Ospedale e Infocentro, dal Cantone 16 milioni Licenziato il messaggio per l’acquisizione della Saleggina e dell’edificio dismesso in Leventina

Ospedale e Infocentro, dal Cantone 16 milioni Licenziato il messaggio per l’acquisizione della Saleggina e dell’edificio dismesso in Leventina

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 30 ottobre 2020 de La Regione

Ospedale e Infocentro, dal Cantone 16 milioni Licenziato il messaggio per l’acquisizione della Saleggina e dell’edificio dismesso in Leventina

Soddisfazione è stata la parola più utilizzata durante la conferenza stampa di presentazione del messaggio licenziato dal Consiglio di Stato: parlamento permettendo, segna infatti un passo decisivo per tre importanti progetti delle regioni del Bellinzonese e dell’Alto Ticino. Ovvero la realizzazione del nuovo Ospedale regionale di Bellinzona, l’acquisizione del Cantone dell’ex Infocentro di Pollegio e la progettazione dei lavori riguardanti la rivitalizzazione del fiume Ticino nell’ambito del Parco fluviale Boschetti-Saleggi. Il governo mette sul piatto 16,06 milioni di franchi. L’operazione, un Tetris sull’asse Bellinzona-Pollegio-Berna, consiste nella cessione del terreno della Saleggina da Armasuisse al Cantone e nel passaggio di proprietà del terreno di Pollegio da AlpTransit ad Armasuisse, con successivo acquisto del Cantone dell’ex Infocentro per servizi di pubblica utilità.
Partendo dai progetti che riguardano il Comune di Bellinzona, il Cantone intende acquisire dall’Esercito (al prezzo di 13,7 milioni) i 214’246 metri quadri del comparto della Saleggina affacciato sul fiume Ticino tra Bellinzona e Giubiasco. Ciò che consentirà di avviare l’iter di progettazione del nuovo ospedale, previsto su una parte del terreno (circa 130mila m2) che da decenni viene utilizzato come stand di tiro, sede di accampamenti militari ma soprattutto per il pascolo (204mila m2).
I terreni della Saleggina rappresentano l’unico comparto ritenuto adeguato dalla direzione dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc): superficie ampia, pianeggiante e ben collegata. Lo sviluppo della rete ferroviaria e la realizzazione del futuro semisvincolo accorceranno ancora di più i tempi di raggiungimento del nuovo ospedale, ponendo importanti presupposti per un buon funzionamento della struttura. Il 15 settembre scorso il Cda dell’Eoc ha confermato al Cantone l’interesse ad acquisire (modalità favorita) o utilizzare sulla base di un diritto di superficie circa 130mila metri quadri. Il futuro nosocomio rientra nel concetto di Ospedale cantonale multisito, inteso come una moderna rete ospedaliera che sul fronte delle cure somaticoacute prevede due ospedali di riferimento: Lugano e Bellinzona. La missione dell’Eoc è inoltre quella di rafforzare i settori della ricerca e dell’insegnamento. Si stima che la prima fase dei lavori, prevista indicativamente a partire dal 2028, richiederà 12 anni, con termine di realizzazione ipotizzato nel 2046. Nel frattempo per l’attuale ospedale San Giovanni – considerato troppo vetusto per essere ristrutturato in maniera efficace e duratura – sono previsti investimenti milionari lungo i prossimi 15 anni, direttamente proporzionali ai tempi di attesa per il nuovo edificio.

Saleggi: tappa fulcro del Parco fluviale
La parte della Saleggina che si affaccia direttamente sul fiume Ticino sarà invece utilizzata per ultimare il progetto e iniziare i lavori della tappa fulcro della rinaturazione di alcuni punti del fiume da Bellinzona (già iniziati i lavori in zona Torretta) a Gudo. L’intera operazione del progetto denominato Parco fluviale (80 milioni di franchi in massima parte sussidiati da Confederazione e Cantone) ha quali scopi la messa in sicurezza degli argini, la sua rivitalizzazione ambientale e una migliore fruizione di un comparto già oggi molto frequentato da famiglie, sportivi ed escursionisti. «Piace molto l’idea di avere un Parco fluviale accanto al futuro ospedale», ha affermato il sindaco Mario Branda, ricordando come fino al 1’500 l’allora ospedale si trovasse già nei pressi di un corso d’acqua, ovvero il riale Dragonato. La struttura fu poi temporaneamente trasferita vicino alla chiesa San Biagio a causa dei pericoli generati dalla periodiche piene. Convivenza e sinergia tra fiume e ospedale che saranno invece garantite in futuro.

Attività militari dirottate in Leventina
Ma dove compensare la perdita delle attività militari attualmente presenti alla Saleggina? Dopo il parere positivo della Confederazione sull’eventualità di rinunciare alle truppe a Bellinzona (ma con conseguente esigenza di trovare una soluzione alternativa), nel 2017 il Dipartimento delle istituzioni (Di) ha avviato le trattative facendo da tramite tra Confederazione e AlpTransit Gottardo Sa, proprietaria dell’ex Infocentro di Pollegio ubicato sui 124’200 metri quadri utilizzati per la fase di cantiere del traforo ferroviario del San Gottardo. Un accordo di massima sulla fattibilità dell’operazione è stato raggiunto nel 2019. Il Cantone occuperà i 2’756 metri quadri su cui sorge l’ex Infocentro, mentre saranno 7’244 i metri quadri dove Armasuisse potrà costruire un edificio modulare (caserma) al servizio delle attività militari. L’operazione, iniziata già nel 2015 e definita complessa dal capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla, ha permesso di scongiurare la demolizione dell’ex Infocentro ventilata da AlpTransit in quanto obbligata a restituire terreni verdi al Comune di Pollegio. La struttura – costruita per una funzione informativa e rappresentativa nell’ambito della costruzione del traforo – passerà inizialmente nelle mani di Armasuisse, con successivo passaggio al Cantone. Sarà il Di che procederà poi ad adattarla a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali. L’investimento per acquisto e sistemazione dell’edificio ammonta a 1,15 milioni di franchi.

Riconversione dei terreni Sac Compresi nei 16 milioni, anche 1’220’057 franchi per la riqualifica di 10’000 metri quadri del terreno della Saleggina in zona agricola Sac (superfici per l’avvicendamento delle colture), ovvero la stessa superficie che in Leventina sarà convertita in zone per attrezzature ed edifici pubblici (Ap/Ep). Per questa procedura servirà una variante del Piano regolatore dei Comuni di Bellinzona e Pollegio (saranno chiamati a esprimersi i rispettivi Consigli comunali).
‘Operazione Win-Win’ Norman Gobbi, direttore del Di, parlando di un’operazione «Win-Win» ha espresso grande soddisfazione per esseri riusciti a fare convergere gli interessi degli attori coinvolti, che ne escono tutti vincitori. «Ora speriamo che il credito possa essere accolto in tempi brevi», ha aggiunto. Sarà il voto del Gran Consiglio – indicativamente previsto a febbraio 2021– a definire l’inizio o meno dell’iter che prevede la firma del contratto di compravendita per la Saleggina, il risanamento dei terreni Sac, la firma del diritto di superficie con Armasuisse relativo al comparto di Pollegio e lo svolgimento dei necessari interventi infrastrutturali.

Stand di tiro sul Monte Ceneri
Come noto, sarà il poligono cantonale previsto sul Monte Ceneri a rimpiazzare lo stand di tiro della Saleggina per il quale è previsto lo smantellamento. All’investimento finanziario di 60 milioni di franchi parteciperà anche la Città di Bellinzona. La messa in esercizio del nuovo poligono non è prevista prima del 2026.

*****

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 30 ottobre 2020 del Corriere del Ticino

Tetris completo per l’ospedale
Il Consiglio di Stato chiede 16 milioni al Parlamento per acquistare dalla Confederazione i terreni alla Saleggina necessari alla costruzione della nuova struttura sanitaria, effettuare la relativa bonifica e rilevare l’Infocentro di Pollegio nei cui pressi si sposteranno le attività militari.
Per il nuovo ospedale di Bellinzona il tetris è compiuto, almeno sulla carta. Dopo anni di valutazioni, studi, contatti e trattative, un mattoncino fondamentale è stato posato mercoledì dal Consiglio di Stato con la firma del messaggio contenente la richiesta al Gran Consiglio di un credito di 16 milioni necessario principalmente all’acquisto dei terreni in zona Saleggina a Bellinzona, ritenuti ideali per ospitare la struttura sanitaria che nei prossimi decenni, con avvio della costruzione stimato nel 2028, dovrà sostituire il vecchio San Giovanni. Mentre quest’ultimo non è più adeguato per la sua situazione collinare e l’impossibilità di un ampliamento ulteriore, la zona individuata al confine tra la città ed il quartiere di Giubiasco è considerata appropriata in quanto ampia, pianeggiante, ben collegata e attrezzata per poter essere edificata e messa a disposizione per scopi di carattere pubblico. L’acquisizione, fatta salva l’approvazione del Parlamento cantonale prevista indicativamente per febbraio 2021, aprirà la strada alla procedura di progettazione. Ma il tetris – come è stato definito ieri nella presentazione alla stampa da parte del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi – non si ferma qui. Il credito permetterà infatti non solo l’acquisto di questi terreni ma anche il compimento di altri due obiettivi: la sistemazione idraulica e la rivitalizzazione integrale dell’area tramite il progetto del Parco fluviale (che proprio nel comparto avrà il suo cuore) e il rilevamento da parte del Cantone dell’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio, i cui vicini terreni passeranno all’Esercito per spostare le attività militari ora svolte proprio alla Saleggina. Si tratta quindi di un’operazione su tre fronti, che parte appunto dall’acquisizione di cinque particelle nella capitale per un totale di oltre 214.000 metri quadrati, che per altro andranno in parte bonificati a causa dell’inquinamento determinato dall’attività dello stand di tiro, che da parte sua come sostituto avrà dal 2026-27 il futuro poligono del Monte Ceneri (con un ulteriore investimento di 60 milioni). La superficie è l’unica ritenuta adeguata per le esigenze manifestate dalla direzione dell’Ente ospedaliero cantonale nell’ottica di un nuovo ospedale regionale. Ma è ancora oggi di proprietà della Confederazione, ed utilizzata dall’Esercito quale piazza d’esercizio, in particolare per le truppe sanitarie e altre unità attive in Ticino. Già cinque anni fa il Dipartimento delle istituzioni – con il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla in prima linea – aveva quindi avviato le trattative con il Dipartimento federale della difesa per trovare un’area sostitutiva da mettere a disposizione dei militari. Scartate le ipotesi di Gorduno, Gudo e Quartino, la soluzione è poi stata individuata nel terreno di Pollegio. Di 124.200 metri quadrati e appartenente ad AlpTransit Gottardo SA, vi sorge l’Infocentro che tra l’altro grazie a questo mosaico potrà essere mantenuto in piedi e destinato a scopi sociali di cui diremo.

Demolizione scongiurata
La mediazione svolta dal Dipartimento delle istituzioni, come ricordato dal direttore Norman Gobbi, ha permesso di raggiungere altri obiettivi. La Città di Bellinzona, da subito interessata a questa trattativa per l’importanza di mantenere sul proprio territorio l’ospedale regionale, ha potuto inserire anche la progettazione definitiva – in collaborazione con il Consorzio correzione fiume Ticino e il Dipartimento del territorio – della citata sistemazione completa del corso d’acqua. Ciò permetterà la messa in sicurezza del territorio, aumentandone il valore ecologico e la disponibilità per la popolazione. «Con il nuovo ospedale e il Parco fluviale centriamo così due obiettivi strategici del progetto aggregativo» ha ricordato allo stesso infopoint sul posto il sindaco di Bellinzona Mario Branda. Inoltre con l’acquisizione da parte dell’Esercito dei terreni di Pollegio, il Consiglio di Stato è riuscito a garantire un futuro all’Infocentro raggiungendo gli obiettivi fissati negli anni passati ed evitando quindi la demolizione della struttura che verrà destinata a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali.

Le cifre dell’operazione
Il costo per l’acquisizione delle cinque particelle alla Saleggina per un totale di 214.246 metri quadrati ammonta a 13 milioni e 582.702 franchi. I costi per rilevare l’Infocentro (135.000 franchi) e per la sua sistemazione e riconversione ammontano in totale a 1,152 milioni. Altri 1,220 milioni (di cui circa la metà solo per lo smaltimento del materiale inquinato) andranno per la riqualifica di 10.000 metri quadrati di terreno, così da compensare il «sacrificio» dei terreni agricoli a Pollegio.

****

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 30 ottobre 2020 de Il Quotidiano

Il Cantone compra i Saleggi
https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13561057

Nuovo ospedale a Bellinzona e un centro formativo a Pollegio

Nuovo ospedale a Bellinzona e un centro formativo a Pollegio

Da www.laregione.ch
Il Consiglio di Stato chiede 16 milioni per acquistare i terreni in città e riorientare l’ex Infocentro di AlpTransit nella Bassa Leventina

Un passo per tre obiettivi: futuro nuovo Ospedale regionale di Bellinzona, rivitalizzazione fiume Ticino e acquisto dell’Infocentro di Pollegio.  

Il Consiglio di Stato, nella sua ultima seduta, ha approvato il credito di 16’060’000 franchi necessario all’acquisto dall’Esercito dei terreni della Saleggina a Bellinzona, da decenni usati come stand di tiro e sede di accampamenti militari, oltre che per il pascolo di mucche. Tale acquisizione permetterà di avviare l’iter di progettazione del nuovo Ospedale regionale di Bellinzona, di sistemazione idraulica e di rivitalizzazione integrale del Fiume Ticino con l’inserimento del previsto parco fluviale. La richiesta di credito che il Governo cantonale ha sottoposto al Gran Consiglio consentirà inoltre di acquistare l’Infocentro di Pollegio. Il costo per l’acquisizione di cinque particelle alla Saleggina per un totale di 214’246 metri quadrati ammonta a 13’582’702 franchi. I costi per l’acquisto dell’Infocentro (135mila franchi) e per la sua sistemazione e riconversione ammontano in totale a 1’152’060 franchi, mentre verranno investiti altri 1’220’057 franchi per la riqualifica di 10’000 metri in zona agricola qualità Sac (597’393 franchi per lo smaltimento di materiale inquinato – importo detratto dal prezzo d’acquisto – e il rimanente per garantire la qualità Sac).    L’operazione, una sorte di Tetris presentato ufficialmente questa mattina alla stampa, consiste nella cessione del terreno della Saleggina da Armasuisse al Cantone e nel passaggio di proprietà del terreno di Pollegio da AlpTransit ad Armasuisse, con successivo passaggio dell’Infocentro dall’Esercito al Cantone per servizi di pubblica utilità.

I terreni alla Saleggina – l’unico comparto ritenuto adeguato per le esigenze manifestate dalla direzione dell’Ente ospedaliero cantonale in ottica nuovo ospedale regionale – appartengono oggi al Dipartimento difesa, protezione della popolazione e sport. Attualmente l’Esercito li usa quale piazza d’esercizio, in particolare per le truppe sanitarie e altre unità attive in Ticino. Il Dipartimento delle istituzioni (Di) ha quindi avviato le trattative con la Confederazione per trovare un’area sostitutiva da mettere a disposizione dell’Esercito. Dopo gli approfondimenti del caso il terreno è stato individuato a Pollegio nella zona dove sorge l’Infocentro. I fondi in questione sono di proprietà di AlpTransit Gottardo Sa (Atg) e si sviluppano su una superficie di 124’200 metri quadrati. Le complesse trattative tra tutte le parti in gioco consentono oggi – se il Parlamento cantonale approverà il messaggio – di mettere quindi il terreno della Saleggina a disposizione dell’Eoc per pianificare la realizzazione del futuro ospedale regionale di Bellinzona, così come all’Esercito di continuare la sua attività. 

L’Infocentro verso una seconda vita
La mediazione svolta dal Di ha permesso di raggiungere altri obiettivi. La Città di Bellinzona, da subito interessata a questa trattativa per l’importanza di mantenere sul proprio territorio l’ospedale regionale, ha potuto inserire anche la progettazione definitiva – in collaborazione col Consorzio correzione fiume Ticino e il Dipartimento del territorio – del previsto parco fluviale nei comparti Saleggina e Boschetti (Sementina). Ciò permetterà ampliamenti dell’ambito fluviale, così da rendere più sicuro il territorio, aumentandone il valore ecologico e la disponibilità per la popolazione. Inoltre con l’acquisizione da parte dell’Esercito dei terreni di Atg a Pollegio, il Consiglio di Stato è riuscito a garantire un futuro all’Infocentro raggiungendo gli obiettivi fissati negli anni passati ed evitando quindi la demolizione della struttura che verrà destinata a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali. 

Questa mattina, durante la presentazione del messaggio governativo, il direttore del Di Norman Gobbi ha espresso soddisfazione per esseri riusciti a mettere insieme gli interessi di tutti gli attori coinvolti, i quali ne escono tutti vincitori. «Ora speriamo che il credito possa essere accolto in tempi brevi dal parlamento», ha aggiunto Gobbi, ricordando il lungo ma accurato iter osservato negli ultimi 5 anni.

Mario Branda, sindaco di Bellinzona, ha evidenziato l’appagamento a nome di tutto il Municipio in un giorno che segna un passo decisivo per entrambi i progetti che riguardano la Città. «Piace molto l’idea di avere un Parco fluviale accanto al futuro ospedale», ha detto il sindaco, ricordando come fino al 1’500 l’ospedale San Giovanni si trovasse presso il viale del Dragonato. La struttura fu poi temporaneamente trasferita vicino alla chiesa San Biagio a causa dei pericoli generati dalla periodiche piene del riale Dragonato. Una prossimità tra ospedale e fiume che sarà invece garantita in futuro, grazie appunto al Parco fluviale che andrà ad offrire alla popolazione maggiori opportunità per fruire del fiume e della natura circostante. 

Stand di tiro sul Monte Ceneri 
Come noto, sarà il poligono cantonale previsto sul Monte Ceneri a rimpiazzare lo stand di tiro della Saleggina (che sarà smantellato). All’investimento finanziario di 60 milioni di franchi parteciperà anche la Città di Bellinzona. La messa in esercizio del nuovo poligono non è prevista prima del 2026. 

****

Da www.cdt.ch

Il Governo pensa al futuro dell’ospedale di Bellinzona
Con un credito di oltre 16 milioni di franchi il Consiglio di Stato ha acquisito i terreni in zona Saleggina per la progettazione del nuovo comparto del nosocomio e la sistemazione del fiume Ticino – Questo passo consentirà anche l’acquisto dell’Infocentro a Pollegio

Il Consiglio di Stato ha approvato il credito di 16’060’000 franchi necessario all’acquisto dei terreni in zona Saleggina a Bellinzona. Tale acquisizione permetterà di avviare l’iter di progettazione del nuovo comparto dell’Ospedale regionale di Bellinzona e la sistemazione idraulica e la rivitalizzazione integrale del Fiume Ticino. Il credito accolto dal Governo consentirà inoltre di acquistare l’Infocentro di Pollegio.

Si tratta di un’operazione su tre fronti che parte dall’acquisizione di 5 particelle alla Saleggina in territorio di Bellinzona per un totale di oltre 214mila metri quadrati. Una superficie – l’unica ritenuta adeguata per le esigenze manifestate dalla direzione dell’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) in ottica nuovo ospedale regionale – oggi di proprietà della Confederazione (Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport). Attualmente l’Esercito la utilizza quale piazza d’esercizio, in particolare per le truppe sanitarie e altre unità attive in Ticino. Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi avviato le trattative con la Confederazione per trovare un’area sostitutiva da mettere a disposizione dell’Esercito. Dopo gli approfondimenti del caso il terreno è stato individuato a Pollegio nella zona dove sorge l’Infocentro. I fondi in questione sono di proprietà di AlpTransit Gottardo SA (ATG) e si sviluppano su una superficie di 124’200 metri quadrati. Le complesse trattative tra tutte le parti in gioco consentono oggi – se il Gran Consiglio approverà il messaggio adottato dal Consiglio di Stato – di mettere quindi il terreno della Saleggina a disposizione dell’EOC per pianificare la realizzazione del futuro ospedale regionale di Bellinzona, così come all’Esercito di continuare la sua attività.

Ma la mediazione svolta dal Dipartimento delle istituzioni ha permesso di raggiungere altri qualificanti obiettivi. La Città di Bellinzona, da subito interessata a questa trattativa per l’importanza di mantenere sul proprio territorio l’ospedale regionale, ha potuto inserire anche la progettazione definitiva – in collaborazione con il Consorzio correzione fiume Ticino e il Dipartimento del Territorio – della sistemazione del Fiume Ticino, Parco fluviale Saleggina e Boschetti. Ciò permetterà ampliamenti dell’ambito fluviale, così da rendere più sicuro il territorio, aumentandone il valore ecologico e la disponibilità per la popolazione. Inoltre con l’acquisizione da parte dell’Esercito dei terreni di ATG a Pollegio, il Consiglio di Stato è riuscito a garantire un futuro all’Infocentro raggiungendo gli obiettivi fissati negli anni passati ed evitando quindi la demolizione della struttura che verrà destinata a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali.

Il costo per l’acquisizione delle 5 particelle per un totale di 214’246 metri quadrati ammonta a 13’582’702 franchi. I costi per l’acquisto dell’Infocentro (135mila franchi) e per la sua sistemazione e riconversione ammontano in totale a 1’152’060 franchi, mentre verranno investiti altri 1’220’057 franchi per la riqualifica di 10’000 m2 in zona agricola, qualità SAC (597’393 franchi per lo smaltimento di materiale inquinato – importo detratto dal prezzo d’acquisto – e il rimanente per garantire la qualità SAC).

Un passo per tre obiettivi: futuro nuovo Ospedale regionale di Bellinzona, rivitalizzazione fiume Ticino e acquisto dell’Infocentro di Pollegio  

Un passo per tre obiettivi: futuro nuovo Ospedale regionale di Bellinzona, rivitalizzazione fiume Ticino e acquisto dell’Infocentro di Pollegio  

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, nella sua ultima seduta, ha approvato il credito di 16’060’000 franchi necessario all’acquisto dei terreni in zona Saleggina a Bellinzona. Tale acquisizione permetterà di avviare l’iter di progettazione del nuovo comparto dell’Ospedale regionale di Bellinzona e la sistemazione idraulica e la rivitalizzazione integrale del Fiume Ticino. Il credito accolto dal Governo consentirà inoltre di acquistare l’Infocentro di Pollegio.

Si tratta di un’operazione su tre fronti che parte dall’acquisizione di 5 particelle alla Saleggina in territorio di Bellinzona per un totale di oltre 214mila metri quadrati. Una superficie – l’unica ritenuta adeguata per le esigenze manifestate dalla direzione dell’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) in ottica nuovo ospedale regionale – oggi di proprietà della Confederazione (Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport). Attualmente l’Esercito la utilizza quale piazza d’esercizio, in particolare per le truppe sanitarie e altre unità attive in Ticino. Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi avviato le trattative con la Confederazione per trovare un’area sostitutiva da mettere a disposizione dell’Esercito. Dopo gli approfondimenti del caso il terreno è stato individuato a Pollegio nella zona dove sorge l’Infocentro. I fondi in questione sono di proprietà di AlpTransit Gottardo SA (ATG) e si sviluppano su una superficie di 124’200 metri quadrati. Le complesse trattative tra tutte le parti in gioco consentono oggi – se il Gran Consiglio approverà il messaggio adottato dal Consiglio di Stato – di mettere quindi il terreno della Saleggina a disposizione dell’EOC per pianificare la realizzazione del futuro ospedale regionale di Bellinzona, così come all’Esercito di continuare la sua attività.

Ma la mediazione svolta dal Dipartimento delle istituzioni ha permesso di raggiungere altri qualificanti obiettivi. La Città di Bellinzona, da subito interessata a questa trattativa per l’importanza di mantenere sul proprio territorio l’ospedale regionale, ha potuto inserire anche la progettazione definitiva – in collaborazione con il Consorzio correzione fiume Ticino e il Dipartimento del Territorio – della sistemazione del Fiume Ticino, Parco fluviale Saleggina e Boschetti. Ciò permetterà ampliamenti dell’ambito fluviale, così da rendere più sicuro il territorio, aumentandone il valore ecologico e la disponibilità per la popolazione. Inoltre con l’acquisizione da parte dell’Esercito dei terreni di ATG a Pollegio, il Consiglio di Stato è riuscito a garantire un futuro all’Infocentro raggiungendo gli obiettivi fissati negli anni passati ed evitando quindi la demolizione della struttura che verrà destinata a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali.

Il costo per l’acquisizione delle 5 particelle per un totale di 214’246 metri quadrati ammonta a 13’582’702 franchi. I costi per l’acquisto dell’Infocentro (135mila franchi) e per la sua sistemazione e riconversione ammontano in totale a 1’152’060 franchi, mentre verranno investiti altri 1’220’057 franchi per la riqualifica di 10’000 m2 in zona agricola, qualità SAC (597’393 franchi per lo smaltimento di materiale inquinato – importo detratto dal prezzo d’acquisto – e il rimanente per garantire la qualità SAC).        

Gobbi: «Sui grandi eventi si è andati oltre»

Gobbi: «Sui grandi eventi si è andati oltre»

Da www.cdt.ch

La reazione del Governo ticinese ai provvedimenti su scala nazionale annunciati oggi a Berna – De Rosa: «Siamo già all’opera per i test rapidi»

Il Consiglio federale ha adottato oggi nuove misure per limitare la diffusione del coronavirus. Tra queste figurano la chiusura di bar, ristoranti e discoteche dalle 23 alle 6; divieto di manifestazioni con più di 50 persone e di attività sportive e culturali nel tempo libero con più di 15 persone; l’obbligo della mascherina ulteriormente esteso; scuole universitarie a distanza; nuove disposizioni sulla quarantena per chi viaggia e testi rapidi. Abbiamo chiesto al presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e al direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa di commentare con noi questi nuovi provvedimenti che, in alcuni casi, in Ticino erano già in vigore.

Il Ticino ha anticipato Berna proponendo sue misure, ora in gran parte riprese dalla Confederazione; direttor Gobbi si aspettava più coraggio o le sembrano ancora adeguate di fronte alla situazione odierna?
«Le ritento adeguate e lasciano comunque la possibilità ai Cantoni maggiormente colpiti di stringere ulteriormente. Da un lato è stata data una risposta alle aspettative cantonali, se penso ad esempio all’orario di chiusura degli esercizi pubblici portato dalle 22 ad almeno le 23. Dall’altra parte se penso ai grandi eventi si è andati oltre vanificando un po’ tutti gli sforzi fatti dagli organizzatori e dai club, dal mondo culturale e sportivo che comunque hanno messo in piedi e applicato dei Piani di protezione molto stretti e rispettandoli così come li hanno rispettati gli spettatori. Quindi è un peccato che questi eventi non potranno più tenersi nella forma che abbiamo conosciuto in queste ultime settimane».

Anche se va pur detto che sono comunque dei grossi assembramenti di persone…
«L’obiettivo in generale delle misure odierne di Berna è infatti quello di limitare in generale il movimento della popolazione, e i grandi eventi comunque mobilitano e fanno muovere tanta gente. Qui è dunque il richiamo all’attenzione e alla prudenza da parte di tutti proprio perché in ogni occasione, se non facciamo la scelta giusta e se non ci comportiamo correttamente mettiamo a rischio la nostra salute e anche quella degli altri, se siamo portatori ad esempio asintomatici».

Dal suo punto di vista, Berna ha invaso le competenze cantonali o effettivamente serviva una maggiore uniformità?
«È stata molto stretta senza però passare ad uno stato di situazione straordinaria, cosa che avrebbe rafforzato il ruolo della Confederazione. Ha voluto regolamentare molto, andando anche in parte sui piedi dei Cantoni, ma è anche vero che la Conferenza dei direttori cantonali della sanità pubblica ha sostanzialmente accolto le proposte fatte da Berna, e quindi i direttori cantonali hanno comunque accolto le proposte della Confederazione».

I club, dopo aver sostenuto ingenti spese nell’ambito dei protocolli e dei piani di protezione per il pubblico, si vedono bloccati dalle quarantene e senza pubblico; come legge le loro “lamentele”?
«Da un lato sono lamentele giustificate perché come detto hanno fatto degli sforzi rispondendo a tutte le richieste dell’autorità federale, penso in particolare ai posti tutti seduti, limitando le capacità, applicando dei Piani di protezione e modificando le abitudini dei tifosi, ma si arriva comunque purtroppo a una chiusura del settore, con lo svolgimento delle manifestazioni senza più pubblico. Questo evidentemente crea un danno economico e dovrà trovare una risposta da parte dell’autorità federale».

I club puntano all’aiuto a fondo perso, accogliendo freddamente gli annunciati prestiti della Confederazione; la SFL ad esempio punta ad un coinvolgimento di Città e Cantoni ritenendo i club “patrimoni culturali”. Cosa può fare oggi il Cantone? E lo stesso può valere nell’ambito della cultura?
«Qui dipenderà da quanto vorrà mettere in campo la Confederazione: ritengo che se la Confederazione ha deciso di limitare il numero di spettatori a 50, beh, è la Confederazione che ha deciso: di solito chi comanda paga, hanno comandato loro questa misura, pagano loro».

De Rosa: “È importante fare tutto il possibile”

Direttore De Rosa, il mondo della sanità si può dire soddisfatto delle misure prese da Berna alla luce del fatto che la Svizzera è l’hotspot europeo del coronavirus?
«Le misure presentate oggi sono salutate positivamente dal Cantone e rispecchiano in gran parte quelle poste in consultazione nel weekend a cui il Cantone aveva risposto; su diverse misure il Consiglio di Stato si era chinato nel weekend in vista della seduta straordinaria di lunedì, e aveva anticipato queste decisioni proprio perché ogni giorno conta e la progressione della malattia è esponenziale e quindi è importantissimo non perdere tempo e intervenire immediatamente con misure adeguate per fare tutto il possibile per rallentare l’evoluzione dei contagi. In questo senso diverse misure sono perfettamente in linea con decisioni già prese dal Consiglio di Stato mentre per altre avevamo deciso Berna ritenendo che sia importante avere una soluzione coerente a livello nazionale».

I Cantoni hanno ancora margini di manovra. Il Ticino alla luce degli ultimi numeri intende andare oltre le misure decise da Berna?
«Nella situazione particolare è importante coordinarsi bene tra i due livelli istituzionali, quindi Confederazione e Cantone, e anche tra i Cantoni stessi. È importante sapere che in questa situazione i Cantoni possono essere più restrittivi ma non meno restrittivi rispetto alle decisioni del Governo federale. Ma questa flessibilità è importante perché la pandemia si trova a livelli diversi nei vari Cantoni e quelli più colpiti possono così agire con misure più restrittive. Per quanto ci riguarda, continueremo a valutare costantemente e quotidianamente la situazione e poi sulla base dell’evoluzione valuteremo se ci sarà la necessità di introdurre ulteriori provvedimenti per rallentare il ritmo dei contagi».

Test rapidi: quando arrivano e quando saranno a disposizione? Chi gestisce tutta la catena ticinese?
«Salutiamo positivamente la possibilità di sfruttare anche i test rapidi all’interno della strategia molto importante e che va mantenuta, formata da testing, tracing, isolating e quarantine (TTIQ). È importante però anche sapere che ci sono delle raccomandazioni molto stringenti da parte dell’autorità federale e quindi questi test rapidi non saranno per tutti. In questo senso la cellula sanitaria capitanata dal medico cantonale già questa sera sarà al lavoro per integrare al meglio questa opportunità data dai test rapidi all’interno della strategia di test. È difficile esprimersi in termini temporali, cercheremo di fare il più rapidamente possibile, ritenendo anche che i test rapidi partiranno a inizio novembre».

 
Mascherina anche all’aperto

Mascherina anche all’aperto

Da www.rsi.ch/news

Il Ticino gioca d’anticipo rispetto alle nuove misure per contenere la pandemia che mercoledì dovrà comunicare il Consiglio federale

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Mascherina-anche-allaperto-13552249.html

Il Ticino ha deciso di giocare d’anticipo rispetto alle nuove misure per contenere la pandemia che mercoledì dovrà comunicare il Consiglio federale. “Il Consiglio federale ha lanciato la sua consultazione. E mercoledì comunicherà le sue decisioni. Il Ticino fa un passo avanti”, ha spiegato oggi in conferenza stampa da Bellinzona il direttore del Dipartimento Istituzioni Norman Gobbi: “Il principio era è resta quello della proporzionalità. E le misure devono essere sopportate e supportate da tutti i cittadini”. Queste le misure annunciate da Gobbi per il Ticino. Mascherina: “Obbligo anche all’esterno dove non è possibile tenere le distanze (da martedì)”. Eventi: “Vietati gli eventi privati con più di 15 persone (da mercoledì)”. Sport: “Vietate le attività sportive amatoriali che implicano contatto fisico tra i manifestanti (da mercoledì)”. Ristorazione: “Obbligo di sedersi al tavolo confermato, ma obbligo pure di tenere una distanza di 1 metro e mezzo tra i tavoli. E al tavolo al massimo potranno stare quattro persone, genitori e figli esclusi (da mercoledì)”. “La pressione sul Ticino arriva sia da nord che da sud. E dunque il Governo ticinese ha deciso di agire da subito. E di non aspettare il Governo federale. La situazione infatti è molto seria e delicata. Ogni giorni conta”, ha aggiunto il direttore del Dipartimento Sanità e Socialità Raffaele De Rosa. “Nessuno – ha aggiunto – vuole il lockdown. Perché potrebbe essere devastante. Per questo le misure devono essere accettabili ed accettate. Si tratta di compromessi, il favore di un bene collettivo come quello della nostra salute”.

****

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 26 ottobre 2020 de Il Quotidiano 

Mascherine anche all’aperto
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13552702

****

Da www.tio.ch

Covid: scatta l’obbligo della mascherina all’aperto
La protezione sarà da adottare laddove le distanze non possono essere mantenute, in particolar modo nei mercati.
Decise nuove disposizioni anche per gli incontri tra più persone, le attività sportive e la ristorazione.

Si viaggia sull’onda dei 250 contagi al giorno (anche se oggi i tamponi segnalati come positivi erano “solo” 147). Sono 80, invece, le persone ricoverate negli ospedali ticinesi per coronavirus, ben 15 in sole 24 ore. Sei di questi sono intubati nel reparto di terapia intensiva.
È di questi numeri, ma non solo, che si è parlato nel breve incontro informativo programmato per le 16:15 di oggi. Dalla sala stampa del Palazzo delle Orsoline, a Bellinzona, Norman Gobbi (Presidente del Consiglio di Stato), Raffaele De Rosa (Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità) e Giorgio Merlani (medico cantonale) hanno aggiornato la popolazione sulla situazione in Ticino legata alla diffusione del nuovo Coronavirus.

Mascherine – La grande novità sta nella scelta del Governo ticinese di giocare d’anticipo rispetto al Consiglio federale. In attesa quindi di sapere quali saranno le nuove disposizioni generali (che saranno annunciate mercoledì), ecco che già a partire da domani, in Ticino vigerà l’obbligo della mascherina. Anche all’aperto. «Questo laddove non è possibile mantenere le distanze di sicurezza, in particolare negli spazi dei mercati», ha sottolineato Gobbi.

Incontri e sport – Ma non solo. Dal 28 di ottobre fino al 30 di novembre saranno vietati incontri «tra più di 15 persone così come gli sport amatoriali di contatto (tranne che per i più piccoli)», sottolinea ancora il presidente del Consiglio di Stato.

Ristorazione – Nuove disposizioni sono state decise anche per la ristorazione: «Al ristorante – prosegue Gobbi – si dovrà rispettare il distanziamento di un metro e mezzo fra i tavoli, ciascuno dei quali potrà ospitare un massimo di 4 persone». Pasti e bevande potranno essere consumati solo da seduti. «Continuano ad essere centrali la tempestività e la proporzionalità delle misure. Che devono essere corrette per poter essere accettate dalla popolazione, ma devono essere sopportate e supportate da ogni cittadina e ogni cittadino».

Ricoveri in crescita – Nel prendere la parola De Rosa sottolinea da subito la delicatezza della situazione sotto il profilo sanitario: «I ricoveri in ospedale continuano a crescere e potremo constatare solo tra un paio di settimane gli effetti delle misure che decidiamo di prendere oggi». «Gli interventi – prosegue – devono essere tempestivi e proporzionati. Nessuno vuole il lockdown, ma bisogna adottare misure accettabili per l’economia e la società. Si tratta di un compromesso per il bene collettivo, quello della nostra salute. Dobbiamo fare tutto il possibile per evitare misure più severe per il futuro prossimo. Ed evitare di intasare le strutture ospedaliere».

«Un nuovo lockdown sarebbe devastante» – De Rosa richiama ancora una volta alla responsabilità individuale: «Le nostre scelte possono proteggerci. Gli atteggiamenti virtuosi possono mettere in sicurezza sé stessi e gli altri. Dobbiamo fare il massimo per scongiurare un lockdown che sarebbe devastante. Mettiamo in pratica tutto quello che abbiamo imparato per contrastare il coronavirus. Limitiamo quindi i contatti ravvicinati e le attività non essenziali. Dobbiamo utilizzare concretamente la mascherina e fare attenzione alla igiene delle mani. Ricordiamoci che il nostro agire è riuscito a fare la differenza in primavera».

La lettura dei dati odierni – Merlani offre infine una lettura dei numeri odierni. «È tipico che il lunedì mattina il dato sia più piccolo (il riferimento è ai 147 casi odierni rispetto ai 250 dei giorni scorsi). La cifra non vuol dire quindi un rallentamento del virus. La domenica non si riesce ad effettuare lo stesso numero di tamponi rispetto agli altri giorni. Non a caso il dato del martedì è quasi sempre il più alto della settimana».

Per quanto concerne il numero delle persone che finiscono in ospedale, il Medico cantonale aggiunge: «Si tende a ricoverare di più rispetto a questa primavera. In ospedale troviamo quindi persone con uno stato di salute non così compromesso come era nel mese di marzo». Ma aggiunge: «Ricordiamoci che, con tutta la Svizzera, siamo tra i più alti d’Europa per tasso di positivi ed è nettamente in crescita il numero dei pazienti ricoverati. Abbiamo meno ricoveri per numero di positivi, ma le persone finiscono ancora in terapia intensiva e, a volte, muoiono».

Aiutare il contact tracing – Il medico cantonale non nasconde le difficoltà del contact tracing: «È sempre più difficile stare dietro a tutti i casi. Se qualcuno avverte dei sintomi, resti a casa e inizi a redigere la lista delle persone con cui è stato in contatto: questo fa risparmiare un sacco di tempo al servizio di contact tracing. Fino a che non si riceve il risultato del tampone, si invita a restare a casa».

Anziani, ma non solo – Infine, sulla tipologia di pazienti: «È più o meno la stessa rispetto alla prima ondata – conclude Merlani -. L’età media sta tornando ad essere quella del picco. E lo stesso vale per la comorbidità. Al Moncucco l’età media dei ricoverati è di 74 anni, a Locarno 70. Buona parte sono persone con altre patologie, ma questo non vuol dire che il 100% dei ricoverati siano tutti anziani e malati. Finiscono in ospedale anche giovani in buona salute».

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1470536/mascherina-obbligo-rispetto-covid-misure

****

Da www.liberatv.ch

Coronavirus in Ticino, le mosse del Governo: mascherine obbligatorie all’aperto e stop allo sport
Gobbi: “Questa lunga maratona avrà successo con la collaborazione di tutti”. De Rosa: “Nessuno vuole il lockdown. Situazione seria e delicata”

Le autorità cantonali tornano a riunirsi oggi a Palazzo delle Orsoline per aggiornare la popolazione sulla situazione in Ticino legata alla diffusione del nuovo Coronavirus. Non sono escluse nuove misure restrittive in anticipo su quella che sarà la linea dettata da Berna mercoledì prossimo.
Presenti all’incontro informativo il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il direttore del DSS Raffaele De Rosa e il Medico cantonale Giorgio Merlani.

La cronaca della conferenza:

Gobbi: “L’incontro odierno del Governo ha permesso di fare il punto dopo il fine settimana. Il monitoraggio della situazione rimane continuo. Il nostro approccio, in queste settimane, non cambia. Vogliamo le misure giuste al momento giusto. Solo così avremo la certezza che la popolazione le accetti e le metta in atto. Il Governo sa che, in questa lunga maratona, il successo è possibile solo con la collaborazione dei cittadini. Il Governo ticinese è cosciente che la situazione sanitaria non è la stessa in tutti i Cantoni. Il CF ha lanciato una consultazione e comunicherà le sue decisioni mercoledì. In attesa, abbiamo giocato d’anticipo e adottato da subito le misure che riteniamo opportune”.

Mascherine obbligatorie all’aperto se…

Gobbi: “Il Governo ha esteso l’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto, dove non è possibile mantenere la distanza. Si tratta di un invito che esprimiamo da mesi, ma che ora è messo nero su bianco”.

Stop allo sport amatoriale, tranne..

Gobbi: “Saranno vietati gli eventi privati superiori alle 15 persone che non si svolgono a impianti accessibili al pubblico. Sono vietate le attività sportive amatoriali che implicano contatti fisici. Si tratta di una decisione sofferta. D’altra parte, alcune Federazioni hanno agito in proprio. A questa norma fanno eccezione gli allenamenti dei bambini e dei ragazzi in età di scuola dell’obbligo”.

Ristorazione

Gobbi: “È confermata la consumazione ai tavoli, che dovranno essere distanziati di un metro e mezzo. Il numero massimo di ospiti per tavolo sarà di quattro, ad eccezione di genitori con figli”.

Ecco quando entrano in vigore le misure

Gobbi: “Le disposizioni saranno in vigore dal 28 ottobre al 30 novembre 2020. L’obbligo di mascherina entra in vigore da domani”.

“Situazione seria e delicata. Nessuno vuole il lockdown”

De Rosa: “Il Governo ha deciso di agire con anticipo. Senza attendere o speculare sulle decisione del CF. Bisogna prendere sul serio i dati di questi giorni. La situazione è seria e delicata. Quelle decise dal Governo sono in linea con i suggerimenti dal gruppo di monitoraggio. È fondamentale contare sulla lettura dei dati da parte di esperti. Nessuno vuole il lockdown. Per questo è fondamentale agire passo per passo. Si tratta di compromessi accettabili a tutela della nostra salute. Dobbiamo fare il possibile per evitare misure più severe in futuro e per evitare il sovraccarico del sistema ospedaliero”.

“Ora si ricovera prima”

Merlani: “Il numero dei contagiati di oggi non significa che c’è stato un rallentamento. Nel weekend non possiamo fare troppi tamponi. Abbiamo un tasso elevato di ricoveri in ospedale. C’è una tendenza a ricoverare un po’ prima rispetto a marzo. Il contact tracing fa fatica a stare al passo. Chinque abbia i sintomi deve evitare i contatti con le altre persone”.

La tipologia di pazienti ricoverati

Merlani: “La tipologia di paziente in ospedale sono della stessa tipologia di pazienti della prima ondata. L’età media sta tornando ad essere quella del picco. L’età media dei ricoverati alla Moncucco è di 74 anni. Ma non è detto che non ci sono ricoveri tra i più giovani”.

“Dobbiamo bloccare i contagi”

“Dobbiamo bloccare i contagi”

Da www.rsi.ch/news

Christian Garzoni caldeggia l’adozione di nuovi provvedimenti in Ticino – Ricoverati per Covid-19 anche dei trentenni senza malattie pregresse

L’adozione in Ticino di nuovi e più incisivi provvedimenti per ridurre la diffusione del coronavirus tra la popolazione è urgente. Ne è assolutamente convinto Christian Garzoni che alla RSI non nasconde la sua preoccupazione per l’evoluzione della situazione che ha indotto l’Ente ospedaliero e la Clinica Moncucco a rivolgersi nuovamente al Consiglio di Stato per chiedere, tra le altre cose, l’introduzione dell’obbligo della mascherina nei luoghi chiusi, in quelli all’esterno affollati e anche alle medie. Inoltre le scuole dovrebbero evitare le gite.
“Si tratta di raccomandazioni facilmente attuabili che non ledono la libertà individuale e che non hanno conseguenze economiche”, sottolinea il membro della task force cantonale che non ha dubbi: “se non blocchiamo la diffusione del virus tra la popolazione le ospedalizzazioni, i ricoveri in cure intense e i decessi aumenteranno ancora”, avverte alla luce dell’evoluzione della seconda ondata. I contagi sono cresciuti in modo esponenziale (da alcuni giorni sono costantemente più di 250), da oltre una settimana crescono velocemente anche i ricoveri e vi sono stati altri decessi.
“Il virus non è cambiato – ribadisce il direttore sanitario della Moncucco, specialista di malattie infettive -. Attualmente ci sono ricoverate varie persone che sono nelle categorie a rischio, ma purtroppo abbiamo anche pazienti giovani, dei trentenni, senza nessuna malattia di base che hanno dei decorsi molti brutti”.

Il Consiglio di Stato si riunirà in seduta straordinaria lunedì per valutare sia le misure sottoposte ai cantoni dalla Confederazione sia le richieste degli esperti ticinesi.

‘Metem sü la beréta, ma anca la mascorina!’ 

‘Metem sü la beréta, ma anca la mascorina!’ 

Dopo un’estate quasi da ‘curt bandida’, in cui abbiamo riassaporato il piacere di stare assieme a goderci le bellissime giornate con parenti e amici, l’autunno si è presentato proprio come tale. Un periodo di cambiamenti, di maggior rigore a livello di temperature e di passaggio dalla vita all’esterno baciata dal sole, all’interno al tepore di caminetti e riscaldamenti.
E allora è giunto il momento di proteggerci, oltre che dal freddo, anche dal coronavirus!

‘Métt sü la beréta!’ (oppure la scüfia nel Luganese o capa in Leventina) ci dicevano le nostre mamme e nonne, invitandoci a proteggere la testa dal freddo e quindi a prevenire raffreddori e malattie stagionali. E allora, ‘metém sü la beréta, ma anca la mascorina!’ (mettiamo la berretta ma anche la mascherina) se vogliamo lottare efficacemente contro il virus ed evitare con il nostro comportamento responsabile una chiusura delle attività.
Un piccolo sforzo di protezione, a favore del bene della nostra gente, del nostro Paese e di noi stessi!

Dare una mano per migliorare il Comune

Dare una mano per migliorare il Comune

Non sappiamo ancora come si svilupperà la curva dei contagi nelle prossime settimana. “Quello che però possiamo già sin d’ora fare è trovare accorgimenti pratici, concreti, per sostenere e aiutare le persone o anche le iniziative che potrebbero subire nei prossimi tempi ripercussioni negative. Insomma: far crescere quel movimento spontaneo di solidarietà che si era sviluppato nelle settimane in cui erano in atto le diverse chiusure”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che prosegue: “In quelle settimane molti giovani, ragazzi e adulti legati alle parrocchie o ad altre associazioni, ma anche persone singole hanno aiutato soprattutto gli over 65, spesso propri parenti. Sono andati a fare la spesa, a fare i pagamenti, mantenendo un contatto reale anche con chi non poteva uscire di casa. Uno spirito solidale che ha mostrato il meglio della nostra comunità. L’obiettivo del Consiglio di Stato e mio personale è non arrivare a quelle situazioni di necessità, però ciò che è stato fatto potrebbe essere utile anche in futuro, sotto forma di altri tipi di intervento”.

Che cosa si può fare concretamente? Sentiamo ancora il Presidente del Governo Norman Gobbi: “Il gruppo Cantone-Comuni chiamato “Covid Inverno” coordinato dalla Sezione enti locali si sta adoperando per fornire ai Comuni spunti e soluzioni atte ad assicurare alcuni servizi, come l’accudimento dei figli, la consegna della spesa a domicilio, il dog sitting, ecc., per i cittadini che ne dovessero avere la necessità. Se in marzo e aprile la maggior parte della gente era a casa, perché erano state sospese le attività lavorative e quindi vi erano molte persone che hanno potuto mettersi a disposizione degli altri, in futuro – confidando di non vivere un secondo lockdown – potrebbero esserci ancora taluni bisogni, ma con meno cittadini in grado di dare una mano. È una bella sfida per i nostri Comuni”.

Ma questo potrebbe anche essere messo in pratica non solo… in tempo di guerra, facciamo presente al nostro interlocutore. “Esatto, proprio così. Ed è per questo che ai miei occhi assume una valenza doppia. Perché si tratta di un “esercizio” che rafforza il senso di appartenenza a una comunità e sviluppa la qualità di vita e il benessere residenziale che i cittadini ricercano. Le forme di volontariato, che si manifestano spesso nell’associazionismo sportivo, culturale o scautistico, sono i vettori che costruiscono Comuni migliori. Sostenere le iniziative della società civile in forma sussidiaria da parte dell’autorità comunale diventa quindi uno strumento ideale per far crescere un Comune, soprattutto se questo Comune è l’espressione di una recente aggregazione”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.