Maggiori cyber-rischi nella sfera pubblica e privata

Maggiori cyber-rischi nella sfera pubblica e privata

Comunicato stampa

La crescente digitalizzazione dell’economia e della società, fenomeno acceleratosi in conseguenza delle restrizioni imposte dalla crisi pandemica e dalle misure prese per contrastarla, ha fortemente aumentato i cyber-rischi nella sfera pubblica e privata. Una frazione crescente di reati è direttamente o indirettamente legata ad aspetti di natura informatica o telematica. Per l’autorità giudiziaria l’aumento delle competenze tecniche e giuridiche è divenuta una priorità nella gestione delle inchieste.

A livello di reati informatici, per la prima volta in Svizzera, la Statistica federale fornisce dei dati nazionali e cantonali relativi al 2020 e al 2021. In  quest’ambito in Ticino nel 2021 sono stati registrati 338 reati (237 nel 2020) suddivisi nelle categorie cibercriminalità economica (160 nel 2020 e 255 nel 2021), ciberdelitti sessuali (53, 65) e ciberlesione della reputazione e pratiche sleali (24,18). La raccolta dei dati necessiterà nel corso dei prossimi anni di aggiustamenti anche procedurali per poterli affinare e per dare un quadro maggiormente chiaro della problematica.

Tornando all’attività della Sezione Analisi Tracce Informatiche (SATI) della Polizia cantonale, nel corso del 2021 ha sviluppato 36 inchieste, svolto 72 perquisizioni in supporto ad altri servizi, effettuato 1’095 analisi informatico-forensi, elaborato 43 analisi criminali operative, collaborato durante 27 ricerche d’urgenza ed evaso 250 richieste e-mail giunte da utenti o altre autorità. Inoltre, ha fornito importante supporto alla Polizia giudiziaria e alla Gendarmeria nelle indagini classiche in cui vi erano delle componenti informatiche in gioco. Le attività illecite più frequenti permangono le truffe Business Email Compromise (BEC) e gli attacchi ransomware. I BEC prevedono, attraverso le tecniche del social engineering, l’accesso illecito a una casella di posta elettronica (solitamente aziendale) e la conseguente scoperta di una relazione finanziaria. I truffatori, spacciandosi quindi per il creditore o il CEO dell’azienda, comunicano alla controparte delle false coordinate bancarie sulle quali indirizzare il trasferimento fraudolento. Per le 9 inchieste aperte lo scorso anno è stato
appurato un danno economico pari a circa 550’000 franchi. La seconda tipologia si riferisce, invece, ad attacchi veicolati allo scopo di criptare i dati contenuti nei dispositivi, così da poter chiedere un riscatto in cambio della chiave di decifratura. Gli autori operano prevalentemente dall’estero e utilizzano complessi espedienti che facilitano il mantenimento dell’anonimato. Gli illeciti vengono incassati sempre più spesso in cripto-valute. La prevenzione riveste quindi estrema importanza e la popolazione ha la possibilità di informarsi consultando i siti della Polizia cantonale www.polizia.ti.ch, del gruppo cantonale Cyber Sicuro www.cybersicuro.ch e della Prevenzione svizzera della criminalità (PSC) https://www.skppsc.ch/it/temi/internet/. Per quanto riguarda invece le segnalazioni è attivo il Centro nazionale per la cibersicurezza (NCSC) all’indirizzo https://www.ncsc.admin.ch/ncsc/it/home.html.

Infine, sono state evase diverse richieste provenienti da autorità estere che, in base alla Convenzione sulla criminalità informatica di Budapest, che fornisce una base giuridica per la cooperazione internazionale in ambito di indagini, chiedono la conservazione dei dati presenti su server di società ticinesi.

“In 10 anni quasi dimezzate le infrazioni al Codice penale”

“In 10 anni quasi dimezzate le infrazioni al Codice penale”

Norman Gobbi traccia il bilancio sull’attività della Polizia cantonale

In questi giorni la Polizia cantonale sta diramando una serie di comunicati stampa per informare la popolazione su come è andato il 2021 sul fronte della sicurezza. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal comandante della Polizia, Matteo Cocchi e dal capo della Gendarmeria, Marco Zambetti ha presentato il bilancio 2021 dell’attività del Corpo di Polizia. Per questo gli abbiamo chiesto un commento su questo bilancio. “Se guardiamo le cifre sui vari fronti (incidenti, furti, rapine, ecc.) vediamo che l’anno scorso vi è stato un aumento della casistica rispetto al 2020. Ma la spiegazione è semplice: nel 2020 lo scoppio della pandemia e il lockdown dei due mesi primaverili (marzo-aprile) hanno condizionato l’attività. In effetti, grazie al maggior controllo alle frontiere imposto dalle misure sanitarie, i reati sono decisamente diminuiti. Nel 2021 si è tornati a una sorta di normalità sotto questo profilo. È interessante osservare però che se valutiamo l’andamento sull’ultimo decennio allora constatiamo una costante diminuzione della casistica. Dal 2011 al 2021 vi è stato quasi un dimezzamento delle infrazioni al codice penale in Ticino: da 20’671 si è scesi a 12’924 casi”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Un gran bel risultato che non viene sempre convenientemente messo in risalto. Comunque, quali sono stati i motivi di questa diminuzione? “L’organizzazione del Corpo, con alcune scelte strategiche vincenti e la costante ricerca di anticipare i fenomeni e le sfide che la Polizia deve affrontare nella nostra società. Se parliamo di organizzazione dobbiamo citare la riorganizzazione della Gendarmeria, nel senso di un ritorno marcato su tutto il territorio cantonale. I poliziotti devono essere al fronte. Devono essere pronti all’intervento. D’altro canto aver creato la CECAL, centrale cantonale d’allarme, sotto il cui tetto operano tutti gli enti di primo intervento, ci ha permesso di ottimizzare l’interventistica. Con una velocizzazione della presa a carico degli eventi, anche grazie a nuovi supporti informatici. L’aumento di 50 unità ha portato la Polizia cantonale ad avere un giusto dimensionamento. Spesso viene criticato questo potenziamento, ma non dimentichiamo che in Ticino oltre alla sua popolazione composta di 350 mila abitanti vi sono costantemente anche più di 70 mila lavoratori frontalieri e spesso almeno 100 mila turisti. Il nostro Cantone può quindi tranquillamente essere considerato un Cantone da mezzo milione di “abitanti”. Se vogliamo trovare altri motivi per cui è migliorata la sicurezza in Ticino posso citare anche una sempre migliore collaborazione con le Polizie comunali, il cui ruolo nelle attività di prossimità è diventato essenziale nell’insieme dell’azione di contrasto alla criminalità. Sul fronte della sicurezza un messaggio però è importante: non bisogna mai abbassare la guardia!”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Riuniti a Morcote i Capi Dipartimento di giustizia e polizia dei Cantoni latini

Riuniti a Morcote i Capi Dipartimento di giustizia e polizia dei Cantoni latini

Comunicato stampa 

La Presidenza della Conferenza Latina dei Capi dei Dipartimenti di Giustizia e Polizia (CLDJP), della Conferenza Latina dei Capi dei Dipartimenti di Asilo e Migrazione (CLDAM) e della Conferenza Latina dei Direttori degli Affari Militari e Protezione Civile (CLAMPP) si sono riunite il 30 e il 31 marzo 2022 a Vico Morcote e Morcote. L’incontro in Ticino è stato organizzato dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Nella sua riunione ordinaria del 30 e 31 marzo 2022 a Vico Morcote e Morcote (TI), la Conferenza Latina dei Capi dei Dipartimenti di Giustizia e Polizia ha approvato il rinnovo delle sue funzioni statutarie in conformità con il suo regolamento organizzativo. Il Consigliere di Stato Alain Ribaux, capo del Dipartimento dell’economia, della sicurezza e della cultura (DESC) della Repubblica e Cantone di Neuchâtel, è stato nominato nuovo presidente della CLDJP, CLDAM e CLAMPP. Per quasi nove anni, il Consigliere di Stato Alain Ribaux è stato responsabile della sicurezza nel Cantone di Neuchâtel. In precedenza ha ricoperto la posizione di giudice e quindi ha diversi beni utili nelle sue mani per questa presidenza.
Il Consigliere di Stato Frédéric Favre, capo del Dipartimento della sicurezza, delle istituzioni e dello sport (DSIS) del Canton Vallese, è stato nominato vicepresidente.
Queste nomine sono valide per un periodo di tre anni.
Il Consigliere di Stato Romain Collaud, capo della Direzione della sicurezza, della giustizia e dello sport (DSJS) del Cantone di Friburgo, è stato nominato presidente del concordato latino sulla detenzione penale degli adulti e dei giovani adulti, così come del concordato latino sulla detenzione penale dei minori.
Per sostituire la Consigliera di Stato Béatrice Métraux, capo del Dipartimento dell’ambiente e della sicurezza (DES) del Cantone di Vaud, nel comitato della Conferenza dei direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP), di cui sono già membri i Consiglieri di Stato Alain Ribaux e Norman Gobbi, il CLDJP ha proposto il Consigliere di Stato Frédéric Favre.
Nel campo della polizia, la Conferenza latina ha deciso di sviluppare il progetto di una «Ecole romande unique multi-sites (ERM» (scuola unica multisede romanda). La creazione di questa scuola multisito, che integra il Centro interregionale di formazione della polizia (CIFPol) e l’Accademia di polizia, è in linea con l’attuazione del nuovo concetto di formazione dell’Istituto svizzero di polizia (ISP), denominato CGF 2020. In questo contesto, l’ERM si posizionerà come un centro di eccellenza e una risorsa propositiva al servizio delle forze di polizia: un centro di eccellenza nel campo dell’approccio pedagogico (assicurando la sua uniformità, efficacia e coerenza) e nella sua capacità di sinergia delle migliori pratiche applicate nelle diverse forze di polizia; un centro di eccellenza che controlla l’efficacia della sua formazione e che integra continuamente il feedback delle diverse forze partner (miglioramento continuo) e una risorsa propositiva nell’accompagnamento della creazione di dottrine nelle forze partner attraverso un’apertura costante sulle pratiche intra ed extra-cantonali. Per raggiungere questa visione a lungo termine sarà necessario un approccio pragmatico in fasi per creare gradualmente delle sinergie tra le specificità di ogni sito. Una commissione di formazione e un consiglio scientifico sono stati creati per fornire la dinamica necessaria per la messa in comune di idee, pratiche e forze rispettive. Una tabella di marcia che specifica gli aspetti della formazione, dell’organizzazione, dello status giuridico, del processo e del calendario sarà presentata alla riunione autunnale della CLDJP.
Nel campo della giustizia, la Conferenza latina, sulla base di uno studio di fattibilità realizzato da triaspect SA a Bienne, ha deciso di portare avanti il progetto di riabilitazione parziale dell’ex centro educativo di Prêles. Di conseguenza, 22 posti per il collocamento di minori francofoni potrebbero essere messi a disposizione dei giudici minorili latini, conformemente all’articolo 15 comma 2 del DPMin. Diversi approcci collaborativi con il Canton Berna, proprietario della struttura, dovranno essere fatti per affinare i contorni precisi di questo progetto.
Infine, nell’ambito degli affari militari e della protezione civile, la conferenza latina ha avuto l’opportunità di discutere con il nuovo comandante della divisione territoriale 1, il maggiore Mathias Tüscher su importanti questioni trasversali nella cooperazione tra i cantoni e la Div ter 1.

La CLDJP ringrazia il Canton Ticino, rappresentato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, per aver ospitato il suo incontro di primavera in una magnifica cornice.

 

Soddisfatti dei servizi della Sezione della circolazione? I cittadini sono invitati a esprimere la propria opinione

Soddisfatti dei servizi della Sezione della circolazione? I cittadini sono invitati a esprimere la propria opinione

Il Dipartimento delle istituzioni informa che a partire da oggi, 31 marzo 2022, presso la Sezione della circolazione è possibile esprimere il proprio parere in merito al servizio ricevuto, utilizzando strumenti di rilevamento della soddisfazione previsti dal progetto “Servizio eccellente”.
“Servizio eccellente” è un progetto che nasce con la volontà di rafforzare e di migliorare l’interazione tra il cittadino e le istituzioni, andando ad agire sul modo in cui il servizio viene offerto. Per fare ciò è quindi necessario avere un riscontro in tempo reale sulla situazione attuale, così da monitorarne la progressione.
Questi strumenti di rilevamento permettono al cittadino di segnalare il proprio indice di gradimento attraverso una procedura semplice e intuitiva che consiste nel scegliere tra tre icone: una sorridente, l’altra indifferente e l’ultima delusa. Oltre a questo, il cittadino ha la possibilità di fornire delle informazioni supplementari rispetto alla propria scelta, scansionando un codice QR che porta a un breve sondaggio: si tratta di uno strumento prezioso per il Dipartimento, perché consente di approfondire l’esperienza del cittadino.
Vista la delicata situazione sanitaria degli ultimi due anni, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di adottare strumenti che offrono la possibilità di esprimere la propria opinione senza dover necessariamente premere il pulsante: è infatti sufficiente mantenere il dito davanti all’icona scelta e aspettare che la luce corrispondente lampeggi. L’auspicio è che molti utenti facciano buon uso di questo rilevamento del grado di soddisfazione.

Strade sicure con luci sempre accese sulle e-bike

Strade sicure con luci sempre accese sulle e-bike

Comunicato stampa

Da domani, venerdì 1. aprile, scatta l’obbligo di circolare con le luci accese anche di giorno con le biciclette elettriche, alfine di aumentare la visibilità e la sicurezza dei conducenti di questi specifici veicoli a due ruote. Il progetto del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure e i diversi partner della sicurezza lanciano un’azione di sensibilizzazione.

La sicurezza stradale è una realtà sempre in evoluzione nella quale è necessario trovare le giuste contromisure ai possibili nuovi pericoli. L’importante aumento di veicoli a due ruote elettrici sulle nostre strade registrato negli ultimi tempi, unito al volume di traffico urbano, richiede da parte dell’utenza un’accresciuta attenzione e prudenza.
È in questo contesto che s’inserisce l’introduzione dell’obbligo di luci accese anche di giorno per tutti i veicoli a due ruote elettrici (e-bike, monopattini elettrici, ecc.). Durante le ore diurne è sufficiente avere la luce anteriore accesa, sebbene il consiglio sia di avere entrambe le luci (anteriore e posteriore) sempre accese, al pari dei veicoli a motore.
Questa novità legislativa non implica modifiche circa i requisiti di equipaggiamento. Infatti già oggi sulle e-bike devono essere presenti almeno due fanali a luce fissa, uno anteriore bianco e uno posteriore rosso, che per i modelli veloci (potenza massima 1 kw) devono essere omologati. Si considerano fissate al mezzo anche le luci rimovibili.
Al fine di permettere una corretta applicazione della nuova norma, la Polizia cantonale, le Polizie comunali e la Polizia dei trasporti, unitamente a Strade sicure lanceranno un’azione di sensibilizzazione sul terreno. In questo contesto sarà possibile ricevere tutte le informazioni necessarie per viaggiare in piena sicurezza sulle nostre strade e per mantenersi costantemente aggiornati.   

Profughi dall’Ucraina, il Ticino accoglie oltre il previsto

Profughi dall’Ucraina, il Ticino accoglie oltre il previsto

Visita della neo Segretaria di Stato della migrazione al Centro federale d‘asilo a Pasture. ’Si è retto alla sfida dell’emergenza’

Ancora una volta il Ticino non si è tirato indietro. Porta d‘accesso sud della Svizzera davanti all’emergenza umanitaria ucraina ha aperto le braccia. Anche più di quanto la Confederazione gli chiedesse di fare. A oggi il cantone ha accolto sul suo territorio oltre 1’400 profughi. Tra loro gran parte, come testimoniano le autorità locali, hanno trovato casa nel Mendrisiotto. Oggi, mercoledì, Christine Schraner Burgener, al suo debutto come Segretaria di Stato della migrazione (Sem), è qui su suolo ticinese per dire di persona il suo ’grazie’. «Come nelle crisi precedenti – riconosce la responsabile della Sem – insieme è stato fatto un grande lavoro». Del resto, nel tempo ci hanno pensato la guerra dei Balcani e del Kosovo e le pressioni migratorie del 2016 a mettere alla prova la macchina dell’accoglienza. Certo il conflitto in Ucraina ha posto di fronte a «una situazione che non si era mai vista dalla Seconda guerra mondiale in poi». Le donne, i bambini, gli anziani in fuga dalle bombe rappresentano ora una prova che chiama tutti – Confederazione, Cantoni e Comuni – a rimboccarsi le maniche.
Come hanno reagito le istituzioni? «Sinora – conferma la Segretaria – questa sfida l’abbiamo padroneggiata bene. La cooperazione tra Confederazione e Cantoni ha funzionato molto bene. Quanto alla solidarietà dimostrata dalla popolazione è stata travolgente». Sono migliaia a livello nazionale i posti letto messi a disposizione e i privati hanno un ruolo significativo. Ciò che conta fa capire il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è essere virtuosi nel segno del federalismo svizzero. La sua richiesta consegnata brevi mano nelle stanze del Centro federale d’asilo a Pasture (fra Balerna e Novazzano)? «Far funzionare la solidarietà intercantonale e la ripartizione dei rifugiati negli altri cantoni». Tutto secondo il principio della reciprocità.

Prima visita, primo incontro con i sindaci
Oggi è stata, quindi, la prima volta di Christine Schraner Burgener negli spazi del Centro federale d’asilo, parte delle infrastrutture di Ticino e Svizzera centrale. O meglio della soluzione logistica provvisoria, lì a Pasture, in attesa di quella definitiva, che sarà ponta nel 2024. Ed è stato altresì il suo primo incontro, nel primo pomeriggio, con i rappresentanti dei Comuni locali – Bruno Arrigoni e Sonia Colombo-Regazoni, sindaco e municipale di Chiasso, e Luca Pagani e Sergio Bernasconi, sindaci di Balerna e Novazzano -, al tavolo anche Gobbi e il collega di governo Raffaele De Rosa e Ryan Pedevilla, a capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione. Mai come in questi frangenti il dialogo istituzionale, d’altra parte, ha un valore importante. Certo in questo caso, fa presente la Segretaria di Stato della migrazione, «per la prima volta non è Chiasso a essere il grande porto di scalo di chi fugge dalla guerra. La maggior parte fa capo a Zurigo». Ma quella a sud resta una frontiera ‘calda’.

Migrazione, una sfida nella sfida
In effetti, «nessuno di noi – annota ancora – sa dire quanto durerà la crisi. Una cosa è chiara – ribadisce -: possiamo superare questa sfida solo insieme e grazie al dialogo costruttivo che si è instaurato in Ticino. Solo così, sono sicura, potremo risolvere anche i prossimi problemi che si presenteranno». In realtà, la prova, come fa capire dl canto suo Norman Gobbi, rischia di essere duplice; perché a questo stato di cose dall’estate potrebbero sommarsi i flussi migratori di sempre, che si prevedono in aumento. «Per Chiasso e il Ticino sarà una situazione da affrontare, per la Sem da gestire in modo solidale», rimarca il Consigliere di Stato.

Preoccupazioni e rischi
Tornando alla crisi Ucraina, il capo del Di si spiega in due modi l‘ondata di profughi sul Ticino. «Innanzitutto, nel cantone è presente una significativa comunità ucraina, che ha fatto da attrattore. In secondo luogo, qui c’è uno dei centri federali importanti del Paese». Gobbi non nasconde di avere diverse preoccupazioni. «Dal nostro punto di vista, le esperienze vissute negli ultimi anni ci hanno permesso di essere quasi subito pronti a fronteggiare la crisi – annota -. Ora è la solidarietà spontanea che deve essere incanalata. Nelle emergenze, infatti, vi è anche chi approfitta della situazione. Una situazione che va monitorata fin dall’inizio, anche attraverso i colloqui che l’autorità cantonale ha nella gestione degli alloggi collettivi».

Focus sui minori non accompagnati
Il pensiero va in particolare ai minori non accompagnati, oltre che alle donne con figli e agli anziani. E la chiave di volta, a maggior ragione per i ragazzi, resta la concessione dello statuto di protezione ‘S’: registrare i rifugiati, fa presente ancora Gobbi, dà modo di avere un riscontro della loro presenza. «Non sono coloro che accolgono – spiega a ‘laRegione’ – che decidono quali misure di protezione devono essere attivate per quel minorenne. Minore al quale occorre garantire la presenza di una persona che funga da autorità parentale – un tutore o un curatore – e che possa essere seguito nel suo percorso. Sappiamo bene che, come c‘è il rischio di tratta di essere umani per le giovani donne – come si è visto ai confini con l’Ucraina -, possono esserci pure potenziali abusi sui minorenni. Quindi, l’obiettivo è quello di assicurare una ‘tracciabilità delle persone’: sapere chi sono, dove sono e attivare tutte le misure necessarie per la loro protezione. Dunque non solo lo statuto ’S’ ma tutti gli altri strumenti a disposizione».

Il Ticino ha già dovuto misurarsi con i minori non accompagnati in questa crisi? «Sin qui la guerra in Ucraina ha portato in Svizzera pochi minori non accompagnati a differenza di quanto accaduto con la situazione in Afghanistan», ci fa presente la Segretaria di Stato della migrazione.

Da www.laregione.ch

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«Accoglienza, ma organizzata»
In Svizzera sono stati registrati 20 mila profughi ucraini, al Ticino ne sono stati attribuiti 1.470, superando la chiave di riparto – Schraner Burgener: «Mostrata una solidarietà travolgente» – Gobbi: «Occorre più coordinazione tra privati e autorità»
«Siamo di fronte a una situazione inedita». Non ha dubbi, la segretaria di Stato della migrazione Christine Schraner Burgener, arrivata in Ticino per visitare il centro federale d’asilo di Chiasso: «Stiamo vivendo qualcosa che non si era mai visto dopo la Seconda guerra mondiale». E i numeri lo dimostrano. Sono già 20 mila i profughi ucraini registrati in Svizzera, mentre nel solo centro d’asilo di Chiasso sono stati 2.500. Di questi, 1.470 sono poi stati attribuiti al nostro cantone. «Una cifra molto superiore rispetto a quanto prevede la chiave di riparto», è stato chiarito. Ogni giorno, ha spiegato la responsabile della SEM, arrivano in Svizzera circa mille persone: «Donne e bambini, soprattutto, che hanno bisogno della nostra protezione e devono essere registrati. Questo rappresenta una sfida per tutti: Confederazione, Cantoni e Comuni. Finora, però, abbiamo fronteggiato bene la sfida». Numeri alla mano, «la Confederazione mette a disposizione circa 9.000 posti letto, di cui qualche centinaio al centro di Chiasso. I Cantoni invece circa 30.000». Poi ci sono tantissimi privati: «La solidarietà è travolgente, e il Ticino si sta contraddistinguendo per lo slancio mostrato», ha detto Schraner Burgener.

Le preoccupazioni
Ma le sfide, ha chiarito da parte sua il direttore del DI Norman Gobbi, non mancano. «Chiasso è abituata a gestire i flussi migratori, l’esperienza passata ci ha permesso in questa occasione di essere pronti quasi immediatamente», ha premesso il consigliere di Stato. «Ma ci sono anche alcune preoccupazioni: ad esempio i minorenni non accompagnati e gli anziani che arrivano, e che magari necessitano di cure mediche». I minori non accompagnati – che «finora sono comunque pochi», ha detto la Segretaria di Stato della migrazione – «necessitano di protezione, di persone che fungano da autorità parentale, e di essere scolarizzati». E poi c’è il grande tema del coordinamento tra la solidarietà privata e le autorità: «È importante che a Chiasso sappiano chi arriva affinché la macchina non rallenti, quindi è opportuno che chi organizza i bus in arrivo con i profughi informi le autorità», ha evidenziato Gobbi. Il nostro cantone, fin dalle prime settimane di conflitto, si è prodigato per sostenere chi fugge dalla guerra. «Infatti, sono molte le persone arrivate sul territorio. Da un lato, perché qui c’è un’importante comunità ucraina che funge da attrattore. E poi perché Chiasso ha un centro d’asilo importante». Passata la prima fase di emergenza, ha chiarito Gobbi, «occorre però attivare al meglio la solidarietà intercantonale. Il primo picco di arrivi dovrebbe affievolirsi, quindi le registrazioni dovranno assumere il carattere di normalità».

Centri alloggi
Sul fronte dell’accoglienza in Ticino, «l’organizzazione predisposta dal Cantone per il momento sta funzionando bene», assicura Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione. «Anche perché il Ticino ha sì assorbito un gran numero di arrivi, ma moltissimi profughi sono stati accolti direttamente dalla popolazione. Senza cioè passare dalle strutture collettive cantonali». Al momento, il centro di Aurigeno è al completo, con 60 persone ospitate. Piena anche la struttura di Arzo, dove si contano 65 persone. «Ad Airolo, invece, abbiamo ancora 14 posti a disposizione (su 60 totali). Da lunedì, per far fronte all’aumento degli arrivi, sarà aperto il centro a Breno, mentre mercoledì 6 aprile toccherà a Casa Roseto, sempre ad Airolo», spiega Pedevilla. Finora, poi, sono circa 170 gli alloggi messi a disposizione dai privati, che si sono annunciati ai Comuni: «Ci stiamo quindi occupando di visionare gli appartamenti, privilegiando gli spazi indipendenti e ammobiliati, che possono essere messi a disposizione rapidamente per le famiglie ucraine. Poi, confrontando le capacità scolastiche dei diversi istituti sul territorio, potremo procedere con l’attribuzione delle famiglie nelle varie località».

A breve nelle case
Un’attribuzione che, spiega da parte sua Cristina Oberholzer Casartelli, a capo della Sezione del sostengo sociale, potrebbe avvenire in tempi brevissimi: «Prevediamo le prime uscite dal centro di Aurigeno nella prima metà di aprile. Quindi a breve le prime persone potranno essere sistemate negli alloggi sul territorio». Ma i 170 alloggi messi a disposizione basteranno? «Difficile dirlo, al momento sono sufficienti», dice Oberholzer Casartelli. «Ma tutto dipenderà dagli arrivi, le stime iniziali parlavano di 50 mila profughi in arrivo, ossia circa mille arrivi al giorno. Altre stime, invece, ipotizzano numeri giornalieri raddoppiati da aprile. Occorrerà essere flessibili e organizzarci giorno per giorno». E, di nuovo, sarà fondamentale la coordinazione. «L’invito ai cittadini è di segnalare eventuali disponibilità ai Comuni, in modo che il dispositivo cantonale possa avere una fotografia precisa della situazione e organizzare al meglio le soluzioni abitative».

La collaborazione
Il Cantone ha nuovamente scritto ai Comuni per chiedere di segnalare le iniziative spontanee dei privati, qualora ne abbiano notizia. «Questo permette a noi, ma anche alla SEM di garantire una migliore presa a carico attraverso il dispositivo cantonale», sostiene Oberholzer Casartelli. Un concetto, questo, ribadito anche da Pedevilla: «L’iniziativa di chi decide di portare in Ticino le persone scappate dalla guerra è senz’altro apprezzabile dal profilo della solidarietà. Tuttavia, è bene che vi sia un coordinamento, specialmente con la Segreteria di Stato della migrazione. Sarebbe opportuno che l’arrivo dei rifugiati venisse preannunciato alle autorità, in modo che non ci si ritrovi improvvisamente a gestire diverse decine di persone in un colpo solo». In questo modo, viene anche facilitata la distribuzione sul territorio: «Il fatto di rivolgersi ai canali ufficiali permette di non concentrare troppe famiglie con bambini in un’unica zona, evitando di sovraccaricare alcune regioni e le relative sedi scolastiche».

Da www.cdt.ch

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Profughi, non si ferma l’emergenza
La segretaria di Stato della migrazione in visita in Ticino, dove sono già presenti 1’500 ucraini – Gobbi: “Cantone da subito in prima linea, ora attribuzioni ridotte”

L’impegno per accogliere e registrare i profughi ucraini, anche in Ticino resta ai massimi livelli. La segretaria di stato della migrazione Christine Schraner Burgener oggi (mercoledì) ha visitato i centri federali d’asilo di Chiasso e Balerna. 
La visita è un’ulteriore conferma di quanto la situazione odierna sia inedita per chi opera nel settore della migrazione. In apertura dei discorsi è stato sottolineato che simili flussi non si vedevano dalla Seconda Guerra Mondiale. La pressione resta alta con 1’000 arrivi al giorno in Svizzera, soprattutto donne e bambini.
Una sfida per le autorità a tutti i livelli: queste persone vanno infatti registrate rapidamente dandogli il permesso S, ma soprattutto bisogna fornir loro un tetto, cibo e assistenza medica. Confederazione e Cantoni hanno messo a disposizione l’impressionante numero di 40’000 posti letto, ai quali si sommano quelli dei privati che hanno dimostrato una solidarietà definita travolgente. Soprattutto in Ticino dove il ruolo che giocano è fondamentale.
Gli arrivi dall’Ucraina si concentrano soprattutto a Zurigo e in tutta la Svizzera si è arrivati quasi a 20’000, di cui attualmente quasi 1’500 sono in Ticino, quindi molti più di quanti prevede la chiave di riparto. Con il caldo ci si aspetta un aumento dei migranti provenienti da sud e le autorità dovranno esser capaci di affrontare anche questa nuova sfida.

Gobbi: “Ticino da subito in prima linea, ora attribuzioni ridotte”
Da parte sua il direttore del dipartimento Istituzioni Norman Gobbi ha spiegato che “il Canton Ticino è stato uno di quei cantoni che ha maggiormente accolto in questa prima fase, da un lato perché avevamo già una comunità di cittadini ucraini presenti sul territorio, che evidentemente ha fatto da traino per amici e parenti in fuga dal conflitto. Dall’altra parte, avendo un centro federale di registrazione, molti sono rimasti qui sul territorio in questa fase e ora si sta correggendo riducendo l’attribuzione, tant’è che in questi giorni ci sono state poche attribuzioni al Ticino, in modo che si rientri nella normale chiave di riparto”.
E in merito alle preoccupazioni rivolte all’estate, Gobbi ha confermato le preoccupazioni, anche perché “il Ticino rischia di diventare ancora una volta il ‘focus’ come tradizionalmente accade quando si parla di flussi migratori in provenienza dall’Africa”.

Si attendono nuovi impiegati alla SEM
I collaboratori della SEM si attendono circa trenta nuovi impiegati, “c’è bisogno di personale e di lavorare velocemente” ha dichiarato alla RSI la segretaria di Stato della migrazione (SEM) Christine Schraner Burgener. In Svizzera si stima l’arrivo di circa 1’000 rifugiati al giorno e per questo motivo sarà necessario impiegare nuove persone per velocizzare i processi.

L’incremento dell’afflusso dei profughi
Durante il periodo estivo si attende un maggiore afflusso dovuto all’arrivo di migranti da altre zone del mondo. “Verso l’estate stimiamo circa 1’500 richiedenti asilo al giorno oltre agli ucraini. Ad oggi stimiamo oltre 20’000 ucraini già registrati in Svizzera, a questi si potrebbero aggiungere afghani, siriani o rifugiati dalla Turchia.”

L’accoglienza dei privati
In merito all’accoglienza dei privati, la segretaria di stato ha riferito ai microfoni della RSI che apprezza molto la solidarietà “ma la protezione delle vittime rimane importante, per questo dobbiamo controllare le persone e le famiglie che arrivano e lavoriamo molto con l’organizzazione per la protezione dei rifugiati per cercare e trovare gli alloggi corretti.”  

Giovedì le autorità cantonali aggiorneranno il piano di accoglienza con la presentazione delle strutture regionali e della presa a carico sul territorio.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Profughi-non-si-ferma-l’emergenza-15205009.html

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15205252

 

Profughi e rischio tratta ‘La polizia sta vigilando’

Profughi e rischio tratta ‘La polizia sta vigilando’

Il comandante della Cantonale: ‘Importante il ruolo dei Comuni’. L’attività 2021 della PolTi
‘Monitoriamo la situazione per evitare che i rifugiati ucraini finiscano nelle mani di gente senza scrupoli’. Così il comandante Cocchi alla presentazione dell’attività 2021 della Cantonale.

«Con l’arrivo dei primi profughi in Ticino ci siamo subito attivati come forze dell’ordine per monitorare e analizzare la situazione allo scopo di evitare, attraverso la prevenzione e se del caso la repressione, che queste persone, oggi particolarmente vulnerabili, diventino vittime di sfruttamento e più in generale di tratta di esseri umani da parte di gente senza scrupoli». Nel presentare ieri il bilancio dell’attività 2021 della Polizia cantonale, il comandante Matteo Cocchi si è soffermato anche su accoglienza e gestione dei numerosi rifugiati provenienti dalla martoriata Ucraina. Donne e bambini in fuga dalla guerra che potrebbero finire, nel nostro come in altri Paesi di approdo dei migranti, nel mirino di organizzazioni criminali o di singoli malintenzionati. Per scongiurare che ciò avvenga occorre, ha sottolineato Cocchi, «un lavoro di squadra». Che coinvolga – oltre alle forze di polizia – i Comuni e la popolazione. «L’Ufficio federale di polizia – ha aggiunto il comandante della Cantonale – ha emanato delle direttive perché sia prestata un’attenzione accresciuta a quest’ambito. Il tema, inoltre, è stato affrontato di recente in seno alla Conferenza svizzera dei comandanti di polizia. Importante è anche il ruolo dei Comuni per quanto riguarda il controllo abitanti e quindi il movimento della popolazione. Così come importante è il ruolo dei cittadini residenti nell’informare i servizi pubblici competenti dell’intenzione di ospitare profughi, ma anche nel segnalare situazioni anomale sul territorio». Per prevenire e contrastare lo sfruttamento, ha evidenziato ancora Cocchi, «è necessario un continuo scambio di informazioni fra attori istituzionali cantonali, tra le autorità dei vari Cantoni e ovviamente è necessario lo scambio di informazioni fra nazioni. Tutto questo per sapere anche come i profughi sono distribuiti sul territorio e dove sono alloggiati».
Aumentate le rapine Dalla drammatica realtà di queste settimane all’attività svolta lo scorso anno dalla Polizia cantonale. Che nel 2021 ha constatato «17’943 infrazioni», ha indicato il maggiore Marco Zambetti, capo della Gendarmeria, nella conferenza stampa indetta dal Dipartimento istituzioni. Quasi 18mila infrazioni: non solo al Codice penale, ma anche a leggi come quelle sugli stupefacenti e sugli stranieri. Rispetto all’anno precedente, vi è stato un aumento del «16,1 per cento» degli illeciti rilevati. Tuttavia le infrazioni complessivamente registrate sono state «inferiori» a quelle riscontrate nel 2019 («19’877»). L’anno passato, ha ancora fatto sapere Zambetti, i furti constatati sono stati 3’499, di cui 576 di veicoli: per rapporto al 2020, c’è stato un lieve aumento, pari «all’1,8 per cento». Anche in questo caso però il numero dei furti rilevato è assai più basso di quello registrato nel 2019 (4’540). Non così si può dire a proposito delle rapine: nel 2021 la Polizia cantonale ne ha constatate «39», contro le 23 dell’anno precedente e le 34 del 2019. Trentanove rapine: la maggior parte, ha precisato il responsabile della Gendarmeria, è stata commessa sulla via pubblica: una invece ai danni di un ufficio postale e quattro (tre nel 2020) quelle messe a segno in altrettanti distributori di benzina.
‘Più interventi per aggressioni e risse’ È «ulteriormente» salito il numero degli interventi di polizia per aggressioni e risse. Il grosso delle quali è avvenuto «sulla pubblica via o all’esterno di esercizi pubblici». Autori e vittime, ha ricordato Zambetti, «erano in prevalenza giovani adulti di sesso maschile: circa un terzo dei protagonisti erano minorenni». Le armi usate? Quando girano, soprattutto armi «da taglio». Comunque e fortunatamente «solo in pochi episodi le vittime hanno riportato lesioni giudicate gravi». A scatenare le zuffe «erano perlopiù futili motivi, in parte riconducibili alle persistenti restrizioni sanitarie legate alla pandemia». Senza dimenticare «l’abuso di alcol e droga». Un dato incoraggiante arriva dal numero degli interventi di polizia per violenza domestica, leggermente diminuiti. Nel 2021, ha spiegato il capo della Gendarmeria, «sono stati 958, di cui 207 per reati d’ufficio»: l’anno prima sono stati 1’105, dei quali 199 per reati perseguibili d’ufficio. Secondo Zambetti, il calo degli interventi è da attribuire anche alle campagne di sensibilizzazione al fenomeno della violenza tra le pareti di casa e a quelle di informazione sull’attività dei servizi cantonali per ciò che concerne la presa a carico di autori di violenza e vittime. Campagne che spingono sempre più persone «a denunciare i maltrattamenti subìti». Nel 2021 sono proseguiti i controlli (788) sulla manodopera estera. Stando sempre ai dati forniti dall’ufficiale della Cantonale, le persone oggetto di verifiche sono state 2’588, ottantasei delle quali «sono risultate non in regola e sono state denunciate al Ministero pubblico». Otto i datori di lavoro segnalati alla Procura. Lo scorso anno è stato contrassegnato ancora dai provvedimenti per arginare la diffusione della pandemia, alle forze dell’ordine il compito di far rispettare le misure sanitarie: 2’800 i controlli eseguiti in collaborazione con le polizie comunali, che hanno portato all’emanazione di «324 multe disciplinari per infrazioni all’Ordinanza Covid-19».
‘Violenza, l’agente come bersaglio’ Dalle considerazioni dei tecnici a quelle del politico. Per il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, aggressioni e risse sono tra i fenomeni da monitorare con particolare attenzione. «Preoccupa il ricorso sempre più frequente alla violenza per risolvere i problemi – ha sostenuto il consigliere di Stato –. Bisogna lavorare pure sulle cause e ciò richiede un approccio interdisciplinare». Vittime di aggressioni, verbali e fisiche, sono anche agenti di polizia, in particolare quando sono impegnati nel mantenimento dell’ordine in occasione di manifestazioni pubbliche. «L’agente come bersaglio», ha sintetizzato Gobbi.
‘Investimenti per la sicurezza dei cittadini’ Ma il capo del Dipartimento istituzioni ha anche tracciato un bilancio degli ultimi undici anni «di sicurezza» in Ticino. Un lasso di tempo scelto non a caso. Nel 2011 infatti c’è stata l’entrata in Consiglio di Stato di Gobbi (elezioni cantonali di aprile) e c’è stata anche la nomina governativa (in luglio) di Cocchi alla testa della Polizia cantonale. Undici anni, ha rammentato il ministro, contraddistinti fra l’altro dalla riforma (‘regionalizzazione’) della Gendarmeria «per una polizia più vicina al cittadino», dal potenziamento del numero di agenti, dall’ammodernamento dell’informatica, dalla realizzazione della nuova sede del Comando e della Centrale comune d’allarme (Cecal), dalla costituzione di un reparto di Polizia giudiziaria per rafforzare il lavoro di intelligence della Cantonale e dalla costruzione del Centro di controllo dei veicoli pesanti a Giornico (prossimo all’inaugurazione). Gobbi: «Sono investimenti per rispondere alle sfide della criminalità, investimenti dunque a favore dei cittadini e della loro sicurezza».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 marzo 2022 de La Regione

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La violenza domestica sotto la lente della polizia

Il 2021 è stato un anno tranquillo ma le sfide da affrontare sono tante Preoccupano le liti e le risse, soprattutto tra i giovani –Matteo Cocchi: «C’è un disagio che va monitorato» – Norman Gobbi: «Troppi insulti agli agenti: sono persone, non bersagli»

Il 2021, per la Polizia cantonale, è stato un anno tutto sommato tranquillo ma le nuove sfide decisamente non mancano. Come ricordato dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi nel corso della conferenza stampa sul bilancio dell’attività dello scorso anno, ci sono diverse tendenze e aspetti sotto la lente delle forze dell’ordine: tra questi, le risse e gli episodi di violenza, gli insulti nei confronti degli agenti e la sicurezza sui cantieri.

Futili motivi
Negli ultimi 10 anni in Ticino c’è stata una lenta ma regolare diminuzione degli incidenti stradali e una diminuzione delle infrazioni del codice penale, mentre a preoccupare maggiormente sono gli episodi di violenza. Gobbi ha rilevato come un terzo vedano coinvolti minorenni, mentre i fattori scatenanti «sono perlopiù futili», come l’abuso di alcol o il malessere per le restrizioni sanitarie. «C’è un disagio giovanile che va monitorato in collaborazione con gli enti sul territorio e i Comuni», ha affermato il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi (si veda anche il servizio a pagina 13). Restando nell’ambito dei reati violenti, un tema molto importante è quello della violenza domestica. Se da un lato è vero che nel 2021 i casi sono lievemente diminuiti (958, ossia 147 in meno rispetto al 2020), dall’altro gli agenti sono molto impegnati su questo fronte e la guardia non va abbassata. A questo proposito Gobbi ha ribadito che in Ticino si stanno portando avanti progetti per migliorare il coordinamento, la prevenzione e la presa a carico sia delle vittime che degli autori. «Queste situazioni vanno denunciate sia dalle vittime, sia da chi è loro vicino», ha sottolineato il consigliere di Stato. Il secondo “trend” è la «predisposizione a vedere un agente di polizia come bersaglio per insulti». A questo proposito, Gobbi ha citato le scritte ACAB (acronimo di «All Cops Are Bastards») spesso visibili sul territorio. «È un attacco gratuito che purtroppo viene tollerato dagli enti locali. E questo non va bene. Gli agenti di polizia sono persone e non bersagli». Il terzo aspetto, infine, è la sicurezza sui cantieri. «Vengono svolti circa due controlli al giorno ma ci vuole un coordinamento tra tutti gli enti coinvolti, come la SUVA o l’Ispettorato del lavoro. Serve gioco di squadra».

Specializzazione e innovazione
Oltre alla collaborazione e al coordinamento, per far fronte alle sfide dei prossimi anni, la Polizia cantonale dovrà continuamente specializzarsi, proseguendo lungo un percorso iniziato oltre dieci anni fa e ripercorso in apertura di conferenza stampa dal direttore delle Istituzioni. Dalla nomina di Cocchi, il 13 luglio 2011, fino all’inaugurazione della Centrale comune d’allarme nel 2021, «la polizia è confrontata a sfide sempre nuove, che necessitano di mezzi sempre nuovi». Dal canto suo, il capo della Gendarmeria, Marco Zambetti, ha illustrato le cifre più significative di un 2021 caratterizzato da circa 80 mila infrazioni, in aumento del 16% rispetto al 2020 ma inferiori alla situazione pre-COVID. In particolare è stato registrato un aumento dei furti (+1,8%) e delle rapine (da 23 a 39). «Tutti i dati sono però condizionati dal 2020 pandemico», ha spiegato Zambetti. Il 2021 è stato un anno di verifica del rispetto delle misure sanitarie. In cifre, i 2.800 controlli sono sfociati in 324 multe disciplinari per infrazione all’ordinanza COVID-19.

La statistica 2021
In tutta la Svizzera, con 42 omicidi si è raggiunto il numero più basso dal 1982. Di questi,il 54,8% (23) sono avvenuti nella sfera domestica. Tra le vittime vi sono 15 donne e un uomo, uccisi da attuali o ex partner, e tre bambini, uccisi da uno dei genitori. Il numero totale di reati di violenza grave denunciati nel 2021 è rimasto stabile attestandosi a 1.665. A fronte della contrazione di omicidi, tentati omicidi e lesioni gravi, il numero di violenze carnali è aumentato di 44 reati per un totale di 757, la cifra più alta dell’ultimo decennio. In totale, 82.284 persone hanno commesso reati penali: il 13,3% sono minorenni (+3,5% rispetto al 2020), il 15,9% giovani adulti (dai 18 ai 24 anni) e il 70,9% sono adulti. Ben 3.455 minorenni sono stati denunciati per reati di violenza: rispetto all’anno precedente, il numero di giovani imputati denunciati alla polizia è dunque aumentato del 2,7%.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 marzo 2022 del Corriere del Ticino

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Ti, più violenza di strada
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15200050

Polizia in aiuto ai profughi ucraini
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15200047

Da www.rsi.ch/ilquotidiano

Preoccupa la violenza, anche nei confronti degli agenti

Preoccupa la violenza, anche nei confronti degli agenti

La Polizia cantonale ha tracciato un bilancio del 2021 e si è detta pronta alle «nuove sfide» legate alla criminalità.
L’analisi tocca vari ambiti. Ma oltre agli andamenti puramente statistici preoccupano alcune tendenze: la crescita di liti e risse, ma anche gli insulti gratuiti nei confronti degli agenti.

«La Polizia cantonale è confrontata a sfide sempre nuove, che necessitano mezzi sempre nuovi». Si è aperta con queste parole la conferenza di presentazione del bilancio d’attività 2021 della Polizia cantonale. Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha infatti innanzitutto stilato un bilancio degli ultimi 10 anni, da quando Matteo Cocchi ha sostituito al comando Romano Piazzini. Ripercorrendo le principali tappe che hanno portato a un adeguamento degli effettivi e «a un sistema di condotta moderno». Un miglior coordinamento sfociato nel nuovo centro d’intervento cantonale (Cecal).

Vicinanza ai cittadini e nuove sfide – Tutti i cambiamenti che hanno toccato la Polizia «per renderla più vicina al cittadino» hanno evidentemente avuto un costo. «Ma i soldi per la sicurezza sono un investimento in favore di tutta la popolazione e di tutta l’economia cantonale», ha precisato Gobbi. Aggiungendo che i costi si sono comunque stabilizzati «a fronte di altre spese pubbliche che sono invece aumentate». Rivolgendo il suo sguardo al futuro, Gobbi ha poi messo l’accento sulla necessità di essere sempre al passo con i tempi – le «nuove sfide» di cui ha parlato all’inizio del suo intervento – ad esempio facendosi trovare pronti nei confronti della crescente criminalità informatica.

Reati in calo nell’ultimo decennio – Numeri alla mano, invece, in questi 10 anni c’è stata una lenta ma regolare diminuzione degli incidenti stradali e una diminuzione delle infrazioni del codice penale (con alcune variazioni di anno in anno), ha illustrato Gobbi. «Abbiamo qualche problemino in più» – ha aggiunto – per quanto riguarda le infrazioni contro la vita e l’integrità della persona. «Usare la violenza per risolvere i problemi interpersonali è un aspetto che ci preoccupa». Per quanto riguarda i furti, c’è invece stato un sensibile calo. E anche le rapine sono scese nell’ultimo decennio.

Disagio giovanile – Il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi è entrato maggiormente nel dettaglio sul 2021. Un anno contraddistinto da un lento ritorno alla normalità dopo l’emergenza coronavirus, ma anche da un crescente disagio giovanile che non lascia indifferente la polizia. «La problematica va monitorata. Cosa che stiamo facendo grazie alla collaborazione con gli altri enti e dipartimenti». Nelle ultime settimane si è poi aggiunto l’afflusso dei rifugiati ucraini. A riprova che «flessibilità e capacità d’adattamento rimangono cruciali per la polizia».

Anche i reati tornano alla normalità – Anche il capo Gendarmeria Marco Zambetti ha parlato delle variazioni rispetto all’anno precedente: il 2021 si è distinto per un lento ritorno alla situazione corrente. Le infrazioni alla legge constatate sono state quasi 80’000: il 16,1% in più del 2020, ma sensibilmente inferiori rispetto al 2019. Nel 2021 sono cresciuti i furti (+1.8%) e le rapine (da 23 a 39, una avvenuta in un ufficio postale e quattro a stazioni di servizio). Sono aumentati anche gli interventi per incidenti della circolazione (+14%): 3’656 incidenti, di cui 11 mortali con 12 vittime (-34%). «Tutti i dati sono però condizionati dal 2020 pandemico», ha sottolineato Zambetti. Rispetto al 2019 in reati sono infatti generalmente diminuiti. Il 2021 è però stato anche un anno di controllo del rispetto delle misure sanitarie: in tutto sono stati effettuati 2800 controlli, sfociati in 324 multe disciplinari per infrazione all’ordinanza Covid-19.

Gli “osservati speciali” – Più in generale, vi sono alcuni “trend” sotto la lente della polizia. Innanzitutto un’ulteriore crescita di liti e risse (principalmente sulla pubblica via e all’esterno degli esercizi pubblici). Un terzo di queste riguardano minorenni e i fattori scatenanti «sono perlopiù futili», ma principalmente l’abuso di alcol e il malessere per le restrizioni. Un fattore positivo è invece la (lieve) diminuzioni di casi di violenza domestica (958, 147 in meno rispetto al 2020). Infine, è stata constatata una crescente ostilità nei confronti degli agenti di polizia.

«Sono persone, non bersagli» – «Il 2021 è stato nonostante tutto sommato un anno tranquillo», ha infine riassunto Norman Gobbi. «Ma questi trend ci fanno riflettere: un agente di polizia è una persona, non un bersaglio al quale indirizzare insulti gratuiti». Il consigliere di Stato ha preso quale esempio alcuni graffiti con la scritta ACAB (acronimo di “All Cops Are Bastards” – “Tutti i poliziotti sono bastardi”) apparsi qua e là sul nostro territorio. «È un attacco gratuito che purtroppo spesso viene tollerato dagli enti locali. E questo non va bene». Gli altri due elementi “di tendenza” richiedono invece «coordinamento e specializzazioni», ha concluso Gobbi legandosi alle parole usate all’inizio della conferenza stampa.

Da www.tio.ch

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Più liti e risse tra i giovani adulti

Bilancio 2021 della polizia ticinese: diminuiscono gli interventi legati al disagio famigliare – Gobbi: “La pandemia influenza ancora le statistiche”

Tra i giovani adulti, un terzo dei quali minorenni, crescono in Ticino gli episodi di risse e liti, con motivazioni legate alle restrizioni imposte dal Governo contro il coronavirus o all’abuso di alcool e droghe. Diminuisce invece il disagio in famiglia, gli interventi di polizia in questo ambito sono stati 958, quasi 150 in meno rispetto al 2020. Lo indicano le cifre sull’attività della polizia cantonale nel 2021, presentate oggi, lunedì, in conferenza stampa a Bellinzona.
Le infrazioni segnalate nel 2021 sono state quasi 80’000, in crescita del 16,1% rispetto al 2020, ma inferiori alla situazione del 2019, prima dell’arrivo del Covid, ha spiegato il capo della gendarmeria Marco Zambetti. Per quanto riguarda il rispetto delle misure sanitarie sono stati effettuati 2’800 controlli, scaturiti in 324 multe disciplinari.
Il 2021 “è stato un anno tranquillo. Non ci sono elementi o eventi particolari da portare all’attenzione”, rileva il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzione, che ha sottolineato come i dati risentano ancora della situazione eccezionale legata alla crisi pandemica.

Furti in leggero aumento
In leggero aumento i furti (+1,8% rispetto al 2020); dati che rimangono comunque nettamente inferiori al 2019, anche se i primi mesi del 2022 hanno segnato un incremento simile alla situazione pre-Covid. In crescita anche il numero di rapine: sono state 39, 16 in più rispetto all’anno precedente.
Gli interventi per incidenti alla circolazione sono aumentati del 14%: 3’656 incidenti, di cui 11 mortali con 12 vittime (-34%).
Aumentano anche i casi di aggressività nei confronti di agenti, riconducibili sia al dissenso sulle decisioni delle autorità, sia agli eventi riconducibili allo sgombero e alla demolizione di parte del Centro sociale Il Molino a Lugano.

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Pi%C3%B9-liti-e-risse-tra-i-giovani-adulti-15198130.html

“Pieno rispetto della volontà popolare”

“Pieno rispetto della volontà popolare”

La posizione di Norman Gobbi dopo la decisione di abbandonare il progetto aggregativo Sassi Grossi

“I progetti d’aggregazione devono partire dal basso. Devono essere l’espressione di una volontà condivisa dei cittadini dei diversi Comuni coinvolti. Quando il risultato finale di una votazione consultativa dice chiaramente che non c’è condivisione e non c’è una maggioranza concorde sul progetto, allora al Cantone non resta che rispettare questa volontà, prenderne atto e decidere di conseguenza”. Così si esprime il Consigliere di Stato Norman Gobbi all’indomani della decisione del Governo di abbandonare il progetto aggregativo della Bassa Leventina, che disegnava una nuova realtà istituzionale formata dai Comuni di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio. “Il rispetto delle decisioni popolari sono il principio su cui si basa la nostra democrazia. Questo progetto della Bassa Leventina dura ormai da 10 anni. Un iter troppo lungo, che dimostra poco slancio. E quando manca questo dinamismo difficilmente si giunge a un esito positivo. Da un lato è un peccato, perché comunque i quattro Comuni non sono realtà forti e pongono qualche criticità. Si fossero uniti, alcune tematiche avrebbero potuto trovare sbocchi più interessanti. Penso per esempio alla capacità di assicurare una reale autonomia comunale, grazie alla quale assolvere in pieno i compiti di servizio e di prossimità al cittadino, con lo scopo di migliorare la qualità residenziale. Ma, ripeto, le cittadine e i cittadini di Personico e di Pollegio hanno voluto diversamente e non possiamo che rispettare questa decisione”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Comunque qualche sviluppo potrebbe ancora esserci, se si pensa che subito dopo il risultato del voto consultivo i Municipi di Bodio e Giornico (la cui popolazione ha accolto l’aggregazione a quattro a larghissima maggioranza) avevano accennato a un’unione tra loro. “Questo è vero. Prima però istituzionalmente occorre chiudere questo progetto. Ciò avverrà quando il Gran Consiglio, competente in ultima istanza di ratificare il successo o l’insuccesso di un’aggregazione, si sarà espresso. Nel frattempo i due Municipi potrebbero – come da loro stessi manifestato – avviare un nuovo processo aggregativo. Si tratterebbe però di discutere attorno a un progetto diverso, perché le coordinate di un’aggregazione con coinvolti solo Bodio e Giornico sono in parte dissimili rispetto a quanto immaginato per il futuro comune “Sassi Grossi”. Devo dire che alcune caratteristiche dei due comuni – come la gestione di un’area industriale presente sul territorio di entrambi i Comuni – potrebbero trovare migliori risposte. Si tratta di progettare qualcosa di nuovo. Spero che ci si riesca, perché sarebbe comunque un piccolo passo nella giusta direzione, che si inserisce nel contesto del Piano cantonale delle aggregazioni. Piano che mantiene a tutta la sua validità e importanza”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi. 

Approvato dal Governo il messaggio per l’abbandono dell’aggregazione della Bassa Leventina

Approvato dal Governo il messaggio per l’abbandono dell’aggregazione della Bassa Leventina

Comunicato stampa

Nella sua seduta del 23 marzo 2022 il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio con cui propone l’abbandono del progetto aggregativo tra i comuni di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio. L’aggregazione è stata nettamente respinta in votazione consultiva lo scorso 13 febbraio dalla popolazione di Personico e Pollegio, mentre è stata accolta a Bodio e Giornico.

Lo scorso 13 febbraio i cittadini di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio sono stati chiamati alle urne per esprimersi in votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra i quattro comuni. L’aggregazione è stata accolta dalla cittadinanza di Bodio e Giornico con ampia maggioranza (oltre 80% di favorevoli in entrambi i comuni), mentre è stata nettamente respinta a Personico e Pollegio (65%, rispettivamente 82% di no).
Non essendo date le condizioni né per proseguire la procedura limitatamente ai due comuni favorevoli riducendo il comprensorio aggregativo, né per aggregare in via coatta uno o entrambi i comuni contrari, il messaggio propone l’abbandono del progetto.
Alla luce dell’ampio sostegno all’aggregazione espresso a Bodio e Giornico, i rispettivi municipi hanno manifestato la volontà di valutare in tempi relativamente brevi l’eventuale avvio di una procedura aggregativa tra i loro comuni, previo un momento di approfondimento.
Sulla proposta del Consiglio di Stato di abbandono del progetto aggregativo si esprimerà il Gran Consiglio.