Tutti seduti e mascherati. Si riparte così

Tutti seduti e mascherati. Si riparte così

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 settembre 2020 del Corriere del Ticino
Il Cantone approva i piani di protezione dei tre club professionistici di punta.
Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi sottolinea la collaborazione delle società «Hanno affrontato questa situazione di buzzo buono, senza mai mollare il disco o il pallone»

Ci siamo, oramai. Da giovedì, i grandi eventi saranno un po’ più grandi. Addio al limite di mille spettatori. Stadi e piste torneranno a riempirsi, previa autorizzazione cantonale. Eccolo, il gol che tutti stavano aspettando.
I piani di protezione di HC Ambrì Piotta, HC Lugano e FC Lugano sono stati accettati. Su base stagionale, in linea di massima. Poi, va da sé, le autorità potranno intervenire riducendo le capienze o, peggio, annunciando misure più drastiche se le condizioni quadro venissero meno. Intanto, però, le società sportive tirano un grande, grandissimo sospiro di sollievo. Banalmente, all’aumentare dei tifosi sugli spalti aumentano anche gli introiti.

Tante limitazioni
È tutto pronto, dunque. O quasi. Certo, non è stato facile arrivare ad un simile risultato: nello specifico, garantire una capienza pari ai due terzi dei posti a sedere. Non è stato facile considerando le caratteristiche della Valascia, della Cornèr Arena e di Cornaredo. Un risultato possibile grazie agli sforzi, importanti, dei club e all’operato di un gruppo creato ad hoc dal Consiglio di Stato. «Il nostro compito era quello di definire delle linee guida» ha sottolineato Luca Filippini, segretario generale del Dipartimento delle istituzioni e responsabile del gruppo di lavoro grandi manifestazioni. Linee guida o se preferite direttive uniformi. Nel gruppo sono rappresentati i Dipartimenti delle istituzioni, della sanità e della socialità, dell’educazione, della cultura e dello sport, delle finanze e dell’economia.
Dicevamo delle direttive. Ai club è stato chiesto di allestire un piano di protezione dettagliato e, parallelamente, di garantire il tracciamento dei contatti. A monte, affinché una partita possa disputarsi con oltre mille spettatori devono sussistere condizioni epidemiologiche buone. Allo stadio e in pista, infine, bisognerà adattarsi alla cosiddetta nuova normalità. Addio ai posti in piedi, obbligo della mascherina, obbligo di consumare cibi e bevande al proprio posto, nessun contingente previsto per i tifosi ospiti. Toccherà alle società punire le eventuali trasgressioni.

L’esperienza accumulata
Ecco, ma come si sono organizzati i club? Quali le modifiche attuate? Cosa dovranno aspettarsi i tifosi? «Noi abbiamo accumulato una certa esperienza durante l’estate» ha esordito Michele Campana, direttore generale del Football Club Lugano. «Ci siamo buttati alle spalle sette partite. L’ultima, contro il Lucerna, è stata una sorta di prova generale in vista di cosa succederà con i prossimi allentamenti. Gli spettatori, in generale, sono stati coscienziosi. La configurazione di Cornaredo in tre settori ha funzionato e, credo, funzionerà». Il piano già esistente non è stato modificato più di quel tanto: in totale, saranno 2.416 gli spettatori che potranno accedere allo stadio bianconero. Tutti gli abbonati, quindi, potranno esserci, mentre la società, a seconda dell’avversario, metterà in vendita fra gli otto e i novecento biglietti.
L’Ambrì, innanzitutto, ha puntato su una vera e propria campagna di sensibilizzazione. Spiegando, informando, cercando insomma il contatto diretto con i propri abbonati. La Valascia, al suo ultimo ballo prima di cedere il passo alla nuova pista, avrà un volto differente. «Passeremo da 6.500 a 3.100 posti, con varie modifiche ai flussi e agli accessi degli spettatori». Ecco, il pubblico non potrà interagire con le squadre in pista. Né prima, né dopo la partita. «Chiediamo soprattutto pazienza» ha concluso Mona. «Pazienza e capacità di adattamento. Non sarà facile, tante cose sono cambiate rispetto a prima».
Tanto alla Valascia quanto alla Cornèr i posti in piedi sono stati convertiti in tribune. «In questo senso ci tengo a ringraziare la Città di Lugano e la Protezione civile per l’aiuto fornitoci» ha detto il direttore operativo dell’HC Lugano Jean-Jacques Aeschlimann. I bianconeri hanno testato il loro piano sabato scorso, in occasione del derby amichevole. «Abbiamo capito quale strada percorrere» ha proseguito il dirigente. «Anche noi, come l’Ambrì, abbiamo creato una zona di interesse piuttosto estesa, entro la quale i nostri steward sensibilizzeranno i tifosi sull’uso della mascherina e su altri aspetti, come la registrazione dei dati personali». La nuova capienza sarà di 3.904 persone. «Per ogni settore avremo circa il 35 percento di posti liberi, il che ci permette di garantire un ottimo distanziamento. Apriremo la vendita libera di biglietti, quindi, cercando di rispettare questa percentuale».
Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, in conclusione, ha speso parole al miele per le tre dirigenze: «Hanno dimostrato grande flessibilità nell’affrontare una situazione nuova, magari anche scoraggiante vedendo la riduzione dei posti. Ma l’hanno affrontata di buzzo buono, senza lasciare andare il disco o il pallone. C’è stato, inoltre, dialogo con le autorità. Il mondo dello sport, durante e dopo il lockdown, ha vissuto momenti di incertezza. L’obiettivo, adesso, è quello di tornare a vivere le nostre passioni. Ci vorrà capacità di adattamento, già soltanto nei percorsi di avvicinamento allo stadio. Mi dispiace per i ragazzini che non potranno aspettare i propri beniamini ai cancelli, ma bisogna tutelare la salute. Queste limitazioni sono lo scotto da pagare o, meglio, l’investimento affinché i campionati possano ripartire. Rispettare le regole significa mantenere in vita le attività sportive, anche a livello economico».

Il tracciamento
Ci siamo, oramai. Pazienza, capacità di adattamento e, non da ultimo, anche un po’ di savoir-faire sul fronte tecnologico. Già, perché andare allo stadio sarà un po’ come fare il check-in in aeroporto. HC e FC Lugano in tal senso si affidano alla nota piattaforma loggaTI, l’Ambrì Piotta invece sfrutterà Ticketcorner. Il tifoso, in ogni caso, dovrà registrare i suoi dati prima della partita quindi, armato di abbonamento e smartphone, grazie ad un apposito codice QR potrà accedere all’impianto. Per alcuni sembrerà complicato, ma in fondo è un piccolo sacrificio nel nome di una grande passione. Lo sport. Ci si vede giovedì.

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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 settembre 2020 de La Regione

Ecco i numeri della nuova normalità
Da giovedì nello sport inizia la fase due: via il limite di mille spettatori. ‘Servirà pazienza’.
Dopo le parole ecco le cifre. Nel lunedì che precede l’avvio del campionato di hockey, ma pure una decina di giorni dopo l’inizio di quello del calcio, il Cantone ufficializza infine quanta gente potrà affollare (si fa per dire) le tribune ad Ambrì e a Lugano nella stagione della pandemia. Numeri impietosi: 3’100 posti alla Valascia – il 52% meno del solito, per capirci –, 3’904 alla Cornèr Arena e, fronte calcio, 2’416 a Cornaredo.
Numeri ufficializzati ieri pomeriggio in una conferenza stampa indetta dal Consiglio di Stato e dal Gruppo di lavoro “Grandi manifestazioni”, istituito a fine agosto per dare risposte agli organizzatori di eventi con oltre mille persone dopo la decisione adottata il 2 settembre dal Consiglio federale. «L’ordinanza federale parla chiaro – dice Luca Filippini, segretario generale del Dipartimento istituzioni –, e dice che sono occupabili due terzi dei posti disponibili. Pensando allo sport professionistico, cioè a calcio e hockey, per ottenere l’autorizzazione sono diverse le condizioni da rispettare. La prima è che ci siano soltanto posti a sedere, senza alcun contingente destinato ai tifosi ospiti. Poi, ogni spettatore dovrà indossare obbligatoriamente la mascherina, e nel caso in cui decidesse di rifocillarsi lo farà al proprio posto. In caso di trasgressioni spetterà all’organizzatore intervenire». In altre parole, sarà il club stesso a dover vegliare sul rispetto delle regole. «L’autorizzazione speciale che abbiamo rilasciato, di principio vale per tutta la stagione – puntualizza Filippini –. Naturalmente dopo una fase iniziale di rodaggio magari bisognerà ritoccare qualcosina, lavoro che eventualmente dovranno fare i club. Da parte nostra potremmo invece intervenire nel caso in cui la situazione pandemica dovesse peggiorare, o nel caso in cui le direttive non venissero rispettate». Nuova normalità, però, fa rima anche con nuove misure. A cominciare dalle due distinte zone delineate all’esterno di Valascia e Cornèr Arena, per entrare in tema hockey: la prima detta d’interesse, la seconda di responsabilità. «Ad Ambrì – spiega il direttore generale Nicola Mona – la zona d’interesse s’estende dalla zona dell’aeroporto, dall’hangar 5 per chi se ne intende, fino alla stazione ferroviaria. In questo spazio avverrà sostanzialmente una prima cernita, con i nostri steward e le nostre hostess che chiederanno ai tifosi, in maniera anche selettiva, se hanno con sé la mascherina e se hanno registrato i propri dati personali. Se invece non fosse il caso verrebbero dirottati all’infopoint, dove potrebbero acquistare la mascherina e registrare i propri dati personali nel sistema». All’interno della zona d’interesse si trova poi quella di responsabilità: «Vi si potrà accedere unicamente indossando la maschera protettiva», spiega Mona. Quanto alla registrazione dei dati personali, fondamentale per il tracciamento nel caso in cui si dovessero ricostruire i contatti in caso di contagio, Mona rivela che gli abbonati biancoblù «avranno due possibilità: registrarsi via internet sul sito di Ticketcorner, oppure farlo tramite l’applicazione da scaricare sul telefonino: il risultato sarà un codice QR (una sorta di codice a barre, ndr) che riporta nome, indirizzo e posto a sedere del tifoso in questione. Starà poi agli addetti alla sicurezza verificare la corrispondenza tra quei dati e quelli riportati sull’abbonamento». Abbonamento che arrischia di essere il solo modo per poter seguire le partite alla Valascia. «A oggi abbiamo venduto il 95% dei posti a disposizione tramite abbonamento – conclude –, e nelle prossime ore riapriremo la campagna così che anche le ultime tessere possano essere vendute».

‘Ci vorrà tempo per abituarsi’
A Lugano, invece, un primissimo indizio di ciò che succederà lo si è avuto sabato, al secondo e ultimo derby amichevole. «Diciamo che abbiamo avuto le prime indicazioni sulla strada intrapresa e capito ciò che c’è ancora da fare – dice Jean-Jacques Aeschlimann, direttore amministrativo del Lugano –. Il più grande cambiamento per il pubblico riguarda la gestione dei flussi e le differenti entrate: sono cose a cui servirà tempo per abituarsi, perché ci sono tifosi che fanno il medesimo percorso magari da vent’anni».
Alla Cornèr Arena, la zona di interesse si estenderà dall’ipermercato Resega fino alla fermata Tpl davanti al Cinestar. «Sarà il primo punto di contatto tra il personale appositamente istruito e i tifosi, che verranno informati su tutto ciò che devono sapere prima di entrare nella zona di responsabilità, dove si può accedere unicamente indossando la mascherina, e dove gli agenti della sicurezza si occuperanno di verificare che le direttive vengano scrupolosamente osservate». Tra cui quella riguardante il tracciamento. «Anche noi, come l’Fc Lugano, ci appoggiamo a LoggaTi.ch,
sito al quale gli abbonati devono annunciarsi una sola volta per tutta la stagione, per poi effettuare semplicemente la scansione del codice QR che troveranno all’entrata del loro settore allo stadio. Tuttavia, sabato al derby ci siamo accorti che questo cambiamento non è ancora stato recepito, pertanto vorrei fare un appello a tutti i nostri tifosi affinché effettuino la registrazione a casa loro, prima di arrivare in zona pista. E voglio ringraziare anticipatamente tutti per la pazienza che dovranno avere nei prossimi mesi. Nei confronti del nostro personale in particolare – conclude Aeschlimann –, che si prodiga per far sì che la gente possa venire alla pista in tutta sicurezza».

Campana: ‘I tifosi sono collaborativi’
Un filo meno complicata dovrebbe essere la gestione a Cornaredo. Anche perché l’Fc Lugano una prova generale già l’ha effettuata, per quanto ancora con mille spettatori, all’esordio in campionato contro il Lucerna. «Ne abbiamo tratto indicazioni positive – afferma il direttore generale Michele Campana –, in particolare per quanto riguarda l’atteggiamento dei tifosi, rivelatosi collaborativo e coscienzioso. Rispetto alle esperienze effettuate dalla ripresa dell’attività (24 giugno), la società bianconera ha deciso di non modificare il piano esistente. La configurazione dello stadio a tre settori rimarrà invariata, con due entrate dalla tribuna Monte Brè (897 posti ciascuno) e una dalla tribuna principale (622 posti). Tutti i circa 1’500 abbonati avranno dunque accesso allo stadio, i posti rimanenti (800-900) verranno messi in vendita secondo modalità che saranno comunicate nei prossimi giorni. Tutti gli spettatori dovranno registrarsi alla piattaforma loggaTi per permettere il checkin all’entrata nel proprio settore. Il Ristorante 1908 sarà invece accessibile solo agli spettatori della tribuna principale.

Filippini: ‘Restano le analisi dei rischi’

Pur se da piste e stadi spariranno temporaneamente i posti in piedi, il Cantone ribadisce che sul piano della gestione della sicurezza niente cambierà. «Come negli scorsi anni, anche quest’anno la polizia farà le sue analisi dei rischi, cercando di capire che piega potrebbe prendere la situazione alle partite – spiega Filippini –. In altre parole, questo lavoro di tipo preventivo da parte di polizia, Lega e club andrà avanti come d’abitudine. Tuttavia, ricordiamoci che attorno agli stadi ci sono zone in cui non si può arrivare senza mascherina, senza contare che a livello ticinese resta in vigore la proibizione di assembramenti sopra le trenta persone. Chi di dovere dovrà far rispettare tali misure».

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Da www.teleticino.ch

https://www.ticinonews.ch/sport/piani-approvati-da-giovedi-si-riparte-BA3244715

Piani approvati, da giovedì si riparte
Da giovedì stadi e piste potranno accogliere più di mille spettatori a partita. Tutto diverso dal periodo pre-Covid: 3’100 posti alla Valascia, 2’416 a Cornaredo e 3’904 alla Cornèr Arena

Non manca molto a giovedì primo ottobre. Gli amanti dello sport lo sanno: fra tre giorni stadi e piste potranno accogliere più di mille spettatori a partita. Ma non come eravamo abituati prima del Covid: i club hanno dovuto ottenere un’autorizzazione cantonale che include tante regole precise.

Grandi eventi, sì ma solo con regole precise
Si potranno organizzare grandi manifestazioni, è vero, ma le cose a cui tenere conto sono diverse. Nel caso specifico dello sport oltre ad essere muniti di un piano di protezione e ad avere una situazione epidemiologica favorevole, i club devono garantire la tracciabilità dei contatti e garantire il posto a sedere a tutti i tifosi. Ma non solo: sarà obbligatoria la mascherina e bibite e cibo si potranno consumare solo ed esclusivamente al posto. Inoltre, lo ricordiamo, non saranno ammessi i tifosi della squadra ospite. Oggi a Rivera il gruppo di lavoro “Grandi manifestazioni” ha presentato i piani di protezione nel dettaglio per Cornaredo, Cornèr Arena e Valascia. Quest’ultima, infatti, potrà accogliere 3’100 spettatori (riduzione del 52%), Cornaredo 2’416 e la Cornèr Arena 3’904.

Il compito di far rispettare le norme ai Club
Le criticità emerse dai piani sono essenzialmente tre: l’afflusso e il deflusso delle persone, l’esterno delle piste e degli stadi e il rispetto delle regole all’interno. Norman Gobbi, ai microfoni di Teleticino, ha sottolineato la responsabilità dei Club: “Sarà compito delle società gestire e punire le eventuali trasgressioni”. Ora che i piani sono stati approvati Gobbi specifica: “Le autorità continueranno a monitorare il virus per valutare se intervenire con ulteriori restrizioni”. “L’obiettivo era trovare un accordo, ma soprattutto un dialogo”, ha aggiunto.

“Positivo sperimentare”
Per l’FC Lugano, il direttore generale Michele Campana ha dichiarato: “È stato positivo sperimentare quest’estate un piano per mille persone, abbiamo riscontrato un comportamento ineccepibile dei tifosi”. “La configurazione dello stadio in tre settori rimarrà la medesima”, ha aggiunto.

“Contenti di ripartire ma ai tifosi chiedo rispetto”
Nicola Mona, direttore generale dell’Ambrì Piotta, ha commentato: “Conciliare grandi eventi con le misure di sicurezza non è un compito semplice”. Da una parte per l’HCAP, dunque, “significa un mancato ricavo in termini di biglietti”, dall’altro “siamo contenti di poter ripartire in questo modo”. Per i tifosi Mona sembra fiducioso: “Ultimamente tutti abbiamo imparato a convivere con questo virus, la mascherina fa parte del nostro assetto ordinario, ma quello che chiedo è i il rispetto delle regole e una certa dose di flessibilità e di rispetto”.“Tanta felicità”
“Proviamo un sentimento di felicità”, così Jean Jacques Aeschlimann, direttore operativo HC Lugano. “Fino a qualche mese fa non si pensava nemmeno di giocare”. Sulla particolarità del cashfree nelle piste spiega: “Abbiamo la fortuna di avere un partner che è riuscito a fare lo stadio tutto cashfree per evitare che la gente debba portare le banconote”.

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Da www.tio.ch

Alla pista e allo stadio in più di 1’000: i club sono pronti
Le società e il gruppo di lavoro “Grandi manifestazioni” hanno lavorato per garantire gli standard di sicurezza

Con la Super League che ha già consumato due giornate e l’hockey pronto all’ingaggio d’inizio della nuova stagione, il 1. ottobre è ormai alle porte e porterà con sé importanti novità relative ai grandi eventi. Previa autorizzazione cantonale – a questo proposito verrà sempre monitorata la situazione epidemiologica sul territorio -, gli impianti potranno infatti accogliere più di mille spettatori a partita. Nello specifico in piste e stadi si potranno occupare i 2/3 dei posti a sedere disponibili, con l’Ambrì pronto ad accogliere fino a 3’100 spettatori, l’HC Lugano fino a 3’904 e l’FCL fino a 2’416.
Nella conferenza stampa organizzata ieri a Rivera dal Consiglio di Stato e dal “Gruppo di lavoro Grandi manifestazioni” – creato appositamente per gestire la situazione e del quale è responsabile Luca Filippini, segretario generale del Dipartimento delle istituzioni -, sono stati presentati i piani di protezione degli impianti e ribaditi anche alcuni aspetti essenziali. Garanzia del tracciamento dei contatti, posti unicamente a sedere, uso obbligatorio della mascherina e consumo al posto di cibi e bevande, anche per favorire il distanziamento sociale.
Il dg dell’FCL Michele Campana, quello dell’Ambrì Nicola Mona e il direttore operativo del Lugano J.J. Aeschlimann hanno poi ribadito in coro l’importanza dell’igiene personale e del distanziamento, spiegando poi i sistemi che garantiranno la tracciabilità dei tifosi. Alla Cornèr Arena e a Cornaredo i fan dovranno registrarsi sulla piattaforma loggaTI, mentre alla Valascia per i dati personali ci si affiderà ad un’app di Ticketcorner.
Dopo aver ringraziato le società per la loro applicazione e flessibilità – come nel caso dei piani per gestire i flussi di persone e gli adattamenti agli impianti -, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha poi voluto elogiare anche i tifosi, dimostratisi sin qui coscienziosi nei loro comportamenti.

‘Frontalieri, accordo a breve’

‘Frontalieri, accordo a breve’

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 settembre 2020 de La Regione

Incontro con gli esecutivi ticinese e grigionese. Il testo è fermo a Roma dal 2015.
«L’obiettivo rimane quello di firmare l’accordo sui frontalieri entro la fine dell’anno»: è quanto ha promesso il consigliere federale Ignazio Cassis, che ieri a Bellinzona si è incontrato con il Consiglio di Stato ticinese e con una delegazione di quello grigionese. Il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) ha accennato a un recente incontro a Roma tra la segretaria di Stato per le questioni finanziarie internazionali Daniela Stoffel – la competenza del dossier non è infatti del Dfae – e i rappresentanti del governo italiano: «Sembra che si sia potuto raggiungere un accordo di principio sulle modifiche necessarie da apportare al testo fermo da cinque anni, per poterlo finalmente ratificare», ha notato Cassis; «sia la Confederazione che i Cantoni sono molto prudenti a esprimersi, però si tratta di un passo concreto come non ne vedevamo da diverso tempo».
Quanto alle modifiche apportate all’accordo fiscale, che mira a superare il macchinoso sistema dei ristorni, Cassis resta sul vago ma assicura che non si tratta di stravolgimenti: «Globalmente si resta sul principio dell’accordo» per come già definito, ora «si tratta di stabilire la data di entrata in vigore, per chi sarà applicabile e altre modifiche di secondo livello. Non c’è uno snaturamento rispetto al passato». Per portare a casa il risultato «un piccolo gruppo tecnico di collaboratori» scelti tra Ticino, Grigioni, Vallese e Dipartimento federale delle finanze sarà chiamato a lavorare «un po’ a ping-pong» con l’Italia.
Da parte sua, intanto, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi tiene aperte tutte le opzioni in vista dell’incontro del 16 ottobre col capo del Dipartimento delle finanze Ueli Maurer, «col quale dovremo discutere di questo dossier. Presenteremo anche la variante della disdetta unilaterale». Gobbi ha evidenziato un nesso tra l’appoggio del Ticino all’iniziativa sulla limitazione e la rilevanza strategica dell’accordo sui frontalieri, che giudica «importante quale elemento della politica antidumping sul territorio nazionale svizzero». Oggi peraltro la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga incontrerà il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte. Quanto alle relazioni con l’Unione europea dopo la votazione di ieri, Cassis si è premurato di mostrare attenzione per il Sonderfall ticinese: «In un cantone di frontiera come il Ticino, con le difficoltà che incontra sul mercato del lavoro, è importante garantire un margine di manovra sufficiente affinché il Cantone possa trovare le soluzioni migliori per il suo territorio». Ma cosa s’intende per margine di manovra? Cassis fa l’esempio della «possibilità di avere più contratti normali di lavoro». Gobbi fa notare che «dev’esserci una volontà politica federale, ma anche una modifica di legge, per permettere l’adozione di misure differenziate sul territorio nazionale. Sappiamo che ci sono zone – urbane ma non solo – che di misure d’accompagnamento non vogliono sapere», mentre in Ticino «la volontà politica dell’autorità cantonale è presente».
È di questi giorni, d’altronde, il ritorno in auge della cosiddetta clausola di salvaguardia ‘bottom up’, che permetterebbe di introdurre una preferenza indigena nelle assunzioni in specifiche regioni per i settori in particolare difficoltà. Una soluzione paventata dal direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta, che però era già stata scartata dal Parlamento federale e andrebbe ridiscussa anche con l’Unione europea. Intanto, salvi i bilaterali, resta da risolvere la questione dell’accordo quadro. Cassis non si sbottona: «Il Consiglio federale se ne occuperà nelle prossime settimane fornendo a Bruxelles le sue proposte».
‘Interiorizzare il plurilinguismo’ L’incontro con gli esecutivi ticinese e grigionese è servito anche per ribadire sfide e problemi delle minoranze e del plurilinguismo nel dialogo con Berna. Senza tale dialogo, nota Gobbi riprendendo ancora una volta l’esempio delle votazioni di ieri, «il rischio concreto è che alcune parti del Paese si sentano fraintese: il federalismo è un tessuto delicato, che non è in grado di ripararsi da sé», che occorre «rammendare continuamente». D’avviso simile anche il vicepresidente del Consiglio di Stato grigionese Mario Cavigelli, preoccupato dal «fosso» che vede aprirsi «tra la zona alpina e il resto della Svizzera», come dimostrato in occasione della votazione sulla caccia, ma più in generale ogni volta che le scelte politiche ed economiche investono realtà diverse come centri urbani e valli periferiche.
Si è parlato anche di mobilità all’interno delle istituzioni e dell’amministrazione federale: è allo studio un piano per agevolare quella di apprendisti e giovani lavoratori tra cantoni e Confederazione, quello che Cassis ha definito «un piccolo Erasmus attorno alla lingua italiana tra Berna, Bellinzona e Coira». Uno sforzo che si affianca a quello per la promozione del romancio, che dal prossimo anno sarà oggetto di una settimana culturale internazionale presso la rete diplomatica svizzera. Ma, tornando allo scoglio della lingua, non sarebbe più facile se negli uffici federali si parlasse tutti inglese, giocando così in campo neutro? Cassis non ci sta: «Sarebbe certamente più facile, ma significherebbe perdere la propria identità e non essere più svizzeri». La sfida semmai, chiosa Gobbi, è «interiorizzare il plurilinguismo».

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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 settembre 2020 del Corriere del Ticino

Sulla fiscalità dei frontalieri «una firma entro fine anno»

Lo ha preannunciato il consigliere federale Ignazio Cassis
Non ci sarebbe nessuno «snaturamento» del testo
Sul tavolo una variante di uscita dall’intesa
Gobbi: «Sul fronte politico la questione è più complicata»

Il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri potrebbe essere firmato entro la fine dell’anno. Parola del consigliere federale e capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Ignazio Cassis, che ieri a Bellinzona ha incontrato il Consiglio di Stato ticinese e una delegazione del Governo grigionese per fare il punto sul plurilinguismo e l’italianità, la situazione legata alla diffusione della COVID-19 e le relazioni transfrontaliere.

«Un passo concreto»
L’accordo parafato alla fine del 2015 dai negoziatori dei due Paesi deve essere aggiornato. In particolare, bisogna apportare precisazioni alle norme transitorie sull’entrata in vigore, ha rilevato Cassis, precisando che l’accordo di principio sulle modifiche del dossier è stato raggiunto negli scorsi giorni a Roma durante un incontro tra la segretaria di Stato per le questioni finanziarie internazionali Daniela Stoffel e i rappresentanti del Governo italiano. Rispetto alla versione originale non ci sarebbe uno «snaturamento». «È sicuramente un passo concreto a cui non si assisteva da tempo e l’obiettivo è quello di arrivare ad una firma entro fine anno». Il testo parafato cinque anni fa è destinato a sostituire quello del 1974, che prevede un prelievo alla fonte sul salario dei lavoratori frontalieri e il ristorno all’Italia del 38,8% dell’importo riscosso (94,8 milioni di franchi a fine 2019). L’Italia tuttavia non ha mai firmato il nuovo testo, che prevede un’imposizione in Svizzera sul 70% del reddito e lascia applicare all’Italia le proprie imposte, eliminando la doppia imposizione.
Sul tavolo, però, c’è anche un piano B, ovvero una variante di uscita dall’accordo. Un aspetto, questo, che sarà approfondito dal capo del Dipartimento federale delle finanze Ueli Maurer, in visita in Ticino il 16 ottobre. Il tema è già inserito nell’agenda della presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga che proprio oggi incontrerà a Roma il premier italiano Giuseppe Conte.
Dal canto suo, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi attende l’incontro previsto con Maurer per capire cosa esattamente si sia mosso e discutere, dal punto di vista politico, sull’avanzamento del dossier. «A livello tecnico il canale con Roma è sempre rimasto aperto ma dal punto di vista decisionale la questione è più complicata». In ogni caso, il dialogo viene salutato positivamente.

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Da www.rsi.ch/news

Frontalieri, “accordo entro fine anno”

L’obiettivo della Confederazione, ha rivelato il consigliere federale Ignazio Cassis, è di firmare il testo sulla fiscalità dei lavoratori italiani entro fine 2020: “Concreti passi avanti”

Il nuovo accordo con l’Italia sulla fiscalità dei frontalieri potrebbe essere firmato entro fine dell’anno, questo almeno è l’obbiettivo della Confederazione. A dirlo è stato il consigliere federale e capo del Dipartimento federale affari esteri Ignazio Cassis, che oggi a Bellinzona ha incontrato il Consiglio di Stato ticinese e una delegazione di quello grigionese.
Negli scorsi giorni, ha spiegato Cassis, a Roma c’è stato un incontro tra autorità svizzere e italiane e “sembra che si sia stato raggiunto un accordo di principio sulle modifiche da apportare al testo così da poterlo ratificare”. È un passo concreto, “a cui non assistevamo da tempo”, ha aggiunto il consigliere federale.
La presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga incontrerà a breve il premier italiano Giuseppe Conte e discuterà anche dell’accordo in questione, che – lo ricordiamo – è stato parafato da Berna e Roma già nel 2015 ma non è mai stato firmato dal Governo italiano.