Il Consigliere di Stato Norman Gobbi prosegue le visite nei Comuni

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi prosegue le visite nei Comuni

Comunicato stampa

Proseguono gli incontri del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi con i Comuni ticinesi. La conoscenza reciproca, il dialogo, la salute della democrazia a livello locale e l’importanza di attivare e stimolare la comunità sono stati i temi al centro dei tre appuntamenti con i Comuni di Val Mara, Vico Morcote e Bissone. Il ciclo, iniziato nel 2018 a Stabio, proseguirà il 17 gennaio 2023 nel Luganese, continuando una campagna di incontro e scambio di informazioni che tocca ogni parte del Ticino.  

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, e dall’ispettore comunale Alan Lancetti ha incontrato i Municipi di Val Mara, Vico Morcote e Bissone.
Nel primo incontro, quello con il Comune di Val Mara, il Municipio ha illustrato gli sforzi profusi per mettere in funzione la nuova realtà comunale in seguito all’aggregazione che si è consolidata nell’aprile del 2022. Una delle grandi sfide del nuovo Comune è senza dubbio l’importanza di stimolare la comunità creando una nuova identità senza però cancellare le identità dei tre quartieri. Un punto sul quale l’Esecutivo sta lavorando è la costituzione delle commissioni di quartiere che vogliono essere ideate all’insegna della partecipazione dei cittadini.
Il Municipio di Vico Morcote ha invece evidenziato come i movimenti nella popolazione residente degli ultimi anni abbiano inciso sullo spirito comunitario del Paese. Sensibile a offrire momenti di incontro, di svago e di aggregazione ai propri cittadini, l’Esecutivo riconosce una difficoltà a tenere unito il tessuto comunitario.
Nell’ultimo incontro, quello con il Municipio di Bissone, l’accento è stato messo sull’importanza del coinvolgimento dei giovani all’interno della comunità, in quanto erediteranno un giorno la gestione della cosa pubblica. Una sfida per le Autorità comunali che devono ingegnarsi per proporre momenti d’incontro attrattivi per le nuove generazioni.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha evidenziato che grazie alle visite «possiamo rivedere il funzionamento della Sezione degli enti locali. Una delle nostre priorità è quella di fare in modo che le istituzioni siano al passo con i tempi, per offrire servizi appropriati a una cittadinanza sempre più esigente. In questo senso grazie agli spunti raccolti in questi incontri istituzionali possiamo calibrare le riflessioni in corso. Il nostro obiettivo è di estendere il mandato della Sezione oltre alla vigilanza e all’attività ordinaria».
Infine, il capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa ha preso atto con piacere della «consapevolezza dei Municipi di investire per creare una comunità solida e una cittadinanza attiva. Questo va oltre i compiti tradizionali dei Comuni, definiti dalla legge. Un Comune non può esistere senza una comunità viva. In questo senso la Sezione degli enti locali si sta impegnando per promuovere una serie di progetti – come il Buon governo – che consentono di rivoluzionare il modo di funzionare dei Comuni, per essere al passo con i tempi».

In Svizzera mancano agenti «In Ticino effettivi idonei»

In Svizzera mancano agenti «In Ticino effettivi idonei»

Secondo la Federazione dei funzionari di polizia nel nostro Paese servirebbero almeno 7 mila unità in più A Sud delle Alpi, però, il loro numero è tra i più alti della Confederazione
Importante crescita delle candidature femminili

«In Svizzera mancano migliaia di poliziotti. La professione va resa più attrattiva e la politica deve assicurare sufficienti risorse ». L’appello è stato lanciato a fine dicembre dalla Federazione svizzera dei funzionari di polizia (FSFP), la quale si è detta preoccupata per la motivazione e il carico di lavoro in seno alle forze dell’ordine.
Stando alle cifre della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali (CCPCS), all’inizio del 2022 la Svizzera poteva contare su poco più di 19.000 agenti sul campo, ossia un poliziotto ogni 447 abitanti. L’ONU, tuttavia, raccomanda a ogni Paese di dotarsi di circa un poliziotto ogni 333 abitanti. Tradotto su scala elvetica, dunque, nel nostro Paese complessivamente servirebbero 26.000 agenti, ossia 7.000 in più rispetto a oggi. E proprio da questo dato è partito l’appello della FSFP.
Ma il Ticino? Come è messo da questo punto di vista? Cifre alla mano, la situazione nel nostro cantone è più vicina alle raccomandazioni dell’ONU. Sempre stando alle cifre della CCPCS, il Ticino può infatti contare su 1.164 agenti sul campo (699 della Cantonale e 465 delle Comunali). Tenendo conto dei 351 mila abitanti del nostro cantone, il Ticino può contare su un agente ogni 301 persone. Addirittura meglio, dunque, delle raccomandazioni fornite dall’ONU.
A questo proposito, da noi interpellato, il portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli precisa che «l’ONU propone cifre a livello generale» e quindi, quale premessa, va evidenziato che «i problemi di sicurezza variano molto da un Paese all’altro e non possono essere affrontati semplicemente a livello numerico». Detto altrimenti, le cifre statistiche non dicono tutto. Entrando nel merito della questione, Pizolli osserva che «per quanto riguarda il Ticino l’effettivo attuale, che comprende sia agenti della Polizia cantonale sia agenti delle Polizie comunali, viene ritenuto idoneo per assicurare la sicurezza dei suoi circa 350.000 abitanti a cui si aggiungono quasi quotidianamente oltre 75.000 frontalieri nonché, in particolare in estate, migliaia di turisti».
Insomma, se ai 351.000 abitanti si aggiungessero frontalieri e turisti, la cifra raccomandata dall’ONU non verrebbe raggiunta nemmeno dal Ticino, che in Svizzera, come noto, è il Cantone con il maggior numero di agenti in rapporto al numero di abitanti.
Non a caso, alle nostre latitudini l’assemblea del sindacato OCST agenti qualche settimana fa ha votato una risoluzione per chiedere alla politica che la gendarmeria della Polizia cantonale sia dotata delle «necessarie risorse» affinché possa operare «in modo adeguato». Ma, chiediamo quindi a Pizolli, in Ticino (e in particolare nella Gendarmeria) c’è una mancanza di agenti? «La direzione della Polizia cantonale – risponde il portavoce – è da sempre attenta alle necessità delle diverse aree e si adopera costantemente per far fronte alle criticità che si possono manifestare e la Gendarmeria in questo senso non fa certo eccezione». Ad ogni modo, sottolinea Pizolli, «va comunque ricordato come il Corpo è in grado di far fronte alle necessità di sicurezza con gli effettivi che gli sono stati messi a disposizione dall’Autorità politica. Ed è evidente che ogni rinforzo che dovesse essere integrato negli effettivi andrebbe ad aumentare il già alto livello quantitativo e qualitativo delle prestazioni fornite alla cittadinanza ».

Una scelta pagante
Nel lanciare il suo appello, la FSFP aveva pure spiegato che, per rendere la professione più attrattiva, bisognerebbe tenere maggiormente conto delle richieste delle nuove generazioni, che vogliono più equilibrio fra vita professionale e privata. Ma non solo. La FSFP aveva pure spiegato di vedere di buon occhio anche una maggiore promozione delle candidature femminili. E in questo senso, anche in Ticino si stanno facendo dei passi avanti significativi. «Da alcuni anni – racconta il portavoce – anche in fase di reclutamento si è posto l’accento sulla ricerca di profili femminili. E in quest’ambito possiamo affermare che la scelta è stata pagante e dal 2013 al 2023 il numero di donne attive quali agenti della Polizia cantonale è passato da una sessantina a un centinaio». A conferma di tale tendenza, aggiunge Pizolli, «si evidenzia che circa il 30% dei candidati e delle candidate ammessi alla Scuola cantonale di Polizia 2022 (attualmente in formazione) è composto da persone di sesso femminile ». 

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 12 gennaio 2023 de Il Corriere del Ticino

Imposte di circolazione 2023

Imposte di circolazione 2023

Comunicato stampa

In questi giorni i detentori di un veicolo stanno ricevendo o riceveranno al loro domicilio la fattura dell’imposta di circolazione 2023. La stessa potrà essere pagata entro il 1. marzo 2023. L’imposta di circolazione di quest’anno è stata calcolata in base alla nuova formula, votata dal popolo il 30 ottobre 2022 e comprende gli adeguamenti portati dall’iniziativa parlamentare approvata il 15 dicembre scorso dal Gran Consiglio alla Legge sulle imposte e tasse di circolazione dei veicoli a motore. La nuova formula di calcolo è incentrata sulle emissioni di CO2 del veicolo. La modifica interessa unicamente le automobili e automobili pesanti, in quanto per tutti gli altri generi di veicolo le formule restano quelle applicate nel 2022.  

Il 2022 è stato un anno impegnativo e ricco di attività per la Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni. Oltre alla grande mole di lavoro ordinario a cui la Sezione è stata confrontata (si legga al proposito l’allegato 1), la stessa ha accompagnato l’iter riguardante la votazione popolare sulla nuova imposta di circolazione ed è stata in grado di assicurare in un lasso di tempo esiguo l’introduzione della nuova imposta per il 2023. Si ricorda che per le imposte di circolazione del 2024 e anni seguenti il Consiglio di Stato presenterà al Gran Consiglio un apposito messaggio governativo. L’intenzione è di permettere al Parlamento di poter decidere prima della fine della legislatura.
Nel 2023 il gettito prodotto con l’imposta di circolazione per le sole automobili (quelle toccate dall’iniziativa approvata dal popolo) ammonta a 81 milioni di franchi, mentre nel 2022 si attestava a 104.8 milioni di franchi. Il totale fatturato dal Cantone per le imposte di circolazione di tutti i veicoli ammonta invece a 111 milioni di franchi, importo sensibilmente inferiore rispetto ai 134 milioni del 2022, proprio come conseguenza delle modifiche legislative citate. A questi 111 milioni si aggiungono circa 3.6 milioni di franchi per le imposte di navigazione.
Come è noto, per le automobili immatricolate prima dell’1.01.2009 l’imposta di circolazione non subirà modifiche rispetto a quella del 2022, per effetto della moratoria di un anno inserita nel testo di legge approvato dal popolo e confermata dall’iniziativa parlamentare approvata il 15 dicembre scorso.
Al 31 dicembre 2022 l’intero parco veicoli ticinese si attesta a ben 324’508 unità (+491). Il numero di automobili immatricolate (224’455) è leggermente diminuito rispetto al 2021 (225’042, -587 unità).
Ricordiamo che per il pagamento dell’imposta – da saldare entro il 1. marzo 2023 – vi è la possibilità di usufruire della procedura elettronica (e-fattura). Inoltre allegato alla fattura relativa l’imposta, sia agli utenti che usufruiscono della e-fattura, che agli utenti che prediligono l’invio per posta tradizionale, viene trasmesso un volantino informativo intitolato “Info mobilità 2023” (vedi allegato 2).
Ulteriori informazioni sull’imposta di circolazione, così come un calcolatore online sono disponibili sul sito internet della Sezione della circolazione (www.ti.ch/imposta23), unitamente a molte altre informazioni utili al disbrigo delle pratiche.

Attività in pillole

Flyer Info Mobilità

Bando di concorso aspiranti 2024

Bando di concorso aspiranti 2024

Comunicato stampa

La Polizia cantonale comunica che oggi è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di nuovi/e ispettori/ispettrici di Polizia giudiziaria e di nuovi/e aspiranti gendarmi per la Polizia cantonale nonché di nuovi/e aspiranti agenti per le Polizie comunali di Bellinzona, Locarno, Lugano e Mendrisio. I candidati e le candidate seguiranno la Scuola di polizia a partire dal 01.03.2024. Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario (SCP) e un secondo anno in qualità di gendarme in formazione presso i Corpi di appartenenza. Come di consueto, per accedere a questa formazione biennale l’idoneità dei candidati e delle candidate sarà verificata attraverso un processo di selezione. La decisione sull’assunzione degli e delle aspiranti giungerà al più tardi entro tre mesi prima dell’inizio della formazione. Le candidature vanno inoltrate entro il 10.02.2023. Il 27.01.2023 dalle 19 alle 22 si terrà una serata informativa presso l’Auditorium della Scuola Cantonale di Commercio in viale Stefano Franscini 32 a Bellinzona.
Il bando di concorso, le modalità di iscrizione ai test fisici e i formulari possono essere consultati/scaricati dal sito internet della Polizia cantonale al seguente indirizzo: www.ti.ch/scuoladipolizia

Telelavoro: la Regio Insubrica vuole l’accordo

Telelavoro: la Regio Insubrica vuole l’accordo

La Comunità di Lavoro transfrontaliera chiede che Roma e Berna rinnovino l’intesa stabilita durante la pandemia

Anche la Regio Insubrica chiede a Berna e a Roma di ripristinare l’accordo amichevole italo-svizzero, concluso durante la pandemia, che regolava l’imposizione fiscale dei frontalieri durante le giornate di telelavoro. Un accordo – che andrà a cadere il primo febbraio – disdetto dall’Italia e che permetteva ai frontalieri di sottostare al regime fiscale elvetico anche nei periodi in cui lavoravano in remoto, da casa, in Italia.
Ancora non si può dire se Roma deciderà di riattivare l’accordo. Ma la presa di posizione della Regio Insubrica potrebbe avere un peso piuttosto importante sulle decisioni che ora dovrà prendere il Governo italiano. Questo perché quest’anno la presidenza della Regio Insubrica è guidata dalla Regione Lombardia (dall’assessore Massimo Sertori).

A Roma se ne discuterà presto
Il tema finirà comunque nei prossimi giorni sul tavolo del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. “È chiaro – ha spiegato alla RSI Silvana Snider, consigliera del ministro Giorgetti per le questioni di frontiera – che tutte le esigenze che in questo momento provengono dal territorio vengono ancor più vagliate dal Ministero delle Finanze, dove siede tra l’altro un ministro (Giorgetti, ndr) che conosce molto bene il territorio essendo della zona di Varese. In più c’è l’aspetto riguardante la Regione Lombardia, che fa sapere attraverso la Regio Insubrica che questa problematica è molto sentita. Pertanto la si discuterà sicuramente”. E la si discuterà nell’ambito della discussione sulla ratifica del più ampio accordo sui frontalieri

Un tema che unisce padronato e sindacati
La disdetta dell’accordo da parte italiana rischia di creare – per i frontalieri – difficoltà burocratiche. Questo perché a partire dal primo febbraio, nei giorni in cui lavoreranno da casa in Italia, saranno soggetti alla tassazione italiana. Anche per questo ieri l’Associazione industrie ticinesi, la Camera di commercio e i sindacati OCST e UNIA hanno scritto alla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali chiedendo di attivarsi con l’Italia per ripristinare l’accordo.

Le mosse del Consiglio di Stato
Su questo tema il Consiglio di Stato ticinese aveva già scritto a Berna il 30 novembre, chiedendo di prendere contatto con il Governo italiano e tentare di prolungare l’accordo. La Svizzera, in linea generale, sembra propensa a voler trovare una soluzione. Anche perché, paradossalmente, le ripercussioni potrebbero essere più grandi in Italia. “Per i frontalieri – ci ha spiegato Giordano Macchi, direttore della Divisione delle Contribuzioni del Canton Ticino – senza l’accordo ci sarebbero problemi burocratici e amministrativi molto gravi. Ci sarebbero anche rischi per le imprese ticinesi, ma ci sarebbe anche un danno economico per i Comuni italiani di frontiera”.

I rischi per i Comuni italiani di confine
Questo perché, spiega Macchi, non considerando frontalieri le persone impegnate in telelavoro, da parte Svizzera (in questo caso ticinese) non vi sarebbero neppure più i ristorni. Ristorni che vengono destinati ai Comuni della fascia di confine. “Ci sarebbe un danno piuttosto importante per loro”. Motivo che spinge Macchi a dirsi piuttosto fiducioso in merito a un ripristino dell’accordo. “È  necessario che i due Paesi si mettano al tavolo e, come sono riusciti in tempi brevi a trovare soluzioni durante la pandemia, facciano altrettanto nel periodo post-pandemico. Perché la pandemia ha dato una spinta al telelavoro e queste realtà dovrà essere gestita anche dopo la crisi sanitaria”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Telelavoro-la-Regio-Insubrica-vuole-l%E2%80%99accordo-15925741.html

Da www.rsi.ch/news

Quando lo Stato “ti pulisce” il denaro

Quando lo Stato “ti pulisce” il denaro

Il Canton Ticino chiede a Berna un giro di vite sul pagamento dei debiti in contante; il rischio di riciclaggio è troppo elevato

Il problema (per alcuni) è che gli uffici di recupero crediti accettano pagamenti in contanti senza l’obbligo di fare delle verifiche sull’origine del denaro, a differenza delle banche che per importi superiori ai 15’000 franchi devono chiarire da dove vengono i soldi ed eventualmente segnalare casi dubbi. Qualcosa negli ultimi mesi però si è mosso: il Consiglio federale ha messo in consultazione una revisione della Legge federale sull’esecuzione e sul fallimento che prevede tra le altre cose di fissare un limite per il pagamento in contanti: 100’000 franchi. Ancora troppo per le autorità cantonali ticinesi, ma anche, ad esempio, per la Conferenza svizzera degli ufficiali di esecuzione e fallimenti e altri Cantoni (pochi a dire il vero) che chiedono di ridurre il limite a 15’000 franchi come le banche, appunto. Questo, dice alla RSI la direttrice della Divisione ticinese della giustizia, Frida Andreotti, “per evitare che lo Stato diventi uno strumento per riciclare del denaro”. Il Consiglio federale ritiene invece che il debitore debba aver la possibilità di pagare in contante anche somme importanti di denaro in modo da evitare anche all’ultimo minuto possibili pignoramenti. Ritiene inoltre che i pagamenti elevati in contanti siano molto rari, che il rischio di abuso sia quindi limitato.

La soluzione ticinese
La procedura di consultazione nel frattempo è conclusa, ora si attende il rapporto del Governo. Il Ticino ha deciso però di agire anche sul piano cantonale. Ha avviato verifiche sulla possibilità di introdurre un’autodichiarazione già a partire dai 5’000 franchi. Dove la persona che vuole effettuare il pagamento deve indicare l’origine del denaro contante, se è “provento dalla propria attività, da una donazione, da una vendita, da familiari o da finanziamenti bancari”. Le verifiche giuridiche dovranno dire se un simile formulario sia legale.
A prescindere da quanto sia utilizzato il meccanismo di riciclaggio di cui vi stiamo parlando, le autorità ticinesi vogliono dare un segnale. “Il tema è sensibile e va seguito”, dice alla RSI Fernando Piccirilli che è il Capo della Sezione ticinese di esecuzione e fallimento, “va quindi fatto un tentativo per arginare questo fenomeno”. Intervenire anche sul metodo di pagamento dei debiti, è un “piccolo grande segnale verso chi vuole utilizzare il Ticino per attività illecite”, conclude Frida Andreotti.

Come si fa
Il meccanismo è semplice e poggia sulla complicità tra due persone che si spacciano per creditore e debitore. La persona A spicca un precetto esecutivo alla persona B con la quale è d’accordo. Nello stesso tempo sempre la persona A da alla persona B il denaro “sporco”, provento da attività illecite, per pagare il debito. La persona B paga il debito a A passando dall’Ufficio esecuzione e fallimenti, che dopo aver trattenuto le spese, lo versa alla persona A. E così, spiega Fernando Piccirilli, “il denaro torna indietro al creditore pulito da parte dell’Ufficio esecuzione e fallimenti”, ovvero, dallo Stato. Il finto debitore, che si presta al gioco, di solito riceve una commissione. Ogni anno in Ticino vengono spiccati circa 180’000 precetti esecutivi, quindi “c’è un buon potenziale” anche perché se una persona non contesta il debito è praticamente impossibile per l’autorità capire che il precetto esecutivo è falso. “L’Ufficio esecuzione non verifica tutte le volte il creditore, basta adempiere alle formalità”. Ovvero: nome e cognome del creditore, del debitore, l’importo in valuta svizzera e il motivo del debito
che può essere anche fittizio.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Quando-lo-Stato-ti-pulisce-il-denaro-15914071.html

Da www.rsi.ch

PREVENA 2022: una maggiore presenza a favore della sicurezza

PREVENA 2022: una maggiore presenza a favore della sicurezza

Comunicato stampa

Durante il mese di dicembre si è svolta l’operazione di prevenzione dei furti durante il periodo natalizio denominata PREVENA. Azione che ha visto collaborare agenti della Polizia cantonale, delle Polizie comunali e della Polizia dei trasporti. Una presenza accresciuta sul terreno che ha permesso di aumentare le interazioni con il cittadino e rinsaldare il rapporto di fiducia. 
Come avviene ormai da diversi anni, dal 5 al 24 dicembre si è svolta l’operazione PREVENA. Si tratta di un’azione di prevenzione che ha quale obiettivo principale di accrescere il contatto con il cittadino, aumentando il controllo del territorio. Infatti, durante il periodo natalizio molti malintenzionati ne approfittano per compiere furti con scasso, borseggi e altri reati. L’operazione è strutturata sul concetto di tre livelli di sicurezza:
livello sicurezza del cittadino: allo scopo di garantire il sostegno alle necessità della popolazione;
livello di sicurezza del territorio: con l’obiettivo di prevenire i reati ed agire dinamicamente sul terreno con l’impiego mobile delle forze;
livello sicurezza dei fenomeni: per garantire un costante monitoraggio degli eventi che, con serialità, vanno oltre l’attività ordinaria.
Effettuata in collaborazione tra la Polizia cantonale, le polizie comunali e la Polizia dei trasporti, PREVENA ha premesso di effettuare 373 posti di controllo nei punti più sensibili, in particolare in ottica di prevenzione di furti con scasso nelle abitazioni. Sono invece state 409 le pattuglie appiedate svolte con un’attenzione accresciuta a borseggi e taccheggi e furti nei veicoli, in luoghi di grande affluenza quali negozi, centri commerciali e mercatini di Natale.
Oltre a rafforzare il contatto con il cittadino l’operazione ha permesso di effettuare 22 fermi o arresti per furto o taccheggio, constatare 5 infrazioni o contravvenzioni alla legge sugli stupefacenti (LStup) e 4 casi di inattitudine alla guida con conseguente ritiro della licenza di condurre.

Vita e sogni dietro le sbarre, un calendario per parlarne

Vita e sogni dietro le sbarre, un calendario per parlarne

È quanto ha realizzato un gruppo di detenuti nelle carceri ticinesi. Foto e riflessioni raccontano la loro quotidianità.
Il direttore Laffranchini: ‘Iniziativa partita da loro’.

“La vita non finisce qui”. È un messaggio proiettato al futuro quello apposto sopra una foto che ritrae delle sbarre di ferro e un muro di cemento, scelti per caratterizzare il supporto da appendere alla parete del calendario 2023 delle Strutture carcerarie cantonali. Un’iniziativa nata dal basso, ovvero dal Gruppo cucina formato da persone detenute. Come immagine di copertina il calendario riporta una pietanza disposta su piatti di plastica preparata dagli ideatori del progetto, mentre nelle pagine interne, associate alle caselle dei giorni, si trovano degli scatti che mostrano momenti e luoghi emblematici della quotidianità in prigione: cassette di verdure e di pane, una torta appena sfornata, scorci di cielo che riempiono i vuoti di un reticolo di filo spinato, tricicli per bambini posteggiati all’esterno.

Ognuno di essi è accompagnato dal pensiero di un prigioniero: “Fuori c’è qualcuno che mi vuole bene”. “Spero di non tornarci mai più. Dovrò lavorarci anche quando sarò fuori”. “Facendo l’apprendistato ho una vita normale e ho ripreso i rapporti con i miei genitori”. Riflessioni concise, formulate con semplicità, ma cariche di profonda valenza per coloro che le hanno espresse e per chi fuori aspetta il ricongiungimento. Come d’altronde è carico di significato proprio l’oggetto calendario, fatto da persone per cui depennare i giorni significa contare il tempo che le separa dalla ritrovata libertà.

‘La loro idea iniziale era di venderlo e dare i ricavi in favore delle vittime’
«L’iniziativa è partita da una persona detenuta che lavora in cucina e mi ha scritto che assieme ad altre desiderava fare un calendario – racconta a ‘laRegione’ il direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini –. La loro idea era poi di venderlo e dare i soldi in favore delle vittime. Ci è sembrata un’ottima proposta e abbiamo deciso di concretizzarla sotto forma di progetto pilota, ma per ora senza la vendita». Per questo primo anno è dunque stato creato il calendario da regalare a persone e a istituzioni vicine al mondo della detenzione in modo da tastare il terreno e valutarne l’impatto per poi eventualmente ripetere l’iniziativa nell’ottica pensata dalle persone detenute.
Le quali, dice Laffranchini, sono molto contente di quanto hanno creato: «Si tratta di un piccolo progetto a cui però si sono dedicate con molta passione. È stato necessario capire come impostare la grafica, scattare le fotografie, redigere i testi e impaginarli. Sono stati coinvolti anche i docenti della scuola che hanno contribuito alla realizzazione del calendario. Inoltre è stata un’opportunità che ha permesso a chi si è messo in gioco di interrogarsi sul proprio percorso».

‘L’obiettivo dell’esecuzione penale è la risocializzazione’
Progetti come quello descritto si inseriscono nel quadro del mandato di risocializzazione affidato ai penitenziari del nostro Paese. «L’articolo 75 del Codice penale svizzero prevede essere la risocializzazione lo scopo della pena, quindi l’obiettivo dell’esecuzione penale è la riabilitazione – sottolinea il direttore delle Strutture carcerarie cantonali –. Per questo tutti i progetti e tutti gli interventi anche esterni vengono valutati in ottica riabilitativa. Se riteniamo che le proposte possano apportare un contributo in questo senso, le seguiamo più che volentieri nei limiti del possibile». Anche in modo piuttosto flessibile, dice Laffranchini: «Proponiamo ad esempio dei corsi di yoga di cui forse non si vede direttamente la pertinenza con il reinserimento nella società, ma di cui intuitivamente è comprensibile il beneficio». Accanto alle proposte che vengono dal basso e a quelle più distensive, in carcere esistono diversi laboratori dove si praticano attività retribuite. «C’è la falegnameria, stampiamo le targhe, lavoriamo per Swissminiatur e Geomat, abbiamo il Gruppo lavanderia e appunto quello cucina – illustra degli esempi Laffranchini –. Evidentemente il lavoro è un fondamento su cui costruire la risocializzazione, da una parte tramite la normalizzazione, per far sì cioè che le persone si abituino ad avere un ritmo di scansione della giornata che poi ritroveranno all’esterno. Mentre dall’altra parte imparano o reimparano a vivere dei proventi del proprio lavoro».

‘In questo periodo aumenta il senso di solitudine ma anche la distensione’
Un pensiero in questo periodo va al modo in cui i detenuti vivono le festività. «È un momento un po’ particolare perché potrebbe amplificare il senso di solitudine dato che si tratta di giorni che solitamente si trascorrono con i propri cari mentre chi è in carcere si trova a non poterlo fare – osserva Laffranchini –. Comunque percepisco una distensione generale in questi momenti, forse anche perché offriamo delle possibilità maggiori: un po’ più di tempo fuori dalla cella, un po’ di più di tempo con i propri parenti. Questo probabilmente contribuisce ad alimentare un clima festivo anche per loro, malgrado la situazione di privazione della libertà e degli affetti che vivono».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 2 gennaio 2023 de La Regione

Quando la polizia diventa lo stalker degli stalker

Quando la polizia diventa lo stalker degli stalker

Il Gruppo prevenzione negoziazione agisce d’anticipo e disinnesca potenziali casi di femminicidio.
Il capitano Cucchiaro alle vittime: ‘Segnalate prima che sia troppo tardi’.

La violenza coniugale uccide più della strada e del tabacco. Ogni due settimane una donna viene uccisa in Svizzera dal compagno. In Ticino la polizia interviene in media tre volte al giorno, uno per violenza domestica ed è purtroppo solo la punta dell’iceberg. È un dovere proteggere donne e bambini che hanno il diritto di sentirsi al sicuro, ma occorre occuparsi (e non solo con pene detentive) anche dell’aggressore. Raramente, anche se lo vuole, si ferma da solo, senza supporto e assistenza adeguati. Se l’autore impara a gestire la rabbia, la vittima è libera. È anche per questo motivo che è nato un nuovo gruppo dentro la polizia che sta col fiato sul collo di chi ha già commesso violenza e di chi potrebbe farlo. «Diventiamo gli stalker degli stalker», dice il capitano Andrea Cucchiaro, usando una metafora.
L’ufficiale è responsabile del reparto interventi speciali (Ris) e dirige anche il Gruppo prevenzione negoziazione (Gpn), attivo dal 2019, che agisce sotto la legge della polizia (non sotto il codice di procedura penale) e si occupa appunto di disinnescare o anticipare situazioni potenzialmente a rischio, evitando il passaggio all’atto. Anche la violenza in famiglia. Abbiamo incontrato il capitano per capire come gli agenti monitorano chi ha già commesso violenze e chi potrebbe potenzialmente diventare pericoloso. Due situazioni diverse. «A reato avvenuto, la Polizia cantonale agisce sia col gruppo violenza domestica, inserito nella gendarmeria, che raccoglie l’attività delrelazione le pattuglie (art 55A del codice penale) e contatta la vittima, sia col gruppo prevenzione negoziazione (Gpn) che fa un’ulteriore analisi al fine di evitare una recidiva: chi ha subito diventa il nostro radar sulla situazione per capire e monitorare l’autore».

Perché picchiano le compagne
Gli agenti del Gpn (4 agenti specializzati e 1 coordinatore) ai quali si affianca uno psicologo del servizio psicologico della polizia, invitano anche l’autore (di regola sono maschi) a un colloquio. Non c’è coercizione. L’obiettivo è scoprire il motivo scatenante della violenza: perché ha picchiato la compagna, la moglie. «Il 95% si presenta all’incontro. Non sono criminali (e non li sto assolvendo!), tanti vogliono parlarne. Una volta lasciati dalla compagna, alcuni si comportano in modo violento perché si sentono persi, non sanno fare nulla da soli, da cucinare a pagare le fatture. Altri hanno problemi relazionali patologici, che possono affondare le radici nell’infanzia». L’incapacità di gestire la rabbia, sommata ad alcol, problemi coi figli, col lavoro diventa la miccia che può accendere la furia violenta.

La miccia della furia è spesso l’alcol
«L’abuso di alcol è quasi sempre presente, un elemento che favorisce fino a 7 volte in più l’escalation violenta». Il gruppo interviene anche per prevenire la violenza. Certo ci vuole una segnalazione (vedi box) da parte della vittima o di chi le sta attorno: «Siamo molto attenti ai casi di stalking (non è reato penale). Quando ci sono comportamenti persecutori ripetuti e intrusivi, come minacce, pedinamenti, molestie, telefonate contattiamo l’autore, lo incontriamo e cerchiamo di capire cosa succede». Il gruppo non fa né pedinamenti, né controlli telefonici, nessuna forma coattiva. «Apriamo un canale con la vittima che diventa parte attiva e col potenziale aggressore. L’obiettivo è capire che cosa può scatenare l’aggressione, gli eventi potenzialmente critici, come la sentenza per l’affido dei figli o un nuovo partner dell’ex. In questi casi monitoriamo più da vicino che cosa succede. Se tutto ciò non funziona attiviamo altri servizi come ad esempio le Arp per valutazioni più approfondite».

Ogni settimana 5 nuovi casi
I numeri fanno riflettere. «Ogni settimana abbiamo 4-5 nuovi casi (circa 300 l’anno, gli autori vanno dai 25 agli 80 anni), ci vengono segnalati da vari enti, istituzioni e talvolta anche da avvocati; la maggior parte non è ancora passata all’atto. La con gli autori si protrae nel tempo e sono una cinquantina le persone che vediamo con una certa regolarità, anche settimanale». I casi di violenza domestica di cui ci occupiamo – precisa – sono un centinaio circa l’anno (107 nel 2021, nel 2022 superiamo quel numero), il resto riguarda minacce tra vicini, verso funzionari, medici, autorità, politici; studenti che vanno a scuola con un’arma, che pubblicano contenuti violenti sui social, che scrivono componimenti che lasciano presagire un certo interesse per atti violenti.

‘Il dialogo nella coppia sembra scomparso’
La violenza non ha passaporto, ma spesso gli anelli deboli sono donne straniere che non sanno a chi rivolgersi in caso di maltrattamenti. Raggiungerle può essere una sfida. «Abbiamo trattato casi di donne letteralmente chiuse in casa, che hanno tutti i familiari contro. Sono casi che vengono alla luce ad esempio grazie ai racconti dei figli a scuola. Nella comunità eritrea ad esempio, il nascituro appartiene all’uomo, l’ipotesi d’interruzione di gravidanza può diventare un tema esplosivo. Noi siamo un tassello di una rete più ampia», precisa. In questi anni l’ufficiale si è fatto un’idea del perché tanta violenza si insinua in famiglia. «Osserviamo una crescente difficoltà a esprimere il proprio disagio nella coppia, il dialogo sembra scomparso. Si preferisce manipolare, urlare o usare la violenza. Quando queste persone sono davanti agli agenti parlano per ore, ma non lo fanno col partner». Agire preventivamente sembra la via giusta per disinnescare potenziali bombe a orologeria: «Fino ad ora siamo riusciti a evitare gravi passaggi all’atto e questo è un buon risultato».
Tra i tanti casi trattati, uno ritorna alla mente dell’ufficiale: «Mi colpisce la resistenza di alcune vittime, ricordo una donna che ha sopportato insulti e pugni per 20 anni. Quando i figli sono diventati autonomi ha deciso di reagire, non l’avrebbe fatto prima. L’abbiamo sostenuta e nel giro di un anno e mezzo si è ricostruita una nuova vita».

L’appello: ‘Alle vittime dico di non aspettare’
A chi subisce comportamenti persecutori, alle potenziali vittime l’ufficiale dice di non aspettare troppo, di chiedere aiuto e segnalare quanto succede: «Certe dinamiche possono degenerare molto velocemente», spiega il capitano Cucchiaro. L’invito è contattare anche il suo gruppo, via 117. «Possiamo anche solo parlare, consigliare che cosa fare». Quando si è oltre? «Quando ci si sente minacciati e in pericolo, ad esempio quando l’ex si apposta sotto casa, sposta gli ombrelli fuori casa così da farti sentire controllata. Anche se non c’è stato uno scontro fisico, ci sono tanti segnali da non sottovalutare». Il Gpn, forse poiché rappresenta la polizia, ottiene un maggior effetto deterrente: «Quando convochiamo a titolo preventivo un potenziale aggressore e ci parliamo, otteniamo di regola già buoni risultati».
Da gennaio ci sarà un nuovo tassello nella lotta contro la violenza domestica. Il Centro competenza violenza, diretto dalla psicologa della polizia Marina Lang, si propone di far dialogare tutte le unità della polizia, di analizzare nei vari casi che cosa funziona, che cosa non funziona e come migliorarlo, farà analisi del rischio e sarà il punto unico di relazione verso gli enti esterni. Avrà anche il ruolo di sensibilizzare la popolazione per favorire le segnalazioni utili a prevenire la violenza domestica. Il capitano fa riferimento al progetto upstander (chi vede qualcosa lo segnala). «Non è un programma spione, ma un invito a interessarsi all’altro, per accorgersi se il collega, l’amico, lo studente ultimamente ha cambiato le sue abitudini, solo nella relazione osserviamo ad esempio se un allievo inizia a starsene sempre solo: può essere solo introverso, ma può anche essere la spia di altro. Con la scuola stiamo valutando un canale di segnalazione diretto, così quel docente che ha un dubbio può chiamarci per un consiglio senza allertare la cavalleria». Chi sta subendo violenza, di regola fatica a farsi avanti. Tante subiscono e stanno zitte, forse perché non vedono vie di uscita per i figli, per la questione economica, per non accettare il fallimento della coppia. Di fatto la violenza domestica è un reato d’ufficio. Significa che non serve la querela della vittima. L’ufficiale ci tiene a ripeterlo: «Fare una segnalazione al Gpn non significa fare una denuncia. Gli agenti, tenendo il più possibile anonima la fonte, possono agire sull’aggressore in forma dissuasiva».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 2 gennaio 2023 de La Regione

Elia Arrigoni nominato Capo della Sezione della circolazione

Elia Arrigoni nominato Capo della Sezione della circolazione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha proceduto nella sua seduta odierna a nominare il nuovo capo della Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni. Sarà Elia Arrigoni a sostituire l’avv. Cristiano Canova, che a partire dal 1° aprile 2023 beneficerà del pre-pensionamento, dopo un periodo di oltre 30 anni alla testa della Sezione della circolazione.

Elia Arrigoni dal 2014 è Ufficiale responsabile dei Servizi generali presso la Polizia cantonale (9 servizi con oltre 60 collaboratori). Ha conseguito il Bachelor in diritto all’Università di Friburgo (in francese) e il Master su temi del diritto penale e della criminologia all’Università di Berna (in tedesco), per poi estendere la formazione nella materia del diritto penale materiale procedurale con il CAS in magistratura penale a Neuchâtel. Tra le altre formazioni, ha pure concluso il percorso quale funzionario dirigente dell’Amministrazione cantonale. Precedentemente dal 2011 al 2014 è stato segretario giudiziario presso il Ministero pubblico ticinese. Elia Arrigoni, 39 anni domiciliato a Mendrisio, è sposato e padre di 3 figli.
Nella nuova sfida professionale Elia Arrigoni sarà chiamato – oltre ad assicurare la conduzione, la gestione, il coordinamento, la pianificazione e il controllo della Sezione della circolazione – in particolare a elaborare le strategie future e sviluppare nuovi progetti e concetti orientati all’evoluzione continua nello specifico campo della circolazione stradale.
Il Consiglio di Stato formula i migliori auguri a Elia Arrigoni per la sua nuova attività professionale. Rivolge i suoi più sentiti ringraziamenti a Cristiano Canova per il lungo e proficuo lavoro alla testa dell’importante Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni, iniziato nel 1990.