Elezioni comunali 2021: «Il mio voto, la mia voce»

Elezioni comunali 2021: «Il mio voto, la mia voce»

Comunicato stampa

Settimana prossima inizierà la distribuzione del materiale di voto nei Comuni che il 18 aprile 2021 rinnoveranno i propri Municipi e Consigli comunali tramite un’elezione combattuta. Le cittadine e i cittadini potranno informarsi sulle modalità di voto grazie al materiale ricevuto per posta, o consultando il sito web www.ti.ch/elezioni, che quest’anno conterrà anche istruzioni in «lingua facile». Il Consiglio di Stato esorta la cittadinanza a esercitare il proprio diritto di voto e ricorda l’invito a privilegiare il voto per corrispondenza, che consente a tutti di esprimere le proprie preferenze in piena sicurezza sanitaria.

La pandemia ha confermato, una volta di più, la centralità della dimensione locale per il buon funzionamento delle istituzioni svizzere. In vista del 18 aprile, il Consiglio di Stato ricorda perciò a tutta la cittadinanza che votare per le elezioni comunali è essenziale per partecipare alla realtà del proprio Comune.
A causa della situazione sanitaria, la campagna elettorale si sta svolgendo «a distanza»: alla cittadinanza è quindi richiesto uno sforzo accresciuto per informarsi sulle candidate e i candidati. Con una campagna denominata «Il mio voto, la mia voce», il Governo cantonale intende dunque ricordare l’importanza che ognuno esprima le proprie preferenze e contribuisca in questo modo a delineare l’aspetto futuro dei nostri Comuni. L’auspicio è infatti che la pandemia non scoraggi le elettrici e gli elettori dall’esprimere il loro voto.
La busta di trasmissione sarà distribuita per posta dai Comuni nel corso della prossima settimana e conterrà il materiale di voto ufficiale: carta di legittimazione di voto, schede ufficiali per l’elezione del Municipio e del Consiglio comunale, buste di voto per riporre le schede votate, istruzioni di voto e lista dei candidati. È bene ricordare che le schede ricevute a casa dagli aventi diritto di voto sono ufficiali (non si tratta di facsimile). Come di consueto, la busta ricevuta a casa dovrà essere riutilizzata da chi sceglierà il voto per corrispondenza.
Considerata l’attuale situazione epidemiologica, il Consiglio di Stato invita la popolazione a privilegiare il voto per corrispondenza, che sarà possibile dal momento in cui ogni cittadino riceverà il materiale di voto. Le schede compilate potranno essere consegnate a mano alla Cancelleria comunale, depositate nelle cassette comunali per il voto per corrispondenza (entro le 12.00 di domenica 18 aprile 2021), oppure inviate per posta.
Affinché il voto per corrispondenza sia valido, è necessario che l’avente diritto di voto compili correttamente la carta di legittimazione di voto (con la propria firma e la data di nascita completa) e inserisca correttamente le schede votate nelle buste interne, infilando il tutto nella busta di trasmissione: va infatti ricordato che la legge non ammette l’utilizzo di buste non ufficiali. L’elettore che invece preferirà recarsi al seggio elettorale dovrà portare con sé le schede ufficiali ricevute al domicilio e la carta di legittimazione di voto, per dimostrare di non avere già espresso il proprio voto per corrispondenza.
Le schede di voto andranno compilate di proprio pugno dall’avente diritto di voto, utilizzando una penna nera o blu (è vietato l’uso di matite, pennarelli e penne rosse). Potrà essere utilizzato esclusivamente il materiale di voto ufficiale: in caso di danneggiamenti o errori, occorrerà rivolgersi alla Cancelleria comunale del proprio Comune. Eventuali violazioni saranno punite secondo le disposizioni del Codice penale svizzero.
A causa delle disposizioni sanitarie vigenti, i lavori di spoglio saranno rallentati rispetto al passato. Domenica pomeriggio le operazioni inizieranno verso le 13.30 con lo spoglio delle schede dei Municipi, e proseguiranno fino attorno alle 23. È verosimile che i risultati dei Municipi delle Città siano resi noti solo nella giornata di lunedì 19 aprile. I lavori di spoglio dei Consigli comunali saranno avviati subito dopo la conclusione dello spoglio dei Municipi e proseguiranno verosimilmente fino a mercoledì 21 aprile. Tutti i risultati saranno pubblicati sul sito web del Cantone.

Coronavirus – «Distanti e responsabili sempre»

Coronavirus – «Distanti e responsabili sempre»

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha inviato oggi una lettera ai Municipi dei Comuni ticinesi per fornire alcune indicazioni sulla gestione degli spazi pubblici, in vista delle festività pasquali. Fra le possibili misure per ridurre i nuovi contagi, il Governo sostiene l’introduzione mirata dell’obbligo di indossare la mascherina negli spazi aperti molto frequentati.

Nella propria lettera ai Comuni ticinesi, il Consiglio di Stato segnala che in Ticino al momento la situazione epidemiologica rimane fragile: il numero di nuovi contagi appare infatti in aumento, e l’evoluzione a medio termine è molto incerta. In vista dei flussi turistici che potrebbero caratterizzare la Pasqua, il Governo rivolge perciò ai Comuni l’invito a ponderare attentamente le misure da introdurre sul territorio, in modo da assicurare la sicurezza sanitaria della popolazione pur concedendo, nel contempo, il massimo di libertà possibile a residenti e turisti.

Fra le possibili misure di prevenzione a disposizione dei Comuni, il Consiglio di Stato segnala pertanto la propria predilezione per l’introduzione mirata dell’obbligo di indossare la mascherina negli spazi aperti molto frequentati. Questo efficace provvedimento si presta bene per gli spazi pubblici – centri urbani, zone di svago, aree a bordo lago, ecc. – per i quali è lecito prevedere un forte afflusso di persone. Per contro, il Governo sconsiglia soluzioni estemporanee come la chiusura di spazi pubblici «a macchia di leopardo», che finirebbe per generare un quadro disomogeneo fra le diverse località.

A questo scopo, il Consiglio di Stato ha condiviso con i Comuni alcuni materiali di sensibilizzazione tradotti in quattro lingue. Il materiale ricorda le norme sanitarie in vigore nel nostro Cantone, tenendo conto anche del probabile arrivo di molte persone non ticinesi che possiedono una residenza secondaria sul nostro territorio.

In conclusione, il Governo ricorda che l’avvicinarsi della bella stagione farà crescere il legittimo desiderio di fruire degli spazi che il nostro magnifico territorio offre, sia fra i residenti sia fra i tanti turisti che apprezzano il Ticino (o che lo stanno riscoprendo, considerate le limitazioni per i viaggi all’estero). Nelle prossime settimane, le autorità politiche dovranno quindi optare per un approccio pragmatico, che – favorendo il tradizionale avvio della stagione turistica, a vantaggio del benessere fisico e mentale di tutti e dell’attività dei nostri operatori economici – ci permetta di conservare, in parallelo, il controllo sulla diffusione del virus nel nostro Cantone.

“Messaggi disorientanti”

“Messaggi disorientanti”

Il Governo ticinese prende posizione sui previsti allentamenti – No a eventi all’aperto con 150 persone – Ribadita la necessità di controlli alle frontiere

Il Consiglio di Stato ticinese, ritenendo necessario procedere “con estrema prudenza” data l’evoluzione dei contagi, ha accolto in modo piuttosto positivo la seconda tappa di allentamenti previsti dal Consiglio federale a partire dal 22 marzo, tranne per quanto riguarda le manifestazioni pubbliche con 150 persone all’esterno. Ma non tutto quanto fatto da Berna è condiviso a Bellinzona. “In questa fase i messaggi del Consiglio federale appaiano non lineari e per certi versi disorientanti” spiega il Governo in una nota specificando che “vengono proposte misure di allentamento in vari ambiti, creando inevitabilmente aspettative negli operatori economici interessati, ma d’altro canto si rileva che numerosi elementi inducono a ritenere ormai iniziata una terza ondata, e che in questo contesto appare indicato rinunciare a ulteriori alleggerimenti oltre a quanto era già stato prospettato a inizio mese”.
Nel dettaglio delle singole misure, il Governo ticinese valuta positivamente quelle che consentiranno la ripresa di talune manifestazioni (compresi gli spettacoli con un massimo di 50 spettatori), i ritrovi privati con 10 persone, l’insegnamento in presenza nelle università (ma con il 50% dei posti e non con 15 presenti). Non ritiene invece opportuno, poiché prematuro, dare la possibilità di organizzare eventi con 150 persone anche all’aperto. Non convincono neppure, “perché privi di evidenze scientifiche”, gli adeguamenti proposti sulla quarantena (eccezioni per chi si sottopone a test regolari e per le persone vaccinate) e le proposte di esenzione.

Terrazze, un primo passo per la ristorazione
“La prospettata riapertura delle sole terrazze per quanto riguarda la ristorazione aveva già raccolto un certo scetticismo nell’ultima consultazione, soprattutto per la disparità fra esercizi pubblici che sono dotati di spazi esterni e quelli che ne sono privi. È vero però che questa variante potrebbe costituire un’opportunità per una prima limitata partenza del settore, e risponde anche alla forte aspettativa di ritorno alla normalità da parte della popolazione” scrive il Consiglio di Stato che ha ribadito a Berna la richiesta di rafforzare i controlli alla frontiera.

Le restrizioni in Italia potrebbero indurre a cercare svago in Ticino
La situazione, per Bellinzona, si è “momentaneamente risolta perché il passaggio in zona rossa delle zone italiane limitrofe comporta la chiusura di bar e ristoranti” ma ora c’è un altro rischio. “L’inasprimento delle misure in vigore in Italia”, si legge nel comunicato, “potrebbe comportare un afflusso ancor più importante di cittadini italiani sul nostro territorio per ragioni di svago e non solo professionali”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Messaggi-disorientanti-13907773.html

Da www.rsi.ch/news

Due procuratori in più

Due procuratori in più

Il potenziamento del ministero pubblico ticinese è stato approvato dal Parlamento

Il ministero pubblico ticinese sarà rinvigorito dall’arrivo dei due procuratori supplementari che palazzo di giustizia aveva chiesto di ottenere nel 2017. Lo ha deciso lunedì quasi all’unanimità il Gran Consiglio, tornato a riunirsi a Bellinzona, dopo le sedute tenute a Mendrisio a causa delle restrizioni legate alla pandemia. La misura comporta una maggiore spesa di circa mezzo milione di franchi.

La modifica sull’organizzazione giudiziaria adottata prevede che in futuro il procuratore generale non sia più affiancato da 20 colleghi come finora, ma da 22 con competenza su tutto il territorio cantonale. Il potenziamento dovrà, in particolare, permettere di gestire con più celerità gli incarti riguardanti i reati in ambito finanziario che continuano ad accumularsi anche a causa della loro complessità. Tant’è che, da una verifica interna, era emerso che uno dei magistrati impegnati su tale fronte ne sta gestendo contemporaneamente oltre 500 mentre idealmente nessuno dovrebbe seguire più di 150-180 procedimenti penali all’anno.

Quella decisa lunedì non è l’attesa riorganizzazione del ministero pubblico, auspicata da molti. Questa sarà affrontata in seno alla commissione giustizia e diritti che ha già avviato le proprie riflessioni che riguardano anche la possibile reintroduzione della figura dei sostituti procuratori pubblici e una maggiore attribuzione di maggiori competenze ai segretari giudiziari.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Due-procuratori-in-pi%C3%B9-13905826.html

Da www.rsi.ch/news

Allentamenti: la presa di posizione del Canton Ticino

Allentamenti: la presa di posizione del Canton Ticino

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha risposto oggi alla consultazione del Consiglio federale sulla seconda tappa di allentamenti delle misure in atto per contenere la diffusione del Coronavirus.

Nella sua presa di posizione, il Governo osserva innanzitutto come in questa fase i messaggi del Consiglio federale appaiano non lineari e per certi versi disorientanti. In effetti vengono proposte misure di allentamento in vari ambiti, creando inevitabilmente aspettative negli operatori economici interessati, ma d’altro canto si rileva che numerosi elementi inducono a ritenere ormai iniziata una terza ondata, e che in questo contesto appare indicato rinunciare a ulteriori alleggerimenti oltre a quanto era già stato prospettato a inizio mese. In Ticino la crescita dei nuovi contagi è costante da alcune settimane, presumibilmente a causa della diffusione delle nuove varianti. Ritenendo quindi indispensabile procedere con estrema prudenza, il Consiglio di Stato nel merito delle misure di allentamento proposte formula una serie di considerazioni.
Per quanto attiene le manifestazioni si prende atto positivamente della revoca del divieto di principio, sostituito dal limite di 15 partecipanti. È benvenuto anche il limite di 50 spettatori, soprattutto per gli eventi culturali, e il ritorno al limite di 10 persone per le manifestazioni private. Non si ritiene per contro opportuno, e risulta in ogni caso prematuro, consentire eventi con 150 persone anche se all’esterno.
Sul fronte della formazione si ritiene giustificato tornare all’insegnamento in presenza anche a livello terziario, con il limite di capienza dei locali esteso fino al 50% dei posti abituali (senza quindi il limite assoluto di 15 persone).
La prospettata riapertura delle sole terrazze per quanto riguarda la ristorazione aveva già raccolto un certo scetticismo nell’ultima consultazione, soprattutto per la disparità fra esercizi pubblici che sono dotati di spazi esterni e quelli che ne sono privi. È vero però che questa variante potrebbe costituire un’opportunità per una prima limitata partenza del settore, e risponde anche alla forte aspettativa di ritorno alla normalità da parte della popolazione.
La criticità evidenziata in passato di regolamentazioni differenti dai due lati del confine è per contro momentaneamente risolta perché il passaggio in zona rossa delle zone italiane limitrofe comporta la chiusura di bar e ristoranti. A questo proposito, in termini più generali, il Consiglio di Stato ribadisce la richiesta di rafforzare i controlli alla frontiera, ritenuto che l’inasprimento delle misure in vigore in Italia potrebbe comportare un afflusso ancor più importante di cittadini italiani sul nostro territorio per ragioni di svago e non solo professionali.
Da ultimo, per quanto riguarda gli adeguamenti proposti sulla quarantena (eccezioni per chi si sottopone a test regolari e per le persone vaccinate), si respingono le proposte di esenzione perché prive di evidenze scientifiche.
La situazione rimane fragile e occorrerà monitorare attentamente l’evoluzione epidemiologica per seguire l’impatto che queste eventuali nuove disposizioni avranno nelle prossime settimane. Si invita la popolazione a continuare a seguire le raccomandazioni e le misure di protezione in vigore, utili a contenere la diffusione del virus.

“Oggi c’è voglia di elezioni comunali”

“Oggi c’è voglia di elezioni comunali”

Norman Gobbi a poco più di un mese dal rinnovo di Municipi e Consigli comunali

Manca poco più di un mese alle elezioni comunali. In questo contesto di pandemia, tra chiusure e aperture, la situazione risulta confusa. “Una certezza c’è: quest’anno le elezioni si terranno!, afferma il Consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Si tratta di un segnale forte – in una situazione così pesante per tutti noi – della volontà di tornare a vivere la normalità. Le istituzioni rivendicano a gran voce il loro ruolo, anche e soprattutto davanti a questa crisi. Per affermare che le difficoltà, quando ci sono, devono essere affrontate e superate. Un anno fa eravamo in una situazione del tutto inedita, che aveva colpito il mondo intero. Allora era giusto che si procrastinasse il voto, perché nell’opinione pubblica c’era preoccupazione e molta paura. Da quella esperienza abbiamo imparato molte cose. Inoltre, a distanza di 12 mesi abbiamo i vaccini, che da subito hanno protetto la fascia più a rischio, ossia gli anziani, diminuendo in modo sensibile il numero di morti legati al coronavirus”.

Quella scelta del Consiglio di Stato fu molto criticata… “Lo so e comprendo chi l’ha criticata. Però sono convinto che fu la decisione giusta. Abbiamo chiesto ai municipali e ai consiglieri comunali in carica – in particolare a coloro che avevano deciso di non più ricandidarsi – uno sforzo supplementare per il bene dei loro concittadini. Per questo li ringrazio”, sottolinea il presidente del Governo Norman Gobbi.

“La voglia di normalità in un contesto che richiede ancora prudenza e il rispetto delle norme contro il contagio – prosegue il nostro interlocutore – la si può vedere nelle innumerevoli iniziative che i candidati, i partiti e i movimenti stanno mettendo in campo. Sfruttando in particolare i contatti… digitali. La crisi legata al coronavirus ha accelerato dinamiche di comunicazione e di rapporti differenti rispetto al passato”. Ma a lei non mancano… il buon vecchio aperitivo organizzato da questo o quel candidato, la risottata della Lega e altri incontri del genere? “Certo che mi mancano! La limitazione dei rapporti umani rappresenta una delle criticità più importanti di questa pandemia. Lo vediamo a più livelli. Però la ricerca di occasioni di contatto diverse permetterà di raggiungere potenziali elettori diversi. E qui penso anche ai più giovani. Senza dimenticare che i tradizionali volantini continueranno ad arrivare nelle nostre bucalettere. Anche in questo contesto occorre quindi fare di necessità virtù. È uno degli insegnamenti che il coronavirus ci lascerà in eredità”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“Disorientante. Si parla di terza ondata ma si vuole aprire?”

“Disorientante. Si parla di terza ondata ma si vuole aprire?”

Gobbi non è d’accordo con quanto detto da Berna. 
Il Consigliere di Stato è critico. “La terza ondata è stata preannunciata diverse volte, ancora non si vede.
I vaccini funzionano, non condivido questa prudenza.
L’Italia? C’è un problema ma non si controllano le frontiere…”

Per Norman Gobbi, in collegamento alla RSI, quanto detto in conferenza stampa è contradditorio. “Da un lato si parla di una possibile terza ondata e d’altro canto si vogliono fare delle riaperture”.
“La comunicazione di oggi è disorientante. Per noi è difficile prendere posizione come Cantone, su una linea poco lineare e poco comprensibile per il cittadino. Se si enuncia che si rischia una terza ondata non capisco perché dire che si vuole aprire. Poi, si concedono manifestazioni a casa dove si rispettano meno le regole rispetto a fuori?”, si chiede.
“Cosa risponderemo? Non posso dirlo, dovremo anche capire come andranno le prossime giornate in base ai contagi. C’è grande attesa nella popolazione perché la capacità di sopportazione sta arrivando al limite. La terza ondata è stata ancora preannunciata, non per la prima volta, e non si vede. I casi che non ci sono stati nelle case anziani mostrano che i vaccini funzionano. Non condivido molto questa prudenza. D’altro canto si dice che c’è un problema a Sud, in Italia (che per Pasqua sarà tutta rossa, ndr) ma non si controllano le frontiere”.
“Non capisco perché concedere di andare con 20 colleghi al cinema ma non di andare al ristorante in 4 con la mascherina portata sino al tavolo”, prosegue.

Da www.liberatv.ch

****

“Berna si dice tutto e il contrario di tutto”
Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha commentato in modo molto critico le decisioni comunicate oggi dal Consiglio federale

“Quello che fa un po’ strano è che in conferenza stampa si dice tutto e il contrario di tutto”. Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi non ha usato vie di mezzo nel commentare i contenuti delle decisioni del Consiglio federale. Intervenendo su Teleticino, Gobbi ha anche definito “schizofrenico” il ragionamento del governo federale. “Da un lato Berset dice che siamo in imminenza di una terza ondata, questo lo diceva già quasi un mese fa e non è arrivata, e a fronte di questa dichiarazione dice aumentiamo la capacità per gli eventi, ammettiamo più gente a casa ma non apriamo i ristoranti, quando ai ristoranti si entra solo con la mascherina e ci si siede in quattro a tavola mentre a casa potremmo essere dentro casa in dieci”.

Parole critiche del consigliere di Stato ticinese che ritiene non comprensibili le scelte bernesi. “Secondo me diventa un po’ difficile da comprendere dal punto di vista della popolazione se già io faccio fatica a capire la linearità del pensiero che ci sta dietro”. Gobbi fa anche degli esempi: “Si permette per esempio di andare al cinema, dove si va in cinquanta e si entra e si esce tutti assieme, mentre non al ristorante, dove si va a gruppetti e non sicuramente alla stessa ora perché non è una mensa. Quindi credo che sia veramente un po’ una comunicazione strana quella di oggi e, come sempre dovremo prendere posizione durante il weekend perché il termine di risposta sarà fissato a lunedì sera”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/berna-si-dice-tutto-e-il-contrario-di-tutto-EH3944798

Da www.ticinonews.ch

****

Norman Gobbi: «Terza ondata ma si vuole aprire?»
Il presidente del Consiglio di Stato definisce «disorientante» quanto comunicato oggi da Berna

Norman Gobbi non ci sta. E, attraverso i microfoni della RSI, alza la voce. Il presidente del Consiglio di Stato ticinese è piuttosto critico nei confronti del Consiglio federale. «La terza ondata è stata preannunciata diverse volte, ma ancora non si vede» afferma Gobbi. «I vaccini funzionano, non condivido questa prudenza. L’Italia? C’è un problema ma non si controllano le frontiere». Insomma, Gobbi vede più di una contraddizione. «Da un lato si parla di una possibile terza ondata ma, dall’altro, si vogliono fare delle riaperture. La comunicazione di oggi è disorientante. Per noi è difficile prendere posizione come Cantone, su una linea poco lineare e poco comprensibile per il cittadino. Se si enuncia che si rischia una terza ondata non capisco, poi, perché dire che si vuole aprire». E ancora: «Perché si concedono manifestazioni a casa dove si rispettano meno le regole?». A Gobbi viene chiesto cosa risponderà il Consiglio di Stato. «Cosa risponderemo? Non posso dirlo, dovremo anche capire come andranno le prossime giornate in base ai contagi. C’è grande attesa nella popolazione perché la capacità di sopportazione sta arrivando al limite. La terza ondata è stata ancora preannunciata, non per la prima volta, e non si vede. I casi che non ci sono stati nelle case anziani dimostrano che i vaccini funzionano. Non condivido molto questa prudenza. D’altro canto, si dice che c’è un problema a Sud, in Italia, ma non si controllano le frontiere. Non capisco perché concedere di andare con venti colleghi al cinema ma non di andare al ristorante in quattro con la mascherina portata sino al tavolo».

Da www.cdt.ch

«Comunali, servirà pazienza Da lunedì i risultati nelle Città»

«Comunali, servirà pazienza Da lunedì i risultati nelle Città»

 

Tra poco più di un mese in Ticino tornano le elezioni comunali. Dopo l’edizione annullata nel 2020 a causa della pandemia, oggi la macchina organizzativa è praticamente pronta per l’appuntamento elettorale. Tuttavia il 18 aprile per avere i primi risultati occorrerà avere un po’ più di pazienza del solito. Ne parliamo con il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.

Alle elezioni comunali del 18 aprile mancano 39 giorni. A che punto è la macchina organizzativa?
«La “macchina” organizzativa – come mi informa il servizio preposto coordinato dal cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri – è a buon punto. È stato necessario ripensarla tenendo conto delle disposizioni federali e cantonali per limitare la diffusione del coronavirus. L’obiettivo principale è quello di garantire la correttezza dei lavori di spoglio nel pieno rispetto della sicurezza delle persone chiamate a svolgere queste operazioni tanto delicate quanto importanti».

Un anno fa, a metà marzo, arrivò una doccia gelata sulla democrazia rappresentativa con il rinvio di un anno dell’appuntamento elettorale che era agendato per il 5 aprile 2020. Oggi possiamo dire con certezza che non si assisterà ad altri rinvii?
«Mai dire mai, però quest’anno posso assicurare che le elezioni comunali si terranno».

Quella decisione non fu capita da tutti. A un anno di distanza, e con il virus sempre presente, come valuta la mossa del Consiglio di Stato?
«Nel momento in cui abbiamo dovuto prendere la decisione eravamo ancora in un regime di confinamento molto stretto. Soprattutto la gente era assorbita da ben altre preoccupazioni che le elezioni comunali. Ne abbiamo discusso parecchio, anche perché la decisione di stop andava a toccare uno dei diritti fondamentali della democrazia: il voto. E in un ambito essenziale, quello dei Comuni. Ha prevalso il sentimento secondo il quale – proprio per rispetto della democrazia – non si poteva ignorare il sentire comune delle e dei ticinesi. Scelta istituzionalmente dolorosa, ma necessaria».

La campagna è partita in sordina, l’impressione è che di queste elezioni importi davvero poco. È dello stesso avviso?
«No, non sono dello stesso avviso. A parte il fatto che se andiamo a rileggere editoriali, commenti e articoli degli ultimi 20 anni in occasione di campagne elettorali si dice spesso che “stiamo vivendo una campagna fiacca”, “non ci sono grandi temi”, “la gente non partecipa agli incontri organizzati dai partiti” ecc. ecc. Comunque, sebbene in forme diverse vedo che le persone coinvolte e i gruppi politici si stanno impegnando. È evidente che il momento è del tutto nuovo ed eccezionale, però è anche vero che dopo una legislatura durata ben 5 anni ora c’è voglia di voto. Sicuramente più di un anno fa. Anche il ruolo dei media è importante in questo frangente».

Il Governo come intende farsi parte attiva nelle prossime settimane per fare in modo che i cittadini partecipino al voto? Perché sarebbe davvero un peccato se ad eleggere gli amministratori comunali fosse una minoranza dell’elettorato.
«Come Cantone abbiamo preparato una piccola campagna informativa che mira anzitutto a invitare le cittadine e i cittadini a esprimere il proprio voto. In tempo di crisi è ancora più importante che la cittadinanza esprima il proprio voto e decida le persone che li rappresenteranno per i prossimi anni. Nella campagna raccomanderemo inoltre di privilegiare il voto per corrispondenza che è semplice ma soprattutto sicuro».

Intanto le liste sono ormai definitive da qualche settimana; il materiale di voto è già in stampa o magari confezionato?
«La preparazione del materiale è di competenza dei Comuni e, a quanto ci risulta, i lavori di preparazione sono in fase avanzata. Da parte nostra verifichiamo che l’impaginazione delle schede elettorali sia compatibile con i nostri lettori di schede (scanner) in modo che non ci siano problemi durante i lavori di spoglio».

Entro quando giungerà al domicilio di ogni cittadino iscritto in catalogo?
«Il materiale di voto giungerà al domicilio delle cittadine e dei cittadini tra il 22 e il 27 marzo 2021».

Veniamo al voto. Da parte del Consiglio di Stato giungerà un appello per fare in modo che il voto per corrispondenza (già molto elevato) sia la regola e andare personalmente al seggio l’eccezione. O sarebbe un’ingerenza eccessiva in questi termini?
«Non diremo certo di recarsi tutti ai seggi elettorali. A parte gli scherzi: l’invito a votare per corrispondenza – che, come detto, sarà inserito anche nella nostra campagna informativa – oggi assume un valore più elevato, in quanto può proteggere maggiormente chi vota e chi svolge le sue mansioni ai seggi elettorali».

Per legge il seggio dovrà essere garantito o c’è una scappatoia per fare di questa elezione (in tempi di coronavirus) un appuntamento esclusivamente per corrispondenza?
«Il voto “in presenza” – per usare un termine ormai entrato nel nostro lessico – è garantito per legge ed è importante che sia così. È però vero che il voto per corrispondenza è già oggi ampiamente utilizzato e speriamo possa esserlo in maniera ancora maggiore vista la situazione sanitaria».

E veniamo all’atto finale, lo spoglio di domenica 18 aprile. In passato in quella giornata giungevano i risultati con eletti e subentranti ai Municipi, mentre il lunedì era il turno del Consiglio comunale. Quest’anno dovremo avere più pazienza?
«Bisognerà senz’altro avere più pazienza. Il virus ha imposto dei radicali cambiamenti alle nostre vite e anche i lavori di spoglio non faranno eccezione. I Comuni, oltre alle disposizioni sanitarie che rallenteranno le operazioni, non potranno per legge aprire e timbrare le schede di voto prima di domenica mattina. Questi due fattori ritarderanno la consegna delle “cassette” a Bellinzona. Anche il Cantone non potrà impiegare contemporaneamente lo stesso numero di persone per non creare assembramenti e per rispettare le norme di distanziamento e igiene. Abbiamo previsto tempi di lavoro più lunghi e lavori a turni, ma in ogni caso la macchina risulterà rallentata. Inizieremo dapprima con i Municipi e successivamente procederemo con i Consigli comunali. Domenica pomeriggio s’inizierà dai Municipi dei Comuni medio-piccoli in base all’ordine di arrivo delle cassette elettorali. I lavori andranno avanti almeno fino alle 23, ma verosimilmente i risultati dei Municipi delle Città arriveranno solo nella giornata di lunedì. Entro lunedì sera termineremo lo spoglio dei Municipi, in modo da rispettare le scadenze per l’elezione dei sindaci, e nelle giornate di martedì e mercoledì termineremo lo spoglio dei Consigli comunali. Abbiamo riservato anche la giornata di giovedì ma speriamo di poter terminare i lavori già nella giornata precedente».

Intervista pubblicata nell’edizione di mercoledì 10 marzo 2021 del Corriere del Ticino

Aggregazione nel Medio Malcantone: costituita la Commissione di studio

Aggregazione nel Medio Malcantone: costituita la Commissione di studio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione formulata dai municipi di Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio, estendendo d’ufficio il comprensorio al Comune di Astano, e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i cinque comuni.

Lo scorso 3 febbraio 2021 i municipi di Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio hanno sottoscritto un’istanza congiunta per l’avvio di una procedura aggregativa nel loro comprensorio, aderendo all’eventualità che venga coinvolto anche il limitrofo Comune di Astano.
Quest’ultimo, dopo le dimissioni dell’allora Municipio e la ripetuta mancata disponibilità di candidati alla carica di municipale, da agosto 2020 è in gerenza a seguito di un provvedimento dell’Autorità di vigilanza, in attesa che si costituisse un municipio con le prossime elezioni comunali. Tuttavia, ad Astano non è stata depositata alcuna candidatura entro il termine ordinario (8 febbraio 2021) e neppure entro il secondo termine fissato dal Consiglio di Stato (1° marzo 2021) per un’eventuale elezione prorogata. Il Comune si trova quindi nuovamente nell’impossibilità di costituire un municipio con legittimazione popolare. Questo elemento rafforza ulteriormente la necessità di una soluzione aggregativa, che era e rimane una priorità collegata anche al supporto finanziario cantonale straordinario di cui Astano ha potuto beneficiare in vista, per l’appunto, di un’aggregazione.
L’istanza di Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio aperta all’inclusione di Astano, rende ora attuale e concreta una prospettiva aggregativa per Astano nel comprensorio del Medio Malcantone, mentre l’eventualità di un’entrata in materia con Tresa – a suo tempo unica ipotesi aggregativa concretamente ipotizzabile e promossa dall’allora Municipio con l’accordo dell’Assemblea comunale – si protrae ulteriormente e non è possibile valutare una tempistica, il Comune di Tresa non essendo ancora costituito.
Il Consiglio di Stato ha pertanto stabilito di inserire d’ufficio il Comune di Astano nello studio che sta per essere avviato nel Medio Malcantone, scenario riguardo al quale il precedente Municipio di Astano aveva formalizzato la propria apertura a entrare se del caso in materia.
I comuni di Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio sono confinanti e appartengono, come peraltro Tresa, allo scenario “Malcantone Ovest” del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato dal Consiglio di Stato e all’esame del Gran Consiglio, che prevede la possibilità di realizzare gli scenari in tappe successive. Il comprensorio è quindi in linea con gli orientamenti della politica cantonale in tema di aggregazioni.

La Commissione di studio, su proposta dei rispettivi municipi, è composta da:

  • Bedigliora: Nicoletta Ferretti-Gianella, Municipale (sostituto: Tiziano Belloni, Sindaco)
  • Curio: Gianni Nava, Sindaco (sostituta: Franca Ponti, Municipale)
  • Miglieglia: Marco Marcozzi, Sindaco (sostituta: Fabia Orlando, Municipale)
  • Novaggio: Paolo Romani, Sindaco (sostituto: Igor Negri, Segretario comunale)

Il Gerente di Astano è invitato a trasmettere al Consiglio di Stato le proposte di nominativi in rappresentanza del Comune entro la fine del mese di aprile 2021. Fino alla designazione, o in caso di mancata disponibilità di persone a far parte della Commissione, in quest’ultima il Comune di Astano sarà rappresentato dal Gerente.
La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(Foto: www.novaggio.ch)

Molino, sgombero o dialogo? Gobbi: “Situazione sempre meno sostenibile”.

Molino, sgombero o dialogo? Gobbi: “Situazione sempre meno sostenibile”.

Il presidente del Governo: “L’autogestione è un fenomeno che si è andato a svuotare anche dal punto di vista numerico. Inaccettabili questi atteggiamenti sprezzanti nei confronti dell’autorità e della popolazione”

“La situazione attuale è sempre meno sostenibile”. Così si è espresso il presidente del Governo e direttore del Dipartimento Istituzioni, Norman Gobbi, ieri sera a Matrioska. La prima parte del dibattito è stata dedicata agli scontri avvenuti lunedì sera alla stazione di Lugano tra polizia e manifestanti, alcuni dei quali riconducibili al Centro Sociale il Molino. L’autogestione, ha detto Gobbi, “è un tema che riguarda soprattutto la Città, e il Cantone in via secondaria”.
Infatti sarà proprio il Municipio di Lugano, domani, giovedì, a decidere la linea da intraprendere. Dopo la manifestazione non autorizzata di lunedì e gli scontri con le forze dell’ordine, il sindaco, Marco Borradori, è stato chiaro: “La misura è colma. Giovedì chiederò al Municipio una decisione sullo sgombero del Molino. E io voterò a favore”. Sulla stessa linea il vicesindaco Michele Bertini, e ancora più risoluto il municipale Lorenzo Quadri.

Ma torniamo alle dichiarazioni di Gobbi: “La soluzione attuale – ha detto – è stata condivisa tra Lugano e Cantone a suo tempo per trovare una soluzione all’autogestione, che però nel frattempo è un fenomeno che si è andato a svuotare anche dal punto di vista numerico, come abbiamo visto lunedì sera. E con questi atteggiamenti sprezzanti nei confronti dell’autorità ma anche della popolazione che fa degli sforzi, e ha espresso democraticamente un’opinione, la situazione attuale diventa sempre meno sostenibile”.

Al ministro ha replicato il presidente della sezione socialista di Lugano, Raoul Ghisletta, collegato via Skype: “Occorre un dialogo, occorre individuare una figura che faccia da mediatore. Non credo sia contestabile l’esigenza di uno spazio autogestito in una realtà urbana come Lugano. L’autogestione non va confusa con una trentina di persone che hanno fatto un pasticcio. Non siamo in uno stato forcaiolo dove si fa la giustizia a spron battuto. Esiste una convenzione che regola la gestione di questo spazio e un impegno a trovare una soluzione alternativa nel caso in cui il Molino non sia più utilizzabile. Si tratta di avere sangue freddo e di non cedere alla provocazione di pochi, perché sono centinaia le persone che frequentano gli spazi dell’autogestione. Bisogna essere razionali e seguire le regole della democrazia e che lo stato di diritto prevede quando succedono pasticci come questo. Come è successo alla Valascia e con i tifosi dello Zurigo in centro città. Certe cose finiscono male, ma ognuno come individuo si assume le proprie responsabilità che andranno accertate dalla Magistratura”.

Ma Gobbi ha ribattuto: “In questo caso c’è chi critica l’intervento della polizia in reazione all’attacco, e abbiamo visto alcuni manifestanti che hanno raccolto sassi dalla massicciata della ferrovia lanciandoli contro gli agenti. Credo che tollerare ancora una situazione in cui queste persone, che sono ospitate dalla Città di Lugano, che beneficiano di finanziamenti pubblici, perché il Cantone copre una parte dei costi che la presenza del Centro autogestito genera, non sia più possibile. Anche nei confronti dei contribuenti e dei cittadini che rispettano le leggi. Le istituzioni riconoscono il diritto all’autogestione a scopo culturale, divulgativo e ricreativo, ma se c’è un abuso di questo diritto si rompe quel patto che è stato siglato a suo tempo e che secondo me ha raggiunto i suoi limiti”.

A favore di una ricerca di dialogo si è espresso anche l’ex consigliere comunale del PPD Lorenzo Jelmini, pure ospite a Matrioska: “Quello che è successo lunedì sera è assurdo, la manifestazione è degenerata e i fatti sono condannabili. Mi rendo conto che è difficile, che da parte degli autogestiti manca la volontà di dialogare: ma se si vuole continuare questa esperienza importante, la premessa è accettare il dialogo con le autorità comunali e cantonali”.

Da www.liberatv.ch