Norman Gobbi contro la SFL: “Non vuole risolvere il problema, è in cattiva fede”

Norman Gobbi contro la SFL: “Non vuole risolvere il problema, è in cattiva fede”

A margine delle dichiarazioni della Swiss Football League sulla contrarietà nell’introdurre dei biglietti nominali durante gli eventi sportivi, si è espressa anche la politica. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi: “Da noi non sono solo ragazzi che praticano violenza, ma ci sono dei criminali tra di loro”.

Parole dure e taglienti quelle del Consigliere di Stato Norman Gobbi nei confronti della Swiss Football League. La Federazione calcistica elvetica si era espressa mercoledì circa l’introduzione del biglietto nominale negli stadi sostenendone l’inefficacia e una misura del genere può risultare, per la SFL, “controproducente e provocatoria”. “Mostra la loro non voglia a partecipare per risolvere il problema di fondo e dimostra che sono in cattiva fede”, dichiara il direttore del Dipartimento delle Istituzioni che si schiera a favore di una possibile introduzione del biglietto nominale per ovviare agli episodi violenti all’interno delle strutture sportive. 
Dello stesso avviso anche Fabio Regazzi, membro della Commissione della politica di sicurezza a livello federale: “Non si vedono progressi. Sono state date delle opportunità ai club per trovare delle soluzioni, ma al momento non si vedono grandi risultati. La scelta dei biglietti nominali non è la panacea di tutti i mali, ma la sua attuazione potrebbe diventare sempre più reale”.

“Si stanno facendo belli con dati non confermati dalla prassi”
Una problematica che, secondo Norman Gobbi, non è in fase calante: “Penso si stiano facendo belli con dati e informazioni che non sono confermati della prassi: sono dati sì rassicuranti, ma solo all’interno degli stadi. Quello che succede fuori dalle strutture sportive ricade sulla comunità”. Il Consigliere di Stato ticinese sottolinea inoltre gli ingenti costi per la sicurezza durante le partite dell’FC Lugano: “Per poter accompagnare e gestire le partite del Lugano, i ticinesi mettono sul tavolo oltre un milione di franchi. Spero che vinca il buon senso e soprattutto la volontà di quei tifosi che non hanno nulla da nascondere. La SFL non vede, secondo me, quello che è un tema importante, ovvero quello dei costi, ma soprattutto vuole nascondersi dietro un paravento e non sostenere che la violenza a margine di una partita di calcio è ancora presente”, afferma Gobbi.

La convivenza tra le dirigenze e le curve
Altro tema sollevato dal direttore del Dipartimento delle Istituzione è quello della convivenza tra le società e i gruppi organizzati, soprattutto a margine di ciò che sta succedendo a Milano con le curve di Inter e Milan: “Il rapporto tra le società oltre Gottardo e le curve è problematico. Guardiamo in Italia cosa è successo con le curve di Inter e Milan. Anche da noi non ci sono solo dei ragazzi che praticano violenza, ci sono anche dei criminali tra di loro. Il biglietto nominale? In Italia esiste, in altri paesi anche e nessuno ha sollevato grossi problemi. Se la SFL vuole continuare con questa filosofia in cui fa finta di collaborare, alla fine anche i direttori e le direttrici di giustizia di polizia avranno una posizione ancora più ferma”, tuona Norman Gobbi. La convivenza tra club e gruppi organizzati è un tema su cui si è voluto soffermare anche Fabio Regazzi che conferma le preoccupazioni di Gobbi: “È un sospetto lecito. È innegabile che tra tifoseria organizzata e club ci sia un tacito accordo reciproco”.

Ultimatum della politica?
Un tema, quello della sicurezza nello sport, sempre più al centro di discussioni politiche. Per Fabio Regazzi il tempo stringe e si devono trovare delle soluzioni: “Se devo essere sincero la politica non ha ancora molta pazienza. Nell’ultima seduta di commissione si è percepito una crescente insofferenza. Ora siamo all’ultima chiamata. Non sono un fautore del biglietto nominale, ne farei anche a meno. Se non dovesse cambiare qualcosa però, saremmo costretti ad adottare misure più incisive”.

Le posizioni di Lombardi e Aeschlimann
Sulla diatriba di sono espressi anche il presidente dell’Ambrì-Piotta Filippo Lombardi e il direttore operativo del Lugano Jean-Jacques Aeschlimann. Il patron biancoblù ribadisce che le società di hockey si allineano con la visione della SFL: “Da parte nostra non si vede la necessità di introdurre delle norme più restrittive”. Della stessa opinione anche il dirigente bianconero: “È una misura che non porta a quanto desiderato”.

https://www.ticinonews.ch/sport/norman-gobbi-contro-la-sfl-non-vuole-risolvere-il-problema-e-in-cattiva-fede-402073

“Più sicuri grazie alla digitalizzazione Più sicuri grazie alla formazione”

“Più sicuri grazie alla digitalizzazione Più sicuri grazie alla formazione”

Polizia cantonale: Gobbi commenta due avvenimenti della settimana scorsa

Settimana importante per la Polizia cantonale quella che si sta per concludere. Infatti 1) è stata annunciata la conclusione dell’implementazione del nuovo gestionale di Polizia GEPOL, ossia un supporto informatico (myABI) che agevola e rende più efficiente e efficace il lavoro dell’agente di Polizia e 2) sono stati consegnati i certificati ai nuovi ispettori della Polizia Giudiziaria. Il Corpo cantonale può così disporre di una ventina di nuovi ispettori. Non si tratta di un potenziamento della Polizia, ma di una promozione dopo un percorso di formazione. “Due eventi che toccano due aspetti essenziali: il nuovo GEPOL è uno strumento tecnico performante a disposizione di tutti gli agenti per il loro lavoro: la digitalizzazione – e i vantaggi ad essa collegati –  al servizio della Polizia cantonale. Dall’altra parte la valorizzazione delle competenze dell’agente, attraverso una  formazione specifica in ambito di Polizia Giudiziaria. È la volontà di avere collaboratori ben formati, consapevoli che la forza del Corpo è data dalla qualità della forza lavoro, a ogni livello”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Lasciamo un po’ in disparte lo strumento tecnico costituito dal gestionale informativo GEPOL per concentrarci sulle risorse umane. Che cosa ha detto ai neo-ispettori della Polizia Giudiziaria durante la cerimonia che si è svolta mercoledì a Bellinzona? “Ho sottolineato in primo luogo il buon livello raggiunto dalla nostra Polizia nella formazione. Un fattore che viene riconosciuto a livello nazionale. Così come vengono riconosciuti i successi a favore della sicurezza delle cittadine e dei cittadini ticinesi e dei loro beni. Ho ricordato poi l’importanza del loro contributo alla realizzazione di una società sicura. Grazie alle loro indagini, che si svolgono sempre o quasi dietro i riflettori, si garantisce per esempio alla nostra economia di essere sana, estirpando il malaffare. Colpendo i farabutti che approfittano spesso della debolezza delle persone. Una delle principali attività di contrasto della Polizia Giudiziaria – non l’unica – è infatti quella contro la criminalità economica. E qui mi sono collegato a quanto potrebbe presto realizzarsi con l’approvazione di un messaggio del Governo che propone un potenziamento alla lotta contro la criminalità economica. Non sarà coinvolta solo la Polizia, ma pure altre unità dell’amministrazione cantonale interessate e anche i Comuni. Tra le novità vi sarà un potenziamento di quanto già oggi si riesce a fare sul fronte dei sequestri di beni. Perché un criminale economico è maggiormente colpito se gli vengono sequestrati gli averi realizzati illecitamente. È un deterrente ancora più forte della carcerazione. Se possiamo avere più mezzi a disposizione per ordinare sequestri faremo un notevole passo in avanti. Senza contare anche gli introiti – calcolati in milioni di franchi – che si potrebbero assicurare alle casse dello Stato”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 20 ottobre 2024 de Il Mattino della domenica

 

Cerimonia di consegna degli attestati della Scuola di Polizia giudiziaria 2024 della Polizia cantonale

Cerimonia di consegna degli attestati della Scuola di Polizia giudiziaria 2024 della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Ieri a Bellinzona presso la Sala del Consiglio Comunale ha avuto luogo la cerimonia di consegna degli attestati della Scuola di Polizia giudiziaria 2024 della Polizia cantonale. Attestati che certificano la conclusione del ciclo formativo per assumere la funzione di ispettore. L’importante traguardo professionale è stato raggiunto da 16 nuovi inquirenti e da 6 ispettori in formazione, sostenendo in questo modo la continuità operativa della Polizia giudiziaria. All’evento hanno presenziato il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Sindaco di Bellinzona Mario Branda, il Procuratore generale Andrea Pagani, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, e il Capo area Polizia giudiziaria Thomas Ferrari.

Un Gobbi piccatamente conciliante

Un Gobbi piccatamente conciliante

Nel suo intervento, il direttore del Di Norman Gobbi è stato piccatamente conciliante. La prende larga ribadendo l’ovvio – ma l’ovvio di ’sti tempi va sempre ribadito –: «La giustizia è un valore fondamentale e da salvaguardare, trattandolo con misura e riguardo, rispettando forme e procedure quando se ne discute tra poteri dello Stato. Non va strumentalizzata, perché diventa pericoloso per l’immagine verso la cittadinanza e per la pace sociale». La giustizia, rivendica, «lavora bene e funziona, come attestato anche dal Cdm». Certo, ci mancherebbe, «alcuni ambiti di attività necessitano interventi». Ma qui, e siamo al Gobbi piccato, «dire che la giustizia aspetta da anni riforme è un messaggio profondamente sbagliato, alzare i toni su questo tema lede l’immagine della fiducia dei cittadini nella Magistratura». E a dirlo, concede, «è un politico che, da consigliere di Stato, nel 2015 credeva con entusiasmo giovanile di dover riformare l’organizzazione giudiziaria cantonale con ‘Giustizia 2018’. Obiettivo ambizioso, che ho capito si può raggiungere solo con la condivisione di tutti e tre i poteri e nei tempi necessari». Perché «la fretta non è mai stata buona consigliera». Gobbi, senza alzare la voce né lanciarsi in affronti al Legislativo già visti e sentiti in questa seduta, con pacatezza fa notare che «da più parti si accusa il Dipartimento che da più anni è immobile sul fronte giustizia: non posso accettarlo. È stato fatto molto lavoro, sfociato in tanti messaggi di modifiche puntuali di legge e in altri ambiti come la riforma delle Arp. Non posso neppure accettare – continua Gobbi – accuse di interferenza e ingerenza tra potere esecutivo e giudiziario». Questo dal momento che il Di che dirige «nel nostro sistema è il referente della Magistratura in termini organizzativi, ed è normale che qualche magistrato, pochi, si sia sentito limitato nel suo potere perché non ha potuto riclassificare in funzione più alta la sua segretaria». Ma questo è l’unico sassolino, chiamiamolo così, che Gobbi si leva dalla scarpa. Dopo la fase piccata, si diceva, quella conciliante. Nei limiti della coriacea persona. Perché d’accordo, «sulla richiesta di maggior autonomia finanziaria della Magistratura il sistema si può adattare, richiederà tempo e risorse non solo finanziarie ma anche di personale operativo». Poi, passando al codice etico, «val la pena ricordare che c’è già per tutta l’Amministrazione dello Stato, rispettivamente i magistrati hanno la dichiarazione di fedeltà alle leggi». Quindi, «il governo, preso atto dei correttivi puntuali della risoluzione, si determinerà nei prossimi mesi come richiesto dalla risoluzione stessa. Come direttore del DI, esprimo soddisfazione per l’attenzione posta dal parlamento per la giustizia. Solo con la condivisione dei tre poteri, che porta tempi più lunghi ma maggiore solidità e consenso, i risultati potranno essere positivi. Sarà importante, alla fine di questo dibattito, garantire una visione d’insieme sui vari fronti su cui intervenire tenendo conto delle risorse finanziarie e umane per una giustizia efficace, efficiente e vicina ai cittadini».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 17 ottobre 2024 de La Regione

Giorgio Battaglioni, un protagonista del Ticino

Giorgio Battaglioni, un protagonista del Ticino

Giorgio Battaglioni è stato un funzionario di alto livello dell’Amministrazione cantonale per 35 anni. Non solo per il ruolo assunto: dal 1983 segretario di concetto del Dipartimento della giustizia come si chiamavano allora, e poi direttore della Divisione della giustizia e coordinatore del Dipartimento delle istituzioni per 20 anni. Ma soprattutto per la qualità del lavoro svolto.
Ha ben ragione Luigi Pedrazzini a ricordarlo come uno dei funzionari migliori di cui il Cantone si è avvalso. Con me Giorgio ha collaborato direttamente negli ultimi 5 anni del suo impegno professionale. Avevo di lui un’alta considerazione quale uomo e quale direttore della Divisione. Conosceva l’Amministrazione e il settore della Giustizia come nessun altro.
Il sottoscritto era il quinto consigliere di Stato dal quale dipendeva. Meglio sarebbe dire che io ero il quinto consigliere di Stato a cui lui prestava il suo intelligente servizio. Il fatto poi di aver frequentato il Liceo assieme a mia mamma aveva creato tra noi una sintonia particolare.
Non voglio però essere ipocrita e non voglio quindi dimenticare le frizioni che ebbi con lui negli ultimi periodi.
Erano questioni di scelte sui collaboratori, per esempio. Legittime le sue posizioni, altrettanto legittime quelle del capo Dipartimento. Da qui la decisione, presa di comune intesa, del suo pensionamento prima del termine dei 65 anni. Giorgio Battaglioni è e sarà sempre ricordato come un funzionario meritevole. Di quelli che prospettavano le soluzioni, invece di lamentarsi per le difficoltà che si trovano sul percorso. In tanti lo hanno sottolineato: Giorgio fu decisivo nel far approdare in Ticino la sede del Tribunale penale federale. Anche perché Bellinzona era nel suo cuore.
Era la sua città, era la sua regione e sapeva benissimo che la sede di un tribunale federale poteva portare un grande prestigio alla capitale del Ticino.
Ancora oggi, quando vedo in via Jauch sotto il Palazzo governativo i turisti svizzero tedeschi e romandi scattare fotografie al Tribunale, capisco l’importanza di tale presenza. Una presenza che dà valore al nostro federalismo e di questo Battaglioni ne era ben conscio. Tanto da prospettare al Consiglio di Stato di allora e dunque al Consiglio federale la soluzione di sedi provvisorie, in attesa di una ristrutturazione funzionale delle ex scuole di commercio in viale Franscini.
Si «tagliava la testa al toro» e si dimostrava la capacità del Ticino, allora in competizione con Aarau, sede già designata affrettatamente – dal Consiglio federale, di essere pronto ad accogliere questa nuova entità della Giustizia federale.
La notizia della scomparsa di Giorgio Battaglioni mi rattrista molto, anche perché arrivata dopo un percorso di sofferenza, affrontato con un grande coraggio, determinazione e umiltà. Segni caratteristici di tutta la vita di Giorgio, che lo hanno fatto diventare protagonista della crescita e soprattutto dei cambiamenti di questo Cantone.

Ricordo di Norman Gobbi pubblicato nell’edizione di mercoledì 16 ottobre 2024 del Corriere del Ticino

‘Il concetto di servizio come collante di esercito e Paese’

‘Il concetto di servizio come collante di esercito e Paese’

La milizia come pilastro portante del nostro Paese. È stato questo il filo conduttore della conferenza dell’Armsi, l’Associazione per la rivista militare Svizzera di lingua italiana, che nel 2024 ha raggiunto i dieci anni di esistenza. «Un traguardo importante, che testimonia anche l’interesse per il nostro lavoro e per quello dell’esercito elvetico», ricorda il colonnello Smg Marco Netzer, presidente dell’Armsi. «Questa piattaforma ha la capacità di tematizzare il nostro esercito e la sua evoluzione», afferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. A proposito di evoluzione: «Il nostro esercito ha bisogno di colmare il gap che si è formato negli scorsi anni, quando si è deciso di non investire adeguatamente nelle nostre forze armate. Correggere questa differenza non vuol dire aumentare gli effettivi – precisa il direttore del Di durante la conferenza che si è tenuta al Lac di Lugano – ma garantire le risorse necessarie in caso di necessità. Risorse che in questo momento non ci sono». Gobbi ricorda poi come l’esercito sia uno strumento a difesa del Paese, «i nostri militi sono cittadini da valorizzare e mettere nelle condizioni di operare al meglio, fortunatamente la politica a Berna sembra aver cambiato rotta andando proprio in questa direzione». Al centro della conferenza anche la presentazione del libro ‘La milizia al servizio del Paese’ curato da Moreno Bernasconi e Mattia Annovazzi. «La copertina del libro raffigura due pilastri della Svizzera: un uomo che vota, quindi la nostra democrazia diretta, e un soldato delle forze armate, a ricordarci che il nostro Paese vive in uno stato di neutralità armata», spiega Bernasconi mostrando la copertina del volume, che agli oltre 2’600 abbonati alla rivista è già arrivato a domicilio. «Il titolo indica invece il terzo pilastro, quello su cui poggia il sistema svizzero e che fa da collante a tutto il resto. In particolare – aggiunge Bernasconi – è la parola servizio quella centrale». Proprio intorno al concetto di “servizio”, ma pure alla sua storia e alla sua declinazione nella vita di tutti i giorni, si sviluppa il volume. «La scommessa di questo libro è raccontare in modo rigoroso e non celebrativo quello che Armsi ha fatto in questi dieci anni. Abbiamo voluto farlo andando a fondo da un punto di vista storico e toccando i temi che hanno fatto la storia elvetica». Tra questi: la neutralità, i rifugiati alle frontiere e il pacifismo. Riprende Bernasconi: «Quest’idea di servizio, che è sistemica ed è il collante del Paese, risponde a una concezione di società e di politica che è molto diversa da quella degli Stati che ci stanno intorno. Il nostro è un Paese che parte dal basso, a partire dal sistema politico, fino all’attivismo nelle associazioni. Questo libro cerca di spiegare come funziona questo sistema e se funziona ancora».

‘Dobbiamo decidere in che direzione andare’
A prendere la parola è anche il capo Comando istruzione e sostituto capo dell’esercito Hans-Peter Walser: «L’esercito svizzero non è mai stato pronto allo scoppio di un conflitto, né da un punto di vista dell’addestramento delle truppe, né per quanto riguarda armamenti ed equipaggiamenti». Una tendenza che Walser spera possa essere corretta nei prossimi anni con il sostegno della politica. «Il contesto internazionale è cambiato, l’Europa ha riscoperto la guerra e quindi la difesa è tornata a essere una priorità. Abbiamo però ancora una carenza di finanziamenti e materiale. Il tempo è poco per tornare ad avere un esercito al passo con i tempi». Un chiaro messaggio alla politica. Ma pure alla popolazione: «Quanto sono disponibili i cittadini a restare con l’uniforme addosso per garantire la sicurezza? Questa è la domanda che dobbiamo porci. Perché una buona difesa richiede una formazione più lunga. Va trovato un equilibrio tra questi temi». Tra le proposte, già ventilate in passato e citate anche questa sera a Lugano, quella di estendere il servizio militare o di renderlo obbligatorio anche per le donne.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 16 ottobre 2024 de La Regione

Il «pacchetto» sulla Giustizia verrà discusso senza ritardi

Il «pacchetto» sulla Giustizia verrà discusso senza ritardi

Il Gran Consiglio ha accolto l’urgenza sull’iniziativa per dare più poteri al Consiglio della Magistratura
Per Dadò «ci sono state inopportune e strane ingerenze da parte dell’Esecutivo» – Gobbi: «Le formalità contano»

La cosiddetta «lex Ermani» verrà discussa a breve. L’iniziativa presentata da Fiorenzo Dadò (Centro) ha infatti ricevuto la «benedizione» dell’urgenza, così come proposto dalla Commissione giustizia e diritti durante una riunione svoltasi poco prima dell’inizio dei lavori. Oggi, o al più tardi domani, il Parlamento deciderà se apportare delle modifiche alla legge sull’organizzazione giudiziaria (LOG).

Che cosa prevede?
Questo, riassumendo, quanto accolto a larga maggioranza dal Legislativo (servivano i due terzi dei voti favorevoli). Già. Ma che cosa propone l’iniziativa? Essenzialmente, vuole concedere maggiori poteri e strumenti al Consiglio della Magistratura (CdM), l’organo di vigilanza sui magistrati. E tutto questo, come noto, per andare a correggere le falle emerse a più riprese nel caso (non ancora terminato) del Tribunale penale cantonale (TPC). La modifica di legge, nel dettaglio, prevede per il CdM la possibilità di prendere anche misure cautelari – come la sospensione del magistrato interessato – dal momento in cui è stato aperto un procedimento disciplinare (oggi possibile solo dall’apertura di un procedimento penale). Oppure, saranno previste sanzioni più importanti: si va dalla multa fino a tre stipendi lordi, alla destituzione dalla carica di presidente fino al trasferimento in un altro ufficio e, come detto, alla sospensione per 12 mesi (oggi sono tre).

Una lettera indigesta
Dunque, concedere o meno l’urgenza? Secondo Dadò, presidente della Commissione, era un passo obbligato. Anche perché la richiesta di modifica è arrivata direttamente dallo stesso CdM. «Se oggi siamo chiamati a esprimerci sull’urgenza, non è per uno sfizio», ha ricordato il deputato. «Ci è stato chiesto in audizione e tutta la Commissione ha deciso di agire in tal senso». Dadò è quindi tornato a ribadire «la grave crisi istituzionale che colpisce la Magistratura e il ruolo dei tre poteri dello Stato». Ruolo che «dovrebbe essere ben chiaro a tutti sebbene a volte sia travisato, bistrattato e sempre più spesso citato all’occorrenza secondo i propri comodi o, come in questo caso, per i comodi di qualcuno». L’iter dell’iniziativa, secondo Dadò, ha quindi rischiato di subire delle deviazioni inaspettate. E questo sulla base di una lettera inviata alla Commissione dal Governo, in cui si facevano delle osservazioni sulla procedura dell’iniziativa. Una lettera mal vista perlomeno da Dadò, che ha sottolineato «l’inopportuna e strana ingerenza da parte dell’Esecutivo, su richiesta del Dipartimento delle istituzioni, che sembrerebbe interpretare à la carte la legge sul Gran Consiglio». Una questione di divergenza di vedute sulla procedura da seguire. Quindi, il sibillino affondo di Dadò: «Non si vorrebbe che l’origine della coalizione» contraria alla modifica «sia il risultato del timore reverenziale nei confronti di quella rete vassalla in cui opera la lunga mano di chi ha cucinato e servito al Paese questa brodaglia». A Matteo Quadranti (PLR) è in seguito toccato il compito di ribadire la necessità dell’urgenza. Nel ricordare «che la Giustizia ticinese sta vivendo momenti difficili», il deputato ha messo l’accento sulla correttezza della procedura seguita dall’iniziativa. Sì dunque a trattare subito il testo, senza attendere il parere o le controproposte del Consiglio di Stato.

Troppa fretta
Per Alessandro Mazzoleni, invece, la fretta in questi casi è cattiva consigliera e dunque l’urgenza è da scongiurare. «Una modifica legislativa va affrontata con la calma necessaria e tutti i magistrati vanno sentiti. Non vorremmo che sorgano malintesi». Inoltre, ha ricordato ancora il leghista, «il Governo ha il diritto di esprimersi ». In ogni caso, una volta sentiti tutti i pareri, per Mazzoleni è comunque necessario dare più poteri al CdM. Un concetto ripreso anche da Ivo Durisch (PS), il quale però si è detto contrario a scavalcare la procedura. «Va data facoltà all’Esecutivo di esprimersi» sulla questione. Di parere opposto UDC, Verdi, MPS e Verdi liberali, che hanno deciso di appoggiare l’urgenza.

Il rispetto della procedura
Nel suo intervento, Norman Gobbi ha innanzitutto tenuto a precisare il senso della lettera inviata in Commissione e citata da Dadò. «Era volta a garantire una procedura corretta dell’iniziativa parlamentare». Non si trattava dunque di «disquisire sull’urgenza o meno dell’oggetto». Il consigliere di Stato ha poi ricordato che l’Esecutivo «non si tira indietro quando bisogna discutere sull’urgenza di una correzione di qualsiasi atto formale». Ricordata da Gobbi, e non a caso, la correzione del decreto legislativo dopo il voto popolare sull’imposta di circolazione. «La correttezza delle procedure è volta a garantire il coinvolgimento di tutti gli attori interessati ». Sarebbe quindi stato utile «sottoporre formalmente il testo dell’iniziativa a chi poi dovrà applicare la modifica legislativa ». E dunque al CdM stesso. «Le formalità, nei rapporti istituzionali, contano. È una forma di rispetto» che garantisce «trasparenza». Il risultato finale, ha ribadito Gobbi, «non è contestato dal Governo, che è attore-spettatore». In sostanza, il direttore del DI ha osservato che – lasciando il tempo a tutti gli attori di esprimersi – sarebbero potute arrivare proposte «ancora più coraggiose» di quelle uscite dalla Commissione.
Il Parlamento, però, ha tirato dritto accogliendo il voto sull’urgenza. Il tema della modifica della LOG, dunque, arriverà oggi o domani in aula. Così come l’altro «ramo» della riforma della Giustizia, il più corposo: una serie di risoluzioni approvate da tutti i gruppi in Commissione e che vanno dall’adozione di un codice etico per la Magistratura, passando dal tema delle nomine dei magistrati, alla creazione di una direzione del Ministero pubblico, fino al ruolo del Consiglio della Magistratura, che dovrebbe essere professionalizzato.

Addio a Giorgio Battaglioni, ‘funzionario d’altri tempi’

Addio a Giorgio Battaglioni, ‘funzionario d’altri tempi’

È scomparso Giorgio Battaglioni, a lungo direttore della Divisione giustizia. Ha contribuito a portare a Bellinzona la sede del Tribunale penale federale

Si è spento domenica l’ex direttore della Divisione giustizia e tra i ‘padri’ del Tribunale penale federale di Bellinzona. Il ricordo degli ex colleghi: ‘Disponibilità e discrezione’.
È scomparso domenica Giorgio Battaglioni, pilastro dell’Amministrazione cantonale per decenni. Nato a Bellinzona nel 1956, avvocato, dal 1983 al 2016 ha svolto la funzione di segretario di concetto dell’allora Dipartimento di giustizia e in seguito è stato direttore della Divisione della giustizia e coordinatore del Dipartimento delle istituzioni.
Proprio il direttore del Di Norman Gobbi, raggiunto da ‘laRegione’ per un ricordo, commenta i cinque anni in cui hanno collaborato: «Poter contare sulla sua grande esperienza all’inizio della mia presenza in Consiglio di Stato alla direzione del Dipartimento delle istituzioni è stato un grande vantaggio. Conosceva il settore della Giustizia e tutto il Di in maniera approfondita – continua Gobbi – e ciò mi ha certamente agevolato nella conduzione del Dipartimento». I ricordi di Gobbi vanno oltre la politica, perché «con lui avevo una conoscenza antecedente alla mia elezione in Consiglio di Stato. Risaliva al mio mandato quale deputato in Gran Consiglio, ma con Giorgio c’era un legame anche “familiare”. Aveva infatti fatto parte delle scuole con mia mamma e ciò ha creato una sintonia particolare».
Per il direttore del Di «il dispiacere per la sua scomparsa è direttamente proporzionato alle sue grandi qualità, di cui il Cantone deve essere riconoscente. E qui cito solo un esempio che si potrebbero fare tra tanti: essere riuscito a convincere la Berna federale, supportando il governo e il direttore del Dipartimento istituzioni di allora Luigi Pedrazzini, ad assegnare al Ticino la sede del Tribunale penale federale. In questi giorni sottolineeremo il ventennale della presenza del Tpf a Bellinzona: a lui dobbiamo dire grazie anche per questo. È un momento triste per me personalmente e per tutto il Dipartimento. Un pensiero di vicinanza ai suoi figli e a tutti i famigliari e amici».

‘Apparteneva alla categoria dei migliori funzionari del nostro Cantone’ 
Anche le parole di parlano di «un ricordo riconoscente per Battaglioni, perché è stato un collaboratore estremamente impegnato e con la capacità di avere visioni dei problemi sempre con uno sguardo completo sull’attività dipartimento». Forse, continua Pedrazzini, «era proprio questa la sua qualità più importante: come consigliere di Stato sapevo che in Battaglioni avevo un collaboratore che conosceva a fondo l’Amministrazione cantonale e un interlocutore importante e affidabile». Battaglioni, rileva il già direttore del Dipartimento istituzioni, «apparteneva alla categoria dei migliori funzionari che il nostro Cantone abbia mai avuto. Si identificavano, lui e altri, fino in fondo nel loro ruolo di servizio allo Stato. I consiglieri di Stato passano, ma i funzionari spesso restano e sono testimoni del cambiamento. Il Ticino ha avuto la fortuna di avere nella sua storia funzionari come Battaglioni». Con il ricordo che, giocoforza, va alla battaglia per avere la sede del Tpf a Bellinzona. «Credo di essere stato il primo a lottare per la necessità di avere il Tpf in Ticino, ho agito e subito trovato in Battaglioni un sostegno importante. Di tante cose che abbiamo fatto insieme, forse la vittoria del Tpf quando tutto lo portava ad Aarau è stata sicuramente la battaglia più importante. Se io rivendico il merito di aver agito immediatamente dopo la decisione di Berna di non volerlo qui da noi, Battaglioni deve essere sempre ringraziato per essere venuto da me già con un progetto di sede in modo da non rendere la nostra rivendicazione fine a se stessa ma già con un progetto e una localizzazione».

‘Ha preservato l’immagine della giustizia’
«Ho conosciuto Battaglioni più di quarant’anni fa – ricorda il già consigliere di Stato e, nei vari ruoli, anche direttore del fu Dipartimento di giustizia Renzo Respini –, era un giovane accademico che dopo aver terminato gli studi in Svizzera interna si stava orientando sulle scelte future. Aveva offerte nel privato, prospettive di vario genere, ma ci siamo confrontati e gli ho proposto un impegno nell’Ente pubblico. Gli avevo parlato della Legge sulla pianificazione politica, con il desiderio di coinvolgere maggiormente l’Amministrazione cantonale nella conduzione della cosa pubblica». Questa prospettiva, continua Respini, «aveva appassionato lui e molti altri accademici giovani, proprio con l’obiettivo di contribuire come funzionari, e quindi nel 1983 fu assunto come segretario di concetto del Dipartimento giustizia». Battaglioni era «una persona raffinata, distinta, portata più al ragionamento che alla bagarre, ed è rimasto coerente con tutti i suoi capi dipartimento». E nell’ambito delicatissimo della giustizia, «ha sempre svolto in modo onesto e chiaro i suoi compiti, i suoi ruoli e la sua funzione di collegamento tra magistratura e Consiglio di Stato. Sicuramente anche grazie a queste sue doti la giustizia ha preservato in quegli anni un’immagine bella e pura». Respini ricorda, infine, anche l’impegno di Battaglioni nel sociale in varie fondazioni: «Portando sempre idee e proposte su come realizzarle».

«Giorgio Battaglioni è stato il mio segretario di concetto quando sono arrivato all’allora Dipartimento della giustizia», racconta l’ex consigliere di Stato Pietro Martinelli. «Da lui ho avuto una collaborazione che posso definire eccellente e necessaria, visto che da granconsigliere non mi ero occupato particolarmente del settore giustizia». Tra i tanti dossier affrontati lavorando a stretto contatto, Martinelli ci tiene a ricordare quello legato al sovraffollamento delle carceri. «A quei tempi – ricorda l’ex direttore del Dipartimento giustizia – gli obiettori di coscienza venivano ancora incarcerati. Su suggerimento di John Noseda volevo fare una disposizione che impedisse l’incarcerazione di chi non voleva prestare servizio militare, tema che proprio in quel periodo era sui banchi della politica federale. Grazie alle preziose indicazioni di Battaglioni capii che era assolutamente possibile e giustificabile. Giorgio – conclude Martinelli – rappresentava al meglio quella classe di funzionari pubblici con un alto senso dello Stato, che svolgevano il proprio compito non solo con diligenza ma anche con passione».

A ricordare l’ex funzionario è anche l’avvocato Niccolò Giovanettina, co-fondatore nel 2020 insieme a Battaglioni e alla figlia Camilla dello studio legale che ha sede a Bellinzona. «Giorgio, grazie alla sua esperienza, ha saputo mettere l’entusiasmo e i giusti consigli per dare il là a questa avventura. Negli anni ci ha insegnato quelle che poi erano le sue caratteristiche principali: un’innata propensione alla discrezione, all’umiltà e alla mediazione. Tre qualità sempre più rare al giorno d’oggi che ci ha trasmesso con una gentilezza di carattere che non potrò mai dimenticare».

Una polizia ‘più rapida e precisa’ grazie alla digitalizzazione

Una polizia ‘più rapida e precisa’ grazie alla digitalizzazione

Implementato il nuovo sistema gestionale, che faciliterà il lavoro degli agenti e toglierà ‘un po’ di creatività nei rapporti di polizia’

Un nuovo sistema gestionale – denominato MyAbi – che permetterà alla Polizia cantonale di standardizzare e facilitare il lavoro di agenti e inquirenti. «I poliziotti non dovranno più ricordare tutto a memoria, anche se la testa e il suo metro di giudizio rimangono sempre fondamentali», premette il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. «L’agente con questo nuovo sistema non dovrà più cercare il formulario giusto tra i 500 a disposizione e sarà guidato nella compilazione dei rapporti di polizia, ci sarà quindi un po’ meno di creatività». Il nuovo gestionale, la cui prima fase di implementazione è stata avviata nel febbraio del 2022, permetterà anche di interfacciarsi con altre banche dati, sia di Polizia cantonale che federale, e di avere procedure il più allineate possibili. «A medio termine puntiamo ad affinare ulteriormente lo scambio di dati a livello intercantonale».

Si concentra sull’efficienza organizzativa l’intervento del sostituto comandante Lorenzo Hutter: «Dal punto di vista organizzativo lavorare con un prodotto unico consente di accedere a tutte le informazioni, in passato disseminate su più applicativi, in modo rapido e sicuro». Non solo, «si evitano attività ridondanti. L’inserimento dei dati a inizio processo e su un’unica banca dati permette una ricerca delle informazioni completa e semplice. Questo anche a distanza, attraverso lo smartphone o il tablet, grazie all’applicazione mobile di myAbi». Un esempio concreto: gli agenti riceveranno immediatamente sul cellulare, attraverso una notifica, tutti i dettagli disponibili sull’intervento che stanno compiendo, come la foto di una persona ricercata.

Il nuovo sistema, afferma il capoprogetto della Polizia cantonale Richard Bortoletto, è solo un tassello che apre le porte e ulteriori possibilità, «le informazioni raccolte possono essere facilmente aggregate ed elaborate, fungendo così da preziosa fonte dati per statistiche e analisi interne. In futuro – continua Bortoletto – grazie all’utilizzo e all’esperienza raccolta su myAbi, vi sarà la possibilità di approfondire altri aspetti». Tra questi, aggiunge il capoprogetto, «la creazione di processi lavorativi standardizzati, come ad esempio l’attività di pianificazione e condotta o l’invio di dati di massa a supporti mobili».

Da www.laregione.ch

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Agenti sempre più sull’evento, grazie alla digitalizzazione

Il sistema gestionale della polizia cantonale “GEPOL” ha concluso con successo un biennio di test: il software rende più fluidi ed efficienti i flussi operativi

Dopo due anni di test ha superato l’esame pratico il nuovo sistema gestionale della polizia cantonale “GEPOL”. Si tratta di un software che permetterà agli agenti una gestione più fluida ed efficiente degli eventi e delle procedure.
Tra i passi avanti l’interfacciamento con altre banche dati, sia di polizia, sia cantonali e federali, ma anche la registrazione centralizzata di tutti gli eventi (ad es. incidenti, furti, omicidi), che consente di procedere con la verbalizzazione e la redazione dei verbali tramite maschere preconfigurate e procedure di compilazione predefinite.
Dal punto di vista organizzativo, si legge ancora nel comunicato stampa, lavorare con un prodotto unico consente di accedere a tutte le informazioni, in passato disseminate su più applicativi, in modo rapido e sicuro. Lo strumento sarà utilizzabile anche a distanza (via smartphone o tablet), grazie all’applicazione mobile di myAB.
La gestione digitale apre ulteriori opportunità come fonte per le statistiche e analisi interne.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Agenti-sempre-pi%C3%B9-sull%E2%80%99evento-grazie-alla-digitalizzazione–2281099.html