Imposta di circolazione: approvato il nuovo sistema di calcolo

Imposta di circolazione: approvato il nuovo sistema di calcolo

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il nuovo sistema di calcolo per l’imposta di circolazione, il quale tiene in considerazione le emissioni di CO2 e la massa a vuoto del veicolo. Con l’approvazione del messaggio governativo viene data evasione anche alle due iniziative popolari pendenti: il Governo invita pertanto il Parlamento a considerare il nuovo testo di legge come controprogetto all’iniziativa “Per un’imposta di circolazione più giusta” e a respingere invece l’iniziativa “Gli automobilisti non sono bancomat”.
Questa mattina in conferenza stampa il Presidente del Consiglio di Stato Christian Vitta, e il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnati dal Capo della Sezione della circolazione Cristiano Canova e dal Presidente dell’Unione professionale svizzera dell’automobile Roberto Bonfanti hanno presentato il nuovo sistema di calcolo per l’imposta di circolazione.
La formula, posta in consultazione una prima volta nel 2017 e una seconda volta lo scorso mese di gennaio, prevede la somma della massa a vuoto del veicolo moltiplicata per un coefficiente fisso pari a 0.11 e delle emissioni di CO2 moltiplicate per un coefficiente variabile.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha evidenziato che l’obiettivo della nuova formula è quello di avvicinare l’imposta media cantonale alla media svizzera, riducendo l’imposta di circolazione nei casi dove la differenza con gli altri Cantoni era davvero significativa. Inoltre, ha spiegato il Direttore del DI, si intende contenere il gettito annuale dell’imposta sotto la soglia dei 105.8 milioni di franchi.
Dal canto suo, il Capo della Sezione della circolazione Cristiano Canova ha illustrato alcuni esempi pratici relativi all’impatto che il nuovo metodo di calcolo avrà su alcuni dei modelli di automobili più venduti in Svizzera, dimostrando in tal senso il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
L’intenzione del Governo, tenendo conto delle tempistiche legate all’iter parlamentare e all’evasione delle iniziative popolari, è di potere applicare il nuovo sistema di calcolo a partire dal 1. gennaio 2020.

Firmata una convenzione tra Ticino e Uri per la gestione degli interventi nel tunnel del San Gottardo

Firmata una convenzione tra Ticino e Uri per la gestione degli interventi nel tunnel del San Gottardo

Comunicato stampa

Nelle scorse settimane il Canton Ticino e il Canton Uri hanno siglato un nuovo accordo amministrativo per la gestione degli interventi di polizia nella galleria del San Gottardo, entrato in vigore retroattivamente dal 1. maggio 2019. Si tratta del consolidamento della proficua collaborazione tra le forze dell’ordine dei due cantoni costruita nel corso degli anni.
La nuova convenzione è stata ratificata dai Consiglieri di Stato Norman Gobbi e Dimitri Moretti (responsabile del Dipartimento di sicurezza del Canton Uri) e dai Comandanti delle due Polizie cantonali, Matteo Cocchi e Reto Pfister.
Il nuovo accordo, che sostituisce il precedente siglato il 1. ottobre 2011, definisce i diritti e i doveri dei due Cantoni nello svolgimento delle attività di polizia all’interno del tunnel del San Gottardo. In particolare la gestione del traffico, l’avviso di allarme e l’impiego dei mezzi di primo intervento in caso di incidente vengono garantiti dalla Centrale operativa della Polizia cantonale urana.
Inoltre la convenzione – oltre a definire le competenze finanziarie e giuridiche – prevede che a entrambi i Cantoni spettino la sorveglianza e il controllo del traffico, l’attuazione delle direttive finalizzate alla salvaguardia e al mantenimento della sicurezza stradale, la sorveglianza dello stato delle strade e della segnaletica dal profilo della sicurezza del traffico.
Come sottolineato dal Consigliere di Stato urano Dimitri Moretti “l’accordo rappresenta un ulteriore passo avanti nell’ottima collaborazione tra le due Polizie cantonali, che permette di garantire il miglior servizio di polizia possibile all’interno della galleria del San Gottardo”.
Da parte sua il Consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi ha evidenziato che “il tunnel del San Gottardo rappresenta un punto nevralgico dell’asse tra il sud e il nord Europa, pertanto i due Cantoni limitrofi al massiccio hanno l’onore e l’onere di garantire un servizio di polizia di qualità, a favore della sicurezza stradale di tutto il Paese”.

 

Le Polizie della Svizzera e la Prevenzione Svizzera della Criminalità si associano per promuovere la prevenzione informatica

Le Polizie della Svizzera e la Prevenzione Svizzera della Criminalità si associano per promuovere la prevenzione informatica

Comunicato stampa

Il 17 giugno 2019 sarà avviata la campagna nazionale di prevenzione delle cyber-truffe dal titolo “E lei? Avrebbe detto di sì?”. Le polizie svizzere e la Prevenzione Svizzera della Criminalità (PSC) uniscono le loro forze per sensibilizzare la popolazione sui comportamenti corretti da adottare in Internet.
Lunedì 17 giugno, i quattro concordati delle polizie svizzere (RBT, PKNW, ZPKK, ostpol), Zurigo e la PSC lanceranno una campagna nazionale di prevenzione volta a sensibilizzare la popolazione sui potenziali rischi presenti in Internet.
In quest’ambito, a scadenza trimestrale saranno diffusi sui media sociali dei video dalla durata di circa un minuto ognuno. In quest’ambito saranno diffusi dei video sulle reti sociali, ognuno della durata di circa un minuto, a scadenza trimestrale. Nel 2019, i tre temi trattati saranno: le truffe sulle piattaforme di inserzioni (www.skppsc.ch/truffe-informatiche), la truffa romantica (Romance scam) e i “muli del denaro” (Money Mule).
Anche nel 2020 proseguirà la diffusione dei video che affronteranno altri tipi di truffe. Parallelamente, diverse azioni di sensibilizzazione saranno promosse nei cantoni (campagne d’affissione, distribuzione di cartoline postali, articoli di fondo pubblicati sui siti dedicati alla prevenzione, conferenze, ecc.).

“E lei? Avrebbe detto di sì?”
Questa nuova campagna metterà in luce la dicotomia fra il comportamento dei cittadini nella vita reale e in Internet. In una stessa situazione, il modo di agire della maggior parte delle persone sembra infatti essere diverso quando
naviga in Internet rispetto a quanto avviene nella vita “reale”. Certi atteggiamenti danno spesso luogo ad una cyber-vittimizzazione, con conseguenze finanziarie e psicologiche molto pesanti. L’obiettivo di questa campagna è anche di trasmettere quattro consigli generali sui comportamenti di base da adottare in Internet per minimizzare il rischio di essere o diventare vittima di un truffatore.
- Non fidatevi mai di una persona che conoscete solamente in Internet!
- Non trasmettete mai password e copie o scansioni di documenti ufficiali come passaporto, licenza di condurre, ecc.!
– Non divulgate mai foto intime o informazioni personali!
– Non versate mai acconti se non siete sicuri dell’affidabilità del vostro interlocutore!

Questo coordinamento nazionale si rivela necessario, in ragione del crescente aumento dei casi di criminalità informatica nel corso degli anni. Infatti, anche se le cyber-truffe non sono ancora rilevate in modo specifico dall’Ufficio federale di statistica (UST) e dalle polizie, le statistiche nazionali 2018 evidenziano un aumento delle truffe del 23%, gran parte del quale è ascrivibile alle cyber-truffe. Inoltre, le indagini giudiziarie a seguito di denunce da parte di numerose vittime sono spesso complesse a causa dell’internazionalità di Internet.

(Immagine da https://www.skppsc.ch)

Ticino non immune dalla radicalizzazione jihadista

Ticino non immune dalla radicalizzazione jihadista

Il Consigliere di Stato mercoledì a Berna per la Conferenza annuale sul terrorismo
Berna sarà teatro mercoledì 19 giugno dell’annuale Conferenza nazionale sul terrorismo. Durante la giornata ci saranno contributi di esperti della Confederazione, di alcuni Cantoni e stranieri. Il tema quest’anno è incentrato sulla “Radicalizzazione nelle carceri” e l’intervento che darà il là a tutto l’incontro sarà tenuto dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.
“Il tema del terrorismo – ci dice il Consigliere di Stato ticinese – viene a galla solo quando avvengono avvenimenti tragici e spesso siamo portati a credere che non tocca o non toccherà la nostra realtà. Sbagliato: anche il Ticino, che rappresenta lo 0,1 per cento del territorio europeo, è già stato confrontato con individui radicalizzati, che hanno avuto contatto o hanno fatto parte di cellule terroristiche legate allo jihadismo. Solo per fare un esempio, pensiamo al pugile marocchino, residente in Italia, ma frequentatore di una palestra a Lugano. Personaggio pericoloso, per il quale è stato emesso un divieto d’entrata in Svizzera. Non possiamo quindi pensare di essere un’isola felice e di non mettere in atto tutte le misure preventive che possano scongiurare l’insorgere di manifestazioni di radicalizzazione”.
In questo senso, il tema della Conferenza annuale quest’anno è dedicato alla radicalizzazione nelle carceri. Perché questa scelta? “Perché i detenuti rappresentano un gruppo particolarmente vulnerabile. Sono “reclute” facilmente avvicinabili da “radicalizzatori”, oppure all’interno del carcere covano e autoalimentano sentimenti di opposizione alla cultura occidentale. Lo abbiamo visto negli attacchi terroristici avvenuti in Francia, Belgio o Gran Bretagna: sempre gli attentatori avevano avuto un passaggio in prigione. Nello stesso tempo – precisa Norman Gobbi – nelle carceri europee sono detenuti centinaia di terroristi o individui fortemente radicalizzati, che già quest’anno e nei prossimi anni verranno scarcerati. Il problema è che questi individui potranno circolare liberamente all’interno dei Paesi Schengen, anche in Svizzera quindi, perché dal profilo penale hanno scontato la pena. Ma quale sarà il loro comportamento nei confronti dell’ordine costituito occidentale?”
La Conferenza annuale sul terrorismo farà il punto sulla situazione in Svizzera. E in Ticino? “Per ovvie ragioni di sicurezza non posso qui sviscerare tutti gli elementi in nostro possesso. Posso solo dire che in Ticino il Servizio informazioni cantonale opera nel migliore dei modi. Il problema del rischio radicalizzazione nelle strutture carcerarie lo abbiamo anche noi. Conforta il fatto che al Penitenziario della Stampa – contrariamente a quanto avviene in altre parti della Svizzera – siamo in grado di separare i detenuti radicalizzati dal resto della popolazione carceraria, ciò che limita le azioni di “affiliazione” e propaganda. Per quanto riguarda l’azione di prevenzione sottolineo la creazione del portale cantonale di prevenzione contro la radicalizzazione e l’estremismo violento (www.stopradicalizzazione.ch) che può essere consultato, soprattutto da chi è preoccupato per il comportamento di un amico o conoscente, per segnalazioni e per avere informazioni. È il risultato del lavoro di uno speciale gruppo interdipartimentale di coordinamento che affronta a 360 gradi il tema della radicalizzazione e dell’estremismo violento”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“Si sbeffeggiava di me e delle autorità, ora è in arresto”

“Si sbeffeggiava di me e delle autorità, ora è in arresto”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi commenta l’arresto dell’affarista italiano Alessandro Proto, ricordando che “non risiede in Svizzera”

“Alessandro Proto non risiede in Svizzera”. Norman Gobbi fa alcune precisazioni in merito all’arresto dell’affarista milanese, finito in manette questa mattina con l’accusa di truffa pluriaggravata e autoriciclaggio.
Le autorità italiane avevano infatti sottolineato che il 46enne risiede in Svizzera. Ma il 17 novembre 2017 la Segreteria di Stato della migrazione aveva emesso un divieto d’entrata nei suoi confronti, valido fino al 2022.
Una decisione contro la quale Proto aveva intenzione di ricorrere, dicendosi convinto che le autorità avrebbero “ribaltato la valutazione su di lui”.

“Sono contento dell’espulsione che mi è stata data dal Canton Ticino. Ho due figli che abitano lì e sono davvero contento che il loro futuro e la loro incolumità è vigilata da persone come Norman Gobbi e altri componenti della SEM che sono così ligi e attenti alla sicurezza cantonale” aveva commentato ironicamente mesi dopo la decisione d’espulsione.

E oggi Gobbi si riprende la sua “rivincita”: “Si sbeffeggiava del sottoscritto e delle autorità cantonali e federali che avevano emesso nei suoi confronti un divieto d’entrata nel 2017, oggi è stato nuovamente arrestato” commenta il direttore del DI su Facebook. “A differenza di quanto riportato dai media italiani, proprio in virtù del divieto d’entrata valido sino al 2022, Alessandro Proto non risiede in Svizzera”.

I fiduciari attendono il pacchetto fiscale

I fiduciari attendono il pacchetto fiscale

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 12 giugno 2019 de La Regione

Il settore finanziario sta conoscendo da tempo un processo di trasformazione senza precedenti. Chiusure e fusioni sono all’ordine del giorno. Eppure le professioni fiduciarie tengono, almeno sotto il profilo numerico. A fine 2018 erano iscritte all’albo 1’500 persone, per un totale di 1’850 autorizzazioni suddivise tra finanziari, immobiliari e commercialisti. Sono dati emersi ieri pomeriggio durante l’annuale assemblea della Federazione ticinese delle associazioni di fiduciarie (Ftaf). Assemblea tenutasi presso il Centro di studi bancari di Vezia. La presidente Cristina Maderni ha sottolineato come «un decennio in cui fatturati e margini hanno subito una marcata contrazione, si può affermare che noi fiduciari siamo riusciti a restare sul mercato». «Ci siamo riusciti in virtù della capacità di riconoscere il cambiamento di paradigma successivo all’avvento dello scambio automatico d’informazioni, di controllo dei costi, di ricerca di sinergie», ha continuato.

Cosa fare per supportare la competitività del settore fiduciario? «È un compito che tocca per primi a noi stessi, definendo servizi al passo con i tempi e proponendoli con competenza», ha risposto Maderni. Ma ciò non basta. «Abbiamo bisogno di condizioni-quadro favorevoli, a cominciare dalla fiscalità per le aziende come per le persone fisiche», ha continuato Maderni, ricordando come il famoso accesso al mercato Ue (in particolare l’Italia) non è ancora dato. Inoltre, si attende l’implementazione cantonale della Rffa accettata lo scorso 19 maggio. Ma è anche l’eccesso di burocrazia che frena lo sviluppo economico. «Ottimizzare i controlli e frenare l’eccesso di burocrazia costituisce un traguardo importante, ma di per sé non esaustivo per costruire un Ticino competitivo», ha affermato riferendosi al consigliere di Stato Norman Gobbi, responsabile del Dipartimento delle istituzioni e ospite dell’assemblea. Dipartimento che sovraintende, tra l’altro, al Registro di commercio, quello fondiario o all’Ufficio della migrazione. Tra le condizioni-quadro Maderni ha citato oltre alla fiscalità, anche l’arrivo della tecnologia 5G, «alla base della trasformazione digitale». Processo che non fa l’unanimità dei consensi.

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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 12 giugno 2019 del Corriere del Ticino

Fiduciari Il cambiamento è la regola

Tra le trasformazioni in atto figurano le novità normative e le tendenze a livello tecnologico All’assemblea dell’associazione ricordata l’importanza della collaborazione fra Stato e privati

Un settore, quello dei fiduciari ticinesi, da dieci anni in forte trasformazione e che dopo la crisi finanziaria ha dovuto affrontare vaste riorganizzazioni. Al contempo, l’associazione di categoria (FTAF), che in Ticino rappresenta circa 1.500 professionisti, guarda positivamente al futuro pur conscia di quelle che sono le sfide da affrontare. «Il contesto di mercato – ha dichiarato la presidente Cristina Maderni aprendo la 27. Assemblea generale – è in lento miglioramento. Il modello di business dei fiduciari può ancora fare leva su punti di forza come il valore della tradizione, l’attitudine imprenditoriale e gli investimenti nella formazione. È tuttavia necessario che anche alcune condizioni quadro cambino, per garantire al settore più competitività».

Tra i temi caldi da affrontare c’è la fiscalità delle aziende e delle persone, nonché l’accesso ai mercati che viene negato da tempo (in particolare quello italiano). Ma anche la digitalizzazione e l’implementazione della tecnologia, così come il contenimento di controlli e della burocrazia eccessiva, che a volte consuma risorse in modo poco efficiente. Per far ciò, ha sottolineato Cristina Maderni, ci vuole un cambio di paradigma da parte della politica: ecco perché per avere un Ticino più «competitivo» bisogna essere più «uniti», cioè con una maggiore collaborazione tra settore privato e istituzioni.

La competitività – ha sottolineato da parte sua il consigliere di Stato Norman Gobbi – passa da diversi canali. «Nel 2020 per i fiduciari ci sarà un grande cambiamento normativo», con l’entrata in vigore della nuova Legge federale sui servizi finanziari e la nuova Legge federale sugli istituti finanziari, che per i consulenti alla clientela significano l’iscrizione a un servizio di registrazione abilitato dalla Finma, oltre a un adeguamento della legge cantonale sui fiduciari. La competitività passa anche dalla fiscalità e dalla gestione della sicurezza: in particolare, ha sottolineato Gobbi, riguardo al settore dei fiduciari è importante contrastare i fenomeni dell’abusivismo e dei prestanome. E infine la competitività passa anche da un’amministrazione pubblica performante, cioè più snella e tempestiva nei suoi interventi.

In questo un assist può arrivare dalla digitalizzazione. Come ha spiegato Stefano Santinelli, presidente della direzione di Swisscom Directories, ci sono diversi trend a cui le società elvetiche devono fare attenzione. Ad esempio la crescita esponenziale di oggetti connessi a internet (in Svizzera si stima 300 milioni) e che aiutano ad aumentare la produttività industriale. C’è poi il capitolo della gestione dei big data: per aiutare chi deve gestirli e interpretarli sono sempre più necessarie interfacce naturali che facilitino il lavoro delle persone. La blockchain sta poi portando nuovi modelli operativi e gestionali, dati dal fatto che le società (pubbliche e private) si troveranno sempre più ad operare in ecosistemi predefiniti. «Anche per chi opera nei servizi – ha spiegato Santinelli – si apre sempre più la forbice tra chi riesce ad offrire un servizio personalizzato e di fiducia e chi lotta per la sopravvivenza». Il ritmo del cambiamento a volte è frenato dalla lentezza degli adeguamenti in campo normativo. Al contempo per avere un ecosistema competitivo, è necessario che società e istituzioni investano nel cambiamento.

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 11 giugno 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11866889

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale della Federazione ticinese delle Associazioni dei Fiduciari

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale della Federazione ticinese delle Associazioni dei Fiduciari

11 giugno 2019 – Villa Negroni, Vezia

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori

molto cordialmente vi saluto a nome del Consiglio di Stato e personalmente in qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni, ringraziandovi per l’invito a partecipare anche quest’anno alla vostra assemblea generale.
Il tema scelto per questo incontro: “Insieme per un Ticino competitivo”, è centrale per chi si occupa e preoccupa delle sorti di questo magnifico Cantone.
Le due parole “insieme” e “competitivo” portano a molti significati.
Iniziamo da “insieme”: è la caratteristica principale per riuscire a sviluppare un progetto, a realizzare un’impresa. Certo, spesso l’input può essere dato da una singola persona, ma più è grande l’obiettivo, più si vuole centrare il bersaglio (per rimanere all’immagine con cui viene presentato questo nostro incontro) e più è necessario unire le forze, sviluppare una vera e propria collaborazione. È quanto cerchiamo di fare – appunto insieme – tra Dipartimento delle istituzioni e la vostra Federazione delle Associazioni dei fiduciari. Con un obiettivo comune: migliorare, favorire, sviluppare le professioni in ambito fiduciario. Un contesto che cambia, e che obbliga dunque a una forte capacità di adattamento alle nuove realtà, per essere in grado di cogliere con rapidità le nuove opportunità. Oppure per sbarrare la strada ai pericoli che questo mondo facilmente può incontrare. Insieme, tutto questo può essere realizzato. Ed è proprio avendo ben presente questa caratteristica che il mio Dipartimento ha cercato, cerca e soprattutto cercherà anche in futuro di lavorare, al servizio dei cittadini in primis e della vostra categoria professionale.

“Competitivo”: l’aggettivo – accanto a Ticino – definisce una scelta di campo. Chiarisce come vogliamo sia il Ticino. Poteva essere “solidale”, poteva essere “sostenibile”. Oppure differenti altre definizioni.
No, il Ticino in questa ottica deve essere giustamente competitivo. Perché sappiamo bene – e lo abbiamo sentito negli interventi che mi hanno preceduto della vostra presidente Cristina Maderni e del Presidente della direzione di Swisscom Directories Stefano Santinelli – che per affermare una realtà economica di un ben determinato territorio, nel nostro caso il Ticino, la competitività è necessaria sia all’interno dello stesso territorio, fornendo prodotti e servizi di prima qualità, sia per diventare appetibili nei confronti di analoghi attori economici, attivi però in altre realtà territoriali. Una competitività che porta quindi ad attrarre clienti e interessi. Per favorire questa competitività occorrono condizioni quadro di prim’ordine. Lo sono certamente gli aspetti fiscali, tenendo conto per noi ticinesi di quanto avviene nelle altre regioni della Svizzera e negli Stati a noi vicini. Ma lo sono anche altre caratteristiche. E voi ben sapete di cosa sto parlando: centralità sulle vie di transito; capacità di connessione facile e veloce con il resto del mondo; un sistema scolastico all’altezza; un territorio ben gestito che preserva le caratteristiche naturali, ma che valorizza pure il patrimonio artistico e culturale.

Sul piano della competitività un recente studio effettuato dall’Osservatorio delle dinamiche economiche dell’USI mostra come il nostro Cantone si situi in buona posizione rispetto a una graduatoria nazionale. Tale studio dimostra che in Ticino vi è una elevata complessità economica, ciò che porta la nostra economia ad essere competitiva. Una situazione che ho riscontrato personalmente durante una serie di visite che ho compiuto qualche anno fa in diverse aziende virtuose situate anche in zone periferiche del Ticino. Questa vivacità e questo buon livello competitivo potrà essere ulteriormente potenziato grazie alla recente adesione del Cantone all’organizzazione di marketing territoriale della piazza economica di Zurigo “Greater Zurich Area (GZA), che permetterà di inserire la nostra regione in una rete che favorirà l’innovazione del nostro Cantone.Una competitività che si raggiunge anche con un’amministrazione pubblica performante, che va in contro al cittadino e che deve valorizzare il proprio capitale umano. Un discorso quest’ultimo che cerco di tener sempre presente all’interno dell’attività del mio Dipartimento, consapevole che la qualità dei collaboratori è la base per avere successo. Un fattore di competitività – e qui mi aggancio a quella che è l’attività del mio Dipartimento – è legato al grado di sicurezza che si può garantire alle cittadine e ai cittadini, nonché alle aziende e a tutte le attività economiche presenti sul nostro territorio. E in qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni, responsabile della gestione amministrativa e finanziaria del potere giudiziario, devo sottolineare come il funzionamento della Giustizia sia un altro importante fattore di competitività e di crescita per uno Stato moderno. Negli scorsi giorni ho esortato i nostri magistrati – in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario – a rendere giustizia in tempi adeguati, quindi tempestivamente e ad essere più efficienti nel proprio operato. Una giustizia lenta non solo danneggia le cittadine e i cittadini, ma pure l’economia!

La competitività può, anzi deve essere declinata, come detto, con la parola “sicurezza”. È quanto cerchiamo di fare assieme attraverso l’autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario del Canton Ticino. Sicurezza che il cliente possa sempre trovare di fronte a sé un fiduciario responsabile, competente, con tutti i requisiti richiesti dalla legge. Come ben sapete il 2020 porterà un grande cambiamento normativo che toccherà la professione di fiduciario finanziario. Il 1° gennaio verosimilmente entreranno in vigore la nuova Legge federale sui servizi finanziari e la nuova Legge federale sugli istituti finanziari, cui saranno fra gli altri assoggettati tutti i consulenti negli investimenti, i gestori patrimoniali nonché i trustees che agiscono a titolo professionale, ossia tutti coloro che oggi beneficiano di un’autorizzazione cantonale di fiduciario finanziario. Queste novità legislative comporteranno per i consulenti alla clientela l’iscrizione presso un Servizio di registrazione abilitato dalla FINMA.
Per i gestori patrimoniali e i trustee agenti a titolo professionale l’operatività sarà invece subordinata all’autorizzazione della FINMA e alla sua vigilanza, ancorché svolta di concerto con un organismo di vigilanza, sempre abilitato dalla stessa FINMA. In questo senso occorrerà porre particolare attenzione ai termini transitori definiti dalle due nuove leggi federali per le iscrizioni. Posso anticipare che nelle prossime settimane l’Autorità di vigilanza cantonale invierà a tutti gli interessati una specifica comunicazione per rendere attenti tutti gli interessati a tali termini.

Altra novità: le modifiche legislative di livello federale comporteranno un adeguamento della Legge cantonale sui fiduciari. Con l’inserimento dei gestori patrimoniali e dei trustee nel campo di applicazione della Legge federale sugli istituti finanziari, le norme concorrenti vigenti del diritto cantonale decano. Si coglierà quindi l’occasione per procedere a un aggiornamento dei contenuti sulla base anche dell’attuale contesto professionale e dell’esperienza e della prassi sviluppatesi negli in anni in seno all’Autorità di vigilanza. Sarà quindi l’occasione per ribadire la necessità di questa legge che in questi anni ha adempiuto gli scopi prefissati, ovverossia: assicurare le competenze degli operatori, il controllo del territorio e, nell’eventualità, penalizzare l’esercizio abusivo della professione. Il messaggio di modifica della Legge sui fiduciari verrà posto in consultazione nel corso dell’estate e proprio nell’ottica di “lavorare insieme” verrete consultati.

Dal canto suo l’Autorità di vigilanza continuerà a garantire l’osservanza della Legge sui fiduciari nei rimanenti settori professionali altrettanto sensibili e importanti, quali quello commercialistico e immobiliare – che già sono oggetto di particolare attenzione da parte del Consiglio di vigilanza nella lotta all’abusivismo – e quello del cambista. La competitività in questo ambito si raggiunge oltre che con la qualità, anche con l’affidabilità a tutela dell’interesse pubblico e a protezione della clientela. In questo senso l’Autorità di vigilanza proseguirà con controlli prudenziali – recentemente potenziati – principalmente volti a contrastare il fenomeno dei prestanome (tema sensibile anche in altre realtà, vedi gli esercizi pubblici). Rimane poi importante da parte dell’Autorità di vigilanza la lotta all’abusivismo per mezzo del perseguimento del reato di esercizio abusivo della professione, avviata anche e spesso su segnalazione e con la collaborazione dei fiduciari già autorizzati (per l’anno 2019 attualmente intimati 5 DA). Finora l’Autorità giudiziaria ha sempre confermato i decreti d’accusa intimati e gli argomenti giuridici sostenuti.

Ogni abuso, ogni mancanza di professionalità va a minare la fiducia della clientela nei confronti di tutta la categoria. È proprio ciò che insieme non vogliamo accada, per non minacciare la competitività di un settore in cui oggi lavorano 1’506 fiduciari per complessivamente 1’858 autorizzazioni e che crea una bella fetta del Pil cantonale. Grazie per l’attenzione.

Police Rescue Race, in gara 300 concorrenti

Police Rescue Race, in gara 300 concorrenti

Da www.policerescuerace.ch

Questa mattina, presso il Centro di Primo Intervento di Mendrisio, è stata presentata la competizione multidisciplinare internazionale che si sviluppa a cavallo tra il Mendrisiotto e la provincia di Varese.

Sabato 22 giugno infatti, con la preziosa collaborazione degli Enti di primo intervento e altre Società della Regione, prenderà il via la seconda edizione della Police Rescue Race, gara che comprende diverse discipline sportive: podismo, ciclismo, nuoto e tiro. Al via vi saranno una cinquantina di squadre per un totale di 300 concorrenti.
Come ormai da tradizione, alcune tratte del percorso si svolgeranno in territorio svizzero e altre in territorio italiano.

La competizione prevede due distinti ambiti:
– una corsa a staffetta in 5 tratte per squadre di 5 concorrenti che si cimenterano in tre discipline (corsa, MTB, nuoto)
– una gara di tiro prevista per le sole categorie “armate”.

L’evento sportivo è aperto a tutti ed è suddiviso in diverse categorie. Forze dell’ordine, enti di primo intervento e gruppi sportivi avranno la possibilità di sfidarsi e divertirsi in una cornice paesaggistica unica. Per maggiori dettagli si può consultare il sito www.policerescuerace.ch

Riconsegna della bandiera del battaglione di stato maggiore del comando delle forze speciali

Riconsegna della bandiera del battaglione di stato maggiore del comando delle forze speciali

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi parteciperà mercoledì 12 giugno a Bellinzona alla cerimonia di riconsegna della bandiera, al termine del corso di ripetizione del battaglione di stato maggiore del comando delle forze speciali (CFS).

Il battaglione di stato maggiore, che ha svolto il suo corso di ripetizione principalmente in Ticino e parzialmente a Stans, è una delle componenti principali del comando delle forze speciali. Tale comando, nato con la riforma denominata Esercito XXI, comprende le formazioni e il personale di condotta delle ex formazioni di esplorazione di granatieri, nonché il distaccamento speciale della polizia militare, il gruppo d’impegno tattico sanitario della polizia militare e parti dello stato maggiore dei Servizi speciali della Sicurezza militare. Il battaglione di stato maggiore è composto sia da soldati di milizia che da professionisti e risulta essere una delle formazioni d’élite del nostro Esercito.
Il Ticino è un partner importante dell’Esercito e questo servizio ne è una conferma. Il corso ha avuto quale obiettivo il consolidamento delle conoscenze acquisite lo scorso anno, quando si è tenuto il primo corso di ripetizione. Un giovane corpo di truppa che con ogni giorno di servizio prestato impara a conoscersi e a migliorarsi, grazie a una condotta caratterizzata da obiettivi chiari, comunicazione aperta e autocritica, dimostrando che il motto “Honor – Modestia – Unitas” delle forze speciali fa parte integrante della cultura del battaglione.
La riconsegna dello stendardo – aperta al pubblico – avverrà a partire dalle 18.30 di mercoledì al Castel Grande di Bellinzona, con la marcia d’entrata della truppa per la disposizione in formazione alle 18.50 e l’inizio della cerimonia alle 19.00.