Seehofers erweiterte Grenzkontrollen

Seehofers erweiterte Grenzkontrollen

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 3 agosto 2019 del Tages Anzeiger

Der deutsche Innenminister Horst Seehofer (CSU) will ein Konzept für einen wirksameren Schutz vor illegaler Migration.

Seit 2015 führt Deutschland an der Grenze zu Österreich verstärkte Kontrollen durch, die Jahr für Jahr verlängert werden. Plant der deutsche Innenminister Horst Seehofer Ähnliches nun an der Grenze zur Schweiz? Diese Frage stellt sich, weil Seehofer dem deutschen Nachrichtenmagazin «Spiegel» gestern sagte, Deutschland habe der illegalen Einwanderung entgegenzuwirken «durch eine erweiterte Schleierfahndung und anlassbezogene, zeitlich befristete Kontrollen auch unmittelbar an der Grenze – auch an der Grenze zur Schweiz». Gemäss dem «Spiegel» will Seehofer bis nächsten Monat ein Konzept vorlegen, wie er der illegalen Migration begegnen will. 2018 seien insgesamt 43000 unerlaubte Einreisen nach Deutschland registriert worden. Viele weitere Migranten seien eingereist, ohne kontrolliert zu werden.
Nach der Tötung eines Kindes im Frankfurter Bahnhof durch einen aus dem Kanton Zürich eingereisten Mann mit Migrationshintergrund wolle Seehofer wieder Kontrollen an der Grenze zwischen beiden Ländern einführen, hatten Medien zuvor berichtet. «Ich werde alles in die Wege leiten, um intelligente Kontrollen an der Grenze vorzunehmen», sagte er.

Keine stationäre Kontrolle
Freitagnachmittag sah sich das deutsche Innenministerium zur Präzisierung veranlasst. Seehofer plane keine stationären Kontrollen an der Grenze zur Schweiz, hiess es in einem Tweet. Er habe mehrfach darauf hingewiesen, dass die Schleierfahndung in keinem unmittelbaren Zusammenhang mit der Tat am Frankfurter Bahnhof stehe. Der Innenminister beabsichtige eine erweiterte Schleierfahndung an der Grenze – zeitlich befristet und wenn es die Sicherheitslage erfordert. Seehofers Aussagen sorgen hierzulande für Aufsehen. Der Präsident der Sicherheitspolitischen Kommission des Nationalrats, Werner Salzmann (SVP, BE), kann der Verknüpfung zwischen der Tat am Frankfurter Hauptbahnhof und verstärkten Grenzkontrollen Deutschlands keinen Sinn abgewinnen. Salzmann sagt auf Anfrage, die EU solle doch ihre Aussengrenze besser schützen, anstatt Kontrollen zur Schweiz zu verstärken. Der Täter von Frankfurt sei nicht im Schengener Informationssystem ausgeschrieben gewesen. Es entspreche gängiger Praxis, dass ein Flüchtiger aufgrund einer Anzeige wegen häuslicher Gewalt national zur Fahndung ausgeschrieben werde – und nicht international. Zudem hätten konkrete Auffälligkeiten die Polizei zu einer Kontrolle veranlassen müssen. Der Präsident der Sicherheitspolitischen Kommission des Ständerats, Josef Dittli (FDP, UR), sagt, es sei das Recht und die Pflicht jedes Landes, dafür zu sorgen, dass die Einwohner sicher zusammenleben könnten. «Ich würde es aber als diskriminierend empfinden, sollte Deutschland gegenüber der Schweiz spezielle Vorkehrungen treffen, die für die anderen Nachbarländer Deutschlands nicht gelten.» Davon gehe er allerdings nicht aus.

Keine Gesichtserkennung in der Schweiz
Der Tessiner Justiz- und Polizeidirektor Norman Gobbi (Lega) fühlt sich an die Situation von 2015 und 2016 erinnert, als viele Migranten von Italien her die Südgrenze der Schweiz illegal überquerten.
In der Folge verschärfte die deutsche Polizei den Grenzschutz an der Landesgrenze zur Schweiz.
Für Gobbi ist klar, dass die Staaten den Übertritt von Migranten an der Grenze im Griff haben müssen. «Indem Migranten die illegale Einreise verwehrt wird, lassen sich viele Folgeprobleme verhindern», sagt Gobbi.
Eine strikte Migrationspolitik sei besser als eine Politik der offenen Tore.
Was aber meinte Seehofer, als er von «intelligenten Grenzkontrollen» sprach? Sicherheitspolitiker Salzmann hält es für möglich, dass der Deutsche den Ausbau technischer Massnahmen mit Videoüberwachung und Gesichtserkennung vorschlagen wird. Auch für Gobbi ist dies denkbar. Dasselbe habe man im Tessin auch schon diskutiert. In seinem Kanton gebe es stellenweise Videoüberwachung, auch entlang der grünen Grenze, aber keine Gesichtserkennung.

Divieto d’entrata per il rom che dice di “aver rubato ai ricchi svizzeri”

Divieto d’entrata per il rom che dice di “aver rubato ai ricchi svizzeri”

Da www.cdt.ch

Il capo del Dipartimento delle istituzioni risponde alle polemiche sulle dichiarazioni dell’uomo la cui moglie ha augurato una pallottola in testa a Salvini
«Ho rubato agli svizzeri, loro sono ricchi». L’affermazione, pronunciata da un rom la cui moglie aveva augurato una pallottola in testa al Ministro degli interni italiano Matteo Salvini, è balzata agli onori della cronaca nelle scorse ore.
A fare il punto sul caso, ora, è il capo del Dipartimento delle istituzioni ticinese Norman Gobbi, che su Facebook scrive: «Molti di voi in questi giorni mi hanno sollecitato su questo filmato, in cui un capoclan rom dice di “aver rubato ai ricchi svizzeri”, mentre la moglie augura una pallottola al Ministro degli interni Matteo Salvini. Il rom è noto e si è già beccato un divieto d’entrata in Svizzera; stiamo facendo ulteriori chiarimenti, anche coi colleghi d’oltre Gottardo, e se del caso la nostra Polizia cantonale si metterà in contatto con i colleghi italiani». La situazione, è quindi subito stata esamintata dalle autorità. «Fiero – aggiunge Gobbi – che dal 2012 il Ticino non accoglie più carovane di nomadi stranieri e che perseguiamo regolarmente i rom che compiono reati sul nostro territorio provenendo dai campi illegali in Lombardia e Piemonte, come quello gestito dal “novello Robin Hood” e dalla sua “signora”. Per un Ticino sicuro e accogliente».

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Da www.tio.ch

Divieto d’entrata in Svizzera per il marito della “zingaraccia” di Salvini
Norman Gobbi chiarisce che il rom che si è vantato di avere «truffato gli svizzeri che hanno soldi» è «noto». Sono in corso ulteriori chiarimenti anche oltre Gottardo.

Si è vantato in televisione di avere «truffato gli svizzeri» e di avere portato i soldi in Italia per dare un futuro migliore ai suoi figli.
Stiamo parlando del rom che vive in un campo nomadi alla periferia di Milano, in via Monte Bisbino, marito di quella che Matteo Salvini ha definito «zingaraccia».
Su di lui ha preso ora posizione Norman Gobbi che su Facebook, dopo essere stato sollecitato da molti, ha scritto: «Il rom è noto e si è già beccato un divieto d’entrata in Svizzera». Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha inoltre aggiunto: «Stiamo facendo ulteriori chiarimenti, anche coi colleghi d’oltre Gottardo, e se del caso la nostra Polizia cantonale si metterà in contatto con i colleghi italiani».
La vicenda tiene banco ormai da giorni in Italia. La donna era stata intervistata dal Giornale e aveva detto: «A Salvini andrebbe tirato un proiettile in testa».
Il ministro dell’Interno aveva replicato durante un’intervista rilasciata a Sky Tg24 e poi con un tweet: «Ma vi par normale che una zingara a Milano dica “A Salvini andrebbe tirata una pallottola in testa”? Stai buona, zingaraccia, stai buona, che tra poco arriva la ruspa».
E “la zingaraccia” è stata trovata e intervistata da “Stasera Italia”, programma di Rete4. Nel campo rom abusivo alla periferia nord di Milano le baracche hanno lasciato il posto alle case a due piani. «Servirebbe un proiettile, sì, l’ho detto – ha confermato senza esitazione la donna -. Io mi sento minacciata. Salvini ce l’ha con gli zingari». Dopo avere mostrato la sua villetta, con interni sfarzosi e decorazioni dorate, ha raccontato: «Rubavo, certo, rubavo. Tutto quello che mi capitava. Ho combattuto tutta la mia vita affinché i miei figli non finiscano nello stesso modo. Ci ho messo quattro anni per costruire questa casa. Per i miei figli».
La casa si trova su terreni non edificabili ed è stata costruita senza avere ricevuto alcun permesso. Quella e le altre abitazioni dovrebbero essere rase al suolo secondo la Lega. «Lui ci vuole proprio sterminare. In ogni campo in cui è entrato ha abbattuto tutto – ha aggiunto la donna, agli arresti domiciliari da quasi sette anni -. Dove finiscono i miei figli? Andare a rubare? Per forza».
Davanti alla telecamera si è espresso poi anche il marito: «Voglio un condono. Se vieni a buttare la mia casa mi do fuoco con una tanica di benzina». E poi la stoccata: «Ho rubato per questa casa, per fare crescere i miei figli. Sono stato in carcere. Per furto, per truffa. Ma non ho truffato gli italiani. Ho truffato gli stranieri, in Svizzera, perché hanno i soldi. E ho portato qui i soldi».
Anche Norman Gobbi, quindi, si è affidato al canale social per una risposta: «Fiero che dal 2012 il Ticino non accoglie più carovane di nomadi stranieri e che perseguiamo regolarmente i rom che compiono reati sul nostro territorio provenendo dai campi illegali in Lombardia e Piemonte, come quello gestito dal “novello Robin Hood” e dalla sua “signora”. Per un Ticino sicuro e accogliente».