«Responsabile come capo del Dipartimento che ci mette la faccia con il sole o la tempesta»

«Responsabile come capo del Dipartimento che ci mette la faccia con il sole o la tempesta»

Dal Corriere del Ticino | La ditta fantasma e i permessi facili

Tra documenti contraffatti e presunte mazzette: ecco i retroscena della bufera che sta scuotendo il Cantone – Il numero degli arrestati è salito a sei: tra loro un funzionario e due ex dipendenti dell’Ufficio migrazione

Lo spettro della corruzione è tornato ad aggirarsi per i corridoi dell’Amministrazione cantonale. È questa l’immagine evocata dai più a seguito dell’ondata di arresti che sta scuotendo le mura dei palazzi governativi. A finire in manette sono stati un funzionario 28.enne e due ex collaboratrici dell’Ufficio della migrazione – 23 e 28 anni –, due fratelli originari del Kosovo – un 27.enne e un 25.enne già titolare di un’impresa edile fallita –, un cittadino turco di 27 anni. E così, a 16 anni dallo scoppio della controversa vicenda dei «permessi facili» – venuta a galla nel 2001 sollevando una vera e propria bufera nell’Amministrazione cantonale – un altro scandalo giudiziario per qualche verso analogo ha investito il Dipartimento delle istituzioni. I primi quattro fermi sono scattati martedì in due momenti distinti, su ordine del sostituto procuratore generale Antonio Perugini. A finire sotto torchio in mattinata sono stati i due fratelli. Nel pomeriggio il turno è toccato a due insospettabili: il 28.enne impiegato dello Stato (di origini italiane, era stato assunto nel 2010 quando ancora non aveva il passaporto svizzero e a capo del Dipartimento istituzioni vi era Luigi Pedrazzini) e la ex collega, pure di 28 anni, che fino al 2015 risultava inserita nei ranghi del Cantone ma che, in seguito a un licenziamento per questioni disciplinari indipendenti dall’inchiesta, era passata alle dipendenze di uno studio legale. Infine ieri è stata la volta dell’altra ex funzionaria (cittadina svizzera, aveva lavorato un anno come stagista per il Cantone ed era stata assunta quando alla guida del Dipartimento era subentrato Norman Gobbi) e del turco. Agli inquirenti gli arrestati hanno fornito la propria versione sui rimproveri avanzati. Lo hanno fatto chi respingendo gli addebiti (l’ex funzionaria 28.enne) chi fornendo elementi per far luce su una vicenda che sta creando, e creerà, non poco imbarazzo.

L’impresa paravento
La voce che qualcosa di grosso stesse covando sotto le ceneri di un’apparente tranquillità aveva cominciato a circolare nei corridoi di Palazzo di giustizia e Palazzo delle Orsoline ad inizio settimana. A imporre il riserbo e a rimandare la deflagrazione erano state le esigenze istruttorie. Era insomma necessario attendere che il cerchio si chiudesse su tutti e sei i sospettati per non rovinare un’indagine nata mesi fa su segnalazione delle autorità federali e della stessa Sezione della popolazione.

Ma come sono andate le cose? Tutto ruota intorno a un’impresa di costruzioni, la Aliu Big Team, fondata nel 2014 e fallita nel febbraio dell’anno scorso. Un’impresa di facciata, che non sarebbe mai stata attiva e dietro cui si celerebbero, secondo le ipotesi accusatorie, un traffico di esseri umani e il giro di permessi facili. Titolare della SAGL bellinzonese era il 25.enne, già arrestato in Kosovo tempo fa e su cui pendeva un mandato di cattura. Ebbene, per gli inquirenti, l’uomo avrebbe brigato per far ottenere a una ventina di persone, in cambio di denaro, un permesso di dimora di tipo B. In che modo? Appoggiandosi sulla «collaborazione» del fratello, ma soprattutto del funzionario 28.enne (prelevato direttamente negli uffici dell’Amministrazione cantonale) e delle ex colleghe. E non è escluso che per creare o modificare i documenti necessari, gli indagati abbiano sottratto materiale sensibile (carta apposita – i cosiddetti fogli di sicurezza – e copertine che venivano consegnate al cittadino turco). Compito di polizia cantonale e magistratura è ora quello di stabilire l’entità degli illeciti facendo chiarezza sul numero di persone che hanno beneficiato di un permesso facile, sui passaggi di denaro tra i vari attori coinvolti e sui rispettivi moventi. Certo è che chi ha ottenuto un permesso facile a un prezzo di qualche migliaio di euro verrà interrogato, dopodiché scatterà l’annullamento del documento e quindi l’obbligo di lasciare il Paese.

L’INTERVISTA – NORMAN GOBBI «Responsabile come capo del Dipartimento che ci mette la faccia con il sole o la tempesta»

Lei «deplora e condanna l’accaduto». Ma queste sembrano un po’ frasi fatte. Cosa si sente di aggiungere, dato che, una volta ancora l’Amministrazione cantonale è nell’occhio del ciclone?

«Ma il caos, in questo caso, non sussiste. È infatti stata la direzione dell’Ufficio della migrazione a procedere con le verifiche iniziali che hanno poi portato alla segnalazione alla polizia e al Ministero pubblico, oltre che naturalmente alla direzione del mio Dipartimento. Qui parliamo della fiducia che deve vigere tra istituzioni e cittadino e che invece è stata lesa, se non distrutta. Il tutto in un settore come quello dei permessi dove non si prestano servizi ma diritti a degli stranieri di risiedere e di lavorare sul nostro territorio. Il fatto che ad essere coinvolti siano stati dei funzionari, evidentemente mi fa arrabbiare, per usare un eufemismo. E in tal senso ho inviato un e-mail interna alla Sezione della popolazione nella quale mi sono detto furibondo. Questa fiducia, che è sacra, deve sempre valere. Il caso in questione purtroppo vanifica un po’ quel lavoro di durezza nell’ambito dei controlli imposti a livello di migrazione. Allo stesso tempo ci ha tuttavia permesso di imparare, tant’è che nell’ambito della riorganizzazione del relativo Ufficio sono già stati introdotti elementi figli di questa esperienza».

Il settore dei permessi in passato è stato oggetto di inchieste penali, tutti ricordiamo l’affaire «permessi facili». Cambia la direzione politica del Dipartimento ma restano le disfunzioni che sfociano in casi come quelli oggi sotto gli occhi di tutti ticinesi?

«Serve innanzitutto fare una distinzione forte. Nel 2001 era la testa dell’Ufficio dei permessi ad avere un problema, mentre qui parliamo di due singoli funzionari. Ed evidentemente come in tutte le organizzazioni in cui ci sono degli esseri umani e non delle macchine a operare il rischio zero non esiste, e dobbiamo esserne coscienti. Quando ho assunto la direzione del Dipartimento, nella mia analisi dei pericoli ho riconosciuto il rischio di tali fattispecie. Era quindi importante mettere in atto diverse misure preventive. Cosa che abbiamo fatto da un lato con l’avvicendamento alla direzione della Sezione alla popolazione, che non nascondo ha agevolato l’emersione del tutto, e dall’altro con il senso del dovere della responsabile dell’Ufficio migrazioni Morena Antonini che ha permesso l’avvio di questa inchiesta».

In passato è già accaduto che al consigliere di Stato di riferimento fosse imputata una «responsabilità politica oggettiva» per casi delicati. Lei sente d’avere delle responsabilità?

«Sento di avere la responsabilità in quanto capo del Dipartimento, il quale mette la faccia quando c’è il sole ma anche quando ci sono vento e tempesta contrari. Mi assumo quindi questo onere, delegandone però una parte alla responsabilità individuale delle persone coinvolte. Sono infatti loro ad aver agito in malafede stando alle prime ipotesi di reato».

Il leghista, lei ce lo insegna, di fronte a questi casi «s’incazza». Neppure con un leghista alle Istituzioni c’è garanzia di una condotta irreprensibile?

«È vero, il Dipartimento non è esente da casi simili. Ma va fatta una precisazione: il collaboratore e l’ex collaboratrice sono stati assunti nel 2009 come ausiliari e nominati nel 2010, con il primo che ai tempi era ancora cittadino italiano. Io sono alla testa delle Istituzioni dal 2011 e una delle prime misure che ho introdotto prevede che in seno alla Sezione della popolazione vengano nominati unicamente cittadini svizzeri».

La seconda ex collaboratrice arrestata ieri sera però è svizzera.

«Sì, ed è stata assunta per un anno sotto la mia direzione. Ma qui ribadisco come a fare stato debba essere la responsabilità dell’individuo a fronte della fiducia in lui riposta».

Ma c’è un legame con il caso Pulice, l’ex killer della ‘ndrangheta pentito?

«No, le due fattispecie non sono da ricollegare».

Cambierà il suo modo di interagire con i funzionari?

«Vige sempre il principio della fiducia e fintanto che la stessa non è tradita deve essere data. Il fatto di aver riorganizzato l’Ufficio della migrazione servirà anche ad avere procedure migliori, in grado di evidenziare le criticità con determinati indicatori. Doppi controlli? Sui dossier delicati sarà la regola, ma dal momento che la Sezione evade circa 75.000 pratiche all’anno non sarebbe pensabile introdurli per una questione di risorse disponibili e finanziariamente parlando».

Vista la delicatezza non teme ora che vi sia un inquinamento delle prove?

«Il fatto che si sia operato nel silenzio, visto che l’inchiesta è partita nella primavera del 2016, dimostra come la direzione dell’Ufficio della migrazione e della Sezione della popolazione abbiano operato in modo trasparente e collaborativo con polizia e autorità inquirenti. A ciò vanno ricondotte e aggiunte le nuove misure interne attuate che sono certo permetteranno di evitare un inquinamento delle prove».

La sua condotta politica nel settore dei permessi è stata molto rigorosa, spesso anche drastica. Mentre Gobbi stringeva le viti, dalla porta accanto c’era però chi oliava un altro meccanismo. Il coperchio è stato tolto grazie a una segnalazione, ma la domanda è lecita. Quante volte la fanno franca questo genere di personaggi?

«Chiaramente, fatta la legge trovato l’inganno e ci sarà sempre qualcuno più furbo. Questa fattispecie dimostra però che se la macchina e i controlli funzionano i problemi vengono identificati così come i responsabili, per i quali si procede con le misure penali e amministrative del caso. E per il funzionario indagato ciò significa che al momento è pronta una richiesta di sospensione che va adottata dal Governo. Detto questo anche in ambito amministrativo vige la presunzione di innocenza».

(Articolo di Giovanni Mariconda, Massimo Solari e Gianni Righinetti)

Arrestato un collaboratore dell’Ufficio della migrazione

Arrestato un collaboratore dell’Ufficio della migrazione

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto dell’arresto di un collaboratore e di un’ex collaboratrice dell’Ufficio della migrazione. Le ipotesi di reato nei loro confronti sono di furto, corruzione passiva e infrazione alla Legge federale sugli stranieri.

L’inchiesta ticinese è stata aperta lo scorso anno a seguito della denuncia da parte della Capo Sezione della popolazione a.i. Morena Antonini alla Magistratura. Il Dipartimento delle istituzioni informa che la collaborazione con gli inquirenti è stata, è e continuerà ad essere completa, come avvenuto in questi mesi.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, il Consigliere di Stato Norman Gobbi, condanna l’accaduto e deplora che funzionari abusino della fiducia posta nei loro confronti da parte dell’Amministrazione cantonale e della cittadinanza.

La segnalazione da parte della direzione della Sezione della popolazione agli organi di polizia è sinonimo di funzionamento dei controlli interni e dell’attenzione posta su questo fronte. Si sottolinea come i nuovi controlli interni e le nuove procedure che saranno introdotte con la riorganizzazione dell’Ufficio migrazione, decisa la scorsa settimana, sono state elaborate anche sull’esperienza maturata nella collaborazione con la Polizia cantonale nell’ambito di questa specifica inchiesta. Per ogni situazione dubbia saranno ordinati approfondimenti amministrativi e saranno adattati gli eventuali provvedimenti necessari, allo scopo di impedire la possibilità del ripetersi di illeciti.

Per i dettagli sulle accuse a carico degli arrestati si rimanda al comunicato della Magistratura.

Verstoss gegen Burkaverbot: Lugano büsst IZRS-Frau Nora Illi mit 250 Franken

Verstoss gegen Burkaverbot: Lugano büsst IZRS-Frau Nora Illi mit 250 Franken

Da LuzernerZeitung.ch | Nora Illi muss wegen eines Verstosses gegen das Tessiner Burkaverbot eine Busse von 250 Franken bezahlen. Sie war im Sommer voll verschleiert erwischt worden. Illi will die Busse anfechten – notfalls bis vor den Gerichtshof für Menschenrechte.

Den Bussenentscheid habe ihr die Stadt Lugano im Januar mitgeteilt, sagte Nora Illi auf Anfrage unserer Zeitung. Illi ist beim Islamischen Zentralrat der Schweiz (IZRS) für Frauenangelegenheiten zuständig. Sie war im letzten Sommer in der Stadt Lugano mit einem Nikab ertappt worden. Dieses Kleidungsstück verhüllt bis auf einen Sehschlitz den ganzen Körper.

Illi wird die Busse jedoch anfechten – notfalls bis vor dem Europäischen Gerichtshof für Menschenrechte in Strassburg. «Das Tessiner Verhüllungsverbot schränkt mich in einer islamischen Kultushandlung und in meinem Recht auf Selbstbestimmung ein», sagt Illi.

Seit letztem Juli gilt im Kanton Tessin ein Burkaverbot. Verstösse dagegen können mit 100 bis 10’000 Franken sanktioniert werden. Bis jetzt wurden sechs Verfahren im Zusammenhang mit dem Burkavebot eröffnet, wie das Tessiner Sicherheitsdepartement am Montag mitteilte. Ob davon auch Touristinnen aus dem arabischen Raum betroffen sind, ist nicht bekannt.

Neben der Busse aus Lugano droht Illi eine weitere der Stadt Locarno. Am Tag des Inkrafttretens des Verhüllungsverbots schritt die Konvertitin in ihrem Nikab über die Piazza Grande und wurde dabei von der Polizei angehalten. Bis jetzt hat die Stadt Locarno Illi noch keine Busse zugestellt.

In Locarno wurde Illi von Rachid Nekkaz begleitet. Der algerische Unternehmer hat angekündigt, die Kosten für alle erwischten Burkaträgerinnen zu übernehmen. Nekkaz begleicht auch die Bussen, die sich vollverschleierte Frauen in Frankreich, Belgien und einhandeln. Nach Inkrafttreten des französischen Burkaverbots im Jahr 2010 gründete Nekkaz einen Fonds zur Verteidigung der «Freiheit und der religiösen Neutralität des Staates». Mit den Mitteln daraus finanziert er die Verstösse gegen die Burkaverbote.

(Articolo di Kari Kälin: http://www.luzernerzeitung.ch/nachrichten/schweiz/Verstoss-gegen-Burkaverbot-Lugano-buesst-IZRS-Frau-Nora-Illi-mit-250-Franken;art66368,960979)

Burqa, pochi casi problematici

Burqa, pochi casi problematici

Da RSI.ch | Primo bilancio stilato dal Dipartimento delle istituzioni: rare le segnalazioni di persone a volto coperto

Le infrazioni registrate sul territorio cantonale dall’introduzione delle nuovi leggi sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici (entrate in vigore il 1 luglio 2016) sono state 384. Secondo il bilancio di questi sei mesi – stilato dal Dipartimento delle istituzioni – la maggior parte dei casi (244) è legato a episodi di accattonaggio, mentre sono state rare le segnalazioni di persone a volto coperto: sono state sei – in questo ambito – le procedure avviate e una decina gli ammonimenti, senza verbale di polizia.

Tolti i casi citati, come riferisce il comunicato trasmesso lunedì dalle autorità, figurano 52 episodi di imbrattamento di beni pubblici, 41 di disturbo della quiete pubblica (soprattutto legati all’attività di bar e ritrovi pubblici) e 36 di animali vaganti. Più rari i casi accertati di littering, con sole cinque sanzioni.

Il servizio del Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Burqa-pochi-casi-problematici-8682544.html

‘Abbiamo ridotto gli sconti per coprire il disavanzo. Nuovo calcolo dal 2018’

‘Abbiamo ridotto gli sconti per coprire il disavanzo. Nuovo calcolo dal 2018’

Da laRegione | «Chi oggi sostiene che abbiamo alzato le imposte a chi ha veicoli poco inquinanti sbaglia: in realtà abbiamo ridotto lo sconto. Il principio della neutralità finanziaria va garantito». Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi prende atto del reclamo e motiva il recente adeguamento del sistema bonus/malus nel calcolo dell’imposta di circolazione con la necessità di riportare i conti in nero. «Quando il sistema è entrato in vigore (l’adeguamento alla formula di calcolo attuale risale al 1° gennaio 2014, ndr) abbiamo constatato come, in brevissimo tempo, il ‘tesoretto’ accumulato grazie ai malus è stato eroso dai bonus elargiti». Per intenderci: l’imposta di circolazione calcolata per il veicolo è fissa, mentre lo sconto o la penale, a dipendenza delle emissioni di CO2, fa variare l’importo. «Chi riceve lo sconto, lo riceve perché qualcun altro paga per lui», puntualizza Gobbi. Non si tratta, quindi, di un regalo statale ‘tout court’. Sconti elargiti e penalità recuperate devono bilanciarsi per far quadrare il sistema. «Visto che elargivamo molti più bonus rispetto ai malus che incassavamo, ci siamo ritrovati con un problema finanziario». Se nel 2014 il saldo era positivo (e di parecchio: +5,3 milioni), negli anni seguenti il valore è sceso in picchiata verso lo zero, superandolo nel 2016: disavanzo di 2,3 milioni di franchi. Questo perché il parco veicoli ha continuato ad aumentare, in modo sempre più efficiente. Da qui, la necessità di ricalibrare sconti e penalità: a chi è andata peggio, quest’anno si è ritrovato a pagare il doppio. Trattasi in particolare di chi beneficiava fino all’anno scorso del 50% di bonus, oggi annullato. Siamo sicuri che sia davvero il sistema migliore? «No, evidentemente il sistema ha dato prova di tutti i suoi limiti. Lo sapevamo, per questo da settembre dell’anno scorso stiamo lavorando a un nuovo calcolo dell’imposta di circolazione – riprende Gobbi –. Presenteremo il messaggio a breve, con l’auspicio che entri in vigore già con il 1° gennaio 2018». Quali le modifiche di fondo? «L’imposta deve sganciarsi dal sistema bonus/malus, pur tenendo conto dei consumi. Il sistema dev’essere più stabile e uguale per tutti». L’attuale regime di bonus/malus infatti tocca soltanto i veicoli immatricolati dal 1° gennaio 2009, ossia circa 135mila automobili su 225mila. «L’elemento dello sconto sull’imposta comunque è marginale nella scelta del veicolo – conclude Gobbi –. Va poi rilevato che il mercato ha adeguato la sua offerta con veicoli sempre più efficienti: il sistema bonus/malus sfalsa il calcolo senza tenerne sufficientemente conto. Il disavanzo del 2016 lo dimostra. E questa perdita a bilancio a un certo punto va compensata».

(Articolo di Andrea Manna e Chiara Scapozza)

Pochi i volti coperti Molti, invece, gli accattoni

Pochi i volti coperti Molti, invece, gli accattoni

Dal Giornale del Popolo | Norman Gobbi fa un bilancio dei primi sei mesi delle nuove leggi – Due terzi dei reati sono legati all’accattonaggio. Il consigliere di Stato: «Il burqa più che i numeri riguarda i valori».

Un primo bilancio, dopo sei mesi, dall’entrata delle nuove Leggi sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto, è stato fatto dal Dipartimento delle istituzioni.
Le infrazioni in totale sono state 384. Si tratta di procedimenti avviati dai Corpi di polizia delle 8 regioni del Cantone. Come fa sapere il DI per la maggior parte dei casi (244) si tratta di reati legati all’accattonaggio, mentre sono state rare le segnalazioni di persone a volto coperto.

Le nuove leggi sono entrate in vigore il 1. luglio e da quella data sono stati sei i casi in cui è stata avviata una procedura nei confronti di persone con il volto coperto. Mentre in un’altra decina di episodi vi è stato un semplice ammonimento verbale da parte dell’agente di polizia.

Le infrazioni sono state, come detto 384, di queste le più frequenti si sono registrate nel Luganese (127) e a nord di Bellinzona. La maggior parte di questi eventi è legata a fenomeni di accattonaggio (244), imbrattamento di beni pubblici (52 casi) e animali vaganti (36). Altri 41 reati sono legati al disturbo della quiete pubblica (soprattutto causato dall’attività di bar e ritrovi pubblici). Da noi interpellato il direttore del DI Norman Gobbi si è detto: «Soddisfatto del bilancio. Sapevamo che le cifre sul burqa non potevano essere molto alte. E lo abbiamo detto subito che si trattava di salvaguardare dei valori più che controllare un aspetto numericamente rilevante». Le nuove leggi secondo Gobbi: «Erano necessarie in quanto il fenomeno dell’accattonaggio era da controllare meglio. Tanto vero che due terzi delle sanzioni in sei mesi sono da ascrivere sotto questa voce. La Legge sull’ordine pubblico contiene anche questi elementi e non solo il burqa».
Lo stesso consigliere di Stato precisa: «L’accattonaggio ha un effetto diretto sulla percezione della sicurezza. Vedere un accattone in ogni angolo di strada abbassa la percezione di sicurezza nei cittadini. E non dimentichiamo che queste persone sono legate a organizzazioni che li sfruttano».

Un bilancio positivo che lo stesso consigliere di Stato condivide con albergatori e Comuni: «Grazie alla loro collaborazione abbiamo potuto meglio controllare questi fenomeni».

(Articolo di Nicola Mazzi)

«Il poligono del Ceneri resta centrale»

«Il poligono del Ceneri resta centrale»

Dal Giornale del Popolo | Norman Gobbi insiste sul progetto che dovrebbe riunire diverse realtà regionali – L’intenzione del direttore del DI è quella di avere a disposizione la nuova infrastruttura a partire dal 2021. Intanto i giovani possono iniziare già a partire dai 15 anni.

Il tiro al bersaglio è uno sport che attrae diversi appassionati. Anche tra i giovani emergendo un ritorno di fiamma per questa disciplina che anche alle ultime Olipiadi ha
dato soddisfazioni al nostro Paese. In Ticino ci sono diversi progetti in corso. Con il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi e con il presidente della Federazione ticinese delle società di tiro Oviedo Marzorini abbiamo fatto il punto della situazione.

Direttore Gobbi, la sostituzione dei poligoni di tiro di Lugano, Bellinzona e Origlio con uno al Monte Ceneri diventerà realtà? Quando? A che punto è l’iter progettuale? Quali i passi da intraprendere ancora?
Il progetto del Centro polifunzionale di istruzione e tiro al Monte Ceneri è tutt’ora d’attualità e verrà concretizzato nei prossimi anni. Attualmente si stanno concretizzando tutti i passi formali necessari per procedere all’elaborazione del PUC (Piano di utilizzazione cantonale), il quale, dopo una consultazione delle parti interessate, verrà sottoposto al Gran Consiglio. Una volta conclusa questa fase si procederà con l’allestimento del bando di concorso e la richiesta al Legislativo cantonale del credito di progettazione. Una volta che saranno valutate le proposte architettoniche seguirà un ulteriore passo formale con la richiesta del credito di costruzione. Questo permetterà, salvo imprevisti, di disporre al più presto della nuova infrastruttura a partire dal 2021.

Che tipo di struttura sarà?
Sarà una infrastruttura interamente insonorizzata, la quale consentirà di concentrare le attività di tiro di Società di tiro, militari e Forze di Polizia in un’unica struttura polifunzionale in grado di accogliere gli obbligati al tiro di quasi metà del Canton Ticino.

La nuova convenzione con la Federazione delle società di tiro che cosa comporterà? In che modo i tiratori saranno agevolati?
Il rinnovo della Convenzione permetterà ai tiratori di prolungare di un’ora l’apertura nel periodo estivo a fronte di una forte riduzione delle attività durante i giorni festivi. Questo garantirà una migliore distribuzione delle attività durante i giorni feriali.

Funziona la collaborazione tra i militari, il Cantone e la Federazione di tiro? In che modo migliorarla?
La collaborazione funziona ed è particolarmente dinamica, così come lo sono i rapporti interpersonali degli attori coinvolti. Nei prossimi anni nel mondo del tiro vi saranno nuove sfide che saranno accolte ed elaborate in modo da trovare soluzioni adeguate per tutte le parti come d’altra parte è avvenuto fino ad ora.

Quale direttore del DI è sempre vicino a questo mondo, è soddisfatto dell’attuale situazione e dei progetti che si stanno preparando?
Sì, lo sono. Dal mio osservatorio di capo Dipartimento l’approccio nel trattare i dossier è propositivo. In questo ambito la gestione dei progetti risulta spesso particolarmente complessa perché implica la collaborazione di più attori: dai servizi cantonali a Enti esterni all’apparato statale. La realizzazione del nuovo poligono del Monte Ceneri rimane il progetto centrale. Un progetto nel quale crediamo e nel quale stiamo investendo energie e risorse. Si tratta di uno sforzo che in futuro ci permetterà di rispondere in modo ottimale alle esigenze del nostro territorio e sarà fonte di stimolo per le attività dei tiratori così come per coloro che intendono avvicinarsi a questa interessante pratica sportiva.

In Ticino, rispetto al resto del Paese, il tiro “tira” ancora?
Certamente, siamo uno dei Cantoni che ha visto aumentare in maniera importante le attività dei giovani tiratori, che ora possono avvicinarsi a questo sport già a partire
dai 15 anni. Anche le attività quali il tiro obbligatorio e il tiro in campagna hanno registrato un aumento rispetto agli anni scorsi. Come mi piace ribadire, anche in questo ambito, il Ticino è il “laboratorio della Svizzera” dove testiamo fenomeni e tendenze che negli altri Cantoni arriveranno solo in un secondo tempo.

(Intervista di Nicola Mazzi)

Maggior controllo su chi vive e lavora in Ticino!

Maggior controllo su chi vive e lavora in Ticino!

Dal Mattino della domenica | Cambiano le modalità per la richiesta di un permesso per vivere o lavorare nel nostro Cantone. Si passa al modulo elettronico, ma con dei controlli più accurati e soprattutto con un contatto diretto con il richiedente. Questa settimana con il mio Dipartimento abbiamo presentato la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, che sarà messa in atto durante il 2017. Una riorganizzazione che fa parte della manovra di risanamento del Governo, ma che è anche – e soprattutto – una risposta all’aumento degli stranieri che intendono vivere o lavorare sul nostro territorio.

L’evoluzione normativa rispetto agli stranieri, in particolare con l’introduzione nel 2002 dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone, ha fatto sì che la popolazione straniera in Ticino negli ultimi anni sia fortemente aumentata (solo negli ultimi due anni, dal 2015 al 2016, le persone straniere residenti nel nostro Cantone sono passate da 97’937 a 100’658). Di conseguenza, sono aumentate anche le sollecitazioni dell’Ufficio della migrazione: nel 2016 le decisioni emesse sono state 75’774! Era quindi necessario attualizzare l’organizzazione dell’Ufficio della migrazione – che risale al 1954 – per far fronte alla crescita delle richieste e soprattutto per migliorare la qualità dei controlli effettuati.

Compito centrale dello Stato è garantire il controllo della popolazione presente sul nostro territorio, o che lo frequenta quotidianamente per lavoro. Proprio per questo motivo, in questi anni la procedura per la richiesta di un permesso ha subito diversi aggiornamenti. Un esempio è l’introduzione nell’aprile del 2015 della misura del casellario, voluta dal mio Dipartimento e che fino ad ora ha portato a negare o revocare il permesso a 64 criminali pericolosi. Una misura che ha dimostrato quanto sia importante analizzare con attenzione le richieste di permessi, per evitare che dei delinquenti vengano a vivere o a lavorare in Ticino!

La riorganizzazione, che si sviluppa in due fasi (la prima ad aprile e la seconda a settembre di quest’anno), prevede di migliorare notevolmente i controlli svolti durante la procedura di richiesta di un permesso, in particolar modo per chi intende stabilirsi o intraprendere un’attività nel nostro Cantone. Le domande riguardanti i permessi di soggiorno “B” e “L” o per frontalieri “G” con attività indipendente saranno infatti sottoposte a un’analisi approfondita, con la verifica del documento di identità del richiedente e un esame accurato del motivo del soggiorno e dell’effettiva attività in Ticino. In particolare, chi richiederà un permesso per lavoratori frontalieri dovrà presentarsi in uno dei vari posti di gendarmeria della Polizia cantonale, per evitare la possibilità che siano presentati eventuali documenti falsi.

L’obiettivo, con la riorganizzazione dell’Ufficio migrazione, è quindi di continuare su questa strada: approfondire l’analisi delle domande per evitare gli abusi, effettuando i dovuti accertamenti (fatti in alcuni casi direttamente nei posti di Polizia) e con un contatto diretto con i richiedenti. Il tutto con minori costi e con risposte più tempestive, evitando così che si crei una situazione per la quale chi è in attesa di una decisione da parte dell’Ufficio, frequenti quotidianamente il nostro Cantone senza un permesso e quindi senza un controllo puntuale (con l’Accordo di libera circolazione delle persone chi richiede un permesso può già infatti vivere o lavorare da noi, in attesa della decisione!). La nuova procedura permetterà inoltre di informare rapidamente i Comuni riguardo ai nuovi cittadini stranieri. Comuni che a loro volta potranno segnalare tempestivamente eventuali casi critici all’Autorità cantonale.

Si tratta quindi di ottimizzare le risorse pubbliche per far fronte alla necessità di risanare le finanze cantonali, ma si tratta soprattutto di cogliere l’occasione per intervenire dove necessario, adeguando i servizi a quanto richiesto dalla realtà odierna. Con la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione vogliamo dare una risposta a una necessità di tutti i ticinesi: la garanzia di un servizio di qualità, a favore della sicurezza sul nostro territorio.

Norman Gobbi – Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Escobar, il party di carnevale a Bellinzona e le serie tv: parla Norman Gobbi

Escobar, il party di carnevale a Bellinzona e le serie tv: parla Norman Gobbi

Da Libera TV | Il ministro delle istituzioni: “In uno Stato liberale ognuno organizza le feste che vuole, ma quella sui narcos per me è poco opportuna. Ecco perché” – Intervista al ministro delle Istituzioni: “Benché possa sembrare una realtà distante e magari – negli intendimenti degli organizzatori – su cui fantasticare, diciamo che siamo ben distanti da party dedicati ai gangster nordamericani degli Anni Venti o a parodie de “Il Padrino”. Infatti, i narcos e i loro traffici di droga a livello internazionale sono ben attivi a livello globale e giungono fino alle nostre latitudini, attraverso le organizzazioni criminali europee, ‘Ndrangheta in primis”

In uno Stato liberale ognuno può organizzare i party che vuole (assumendosene però la pieno responsabilità), ma dedicare una festa di carnevale alla criminalità organizzata per me è insensato.

È questo in sintesi il pensiero di Norman Gobbi sulla festa a tema ispirata alla serie tv che ha narrato le gesta di Pablo Escobar e dei narcos colombiani, che tanto sta facendo discutere. Il ministro delle istituzioni, interpellato da Liberatv, ha deciso di esprimersi sul party in agenda per il prossimo Rabadan al Caffè degli artisti di Bellinzona.

A Gobbi abbiamo chiesto innanzitutto la sua opinione sul “caso” e se si augura un ripensamento sul tema della festa da parte degli organizzatori: “Diciamo innanzitutto – risponde il ministro – che in uno Stato liberale, ognuno può fare quello che intende, assumendosi però completamente le conseguenze del suo agire. Sta solo a loro quindi decidere se dedicare un party ad un’organizzazione criminale attiva e con ramificazioni globali sia qualcosa di sensato. Evidentemente per me non lo è. Mi auguro che si tratti di una scelta inopportuna presa in buona fede, come d’altronde ha già avuto modo di spiegare il gerente del locale”.

Con il direttore del Dipartimento delle Istituzione, dunque dell’ordine pubblico, cerchiamo di allargare il discorso, chiedendogli se un un party con un tema del genere possa essere dannoso per il carnevale di Bellinzona. La risposta di Gobbi è articolata: “Benché possa sembrare una realtà distante e magari – negli intendimenti degli organizzatori – su cui fantasticare, diciamo che siamo ben distanti da party dedicati ai gangster nordamericani degli Anni Venti o a parodie de “Il Padrino”. Infatti, i narcos e i loro traffici di droga a livello internazionale sono ben attivi a livello globale e giungono fino alle nostre latitudini, attraverso le organizzazioni criminali europee, ‘Ndrangheta in primis. Non possiamo quindi banalizzare chi produce in Sud America e commercializza a livello globale stupefacenti, che giungono attraverso lo smercio sino alle nostre latitudini”.

L’obiezione che alcuni hanno fatto alle critiche espresse da più parti sul tema della festa, è il diritto alla satira, stampato nel dna del carnevale, anche su questioni sensibili come può essere la criminalità organizzata. Traducendo in domanda: a carnevale ogni scherzo (e ogni festa) vale oppure esiste un limite alla satira (ammesso e non concesso che di satira si tratti)? “Come detto in entrata – risponde Gobbi – ognuno si assume le responsabilità del suo agire. Certo hanno fatto parlare del loro party, ma banalizzare la criminalità organizzata mi sembra poco opportuno”.

Infine la questione serie Tv, perché tutto parte da lì. L’ispirazione del party, infatti, nasce dalla fortunata serie di Netflix dedicata alla vita di Pablo Escobar e alla guerra tra i narcos (e tra narcos e autorità) che ha insanguinato la Colombia in quegli anni terribili. La questione degli effetti negativi, soprattutto sui giovani, che possono produrre questi telefilm dedicati alla criminalità organizzata, è da tempo al centro di un aspro dibattito tra chi sostiene che anche il male va raccontato senza filtri, e chi invece intravvede il pericolo della mitizzazione, se non dell’emulazione, di alcuni criminali.

Ecco come la pensa Norman Gobbi: “Diciamo che serie televisive come “Gomorra” o “Sopranos” servono a comprendere anche dal punto di vista conoscitivo come funzionano e agiscono le organizzazioni criminali. Credo che coloro che a seguito di serie tv, in particolare “Gomorra”, possano poi essere attratti da questo mondo, sono fragili quanto coloro che abbracciano gli estremismi e il radicalismo islamico; necessitano di un’organizzazione in cui poter sentirsi qualcuno e poter diventare qualcuno agli occhi della comunità, in questo caso da temere. Il problema è sociale e associazioni criminali scaltre trovano in esso un terreno fertile per le loro azioni di reclutamento”.

Articolo su Libera TV: http://www.liberatv.ch/it/article/34303/escobar-il-party-di-carnevale-a-bellinzona-e-le-serie-tv-parla-norman-gobbi-il-ministro-delle-istituzioni-in-uno-stato-liberale-ognuno-organizza-le-feste-che-vuole-ma-quella-sui-narcos-per-me-poco-opportuna-ecco-perch

Imposte di circolazione: coerenza

Imposte di circolazione: coerenza

Dal Corriere del Ticino | L’opinione – Norman Gobbi

È passato quasi un anno da quando, insieme ai colleghi di Governo, abbiamo presentato il pacchetto di misure per riequilibrare le finanze: una serie di interventi che toccano in modo sostenibile e sensato tutti i campi di attività dello Stato e ci accompagneranno fino al sospirato rilancio della progettualità di questo Cantone. Il Gran Consiglio ha approvato la manovra e ne ha condiviso lo spirito: chiedere a tutti, proprio tutti, di fare la propria parte. Tra le misure che il Governo ha proposto e che il Parlamento – voglio ripeterlo – ha approvato vi era l’adeguamento del coefficiente delle imposte di circolazione. È vero, il messaggio sulla manovra era molto lungo e forse impegnativo da leggere fino in fondo, ma mi sembra davvero strano che un deputato del PLR intervenga ora su questo giornale e attacchi il Dipartimento, accusandoci di volere riportare l’equilibrio delle finanze attraverso balzelli. Criticandoci per avere eseguito quanto lui ha votato, il deputato si dimostra come minimo un po’ confuso.

Quanto alla sostanza dell’accusa, davvero abbiamo aumentato le imposte di circolazione per pescare a tradimento nelle tasche dei cittadini? La risposta è ovviamente negativa. Nel 2015 il Ticino ha chiaramente respinto in votazione popolare una modifica della Legge sulle imposte di circolazione. Siamo quindi rimasti fermi al sistema bonus-malus, che però – per «colpa» dei veicoli sempre meno inquinanti – è diventato sempre più difficile da finanziare: se le auto penalizzate sono sempre meno e quelle che godono di sconti sempre più numerose, è chiaro che il meccanismo è destinato ad incepparsi. E visto che la legge non permette al Cantone di indebitarsi per finanziare gli ecobonus – ci mancherebbe! – è stato inevitabile intervenire, onde evitare una perdita di 6 milioni di franchi nel 2017.

Questo abbiamo fatto, senza tuttavia restare indifferenti ai disagi legati all’attuale sistema di calcolo, ormai superato. Negli scorsi mesi ci siamo perciò mossi e, nel corso della primavera, presenteremo un nuovo progetto per rivedere il meccanismo dell’imposta di circolazione. Si tratta di una delle 43 misure che il mio Dipartimento ha elaborato per raggiungere l’obiettivo di risanare le finanze, adattando nel contempo i servizi alle trasformazioni tecnologiche e ai nuovi bisogni della società.

Il Dipartimento è la fanteria dello Stato, con servizi presenti in maniera capillare sul territorio e un livello molto alto di contatto con la popolazione. Ciononostante, l’unico adeguamento di personale che abbiamo chiesto riguarda la sicurezza (polizia e carceri), necessario per assicurare l’ordine interno. Faccio quindi fatica ad accettare l’accusa di volermi arricchire a spese del cittadino, gonfiando l’organico, quando la mia unica colpa è di avere dato seguito – con responsabilità e coerenza – alle scelte del Parlamento.