Polizia cantonale: il Tribunale federale conferma la nuova modalità di assunzione presso la polizia giudiziaria

Polizia cantonale: il Tribunale federale conferma la nuova modalità di assunzione presso la polizia giudiziaria

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il Dipartimento delle istituzioni informa che oggi è giunta la sentenza del Tribunale federale che ha respinto il ricorso della Federazione Svizzera Funzionari Polizia sezione Ticino ed ha perciò definitivamente sancito la possibilità, a precise e chiare condizioni, di venir assunti direttamente tramite pubblico concorso quali ispettori in polizia giudiziaria, così come deciso dal Gran Consiglio il 22 febbraio 2016 (cfr. Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi del 15 aprile 2016).

Il 22 febbraio 2016 il Gran Consiglio del Cantone Ticino ha adottato alcuni cambiamenti della legge sulla polizia del 12 dicembre 1989, in particolare stabilendo una nuova formula di assunzione, a fianco di quella classica basata sull’esperienza acquisita presso la gendarmeria della Polizia cantonale, rispettivamente di nomina presso la polizia giudiziaria. Queste modifiche, proposte dalla Direzione della Polizia cantonale, perseguono l’obiettivo di trovare un equilibrio adeguato tra ispettori di polizia giudiziaria con un percorso formativo ed esperienze professionali vantaggiose nell’ottica della sempre più impegnativa e complessa attività di inquirente e futuri ispettori che invece hanno maturato altrettanto importanti e valide competenze nella loro attività di agente di polizia. Al contempo viene garantita agli aspiranti ispettori provenienti dall’esterno una formazione di base che li porti all’ottenimento dell’attestato professionale federale di agente di polizia, seguita da un periodo pratico destinato all’introduzione alla professione.

Il ricorso sollevava una serie di censure secondo le quali le norme sarebbero state lesive della Costituzione federale. Contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, il Tribunale federale ha deciso che le norme e il preciso messaggio legislativo rispettano il diritto superiore.

Con la decisione odierna il Tribunale federale non fa altro che confermare la validità giuridica della modifica proposta. Respingendo il ricorso l’Alta Corte convalida la proposta della Direzione della Polizia cantonale e dunque la volontà di disporre sia di ispettori provenienti dai ranghi della gendarmeria che di ispettori provenienti dall’esterno. Questi ultimi dovranno però disporre di una formazione e di competenze specifiche, così come seguire la necessaria istruzione di base allo scopo di conseguire l’attestato federale di agente di polizia.

Tale decisione, che permetterà il reclutamento di ispettori a partire dalla prossima selezione anche con questa nuova modalità, fornirà i mezzi per rinforzare ulteriormente i ranghi della polizia giudiziaria al fine di ancor meglio fronteggiare le nuove forme di criminalità. Tramite le due modalità di assunzione si mira a valorizzare le sinergie che deriveranno dalle differenti esperienze e formazione dei due percorsi professionali.

Aggregazioni comunali: inesattezze e punti fermi

Aggregazioni comunali: inesattezze e punti fermi

Dal Corriere del Ticino | L’opinione – Norman Gobbi

La scorsa settimana si è tenuta l’ultima seduta del Consiglio di Stato. Sono tanti i dossier passati sul tavolo del Governo in questi mesi. Uno di questi è il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Con questo progetto si intende dare seguito alla richiesta del Parlamento di presentare una visione cantonale della politica aggregativa e dei suoi obiettivi a medio-lungo termine. Un progetto tornato di attualità a fine giugno, con l’avvio della seconda tornata di consultazione sugli strumenti concreti per realizzare la riforma, a cui partecipano nuovamente tutti i Comuni, le loro associazioni e i partiti rappresentati in Gran Consiglio. Nel dibattito che ha ripreso vigore, sono state sollevate alcune preoccupazioni e affermate alcune inesattezze che distorcono non poco la natura del progetto e la volontà del Consiglio di Stato. Colgo quindi l’occasione per fare un po’ di chiarezza per evitare che il PCA diventi il tormentone estivo basato su presupposti non del tutto corretti.

Innanzitutto, il PCA non è una riforma imperativa e non costituisce il destino obbligato degli enti locali ticinesi. Il progetto rappresenta la visione cantonale e non un’imposizione, come si vorrebbe far credere. Infatti il Consiglio di Stato ha chiarito tra l’altro come non s’intenda mirare all’applicazione della riforma istituzionale attraverso una votazione costituzionale a livello cantonale. Il futuro degli enti locali è dunque in mano agli abitanti di ciascun Comune, i quali si potranno determinare con i pro e i contro che ne conseguono, com’è giusto che sia.

La riforma, in secondo luogo, propone incentivi senza celare alcun ricatto. Nella sua attuale seconda fase s’illustrano gli strumenti per realizzare la riforma. Si tratta di definire le regole per un processo aggregativo coerente, capace di realizzarsi secondo una tempistica ragionevole e supportato da incentivi finanziari mirati, seppur limitati nel tempo. Va da sé che chi si oppone agli obiettivi del Piano non può pretendere le risorse previste come incentivo ai consolidamenti istituzionali; come non si può nemmeno esigere il perenne beneficio di sostegni finanziari tramite leggi cantonali, che devono assicurare coerenza con lo spirito delle riforme promosse dal Cantone medesimo.

Infine, il Cantone non intende di certo ledere l’autonomia comunale, anzi. Le aggregazioni comunali nascono per rinvigorire l’operatività e l’intraprendenza degli enti locali, affinché possano meglio concretizzare il principio di sussidiarietà e riacquistare autonomia decisionale e finanziaria. La definizione dei Comuni del futuro si coordina – come richiesto da più parti – con la riforma Ticino 2020, che intende riordinare e riattribuire i flussi e le competenze fra i due livelli istituzionali: un processo ineludibile se si vuole ripristinare un sano federalismo in cui la macchina statale torna a essere performante e razionale.

Dopo la prima consultazione incentrata essenzialmente sul disegno dei Comuni del futuro, con la seconda fase abbiamo voluto aprire nuovamente le porte del progetto, affinché sia possibile condividere anche le importanti modalità di attuazione del Piano cantonale delle aggregazioni così come i relativi sostegni cantonali. Per farlo serve la collaborazione di tutti gli enti coinvolti.

Solo così riusciremo a costruire, tutti insieme, il Ticino di domani.