Passi avanti per la trasformazione digitale

Passi avanti per la trasformazione digitale

Durante l’annuale incontro con le Magistrature permanenti, la Divisione della giustizia ha aggiornato i presenti sui prossimi passi verso Justitia 4.0 – Dal prossimo anno il nuovo software in tutte le Preture del Cantone

Le autorità giudiziarie ticinesi, per usare le parole di Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia, hanno davanti a loro «una grande sfida, quella della trasformazione digitale».
Nei prossimi anni, infatti, entrerà nel vivo il progetto
 Justitia 4.0 che, appunto, mira a digitalizzare il terzo potere dello Stato in tutta la Svizzera. E, come noto, il Ticino è tra i «pionieri» di questo cambiamento. Ieri, a tal proposito, durante l’annuale incontro tra la Divisione e le Magistrature permanenti si è infatti discusso soprattutto di trasformazione digitale. «Il primo cambiamento, di natura tecnica ma imprescindibile per poter attuare Justitia 4.0, riguarda l’adozione del nuovo software gestionale (dall’attuale Juris/Agiti risalente agli anni Novanta al più moderno myAbi/Juris) che in futuro, molto concretamente, permetterà con un solo clic di interagire con la piattaforma nazionale justitia.swiss », spiega Andreotti.
Si tratta, dunque, dell’adattamento tecnico necessario per poi implementare la già citata
 Justitia 4.0, ossia la digitalizzazione del settore. Una svolta dal cartaceo al digitale, aggiunge la direttrice, non da poco: «Se pensiamo che in Ticino vengono trattati circa 50 mila incarti all’anno, questo cambiamento permetterà di rendere più efficiente tutto il settore, con risvolti positivi anche per il cittadino; più efficienza significa minori tempi di evasione e, si auspica, anche minori costi per tutti». E le tempistiche? «In questa fase la Pretura di Riviera sta fungendo da apripista, quale progetto pilota in Ticino per Justitia 4.0, e sta già configurando il programma informatico in base alle sue esigenze. Ma dall’anno prossimo inizieremo a implementare il nuovo software in tutte e dieci le Preture. Per poi passare al Ministero pubblico e, man mano, a tutte le altre autorità giudiziarie del Cantone».
Insomma, rileva Andreotti, «i cambiamenti stanno arrivando ». Non a caso, proprio sul fronte di
 Justitia 4.0, «il prossimo 28 maggio a Bellinzona avremo una riunione con i rappresentanti del progetto nazionale per lanciare il sesto progetto pilota della Svizzera».
L’incontro di ieri è stato anche l’occasione per aggiornare
 le Magistrature sul tema della logistica. Come spiega Cristoforo Piattini della Divisione, «è stata fatta una panoramica della situazione nelle varie regioni, con un accento sul Luganese. In questa fase sono in corso i lavori della Sezione della Logistica e verso fine giugno/inizio luglio dovremmo avere le prime indicazioni sul futuro del comparto» rispetto alla grida pubblica fatta per cercare soluzioni dopo la bocciatura dell’acquisto del nuovo Palazzo di Giustizia a Lugano.
Sul fronte dei potenziamenti, spiega infine Andreotti, è al momento previsto quello per la pretura penale, che giungerà nelle prossime settimane con il messaggio per la trasformazione digitale della Giustizia. E, infine, sempre nelle prossime settimane sarà messo in consultazione pure il messaggio per permettere anche ai magistrati di lavorare a tempo parziale. 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 aprile 2025 del Corriere del Ticino

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Nuovo applicativo, si parte con le preture civili

Si comincerà dalle preture civili (tranne quindi, per il momento, quella penale). Dal prossimo anno useranno ‘myAbi/Juris’, il programma informatico che nelle varie autorità giudiziarie ticinesi rimpiazzerà l’attuale sistema ‘Juris/Agiti’, introdotto oltre trent’anni fa. Si tratta del primo, imprescindibile, tassello della trasformazione digitale della giustizia elvetica, decisa in tempi recenti da governo e parlamento federali. Sullo sfondo c’è il progetto nazionale ‘Justitia 4.0’, che prevede lo scambio degli incartamenti per via elettronica fra le parti – magistrati e avvocati – di un procedimento civile, penale o amministrativo federale. Questo attraverso la piattaforma ‘justitia.swiss’, che entrerà in funzione quando «almeno diciotto cantoni avranno aderito alla relativa convenzione», ricorda alla ‘Regione’ la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti. E la digitalizzazione è stato «il piatto forte» dell’annuale incontro, ieri a Bellinzona, fra la direzione del Dipartimento istituzioni e i vertici delle magistrature permanenti cantonali. Presente anche il Consiglio della magistratura.
Acquistato lo scorso dicembre dal Consiglio di Stato, il programma ‘myAbi/Juris’ è in fase di implementazione alla Pretura di Riviera, la cui sede a Biasca dispone già della necessaria infrastruttura, ovvero rete e cablaggi. Lo stato dei lavori, riprende Andreotti, è stato illustrato durante l’incontro dallo stesso pretore di Riviera, Elisa Bianchi Roth. «A implementazione avvenuta e dopo un test, il nuovo applicativo informatico verrà introdotto anche in tutte le altre preture civili ticinesi, cosa che dovrebbe avvenire il prossimo anno», spiega la direttrice della Divisione giustizia. Dopo le preture civili «sarà la volta del Ministero pubblico, in seguito sarà il turno degli altri organi della magistratura».
Senza il nuovo programma informatico, sottolinea Andreotti, «sarà di fatto impossibile utilizzare la piattaforma ‘justitia.swiss’, che costituirà l’elemento centrale della giustizia digitalizzata, in quanto consentirà la comunicazione elettronica tra procuratori, giudici e avvocati». Gli atti giudiziari «saranno trasmessi unicamente per via appunto elettronica». Quando? «A Berna si ipotizza il 2032, ma sarebbe il termine massimo: in ogni caso magistrati e avvocati devono farsi trovare pronti, peraltro la comunicazione elettronica di dati riguardanti procedimenti giudiziari sarà obbligatoria», avverte la responsabile della Divisione, segnalando che il 28 maggio saranno in Ticino i responsabili nazionali del progetto Justitia 4.0.
Altro tema dell’incontro, la logistica. Cristoforo Piattini, collaboratore scientifico della Divisione giustizia, ha fatto il punto della situazione, aggiornando anche sulle ristrutturazioni in atto di edifici destinati ad accogliere una parte degli uffici giudiziari. Il grosso dovrebbe però confluire a Lugano e qui, dopo la bocciatura in votazione popolare dell’acquisto dello stabile Efg, si è alla ricerca di adeguate sistemazioni. «La Sezione della logistica – dice Piattini – sta approfondendo le offerte rientrate dopo la grida pubblica riguardante i quattro blocchi pianificati da destinare alle autorità giudiziarie. Si sta procedendo celermente».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 aprile 2025 de La Regione

Col San Gottardo non si scherza

Col San Gottardo non si scherza

Da tre anni prima di passare la galleria i camion sono obbligati a fermarsi a Giornico «Abbiamo allenato gli occhi alla sicurezza»

Il giovane camionista del Kirghizistan aspetta guardando il telefono cellulare. È seduto davanti al suo camion targato Lituania che è passato al setaccio dagli assistenti di polizia. Alan Combi e Mario Galvan sono due di loro. Indossano pettorine e vestiti gialli fosforescenti e come i loro colleghi hanno una specializzazione particolare per lavorare al Centro di controllo dei veicoli pesanti di Giornico. Perché devono essere un po’ poliziotti, un po’ meccanici e un po’ autisti. Combi è sotto il camion. Galvan alla guida. Assieme, stanno testando tutti i possibili punti deboli del mezzo pesante, come i freni, anche se in realtà guardano tutto. Dai bulloni al parabrezza, passando per il motore, le ruote, il telaio e gli assi. Controllano a fondo senza trovare niente che non va. Il giovane camionista del Kirghizistan alza lo sguardo dal telefono. Poco prima ha dovuto spiegare a Galvan come mai sul tachigrafo è risultato che ha guidato più delle quattro ore e mezza consentite prima di fare una pausa di 45 minuti. «Ha detto che stava cercando parcheggio, per quello ha sforato di 20 minuti». Anche se non sono emerse altre irregolarità gravi, né sul suo conto, né sul veicolo, non si potrà fare finta di niente. Per lui è pronta una multa di 100 franchi. Perché rispettare i tempi di riposo così come guidare un camion in perfette condizioni non sono due questioni di poco, soprattutto poco prima di mettersi in strada in direzione della galleria autostradale del San Gottardo.

A 24 anni dalla tragedia
Anche se sono passati 24 anni dal terribile incidente tra due TIR che si verificò dentro al tunnel e costò la vita a 11 persone, il ricordo di quella tragedia è come se aleggiasse sempre qui, dove fino al settembre 2022 non c’era il Centro di controllo dei veicoli pesanti, ma solo l’area dismessa dell’ex acciaieria Monteforno.
Questo perché la genesi del progetto nacque proprio un anno dopo la tragedia, nel 2002. Affinché non potessero ripetersi più incidenti come quello del 24 ottobre 2001, vennero introdotte tutta una serie nuove misure di sicurezza in galleria, ma anche fuori, come il sistema del contagocce (adottato nel settembre 2002), che scagliona l’ingresso dei camion nella galleria, e la creazione, appunto, di nuovi Centri di controllo per dosare, ma anche verificare i mezzi pesanti. «Oggi questi Centri in tutta la Svizzera sono 12; il primo fu aperto nel 2009 a Ripshausen nel Cantone di Uri», annota Franco D’Andrea, ufficiale della polizia cantonale responsabile del Centro di Giornico, dove l’anno scorso, come si è appreso a fine marzo, sono stati controllati 12 mila i veicoli pesanti, da cui sono emersi 3 mila casi di irregolarità.

Un’area immensa
I camion che vogliono attraversare il San Gottardo sono obbligati a uscire a Giornico, dove è stato realizzato uno svincolo autostradale anche per le auto, che però non possono entrare nell’area del Centro. Un’area enorme, in realtà, che con i suoi 170mila metri quadri può arrivare ad accogliere fino a 640 camion, prima che questi inizino a occupare la corsia a loro riservata sull’autostrada. «Non capita spesso di riempirla, anzi, è raro, ma è già successo», sottolinea D’Andrea. Per prima cosa gli autisti devono attraversare una specie di casello. Gli assistenti di polizia con cui devono interfacciarsi hanno già visto grazie a telecamere, sensori e bilance sotto il manto stradale, se i loro mezzi sono in regola. È il primo controllo. A cui possono seguirne altri. « A contare è sicuramente l’esperienza – riprende D’Andrea – un assistente di polizia attento si accorge subito se qualcosa non torna anche dopo un primo controllo positivo». Se è il caso, il camion non può quindi mettersi in fila per tornare in autostrada, ma sottoporsi ad altre verifiche. Una di queste è ovviamente più approfondita della prima.

La scatola nera
Stavolta tocca a un TIR targato Lituania. A guidarlo è il giovane camionista del Kirghizistan di prima. Combi e Galvan iniziano l’ispezione. Sarà la prima di due. Torcia alla mano vengono osservati i freni, le gomme, il frontale, gli specchietti, la tela che avvolge il mezzo e se ci sono o meno sporgenze. Anche il peso è molto più dettagliato e approfondito. Inoltre, si prendono i dati del tachigrafo, che è una specie di scatola nera del TIR. Sullo schermo del computer in cui sono stati riversati i dati Galvan può tornare indietro di 56 giorni e scoprire per quanto tempo il giovane camionista ha guidato, ma anche quanto è andato veloce. È così che Galvan nota ad esempio che il giovane ha superato i limiti di velocità in Germania, poco sotto Monaco di Baviera. Non può multarlo perché il fatto non si è verificato in Ticino ma può sicuramente tenerne conto.
Nel controllo successivo a cui sarà sottoposto il mezzo, Combi andrà ancora più in là. Sceso in una buca scavata sotto il livello della strada controllerà il veicolo anche dal basso e in particolare verificherà se il misuratore di chilometri percorsi è stato manomesso. «Purtroppo è tecnicamente possibile farlo, ma abbiamo i mezzi per rilevarlo, anche se trovano sempre degli espedienti nuovi». Oltre a manomettere il misuratore sotto il camion, gli autisti che vogliono infrangere le regole possono anche agire sul tachigrafo stesso, che è posizionato dentro la cabina. Stavolta non è comunque il caso. Superata anche la terza verifica, il giovane camionista può rimettersi in strada.

Il museo degli orrori
Non sempre va così. D’Andrea, Combi e Galvan salgono le scale dell’edificio dove si eseguono i controlli tecnici più approfonditi per mostrare ciò che può essere considerato un piccolo museo dell’orrore. Gomme usurate, quasi a pezzi. Freni e dischi arrugginiti e crepati. Telai e parti di essi altrettanto lacerati. «Per fortuna non è sempre così, ma…». Ma qui a Giornico è capitato. Come del resto è successo lo scorso 26 marzo e reso noto a inizio aprile, quando un 36.enne camionista della Macedonia del Nord che stava transitando dal Centro è stato multato e denunciato assieme al proprietario del veicolo per grave infrazione alla Legge federale sulla circolazione stradale. Il TIR che stava guidando superava la lunghezza massima prevista e presentava soprattutto un’importante lacerazione al telaio.

Il giusto approccio
«Il nostro approccio è improntato su professionalità, correttezza e cortesia – chiarisce D’Andrea – dobbiamo infatti sempre tenere a mente di trovarci di fronte a dei lavoratori che fanno un mestiere duro e faticoso. Certo, sul rispetto delle regole non si transige. Ma bisogna appunto tenere presente che di norma non ci troviamo confrontati con criminali ». Ecco perché quasi sempre l’atteggiamento degli autisti è collaborativo. Anche se quando sono sottoposti a controlli nei loro confronti e al camion che stanno guidando devono mettere in conto una perdita di tempo sulla tabella di marcia. Una tabella che il più delle volte non ammette ritardi e anzi assomiglia di più a una lotta contro il tempo.
«Questo è il locale di custodia, ma non l’abbiamo mai dovuto usare», precisa D’Andrea, mostrando lo spazio chiuso realizzato all’interno del Centro di controllo, a riprova della buona collaborazione tra tutte le parti. Non è insomma una casualità che molti autisti preferiscano sostare a Giornico invece che in un’area di servizio autostradale. « Ormai è sempre più una loro abitudine. Si fermano da noi per recuperare le ore di guida. Probabilmente a incidere è anche il fatto che qui le docce e i servizi igienici sono gratuiti », evidenzia l’ufficiale di polizia, lasciandosi andare a un sorriso. La tragedia del 24 ottobre 2001 ha insomma insegnato molto. Anzi, si può tranquillamente affermare che ha segnato uno spartiacque tra un prima e un dopo. Perché sono passati 24 anni da quel giorno. Ma è come se fosse successo l’altro ieri. Forse anche per questo tutte le misure che contribuiscono a migliorare la sicurezza prima e durante l’attraversamento del tunnel riescono a vedere la luce. Come quella di realizzare una seconda canna, approvata dal popolo svizzero nel 2016, che si è iniziato a scavare da poche settimane e dovrebbe diventare realtà nel 2030.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 27 aprile 2025 de La Domenica

L’importanza di una rete di protezione preventiva

L’importanza di una rete di protezione preventiva

Norman Gobbi commenta la conferenza AETAP tenutasi a Lugano dall’8 al 10 aprile 2025

Dal 8 al 10 aprile 2025, il campus USI/SUPSI di Lugano ha ospitato la sedicesima edizione della conferenza dell’Association of European Threat Assessment Professionals (AETAP), un appuntamento di rilievo internazionale che ha riunito circa 150 esperti in materia di sicurezza, prevenzione e gestione delle minacce. L’evento ha visto la partecipazione di rappresentanti delle forze dell’ordine, psicologi, accademici e operatori del settore sanitario impegnati nel sostegno alle vittime.
“Nel corso della conferenza – ha spiegato il Consigliere di Stato Norman Gobbi – si sono susseguiti numerosi workshop e interventi che hanno affrontato questioni di grande attualità, come la violenza domestica, lo stalking e le minacce connesse al terrorismo. Professionisti provenienti da tutta Europa e anche dagli Stati Uniti hanno offerto contributi di elevata qualità, favorendo un confronto costruttivo tra esperienze diverse”.
Gobbi ha sottolineato come, in ogni ambito operativo, il confronto tra specialisti rappresenti un’occasione essenziale per perfezionare strumenti, strategie e metodologie nell’ambito della gestione delle minacce. “La possibilità di instaurare e rafforzare contatti sia a livello intercantonale che internazionale consente un miglioramento costante delle pratiche di prevenzione, promuovendo uno scambio bilaterale di competenze”.
Elemento centrale della conferenza è stata la promozione di una rete di protezione preventiva capillare e intersettoriale, in grado di coinvolgere tutti gli ambiti della società: dalle istituzioni scolastiche al volontariato, dalle realtà sportive ai servizi sociali. “In Svizzera – ha precisato Gobbi – non abbiamo riscontrato la presenza di cellule organizzate, ma piuttosto individui isolati e imprevedibili. Proprio per questo, risulta fondamentale attivare una rete di segnalazioni e collaborazioni capillare, in grado di rilevare tempestivamente segnali di rischio. Ogni cittadino può diventare un ‘sensore sociale’, capace di cogliere segnali critici e favorire un intervento precoce”.
Nel corso della conferenza è stata posta particolare attenzione all’esperienza maturata in Ticino, dove nel 2017 è stato avviato un progetto pilota all’interno della Polizia cantonale per la gestione delle minacce. “Nel 2019 – ha ricordato Gobbi – questa iniziativa si è strutturata nel Gruppo prevenzione e negoziazione, una realtà unica in Svizzera per composizione e approccio operativo. Il gruppo integra agenti di polizia, psicologi e mediatori specializzati in tecniche di de-escalation, garantendo così una risposta multidisciplinare e articolata. Grazie al coordinamento con istituzioni esterne – come scuole, associazioni sportive e servizi sociali – è possibile intervenire in modo mirato e risolutivo anche in situazioni potenzialmente critiche”.
Tra i numerosi temi trattati nei workshop figurano le metodologie per la valutazione del rischio, le strategie di contrasto alla radicalizzazione e le buone pratiche per la tutela delle vittime di stalking e violenza domestica. “Molti relatori hanno presentato casi concreti tratti dalla loro esperienza sul campo, sottolineando l’importanza della formazione continua e dell’adozione di protocolli condivisi tra tutti gli attori coinvolti nella gestione delle minacce”, ha proseguito Gobbi.
“La conferenza AETAP tenutasi a Lugano ha ribadito con forza quanto sia essenziale il dialogo tra professionisti e lo scambio di know-how. La sinergia tra istituzioni, mondo accademico e società civile rappresenta la vera chiave per una protezione preventiva efficace, duratura e soprattutto condivisa”, ha concluso il Consigliere di Stato.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 27 aprile 2025 de Il Mattino della domenica

Il Consiglio di Stato nomina Athos Guanziroli quale Responsabile di settore della Polizia cantonale

Il Consiglio di Stato nomina Athos Guanziroli quale Responsabile di settore della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato nella sua seduta della scorsa settimana Athos Guanziroli quale Responsabile di settore della Polizia cantonale. In qualità di funzionario dirigente del settore concernente i progetti, i processi e la tecnica, Guanziroli assumerà il ruolo ricoperto in precedenza da Richard Bortoletto.

Nella sua funzione di dirigente, Athos Guanziroli, avrà il compito di coordinare la gestione dei progetti di polizia, principalmente a livello informatico, e la loro rispettiva evoluzione, analizzando e monitorando puntualmente il portafoglio delle iniziative nonché assumendo la direzione di quelli particolarmente complessi. Questo garantendo pure la gestione corrente del suo settore di competenza. In quest’ambito dovrà inoltre sostenere l’efficienza del processo decisionale nonché supportare e fornire la necessaria consulenza al Comando della Polizia cantonale.
Athos Guanziroli, ingegnere gestionale classe 1983, ha conseguito nel 2020 il Master of Science SUPSI in Business Administration con approfondimento in Innovation Management.
Nel corso della sua attività lavorativa ha sviluppato competenze nella gestione di progetti complessi e nell’ottimizzazione dei processi. La sua carriera professionale lo ha visto in veste di Senior Innovation Manager presso RUAG dove ha implementato programmi strutturati, gestendo portafogli di progetti e definendo indicatori di performance nonché come Managing Director presso il Swiss Drone Competence Center di Lodrino dove si è occupato della creazione della struttura di governance promuovendo collaborazioni strategiche tra istituzioni pubbliche e private. Inoltre, è attivo quale docente in “Innovation Management” e membro della commissione direttiva del Dipartimento Tecnologie Innovative (DTI) della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI). Infine, dal 2021 ricopre il ruolo di Sostituto Comandante della Protezione civile per la Compagnia 51, gestendo interventi in caso di emergenze nonché le attività logistiche e operative per garantirne l’efficienza.
Il Consiglio di Stato formula ad Athos Guanziroli i migliori auguri per la nuova sfida professionale che l’attende all’interno della Polizia cantonale.

“Esempio di umiltà, vicinanza e instancabile impegno per la pace”

“Esempio di umiltà, vicinanza e instancabile impegno per la pace”

La morte di papa Francesco è stata subito commentata anche dall’amministratore apostolico della Diocesi di Lugano Alain de Raemy che, con una lettera inviata alle redazioni a metà mattinata, ha voluto lanciare un messaggio di positività. “Ho appreso con profonda tristezza – scrive de Raemy in una lettera inviata ai fedeli – della morte del nostro caro papa Francesco. Ora, per Lui, si compie l’incontro con il Signore e comincia la festa, come Lui stesso aveva ricordato durante un’udienza del 2022”. Per ricordare papa Francesco alle 15 tutte le campane della Diocesi, come nel resto della Svizzera, hanno suonato a lutto a lungo. “Ritengo – scrive sempre de Raemy – che sia stato per noi un esempio di autentica umiltà e attenzione ai più bisognosi, insegnandoci l’importanza della sinodalità, all’interno della Chiesa e tra tutti gli uomini. Papa Francesco ci ha subito colpito per il nome scelto, per i suoi modi poco protocollari, per la scelta del luogo di residenza e per il linguaggio popolare”.

«In questo Lunedì dell’Angelo, un velo di tristezza accompagna la notizia della scomparsa di papa Francesco, figura che ha profondamente segnato l’ultimo decennio con il suo esempio di umiltà, vicinanza e instancabile impegno per la pace. Il suo richiamo costante a tutte le persone di buona volontà a perseguire la fratellanza, il perdono e il dialogo rappresenta un’eredità morale e spirituale di immenso valore». Il presidente del governo ticinese Norman Gobbi ricorda così papa Bergoglio. «Come rappresentanti delle istituzioni – continua il consigliere di Stato, da noi contattato –, siamo chiamati a far vivere ogni giorno questi valori, cercando soluzioni giuste e dignitose per tutti, con rispetto, ascolto e responsabilità”. Il Canton Ticino “si unisce al cordoglio della Chiesa cattolica e del mondo intero per la perdita di un grande uomo, che h saputo parlare al cuore di credenti e non credenti con semplicità e verità”.

C’è poi anche un tema in un certo senso politico che in questo momento si riaffaccia. Ed è quello del futuro timoniere della Curia di Lugano. “Da oltre due anni e mezzo – riprende Gobbi – la nostra Diocesi è affidata a un amministratore apostolico. Nonostante la richiestas di nominare un vescovo ticinese , con la recente scomparsa del Pontefice l’attesa per una nuopva nomina rischia di protrarsi ulteriormente. (…)

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 22 aprile 2025 de La Regione

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Ticinonews edizione straordinaria

Minuto 15:30

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«Un grande uomo, che ha saputo parlare al cuore di credenti e non»

Il messaggio di cordoglio per la scomparsa di Papa Francesco di Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato, a nome delle istituzioni

«In questo Lunedì dell’Angelo, un velo di tristezza accompagna la notizia della scomparsa di Papa Francesco, figura che ha profondamente segnato l’ultimo decennio con il suo esempio di umiltà, vicinanza e instancabile impegno per la pace». Con queste parole, Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato, si è unito – a nome delle istituzioni ticinesi – al cordoglio per la scomparsa di Papa Francesco.
«Il suo richiamo costante a tutte le persone di buona volontà a perseguire la fratellanza, il perdono e il dialogo rappresenta un’eredità morale e spirituale di immenso valore. Come rappresentanti delle istituzioni, siamo chiamati a far vivere ogni giorno questi valori, cercando soluzioni giuste e dignitose per tutti, con rispetto, ascolto e responsabilità. Senza smania di potere, ma con l’onestà di chi desidera costruire un futuro migliore. Il Cantone Ticino si unisce al cordoglio della Chiesa cattolica e del mondo intero per la perdita di un grande uomo, che ha saputo parlare al cuore di credenti e non credenti con semplicità e verità».

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1831796/un-grande-uomo-che-ha-saputo-parlare-al-cuore-di-credenti-e-non

Ticino: ottimismo, impegno e futuro condiviso

Ticino: ottimismo, impegno e futuro condiviso

Norman Gobbi commenta gli obiettivi dell’anno presidenziale

Il Ticino si trova oggi in un momento cruciale della sua storia recente. L’avvio della legislatura 2023-2027 ha purtroppo risentito di una percezione negativa, fortemente influenzata dalla complessa situazione geopolitica, che ha comportato insicurezza globale, nonché dalla situazione finanziaria cantonale, che hanno fatto emergere un’immagine di uno Stato vissuto come immobile, inefficiente e privo di una guida chiara. “È proprio in questi momenti che nasce l’esigenza (e l’opportunità) di cambiare rotta, riscoprendo il valore di una politica concreta, positiva, autentica e coinvolgente”, esordisce Norman Gobbi.
L’obiettivo è ambizioso ma necessario: “Occorre restituire al Ticino un’immagine di fiducia, vitalità e partecipazione, riscoprendo il legame profondo tra i cittadini e il proprio territorio”, prosegue Gobbi. “Un’azione politica che non ignori le difficoltà, ma che scelga consapevolmente di affrontarle con uno spirito costruttivo, valorizzando quanto di buono già esiste e proiettandosi verso un futuro da costruire insieme”.
Questa modalità collettiva e compartecipativa  mira a restituire l’immagine di un  Ticino come terra viva, dinamica e resiliente. “Si vuole dimostrare come il Cantone che, pur consapevole delle sfide, scelga di affrontarle con coraggio, ottimismo e spirito di iniziativa. Un territorio che continua a progettare e investire, senza mai perdere di vista le proprie radici e la propria identità culturale, pur rimanendo ben connesso con il mondo che cambia”, sottolinea il Presidente del Governo.
L’obiettivo lo si raggiunge resistendo alle crisi quotidiane grazie all’impegno concreto delle persone nella vita di tutti i giorni. Vedo un Cantone che agisce anche in modo silenzioso, con uno Stato che lavora dietro le quinte a beneficio della collettività, anche dove spesso non si vede. Ma anche un Ticino attrattivo, capace di sedurre talenti, investitori e visitatori grazie al suo fascino, alla qualità della vita e al valore del suo capitale umano”, prosegue Gobbi.
Un altro aspetto fondamentale è la volontà di non subire i cambiamenti globali, ma di cavalcarli con consapevolezza: “Occorrerà affrontare i grandi processi di trasformazione (digitalizzazione, sostenibilità, demografia) con uno sguardo aperto e una strategia mirata, come delineato nel Programma di legislatura e nel documento strategico “Prospettiva 2040””, prosegue Gobbi.
In definitiva, in questo anno di presidenza si vuole (ri)accendere nelle persone la voglia di sentirsi parte attiva di un progetto comune. “Mi piacerebbe se ogni cittadino tornasse a credere nel proprio Cantone, non solo come spettatore, ma come protagonista. Perché un futuro migliore si costruisce insieme, con fiducia, responsabilità e visione”, conclude Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 20 aprile 2025 de Il Mattino della domenica

Anziani al volante, quando è il momento di smettere

Anziani al volante, quando è il momento di smettere

In Ticino nel 2024 sono stati 2’368 i conducenti che hanno spontaneamente rinunciato alla licenza di condurre – Tutti i numeri e il parere dell’esperto

Il conducente più anziano in Ticino? “È un signore di 100 anni, con visita medica superata l’anno scorso”, rispondono dalla Sezione della circolazione. Ma questo è solo il dato “curioso” di un fenomeno, in espansione, con cui è confrontata anche l’autorità.

Non da oggi, certo. “Movesi il vecchierel canuto e bianco”, cantava il Petrarca al tempo della mobilità lenta. Un’esigenza, e un diritto, quello dello spostarsi in autonomia a ogni età che settecento anni dopo persiste con numeri importanti e spesso discussi: sono 32’274 (al 31 dicembre 2024), nel Canton Ticino, i conducenti over 75 che hanno mantenuto la loro licenza di condurre. Da quell’età vige infatti l’obbligo di sottoporsi ogni due anni alla visita medica di verifica dell’idoneità alla guida.
Del tema si è tornati a parlare negli scorsi giorni, quando la Gendarmeria stradale, presentando il proprio bilancio annuale, ha riferito che gli “incidenti mortali sono sensibilmente aumentati”, da 7 (con 8 decessi) nel 2023 a 18 (con 19 morti) lo scorso anno. In quattro casi la causa del sinistro e della morte è stata non una disattenzione, ma un malore. Da qui un’interrogazione della deputata Maddalena Ermotti-Lepori sul tema delle “persone anziane o molto anziane che, pur con evidenti problemi di salute, si vedono rinnovare dal proprio medico la possibilità di guidare”. Troppi? Pochi? Difficile rispondere. Lo farà il Consiglio di Stato.
In ogni caso i numeri, forniti alla RSI da Camorino, mostrano una significativa quantità di revoche della licenza tra i conducenti over 75. “Nel 2024 sono state 630 – dice il caposezione Elia Arrigoni -. Di queste una importante percentuale (circa il 40% secondo una proiezione in base al dato svizzero) sono costituite da misure adottate per motivi legati ad una certificazione o mancata certificazione obbligatoria dell’idoneità alla guida e quindi non legate a infrazioni stradali”.
Sono quindi grossomodo 250 le revoche imposte dal controllo medico. Succede anche che questa misura venga presa con “notifica di sentenza nella forma degli assenti”. In un recente Foglio Ufficiale figurano i nominativi di una ventina di conducenti con più di 75 anni cui è stata revocata la licenza di condurre a tempo indeterminato. “La causa più frequente – spiegano dalla Sezione della circolazione – è la non reperibilità dopo la convocazione alla visita medica (ad esempio, dopo trasferimenti all’estero)“.
Ma i numeri più significativi sono quelli delle rinunce spontanee. L’invecchiamento della popolazione si osserva anche nell’evoluzione di questo dato. Un quarto di secolo fa, nel 2000, le rinunce erano state solo 521. Quindici anni dopo, erano più che raddoppiate (1’386) e sono ancora salite negli ultimi anni: 1’509 rinunce spontanee nel 2020; 1’507 nel 2021; 1’489 nel 2022; 1’636 nel 2023 e 2’368 nel 2024.
Un dato quest’ultimo, puntualizza il caposezione Arrigoni, “che si discosta dalla normalità in quanto lo scorso anno la campagna per la sostituzione della licenza cartacea blu (che ha interessato 25’000 conducenti) ha fatto sì che anche diverse persone (pure con meno di 75 anni) hanno approfittato della rinuncia (la conversione comportava infatti un costo)“.
A tal proposito il verbo “approfittare” trova una giustificazione promozionale: “A coloro che spontaneamente riconsegnano la licenza viene offerto un buono Arcobaleno/FFS”, ricorda il caposezione. Un incentivo che, come riporta la pagina del progetto “Strade sicure”, prevede dopo il deposito della licenza una scelta tra i seguenti buoni (con validità di un anno): sconto di 300 franchi sull’abbonamento Arcobaleno a partire da due zone; sconto di 200 franchi sull’abbonamento generale annuale di seconda classe e sconto di 250 franchi su quello di prima classe. Infine, per gli indecisi esiste un abbonamento a metà-prezzo in prova per due mesi a 33 franchi.
Esiste poi un pacchetto di offerte che “Strade sicure” ha pensato per gli anziani che vogliono continuare a condurre l’auto in modo aggiornato e senza rischi nel contesto del traffico e dei veicoli che sono mutati. Si tratta, vedi il pdf allegato, di corsi pratici, emozionali, teorici e tecnici in collaborazione con TCS, ACS, Polizia cantonale, Associazione svizzera maestri conducenti (ASMCTI) e iQCenter SA (il centro di competenze creato nel 2010 a Lugano dalla Fondazione INGRADO).
La rinuncia all’automobile rappresenta in ogni caso una decisione importante e non facile: “Per molti è chiaro che la patente coincide con il concetto di libertà e indipendenza. E questo vale anche per un anziano”, spiega lo psicologo e psicoeducatore Simone Cotti, responsabile del servizio Educazione, Sicurezza stradale e Prevenzione presso la sopracitata iQCenter SA.
Il primo obiettivo del loro servizio è di accompagnare la persona anziana a un passo che molto spesso vede coinvolti, con consigli, stimoli e pressioni, i famigliari: “È importante che la decisione venga presa con cognizione di causa, avendo ben chiari quelli che sono sicuramente gli svantaggi, ma anche i vantaggi. Un figlio, un nipote o un parente sono tuttavia troppo partecipi della situazione. Ecco perché, per avere un quadro oggettivo, può servire una consulenza esterna. Dopodiché noi non prendiamo nessun tipo di decisione, ma assistiamo e aiutiamo psicologicamente la persona in un cambiamento che può avere un impatto molto forte”, dice l’esperto. Questo, prosegue, è forse l’aspetto per il quale siamo più sollecitati: “Ma possiamo aiutare anche la persona, tra virgolette, anziana, perché ci sono anche settantenni che ci chiedono come far fronte allo stress vissuto tutti i giorni nel traffico oppure come gestire veicoli sempre più tecnologici. Aiutare negli aspetti tecnici non è il nostro campo, ma possiamo consigliare loro a chi rivolgersi”.
Anche se la legge ha fissato a 75 anni l’inizio dell’obbligo dei controlli medici, la definizione di ‘anziano al volante’ varia da singolo caso: “L’invecchiamento della popolazione è un dato di fatto, ma non troverei giusto, perché ho sentito anche questa, fissare un’età massima per poter guidare. Ci sono novantenni che non lasciano la poltrona, ma ce ne sono anche altri, per dire, che partecipano alle maratone. In ogni caso è importante non stigmatizzare, come ultimamente troppo spesso accade, questi conducenti anziani”, sottolinea lo psicologo.
Sovente non si tiene conto di alcuni aspetti della guida nella terza o quarta età: “A volte sento l’obiezione: ‘Guido come ho sempre guidato’. Ma è cambiato il contesto. Oggi il traffico è molto più caotico di quando hanno iniziato a guidare e ci sono stimoli che un cervello anziano può faticare a processare”. Dopodiché, continua lo psicologo, ci sono fattori che depongono a loro favore: “Parliamo infatti di automobilisti che difficilmente imboccano l’autostrada. L’anziano inoltre percorre tragitti solitamente molto brevi e da lui conosciuti, ad esempio, per fare la spesa o andare a trovare i figli. E poi non ama guidare di notte e negli orari più trafficati”.
Una prudenza al volante che trova conferma anche nella statistica. Il rapporto Sinus 2024 dell’UPI (Ufficio svizzero per la prevenzione degli infortuni) conferma in modo inoppugnabile che gli incidenti dovuti a velocità sono più frequenti nella fascia di età tra 18 e 24 anni, mentre per quelli causati dall’alcool sono in testa gli automobilisti tra i 25 e i 44 anni.
Poi ci sono, terreno su cui gli over 75 riguadagnano strada, gli incidenti riconducibili alla distrazione o a un problema fisico. “Certo negli anziani la possibilità di un malore è più elevata. Ma non c’è più – fa notare Cotti – quel ‘delirio di onnipotenza’ alla guida che talvolta si osserva nei giovani. Che poi questo si traduca anche in un’eccessiva prudenza, tale da indurre altri alla manovra spericolata, può essere anche vero. Ma l’errore resta comunque di chi vuole superare a tutti i costi, non di chi ha il diritto di circolare ai propri ritmi”.
In ogni caso, prima o poi, arriva per tutti il momento di staccare il piede dal gas. “Il nostro obiettivo è che questo momento giunga dopo aver valutato tutti gli aspetti e con cognizione di causa. Per questo cerchiamo di mostrare anche l’altra faccia della medaglia. Perché anche la mobilità con i mezzi pubblici ha i suoi vantaggi. Ci si stressa meno, non si è in balia del traffico, non rischi multe o incidenti causati da te stesso, risparmi la benzina e la tassa di circolazione e poi, se vai in bus, incontri persone e socializzi. Ecco, noi cerchiamo di guidare a questo cambiamento, facendo capire che un’altra strada è possibile e che magari non è poi così male”, conclude lo psicologo del traffico.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Anziani-al-volante-quando-%C3%A8-il-momento-di-smettere–2757996.html

 

Punto di Raccolta d’Urgenza, Pedevilla: “Arriveranno”

Punto di Raccolta d’Urgenza, Pedevilla: “Arriveranno”

I nuovi PRU permetteranno comunicazioni immediate e a prova di black-out della rete. Il capo della sezione del militare: “Pronti nel 2026”

In Vallese, a causa dell’emergenza, sono stati attivati diversi “Punti di Raccolta d’Urgenza” (PRU), luoghi che permettono la comunicazione diretta fra autorità e popolazione in caso di eventi estremi, fondamentali soprattutto quando tutti gli altri canali informativi non funzionano. La Svizzera ha una rete capillare di questi punti, con eccezione del Ticino, che ne è completamente sguarnito. Il motivo? Lo spiega a Ticinonews Ryan Pedevilla, capo della sezione del militare e della protezione della popolazione. “Il concetto di PRU nasce nel 2015 in Canton Argovia, inizialmente per gestire eventuali evacuazioni da incidenti nucleari, per poi estendersi a macchia d’olio”, dichiara Pedevilla. “In Ticino non siamo toccati da attività nucleari e quindi non siamo stati stimolati, sin dall’inizio, a imbarcarci in questo progetto”. 

Il cambio di passo
Il Cantone negli ultimi anni ha accelerato, incaricando tutti i comuni di allestire la propria rete, in due tappe fondamentali. “Il 1° gennaio 2027” specifica Pedevilla “scatterà l’obbligo di legge per i Comuni di dotarsi dei propri PRU. Noi però vogliamo garantire già dal 1° gennaio 2026 questa possibilità e quindi molti comuni hanno già annunciato le aree ove allestire i nuovi Punti di Raccolta”. 

Vulnerabilità del sistema attuale
Ancora per qualche mese, dunque, in Ticino, i presidi in caso di emergenza verranno organizzati in sinergia fra Cantone, Comuni e autorità civili tramite hotspot. La vulnerabilità di questa impostazione è, però, che dipende da canali di comunicazione funzionanti (radio, app, rete telefonica). Nel caso in cui una comunità si trovasse completamente isolata, le cose sarebbero più complicate. “Se ci fosse un black-out completo” ammette Pedevilla “le autorità potrebbero comunicare con gli enti di primo intervento tramite la rete di sicurezza radio Polycom e gli enti di primo intervento potrebbero comunicare, a cascata, con la popolazione. Il problema è che la comunicazione non sarebbe simultanea e non potrebbe arrivare a tutti nello stesso momento. Quindi i PRU servono proprio come “amplificatore” immediato delle informazioni indirizzate alla popolazione”.

E se in Vallemaggia ci fossero stati i PRU?
A questo punto sorge spontanea una domanda: se durante l’alluvione in Vallemaggia ci fossero stati dei PRU, sarebbe cambiato qualcosa, soprattutto nelle difficili fasi di comunicazione iniziale? “I PRU non sono da intendere come la soluzione a ogni problema” conclude Pedevilla “Sarebbe stato comunque pericoloso spostarsi verso questi luoghi durante le 24 ore colpite dall’alluvione. Però, è vero, è mancata la possibilità di comunicare simultaneamente con tutta la popolazione. Un passo avanti, in questo senso, sarà l’arrivo del nuovo sistema satellitare Cell Broadcast che permetterà di raggiungere tutte le persone direttamente sul loro dispositivo mobile”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/in-ticino-nessun-punto-di-raccolta-durgenza-pedevilla-arriveranno-410794

Carceri ticinesi: ‘Numeri da record’

Carceri ticinesi: ‘Numeri da record’

Sovraffollamento, la direttrice della Divisione giustizia: ‘Situazione mai vista nel nostro cantone’. Così al Giudiziario e al Penale. Prime misure

Nel 2024 ha tagliato il traguardo dei dieci anni alla direzione delle carceri ticinesi, ma «è la prima volta che mi trovo confrontato con un simile sovraffollamento», dice Stefano Laffranchini. È una situazione «eccezionale, mai vissuta nel nostro cantone», rileva a sua volta, sempre dal Dipartimento istituzioni, la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti. Le prigioni sono strapiene. Lo sono da alcune settimane. In particolare quelle principali ubicate sul Piano della Stampa a Lugano. Ovvero il Carcere giudiziario, riservato agli imputati in attesa di giudizio per i quali la magistratura ha disposto la detenzione preventiva, e l’attiguo Carcere penale, destinato alle persone con condanna da espiare dietro le sbarre.

Posti e presenze
I numeri sono «da record», evidenzia Andreotti. «Attualmente – riprende Laffranchini – ci sono in totale 97 detenuti in carcerazione preventiva. Il ‘Giudiziario’ ha una capienza di 88 posti. Negli scorsi giorni abbiamo raggiunto il picco, per ora assoluto, di 100 prevenuti. Dodici di loro sono stati quindi spostati al Carcere penale, il che ha comportato la sua piena occupazione e l’utilizzo degli spazi precedentemente liberati per i lavori volti a ripristinare, al ‘Penale’, il comparto femminile». Se consideriamo anche lo ‘Stampino’, ossia il carcere aperto, qui ieri il tasso di occupazione era del «62 per cento». Attenzione però, perché nella struttura aperta, ricorda Andreotti, «vengono collocate persone in fine pena o che devono scontare brevi pene detentive oppure che sono in semiprigionia e hanno un’attività professionale all’esterno: escono per lavorare e rientrano la sera». Lo ‘Stampino’, continua la direttrice della Divisione giustizia, «non accoglie invece detenuti che presentano un elevato rischio di fuga, non avendo legami sul territorio: si tratta perlopiù di cittadini stranieri non residenti». Pertanto il dato concernente il carcere aperto «non sposta il problema, che è la sovraoccupazione delle due maggiori strutture, cioè il Carcere giudiziario e quello penale. Ed è un grosso problema». In passato «abbiamo avuto momenti di sovraffollamento, specie al ‘Giudiziario’, dovuti a inchieste, ad esempio per infrazione alla legge sugli stupefacenti o per reati finanziari, con più imputati tratti in arresto e per i quali era stata ordinata, e confermata dal giudice dei provvedimenti coercitivi, la restrizione della libertà. Stavolta però, ripeto, abbiamo numeri record».

Provvedimenti per contenere la pressione
Per cercare di contenere la pressione sul ‘Giudiziario’, «si è dovuto appunto ricorrere al collocamento in spazi separati nel Carcere penale di persone in detenzione preventiva», annota la responsabile della Divisione giustizia. In reparti, tiene a precisare, «dove la separazione fisica di queste persone da quelle in esecuzione o in esecuzione anticipata della pena è garantita. Ciò per rispettare i presupposti della carcerazione preventiva, soprattutto quello di evitare il rischio di collusione». Nel ‘Penale’ «è stata inoltre riattivata la decina di celle destinate alla futura Sezione femminile». Non solo: «L’utilizzo temporaneo delle celle di polizia nei termini di legge rimane imprescindibile». Altri provvedimenti? «Abbiamo pure riattivato delle misure d’intesa con le autorità giudiziarie e amministrative. Tra cui, se adempiuti i requisiti, un uso maggiore del braccialetto elettronico per consentire gli arresti domiciliari». E i ventilati container? «Gli ipotizzati quattro moduli abitativi, per altrettanti posti, più uno per le docce e un altro per gli incontri in sostituzione della cosiddetta casetta dell’amore ‘La Silva’, saranno oggetto – indica Andreotti – di una richiesta di credito tramite messaggio governativo, che verrà allestito entro fine anno. A ogni modo i moduli abitativi non costituiscono una soluzione a medio, lungo termine. Tant’è che parliamo di soli quattro posti».

‘Diritti e dignità garantiti’
Ma a preoccupare il Dipartimento istituzioni, da cui dipendono le Strutture carcerarie, sono anche, segnala la direttrice della Divisione, «le caratteristiche caratteriali e le problematiche di natura somatica e/o psichica di alcune persone detenute, cosa che rende la loro gestione, sia dal profilo della sicurezza sia da quello medico, particolarmente gravosa».
In questo difficile contesto, puntualizza Andreotti, «i diritti dei detenuti e la loro dignità sono garantiti, come abbiamo comunicato sia all’Ordine degli avvocati, in occasione di una recente riunione, sia alla commissione del Gran Consiglio preposta alla sorveglianza delle condizioni detentive».

Altrove le cose non vanno meglio
Il Ticino non è solo. «Sulla base dei dati del Centro svizzero di competenze in materia di sanzioni penali, aggiornati al 31 marzo di quest’anno, si registra un andamento simile anche nei cantoni che, come il nostro, fanno parte del Concordato latino. Con Ginevra e Vaud che presentano una situazione ormai strutturale di sovraffollamento – osserva Andreotti –. Un contesto del genere rende di fatto inattuabili eventuali trasferimenti di detenuti verso i Cantoni romandi. Quelli della Svizzera tedesca sono attualmente in una situazione meno problematica in termini di occupazione: stiamo valutando la possibilità di trasferimenti di detenuti in esecuzione di pena in questi cantoni. Ripeto: gli approfondimenti sono in corso».

Agenti di custodia: ‘180 candidature’
Una buona notizia c’è per i vertici delle Strutture carcerarie ticinesi. Ed è l’esito del concorso, chiusosi a fine marzo, per il reclutamento di agenti di custodia. «Con grandissima nostra soddisfazione – fa sapere il direttore Laffranchini – sono entrate ben 180 candidature. Di regola assumiamo più o meno il dieci per cento di aspiranti agenti. La scuola si terrà nel 2026».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 18 aprile 2025 de La Regione

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Carceri ticinesi al collasso, numeri record e misure d’emergenza
Il Carcere giudiziario ha superato la soglia massima di detenuti. Attivate misure straordinarie, ma la pressione resta altissima anche nel penale. Si valutano trasferimenti oltre Gottardo.

Le carceri ticinesi stanno affrontando un sovraffollamento senza precedenti. A lanciare l’allarme sono Stefano Laffranchini, direttore delle Strutture carcerarie, e Frida Andreotti, a capo della Divisione giustizia del Dipartimento istituzioni, intervistati dalla Regione. In particolare, il Carcere giudiziario di Lugano ha superato la sua capienza di 88 posti, toccando un picco di 100 detenuti in carcerazione preventiva. Dodici di questi sono stati trasferiti al Carcere penale, anch’esso ora pieno.

Strutture sotto pressione
La pressione sulle strutture ha quindi inevitabilmente costretto le autorità a prendere misure straordinarie, come l’utilizzo temporaneo delle celle della polizia, la riattivazione di spazi nel penale (tra cui l’area femminile), l’impiego più frequente del braccialetto elettronico per gli arresti domiciliari e una possibile richiesta di credito per installare moduli abitativi temporanei. La situazione è inoltre aggravata dalla complessità gestionale di alcuni detenuti con problemi psichici o sanitari. Nonostante tutto, il DI assicura il rispetto dei diritti e della dignità delle persone detenute.

Fenomeno non isolato
Ma il fenomeno non è isolato. Anche altri Cantoni romandi come Ginevra e Vaud affrontano un sovraffollamento cronico, rendendo difficili eventuali trasferimenti. Si valutano pertanto opzioni verso la Svizzera tedesca, dove la pressione è minore. Una nota positiva arriva però dal concorso per nuovi agenti di custodia: 180 candidature ricevute, con assunzioni previste nel 2026.
 
 
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Occupazione delle carceri, in Ticino è record
In assenza di posti alla Farera, 12 detenuti sono stati trasferiti alla Stampa

Un nuovo record è stato raggiunto nelle strutture penitenziarie cantonali ticinesi: in detenzione preventiva ci sono 102 persone, ma la Farera ne può ospitare 88. Questo ha reso necessaria l’attuazione di misure d’urgenza e 12 detenuti sono stati trasferiti nel carcere chiuso della Stampa.

Le persone in carcere preventivo non possono entrare in contatto con gli altri detenuti, “quindi siamo costretti a misure organizzative che permettano di mantenere questi prevenuti in una sorta di bolla”, spiega ai microfoni della RSI Stefano Laffranchini, direttore delle strutture carcerarie ticinesi. Inoltre, per accogliere queste persone è stato necessario “occupare gli spazi che avevamo provvisoriamente liberato per consentire i lavori di ristrutturazione della sezione adibita al futuro carcere femminile”.

Il sovraffollamento è un tema che preoccupa anche il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il quale sottolinea alla RSI che è un problema che tocca tutta la Svizzera, confrontata con un “aumento degli arresti, soprattutto legati al traffico di stupefacenti” nei primi mesi del 2025.

Come soluzione temporanea sul medio termine, il Consiglio di Stato chiederà al Parlamento un credito per la posa di quattro prefabbricati. Sul lungo termine però, una strada potrebbe essere quella di “aumentare nelle strutture attuali la capacità dei posti”, indica Gobbi. “Soluzioni già adottate anche nei cantoni romandi, che però deve essere accompagnata anche da un sostegno al personale. Detto questo, credo che sia una situazione che sarà affrontata anche a livello nazionale, perché, come detto, non è un trend solo in Canton Ticino”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Occupazione-delle-carceri-in-Ticino-%C3%A8-record–2762736.html

 

Primo aggiornamento degli indicatori del Programma di legislatura 2023-2027

Primo aggiornamento degli indicatori del Programma di legislatura 2023-2027

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha pubblicato il primo aggiornamento del Programma di legislatura per il periodo 2023-2027. Il documento contiene gli obiettivi politici condivisi che orientano l’attività del Governo cantonale, descrive i progetti necessari per concretizzarli e presenta gli indicatori che ne mostrano lo stato di avanzamento al 31 dicembre 2024.

Il Consiglio di Stato ha recentemente approvato e trasmesso all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio il primo aggiornamento al 31 dicembre 2024 degli indicatori di attuazione delle azioni legate al Programma di legislatura 2023-2027, autorizzandone inoltre la pubblicazione.  
I 36 obiettivi che il Programma di legislatura definisce per il periodo 2023-2027 si articolano attorno a tre assi tematici principali – «relazioni con la cittadinanza e le istituzioni», «sviluppo e attrattiva del Cantone Ticino» e «qualità di vita» – e sono definiti da 174 azioni, il cui stato di avanzamento è monitorato grazie a un sistema di indicatori aggiornati annualmente. Va sottolineato in particolare che – su un totale di 280 indicatori – alla fine dello scorso anno 20 risultavano essere completati, 220 in corso, 32 non iniziati, 4 rinviati e 4 stralciati.  
Per migliore la leggibilità dell’aggiornamento, gli indicatori sono stati inseriti in una versione aggiornata del documento e pubblicati su una pagina web dedicata, che può essere consultata all’indirizzo www.ti.ch/programmadilegislatura