Permessi B e G: negato lo 0,3%

Permessi B e G: negato lo 0,3%

Da RSI.ch | Sono 162 dall’entrata in vigore della misura del casellario giudiziale, del 2015. Aumento di decisioni negative tra maggio e luglio

La mia intervista al Quotidiano e alle Cronache della Svizzera italiana: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Permessi-B-e-G-negato-lo-03-9521119.html

I permessi B e G negati dall’entrata in vigore della misura sul casellario giudiziale, fino a fine luglio, sono 162, ovvero lo 0,3 per cento del totale delle richieste. Una percentuale che negli ultimi tre mesi analizzati, a partire da maggio, è leggermente più alta. Nello stesso periodo, inoltre, sono incrementate notevolmente, rispetto ai casi approfonditi per problemi di natura penale, le decisioni negative.

Circa lo 0,8 per cento del totale delle richieste per un permesso di dimora o per frontalieri, dall’entrata in vigore della misura del casellario giudiziale del 2 aprile del 2015, presentavano elementi di rilevanza penale. Di questi, un caso su tre sfociava in una decisione negativa.

“Il fatto che in questi mesi ci sia stato un aumento può essere ricondotto anche al fatto che la gente possa pensare come la decisione del Governo di sollevare la richiesta del casellario dello scorso giugno sia stata attuata subito. Magari si sono sentiti un po’ più leggeri, mentre in passato uno ci pensava più di una volta prima di presentare tutta la documentazione sapendo che aveva dei reati gravi iscritti al casellario”, ha dichiarato ai nostri microfoni il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

«Nuove regole per far sì che il settore non degeneri»

«Nuove regole per far sì che il settore non degeneri»

Dal Giornale del Popolo | Il Cantone dovrebbe mantenere la vigilanza cantonale su chi produce canapa light e chi la vende.

Il Consiglio di Stato ha iniziato a discutere l’aggiornamento della Legge sulla coltivazione della canapa e sulla vendita al dettaglio dei suoi prodotti (Lcan). In una nota il Governo fa sapere che «in attesa dei necessari approfondimenti, è stata riaffermata la volontà di mantenere un alto livello di vigilanza, con misure di controllo e sanzioni importanti in caso di abusi».

Il CdS si è allineato a quanto proposto dal Dipartimento delle istituzioni e ha ritenuto opportuno mantenere una regolamentazione ad hoc sul tema dei prodotti a base di canapa. Nelle prossime settimane lo stesso esecutivo cantonale valuterà le modifiche legislative necessarie per adeguare il quadro legislativo alla realtà attuale e, dopo aver deliberato in merito, sottoporrà il messaggio al Gran Consiglio.

In proposito abbiamo sentito il direttore del DI Norman Gobbi il quale, ieri mattina, ha portato il tema sul tavolo del Consiglio di Stato. «Uno dei problemi di fondo con il quale ci siamo confrontati ultimamente è il seguente: il prodotto industriale acquistato dalla grande distribuzione, come è successo ultimamente con la Coop, è sottoposto a controlli diversi rispetto al piccolo produttore. L’idea è quindi quella di sistemare il regolamento, mantenendo un sistema di controllo preventivo volto a evitare che sotto il cappello della legalità – di un prodotto ammesso dalla legge federale – si faccia passare di tutto e di più».

«Desidero anche aggiungere che proibire la vendita di un prodotto legale è complicato, ma da parte nostra vogliamo continuare a mantenere una vigilanza cantonale sulla coltivazione e la vendita e questo per avere una mappatura precisa del fenomeno. Detto ciò il Ticino ha una sua storia legata alla canapa che occorre tener sempre presente. E quindi, se da un lato dobbiamo tener conto delle leggi federali, d’altro lato occorre ricordare la nostra storia e il fatto che siamo stati i primi a legiferare sulla canapa, e lo abbiamo fatto in risposta a un disagio vissuto all’epoca».

«In questa situazione – continua – il mio obiettivo, condiviso dal Governo, è quello di mantenere un equilibrio tra una libertà che viene data dall’autorità federale con la nuova legislazione sulla canapa light e una necessità di sicurezza, di controllo e vigilanza che in Ticino è cresciuta nel tempo e che gode di un ampio consenso. Dobbiamo far attenzione che questo settore non degeneri e ci sfugga di mano. Per questo agire sulla prevenzione con dei controlli crediamo sia la strada da seguire».

Sui tempi Gobbi ci dice: «A breve il CdS modificherà il regolamento e il messaggio è già in elaborazione. Credo che ci vorranno alcuni mesi e poi lo presenteremo al Gran Consiglio».

(Articolo di Nicola Mazzi)

Canapa light, non si legalizza

Canapa light, non si legalizza

Da laRegione | ‘La legge federale va rispettata, ma il pregresso storico del nostro Cantone va tenuto in conto’

«Si è deciso di mantenere il sistema autorizzativo, questo è quanto». Ergo: nessuno stravolgimento rispetto a oggi, indica il consigliere di Stato Norman Gobbi dopo aver discusso di canapa e relativa legge con il Consiglio di Stato nella seduta di ieri. L’indirizzo attuale è confermato e «a breve» seguirà un aggiornamento delle norme. “In attesa dei necessari approfondimenti – scrive il governo – è stata riaffermata la volontà di mantenere un alto livello di vigilanza, con misure di controllo e sanzioni importanti in caso di abusi”. Cosa significa? «Che non si liberalizza», risponde alla ‘Regione’ il direttore del Dipartimento delle istituzioni. Bensì autorizzazione necessaria «anche per la coltivazione della canapa a basso valore di Thc», la cosiddetta canapa light. Un regime autorizzativo significa mettere in difficoltà chi intende coltivare e commercializzare la canapa light? «No. Bisogna unicamente avere un’autorizzazione. Vale lo stesso principio, se mi è permesso, in ambito di prostituzione: attività legale dal punto di vista federale, ma che necessita dal punto di vista cantonale di una regolamentazione volta ad evitare devianze, come successo in passato. È meglio controllare preventivamente un settore che esercitare una repressione». Significa sapere a priori, ad esempio, dove sono le coltivazioni di canapa anziché muoversi sul territorio per trovarle e di conseguenza controllare se sono rispettate le condizioni poste dalla legislazione federale. «Vanno compresi due aspetti – rileva ancora Gobbi –: sì, siamo un Cantone inserito in un sistema federale, e quindi la legge federale dobbiamo rispettarla (legge che sancisce la legalità del consumo e del commercio della canapa light, ndr); dall’altra parte però è innegabile il pregresso storico del nostro Cantone, che ci ha insegnato come l’evoluzione del fenomeno canapa a Sud delle Alpi ha avuto conseguenze non riscontrabili in altre parti della Confederazione». Ciò ritenuto, sia per il Dipartimento che per il governo «è opportuno dire ‘sì’ al riconoscere un nuovo tipo di approccio dell’autorità federale, ma ‘no’ al ‘liberi tutti’».

Meglio prevenire che reprimere
A Nord delle Alpi l’approccio è differente. Di ieri la notizia che anche Bienne, dopo Berna e Lucerna, sperimenterà il progetto di vendita legalizzata di cannabis in farmacia. Segno che il vento che tira in seno alle istituzioni è ben diverso da quello in Ticino, dove alcuni Comuni si sono già mossi per evitare il proliferare di questa attività… «Noi abbiamo un mercato di riferimento diverso, che non è quello di Bienne – ribatte Gobbi –: è quello della Lombardia, con 10 milioni di abitanti ed altre prerogative, perché lì il regime è ancora più restrittivo rispetto a quanto avviene da noi. È quindi importante mantenere questo equilibrio tra una libertà data dal diritto federale e una necessità di vigilanza che a Sud delle Alpi è più presente che nel resto della Svizzera. In questo settore così come in altri: ho detto della prostituzione, è così anche in ambito di fiduciari… Siamo sottoposti a un altro tipo di devianze che è meglio curare in maniera preventiva che repressiva». Alcuni enti locali si sono mossi autonomamente. “I Comuni – ha puntualizzato il ministro ai microfoni della Rsi – dovranno fare attenzione a legiferare nei loro ambiti, così come fa il Cantone. Evitando di essere fin troppo restrittivi”. Il Circa (vedi sotto) intende rivolgersi alla Comco per violazione della legge sul mercato interno. Il Dipartimento teme delle conseguenze? «Credo che la bonifica del piano di Magadino sia stata fatta per la coltivazione di ortofrutta, non di canapa – risponde ancora il direttore –. Di conseguenza credo che occorra un controllo di un’attività comunque legale ma che non deve diventare l’attività principale del cantone». Ci sarebbe il rischio? «Beh, se guardo alcuni segnali sì. Come è successo in passato del resto! Se il Canton Ticino è stato l’unico Cantone a legiferare in materia, è perché qui c’è stata un’evoluzione che in altre parti della Svizzera non c’è stata. E di conseguenza, se il Canton Ticino ha posto dei paletti più stretti è perché alcuni ticinesi hanno pensato bene di approfittarne».

(Articolo di Andrea Manna e Chiara Scapozza)