Agente sotto inchiesta: posizione del Direttore DI

Agente sotto inchiesta: posizione del Direttore DI

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto dell’apertura di un’inchiesta penale nei confronti di un agente della Polizia cantonale denunciato al Ministero pubblico con l’ipotesi di reato di truffa e sviamento della giustizia.
Il Direttore del Dipartimento è amareggiato nel constatare che un agente di polizia, anche se fuori servizio, svolga azioni contro quella legge che ha giurato di far rispettare.

Cosciente del fatto che l’errore di pochi potrebbe compromettere la credibilità di tutti, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ribadisce la sua piena fiducia nel corpo della Polizia cantonale e nelle donne e negli uomini che giornalmente si comportano in modo irreprensibile facendo onore alla divisa che portano e agli importanti compiti che lo Stato affida loro. 

Nei confronti dell’agente, che ha ammesso le proprie responsabilità, è stata avviata una procedura disciplinare, con immediata sospensione dal servizio, che potrà sfociare nella cessazione del rapporto di impiego.

No burqa, pronta la legge

Il governo vara la nuova Lop per l’applicazione del divieto di dissimulare il volto in pubblico. La riformata normativa sull’ordine pubblico al vaglio del prossimo Gran Consiglio. Multe da 100 a 10mila franchi.

Nello stesso giorno in cui a Berna anche il Nazionale, dopo la Camera alta, certifica la conformità al diritto federale della norma costituzionale ticinese anti-burqa e anti-niqab, a Bellinzona il Consiglio di Stato vara il progetto di nuova Legge sull’ordine pubblico (Lop) per l’applicazione della citata disposizione. Ovvero del divieto di dissimulare il volto in luoghi pubblici, chiesto da un’iniziativa promossa dal losonese Giorgio Ghiringhelli e approvato – nonché ancorato alla Carta fondamentale del Cantone – dal 65,4 per cento dei votanti nella consultazione popolare del 22 settembre 2013. Il dossier passa ora all’esame del Gran Consiglio, a quello che uscirà dalle urne il prossimo 19 aprile: il divieto in questione scatterà solo quando, parlamento permettendo, entrerà in vigore la riformata Legge sull’ordine pubblico.

Legge che rappresenta sì, come ha spiegato ieri ai giornalisti il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi , «la norma di applicazione» dell’articolo costituzionale che proibisce di nascondere il viso «sul suolo pubblico, nei luoghi aperti al pubblico e in quelli destinati a offrire un servizio pubblico». Ma non solo. Con la revisione totale della Lop, normativa risalente al 1941, il governo propone, in materia di contravvenzioni, di assegnare ai municipi la competenza – al momento dell’autorità giudiziaria (Procura e/o Magistratura dei minorenni) – di perseguire tutta una serie di infrazioni. Fra queste l’accattonaggio, il disturbo della “tranquillità pubblica” e l’adescamento “su suolo pubblico o privato visibile al pubblico” (prostituzione). Tra le nuove infrazioni punibili dai Comuni figura appunto la dissimulazione del volto in luoghi pubblici. E il ‘littering’. Dalla lista è stato invece cancellato il vagabondaggio, giuridicamente arduo da definire con la libera circolazione. Le sanzioni? Da 100 a 10’000 franchi: «L’importo massimo della multa per le contravvenzioni», ha ricordato il sostituto procuratore generale Antonio Perugini . Ai contravventori residenti all’estero la polizia «potrà chiedere un anticipo a copertura delle spese procedurali e dell’ammontare prevedibile della multa». Se i comportamenti sanzionabili dai municipi dovessero sfociare in reati gravi, interverrebbe allora la magistratura.

È però chiaro che la novità di peso sono gli articoli d’applicazione della norma costituzionale che vieta di celare il viso. Riduttivo chiamarla norma anti-burqa, ha rilevato Perugini: «Il divieto vale per tutti coloro che su suolo pubblico non possono essere immediatamente identificati essendo il loro volto nascosto». Peraltro la Svizzera «è uno dei pochi Paesi dove non vige l’obbligo di andare in giro con documenti di legittimazione».

Sarà punito anche il littering

Secondo la proposta di nuova Legge sull’ordine pubblico, “sono puniti con la multa di competenza municipale coloro che intenzionalmente: a) praticano l’accattonaggio; b) lasciano vagare su suolo pubblico animali potenzialmente pericolosi che sono in loro custodia, omettono di adottare le misure necessarie per evitarne la fuga oppure di avvertire senza indugio l’autorità quando è avvenuta; c) omettono, malgrado l’ingiunzione fatta loro dalla competente autorità, di riparare o di demolire gli edifici pericolanti, di effettuare lavori urgenti o ripari per evitare un pericolo imminente, persistono, malgrado il divieto, a continuare in lavori o opere considerati pericolosi; d) sporcano, imbrattano o in altro modo insudiciano il suolo o beni pubblici (si tratta del littering, graffitismo incluso, ndr), riservate le eventuali norme comunali in materia; e) disturbano, a causa del loro stato psico-fisico alterato, la tranquillità pubblica con atti, clamori o altre molestie; f) effettuano schiamazzi notturni nei luoghi abitati in violazione delle norme locali di quiete; g) esercitano la prostituzione nei luoghi pubblici o privati, turbando l’ordine, la tranquillità, la moralità, la salute o la sicurezza pubblici, siano essi all’aperto o al chiuso ma visibili al pubblico, riservato l’articolo 199 del Codice penale svizzero; h) praticano l’adescamento su suolo pubblico o privato visibile al pubblico allo scopo di esercitare la prostituzione; i) dissimulano o coprono il viso su area pubblica o in luoghi, pubblici o privati, che offrono servizi al pubblico; l) obbligano, costringono o inducono in altro modo altri a dissimulare o coprire il viso su area pubblica o in luoghi, pubblici o privati, che offrono servizi al pubblico”. Il divieto sancito dalle lettere i) e l) “non si applica nel caso di uso di copricapi e di mezzi protettivi o difensivi consoni all’esercizio di una funzione pubblica o prescritti dalla legge o da altre norme particolari per motivi di salute, di sicurezza o di pratica sportiva, oppure in caso di usi e costumi locali in occasione di feste (per esempio il Carnevale, ndr) e manifestazioni religiose, culturali, artistiche, ricreative o commemorative”.

‘Nessuna eccezione per i turisti, anche loro a viso scoperto’

Ieri Gobbi è stato chiaro: per quel che riguarda il divieto di nascondere il viso in pubblico «non è stata prevista alcuna eccezione per i turisti: il divieto vale per tutti e sull’intero territorio cantonale». Dunque anche a Lugano. Il cui municipio aveva invitato il governo a valutare la possibilità di contemplare un’eccezione per i turisti “provenienti da zone in cui vige l’obbligo di dissimulare il viso”. Niente da fare. «Come Consiglio di Stato – ha detto il capo del Dipartimento istituzioni – abbiamo ritenuto, nel rispetto dell’articolo costituzionale votato dal popolo, che non si possano introdurre delle deroghe. Niente divieto per la turista che qui spende centomila franchi in gioielli e divieto invece per i residenti? No, nessuna eccezione. È una questione di parità di trattamento». La proposta di nuova legge contempla sì delle eccezioni, ma se la copertura del volto, ha spiegato Gobbi, «si fonda su norme legali» (come quella che impone ai motociclisti il casco) o «su doveri di funzione pubblica (per esempio per certi reparti speciali della Polizia cantonale)» oppure su motivi di sicurezza: il casco di protezione sul lavoro o per l’esercizio di alcune discipline sportive (per le altre deroghe vedi articolo a lato). Le norme d’applicazione del divieto di celare il volto in pubblico «si ispirano alla legge francese», ritenuta dalla Corte europea dei diritti dell’uomo compatibile con la Cedu. Sempre sul modello della normativa francese, il Consiglio di Stato «si riserva l’elaborazione di un secondo messaggio per l’adozione di una legge speciale sulla dissimulazione del viso che preveda misure di integrazione». Il progetto di nuova Legge sull’ordine pubblico contempla altre infrazioni punibili dai municipi, le cui multe «potranno essere impugnate dapprima davanti al Consiglio di Stato, poi al Tram e infine al Tribunale federale», ha spiegato il sostituto pg Perugini, che con il segretario generale del Dipartimento istituzioni Guido Santini , il capostaff della Divisione giustizia Francesco Catenazzi e il consulente giuridico del governo Guido Corti , ha fatto parte del gruppo di lavoro che ha redatto il testo legislativo.

LaRegione Ticino, 12.03.2015, di Andrea Manna e Chiara Scapozza

Ordine pubblico: divieto burqa e littering sono le novità

Ordine pubblico: divieto burqa e littering sono le novità

Il Consiglio di Stato, su proposta del Dipartimento delle istituzioni, ha approvato nella sua seduta odierna il progetto di nuova legge sull’ordine pubblico. Nel nuovo testo legislativo il compito di perseguire i comportamenti illeciti è suddiviso in modo chiaro tra i Municipi, il Ministero pubblico e la Magistratura dei minorenni. Inoltre, nella nuova legge sono stati introdotti alcuni nuovi divieti. In particolare, sono state incluse le misure e le sanzioni relative al divieto di dissimulare o nascondere il viso in pubblico (articolo 9a della Costituzione cantonale).

Adottata dal Governo nel 1941, la legge sull’ordine pubblico è una delle più vecchie del nostro ordinamento giuridico. L’esigenza di un suo aggiornamento deriva non solo dalle varie lacune di ordine giuridico e di attinenza alle mutate esigenze concrete ivi contenute, ma anche dall’inadeguatezza dal profilo linguistico di alcune formulazioni. La necessità di modificare questa legge è stata inoltre oggetto d’esame nell’ambito del progetto di riorganizzazione della giustizia cantonale “Giustizia 2018”, in particolare dal gruppo di lavoro incaricato di rivedere le competenze delle autorità giudiziarie in materia di contravvenzioni che ha proposto di attribuire ai Municipi il compito di sanzionare anche altre infrazioni. Non da ultimo, va ricordato che anche il Gran Consiglio aveva evidenziato la necessità di una revisione della legge sull’ordine pubblico, mediante l’accoglimento dell’iniziativa parlamentare generica del 31 maggio 2010 in cui il deputato Mellini chiedeva di trasferire la competenza di perseguire l’accattonaggio e il vagabondaggio dal Ministero pubblico al Comune.

La revisione totale della legge è stata affidata dalla Direzione del Dipartimento delle istituzioni a un Gruppo di lavoro coordinato da Guido Santini (Segretario generale del Dipartimento delle istituzioni) e composto da Antonio Perugini (Sostituto Procuratore generale), Guido Corti (Consulente giuridico del Consiglio di Stato) e Francesco Catenazzi (Capostaff della Divisione della giustizia).

All’inizio del mese di ottobre dello scorso anno il progetto di nuova legge sull’ordine pubblico è stato sottoposto a una procedura di consultazione che ha coinvolto tutti i Municipi del Cantone (135), il Ministero pubblico, il Magistrato dei minorenni e la Polizia cantonale. Sono pervenute 34 prese di posizione di cui 31 da parte degli Esecutivi comunali. In generale il progetto è stato sostanzialmente ben recepito, in modo particolare per quanto riguarda la suddivisione dei compiti tra i Municipi, il Ministero pubblico e la Magistratura dei minorenni. Sono state pure manifestate alcune preoccupazioni sull’applicazione concreta del divieto di dissimulazione del viso e sul travaso di compiti all’autorità comunale.

Oltre alle novità concernenti il divieto di dissimulazione del viso, nella nuova legge sull’ordine pubblico sono state inserite nuove sanzioni contro chi sporca o imbratta suolo o beni pubblici (littering), l’esercizio della prostituzione nei luoghi pubblici o privati, e l’adescamento sul suolo pubblico o privato. Inoltre, è stato soppresso il reato di vagabondaggio (ormai superato) e mantenuto quello di accattonaggio. Nella legge del 1941 tutte le infrazioni erano perseguite dal Ministero pubblico e dalla Magistratura dei minorenni. Con la nuova legge la gran parte di queste competenze è attribuita ai Municipi.
Ritenuto che in data odierna, l’Assemblea federale ha conferito la garanzia federale alla modifica costituzionale del 22 settembre 2013, il Consiglio di Stato si riserva di elaborare un secondo messaggio per l’adozione di una legge speciale sulla dissimulazione del viso sul modello della legge francese, che pone l’accento su misure d’integrazione.

L’entrata in vigore della presente legge sarà preceduta da opportuni momenti di formazione e di istruzione all’indirizzo di tutti coloro che saranno preposti alla sua applicazione, in particolare per le realtà comunali. Il Governo si riserva infine di allestire delle direttive applicative all’indirizzo dei Comuni al fine di poter salvaguardare un’applicazione unitaria delle disposizioni della presente legge e una prassi sanzionatoria che eviti palesi disparità di trattamento. Questa esigenza è peraltro stata sollevata da vari Comuni nell’ambito della procedura di consultazione.

Dove son finiti gli zingari?

Dove son finiti gli zingari?

di Mauro Damiani. Quando sento affermazioni che tendono a sminuire il lavoro, riducendolo al nulla, che ha fatto negli anni il Dipartimento diretto da Norman Gobbi (ma anche nei confronti di altri), un po’ me la prendo. Ciò non tanto perché conosco Norman da diversi anni e quindi il mio giudizio potrebbe essere falsato da motivi d’amicizia, ma soprattutto perché è semmai vero il contrario, e in svariati ambiti. Casualmente poi, certe affermazioni provengono di solito da persone che non hanno evidentemente mai operato in seno a un Esecutivo e quindi non possono comprendere né i tempi, né i modi con i quali è necessario portare avanti ogni singolo progetto politico. Ricordiamo per esempio quando, nel 2004, con il IV Forum cantonale dei giovani, sul tema “Integrazione – gli altri siamo noi!” si voleva promuovere la conoscenza e l’informazione della cultura zingara, attraverso un’apposita Commissione cantonale nomadi (CN) e mediante l’apertura di un sito gestito dall’Amministrazione cantonale dedicato agli Zingari.

Nel corso degli anni queste presenze sul territorio cantonale avevano generato paura e preoccupazione tra la popolazione perché, a dispetto di quanto veniva pubblicato sul sito a loro dedicato, tutti sapevano che le attività dei nomadi non erano propriamente tutte legali e con la libera circolazione delle persone, c’era poco da stare allegri.

Il Dipartimento delle Istituzioni diretto da Norman Gobbi ha deciso per prima cosa d’intervenire a livello di comunicazione per evitare che, come in passato, fossero veicolate informazioni equivoche che aprivano le porte alle carovane di nomadi stranieri. Di conseguenza ha dato in tempi brevi una risposta concreta alla popolazione e oggi, quasi increduli, ci domandiamo: “Ma dove sono gli zingari che fino a pochi anni fa occupavano regolarmente il nostro territorio?”. Se i risultati del non fare nulla sono questi, caro Norman, continua così e grazie!

Mauro Damiani, Candidato al Gran Consiglio per la Lega dei Ticinesi

Investimenti a favore dell’economia ticinese

Investimenti a favore dell’economia ticinese

di Massimo Cereghetti, Ing. ETHZ, impresario costruttore, membro comitato SSIC sottosez. Mendrisiotto

In un momento in cui l’economia ticinese è confrontata con una situazione difficile, resa ancora più complicata dall’abbandono della soglia minima di cambio franco/euro decisa dalla Banca nazionale, è stata una gradevole sorpresa appurare come il Consiglio federale abbia avallato importanti investimenti nel Canton Ticino.

Nell’ambito degli immobili del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport, è stato infatti approvato un credito di circa 65 milioni per il risanamento totale della caserma di Isone e per la terza tappa del centro logistico del Monte Ceneri. Nei prossimi anni saranno inoltre garantiti altri 80 milioni per le caserme di Airolo e del Monte Ceneri.

Questi investimenti rappresentano un’enorme opportunità per le aziende locali del Canton Ticino, che avranno la possibilità di partecipare ai diversi progetti. Una “boccata d’ossigeno” per il settore edile ticinese, messo a dura prova anche dalla concorrenza transfrontaliera, che negli anni è divenuta sempre più marcata e sotto alcuni aspetti preoccupante.

Occorre qui segnalare l’importante lavoro portato avanti dal Dipartimento delle istituzioni e dal suo responsabile, il Consigliere di Stato Gobbi, grazie al quale il Ticino si è visto assegnare dalla Confederazione questi crediti rilevanti, che andranno a beneficio di tutta l’economia ticinese.

http://www.tio.ch/News/Ospite/1021213/Investimenti-a-favore-dell-economia-ticinese-/

Quando gli interessi personali impediscono il dialogo

Quando gli interessi personali impediscono il dialogo

Ho letto l’opinione di Orlando De Maria, candidato al Gran Consiglio per il Fronte degli Indignati, in merito alle mie responsabilità riguardo al presunto malfunzionamento delle Autorità regionali di protezione (ARP), che hanno sostituito le vecchie Commissioni tutorie. Le sue accuse si riferiscono a una mia intervista rilasciata alla blogger italiana Giuditta Mosca. Quest’ultima mi ha posto una serie di domande in apparenza legittime ma che, in realtà, nascondevano interessi personali concernenti un suo conoscente, situazione che dovrebbe far sorgere qualche dubbio sulla deontologia e l’etica professionale della signora Mosca. Un’intervista tendenziosa, quindi, a cui, per dovere istituzionale ho comunque dato seguito; un’intervista poco professionale, come dimostrano i sette “n.d.r”, più lunghi delle risposte stesse, che la blogger ha inserito a complemento delle mie otto risposte.

Capisco che in campagna elettorale molte azioni siano lecite, ma mi stupisce che il signor De Maria, già mio vicino di casa ad Ambrì, si renda complice delle dubbie motivazioni della blogger italiana. Concretamente, il signor De Maria mi rinfaccia di aver negato di essere al corrente e di avere le prove delle scorrettezze che – a suo dire – vengono costantemente compiute dalle ARP. Anche se lo faccio volentieri a beneficio dei lettori, non dovrei essere io a dover spiegare a un possibile futuro Gran Consigliere che le ARP non sottostanno al mio Dipartimento, bensì sono emanazione dei Comuni. Il mio Dipartimento non si occupa nemmeno della vigilanza del loro lavoro, compito che spetta invece al Tribunale di appello. Giustamente, la separazione dei poteri mi preclude di trattare le segnalazioni relative a casi puntuali esaminati dalle ARP, segnalazioni – come quella alla quale si ispira la signora Mosca e di cui si fa paladino il signor De Maria – che ho sempre puntualmente trasmesso alla Camera di protezione del Tribunale di appello, unica autorità competente in materia. Tutto questo non significa né mentire, né dimostrare di non avere la situazione sotto controllo, né tanto meno non volersi assumere responsabilità. Infatti, nell’ambito delle competenze attribuite al mio Dipartimento, ho promosso una serie di modifiche legislative finalizzate al miglioramento del funzionamento delle ARP, che proprio questo mercoledì ho sostenuto davanti alla Commissione della legislazione.

Concludo esprimendo il mio rammarico nel vedere che, in particolare in periodo elettorale, questioni personali vengano anteposte ad un dialogo costruttivo, che è sempre ben accetto, a maggior ragione in un settore delicato come quello della protezione del minore e dell’adulto. Se dopo il voto di aprile il signor De Maria occuperà uno scranno in Gran Consiglio potrà portare il suo contributo costruttivo quando le nuove norme saranno discusse dal potere legislativo.

Norman Gobbi

Firmata una convenzione tra il Dipartimento delle istituzioni e il Touring Club Svizzero

Firmata una convenzione tra il Dipartimento delle istituzioni e il Touring Club Svizzero

Questa mattina, a Bellinzona, il Dipartimento delle istituzioni e il Touring Club Svizzero (TCS) Sezione Ticino, hanno ratificato nuovamente la convenzione che dal 2001 consente al TCS di effettuare i collaudi nella propria sede di Rivera.

Un’ottima collaborazione che dura da più di dieci anni e che autorizza, a determinate condizioni, il TCS a eseguire i collaudi ufficiali di automobili nel proprio Centro tecnico avvalendosi dell’operato dei propri esperti. In questo senso nel 2014 il TCS ha svolto circa 10’800 collaudi su un totale di 63’400 effettuati dalla Sezione della circolazione.

La modifica della Convenzione si è resa necessaria in seguito ai cambiamenti procedurali legati all’introduzione del nuovo sistema informatico della Sezione della circolazione. Si è quindi voluto approfittare dell’occasione per apportare altre modifiche, alla luce della ormai più che decennale esperienza.

In particolare, tra le principali modifiche è stato deciso di:

  • confermare la possibilità di collaudare automobili con più di 10 anni (facoltà concessa nel 2009);
  • concedere la facoltà di collaudare anche automobili fuori circolazione;
  • consolidare la prassi con cui la convocazione (presso l’Ufficio tecnico o il TCS) viene sempre svolta dalla Sezione della circolazione (l’utente ha la possibilità di spostare l’appuntamento);
  • introdurre l’obbligo di perfezionamento per gli esperti nonché il riferimento al sistema di qualità federale;
  • adeguare la registrazione dei collaudi: il TCS, infatti, è collegato al nuovo sistema informatico della Sezione della circolazione e può registrare direttamente i collaudi effettuati;
  • stabilire che la fatturazione di tutti i collaudi è effettuata dalla Sezione della circolazione, che poi riversa al TCS la sua quota parte;
  • adattare il numero di collaudi delegati al TCS in base alle cifre che rispecchiano l’attuale situazione.

Il Dipartimento delle istituzioni informa infine che anche la situazione della delega dei collaudi ai garage è oggetto di attenta valutazione e la Sezione della circolazione ha iniziato a discutere del tema con i rappresentanti dell’Unione professionale svizzera dell’automobile (UPSA).

Da sinistra a destra:
Cristiano Canova (Capo della Sezione della circolazione), Norman Gobbi (Direttore del Dipartimento delle istituzioni), Carlo Vitalini (Presidente del TOURING CLUB SVIZZERO, Sezione Ticino) e Roberto Morandi (Direttore del TOURING CLUB SVIZZERO, Sezione Ticino)

Giustizia, cantiere aperto

Giustizia, cantiere aperto

Avanza la riforma denominata Giustizia 2018. Gobbi: ‘Si tratta di modernizzare l’apparato giudiziario ticinese, rendendolo maggiormente efficace ed efficiente’. Tra le proposte quella di conferire autonomia finanziaria alla magistratura. I gruppi di lavoro e le prossime tappe della riorganizzazione.

Dimezzamento del numero delle giudicature di pace; attribuzione alle attuali dieci preture delle competenze anche in materia di diritto tutorio con conseguente cancellazione delle Autorità regionali di protezione (Arp); riorganizzazione del Ministero pubblico e del Tribunale d’appello, con fra l’altro la separazione da quest’ultimo del Tribunale penale cantonale, che unitamente alla Pretura penale formerebbe un’autorità penale “di prima istanza”; conferimento alle autorità giudiziarie dell’autonomia “finanziaria, gestionale e amministrativa” (da stabilire i relativi criteri); introduzione di “una forma di carriera” in magistratura; creazione di un’autorità per il perseguimento delle contravvenzioni. Sono i principali contenuti di ‘Giustizia 2018’, la riforma voluta dal capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi per «modernizzare», rendendolo «più efficace ed efficiente», l’apparato giudiziario ticinese. Riforma tratteggiata dal gruppo di studio costituito nel giugno del 2011 dalla direzione del Dipartimento e composto di funzionari dell’Amministrazione cantonale, le cui proposte (talune inizialmente criticate) sono state in seguito affinate da altri gruppi di lavoro, questi misti, con la presenza cioè anche di magistrati. Il punto sull’avanzamento del cantiere è stato fatto ieri, oltre che da Gobbi, dal giurista del governo Guido Corti e dal responsabile, in seno alle Istituzioni, della Divisione giustizia Giorgio Battaglioni .

Quattro gruppi di lavoro misti hanno rassegnato durante lo scorso anno i rispettivi rapporti. Quello sulle preture si è già tradotto in un messaggio del Consiglio di Stato all’indirizzo del parlamento. Licenziato nel dicembre 2014, chiede che a queste autorità giudiziarie, previo aumento del numero dei pretori aggiunti, venga delegata l’applicazione di norme e misure sulle tutele. Il varo dei messaggi riguardanti il riassetto delle giudicature di pace e del Tribunale d’appello è previsto per il 2016, ha fatto sapere Gobbi: per l’anno successivo quello sulle competenze nell’ambito delle contravvenzioni («Sono necessari ulteriori approfondimenti»). I «principi» contenuti nel documento ‘Giustizia 2018’ uscito nel 2013 dal gruppo di studio «sono stati sostanzialmente ripresi dai quattro gruppi di lavoro», ha osservato durante la conferenza stampa Battaglioni, che con Corti ha fatto parte del team incaricato a suo tempo dal Dipartimento di gettare le basi della riforma. Il governo ha intanto designato altri tre gruppi misti: quello, diretto dal pg John Noseda, sul Ministero pubblico e quelli sulla prospettata autorità penale di prima istanza e sulla revisione della Legge sugli onorari dei magistrati, entrambi coordinati da giudici d’Appello, rispettivamente Mauro Mini e Andrea Pedroli. Il cantiere dunque avanza, in vista di una scadenza – il 2018 – che, ha rilevato Gobbi, «non è stata fissata a caso». Nel 2018, ha aggiunto, scatterà infatti il prossimo rinnovo delle cariche al Tribunale d’appello: l’anno dopo toccherà «alle giudicature di pace» e nel 2020 «alle preture, alla Pretura penale, all’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, al Ministero pubblico, alla Magistratura e al Tribunale dei minorenni». Corti non ha dubbi: «In passato ho partecipato a più gruppi di lavoro per la riorganizzazione del sistema giudiziario ticinese: i loro progetti sono però naufragati». In «venticinque» anni, ha evidenziato il consulente giuridico del Consiglio di Stato, «per la prima volta vedo proposte che si stanno concretizzando» Era ora, verrebbe da dire. Considerato che, come ha rammentato Gobbi, «l’organizzazione giudiziaria è sostanzialmente quella dell’inizio del secolo scorso…».

Meno giudicature di pace. Appello e Tpc: ‘Confermata l’esigenza dello scorporo’

Giudicature di pace . Oggi in Ticino «ce ne è una per circolo». A dipendenza anche del numero di abitanti, ha osservato Battaglioni, «abbiamo giudicature alle prese con migliaia di incarti e altre con una decina di cause all’anno: una ‘disparità’ che richiede una riorganizzazione, razionale, del settore». Si propone di scendere da 38 a 19 giudicature. In totale 26 giudici di pace (aboliti i supplenti), che continuerebbero a essere eletti dal popolo. Immutati competenze e statuto. «Saranno sempre dei non professionisti e dei laici, cioè non giuristi», ha spiegato il direttore della Divisione giustizia. Novità nel campo della formazione. «Si pensa – ha precisato Battaglioni – a una formazione di base prima dell’entrata in carica, o al più tardi entro due anni dall’elezione, e poi a una formazione continua». Capitolo Tribunale d’appello (Tda). La cui attuale struttura «è frutto di una riforma adottata nel 1990, quando c’erano 19 giudici, 9 vicecancellieri e 23 funzionari: ora i primi sono 27, i secondi 51 (di cui 19 a tempo parziale) mentre il numero dei funzionari è circa lo stesso». Nuovi numeri che impongono «una nuova gestione delle risorse umane e una nuova organizzazione». L’idea è di passare dalle odierne tre sezioni (diritto civile, diritto pubblico e Tribunale penale cantonale) «a cinque tribunali distinti: appello civile, appello penale, amministrativo, assicurazioni e fiscale». Cinque tribunali «inseriti» nel futuro “Tribunale cantonale”. Il presidente di quest’ultimo resterebbe in carica «cinque anni (oggi due con il Tda, ndr)». Si prevede poi di istituire «un Segretariato generale». Il gruppo di lavoro misto, formato quindi anche da magistrati, ha inoltre «confermato l’esigenza dello scorporo del Tribunale penale cantonale (Tpc, ndr), che è un’autorità di prima istanza, dal Tribunale d’appello», ha sottolineato Battaglioni. Capitolo contravvenzioni . La proposta del sostituto pg Antonio Perugini, coordinatore del relativo gruppo di lavoro, «è di concentrare le competenze in tale settore, oggi assegnate all’Amministrazione e in parte al Ministero pubblico, in un’unica autorità amministrativa – una decina di unità provenienti dai vari dipartimenti – le cui decisioni sarebbero impugnabili direttamente davanti alla Pretura penale».

Anche Carla Del Ponte nel gruppo di lavoro sul Ministero pubblico

Ex pp in Ticino impegnata in inchieste fra l’altro su riciclaggio e crimine organizzato, ex procuratrice generale della Confederazione, già procuratrice del Tribunale penale internazionale chiamato a giudicare i responsabili delle atrocità commesse nella guerra nell’ex Jugoslavia. Da un paio d’anni fa parte della Commissione delle Nazioni unite sui crimini in Siria. C’è anche lei – Carla Del Ponte – nel gruppo di lavoro designato di recente dal Consiglio di Stato – e coordinato dal pg John Noseda – per la riorganizzazione del Ministero pubblico.

«L’obiettivo dell’operazione – ha spiegato Gobbi – è di migliorare l’efficienza della Procura attraverso, tra l’altro, il rafforzamento della sua struttura gerarchica e quindi anche della sua conduzione. Una riflessione in tal senso è stata peraltro caldeggiata pure dal Consiglio della magistratura. E la costituzione del gruppo di lavoro è stata auspicata anche dal procuratore generale Noseda». Gruppo, ha aggiunto il direttore del Dipartimento istituzioni, che sarà chiamato a valutare altresì «l’introduzione di un sistema di carriera connesso con una nuova scala retributiva, che premi pure l’esperienza maturata sul campo dal singolo inquirente». Il ministro si è poi soffermato su un tema di peso del progetto di riforma Giustizia 2018: l’autonomia finanziaria, gestionale e amministrativa «di tutta la magistratura». Attualmente, ha ricordato Gobbi, «è la Divisione giustizia del Dipartimento istituzioni che si occupa dell’amministrazione finanziaria del potere giudiziario, i cui conti sono inseriti in quelli del Dipartimento. Nel 2013 il budget della giustizia era di 78 milioni». Con «il 1° agosto» di quell’anno, ha rammentato ancora il consigliere di Stato, «in seguito alla modifica della Lord (la Legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti, ndr) il potere giudiziario è diventato anche autorità di nomina per quanto riguarda i propri collaboratori (i magistrati sono invece eletti dal Gran Consiglio, ndr)». L’autonomia finanziaria «renderebbe pienamente indipendente la magistratura». Autonomia finanziaria totale o con qualche paletto? Al riguardo ci sono proposte «che verranno presto messe in consultazione presso le magistrature permanenti».

di Andrea Manna, LaRegioneTicino

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Riforma della giustizia, il punto e le decisioni

Riforma della giustizia, il punto e le decisioni

Si è tenuta oggi la presentazione dei nuovi piani del Governo in merito alla riforma della giustizia in Ticino. Nel giugno del 2011, la Direzione del Dipartimento delle istituzioni ha promosso “Giustizia 2018”, il progetto con l’obiettivo di dotare il nostro Cantone di un apparato giudiziario moderno, efficace ed efficiente. A un gruppo di studio interno all’Amministrazione cantonale è stato quindi assegnato il compito di presentare un documento contenente le possibili riorganizzazioni.

Il documento finale è stato condiviso con un’ottantina di autorità giudiziarie. Il Consiglio di Stato ha tenuto conto delle richieste emerse nella procedura di consultazione e nel luglio del 2013, coinvolgendo gli addetti ai lavori, ha creato quattro gruppi di lavoro per approfondire i temi prioritari: Preture e Autorità regionali di protezione, Giudicature di pace, Tribunale di appello e Competenze in materia di contravvenzioni tra Ministero pubblico e autorità amministrative.

Per quel che concerne, il progetto Preture, l’Esecutivo cantonale ha licenziato il 23 dicembre 2014 il messaggio sul Rapporto in materia di protezione del minore e dell’adulto e proposte legislative per la riorganizzazione del settore richiesto dal Gran Consiglio. Ora sarà il Parlamento esprimersi.

Di recente, il Governo ha formalmente preso atto del lavoro degli altri tre gruppi di lavoro, le cui conclusioni non si discostano molto da quanto inizialmente proposto dal gruppo di studio che ha elaborato il rapporto preliminare. Il Consiglio di Stato ha quindi dato il via libera per la redazione dei messaggi governativi che tengano conto degli indirizzi strategici esposti dai gruppi Tribunale d’appello e Giudicature di pace e ha pure autorizzato gli approfondimenti logistici, finanziari e di risorse umane per il progetto Competenze in materia di contravvenzioni.

Nel frattempo il Governo ha anche deciso la costituzione di tre ulteriori gruppi di lavoro per analizzare e approfondire altre importanti tematiche riguardanti il potere giudiziario:l’organizzazione del Ministero pubblico sarà affrontata dal gruppo coordinato dal procuratore generale John Noseda, l’unificazione delle Autorità penali di prima istanza sarà invece trattata dal gruppo coordinato dal giudice d’appello Mauro Mini e infine la Legge sugli onorari dei magistrati sarà oggetto di revisione totale da parte del gruppo coordinato dal giudice d’appello Andrea Pedroli.

Il Consiglio di Stato ha inoltre ritenuto opportuno condividere con le magistrature permanenti la proposta del gruppo di studio, che ha trovato adesione dal gruppo di lavoro del Tribunale d’appello, di dotare la magistratura dell’autonomia gestionale e amministrativa. In questi giorni, il Dipartimento delle istituzioni si farà quindi promotore di una procedura di consultazione su questo tema.

Cantone Ticino 2020 – prospettive e strategie

Cantone Ticino 2020 – prospettive e strategie

Lunedì 9 marzo alle ore 19.30 al Palazzo dei congressi di Lugano (Sala B), si svolgerà un dibattito pubblico al quale parteciperanno quattro candidati alle elezioni cantonali del 19 aprile, organizzato dall’Associazione Svizzera Israele sezione Ticino.

Sono Paolo Beltraminelli (Ppd, Consigliere di Stato, direttore del Dipartimento della Sanità e della Società), Gianrico Corti (Ps, Gran consigliere, presidente del Gran Consiglio), Norman Gobbi (Lega, Consigliere di Stato, direttore del Dipartimento delle Istituzioni) e Christian Vitta (Plr, capogruppo Plr in Gran Consiglio, candidato al Consiglio di Stato). Condurrà la serata il professor Marcello Foa, docente universitario e amministratore delegato del Corriere del Ticino e del gruppo Media-Ti.

Sotto il “fuoco” delle domande del professor Foa, i quattro candidati esporranno il loro programma in vista delle prossime elezioni. Saranno affrontati i temi scottanti del momento: dall’economia al lavoro, dalla questione dei frontalieri alla sicurezza, senza trascurare i problemi del traffico, la lotta all’inquinamento e i temi della scuola e della sanità. Il dibattito è aperto al pubblico. E ci sarà spazio anche per le domande da parte dei presenti.

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