Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi

Comunicato stampa

I Servizi del Gran Consiglio informano che oggi, a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, si è svolta la cerimonia per il rilascio della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte della signora Elettra Orsetta Bernasconi Matti, eletta dal Parlamento l’8 novembre scorso, a Presidente della Pretura penale per il periodo 1° marzo 2022-31 maggio 2030.
La cerimonia è stata condotta dal Presidente del Gran Consiglio Nicola Pini.

 

Introduzione della targa per sistemi di trasporto

Introduzione della targa per sistemi di trasporto

Comunicato stampa

Il Dipartimento dello istituzioni informa che a partire dal 1° marzo 2022 sarà introdotta in Svizzera una targa destinata ai sistemi di trasporto posteriori, i cosiddetti “portabici” o “portatutto”. L’introduzione della targa per sistemi di trasporto era richiesta da più parti da alcuni anni, vista la sempre maggiore diffusione di questi sistemi di trasporto. L’Ufficio federale delle strade (USTRA) si è quindi prodigato per introdurre in tempi brevi questa novità.  

L’introduzione della targa per sistemi di trasporto era richiesta da più parti da alcuni anni, vista la sempre maggiore diffusione di questi sistemi di trasporto. L’Ufficio federale delle strade (USTRA) si è quindi prodigato per introdurre in tempi brevi questa novità.  
Nelle istruzioni rilasciate ai Cantoni, USTRA sottolinea che la nuova targa risponde alle esigenze di praticità espresse dagli utenti della strada, ma dovrebbe al contempo incoraggiare gli stessi a smontare il sistema di trasporto quando non viene utilizzato, alleggerendo il peso del veicolo, favorendone l’aerodinamica e riducendo di conseguenza i consumi e le emissioni di CO2. La targa per il sistema di trasporto dovrà riportare il numero delle targhe del veicolo su cui è montato, ma sarà stampata su sfondo rosso anziché bianco. 
I Paesi confinanti con la Svizzera hanno già confermato il riconoscimento della nuova targa e questa potrà quindi essere utilizzata senza problema alcuno nel Principato del Liechtenstein, in Austria, in Francia, in Germania, in Italia, oltre che in Estonia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Spagna e Gran Bretagna. USTRA prevede che questo elenco si amplierà ulteriormente, essendo in attesa di risposte ufficiali da diversi Paesi. 
Si tratta di una targa che non avrà valore giuridico a sé stante e dovrà infatti essere utilizzata solo in combinazione con le regolari targhe di controllo bianche. Tuttavia, non bisogna confondere questa assenza di valore giuridico con l’applicazione dell’art. 97 della Legge federale sulla circolazione stradale, che prevede una sanzione per chi, tra le altre, utilizza targhe alterate o contraffatte o utilizza targhe non rilasciate per il veicolo su cui sono apposte, ad esempio su un rimorchio per il trasporto di cose o su un veicolo che necessita di un’immatricolazione. 
È importante sottolineare che non vi è alcun obbligo di utilizzo di questa targa. Gli utenti della strada che già oggi montano un portabici e spostano regolarmente la propria targa posteriore potranno continuare a farlo. Coloro che fossero interessati a ottenere una targa rossa, potranno richiederla alla Sezione della circolazione, che a partire da oggi, martedì 22 febbraio, aprirà le ordinazioni sul proprio sito internet. A causa dei problemi di approvvigionamento che coinvolgono in questo periodo diversi settori produttivi, a livello federale le prime targhe rosse saranno distribuite solo verso la fine di marzo.  
La nuova targa sarà disponibile unicamente nel formato “lungo” (50 cm x 11 cm) e avrà un costo una tantum di CHF 20.-. I tempi di produzione da considerare saranno di 10-12 giorni, ma potrebbero allungarsi in caso di un numero particolarmente elevato di richieste. Una volta stampate le targhe saranno inviate per posta direttamente al domicilio del richiedente o potranno essere ritirate presso un posto della Polizia cantonale a scelta del richiedente. 
Per maggiori informazioni vi invitiamo a consultare il sito internet della Sezione della circolazione (www.ti.ch/circolazione) o dell’Ufficio federale delle strade.     

Scuola di polizia di due anni, “Bilancio positivo”

Scuola di polizia di due anni, “Bilancio positivo”

Andrea Pronzini (foto), capo settore Centro Formazione Polizia, giudica favorevolmente l’introduzione di un secondo anno nel corso per i futuri agenti

Il bando di concorso per l’assunzione di nuovi aspiranti gendarmi di polizia è aperto. La scuola inizierà il 1° marzo del prossimo anno ma, già dal 2020, prevede un corso di due anni e non più di uno. Una scelta, quella di prolungare il percorso formativo dei futuri agenti, che nasce dall’esigenza di ampliare le competenze e che avrebbe già portato diversi benefici. “Il bilancio è decisamente positivo” racconta Andrea Pronzini, capo settore Centro Formazione Polizia. “Non dobbiamo dimenticare che da un lato c’era la novità del sistema biennale e dall’altra c’è stata la situazione pandemica, che ha richiesto una serie di adeguamenti in corso d’opera”. Ciononostante, c’è soddisfazione, perché “il Ticino è il primo cantone a terminare questo ciclo formativo di due anni e da tutte le parti c’è stata una grande flessibilità verso i nuovi strumenti che è stato necessario implementare”.

Un percorso “entusiasmante”
Affrontare la formazione per diventare agente di polizia permette di confrontarsi con materie molto variegate e di acquisire competenze pratiche, come ad esempio il comportamento tattico, oppure il tiro di polizia. “Penso che l’entusiasmo che si può acquisire seguendo questa formazione così interessante e variegata sia forse lo stimolo maggiore per affrontare il percorso”, prosegue Pronzini.

I requisiti
Per accedere alla formazione è necessario possedere la cittadinanza svizzera, avere tra i 21 e i 35 anni ed essere patentati. Oltre a questo verranno valutati altri aspetti per i quali è possibile prepararsi preventivamente. “Soprattutto per i test fisici, l’agilità e la tenuta nella corsa su una distanza di tre chilometri possono essere facilmente allenate dalle persone. C’è poi la materia di conoscenza del territorio e delle istituzioni”. Gli aspiranti agenti sono pure sottoposti a una prova di… italiano. Per affrontarla al meglio, Andrea Pronzini suggerisce di fare un po’ di pratica: “La lettura di un buon libro e provare in modo individuale a redigere dei testi argomentativi che vadano oltre alla semplice e-mail possono aiutare a prepararsi per la selezione”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/scuola-di-polizia-di-due-anni-bilancio-positivo-DF5214984

Da www.ticinonews.ch

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‘Società multiculturale, sicurezza vuol dire pure mediazione’
Ruolo e compiti del gendarme nelle considerazioni di Marco Zambetti, Polcantonale. ‘Legati al disagio giovanile parte dei reati constatati maggiormente’

In questi due anni di pandemia «il gendarme ha dovuto anche, più di prima, mediare le varie situazioni», afferma il maggiore Marco Zambetti. Ruolo e compiti odierni dei gendarmi, in sostanza degli agenti della Polizia cantonale che operano in uniforme: per saperne di più la ‘Regione’ ha interpellato l’ufficiale della Cantonale che dirige la Gendarmeria. Lo ha fatto in occasione dell’uscita oggi sul ‘Foglio ufficiale’ del bando di concorso per il reclutamento di nuove divise. La Polizia cantonale e le polizie comunali di Ascona, Bellinzona, Ceresio Sud, Chiasso, Locarno, Lugano e Mendrisio sono infatti alla ricerca di agenti. Le candidature, indica in una nota la Polcantonale, sono da presentare entro il prossimo 28 marzo. Si tratta delle candidature, aperte ad ambo i sessi, alla Scuola di polizia che prenderà il via il 1. marzo 2023. Per gli aspiranti gendarmi (Polizia cantonale) e per gli aspiranti poliziotti comunali la formazione durerà due anni. Bando di concorso e altre informazioni su www.ti.ch/scuoladipolizia .

Maggiore Zambetti, il mese prossimo termineranno la Scuola di polizia gli aspiranti gendarmi che hanno iniziato la formazione nel 2020, i primi a seguire la formazione biennale. Quest’ultima si è rivelata una buona soluzione?
Per poter fare una valutazione approfondita, e di conseguenza affidabile, dell’impatto della formazione biennale sulla preparazione e sulla qualità del servizio dei nuovi gendarmi è necessario attendere. Solo nel corso di quest’anno si potranno avere tutti gli elementi del caso e quindi dei riscontri oggettivi.

Nell’attesa facciamo allora un passo indietro: ci spieghi le caratteristiche della preparazione biennale.
Beh la novità principale rispetto al passato è stata l’introduzione di un secondo anno di formazione. Un anno in più dunque, che porta al conseguimento dell’attestato professionale federale di agente di polizia. Questo secondo anno è caratterizzato dalla virtuosa sinergia fra l’applicazione delle conoscenze e delle competenze acquisite durante la Scuola di polizia e un approfondito lavoro di analisi e di riflessione da parte dell’agente in formazione: sugli interventi effettuati in pattuglia, sulle proprie competenze e sul proprio ruolo come agente di polizia.

Con quale obiettivo?
Questa virtuosa sinergia favorisce lo sviluppo e il consolidamento di un approccio analitico e critico – già durante la formazione – che è fondamentale nell’esercizio della professione e nell’ulteriore sviluppo della carriera del neo gendarme. Ritengo inoltre positivo il fatto che attraverso la formazione biennale il gendarme in formazione sia chiamato ad assumere la piena responsabilità del suo processo formativo, ovviamente con il sostegno di figure di riferimento come il mentore e i referenti di pratica. Ora, eventuali correttivi alla formazione biennale verranno discussi nelle diverse commissioni che operano sotto l’egida dell’Istituto svizzero di polizia e verranno discussi anche alla luce della prima esperienza che sta per concludersi.

Un periodo di formazione più lungo perché, immagino, il contesto lavorativo del gendarme è mutato.
Certo, il gendarme oggi opera in una società sempre più multiculturale, in cui abitudini, comportamenti e mobilità delle persone sono sempre più diversificate. Visione e spirito di tolleranza accresciuti devono, anche questi, far parte oggi del Dna di un gendarme. Nel contempo si assiste purtroppo – il tema non è nuovo – al venir meno in generale del rispetto per la funzione pubblica e nel nostro caso per chi porta l’uniforme: questo si traduce in attacchi, verbali e non, contro gli agenti di polizia. Insomma il gendarme ha il non facile compito di rispondere con fermezza, ma con proporzionalità, nel rispetto delle leggi e del codice deontologico.

Tutto ciò come si riflette sulla formazione e i suoi contenuti?
Dal 2020 disponiamo di un nuovo Piano di formazione di polizia valido a livello nazionale che costituisce il quadro di riferimento, vincolante, per i Centri regionali di formazione e i corpi di polizia, a partire dal quale vengono sviluppati i piani di studio delle scuole di polizia così come la formazione pratica. Particolare importanza viene attribuita pure ai diritti umani, alla lotta a qualsiasi tipo di discriminazione, al confronto con i valori e con i principi etici.

Possibilità di carriera per i gendarmi?
La Polizia cantonale, quindi anche l’Area Gendarmeria che dirigo, offre un ampio spettro di possibilità di carriera interna che teoricamente potrebbe portare un giovane che oggi intraprende il percorso di gendarme a divenire un domani ufficiale, ovvero un funzionario dirigente, in seno alla Direzione della polizia cantonale. Vi è inoltre una moltitudine di specializzazioni: alludo ad esempio ai gruppi di intervento speciale oppure alla Polizia giudiziaria. Alla quale, dopo un percorso interno di alcuni anni, un gendarme può accedere. L’accesso alla Giudiziaria è condizionato anche dalle necessità del momento degli altri settori della Polizia cantonale e in ogni caso dall’esito del processo di selezione delle candidature. Rilevo poi un dato positivo con le scuole cantonali di polizia degli ultimi anni ed è quello di un sempre maggior interesse per la professione da parte di personale femminile.

Veniamo all’operatività: quali sono le situazioni che stanno impegnando maggiormente il settore della Polizia cantonale di cui lei è responsabile?
Faccio una premessa. L’attività dell’Area Gendarmeria è ampia e molto variegata. Il gendarme garantisce sempre il primo intervento e l’accertamento dei fatti. Svolge inoltre compiti di polizia giudiziaria e si occupa di prevenzione e repressione dei reati e delle infrazioni nel contesto della microcriminalità. Ogni situazione, nessuna esclusa, può presentare fattori di rischio. Detto ciò, vengo alla sua domanda. Nel corso del 2021 gli interventi della Gendarmeria hanno fatto registrare numeri simili a quelli del 2019, cioè al periodo precedente la pandemia. Tra i reati maggiormente constatati ve ne sono alcuni legati al disagio giovanile e mi riferisco in particolare a liti, risse e aggressioni. Abbiamo poi reati perpetrati mediante le nuove tecnologie o i social. Senza dimenticare i casi di modifiche tecniche illegali alle automobili e di furti di biciclette di alta gamma, principalmente elettriche.

A proposito di pandemia, in che modo ha inciso sull’attività dei gendarmi?
La quotidianità lavorativa è stata fortemente condizionata, soprattutto in corrispondenza del lockdown quando la mobilità personale è stata enormemente limitata. La polizia ha assunto compiti straordinari essendo stata chiamata a verificare, e in taluni casi a perseguire, il rispetto delle misure sanitarie decise dalle autorità. Confrontato con una nuova situazione, causa di innegabili disagi per la popolazione, il gendarme ha dovuto anche, più di prima, mediare le varie situazioni. Colgo allora l’occasione per ringraziare pubblicamente tutti i poliziotti al fronte per la grande versatilità e la professionalità dimostrate in questi due anni di pandemia. Neanche per loro è stata, come si suol dire, una passeggiata. Anzi.

Da www.laregione.ch

Bando di concorso aspiranti 2023

Bando di concorso aspiranti 2023

Comunicato stampa
La Polizia cantonale comunica che oggi è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di nuovi/e aspiranti gendarmi per la Polizia cantonale e di nuovi/e aspiranti agenti per le Polizie comunali di Ascona, Bellinzona, Ceresio Sud, Chiasso, Locarno, Lugano e Mendrisio. I candidati e le candidate seguiranno la Scuola di polizia a partire dal 1. marzo 2023. Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario (SCP) e un secondo anno in qualità di gendarme in formazione presso i Corpi di appartenenza. Come di consueto, per accedere a questa formazione biennale l’idoneità dei candidati e delle candidate sarà verificata attraverso un processo di selezione. La decisione sull’assunzione degli e delle aspiranti giungerà al più tardi entro tre mesi prima dell’inizio della formazione. Le candidature vanno inoltrate entro il 28.03.2022. Il bando di concorso, le modalità di iscrizione ai test fisici e i formulari possono essere consultati/scaricati dal sito internet della Polizia cantonale al seguente indirizzo: www.ti.ch/scuoladipolizia

 

Tante medaglie olimpiche tinte di grigio-verde

Tante medaglie olimpiche tinte di grigio-verde

Norman Gobbi: “L’esercito contribuisce in maniera determinante a dar crescere gli sportivi d’élite”

Abbiamo tutti gioito in queste ultime due settimane per i successi olimpici della nazionale svizzera ai giochi di Pechino. “Sette ori, 2 medaglie d’argento e 5 bronzi (situazione aggiornata a venerdì 18.02, ndr). Un bel bottino, che ha permesso alle nostre bandiere di sventolare in alto e di far risuonare il Salmo Svizzero nei cieli cinesi”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Forse però non tutti sanno l’importante contributo dell’Esercito a questi successi”. In che senso, ci spieghi meglio. “Il 50% degli atleti presenti in Cina – anche molti loro allenatori – sono sostenuti dal programma sportivo dell’esercito. Vuol dire 85 atleti si 167, di cui 23 donne. Corinne Suter, Michelle Gysin, Marco Odermatt, tre medaglie d’oro (e che ori!!) e un bronzo, sono soldati dell’esercito, così come il primo e secondo nelle skicross Regez e Fiva. E pure la medaglia di bronzo nello snowboard Jan Scherrer. Non male!”.
Al Direttore del Dipartimento delle istituzioni chiediamo alloro di spiegare come è organizzato questo sostegno agli sportivi d’élite. “L’esercito sostiene gli sportivi di punta con ambizioni internazionali attraverso tre opportunità: la Scuola reclute (SR) per sportivi di punta: i corsi di ripetizione e i contratti temporanei. La SR dura le tradizionali 18 settimane. Nelle prime tre vi è la formazione militare, le conoscenze di base del servizio sanitario e l’addestramento degli autisti. Seguono due settimane di formazione per diventare monitore di sport militare. Ma al pomeriggio gli atleti si allenano e alla sera fanno rigenerazione. Nelle settimane seguenti possono invece allenarsi mattino e pomeriggio e seguire la fase di rigenerazione alla sera. Durante la SR seguono poi moduli di formazione come la gestione dei media, la formazione al massaggio, lezioni di inglese, antidoping, alimentazione, pianificazione della carriera. Il tutto in modo individuale. La scuola si svolge a Macolin presso il centro di competenza sport dell’esercito, diretto dal 2020 dal colonnello Marco Mudry di Bellinzona. Si mettono così a disposizione le infrastrutture migliori e la formazione migliore affinché l’atleta sia nelle condizioni di aumentare le sue potenzialità. Sono due le SR annuali: da aprile ad agosto sono gli atleti degli sport invernali a prendervi parte; da novembre a marzo la SR è dedicata a coloro che praticano gli altri sport. I corsi di ripetizione invece di durare 30 giorni all’anno possono durare per 4 anni ben 130 giorni, durante i quali gli atleti possono allenarsi e fare le competizioni. È possibile che Corinne Suter o Michelle Gysin quando hanno vinto le loro medaglie stessero svolgendo proprio il loro corso di ripetizione. La terza opportunità messa a disposizione dall’esercito è quella del contratto temporaneo. Sono 18 gli atleti che ogni anno possono usufruire di questa possibilità. Un grande investimento per un grande successo, possiamo tranquillamente affermare”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman.
Il tutto è partito nel 1998. “Esatto e fu il consigliere federale Afdolf Ogi a gettare il seme. La prima scuola reclute per sportivi si tenne nel 2004, mentre dal 2010 è attivo il sostegno attraverso il contratto temporaneo. Dal 2019 per volontà della consigliera federale Amherd la scuola reclute ha raddoppiato la sua capacità e nel giro di 4 anni si passerà da un massimo di 70 sportivi suddivisi su 2 SR a ben 140. In un contesto sportivo internazionale che negli ultimi 30 anni è diventato sempre più competitivo il sostegno messo in campo dall’esercito ha permesso di colmare il gap con molte nazioni e ha dato la possibilità a molti ragazzi e ragazze di talento di poter arrivare ai vertici mondiali. Quando risuona il nostro Salmo svizzero nelle grandi competizioni pensiamo che un po’ di merito va anche all’esercito e al suo centro di competenza per gli sportivi”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. 

La mossa del Consiglio di Stato per la Città della Giustizia

La mossa del Consiglio di Stato per la Città della Giustizia

Il Governo pone alcune domande alla Commissione gestione e finanze e propone un incontro per chiarire i punti in sospeso sull’acquisto dello stabile EFG
Spunta l’ipotesi di mantenere a Locarno il Tribunale d’espropriazione

Sull’acquisto dello stabile EFG di Lugano il Governo ritiene opportuno un allineamento con la Commissione gestione e finanze, «nell’ottica di conseguire una condivisione della strategia logistica della Giustizia ». A scriverlo, nero su bianco, è lo stesso Consiglio di Stato in una lettera, inviata alla Gestione il 16 febbraio, in cui – tra le righe – è contenuta anche una «controproposta » ad alcune criticità sollevate dalla politica. L’obiettivo dello scritto? Trovare un accordo, atteso ormai dal 2006, per acquistare lo stabile progettato da Mario Botta per insediarvi il nuovo Palazzo di giustizia. Un accordo, scrive il Consiglio di Stato, quanto mai necessario visto il polverone mediatico e, soprattutto, alla luce di aspetti chiave quali « l’importanza dell’investimento finanziario complessivo, la presenza delle Autorità giudiziarie sul territorio e la necessità di occupazione completa» dello stabile EFG, del Palazzo di Giustizia in via Pretorio e dello stabile in Via Bossi.

Vertice decisivo
Nella lettera, il Consiglio di Stato pone quattro quesiti alla Commissione gestione e finanze le cui risposte – il Governo ne è convinto – «contribuiranno in modo determinante e conclusivo all’adesione della Commissione alla strategia logistica per il comparto giudiziario del Luganese » e che andranno idealmente condivise «durante un’audizione alla quale parteciperebbero i consiglieri di Stato Christian Vitta e Norman Gobbi e i loro collaboratori ». Insomma, nelle intenzioni del Consiglio di Stato vi è un incontro – si spera decisivo – per chiarire gli annosi punti in sospeso. Tra i quesiti posti dal Governo si intravede una sorta di controproposta ai dubbi sollevati da parte delle forze politiche rappresentate in Gestione, riguardanti l’occupazione degli spazi e l’eccessiva centralizzazione della Giustizia in riva al Ceresio.
Ma andiamo con ordine e passiamo ai quesiti posti dall’Esecutivo. Domanda 1: «Si ritiene indispensabile dover fornire un aggiornamento in merito all’utilizzazione degli spazi anche presso l’attuale Palazzo di Giustizia di Via Pretorio e lo stabile di Via Bossi (fermo restando che un approfondimento di dettaglio, per i tempi che implica, potrà essere effettuato soltanto in sede di progettazione), in modo da meglio comprendere l’ottimizzazione logistica dei vari servizi cantonali oggi allocati in varie strutture in affitto?». Domanda 2: «Si ritiene necessario mantenere la Pretura penale a Bellinzona (collocabile presso il Pretorio in fase di ristrutturazione, che presuppone una nuova sistemazione della Pretura civile unitamente alla futura Pretura di protezione)? ». Domanda 3: «Si ritiene opportuno mantenere un’autorità giudiziaria cantonale nel Locarnese, ad esempio il Tribunale cantonale d’espropriazione, in uno stabile del Cantone che non sia il Pretorio per il quale gli spazi sono già tutti occupati?». Domanda 4: «Ci sono ulteriori richieste da parte della lodevole Commissione?».

L’ipotesi sul tavolo
Ed è proprio nelle domande 2 e 3 che traspare la controproposta del Governo. Come ricorderete, infatti, a Lugano sarà insediata la sede della Pretura penale (oggi situata in spazi in affitto all’ex Swisscom di Bellinzona), del Tribunale d’appello e della Corte d’appello e di revisione penale (temporaneamente collocata a Locarno). Uno scenario che era stato criticato in particolare dal PPD. Ebbene, dalle domande del Consiglio di Stato traspare la possibilità di mantenere a Locarno il Tribunale d’espropriazione. I distretti, come noto, manterranno le proprie Preture civili e ospiteranno le nuove Preture di protezione. Basterà per convincere gli scettici?

L’accordo PLR-Lega
Il dossier, lo ricordiamo, è pendente in Commissione gestione e finanze dal novembre 2019 e in questi due anni un accordo politico ancora non è stato trovato, con solo PLR e Lega intenzionati ad avallare l’acquisto e a presentare un rapporto ( relatori Matteo Quadranti e Michele Guerra). A preoccupare invece PS, PPD e Verdi – che hanno più volte indirizzato una serie di domande al Consiglio di Stato – sono in particolare due aspetti sopra citati: l’occupazione degli spazi e la centralizzazione della Giustizia a Lugano. Da parte dell’UDC non vi è invece alcuna preclusione al progetto anche se, vista l’entità della spesa, i democentristi chiederanno verosimilmente al Parlamento di portare i cittadini alle urne, come previsto del referendum finanziario obbligatorio indiretto. «La proposta di lasciare a Locarno il Tribunale cantonale d’espropriazione è interessante e vedremo se basterà a spostare gli equilibri », commenta Quadranti al CdT. «In ogni caso, per arrivare al sì finale sarà importante che sia lo stabile EFG sia l’attuale Palazzo di giustizia siano occupati».

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«Un piano B non esiste: questa è l’unica soluzione»

La posizione del Governo
Per il Governo – lo ha ribadito più volte il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – un Piano B non c’è. L’obiettivo del progetto della Città delle Giustizia, ricorda infatti l’Esecutivo nella lettera, è «rispondere alle necessità del Terzo potere dello Stato, riconoscendo finalmente alla Magistratura una sede istituzionale di rilevanza storica che la cittadinanza possa associare alla Giustizia cantonale, acquisendo nel contempo uno stabile di indubbio pregio che porta la firma dell’architetto ticinese di fama internazionale Mario Botta, inserito nel patrimonio architettonico cantonale».

Le cifre
La spesa totale per l’acquisto dello stabile EFG ammonta a 80 milioni di franchi, mentre per la sua ristrutturazione e i relativi adeguamenti sarebbero necessari altri 55,9 milioni. Inoltre, per la ristrutturazione e l’adeguamento dell’attuale Palazzo di Giustizia in via Pretorio servirebbero 83 milioni, nonché altri 5 milioni per l’adeguamento della sede provvisoria nello stabile di via Bossi.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 18 febbraio 2022 del Corriere del Ticino

Rapporti tra Cantone e Comuni: aperte le iscrizioni al 3. Simposio

Rapporti tra Cantone e Comuni: aperte le iscrizioni al 3. Simposio

Comunicato stampa

Avrà luogo giovedì 17 marzo 2022 all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio a Bellinzona il Simposio sui rapporti tra il Cantone e i Comuni. Dopo il successo delle due passate edizioni, il Dipartimento delle istituzioni ripropone l’evento rivolto ai Municipali, ai Consiglieri comunali, alle autorità politiche cantonali e ai funzionari dell’amministrazione cantonale e di quelle locali. La partecipazione al pomeriggio di studio è gratuita ed è possibile iscriversi compilando il modulo online sul sito www.ti.ch/eventisel entro l’11 marzo 2022.

Quali strumenti e procedure adottare per assicurare un’adeguata conduzione politica e amministrativa del Comune? Come coinvolgere i cittadini e gli attori economici presenti sul territorio? Cosa significa responsabilità sociale per un Comune?
Queste e altre domande aiuteranno a definire il perimetro dentro il quale possono operare nel contesto istituzionale odierno gli enti locali e animeranno il dibattito della terza edizione del Simposio sui rapporti tra il Cantone e i Comuni, dopo la pausa forzata dello scorso anno a causa dall’emergenza sanitaria. Un momento privilegiato di scambio tra gli attori dei due livelli istituzionali – quello cantonale e quello comunale – per provare a definire insieme le regole alla base del Buon governo dei Comuni, analizzando nel dettaglio le quattro funzioni che caratterizzano gli enti locali (funzione di servizio, funzione politica, democratica e comunitaria).
Il pomeriggio prenderà avvio alle ore 14.30 e sarà strutturato in due parti. Dopo i saluti ufficiali delle Autorità politiche cantonali e comunali, verranno presentati i risultati dei quattro gruppi di lavoro che dallo scorso autunno hanno lavorato sulle quattro funzioni principali delle realtà comunali:

  1. Gli strumenti adeguati per la gestione amministrativa del Comune
  2. La concretizzazione della cultura del coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali per definire gli obiettivi strategici e le politiche settoriali di un Comune
  3. Le modalità per rendere attrattive le cariche pubbliche comunali
  4. La definizione della responsabilità sociale del Comune

Dopo un momento di pausa, i lavori riprenderanno con una tavola rotonda alla quale parteciperanno una delegazione del Consiglio di Stato, il Presidente del Gran Consiglio e alcuni municipali presenti alla giornata di studio.
Il programma dettagliato dell’evento è consultabile sul portale www.ti.ch/eventisel. Il simposio avrà luogo alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona e lo si potrà seguire anche in diretta streaming.
Per ragioni organizzative gli interessati a partecipare sono pregati di iscriversi entro l’11 marzo 2022 compilando il formulario online sul sito www.ti.ch/eventisel.   

«È il momento di ricucire le divisioni»

«È il momento di ricucire le divisioni»

Il consigliere di Stato Norman Gobbi commenta il “liberi tutti” confermato oggi dal Consiglio federale.
E, a chi non è convinto: «Si può mantenere le misure di protezione di propria spontanea volontà».
Liberi tutti. Domani è ufficialmente Freedom Day. E se in molti sprizzano felicità per la fine del certificato Covid e, in buona parte, delle mascherine, c’è anche chi cova mille timori per il brusco cambio di rotta.
«Può spiazzare chi non brama la libertà», commenta il consigliere di Stato Norman Gobbi ai microfoni di Radio Ticino, «ma il ritorno alla normalità è atteso da molti. Chi lo desidera può poi continuare ad applicare le misure di protezione di propria spontanea volontà».
In Ticino non ci saranno restrizioni extra rispetto a quanto deciso dal Governo federale, assicura poi Gobbi: «Il Consiglio di Stato non porrà ulteriori misure. È giusto allinearci e dare la libertà che in molti aspettano da tempo».
La ripartenza, dunque, è qui. Ma il popolo, durante gli ultimi due anni di restrizioni, ne ha passate tante, conferma Gobbi. «È il momento di ricucire le divisioni che si sono create all’interno della popolazione, tra chi è pro misure e chi contro, chi sostiene il vaccino e chi no, chi è scettico e chi non lo è. È importante tornare uniti come comunità, recuperare quella voglia di stare insieme e condividere».

Coronavirus – Convivere con fiducia con il virus

Coronavirus – Convivere con fiducia con il virus

Comunicato stampa

L’allentamento delle misure di contenimento del coronavirus, annunciato oggi dal Consiglio federale, segna l’entrata in una nuova fase della pandemia. Il Consiglio di Stato saluta positivamente la decisione e guarda con fiducia al futuro: grazie a un buon grado di immunità, alla responsabilità individuale e all’esperienza acquisita possiamo ora continuare a convivere con il virus senza ulteriori provvedimenti. Occorre tuttavia ricordare che la pandemia non è terminata e che la prudenza rimane essenziale. Il cambiamento viene pertanto sottolineato con il passaggio al colore «blu» della campagna cantonale di sensibilizzazione e con un aggiornamento delle raccomandazioni. Particolare attenzione andrà posta nei confronti delle persone più vulnerabili che dovranno continuare a proteggersi ed essere protette attraverso i comportamenti ormai noti: uso della mascherina, igiene, distanziamento, arieggiamento dei locali e vaccinazione. In caso di sintomi, rimane inoltre fondamentale porsi immediatamente in isolamento e sottoporsi a un test. Sempre oggi il Consiglio di Stato ha deciso di abrogare il decreto esecutivo del 3 gennaio 2022 sui provvedimenti in materia di contenimento del contagio da COVID-19 nelle scuole. Cade di conseguenza, da domani 17 febbraio 2022, anche l’obbligo dell’uso della mascherina a scuola.

L’evolvere della situazione epidemiologica ha permesso oggi al Consiglio federale – dopo consultazione con i Cantoni – di stabilire l’abbandono delle misure per contenere la diffusione del coronavirus in Svizzera. Questa decisione segna l’avvio di una nuova fase di convivenza con il virus e decreta la fine di un sistema di provvedimenti che si è rivelato efficace ed equilibrato, evitando di limitare in maniera sproporzionata la libertà personale, sociale e economica nella nostra società.  
Il Consiglio di Stato guarda con fiducia ai prossimi mesi, conservando tuttavia la necessaria prudenza. Le persone più vulnerabili al virus devono infatti continuare a proteggersi e a essere protette, grazie ai comportamenti personali che ogni cittadina e ogni cittadino ha imparato e applicato in questi due anni. Alla luce del nuovo quadro normativo, la campagna di sensibilizzazione «Distanti ma vicini» torna da oggi al colore «blu», con una serie di raccomandazioni aggiornate che mettono particolare attenzione alla protezione delle persone vulnerabili.    
Il Governo ticinese coglie l’occasione per rivolgere un pensiero di gratitudine a tutta la popolazione ticinese che durante tutta la crisi ha dimostrato responsabilità personale e collettiva e si è distinta per il proprio spirito di adattamento. Un ringraziamento particolare va al personale delle strutture ospedaliere e, più in generale, al sistema sanitario ticinese che ha profuso uno sforzo immenso, tuttora in corso. Non vanno infine dimenticati gli altri settori della nostra economia e della nostra società, che hanno contribuito –  direttamente o indirettamente – alla buona gestione di questa situazione del tutto eccezionale. Il Governo ricorda con cordoglio le molte persone decedute in questi lunghi mesi e rivolge un pensiero di vicinanza – a nome di tutta la collettività – alle loro famiglie e a tutte le persone ancora ospedalizzate e a quelle toccate dagli effetti a lungo termine della malattia.  
Al di là degli aspetti sanitari ed economici, il Consiglio di Stato auspica che i prossimi mesi siano l’occasione per avviare un lavoro, personale e collettivo, di ricucitura anche delle divisioni che si sono create durante la pandemia. Il ritorno a una nuova normalità passerà anzitutto dal recupero del sentimento di coesione che è indispensabile al buon funzionamento del Paese. Si tratta di un impegno che spetta a ognuno di noi, anche per onorare chi ha sofferto e continua a soffrire a causa delle conseguenze della crisi.

I venti di guerra in Ucraina e la sicurezza della Svizzera

I venti di guerra in Ucraina e la sicurezza della Svizzera

I venti di guerra che nelle ultime settimane soffiano sull’Ucraina – al di là di quelli che possono essere gli accordi che escludono un intervento armato della Russia – arrivano anche sul nostro collo e devono interrogarci sul grado di sicurezza del nostro Paese. Soprattutto se si considera la fragilità del sistema difensivo europeo e la potenza che può mettere in campo una nazione come la Russia. Assodato che gli Stati Uniti – a di là delle apparenze – mai vorrebbero entrare in questo conflitto, al nostro interno dobbiamo essere pronti ad affrontare un’eventuale crisi, che diverrebbe globale e ci riguarderebbe da vicino. Come ci ha dimostrato la pandemia legata al coronavirus, nei casi estremi la Svizzera è chiamata a risolvere i problemi in modo autonomo e sovrano. Anche di fronte a un eventuale conflitto armato non potremmo illusoriamente aspettarci che qualcuno ci tolga le castagne dal fuoco, gettandosi in una difesa della Svizzera.

In una seria e dettagliata analisi della situazione, il comandante di corpo Thomas Süssli, capo dell’Esercito svizzero, sulla NZZ del 15 febbraio mette in evidenza le diverse minacce che possono nascere da questa crisi – molto più vicina a noi di quanto taluni potrebbero credere – e le capacità di risposta che può dare il nostro esercito. Tra le caratteristiche positive figura sicuramente la grande possibilità di azione delle nostre forze armate, che fa leva anche sulla milizia e sulle competenze che molti soldati portano in dote. Un esercito che, anche grazie ai futuri aerei da combattimento, sarebbe in grado di dare una risposta a 360 gradi alle attuali e future minacce. Per questo una Svizzera neutrale e armata è essenziale per assicurare l’autonomia del nostro Paese, visti i tempi che corrono!

Opinione pubblicata nell’edizione di mercoledì 16 febbraio 2022 del Corriere del Ticino