Una Polizia ticinese da costruire assieme

Una Polizia ticinese da costruire assieme

Non è stato un “coup de théâtre” premeditato, come qualcuno ha voluto far credere. No, la decisione di ritirare il messaggio sulla mozione di Giorgio Galusero per una Polizia unica in Ticino è maturata durante il dibattito avvenuto mercoledì in Gran Consiglio. Un dibattito costruttivo, dove sia i favorevoli che i contrari hanno portato un contributo arricchente alla discussione, evidenziando diversi aspetti, così come diverse problematiche, che oggi contraddistinguono la gestione e l’organizzazione delle forze dell’ordine attive nel nostro Cantone. Ed è proprio mentre ascoltavo gli interventi dei deputati che mi sono reso conto che, in fondo, tutte le persone presenti in aula concordavano sull’obiettivo a cui tendere; quello cioè di costruire – assieme – una Polizia ticinese, una Polizia per il Ticino e per tutti i suoi cittadini.
Questo obiettivo, o per meglio dire questo principio, presuppone naturalmente un progetto approfondito e dettagliato, ma non può prescindere da tutto quanto è stato fatto fino ad oggi, che deve rappresentare, come ho più volte ribadito, la base su cui forgiare la Polizia del futuro. Penso in particolare alla Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali (LCPol), volta a rafforzare il coordinamento tra i Corpi. I Comuni hanno ancora due mesi di tempo a disposizione per implementare la legge, attraverso la quale sono state create otto regioni di Polizie comunali, che permetteranno di assicurare, unitamente alla Polizia cantonale, quella “polizia di prossimità” spesso citata nella discussione in Parlamento. La decisione del Gran Consiglio di rinviare il dossier alla Commissione della legislazione non costituisce assolutamente un freno in questo senso; anzi, deve fungere da ulteriore stimolo per sottoscrivere in tempi rapidi le ultime convenzioni, in modo che tutti possano essere conformi alla legge entro il 1. settembre, senza se e senza ma. In quest’ottica i politici comunali, e segnatamente i responsabili dei Dicasteri di polizia, svolgono un ruolo essenziale, dovendo agire in prima persona – senza farsi oscurare dai Comandanti delle Polizie comunali, che in talune occasioni sono andati oltre la loro funzione – in modo da favorire una collaborazione reale e veramente efficace, così come prevede la legge.

Una volta che la LCPol sarà entrata a regime, inizieremo a costruire tutti insieme – Cantone e Comuni, favorevoli e contrari – la Polizia del futuro, che sarà il naturale prosieguo della legge. Una Polizia non “unica” ma “ticinese”. Non si tratta di un semplice escamotage politico-linguistico, bensì di un cambiamento sostanziale nell’approccio a questa tematica, frutto del dibattito propositivo e per certi versi sorprendente avvenuto in Parlamento. Un progetto importante che, tenendo conto dei risultati ottenuti sul terreno e delle peculiarità del nostro Cantone, permetterà di sviluppare una Polizia atta a garantire a tutti i cittadini un bene fondamentale qual è la sicurezza. Un progetto che poggia su un principio condiviso da tutto il Parlamento e che per questo motivo non meritava di essere compromesso da un voto ormai riferito a un oggetto che, nel suo “profondo”, era stato ormai superato dalla discussione avvenuta in aula.  

Questa è la democrazia, che ogni tanto porta a rivedere alcune posizioni alfine di trovare delle soluzioni condivise. La deputata Natalia Ferrara Micocci, con la quale ci siamo trovati di frequente su posizioni contrapposte, ha affermato che “l’intervento di Gobbi farà la storia”. Io la ringrazio ma vorrei precisare che non ho voluto fare la storia; ho semplicemente voluto cogliere i segnali positivi e costruttivi lanciati dal Parlamento, ritirando un messaggio con l’obiettivo di presentare un progetto completo e condiviso. Una Polizia ticinese che costruiremo assieme sulle importanti fondamenta gettate in questi anni, tesa a favorire il benessere e la tranquillità della cittadinanza; un obiettivo che deve sempre caratterizzare l’operato di noi rappresentanti del Popolo ticinese.

Norman Gobbi, Corriere del Ticino, 26.06.2015

Il Ticino ha ospitato la conferenza annuale dei capi di Governo della comunità di lavoro Arge Alp

Il Ticino ha ospitato la conferenza annuale dei capi di Governo della comunità di lavoro Arge Alp

Si è svolta oggi a Lugano la Conferenza dei Capi di Governo della Comunità di Lavoro delle Regioni Alpine (Arge Alp) presieduta dal Presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino Norman Gobbi. L’evento ha segnato la conclusione dell’anno presidenziale del Canton Ticino, con il passaggio di consegne al Land Vorarlberg (Austria) per il periodo 2015/2016.

Nel corso della conferenza, i membri delle Regioni della comunità di lavoro di Arge Alp hanno approvato, in particolare, una risoluzione a sostegno della Strategia Macroregionale per la regione alpina (EUSALP), che comprende 46 regioni dell’arco alpino. È stato inoltre richiesto che il ruolo delle regioni, come responsabili delle decisioni sia fissato a tutti i livelli della governance di EUSALP. Nel corso dell’incontro sono anche stati ufficialmente presentati e ratificati numerosi progetti interregionali.

Due, in particolare, sono stati quelli proposti dal Canton Ticino legati al tema dell’acqua, come preannunciato all’inizio dell’anno di presidenza. Il primo, in collaborazione con la Regio Insubrica, riguarda «Il dissesto idrogeologico nell’arco alpino e prealpino: previsione, prevenzione e gestione dell’emergenza», il secondo, in collaborazione con il Dipartimento del Territorio, riguarda la «Valorizzazione socioculturale, didattica e turistica degli interventi di rinaturalizzazione dei corsi d’acqua nelle regioni alpine». Entrambi sono stati approvati dal plenum.

Migranti: il Ticino ha prontamente reagito

Migranti: il Ticino ha prontamente reagito

Il nostro Cantone ha introdotto misure efficaci per gestire la situazione d’emergenza. Di fronte alla preoccupante passività dell’Europa nella gestione dell’emergenza migranti, che ha evidenziato tutti i limiti dell’Unione, il Ticino ha reagito in maniera rapida ed efficace, introducendo delle misure volte a salvaguardare la sicurezza e l’ordine pubblico sul nostro territorio.

Nello scorso fine settimana (13-14 giugno), ben 324 persone, per la maggior parte provenienti dall’Eritrea, sono state registrate a Chiasso. Più del doppio rispetto all’ultima settimana di maggio, che costituiva già un record! Queste persone giungono alla nostra frontiera per passare la notte durante il week-end senza essere registrate, in barba agli Accordi di Dublino, dallo Stato italiano, che dovrebbe occuparsi di controllare gli arrivi nel continente. Un’immigrazione quindi fuori controllo, che dimostra come l’Unione europea abbia, anche in questo ambito, fallito su tutta la linea. L’immagine dei migranti fermi a Ventimiglia è in questo senso eloquente: il triste epilogo del tanto osannato Accordo di Schengen, che viene addirittura violato dai Paesi fondatori dell’Unione!

In questo contesto caotico, in cui il Ticino risultava in pratica essere l’unica porta aperta verso il nord dell’Europa, con il mio Dipartimento ho agito con fermezza, implementando le misure che ritenevo necessarie per tutelare la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi. A livello cantonale, abbiamo prontamente attivato una cellula per gestire l’emergenza immigrati, composta dai rappresentanti della Polizia cantonale, del Centro di Cooperazione Doganale e di Polizia di Chiasso, della Sezione del militare e della protezione della popolazione, dell’Ufficio del Medico cantonale, della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze, del Corpo delle Guardie di Confine regione IV e della segreteria di Stato della migrazione (Centro di registrazione di Chiasso). L’attivazione della cellula ha consentito di pianificare un dispositivo di controllo maggiormente incisivo alla nostra frontiera, basato sull’aumento della presenza sul territorio e dei pattugliamenti. Parallelamente, ho richiesto a Berna il sostegno immediato delle Guardie di confine a partecipare a questa operazione: sostegno che fortunatamente è giunto tempestivamente, a dimostrazione del fatto che solo quando la problematica tocca tutta la Svizzera – i centri dei Cantoni sono tutti pieni! – e non solo il Ticino oppure Ginevra, qualcosa si muove (vedi iniziative ticinesi bocciate in settimana dal Consiglio degli Stati).

Il dispositivo messo in atto permetterà di salvaguardare la sicurezza del nostro Cantone, visto che, tra i tanti migranti che giungono in condizioni disperate alla nostra frontiera, vi potrebbero essere anche dei criminali o addirittura dei terroristi, pronti a sfruttare questa situazione d’emergenza per entrare nel nostro Paese. Non dobbiamo quindi abbassare la guardia! In settimana le Guardie di confine hanno bloccato un cittadino bosniaco in fuga e ricercato per omicidio, mentre un cittadino rumeno è stato fermato sul treno armato di pistola e con il colpo in canna. Fatti gravi, che ci devono rendere attenti sull’importanza della lotta al crimine transfrontaliero. La sicurezza dei Ticinesi viene prima di tutto e, come Direttore del Dipartimento delle istituzioni, continuerò a portare avanti le misure tese a garantire la sicurezza sul nostro territorio, che non deve assolutamente diventare la “valvola di sfogo” dei problemi e dei fallimenti dell’Unione Europea!

NORMAN GOBBI

Swiss considers temporary closure of all borders amidst immigrant floods

Swiss considers temporary closure of all borders amidst immigrant floods

Da europeanguardian.com l Amidst uncontrolled stream of mostly illegal immigrants to Switzerland from Italy, Swiss politicians are discussing temporary closure of all Swiss borders. Switzerland would be second country after Austria, which effectively denied entrance to asylum seeking refugees a week ago.

French police already control their closed borders with batons and Austria stopped processing of asylum requests. Only Switzerland is, until now, still open to flows of immigrants. No wonder, that it serves as backup route for asylum tourists to reach their destination countries, often France, the UK, Germany, or Scandinavian countries.

But that will change soon, as Swiss politicians are openly discussing temporary closure of Switzerland’s borders. This would effectively stop the current, uncontrolled flow of immigrants.

“The number of asylum seekers and illegal immigrants, which enter Switzerland from Italy, is currently twice as high as compared to last year”, canton Ticino’s (southern Switzerland) military director Norman Gobbi explains.

And the Secretary of State for Migration expects the numbers of asylum tourists to further increase.

Gobbis colleague, Lorenzo Quadri, also supports the demand for temporary closure of Swiss borders. He reports of high tensions at the southern Swiss borders due to the heavy immigrant flows.

Up to 70 persons are stopped daily on grounds of illegal trespassing through Switzerland and illegal stay. About 85 % of them then demand asylum.

Most asylum seekers come from Somalia, Gambia, Nigeria, Eritrea, Senegal, and Kosovo, which only to a certain extent, if at all, suffer from wars.

According to Swiss border control statistics, nearly none of the refugees are from Syria. This is in contrast to the mainstream media purported picture of traumatized, Syrian war refugees being the largest part of mediterranean refugees.

Asylum request rates from Gambian’s and Nigerian’s, on the other hand, are relatively high and are declined on a regular basis. Because for these countries, other than economical reasons, there is no necessity to flee from them.

Despite being taunted by high ranking EU politicians, Hungarians president Viktor Orban foresaw and publicly warned about these events. Quadri demanded to re-erect fences at Swiss borders, even it were only symbolic fences by means of increased border patrols. This is exactly, what Orban did for Hungary in order to control the masses of mostly illegal immigrants to the EU.

Politician Hans Fehr of the SVP-Nationalrat stated that, “we need systematic border controls”. He implies, that the army should support border control police.

Amidst the discussions of closed borders, it is evident that core European agreements like the Schengen agreement and the Dublin III regulation lose its meaning. The Schengen open border agreement, intended as a way to harmonize and ease inner European travels, was never meant to be freeway ticket for asylum tourists. The utter breaking of the Dublin III regulation by Italy and Greece, which should stop immigrant waves at the outer European borders, laid ground for erosion of the Schengen agreement.

But neither Italy nor Greece are to blame. It is the high ranking EU politicians failure to professionally cope with that situation, which brought Italy and Greece to its knees. Being in a severe financial crisis, both countries are more concerned with sustaining their own people and ensuring sufficient food supplies to its impoverished masses with youth unemployment rates of up to 64 % in May 2013.

The question remains, whether the European dreams is shattered by simple incompetence of European and left-wing politicians to properly address the situation.

Or whether the current situation was planned in order to create a factual situation, where Europeans do not dare to question their ever increasing replacement by uneducated, integration unwilling soldiers of fortune from Eritrea, Somalia, Morocco, and Gambia.

In this last case, one might get the impression that the sheer amount of immigrant force surprised our political leaders and the replacement is far too quick now.

All over Europe people wake up and sovereign nations close their borders and re-install a sense of national awareness. So it might be as well, that the European people’s nightmare – the European Union with its undemocratic leaders – might be on the brink of collapse.

What could remain, are strong European nations, without the undemocratic leadership of self elected, democracy defying autocrats like Juncker and the European commission.

http://www.europeanguardian.com/81-uncategorised/immigration/394-swiss-considers-temporary-closure-of-all-borders-amidst-immigrant-floods

Sveitsiläiskantoni uhkaa sulkea rajansa – syynä siirtolaiset

Sveitsiläiskantoni uhkaa sulkea rajansa – syynä siirtolaiset

Da verkkouutiset.fi l Ticinon paikallishallinnon johtaja Norman Gobbi toteaa sveitsiläisen NZZ am Sonntagin haastattelussa, että raja on suljettava, mikäli siirtolaisten virta Italiasta jatkuu.

”Tämä on ainoa tapa, jolla Sveitsi voi painostaa toisia maita noudattamaan velvoitteitaan”, Gobbi sanoo.

Gobbin mukaan Italiasta Sveitsiin tulevien turvapaikanhakijoiden ja laittomien maahanmuuttajien määrä on kaksinkertaistunut viime vuodesta. Yhtenä syynä pidetään sitä, että Ranska on alkanut suhtautua aiempaa tiukemmin Italiasta sinne pyrkiviin siirtolaisiin, eikä maahan ole enää yhtä helppo päästä kuin ennen.

Sveitsi on pidättänyt tämän vuoden aikana noin 3 000 maahan pyrkinyttä siirtolaista. Virallisten arvioiden mukaan ainakin 30 000 ihmistä tulee hakemaan turvapaikkaa Sveitsistä vuoden loppuun mennessä. Luku on korkein yli 15 vuoteen. Suurin osa siirtolaisista pyrkii Sveitsiin junalla Italiasta.

Norman Gobbin mukaan Italia ei noudata EU-oikeudellisia velvoitteitaan.

Asiasta uutisoivan Newsweekin mukaan kuumenevien tunteiden ytimessä on Dublinin asetus, jolla säännellään turvapaikan hakemiseen EU:ssa sovellettavia sääntöjä.

Asetuksen mukaan siirtolaisen tulisi hakea turvapaikkaa siinä EU-maassa, johon hän saapuu ensimmäisenä. Monet pyrkivät kuitenkin Etelä-Euroopan heikon sosiaaliturvan maista kohti paremman sosiaaliturvan Keski- ja Pohjois-Eurooppaa. Tämä on lisännyt EU-maiden välejä hiertävää muuttoliikennettä.

”Dublinin sääntöjä on kunnioitettava”, Ranskan sisäministeri Bernard Cazeneuve totesi kuun alussa.

”Kun Italiasta tulleet ja siellä rekisteröityneet siirtolaiset saapuvat Ranskaan, on sovellettava EU-lakia. Tämä tarkoittaa, että heidät on palautettava Italiaan”, Cazeneuve totesi.

http://www.verkkouutiset.fi/ulkomaat/sveitsin_kantoni_raja_kiinni_siirtolaiset-37813

Der Mann, der die Schweizer Grenze dichtmachen will

Da aargauerzeitung.ch l Am Wochenende forderte der Tessiner Staatsrat Norman Gobbi, die Grenze nach Italien müsse geschlossen werden. Wer ist dieser Mann?  Norman Gobbi ist eine imposante Figur. Und das weiss er selbst am besten. «Ich bin schnell gewachsen», schreibt er auf der Startseite seiner Website. «In die Höhe und in die Breite.» Schon in seiner Jugend habe er sich mehr für Gaumenfreuden als für Sport interessiert. Und so sei er halt rasch zum Schwergewicht geworden, auch wenn er geschwommen sei, geturnt habe, Ski gefahren sei, Eishockey und Volleyball gespielt habe.

Noch heute veröffentlicht Gobbi, mittlerweile 38-jährig, in seinem Blog regelmässig Kochrezepte. Er führe damit die Tradition seiner Grosseltern weiter, die ein Restaurant, einen Laden und eine Bäckerei geführt hätten, sagt er, der in Quinto in der Leventina geboren ist. Einem Dorf, das wenig mehr zu bieten hat als den HC Ambri-Piotta, den so häufig tragisch scheiternden Eishockeyverein. Der sich aber allen Widrigkeiten zum Trotz seit 30 Jahren ununterbrochen in der höchsten Liga hält – auch dank Gobbi, der dem Verein vier Jahre lang als Verwaltungsrat diente.

Auch als Politiker kennt Gobbi bisher kein Scheitern. Mit 14 Jahren tritt er der Lega dei Ticinesi bei, jener Partei, die noch weiter rechts politisiert als die SVP und die Stammtisch-Ängste im Südkanton für sich reklamiert hat. Mit 19 wird er in den Gemeinderat von Quinto gewählt, mit 22 ins Kantonsparlament, mit 32 in den Nationalrat.

Grenzgänger und Flüchtlinge

Doch bald verlässt Gobbi die nationale Ebene wieder. Er wird zu Hause gebraucht. Im April 2011 erobert er für die Lega einen zweiten Sitz im Staatsrat. In der Kantonsregierung führt er sich mit einem Paukenschlag ein: Dank seiner Stimme entscheidet die fünfköpfige Exekutive, die Hälfte der von italienischen Grenzgängern erhobenen Quellensteuer zu blockieren. Um so den Druck auf den Bundesrat zu erhöhen, endlich die Verhandlungen mit Italien um ein Doppelbesteuerungsabkommen zu intensivieren. Eine fast schon ungeheuerliche Provokation.

Von Bundesbern fühlt sich Gobbi stets zu wenig ernst genommen – eine Sorge, die er mit Politikern aller Tessiner Parteien teilt. So ist auch die Idee zu erklären, mit der er am vergangenen Wochenende für Schlagzeilen sorgte. «Wenn der Andrang der Asylsuchenden aus Italien anhält, müssen wir die Grenze vorübergehend schliessen», sagte er, der dieses Jahr Regierungspräsident ist, zur «NZZ am Sonntag». Lega-Kollege und Nationalrat Lorenzo Quadri assistierte in der «Schweiz am Sonntag»: «Ich wäre für einen Zaun.» Das Tessin sei mit der Aufnahme von immer mehr Flüchtlingen überfordert, begründen die beiden Politiker. Allein in der letzten Woche sind 540 Migranten von der Grenzwache im Tessin angehalten worden, 170 mehr als noch in der Vorwoche. Von Januar bis Mai registrierte das Grenzwachtkorps in Chiasso 3150 «rechtswidrige Aufenthalter» – das entspricht 45 Prozent aller an Schweizer Grenzen festgestellten Fälle.

Druck auf Bundesbern wächst

Auch Gobbi wird wissen, dass seine Forderung nach einer Grenzschliessung provoziert. Doch Provokation gehört zu seinen Rezepten. «Er ist zwar kein ungehobelter Rüpel, wie es sein Ziehvater und Lega-Gründer Giuliano Bignasca war», sagt ein Kenner der Tessiner Politik. «Aber halt beileibe auch kein Grand Seigneur.» Damit endlich auch Bundesbern der Tessiner Befindlichkeiten gewahr wird, lässt Gobbi nichts unversucht. Auf seine Einladung hin tagt die Sicherheitspolitische Kommission des Nationalrates gestern und heute im Südtessin. Und am Freitag wird Gobbi von seinen Kollegen der Konferenz der kantonalen Justiz- und Polizeidirektoren dringliche Massnahmen verlangen.

von Dennis Bühler, http://www.aargauerzeitung.ch/schweiz/artikel-129270143

Switzerland threatens to close Italian border to migrants

Switzerland threatens to close Italian border to migrants

Da Newsweek.com l The head of the cantonal government of Ticino in Switzerland has threatened to close its border with Italy to migrants, accusing Italy of not honouring it EU obligations and describing Ticino as fast becoming “the southern border of Germany”.

Norman Gobbi, the Ticino government’s president told Swiss national newspaper NZZ am Sonntag: “If the influx of refugees from Italy continues, we will have to temporarily close the border. It’s the only way for Switzerland to put pressure on other countries that do not respect their obligations,” he said.

According to Gobbi, the number of asylum seekers and illegal immigrants crossing into Switzerland over the Italian border has doubled from last year. The huge increase is due in part to France’s decision to enforce tighter controls on migrants on its border with Italy.

The Schengen Treaty, of which France and Switzerland are both member states, technically gives migrants passport-free travel around continental Europe.

Clashes erupted last week on the French-Italian border when Italian police were ordered to round up the migrants and refugees who had been sleeping rough on the frontier for days, hoping to continue their journeys into northern Europe.

Yet Italy bore the brunt of Gobbi’s criticism, who accused it of failing to honour the terms of the Dublin Regulation, which stipulates that the country in the European Union where an asylum seeker first arrives is the country responsible for dealing with that migrant’s asylum claim.

France also continues to insist that the migrants are Italy’s responsibility under the Dublin Regulation. “The Dublin rules must be respected,” Bernard Cazeneuve, the French interior minister, said earlier this month. “When migrants arrive in France that have been through Italy and registered there, European law applies and that means they must be returned to Italy.”

So far in 2015, Switzerland has reportedly detained more than 3,000 people, most of whom try to enter the country from Italy by train. Official estimates suggest that more than 30,000 people will apply for asylum in Switzerland by the end of the year – the highest number since 1999. Most of them come from the African countries of Eritrea, Somalia, Gambia, Nigeria and Senegal, as well as Kosovo.

Since the beginning of the year, more than 50,000 refugees have arrived in Italy after crossing the Mediterranean in precariously fragile boats.

Yesterday, Italy’s prime minister Matteo Renzi and French president Francois Hollande played down tensions between the two counties over the migrant crisis, with Renzi comparing the two leaders to an engaged couple.

“I don’t think there are tensions between us… sometimes ministers can let themselves go with statements, it’s like engaged couples who have been together a long time,” he said during a press conference in Milan.

http://europe.newsweek.com/switzerland-threatens-closing-italian-border-migrants-329099

Flüchtlinge: Schweizer Kanton Tessin will Grenze schließen

Da salzburg24.at l Derzeit werden täglich 60 bis 70 Flüchtlinge in Tessin aufgehalten

Die Kritik des Tessiner Regierungspräsidenten richtet sich vor allem gegen Italien. Den italienischen Behörden wird vorgeworfen, ankommenden Flüchtlingen absichtlich keine Fingerabdrücke abzunehmen, damit sie von anderen EU-Mitgliedsländern nicht wieder nach Italien abgeschoben werden können. Dies schreibt die Dublin-Verordnung vor – laut ihr müssen Asylwerber in jenem Land, in dem sie erstmals europäischen Boden betreten, ihren Asylantrag stellen. In weiterer Folge ist auch jenes Land für die Betreuung der Asylwerber zuständig.

“Wir erledigen Arbeit für Italien und die EU”

Die Dublin-Verordnung funktioniere aber zurzeit nicht. “Wir erledigen die Arbeit für Italien und die EU, vor allem bei der Identifizierung der Migranten”, so Gobbi. Tessin sei im Asylbereich faktisch die Südgrenze Deutschlands. “Wenn das Tessin zum einzigen offenen Tor in der Nähe von Mailand wird, ist klar, dass der Druck auf die Schweiz deutlich zunehmen wird”, betonte der Tessiner Regierungspräsident. Derzeit werden im südlichen Kanton Tessin täglich 60 bis 70 Personen wegen rechtswidrigen Aufenthalts aufgehalten. Insgesamt wurden in der Schweiz von Jänner bis Mai 7.000 Personen aufgegriffen. Die meisten von ihnen stammen aus Eritrea, Somalia, Gambia, Nigeria und dem Senegal sowie dem Kosovo.

http://www.salzburg24.at/fluechtlinge-schweizer-kanton-tessin-will-grenze-schliessen/apa-s24_1423970302

«Lage ist äusserst angespannt»

«Lage ist äusserst angespannt»

Da Schweiz am Sonntag l Wie ist die aktuelle Lage an der Südgrenze? Norman Gobbi: Sie ist äusserst angespannt. Diese Woche trafen täglich 60 bis 70 Personen in Chiasso ein, am Wochenende waren es sogar fast 350. Das ist ein deutlicher Anstieg gegenüber dem vergangenen Monat, als wir täglich 40 Migranten zählten.

Was sind das für Flüchtlinge? Die allermeisten sind Eritreer. Das hat womöglich auch damit zu tun, dass es deutliche Hinweise gibt, dass die Migration aus Eritrea vom dortigen Regime begünstigt wird: Man schickt die Leute in die Schweiz und zwingt sie dann, Geld nach Eritrea zu überweisen. So kommt das Regime an Devisen.

Haben Sie dafür Belege? Es sind Indizien, Informationen aus Gesprächen, die wir haben. Beim Bund interessierte man sich dafür bisher wenig, aber es wäre wichtig, dass die Bundesanwaltschaft das jetzt untersucht. Uns fällt einfach auf, dass derzeit fast nur Eritreer kommen – und aus Syrien nur noch wenige Flüchtlinge. Der grösste Teil der Syrer bleibt in Flüchtlingslagern in der Region.

Mit wie vielen Migranten rechnen Sie dieses Jahr? Bis die Hälfte aller Asylbewerber erreicht die Schweiz über das Tessin. Rechnet man die bisherigen Ankunftszahlen in Chiasso hoch, könnten es dieses Jahr allein bei uns gegen 25 000 Personen werden.

Frankreich hat die Grenze zu Italien in Ventimiglia geschlossen, Österreich einen Asylstopp verhängt – was heisst das für die Schweizer Südgrenze? Wenn das Tessin zum einzigen offenen Tor in der Nähe von Mailand wird, ist klar, dass der Druck auf die Schweiz deutlich zunehmen wird. Das bedeutet nicht nur ein humanitäres, sondern auch ein finanzielles Problem. Wir erledigen die Arbeit für Italien und die EU, vor allem bei der Identifizierung der Migranten. Wie wichtig Chiasso als Grenzübergang inzwischen ist, beweist der Umstand, dass die deutsche Bundespolizei dort einen Verbindungsoffizier eingesetzt hat. Das Tessin ist im Asylbereich faktisch die Südgrenze Deutschlands.

Wie gründlich sind Ihre Kontrollen noch? Bisher wird unterschätzt, dass unter den Neuankömmlingen nicht nur Personen mit politischer und wirtschaftlicher Motivation sind, sondern auch solche, die ein Sicherheitsrisiko darstellen könnten. Die kantonalen Justizdirektoren werden deshalb beim Bund auf verstärkte Sicherheitskontrollen für diese Personen drängen, um zu prüfen, ob sie in Kriegsgebieten tätig waren. Dazu zählt auch Libyen, das inzwischen ein vom «Islamischen Staat» infiziertes Land ist.

Was erwarten Sie von Bern? Wir müssen ein Zeichen setzen und illegale Einwanderer an der Südgrenze stoppen und zurückweisen. Dafür brauchen wir vom Bund mehr Grenzwächter. Das haben wir nun gegenüber Bundesrätin Eveline Widmer-Schlumpf deutlich gemacht.

Pagina PDF: 2015-06-21-Norman-Gobbi

VON OTHMAR VON MATT UND ALAN CASSIDY

I singoli Stati fanno i loro interessi

I singoli Stati fanno i loro interessi

Dal Mattino della domenica l L’Unione Europea si sfalda di fronte ai flussi migratori. L’Unione Europea sta dimostrando tutta la sua mancanza di compattezza e solidarietà tra i singoli stati proprio nel momento in cui la crisi dei flussi mi­gratori sta raggiungendo il suo apice. L’Italia, già alle prese con una deva­stante crisi economica che sta ta­gliando le gambe a milioni di persone, viene lasciata completamente sola di fronte agli sbarchi e alle migliaia di persone approdate sulle coste del vec chio continente.

Il sistema delle quote e l’inganno

I vertici di Bruxelles hanno sbandierato ai quattro venti la volontà di ripartire il numero di migranti tra i vari paesi dell’Unione sulla base di alcuni fattori come il PIL, il numero di abitanti e il numero di disoccupati, ma dalle pro­messe si è passati ad un inganno gene­ralizzato nei confronti dei due paesi che per primi sono colpiti dalla nuova “invasione”: Italia e Grecia. La Francia non ha esitato a bloccare del tutto il confine con l’Italia pattugliando i vali­chi con guardie armate e pronte a spa­rare. Negli ultimi giorni sembra addirittura che la Francia stia approfit­tando della situazione per scaricare sul bel paese migranti che nulla hanno a che vedere con la situazione di crisi nel Mediterraneo.

Il rifiuto generalizzato nell’Europa dell’est

I paesi dell’Europa centro orientale, più conservatori di quelli occidentali e con un economia più fragile rifiutano senza troppi complimenti le quote im­poste da Bruxelles. I problemi riscon­trati ad esempio in Francia o Gran Bretagna, con ampie fette della popo­lazione immigrata che non cerca nem­meno di integrarsi, rilanciando così il discorso sulla falsità della società mul­ticulturale, non vuole essere riprodotto in Polonia od Ungheria e Budapest ha ordinato la costruzione di muro al con­fine con la Serbia per cercare di bloc­care le entrate illegali nel paese. Naturalmente Bruxelles ha bacchettato il piano, ma la risposta di Viktor Orban, Primo Ministro del paese, non lascia dubbi sulle intenzioni: “Ci sono altri muri in Europa per arginare le en­trate. Noi continuiamo col nostro pro­getto”. Naturalmente la popolazione magiara ha accolto con entusiasmo la volontà di portare a termine il progetto e la determinazione del suo Primo Mi­nistro nell’affrontare quella che sembra sempre di più una “disunione euro­pea”.

La barca è piena

Se i politici ben pensanti credono di poter continuare sulla strada imposta dall’Unione Europea, l’errore che stanno commettendo è sotto gli occhi di tutti. In questi mesi Bruxelles ha dimostrato di non avere nessuna coe­sione in materia di politica interna ed estera. Chi dunque vorrebbe vera­mente fare parte di questo disastro continentale sull’orlo del collasso? A Milano sono stati registrati CENTI­NAIA DI CASI DI SCABBIA, per non citare tubercolosi, epatite e altre malattie infettive che i migranti por­tano con sé in Europa, dato che non esiste nessuna forma di controllo sa­nitario una volta arrivati in Italia o Grecia. Addirittura a Chiasso le Guardie di Confine hanno confer­mato la presenza di alcuni casi della malattia della pelle.

La Svizzera e il caso Ticino

La situazione tra il Ticino e Berna as­somiglia sotto a certi aspetti a quella tra Bruxelles e le nazioni dell’Europa mediterranea: Bellinzona ha chiesto di poter gestire il numero di migranti in modo autonomo e la sospensione della libera circolazione, ma le auto­rità federali hanno gridato “No!”, un po’ come Bruxelles si comporta con i paesi dell’Europa mediterranea. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha messo in campo tutto il suo peso politico, affermando che bisognerà in­tensificare i controlli con il presidio costante dei valichi di confine. Gobbi si è addirittura spinto oltre affermando “Dobbiamo porci delle domande di fondo e chiederci se in futuro saremo ancora in grado di gestire un flusso così importante di migranti o se non sarà il caso di rimandarli sui loro passi, affinché aprano una procedura per la richiesta d’asilo in Italia da dove arrivano.”

GL