di relazione senza violenza. Una sorta di contronarrazione da proporre a contrasto di modelli relazionali violenti spesso veicolati da vettori culturali diffusi tra i giovanissimi”.
Il focus ovviamente sarà anche sulle vittime, se la presa a carico in urgenza è spesso efficace, per Orelli, andrebbe rafforzato un percorso che continui nel tempo, una volta superata la prima fase emergenziale.

Il nuovo piano entro l’autunno
Insomma davvero tanta carne al fuoco. Un piano articolato sta prendendo corpo, un passo dovuto per attuare la Convenzione di Istanbul (dal 2018 Svizzera è in vigore la Convenzione del Consiglio d’Europa su prevenzione e lotta contro la violenza sulle donne e violenza domestica). Gli obiettivi sono quattro: prevenire, proteggere le vittime, perseguire gli autori, avere politiche coordinate. “Per l’autunno contiamo di presentare al Governo un piano cantonale con misure concrete, sostenibili, condivise e in sintonia sul piano nazionale”, stima Frida Andreotti, responsabile della Divisione giustizia.

Purtroppo si sa che violenza chiama violenza. I danni sono esponenziali. Quanti minori assistono impotenti e rischiano di assorbire una cultura della violenza che li segnerà per la vita, trasformandoli, magari, in adulti che menano le mani. Gli effetti a cascata sono enormi. Infatti Confederazione e Cantoni sono corsi ai ripari con una serie di interventi.

Sul piano federale si profila ad esempio una misura per accrescere la difesa delle vittime: l’applicazione del bracciale (o cavigliera) per la sorveglianza elettronica a distanza dell’autore di violenza domestica. Scatterà dal 1° gennaio 2022. “Si valuteranno con i partner della rete, in primis l’Autorità che dovrà prendere le decisioni, i criteri sia per una sorveglianza attiva con la possibilità di intervento immediato in caso di urgenza, sia passiva, con verifiche posticipate, del rispetto delle interdizioni imposte, ritenuto che l’applicazione della sorveglianza elettronica va adeguatamente preparata sia con la vittime che con l’autore”, spiega Siva Steiner, responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che dal 2011 assicura sostegno e consulenza in materia di violenza domestica e dal 2014 gestisce camere d’emergenza per chi, dopo aver agito con violenza, viene allontanato dal proprio domicilio dalla polizia.

Le novità in ambito giuridico non sono finite. Da luglio scorso, grazie a nuove disposizioni del Codice penale svizzero la decisione sulla prosecuzione del procedimento non dipende più esclusivamente dalla volontà della vittima, come era in precedenza. Altra importante novità. Sempre da luglio scorso, il procuratore pubblico può ordinare – sospendendo il procedimento per 6 mesi – la partecipazione dell’imputato (in caso di lesioni semplici, minacce) a un programma di prevenzione alla violenza. “Fino ad ora dal Ministero pubblico non abbiamo ancora ricevuto nessun mandato, tenuto conto che va prevista una procedura che prende del tempo dall’apertura del procedimento”, precisa Steiner. Il suo servizio è pronto e ben rodato: nel 2019, ha preso contatto con 106 persone segnalate dalla polizia; dopo il primo colloquio ne ha seguite 91. “L’obbligo è un buon strumento per garantire un contatto con la persona sotto procedimento. La sfida è trasformare questa costrizione in opportunità per riconoscere e possibilmente modificare comportamenti violenti”. Sei mesi non sono certo tanti per cambiare atteggiamenti radicati magari da decenni.

C’è chi ce la fa e chi ci ricasca
“Sono però sufficienti per porre le basi di un cambiamento, proponendo sostegni e strumenti per rinunciare alla violenza”. Concretamente vengono proposti quattro programmi, di cui uno con un approccio cognitivo comportamentale: “Sono 12 incontri di gruppo, a frequenza quindicinale, spalmati su sei mesi, dove si discute di violenza domestica da vari punti di vista, dalle sue cause alle sue conseguenze, affrontando dinamiche, aspetti sociali e culturali, aiutando le persone a gestire le emozioni, la rabbia. Alla fine del percorso è prevista una valutazione per il Ministero pubblico. Vediamo situazioni davvero molto diverse e usiamo strategie differenziate in collaborazione con altri partner. Chi riconosce di avere un problema e vuole cambiare può seguire ad esempio un percorso terapeutico con uno specialista esterno. Altri necessitano aiuti specializzati per risolvere situazioni di dipendenza o problematiche sociali”. L’esperto non vuole parlare di profili, ma di fattori di rischio personali (tendenza all’impulsività, disturbi psichici, dipendenze … ) e/o ambientali (problemi economici, relazionali, familiari, sociali…) che inducono le persone a scegliere la violenza come risposta ai conflitti in famiglia. La sfida è motivare le persone a cambiare, trovando nuovi strumenti. Ma quanto sono efficaci questi approcci, si evitano le recidive? Steiner precisa che non ci sono statistiche in Ticino. Per alcuni il sostegno funziona e mostrano via via comportamenti differenti, altri invece vengono risegnalati dalla polizia al suo servizio: “Soprattutto in momenti di crisi, vecchi schemi di comportamento possono riapparire”, conclude Steiner.

Vittime, 61 hanno chiesto un sostegno

Vittime, 61 hanno chiesto un sostegno

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 1 luglio 2020 de La Regione

I primi dati del 2020. Ora il pp può obbligare l’autore a seguire un piano di prevenzione.
In Ticino nel primo semestre di quest’anno su un totale di 159 persone prese a carico dal Servizio per l’aiuto alle vittime di reati, ben 61 sono state bersaglio di violenza domestica.
Lo ha indicato ieri la Delegata cantonale per l’aiuto alle vittime Cristiana Finzi, intervenendo all’incontro con la stampa indetto dai dipartimenti Istituzioni e Sanità e socialità alla vigilia dell’entrata in vigore della disposizione del Codice penale svizzero che permette al procuratore pubblico di ordinare – sospendendo il procedimento per sei mesi – la partecipazione dell’imputato/a presunto/a autore/trice di violenza a un programma di prevenzione. La sospensione del procedimento non sarà però ammessa per tutti i reati, di certo non per quelli particolarmente gravi. Sarà ammessa in caso di lesioni semplici, vie di fatto reiterate, minaccia e coazione, stando alla norma. Le vittime, la stragrande maggioranza donne, che si rivolgono al Servizio, «non desiderano separarsi, chiedono che la violenza commessa nei loro confronti da parte del marito o del compagno cessi», ha spiegato Finzi.

Finora la partecipazione al programma di prevenzione era facoltativa: per avviare un trattamento terapeutico serviva il consenso dell’autore o dell’autrice di violenza. Da oggi, 1° luglio, questa partecipazione diventa obbligatoria se disposta dal magistrato (su base volontaria sarà comunque sempre possibile). Continuerà a occuparsene l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa diretto dallo scorso dicembre da Siva Steiner, ufficio del Dipartimento istituzioni che segue i detenuti in generale nel loro percorso di reinserimento nella società e che da alcuni anni è impegnato anche nella presa a carico degli autori di violenza domestica, offrendo loro un primo tetto se allontanati da casa e una prima consulenza. Sarà dunque l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa a elaborare i programmi di prevenzione ai quali il procuratore pubblico ha ordinato la partecipazione, programmi terapeutici che passano anzitutto, ha evidenziato il Dipartimento, dal “riconoscimento”, da parte dell’autore, “dei comportamenti violenti”.

Aiuto a chi subisce: il Dss alla ricerca di ‘una figura per il coordinamento operativo’ La nuova norma penale è un ulteriore tassello nel contrasto a un fenomeno, quello della violenza domestica, che non accenna a diminuire, anche se durante il lockdown causa pandemia non c’è stata la temuta impennata di casi, o perlomeno di segnalazioni pervenute alla Polizia. Polizia che nel 2019 ha eseguito nel cantone 1’099 interventi per violenza perpetrata tra le mura di casa. «Una media di tre interventi al giorno», ha sottolineato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Centottantatré, ha aggiunto, «gli allontanamenti di autori dal contesto familiare, di cui settantadue d’ufficio (il provvedimento viene deciso dall’ufficiale di polizia, ndr)». Questi i dati riguardanti i casi segnalati e che pertanto descrivono solo parzialmente una piaga «che coinvolge l’intera collettività», ha osservato Gobbi. La violenza, poi, non è solo fisica: è anche psicologica, verbale ed economica, ha ricordato il capo del Dipartimento sanità e socialità (Dss) Raffaele De Rosa. Per rendere ancor più efficace «il supporto» a chi in Ticino subisce violenza, il Dss, ha annunciato il suo direttore, pubblicherà a breve un bando di concorso «per l’assunzione di una figura che assicurerà il coordinamento operativo a sostegno delle vittime». Una persona, ha detto a sua volta Finzi, che «promuoverà azioni e progetti per migliorare ulteriormente la presa a carico» e che «collaborerà» con Chiara Orelli Vassere, attiva da inizio aprile 2020 in seno alla Divisione giustizia (Dipartimento istituzioni) in veste di coordinatrice istituzionale a livello cantonale del dossier concernente la violenza domestica. Nel frattempo, ha fatto sapere ieri il Dss, è stato portato “da ventuno a trentacinque il numero dei giorni massimi riconosciuti per le spese di alloggio per le vittime di reati presso le Case per le donne”.

D’intesa con la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti, Orelli Vassere è chiamata ad allestire un piano d’azione cantonale, con «strategie e misure concrete per affrontare proattivamente la violenza domestica nelle sue varie manifestazioni, facendo anche tesoro delle esperienze sin qui fatte», ha affermato Orelli Vassere. Un piano che traduca «le quattro ‘p’», i quattro ambiti d’intervento della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica: «Prevenire, proteggere le vittime, perseguire gli autori, politiche coordinate».

Sul piano federale si profila all’orizzonte un’altra misura per accrescere la difesa delle vittime: l’applicazione del bracciale (o cavigliera) per la sorveglianza elettronica a distanza dell’autore di violenza domestica. Una misura che scatterà però solo con il 1° gennaio 2022. Motivo? Il Consiglio federale ha voluto dare ad alcuni Cantoni un lasso di tempo congruo per implementare correttamente lo strumento.

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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 1 luglio 2020 del Corriere del Ticino

Più protezione per le vittime della violenza domestica

Entrano oggi in vigore diverse novità legislative per combattere il fenomeno.
Le autorità cantonali hanno presentato il loro «rinnovato impegno» per contrastarlo.
Nei primi sei mesi dell’anno registrati 61 casi, con una diminuzione durante il lockdown.

Durante il periodo di quarantena la questione della violenza domestica ha fatto molto preoccupare gli specialisti. E oggi, mentre la società sta pian piano tornando alla «nuova normalità», le autorità cantonali hanno voluto dare un nuovo slancio alla lotta contro il fenomeno. Uno slancio che parte anche dalle importanti novità legislative a livello federale che entrano in vigore proprio oggi. Il Dipartimento delle istituzioni (DI) e quello della sanità e socialità (DSS) hanno quindi presentato ieri a Bellinzona il loro «rinnovato impegno nel contrasto alla violenza domestica».

Sul piano federale
Tra le novità legislative più importanti è prevista una modifica del codice penale tramite la quale è previsto che la decisione sulla prosecuzione o meno del procedimento non dipenderà più esclusivamente dalla volontà della vittima. Il procuratore pubblico dovrà tenere in considerazione, oltre alla dichiarazione della vittima, anche altre circostanze, come la recidiva dell’autore della violenza. «La vittima – ha rimarcato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi – potrebbe subire delle pressioni per ritirare la denuncia, oppure potrebbe ingiustamente sentirsi in colpa». Inoltre, sempre per quanto concerne il codice penale, è stata introdotta la facoltà per l’autorità di obbligare l’imputato presunto autore della violenza a seguire un programma di sei mesi di prevenzione alla violenza durante la sospensione del procedimento penale. Un programma che in passato era invece facoltativo oppure proposto dopo la sentenza.

Per quanto riguarda invece il codice civile, è prevista una modifica con la quale verrà rafforzato lo scambio di informazioni tra pretore, Autorità regionali di protezione, Polizia e altre autorità al fine di migliorare la protezione delle vittime. A questo proposito, Gobbi ha evidenziato che la mancanza di comunicazione tra gli organi dello Stato è spesso «una delle barriere principali alla lotta contro questi fenomeni».

In Ticino
Detto delle novità a livello federale, sul piano cantonale è poi stato ricordato che dal primo aprile ha preso avvio l’attività della coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica nella figura di Chiara Orelli Vassere. Sempre a livello cantonale è inoltre stato riattivato il Gruppo permanente di accompagnamento in tema di violenza domestica. Infine hanno anche preso avvio i lavori per l’allestimento del Piano d’azione cantonale attraverso il quale – ha spiegato la stessa Orelli Vassere che si sta occupando del dossier – «si vogliono proporre strategie e misure concrete per affrontare il fenomeno in maniera proattiva e coesa». Infine, per quanto riguarda l’attività del DSS, il direttore Raffaele De Rosa ha spiegato che è stato previsto l’aumento dei giorni massimi riconosciuti per le spese di alloggio da 21 a 35 giorni per le vittime di reati presso le Case per le donne. Inoltre, De Rosa ha annunciato che per il Servizio per l’aiuto alle vittime di reati nei prossimi giorni sarà lanciato un concorso per l’assunzione di una nuova figura che coordinerà il sostegno delle vittime. Il direttore del DSS, durante il suo intervento ha poi voluto sottolineare l’importanza di sviluppare «un concetto della vittima il più ampio possibile, perché ad esempio anche i figli che vivono in un contesto violento soffrono molto questa situazione».

Le cifre
Durante l’incontro sono anche state presentate le ultime cifre riguardanti il fenomeno. Nel 2019, ad esempio, la Polizia ha effettuato in Ticino 1.099 interventi per violenza domestica, con una media di tre interventi al giorno. In questo lasso di tempo gli allontanamenti dal contesto familiare degli autori di violenze effettuati dalla Polizia sono stati 183. Per quanto riguarda invece l’attività del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati del DSS, da gennaio a giugno di quest’anno le vittime che si sono rivolte a questo servizio sono state 159, 61 delle quali proprio per violenza domestica. Durante il completo «lockdown» ticinese è stata registrata una diminuzione dei casi segnalati: si è passati da 15 casi durante febbraio a 3 nel mese di marzo, per poi risalire a 12 ad aprile. Inoltre, sempre nel primo semestre di quest’anno, le donne che hanno soggiornato in case protette sono state 15 (12 i bambini). Anche in questo caso, come segnalato dalla delegata per l’aiuto alle vittime di reati Cristiana Finzi, «durante la pandemia non è stato registrato un aumento di donne o bambini presenti in queste strutture». Infine, il consultorio Alissa e il consultorio delle donne, hanno fornito rispettivamente 31 e 209 consulenze. Va infine detto, come rimarcato sia da Gobbi che da De Rosa, che questo fenomeno «è spesso difficile da individuare» e quindi queste cifre non corrispondono in tutto e per tutto alla realtà del fenomeno, che spesso nasconde un «lato sommerso» molto importante.

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Da www.rsi.ch/news

Contro la violenza domestica

Presentato dai dipartimenti Istituzioni e Sanità il piano d’azione cantonale e le principali misure di contrasto

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Contro-la-violenza-domestica-13184760.html

Modifiche al codice penale civile e militare, impiego della sorveglianza elettronica, procedimenti che potranno proseguire anche d’ufficio e obbligo di seguire un programma di prevenzione sulla violenza. Queste alcune delle principali novità nel contrasto alla violenza domestica che sono state presentate martedì dai consiglieri di Stato Norman Gobbi (DI) e Raffaele De Rosa (DSS). Sono pure stati illustrati l’impegno dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del DI per l’allestimento di programmi per autori di violenza domestica in conformità con le novità legislative che entreranno in vigore domani, mercoledì 1° luglio, nonché del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati  del DSS.

L’azione delle istituzioni nei confronti della violenza domestica ha trovato rinnovato slancio nei primi mesi del 2020, anche in riferimento alla particolare situazione sanitaria, con un lungo periodo di accentuata convivenza domestica e un conseguente rischio accresciuto di violenza in ambito familiare. Attraverso una campagna informativa congiunta i due Dipartimenti hanno voluto segnalare a tutta la popolazione la presenza di una rete di sostegno e aiuto strutturata ed efficace per chi è colpito da questo grave problema. 

Proprio questa rete è oggetto di attenzione costante da parte delle istituzioni. La designazione di una figura per il coordinamento istituzionale sul tema, l’attivazione di un rinnovato Gruppo permanente di accompagnamento, la collaborazione con le istanze federali per una politica coerente e uniforme sul piano nazionale, l’azione più incisiva nei confronti degli autori di violenza domestica e insieme lo sforzo di rispondere sempre meglio alle reali necessità e ai bisogni delle vittime, sono state alcune delle fattispecie evocate dai due consiglieri di Stato.

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 30 giugno 2020 de Il Quotidiano

Violenza domestica, numeri e misure

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13185942

Insieme contro la violenza domestica

Insieme contro la violenza domestica

Conferenza stampa

I Consiglieri di Stato Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni, e Raffaele De Rosa, Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, hanno presentano questa mattina – assieme ad alcuni loro collaboratori – le principali novità nel contrasto alla violenza domestica attuate dai due Dipartimenti. Nel corso dell’incontro sono stati in particolare illustrati l’impegno dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del DI per l’allestimento di programmi per autori di violenza domestica in conformità con le novità legislative che entreranno in vigore dal 1° luglio 2020, nonché del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati  del DSS. Sotto la lente anche l’avvio del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica, coordinato dalla Divisione giustizia.

L’azione delle istituzioni nei confronti della violenza domestica ha trovato rinnovato slancio nei primi mesi del 2020, anche in riferimento alla particolare situazione sanitaria vissuta dalla popolazione ticinese, con un lungo periodo di accentuata convivenza domestica e un conseguente rischio accresciuto di violenza in ambito familiare.
Attraverso una campagna informativa congiunta i due Dipartimenti hanno voluto segnalare a tutta la popolazione, e in particolare alle persone toccate o potenzialmente toccate dalla violenza domestica, la presenza di una rete di sostegno e aiuto strutturata ed efficace per chi è colpito da questo grave problema.  
Proprio questa rete – e attraverso essa il lavoro comune contro un fenomeno grave e diffuso – è oggetto di attenzione costante da parte delle istituzioni e di iniziative concrete.
La designazione di una figura per il coordinamento istituzionale sul tema (Chiara Orelli Vassere), in funzione da aprile 2020, l’attivazione di un rinnovato Gruppo permanente di accompagnamento, la collaborazione con le istanze federali per una politica coerente e uniforme sul piano nazionale, l’azione più incisiva nei confronti degli autori di violenza domestica e insieme lo sforzo di rispondere sempre meglio alle reali necessità e ai bisogni delle vittime sono stati gli aspetti approfonditi nell’incontro di questa mattina.
Dopo i due Consiglieri di Stato sono intervenuti Cristiana Finzi, delegata per l’aiuto alle vittime di reato, Chiara Orelli Vassere, coordinatrice istituzionale per il tema violenza domestica, e Siva Steiner, capoufficio dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa.
Un’attenzione particolare è stata data ai Programmi per autori di violenza domestica la cui frequentazione potrà essere resa obbligatoria nell’ambito della procedura di sospensione del procedimento penale (art. 55a Codice Penale, modifica in vigore dal 1 luglio 2020) e ad alcune misure di ulteriore sostegno alle vittime di violenza domestica attuate dal DSS.
Sono stati infine delineati gli obiettivi, i temi e la strutturazione del Piano di azione cantonale, che dovrà riassumere e indicare le linee direttrici, gli obiettivi e le misure dell’impegno globale delle istituzioni e dei numerosi organismi della società civile che operano in Ticino per contrastare la violenza domestica.  

Coronavirus e violenza domestica: chi puoi contattare

Coronavirus e violenza domestica: chi puoi contattare

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ribadisce che in questo periodo la rete contro la violenza domestica nel nostro Cantone è a disposizione di tutti coloro che ne fanno richiesta.

Per sensibilizzare e informare ulteriormente le persone che si dovessero trovare in situazioni critiche, il Dipartimento della sanità e della socialità e il Dipartimento delle istituzioni, presentano un volantino con le indicazioni principali sul da farsi e a chi rivolgersi in caso di bisogno.

Con lo slogan “Al sicuro in casa, proteggiamoci anche dalla violenza”, il volantino in questi giorni verrà trasmesso: agli studi medici privati e alle farmacie, grazie all’apprezzata collaborazione dell’Ordine dei medici e dell’Ordine dei farmacisti del Canton Ticino; agli ospedali regionali dell’EOC grazie all’interessamento delle direzioni e alla Camera di Commercio.
Una successiva distribuzione in altri luoghi di aggregazione collettiva è in corso di definizione.

La Hotline cantonale coronavirus che risponde al numero 0800 144 144 dà supporto alla popolazione anche sulla tematica della violenza domestica.

Volantino

Sulla violenza domestica “teniamo alte le antenne”

Sulla violenza domestica “teniamo alte le antenne”

Siamo attivi e vigili soprattutto in queste delicate settimane

“In queste settimane, in cui in Ticino quasi tutta l’economia ha dovuto tirare il freno e bloccarsi e in cui le amministrazioni pubbliche, da quella cantonale a quelle comunali – e qui ringrazio tutti gli amministratori politici e ogni collaboratore amministrativo dei Comuni – devono garantire solo i servizi essenziali per la necessità di fermare gran parte delle attività con l’obiettivo superiore di salvaguardare la salute di ognuno di noi, la vita quotidiana di gran parte delle nostre famiglie si è del tutto rivoluzionata”.
A esprimersi così è il consigliere di Stato Norman Gobbi, che aggiunge: “Le mamme, ma anche tanti papà, sono diventate d’un tratto anche maestre, docenti dei loro figli, per seguirli nei compiti scolastici richiesti da una scuola che insegna… a domicilio. È un’esperienza particolare, dalla quale sia il sistema scolastico, ma anche i nuclei familiari trarranno grandi insegnamenti e magari nuovi slanci”.
Questa è la parte bella della medaglia. “Sì, perché non dobbiamo nasconderci anche le difficoltà e il disagio che molte famiglie già vivevano in tempi “normali” e che queste settimane e quelle che verranno potrebbero moltiplicare. La violenza domestica rappresenta un fenomeno doloroso della nostra società, contro il quale abbiamo e mettiamo in campo molte energie per combatterlo, per contenerlo, per prevenirlo.
L’obbligo di convivere sotto lo stesso tetto per un maggior numero di ore può potenziare tale disagio e sfociare in atti violenti. Allora è bene sapere che le istituzioni in questo settore non hanno “chiuso per pandemia”, ma rimangono attive, vigili e pronte a intervenire.
Per la nostra Polizia la protezione delle vittime è come sempre una priorità. La polizia può continuare a ordinare l’allontanamento di una persona violenta dalla propria abitazione e segnalare alle autorità competenti i casi in cui sono minacciati dei minori. Possono ancora essere emanati divieti di contatto e di avvicinamento e le autorità cantonali continuano ad occuparsi dei casi a elevato rischio di violenza. In questo senso le Autorità regionali di protezione, la Camera di protezione, le Preture, il Ministero pubblico e il Magistrato dei minorenni garantiscono la loro operatività.
La rete contro la violenza domestica ha inoltre intensificato la sensibilizzazione alle famiglie. Una rete che quindi rimane vigile, alla quale chi è in difficoltà può rivolgersi in ogni momento. Il mio auspicio è che in questi momenti di crisi in molte persone possa scattare un cambiamento positivo. Ma non dobbiamo nemmeno chiedere gli occhi e dunque è necessario che le istituzioni, così come molti enti
no profit attivi sul territorio possano continuare il loro lavoro”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.


Numeri d’emergenza per chi è vittima di violenza domestica

In caso di timore per la propria integrità o di un proprio famigliare si deve chiamare la Polizia al 117
Per urgenze mediche il 144
Casa Armonia (protezione e accoglienza immediata) raggiungibile 24/24 e 7/7 (Sopraceneri) 0848 33 47 33
Casa delle Donne (protezione e accoglienza immediata) raggiungibile 24/24 e 7/7 (Sottoceneri) 078 624 90 70
Servizio per l’aiuto alle vittime di reati, 0800 866 866
Ufficio dell’assistenza riabilitativa / Ufficio di patronato: per gli autori/autrici 091 815 78 71
Consultorio delle Donne: informazioni e sostegno alle donne (Lugano) 091 972 68 68 – 076 248 09 94
Consultorio Alissa: informazioni e sostegno alle donne (Bellinzona) 091 826 13 75

Violenza domestica, legge in cantiere

Violenza domestica, legge in cantiere

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 17 aprile 2018 de La Regione.

Il 30 per cento in più di interventi per violenza domestica rispetto al 2016. È uno dei dati salienti, e maggiormente preoccupanti, dell’attività svolta lo scorso anno dalla Polizia cantonale. «L’accresciuta sensibilità sul tema porta sempre più vittime a rivolgersi alle forze dell’ordine e sempre più vicini di casa a segnalare situazioni a rischio –, commenta dal Dipartimento istituzioni Luisella Demartini, alla guida dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa –. Ma l’aumento dei casi ha anche un’altra spiegazione, di natura economica: occupazioni lavorative precarie e bassi salari impediscono di programmare il futuro e questo è fonte di tensioni in alcuni contesti familiari, che possono sfociare in violenza fisica, ma pure psicologica e verbale». L’Ufficio dell’assistenza riabilitativa offre un primo tetto alle persone che la Polizia ha allontanato provvisoriamente dalle rispettive abitazioni, in quanto rappresentavano una minaccia per l’integrità fisica del o della convivente, e che non sanno dove alloggiare. Agli autori e alle autrici di violenza il servizio diretto da Demartini offre però anche una prima consulenza, cui può far seguito, con il loro consenso, un trattamento terapeutico. Il collocamento nel foyer non avviene automaticamente: ci vuole l’accordo della persona allontanata, che dalla polizia viene informata della possibilità di far capo all’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. «In seguito alla modifica di legge, entrata in vigore il 1° febbraio, che ha attribuito all’ufficiale di polizia la competenza di vietare l’accesso per dieci giorni al domicilio, le forze dell’ordine ci comunicano le generalità di tutte persone allontanate – rileva Demartini –. Un nostro operatore sociale le contatta quindi telefonicamente, proponendo loro un incontro e un sostegno». Oggi facoltativo, il trattamento terapeutico dell’autore o dell’autrice di violenza potrebbe diventare obbligatorio. È uno degli aspetti che la Divisione giustizia (Dipartimento istituzioni) sta valutando con la Commissione cantonale in materia di violenza domestica nel mettere a punto l’annunciato disegno di legge sui maltrattamenti fra le mura di casa. «Conto di sottoporre il progetto di legge cantonale sulla violenza domestica al Consiglio di Stato prima della pausa estive per l’autorizzazione ad avviare la consultazione sul testo presso tutti gli interessati», indica la direttrice della Divisione Frida Andreotti. Il messaggio governativo? «Spero ad autunno».