Sicurezza ed economia in un contesto transfrontaliero – Il Canton Ticino incontra Basilea-Città

Sicurezza ed economia in un contesto transfrontaliero – Il Canton Ticino incontra Basilea-Città

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha incontrato oggi a Chiasso il proprio omologo Baschi Dürr, Direttore del Dipartimento di giustizia e sicurezza del Semicantone di Basilea-Città. La riunione ha permesso ai due Consiglieri di Stato di confrontarsi su diversi temi legati alla sicurezza transfrontaliera e ai fenomeni migratori, ma anche sulla situazione attuale del mercato del lavoro in Ticino.

Il vertice fra le due delegazioni, organizzato al Centro di cooperazione di polizia e doganale di Chiasso, ha anzitutto permesso di analizzare la situazione attuale alla frontiera sud della Confederazione, in relazione ai fenomeni migratori che hanno interessato a partire dall’inizio dell’estate la vicina Lombardia. Sempre in tema di sicurezza, è stato approfondito il fenomeno del «turismo criminale», che suscita costante preoccupazione soprattutto nel Sottoceneri. In conclusione, i Consiglieri di Stato hanno affrontato anche il tema delle possibili collaborazioni fra le varie forze di intervento.

Cogliendo l’occasione offerta dalla riunione, sono stati in seguito discussi anche temi legati alla dimensione economica e alle tendenze in atto sul mercato del lavoro ticinese. Il Consigliere di Stato Baschi Dürr è stato orientato in modo approfondito sulle dinamiche che si sono prodotte in Ticino negli ultimi anni – a partire dall’entrata in vigore dell’Accordo fra Confederazione e Unione europea sulla libera circolazione delle persone – e sulle politiche adottate dal Cantone in materia di permessi per gli stranieri.

L’incontro odierno ha offerto la rara e preziosa occasione per un confronto politico ad alto livello, fra due Cantoni che condividono la posizione transfrontaliera e le sfide che essa comporta. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stato per l’occasione accompagnato dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, dal Segretario generale del Dipartimento delle istituzioni Luca Filippini, dal Vice-comandante del Corpo guardie di confine della Regione IV Fabio Ghielmini, da Thomas Ferrari (Capo della Sezione della popolazione) e da Stefano Rizzi (Direttore della Divisione dell’economia). La delegazione del Consigliere di Stato Baschi Dürr comprendeva invece per la Polizia cantonale il Comandante Gerhard Lips e il Responsabile delle formazioni speciali Peter Kötter, la Direttrice dell’Ufficio economia e lavoro Nicole Hostettler e la coordinatrice per l’asilo Renata Gäumann.

Revoca o non rinnovo di permessi di soggiorno per genitori stranieri di minorenni di nazionalità svizzera

Il Consiglio di Stato ha discusso e approfondito il tema dei permessi di soggiorno per cittadini stranieri, genitori di minorenni di nazionalità svizzera. Il Governo ha inoltre colto l’occasione per rispondere ad alcuni atti parlamentari che trattavano la questione.

Il Consiglio di Stato ha anzitutto constatato l’assenza di una prassi comune fra gli Uffici della migrazione dei 26 Cantoni elvetici. La discussione si è quindi basata oltre che sulla legislazione e sulla giurisprudenza anche su un’analisi della prassi attuale, sui criteri adottati dall’Ufficio della migrazione e su una valutazione del principio di proporzionalità nelle decisioni di revoca o di mancato rinnovo di permessi di soggiorno.

Il Governo ha condiviso l’idea di tutelare di principio i rapporti familiari tra i minorenni di nazionalità svizzera e i loro genitori stranieri. A questo proposito è stato in particolare stabilito che un cittadino straniero con uno o più figli di nazionalità svizzera, entro certi limiti, non sarà allontanato dal suolo nazionale per mere ragioni economiche, ovvero per la sola dipendenza dall’aiuto sociale, alla condizione che assolva i suoi doveri di genitore prendendosi cura del figlio, tenendo viva la relazione affettiva e provvedendo al suo sostentamento economico. Ciò è possibile poiché la legge federale concede ai Cantoni un margine di apprezzamento sulla revoca o il non rinnovo del permesso di soggiorno.

Tuttavia, il Consiglio di Stato ha ribadito che nei casi di revoche motivate da pene detentive di lunga durata, problemi di ordine pubblico e invocazione abusiva del diritto al ricongiungimento famigliare, l’Ufficio della migrazione manterrà una prassi rigorosa, anche in presenza di rapporti genitoriali con uno o più minorenni di nazionalità svizzera.
Va infine sottolineato che – secondo la nuova prassi condivisa quest’oggi dal Governo – l’Ufficio della migrazione avrebbe preso una decisione differente solo nello 0.9% dei casi trattati; infatti, sul totale delle 456 decisioni negative per motivi economici emesse dal 1. gennaio 2010 al 30 giugno 2016, sarebbero state emesse decisioni differenti solo in 4 casi cresciuti in giudicato. La decisione odierna non mette in discussione la legalità e la legittimità delle decisioni sin qui prese.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi incontra l’Associazione degli studenti italofoni di Lucerna

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi incontra l’Associazione degli studenti italofoni di Lucerna

Comunicato del Dipartimento delle istituzioni | Il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è stato ospite ieri all’Università di Lucerna, su invito dell’Associazione degli studenti italofoni Iuxta Cineris Montem, in occasione dell’evento di apertura del semestre autunnale 2016.

Il Consigliere di Stato ha accolto l’invito a partecipare, in qualità di personaggio pubblico della Svizzera italofona; nel proprio intervento, Norman Gobbi ha così ripercorso le esperienze della propria carriera politica, che lo ha portato dal Comune di Quinto fino al Parlamento federale a Berna.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha ricordato i primi passi mossi da cittadino attivo, con l’ingresso nella Lega dei Ticinesi a 17 anni, e – due anni più tardi – l’elezione nella lista del movimento per il Consiglio Comunale di Quinto. Dopo avere ricordato le attività svolte a livello comunale – dapprima nel Legislativo e, successivamente, come municipale – Norman Gobbi ha raccontato le esperienze vissute con le elezioni in Gran Consiglio, Consiglio Nazionale e Consiglio di Stato. Gli studenti hanno così potuto scoprire varie sfaccettature dell’attività quotidiana di un membro del Governo cantonale e Direttore di Dipartimento, rivolgendo lo sguardo anche alle sfide attuali e future che attendo il Ticino, a livello nazionale e internazionale.

Su richiesta dell’Associazione, la conferenza è terminata con alcuni aneddoti legati alla campagna dello scorso dicembre, in vista del rinnovo del Consiglio Federale. Norman Gobbi, ricordando la propria candidatura e svelando alcuni retroscena dell’avvicinamento al voto parlamentare, ha colto l’occasione per sottolineare l’importanza di una promozione attiva dell’italianità a Berna, nell’ottica di una rappresentanza equilibrata di tutte le regioni linguistiche della Svizzera.

Seelisberg Centro asilanti dal frigorifero all’archivio

Seelisberg Centro asilanti dal frigorifero all’archivio

Dal Corriere del Ticino |  Dopo le proteste Uri accantona definitivamente il progetto

Congelato a metà agosto, il progetto di realizzare un centro asilanti nell’ex Hotel Löwen a Seelisberg sarà di fatto archiviato. La decisione di soprassedere è stata concordata lunedì sera nel quadro della tavola rotonda costituita dopo le proteste da parte degli abitanti contro l’intenzione del Governo di alloggiare nell’edificio 60 richiedenti l’asilo. All’incontro hanno preso parte il Municipio, la Croce Rossa, i rappresentanti del gruppo locale «Una soluzione ragionevole per l’asilo» ed il comitato governativo creato ad hoc.

La sistemazione di richiedenti l’asilo nell’ex Hotel Löwen, si legge nella nota ufficiale del Governo, resta sospesa fino a quando non sarà terminata la valutazione della situazione in corso in tutti i Comuni urani. A quel punto la Croce Rossa disdirà il contratto d’affitto biennale siglato con i proprietari. Da parte sua, il Comune si è detto pronto a dare il suo contributo a trovare soluzioni qualora la situazione nel campo dell’asilo dovesse aggravarsi. «Insieme agli altri Comuni vogliamo diventare un partner affidabile del Cantone», ha dichiarato il sindaco Karl Huser. Resta pertanto la disponibilità del Comune a fare la sua parte se la situazione lo richiederà. Seelisberg conta 700 abitanti. Eventuali sistemazioni alternative potrebbero essere trovate nelle abitazioni esistenti. Cantone e Comuni torneranno a riunirsi il 26 ottobre per discutere i prossimi passi. Entro il primo trimestre del 2017 il Consiglio di Stato presenterà una visione d’assieme dell’asilo che dovrebbe fungere da base per un nuovo piano di assegnazione. Attualmente nel cantone sono ospitati 480 asilanti. La maggior parte si trova in un alloggio collettivo ad Altdorf, mentre un’ottantina risiede in appartamenti sparsi in 14 Comuni. Il dialogo con gli enti locali è stato rafforzato. Il Governo ha pure adottato altre contromisure. Gli abitanti di Seelisberg avevano protestato anche perché ritenevano di essere stati messi di fronte al fatto compiuto. In futuro i Comuni saranno informati almeno quattro volte all’anno tramite una newsletter. In queste comunicazioni sarà contenuta anche una panoramica sul numero di richiedenti l’asilo assegnati alle singole località.

A inizio agosto il progetto aveva scatenato un vero e proprio putiferio. La consigliera di Stato Barbara Bär, responsabile del Dipartimento della sanità e della socialità, era stata duramente contestata durante la presentazione pubblica; insediare nell’abitato un numero di asilanti pari a un decimo della popolazione era considerato come un grande potenziale di conflitto. Per placare gli animi il progetto era stato sospeso e il Governo aveva avocato a sé il dossier (con la parziale esautorazione di Bär) costituendo un gruppo di tre ministri, presieduto dal landamano Beat Jörg.

Più difficile da accettare

«È una questione interna al Canton Uri e quindi sul caso specifico non mi pronuncio. C’è comunque un problema di fondo che riguarda tutti», afferma da parte sua il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «A raggiungere la Svizzera sono soprattutto migranti di tipo economico. Di questi, solo una parte minoritaria chiede asilo. Quasi la metà poi fa perdere le proprie tracce, perché usa l’asilo solo come escamotage per mettere piede nel Paese e poi tentare di raggiungere illegalmente la destinazione finale all’estero. Questo tipo di migrazione non ha nulla a che vedere con una concezione dell’asilo che era giustificata negli anni Novanta o inizio secolo, quando c’era la guerra nella ex Jugoslavia. Ciò si traduce in una minore disponibilità della popolazione ad accettare certe situazioni. Questo fenomeno ha anche un costo sociale che incide sulla disponibilità di risorse per la nostra popolazione. È un problema di politica interna da tematizzare. Berna però è riluttante.»

Intanto la polizia friburghese ha reso noto che nell’ultimo fine settimana ignoti hanno danneggiato il futuro centro federale d’asilo di Giffers. I vandali hanno aperto le conduttore dell’acqua e i lavandini per allagare i sette piani dell’edificio. Il centro, che dovrebbe aprire l’anno prossimo, è destinato a richiedenti l’asilo la cui domanda è stata respinta.

Guardia svizzera: accordo storico con il Canton Ticino

Guardia svizzera: accordo storico con il Canton Ticino

Da Rossoporpora.org | Firmata in Vaticano il 26 settembre 2016 una Convenzione – la prima del genere sia per i contraenti che per i contenuti – tra la Guardia Svizzera Pontificia (GSP) e il Canton Ticino. Grazie ad essa 16 reclute della GSP a novembre seguiranno un corso di formazione nel Ticino, coordinato dal Centro di formazione di polizia di Giubiasco e svolto presso la Piazza d’Armi di Isone. Brevi interviste al comandante della GSP Christoph Graf e, per parte ticinese, al Consigliere di Stato Norman Gobbi e al comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

Quello della firma di un accordo tra la Guardia Svizzera Pontificia (GSP) e il canton Ticino è un avvenimento curioso e sorprendente sia dal punto di vista della storia che da quello dei contenuti. Per la prima volta metà (un mese) della formazione delle reclute della GSP sarà effettuata non in Vaticano e in Italia (esercitazioni ai poligoni di tiro della polizia e dei carabinieri), ma al di fuori. Dove? In Svizzera. Ma dove in Svizzera? In uno dei cantoni cattolici che hanno storicamente nutrito di loro giovani i ranghi della GSP? No. Nel Ticino, un cantone che fino a pochi decenni fa era guardato con una latente diffidenza nella GSP (negli Anni Settanta abbiamo ancora ascoltato qualcuno che osservava: “Ma se l’Italia dovesse dichiarare guerra alla Svizzera, da che parte si schiererebbero i ticinesi?”). Oggi tutto è cambiato. Nella GSP si contano attualmente 8 ticinesi: tra loro un ufficiale, il maggiore Lorenzo Merga, volto assai conosciuto per la sua presenza costante a protezione fisica del Papa. La formazione ‘ticinese’ incomincerà presto, all’inizio di novembre: saranno 16 le reclute che bagneranno l’accordo col primo sudore.

La firma è avvenuta in Vaticano nel pomeriggio di lunedì 26 settembre da parte dei contraenti colonnello Christoph Graf, comandante della GSP e colonnello Matteo Cocchi, parigrado della Polizia cantonale del Canton Ticino, presente e benedicente il consigliere di Stato (ministro del Governo cantonale) Norman Gobbi. Ad accompagnare i firmatari i rispettivi ufficiali, accomodatisi in prima fila, con davanti agli occhi anche l’affresco (grande e vivo di colori) delle prime guardie svizzere in marcia dalle Alpi verso Roma. Agli interventi introduttivi dei due comandanti e del rappresentante ufficiale del Governo ticinese e alla firma è seguito un piccolo rinfresco nel Cortile d’Onore della Guardia, dopo le foto di rito. Ai tre protagonisti abbiamo chiesto di illustrare brevemente senso e contenuti dell’accordo.

CHRISTOPH GRAF: UN DESIDERIO COVATO DA ANNI

Aumentano i rischi, si perfeziona la formazione…

Da anni covavamo il desiderio di migliorare ulteriormente la formazione delle nostre reclute nell’ambito della sicurezza, ma non ne avevamo la possibilità. Nei poligoni che avevamo a disposizione, grazie alla disponibilità della polizia italiana e dei carabinieri, si poteva solo sparare al bersaglio. Da quando la situazione della sicurezza in Europa si è appesantita, si sono accresciute anche le esigenze nella formazione di polizia e carabinieri, per cui per noi ormai c’era pochissimo spazio. Nel mese che le nostre reclute faranno nel Ticino invece ci si potrà certo muovere di più, si potrà integrare fare molto di più la formazione di base.

Come mai si è scelto il Ticino da parte di una GSP tradizionalmente a maggioranza svizzero-tedesca?

In primo luogo è il cantone più vicino all’Italia, il più raggiungibile direttamente: non è necessario prendere l’aereo, ci si mette su un pulllmino e con l’autostrada si arriva in fretta, spendendo meno.

Fin da subito il Ticino ha risposto positivamente alla vostra richiesta?

Il maggiore Merga ha preparato bene il terreno, ha preso i primi contatti e in un anno il progetto è stato messo a punto. Il 23 ottobre le reclute arriveranno a Roma per la visita medica e il 31 si sposteranno nel Ticino, restando 4 settimane a Isone. Prima era prevista la formazione nella Piazza d’armi del Monte Ceneri, che però ora è in ristrutturazione. A fine novembre le reclute torneranno a Roma per il secondo periodo di istruzione, che durerà un altro mese, in cui esse potranno conoscere persone e luoghi di sevizio, migliorare la lingua italiana e ricevere la formazione specifica della Guardia Svizzera.

NORMAN GOBBI: UN PRIVILEGIO CONTRIBUIRE ALLA SICUREZZA DEL SANTO PADRE

Nel Suo intervento prima della firma dell’accordo Lei ha detto che spesso la storia militare svizzera è una storia di sacrificio, riferendosi poi alla battaglia di Arbedo, alle porte di Bellinzona…

Ho citato la battaglia di Arbedo del 1422, la prima battaglia combattuta a sud delle Alpi dai Confederati contro le truppe milanesi condotte dal conte di Carmagnola, venute a riconquistare Bellinzona. Come sappiamo non ci sono monumenti a ricordare una vittoria, ma c’è una chiesa, la ‘chiesa rossa’ perché – vuole così la tradizione – essa rappresenta il sangue versato dai Confederati nella battaglia (oltre mille i morti su 2500 soldati); la sconfitta fu riscattata poi nel 1478 nella battaglia (1478) dei Sassi Grossi di Giornico, nella valle Leventina, sempre con i medesimi contendenti e con una maggiore presenza di leventinesi.

Lei ha citato poi Marignano e san Nicolao della Flűe, patrono della Svizzera e anche della GSP…

Marignano – definita “La battaglia dei giganti”, combattuta da oltre 50mila uomini, di cui ventimila confederati – rappresentò da una parte la conclusione del fresco dominio svizzero sul Ducato di Milano, dall’altra pose fine alla politica di espansione confederata non solo verso sud, ma anche nelle altre direttrici. Qui mi piace ricordare quanto, secondo un cronista cinquecentesco, disse ai Confederati san Nicolao della Flűe (1417-1487) su tale argomento: “Se rimanete entro le vostre frontiere, nessuno vi batterà mai; ma sarete in ogni epoca più forti di tutti i vostri avversari, e li vincerete. Se invece, sedotti dalla cupidigia e dalla passione di dominare, cominciate a dilatare il vostro impero nel mondo, la vostra forza vi abbandonerà presto»”

Proprio in quegli anni, nel 1506, fu istituita la Guardia Svizzera Pontificia, che per secoli fu in gran parte formata da svizzero-tedeschi. Ancora mezzo secolo fa di ticinesi non c’era l’ombra… Oggi la situazione è diversa: negli effettivi contiamo 8 ticinesi, tra i quali un maggiore (il primo ufficiale ticinese nella storia della GSP) e in più ci ritroviamo con un accordo impensabile fino a pochi decenni fa…

La diffidenza degli amici confederati di lingua tedesca è stata assai diffusa. Inoltre il Ticino – pur essendo cattolico – nella guerra del Sonderbund del 1847, si schierò con i federali, non con i secessionisti dei cantoni cattolici…Ricordo però con piacere come durante la Seconda Guerra Mondiale non ci furono soldati ticinesi condannati per alto tradimento del nostro Paese e questo a dimostrazione del fatto che il motto “lliberi e svizzeri” lo sentiamo profondamente nostro. L’abbiamo dimostrato anche con questo accordo: non solo abbiamo ormai superato le diffidenze, ma abbiamo avuto un pubblico e prestigioso riconoscimento della qualità della formazione erogata presso il Centro di formazione di polizia di Giubiasco. Con molto piacere e con molto orgoglio la erogheremo anche alla Guardia Svizzera Pontificia…

…. che ha un compito preminente: la difesa personale del Papa…

Mai più mi sarei immaginato di poter fare questo a poco più di cinque anni dalla mia prima elezione in Consiglio di Stato. Poter contribuire a formare chi difende la persona di Sua Santità è un motivo di orgoglio non solo per il Ticino cattolico, ma per il Governo e per il Ticino tutto.

N.B. Il consigliere di Stato Gobbi (membro della Lega dei Ticinesi) ha partecipato con gli altri componenti della delegazione alla santa messa celebrata da papa Francesco a Santa Marta martedì 27 settembre. Il Santo Padre nell’omelia si è riferito soprattutto alla prima lettura, tratta dal Libro di Giobbe. Norman Gobbi ha poi messo su twitter la considerazione che segue: “Mi sono emozionato e ho trattenuto a stento le lacrime. Due giorni fa, nello Stato più piccolo del mondo con l’uomo più straordinario del mondo. Le sue parole profonde, i suoi messaggi semplici ma diretti, la sua grande umiltà e umanità, mi hanno toccato molto e confermato la sua grandezza di uomo. Sono grato – unitamente alla delegazione ticinese – di aver avuto questo incontro privilegiato con Sua Santità. Grazie Papa Francesco.”

MATTEO COCCHI: UN PROGETTO-PILOTA CHE AVRA’ UN SEGUITO

Che cosa vi aspettate dai giovani che frequenteranno il corso ‘ticinese’?

Ci aspettiamo giovani motivati, che per un mese seguiranno un corso intenso di formazione e che avranno un qualcosa di speciale in più che non si ritrova normalmente nella nostra quotidianità…

Che cosa in più?

Siamo consci del fatto che la formazione ricevuta nel Ticino andrà a beneficio della difesa personale del Santo Padre, darà cioè ulteriore solidità a una formazione necessariamente già di per sé esigente.

In quanto tempo è stato elaborato il progetto?

Dai primi contatti è passato circa un anno, durante il quale abbiamo sviluppato il progetto oggi sottoscritto, che sarà concretizzato come corso-pilota a novembre.

Che cosa comprenderà nei dettagli la formazione coordinata dal Centro di Giubiasco e che sarà svolta a Isone?

Sarà molto variegata e comprenderà elementi di psicologia, diritto, medicina d’urgenza e tecniche antincendio. A tutto ciò si aggiungeranno cura della sicurezza personale, tiro con la pistola e attività sportive.

Il progetto-pilota che avrà un seguito?

Penso che forse abbisognerà di qualche lieve correttivo, ma al 90% è già definitivo. La volontà della GSP è che esso in futuro sia parte integrante della formazione delle reclute. Infatti sono già previsti altri due corsi per il 2017: a febbraio, con una quindicina di reclute e a ottobre-novembre con un’altra ventina.

Il Corso di formazione sarà in lingua italiana, il che sarebbe pure un aiuto linguistico per Roma a beneficio della quotidianità delle reclute di lingua tedesca, francese, retoromancia?

Il corso di formazione sarà in lingua italiana salvo che per alcune materie tecniche, in cui verrà utilizzata la lingua madre delle reclute, perché è importante che esse comprendano bene i dettagli di ogni lezione. Ad esempio, se il manuale di psicologia sarà per tutti in lingua italiana (lingua con cui le reclute avranno a che fare nel servizio in Vaticano), quello di “Tiro di polizia” sarà nella madrelingua di ogni recluta. Per un mese poi le reclute si troveranno nel canton Ticino, senza poter rientrare né a Roma né al proprio domicilio a nord delle Alpi; e nel fine settimana saranno organizzate per loro attività che le porteranno a comprendere ad avvicinarsi al mondo ticinese e a comprenderne meglio la cultura.

Io l’orco della situazione? Ora vi spiego quello che gli altri non vi dicono!

Io l’orco della situazione? Ora vi spiego quello che gli altri non vi dicono!

Dal Mattino della domenica | Il ministro leghista fa chiarezza e prende posizione sulla questione dei Permessi

“Norman Gobbi è senza cuore”, “Norman Gobbi smembra le famiglie”. È questa l’immagine di me che dipingono alcune correnti politiche da qualche mese. Storie raccontate ad arte sui quotidiani e sui social media, da chi tira l’acqua al proprio mulino e racconta la parte della storia dalla quale trae più beneficio: quella in cui un politico è entrato in Governo con l’obiettivo di smembrare le famiglie. Soprattutto le famiglie con figli nati e cresciuti nel nostro Paese e magari anche con il passaporto svizzero. In qualche occasione ho avuto la possibilità di dire la mia: non mi sono tirato indietro e nel limite delle mie possibilità, dettate soprattutto dal segreto d’ufficio sui casi che vengono trattati dalla Sezione della popolazione del mio Dipartimento, ho preso parte al dibattitto. Anzi al processo alle intenzioni.

C’è una parte della storia però che fa meno scalpore e non viene mai alla luce. Ma andiamo con ordine e facciamo chiarezza. Nell’ambito del rilascio di permessi a persone straniere, sul totale delle decisioni emesse sull’arco di due anni e mezzo dall’Ufficio della migrazione del mio Dipartimento (oltre 2000), il 6% concernono decisioni negative legate a motivi economici nelle quali c’erano di mezzo dei figli e meno dell’1% di queste toccavano nuclei famigliari con figli svizzeri di genitori stranieri. Pochi casi rispetto agli oltre 2000 trattati. Decisioni prese con troppa leggerezza? Non direi: quando viene presa una decisione di questo genere i miei servizi ponderano sempre l’interesse privato del cittadino a continuare il soggiorno nel nostro Paese e dall’altra l’interesse pubblico al suo allontanamento. Questo significa che queste persone, come stabilito dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, sono tenute a lasciare il nostro Paese se tra i vari motivi quali problemi con l’ordine pubblico o la sicurezza interna gravano eccessivamente sugli aiuti statali. Ma non stiamo parlando di poche migliaia di franchi, stiamo parlando di importi superiori agli 80’000 franchi.

Ma quello che mi preme sottolineare è che la decisione non viene presa da un giorno all’altro senza dare informazione ai diretti interessati. Nel calcio prima di essere espulso (con un cartellino rosso) il giocatore riceve un ammonimento, il famoso “giallo”. Lo stesso principio viene applicato anche in questi casi: la persona che rischia una revoca di un permesso viene ammonita non una volta – come avviene nel calcio – ma ben due volte a distanza di un periodo che va dai sei mesi a un anno. L’ammonimento in questo caso non è da intendersi come una minaccia, tutt’altro! È semmai da vedere come la possibilità per il cittadino straniero di cambiare la propria situazione economica per poter restare sul suolo elvetico. Dopo questi due ammonimenti riceve la decisione negativa. Questo è quello che prevede la legge, ed è la prassi adottata dai miei servizi.

Ma nell’altra metà della storia, quella che non viene narrata, c’è anche dell’altro. In quel 1% di casi in cui il genitore straniero di un figlio svizzero viene allontanato dal nostro paese per ragioni di tipo economico, ci sono altre sfaccettature che non vengono alla luce. Storie di genitori separati con i figli affidati all’altro genitore. Storie di persone che devono lasciare il nostro territorio per ragioni di ordine pubblico. Motivi non di poco conto insomma. Ma tutto questo appunto non viene mai a galla. No, questo non viene detto.

Non viene detto nemmeno che in diverse occasioni ho proposto all’Autorità federale alcuni casi definiti “umanitari”. Casi in cui i minori avrebbero dovuto essere allontanati dalla Svizzera verso il loro Paese d’origine separandosi dalla loro famiglia, magari un nonno, in mancanza dei genitori. Casi che non ho portato sotto i riflettori ma che mi sono impegnato a risolvere aiutando il ricongiungimento famigliare. Non me ne sono vantato a mezzo stampa, non ho creato casi mediatici. Ho gioito del risultato ottenuto, quando ho visto la felicità sul volto di questi bambini.
Perché questo è quello che faccio, ed è quello che sono. Ogni giorno mi dedico con impegno e con passione al mio lavoro. A favore dei cittadini ticinesi. Perché voglio un cantone migliore. Voglio un Ticino forte che guarda con serenità alle sfide di domani. Un Ticino pronto ad accogliere le sfide future che ci attendono. Un Ticino attento ai bisogni della sua popolazione.
Norman Gobbi ha cuore e sentimenti: sono una persona in carne (tanta) e ossa. Ma sono anche un politico che deve agire nella legalità e deve far rispettare le leggi alle quali ha giurato fedeltà. Per il bene del nostro bellissimo Canton Ticino. Questa è la storia che vorrei fosse raccontata.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato

Una Pretore supplente per la Leventina

Una Pretore supplente per la Leventina

Nel pomeriggio di venerdì scorso, l’avv. Elisa Bianchi Roth ha assunto la carica di Pretore supplente del Distretto di Leventina a metà tempo rilasciando la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi.

La Pretore supplente, attualmente attiva quale segretario assessore nella Pretura del Distretto di Bellinzona, inizierà a svolgere la sua nuova attività a metà tempo a partire da domani, lunedì 3 ottobre 2016. Alla cerimonia di venerdì hanno partecipato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e la Pretore del Distretto di Leventina, Sonia Giamboni, che beneficerà di un congedo maternità.

L’avv. Bianchi Roth ha conseguito la licenza bilingue in diritto nel 1999 all’Università di Friborgo e il diploma di avvocato in Ticino nel 2001. Dal 2002 al 2003 è stata segretario assessore proprio presso la Pretura del Distretto di Leventina, svolgendo nel contempo la funzione di Supplente Ufficiale dell’Ufficio esecuzione e fallimenti e dell’Ufficio dei registri della Leventina. Successivamente, e fino ad oggi, è stata attiva all’interno della Pretura del Distretto di Bellinzona sempre quale segretario assessore. Nel 2005, a seguito della dipartita del compianto Pretore Roberto Pedrazzoli, ha ricoperto per circa otto mesi la funzione di Pretore supplente del Distretto di Bellinzona.

Madre di due figli, l’avv. Bianchi Roth negli anni ha saputo coniugare in maniera eccellente la vita personale con quella professionale, apportando con impegno e competenza un prezioso contributo alla giustizia ticinese, che continuerà a fornire nei prossimi mesi quale Pretore supplente del Distretto di Leventina.