Di questo passo la Lega può solo vincere

Di questo passo la Lega può solo vincere

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 1 agosto 2018 de Il Quotidiano
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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 del Corriere del Ticino

Non si parla ancora di elezioni a Prato Sornico. Non apertamente, almeno. Ma il 7 aprile del 2019 è politicamente vicino e così dalla festa della Lega qualche frecciatina elettorale è partita. Dardi scoccati in particolare dal consigliere di Stato Claudio Zali verso il Monte Ceneri, dove nello stesso momento era in corso il Primo d’agosto targato Plrt con ospite il consigliere federale Ignazio Cassis: «Nessuno pensa di resettare la politica estera elvetica – ha chiosato il ministro, alludendo alla frase pronunciata da Cassis prima dell’elezione davanti ai deputati Udc –. Toccherà quindi semmai al popolo resettare votando l’uscita dai Bilaterali. La buona notizia, nel quadro sconsolante di politica estera svizzera, è che di questo passo la Lega prospererà sempre di più». Anche perché, prosegue Zali, parlando di fronte a oltre 400 persone, «noi viviamo veramente ogni giorno i valori che gli altri professano solo oggi: amore per la nostra popolazione, la nostra Patria e il nostro splendido territorio». Una carta vincente da giocare alle prossime cantonali. E a chi gli chiedeva, martedì a Milano come fosse possibile che la Lega del ‘prima i nostri’ potesse andare d’accordo con chi in Lombardia vuole favorire i propri cittadini, il consigliere di Stato ha risposto: «Andiamo d’accordo perché la pensiamo alla stessa maniera: è legittimo pensare prima al proprio territorio e ai propri abitanti. Di problemi ce ne saranno sempre, ma quando chi ci governa pensa innanzitutto agli altri e trascura i propri cittadini in nome del politicamente corretto, le cose non potranno certo migliorare». Sulla stessa lunghezza d’onda l’altro consigliere di Stato leghista, Norman Gobbi, che rivendica la diffusione in tutta Europa dell’approccio leghista: «La Lega si spende quotidianamente per difendere l’autonomia del nostro cantone, per difendere i diritti dei cittadini ticinesi e per garantire la sicurezza della Svizzera. Se diamo un’occhiata a cosa sta succedendo attorno a noi sembra che questo spirito si sia propagato a nord, a sud e a est: in Austria il nuovo governo ha imposto nuove regole per l’immigrazione, la Germania, dopo aver negato il problema, ha seguito la stessa via. L’Italia, con Matteo Salvini, ha chiuso le frontiere, cosa che ha effetti benefici anche alle nostre frontiere». Linea che «è importante seguire anche in futuro». Anche in vista delle prossime cantonali.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 del Corriere del Ticino

I partiti tra libertà ed Europa
La difesa dei valori nazionali e i rapporti con l’UE affrontati alle feste di PLR, Lega e UDC

La necessità di coniugare i valori d’indipendenza e sovranità nazionali e i rapporti con l’Europa hanno fatto da fil rouge alle feste per il 1. agosto di PLR, Lega e UDC. Per celebrare il Natale della Patria circa 500 liberali radicali si sono trovati alla Piazza d’armi del Monteceneri. Qui il presidente Bixio Caprara ha ricordato il non facile contesto nel quale è oggi chiamato a operare il Consiglio federale «impegnato nella ricerca della quadratura del cerchio nelle trattative con l’Europa. Noi cerchiamo una soluzione per difendere i nostri legittimi interessi sulla via bilaterale quando probabilmente la controparte ha problemi ben più gravi da risolvere». E se il consigliere di Stato Christian Vitta ha posto l’accento sull’importanza dei «valori fondanti del nostro Paese: libertà, coesione e pluralismo», il consigliere federale Ignazio Cassis – ospite di onore – si è a sua volta soffermato sulle trattative con Bruxelles: «Come regolare gli accordi con l’Europa per accedere a quel mercato che ci dà 60 centesimi dei 2 franchi che abbiamo in tasca? Su questo voglio dirvi: non abbiate paura, non date ascolto a chi dice che a Berna ci sono persone che vogliono tradire la Svizzera. A Berna ci si sta facendo in otto per garantire stabilità e benessere alla Svizzera».
Il 1. agosto in casa Lega è stato festeggiato a Prato-Sornico, in Vallemaggia. A intervenire di fronte a 400 persone sono stati i consiglieri di Stato Claudio Zali e Norman Gobbi. Il primo ha lanciato una frecciatina a Cassis: «Oggi lo stato della nostra politica estera non è stato resettato da nessuno e nessuno pensa di resettarlo. Toccherà farlo al popolo, votando la nostra uscita dagli accordi bilaterali». Zali ha tuttavia riconosciuto come tale contesto «permetta alla Lega di prosperare». Da parte sua Gobbi ha rilevato come «lo spirito leghista si sia ormai propagato a nord, sud ed est del Ticino. Austria e Italia stanno adottando una politica restrittiva sul piano dell’immigrazione. Un plauso al ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini che ha chiuso i porti all’immigrazione clandestina».
A Riazzino il presidente dell’UDC Piero Marchesi ha ricordato l’arrivo della «madre di tutte le battaglie», l’iniziativa contro la libera circolazione. «Non siamo disposti a cedere la sovranità del nostro Paese per accontentare le richieste sempre più invadenti dell’UE» ha affermato. E a proposito di Natale della Patria. Quale primo firmatario il deputato de La Destra Tiziano Galeazzi ha inoltrato un’interrogazione al Governo per fare il punto sull’insegnamento del salmo svizzero nelle scuole.
Da notare infine che il PS ha preso parte alla giornata organizzata a Chiasso dal gruppo «Stopallignoranza» e per «1. agosto senza frontiere».

L’esigenza di essere forti

L’esigenza di essere forti

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 de La Regione

Le relazioni con l’Unione europea, le aggregazioni, lo sviluppo delle zone periferiche, la multiculturalità.
I discorsi ufficiali del Primo d’agosto sono stati lo specchio dell’attualità.

È stata una serata del Primo d’agosto meteorologicamente sfortunata quella di ieri in Ticino, con metà cantone sferzato da venti e temporali che hanno in parte rovinato la Festa nazionale. A Lugano sono stati annullati i fuochi d’artificio, che verranno riproposti stasera, mentre in altre località, allocuzioni e festeggiamenti sono stati tagliati, ritardati o annullati per evitare al pubblico gli scrosci dell’acqua battente. In riva al Ceresio il maltempo si è tradotto in vera e propria suspense. In dubbio fino all’ultimo, l’intervento del consigliere federale Ignazio Cassis si è tuttavia regolarmente tenuto dinanzi a una piazza Riforma affollata ma non gremita. Con un excursus storico e soffermandosi sul concetto di unità nazionale basata sulla volontà, il ministro ticinese ha toccato il delicato tema dei rapporti con Bruxelles. «Stiamo consultando Cantoni e partner sociali per capire come procedere nei negoziati circa il futuro delle nostre relazioni con l’Unione europea». Gli accenni al dossier non sono mancati nemmeno di fronte ai propri compagni di partito al Ceneri, qualche ora prima: «Non abbiamo diritto di scordarci che l’Europa ha garantito pace e stabilità al continente. E se il continente non è stabile, non lo siamo nemmeno noi». E poi «i due franchi che avete in tasca oggi varrebbero solo 1,40 se non fosse per i Bilaterali». Negoziando l’accordo quadro istituzionale «dobbiamo cercare di conservare quei 60 centesimi di guadagno, ma anche rimanere liberi e svizzeri. Non è semplice: la politica estera è fatta di interessi, ma come noi difendiamo i nostri, loro difendono i loro. È normale». L’impegno del Consiglio federale è però totale: «Ci stiamo facendo in otto, non in sette, per la Svizzera». Eppure, ha poi ribadito Cassis a ‘laRegione’, «i negoziati con la Svizzera, per l’Ue, sono nulla in confronto a problemi come, ad esempio, la Brexit. Paradossalmente, tuttavia, ciò potrebbe rappresentare un vantaggio per noi. Il fatto che Jean-Claude Juncker (presidente della Commissione europea, ndr) abbia demandato il dossier a un commissario esterno significa che vi è la garanzia che il tutto non rimanga bloccato. Inoltre, trattandosi di un commissario austriaco, per noi è più facile spiegargli dove abbiamo bisogno di un compromesso. Se sono rose, fioriranno». Si è recato invece nel Basso Ceresio il consigliere di Stato Norman Gobbi, che – dopo il raduno leghista in Valle Lavizzara – ha trascorso la serata a Melano. Un luogo non casuale, visto il tema scelto per la sua allocuzione: le aggregazioni. «Auspico vivamente – ha detto –, che il progetto possa sfociare nel nuovo Comune ‘Val Mara’ (in cui, oltre a Melano, dovrebbero confluire Arogno, Maroggia e Rovio, ndr)». Il titolare del Dipartimento delle istituzioni ha inserito il tema in un più ampio discorso sull’assetto politico-amministrativo del Paese. «Il successo del federalismo elvetico si basa su Comuni forti, autonomi e responsabili, capaci di offrire servizi di qualità alla popolazione». In quest’ottica, e in un contesto di mutamenti sociali, l’opinione del consigliere leghista è che i processi aggregativi vogliano creare «forti anticorpi territoriali e identitari, ossia Comuni moderni in grado di rispondere alle sfide dell’oggi e del domani».
Intervenuto nella frazione bedrettese di Ossasco, il consigliere di Stato Christian Vitta ha offerto ai presenti un’escursione virtuale nel futuro: dopo aver citato il campo base chiamato “coesione nazionale”, ha… attraversato alcuni ponti. In primis «quello che ci collega alle valli, alle regioni periferiche e al loro grande potenziale che occorre continuare a coltivare». Per il ministro delle Finanze e dell’Economia «occorre dunque stimolare iniziative di sviluppo economico, progetti e idee che danno prospettive e qualità di vita a chi risiede nelle regioni più discoste». Come, ad esempio, «il progetto infrastrutturale in corso per collegare la quasi totalità del territorio ticinese con una rete capillare a banda ultra-larga». Quanto ai “ponti instabili”, Vitta ha citato «quello che ci collega all’Unione europea con la quale la definizione delle negoziazioni risulta essere molto complessa, soprattutto riguardo al tema centrale dell’accordo quadro istituzionale, da raggiungere ma non a qualsiasi costo». Ai ponti ha fatto riferimento a Morcote anche la presidente del Gran Consiglio ticinese Pelin Kandemir Bordoli. «Abbiamo scavato gallerie e costruito ponti per stare meglio assieme in un mondo che sembra voler costruire muri e scavare fossati», ha rimarcato la prima cittadina ticinese. Invece di cadere nella tentazione di rifugiarsi nel localismo, ora bisogna «gettare nuovi ponti per consentire alle diverse idee di comunicare e di contaminarsi». Perché «la Patria è anche questo: un luogo di continua contaminazione in cui è possibile farsi raggiungere dalle idee degli altri apertamente e senza paura di censura alcuna». E ancora: la storia svizzera «è costellata da esempi positivi che ancora oggi ci possono guidare e aiutarci nella comprensione del mondo». Oggi è possibile «credere nel nostro futuro, lavorando per creare una forte comunità in cui tutti e tutte si sentono inclusi e sostenuti». Per farlo bisogna investire «sulla formazione e sul lavoro, conservando e tutelando al contempo territorio e ambiente».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 del Corriere del Ticino

Discorsi La «luce» del diverso e i muri che vanno abbattuti. Il vescovo Lazzeri e gli altri oratori invitano il Ticino ad aprirsi.

«Siamo stanchi di sentire chi ci fa la morale, in un senso o nell’altro. Ciò che ci salva è soltanto un sussulto del cuore». Di fronte ai numerosi fedeli radunatisi ieri sul Passo del San Gottardo, il vescovo Valerio Lazzeri li ha invitati a non chiudersi a riccio, a non essere egoisti. A cercare la luce come scritto nel Vangelo. Questo accade «solo quando non ci isoliamo, non ci separiamo, non ci disinteressiamo di quello che succede fuori dai nostri confini, pensando così di scampare al disastro generale». Il nostro benessere, ha aggiunto monsignor Lazzeri, dev’essere anche quello degli altri. Soprattutto in un’epoca in cui «si esasperano, un po’ dappertutto, i nazionalismi, i protezionismi e i ‘sovranismi’». Secondo il vescovo della diocesi oggi «s’investono le migliori energie per innalzare muri, mentali o reali, che dovrebbero difendere quello che si ritiene essere il proprio mondo, la propria visione delle cose, la propria cultura e il proprio modo di vivere e di stare sulla Terra. Molto spesso però si scambia la difesa della Patria con un irrigidimento, una contrazione su di sé».

L’auspicio di Valerio Lazzeri è che si eviti di erigere queste barriere politiche ed economiche e che ci si confronti, invece, con l’altro, «con tutto ciò che si tende a dipingere solo come una minaccia per il proprio benessere e la propria stabilità».

Nella nostra società sono importanti le scelte di «chi sa creare buoni esempi. Imprenditori, inventori, persone in grado di cogliere e vincere sfide che vanno oltre i confini. Sono loro a far la differenza». Per il Segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione Mauro Dell’Ambrogio, intervenuto a Bellinzona, occorre osare. Come un tempo. «Le società sono migliori nella fase pioniera. Quando ciascuno dà secondo il proprio talento, e pur nella competizione, si perseguono obiettivi comuni», ha sottolineato l’alto funzionario prossimo alla pensione dopo quasi sei anni di impegno a Berna. Secondo il quale l’innovazione tecnologica e nei servizi può essere un fattore di successo economico anche in Ticino, non solo nel resto della Svizzera: «Ma per attirare, o per trattenere le forze qualificate, non basta destinare un’area, attivare una formazione, definire un polo. Le persone di talento, indigene o meno, sono come i capitali: mobili, sono sensibili ai segnali politici e culturali».

Di coesione nazionale «ulteriormente rafforzata» ha parlato il consigliere di Stato Christian Vitta ad Ossasco, in Valle Bedretto. Il ministro è tornato sull’elezione di Ignazio Cassis in Consiglio federale: «Il Ticino e l’italianità dopo tanti anni sono tornati a essere rappresentati nel Governo federale (…). La possibilità di costruire e mantenere buone relazioni e contatti diretti con la Confederazione è fondamentale e favorisce la comprensione reciproca, nell’interesse del Cantone Ticino, dell’intera Svizzera e, appunto, della coesione nazionale». Il nostro Paese è coeso e fa «del rispetto delle diversità e del federalismo la sua forza».

Ha parlato invece a Melano un altro consigliere di Stato: Norman Gobbi. Un discorso, il suo, che partendo dal valore del federalismo ha toccato soprattutto la questione delle aggregazioni. Ricordando tre livelli istituzionali di gestione democratica del potere – lo Stato federale, il Cantone e il Comune – Gobbi ha infatti parlato del ruolo determinante dei Comuni, «enti locali di prossimità, quindi quelli più vicini ai cittadini e ai loro bisogni primari. Per questo motivo si è avviato nel nostro Cantone un importante processo aggregativo». E quindi ha vivamente auspicato «che il progetto che vede oggi coinvolti i comuni di Melano, Maroggia, Rovio e Arogno possa sfociare nel nuovo comune di “Val Mara”».

Il consigliere agli Stati Fabio Abate – che tramite il suo partito, il PLR, ha annunciato ufficialmente che non solleciterà un altro mandato a Berna (vedi servizio a pag. 7)- ha parlato di «patriottismo ragionato» soffermandosi poi sui non facili rapporti con l’Unione Europea. «Dobbiamo innanzitutto essere consapevoli che non siamo gli unici a decidere il nostro destino. Abbiamo un interlocutore dall’altra parte del tavolo, ossia i rappresentanti istituzionali dell’Unione Europea: sono persone che pian piano stanno cancellando i colori del disegno comunitario, così come storicamente concepito, poiché fanno i loro interessi e non sembra si sforzino di ricordare o addirittura studiare il significato e l’importanza del nostro Paese al centro del Continente, in passato, così come nel presente». La ricetta del consigliere agli Stati? Le misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone, «che nulla hanno a che vedere con il protezionismo locale (…) non possono essere messe in discussione e diventare oggetto di trattativa ora».

Il consigliere nazionale Marco Romano al Centro Spazio Aperto di Bellinzona si è chiesto se « la Svizzera, la sua popolazione e le sue istituzioni, sono unite oggi». La sua risposta è sì e fa riferimento al modello partecipativco svizzero e al pensiero di Nocolao della Flue: « Oggi immagino consiglierebbe, tanto nella vita quotidiana quanto nel dibattito politico, di preferire il dialogo e il compromesso, garanti di rispetto per le diversità e le minoranze, piuttosto che volere imporre in toto la propria idea o volontà, anche solo con la forza delle parole». Il suo è un invito a superare gli eccessi, da una parte di chi «tende a cancellare simboli, valori e meccanismi tipici della storia recente svizzera» e dall’altra di chi «tende a esasperare il modello svizzero in termini assoluti ed esclusivi, dividendo la società in “noi” (nel giusto) e “loro” (di principio nell’errore)».

Il Grotto Valletta di Massagno – Comune che vedrà nascere a breve un nuovo Campus universitario – ha invece accolto il discorso di Monica Duca Widmer, presidente del Consiglio dell’USI. Il suo pensiero si è rivolto al futuro: parlando della rivoluzione in corso della digitalizzazione, ha osservato che «le modalità di apprendimento non possono più essere quelle di un tempo e devono evolversi e

rispondere alle nuove esigenze in tempo reale; è necessaria un’educazione ad un uso consapevole delle tecnologie ed un rafforzamento dello spirito critico».

Storia, tradizioni, identità e comunità che cambiano nel tempo, spesso senza accorgersene. Di questo ha parlato il regista e coreografo Daniele Finzi Pasca, ospite a Morbio Inferiore. «Abbiamo la fortuna di vivere in una terra dove tutti hanno il diritto di poter pensare quello che pensano e di poterlo garbatamente esprimere – ha sottolineato -. C’è chi ha lottato per garantirci questa possibilità. Credo che quando festeggiamo il nostro Paese dobbiamo ringraziare chi ci ha preceduto e che con sudore, lacrime e allegria ha costruito questa bella avventura. A noi di farla andare avanti».

In piazza Col. Bernasconi a Chiasso, dove si sono tenuti i festeggiamenti congiunti dei Comuni di Chiasso, Vacallo e Balerna, il granconsigliere PPD Maurizio Agustoni ha incentrato il suo discorso sul rapporto tra la Svizzera e la felicità. Citando un sondaggio di 45 anni fa che decretava che la maggior parte degli svizzeri si ritenesse felice, Agustoni si è chiesto se è ancora così. «Non sono convinto che gli svizzeri oggi risponderebbero con lo stesso entusiasmo, ma sono propenso a credere che a quel tempo eravamo felici perché sapevamo che quello che avevamo (ed eravamo) era il frutto del nostro impegno». Ricordando che «la felicità dipende anche dalla capacità di essere noi stessi e di vivere fino in fondo i nostri valori», il granconsigliere ha augurato a tutti di «scoprire e riscoprire il gusto di essere svizzeri».

Con un tuffo nella storia il consigliere nazionale UDC Marco Chiesa, oratore a Mendrisio, ha rammentato quanto accaduto nel 1798 proprio a nel capoluogo momò dove la popolazione, issando l’albero della libertà con al culmine il cappello dei Tell e malgrado la vicinanza culturale, linguistica e geografica con Milano, decretò la sua intenzione di aderire alla confederazione svizzera. «Sono convinto che non occorra essere nati svizzeri o avere genitori o nonni nati in Svizzera per sentire pulsare dentro di sé le virtù del nostro paese. È una questione di cuore, di coscienza e di forza di spirito. È la stessa forza che auguro al nostro Paese davanti a un’evoluzione internazionale che non esito a definire preoccupante e che in futuro ci darà ancora molto filo da torcere».

«Tanto è facile cavalcare le paure generate dalla precarietà e dalla pressione sui salari dovuta alla concorrenza estera e soprattutto frontaliera, quanto è difficile invece proporre soluzioni praticabili e affrontabili». Da Riva San Vitale il consigliere nazionale Giovanni Merlini (PLR) ha parlato di economia e mondo del lavoro. Un discorso interrotto per l’improvviso maltempo. Nel testo scritto, Merlini affermava che «oggi può essere faticoso essere ticinesi e in particolare essere cittadini del Mendrisiotto. Rinunciare alla libera circolazione delle persone creerebbe al nostro Paese difficoltà insormontabili, vista la penuria di certi profili professionali. La discriminazione dei non residenti crea illusioni autarchiche e alimenta incomprensioni che non giovano a nessuno».

 

 

Liberi, uniti e indipendenti

Liberi, uniti e indipendenti

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi
in occasione della Festa Nazionale a Melano

1 agosto 2018

– Fa stato il discorso orale –

Autorità comunali
Care cittadine, cari cittadini

è un grande piacere e un onore portarvi il saluto ufficiale in occasione del Natale della Patria, in questa splendida località affacciata sul Ceresio.
Ed è proprio stato questo lago, e il suo importante porto, l’elemento alla base della crescita della comunità di Melano sin dal Medioevo. Il lago costituiva la principale via per i traffici, sia in direzione di Lugano che di Como, altrimenti resi difficili dalla morfologia del territorio. Non è certamente casuale la presenza dell’acqua nello stemma di Melano.
Oggi le vie di comunicazione sono costituite dalla ferrovia, dall’autostrada e dalla strada cantonale: il lago è diventato un valore aggiunto di natura ambientale e turistica.

Un comune, che nel frattempo, ha saputo sfruttare le opportunità del momento, crescendo vieppiù fino a superare i 1’400 abitanti odierni. L’abbinamento del lago con i monti che vi si rispecchiano, arricchisce il paesaggio di panorami sempre diversi ma di insolita bellezza. Il Monte San Giorgio, iscritto nel Patrimonio Mondiale dell’Unesco dal 2003, da una parte e il Monte Generoso con la storica ferrovia e il recente Fiore di pietra di Mario Botta dall’altra, danno invece un tocco di forza, di durezza al paesaggio. Ma anche la storia ha lasciato le sue preziose tracce: si pensi alle chiese, alle cappelle, ai nuclei storici.

Permettetemi ora una breve riflessione, in questa giornata festosa per la nostra Patria, sui valori che hanno segnato la vita della nostra gente: riflessioni sul nostro secolare e solido federalismo.

Il federalismo, dopo la guerra del Sonderbund vinta con grande maestria dal Generale Henri Dufour, nel 1848 ha sostituito la Confederazione di Stati che aveva resistito per quasi 600 anni. Un assetto politico-amministrativo che consente di far vivere aspetti diversi di un’unica realtà. Per la Svizzera, caratterizzata da quattro lingue nazionali, da due religioni e da notevoli differenze culturali e geografiche, è una premessa importante ai fini della convivenza di uno Stato che forzatamente non può essere unitario nel senso giacobino del termine, bensì unitario nel rispetto della diversità locale.

La Costituzione federale del 1848 ha posto dei limiti all’ampia indipendenza di cui godevano i Cantoni ed ha sostanzialmente disegnato la Svizzera moderna con i tre livelli istituzionali di gestione democratica del potere: lo Stato federale, il Cantone e il Comune.
La Costituzione federale definisce i ruoli della Confederazione e dei Cantoni, che a loro volta determinano le competenze dei Comuni. Il tutto retto dal principio di sussidiarietà: ossia quanto può essere svolto da un livello politico non deve essere assunto da un’istanza superiore.

Oggi un po’ tutti parlano con superficialità, nell’Europa unita in particolare, di concetti quali federalismo, potere democratico esercitato attraverso istituti giuridici quali il referendum e l’iniziativa. Paesi che spesso conoscono la democrazia da pochi decenni, dopo periodi di regimi o monarchie e che hanno tuttora visioni del diritto e delle istituzioni deficitarie.

Nel 1848, nasce quindi la Svizzera moderna, con la nuova ripartizione delle competenze fra i tre livelli istituzionali. Ben 170 anni fa è stata scelta una Costituzione di straordinario valore democratico, benché a dire il vero nel primo Consiglio federale presero posto sette rappresentanti dello stesso partito, che palesa comunque un deficit di sensibilità e rispetto delle minoranze (perlomeno politiche), ma che era chiara espressione di chi vinse moralmente la mini guerra civile elvetica.
Questa nostra democrazia è sopravvissuta a crisi, a tensioni nazionali e internazionali e addirittura a due guerre mondiali, grazie appunto anche all’inclusione nel sistema democratico delle minoranze politiche (prima i conservatori, poi i borghesi-rurali e infine i socialisti). Ecco perché ritengo, con orgoglio e fierezza, che questi sani valori siano vitali portatori di ossigeno democratico nel sangue del popolo elvetico, in grado anche di scostarsi dalle indicazioni del governo federale, cantonale o comunale, dando spesso lezioni di saggezza popolare a chi compete il ruolo di amministrare lo Stato. Questi valori vivono e crescono con noi e diventano una parte inseparabile del nostro modo di pensare e di gestire la cosa pubblica. Le elezioni dirette, i referendum e le iniziative popolari nei tre differenti livelli istituzionali sono pilastri del nostro ordinamento democratico e tre bastoni di comando nelle mani delle cittadine e dei cittadini della Confederazione elvetica, che risponde al nome di “Popolo sovrano”.

Questa è la vera concezione democratica e federalista: il popolo svizzero è legato a questi diritti, a questi principi. La nostra democrazia federalista si è sviluppata dal basso, dal potere dei Comuni e dei Cantoni per poi decidere quali competenze attribuire allo Stato federale. I Cantoni sono depositari di tutte le competenze che non sono state cedute allo Stato federale attraverso uno specifico articolo costituzionale, che ha dovuto passare attraverso un voto maggioritario che necessita del voto favorevole di Popolo e Cantoni. Quindi le competenze detenute dalla Confederazione sono espressione concreta della volontà di popolo e Stati, e di conseguenza della coesione nazionale. I Cantoni definiscono poi in modo autonomo, sempre rispettosi delle tradizioni e delle peculiarità locali, quali competenze lasciare ai comuni. Tutti conosciamo e tocchiamo con mano le differenti competenze cedute dai singoli Cantoni ai propri Comuni: a dipendenza dei casi, si passa da un’ampia libertà d’azione concessa ai Comuni, a Cantoni più centralizzatori.
Questa struttura federalista, anche se può sembrare eterogenea e complessa, funziona bene e porta buoni risultati. L’esperienza ci dà una Patria solida, basata su fondamenta stabili e una buona organizzazione, elementi nei quali il cittadino si identifica.
Il successo del federalismo elvetico si basa dunque su comuni forti, autonomi e responsabili, capaci di offrire servizi di qualità alla popolazione. I cambiamenti nella società rendono necessarie nuove risposte, poiché ci sono dimensioni umane e sociali che si modificano nel tempo.

I comuni, e qui entro nell’attività del mio Dipartimento, mantengono quindi un ruolo determinante: sono gli enti locali di prossimità, quindi quelli più vicino ai cittadini e ai loro bisogni primari. Per questo motivo si è avviato nel nostro Cantone un importante processo aggregativo, in collaborazione con la Sezione degli enti locali.

Molti pensano che sia una moda, indotta magari da quel “morbo di Parkinson della Storia che si chiama globalizzazione” per citare lo scrittore francese Sylvain Tesson, ma al contrario vuol creare forti anticorpi territoriali e quindi identitari ossia Comuni moderni in grado di rispondere alle sfide dell’oggi e del domani e quindi capaci di resistere alle sferzate di questo morbo tremolante.

Il Piano cantonale della aggregazioni punta molto sulla condivisione, dando spazio alle iniziative aggregative che provengono dal basso e che spesso si dimostrano dei validi progetti. Il processo aggregativo ha toccato comuni urbani (penso a Lugano, Mendrisio e Bellinzona), ma anche comuni di valle, di zone periferiche (penso alla Leventina, alla Valle di Blenio, e alla Valle Verzasca di recente per citarne alcuni).

Ma anche la vostra regione, se vorrà affrontare le sfide del futuro, dovrà riorganizzarsi creando un grande comune che unirà territori lacustri e zone collinari. Una realtà che saprà sviluppare e promuovere i propri valori e le proprie peculiarità, unendo forze e beni. Auspico vivamente che il progetto che vede oggi coinvolti i comuni di Melano, Maroggia, Rovio e Arogno possa sfociare nel nuovo comune di “Val Mara”. Le premesse per un buon esito di questa aggregazione per opportunità (e sottolineo non per necessità) ci sono tutte, in primo luogo il desiderio dei comuni di unirsi in modo spontaneo. Con questa scelta è chiara la vostra volontà di rendervi ancora più autonomi. La collaborazione tra le parti è fondamentale per la buona riuscita di un processo che necessita di parecchi consensi.
Il vostro obiettivo – come già detto – deve essere di potenziare la struttura organizzativa e l’offerta di servizi, incrementando la progettualità per un comune moderno e soprattutto solido, che sappia soddisfare le aspettative e i bisogni quotidiani della gente.
Questo nuovo comune diventerà un valido interlocutore e punto di riferimento per il Cantone, nell’affrontare le tematiche che vi toccano da vicino. Penso all’attenzione da prestare nel prevenire e combattere la criminalità, fenomeno accentuato dalla vicinanza di numerosi valichi di frontiera. La riorganizzazione dei corpi di Polizia, con una maggiore presenza di forze dell’ordine sul territorio ha permesso negli ultimi anni di ridurre sensibilmente gli episodi criminali a favore di una maggiore sicurezza. A sud del Pontediga di Melide il numero di furti commessi negli ultimi anni è stato drasticamente ridotto: dal 2012 al 2017 i furti sono quasi dimezzati.
La presenza del lago mi offre lo spunto per ricordare la campagna di sensibilizzazione “Acque sicure” promossa dal Dipartimento.
Dobbiamo tuttavia continuare a lavorare e mantenere sempre alta l’attenzione anche su temi ricorrenti come la migrazione, la radicalizzazione ed altri ancora.
Il mondo cambia e con esso le minacce, dove anche l’autorità comunale – come ente di prossimità – ricopre un ruolo importante nel riconoscere fenomeni di devianza o presenze strane sul territorio di competenza. Il nuovo comune saprà inoltre valorizzare un territorio nelle sue componenti paesaggistiche, nella qualità di vita offerta, nella ricchezza di opportunità di sviluppo. Un territorio legato ad un Mendrisiotto dinamico e competitivo e vicino ad una Lugano dotata di grandi strutture e opportunità.

L’augurio a voi, in questa giornata festosa, è di poter offrire alla cittadinanza qualità di servizi, una residenzialità di eccezionale valenza, una sicurezza oggettiva e soprattutto soggettiva e delle opportunità occupazionali e di crescita.
Il mio Dipartimento e più in generale l’Amministrazione cantonale vi saranno vicini e di supporto, specialmente durante la fase di transizione.

Concludo ricordando una frase che mi sta tanto a cuore, che fu pronunciata dal Generale Henri Guisan il 1 agosto 1940, in piena guerra mondiale: “pensate da Svizzeri”, ossia amate la vostra terra, rispettando l’uomo e restando fedeli a voi stessi e “da Svizzeri agite”, ossia servite il vostro paese, “mettete in atto la vostra solidarietà civica non solo per la difesa del nostro paese ma anche per il suo rinnovamento. Ognuno di noi deve agire da cittadino responsabile del bene comune (…).
Solo in questo modo salveremo la nostra libertà e la nostra indipendenza (…)”. Dopo 78 anni questa frase, seppur in un contesto differente, ha ancora tutta la sua forza comunicativa ed è una sorta di ordine – non militare ma morale: la difesa della nostra indipendenza passa dall’essere svizzeri fino in fondo, giorno per giorno, attraverso le nostre azioni e i nostri pensieri.

Care cittadine e cari cittadini, vi ringrazio per l’attenzione e auguro una buona serata.
Viva Melano, viva il Ticino, viva la Svizzera e viva il suo Popolo sovrano.