Gobbi: i 4 anni di concretezza del nostro 4 x 4 della politica

Gobbi: i 4 anni di concretezza del nostro 4 x 4 della politica

Dal Mattino della domenica, 05.04.2015 

Obiettivi 2015-2019

Sicurezza: garantire la protezione di beni e persone

· Rafforzamento ulteriormente della sicurezza sul nostro territorio

· Regionalizzazione della gendarmeria con servizi di polizia aperti 24h24

· Chiusura notturna dei valichi secondari

Lavoro: favorire le opportunità di impiego

· Tutelare la manodopera indigena, applicando l’iniziativa del 9 febbraio

· Favorire assunzione giovani e over 50

· Combattere gli abusi nel mondo del lavoro (task-force permanente presso la Polizia cantonale)

Stranieri: stringere i bulloni

· Continuare la lotta contro chi abusa della nostra ospitalità

· Espellere gli stranieri che delinquono

· Ridare al Cantone la gestione dell’immigrazione sul proprio territorio, applicando l’iniziativa del 9 febbraio

Relazioni Cantone – Comuni/Confederazione/Italia

· Alimentare costantemente i rapporti tra Cantone e Comuni

· Mantenere un contatto diretto con Berna per difendere gli interessi del Ticino

· Affrontare senza timore le difficili relazioni con l’Italia: il blocco ai ristorni è sempre attuale!

SICUREZZA

La sicurezza è al centro dell’attenzione, non da ultimo a causa della preoccupante situazione nelle vicine regioni italiane (in Lombardia, una casa svaligiata ogni 2 minuti!). Norman Gobbi è intervenuto con mano ferma: la Polizia cantonale è stata riorganizzata e potenziata a livello tecnologico e logistico. Grazie ai 50 agenti in più, anche in futuro si potrà continuare sulla via tracciata. Una via che nel solo 2014 ha permesso di ridurre tutti i reati del 12.7%. L’obbiettivo fissato lo scorso anno da Gobbi è stato raggiunto: aveva promesso meno reati, e così è stato. 

-25 % furti nelle case 

RAPPORTI CITTADINO-AMMINISTRAZIONE

Norman Gobbi ha avvicinato l’Amministrazione ai cittadini garantendo dei servizi più efficienti, per uno Stato più moderno e interattivo. Cambiamento drastico, se si pensa che fino a poco tempo fa sperare che in un ufficio cantonale si potesse rispondere al telefono dopo le 16.00 non era che una pia illusione. I cittadini hanno oggi più facilità di contatto telefonico con l’ufficio dello stato civile e quello della migrazione che sono stati dotati di un centralino telefonico unico. È anche stato attivata una linea telefonica preferenziale per i Comuni, che facilita tra l’altro le segnalazioni di abusi commesse da stranieri. Anche la Sezione della circolazione è stata dotata di un centralino unico per favorire l’utenza, che può ora far capo ai servizi 24/24 ore anche attraverso internet: è infatti possibile fissare appuntamenti per collaudi ed esami, richiedere targhe e permessi, ecc., senza muoversi da casa.

900 telefonate/giorno alla Circolazione 

STRANIERI

Gobbi ha stretto i bulloni! La priorità è stata data al controllo approfondito dei dossier degli stranieri che richiedono un permesso. In seno all’Ufficio della migrazione, è stato creato un gruppo specializzato che tratta i casi problematici. I risultati sono lì da vedere: solo sui permessi B sono stati rilevati oltre 50 abusi in soli quattro mesi poi revocati o non rinnovati. Tutto questo in attesa che la piena applicazione dei contingenti votati dal 68% dei Ticinesi consenta al Ticino di tornare a gestire direttamente l’immigrazione sul proprio territorio.

10 permessi revocati al mese

GIUSTIZIA

L’organizzazione giudiziaria ticinese ha cent’anni. Criminalità e leggi sono però cambiate e la vecchia organizzazione non risponde più efficacemente alle esigenze dei cittadini. Metterci le mani non è stato facile: interessi di partito e privilegi avevano finora impedito ogni intervento. Gobbi non ha avuto paura: lui – che nulla deve ad alcuna lobby – ha ascoltato i bisogni di tutti e ha iniziato a ridisegnare l’organizzazione della giustizia cantonale. Parte dei cambiamenti è già stata attuata e parte è ancora in divenire. Norman Gobbi sta rimediando a sprechi di risorse, fondando la nuova giustizia sull’efficacia e l’efficienza, ciò che consentirà pure di accorciare la durata dei procedimenti.

 4 anni di cambiamento

MILITARE

Nell’ambito dell’Ulteriore sviluppo dell’Esercito, Norman Gobbi è riuscito a mantenere in Ticino gli stazionamenti militari. Salvaguardando la presenza delle truppe, non solo si è potuto garantire più di 750 posti di lavoro per cittadini svizzeri, ma si sono potuti convogliare nel Cantone ben 200 milioni di franchi di investimenti della Confederazione. Il tutto per merito del lavoro portato avanti dal nostro Norman Gobbi a Berna, un partner affidabile per le questioni di sicurezza.

Mantenimento di 750 posti di lavoro in Ticino

I superpoteri di Norman Gobbi 

I superpoteri di Norman Gobbi 

Di Roberta Pantani-Tettamanti, Mattino della domenica 05.04.2015

Nelle scorse settimane, sull’Informatore (settimanale del Mendrisiotto) è apparso un trafiletto, firmato da un cittadino del Mendrisiotto, indignato perché sulla sponda sinistra del ponte di Castello, nel comune di Breggia, era stato apposto uno striscione che sosteneva la rielezione di Norman Gobbi in Consiglio di Stato. Ora, va detto che il sedime utilizzato normalmente per pubblicizzare feste campestri e appuntamenti della Valle di Muggio non è pubblico e che i sostenitori del Consigliere di Stato, ignari del fatto e assolutamente in buona fede, hanno pensato che lo spazio potesse essere utilizzato. Il comunicato esposto in questo momento, sul quale si chiede di non affiggere materiale legato alle lezioni, è comparso dopo la rimozione dello striscione in questione. Per dovere di cronaca va inoltre aggiunto che ai proprietari del sedime sono giustamente state porte le scuse di Gobbi. 

Lo scritto di questo signore mi dà l’occasione, come momò e responsabile del Dicastero Sicurezza pubblica di Chiasso, di evidenziare come il nostro distretto abbia beneficiato e beneficerà delle decisioni del Ministro Gobbi. 

È delle scorse settimane la conferenza, non a caso organizzata nel Mendrisiotto, nella quale si è presentata la nuova riorganizzazione della Polizia cantonale, che dal 1° luglio approfitterà della creazione di cinque reparti. Ciò significa per il Mendrisiotto, un ritorno di una sede della Polizia cantonale aperta 24 ore su 24. Dopo un primo periodo transitorio che lo vedrà operativo presso la gendarmeria di Chiasso, il reparto del Mendrisiotto e Basso Ceresio troverà la sua sede definitiva nel nuovo Centro di Pronto Intervento di Mendrisio, dove gli agenti della Cantonale lavoreranno a stretto contatto con quelli della Comunale del Magnifico Borgo. Quella della collaborazione fra Corpi di polizia non è una conseguenza dell’occupazione di locali attigui, bensì l’attuazione di una strategia messa in atto nell’ambito della sicurezza dal Cantone e dai Comuni, voluta e sostenuta in prima persona dal Consigliere di Stato Norman Gobbi. Essa ! è più ampia di quanto fin qui detto e coinvolge pure il Corpo federale delle guardie di confine. La collaborazione interforze significa poter moltiplicare le pattuglie che giorno e notte sorvegliano il confine e le strade del Mendrisiotto, significa ridurre i tempi di intervento, significa aumentare la reale possibilità di catturare i malintenzionati fino a renderla talmente alta dal farli desistere nei loro intenti. 

Vedere le auto delle pattuglie sulle nostre strade, indipendentemente dal corpo d’appartenenza, e sentire il drone volare sopra i tetti del Mendrisiotto, non instaura in me la sensazione di vivere in un luogo poco sicuro. Al contrario, mi dice che nelle nostre strade e nei nostri cieli sono messi in atto gli strumenti necessari a prevenire i crimini e a tutelare i cittadini. Mi sento quindi protetta. 

Nei prossimi mesi il Ticino, Mendrisiotto compreso, approfitterà dei benefici di un altro provvedimento voluto dal Ministro Gobbi: l’aumento degli effettivi della Polizia cantonale. La sicurezza è un investimento oneroso, ma tutti ne beneficiamo. 

Un esempio concreto del successo di questa collaborazione si è avuto con la brillante operazione di Polizia seguita alla rapina di lunedì scorso a Novazzano, conclusasi con il fermo (immediato) di 6 persone. Il dispositivo di chiusura dei valichi ha funzionato, così come la collaborazione messa in atto tra le forze di Polizia del distretto. Un plauso alla Cantonale e alla Comunale di Chiasso per l’ottimo risultato ottenuto. I fatti che parlano da soli sono questi. 

Sempre in questo trafiletto sull’Informatore, la persona ironizzava sulla caricatura de Il Mattino, che presenta Gobbi e gli altri candidati al Consiglio di Stato vestiti dei supereroi. Non so se si tratta di un superpotere, ma la capacità straordinaria del Consigliere di Stato Norman Gobbi è rappresentata dalla sua dedizione per il bene dei Ticinesi e dal suo lavoro indefesso per trovare le soluzioni adatte ai bisogni dei cittadini; di tutti i cittadini. Lui, che è originario e abita in Alta Leventina, ha sempre preso decisioni i cui benefici sono andati a favore di tutto il Cantone e quindi anche del nostro Mendrisiotto. Forse questo non fa di Norman Gobbi un supereroe, sono però sicura che ne fa un buon membro del nostro Governo.

Un Cantone che ha bisogno riforme

Un Cantone che ha bisogno riforme

Di Michele Foletti, Mattino della domenica 05.04.2015

Per anni questo Cantone non è stato capace di proporre nuovi modelli e nuove visioni a livello di amministrazione, di gestione e di sviluppo. Solo un Governo a maggioranza leghista potrà dare un futuro al Ticino.

L’ultimo quadriennio prima della rivoluzione del 2011 con il cambiamento della maggioranza relativa in Consiglio di Stato è risultato praticamente inutile. E’ stato un quadriennio di attesa e preparazione al pensionamento dei tre consiglieri uscenti. Tempo perso per cittadini e aziende, ma tempo guadagnato per i tre partiti storici che lo hanno utilizzato per consolidare il proprio potere nell’amministrazione in attesa del sorpasso leghista. 

E’ sufficiente ricordarsi di tante nomine e tante promozioni per capire che i partiti storici hanno solo cercato di piazzare le proprie pedine nei punti nevralgici dell’amministrazione in modo da evitare il peggio. 

L’attuale Consiglio di Stato – a maggioranza relativa leghista – con tre consiglieri nuovi su cinque, ha dovuto tentare di recuperare il tempo perso, praticamente in tutti gli ambiti: pianificazione ospedaliera, riforma Cantone-Comuni, nuova giustizia, riforma territoriale (PCA), riforma della scuola media, riforma della polizia, riforma del settore amministrativo (esecuzione fallimenti, ecc.), riforma della mobilità, riforma della logistica, riforma della gestione del personale, riforma dei sussidi e via dicendo. 

E questo non perché il nuovo Governo a maggioranza relativa leghista fosse impazzito di colpo e si fosse messo in testa che era tutto da cambiare; no, unicamente perché il tempo perso con l’ultimo governo a maggioranza liberale-radicale aveva portato il Canton Ticino in fondo a tutte le classifiche di competitività intercantonale: dagli studi PISA sulla scuola, ai dati sulla criminalità, dalla competitività insediativa, alla capacità di trattenere pazienti ospedalieri sul proprio territorio. E molto altro. 

Non lo dico io: lo dicono i dati, purtroppo. 

L’attuale Consiglio di Stato (a maggioranza relativa leghista) è stato capace a proporre le prime riforme in questa legislatura, mentre l’attuale Parlamento (a maggioranza dei partiti storici) le ha avversate sistematicamente. 

Noi cittadini non possiamo permetterci di tornare indietro di quattro anni o continuare come nella precedente legislatura: abbiamo bisogno di persone che guardano avanti e che pensano al futuro di questo Cantone. Abbiamo bisogno di Consiglieri di Stato coraggiosi e visionari e di parlamentari capaci di concordare le migliori soluzioni. Il Cantone deve cercare di essere competitivo e di essere autonomo nelle sue scelte. 

Se crediamo nel nostro futuro di ticinesi dobbiamo votare per un Consiglio di Stato a maggioranza leghista e per un Parlamento in grado di sostenere l’azione di governo. Ce lo insegna la storia recente degli ultimi otto anni. 

E scrivo queste cose con tutta l’umiltà possibile, di chi due anni fa si è assunto la responsabilità di riformare una Città che era sul baratro della bancarotta e che con tanto lavoro, senza promesse e senza avere il solo desiderio di compiacere i propri elettori, sta mettendo in ordine i conti, sta creando gli strumenti necessari per una sana gestione e contenere i debiti: tutto questo, allo scopo di dare un futuro ai nostri cittadini.

Apertura di procedimenti penali contro tre agenti di custodia

Apertura di procedimenti penali contro tre agenti di custodia

Nell’ambito dell’inchiesta a carico di un prevenuto per violenza contro funzionari, in relazione all’episodio che ha portato il 21 marzo scorso al ferimento di un agente di custodia presso il Penitenziario cantonale e alla successiva apertura di un procedimento penale per il reato di abuso di autorità con conseguente sospensione di un collaboratore del servizio di custodia, il Dipartimento delle istituzioni informa che il Ministero pubblico ha aperto dei procedimenti penali a carico di ulteriori tre agenti di custodia per titolo di abuso di autorità. Eventuali procedure disciplinari verranno comunicate in seguito dal Consiglio di Stato.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ribadisce la sua piena fiducia nel lavoro della Direzione delle Strutture carcerarie e nel personale che giornalmente lavora a contatto con i detenuti. Gli eventuali errori di pochi non possono e non devono mettere in cattiva luce il buon lavoro di tutti gli altri, i quali svolgono irreprensibilmente un compito estenuante, reso ancor più difficile dalle frequenti provocazioni dei detenuti e dall’alto tasso di occupazione delle Strutture carcerarie (vicino al 100%). I comportamenti oggetto dei procedimenti penali, se confermati dall’esito della procedura, sono comunque delle eccezioni che non possono essere giustificate e che, evidentemente, anche in futuro non saranno tollerate.

Come esposto in occasione della conferenza stampa del 10 febbraio 2015, le misure introdotte dal Direttore Stefano Laffranchini stanno già contribuendo a un miglioramento delle condizioni lavorative all’interno delle carceri. La Direzione del Dipartimento delle istituzioni è convinta che l’attuazione e il consolidamento di tutte le nuove misure volute dal Direttore delle Strutture carcerarie contribuiranno ulteriormente al miglioramento della qualità dell’ambiente professionale, con conseguenze positive anche sull’operato degli agenti di custodia. 

Per le Valli ci sono anche i fatti!

Per le Valli ci sono anche i fatti!

Regolarmente alla vigilia di ogni appuntamento elettorale diversi candidati propongono misure a sostegno delle zone periferiche. Per la prima volta nel corso degli ultimi decenni, in questo quadriennio il Governo su proposta del mio Dipartimento ha promosso serie e vere idee per una valorizzazione delle zone periferiche che passa dal rafforzamento dei centri valligiani.

Quale abitante del “profondo nord” di questo Cantone e con numerose relazioni personali con le valli ticinesi sono estremamente sensibile al mantenimento di servizi amministrativi nelle zone periferiche, poiché sono la base di sviluppo per posti di lavoro e opportunità economiche. In tal senso, come Consigliere di Stato ho operato per il mantenimento delle Preture (la giustizia di prossimità), dei servizi del mio Dipartimento (registri, esecuzione), puntando poi a possibili delocalizzazioni di servizi che grazie allo sviluppo dell’informatica possono spostarsi in zone non urbane, in quanto non necessitano di uno sportello come il futuro contact-center (servizio informazioni telefonico) del settore esecuzione.

Tutto ha avuto inizio con la decisione, discussa ma poi sfatata dai fatti, di delocalizzare l’ufficio cantonale del registro di commercio da Lugano a Biasca. Una proposta da me lanciata ancora da giovane deputato e mai concretizzata sino al mio arrivo in Consiglio di Stato. Una decisione che ha fatto sorgere dubbi, ma che alla luce dei fatti si è trasformato in un successo su più livelli. Da un lato l’efficienza dell’ufficio non ha subito flessioni, anzi: il nostro Cantone è ancora tra i più rapidi nell’evasione delle richieste sottoposte all’ufficio del registro di commercio. In secondo luogo ha permesso di occupare giovani residenti nella regione delle Tre Valli che hanno recuperato brillantemente le conoscenze tecniche del settore, mentre il personale precedentemente occupato a Lugano ha trovato altre soluzioni nell’amministrazione cantonale. Infine, lo spostamento ha sfatato il mito del “non è fattibile” in ambito di delocalizzazione dei servizi cantonali, ovviamente dopo aver valutato la fattibilità e la sensatezza della stessa dal punto di vista del servizio al cittadino e alle aziende, rispettivamente dei principi di efficacia e efficienza.

Questa positiva esperienza mi ha poi spinto ad avviare una riflessione generale su quali servizi cantonali possano essere delocalizzati nelle zone periferiche. Una riflessione condivisa dal Governo che ha trovato naturali resistenze nell’amministrazione, ma grazie ad un approccio tecnico nella valutazione della fattibilità e del servizio al cittadino ha potuto avanzare, con il supporto della SUPSI. Prossimamente il Governo dovrà decidere in merito e sono certo che l’esperienza positiva dell’Ufficio del registro di commercio potrà essere replicata senza diminuire il principio di prossimità e la qualità del servizio al cittadino; elementi quest’ultimi che devono sempre essere al centro dell’attenzione.

In questi quattro anni il Governo ha svolto su mia indicazione queste riflessioni e compiuto i primi passi per delle delocalizzazioni di servizi cantonali nelle valli. Il mio impegno è stato mantenuto e che – con la fiducia che il Popolo ticinese vorrà nuovamente concedermi – potrò continuare a concretizzare con misure vere e fatti concreti a sostegno delle zone periferiche e dell’occupazione della sua popolazione.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato

La forza delle Valli

La forza delle Valli

Un vallerano orgogliosamente al servizio del Ticino e dei Ticinesi.
La Lega è nata a Lugano, roccaforte liberale che abbiamo conquistato nel 2013 grazie ad uno storico risultato. Ben presto però, il Movimento ha raggiunto tutte le regioni del Ticino e i loro abitanti, compreso un giovane della Valle Leventina come me. Vivere nelle Valli è una scelta di vita, che ho però operato, insieme alla mia famiglia, in tutta serenità e con convinzione, viste le enormi possibilità che questi territori offrono. Territori che permettono, ad esempio, di svegliarti la mattina e far sentire ai tuoi figli il bramito del cervo: una cosa che non ha prezzo!

Personalmente, mi sono impegnato da sempre per difendere gli interessi anche di queste regioni. Un obiettivo non facile. La popolazione eterogenea e i bisogni specifici di ogni comunità possono infatti divergere e complicare il compito alla politica. Per questo, noi abitanti delle regioni di montagna, siamo chiamati a uno sforzo supplementare, ad una presa di responsabilità che ci impone – al fine di far sentire la nostra voce a tutti i livelli – di valorizzare gli interessi che ci accomunano e di difenderli in modo compatto e trasversale, curandoci più della bontà dei progetti che non dei colori partitici.

In questi quattro anni, con il mio Dipartimento ho portato avanti diversi progetti volti ad accrescere la forza delle Valli. Mi sono prodigato per confermare i servizi di base dell’amministrazione e per mantenere la presenza delle Preture nelle regioni periferiche, grazie alla riorganizzazione del settore del diritto di protezione del minore e dell’adulto. Nel contempo ho favorito, dove possibile, la delocalizzazione di servizi (vedi Registro di commercio a Biasca) e ho presentato in questi giorni al Consiglio di Stato un progetto per trasferire altri servizi cantonali nelle zone periferiche. L’importante lavoro svolto a Berna ha inoltre consentito di mantenere nelle Valli lo svolgimento delle Scuole reclute (Airolo e Isone) e dei corsi di ripetizione dell’Esercito, fondamentali per l’economia locale. Infine, ricordo che probabilmente nel 2016 inizieranno i lavori per la costruzione del Centro di controllo del traffico pesante a Giornico, che porterà 50 nuovi posti di lavoro.

Quando sono stato eletto in Governo, in molti mi chiedevano se fossi il nuovo Ministro delle Valli. Sono un semplice vallerano che ha a cuore queste regioni e che si batterà sempre, quale Ministro di questo Cantone, per far sì che quest’ultime possano avere un futuro dinamico e competitivo. In questo momento, è importante avere la fiducia di tutti i Ticinesi, affinché anche in futuro le nostre Valli possano essere rappresentate in Consiglio di Stato.

Norman Gobbi

‘B’ o ‘G’, ora l’estratto del casellario

‘B’ o ‘G’, ora l’estratto del casellario

LaRegione Ticino, 04.04.2015 (SLI/A.MA.)
Dall’altro ieri i cittadini stranieri che chiedono il rilascio oppure il rinnovo di un permesso di dimora (B) o di un permesso per frontalieri (G) devono allegare alla domanda “il certificato penale generale del casellario giudiziale” del Paese d’origine. Certificato rilasciato “da non più di tre mesi”. È quanto la direzione del Dipartimento istituzioni ha stabilito e comunicato all’Ufficio della migrazione e tramite questo ai Servizi regionali degli stranieri.

Da giovedì 2 aprile l’autocertificazione, con cui in pratica il richiedente affermava di non avere pendenze giudiziarie, non basta più. Ora è tenuto a produrre l’estratto del casellario, rilasciato dal proprio Paese d’origine. «Anche i recenti fatti di cronaca giudiziaria, alludo all’arresto dei presunti autori della rapina di Novazzano, alcuni dei quali titolari di un permesso B, dimostrano – sostiene il capo del Dipartimento Norman Gobbi – che l’autocertificazione, prevista peraltro solo in altri tredici cantoni, non è più sufficiente». Le istanze sprovviste del certificato penale del casellario giudiziale vengono comunque registrate e inserite nella banca dati cantonale: la decisione di rilascio o rinnovo è sospesa in attesa del documento. Il provvedimento non viola l’Accordo sulla libera circolazione? «È una questione aperta: vedremo l’esito di eventuali ricorsi – dice Gobbi –. Io ho comunque la responsabilità politica della sicurezza e dell’ordine pubblico di questo cantone. La misura è a tutela del nostro territorio. E del richiedente onesto, che non ha nulla da nascondere».

“Far rispettare il 9 febbraio, senza se e senza ma”

“Far rispettare il 9 febbraio, senza se e senza ma”

Norman Gobbi risoluto sull’attuazione dell’iniziativa votata dal popolo svizzero sull’immigrazione di massa: “Anche se costasse qualche punto di PIL”

Norman Gobbi è determinato. L’iniziativa votata dal Popolo svizzero il 9 febbraio del 2014 deve essere messo in pratica alla lettera, “anche qualora costasse qualche punto di PIL”. Lui assicura che i rappresentanti in Governo leghisti sono gli unici disposti ad un’applicazione senza “se e senza ma”. Dopo Claudio Zali, questa sera è la volta di un altro Consigliere di Stato della Lega dei Ticinesi, il direttore del Dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi

Consigliere, esattamente quattro anni fa il Governo annunciava dati incoraggianti per le casse cantonali e lei aveva ripreso le parole di Attilio Bignasca: “abbiamo un Cantone più ricco e dei cittadini più poveri”. Come stanno i ticinesi oggi?
“Il momento è difficile. La crisi che ha colpito l’economia mondiale ha avuto degli effetti negativi anche nel nostro Cantone: ridimensionamento della piazza finanziaria, franco forte e mercato del lavoro messo sotto pressione dalla concorrenza transfrontaliera, tutti fattori che contribuiscono a rendere più difficile la vita dei cittadini Ticinesi. Bisogna combattere i preoccupanti fenomeni che gravano sul mercato del lavoro, come il dumping salariale e l’effetto di sostituzione della manodopera, con l’applicazione dei contingenti votati il 9 febbraio 2014, che non equivalgono a una chiusura totale ma che vogliono tornare a dare priorità al personale indigeno”.

Per quanto riguarda la politica delle aggregazioni si ritiene soddisfatto? Rientra nelle priorità del Consiglio di Stato?
“Il Piano cantonale delle aggregazioni da me promosso, benché molto discusso, permette di dare al futuro dei nostri Comuni una visione moderna e lungimirante.
Come Consiglio di Stato e Dipartimento delle istituzioni crediamo che il Piano delle aggregazioni sia un passo concreto per il raggiungimento di un nuovo e competitivo Cantone, in grado di difendere gli interessi e le priorità della sua popolazione e del suo territorio. L’obiettivo è che ogni regione sia in condizione di valorizzare appieno il proprio potenziale, profilandosi quale motore dello sviluppo economico e sociale locale. Un’aggregazione come quella del Bellinzonese, ad esempio, è il passo giusto per ridare al nostro Cantone un nuovo assetto che ne favorisca la crescita. Negli anni il divario tra Sopra e Sottoceneri è aumentato favorendo una concentrazione di attività economiche e di popolazione verso il Luganese. Questa evoluzione provoca un disequilibrio, al quale stiamo cercando di rimediare, attraverso il rafforzamento dei Comuni”.

Passiamo ora al capitolo polizia. Anche in Ticino avremo un giorno una polizia unica come a Lucerna o a Zugo oppure saremo come Zurigo, dove esiste una polizia della città riconosciuta?
“La polizia unica è l’assetto futuro che potrà garantire un ancor più alto livello di sicurezza nel nostro Cantone. La sua adozione non è per domani, ma richiede un esame approfondito per definire quale modello sia il più adatto alla nostra realtà. L’organizzazione di polizia unica adottata da Zugo o Zurigo non è difatti necessariamente quella migliore per il Ticino. In attesa che il Parlamento si determini sul principio della polizia unica, occorre oggi tuttavia continuare il processo di regionalizzazione delle polizie voluto dalla Legge sulla collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali. Questa legge entrata in vigore nel 2012 definisce un nuovo approccio nelle relazioni fra i corpi di polizia del Cantone ha quale obiettivo quello di rafforzare la collaborazione tra polizie, consolidando il coordinamento degli interventi in materia di sicurezza sul piano cantonale. Il processo di regionalizzazione delle Comunali, come pure quello della Cantonale che, dal 1. luglio prossimo disporrà di una Gendarmeria su base regionale con cinque nuovi reparti (Mendrisiotto, Luganese, Bellinzonese, Locarnese e Stradale) continua dunque il suo corso, in parallelo alle riflessioni sulla polizia unica”.

In questi anni si è parlato molto di frontiere da difendere e di lotta ai taccheggiatori e ai ladri di appartamento. Il ministero pubblico ticinese ha gli strumenti a disposizione per lottare contro un’altra forma di criminalità, ossia quella organizzata? Nella sua azione di governo sarà prioritaria la lotta a questa forme di infiltrazioni malavitose?
“I furti, gli scippi, le rapine sono dei reati che toccano molto da vicino i cittadini. La violazione della loro sfera privata ha un influsso importante sulla percezione della sicurezza. Ecco perché le strategie per prevenire e contrastare questo genere di atti, come la chiusura notturna dei valichi secondari, son dei temi che ad alto impatto mediatico. Il fatto che si parli meno di lotta alla criminalità organizzata, non significa tuttavia che il tema venga sottovalutato. Anzi. Proprio da inizio anno, abbiamo potenziato con tre nuovi ispettori specialistici la squadra di polizia che supporta il Ministero pubblico nella lotta ai reati economico-finanziari. Inoltre, con il mio Dipartimento abbiamo elaborato un progetto di regolamentazione dell’attività di locazione di cassette di sicurezza da parte di società private che metteremo presto in consultazione, andando così a combattere il fenomeno del riciclaggio laddove il diritto federale non prevede ad oggi dei controlli”.

C’è chi la rimprovera dicendo di essere troppo presente a livello mediatico. Lei come risponde a questa critica?
“Semplicemente spiegando che – oltre ad essere il più grande per numero di collaboratori – il Dipartimento delle istituzioni che dirigo si occupa di temi molto vicini alla quotidianità di ogni cittadino: giustizia, polizia, circolazione, enti locali, migrazione e stato civile, militare e protezione popolazione. È nostro obbligo comunicare ai ticinesi i progetti che sono stati intrapresi per migliorare i servizi all’utenza, che sia dall’apertura continuata sul mezzogiorno degli sportelli per l’ottenimento dei documenti d’identità, all’aggregazione dei 17 Comuni del Bellinzonese oppure ancora alla riorganizzazione della giustizia ticinese”.

La Lega dice che se si vuole applicare veramente il 9 febbraio bisogna votare, appunto, il Suo movimento. Lei e il suo collega Zali che strumenti avete a disposizione per mantenere questa promessa?
“L’iniziativa è stata votata dal Popolo svizzero ed è dovere del Governo federale metterla in pratica alla lettera. Come Consiglieri di Stato leghisti siamo gli unici disposti ad una sua applicazione senza se e senza ma, anche qualora costasse qualche punto di PIL. Infatti, se da un lato c’è chi paventa una catastrofe con la messa in causa della libera circolazione, dall’altra queste storie le sentimmo già dopo il 1992 quando – grazie alla Lega – la Svizzera non aderì allo Spazio economico europeo, e quindi all’Europa. Il compito poi di un Consigliere di Stato – che ha a cuore la volontà del Popolo – è quello di portare a Berna le proposte e le rivendicazioni dei Ticinesi, cosa che in questi quattro anni ho fatto costantemente e con risultati proficui se penso al mantenimento degli stazionamenti militari in Ticino e dei relativi 750 posti di lavoro”.

Per finire il lavoro. Il governo ha trovato la via giusta per dare una svolta al modello di sviluppo economico ticinese?
“Il Governo deve garantire condizioni quadro favorevoli per lo sviluppo economico, intervenendo solo laddove l’economia non è in grado di risolvere i problemi autonomamente. In questo contesto rientra la squadra di Polizia da me proposta per combattere ogni forma di abuso nel mondo del lavoro (lavoro nero, frodi assicurative, ecc.). Il tema del lavoro deve continuare ad essere una priorità assoluta; in questo senso, è importante contrastare le conseguenze dell’abbandono del cambio minimo con l’Euro e combattere con più forza la sostituzione dei lavoratori ticinesi con i frontalieri, come pure la pressione al ribasso sui salari dei residenti, oppure gli abusi in varie legislazioni fatte da imprenditori d’importazione spregiudicati. Nel contempo, l’economia privata deve puntare sulla qualità e sulla manodopera indigena altamente qualificata. Parallelamente, occorre valorizzare una formazione di alto livello ed il suo legame con l’economia reale”.

http://www.tio.ch/News/Speciali/Cantonali-2015/1025541/Far-rispettare-il-9-febbraio-senza-se-e-senza-ma

Rapina di Novazzano, eseguiti sei arresti. Gobbi: “Grazie a tutte le forze dell’ordine”

Rapina di Novazzano, eseguiti sei arresti. Gobbi: “Grazie a tutte le forze dell’ordine”

Rapina di Novazzano, la maxi operazione continua: arrestati una donna e un minorenne. Gobbi: “Grazie a tutte le forze dell’ordine”. Salgono a sei le persone in carcere per il colpo messo a segno ieri nel Mendrisiotto. Il bottino è stato interamente recuperato

Salgono a sei gli arresti per la rapina di ieri pomeriggio a Novazzano. Il Ministero pubblico, la Magistratura dei minorenni e la Polizia cantonale fanno sapere che “in relazione alla rapina in un distributore di benzina avvenuta ieri poco prima delle 16 a Novazzano in via Casate, sono stati arrestate ulteriori due persone. Si tratta di un minorenne e di una donna. L’inchiesta è coordinata dal Procuratore pubblico Zaccaria Akbas e dalla Magistratura dei minorenni”.
Il bottino è stato recuperato e le persone arrestate dovrebbero essere prevalentemente italiane, ma alcune forse residenti in Ticino.

Intanto, prima che scattassero i due arresti, il ministro Norman Gobbi ha scritto un post sul suo profilo Facebook: “Ringrazio le donne e gli uomini impegnati in prima persona al di qua e al di là della frontiera nella grande operazione interforze che, a poche ore dalla rapina di Novazzano, ha permesso agli agenti della Polizia cantonale di fermare quattro presunti rapinatori. Ciò dimostra che le strategie e le tattiche di intervento che abbiamo elaborato e messo in atto in questi quattro anni sono vincenti e danno i loro frutti. È una conferma ulteriore dei risultati contenuti nel rapporto d’attività 2014 della Polizia cantonale. Un grazie alla popolazione del Mendrisiotto per la pazienza dimostrata nel sopportare i disagi generati dai posti di blocco e dalla chiusura delle frontiere. Si tratta di piccoli sacrifici, ma il risultato è evidente: il Mendrisiotto e il Ticino sono più sicuri”.

http://www.liberatv.ch/articolo/29247/rapina-di-novazzano-la-maxi-operazione-continua-arrestati-una-donna-e-un-minorenne

Gobbi: “Alle Istituzioni decido solo io”

Gobbi: “Alle Istituzioni decido solo io”

Il bilancio del direttore del Dipartimento tra successi ed errori: “Ho dato fiducia a persone che non la meritavano”. Norman Gobbi, classe 1977, leghista della prima ora, è stato eletto in Consiglio di Stato nell’aprile 2011, quando la Lega ha raddoppiato la sua presenza nell’Esecutivo. Da allora dirige il Dipartimento delle istituzioni. Ecco il bilancio della prima legislatura.

Gobbi, qual è stato il suo principale successo nei quattro anni trascorsi alla testa del Dipartimento delle istituzioni?
«L’aspetto della sicurezza, che non ritengo un obiettivo elettorale, bensì il dovere del direttore delle istituzioni. Ma sono soprattutto orgoglioso di aver dato l’opportunità a molti ticinesi da tempo in cerca di un impiego di trovarne uno, grazie ad esempio all’estensione dell’età massima per l’accesso alla scuola per agenti di custodia oppure al mantenimento delle scuole di polizia annuali con un numero superiore di candidati, ma anche ai tanti stages, praticantati e programmi occupazionali nel Dipartimento».

Nel suo bilancio di legislatura cita 365 concorsi interni ed esterni. Siete diventati un piano occupazionale? O ha voluto cambiare il colore politico al Dipartimento?
«Sono cambiamenti che si imponevano. Più che di colore si è trattato di cercare i profili e le competenze necessarie. In passato in questo dipartimento i pipidini che sono stati alla direzione, hanno fatto scelte in base al colore e all’etichetta, ma non sempre sono state messe le persone più adatte al posto giusto».

E quale l’errore che mai più farebbe?
«Certamente più di uno. Qualche volta mi è capitato di lasciare correre un po’ le cose, quando invece sarebbe stato meglio intervenire per bloccare sul nascere certi atteggiamenti o comportamenti nocivi. Mi è capitato di dare fiducia a persone che non la meritavano».

Come era lo stato di salute del Dipartimento al suo arrivo?
«In generale buono, ma quando sono entrato in carica ho investito molte risorse per orientarlo in quella che è la mia visione di consigliere di Stato. Ho sempre voluto decidere io e fare in modo che ad ogni livello vi fosse prontezza di reazione, perché non è lasciando sul tavolo i problemi che gli stessi si risolvono. È stato un percorso incentrato sulla responsabilizzazione».

Tra gli altri ha nominato Matteo Cocchi comandante della polizia cantonale. Cosa è cambiato con il suo arrivo?
«È noto che tra Luigi Pedrazzini e Romano Piazzini non corresse buon sangue. La scelta di Cocchi è stata la mia prima decisione importante da ministro e mi sono reso conto quanto sia fondamentale la scelta delle persone che occupano dei posti di alto livello. Per scegliere occorre ragionare con la testa, ma anche sentire altri segnali, quelli che ti vengono dallo stomaco e dal cuore. Il razionale e l’emozionale mi ha permesso di avere oggi un ottimo comandante. Siamo in perfetta sintonia, al punto che pensiamo alle stesse strategie».

I dati del 2014 fanno registrare un calo della criminalità in generale. Qual è il prossimo passo concreto da fare per evitare un’inversione della tendenza?
«Bisogna continuare sulla strada intrapresa per evitare di cadere negli errori del passato, quando sono state annullate scuole di polizia e abbandonate scelte di potenziamento prese in precedenza. Occorre anche rafforzare la collaborazione tra tutti i partner che operano per la sicurezza, così da rispondere più efficacemente alle esigenze dei cittadini che vogliono, a giusta ragione, sentirsi più sicuri».

I colleghi hanno accolto la sua richiesta di aumentare di 50 agenti la polizia entro il 2017. E lei cosa ha concesso in cambio?
«Attenzione, non diamo una visione distorta della realtà. Il Consiglio di Stato non è un mercato. Non si dà, per poi ricevere in cambio. Alla base delle decisioni ci sono dei motivi chiari e delle necessità, come ad esempio il potenziamento del fisco che io ho avallato, ma non perché si trattava di merce di scambio. Credo che sia un dovere di un consigliere di Stato vagliare in maniera razionale e non dogmatica ogni genere di proposta che si presenta sul tavolo».

Il suo collega Zali ha ammesso che Sadis per il 2015 gli aveva assegnato dei compiti di rientro della spesa. Lo ha fatto anche con lei?
«Quando non si rispettano gli obiettivi finanziari occorre rientrare, a volte in proporzione, al budget di ogni dipartimento all’insegna della solidarietà e del lavoro di Governo».

Corriere del Ticino, Gianni Righinetti, 01.04.2015

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