10 aprile di 10 anni fa l’incredibile raddoppio

10 aprile di 10 anni fa l’incredibile raddoppio

Le emozioni dell’ennesima giornata che scombussolò la partitocrazia

Dieci anni il 10 aprile prossimo. È un giorno da sottolineare. Quella domenica del 2011 le ticinesi e i ticinesi hanno sancito un risultato elettorale storico, straordinario, al di sopra di ogni immaginazione, soprattutto per chi ha i paraocchi e non vede come va la società. La Lega dei Ticinesi entrava in Governo con due suoi candidati, interrompendo l’egemonia dei partiti storici. A Marco Borradori si affiancava in Consiglio di Stato Norman Gobbi. Ed è proprio l’attuale presidente del Governo che ci racconta le emozioni di quel giorno: “Fu incredibile. Marco con oltre 81 mila voti, il sottoscritto con oltre 61 mila voti. Avevo 34 anni e ottenni più voti dalla Consigliera di Stato in carica Laura Sadis, l’unica liberale radicale a conservare il seggio. In quella tornata elettorale le cittadine e i cittadini del Ticino hanno dato uno scossone alla partitocrazia premiando le persone vicine a loro, vicine al popolo e ai problemi della gente. Che festa in Piazza della Riforma quella sera. Lacrime di gioia. Tante lacrime, perché siamo così: possiamo sembrare duri, ma dentro batte un grande cuore. È il cuore della Lega!” afferma il nostro interlocutore.

Ma quali sono i segreti del successo? “Quanto messo in moto da Giuliano Bignasca 20 anni prima fu una cosa straordinaria. Con questo giornale che ospita questa mia intervista ha posto le basi per un nuovo tipo di comunicazione, che entra nel cuore e nella pancia di tutti noi. Concretamente poi sul piano politico ci ha insegnato ad ascoltare la gente, a rompere gli schemi, a pensare che quanto c’era prima poteva e doveva essere cambiato e non perpetuato all’infinito a beneficio sempre e solo di una ristretta cerchia di persone. Nel movimento sono confluite persone in gamba, che potevano dire la loro sulla ribalta politica. Borradori era una macchina di voti per quel che ha fatto al Dipartimento del territorio e per la persona che è. Da parte mia ho messo in campo la voglia di fare, di confrontarmi con tutti, la mia cocciutaggine (da buon leventinese!) e di portare avanti gli insegnamenti del Nano. Punti fissi come il disaccordo… agli accordi con l’Europa per esempio. A questa Europa centralista, irriconoscente delle libertà delle regioni, che vede la Svizzera come una terra da conquistare e non come un partner con cui trattare”, chiarisce il consigliere di Stato Norman Gobbi.

“Il10 aprile del 2011 è quindi per me personalmente e per tutto il movimento un giorno da ricordare. Da ricordare perché fu l’inizio del “triplete” che il Nano agognava, conclusosi con la conquista del sindacato a Lugano con Marco Borradori. Da ricordare per richiamarci tutti all’impegno che abbiamo assunto di fronte alle e ai cittadini del Ticino. Lo faccio ogni giorno nel mio lavoro quotidiano. Lo dobbiamo fare tutti noi, impegnati in politica per la Lega. E lo dobbiamo dimostrare anche nelle ormai imminenti elezioni comunali. Da qui il mio invito al massimo lavoro per ottenere il massimo risultato!”, afferma il presidente del Governo Norman Gobbi.

Programma di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione dei bambini e dei giovani

Programma di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione dei bambini e dei giovani

Comunicato stampa

Se ci sono diversi Cantoni che negli scorsi anni hanno lanciato delle campagne di sensibilizzazione sui diritti dell’infanzia, sinora nessun Cantone ha avviato un vero e proprio programma cantonale di promozione dei diritti dell’infanzia, di prevenzione della violenza e di protezione dei bambini e dei giovani. La specificità del programma cantonale ticinese, condiviso dal Consiglio di Stato, risiede nel fatto di essere un programma che coinvolge i vari Dipartimenti, in particolare Dipartimento della sanità e della socialità (DSS), Dipartimento delle Istituzioni (DI) e Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), di avere una durata di quattro anni, di disporre di un budget significativo e di voler coinvolgere i Comuni, nonché l’insieme degli enti attivi sul territorio, le famiglie e i giovani.

Il Programma prende spunto dalla “Strategia cantonale di prevenzione della violenza che coinvolge i giovani (0 – 25 anni) per il periodo 2017 – 2020”, includendo i diversi insegnamenti tratti ma con una prospettiva innovativa estesa alla promozione dei diritti dell’infanzia.

Se la Strategia aveva come obiettivo principale la riduzione della violenza che coinvolge i giovani, rafforzando il senso di appartenenza e il sentimento generale di sicurezza, il Programma di promozione dei diritti dell’infanzia intende promuovere il buon trattamento, proteggere da ogni forma di maltrattamento o abuso, prevenire tutte le forme di violenza, migliorare la presa a carico delle situazioni vulnerabili o problematiche. La missione è dunque quella di garantire tutti i diritti del bambino sanciti nella Convenzione ONU.

Il programma si articolerà attraverso la messa a punto di misure specifiche lungo 4 assi di sviluppo (promozione, prevenzione, rilevamento precoce e intervento) e in 5 contesti di riferimento (Famiglia, Scuola e Formazione, Spazio sociale, settore Amministrativo e Giudiziario, settore Socio-sanitario).  

Per l’elaborazione del “Programma cantonale di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione dei bambini e dei giovani” è stata incaricata un’apposita direzione interdipartimentale con rappresentanti DSS, DECS e DI, presieduta dal magistrato dei minorenni Reto Medici e il cui coordinamento operativo è garantito dall’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani. Il Programma cantonale cercherà di identificare i bisogni del territorio, valorizzare le iniziative in atto, promuovere progetti innovativi, sensibilizzare la popolazione sui diritti dell’infanzia, favorire l’ascolto e la partecipazione di bambini, giovani e famiglie.

Il Programma avrà tra le sfide principali il rafforzamento della partecipazione dei bambini e dei giovani alle decisioni che li riguardano, della promozione delle politiche giovanili, della prevenzione (attraverso il rinforzo della salute psicologica dei bambini e dei giovani) e della protezione dei minorenni, con particolare attenzione al tema “minorenni e psichiatria”, al rinforzo dei diritti di visita, delle competenze genitoriali, del sostegno a minori nella violenza domestica, delle prese a carico nei centri educativi per minorenni. Ulteriori misure potranno essere identificate attraverso specifiche audizioni e gruppi di lavoro.

Il Programma cantonale, che si inserisce pienamente nel Programma di legislatura 2019-2023 (Azioni 28 e 29) potrà beneficiare di un budget di 450’000 franchi annui per quattro anni già a partire dal 2021 al fine di avviare ricerche e iniziative pilota. Oltre a eventuali sostegni tramite il Programma cantonale, a seguito di una recente decisione del Consiglio federale e grazie al sostegno da parte del Cantone Ticino e della Conferenza delle Direttrici e dei Direttori degli affari sociali, le organizzazioni che sensibilizzano sui diritti dell’infanzia gli operatori del settore della formazione e della formazione continua potranno beneficiare di eventuali contributi federali sino ad un massimo di 200’000 franchi.

Visita di cortesia dell’Ambasciatrice della Gran Bretagna

Visita di cortesia dell’Ambasciatrice della Gran Bretagna

Comunicato stampa 

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline Jane Caroline Owen, Ambasciatrice della Gran Bretagna per la Svizzera. L’incontro ha permesso di discutere vari argomenti di attualità politica ed economica.
La visita di cortesia dell’Ambasciatrice Jane Caroline Owen, accompagnata dal suo collaboratore Edward Inglett, ha permesso di discutere svariati temi di attualità, con particolare attenzione alla gestione della pandemia da coronavirus e alle relazioni che Svizzera e Gran Bretagna intrattengono con l’Unione Europea.
L’Ambasciatrice si è detta certa che i rapporti tra i nostri due Paesi continueranno a rafforzarsi, e ha brevemente presentato l’organizzazione della campagna di vaccinazione in Gran Bretagna, sottolineandone il successo nel ridurre i nuovi contagi e il numero di decessi e ospedalizzazioni.
Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha come di consueto condiviso con l’Ambasciatrice alcune informazioni sulle particolarità che distinguono il Ticino nel contesto culturale, politico e socio-economico svizzero, presentando i principali progetti e le sfide che attendono il Cantone a medio e lungo termine.

Anche nel 2020 meno incidenti sulle strade ticinesi

Anche nel 2020 meno incidenti sulle strade ticinesi

Anche il 2020 ha segnato una diminuzione degli incidenti della circolazione stradale in Ticino. Lo scorso anno infatti la Polizia cantonale e le polizie comunali sono intervenute per la constatazione di 3’194 incidenti (-14% rispetto al 2019). Di questi 2’602 con soli danni (-13.3%), 419 con feriti leggeri (-20.7%) e 157 con feriti gravi (- 17.5%). È stata invece purtroppo registrata una sensibile crescita di quelli mortali, 16 in totale con 17 vittime (+11). Si tratta di 11 automobilisti, 3 motociclisti, 2 conducenti di e-bike e un pedone. Fra gli utenti più deboli si sono registrati 342 incidenti con coinvolti motociclisti (-16%), 75 con coinvolti velocipedi (+3%), 65 con coinvolti pedoni (-28%) e 36 con coinvolte e-bike (+16%).

L’obiettivo fissato dall’USTRA a livello nazionale sul fronte degli incidenti della circolazione stradale, prevede entro il 2030 di scendere sotto la soglia dei 100 morti (187 nel 2019), e di non superare i 2’500 ferimenti gravi all’anno (3’639), rispettivamente non oltre i 25 morti (64) e i 500 feriti gravi (1’720) fra gli utenti della mobilità lenta. Una sfida soprattutto per quest’ultima categoria, il cui numero di incidenti, in controtendenza, è in aumento da diversi anni. Per farvi fronte sono in corso di valutazione diverse misure di sicurezza, in particolare in relazione ai velocipedi elettrici. L’emergenza sanitaria vissuta in Ticino ha avuto un effetto più rilevante sulla statistica degli incidenti stradali rispetto al resto della Svizzera, specialmente nel periodo del primo lockdown con il drastico calo del traffico, in particolare la sostanziale mancanza del traffico internazionale e l’assenza dell’abituale esodo pasquale. Con l’allentamento delle misure in estate, l’utenza si è poi orientata sulle due ruote. Il ridotto flusso veicolare, soprattutto sull’asse autostradale a sud, ha pure comportato una diminuzione delle infrazioni per eccesso di velocità. Nel complesso le revoche sono scese a 2’068 rispetto alle 2’624 del 2019. Appare logico, per molti versi anche auspicabile, che la mobilità riprenderà ad essere importante e il traffico il Ticino tornerà a essere fortemente congestionato. La gestione della viabilità permane quindi una delle grandi sfide per la Polizia cantonale. In quest’ambito il progetto “Strada Libera” sarà mantenuto e in l’applicazione di un concetto di priorità operativa, parte del personale del V° Reparto Gendarmeria stradale è stato dislocato a Mendrisio.

I controlli con apparecchi radar mobili e laser sono stati 472 (305 nel 2019), di cui 155 in abitato, 78 fuori abitato e 239 in autostrada. Su 344’300 veicoli controllati il 3.6% era in infrazione (con 477 revoche di licenza). Gli apparecchi fissi e semi-stazionari hanno controllato 14,2 milioni di veicoli di cui lo 0.8% in infrazione (con 1’675 revoche). I casi pirata sono stati 25 rispetto ai 27 del 2019, di cui 6 in abitato. Quattro sono stati individuati grazie a video pubblicati sui social media dai medesimi conducenti. Vanno segnalate tre inchieste che coinvolgono radar. Quella di un apparecchio semi-stazionario danneggiato nel 2019 si è conclusa in estate con l’arresto dell’autore grazie all’analisi del DNA. L’ultima vede coinvolto l’apparecchio fisso di Balerna; l’autore è stato rapidamente identificato e denunciato. In relazione alle verifiche sull’abuso di alcol al volante, nel 2020 ne sono state effettuate 5‘894 rispetto alle 7’549 del 2019, di cui 1’059 a seguito di un incidente e 716 fra gli autisti professionali. I casi positivi registrati sono stati 506 (762). In quest’ambito, nonostante la diminuzione registrata, non si assiste un cambiamento delle abitudini dei conducenti di veicoli a motore e la decrescita è anch’essa derivante dalla situazione particolare legata allo scorso anno.

I lavori per la realizzazione del nuovo Centro di Controllo dei Veicoli Pesanti di Giornico sono continuati nel rispetto della tabella di marcia. La struttura sarà ultimata entro fine 2022. I controlli sui veicoli pesanti su mandato dell’USTRA hanno comunque raggiunto le 12’775 ore. Nello specifico settore del rispetto dell’Ordinanza lavoro e riposo sono stati esaminati 1’083 conducenti di 381 aziende, rilevando 147 infrazioni.

L’emergenza COVID ha dirottato il personale in specifiche attività di controllo, riducendo gli interventi nell’educazione stradale, anche per motivi di sicurezza, a 144 ore
effettive contro le 440 del 2019. A livello di prevenzione si aggiungono la campagna “In sicurezza sui passi alpini” destinata a tutti i motociclisti (Strade sicure), e la giornata della luce (UPI).

Mettiamo in moto la sicurezza!

Mettiamo in moto la sicurezza!

Comunicato stampa

La bella stagione è alle porte e come tradizione il progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure, in collaborazione con la Polizia cantonale e le Polizie comunali, torna a sensibilizzare i motociclisti nell’ottica di aumentare la sicurezza stradale. Quest’anno, vista la situazione legata alla pandemia daCOVID-19, oltre a ricordare la necessaria prudenza alla guida e il porto di abbigliamento protettivo, si rinnova l’invito a prestare attenzione, specialmente durante le soste, al rispetto del distanziamento sociale e delle regole di igiene accresciuta.  

Viaggiare in moto rappresenta per molti una sensazione di libertà. Tuttavia, i rischi che si corrono sulle due ruote sono statisticamente superiori a quelli di quando si viaggia in auto; in Svizzera, fra tutti gli utenti della strada, sono infatti i motociclisti a incorrere nel maggior numero di incidenti gravi. Per quanto riguarda i dati relativi agli incidenti stradali che vedono coinvolti motociclisti, nel nostro Paese si è assistito ad un aumento dei centauri deceduti, passati da 30 nel 2019 a 52 nel 2020. In aumento, anche se più contenuto, il dato sui feriti gravi, da 990 nel 2019 si è passati a 998 nello scorso anno. In Ticino le cifre indicano invece una certa stabilità: a fronte di 343 incidenti, nel 2020 vi sono stati 3 decessi, che raggiungono il numero del 2019. I feriti gravi invece sono diminuiti, raggiugendo quota 65 (92 nel 2019).

Strade sicure in particolare ricorda di prestare attenzione al percorso che si vuole affrontare: in alcune strade, ad esempio nelle valli, ancora nel mese d’aprile si possono incontrare tratti gelati o comunque sdrucciolevoli. Altro importante aspetto da considerare è la forma fisica. Dopo un inverno sedentario un lungo giro può mettere alla prova il nostro fisico e contribuire ad aumentare il rischio di errori di guida e quindi di incidenti.

Per mettere in moto la nostra sicurezza si consiglia di:

  • Indossare sempre l’equipaggiamento protettivo, anche con alte temperature;
  • Proteggersi dalla testa ai piedi: casco, giacca, guanti, pantaloni e stivali idonei;
  • Scegliere capi d’abbigliamento della taglia giusta, di comoda vestibilità e ben visibili;
  • Anche in scooter proteggersi con materiali resistenti all’abrasione.

Questi consigli sono da applicare sempre, anche per brevi tratti di strada.  

«Distanti ma vicini» – Gli auguri di buona Pasqua del Consiglio di Stato

«Distanti ma vicini» – Gli auguri di buona Pasqua del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha realizzato un videomessaggio in occasione della Pasqua, per augurare alla popolazione e ai molti amici del Ticino un sereno periodo festivo e rammentare le raccomandazioni di comportamento necessarie per limitare la diffusione del coronavirus nel nostro Cantone.

Il videomessaggio del Presidente del Consiglio di Stato coglie l’occasione dall’imminenza della Pasqua per rammentare le principali regole e raccomandazioni di comportamento legate alla pandemia.
Le giornate più lunghe e le temperature in aumento, infatti, accresceranno la voglia di passare tempo all’aperto, in compagnia di familiari e amici – e di approfittare della bellezza del nostro territorio. Poiché l’evoluzione della pandemia rimane molto incerta, anche per la presenza delle nuove varianti del virus, occorrerà tuttavia continuare a rispettare scrupolosamente le misure sanitarie, come la popolazione ticinese ha fatto finora: solo così eviteremo di vanificare i tanti sforzi profusi da tutti per ridurre i nuovi contagi.
Nonostante la minaccia rimanga presente, il Presidente del Consiglio di Stato ricorda comunque che al momento non mancano i segnali positivi. La campagna di vaccinazione è iniziata e, grazie alla conferma delle forniture, sta prendendo finalmente velocità. Le case anziani sono luoghi sicuri, in cui il virus è quasi completamente scomparso, mentre gli ospedali e il loro personale sono occupati ma non sotto pressione, come in alcuni momenti degli ultimi dodici mesi.
Il Consiglio di Stato è pertanto convinto che in questo 2021 sarà possibile tornare a vivere una Pasqua serena. La condizione affinché ciò avvenga è che tutti, ticinesi e amici del nostro Cantone che vengono da fuori, rispettino le regole.

 

 

Il lockdown non blocca gli spacciatori di droga

Il lockdown non blocca gli spacciatori di droga

Comunicato stampa

Il lockdown del 2020 non ha scoraggiato le attività criminali di trafficati e spacciatori. Per quanto riguarda i sequestri di stupefacenti, in gran parte riconducibili a droga in transito, nel 2020 la collaborazione tra la Sezione antidroga della Polizia cantonale (SAD) e i suoi partner ha permesso di intercettare 245.9 chili di hashish (3.8 nel 2019), 78.7 chili di marijuana (22.6), 16 chili di cocaina (28.5 nel 2019), 11.8 chili di eroina (4.6), 761 grammi di anfetamina, 398 pezzi di Lsd, 77 grammi e 44 pezzi di ecstasy nonché 957 piante di canapa (937). Importanti anche i sequestri di denaro provento del narcotraffico, somme che ammontano a poco meno di 92’000 franchi e a circa 235’000 euro. Le persone denunciate per reati concernenti la Legge federale sugli stupefacenti sono state complessivamente 1’482 (1’773 nel 2019), di cui 270 minorenni (311). Gli arresti hanno raggiunto quota 84 (115). Le morti per overdose sono state 7 (11). 

A livello mondiale la canapa e i suoi derivati sono le sostanze maggiormente consumate. A questo risultato contribuisce la sua facilità di coltivazione in qualsiasi periodo dell’anno grazie al sistema indoor, che eleva anche il tenore del suo principio attivo. Anche la disponibilità di cocaina, in gran parte prodotta in Colombia, non cessa di aumentare, favorendo prezzi al dettaglio sempre più bassi. Il consumo di oppioidi, compresi i suoi derivati farmacologici, ha causato, secondo alcune stime, i due terzi dei decessi mondiali collegati all’uso di droghe. Altro fenomeno in crescita è quello riferito all’assunzione di droghe sintetiche, soprattutto tra i più giovani, e nuove sostanze psicoattive, sostituti delle classiche droghe che possono comportare analoghe minacce per la salute. In Ticino la situazione è sostanzialmente speculare a quella del resto della Svizzera. Il mercato è dominato dalla marijuana, seguita dalla cocaina e dall’eroina. Sostanza quest’ultima il cui consumo si riteneva in diminuzione. Alle nostre latitudini non si è ancora assistito al forte incremento dell’utilizzo di farmaci, in particolare gli oppioidi, siano essi regolarmente prescritti oppure reperiti sul mercato illegale. Alcuni timidi segnali inducono a ritenere che, trattandosi di sostanze relativamente facili da reperire e dai costi inferiori rispetto alle altre droghe, potrebbe aumentare il numero di consumatori. Una pratica estremamente pericolosa è quella legata all’assunzione simultanea di bevande alcoliche e di sostanze stupefacenti. Fenomeno questo riscontrabile soprattutto tra i giovani che ricercano sempre nuovi modi per raggiungere il massimo dello sballo. Nonostante il lockdown, sia il traffico sia il consumo illecito di sostanze stupefacenti non si sono mai interrotti del tutto. Nel nostro Cantone non vi è mai stata penuria di droga. Si può ipoteticamente ritenere che si sia dato fondo alle scorte già presenti e che nel contempo i canali d’importazione siano stati momentaneamente modificati sia nella rotta, prediligendo l’asse nord – sud, sia nei vettori o nei canali di approvvigionamento, ad esempio il dark web. Le modalità di vendita e di consumo sono rimaste immutate. Salvo rare eccezioni, in Ticino persiste l’assenza della
cosiddetta scena aperta, sia per quanto riguarda lo spaccio sia per il consumo personale. È sempre costante la presenza di spacciatori di origini albanesi che soggiornano illegalmente sull’intero territorio cantonale grazie alla compiacenza di consumatori locali i quali, in cambio di piccole dosi o di una partecipazione alle spese dell’affitto, li ospitano nelle loro abitazioni. Nonostante le inchieste svolte durante l’anno abbiano inferto duri colpi a queste organizzazioni, le stesse hanno regolarmente rimpiazzato gli spacciatori arrestati. Altra presenza costante, specie nel Luganese e nel Locarnese, è quella dei trafficanti di origini dominicane, attivi soprattutto nello spaccio della cocaina. I sequestri effettuati sia dalla Polizia sia dall’Amministrazione federale delle dogane hanno subìto alcune fluttuazioni che comunque non trovano riscontro con una recrudescenza o una diminuzione dell’attività criminosa. La differenza maggiore è data dai sequestri di hashish (246 chili). Un quantitativo più che raddoppiato rispetto al 2019 grazie a un importante sequestro avvenuto alla frontiera con l’Italia. Un’inchiesta coordinata dal Ministero Pubblico della Confederazione ha portato al sequestro di 10 chili di cocaina rinvenuta all’interno di una cassa di banane presso la filiale di un supermercato nel Mendrisiotto. Analoghi riscontri
vi sono stati in diversi altri cantoni. Importante sottolineare che, essendo il Ticino ubicato lungo la principale rotta nord – sud e viceversa, spesso lo stupefacente sequestrato ai valichi doganali non è destinato al mercato svizzero bensì a quello del Nord Europa, rispettivamente della vicina Italia. Nel corso del 2020 il Ticino si è allineato alla procedura che permette di non punire il solo possesso di canapa e derivati ai fini del consumo e per un quantitativo massimo di 10 grammi. La conseguenza è stata una diminuzione delle multe disciplinari canapa, passate dalle 903 del 2019 alle 241 del 2020. 

Arrivano i turisti per Pasqua: “Benvenuti, ma responsabili”

Arrivano i turisti per Pasqua: “Benvenuti, ma responsabili”

Sta per iniziare il periodo delle vacanze di Pasqua. Nelle strutture alberghiere ticinesi le prenotazioni da parte di ospiti della Svizzera interna sono già numerose. E c’è chi esprime preoccupazione per la presenza dei turisti a sud delle Alpi, che potrebbero causare un aumento del numero dei contagi. Qual è il pensiero del presidente del Governo Norman Gobbi? Sentiamolo: “In primo luogo non possiamo impedire alle svizzere e agli svizzeri di raggiungere il Ticino. Rispetto a un anno fa, quando avevo invitato gli amici confederati a non raggiungere il Ticino, le cose sono notevolmente cambiate. Allora stavamo seguendo un regime ferreo di chiusure; il Ticino era il Cantone più colpito dal virus; i morti erano numerosi e i ricoveri negli ospedali altrettanto. Oggi, a distanza di 12 mesi, stiamo vivendo un’altra situazione. Situazione che chiede comunque prudenza e attenzione”.

Quindi lei non si sente tranquillo a pochi giorni dalla Pasqua? “Sono cosciente che dobbiamo coinvolgere gli ospiti che raggiungeranno il Ticino. In questo senso, assieme a HotellerieSuisse Ticino e all’Associazione ticinese dei campeggi, abbiamo lanciato un’azione di sensibilizzazione con il titolo «Benvenuti in Ticino. Distanti e responsabili sempre». Ogni turista che soggiorna nei nostri alberghi o nei camping riceverà un flyer informativo, con il quale si chiede di rispettare le regole basilari: l’obbligo della mascherina nei luoghi chiusi e all’aperto dove viene prescritto; il rispetto della distanza fisica; l’igiene accresciuto per le mani e l’obbligo di non creare assembramenti all’esterno superiori a 15 persone. La stessa campagna viene proposta anche dai Comuni, ai quali abbiamo chiesto di fare avere ai residenti di case secondarie tale documentazione”, sottolinea il consigliere di Stato Norman Gobbi.

“D’altronde per il turismo la Pasqua rappresenta un momento molto importante e poter contare su un buon afflusso di ospiti permette agli alberghi e ai campeggi di iniziare bene la stagione. Detto questo, spero che gli amici confederati che soggiorneranno in Ticino siano responsabili e rispettosi delle regole di comportamento che si devono tenere in tutte le parti della Svizzera, non solo qui da noi!”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni.

 

Assembramenti e risse, strategia preventiva

Assembramenti e risse, strategia preventiva

Dal Dipartimento istituzioni un piano d’azione. Si punta al ‘dialogo costruttivo’ con i giovani

Il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi lo ha detto e ripetuto, commentando gli assembramenti di sabato sera alla Foce di Lugano e i successivi scontri tra alcuni giovani e le forze dell’ordine: la sola risposta repressiva non basta. Per gestire disagio e tensioni, da ricondurre pure alle prolungate restrizioni alla libertà di movimento per arginare la diffusione della pandemia, servono anche altri interventi. Di natura preventiva. Da qui la strategia messa a punto dal Dipartimento: l’ha illustrata ieri, nelle sue linee generali, nella seduta (in videoconferenza) della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, alla quale hanno preso parte, fra gli altri, lo stesso Gobbi, il comandante della Polcantonale Matteo Cocchi e i municipali titolari dei dicasteri Sicurezza dei Comuni polo.

‘Una strategia su più livelli’
Contenuti e scopo della riunione sono riassunti in una nota diramata al termine dell’incontro: “Il Dipartimento istituzioni e per esso la Polizia cantonale in collaborazione con le comunali, davanti a fatti avvenuti negli ultimi mesi che hanno interessato non solo gli spazi alla Foce di Lugano, ma pure il lungolago a Muralto e altre località dove sono avvenute risse con il coinvolgimento di bande di giovani e giovanissimi (sempre però in numero esiguo rispetto alla maggioranza dei giovani che condanna simili atteggiamenti), intende farsi promotore di un’iniziativa che affronti la situazione da angolazioni diverse e con una visione più ampia”. Questo “anche per trasformare il possibile contrasto tra le parti (giovani versus polizia) in un dialogo costruttivo”. La strategia presentata è “su più livelli” e mira a rispondere “alle situazioni più immediate”. Ma con appunto “una visione” anche “a medio termine”: ciò “per approntare una politica di interazione solida e allargata, coinvolgendo i diversi attori presenti sul territorio”. Riguardo alle “necessità immediate” la strategia “comporta un coordinamento delle forze in servizio, con la possibilità di mobilitare in breve tempo risorse che possano sostenere il servizio ordinario di base”. Il tutto “è finalizzato a un intervento preventivo e non repressivo”. Anche altre figure professionali, oltre alla polizia, “potranno essere coinvolte per facilitare il dialogo con i giovani”. Come, ad esempio, gli operatori di strada.

Tre gli obiettivi che ci si prefigge: “Uniformare i principi d’intervento per necessità immediate tra le varie forze di polizia ed enti di primo intervento; incanalare, attraverso operazioni mirate e coordinate regionalmente, le energie di dissenso dei giovani verso forme non violente; applicare il principio della ‘community policing’ con una serie di misure non solo di polizia, affinché il giovane diventi un partner della sua stessa sicurezza e presenza sulla scena cantonale”.

‘Bisogna evitare il ripetersi di certe situazioni’
È una strategia che «si focalizza molto sulla prevenzione e sul far comprendere che non si tratta di un tema solo locale, considerata l’alta mobilità dei giovani e della popolazione in generale», sottolinea Norman Gobbi, raggiunto dalla ‘Regione’ al termine della seduta della Conferenza. Nell’ambito della prevenzione, continua il capo del Dipartimento istituzioni, «si vuole evitare che certe situazioni che abbiamo visto si ripresentino. Marcando presenza, presidiando, ma anche, in caso di necessità, nell’avere un dispositivo d’intervento che possa essere messo in piedi in tempi brevi». Chiaro, se si parla di prevenzione «non si parla solo di un compito di polizia. Ci vuole dialogo e quindi occorre che collaborino anche tutti gli altri attori coinvolti, per far capire ai giovani che in questo momento nel quale si chiedono sforzi e limitazioni a tutti è importante rispettare le regole per continuare a godere delle libertà che comunque ci sono ancora». L’intento, assicura, «non è reprimere, ma evitare appunto che certe situazioni si ripresentino».

Bertini: le città da sole non possono farcela
Si dichiara «soddisfatto» il vicesindaco di Lugano e responsabile del Dicastero sicurezza Michele Bertini. «Il Cantone ha preso coscienza, non soltanto a parole ma anche con i fatti, che le città, al momento quelle maggiormente toccate dal problema, non possono farcela da sole a fronteggiare assembramenti e tensioni che ne possono derivare», dice Bertini alla ‘Regione’. «Questo aiuto fattivo da parte del Cantone è dunque molto importante. E mi rallegra che si sia capito che sarebbe stato sbagliato concentrarsi unicamente sulla Foce e i giovani di Lugano», osserva il municipale, ricordando la necessità di agire anche «sulle cause» di determinati fenomeni. «È senz’altro una buona idea quella del Dipartimento istituzioni – sostiene, da noi interpellato, il presidente dell’Associazione delle Polizie comunali Orio Galli, vicecomandante della Polcom di Torre di Redde, reduce dalla riunione della Conferenza –. E siamo pronti a fare la nostra parte». Del resto «quello che si è chiamati ad assolvere è un compito di prossimità: con il supporto di associazioni e altri partner cantonali e comunali si cercherà di dialogare con i giovani in un’ottica preventiva, per scongiurare tensioni e scontri». Si tratterà allora «di spiegare, di sensibilizzare al rispetto delle disposizioni anti-Covid. Non bisogna fare di tutta un’erba un fascio, molti adolescenti sono infatti consapevoli della necessità di queste norme. È che in questo particolare momento dobbiamo tutti attenerci alle disposizioni». Il progetto del Dipartimento riguarda l’intero territorio cantonale. «Oggi il problema degli assembramenti tocca soprattutto le città – riprende Galli –. Le persone, giovani e non, però si spostano e il problema potrebbe dunque manifestarsi anche nelle zone periferiche. Come Polizie comunali e come è stato nella prima ondata pandemica, collaboreremo con la Polizia cantonale. Attendiamo ora di conoscere i dettagli operativi».

Da www.laregione.ch

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Giovani e violenza, si cerca il dialogo
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13931479 

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 24 marzo 2021 de Il Quotidiano

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“Il coprifuoco non è un tema”
Norman Gobbi spiega la strategia del Cantone per evitare che si ripresentino casi di tensione come quello avvenuto sabato alla foce del Cassarate e la strategia per evitare che l’arrivo di molti turisti crei problemi
Questo pomeriggio le autorità cantonali e delle città che si occupano di sicurezza si sono incontrate in videoconferenza. Il punto all’ordine del giorno era chiaro: i recenti episodi di violenza e di tensione vissuti in alcuni luoghi di aggregazione e il rischio che la situazione peggiori con il pienone di turisti che si attende in Ticino in vista della Pasqua. Teleticino ne ha parlato con il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Avete trovato delle soluzioni per evitare il ripetersi di episodi come quello della Foce?
L’obiettivo principale è evitare che queste situazioni possano riprodursi. C’è una necessità di momenti aggregativi che però collidono con le ordinanze federali. L’obiettivo primario è quello preventivo, proprio perché il compito principale degli organi di polizia è prevenire. Prevenire significa presidiare quei luoghi, cercare di evitare delle escalation, cercare di evitare momenti di assembramento che poi sono più difficili da gestire. Questo lo faremo attraverso un dispositivo cantonale, perché questo non è un problema di Lugano o del lungolago di Muralto, ma è un problema cantonale: vista l’alta mobilità dei giovani e dei giovanissimi, ma più in generale della popolazione. L’obiettivo è avere una rete di supporto che non passa solo attraverso gli organi di polizia, ma che dovrà coinvolgere anche gli organi di intervento sociale, pensando agli operatori sociali, gli operatori di strada e i pari che possono parlare con i giovani spiegando che attualmente non è opportuno fare questo tipo di assembramenti proprio perché c’è anche una bassa comprensione da parte della popolazione che le limitazioni le sopporta e le supporta.

Qualcuno ha avanzato l’ipotesi di un coprifuoco alle 22, ne avete parlato?
Il coprifuoco non è un tema. L’obiettivo non è imporre dei coprifuoco, perché sarebbero difficilmente comprensibili. Non siamo un Paese che conosce l’idea del coprifuoco a differenza di repubbliche vicine, penso alla Francia che lo aveva proposto alcune settimane fa o all’Italia con una forte limitazione delle libertà individuali. La Svizzera e il Canton Ticino hanno ancora un tasso di libertà individuale ben superiore rispetto a quello che ci sta attorno. Quindi l’obiettivo è proprio nell’ambito della libertà, lavorare sulla responsabilità ma dall’altra parte intervenire in maniera preventiva proprio per evitare il ripresentarsi di certe situazioni.

Si avvicina anche la Pasqua, avete pensato a dispositivi di sicurezza particolari per l’afflusso di turisti durante le vacanze?
Lavoreremo anche qui sulla prevenzione. Abbiamo coinvolto Hotelleriesuisse Ticino, l’associazione dei campeggi, ma anche l’Azienda ticinese per il turismo. L’obiettivo è proprio quello di informare gli ospiti che arriveranno sul nostro territorio, anche attraverso i comuni per quello che riguarda le case secondarie, nel far comprendere come il rispetto delle regole di comportamento sia un aspetto essenziale di rispetto nei confronti della popolazione nel nostro Cantone, ma anche di rispetto di normative federali. L’obiettivo è far comprendere che ci sono regole da rispettare per evitare momenti di conflitto o di potenziale tensione. Dall’altra parte, però, ci sarà un’attenzione da parte dei comuni che faranno anche loro un’attività di comunicazione, attraverso manifesti o volantini, che servono a tenere alta l’attenzione su un momento comunque difficile per tutti, ma in cui la gente vuole godere del nostro territorio e dei momenti di aria libera e speriamo di bel tempo.

Quindi si parla di prevenzione da una parte e dall’altra di una maggior presenza di polizia nei luoghi più sensibili.
Questa è la strategia proprio nell’ottica di evitare momenti di tensione, perché poi quando bisogna intervenire il dispiego di forze è importante. La prevenzione è la miglior medicina e soprattutto far comprendere che il rispetto delle regole è la miglior medicina per permetterci di godere delle libertà di cui ancora godiamo.

Da www.ticinonews.ch