Il Governo incontra il Procuratore generale della Confederazione

Il Governo incontra il Procuratore generale della Confederazione

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi a Palazzo delle Orsoline il Procuratore generale della Confederazione Michael Lauber, accompagnato dalla Procuratrice federale Dounia Rezzonico, responsabile dell’antenna distaccata di Lugano e dal portavoce André Marty. Questo terzo incontro ha permesso un nuovo aggiornamento reciproco su temi legati alla sicurezza, e ha confermato l’unità di intenti fra le autorità cantonali e il Ministero pubblico della Confederazione.

Il Procuratore generale Michael Lauber ha anzitutto espresso apprezzamento per l’interesse dimostrato con regolarità dal Governo ticinese verso le attività del Ministero pubblico della Confederazione e per l’ottima collaborazione con la Polizia cantonale e la Magistratura. Ha quindi ricordato i risultati ottenuti grazie alla riorganizzazione completata nel 2015, in particolare con le nuove modalità di lavoro e la suddivisione delle responsabilità fra la sede centrale di Berna e l’antenna distaccata di Lugano.
Per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata, la vigilanza va mantenuta a un alto livello in Ticino, per contrastare le infiltrazioni dei gruppi mafiosi italiani nell’economia e combattere il riciclaggio di denaro. A questo scopo, la collaborazione con le autorità italiane prosegue in modo regolare, in particolare con i contatti fra il Ministero pubblico della Confederazione e la Procura di Milano. Il Procuratore generale ha inoltre informato in merito all’attuale richiesta – rivolta ufficialmente al Dipartimento federale di giustizia e polizia – di inasprire le sanzioni previste dal Codice penale svizzero per questo genere di reati.

In materia di contrasto alle attività terroristiche sul suolo elvetico, l’attenzione del Ministero pubblico della Confederazione si sta al momento concentrando sulla propaganda fondamentalista. È stato sottolineato come i Cantoni siano chiamati ad assicurare il controllo del territorio e a vigilare in particolare sul proprio sistema penitenziario, evitando che diventi luogo d’elezione per la diffusione del radicalismo.
Il Consiglio di Stato ha espresso la propria gratitudine per l’occasione di incontro e confronto, e riaffermato la volontà di collaborare strettamente con il Ministero pubblico della Confederazione, a tutela della sicurezza sul territorio svizzero e ticinese.

Casellario, avanti comunque

Casellario, avanti comunque

Da laRegione | Il governo chiede a Berna di ‘sostenere’ le iniziative cantonali. Gobbi: in caso di no? Continuiamo – La parola alla commissione degli Stati. Agustoni: speriamo che ora decida, alla luce anche dei nuovi dati.

Il governo invita la commissione degli Stati a sostenere le iniziative ticinesi per dare anche agli altri Cantoni la possibilità di chiedere la fedina penale. Gobbi: noi andiamo avanti comunque.

«Non ci facciamo grandi illusioni». E in ogni caso si andrà avanti su questa strada. Ma per il Consiglio di Stato e il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi valeva e vale la pena ribadirlo: numeri alla mano, l’obbligo di presentare il casellario giudiziale per i cittadini italiani che richiedono il rilascio o il rinnovo di un permesso B (dimora) o G (frontalieri) ha dato “risultati positivi”. Perciò il governo cantonale ha scritto a Berna, ovvero alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati che in questi giorni dovrebbe entrare nel merito del dossier, invitandola a “sostenere le iniziative del Gran Consiglio ticinese” con le quali si propone per l’appunto “di introdurre la richiesta sistematica della fedina penale per i cittadini stranieri” – distaccati compresi – “provenienti dall’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera”. «Non ci facciamo grandi illusioni, poiché – spiega Gobbi alla ‘Regione’ – siamo consci del fatto che la nostra realtà e le nostre esigenze non sono paragonabili a quelle di altre regioni svizzere. È tuttavia importante marcare il territorio, ricordando anche che il Gran Consiglio ha votato a larghissima maggioranza (era il settembre 2015, ndr) a favore della misura. Una misura che, a nostro parere, ha dato dei risultati». Risultati resi noti ieri. Da circa un anno e mezzo vige l’obbligo di produrre il casellario: ebbene, la Sezione della popolazione ha esaminato 30’689 richieste di permessi Be G e per 263 casi (0,86 per cento) sono emersi “elementi rilevanti di natura penale” che hanno comportato approfondimenti. Al termine dei quali si è deciso di non concedere il permesso a 53 persone (0,17 per cento). Non proprio numeri da far girare la testa. «Ma è importante considerare – ribatte il capo del Di – la qualità oltre che la quantità. Perché grazie a questa misura straordinaria si è evitato che venissero a lavorare o a risiedere sul nostro territorio rapinatori, estorsori, sequestratori e via dicendo. Persone poco raccomandabili che si è riusciti a tenere lontane».

‘Misura da istituzionalizzare’

Insomma, il Ticino promuove (di nuovo) a pieni voti il casellario. E se Berna con la sua Commissione dovesse bocciare le iniziative ticinesi? «Si continua», assicura Gobbi. Tuttavia il provvedimento rimane di natura straordinaria e il governo dovrà sbrogliare la matassa, trovando un’alternativa peraltro compatibile con la libera circolazione delle persone. «Il nostro obiettivo – conferma Gobbi – è di istituzionalizzare questa misura che, ribadisco, ha dato risultati positivi. Il nostro territorio è più esposto rispetto ad altri all’arrivo di persone poco raccomandabili, vista la prossimità con l’Italia e i suoi problemi di ordine pubblico spesso legati alla presenza di criminalità organizzata». La commissione degli Stati aveva sentito agli inizi di maggio i granconsiglieri Amanda Rückert (Lega) e Maurizio Agustoni (Ppd). Terminate audizione e discussione, i commissari avevano deciso di congelare la trattazione delle iniziative cantonali. “Mancano ancora degli elementi per potersi pronunciare”, aveva spiegato Fabio Abate, membro Plr della Commissione istituzioni politiche. «Spero che ora i commissari si pronuncino, alla luce sia dei nuovi dati forniti dal Consiglio di Stato, che confermano la necessità della misura, sia di recenti votazioni popolari, come ‘Prima i nostri’, da cui scaturisce una sensibilità particolare del Ticino nei confronti della frontiera, anche per l’aspetto sicurezza», rileva Agustoni, autore in Gran Consiglio del rapporto su una delle iniziative cantonali. «La richiesta dell’estratto del casellario giudiziale – aggiunge – è del resto il minimo sindacale: se si volesse essere veramente incisivi, disponendo di un ulteriore elemento di valutazione, bisognerebbe tornare a chiedere pure il certificato dei carichi pendenti, che informa dell’esistenza di eventuali procedimenti penali in corso». Quanto alla compatibilità con il diritto internazionale della misura concernente il casellario giudiziale, l’accordo sulla libera circolazione «andrà comunque ridiscusso dopo il voto del 9 febbraio 2014».

Altolà ad altri 20 stranieri

Altolà ad altri 20 stranieri

Dal Corriere del Ticino | Nuove decisioni negative sui permessi: sono 53 le persone con precedenti bloccate Lettera del Governo alla Commissione degli Stati per applicare la misura in Svizzera

«Negli ultimi sei mesi sono state emesse ancora 20 decisioni negative per un totale di 53, a tutela della sicurezza del nostro territorio». Questo il bilancio aggiornato dal Dipartimento delle istituzioni relativo alla richiesta di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini di Stati dell’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera. Una misura straordinaria che, lo ricordiamo, il consigliere di Stato Norman Gobbi aveva introdotto nell’aprile dell’anno scorso con lo scopo di tutelare la sicurezza del territorio. In sostanza si tratta di bloccare chi ha alle spalle precedenti penali gravi. Il bilancio del Governo a fine marzo contemplava 33 decisioni negative: la misura aveva impedito l’entrata in Ticino di una persona condannata per omicidio continuato e distruzione di cadavere e persone che avevano commesso reati quali la detenzione illegale di armi e munizioni e rapina continuata. La richiesta di presentazione del casellario si avvicina però a un bivio: all’inizio del 2017 il Dipartimento, su incarico del Governo, sarà tenuto a presentare una variante sostitutiva della misura per sbloccare il dossier fiscale pendente tra Svizzera e Italia. Nella nota stampa Gobbi ha inoltre evidenziato che «il Consiglio di Stato ha scritto oggi (ndr. ieri per chi legge) alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, invitandola a sostenere le iniziative del Gran Consiglio ticinese a favore della presentazione dell’estratto del casellario giudiziale». In questi giorni si stanno tenendo le riunioni della Commissione, che all’ordine del giorno presenta la discussione sulle due iniziative depositate nel 2015 dal Gran Consiglio ticinese: «All’Assemblea federale viene domandato di introdurre la richiesta sistematica della fedina penale per i cittadini stranieri provenienti dall’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera», ha sottolineato Gobbi. Con la lettera inviata alla Commissione, il Consiglio di Stato intende esprimere «il proprio sostegno alle due iniziative, evidenziando i risultati positivi ottenuti in Ticino dopo l’introduzione della misura straordinaria che prevede la richiesta del casellario giudiziale per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (di dimora) e G (per lavoratori frontalieri)», ha proseguito Gobbi. Per il rilascio o rinnovo dei permessi B e G, le Istituzioni fanno sapere che dall’introduzione della misura straordinaria su un totale di 30.689 domande esaminate dalla Sezione della popolazione, in 30.426 casi (99,14%) la procedura si è conclusa con il rilascio o il rinnovo del permesso, a dimostrazione dell’equità della misura. In 263 occasioni (0,86%) sono invece emersi elementi rilevanti di natura penale, che hanno portato a un approfondimento del dossier: per 53 di queste richieste, come detto, sono in seguito giunte decisioni negative. «Il Consiglio di Stato ha rammentato ai commissari l’effetto dissuasivo potenziale determinato dalla misura nei confronti di chi intende celare i propri precedenti penali», ha concluso Gobbi.