Accusò Gobbi e ora ricusa il giudice: perde ancora

Accusò Gobbi e ora ricusa il giudice: perde ancora

Da www.ticinonews.ch

Il TF ha respinto la domanda di revisione di una 33enne italiana espulsa dal DI, secondo cui il giudice Seiler è “di destra e imparziale”

Nulla da fare per una 33enne cittadina italiana che aveva ricorso fino al Tribunale federale per opporsi alla sua espulsione, decisa nel 2014 dalla Sezione della popolazione del DI (vedi articolo suggerito). La donna, ricordiamo, aveva ottenuto un permesso di dimora della validità di 5 anni per esercitare un’attività lucrativa dipendente in qualità di addetta alla reception presso un esercizio pubblico, in seguito fallito senza averle mai pagato lo stipendio. Essendo priva di entrate finanziarie e non avendo maturato un diritto all’indennità di disoccupazione, a partire da settembre 2014 aveva dovuto far capo all’assistenza pubblica.

Nel suo ricorso al TF, la 33enne aveva contestato le conclusioni a cui sono pervenuti i giudici cantonali “in relazione ad un asserito conflitto di interessi in cui si sarebbe trovato l’on. Norman Gobbi al momento di validare una decisione in materia di rilascio di permessi di soggiorno a cittadini stranieri”, nella sua veste di Presidente del Consiglio di Stato e responsabile del Dipartimento delle istituzioni e nel contempo “membro di un partito che promuove una politica restrittiva in materia di immigrazione”. Il 12 giugno scorso, però, la Corte presieduta dal giudice Hans Georg Seiler aveva respinto il gravame “composto da lunghi paragrafi organizzati in una progressione di cui solo raramente è possibile individuare una logica” e aveva confermato la revoca del permesso B.

Il 23 luglio 2018 successivo la 33enne aveva presentato una domanda di revisione della sentenza del TF con cui chiedeva, previo conferimento dell’effetto sospensivo, “la riforma integrale/revocazione/interpretazione e rettifica” nonché l’annullamento di tutti gli atti impugnati. La ricorrente aveva inoltre chiesto la ricusa del giudice Seiler, Presidente della II Corte di diritto pubblico, in quanto appartenente ad una fazione politica (…) “di estrema destra nazionalista”, equivalente al partito del Presidente del Consiglio di Stato di cui aveva chiesto in sede cantonale la ricusa, motivo per cui vi sarebbe “una presunzione certa ed assoluta dunque che sia stato realizzato un eclatante favoreggiamento” (…) “al fine di sostenere e fondare una propria ingerenza politica ideologica ed illegittima”, trattandosi di una fazione politica (…) “in evidente e netto contrasto all’immigrazione”, (…) “essendo lampante il pregiudizio di tale orientamento politico a discapito degli stranieri” (…), potendosi “ragionevolmente desumere che la sentenza esecutiva sia stata effettivamente preordinata e tendenziosa al solo scopo di ossequiare il proprio interesse ideologico-politico, calpestando contestualmente i più basilari e ovvi principi costituzionali, comunitari e internazionali di imparzialità e indipendenza della giustizia”.

Il TF ha però ritenuto inammissibile in quanto tardiva la domanda di ricusazione e respinto quella di revisione della sentenza, presentate con “un lungo esposto, di difficile lettura e comprensione, di considerazioni generali intercalate da aforismi e massime giuridiche nonché di richiami di norme internazionali e convenzionali”. Una domanda per violazione delle norme sulla ricusazione dev’essere infatti depositata presso il TF entro 30 giorni dalla scoperta del motivo di ricusazione. “La composizione ordinaria della II Corte di diritto pubblico, pubblicata sul sito Internet del Tribunale federale e nell’annuario federale, è notoria ed era quindi nota all’istante già prima dell’emanazione della sentenza del 12 giugno 2018”, ha spiegato la Corte federale. Inoltre “la domanda sarebbe comunque inammissibile in quanto l’istante non spiega in che misura il magistrato in questione adempirebbe concretamente uno dei motivi di ricusazione”. Inoltre “l’appartenenza di un magistrato a un determinato partito non è di per sé sufficiente per fondare una parvenza di parzialità”.

Per quanto riguarda la domanda di revisione, quest’ultima è stata respinta in quanto “la ricorrente ha semplicemente riproposto le censure già formulate nella precedente procedura” (ovvero un presunto comportamento vessatorio e discriminatorio della Sezione del lavoro a causa della sua nazionalità). Neppure l’interpretazione e/o la rettifica della sentenza del 12 giugno 2018 è possibile in quanto il suo dispositivo non può essere in alcun modo ritenuto “poco chiaro, incompleto o ambiguo o contiene elementi che sono in contraddizione tra loro”.

 

“Sono convinto che l’on. Gobbi e il Governo abbiano preso la decisione più corretta”

Da www.ticinolive.ch

Intervista al dottor Adrian Weiss sul controverso caso del Sergente maggiore

Un personaggio importante della comunità israelitica ticinese è il dottor Adrian Weiss, presidente dell’Associazione Svizzera Israele sezione Ticino. Su un caso recente che ha fatto scorrere molto inchiostro – assai delicato perché tocca il tema della discriminazione razziale – abbiamo pensato di intervistarlo, sottoponendogli 5 domande.

A proposito della preoccupazione esternata dalla Federazione delle Comunità Israelitiche della Svizzera a seguito della promozione di un agente condannato per “istigazione alla discriminazione razziale”, qual è la sua opinione?
Anche se non sono stato coinvolto nella questione, che ho appreso dai giornali, posso dire che la federazione delle comunità israelitiche della Svizzera ricopre un ruolo importante nel sensibilizzare là dove essa riscontri segnali di intolleranza, antisemitismo, allusioni antigiudaiche, pregiudizi di qualsiasi genere e verso qualsiasi etnia, possibili comportamenti improntati a questi sentimenti con aggressioni verbali o anche fisiche. È comprensibile che la FCIS abbia a esternare la sua preoccupazione, visto che queste forme di intolleranza soprattutto nei confronti degli ebrei stanno inasprendosi un po’ ovunque in Europa, sia da fonti di estrema destra che da parte sinistra; infatti in Germania è l’estrema destra che fa dimostrazioni e anche assale le persone, mentre in Italia, Francia, Gran Bretagna gli attacchi provengono dalla sinistra con “morte agli ebrei” gridato per le strade. Episodi d’intolleranza verso gli ebrei si sono verificati anche in Svizzera. Da notare che anche sotto espressioni definite dai provocatori come antisionistiche si nasconde spesso un antisemitismo vero e proprio.

Avete anche voi (Associazione Svizzera Israele, ndR) manifestato il vostro disappunto al consigliere di stato o a qualche altro rappresentante del governo?
Ho il piacere di conoscere il consigliere di stato Gobbi, sia nella mia qualità di presidente dell’Associazione Svizzera Israele che come membro della Commissione Cantonale per l’Integrazione e so quanto sia importante per lui la correttezza e l’obiettività quanto a lotta alle diseguaglianze, al razzismo e ai pregiudizi. Come ripeto, non ero al corrente della nomina e delle obiezioni sollevate dalla FCIS che ho letto sui giornali, ma sono certo che prima di ratificarla il consigliere Gobbi abbia fatto le sue considerazioni sotto qualsiasi punto di vista e l’abbia ritenuta giusta.
Dal mio punto di vista, comunque, la cosa migliore sarebbe un incontro chiarificatore tra ambedue le parti, il consigliere Gobbi e i rappresentanti della FCIS, anziché solo uno scambio di scritti. Sono sicuro che solo parlandosi si possono conoscere realmente i fatti.
Alla luce delle polemiche suscitate, vi aspettate che la decisione venga rivista da parte del Consiglio di Stato?
Sono sicuro che il consigliere Gobbi abbia considerato il caso forse anche insieme al Consiglio di Stato e che la decisione da loro presa sia la più corretta, in quanto essi sono tutte persone di altissimo livello morale e certamente estranee a razzismo e pregiudizi, senza contare che il consigliere Gobbi è personalmente impegnato sia nella lotta alle prevenzioni che alla discriminazione.
Avete l’impressione che nell’ambito della Forza Pubblica circolino idee “razziste” qui in Ticino?
Abbiamo avuto occasione di collaborare con la polizia sia municipale che cantonale e abbiamo trovato una professionalità sempre aperta alla cooperazione. Sono sicuro che non ci sono pregiudizi o forme di razzismo nell’adempimento dei loro compiti.
Diverse persone dal mondo politico e giornalistico sono intervenute pubblicamente sul caso. Cosa ne pensa lei?
Purtroppo queste situazioni sono spesso manipolate e strumentalizzate da parti politiche. Lo vediamo spesso sia a livello nazionale che a livello cantonale. La lotta alla discriminazione non appartiene a una sola parte politica. In questo caso specifico non ci sono buoni e cattivi: è un dovere di tutti noi cittadini svizzeri costruire e vivere in una società democratica senza pregiudizi.

 

Berna Gobbi a capo del tavolo sulla sicurezza

Berna Gobbi a capo del tavolo sulla sicurezza

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 28 agosto 2018 del Corriere del Ticino

Il direttore delle Istituzioni: «Risposte più concrete per i cittadini» – Tra i dossier la lotta all’estremismo

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è il nuovo presidente della piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS). Per un anno Gobbi presiederà il gruppo di lavoro, il cui scopo «è quello di fornire supporto a tutti i livelli istituzionali nell’individuare minacce e pericoli fornendo soluzioni che siano attuabili in maniera coordinata e interconnessa» come precisa una nota del Dipartimento. Non si tratta della prima volta che il direttore delle Istituzioni si trova a ricoprire la carica, già nel 2014 aveva diretto le riunioni della piattaforma. Alla luce della precedente esperienza, Gobbi evidenzia: «Poter discutere in maniera paritetica di temi quali la sicurezza, rappresenta la soluzione migliore in un sistema federale come il nostro, dove le competenze sono ripartite tra due livelli istituzionali. In questo modo è più semplice trovare risposte concrete per i cittadini». Per poi proseguire: «L’attenzione sarà posta sul rispetto del federalismo e quando necessario sarà fondamentale guardare al bene comune di Confederazione e Cantoni, in modo da trovare soluzioni che evitino di creare nuovi costi o nuove strutture. L’obiettivo – prosegue Gobbi – è utilizzare le strutture già esistenti mettendole in rete, nonché condividendo le esperienze fatte». Tra i dossier attualmente sul tavolo figurano la collaborazione per contrastare i cyber-rischi e la lotta contro la radicalizzazione e l’estremismo violento. Come osserva il consigliere di Stato: «La radicalizzazione è un tema sempre più presente e con il quale ci confrontiamo regolarmente. Proprio durante l’incontro abbiamo discusso del piano d’azione nazionale già in essere, che prevede di verificare come le misure vengono implementate, rispettivamente confrontarci anche con l’estero». Le preoccupazioni sono diverse anche all’interno della nazione, come spiega Gobbi: «In Romandia per esempio c’è una maggiore preoccupazione per la radicalizzazione nell’ambito dell’esecuzione delle pene, perché in Francia è un problema reale e di riflesso lo diventa anche nella regione confinante. Una problematica che però non viene riscontrata né in Ticino né nella Svizzera tedesca, dove la condivisione degli spazi nelle carceri non crea problemi». Insomma, una presidenza ticinese che porterà oltre Gottardo «l’esperienza proveniente dal fronte della Svizzera italiana» conclude Gobbi. Tra i membri della piattaforma politica figurano la responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia Simonetta Sommaruga, il capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport Guy Parmelin e il presidente della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia Pierre Maudet.